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	<title>Massimo Reina, Autore presso lafrecciaweb.it</title>
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		<title>Pirrera Sant’Antonio, la cattedrale di pietra della Sicilia Orientale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Massimo Reina]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 Jul 2026 10:46:01 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Storia, Arte, Cultura]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1600" height="900" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/WhatsApp-Image-2026-07-10-at-10.00.16.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/WhatsApp-Image-2026-07-10-at-10.00.16.jpeg 1600w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/WhatsApp-Image-2026-07-10-at-10.00.16-300x169.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/WhatsApp-Image-2026-07-10-at-10.00.16-1024x576.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/WhatsApp-Image-2026-07-10-at-10.00.16-768x432.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/WhatsApp-Image-2026-07-10-at-10.00.16-1170x658.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/WhatsApp-Image-2026-07-10-at-10.00.16-585x329.jpeg 585w" sizes="(max-width: 1600px) 100vw, 1600px" /></p>
<p>È difficile stabilire quale immagine sia la più corretta per definirla. Perché la Pirrera possiede quella qualità rara dei luoghi autenticamente straordinari: sfugge alle definizioni Ci sono luoghi che si&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1600" height="900" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/WhatsApp-Image-2026-07-10-at-10.00.16.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/WhatsApp-Image-2026-07-10-at-10.00.16.jpeg 1600w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/WhatsApp-Image-2026-07-10-at-10.00.16-300x169.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/WhatsApp-Image-2026-07-10-at-10.00.16-1024x576.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/WhatsApp-Image-2026-07-10-at-10.00.16-768x432.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/WhatsApp-Image-2026-07-10-at-10.00.16-1170x658.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/WhatsApp-Image-2026-07-10-at-10.00.16-585x329.jpeg 585w" sizes="(max-width: 1600px) 100vw, 1600px" /></p><p><strong><em>È difficile stabilire quale immagine sia la più corretta per definirla. Perché la Pirrera possiede quella qualità rara dei luoghi autenticamente straordinari: sfugge alle definizioni</em></strong></p>
<p>Ci sono luoghi che si visitano perché sono famosi. E poi ci sono luoghi che, una volta scoperti, ci si chiede come sia possibile che non lo siano. La Pirrera Sant&#8217;Antonio &#8211; Cava del Barocco appartiene a questa seconda categoria.</p>
<p>Chi arriva qui per la prima volta commette quasi sempre lo stesso errore: immagina una cava. Una grande cava, certo. Magari interessante dal punto di vista storico. Ma pur sempre una cava. Poi entra. E capisce di aver sottovalutato tutto.</p>
<p>Perché la Pirrera di Melilli, a pochi chilometri da Siracusa, non è semplicemente un sito estrattivo. È un&#8217;opera monumentale. Una delle più sorprendenti testimonianze del rapporto tra uomo e pietra che si possano incontrare in Sicilia.</p>
<p>La prima reazione è istintiva. Si alza la testa. Si osserva. Si cerca un termine adeguato. E spesso non lo si trova. Le pareti salgono verso l&#8217;alto come le navate di una basilica sotterranea. I pilastri giganteschi sembrano colonne ciclopiche lasciate lì da una civiltà scomparsa. La luce penetra dall&#8217;esterno e modella lo spazio con effetti chiaroscurali che ricordano certe intuizioni della pittura barocca.</p>
<p>A quel punto diventa inevitabile una riflessione. Noi siamo abituati a celebrare il risultato finale. Ammiriamo le chiese di Noto, le facciate di Siracusa, i palazzi nobiliari del Val di Noto. Ci fermiamo davanti ai balconi scolpiti, alle decorazioni, alle architetture che hanno reso celebre il Barocco siciliano nel mondo. Ma raramente ci chiediamo da dove provenga tutta quella pietra. Quale sia stato il luogo originario. Quale sia stato il grembo che ha generato quella bellezza.</p>
<p>La risposta è qui. Nelle viscere della terra. Tra queste pareti. Tra questi pilastri. Tra questi vuoti monumentali.</p>
<p>Per secoli generazioni di cavatori hanno lavorato in questo ambiente estraendo il materiale destinato a costruire una parte significativa dell&#8217;identità architettonica della Sicilia sud-orientale. È una storia di fatica, di competenza, di ingegno, di lavoro umano. Ed è proprio questo che rende la Pirrera qualcosa di più di una semplice attrazione turistica. La rende un documento. Un archivio di pietra. Un luogo che racconta non solo ciò che siamo stati capaci di costruire, ma anche il prezzo umano necessario per costruirlo.</p>
<p>Spesso si parla di patrimonio culturale pensando esclusivamente ai monumenti. È un errore. Il patrimonio culturale comprende anche i luoghi che hanno reso possibile quei monumenti. E sotto questo aspetto la Pirrera assume un valore straordinario.</p>
<p>Qui non osserviamo soltanto la pietra. Osserviamo il processo che ha generato la storia. È una differenza enorme. È come visitare l&#8217;atelier di uno scultore dopo aver ammirato le sue opere. Come entrare dietro le quinte di un grande teatro. Come sfogliare il manoscritto originale di un libro che abbiamo sempre letto soltanto nella versione stampata.</p>
<p>La Pirrera è il dietro le quinte del Barocco. Ed è un dietro le quinte sorprendentemente spettacolare. Perché possiede una forza scenografica rara. Non a caso il cinema e la televisione l&#8217;hanno scelta più volte come ambientazione. Ma anche senza telecamere, senza allestimenti e senza effetti speciali, questo luogo conserva una teatralità naturale impressionante.</p>
<p>Ogni angolo produce prospettive nuove. Ogni fascio di luce crea un quadro diverso. Ogni pilastro modifica la percezione dello spazio. Si cammina e si ha continuamente la sensazione che dietro la curva successiva possa comparire qualcosa di inatteso.</p>
<p>Forse è proprio questa la sua qualità più preziosa: la capacità di suscitare meraviglia. Una meraviglia autentica. Non costruita. Non artificiale. Non affidata a tecnologie o installazioni. La meraviglia elementare che nasce dall&#8217;incontro tra l&#8217;uomo e qualcosa di immensamente più grande di lui.</p>
<p>In un&#8217;epoca in cui siamo sommersi da immagini, video e simulazioni digitali, luoghi come questo ricordano una verità semplice: la realtà, quando è straordinaria, non ha bisogno di effetti speciali. Ha bisogno soltanto di essere scoperta.</p>
<p>E la Pirrera Sant&#8217;Antonio è una di quelle rare scoperte che restituiscono al visitatore una sensazione sempre più difficile da provare: lo stupore. Quello vero. Quello che costringe a fermarsi. A guardare. E ad ammettere che, a volte, la Sicilia riesce ancora a sorprendere persino i siciliani.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Da Gianni Agnelli a John Elkann: la differenza tra chi investe per vincere e chi investe per non perdere</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Massimo Reina]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 Jul 2026 10:37:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Editoriale]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1600" height="874" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/WhatsApp-Image-2026-07-10-at-10.00.16-1.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/WhatsApp-Image-2026-07-10-at-10.00.16-1.jpeg 1600w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/WhatsApp-Image-2026-07-10-at-10.00.16-1-300x164.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/WhatsApp-Image-2026-07-10-at-10.00.16-1-1024x559.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/WhatsApp-Image-2026-07-10-at-10.00.16-1-768x420.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/WhatsApp-Image-2026-07-10-at-10.00.16-1-1170x639.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/WhatsApp-Image-2026-07-10-at-10.00.16-1-585x320.jpeg 585w" sizes="(max-width: 1600px) 100vw, 1600px" /></p>
<p>Da qualche estate il tifoso juventino aspetta il mercato come un malato aspetta il medico. Poi scopre che il medico è arrivato e se n&#8217;è andato senza prescrivere la cura&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/07/10/da-gianni-agnelli-a-john-elkann-la-differenza-tra-chi-investe-per-vincere-e-chi-investe-per-non-perdere/">Da Gianni Agnelli a John Elkann: la differenza tra chi investe per vincere e chi investe per non perdere</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1600" height="874" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/WhatsApp-Image-2026-07-10-at-10.00.16-1.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/WhatsApp-Image-2026-07-10-at-10.00.16-1.jpeg 1600w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/WhatsApp-Image-2026-07-10-at-10.00.16-1-300x164.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/WhatsApp-Image-2026-07-10-at-10.00.16-1-1024x559.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/WhatsApp-Image-2026-07-10-at-10.00.16-1-768x420.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/WhatsApp-Image-2026-07-10-at-10.00.16-1-1170x639.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/WhatsApp-Image-2026-07-10-at-10.00.16-1-585x320.jpeg 585w" sizes="(max-width: 1600px) 100vw, 1600px" /></p><p><strong><em>Da qualche estate</em></strong><strong><em> il tifoso juventino aspetta il mercato come un malato aspetta il medico. Poi scopre che il medico è arrivato</em></strong> <strong><em>e se n&#8217;è andato senza prescrivere la cura</em></strong></p>
<p>La Juventus sembra un&#8217;automobile lasciata in folle su una strada in salita. Non precipita grazie alle continue mani che tirano il freno a mano. Ma nemmeno riparte. E una grande società non può vivere eternamente tra il burrone e il parcheggio.</p>
<p>Qui qualcuno potrebbe obiettare: &#8220;Ma come si fa a criticare una proprietà che negli ultimi anni ha versato centinaia di milioni di euro nella Juventus?&#8221;.</p>
<p>La domanda è legittima.</p>
<p>La risposta è semplice.</p>
<p>Dipende da come e perché quei soldi vengono spesi.</p>
<p>Perché esiste una differenza enorme tra investire per crescere e investire per sopravvivere.</p>
<p>La Juventus di Gianni Agnelli e, successivamente, quella guidata da Umberto Agnelli e poi dopo da Andrea Agnelli commetteva errori come tutte le società del mondo. Comprava giocatori sbagliati, sbagliava qualche allenatore, attraversava cicli meno brillanti. Ma nessuno aveva dubbi sull&#8217;obiettivo finale.</p>
<p>L&#8217;obiettivo era vincere.</p>
<p>Sempre.</p>
<p>La Juventus non veniva gestita come un problema da contenere, ma come un patrimonio da sviluppare.</p>
<p>Quando serviva un campione si andava a prenderlo.</p>
<p>Quando serviva un dirigente di spessore si cercava il migliore disponibile.</p>
<p>Quando serviva rilanciare il progetto si investiva per tornare davanti agli altri.</p>
<p>Oggi, invece, la sensazione è diversa.</p>
<p>La Juventus sembra spesso amministrata come una voce di bilancio da tenere sotto controllo.</p>
<p>Come una società da mettere in sicurezza.</p>
<p>Come un&#8217;azienda che deve prima di tutto evitare nuovi scossoni.</p>
<p>È una differenza culturale prima ancora che economica.</p>
<p>Perché il tifoso non pretende spese folli.</p>
<p>Non pretende acquisti da cento milioni ogni estate.</p>
<p>Non pretende di competere con gli sceicchi del Golfo o con gli Stati travestiti da club.</p>
<p>Pretende però di vedere un&#8217;ambizione.</p>
<p>Pretende di capire quale sia il traguardo.</p>
<p>Pretende di sapere se chi sta al comando considera ancora la Juventus una delle grandi potenze del calcio europeo oppure semplicemente una partecipazione societaria da amministrare con prudenza.</p>
<p>Negli ultimi anni si è spesso sentita una frase: &#8220;La Juventus deve diventare sostenibile&#8221;.</p>
<p>Giusto.</p>
<p>Sacrosanto.</p>
<p>Ma sostenibilità e ambizione non sono concetti incompatibili.</p>
<p>Il problema nasce quando la sostenibilità diventa un alibi.</p>
<p>Quando la prudenza diventa immobilismo.</p>
<p>Quando il controllo dei costi sostituisce la ricerca dell&#8217;eccellenza.</p>
<p>Quando il bilancio diventa più importante della squadra.</p>
<p>Perché a quel punto il rischio è trasformare una società nata per vincere in una società che si limita a galleggiare.</p>
<p>E il galleggiamento, nella storia della Juventus, non è mai stato un obiettivo.</p>
<p>La Juventus è stata costruita da generazioni di dirigenti, allenatori e campioni che ragionavano in termini di primati, non di sopravvivenza.</p>
<p>Per questo oggi molti tifosi non chiedono miracoli.</p>
<p>Chiedono una visione.</p>
<p>Chiedono un progetto.</p>
<p>Chiedono che i soldi eventualmente immessi dalla proprietà non servano soltanto a cancellare i debiti accumulati ieri, ma anche a costruire le vittorie di domani.</p>
<p>Perché un aumento di capitale può salvare una stagione.</p>
<p>Un progetto può salvare un decennio.</p>
<p>Ed è proprio qui che si misura la differenza tra un proprietario che interviene per necessità e uno che investe per riportare la Juventus dove la sua storia pretende che stia.</p>
<p>Ai vertici.</p>
<p>Non semplicemente in equilibrio.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>LA PULIZIA ETNICA CHE NON SI PUÒ NOMINARE</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Massimo Reina]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 Jul 2026 10:14:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Amnesty international]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1600" height="900" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/WhatsApp-Image-2026-07-10-at-10.00.17.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/WhatsApp-Image-2026-07-10-at-10.00.17.jpeg 1600w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/WhatsApp-Image-2026-07-10-at-10.00.17-300x169.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/WhatsApp-Image-2026-07-10-at-10.00.17-1024x576.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/WhatsApp-Image-2026-07-10-at-10.00.17-768x432.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/WhatsApp-Image-2026-07-10-at-10.00.17-1170x658.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/WhatsApp-Image-2026-07-10-at-10.00.17-585x329.jpeg 585w" sizes="(max-width: 1600px) 100vw, 1600px" /></p>
<p>Ci sono parole che nel dibattito occidentale funzionano come le bestemmie in chiesa: non si pronunciano. Le regole valgono solo per gli avversari dell&#8217;Occidente? Ci sono parole che nel dibattito&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/07/10/la-pulizia-etnica-che-non-si-puo-nominare/">LA PULIZIA ETNICA CHE NON SI PUÒ NOMINARE</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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<p>Ci sono parole che nel dibattito occidentale funzionano come le bestemmie in chiesa: non si pronunciano. Puoi descrivere i fatti, mostrare le fotografie, esibire le mappe satellitari, citare le Nazioni Unite, leggere i rapporti delle organizzazioni per i diritti umani. Ma guai a usare il termine proibito.</p>
<p>Così accade che, mentre tutti dichiarano di difendere il diritto internazionale, il diritto internazionale venga sistematicamente ignorato quando riguarda Israele.</p>
<p>Secondo l&#8217;<strong>Ufficio delle Nazioni Unite per il Coordinamento degli Affari Umanitari (OCHA)</strong>, dal gennaio 2023 all&#8217;aprile 2026 almeno 117 comunità palestinesi, in prevalenza beduine e pastorali, hanno subito uno sfollamento totale o parziale. Alla fine dell&#8217;aprile 2026 gli sfollati forzati risultavano essere<strong> almeno 5.910</strong>. Non stiamo parlando di una calamità naturale o di una misteriosa sparizione collettiva. Parliamo di persone che vivevano sulle proprie terre e che oggi non ci vivono più.</p>
<p>Nel frattempo, secondo l&#8217;organizzazione israeliana Peace Now, i coloni hanno creato 363 avamposti in Cisgiordania, di cui ben 212 dal 2023 in poi. Molti di questi avamposti risultano illegali non solo secondo il diritto internazionale, ma persino secondo la legislazione israeliana.</p>
<p><strong>E qui arriva la parte più interessante.</strong><strong>..</strong></p>
<p>Immaginate per un momento che una qualsiasi altra nazione del pianeta permettesse la proliferazione di insediamenti dichiarati illegali dalle stesse leggi nazionali. Immaginate la Russia, la Cina, l&#8217;Iran o il Venezuela.</p>
<p>Le prime pagine dei giornali si scriverebbero da sole. Invece, quando accade in Cisgiordania, la narrazione dominante continua a parlare di &#8220;episodi&#8221;, &#8220;incidenti&#8221;, &#8220;iniziative di gruppi radicali&#8221;, &#8220;eccessi di singoli coloni&#8221;. Una specie di epidemia mondiale di sonnambulismo politico.</p>
<p>A smontare questa rappresentazione interviene ora Amnesty International con un rapporto costruito attraverso interviste sul campo, analisi di oltre 420 fotografie e video, immagini satellitari, documentazione governativa, atti giudiziari, rapporti ONU e testimonianze di attivisti, avvocati, giornalisti e residenti.</p>
<p>La conclusione di Amnesty è devastante. Secondo l&#8217;organizzazione, non ci troviamo davanti a deviazioni marginali o comportamenti isolati, ma a un processo sistematico favorito dalle politiche statali.</p>
<p><strong> </strong><strong>Un&#8217;indagine strutturata e documentata</strong></p>
<p>La segretaria generale di Amnesty, <strong>Agnès Callamard</strong>, parla apertamente di &#8220;campagna statale di pulizia etnica&#8221; e di violazioni sistematiche dei diritti umani.</p>
<p>Naturalmente, a questo punto scatta il riflesso condizionato. Se Amnesty denuncia la Russia, il rapporto viene citato come fonte autorevole. Se Amnesty denuncia l&#8217;Iran, il rapporto viene citato come <strong>fonte autorevole</strong>. Se Amnesty denuncia Israele, improvvisamente Amnesty diventa sospetta, politicizzata, discutibile, ideologica.</p>
<p>È una curiosa legge della fisica geopolitica: l&#8217;affidabilità di una fonte varia a seconda di chi viene criticato. Il punto però non è nemmeno questo. Il punto è la straordinaria ipocrisia di gran parte delle cancellerie occidentali. Da anni ascoltiamo solenni dichiarazioni contro l&#8217;annessione, contro l&#8217;occupazione, contro la violazione del diritto internazionale.</p>
<p><strong>Dichiarazioni.</strong> <strong>Comunicato.</strong> <strong>Tweet.</strong> <strong>Conferenza stampa</strong></p>
<p>E poi preoccupazione. Profonda preoccupazione. Profondissima preoccupazione. Nel frattempo gli avamposti aumentano, gli sfollati aumentano, le terre vengono confiscate e la situazione sul terreno cambia giorno dopo giorno. <strong>Amnesty</strong> osserva che <strong>quasi il 58</strong><strong>%</strong> dell&#8217;Area C non è registrato e che una quota enorme di queste terre è stata progressivamente dichiarata proprietà statale da parte delle autorità israeliane.</p>
<p>Tradotto dal burocratese al linguaggio umano: intere comunità vedono restringersi il proprio spazio vitale fino a diventare insostenibile. Eppure le reazioni internazionali restano minime. Qualche sanzione simbolica. Qualche nome inserito in una lista. Qualche dichiarazione indignata destinata a durare il tempo di un ciclo di notizie.</p>
<p>Callamard accusa apertamente gl<strong>i Stati Uniti, il Regno Unito, la Germania, l&#8217;Italia</strong>, gli altri paesi europei e gli stati arabi di non fare abbastanza per fermare ciò che Amnesty considera un sistema di occupazione illegale, apartheid e trasferimento forzato della popolazione.</p>
<p>Parole pesanti. Parole che meriterebbero un dibattito serio. Invece spesso vengono archiviate nel cassetto delle cose da non discutere. Perché il problema non è soltanto ciò che accade in Cisgiordania. Il problema è ciò che accade all&#8217;idea stessa di <strong>diritto internazionale</strong>. Le regole valgono per tutti oppure valgono soltanto per gli avversari dell&#8217;Occidente?</p>
<p>Perché se il principio diventa questo, allora non esistono più norme universali. Esistono soltanto rapporti di forza.  E quando il diritto cede il passo alla forza, la storia insegna che il conto arriva sempre.</p>
<p>Prima o poi.</p>
<p>Per tutti.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/07/10/la-pulizia-etnica-che-non-si-puo-nominare/">LA PULIZIA ETNICA CHE NON SI PUÒ NOMINARE</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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		<title>Mirko Fanciullo, il cercatore di vinili perduti: quando la selezione diventa arte</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2026/06/19/mirko-fanciullo-il-cercatore-di-vinili-perduti-quando-la-selezione-diventa-arte/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=mirko-fanciullo-il-cercatore-di-vinili-perduti-quando-la-selezione-diventa-arte</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Massimo Reina]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 19 Jun 2026 13:11:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Musica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1200" height="764" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/e72eaa03-9b32-472b-a6d2-3b0263fe6bb5.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/e72eaa03-9b32-472b-a6d2-3b0263fe6bb5.jpeg 1200w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/e72eaa03-9b32-472b-a6d2-3b0263fe6bb5-300x191.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/e72eaa03-9b32-472b-a6d2-3b0263fe6bb5-1024x652.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/e72eaa03-9b32-472b-a6d2-3b0263fe6bb5-768x489.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/e72eaa03-9b32-472b-a6d2-3b0263fe6bb5-1170x745.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/e72eaa03-9b32-472b-a6d2-3b0263fe6bb5-585x372.jpeg 585w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></p>
<p>C’è chi mette dischi. E c’è chi li chiama per nome, uno a uno, come se avessero un’anima che non ha mai smesso di respirare C’è un rumore che non&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/06/19/mirko-fanciullo-il-cercatore-di-vinili-perduti-quando-la-selezione-diventa-arte/">Mirko Fanciullo, il cercatore di vinili perduti: quando la selezione diventa arte</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>C’è chi mette dischi. E c’è chi li chiama per nome, uno a uno, come se avessero un’anima che non ha mai smesso di respirare</em></p>
<p class="s3"><span class="s6"><span class="bumpedFont15">C’è un rumore che non senti subito. Non è musica. È prima. È il fruscio del tempo che si sfoglia.</span></span></p>
<p class="s3"><span class="s6"><span class="bumpedFont15">Mirko Fanciullo lo conosce bene quel rumore. Ci vive dentro. Non lo spiega, non lo analizza: lo ascolta come si ascolta una voce che arriva da una stanza chiusa da anni e che, improvvisamente, decide di parlare.<img fetchpriority="high" decoding="async" class="size-medium wp-image-125260 aligncenter" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/1c6fe9ba-c969-45d0-b6f9-f8b3212d96a0-300x169.jpeg" alt="" width="300" height="169" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/1c6fe9ba-c969-45d0-b6f9-f8b3212d96a0-300x169.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/1c6fe9ba-c969-45d0-b6f9-f8b3212d96a0-1024x576.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/1c6fe9ba-c969-45d0-b6f9-f8b3212d96a0-768x432.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/1c6fe9ba-c969-45d0-b6f9-f8b3212d96a0-1170x663.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/1c6fe9ba-c969-45d0-b6f9-f8b3212d96a0-585x329.jpeg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/1c6fe9ba-c969-45d0-b6f9-f8b3212d96a0.jpeg 1600w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /> <img decoding="async" class="size-medium wp-image-125261 aligncenter" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/1e6b59d3-aae7-4e78-9015-35c0808dc038-300x300.jpeg" alt="" width="300" height="300" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/1e6b59d3-aae7-4e78-9015-35c0808dc038-300x300.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/1e6b59d3-aae7-4e78-9015-35c0808dc038-1024x1024.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/1e6b59d3-aae7-4e78-9015-35c0808dc038-150x150.jpeg 150w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/1e6b59d3-aae7-4e78-9015-35c0808dc038-768x768.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/1e6b59d3-aae7-4e78-9015-35c0808dc038-585x585.jpeg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/1e6b59d3-aae7-4e78-9015-35c0808dc038-640x640.jpeg 640w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/1e6b59d3-aae7-4e78-9015-35c0808dc038.jpeg 1080w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></span></span></p>
<p class="s3"><span class="s6"><span class="bumpedFont15">Ha creato Vinile del Giorno come si costruiscono le cose che non vogliono diventare moda. Un disco al giorno. Uno solo. Come un respiro scelto tra mille respiri possibili. Dischi dimenticati, persi nei banchi dei mercatini, accatastati nelle fiere dove il passato non chiede permesso ma si offre, stanco e bellissimo, a chi sa guardare.</span></span></p>
<p class="s3"><span class="s6"><span class="bumpedFont15">E lui guarda.</span></span></p>
<p class="s3"><span class="s6"><span class="bumpedFont15">Non è collezione. È riconoscimento. Come se ogni vinile fosse una persona che ti ricorda qualcosa che avevi smesso di ricordare.</span></span></p>
<p class="s3"><span class="s6"><span class="bumpedFont15">Poi c’è il suono. Sempre lui. Il suono che non è mai solo suono.</span></span></p>
<p class="s3"><span class="s6"><span class="bumpedFont15">Nei suoi set non c’è la fretta del presente. Non c’è la moda, non c’è l’urgenza di “funzionare”. C’è qualcosa di più pericoloso e più raro: la libertà di perdersi. E nel perdersi, ritrovarsi.</span></span></p>
<p class="s3"><span class="s6"> </span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">La musica del Sud Italia si intreccia con le ombre della world music</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">, non a caso è </span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">considerato dalla critica il riferimento per la Mediterranean Wave italiana. In tal senso, l</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">e derive wave, quelle più malinconiche e luminose insieme, si appoggiano su ritmi che sembrano arrivare da un’altra stanza della memoria. Non è un viaggio. È una restituzione.</span></span></p>
<p class="s3"><span class="s6"><span class="bumpedFont15">Perché Fanciullo non suona i dischi. Li riporta indietro.</span></span></p>
<p class="s3"><span class="s6"><span class="bumpedFont15">Li tira fuori dalla polvere con la delicatezza di chi sa che la polvere non è sporco, ma tempo sedimentato. E quando la puntina scende sul vinile, non è mai solo un inizio. È un ritorno.</span></span></p>
<p class="s3"><span class="s6"> </span>C’è una cosa che colpisce, più di tutto il resto: l’idea che ogni disco abbia aspettato lui. Non il contrario. Come se il mondo avesse messo da parte certe tracce, certi suoni, certi respiri, sapendo che prima o poi qualcuno sarebbe passato a riprenderli.</p>
<p class="s3"><span class="s6"><span class="bumpedFont15">E allora capisci che Vinile del Giorno non è un progetto musicale. È una piccola macchina del tempo senza tecnologia. Solo mani, occhi, e un’ossessione gentile per ciò che non vuole scomparire.</span></span></p>
<p class="s3"><span class="s6"><span class="bumpedFont15">Nel suo lavoro con il record shop Malamore di Ortigia, questa idea diventa spazio. Non un negozio, ma un luogo dove la musica non si compra: si incontra. E ogni incontro ha qualcosa di irripetibile, come certe conversazioni che arrivano tardi e restano per sempre.</span></span></p>
<p class="s3"><span class="s6"> </span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">Mirko Fanciullo non cerca il suono perfetto.</span></span></p>
<p class="s3"><span class="s6"><span class="bumpedFont15">Cerca quello necessario.</span></span></p>
<p class="s3"><span class="s6"><span class="bumpedFont15">Quello che, quando lo ascolti, ti fa venire il sospetto che non stai ascoltando una canzone… ma un ricordo che non sapevi di aver vissuto.</span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Hormuz, la Cina ammonisce gli USA e l’Occidente che gioca a fare il pompiere con il lanciafiamme</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2026/04/14/hormuz-la-cina-ammonisce-gli-usa-e-loccidente-che-gioca-a-fare-il-pompiere-con-il-lanciafiamme/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=hormuz-la-cina-ammonisce-gli-usa-e-loccidente-che-gioca-a-fare-il-pompiere-con-il-lanciafiamme</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Massimo Reina]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 Apr 2026 20:47:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Editoriale]]></category>
		<category><![CDATA[Cina]]></category>
		<category><![CDATA[guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Hormuz]]></category>
		<category><![CDATA[Iran]]></category>
		<category><![CDATA[USA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1536" height="1024" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/6635df52-a455-4a64-ade8-d772f3a409d5.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/6635df52-a455-4a64-ade8-d772f3a409d5.jpeg 1536w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/6635df52-a455-4a64-ade8-d772f3a409d5-300x200.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/6635df52-a455-4a64-ade8-d772f3a409d5-1024x683.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/6635df52-a455-4a64-ade8-d772f3a409d5-768x512.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/6635df52-a455-4a64-ade8-d772f3a409d5-1170x780.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/6635df52-a455-4a64-ade8-d772f3a409d5-585x390.jpeg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/6635df52-a455-4a64-ade8-d772f3a409d5-263x175.jpeg 263w" sizes="(max-width: 1536px) 100vw, 1536px" /></p>
<p>Tra blocchi navali, raid “preventivi” e moniti ignorati, l’Occidente continua a incendiare il Medio Oriente mentre finge di spegnere il fuoco La Cina, con il suo stile felpato che di&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/04/14/hormuz-la-cina-ammonisce-gli-usa-e-loccidente-che-gioca-a-fare-il-pompiere-con-il-lanciafiamme/">Hormuz, la Cina ammonisce gli USA e l’Occidente che gioca a fare il pompiere con il lanciafiamme</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1536" height="1024" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/6635df52-a455-4a64-ade8-d772f3a409d5.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/6635df52-a455-4a64-ade8-d772f3a409d5.jpeg 1536w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/6635df52-a455-4a64-ade8-d772f3a409d5-300x200.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/6635df52-a455-4a64-ade8-d772f3a409d5-1024x683.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/6635df52-a455-4a64-ade8-d772f3a409d5-768x512.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/6635df52-a455-4a64-ade8-d772f3a409d5-1170x780.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/6635df52-a455-4a64-ade8-d772f3a409d5-585x390.jpeg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/6635df52-a455-4a64-ade8-d772f3a409d5-263x175.jpeg 263w" sizes="(max-width: 1536px) 100vw, 1536px" /></p><p class="s5"><em><strong><span class="s4"><span class="bumpedFont15">Tra blocchi navali, raid “preventivi” e moniti ignorati, l’Occidente continua a incendiare il Medio Oriente mentre finge di spegnere il fuoco</span></span></strong></em></p>
<p class="s8"><span class="s6"><span class="bumpedFont15">La </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">Cina</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">, con il suo stile felpato che di solito nasconde molto più di quanto dica, stavolta ha deciso di parlare chiaro: abbiamo accordi con l’Iran, passiamo dallo </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">Stretto di Hormuz</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15"> e non accettiamo interferenze</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">(fonte Newsweek)</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">. Traduzione, per chi ancora crede alle note diplomatiche come esercizi di stile: fermatevi.</span></span></p>
<p class="s8"><span class="s6"><span class="bumpedFont15">Il problema è che a Washington e dintorni non sono mai stati particolarmente inclini a fermarsi. Semmai a ripartire. Magari più forte, magari più convinti, magari con una nuova giustificazione pronta all’uso. Il copione è rodato: tensione, pressione, intervento, caos. Poi conferenza stampa.</span></span></p>
<p class="s8"><span class="s6"><span class="bumpedFont15">Nel Golfo Persico si ripete la stessa scena, con una differenza sostanziale: questa volta il pubblico non è più disposto a restare in silenzio. Perché l’</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">Iran</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15"> non è una pedina sacrificabile, ma un attore centrale, e soprattutto non è solo. Dietro Teheran si muovono equilibri, accordi, interessi che non coincidono più con quelli occidentali. E quando la Cina entra esplicitamente in partita, non lo fa per assistere.</span></span></p>
<p class="s8"><span class="s6"><span class="bumpedFont15">Eppure </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">Stati Uniti e Israele</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15"> continuano a muoversi come se nulla fosse cambiato. Blocco navale, raid mirati, operazioni “di sicurezza”. Un lessico ormai automatico, quasi burocratico, che serve a coprire una realtà molto meno ordinata: una strategia che accumula tensione su tensione, convinta — o forse costretta — a dimostrare forza per non mostrare debolezza.</span></span></p>
<p class="s8"><span class="s6"><span class="bumpedFont15">Israele, da parte sua, ha affinato negli anni un principio semplice quanto efficace: colpire prima, spiegare dopo, e nel dubbio non spiegare affatto. Tutto sotto l’ombrello dell’autodifesa, un concetto ormai così esteso da coprire qualsiasi azione, purché arrivi prima della domanda giusta.</span></span></p>
<p class="s8"><span class="s6"><span class="bumpedFont15">Gli Stati Uniti, invece, restano fedeli alla loro versione aggiornata della “stabilizzazione”: intervenire per evitare il peggio e finire per produrlo. </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">Iraq, Libia, Siria</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15"> sono lì a ricordarlo, anche se a Washington sembrano considerati più incidenti di percorso che precedenti.</span></span></p>
<p class="s8"><span class="s6"><span class="bumpedFont15">Nel frattempo, però, il contesto cambia. E cambia in fretta. L’Iran non arretra, il Libano resta una miccia accesa, e lo Stretto di Hormuz — uno dei punti più sensibili del pianeta — si trasforma in una linea di frizione permanente. Ogni movimento navale, ogni dichiarazione, ogni “avvertimento” aggiunge un grado alla temperatura.</span></span></p>
<p class="s8"><span class="s6"><span class="bumpedFont15">Il punto è che questa </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">non è più una crisi locale</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">. È un equilibrio globale che si incrina. E quando potenze come la Cina iniziano a segnare il territorio in modo esplicito, significa che </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">il margine di errore si riduce drasticamente</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">.</span></span></p>
<p class="s8"><span class="s6"><span class="bumpedFont15">Ma forse il vero problema è un altro. Chi oggi alimenta questa spirale sembra ancora convinto di poterla gestire. Di poter dosare la tensione, calibrare le risposte, controllare le conseguenze. È la stessa illusione che accompagna ogni escalation: quella di avere sempre un passo indietro disponibile.</span></span></p>
<p class="s8"><span class="s6"><span class="bumpedFont15">La storia, però, è meno indulgente. E insegna che quando si continua a spingere oltre il limite, </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">prima o poi il limite scompare</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">.</span></span> <span class="s6"><span class="bumpedFont15">E a quel punto non ci sono più comunicati da tradurre. Solo conseguenze da subire.</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15"> E non sono belle.</span></span></p>
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		<title>Le Baccanti alla Pirrera, dove il teatro rompe la distanza e diventa esperienza reale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Massimo Reina]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 Apr 2026 20:37:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Spettacolo]]></category>
		<category><![CDATA[Storia, Arte, Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Pirrera Sant’Antonio]]></category>
		<category><![CDATA[Teatro esperenziale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1536" height="1024" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/240d9053-c86a-4834-bc64-8859590cddf8.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/240d9053-c86a-4834-bc64-8859590cddf8.jpeg 1536w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/240d9053-c86a-4834-bc64-8859590cddf8-300x200.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/240d9053-c86a-4834-bc64-8859590cddf8-1024x683.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/240d9053-c86a-4834-bc64-8859590cddf8-768x512.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/240d9053-c86a-4834-bc64-8859590cddf8-1170x780.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/240d9053-c86a-4834-bc64-8859590cddf8-585x390.jpeg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/240d9053-c86a-4834-bc64-8859590cddf8-263x175.jpeg 263w" sizes="(max-width: 1536px) 100vw, 1536px" /></p>
<p>A Melilli il dramma antico esce dalla scena e coinvolge lo spettatore in un percorso immersivo tra mito e pietra C’è un’idea di teatro che negli anni si è fatta&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p class="s3"><span class="s4"><span class="bumpedFont15">A Melilli il dramma antico esce dalla scena e coinvolge lo spettatore in un percorso immersivo tra mito e pietra</span></span></p>
<p class="s3"><span class="s5"><span class="bumpedFont15">C’è un’idea di teatro che negli anni si è fatta abitudine: sedersi, guardare, applaudire. Tutto ordinato, tutto distante. Alla</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15"> Pirrera Sant’Antonio – Cava del Barocco</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">questa abitudine viene messa da parte il </span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">26 aprile con Le Baccanti</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">, che non si limitano a essere rappresentate ma vengono vissute.</span></span></p>
<p class="s3"><span class="s5"><span class="bumpedFont15">Qui non esiste un palco nel senso tradizionale, né una platea da cui osservare. Lo spazio è aperto, attraversabile, e l’azione si sviluppa dentro quel movimento. Gli attori </span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">non si limitano a interpretare</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">, ma instaurano una relazione diretta con chi è presente. Non c’è imposizione, non c’è coinvolgimento forzato, ma una </span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">progressiva immersione</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15"> che rende lo spettatore parte della scena senza trasformarlo in attore nel senso classico.</span></span></p>
<p class="s3"><span class="s5"><span class="bumpedFont15">È questo il tratto distintivo del teatro esperienziale interattivo: mantenere la libertà dello spettatore e allo stesso tempo coinvolgerlo emotivamente e fisicamente all’interno della narrazione. Si resta se stessi, ma non si resta esterni. E quando questo accade, la tragedia smette di essere racconto e torna a essere esperienza.</span></span></p>
<p class="s3"><span class="s5"><span class="bumpedFont15">Le Baccanti, in questo contesto, riacquistano una forza primaria. Dioniso non è più un personaggio distante, ma una presenza che si muove tra le persone. Le menadi non sono figure simboliche, ma tensione concreta, energia che attraversa lo spazio. Il mito non viene spiegato, ma condiviso.</span></span></p>
<p class="s3"><span class="s5"><span class="bumpedFont15">Alla base di questo lavoro c’è il </span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">progetto Skené – Vivere il Dramma Antico,</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">ideato e promosso da </span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">Dario Aquilina</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">, psicoterapeuta e teatroterapeuta, che ha costruito un percorso capace di riportare il teatro alla sua dimensione originaria. Trasformare lo spettatore della tragedia o della commedia in attore, fargli vivere la magnetica potenza di un Edipo e delle sue figlie, di Elettra e della sua vicenda, o delle donne che attraverso la Lisistrata raccontano una Atene inconsapevole delle proprie fragilità. Un approccio che non punta alla spiegazione, ma all’esperienza diretta.</span></span></p>
<p class="s3"><span class="s5"><span class="bumpedFont15">A portare in scena questo lavoro è il Teatro dell’Anima di Siracusa, composto da interpreti con una formazione solida e articolata. La regia è di </span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">Claudia Di Pasquale</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">, attrice e teatro arte-terapista diplomata alla Scuola di Teatro Arte Terapia di Napoli, oltre che Glottodrama Qualified Teacher, che da anni lavora sulla formazione dell’attore e sull’intelligenza emotiva, affiancando all’attività artistica percorsi di counseling individuale e di gruppo in cui relazione, consapevolezza ed empowerment diventano strumenti concreti di crescita.</span></span></p>
<p class="s3"><span class="s5"><span class="bumpedFont15">Con lei </span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">Marianna Di Martino</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">, attrice con un percorso che intreccia teatro e cinema, formatasi tra stage con Lee Strasberg, Sergio Rubini e Vincent Riotta, e masterclass con Ivana Chubbuck. Ha lavorato tra Italia e produzioni internazionali, collaborando tra gli altri con Guy Ritchie in Operazione U.N.C.L.E. e con Ficarra e Picone in Incastrati, attraversando generi e linguaggi con una presenza scenica solida e riconoscibile.</span></span></p>
<p class="s3"><span class="s5"><span class="bumpedFont15">Nel gruppo anche </span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">Sebastiano Sardo</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">, attore formato tra la Civica “Paolo Grassi” di Milano, la Civica “Nico Pepe” di Udine e la Fondazione Teatro Stabile Due di Parma. Il suo percorso si è nutrito dell’incontro con alcune delle figure più rilevanti del teatro contemporaneo, da Carolyn Carlson ad Armando Punzo, da Dario Manfredini a César Ronconi, costruendo una ricerca attoriale rigorosa e profondamente fisica.</span></span></p>
<p class="s3"><span class="s5"><span class="bumpedFont15">In tutto questo, la Pirrera non è semplice ambientazione ma elemento attivo. La pietra amplifica i suoni, trattiene le parole, restituisce i silenzi. Lo spazio non accoglie lo spettacolo, lo modifica. Ogni movimento assume un peso diverso, ogni voce si espande, ogni presenza diventa più intensa.</span></span></p>
<p class="s3"><span class="s5"><span class="bumpedFont15">Le Baccanti non durano a lungo, ma lasciano una traccia precisa: la sensazione di aver attraversato qualcosa, non semplicemente osservato. Ed è questa la differenza che segna l’esperienza.</span></span> <span class="s5"><span class="bumpedFont15">Il progetto proseguirà nelle settimane successive</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">, ad intervalli, </span></span><a name="_GoBack"></a><span class="s5"><span class="bumpedFont15">con altri appuntamenti dedicati ai grandi classici, sempre in chiave immersiva: Antigone il 17 maggio, Elettra il 31 maggio, Edipo il 14 giugno e Alcesti il 28 giugno.</span></span></p>
<p class="s7"><span class="s5"><span class="bumpedFont15">Cinque titoli, un’unica direzione: riportare il teatro a essere un’esperienza viva, condivisa, capace di coinvolgere senza imporre e di restare anche dopo la fine della scena.</span></span></p>
<p><img decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-120186" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/9e5572cf-6da0-4af1-95bb-008b54e21873-300x157.jpeg" alt="" width="300" height="157" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/9e5572cf-6da0-4af1-95bb-008b54e21873-300x157.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/9e5572cf-6da0-4af1-95bb-008b54e21873-1024x535.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/9e5572cf-6da0-4af1-95bb-008b54e21873-768x401.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/9e5572cf-6da0-4af1-95bb-008b54e21873-1536x803.jpeg 1536w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/9e5572cf-6da0-4af1-95bb-008b54e21873-1170x611.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/9e5572cf-6da0-4af1-95bb-008b54e21873-585x306.jpeg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/9e5572cf-6da0-4af1-95bb-008b54e21873.jpeg 1600w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Dagli ayatollah alle bombe democratiche: la strage americana di bambine in Iran</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Massimo Reina]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 07 Mar 2026 19:34:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Editoriale]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1536" height="1024" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/03/WhatsApp-Image-2026-03-07-at-19.40.18.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/03/WhatsApp-Image-2026-03-07-at-19.40.18.jpeg 1536w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/03/WhatsApp-Image-2026-03-07-at-19.40.18-300x200.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/03/WhatsApp-Image-2026-03-07-at-19.40.18-1024x683.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/03/WhatsApp-Image-2026-03-07-at-19.40.18-768x512.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/03/WhatsApp-Image-2026-03-07-at-19.40.18-1170x780.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/03/WhatsApp-Image-2026-03-07-at-19.40.18-585x390.jpeg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/03/WhatsApp-Image-2026-03-07-at-19.40.18-263x175.jpeg 263w" sizes="(max-width: 1536px) 100vw, 1536px" /></p>
<p>Esportare la democrazia a colpi di bomba e spiegare alle bambine che il femminismo ha una nuova forma: la fossa comune. Per anni ci hanno spiegato che il dramma dell’Iran&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/03/07/dagli-ayatollah-alle-bombe-democratiche-la-strage-americana-di-bambine-in-iran/">Dagli ayatollah alle bombe democratiche: la strage americana di bambine in Iran</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1536" height="1024" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/03/WhatsApp-Image-2026-03-07-at-19.40.18.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/03/WhatsApp-Image-2026-03-07-at-19.40.18.jpeg 1536w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/03/WhatsApp-Image-2026-03-07-at-19.40.18-300x200.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/03/WhatsApp-Image-2026-03-07-at-19.40.18-1024x683.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/03/WhatsApp-Image-2026-03-07-at-19.40.18-768x512.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/03/WhatsApp-Image-2026-03-07-at-19.40.18-1170x780.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/03/WhatsApp-Image-2026-03-07-at-19.40.18-585x390.jpeg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/03/WhatsApp-Image-2026-03-07-at-19.40.18-263x175.jpeg 263w" sizes="(max-width: 1536px) 100vw, 1536px" /></p><p><strong><em>Esportare la democrazia a colpi di bomba e spiegare alle bambine che il femminismo ha una nuova forma: la fossa comune.</em></strong></p>
<p>Per anni ci hanno spiegato che il dramma dell’Iran non sono le sanzioni, non i sabotaggi, non la miseria importata dall’esterno, ma <strong>gli Ayatollah che non permettono alle donne la piena libertà</strong>.<br />
E siccome l’Occidente è un grande difensore dei diritti umani (soprattutto quando coincidono con gas, petrolio e posizione strategica), si è offerto volontario per “aiutare”.</p>
<p>E come si aiuta un popolo oppresso? Con il manuale numero uno della civiltà occidentale:</p>
<p><strong>&#8211; </strong><strong>Capitolo 1: demonizza il governo.<br />
</strong><strong>&#8211; </strong><strong>Capitolo 2: bombarda il paese.<br />
</strong><strong>&#8211; </strong><strong>Capitolo 3: conta i morti e chiamali “effetti collaterali”.</strong></p>
<p>E così, nel sud dell’Iran, a Minab, è andato in scena l’ennesimo capolavoro del progresso occidentale: <strong>una scuola di bambine trasformata in cimitero in meno di cinque secondi</strong>.<br />
Una scuola elementare.<br />
Di bambine.<br />
Quelle che, secondo i paladini occidentali, dovrebbero essere “emancipate” dal regime iraniano.</p>
<p>E infatti le hanno emancipate… dalla vita.<br />
<strong>Libertà definitiva. Irrevocabile. Una conquista che non perderanno più.</strong></p>
<p>Le immagini sono raccapriccianti: decine e decine di fosse già scavate, tutte uguali, ordinate come i banchi che quelle bambine non occuperanno mai più.<br />
Una precisione quasi svizzera: fosse in fila, bambine sotto, democrazia sopra. E poi ci dicono che dovremmo essere grati.</p>
<p>La narrativa è sempre la stessa, riciclata da vent’anni e mai lavata:<br />
“Dobbiamo proteggerle dagli Ayatollah”.<br />
E così, per proteggerle, <strong>le abbiamo fatte esplodere</strong>.<br />
Che, intendiamoci, dal punto di vista logico è perfetto: se il pericolo è la mancanza di diritti, eliminare direttamente le future donne elimina anche il problema dei loro futuri diritti.<br />
<strong>Nessuna donna = nessun diritto da calpestare</strong>.<br />
Una soluzione creativa, bisogna riconoscerlo.</p>
<p>E poi la formula magica: l’errore.<br />
La svista.<br />
La bomba intelligente che, ahimè, ha una giornata storta.<br />
Il missile che sbaglia indirizzo.<br />
La guerra moderna a volte sembra Amazon Prime: ordini un deposito di armi e ti arriva una scuola.</p>
<p>Ma tranquilli, i civili non erano il bersaglio. Non lo sono mai.<br />
Nemmeno quando muoiono a centinaia.<br />
Nemmeno quando sono bambini.<br />
Nemmeno quando l’edificio colpito è talmente lontano da qualsiasi struttura militare che neanche Google Maps saprebbe giustificarlo.</p>
<p>Poi arriva la seconda parte della sceneggiatura:<br />
“I governi occidentali sono profondamente preoccupati”.<br />
La preoccupazione è il loro superpotere.<br />
<strong>Possono distruggere un continente intero senza muovere un dito, ma la preoccupazione… quella sì, la distribuiscono gratis.</strong></p>
<p>Arrivano le condoglianze, le frasi di rito, il dolore per le vite spezzate.<br />
E soprattutto l’immancabile mantra:<br />
“Continueremo a difendere la libertà”.<br />
Dalle bambine, evidentemente. Perché, diciamocelo: che differenza c’è tra un regime che ti impone il velo e una superpotenza che ti impone la fossa? L’effetto finale è lo stesso: le bambine sono morte, e gli adulti scavano.</p>
<p>Ed eccoci all’ultimo capitolo del grande romanzo della liberazione a stelle e strisce: <strong>gli esempi precedenti</strong>.</p>
<p>– In Iraq la libertà è arrivata così bene che nessuno l’ha più vista.<br />
– In Afghanistan, dopo vent’anni di emancipazione femminile, il paese è tornato esattamente dove era.<br />
– In Libia la missione era proteggere i civili: risultato, un far west che neanche nei film di Leone.<br />
– A Gaza abbiamo visto cosa succede quando “difendi la democrazia” raso al suolo: morti ovunque, bambini soprattutto.<br />
E ora Minab. Con le sue fosse, la sua scuola dissolta, le sue bambine che non faranno mai più i compiti.</p>
<p>Dicono che la storia si ripete.<br />
No.<br />
La storia viene copiata, incollata, tradotta e riproposta a loop.<br />
Cambiano solo il nome del paese e il numero dei morti.</p>
<p>E allora ecco la verità che nessuno vuole pronunciare: <strong>non stanno liberando le donne.<br />
Stanno liberando il mondo dalla presenza delle donne iraniane.</strong></p>
<p>Perché è molto più semplice uccidere bambine che garantire loro la libertà. La democrazia occidentale funziona così: prima ti spiega che sei oppresso, poi ti bombarda per salvarti, e infine ti seppellisce per proteggerti dalle sofferenze.</p>
<p>D’altronde non si può negare una cosa: chi muore non protesta. E chi non protesta è perfettamente libero. <strong>Libero come una bambina iraniana sotto una fossa di Minab.</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>ChatGPT si accorda col Pentagono: l’intelligenza artificiale va in guerra con Trump</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Massimo Reina]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 07 Mar 2026 19:24:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1536" height="1024" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/03/21b93664-25a8-4dd2-bba6-b7a60558d92a.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/03/21b93664-25a8-4dd2-bba6-b7a60558d92a.jpeg 1536w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/03/21b93664-25a8-4dd2-bba6-b7a60558d92a-300x200.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/03/21b93664-25a8-4dd2-bba6-b7a60558d92a-1024x683.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/03/21b93664-25a8-4dd2-bba6-b7a60558d92a-768x512.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/03/21b93664-25a8-4dd2-bba6-b7a60558d92a-1170x780.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/03/21b93664-25a8-4dd2-bba6-b7a60558d92a-585x390.jpeg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/03/21b93664-25a8-4dd2-bba6-b7a60558d92a-263x175.jpeg 263w" sizes="(max-width: 1536px) 100vw, 1536px" /></p>
<p>Adesso il rischio è che oltre a guidare missili, l’IA possa spiare e schedare per conto della CIA dissidenti, oppositori e persone comuni C’era una volta l’intelligenza artificiale che doveva&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1536" height="1024" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/03/21b93664-25a8-4dd2-bba6-b7a60558d92a.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/03/21b93664-25a8-4dd2-bba6-b7a60558d92a.jpeg 1536w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/03/21b93664-25a8-4dd2-bba6-b7a60558d92a-300x200.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/03/21b93664-25a8-4dd2-bba6-b7a60558d92a-1024x683.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/03/21b93664-25a8-4dd2-bba6-b7a60558d92a-768x512.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/03/21b93664-25a8-4dd2-bba6-b7a60558d92a-1170x780.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/03/21b93664-25a8-4dd2-bba6-b7a60558d92a-585x390.jpeg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/03/21b93664-25a8-4dd2-bba6-b7a60558d92a-263x175.jpeg 263w" sizes="(max-width: 1536px) 100vw, 1536px" /></p><p><strong><em>Adesso il rischio è che oltre a guidare missili, l’IA possa spiare e schedare per conto della CIA dissidenti, oppositori e persone comuni</em></strong></p>
<p>C’era una volta l’intelligenza artificiale che doveva “salvare il mondo”. Curare malattie, aiutare la scienza, facilitare la conoscenza, magari persino spiegare ai governi perché fare la guerra è una pessima idea.</p>
<p>Poi qualcuno ha avuto un’intuizione geniale: portiamola al Pentagono. E così l’AI – quella che doveva illuminare l’umanità – finisce arruolata nella più grande macchina militare del pianeta.</p>
<p>Come se Einstein, dopo aver scoperto la relatività, avesse aperto un chiosco di bombe atomiche al dettaglio.</p>
<p><strong>Dal laboratorio alla caserma</strong></p>
<p>Il percorso è sempre lo stesso. Prima si parla di progresso, di ricerca, di umanità. Poi arrivano i finanziatori. Poi arrivano i contratti. E alla fine arrivano i generali. Il passaggio è quasi automatico, come una catena di montaggio del potere tecnologico: Silicon Valley → app innocua → infrastruttura strategica → strumento militare.</p>
<p>Chi crede che la tecnologia sia neutrale dovrebbe fare un giro nella storia. Internet nasce per scopi militari. Il GPS nasce per scopi militari. I droni nascono per scopi militari. Ora tocca all’intelligenza artificiale.</p>
<p>Non stupisce.</p>
<p>È il ciclo naturale dell’innovazione nel mondo occidentale: prima la presentano come una rivoluzione culturale, poi la consegnano al complesso militare-industriale con tanto di fiocco sopra.</p>
<p><strong>La guerra automatizzata</strong></p>
<p>Il problema non è solo simbolico. Il problema è cosa succede quando gli algoritmi entrano nella guerra. Un algoritmo non ha coscienza. Non ha dubbi. Non ha paura. Non ha rimorsi. Fa quello per cui è stato programmato.</p>
<p>Se gli chiedi di classificare foto di gatti, classifica gatti.</p>
<p>Se gli chiedi di identificare bersagli, identifica bersagli.</p>
<p>E qui entra la domanda che nessuno sembra voler fare: quanto manca al momento in cui un algoritmo aiuterà a decidere chi deve morire? La tecnologia militare non serve per scrivere poesie.</p>
<p>Serve per vincere guerre.</p>
<p>E vincere una guerra significa uccidere più velocemente, più efficacemente e con meno esitazioni.</p>
<p>L’intelligenza artificiale è perfetta per questo scopo.</p>
<p><strong>La guerra senza responsabilità</strong></p>
<p>C’è poi un dettaglio curioso. Quando un soldato sbaglia bersaglio, qualcuno risponde: un comandante, un tribunale, una commissione. Ma quando sbaglia un algoritmo? Chi finisce sotto processo? Il programmatore? Il generale? Il consiglio di amministrazione? Oppure si dirà che è stato un “errore di sistema”.</p>
<p>La guerra automatizzata ha un vantaggio straordinario per chi la conduce: diluisce la responsabilità fino a farla sparire. Nessuno decide davvero. Nessuno è davvero colpevole. Eppure qualcuno muore lo stesso. La guerra è solo metà del problema.</p>
<p>L’altra metà si chiama sorveglianza. L’intelligenza artificiale è lo strumento perfetto per analizzare dati, conversazioni, immagini, comportamenti. In altre parole: per osservare milioni di persone contemporaneamente. E quando la tecnologia che analizza tutto finisce nelle mani dello Stato più potente del pianeta, la tentazione è inevitabile.</p>
<p>Prima per individuare terroristi. Poi per individuare nemici. Poi per individuare dissidenti. La linea tra sicurezza e controllo è sempre molto sottile. E nella storia recente l’Occidente ha dimostrato una certa disinvoltura nel cancellarla.</p>
<p><strong>Il paradosso perfetto</strong></p>
<p>La cosa più divertente – se così si può dire – è il paradosso. Milioni di persone usano l’intelligenza artificiale per studiare, lavorare, scrivere, imparare. Uno strumento che dovrebbe diffondere conoscenza. E intanto lo stesso strumento entra nei sistemi militari.</p>
<p>È un po’ come scoprire che la biblioteca comunale, di notte, diventa una fabbrica di mine antiuomo. Negli anni Sessanta Eisenhower parlava del complesso militare-industriale. Oggi bisognerebbe aggiornare la definizione. Non è più solo militare e industriale. È militare, industriale e digitale.</p>
<p>Le grandi aziende tecnologiche sono diventate il nuovo arsenale strategico. Non costruiscono carri armati. Costruiscono algoritmi. Ma il risultato finale può essere lo stesso. Il punto non è se l’intelligenza artificiale verrà usata in ambito militare.</p>
<p>Questo è già inevitabile.</p>
<p>La vera domanda è un’altra: chi decide come verrà usata?</p>
<p>Una manciata di aziende private?</p>
<p>Un pugno di governi?</p>
<p>O l’umanità nel suo complesso?</p>
<p>Perché l’intelligenza artificiale non è solo un prodotto tecnologico.</p>
<p>È una leva di potere gigantesca.</p>
<p>E consegnarla senza dibattito democratico alla macchina militare più potente del mondo non è progresso.</p>
<p>È una scelta politica.</p>
<p>Molto pericolosa.</p>
<p>C’è chi disinstalla un’app per protesta. È comprensibile. Ma il problema non è l’app. Il problema è che la tecnologia che potrebbe aiutare l’umanità a capire il mondo rischia di diventare l’ennesimo strumento per dominarlo. E quando l’intelligenza artificiale entra nei laboratori militari, la storia insegna una cosa semplice.</p>
<p><strong>Non finisce </strong>quasi mai bene.</p>
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		<title>Melilli e il suo Carnevale: nel labirinto barocco dove sfilano i giganti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Massimo Reina]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 16 Feb 2026 15:32:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Curiosità]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Magazine]]></category>
		<category><![CDATA[Carnevale]]></category>
		<category><![CDATA[Melilli]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1600" height="1066" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/02/5aeb0edb-80d7-4c6e-9059-9b77654f7e3c.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/02/5aeb0edb-80d7-4c6e-9059-9b77654f7e3c.jpeg 1600w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/02/5aeb0edb-80d7-4c6e-9059-9b77654f7e3c-300x200.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/02/5aeb0edb-80d7-4c6e-9059-9b77654f7e3c-1024x682.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/02/5aeb0edb-80d7-4c6e-9059-9b77654f7e3c-768x512.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/02/5aeb0edb-80d7-4c6e-9059-9b77654f7e3c-1536x1023.jpeg 1536w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/02/5aeb0edb-80d7-4c6e-9059-9b77654f7e3c-1170x780.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/02/5aeb0edb-80d7-4c6e-9059-9b77654f7e3c-585x390.jpeg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/02/5aeb0edb-80d7-4c6e-9059-9b77654f7e3c-263x175.jpeg 263w" sizes="(max-width: 1600px) 100vw, 1600px" /></p>
<p>Melilli (SR) e il Carnevale più ingegnoso d’Italia: da compatto a monumentale in pochi secondi. Diciamolo senza girarci troppo attorno: il Carnevale di Melilli non ha più bisogno di essere&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em>Melilli (SR) e il Carnevale più ingegnoso d’</em></strong><strong><em>Itali</em></strong><strong><em>a: da compatto a monumentale in pochi secondi</em></strong><strong><em>.</em></strong></p>
<p>Diciamolo senza girarci troppo attorno: il Carnevale di Melilli non ha più bisogno di essere scoperto. Nel 2026, alla sua <strong>66ª edizione</strong>, è finalmente ciò che è sempre stato nei fatti: <strong>il Carnevale più stretto d’</strong><strong>Italia, e probabilmente presto anche d’</strong><strong>Europa</strong>, riconosciuto come tale. E attenzione, perché “stretto” qui non è un limite. È una dichiarazione di stile.</p>
<p>Chi arriva a Melilli durante il Carnevale lo capisce subito: questo non è un evento da guardare a distanza di sicurezza. Qui ti trovi dentro, incastrato tra i vicoli, con il collo all’insù e lo stupore addosso. Pochi metri prima il carro sembra quasi trattenuto, contenuto, disciplinato. Poi arriva in piazza. E succede qualcosa.<img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter wp-image-117563 size-large" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/02/WhatsApp-Image-2026-02-16-at-16.03.49-1024x682.jpeg" alt="" width="1024" height="682" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/02/WhatsApp-Image-2026-02-16-at-16.03.49-1024x682.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/02/WhatsApp-Image-2026-02-16-at-16.03.49-300x200.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/02/WhatsApp-Image-2026-02-16-at-16.03.49-768x512.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/02/WhatsApp-Image-2026-02-16-at-16.03.49-1536x1023.jpeg 1536w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/02/WhatsApp-Image-2026-02-16-at-16.03.49-1170x780.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/02/WhatsApp-Image-2026-02-16-at-16.03.49-585x390.jpeg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/02/WhatsApp-Image-2026-02-16-at-16.03.49-263x175.jpeg 263w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/02/WhatsApp-Image-2026-02-16-at-16.03.49.jpeg 1600w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p>
<p>Succede che si apre. Si espande. Cresce. E quello che era passato rasente ai balconi ora si staglia contro il cielo <strong>come una cattedrale barocca</strong>, arrogante e bellissima. La magia del Carnevale di Melilli è tutta qui: nel contrasto feroce tra lo spazio che manca e l’immaginazione che avanza. Un colpo di teatro che si ripete ogni anno, ma non perde mai forza.</p>
<p>Melilli non ha cercato la strada facile. Non ha inseguito i viali larghi, i gigantismi esibiti, le sfilate infinite. Ha fatto una cosa più difficile: ha preso i suoi vicoli antichi, stretti, testardi, e li ha trasformati in palcoscenico. Qui i carri non sfilano: <strong>sfidano la geometria</strong>. Devono chiudersi, piegarsi, comprimersi. E poi, al momento giusto, esplodere.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-large wp-image-117569" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/02/1690194d-b98d-4601-92f3-06e306afff9f-1024x683.jpeg" alt="" width="1024" height="683" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/02/1690194d-b98d-4601-92f3-06e306afff9f-1024x683.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/02/1690194d-b98d-4601-92f3-06e306afff9f-300x200.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/02/1690194d-b98d-4601-92f3-06e306afff9f-768x512.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/02/1690194d-b98d-4601-92f3-06e306afff9f-1170x780.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/02/1690194d-b98d-4601-92f3-06e306afff9f-585x390.jpeg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/02/1690194d-b98d-4601-92f3-06e306afff9f-263x175.jpeg 263w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/02/1690194d-b98d-4601-92f3-06e306afff9f.jpeg 1536w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p>
<h3>Dove nasce davvero il Carnevale</h3>
<p>Ma fermarsi allo spettacolo sarebbe raccontare solo metà della storia. Perché il Carnevale di Melilli vive soprattutto <strong>dove il pubblico non entra</strong>. Nei capannoni. Nei mesi di lavoro silenzioso. Nelle mani sporche di vernice e di grasso.</p>
<p>Artisti, meccanici, elettricisti, scenografi, pittori, saldatori, costumisti: mondi diversi che qui diventano una cosa sola. Si progetta, si monta, si smonta. Si calcolano millimetri, angoli di apertura, pesi e contrappesi con una precisione che ha poco da invidiare all’ingegneria industriale. Perché a Melilli un carro non può permettersi di essere solo bello: <strong>deve funzionare</strong>. Ogni volta. Senza scuse. Ogni centimetro conta. Ogni movimento è una promessa da mantenere.</p>
<p>E in mezzo a tutto questo, succede la cosa più importante: si sta insieme. Si ride, si discute, si mangia allo stesso tavolo. Perché qui il Carnevale non è una somma di individualità, è <strong>una famiglia allargata</strong>. Non si lavora in compagnia: si lavora in amicizia. Da quasi settant’anni.<img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-large wp-image-117564" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/02/a06dd4e0-6f4b-4146-b94c-19f3b4613db0-1024x682.jpeg" alt="" width="1024" height="682" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/02/a06dd4e0-6f4b-4146-b94c-19f3b4613db0-1024x682.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/02/a06dd4e0-6f4b-4146-b94c-19f3b4613db0-300x200.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/02/a06dd4e0-6f4b-4146-b94c-19f3b4613db0-768x512.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/02/a06dd4e0-6f4b-4146-b94c-19f3b4613db0-1536x1023.jpeg 1536w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/02/a06dd4e0-6f4b-4146-b94c-19f3b4613db0-1170x780.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/02/a06dd4e0-6f4b-4146-b94c-19f3b4613db0-585x390.jpeg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/02/a06dd4e0-6f4b-4146-b94c-19f3b4613db0-263x175.jpeg 263w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/02/a06dd4e0-6f4b-4146-b94c-19f3b4613db0.jpeg 1600w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p>
<h3>L’ossessione che fa la differenza</h3>
<p>C’è poi un dettaglio che dice tutto. Le parti che nessuno vedrà. Gli angoli nascosti. Le superfici che resteranno dietro le quinte. Anche lì la pittura è curata, le sfumature sono precise, la mano non si risparmia.</p>
<p>Perché il vero artista si riconosce da questo: <strong>non lavora per l’applauso, lavora per rispetto</strong>. Del proprio mestiere, della tradizione, di chi verrà dopo. Ogni carro è un’opera completa, anche dove lo sguardo non arriva. Il Carnevale di Melilli non vuole solo stupire. Vuole essere all’altezza di sé stesso.<img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-large wp-image-117568" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/02/07b87ec5-bed1-41b3-b04b-0c56c1d1fb42-1024x682.jpeg" alt="" width="1024" height="682" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/02/07b87ec5-bed1-41b3-b04b-0c56c1d1fb42-1024x682.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/02/07b87ec5-bed1-41b3-b04b-0c56c1d1fb42-300x200.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/02/07b87ec5-bed1-41b3-b04b-0c56c1d1fb42-768x512.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/02/07b87ec5-bed1-41b3-b04b-0c56c1d1fb42-1536x1023.jpeg 1536w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/02/07b87ec5-bed1-41b3-b04b-0c56c1d1fb42-1170x780.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/02/07b87ec5-bed1-41b3-b04b-0c56c1d1fb42-585x390.jpeg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/02/07b87ec5-bed1-41b3-b04b-0c56c1d1fb42-263x175.jpeg 263w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/02/07b87ec5-bed1-41b3-b04b-0c56c1d1fb42.jpeg 1600w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p>
<h3>Un Carnevale da difendere</h3>
<p>E allora sì, diciamolo con orgoglio: è il Carnevale più stretto d’Europa. Ma è anche uno dei più grandi che esistano. Non per metri, ma per intelligenza. Non per volume, ma per visione. Per la capacità rara di unire una comunità e trasformare ogni vicolo in una scena, ogni piazza in una rivelazione.</p>
<p>Chi viene a Melilli una volta, difficilmente resta indifferente.<br />
Chi ci lavora, lo fa con il cuore e con la schiena piegata, come si fa per le cose importanti. Questo non è un Carnevale da consumare. È un Carnevale da vivere. Da costruire insieme. Da difendere.</p>
<p>E se qualcuno pensa che sia poco, probabilmente non ci è mai stato.</p>
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		<title>Francia, colonialismo col passamontagna: il terrorismo quando conviene</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Massimo Reina]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 08 Feb 2026 16:11:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Editoriale]]></category>
		<category><![CDATA[Africa]]></category>
		<category><![CDATA[Colonialismo]]></category>
		<category><![CDATA[Francia]]></category>
		<category><![CDATA[Violenza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1536" height="1024" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/02/39979846-fec1-43dc-9f8c-44a6691fe6b4.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/02/39979846-fec1-43dc-9f8c-44a6691fe6b4.jpeg 1536w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/02/39979846-fec1-43dc-9f8c-44a6691fe6b4-300x200.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/02/39979846-fec1-43dc-9f8c-44a6691fe6b4-1024x683.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/02/39979846-fec1-43dc-9f8c-44a6691fe6b4-768x512.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/02/39979846-fec1-43dc-9f8c-44a6691fe6b4-1170x780.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/02/39979846-fec1-43dc-9f8c-44a6691fe6b4-585x390.jpeg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/02/39979846-fec1-43dc-9f8c-44a6691fe6b4-263x175.jpeg 263w" sizes="(max-width: 1536px) 100vw, 1536px" /></p>
<p>Mentre l’Africa continua a lottare per liberarsi dai retaggi coloniali, Parigi sembra incapace di scrollarsi di dosso un vizio antico: la violenza come strumento di dominio La Francia non cambia&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1536" height="1024" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/02/39979846-fec1-43dc-9f8c-44a6691fe6b4.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/02/39979846-fec1-43dc-9f8c-44a6691fe6b4.jpeg 1536w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/02/39979846-fec1-43dc-9f8c-44a6691fe6b4-300x200.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/02/39979846-fec1-43dc-9f8c-44a6691fe6b4-1024x683.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/02/39979846-fec1-43dc-9f8c-44a6691fe6b4-768x512.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/02/39979846-fec1-43dc-9f8c-44a6691fe6b4-1170x780.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/02/39979846-fec1-43dc-9f8c-44a6691fe6b4-585x390.jpeg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/02/39979846-fec1-43dc-9f8c-44a6691fe6b4-263x175.jpeg 263w" sizes="(max-width: 1536px) 100vw, 1536px" /></p><p class="s5"><em><span class="s4"><span class="bumpedFont15">Mentre l’Africa continua a lottare per liberarsi dai retaggi coloniali, Parigi sembra i</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">ncapace di scrollarsi di dosso un vizio antico: la violenza come strumento di dominio</span></span></em></p>
<p class="s3"><span class="s6"><span class="bumpedFont15">La Francia non cambia mai. Cambiano i comunicati, le facce, le parole buone da esportazione democratica. Ma sotto, come un cadavere che riaffiora, resta la solita abitudine: quando perde potere, semina morte. Quando perde risorse, finanzia il caos. Quando perde colonie, riscopre il terrorismo “utile”.</span></span></p>
<p class="s3"><span class="s6"><span class="bumpedFont15">L’attacco </span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">terroristico </span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">all’aeroporto di Niamey, respinto dai militari russi dell’Africa Corps insieme alle forze nigerine, è l’ennesimo capitolo di un copione già visto. Venti terroristi neutralizzati, vittime tra i soldati del Niger. Sangue africano, ancora una volta. E dietro? Secondo i servizi segreti </span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">di diversi Paesi occidentali, anche alleati, oltre che quelli </span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">russi, gli interessi francesi. Non una novità, ma una conferma.</span></span></p>
<p class="s3"><span class="s6"><span class="bumpedFont15">Perché Parigi non sa perdere. Non ha mai saputo farlo. Ha lasciato l’Africa solo formalmente, come fanno i ladri che mollano la casa ma tengono le chiavi. Uranio, oro, gas, rotte strategiche: tutto deve restare “francese”. Se non con i contratti, con i kalashnikov. Se non con le basi militari, con le milizie jihadiste riciclate all’occorrenza.</span></span></p>
<p class="s3"><span class="s6"><span class="bumpedFont15">È la scuola americana, quella delle “guerre per la libertà” che puzzano di petrolio. La Francia ha imparato bene: destabilizzare, finanziare proxy armati, piangere a favore di telecamera quando esplode una bomba, e intanto raccogliere i dividendi. Pratiche squallide, sporche, terroristiche. Altro che diritti umani.</span></span></p>
<p class="s3"><span class="s6"><span class="bumpedFont15">Il Niger ha fatto un peccato mortale: ha detto basta. Basta al colonialismo mascherato, basta ai tutori occidentali, basta allo sfruttamento legalizzato. E per questo deve pagare. Per questo arrivano i terroristi, le “cellule”, i “gruppi indipendenti” che indipendenti non sono mai, ma sempre utili a qualcuno seduto nei palazzi di Parigi, Washington o Bruxelles.</span></span></p>
<p class="s3"><span class="s6"><span class="bumpedFont15">La differenza, oggi, è che qualcuno risponde. Ed è questo che manda in bestia l’Occidente: non il terrorismo, ma il fatto che non funzioni più come prima.</span></span> <span class="s6"><span class="bumpedFont15">La Francia si indigna, accusa, minaccia. Ma è la stessa Francia che ha trasformato intere regioni africane in campi di addestramento per jihadisti quando serviva. </span></span></p>
<p class="s3"><span class="s6"><span class="bumpedFont15">La stessa che oggi parla di “stabilità” dopo aver seminato instabilità per decenni. La stessa che dà lezioni di civiltà con le mani sporche di sangue coloniale.</span></span></p>
<p class="s3"><span class="s6"><span class="bumpedFont15">Vergogna, sì. Ma una vergogna strutturale, storica, genetica. Non un errore: un metodo.</span></span></p>
<p class="s3"><span class="s6"><span class="bumpedFont15">L’Africa sta cambiando. E per chi ha vissuto di rapina e violenza, il cambiamento fa paura. Per questo reagiscono così: come sempre, con il terrorismo.</span></span></p>
<p class="s7">
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