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	<title>Pierfranco Bruni Presidente Naz. Centro Studi e Ricerche “Francesco Grisi”, Autore presso lafrecciaweb.it</title>
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	<title>Pierfranco Bruni Presidente Naz. Centro Studi e Ricerche “Francesco Grisi”, Autore presso lafrecciaweb.it</title>
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		<title>Letteratura e ideologia: tra conformismo critico e rimozione degli scrittori nel Novecento</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Pierfranco Bruni Presidente Naz. Centro Studi e Ricerche “Francesco Grisi”]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Apr 2026 20:02:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Storia, Arte, Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[ideologia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="410" height="410" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/02/DABF35A2-15CB-401A-BA0B-C39FF668BD39.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/02/DABF35A2-15CB-401A-BA0B-C39FF668BD39.jpeg 410w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/02/DABF35A2-15CB-401A-BA0B-C39FF668BD39-300x300.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/02/DABF35A2-15CB-401A-BA0B-C39FF668BD39-150x150.jpeg 150w" sizes="(max-width: 410px) 100vw, 410px" /></p>
<p>Idolatrare Pasolini e altri dimenticando Giuseppe Berto Carlo Mazzantini Marcello Gallian Francesco Grisi Cesare Pavese&#8230; Si può? Povera Patria mia&#8230; Letteratura e ideologia nel tempo presente. Conformismo e mancanza di&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/04/07/letteratura-e-ideologia-tra-conformismo-critico-e-rimozione-degli-scrittori-nel-novecento/">Letteratura e ideologia: tra conformismo critico e rimozione degli scrittori nel Novecento</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Idolatrare Pasolini e altri dimenticando Giuseppe Berto Carlo Mazzantini Marcello Gallian Francesco Grisi Cesare Pavese&#8230;</em><br />
<em>Si può? Povera Patria mia&#8230;</em></p>
<p>Letteratura e ideologia nel tempo presente. Conformismo e mancanza di coraggio. Dimenticando Giuseppe Berto Carlo Mazzantini Marcello Gallian Francesco Grisi Berto Ricci&#8230; Uno dei maestri del Novecento letterario resta Cesare Pavese. Procedo in modo a-sistematico.<br />
Perché Pavese? Subito detto. Pavese non amò Primo Levi. L&#8217;intoccabile Primo Levi. Ma non amò neppure Italo Calvino. Fu ripagato da Pasolini riscoperto dalla destra istituzionale che considerò Pavese uno scrittore provinciale.</p>
<p>-Vi spiego</p>
<p>Pavese-Primo Levi tra mito, testimonianza e critica al realismo dominante. Cesare Pavese si rifiutò di pubblicare il libro di Primo Levi:  “Se questo è un uomo” all’interno della collana di narrativa, poiché lo riteneva un libro di cronaca. Una mera cronaca senza letteratura. Non lo ha mai considerato un romanzo. Soltanto dopo la morte di Pavese venne pubblicato dalla Einaudi.<br />
Discutiamo dunque di letteratura del Novecento. Nel segno non solo della rilettura di quella storia che ci è stata imposta dai testi scolastici e universitari. Testi completamente affidati a modelli ideologici. Di discussione nel corso di questi anni ne abbiamo fatte tante, ma ci sono responsabilità sia istituzionali che di metodologia applicata alla pedagogia. La vera storia della letteratura italiana del Novecento non è quella che si fa studiare nei libri di testo – scuola superiore e università. È una letteratura “gestita” politicamente.<br />
Più volte sono entrato nel merito di ciò.<br />
Certo. Ma leggete un po’ i contemporanei: da Tondelli a Sanguineti (per risalire indietro e non ridiscendere) dall’autore di “Gomorra” a tutta una letteratura in odore di non letteratura vera.<br />
Nota dolente continuare a considerare grande scrittore Primo Levi. Considerare Pasolini un grande. E gli scrittori veri?<br />
Ma scusate: cosa hanno a che fare Pasolini e Mishima? Elogio alla non conoscenza!</p>
<p>-Invece di fare un&#8217;operazione intelligente su Papini Pavese Grisi Deledda Berto&#8230; Cosa si fa? Si riscopre Pasolini&#8230; Dio mio che ignoranza<br />
Sfido a trovare pagine su Giuseppe Berto, su Marcello Gallian, su Francesco Grisi, Diego Fabbri, Antonio Barolini, Ignazio Silone&#8230;<br />
Poi, la nota dolente è quella di continuare a considerare “grande” scrittore Primo Levi. Pagine di testimonianza e nient’altro. I suoi scritti non superato la testimonianza umana ma la letteratura ha una griglia simbolica e di “pensiero” di altra natura.<br />
Già il caso Moravia è ben altra faccenda. Un narratore e non uno scrittore. Molta subordinazione agli schemi calviniani. Un Italo Calvino che diventa scrittore in “Palamar” in “Se un viaggiatore…”.<br />
E prima? Ma niente di nuovo dopo Pavese. Pavese è la centralità di un Novecento di mezzo con una straordinaria valenza poetica e letteraria, ma non certamente quel Pavese antologizzato nei testi scolastici. L’antirealista Pavese è soprattutto lo scrittore che non accettò la Resistenza né come modello politico e tanto meno come espressione letteraria. Pavese è il mito e l’alchimia nella storia ma è anche lo scrittore che condanna chiaramente il comunismo e i risvolti di una Resistenza assassina (“Dialoghi con Leucò” e la “Casa in collina” sono il manifesto dell’antiresistenza. Semplice constatare ciò. Basta leggerlo con serenità e non antologizzarlo con giustificazioni banali.</p>
<p>-Lezioni di un realismo come vera forma di arte? Errore</p>
<p>Ma se Pavese è lo scrittore di mezzo del Novecento, che sostanzialmente spacca le visioni ideologiche, Corrado Alvaro è lo scrittore delle “memorie sommerse” che fa iniziare il suo percorso letterario, proprio nei primi anni del Novecento, con “L’uomo nel labirinto”. Siamo a livelli alti e non nella mediocre cronaca di un Primo Levi o nella superbia visione stilistica di Italo Calvino, che tutto deve al Pavese della coerenza, dello stile, dell’autenticità.<br />
Alvaro e Pavese avevano dietro dimensioni robuste: da una parte una visione musiliana e kafkiana e dall’altra la lezione eliadiana e vichiana ben ancorate alla tradizione letteraria e non ideologica. Bisogna rivendicare la letteratura vera e spogliarla dalla frenesia di un gramscismo che proviene da lezioni sovietiche di un realismo come vera forma di arte. Pavese è distante da ciò, come lo è Alvaro, come lo è Berto, come lo sono i contemporanei alti: Sgorlon e Bevilacqua. Qual può essere il ragionamento applicato nel centralizzare testimoni di scrittura come Primo Levi e non dare la giusta considerazione a veri scrittori come Giuseppe Berto?<br />
Mi devono spiegare perché si focalizza l’attenzione, il più delle volte, sulle contraddizioni di Sartre defilando in un paracadute Camus. Ci vogliono ragionamenti critici e non teatralizzazioni consociative. Ma sul versante cattolico  si sono resi conto che la storia della letteratura dimentica Diego Fabbri, Mario Pomilio, Francesco Grisi, Ignazio Silone del “Celestino V”, e più avanti Saviane, Salvalaggio, Battaglia? Si ha il coraggio di leggere e proporre Giuseppe Berto (l’autore de “Il male oscuro” e di “Anonimo veneziano” oltre che della “Gloria”) senza lasciarsi condizionare dal suo libro “Guerra in camicia nera”? Non ci credo. Si ha il coraggio di proporre Pavese come egli stesso ha scritto nella pagina introduttiva a “Dialoghi con Leucò”, ovvero di non essere uno scrittore realista?</p>
<p>-Generazioni di maestri (pochi) e di mediocri (molti)</p>
<p>Si ha il coraggio di penetrare Calvino ponendosi davanti ad una lezione di letteratura marxista anche quando cerca di introdurci nella fiaba o nelle sue interpretazioni “americane”, che non offrono alcuna originalità e innovazione dopo le lezioni critiche debenettiane? Ci vuole coraggio e capacità anche nel tentare di sfidare luoghi conformati e conformistici. Primo Levi. Non mi dice nulla. Continuo a rileggere Giuseppe Berto. Non consiglio Italo Calvino perché è solo retorica letteraria. Rileggo i maestri come Pavese e Alvaro. Si può andare oltre. Ma prima bisogna lavorare epoche sugli scrittori e sui testi degli scrittori e non su indicazioni di terza mano. Bisogna spenderci una vita per potere essere certi di un pensiero e attraversare generazioni di maestri (pochi) e di mediocri (molti). Io non smetto di tenere tra le mie mani il Camus de “Lo straniero” e di cestinare il Sartre de “La nausea”. Convinto sempre che la confessione può diventare un genere letterario (Maria Zambrano), ma nella confessione ci deve essere il mistero dell’arte. Bisogna ritornare alla letteratura vera, alla letteratura degli scrittori e non dei testimoni come Pasolini&#8230;<br />
Pavese aveva perfettamente ragione. Il nostro tempo ha torto.</p>
<p><strong>Pierfranco Bruni</strong> è nato in Calabria. Archeologo, direttore del Ministero dei Beni Culturali e, dal 31 ottobre 2025, membro<img fetchpriority="high" decoding="async" class="size-medium wp-image-111761 alignright" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/Pierfranco-Bruni-1-2-300x188.jpg" alt="" width="300" height="188" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/Pierfranco-Bruni-1-2-300x188.jpg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/Pierfranco-Bruni-1-2-768x480.jpg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/Pierfranco-Bruni-1-2-585x366.jpg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/Pierfranco-Bruni-1-2.jpg 817w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /> del CdA dei Musei e Parchi Archeologici di Melfi e Venosa, nominato dal Ministro della Cultura; presidente del Centro Studi “Francesco Grisi” e già componente della Commissione UNESCO per la diffusione della cultura italiana all’estero.</p>
<p>Nel 2024 è stato Ospite d’onore per l’Italia per la poesia alla Fiera Internazionale di Francoforte e Rappresentante della cultura italiana alla Fiera del libro di Tunisi.</p>
<p>Incarichi in capo al Ministero della Cultura:</p>
<p>Presidente Commissione Capitale italiana città del Libro 2024;</p>
<p>Presidente Comitato Nazionale Celebrazioni centenario Manlio Sgalambro;</p>
<p>Segretario unico comunicazione del Comitato Nazionale Celebrazioni Eleonora Duse.</p>
<p>È inoltre presidente nazionale del progetto “Undulna Eleonora Duse” e presidente e coordinatore scientifico del progetto “Giacomo Casanova 300”.</p>
<p>Ha pubblicato libri di poesia, racconti e romanzi. Si è occupato di letteratura del Novecento con studi su Pavese, Pirandello, Alvaro, Grisi, D’Annunzio, Carlo Levi, Quasimodo, Ungaretti, Cardarelli, Gatto, Penna, Vittorini e sulle linee narrative e poetiche del Novecento che richiamano le eredità omeriche e le dimensioni del sacro.</p>
<p>Ha scritto saggi sulle problematiche relative alla cultura poetica della Magna Grecia e, tra l’altro, un libro su Fabrizio De André e il Mediterraneo (“Il cantico del sognatore mediterraneo”, giunto alla terza edizione), nel quale esplora le matrici letterarie dei cantautori italiani e il rapporto tra linguaggio poetico e musica, tema che costituisce un modello di ricerca sul quale Bruni lavora da molti anni.</p>
<p>Studioso di civiltà mediterranee, Bruni unisce nella sua opera il rigore scientifico alla sensibilità umanistica, ponendo al centro della sua ricerca il dialogo tra le culture, la memoria storica e la bellezza come forma di identità.<br />
@<strong>Riproduzione riservata</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Una ferita aperta: Fascisti eretici. Un libro di  Francesco Grisi curato da Pierfranco Bruni</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Pierfranco Bruni Presidente Naz. Centro Studi e Ricerche “Francesco Grisi”]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 24 Nov 2024 21:15:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[fascisti eretici]]></category>
		<category><![CDATA[Francesco Grisi]]></category>
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		<category><![CDATA[Pierfranco Bruni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="2048" height="2048" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/11/IMG_5281.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/11/IMG_5281.jpeg 2048w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/11/IMG_5281-300x300.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/11/IMG_5281-1024x1024.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/11/IMG_5281-150x150.jpeg 150w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/11/IMG_5281-768x768.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/11/IMG_5281-1536x1536.jpeg 1536w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/11/IMG_5281-1920x1920.jpeg 1920w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/11/IMG_5281-1170x1170.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/11/IMG_5281-585x585.jpeg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/11/IMG_5281-640x640.jpeg 640w" sizes="(max-width: 2048px) 100vw, 2048px" /></p>
<p>Un libro postumo curato pregevolmente da Pierfranco Bruni con un saggio introduttivo profondo e articolato Fascismo e cultura. Un binomio tutt&#8217;ora aperto e sul quale necessariamente bisogna poter discutere con&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2024/11/24/una-ferita-aperta-fascisti-eretici-un-libro-di-francesco-grisi-curato-da-pierfranco-bruni/">Una ferita aperta: Fascisti eretici. Un libro di  Francesco Grisi curato da Pierfranco Bruni</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Un libro postumo curato pregevolmente da Pierfranco Bruni con un saggio introduttivo profondo e articolato</p>
<p>Fascismo e cultura. Un binomio tutt&#8217;ora aperto e sul quale necessariamente bisogna poter discutere con serenità nonostante le diverse posizioni. Un libro che va oltre il governare la politica culturale oggi.</p>
<p>Leggere questo volume di Francesco Grisi – corredato da un ricco saggio introduttivo di Pierfranco Bruni –, significa incamminarsi nelle eresie del Fascismo, ricercarne le radici profonde e penetrare in quel <img decoding="async" class="alignright size-medium wp-image-96610" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/11/IMG_5282-1-195x300.jpeg" alt="" width="195" height="300" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/11/IMG_5282-1-195x300.jpeg 195w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/11/IMG_5282-1.jpeg 400w" sizes="(max-width: 195px) 100vw, 195px" />sottosuolo di anime che hanno formato un’epoca, lasciando un segno indelebile nella civiltà. &#8220;Pertanto, scrive Pierfranco Bruni, la questione non è circoscritta alle distorsioni in seno al movimento fascista e ai cosiddetti &#8216;personaggi eretici&#8217; dentro di esso. Queste pagine sono nel contempo un itinerario e una testimonianza di notevole caratura umana nella storia del tempo, fra la tradizione e la contemporaneità dello scrittore-viandante Grisi&#8221;.</p>
<p>La sua parola esula dal racconto del quotidiano e costruisce un sentiero fatto di metafore, di memoria e di simboli, essendo la scrittura l’elemento di mediazione fra il tempo e la vita. Si tratta dunque di un’operazione culturale, in cui la dimensione onirica e quella storica, la favola e il mito sono in un rapporto di interazione costante.</p>
<p>Del resto, la storia ha bisogno della fantasia per essere ri-scritta e la letteratura necessita della memoria per ri-scoprire il sacro e sondare il mistero. In ambedue i casi è il viaggio dell’uomo nella sua propria coscienza, è la ricerca del senso delle cose impregnata di una profonda cristianità che è a sua volta &#8220;un viaggio alla ricerca del centro, del sogno, di un segno&#8221;, la metafora appunto, che ci riporta alla ciclicità temporale, alla geografia sacra dei valori e al cerchio della vita che mai si chiude.</p>
<p>Questo è un libro che percorre frammenti del movimento fascista che, con il consenso degli italiani, governò per oltre vent&#8217;anni. Dopo circa ottant&#8217;anni alcuni personaggi &#8220;eretici&#8221; sono ancora oggetto di studio e di sicura ricerca. Molte altre personalità potrebbero affiancarsi a quelle trattate nel libro. Alcuni nella idea di eresia rimasero fascisti, altri divennero mussoliniani e pochi abbandonarono la barca sulla quale erano saliti da ragazzi. La questione non riguarda soltanto la coerenza nel fascismo. Bensì si compie un viaggio molto più complesso sulla cultura italiana dell&#8217;intero Novecento. Bruni che parla di questo saggio fa molto meditare e il libro, nella sua complessità, apre prospettive nuove a una lettura comparata tra politica, storia e cultura.</p>
<p><strong>Pierfranco Bruni</strong> è nato in Calabria.</p>
<div id="attachment_66422" style="width: 160px" class="wp-caption alignright"><img decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-66422" class="wp-image-66422 size-thumbnail" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/02/DABF35A2-15CB-401A-BA0B-C39FF668BD39-150x150.jpeg" alt="" width="150" height="150" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/02/DABF35A2-15CB-401A-BA0B-C39FF668BD39-150x150.jpeg 150w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/02/DABF35A2-15CB-401A-BA0B-C39FF668BD39-300x300.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/02/DABF35A2-15CB-401A-BA0B-C39FF668BD39.jpeg 410w" sizes="(max-width: 150px) 100vw, 150px" /><p id="caption-attachment-66422" class="wp-caption-text">Pierfranco Bruni</p></div>
<p>Archeologo direttore del Ministero Beni Culturali, presidente del Centro Studi “Grisi” e già componente della Commissione UNESCO per la diffusione della cultura italiana all’estero.<br />
Nel 2024 Ospite d’onore per l’Italia per la poesia alla Fiera Internazionale di Francoforte e Rappresentante della cultura italiana alla Fiera del libro di Tunisi.<br />
Per il Ministero della Cultura è attualmente:</p>
<p>• presidente Commissione Capitale italiana città del Libro 2024;</p>
<p>• presidente Comitato Nazionale Celebrazioni centenario Manlio Sgalambro;</p>
<p>• segretario unico comunicazione del Comitato Nazionale Celebrazioni Eleonora Duse.<br />
È inoltre presidente nazionale del progetto “Undulna Eleonora Duse”, presidente e coordinatore scientifico del progetto “Giacomo Casanova 300”.</p>
<p>Ha pubblicato libri di poesia, racconti e romanzi. Si è occupato di letteratura del Novecento con libri su Pavese, Pirandello, Alvaro, Grisi, D’Annunzio, Carlo Levi, Quasimodo, Ungaretti, Cardarelli, Gatto, Penna, Vittorini e la linea narrativa e poetica novecentesca che tratteggia le eredità omeriche e le dimensioni del sacro.<br />
Ha scritto saggi sulle problematiche relative alla cultura poetica della Magna Grecia e, tra l’altro, un libro su Fabrizio De André e il Mediterraneo (“Il cantico del sognatore mediterraneo”, giunto alla terza edizione), nel quale campeggia un percorso sulle matrici letterarie dei cantautori italiani, ovvero sul rapporto tra linguaggio poetico e musica. Un tema che costituisce un modello di ricerca sul quale Bruni lavora da molti anni.</p>
<p>@<strong>Riproduzione riservata</strong></p>
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		<title>Elsa Morante verso il quarantesimo della morte. L’isola, la storia e gli echi.Un Progetto del Centro Studi Grisi</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2023/11/04/elsa-morante-verso-il-quarantesimo-della-morte-un-progetto-del-centro-studi-grisi-lisola-la-storia-e-gli-echi/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=elsa-morante-verso-il-quarantesimo-della-morte-un-progetto-del-centro-studi-grisi-lisola-la-storia-e-gli-echi</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Pierfranco Bruni Presidente Naz. Centro Studi e Ricerche “Francesco Grisi”]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 04 Nov 2023 13:50:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Storia, Arte, Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Elsa Morante]]></category>
		<category><![CDATA[letteratura]]></category>
		<category><![CDATA[Pierfranco Bruni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="531" height="440" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/11/Progetto-senza-titolo-2.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/11/Progetto-senza-titolo-2.png 531w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/11/Progetto-senza-titolo-2-300x249.png 300w" sizes="(max-width: 531px) 100vw, 531px" /></p>
<p>La letteratura e l’isola. O la letteratura è un’isola? Tra i ritagli di tempo il linguaggio della poesia è una “comunicazione” di anime. I romanzi di Elsa Morante sono nella&#8230;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>La letteratura e l’isola. O la letteratura è un’isola? Tra i ritagli di tempo il linguaggio della poesia è una “comunicazione” di anime. I romanzi di Elsa Morante sono nella “solitudine” e nel “sortilegio” di un viaggio che ha echi di isola, di mare e di terra, soprattutto quando la storia (o la Storia ) non diventa mera rappresentazione.</em></p>
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<p>Con un progetto del Centro Studi Francesco Grisi si inizia a lavorare per il quarantesimo della scomparsa di Elsa Morante. Un progetto che si lega ai 140 di Gozzano del 2024 e ai 115 di Cesare Pavese sempre del 2024. Un percorso ad intreccio che interessa il Novecento letterario italiano e vale come come itinerario per la promozione della letteratura italiana nei paesi esteri. Il lavoro sarà curato dalla docente e storica della letteratura Marilena Cavallo che ha pubblicato diversi testi scientifici proprio sul contesto letterario dal Barocco a Vico, da Machiavelli alla piazza dei poeti. Si parte con Elsa Morante. Al progetto contribuiranno studiosi e docenti che hanno lavorato nel campo critico, storico e epistemologico sulla letteratura.<br dir="auto" /><br dir="auto" />Elsa Morante. Dal sublime come dolcezza, delicatezza, magia dei paesaggi e racconto tra il poetico e l’esistere di una estetica forte e leggera come il volo di una farfalla. La poesia narrante di Elsa Morante non è solo nella storia, ben definita in un famoso suo romanzo, ma soprattutto nei giochi ad incastri tra il vissuto e il tocco di una magia attraverso una parola fatta di senso e di poesia. Siamo al centenario della nascita di Elsa Morante: dall’isola come immaginario alla storia come rappresentazione.<br dir="auto" /><br dir="auto" />Con due “aperture” poetiche (quasi a mo’ di incipit) ci si avvia nei percorsi narrativi dell’Elsa Morante de “L’isola di Arturo”. Romanzo fondamentale non solo di una scrittrice e di una generazione ma di un contesto storico – letterario che definisce un tracciato narrativo. Viene pubblicato nel 1957 e sta tra due libri di mezzo che non hanno mai smesso di offrire proiezioni oniriche (a chi la letteratura continua a viverla come metafora di una realtà disgregante): “Menzogne e sortilegio” del 1948 e “Alibi” del 1958. raccontare esistenze e vivere la poesia. Sono due modelli con i quali Elsa Morante (Roma, 18 agosto 1912 – Roma, 25 novembre 1985) si è sempre confrontata.<br dir="auto" /><br dir="auto" />A quali aperture poetiche ci si riferisce dunque? La prima è un verso di Umberto Saba: “Io, se in lui mi ricordo. Ben mi pare…”. La seconda è un frammento di due versi di Sandro Penna: “…il Paradiso/altissimo e confuso”. Bisogna ricordarli questi passaggi soprattutto perché il romanzo di Elsa Morante, al quale ci si riferisce in particolare, è un trascorrere di poesia, di quella poesia “leggera” che è fatta di voli di gabbiani e di onde che cercano la deriva come l’isola di Procida e lo sguardo di Arturo che sembra fatto di vento.<br dir="auto" /><br dir="auto" />Ebbene, con questo romanzo la Morante segna un momento importante nella storia narrativa degli anni cinquanta (che è poi la seconda metà del Novecento italiano) e la impone come riferimento in quella letteratura della memoria e dell’estetica dei personaggi con i quali ci si avventura sempre all’interno di un viaggio che è fatto di destino. In fondo i personaggi della Morante vivono tra viaggio e destino. L’isola, il mare, la geografia del tempo.<br dir="auto" /><br dir="auto" />Echi mediterranei che ricorrono in un fluire di fantastiche impressioni in una costante emozione del parlato. La metafora del mare resta un riferimento: “…i miei occhi e i miei pensieri lasciavano il cielo con dispetto, riandando a posarsi sul mare, il quale, appena io lo riguardavo, palpitava verso di me, come un innamorato”. E poi altri echi, altre vibrazioni, altri segni…<br dir="auto" /><br dir="auto" />Certo ci sono altri romanzi o libri di racconti della stessa Morante che rientrano in un quadro ben preciso. Già gli altri due citati prima (e mi riferisco anche a quello di poesia) danno un tracciato abbastanza consistente. Ma mi riferisco anche ai racconti del 1963 “Lo scialle Andaluso” e poi all’ultimo, quello del 1982, “Aracoeli” che non sono una parentesi. Anzi costituiscono spaccati esistenziali di una scrittrice che pur non assentandosi mai dal quotidiano e dalla “storia” ha sempre dato una “sensualità” a quel linguaggio in cui il senso onirico resta fondamentale.<br dir="auto" /><br dir="auto" />Già, la storia. Il 1974 è l’anno del suo romanzo “monumento” o “documento”. Mi riferisco, appunto, a “ La Storia ”. Grande dimensione di strategia narrativa. Immagini in campo lungo e corto, dolori e tragedie. La storia è il racconto del quotidiano che diventa universale? Non ci sono dubbi. “ La Storia ” di Elsa Morante è un libro robusto ma si lascia troppo rapire dalle cronache, dai dolori quotidiani che vengono rappresentati nel quotidiano, dalla fragilità (e nello stesso tempo della maestosità) dell’infanzia.<br dir="auto" /><br dir="auto" />Un libro che comporta in incontro con quella rappresentatività che è dettata dalla realtà. Il punto focale è proprio qui ed è anche il pregio del romanzo. Ovvero nella rappresentatività della storia – quotidiano non si lascia spazio a forme di realismo vero e proprio. Il distacco con il quale si raccontano i fatti rende ancora più passionevole la trama narrante che diventa un intreccio di avvenimenti collocandoli nell’avventura di una realtà diventata ormai memoria.<br dir="auto" /><br dir="auto" />La Storia stessa (con la S maiuscola) è il decifrato di una memoria che non può essere dimenticata. O meglio i fatti vissuti o subiti entrano dentro la storia ma durano lungo i giorni della memoria. Da questo punto di vista è un “monumento” nel quale trovano posto i destini, le avventure, i personaggi ma il romanzo, comunque, è come se fosse altrove.<br dir="auto" /><br dir="auto" />Qui ci sono i fatti e i fatti nell’animo dello scrittore intraprendono un dialogo con un paesaggio di luoghi, di simboli, di segni, di trasporti. Si sente l’anima dello scrittore in un pathos in cui l’oblio della parola misura la pesantezza dei dolori. Un romanzo – saggio. O siamo al romanzo o siamo al saggio soprattutto quando in mezzo c’è la storia. O meglio quando in mezzo c’è la storia o il romanzo resta romanzo o il saggio recupera il suo “breviario” scientifico. O siamo qui o siamo altrove. Resta ancora un libro sul quale poter discutere proprio per meglio chiarire alcune visioni sulla letteratura. Ma questo è un altro dato.<br dir="auto" /><br dir="auto" />Elsa Morante, comunque, non è ne “ La Storia ” che può essere identificata. Il suo essere scrittore è certamente altrove. Ed è nei testi, a mio avviso, prima menzionati. Aggiungerei a quelli un libro speciale: “Il mondo salvato dai ragazzini” pubblicato nel 1968. In piena contestazione Elsa Morante pubblica un libro di una delicatezza straordinaria. Nel quale i protagonisti sono i ragazzini. Solo i ragazzini ci salveranno? Solo i ragazzini potranno comprendere il senso della poesia? Sono loro l’unico pubblico in grado di ascoltare la voce della poesia? Sono gli unici che possono decifrare il valore delle immagini.<br dir="auto" /><br dir="auto" />Elsa Morante fa del suo linguaggio una metafora delle immagini. Ritornando al romanzo “L’isola di Arturo”: ci si rende immediatamente conto delle immagini che permeano tutto il romanzo. L’isola stessa è una geografia di immagini ma è anche un labirinto interiore nel quale il filo di Arianna è fatto di laceranti strappi consumatesi tra i ricordi e il presente. Una memoria antica in cui i luoghi stessi sono ben aggrappati alle pareti dell’anima – labirinto dentro la quale solo il silenzio della poesia può diventare un graffio di esistenza in un intaglio di solitudini e di fugacità.<br dir="auto" /><br dir="auto" />Indubbiamente la centralità dell’opera della Morante, pur raccogliendo un frammentismo lirico, sta nei temi della solitudine, del tempo, del non smarrire il ricordo. La fugacità dei giorni sembra un miserere. Non va dimenticato il fatto che ci si trova di fronte ad uno scrittore (ho sempre usato il termine maschile perché la scrittura non può conoscere distinzioni) che è poeta.<br dir="auto" /><br dir="auto" />Molte pagine dei suoi racconti (si pensi a “Lo scialle Andaluso”) risultano un viaggiare “naufragando” nella parola poetica. La poesia sempre più come superamento del reale – quotidiano e dell’affermazione di una metafora che plasma il quotidiano stesso. La poesia come sorgente di linguaggi. Arturo è un personaggio (ne “L’isola di Arturo”) che sostanzia due luoghi. Quello reale (Procida) e quello simbolico (o quasi archetipale) che resta oltre ogni geografia (l’isola). Dentro questo misterioso incanto tematico il linguaggio è una permanenza dell’onirico che cerca di caratterizzare i silenzi delle immagini. Il mare è un viaggiare nel Mediterraneo delle acque che vive di specchi e di riflessi.<br dir="auto" /><br dir="auto" />Il mosaico narrativo e poetico della Morante non può non consistere anche nella “interpretazione” dei silenzi e delle immagini che sono l’asse intorno al quale è strutturato tutto un viaggio esistenziale – letterario. La letteratura può, d’altronde, essere racchiusa nel verso che si legge nella “Dedica” che la Morante regala al suo “L’isola di Arturo”. Infatti, il romanzo inizia con una sua poesia che porta il titolo di “Dedica” e così si ascolta: “Quella, che tu credevi un piccolo punto della.  terra,/fu tutto./E non sarà mai rubato quest’unico tesoro/ai tuoi gelosi occhi dormienti./Il tuo primo amore non sarà mai violato”.</p>
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<p>La letteratura e l’isolaO la letteratura è un’isola? Tra i ritagli di tempo il linguaggio della poesia è una “comunicazione” di anime. I romanzi di Elsa Morante sono nella “solitudine” e nel “sortilegio” di un viaggio che ha echi di isola, di mare e di terra, soprattutto quando la storia (o la Storia ) non diventa mera rappresentazione.<br dir="auto" /><br dir="auto" />Una comunicazione di anime nel labirinto di un tempo che vive nell’orizzonte della memoria. Ma è la memoria che fa recitare il tempo come tra granelli di un rosario che ha il tocco della fantasia e della realtà. Un segno tra la magia degli sguardi e delle attese e la parola nella pausa di una meditazione che intreccia i personaggi dei suoi destini narrativi. Così in Elsa Morante.</p>
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<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright size-medium wp-image-79407" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/11/382148345_6574668265903472_3467883559253260176_n-300x300.jpg" alt="" width="300" height="300" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/11/382148345_6574668265903472_3467883559253260176_n-300x300.jpg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/11/382148345_6574668265903472_3467883559253260176_n-150x150.jpg 150w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/11/382148345_6574668265903472_3467883559253260176_n.jpg 315w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />Pierfranco Bruni è nato in Calabria. Scrittore, poeta, italianista e critico letterario. Direttore archeologo. Esperto di Letteratura dei Mediterranei. Vive la letteratura come modello di antropologia religiosa. Ha pubblicato diversi testi sulla cristianità in letteratura.<br />
Il suo stile analitico gli permette di fornire visioni sempre inedite su tematiche letterarie, filosofiche e metafisiche. Si è dedicato al legame tra letteratura e favola, letteratura e mondo sciamanico, linguaggi e alchimia.<br />
È presidente del Centro Studi e Ricerche “Francesco Grisi”. Ricopre incarichi istituzionali inerenti la promozione della cultura e della letteratura.<br />
Ha pubblicato libri di poesia (tra i quali <i>Via Carmelitani</i>, <i>Viaggioisola</i>, <i>Per non amarti più</i>, <i>Fuoco di lune</i>, <i>Canto di Requiem</i>, <i>Ulisse è ripartito</i>, <i>Ti amerò fino ad addormentarmi nel rosso del tuo meriggio</i>, <i>Asmà e Shadi</i>, <i>Alla soglia della profezia</i>; racconti e romanzi (tra i quali vanno ricordati <i>Paese del vento</i>, <i>Claretta e Ben</i>, <i>L’ultima primavera</i>, <i>E dopo vennero i sogni</i>, <i>Quando fioriscono i rovi</i>, <i>Il mare e la conchiglia</i>, <i>La bicicletta di mio padre</i>, <i>Che il dio del Sole sia con te</i>, <i>La pietra d’Oriente</i>, <i>Il sortilegio della speranza</i>, <i>Il ladro di profumi</i>, <i>Lettere a Eleonora</i>.</p>
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<p><a class="a2a_button_facebook" href="https://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.lafrecciaweb.it%2F2023%2F11%2F04%2Felsa-morante-verso-il-quarantesimo-della-morte-un-progetto-del-centro-studi-grisi-lisola-la-storia-e-gli-echi%2F&amp;linkname=Elsa%20Morante%20verso%20il%20quarantesimo%20della%20morte.%20L%E2%80%99isola%2C%20la%20storia%20e%20gli%20echi.Un%20Progetto%20del%20Centro%20Studi%20Grisi" title="Facebook" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_dd addtoany_share_save addtoany_share" href="https://www.addtoany.com/share#url=https%3A%2F%2Fwww.lafrecciaweb.it%2F2023%2F11%2F04%2Felsa-morante-verso-il-quarantesimo-della-morte-un-progetto-del-centro-studi-grisi-lisola-la-storia-e-gli-echi%2F&#038;title=Elsa%20Morante%20verso%20il%20quarantesimo%20della%20morte.%20L%E2%80%99isola%2C%20la%20storia%20e%20gli%20echi.Un%20Progetto%20del%20Centro%20Studi%20Grisi" data-a2a-url="https://www.lafrecciaweb.it/2023/11/04/elsa-morante-verso-il-quarantesimo-della-morte-un-progetto-del-centro-studi-grisi-lisola-la-storia-e-gli-echi/" data-a2a-title="Elsa Morante verso il quarantesimo della morte. L’isola, la storia e gli echi.Un Progetto del Centro Studi Grisi"></a></p><p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2023/11/04/elsa-morante-verso-il-quarantesimo-della-morte-un-progetto-del-centro-studi-grisi-lisola-la-storia-e-gli-echi/">Elsa Morante verso il quarantesimo della morte. L’isola, la storia e gli echi.Un Progetto del Centro Studi Grisi</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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		<title>Eleonora Duse non fu soltanto teatro. La divina  che raccontò la Rosalia della Deledda e la Francesca da Rimini di Gabriele D&#8217;Annunzio</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2023/08/23/eleonora-duse-non-fu-soltanto-teatro-la-divina-che-racconto-la-rosalia-della-deledda-e-la-francesca-da-rimini-di-gabriele-dannunzio/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=eleonora-duse-non-fu-soltanto-teatro-la-divina-che-racconto-la-rosalia-della-deledda-e-la-francesca-da-rimini-di-gabriele-dannunzio</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Pierfranco Bruni Presidente Naz. Centro Studi e Ricerche “Francesco Grisi”]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 23 Aug 2023 20:23:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Storia, Arte, Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Eleonora Duse]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Eleonora Duse non fu soltanto il teatro. Fu soprattutto la &#8220;Divina&#8221; nella letteratura del primo Novecento che eredita quella fine dell&#8217;Ottocento che si esplica dopo Manzoni. Eleonora Duse è &#8220;Francesca&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2023/08/23/eleonora-duse-non-fu-soltanto-teatro-la-divina-che-racconto-la-rosalia-della-deledda-e-la-francesca-da-rimini-di-gabriele-dannunzio/">Eleonora Duse non fu soltanto teatro. La divina  che raccontò la Rosalia della Deledda e la Francesca da Rimini di Gabriele D&#8217;Annunzio</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div dir="auto" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16"><i>Eleonora Duse non fu soltanto il teatro. Fu soprattutto la &#8220;Divina&#8221; nella letteratura del primo Novecento che eredita quella fine dell&#8217;Ottocento che si esplica dopo Manzoni.<br />
Eleonora Duse è &#8220;Francesca da Rimini&#8221; di Gabriele D&#8217;Annunzio al Teatro Costanzi di Roma in un adattamento del V Canto del Dante dell&#8217;Inferno. <br dir="auto" />Dante e D’Annunzio per una Francesca da Rimini portata in teatro da una splendida Eleonora Duse.</i></div>
<div dir="auto" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16"></div>
<div dir="auto" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Ritorno su Eleonora Duse. La tragica che dopo la Francesca da Rimini di Dante in D&#8217;Annunzio si veste, nel cinema, della Rosalia di Grazia Deledda con una chiusa che intrappola l&#8217;esistenza del pensiero di tutto il primo Novecento. Una tragica tra i personaggi drammatici. “Tutto è cenere: la vita, l’uomo, la morte, il destino…”. Così la Duse <img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-75652 alignright" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/08/75DFB218-9E71-427E-823D-5D7867C0C2B8.jpeg" alt="" width="173" height="248" />deleddiana.<br />
Ma vado per ordine.<br />
Eleonora Duse non fu soltanto il teatro. Fu soprattutto la &#8220;Divina&#8221; nella letteratura del primo Novecento che eredita quella fine dell&#8217;Ottocento che si esplica dopo Manzoni.<br />
Eleonora Duse è &#8220;Francesca da Rimini&#8221; di Gabriele D&#8217;Annunzio al Teatro Costanzi di Roma in un adattamento del V Canto del Dante dell&#8217;Inferno. <img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-75646 alignright" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/08/45AF7EB0-D0F4-4249-9876-8365E9EF77AB.jpeg" alt="" width="171" height="128" /><br dir="auto" />Dante e D’Annunzio per una Francesca da Rimini portata in teatro da una splendida Eleonora Duse. Eleonora si abita nel suo destino il tragico del canzoniere che sembra recitare la Laura di Petrarca nelle vesti di Francesca da Rimini. Francesca sarà nel suo viaggio e nella teatralità di amante dolorante. Penetra profondamente il personaggio dantesco riportato sulla scena dal suo Gabriele.<img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-75647" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/08/DF127825-4038-4BDA-B468-10645E9A4890.jpeg" alt="" width="171" height="128" /><br dir="auto" />La Francesca da Rimini sarà una interpretazione affascinante ma anche con velature mistiche. Cerca, in Francesca, il proprio volto. La propria lacerazione si trasferisce sulla scena. Vede in Paolo il suo amante Gabriele. Recita come sul teatro ci fossero solo due personaggi. 1901. Gabriele la dedica completamente alla sua Eleonora.<img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-75650 alignleft" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/08/67B09751-9C38-4114-96F6-4D76F6E223A0.jpeg" alt="" width="171" height="128" /><br dir="auto" />È il 9 dicembre al Teatro Costanzi di Roma. D&#8217;Annunzio vede in Eleonora l&#8217;impasto tra Beatrice, Francesca ed Eloisa. Una sensualità allo specchio nel quale la Divina riflette non solo la sua fisicità ma sente soprattutto anche il tremore dell&#8217;anima. È come se si ripetessero le antiche frasi che dicono:<br dir="auto" />Lei: &#8220;Gli perdono di avermi sfruttata, rovinata, umiliata. Gli perdono tutto, perché ho amato&#8221;.<br dir="auto" />Lui, alla notizia della morte di lei: &#8220;E’ morta quella che non meritai&#8221;.<br dir="auto" />Un amore tutto carnale. La cui sensualità esplode in un lanciare di sguardi e di passione che Eleonora riesce a manifestare con una sorprendente e straordinaria interpretazione. Una superba interpretazione per una Divina che manifesta in teatro, direi pubblicamente, tutto il suo amore per Gabriele, che diventa Paolo. Una completa trasfigurazione in un immaginario che è manifestazione di una reale passione.<img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-75648 alignright" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/08/A248A268-A343-40A4-A926-9D2F160DB3A9.jpeg" alt="" width="171" height="128" /><br dir="auto" />D&#8217;Annunzio diventa, così, Paolo e nel cuore di lei il fuoco divampa e si fa fiamma. Un trionfo e una morte in una Roma che ricorda quel V Canto di Dante in un infernale e invernale stagione in cui il tempo e la storia si intrecciano per tutta la città che sembra abbuiata dalle luci spente di una notte senza stelle e con un filo di falce di luna. La tragedia è composta in cinque atti in versi. Riccardo Zandonai successivamente la musicò nel 1914. A Torino si svolse la prima ed ebbe come ribalta il Teatro Regio.  La Francesca da Rimini segna il vero teatro della (di) poesia.<br dir="auto" />Paolo e Francesca: “Dammi la bocca. Ancora! Ancora! Ancora!”.<br dir="auto" />Siamo al colmo di una indefinibile passione. Prende il sopravvento su tutto. Come nel Canto di Dante anche in D’Annunzio l’amore non è più soltanto emozione. È oltre. Il fuoco immenso. Il fuoco che accende tutto e si aggrappa ad una carnalità morbosa.<br dir="auto" />Paolo:<br dir="auto" />“Francesca, io piango; io de’ mortali<br dir="auto" />Sono il più sventurato! Anche la pace<br dir="auto" />De’ lari miei non m’è concessa. Il core<br dir="auto" />Assai non era lacerato? assai<br dir="auto" />Non era il perder&#8230;. l’adorata donna?<br dir="auto" />Anche il fratello, anche la patria io perdo!”.<br dir="auto" />Francesca:<br dir="auto" />“Cagion mai non sarò ch’un fratel l’altro<br dir="auto" />Debba fuggir. Partir vogl’io; tu resta.<br dir="auto" />Uopo ha Lanciotto d’un amico”.<br dir="auto" />Paolo:<br dir="auto" />“Francesca,<br dir="auto" />Se tu m’abborri che mi cale? e il chiedi?<br dir="auto" />E l’odio tuo la mia vita non turba?<br dir="auto" />E questi tuoi detti funesti?&#8230; — Bella<br dir="auto" />Come un angel, che Dio crea nel più ardente<br dir="auto" />Suo trasporto d’amor&#8230;. cara ad ognuno&#8230;.<br dir="auto" />Sposa felice&#8230; e osi parlar di morte?<br dir="auto" />A me s’aspetta, che per vani onori<br dir="auto" />Fui strascinato da mia patria lunge,<br dir="auto" />E perdei&#8230;. — Lasso! un genitor perdei.<img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-75649" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/08/1931B707-3F5F-4C9D-9488-CB51EA02DFF2.jpeg" alt="" width="171" height="128" /><br dir="auto" />Riabbracciarlo ognor sperava. Ei fatto<br dir="auto" />Non m’avrebbe infelice, ove il mio cuore<br dir="auto" />Discoperto gli avessi&#8230;. e colei data<br dir="auto" />M’avria&#8230;. colei, che per sempre ho perduta”.<br dir="auto" />Francesca:<br dir="auto" />“Cho vuoi tu dir? Della tua donna parli&#8230;.<br dir="auto" />E senza lei si misero tu vivi?<br dir="auto" />Sì prepotente è nel tuo petto amore?<br dir="auto" />Unica fiamma esser non dee nel petto<br dir="auto" />Di valoroso cavaliero; amore.<br dir="auto" />Caro gli è il brando e la sua fama; egregi<br dir="auto" />Affetti son. Tu seguili; non fia<br dir="auto" />Che t’avvilisca amor”.<br dir="auto" />Ma questo è il grande amore inteso non solo di Paolo e Francesca, bensì di Gabriele e Eleonora. Si amarono con la tenerezza selvaggia e con la immensità fragile di un Dante e Beatrice. Un amore in versi che diventa un canto tra i Cantici del sublime e inebriante virgulto di un vento violento tra le imposte sul mare della Versilia e tra le strade di Toscana e di Roma.</div>
<div dir="auto" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Cosa resterà? Non un ricordo soltanto. La trasparenza del velo che cade dal capo nel momento in cui Gabriele sente l’ora dell’immortalità. Rosalia della Deledda cosa ha in comune con Francesca? Un discorso aperto che coinvolge le vite. L&#8217;estetica tragica di D&#8217;Annunzio. Il dramma  meta-verita di Deledda. Ma Francesca e Rosalia sono i personaggi della contraddizione di un Novecento secolo lungo. La Duse del D&#8217;Annunzio dantesco è il dramma di una recita in cui il dramma stesso si consuma in cenere.</div>
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		<title>Eleonora Duse verso le CELEBRAZIONI: con Matilde Serao, Grazia Deledda e il romanzo film “Cenere”</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2023/08/20/eleonora-duse-verso-le-celebrazioni-con-matilde-serao-grazia-deledda-e-il-romanzo-film-cenere/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=eleonora-duse-verso-le-celebrazioni-con-matilde-serao-grazia-deledda-e-il-romanzo-film-cenere</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Pierfranco Bruni Presidente Naz. Centro Studi e Ricerche “Francesco Grisi”]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 20 Aug 2023 17:05:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Storia, Arte, Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Eleonora Duse]]></category>
		<category><![CDATA[Matilde Serao]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="2560" height="1440" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/08/60AE32D1-885D-4AA8-AEF4-76FC89955081-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/08/60AE32D1-885D-4AA8-AEF4-76FC89955081-scaled.jpeg 2560w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/08/60AE32D1-885D-4AA8-AEF4-76FC89955081-300x169.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/08/60AE32D1-885D-4AA8-AEF4-76FC89955081-1024x576.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/08/60AE32D1-885D-4AA8-AEF4-76FC89955081-768x432.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/08/60AE32D1-885D-4AA8-AEF4-76FC89955081-1536x864.jpeg 1536w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/08/60AE32D1-885D-4AA8-AEF4-76FC89955081-2048x1152.jpeg 2048w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/08/60AE32D1-885D-4AA8-AEF4-76FC89955081-1920x1080.jpeg 1920w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/08/60AE32D1-885D-4AA8-AEF4-76FC89955081-1170x658.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/08/60AE32D1-885D-4AA8-AEF4-76FC89955081-585x329.jpeg 585w" sizes="(max-width: 2560px) 100vw, 2560px" /></p>
<p>“Cenere” fu l’unico film interpretato da Eleonora Duse. Film tratto dal romanzo di Grazia Deledda. Il legame tra una storia vera, l’amore tra Scarfoglio e la cantante Bessard e il&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>“Cenere” fu l’unico film interpretato da Eleonora Duse. Film tratto dal romanzo di Grazia Deledda. Il legame tra una storia vera, l’amore tra Scarfoglio e la cantante Bessard e il romanzo della Deledda crea una sorprendente metafora tragica in un amore che è dentro il vissuto della Duse,  amica di Matilde Serao. Rivelazioni di grandi suggestioni letterarie e umane</em></p>
<p dir="auto" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Eleonora Duse con Gabriele D&#8217;Annunzio, oltre Gabriele e per Gabriele, per una vita nel teatro tra grecità, ribalta, scena e retroscena nella magia della femminilità e dei suoi rapporti con le scrittrici e la letteratura di un Novecento controverso e sempre nella modernità della tradizione. Un primo appunto che nei prossimi mesi verrà affrontato proprio in occasione del centenario della morte di Eleonora.<br />
&#8220;Cenere&#8221; fu l&#8217;unico film interpretato da Eleonora Duse. Film  tratto dal romanzo di Grazia Deledda. Il legame tra una storia vera, l&#8217;amore tra Scarfoglio e la cantante Bessard, e il romanzo della Deledda crea una sorprendente metafora tragica in un amore che è dentro il vissuto della Duse amica di Matilde Serao. Rivelazioni di grandi suggestioni letterarie e umane. 1916. Andiamo per ordine.</p>
<p><br dir="auto" />Eleonora Duse (Vigevano, 3 ottobre 1868 &#8211; Pittsburg, 21 aprile 1924) partecipava al suo unico film. Tratto dal romanzo di Grazia Deledda (Nuoro, 27 settembre 1871 Roma, 15 agosto 1936) dal titolo &#8220;Cenere&#8221;, pubblicato a puntate nel 1903 sulla rivista &#8220;Nuova Antologia&#8221; e l&#8217;anno successivo in volume. Il film ha come contestualizzazione ambientale la Sardegna, ma gli esterni vengono girati, siamo in pieno conflitto mondiale, nelle Valli di Lanzo, ovvero nel Piemonte provenzale.<br dir="auto" />È l&#8217;unico film, dopo una vita da attrice di teatro e di capo comica, di Eleonora Duse ed è il primo film tratto da un romanzo di Grazia Deledda.<br />
È la storia di un amore, ma anche di un abbandono e di un suicidio. Olì si innamora perdutamente di un uomo già sposato. Da questa relazione nascerà un figlio, Anania. Ma l&#8217;uomo abbandona Olì e resta con la propria famiglia. La donna è disperata, viene scacciata dalla propria famiglia e trascorrerà alcuni anni a casa di una parente del suo amante. Crescerà il ragazzo sino all&#8217;età di sette anni, ma un bel giorno decide di abbandonare Anania, (il figlio), davanti alla casa del padre, facendogli indossare al collo un amuleto.<img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-75536" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/08/63A6AAF5-39AD-4437-B8C2-47482374C058-300x300.jpeg" alt="" width="300" height="300" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/08/63A6AAF5-39AD-4437-B8C2-47482374C058-300x300.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/08/63A6AAF5-39AD-4437-B8C2-47482374C058-1024x1024.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/08/63A6AAF5-39AD-4437-B8C2-47482374C058-150x150.jpeg 150w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/08/63A6AAF5-39AD-4437-B8C2-47482374C058-768x768.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/08/63A6AAF5-39AD-4437-B8C2-47482374C058-1536x1536.jpeg 1536w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/08/63A6AAF5-39AD-4437-B8C2-47482374C058-2048x2048.jpeg 2048w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/08/63A6AAF5-39AD-4437-B8C2-47482374C058-1920x1920.jpeg 1920w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/08/63A6AAF5-39AD-4437-B8C2-47482374C058-1170x1170.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/08/63A6AAF5-39AD-4437-B8C2-47482374C058-585x585.jpeg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/08/63A6AAF5-39AD-4437-B8C2-47482374C058-640x640.jpeg 640w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /><br />
Il ragazzo, che viene accudito dalla moglie dell&#8217;amante della madre, crescendo non riesce a darsi una consolazione per questo abbandono. Cerca la madre tanto che riesce a trovarla. Prende atto dello stato di dissipazione in cui è finita Olì, la madre. La quale per non dare ulteriori dispiaceri alfiglio, e per liberarlo di una &#8220;condanna&#8221; di una madre &#8220;sciagurata, si uccide.<br />
Il film, tratto, appunto, dal romanzo, viene reso grande dalla figura di Eleonora Duse, che incarna magistralmente il personaggio drammatico di Olì, mentre Anania è interpretato da Febo Mari, che dirigerà le stesse scene. Viene prodotto da Arturo Ambrosio per la Casa Ambrosio Film, con le musiche di Philip Glass e la fotografia di Eugenio Bava, Giuseppe Gaietto e Pietro Marelli. Dura trenta minuti in bianco e nero con l&#8217;audio muto. È stato restaurato nel 2015, e sono stati recuperati 8 minuti di pellicola per la durata complessiva di 38 minuti.</p>
<p>È una storia drammatica, alla quale la Duse partecipa, inizialmente con poca convinzione, ma è il dramma di un vissuto dentro il quale emozioni, vita e letteratura si intrecciano.<br />
A consigliare di leggere, comunque il romanzo della Deledda, ad Eleonora Duse fu Matilde Serao (Patrasso, 7 marzo 1856 &#8211; Napoli, 25 luglio 1927). La Serao e la Duse erano molto amiche e i loro carteggi dimostrano proprio questa forte vicinanza. Erano anche, quasi coetanee, due anni di differenza.</p>
<p>Perché la Serao consiglia con forza la lettura di &#8220;Cenere&#8221; ad Eleonora Duse? Un interrogativo che apre diverse chiavi di lettura. Per la drammaticità della storia, per il senso tragico che, in quegli anni, particolarmente lacerava la Duse, per la reale importanza del romanzo della Deledda, oppure per altri motivi? C&#8217;è un fatto che va menzionato, un dettaglio che riguarda proprio la Serao. Eduardo Scarfoglio, (Paganica, 26 settembre 1860 &#8211; Napoli, 6 ottobre 1917), il marito di Matilde Serao, tra le sue tante avventure amorose, che erano sempre a conoscenza della scrittrice napoletana, ebbe una relazione, cominciata nel 1892con la cantante e ballerina di teatro Gabrielle Bessard.</p>
<p>Dopo due anni di incontri e di passioni Gabrielle ebbe una figlia da Scarfoglio, ma il giornalista e scrittore non volle mai lasciare la Serao (sarà poi la Serao e lasciare Scarfoglio) per andare a vivere con lei. Storie e avventure.</p>
<p>Gabrielle era innamoratissima di Eduardo. La mattina del 29 agosto del 1894 si presenta davanti alla porta di casa di Scarfoglio Serao, bussa, lascia la &#8211; bambina un biglietto dedicato a Eduardo con su scritto: &#8220;Perdonami se vengo ad uccidermi sulla tua porta come un cane fedele. Ti amo sempre&#8221;, e si spara. La bambina di nome Paolina verrà affidata alla Serao.</p>
<p>Qual è il senso delle due storie?</p>
<p>Un fatto reale, di cronaca, e un romanzo di Grazia Deledda, Nobel 1926. Il fatto reale accade nel 1894. Il romanzo di Deledda viene pubblicato a puntate nel 1903. Ma resta centrale il rapporto tra la Duse, la Serao, la Deledda e anche Scarfoglio senza assolutamente dimenticare D&#8217;Annunzio.</p>
<p>L&#8217;interrogativo resta? Perché la Serao consiglia alla Duse di leggere il romanzo di Grazia Deledda? Perché Grazia Deledda scrive &#8220;Cenere&#8221;? Perché la Duse accetta di interpretare il personaggio fondante della storia e nella storia tra vita e letteratura? Domande sulle quali si rifletterà anche attraverso convegni e pubblicazioni.</p>
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		<title>Centenario di Giuseppe Selvaggi. Giuseppe Troccoli da Firenze chiedeva a Selvaggi l’indirizzo di Corrado Alvaro</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2023/07/01/centenario-di-giuseppe-selvaggi-giuseppe-troccoli-da-firenze-chiedeva-a-selvaggi-lindirizzo-di-corrado-alvaro/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=centenario-di-giuseppe-selvaggi-giuseppe-troccoli-da-firenze-chiedeva-a-selvaggi-lindirizzo-di-corrado-alvaro</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Pierfranco Bruni Presidente Naz. Centro Studi e Ricerche “Francesco Grisi”]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 01 Jul 2023 09:00:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Storia, Arte, Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Corrado Alvaro]]></category>
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		<category><![CDATA[Giuseppe Troccoli]]></category>
		<category><![CDATA[Premio Trococli Magna Grecia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="333" height="151" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/07/B471F579-7E6E-4356-812B-31F68C7F2058.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/07/B471F579-7E6E-4356-812B-31F68C7F2058.jpeg 333w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/07/B471F579-7E6E-4356-812B-31F68C7F2058-300x136.jpeg 300w" sizes="(max-width: 333px) 100vw, 333px" /></p>
<p>In una lettera inedita in cui si parla di una Calabria dai piccoli casati e dalle figure che recitano. Così la Calabria di Troccoli e Selvaggi, che si racconta tra&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><i><em>In una lettera inedita in cui si parla di una Calabria dai piccoli casati e dalle figure che recitano. Così la Calabria di Troccoli e Selvaggi, che si racconta tra favola, cronaca, miti e realtà&#8230;Un incontro tra due scrittori calabresi tra fili generazionali in occasione del Premio Troccoli – Magna Grecia. Un rapporto, allora, tra corregionali legati da un unico interesse, il senso di una appartenenza i cui valori di fondo diventano non solo testimonianza ma espressione letteraria.</em></i></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-full wp-image-73484" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/07/1200156D-1D76-46FF-8403-A7B0A015B577.jpeg" alt="" width="148" height="88" /><br dir="auto" /><br dir="auto" />In una confessione rilasciata da Giuseppe Troccoli (Lauropoli – Cosenza, 1901 – Firenze, 1962), uno scrittore che ha raccontato il tempo e i paesi del Sud, a Giuseppe Selvaggi, e pubblicata dallo stesso Selvaggi in un articolo apparso su “il Tempo” dei 28 ottobre 1951, si parla della Calabria, di una Calabria che non c’è più ma di una Calabria il cui sentire nostalgico ci porta indubbiamente al tempo dei ricordi. Troccoli aveva pubblicato il libro di racconti dal titolo: Lauropoli. <br dir="auto" />Alla domanda di Selvaggi che chiedeva: “Come ha visto il suo paese natale per il romanzo Lauropoli, dalla Toscana?” Troccoli così rispondeva: “in maniera semplicissima: attraverso il ricordo suscitato in me, nel turbine della guerra, per legge di contrasto. Ero sfollato in un paese di montagna e specie dopo l’8 settembre, le notizie tragiche si susseguivano con crescendo pauroso”. Spaccati di storia e di letteratura. un intreccio importante.<br dir="auto" />E ancora Troccoli: “Sedato nel dolore che tutti soffrivano in quei momenti, costretto nei mesi successivi a starmene tappato in casa, trovai conforto e sollievo nel riprendere le pagine dei mio manoscritto, sapendomi con l’animo nell’epoca felice della mia fanciullezza. Così rividi, potrei dire, casa per casa, vicolo per vicolo, il mio paese natale, nei suoi personaggi, nella sua vita quotidiana semplice e molteplice a un tempo nella sua atmosfera tanto più incantata quanto più essa rappresentava un mondo insensibilmente passato per sempre”.<img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-full wp-image-73483" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/07/E1861685-384E-491A-8673-28684BA3FF5C.jpeg" alt="" width="183" height="275" /></p>
<p dir="auto">Giuseppe Troccoli era nato il 1901 e morto il 1962 in Terra di Magna Grecia e Giuseppe Selvaggi, nato sempre nella Piana di Sibari, a Cassano Ionio nel 1923 e morto a Roma nel 2004. Una scrittore “tradizionale” per ciò che riguarda quella letteratura tesa tra la ricostruzione di una geografia realista del luogo e del contesto sociale e un impianto meta-storico nel quale i personaggi sono sempre espressione di un processo in cui l’ambiente costituisce la centralità delle dinamiche narrative. Così la Calabria di Troccoli e Selvaggi, che si racconta tra favola, cronaca, miti e realtà.</p>
<p dir="auto">La favola della Calabria, vista da Firenze, dava l’immagine di una terra, come lo stesso Selvaggi annota, i cui segni sono mítici, antichi e favolosi. E con la Calabria Troccoli ebbe sempre un dolce rapporto. Oltre ai suoi testi ciò è testimoniato dalla corrispondenza che mantenne proprio con Selvaggi.</p>
<p dir="auto">Ci sono lettere che risalgono al 1939. In una. datata Firenze, 24. 11. 1945, annota scrivendo a Selvaggi: “Andrai in Calabria per Natale? lo sì. Passando per Roma, t’avvertirò se mai ci si possa vedere almeno alla stazione”.</p>
<p dir="auto" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Tra Troccoli e Selvaggi ci fu sempre un dialogo molto aperto. Vita e letteratura. Storia ed emozione. Dalle lettere di Troccoli a Selvaggi si può evincere anche lo stato d’animo con il quale il Troccoli lavorava e preparava i suoi libri. Erano rispettosi amici e si stimavamo.<br dir="auto" />Un breve epistolario che comunque ci dà la dimensione di un dialogo costante tra due intellettuali e tra due poeti che hanno segnato il corso letterario calabrese di questi anni.<br dir="auto" />In un passo di una lettera datata Firenze 3. 12. 1945 si legge: “Spero rivederti a Roma al più presto. Mandami, per piacere, il recapito preciso di Alvaro, che mi saluterai alla prima occasione. (… ) lo sono intento all’ultima revisione dei miei manoscritti: Verga (studio) e L’ombra che nella mente posso (liriche)”.<br dir="auto" />In una dedica al Purgatorio dantesco Troccoli incide: “A Giuseppe Selvaggi, con affetto di compaesano e di amico”.<br dir="auto" />Era il 1951. Il sentimento di appartenenza è certamente un valore. Un valore forte che passa attraverso il recupero di quel tempo perduto che si fa identità.<br dir="auto" />In Selvaggi, appunto, Troccoli trovava quella “paesanità” che lo portava alle sue origini, alle sue radici, al suo mondo dell’infanzia e della fanciullezza.<br dir="auto" /><br dir="auto" />Sempre nell’articolo dei 1951 (apparso su “il Tempo”) Selvaggi annotava, riferendosi a Lauropoli e in particolare ai personaggi che vi campeggiano, delle sottolineature che hanno un senso non solo letterario: “Tutte queste figure sono la Calabria , è fatta così la Calabria : un ammasso di figure umane contorte dalla miseria, dalla superstizione, dalla vanità dei piccoli casati paesani, dal dolore accumulato in secoli di rinunzie, contorte dalla necessità di andare lontano (…)”.<br dir="auto" />E ancora è importante questo inciso di Selvaggi al mondo di Troccoli, che era lo stesso mondo di Selvaggi: “i calabresi nel mondo: quegli esuli che siamo tutti noi fuori dalla Calabria, che con una rapidità assimiliamo quello che nelle altre regioni troviamo di utile alla nostra affermazione di uomini. Nasce così quello stacco evidente che un calabrese riesce a produrre nella propria vita e negli usi con un semplice viaggio oltre i monti della Lucania”.<br dir="auto" />Un rapporto, allora, tra corregionali legati da un unico interesse che è quello dei senso di una appartenenza i cui valori di fondo diventano non solo testimonianza ma espressione letteraria. Un rapporto, inoltre, anche tra due generazioni. Generazioni che hanno vissuto l’età della diaspora e hanno raccontato il dolore della separazione, un dolore che si è fatto consapevolezza ma anche mistero.</p>
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