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	<title>Francesca Lippi, Autore presso lafrecciaweb.it</title>
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		<title>SERVIZIO CIVILE IN KENYA: LA STORIA DI LORENZO TONINELLI</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesca Lippi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 29 Dec 2024 09:30:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
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		<category><![CDATA[Servizio volontariato in Kenia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1560" height="877" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/12/Kenya.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/12/Kenya.jpeg 1560w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/12/Kenya-300x169.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/12/Kenya-1024x576.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/12/Kenya-768x432.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/12/Kenya-1536x864.jpeg 1536w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/12/Kenya-1170x658.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/12/Kenya-585x329.jpeg 585w" sizes="(max-width: 1560px) 100vw, 1560px" /></p>
<p>Nell’intervista  Lorenzo Toninelli, giovane psicologo neolaureato, racconta il suo Servizio Civile in Kenya, dove lavora per sostenere i piu’ fragili. Tra nostalgia per il Natale lontano e la sfida di&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2024/12/29/servizio-civile-in-kenya-la-storia-di-lorenzo-toninelli/">SERVIZIO CIVILE IN KENYA: LA STORIA DI LORENZO TONINELLI</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1560" height="877" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/12/Kenya.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/12/Kenya.jpeg 1560w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/12/Kenya-300x169.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/12/Kenya-1024x576.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/12/Kenya-768x432.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/12/Kenya-1536x864.jpeg 1536w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/12/Kenya-1170x658.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/12/Kenya-585x329.jpeg 585w" sizes="(max-width: 1560px) 100vw, 1560px" /></p><p><i>Nell’intervista  Lorenzo Toninelli, giovane psicologo neolaureato, racconta il suo Servizio Civile in Kenya, dove lavora per sostenere i piu’ fragili. Tra nostalgia per il Natale lontano e la sfida di adattarsi a una cultura diversa, Lorenzo invita i giovani a cogliere l’occasione di un’esperienza che trasforma, arricchendo sia chi la vive che le comunità che si incontrano lungo il cammino.</i></p>
<p style="font-weight: 400;">FIRENZE &#8211; A condividere la sua emozione nei giorni del Santo Natale è <strong>Lorenzo Toninelli</strong>, giovane di <strong>Borgo San Lorenzo</strong>, cittadina in provincia di Firenze, neolaureato in psicologia clinica all’Università di Padova che nell’ottobre 2024, dopo aver svolto un corso di formazione a Roma, è partito con il Servizio Civile all’Estero, destinazione <strong>Africa</strong>. L’incarico terminerà per lui il 18 agosto 2025. Prima di partire ha rinnovato il passaporto, preparato il visto, che per entrare in <strong>Kenya </strong>oggi si chiama ETA (Electronic Travel Authorization) e fatto una decina di vaccini.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong><em>Queste feste lontane dall’Italia una scelta un po’ dura o no? </em></strong></p>
<p style="font-weight: 400;">“Effettivamente è il primo Natale che passo lontano dalla mia famiglia penso che lo sentirò molto, perché sono stato abituato a fare il pranzo con i miei familiari, a vedere gli amici, perciò credo che accuserò molto questa cosa. Qui non si sente molto l’atmosfera natalizia, perché siamo sempre in spiaggia e ci sono sempre 30° gradi, però sicuramente, sentendo i miei cari e i miei amici che si stanno preparando a questo giorno sono certo che sentirò la lontananza da casa, insomma la nostalgia.”</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong><em>Ti trovi in Kenya, ma dove di preciso?</em></strong></p>
<p style="font-weight: 400;">“Sono vicino a Mombasa, per l’esattezza a Diani, che in lingua Swahili diventa Ukunda, 100mila abitanti. Diani appartiene alla contea di Kwale”.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong><em>Chi ti ha inviato in questa zona?</em></strong></p>
<p style="font-weight: 400;">“Arrivo qui nell’ambito del Servizio Civile Italiano all’Estero, inviato da Amesci, organizzazione italiana con sede a Roma, ma lavoro con un’organizzazione locale che si chiama Vack (Voluntary Action for Change in Kenya). L’associazione opera a Nairobi ma da qualche anno si è messa ad operare anche a Diani, zona molto turistica, dove la presenza di ONG è abbastanza scarsa.”</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong><em>Quale lavoro svolgi qui in Kenya?</em></strong></p>
<p style="font-weight: 400;">“In questo preciso momento cerchiamo principalmente di costruire le basi di un progetto che possa perdurare negli anni. Il lavoro è principalmente un supporto umanitario alla comunità locale e, nello specifico, stiamo lavorando in questi mesi in un orfanotrofio con bambini e ragazzi, cercando di proporre attività, seminari o tutto quello che necessita in relazione alle esigenze che ci sono. Inoltre aiutiamo un’associazione che si occupa della protezione delle tartarughe marine, con l’organizzazione di eventi o utilizzando i social media. Svolgiamo anche un servizio in un villaggio, tra una comunità di donne, dove insegniamo loro l’inglese, visto che non possono accedere alla scuola e facciamo attività di empowerment per la creazione di un business che possa generare profitto”.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong><em>Qual è il momento più difficile e quello più bello che hai vissuto da quando sei arrivato in Kenya, ad ottobre?</em></strong></p>
<p style="font-weight: 400;">“Il momento più difficile magari lo sto vivendo adesso, perché è passata un po’ l’euforia dell’inizio. Adesso si tratta di abituarsi allo stile di vita che c’è qua, al modo di pensare che è molto diverso dal nostro. Non è come quando si è appena arrivati, adesso si comincia proprio a vivere qui, quindi dobbiamo scendere a molti compromessi e individuare delle attività per le persone del posto che possano essere efficaci. Perciò il momento più difficile consiste nel trovare le attività che possano interessare le persone, ho proposto delle attività che non hanno ottenuto il coinvolgimento sperato e non venivano capite, quindi ho dovuto ripensare tutto da capo. Questa è sicuramente una cosa nella quale, in questo periodo, mi sto interfacciando molto, si tratta davvero ogni volta di reinventarsi e capire cosa può funzionare in questo progetto. Invece, il momento più bello, è stato vedere come ogni giorno, malgrado ti capiti di avere anche attimi di sconforto perché le cose non vanno come si vorrebbe, che le persone cominciano ad affezionarsi a te. Vedere quando entri in orfanotrofio o nella comunità che i bambini e le donne ti corrono incontro, per me è una cosa bellissima. Una scena che mi ricordo e mi ha colpito molto, è stata quando lasciavamo la comunità con il tuk tuk (mezzo di trasporto a tre ruote) e i bambini e le ragazze con i quali facciamo attività ci sono corsi dietro per salutarci accompagnati dalla musica, perché ci saremmo rivisti dopo una settimana.”</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong><em>Tu hai parlato di una mentalità completamente diversa dalla nostra, in cosa si differenzia rispetto al nostro modo di vivere?</em></strong></p>
<p style="font-weight: 400;">“Il discorso è un po’ complesso. Abbiamo davanti una mentalità che a me personalmente ha insegnato molto, perché da una parte è un modo di vivere molto tranquillo, senza grandi progetti a lungo termine, si vive molto alla giornata e da una parte è bella perché ti fa pensare a fermarti, goderti il momento che stai vivendo con calma, e questo è positivo. Quando però si va a lavorare diventa un po’ più complesso perché se vuoi lavorare in modo un po’ più articolato, se vogliamo fare, ad esempio, lezioni di inglese può succedere a volte, come è successo, che siamo arrivati al villaggio e non c’era nessuno, perché erano andati tutti a lavorare, perché quel giorno c’era la possibilità di guadagnare a testa 1 o 2 euro e allora l’attività che dovevamo proporre è sfumata.  Le persone qui non si proiettano nel futuro, vivono davvero “carpe diem”. Non si investe su se stessi a lungo termine, se c’è un lavoro da fare al momento per guadagnare qualcosa si fa, del resto è tipico del contesto in cui queste persone vivono. Per un operatore, però, che vuol fare questo tipo di attività diventa una sfida perché in contrasto con quello che propone. Infatti non c’è continuità in quello che facciamo, perché le persone non sempre partecipano, in quanto noi non le paghiamo.” <strong> </strong></p>
<p style="font-weight: 400;"><strong><em>Ma questo lavoro come arriva?</em></strong></p>
<p style="font-weight: 400;">“E’ tutto incentrato sul nostro responsabile che si chiama Simon, lui è un ragazzo di Nairobi che ha trascorso la sua infanzia in uno slum, una baraccopoli dal quale è riuscito ad uscire, ha conosciuto l’associazione e ne è diventato operatore. Simon ha 25 anni come me, è molto bravo e per questo gli hanno affidato il progetto qui a Diani. In 5 anni Simon ha costruito dei rapporti di fiducia all’orfanotrofio e con le persone della comunità, perciò quando siamo arrivati è stato lui ad introdurci gradualmente nell’ambiente, altrimenti non saremmo riusciti a proporre niente senza il suo intervento pregresso. Simon crede nel voler supportare la propria comunità a crescere, nell’ottica che questo cambiamento, partendo dal piccolo, si possa estendere di riflesso in un cambiamento positivo in tutto il Kenya nel tempo. Per questo in tutti i luoghi in cui andiamo, il lavoro che proponiamo si basa su attività di empowerment per i giovani, per le donne e per tutti coloro che credono in un possibile futuro migliore per il Kenya. Queste attività vengono proposte come attività ludiche e ricreative e non come lezioni frontali, ma sono comunque funzionali a stimolare dei ragionamenti e una discussione nei ragazzi che ne prendono parte”.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong><em>Quanti sono i bambini nell’orfanotrofio?</em></strong></p>
<p style="font-weight: 400;">“L’orfanotrofio ospita non più di 50 bambini. E’ un orfanotrofio molto particolare. E’ stato costruito dai tedeschi una quindicina di anni fa come ‘orfanotrofio d’eccellenza”, pensato affinché non ospitasse troppe persone. E’ molto grande, ha un campo da calcio, un campo da basket, un grandissimo parco, casette singole per i ragazzi più grandi, una casa comune per i più piccoli. E questa di ospitare pochi bambini qui è una rarità, perché in genere ce ne sono 200/300 in una stanza.”</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong><em>Come si chiama l’orfanotrofio e chi segue i bambini?</em></strong></p>
<p style="font-weight: 400;">“L’orfanotrofio si chiama Upendo che significa Amore in lingua Swahili. All’interno dell’orfanotrofio ci sono tre social workers, cioè operatori sociali, c’è una psicologa che ciclicamente va a visitarli, e la direttrice.”</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong><em>Tu, in qualità di psicologo clinico riesci a lavorare nel tuo ruolo?</em></strong></p>
<p style="font-weight: 400;">“Con la mia figura professionale di psicologo dovrei cominciare da gennaio, in affiancamento alla psicologa presente al centro, ma è una situazione in divenire. In generale si può lavorare con questi ragazzi, ma non come lavoreremmo in Europa. Non si possono proporre interventi psicologici in linea con quelli europei, ad esempio delle attività sulle emozioni, perché troveremmo una chiusura molto ampia. E’ molto difficile per i ragazzi qui aprirsi, comunicare, confrontarsi, purtroppo sono stati abituati ad un sistema scolastico rigido, di stampo colonialista, quindi fin da piccoli sono stati abituati a rispondere all’insegnante in modo pedissequo, a fare silenzio e a subire l’autorità. Anche le social workers sono persone molto rigide, molto severe, che impongono molte regole. Faccio un esempio: all’entrata dell’orfanotrofio c’è un cartello con su scritto in inglese che la parola silenzio ha lo stesso numero di lettere della parola ascolto, quindi il messaggio è: devi tacere e ubbidirmi. Crescendo in questo modo diventa difficile esprimere liberamente un proprio pensiero o una propria emozione.”</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong><em>Tu a Diani come vivi, come vi organizzate per i pasti?</em></strong></p>
<p style="font-weight: 400;"><strong> </strong>“Il servizio civile copre i costi di vitto e alloggio poi l’organizzazione decide. Nel nostro caso ci viene dato un rimborso mensile per coprire le spese del vitto. Noi quindi facciamo la spesa da soli, un mio collega che condivide il mio progetto, siamo in tre a farlo, è bravo a cucinare e quindi i pasti li prepara lui. L’appartamento, che peraltro è molto grande, lo condivido con i miei colleghi.”</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong><em>Prima di salutarci un’ultima domanda: tu consiglieresti ad un giovane come te di vivere un’esperienza analoga alla tua?</em></strong></p>
<p style="font-weight: 400;">“Io invito tutti i giovani italiani a buttarsi in questo tipo di esperienza, perché è un’esperienza che vale, assolutamente. Va fatta entro e non oltre i 30 anni, e la puoi fare una volta nella vita. E’ un’occasione unica! Sei tutelato dallo Stato in moltissimi aspetti, c’è una forma di tutela che altre situazioni di volontariato non potrebbero darti, qua sei coperto sui vaccini, sui viaggi, hai uno stipendio fisso, un’assicurazione, vitto e alloggio pagati. Inoltre vivi un’esperienza di volontariato vera, piena, in qualsiasi parte del mondo: dal Sud America, all’Asia e appunto all’Africa, paesi dove vivi non da turista, ma da persona che vivrà la cultura di un luogo, lavorerà a livello umanitario con delle associazioni che sono state selezionate con attenzione dal Governo stesso, quindi è un’esperienza che vale la pena fare e che consiglio a tutti, sicuramente.”</p>
<p style="font-weight: 400;">La <strong>VACK</strong> è una piccola associazione, che svolge un bellissimo lavoro in <strong>Kenya</strong>, ma fa fatica a reperire i fondi. Se qualcuno leggendo questo servizio volesse sostenerla può farlo, anche una piccola donazione può fare la differenza per tutte le persone che l’associazione VACK aiuta. Qui il sito associativo: <a href="https://vakjitolee.org/">https://vakjitolee.org/</a> e le coordinate bancarie: Nome: <strong>Volunteer Action for Change Kenya</strong> Indirizzo: 1376-00515 Buruburu – Nairobi Kenya – Nome della Banca: Cooperative Bank of Kenya &#8211; Codice IBAN: 22100201952200 – Codice SWIFT: KCOOKENA.</p>
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		<title>In Turchia, per scoprire la situazione dei rifugiati politici attraverso il progetto “Photography as a Tool to Build Bridge”</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesca Lippi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 23 Dec 2022 12:41:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Magazine]]></category>
		<category><![CDATA[Erasmus]]></category>
		<category><![CDATA[Rifugiati politici]]></category>
		<category><![CDATA[Turchia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1024" height="768" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/12/FINE-ERASMUS-1024x768-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/12/FINE-ERASMUS-1024x768-1.jpg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/12/FINE-ERASMUS-1024x768-1-300x225.jpg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/12/FINE-ERASMUS-1024x768-1-768x576.jpg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/12/FINE-ERASMUS-1024x768-1-585x439.jpg 585w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p>
<p>Si è svolto a  Eskişehir il progetto “Photography as a Tool to Build Bridge” che ha visto coinvolti 30 studenti universitari di vari paesi.  L&#8217;esperienza diretta dei partecipanti e la&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2022/12/23/in-turchia-per-scoprire-la-situazione-dei-rifugiati-politici-attraverso-il-progetto-photography-as-a-tool-to-build-bridge/">In Turchia, per scoprire la situazione dei rifugiati politici attraverso il progetto “Photography as a Tool to Build Bridge”</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1024" height="768" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/12/FINE-ERASMUS-1024x768-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/12/FINE-ERASMUS-1024x768-1.jpg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/12/FINE-ERASMUS-1024x768-1-300x225.jpg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/12/FINE-ERASMUS-1024x768-1-768x576.jpg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/12/FINE-ERASMUS-1024x768-1-585x439.jpg 585w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p><p><em>Si è svolto a  <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Eski%C5%9Fehir">Eskişehir </a>il progetto “Photography as a Tool to Build Bridge” che ha visto coinvolti 30 studenti universitari di vari paesi.  L&#8217;esperienza diretta dei partecipanti e la loro testimonianza nell&#8217;intervista di Francesca Lippi.</em></p>
<p>Oggi abbiamo avuto la splendida opportunità di imbatterci in un progetto che non conoscevamo. Si tratta del <strong> “Photography as a Tool to Build Bridge”</strong> rivolto agli studenti universitari di vari paesi e svoltosi in questi giorni a <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Eski%C5%9Fehir"><strong>Eskişehir</strong></a>; ne hanno parlato con noi alcuni partecipanti appena rientrati nel nostro Paese.</p>
<p><strong>In cosa consisteva esattamente il progetto al quale avete partecipato?</strong><br />
<strong>Federica</strong>: Il progetto riuniva partecipanti di età compresa tra i 18-30 anni, provenienti dalla Turchia, nazione ospitante, Germania, Grecia, Danimarca, Svezia e Italia per occuparsi della situazione dei rifugiati politici attraverso workshop creativi- spesso proposti dagli stessi partecipanti, molti dei quali fotografi di professione-  imperniati sullo strumento della fotografia. Le attività si strutturano a partire dai concetti di educazione non formale e informale, in poche parole lungi da lezioni frontali e da un apprendimento passivo, imparare attraverso l’azione, il libero incontro e scambio con altre persone senza gerarchie, voti, giudizi.</p>
<ul>
<li><strong>What was the project about?</strong></li>
</ul>
<p><strong>Federica</strong>: The project brought together participants aged 18-30, from Turkey, hosting country, Germany, Greece, Denmark, Sweden, and Italy to reflect and deal with the situation of political refugees through creative workshops- often proposed by the participants themselves, many of whom professional photographers-  pivoting on the instrument of photography. The activities are structured basing on concepts of non-formal and informal education, in  few words far from lectures and passive learning, learning through action, free encounter and exchange with other people without hierarchies, grades, judgments.</p>
<p><strong>– Cosa vi ha colpito di più del progetto?-</strong><br />
<strong>Federica</strong>: Sicuramente le persone, i loro volti il primo giorno, la loro creatività durante le attività e la loro energia che in queste situazioni è straordinariamente contagiosa e poi ognuno di loro con una storia diversa in cui perdersi e specchiarsi per capire quanto sia ricco e complesso l’animo umano quanto il mondo contemporaneo. Quando parlo di storie mi riferisco infatti tanto all’interiorità, alle esperienze personali di ciascuno dei miei compagni di viaggio, quanto al ricchissimo contesto culturale in cui queste storie si sono svolte, molti partecipanti appartengono infatti alla seconda generazione di migranti nel paese in cui vivono. Le conversazioni che ho avuto con ognuno di loro e l’originalità di alcuni workshop mi hanno permesso davvero di toccare la realtà dell’esperienza dei rifugiati, fisicamente e spiritualmente e questa esperienza non può che rendermi una persona più ricca, sensibile e una cittadina più consapevole.</p>
<p>–<strong> What impressed you the most during the project?</strong></p>
<p><strong>Federica</strong>: People for sure, their faces on the first day, their creativity during the activities and their energy that in these situations is extraordinarily contagious and then each of them with a different story in which to get lost and mirror themselves to understand how rich and complex the human soul is as the contemporary world. When I say stories, I am referring both to the interior, that is the personal experiences of each of my fellow travellers, and to the very rich cultural context in which these stories took place, many participants belong to the second generation of migrants in the country where they live. The conversations I had with each of them and the originality of some workshops really allowed me to touch the reality of the refugee experience, physically and spiritually and this experience can only make me a richer person, sensitive and a more aware citizen.</p>
<p>–<strong>Siete riusciti a socializzare creando con il vostro gruppo di lavoro i presupposti per nuove amicizie?</strong>–</p>
<p><strong>Camilla</strong>: Il gruppo di partecipanti al progetto “Photography as a tool to build bridge” era composto da diversi giovani con diversi background e storie personali. Nonostante questo, e anzi soprattutto grazie a questo, si è fin da subito creata un atmosfera accogliente e aperta alle differenze di ognuno. Il gruppo ha sviluppato bellissime dinamiche che sono state in grado di far sentire ognuno accettato e a proprio agio, nonché libero di esprimersi liberamente. Questo ha permesso a tutti di contribuire con le loro conoscenze e creatività, abbiamo passato un sacco di tempo insieme, tra divertimento e conversazioni profonde. Ho visto diverse amicizie nascere in questo progetto, e sono convinta che siano destinate a durare. Ognuno di noi spera di incontrare gli altri partecipanti in qualche altro progetto o nei rispettivi paesi! Personalmente ho amato spendere del tempo con gli altri partecipanti, ho conosciuto persone simili a me, che sono state capaci di ispirarmi a mettermi in gioco e a seguire i miei sogni.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>– Were you able to socialize by creating the conditions for new friendships with your work group?</strong></p>
<p><strong>Camilla</strong>: The group of people that participated in the project “Photography as a tool to build bridge” was composed by several members with different stories and backgrounds. Despite this, or rather because of this, we were able to create an amazing atmosphere, welcoming and open to each other’s differences. The group was able to develop great dynamics that made everyone feel accepted, comfortable and free to express themselves in the way that they considered best. Thanks to this, everyone could give contributions to the project with their creativity, knowledge and skills. We spent a lot of time together, between laughs, fun and serious conversations, I saw several friendships being born and growing throughout the days, and I know that they will last longer than the few days we got to spend together. Everyone of us hopes that they will soon meet the other participants in other projects or countries! Personally I loved spending time with these people, I met like-minded people that inspired me to put myself out there and follow my dreams.</p>
<p>–<strong>Come era organizzata una giornata tipo in un Erasmus+ Youth Exchange Project?  </strong></p>
<p><strong>Camilla</strong>: L’organizzazione del progetto “Photography as a tool to build bridge” è stata bilanciata e ben strutturata, con un ottima ripartizione tra tempo libero e lavoro. La mattina la colazione era sempre tra le 8.30 e le 9.30, poco dopo iniziavano i laboratori e le attività della mattina, sempre precedute da un energizer o da lavori di team-building per creare coesione nel gruppo e portare il focus di tutti sul tema del progetto. Alle 13 veniva servito il pranzo, durante il quale tutti i partecipanti avevano tempo per riposarsi, chiacchierare o discutere dei progetti e dei workshop assegnati ai vari national teams. Le attività del pomeriggio iniziavano solitamente tra le 3 e le 4, per finire alle 7, giusto in tempo per la cena. Durante le pause tra le attività ognuno era libero di organizzare il proprio tempo libero. In questi momenti molti di noi passavano del tempo insieme o riposavano, e in diverse occasioni siamo riusciti ad organizzare piccole gite nel centro della città. Data la coesione e buon lavoro del gruppo spesso i diversi team erano liberi di lavorare in autonomia, per poi presentare il lavoro finito entro la scadenza. La sera sono state organizzate diverse serate di intrattenimento e condivisione, come per esempio le cultural nights.</p>
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<p><strong>– How was a typical day organized in the Erasmus+ Youth Exchange Project?</strong></p>
<p><strong>Camilla</strong>: The organization of the project “Photography as a tool to build bridge” was well structured and balanced between work and free time. In the morning breakfast was always served between 8.30 and 9.30, and around 10 the morning activities would start. Before the workshops and laboratories we always made energizers or team-building activities, in order to create cohesion in the group and bring everyone’s attention on the main topic of the project. At 13 it was time for lunch, during which the participants could rest, chat or discuss about the project or the workshop assigned to the national teams. The afternoon activities would start between 3 and 4, and they would end at 7, just in time for dinner. In the breaks everyone could organize their free time as they wished. In these moments we usually either rested or spent time together, and in several occasions we managed to organize some trips to the city center, despite the huge number of people. Due to the good work and cohesion of the group the different teams were often free to work on their own and then present their work at the agreed time. In the evening the organization planned different activities to bring people together and share our cultures, such as the cultural nights.</p>
<p><strong>– Avevate a disposizione vitto e alloggio ne siete rimasti soddisfatti?</strong>–</p>
<p><strong>Antonio:</strong> Il vitto e l’alloggio sono la parte migliore a parer mio dei progetti di scambi di giovani Erasmus+ in quanto essendo inclusi nel budget del progetto permettono a una maggiore varietà di persone di viaggiare. Nel nostro caso l’alloggio e le attività si sono svolte in un comodo Hotel a 3 stelle, dove ci siamo trovati molto bene. Il cibo era locale e un grande quantità e ci ha permesso di rimanere ampiamente soddisfatti. L’ambiente è un punto importante per questa tipologia di esperienze in quanto per un fluido svolgimento i partecipanti vogliono sentirsi in un luogo sicuro e a proprio agio. Noi siamo rimasti pienamente soddisfatti: la risoluzione di problemi da parte dello staff, i consigli e, in generale, gli aiuti forniti da essi ci hanno permesso di soggiornare in un luogo confortevole.</p>
<p><strong>– Did you have food and accommodation available? Were you satisfied with the quality of them?-</strong></p>
<p><strong>Antonio</strong>: Food and accommodation are, in my opinion,  the best part of Erasmus+ youth exchange projects as being included in the project budget allows for a greater variety of people to travel. In our case, the accommodation and the activities took place in a comfortable 3-star hotel, where we found ourselves very well.  The food was local and in large quantities and left us largely satisfied.  The environment is an important point for this type of experience as for a smooth development the participants want to feel safe and at ease.  We were fully satisfied: the staff’s problem solving, advice and, in general, the help provided by them allowed us to stay in a comfortable place.</p>
<p>– <strong>Tornando in Italia cosa porterete con voi di più prezioso dell’esperienza appena conclusa?-</strong></p>
<p><strong>Leda</strong>: Credo che siano due le cose principali che ognuno porterà con sé e che continuerà ad apprezzare anche dopo il ritorno. La prima sono le amicizie e i legami creati. Durante il progetto tutti si sono messi in gioco con sincerità e mentalità aperta e si sono creati legami che continuano a essere nutriti anche ora. Si sono create conoscenze fra persone con background molto diversi che stanno accrescendo personalmente ognuno di noi. La seconda sono le conoscenze e la capacità per esprimere meglio le nostre idee sul tema principale del progetto. Grazie agli organizzatori e facilitatori siamo stati spronati ad usare le nostre abilità per esprimere noi stessi e la situazione del nostro paese riguardo al tema dei rifugiati. Ci hanno dato materiali e metodi creativi per comunicare efficacemente le nostre visioni e condividerle con gli altri.</p>
<p><strong>– Returning to Italy, what will you take with you that is more precious than the experience you just ended?-</strong></p>
<p><strong>Leda</strong>: I think there are two main things that everyone will bring with them and that they will continue to appreciate even after the return to their countries. The first is the friendships and bonds created. During the project everyone got involved with sincerity and an open mind and bonds were created that will continue to be nourished even now. Acquaintances have been created between people with very different backgrounds that is helping us and our personal growth. The second is the knowledge and ability to best express our ideas on the main theme of the project. Thanks to the organizers and facilitators we were encouraged to use our skills to express ourselves and the situation of our country regarding the issue of refugees. They have given us creative materials and methods to effectively communicate our visions and share them with others.</p>
<p>– <strong>Durante il tempo libero avrete sicuramente visitato Eskişehir, cosa avete apprezzato maggiormente della città?</strong>–</p>
<p><strong>Leda</strong>: Eskişehir è una città pulita e molto accogliente per gli studenti. È più tranquilla delle grandi città metropolitane turche ma risponde a tutte le esigenze di chi ha partecipato al progetto.</p>
<p>La zona di Odunpazarı, più storica e ricca d’arte, grazie anche alla presenza di musei come quello d’arte moderna OMM, era perfetta per chi volesse passare una giornata all’insegna della cultura.</p>
<p>Il centro è ricco di negozi e locali dove poter fare acquisti e provare prodotti locali.</p>
<p>La sera era facile spostarsi e incontrarsi anche con studenti universitari del posto, favorendo così lo scambio culturale e una conoscenza più profonda della cultura e società del paese ospitante.</p>
<p>Pur essendo una grande città è ricca di scorci naturali, essenziali per fare passeggiate all’aria aperta e ricaricarsi di energia.</p>
<p><strong>-During your free time you have surely visited Eskisehir, what did you like the most about the city?-</strong></p>
<p><strong>Leda</strong>: Eskişehir is a clean and very welcoming city for students. It is quieter than the large Turkish subways but meets all the needs of those who participated in the project. The Odunpazarı area, more historic and rich in art, thanks also to the presence of museums such as the OMM modern art museum, was perfect for those wishing to spend a day dedicated to culture. The center is full of shops and clubs where you can shop and try local products. In the evening it was easy to move around and even meet local university students, thus promoting cultural exchange and a deeper knowledge of the culture and society of the host country. Despite being a large city, it is full of natural views, essentials for taking walks in the open air and recharging your batteries.</p>
<p><strong>Se vi proponessero di ripetere un’esperienza analoga accettereste?-</strong></p>
<p><strong>Lorenzo:</strong> Senza ombra di dubbio, il progetto “Photograpy as a tool to build bridge” era accompagnato da un team di organizzatori e facilitatori altamente competenti e preparati. Si sono dimostrati sempre disponibili a qualsiasi problematica e incertezza ed hanno arricchito questa settimana con numerosissime attività, cercando di coinvolgere i partecipanti in ognuna di esse con metodi di formazione non-formali e sempre creativi e interessanti. Il progetto, inoltre, risultava molto interessante e ha stimolato il senso artistico e creativo di ognuno di noi. Tornerei senza nessuna esitazione ad un progetto gestito da questa organizzazione.</p>
<p><strong>–</strong> <strong>Would you accept to do a similar experience in the future?</strong></p>
<p><strong>Lorenzo:</strong> Absolutely, “Photography as a tool to build bridge” was a project managed by a high-skilled and well-trained organizators and facilitators. They have always been avaible to solve every controversy and doubts and they have enriched all this week with lots of involving, creative, stimulating and enjoying activities, each one of them characterized by a non-formal learning structure. The project itself was also very interesting and stimulating for the creativity of each participant. I would absolutely love to come back to a project managed by this organization.</p>
<p>– <strong>Se un giovane vi chiedesse un consiglio su questa tipologia di Erasmus lo indirizzereste verso questa proposta?-</strong></p>
<p><strong>Lorenzo</strong>: Assolutamente. Quando si comincia a intraprendere questi progetti può capitare di imbattersi in equipe non ben organizzate che potrebbero non garantire una esperienza strutturata al meglio ma, anzi, piuttosto disorganizzata. Un’organizzazione come quella che ha ospitato questo progetto ha senza dubbio tutte le carte in regola per essere un’ottima prima esperienza e per offrire un bellissimo esempio di quello che gli Erasmus+ Youth Project Exchanges sono in grado di garantire. Per alcuni dei partecipanti questa era effettivamente la prima esperienza e senz’altro il loro feedback è stato positivo visto che hanno già in mente di fare richiesta per altri progetti simili.</p>
<p>– <strong>Would you suggest to an interested in Erasmus+ Projects younger this kind of project?</strong></p>
<p><strong>Lorenzo</strong>: Without any hesitation. When you start these projects you can face some bad structured teams that could not guarantee a well-organized experience. This team is the perfect starter for a person interested in Erasmus+ Youth Exchange projects because it can provide the perfect example of how these kinds of projects should be held, managed and facilitated. For some participants this was actual their first experience and I can tell you they are already applying for the next project since the wonderful experience they had with this organisation.</p>
<p><strong>–</strong> <strong>Would you accept to do a similar experience in the future?</strong></p>
<p><strong>Lorenzo:</strong> Absolutely, “Photography as a tool to build bridge” was a project managed by a high-skilled and well-trained organizators and facilitators. They have always been avaible to solve every controversy and doubts and they have enriched all this week with lots of involving, creative, stimulating and enjoying activities, each one of them characterized by a non-formal learning structure. The project itself was also very interesting and stimulating for the creativity of each participant. I would absolutely love to come back to a project managed by this organization.</p>
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		<title>Inaudito. Indecente. Incredibile. Ma, purtroppo, reale</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2022/01/25/inaudito-indecente-incredibile-ma-purtroppo-reale/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=inaudito-indecente-incredibile-ma-purtroppo-reale</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesca Lippi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 25 Jan 2022 21:17:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[bullismo]]></category>
		<category><![CDATA[discriminazioni]]></category>
		<category><![CDATA[giornata della memoria]]></category>
		<category><![CDATA[razzismo]]></category>
		<category><![CDATA[Violenza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="300" height="200" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/01/88478E44-584E-48B2-B475-4858E2948E2B.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/01/88478E44-584E-48B2-B475-4858E2948E2B.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/01/88478E44-584E-48B2-B475-4858E2948E2B-263x175.jpeg 263w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
<p>A pochi giorni dal 27 gennaio, il giorno della Memoria che determina la fine della Shoah, due ragazze quindicenni in un parco di Venturina, cittadina a pochi chilometri da Livorno, hanno aggredito e insultato,&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2022/01/25/inaudito-indecente-incredibile-ma-purtroppo-reale/">Inaudito. Indecente. Incredibile. Ma, purtroppo, reale</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="300" height="200" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/01/88478E44-584E-48B2-B475-4858E2948E2B.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/01/88478E44-584E-48B2-B475-4858E2948E2B.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/01/88478E44-584E-48B2-B475-4858E2948E2B-263x175.jpeg 263w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p><p class="s7"><span class="s8"><span class="bumpedFont15">A pochi giorni dal </span></span><span class="s9"><span class="bumpedFont15">27 gennaio</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">, il giorno della </span></span><span class="s9"><span class="bumpedFont15">Memoria</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15"> che determina la fine della </span></span><span class="s9"><span class="bumpedFont15">Shoah</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">, due ragazze quindicenni in un parco di </span></span><span class="s9"><span class="bumpedFont15">Venturina</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">, cittadina a pochi chilometri da Livorno, hanno aggredito e insultato, colpito con sputi e preso a calci un bambino di 12 anni. Il motivo? E’ semplice: il bambino è ebreo. “</span></span><span class="s10"><span class="bumpedFont15">Ebreo di </span></span><span class="s10"><span class="bumpedFont15">m..</span></span><span class="s10"><span class="bumpedFont15">.</span></span><span class="s10"><span class="bumpedFont15">, tu devi stare zitto perché sei un ebreo…devi morire nel forno..</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">.”</span></span> <span class="s8"><span class="bumpedFont15">sono solo alcune tra le frasi pronunciate dalle ragazze. Sconcertanti a dir poco.</span></span></p>
<p class="s7">Il resto è cronaca.</p>
<p class="s7"><span class="s8"><span class="bumpedFont15">Il padre del ragazzo, ancora sconvolto ma determinato, non si è fermato ed ha sporto denuncia per insulti e lesioni, perché come ha dichiarato a La Nazione “</span></span><span class="s10"><span class="bumpedFont15">Non si può scherzare su una cosa così tragica. Forse anche i genitori devono comprendere cosa è stato fatto da queste due ragazzine</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">.”</span></span></p>
<p class="s7"><span class="s8"><span class="bumpedFont15">Il padre ha informato dell’accaduto anche la sindaca di Campiglia Marittima, </span></span><span class="s9"><span class="bumpedFont15">Alberta </span></span><span class="s9"><span class="bumpedFont15">Ticciati</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">, la quale con l’Amministrazione Comunale che rappresenta non intende in alcun modo banalizzare l’accaduto che è di una gravità estrema, se si considera il fatto che, come ha riferito il padre, i presenti all’episodio non hanno mosso un dito per difendere il bambino. E questo è un fatto ancora più inconcepibile!</span></span></p>
<p class="s7"><span class="s8"><span class="bumpedFont15">Come riporta La Nazione, il padre del ragazzo ha raccontato di un altro episodio, accaduto durante il periodo in cui il figlio frequentava la scuola primaria, un episodio sconcertante a dir poco, che parlav</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">a con il linguaggio dei disegni</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">: una svastica e un paio di scarpe con scritto dal 39 al 42. Disegni scambiati tra bambini di 10 anni, forse 11. In quell’occasione il padre aveva contattato gli altri genitori per la gravità del gesto, ma la cosa era morta lì.</span></span></p>
<p class="s7">I genitori devono comprendere</p>
<p class="s7"><span class="s8"><span class="bumpedFont15">O forse i genitori, anzi sicuramente, devono educare. E la società, cioè il resto delle persone che gravitano intorno ai giovani, in questo caso alle due quindicenni, deve assolutamente essere partecipe della loro formazione, cominciando a non voltarsi dall’altra parte quando accadono episodi di questo genere. Agire con determinazione per fermare atti di </span></span><span class="s9"><span class="bumpedFont15">bullismo e razzismo</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15"> evidenti, e che due ragazze di quindici anni comprendono perfettamente, significa stare dalla parte giusta e non essere complici di atti che disonorano l’essere umano. A qualsiasi età, in qualsiasi momento.</span></span></p>
<p class="s7"><span class="s9"><span class="bumpedFont15">I</span></span><span class="s9"><span class="bumpedFont15">ndagare, andare a fondo alla</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15"> q</span></span><span class="s9"><span class="bumpedFont15">uestione</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">, </span></span><span class="s9"><span class="bumpedFont15">ma non sottovalutare.</span></span></p>
<p class="s7"><span class="s8"><span class="bumpedFont15">Indagare e andare a fondo alla questione è di sostanziale importanza. Serve a scoprire come sia cresciuto nell’animo di queste adolescenti lo sprezzo dell’altro, il desiderio di insultare e aggredire con violenza una persona più piccola e indifesa. Un ragazzino di appena qualche anno più giovane, uno come loro. Ma scoprire e andare a fondo alla questione ha, inoltre, un significato ben più profondo e preciso, un significato che non sottovaluta l’accaduto ma, anzi, lancia un messaggio forte e chiaro: </span></span><span class="s9"><span class="bumpedFont15">Avete sbagliato e pagherete le conseguenze del vostro errore.</span></span></p>
<p><a class="a2a_button_facebook" href="https://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.lafrecciaweb.it%2F2022%2F01%2F25%2Finaudito-indecente-incredibile-ma-purtroppo-reale%2F&amp;linkname=Inaudito.%20Indecente.%20Incredibile.%20Ma%2C%20purtroppo%2C%20reale" title="Facebook" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_dd addtoany_share_save addtoany_share" href="https://www.addtoany.com/share#url=https%3A%2F%2Fwww.lafrecciaweb.it%2F2022%2F01%2F25%2Finaudito-indecente-incredibile-ma-purtroppo-reale%2F&#038;title=Inaudito.%20Indecente.%20Incredibile.%20Ma%2C%20purtroppo%2C%20reale" data-a2a-url="https://www.lafrecciaweb.it/2022/01/25/inaudito-indecente-incredibile-ma-purtroppo-reale/" data-a2a-title="Inaudito. Indecente. Incredibile. Ma, purtroppo, reale"></a></p><p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2022/01/25/inaudito-indecente-incredibile-ma-purtroppo-reale/">Inaudito. Indecente. Incredibile. Ma, purtroppo, reale</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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		<title>Afghanistan, l’apoteosi del terrore: Comico ucciso dai talebani</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2021/08/26/afghanistan-lapoteosi-del-terrore-comico-ucciso-dai-talebani/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=afghanistan-lapoteosi-del-terrore-comico-ucciso-dai-talebani</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesca Lippi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 26 Aug 2021 05:39:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Afghanistan]]></category>
		<category><![CDATA[Khasha Zwan]]></category>
		<category><![CDATA[talebani]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="678" height="381" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/08/6C384C34-5056-4798-BB79-BFFBF9A94B65.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/08/6C384C34-5056-4798-BB79-BFFBF9A94B65.png 678w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/08/6C384C34-5056-4798-BB79-BFFBF9A94B65-300x169.png 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/08/6C384C34-5056-4798-BB79-BFFBF9A94B65-585x329.png 585w" sizes="(max-width: 678px) 100vw, 678px" /></p>
<p>Forse ancora non ne siete al corrente ma in Afghanistan, con l’avvento al governo dei talebani, l’umorismo, la risata, il divertimento, sono banditi. L’islam, secondo gli studenti coranici, non vuole&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2021/08/26/afghanistan-lapoteosi-del-terrore-comico-ucciso-dai-talebani/">Afghanistan, l’apoteosi del terrore: Comico ucciso dai talebani</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="678" height="381" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/08/6C384C34-5056-4798-BB79-BFFBF9A94B65.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/08/6C384C34-5056-4798-BB79-BFFBF9A94B65.png 678w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/08/6C384C34-5056-4798-BB79-BFFBF9A94B65-300x169.png 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/08/6C384C34-5056-4798-BB79-BFFBF9A94B65-585x329.png 585w" sizes="(max-width: 678px) 100vw, 678px" /></p><p class="s9"><span class="s5"><span class="bumpedFont15">Forse ancora non ne siete al corrente ma in </span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">Afghanistan</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">, con l’avvento al governo dei talebani, l’umorismo, la risata, il divertimento, sono banditi. L’islam, secondo gli studenti coranici, non vuole il buonumore, un buon musulmano deve rifuggire da qualsiasi divertimento, anche il più spontaneo, come quello di farsi una semplice risata per una gag divertente. </span></span></p>
<p class="s9"><span class="s5"><span class="bumpedFont15">E per sottolinearlo, a chi ancora degli afghani non l’avesse capito, gli studenti coranici hanno pensato bene di uccidere un comico: </span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">Nazar</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15"> Mohammed</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">, noto come </span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">Khasha</span></span> <span class="s6"><span class="bumpedFont15">Zwan</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">, famoso sui social e su </span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">Tik</span></span> <span class="s5"><span class="bumpedFont15">Tok</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15"> per come sbeffeggiava i talebani. </span></span></p>
<p class="s9"><span class="s5"><span class="bumpedFont15">Zwan</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15"> è stato prelevato a casa sua, caricato in macchina con la forza, è stato schiaffeggiato, (come potete vedere nel video) perché continuava a rispondere irridente ai suoi aguzzini e poi è stato brutalmente ucciso. Sgozzato, per l’esattezza. Il tutto è successo a Kandahar durante l’avanzata dei talebani verso Kabul.</span></span></p>
<p><iframe  id="_ytid_97322"  width="1170" height="658"  data-origwidth="1170" data-origheight="658" src="https://www.youtube.com/embed/zFd_QaYIAbE?enablejsapi=1&#038;autoplay=0&#038;cc_load_policy=0&#038;cc_lang_pref=&#038;iv_load_policy=1&#038;loop=0&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;playsinline=0&#038;autohide=2&#038;theme=dark&#038;color=red&#038;controls=1&#038;disablekb=0&#038;" class="__youtube_prefs__  epyt-is-override  no-lazyload" title="YouTube player"  allow="fullscreen; accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen data-no-lazy="1" data-skipgform_ajax_framebjll=""></iframe><br />
<span class="s6"><span class="bumpedFont15">Khasha</span></span> <span class="s6"><span class="bumpedFont15">Zwan</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">, secondo i rapporti delle autorità locali, è stato trovato riverso davanti ad un albero, trucidato nel modo più atroce. I talebani hanno confermato la loro responsabilità in questo delitto. L’ennesimo delitto di un uomo innocente, un comico che in passato aveva lavorato anche per la polizia afghana.</span></span></p>
<p class="s9"><span class="s5"><span class="bumpedFont15">Ma </span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">Khasha</span></span> <span class="s6"><span class="bumpedFont15">Zwan</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15"> è stato più forte di questi assassini che inscenano processi farsa per uccidere chi, fino all’ultimo, dimostra di non aver paura di loro e di scegliere la libertà, anche quella di ironizzare sulla loro ferocia. </span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">Khasha</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">Zwan</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15"> </span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">non si è fatto piegare ed è morto con dignità. Che la terra gli sia lieve.</span></span></p>
<p><a class="a2a_button_facebook" href="https://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.lafrecciaweb.it%2F2021%2F08%2F26%2Fafghanistan-lapoteosi-del-terrore-comico-ucciso-dai-talebani%2F&amp;linkname=Afghanistan%2C%20l%E2%80%99apoteosi%20del%20terrore%3A%20Comico%20ucciso%20dai%20talebani" title="Facebook" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_dd addtoany_share_save addtoany_share" href="https://www.addtoany.com/share#url=https%3A%2F%2Fwww.lafrecciaweb.it%2F2021%2F08%2F26%2Fafghanistan-lapoteosi-del-terrore-comico-ucciso-dai-talebani%2F&#038;title=Afghanistan%2C%20l%E2%80%99apoteosi%20del%20terrore%3A%20Comico%20ucciso%20dai%20talebani" data-a2a-url="https://www.lafrecciaweb.it/2021/08/26/afghanistan-lapoteosi-del-terrore-comico-ucciso-dai-talebani/" data-a2a-title="Afghanistan, l’apoteosi del terrore: Comico ucciso dai talebani"></a></p><p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2021/08/26/afghanistan-lapoteosi-del-terrore-comico-ucciso-dai-talebani/">Afghanistan, l’apoteosi del terrore: Comico ucciso dai talebani</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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		<title>Gli americani lasciano l’Afghanistan e i talebani riconquistano il paese</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesca Lippi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 15 Aug 2021 17:59:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Afghanistan]]></category>
		<category><![CDATA[guerra]]></category>
		<category><![CDATA[talebani]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1024" height="614" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/08/talebani.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/08/talebani.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/08/talebani-300x180.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/08/talebani-768x461.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/08/talebani-585x351.jpeg 585w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p>
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<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2021/08/15/gli-americani-lasciano-lafghanistan-e-i-talebani-riconquistano-il-paese/">Gli americani lasciano l’Afghanistan e i talebani riconquistano il paese</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1024" height="614" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/08/talebani.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/08/talebani.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/08/talebani-300x180.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/08/talebani-768x461.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/08/talebani-585x351.jpeg 585w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p><p>Mia nonna direbbe che i talebani sono arrivati in un <strong>“fiat”</strong> che è un modo di dire degli anziani toscani per specificare la velocità e l’immediatezza di un intervento, ed in effetti come potremmo, alla luce dei recenti fatti avvenuti in <strong>Afghanistan</strong>, darle torto? Certo, l’uso del verbo arrivare, è improprio, se si considera che dal paese i talebani non se ne sono mai andati, ma se ne stavano nascosti in attesa di tempi migliori. Ad andarsene, invece, sono stati i soldati americani, che lasceranno definitivamente la regione entro e non oltre l’11 settembre 2021, come indicato dal <strong>presidente Biden</strong>. Dopo vent’anni di conflitto.</p>
<p>Sì, perché questo è stato il periodo che le truppe americane hanno trascorso in <strong>Afghanistan</strong>. Un lasso di tempo sufficientemente lungo per far sì che questo paese martoriato riprendesse in mano se stesso, sconfiggesse una volta per tutti i rappresentanti di un oscurantismo feroce e medievale e tornasse a fiorire. Invece, così non è stato. <strong>Perché?</strong> La permanenza degli americani nel paese ormai era giunta al termine e la <strong>guerra iniziata ancora non vedeva la fine</strong>. Una guerra impopolare, costosa e che necessitava di molto più tempo per poter offrire dei risultati tangibili.</p>
<p>Gli afghani hanno conosciuto una realtà diversa e poi sono arrivati, nuovamente, i talebani che erano già in agguato e, subito, hanno iniziato l’avanzata, lanciandosi come falchi sulla preda appena questa è stata di nuovo disponibile. Non dimentichiamo mai che dietro ogni conflitto c’è sempre un motivo importante a muovere tutto: <strong>l’interesse economico</strong>. I talebani, oggi, si trovano a 50 km. da<strong> Kabul,</strong> nel giro di qualche giorno, anche la capitale finirà nelle loro mani, mentre le parti più settentrionali del paese è probabile che rimangano sotto il dominio di altre etnie. Ma sono solo ipotesi.</p>
<p>Il fatto più importante è questo: <strong>Kandahar</strong> è già dei talebani. E qui torniamo a riveder…il lato economico. Già, perché la zona di Kandahar è quella dell’<strong>oppio </strong>e i talebani, conquistando la città, avranno in mano tutto il suo commercio, quindi il potere economico fondamentale per andare avanti. In queste zone conquistate durante queste settimane, quasi tutto il paese purtroppo, arriveranno conseguentemente la<strong> sharia</strong>, le vendette per chi è considerato traditore dell’ideologia tribale talebana, la proibizione all’ascolto della musica e relative punizioni per chi non si attiene al diktat, la schiavitù delle donne e l’impossibilità per loro di istruirsi, curarsi, vivere come persone libere.</p>
<p>Ci saranno le frustate pubbliche, gli arresti indiscriminati, lo sfruttamento e la miseria più nera. Scenari già visti di un paese che non ha pace. <strong>Cosa deve aspettarsi l’Europa?</strong> Una caterva di rifugiati, persone disperate che hanno conosciuto un altro modo di vivere e non vogliono più essere schiavi di un’ideologia retrograda, oscurantista, tribale. Insomma, donne e uomini che vogliono essere liberi. E l’attenzione dovrà essere alta, perché il rischio che l’Afghanistan accolga un coacervo di fondamentalisti islamici è possibile, allora l’Europa non potrà più restare a guardare.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong><em>*direttore responsabile </em></strong><strong>ilmiogiornale.org</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
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