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	<title>A.Rita Roscilli, Autore presso lafrecciaweb.it</title>
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		<title>Intervista a Renato Mosca de Souza, Ambasciatore del Brasile in Italia, San Marino e Malta: La Storia ha unito Italia e Brasile</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2024/11/09/intervista-a-renato-mosca-de-souza-ambasciatore-del-brasile-in-italia-san-marino-e-malta-la-storia-ha-unito-italia-e-brasile/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=intervista-a-renato-mosca-de-souza-ambasciatore-del-brasile-in-italia-san-marino-e-malta-la-storia-ha-unito-italia-e-brasile</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[A.Rita Roscilli]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 09 Nov 2024 07:01:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="678" height="381" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/11/IMG_5109.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/11/IMG_5109.jpeg 678w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/11/IMG_5109-300x169.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/11/IMG_5109-585x329.jpeg 585w" sizes="(max-width: 678px) 100vw, 678px" /></p>
<p>Emigrazione italiana in Brasile 150 anni dopo. Una ricorrenza di alto significato per la comunità italo-brasiliana, per la Storia del Brasile, per la Storia d’Italia. Abbiamo voluto ascoltare le opinioni&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="678" height="381" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/11/IMG_5109.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/11/IMG_5109.jpeg 678w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/11/IMG_5109-300x169.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/11/IMG_5109-585x329.jpeg 585w" sizes="(max-width: 678px) 100vw, 678px" /></p><p><em>Emigrazione italiana in Brasile 150 anni dopo. Una ricorrenza di alto significato per la comunità italo-brasiliana, per la Storia del Brasile, per la Storia d’Italia. Abbiamo voluto ascoltare le opinioni di S.E. Renato Mosca de Souza, che ha radici italiane</em></p>
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<p>Nel 2024 si stanno commemorando i 150 Anni della Emigrazione italiana in Brasile. La ricorrenza riveste un alto significato per tutta la comunità italo-brasiliana, per la Storia del Brasile, per la Storia d’Italia, e per l’eredità lasciata dai nostri connazionali italiani nella società brasiliana. In questa occasione, abbiamo voluto ascoltare le opinioni dell’ Ambasciatore del Brasile in Italia, San Marino e Malta, S.E. Renato Mosca de Souza, che ha radici italiane, grazie ai suoi nonni. Ha concesso alla nostra Rivista una intervista che pubblichiamo con molto piacere.</p>
<p><strong>Sig. Ambasciatore, che cosa significa per il Brasile, oggi, festeggiare il 150° Anniversario dell’immigrazione italiana in Brasile?</strong><br />
Il Brasile è un paese multiculturale, la cui società è formata da popolazioni autoctone e migranti. Ricordare l’anniversario dell’immigrazione italiana significa rendere omaggio a tutte le persone che in qualche modo hanno contribuito allo sviluppo socioculturale ed economico del nostro Paese.<br />
Il 21 febbraio 1874, la nave “La Sofia”, che era partita da Genova, arrivò nella città di Vitória, nello stato brasiliano di Espírito Santo, con circa 386 italiani a bordo, oriundi del Trentino e del Veneto. Fu l’inizio ufficiale della migrazione di massa degli italiani in Brasile. Dallo sbarco de “La Sofia”, la storia ha unito Brasile e  Italia. Attualmente, il Brasile ha la più grande comunità di discendenti di italiani nel mondo: circa 35 milioni di italobrasiliani. Questo vincolo ha assunto carattere istituzionale nel 2008, con il riconoscimento, da parte del governo brasiliano, della Giornata dell’Immigrato Italiano, che si celebra il 21 febbraio.</p>
<p><strong>Qual è la principale eredità degli emigranti italiani nello sviluppo del Brasile? E che cosa hanno lasciato in materia di esempi e di valori?</strong><br />
L’eredità degli immigrati italiani è evidente nei più svariati segmenti della società brasiliana, dalle arti alle scienze, dall’agricoltura all’industria, dalla gastronomia alla lingua.<br />
Parole ed espressioni idiomatiche, così come piatti della culinaria italiana, sono stati incorporati nella quotidianità brasiliana e oggi sono considerati patrimonio locale. Esempi di forza, resilienza e unione familiare, gli immigrati hanno contribuito alla formazione di intere comunità, influenzando diverse regioni del Brasile.<br />
Nello stato di Rio Grande do Sul, ad esempio, hanno sviluppato il settore vitivinicolo che ha generato imprese i cui prodotti oggi vengono esportati e premiati a livello internazionale. A São Paulo, la presenza italiana è stata determinante nello sviluppo della coltivazione del caffè e nell’industrializzazione brasiliana, stimolata da capitali provenienti dalla caffeicoltura.<br />
Francesco Matarazzo, italiano immigrato da Castellabate, è il fondatore del più grande gruppo imprenditoriale dell’America Latina, composto da circa 350 aziende di diversi settori. Nel campo delle scienze, la física brasiliana è nata dalla collaborazione con ricercatori italiani. Nel contesto dello sforzo per creare l’Università di São Paulo (USP), Gleb Wataghin fu designato da Enrico Fermi per fondare la cattedra di fisica della USP.</p>
<p><strong>Stando in Italia, lei avverte che ci sono affinità tra Italia e Brasile? Se sì, quali?</strong><br />
Brasile e Italia condividono forti legami storici, politici, economici e scientifico-culturali. Entrambi i Paesi danno priorità a valori come la difesa del multilateralismo e della democrazia, la tutela dell’ambiente, il rispetto dei diritti umani e la promozione della pace. Tali affinità sono state percorse nell’attuale sforzo per riprendere e riattivare le relazioni bilaterali con l’Italia, tanto care e importanti per il Brasile.<br />
Predomina in Brasile la visione dell’Italia come un Paese fratello, con il quale condividiamo valori sociali e culturali. Le comunità residenti in entrambi i Paesi, in gran parte con doppia cittadinanza, alimentano il vincolo tra i due popoli e generano opportunità, anche sul piano economico e commerciale. L’eccellenza italiana nella gastronomia, nel <em>design</em> e nella moda é ampiamente riconosciuta in Brasile, grazie alla presenza di questo significativo contingente.</p>
<p><strong>La storia della sua famiglia è legata direttamente all’immigrazione italiana in Brasile, giacché lei è un italo-discendente. Può raccontarci qualcosa della storia della sua famiglia italiana, com’è stato tornare nei luoghi dove sono nati i suoi antenati e che sentimenti ciò ha suscitato?</strong><br />
Io sono nato a Ribeirão Preto, nell’interno dello stato di São Paulo, una regione che attrasse molti italiani sin dalla fine del XIX secolo, per via della dinâmica produzione di caffè. In questo contesto ci fu l’immigrazione in Brasile, ancora in tenera età, del patriarca della mia famiglia, Salvatore Mosca, molisano della piccola Sant’Angelo del Pesco. In Brasile, imparò il mestiere di falegname e crebbe una famiglia con 13 figli – otto dei quali arrivarono in età adulta, formando un ampio gruppo familiare italo-brasiliano. Come la maggior parte degli immigrati, Salvatore non perse mai il legame con i parenti in Italia, scambiando corrispondenza e rimanengo sempre orgoglioso delle sue radici e della sua cultura. Per me, è una soddisfazione imensa poter rappresentare il Brasile in Italia, la terra dei miei antenati.</p>
<p><strong>Quale potrebbe essere, oggi, un contributo perché possa mantenersi vivo il legame storico e sociale tra l’Italia e i discendenti italiani in Brasile? Ad esempio, ritiene importante “il Turismo delle Radici”, ossia, incentivare i viaggi dei discendenti italiani per conoscere i luoghi di origine dei loro antenati?</strong><br />
La celebrazione del centocinquantesimo anniversario dell’immigrazione italiana in Brasile e la strategia italiana di promozione del “Turismo delle Radici” offrono un’opportunità speciale per stimolare il legame storico-sociale tra Brasile e Italia. Un brasiliano su sei ha un cognome italiano, il che fa del Brasile il primo paese al mondo per numero di <em>oriundi</em>. Il significativo contingente di italo-brasiliani rappresenta un enorme potenziale per attrarre turisti in Italia. Questa comunità, infatti, non solo si identifica con la cultura italiana, ma dimostra anche enorme interesse a recuperare la memoria, la cultura e le tradizioni dei suoi antenati.<br />
Durante la pandemia, la connettività aerea diretta tra Italia e Brasile venne fortemente compromessa. Nel 2023, la ripresa della rotta Roma – Rio de Janeiro dell’Ita Airways ha contribuito a normalizzare questo flusso di passeggeri che è costituito, in gran parte, da brasiliani in viaggio in Europa. È mia convinzione che l’apertura di nuove rotte aeree stimolerà il flusso turístico verso il Brasile, principale destinazione degli italiani in America Latina.</p>
<p><strong>Come considera in termini culturali ed economici l’attuale legame tra Italia e Brasile? In che modo si potrebbero rafforzare ulteriormente i già saldi legami di amicizia e cooperazione?</strong><br />
I rapporti culturali tra Brasile e Italia sono consolidati e vivaci. Sono caratterizzati da una notevole spontaneità derivante da uno storico interscambio praticamente in tutte le espressioni artistiche, specialmente nella musica e nelle arti visive. Il Brasile ha una presenza di rilievo nei principali eventi culturali italiani, come le Biennali di Arte e Architettura di Venezia, festival di musica e di cinema ed eventi di settore come la Fiera Internazionale del libro per ragazzi di Bologna.<br />
Nello specifico, nel campo delle arti visive,  l’anno 2024 è stato caratterizzato, in Italia, da una grande visibilità di curatori e artisti brasiliani. Ben accolta dalla critica specializzata, la 60ª Biennale d’Arte di Venezia, curata dal direttore del MASP, Adriano Pedrosa, è storica in quanto è la prima edizione della Biennale con la curatela di un brasiliano.<br />
Sul piano economico, Brasile e Italia mantengono un flusso commerciale significativo. Nel 2023, l’Italia è stato il 13º partner del Brasile nel mondo (quarto in Europa). Il flusso del commercio bilaterale ha raggiunto US$ 9,9 miliardi, con il Brasile consistentemente deficitario dal 2009, ovvero il Brasile acquista più di quanto vende all’Italia. La tendenza al deficit nel commercio bilaterale non è priva di aspetti positivi, poiché stiamo modernizando il nostro parco industriale con l’acquisto di macchinari, attrezzature, tecnologie e prodotti ad alto valore aggiunto italiani.<br />
Ritengo che gli scambi commerciali siano consistenti, ma ancora al di sotto del potenziale di due economie con una dimensione superiore a 2 trilioni di dollari. Ci sono notevoli opportunità di cooperazione tra le rispettive industrie nazionali, con particolare attenzione alle aree di bioeconomia, bioeconomia, decarbonizzazione, transizione e sicurezza energética e filiere agroindustrial sostenibili.</p>
<p><strong>In Brasile vi sono studi, vi è una memoria viva dell’esistenza di un legame intenso tra Brasile e Italia, grazie all’emigrazione italiana in Brasile. Lei pensa che, oggi, anche in Italia, da parte della società italiana, vi sia piena conoscenza della storia dell’emigrazione italiana verso il Brasile, o questa dovrebbe essere oggetto di più studio e divulgazione?</strong><br />
La storia dell’emigrazione italiana in Brasile è ancora poco diffusa. In quest’ottica, l’Ambasciata del Brasile a Roma realizza una serie di attività culturali, accademiche e imprenditoriali per celebrare il centocinquantesimo anniversario dell’immigrazione italiana in Brasile.<br />
Il 19 febbraio, abbiamo ospitato la prima del film “Arrivedersi! Per l’eternità…”, di Edoardo Mariani, che ha previsto gli interventi delle professoresse Maria Catarina Chitolina, dell’Università Federale di Santa Maria, ed Helena Trentin, dell’Università Gabriele d’Annunzio. Il 21 febbraio abbiamo ricevuto a Palazzo Pamphilj autorità, personalità e alti dirigenti brasiliani e italiani per una cena comemorativa, evento che ha segnato l’inizio delle celebrazioni del centocinquantesimo anniversario. Nel mese di maggio, l’Ambasciata ha ospitato la consegna del premio “Ciccillo Matarazzo per italiani nel mondo”, che ha reso omaggio all’imprenditore discendente di italiani Rubens Ometto. A sua volta, incentivare il “Turismo delle Radici” potrà contribuire alla diffusione della cultura brasiliana in Italia, nonché, a mio avviso, a fare sí che gli italiani delle nuove generazioni recuperino i vincoli con i loro parenti ítalo-brasiliani.</p>
<p>© Photo credit Antonella Rita Roscilli -SARAPEGBE.</p>
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		<title>La storia del Presepe dei Borbone alla Reggia di Caserta</title>
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		<dc:creator><![CDATA[A.Rita Roscilli]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 23 Dec 2022 06:35:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="678" height="381" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/12/E16C043D-7B2B-43B3-954D-6535B5F6B12F.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/12/E16C043D-7B2B-43B3-954D-6535B5F6B12F.png 678w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/12/E16C043D-7B2B-43B3-954D-6535B5F6B12F-300x169.png 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/12/E16C043D-7B2B-43B3-954D-6535B5F6B12F-585x329.png 585w" sizes="(max-width: 678px) 100vw, 678px" /></p>
<p>Oggi il Presepe Reale con la sua magnificenza a torna a splendere alla Reggia di Caserta ed è possibile ammirarlo nella Sala Ellittica degli Appartamenti Storici Roma, 23 dicembre 2022&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Oggi il Presepe Reale con la sua magnificenza a torna a splendere alla Reggia di Caserta ed è possibile ammirarlo nella Sala Ellittica degli Appartamenti Storici</em></p>
<p>Roma, 23 dicembre 2022 – <em>Presepe</em> deriva dal latino <em>praesaepe</em> che significa “mangiatoia” e costituisce il simbolo più significativo del Santo Natale. In realtà, la raffigurazione della Natività ha origini molto antiche e risale ai primi cristiani che dipingevano le scene della nascita di Cristo nelle catacombe romane. Quando il Cristianesimo uscì dalla clandestinità, le immagini della Natività iniziarono ad essere dipinte sulle pareti delle prime chiese e, a partire dal XIII secolo, apparvero anche le prime sculture. Fu <strong>San Francesco</strong> ad ideare la rappresentazione della Natività e venne realizzata per la prima volta a <strong>Greccio</strong>, piccolo borgo nel centro Italia, nella Valle Reatina, la notte di Natale del 1223.</p>
<p>San Francesco si era fermato lì “provenendo probabilmente da Roma, dove il 29 novembre 1223 aveva ricevuto dal Papa Onorio III la conferma della sua Regola. Dopo il suo viaggio in Terra Santa, quelle grotte gli ricordavano in modo particolare il paesaggio di Betlemme. Ed è possibile che il Poverello fosse rimasto colpito, a Roma, nella Basilica di Santa Maria Maggiore, dai mosaici con la rappresentazione della nascita di Gesù, proprio accanto al luogo dove si conservavano, secondo un’antica tradizione, le tavole della mangiatoia” (In: “<strong>Admirabile signum”, Lettera Apostolica di Papa Francesco, 2019</strong>).</p>
<p>La storia di questa tradizione popolare, diffusissima in tutto il mondo cattolico, rivela molte altre sorprese. Nel 1534 nella città di Napoli giunse <strong>San Gaetano da Thiene</strong>, che aveva già dato prova di grande amore e dedizione per il Presepe nella basilica di Santa Maria Maggiore a Roma. É proprio lui ad essere indicato come l’”inventore” del Presepe napoletano, ossia come colui che, in occasione del Natale,  diede inizio alla tradizione di allestire il Presepe nelle chiese e nelle case private.</p>
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<figure class="aligncenter size-large is-resized"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="wp-image-50332" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2022/12/presepe-borbone-reggia-caserta-1024x683.jpg" sizes="(max-width: 542px) 100vw, 542px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2022/12/presepe-borbone-reggia-caserta-1024x683.jpg 1024w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2022/12/presepe-borbone-reggia-caserta-300x200.jpg 300w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2022/12/presepe-borbone-reggia-caserta-768x512.jpg 768w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2022/12/presepe-borbone-reggia-caserta-1536x1024.jpg 1536w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2022/12/presepe-borbone-reggia-caserta.jpg 1600w" alt="" width="542" height="361" /></figure>
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<p>Vi sono Presepi napoletani di notevole pregio ed interesse artistico, ma uno dei più importanti si trova nella <strong>Reggia di Caserta</strong>. Risale al secolo XVIII e fu commissionato direttamente dai Reali Borbonici. Si tratta di un’opera d’arte di inestimabile valore, composta da più di 1200 figure. Le sue statuine sono in terracotta, rivestite di pietre dure e di preziosa stoffa dell’antico opificio di San Leucio di Caserta. Questa tradizione venne portata avanti dai loro discendenti, ed anche da re <strong>Ferdinando II di Borbone</strong>, sovrano del Regno delle Due Sicilie e fratello della principessa <strong>D. Teresa Cristina di Borbone</strong>, che sarebbe divenuta imperatrice del Brasile, allorché sposò l’ imperatore del Brasile D. Pedro II.</p>
<p>Ogni anno, re Ferdinando II di Borbone era solito trovare una sala dell’appartamento reale per allestire il presepe sempre più grande. Rimase nella storia quello del 1844: era così grande che si dovette trovare nella Reggia una sala maggiore. Venne così individuata la Galleria cosiddetta della Racchetta. Di quel grandioso presepe, realizzato su progetto di <strong>Giovanni Cobianchi</strong>, il re volle che ne fosse tramandato il ricordo, e cosi incaricò il pittore di corte <strong>Salvatore Fergola</strong> di ritrarne diverse vedute. E continuò anche a farlo allestire a San Leucio, Carditello, Portici e nelle altre residenze ove i reali decidevano di trascorrere il Natale.</p>
<p>Tornando alle origini della tradizione del <strong>Presepe dei Borbone</strong>, la storia narra che il primo Presepe della Reggia di Caserta fu commissionato nel ‘700 da te Carlo di Borbone insieme a sua moglie, la regina D. Maria Amalia di Sassonia. L’allestimento del Presepe era una attività a cui partecipavano non solo gli artisti e gli artigiani di corte, ma gli stessi sovrani. Pare che lo stesso re Carlo, uomo devoto e sostenitore delle arti applicate, abbia addirittura disegnato alcuni dei modelli per i pastori e, qualche volta li abbia creati lui stesso, intagliandoli nel sughero. Le principesse di corte, invece, si occupavano direttamente della realizzazione degli abiti dei pastori. Nel corso dell’intero anno la regina <strong>Maria Amalia di Sassonia</strong> e le sue figlie erano dedite al ricamo e al cucito degli abiti dei pastori. Le figurine erano in parte realizzate in terracotta (testa, mani e piedi),  mentre il corpo era in stoppa e fil di ferro. Le figure più importanti, in terracotta dipinta, vennero create da artisti come Sanmartino, Bottiglieri, Gori,  Mosca, Celebrano e Vassallo.</p>
<p>Questo tipo di presepe napoletano venne definito “cortese” ed era diverso dai presepi religiosi allestiti nelle chiese e nei conventi. Per influsso degli scavi delle antiche città di Pompei e di Ercolano, allora condotti e incentivati dallo stesso sovrano, il Presepe si arricchì di rovine di templi greco-romani nei pressi della capanna di Gesù Bambino. Era composto da una miriade di figure che rappresentavano il quotidiano nella vita cittadina di Napoli, con i suoi abitanti e artigiani di ogni genere: calzolai, fabbri, sarti, sellai, maniscalchi intenti al lavoro davanti ai loro bassi, i venditori davanti ai banchi di frutta e verdura, mozzarella, ricotta, pesce e frutti di mare, pollame, acquaioli e contadini. I personaggi indossavano i costumi tipici delle varie province del regno di Napoli. Sullo sfondo c’era il vulcano Vesuvio fumante, o angoli di campagne vesuviane, con fiumi o laghetti, con greggi sparsi di pecore, zampognari, pastorelli e contadini che portavano i loro doni a Gesù Bambino. Immancabili i Re Magi con la variopinta moltitudine dei loro seguaci orientali, sultani, cammellieri, guidatori di elefanti, stallieri, asini, suonatori di vari strumenti, tutti nelle loro vesti orientali.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il Presepe della Reggia di Caserta veniva allestito ogni anno con una scenografia diversa e rimaneva esposto dal 12 dicembre al 2 febbraio, festa della Candelora. Il suo allestimento si protrasse non solo durante il governo della dinastia Borbonica nell’Italia meridionale, ma anche successivamente. Infatti, a partire dall’Unità d’Italia (1861) e fino al 1984, il presepe borbonico continuò ad essere realizzato nella Reggia di Caserta, anche se di dimensioni molto più ridotte. Con il passare del tempo subì vari smembramenti e peripezie, ma nel 1988 venne ricostruito con impegno e tenacia, ispirato ai dipinti di Salvatore Fergola, sotto la direzione di <strong>Enzo Catello </strong>e la realizzazione di <strong>Roberto De Gennaro. </strong></p>
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<figure class="alignright size-full"><img decoding="async" class="wp-image-50331" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2022/12/presepe-dei-borbone-_-reggia-di-Caserta.jpeg" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2022/12/presepe-dei-borbone-_-reggia-di-Caserta.jpeg 300w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2022/12/presepe-dei-borbone-_-reggia-di-Caserta-80x60.jpeg 80w" alt="" width="300" height="225" /></figure>
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<p>Oggi il Presepe Reale con la sua magnificenza è nuovamente ubicato nella Reggia di Caserta ed è  possibile ammirarlo nella Sala Ellittica degli Appartamenti Storici. Viene conservato in una teca di cristallo in tutta la sua superficie che occupa ben 20 metri quadrati, ed è visibile dai quattro lati. Restaurato e pulito in ogni sua parte, il Presepe è aperto alla visita del pubblico tutti i giorni dalle ore 8.30 alle ore 18.30. Le sue statuine sono vere e proprie opere d’arte che, con la loro bellezza e dovizia di particolari, mostrano la maestria della tradizione partenopea. Così viene tramandata la straordinaria testimonianza di quella che fu l’arte presepiale realizzata dai Borbone nella Reggia di Caserta.</p>
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		<title>Da Napoli a Rio de Janeiro. L’Imperatrice Teresa Cristina di Borbone delle Due Sicilie e la fotografia. Mostra all’Ambasciata del Brasile a Roma</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2022/03/17/da-napoli-a-rio-de-janeiro-limperatrice-teresa-cristina-di-borbone-delle-due-sicilie-e-la-fotografia-mostra-allambasciata-del-brasile-a-roma/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=da-napoli-a-rio-de-janeiro-limperatrice-teresa-cristina-di-borbone-delle-due-sicilie-e-la-fotografia-mostra-allambasciata-del-brasile-a-roma</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[A.Rita Roscilli]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 17 Mar 2022 21:38:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Spettacolo]]></category>
		<category><![CDATA[Storia, Arte, Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Teresa Cristina di Borbone]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="678" height="381" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/03/855B31FC-D59B-4822-AE15-DC6DC33EA7FC.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/03/855B31FC-D59B-4822-AE15-DC6DC33EA7FC.png 678w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/03/855B31FC-D59B-4822-AE15-DC6DC33EA7FC-300x169.png 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/03/855B31FC-D59B-4822-AE15-DC6DC33EA7FC-585x329.png 585w" sizes="(max-width: 678px) 100vw, 678px" /></p>
<p>Ospitata a Roma, nella Galleria Candido Portinari del Palazzo Pamphilj, sede dell’Ambasciata del Brasile, l’esposizione nasce per omaggiare il Bicentenario della nascita della principessa delle Due Sicilie che fu imperatrice&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2022/03/17/da-napoli-a-rio-de-janeiro-limperatrice-teresa-cristina-di-borbone-delle-due-sicilie-e-la-fotografia-mostra-allambasciata-del-brasile-a-roma/">Da Napoli a Rio de Janeiro. L’Imperatrice Teresa Cristina di Borbone delle Due Sicilie e la fotografia. Mostra all’Ambasciata del Brasile a Roma</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Ospitata a Roma, nella Galleria Candido Portinari del Palazzo Pamphilj, sede dell’Ambasciata del Brasile, l’esposizione nasce per omaggiare il Bicentenario della nascita della principessa delle Due Sicilie che fu imperatrice del Brasile dal 1843 fino al 1889, anno in cui decadde la monarchia nel paese sudamericano</em></p>
<p>“Da Napoli a Rio de Janeiro. L’Imperatrice Teresa Cristina di Borbone delle Due Sicilie e la fotografia” è il titolo della mostra che per la prima volta in Italia, dal 15 marzo al 22 aprile 2022, espone fotografie su D. Teresa Cristina di Borbone (1822-1889).</p>
<p>Ospitata a Roma, nella Galleria Candido Portinari del Palazzo Pamphilj, sede dell’Ambasciata del Brasile, l’esposizione nasce per omaggiare il <a href="https://www.paeseitaliapress.it/storia-arte-cultura/2022/03/14/bicentenario-della-nascita-di-d-teresa-cristina-di-borbone-principessa-delle-due-sicilie-e-imperatrice-del-brasile/">Bicentenario della nascita </a>della principessa delle Due Sicilie che fu imperatrice del Brasile dal 1843 fino al 1889, quando decadde la monarchia nel paese sudamericano. Curata da Evelyne Azevedo e Fernanda Marinho, è gratuita e visitabile dal lunedì al venerdì, dalle ore 10.00 alle ore 17.00. Offre riproduzioni ingrandite di opere di importanti fotografi del secolo XIX, quali il brasiliano Joaquim Insley Pacheco (1830-1912), il francese Félix Nadar (1820-1910), o l’italo-tedesco Giorgio Sommer (1834-1914).</p>
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<figure class="alignright size-medium"><img decoding="async" class="wp-image-43175" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2022/03/2.-Foto-della-mostra-da-sinistra-vista-panoramica-di-Napoli-vista-di-Rio-de-Janeiro.-Sec.-XIX.-Mostra-Ambasciata-del-Brasile-300x225.jpg" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2022/03/2.-Foto-della-mostra-da-sinistra-vista-panoramica-di-Napoli-vista-di-Rio-de-Janeiro.-Sec.-XIX.-Mostra-Ambasciata-del-Brasile-300x225.jpg 300w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2022/03/2.-Foto-della-mostra-da-sinistra-vista-panoramica-di-Napoli-vista-di-Rio-de-Janeiro.-Sec.-XIX.-Mostra-Ambasciata-del-Brasile-1024x768.jpg 1024w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2022/03/2.-Foto-della-mostra-da-sinistra-vista-panoramica-di-Napoli-vista-di-Rio-de-Janeiro.-Sec.-XIX.-Mostra-Ambasciata-del-Brasile-768x576.jpg 768w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2022/03/2.-Foto-della-mostra-da-sinistra-vista-panoramica-di-Napoli-vista-di-Rio-de-Janeiro.-Sec.-XIX.-Mostra-Ambasciata-del-Brasile-1536x1152.jpg 1536w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2022/03/2.-Foto-della-mostra-da-sinistra-vista-panoramica-di-Napoli-vista-di-Rio-de-Janeiro.-Sec.-XIX.-Mostra-Ambasciata-del-Brasile-2048x1536.jpg 2048w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2022/03/2.-Foto-della-mostra-da-sinistra-vista-panoramica-di-Napoli-vista-di-Rio-de-Janeiro.-Sec.-XIX.-Mostra-Ambasciata-del-Brasile-678x509.jpg 678w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2022/03/2.-Foto-della-mostra-da-sinistra-vista-panoramica-di-Napoli-vista-di-Rio-de-Janeiro.-Sec.-XIX.-Mostra-Ambasciata-del-Brasile-326x245.jpg 326w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2022/03/2.-Foto-della-mostra-da-sinistra-vista-panoramica-di-Napoli-vista-di-Rio-de-Janeiro.-Sec.-XIX.-Mostra-Ambasciata-del-Brasile-80x60.jpg 80w" alt="" width="300" height="225" /></figure>
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<p>Le foto provengono da vari paesi e istituzioni come la Fundação Biblioteca Nacional di Rio de Janeiro, l’Istituto Moreira Salles di Sao Paulo, la Bibliotèque Nacional de France, il The J. Paul Getty Museum di Los Angeles. Raffigurano l’Imperatrice, dal contesto familiare a quello personale, grazie agli obiettivi di questi fotografi che viaggiavano registrando paesaggi, costumi e altre culture. Aprono la mostra due belle foto della baia di Guanabara di Rio de Janeiro e una vista panoramica di Napoli con il Vesuvio.</p>
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<figure class="alignright size-medium"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-43176" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2022/03/3.-D.-Teresa-Cristina-di-Borbone.-Foto-della-mostra.-Ambasciata-Brasile-Roma-240x300.jpg" sizes="(max-width: 240px) 100vw, 240px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2022/03/3.-D.-Teresa-Cristina-di-Borbone.-Foto-della-mostra.-Ambasciata-Brasile-Roma-240x300.jpg 240w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2022/03/3.-D.-Teresa-Cristina-di-Borbone.-Foto-della-mostra.-Ambasciata-Brasile-Roma-820x1024.jpg 820w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2022/03/3.-D.-Teresa-Cristina-di-Borbone.-Foto-della-mostra.-Ambasciata-Brasile-Roma-768x959.jpg 768w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2022/03/3.-D.-Teresa-Cristina-di-Borbone.-Foto-della-mostra.-Ambasciata-Brasile-Roma.jpg 1056w" alt="" width="240" height="300" /></figure>
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<p>Teresa Cristina di Borbone nacque nella penisola italica il 14 marzo 1822, nella città di Napoli, capitale del Regno delle Due Sicilie, nello stesso anno in cui il Brasile festeggiava l’indipendenza dal Portogallo. Era figlia del re Francesco I di Borbone e di Maria Isabella, Infanta di Spagna.</p>
<p>All’età di 21 anni andò sposa a Pedro II, imperatore del Brasile e continuò la sua vita al di là dell’oceano Atlantico, distinguendosi non solo per lignaggio, quanto per dignità e azione. Furono 46 gli anni di matrimonio con l’amato imperatore, filosofo e studioso ammirato internazionalmente per la sua politica. Grazie a Teresa Cristina si consolidarono le relazioni diplomatiche tra i Borbone e la casa dei Bragança, e nacque un intenso flusso di scambi culturali tra Brasile e Italia.</p>
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<figure class="aligncenter size-medium"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-43177" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2022/03/4-D.-Teresa-Cristina-e-limperatore-D.-Pedro-II.-foto-della-mostra-Ambasciata-del-Brasile-300x225.jpg" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2022/03/4-D.-Teresa-Cristina-e-limperatore-D.-Pedro-II.-foto-della-mostra-Ambasciata-del-Brasile-300x225.jpg 300w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2022/03/4-D.-Teresa-Cristina-e-limperatore-D.-Pedro-II.-foto-della-mostra-Ambasciata-del-Brasile-1024x768.jpg 1024w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2022/03/4-D.-Teresa-Cristina-e-limperatore-D.-Pedro-II.-foto-della-mostra-Ambasciata-del-Brasile-768x576.jpg 768w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2022/03/4-D.-Teresa-Cristina-e-limperatore-D.-Pedro-II.-foto-della-mostra-Ambasciata-del-Brasile-1536x1152.jpg 1536w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2022/03/4-D.-Teresa-Cristina-e-limperatore-D.-Pedro-II.-foto-della-mostra-Ambasciata-del-Brasile-2048x1536.jpg 2048w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2022/03/4-D.-Teresa-Cristina-e-limperatore-D.-Pedro-II.-foto-della-mostra-Ambasciata-del-Brasile-678x509.jpg 678w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2022/03/4-D.-Teresa-Cristina-e-limperatore-D.-Pedro-II.-foto-della-mostra-Ambasciata-del-Brasile-326x245.jpg 326w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2022/03/4-D.-Teresa-Cristina-e-limperatore-D.-Pedro-II.-foto-della-mostra-Ambasciata-del-Brasile-80x60.jpg 80w" alt="" width="300" height="225" /></figure>
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<p>Fu sua, ad esempio, l’idea di far arrivare a Milano Antônio Carlos Gomes, contemporaneo di Giuseppe Verdi e Giacomo Puccini, e unico non-europeo ad avere all’epoca un successo strabiliante in Italia come compositore di opere. Rio de Janeiro, capitale dell’Impero, venne soprannominata “Pianópolis” dallo scrittore Machado de Assis, come osserva anche il poeta e critico brasiliano Marco Américo Lucchesi (già presidente della Academia Brasileira de Letras), nel saggio “Mitologia das plateias. A ópera na Corte: 1840-1889”, grazie al gran numero di pianoforti acquistati e alle opere italiane presenti nei teatri cittadini. D. Teresa Cristina influenzò anche i flussi migratori e si occupò della salute degli emigranti, oltre ad essere contraria alla schiavitù che ancora esisteva in Brasile. Grazie alla sua passione per l’archeologia, la fotografia, la musica e la cultura, il Brasile ha arricchito il suo patrimonio pubblico materiale con la Collezione Mediterranea del Museo Nazionale (che si è ridotta con l’incendio del 2018) e con più di 100.000 oggetti appartenuti all’Imperatrice e conservati nella Biblioteca Nazionale di Rio de Janeiro. Altre iniziative seguiranno alla data del 14 marzo 2022 che, come ha detto S.E. l’Ambasciatore Helio Ramos, “segna il bicentenario della sua nascita, momento propizio per introdurre o rivisitare ciò che conosciamo di questa straordinaria figura storica, imprescindibile per lo sviluppo delle arti e della cultura nel Brasile indipendente e, soprattutto, embrionale per i legami che, da allora, si sarebbero stabiliti tra i nostri Paesi”.</p>
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<figure class="aligncenter size-medium"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-43173" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2022/03/1-Manifesto-della-mostra-fotografica-Ambasciata-del-Brasile-in-Roma-225x300.jpg" sizes="(max-width: 225px) 100vw, 225px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2022/03/1-Manifesto-della-mostra-fotografica-Ambasciata-del-Brasile-in-Roma-225x300.jpg 225w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2022/03/1-Manifesto-della-mostra-fotografica-Ambasciata-del-Brasile-in-Roma-768x1024.jpg 768w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2022/03/1-Manifesto-della-mostra-fotografica-Ambasciata-del-Brasile-in-Roma-1152x1536.jpg 1152w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2022/03/1-Manifesto-della-mostra-fotografica-Ambasciata-del-Brasile-in-Roma-1536x2048.jpg 1536w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2022/03/1-Manifesto-della-mostra-fotografica-Ambasciata-del-Brasile-in-Roma-scaled.jpg 1920w" alt="" width="225" height="300" /></figure>
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		<title>Bicentenario della Nascita di D. Teresa Cristina di Borbone, Principessa delle Due Sicilie e Imperatrice del Brasile</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2022/03/14/bicentenario-della-nascita-di-d-teresa-cristina-di-borbone-principessa-delle-due-sicilie-e-imperatrice-del-brasile/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=bicentenario-della-nascita-di-d-teresa-cristina-di-borbone-principessa-delle-due-sicilie-e-imperatrice-del-brasile</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[A.Rita Roscilli]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 14 Mar 2022 14:43:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Spettacolo]]></category>
		<category><![CDATA[bicentenario nascita]]></category>
		<category><![CDATA[Teresa Cristina di Borbone]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="678" height="381" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/03/3E5D848C-779B-491A-B4F4-DDF2323F4404.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/03/3E5D848C-779B-491A-B4F4-DDF2323F4404.png 678w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/03/3E5D848C-779B-491A-B4F4-DDF2323F4404-300x169.png 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/03/3E5D848C-779B-491A-B4F4-DDF2323F4404-585x329.png 585w" sizes="(max-width: 678px) 100vw, 678px" /></p>
<p>Figlia di Francesco I di Borbone, sovrano del Regno delle Due Sicilie, Teresa Cristina a duecento anni dalla nascita (Napoli, 14 marzo 1822). Divenuta moglie di Pedro II, imperatore del&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2022/03/14/bicentenario-della-nascita-di-d-teresa-cristina-di-borbone-principessa-delle-due-sicilie-e-imperatrice-del-brasile/">Bicentenario della Nascita di D. Teresa Cristina di Borbone, Principessa delle Due Sicilie e Imperatrice del Brasile</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Figlia di Francesco I di Borbone, sovrano del Regno delle Due Sicilie, Teresa Cristina a duecento anni dalla nascita (Napoli, 14 marzo 1822). Divenuta moglie di Pedro II, imperatore del Brasile, D. Teresa Cristina Principessa del Regno delle due Sicilie, dedicò la sua vita al paese che l’accolse al di là dell’oceano Atlantico. Quest&#8217;anno al centro delle celebrazioni, la sua importante azione, anello di congiunzione tra l’Italia e il Brasile</em></p>
<p>Il 14 marzo 1822 le campane di Napoli suonarono a festa per annunciare la ”real nascita” di Teresa Cristina, figlia di Francesco I di Borbone, sovrano del Regno delle Due Sicilie. La principessa trascorse l’infanzia nell’amata città, ma il destino le riservò molte sorprese conducendola in terre molto lontane. Infatti, dopo aver sposato Pedro II, imperatore del Brasile, dedicò la sua vita al paese che l’accolse al di là dell’oceano Atlantico. Perciò nel 2022 si vuole celebrare il bicentenario della nascita di colei che si sarebbe rivelata un importante anello di congiunzione tra l’Italia e il Brasile. Nella città partenopea, che all’epoca era una delle più avanzate d’Europa, la giovane Teresa ricevette una educazione molto rigida, come si confaceva alle figlie dei regnanti: parlava fluentemente la lingua francese e amava la storia e l’archeologia. Le nozze con Pedro II avvennero per procura. Tra i due c’era un rapporto di parentela: la madre di Teresa Cristina, Maria Isabella di Borbone, era zia di Pedro I, padre del futuro sposo, ed il padre, Francesco I di Borbone, zio della madre di Pedro II, Maria Leopoldina d’Asburgo Lorena. Per il matrimonio fu quindi necessario chiedere una dispensa a Papa Gregorio XVI. Il contratto di matrimonio venne firmato a Vienna il 20 maggio 1842. Il 22 maggio 1843 approdò nel porto di Napoli una flotta brasiliana al comando dell’ammiraglio Teodoro de Beaurepaire, composta dalla fregata Constituição e dalle corvette Euterpe e Dois de Julho.</p>
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<figure class="alignright size-medium"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-43050" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2022/03/Foto-2.-Collezione-IGHB-Bahia-Istituto-Geografico-Storico-D.-Pedro-II-e-D.-Teresa-Cristina-di-Borbone.-226x300.jpg" sizes="(max-width: 226px) 100vw, 226px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2022/03/Foto-2.-Collezione-IGHB-Bahia-Istituto-Geografico-Storico-D.-Pedro-II-e-D.-Teresa-Cristina-di-Borbone.-226x300.jpg 226w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2022/03/Foto-2.-Collezione-IGHB-Bahia-Istituto-Geografico-Storico-D.-Pedro-II-e-D.-Teresa-Cristina-di-Borbone..jpg 300w" alt="" width="226" height="300" /></figure>
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<p>Il matrimonio si celebrò il 30 maggio 1843 a Napoli, nella Cappella Palatina. Il 2 luglio 1843 Teresa Cristina iniziò il viaggio che l’avrebbe condotta in Brasile. I giornali dell’epoca, incluso il Giornale del Regno delle Due Sicilie, diedero rilievo all’evento e vennero pubblicate varie poesie in omaggio a Teresa Cristina. Una di queste è “Ode” del poeta Ulisse Raffaele. Per passione e per dono di dote, l’Imperatrice Teresa Cristina trasportò con sé, tra le altre, più di mille libri, una raccolta di carte geografiche e mappe topografiche inerenti il mondo intero. L’arrivo a Rio de Janeiro avvenne all’alba del 3 settembre.</p>
<p>La coppia ebbe quattro figli: Afonso, Leopoldina, Pedro e Isabel. Quest’ultima  viene ricordata nella storia brasiliana perché nel 1888 firmò la <em>Lei Aurea</em>che abolì ufficialmente la schiavitù degli africani, durata più di tre secoli.</p>
<p>Pedro II era filosofo, amante della letteratura, delle arti, delle scienze e fu sempre al centro dell’attenzione di storici e studiosi. Teresa Cristina nella storiografia ufficiale italiana venne dimenticata e in quella brasiliana appare spesso relegata al solo ruolo di  “Madre dei brasiliani” o “Imperatrice invisibile”, che rientrava nell’immagine stereotipata di una donna di limitata cultura, silenziosa, che compensava la mancanza di bellezza fisica con la bontà e le virtù del cuore. Eppure la sua vita riserva molte sorprese e vogliamo qui ricordare la memoria del prof. Angelo Aniello Avella, autore dell’unica biografia su lei. D. Teresa Cristina era stata educata alla  cultura classica, alle belle arti e all’archeologia. In Italia condusse e finanziò gli scavi nel sito etrusco di Veio, nei pressi di Roma, e per questo, più tardi, in Brasile fu soprannominata “l’Imperatrice archeologa”.</p>
<p>A partire dal 1846 propose al fratello, re Ferdinando II delle Due Sicilie, un intercambio di elevato valore culturale. Differenti manufatti e utensili dei popoli indigeni brasiliani andarono a incrementare la già ricche collezioni del Real Museo Borbonico. L’ artigianato indigeno mostrò all’Europa alcuni aspetti di una civiltà lontana che poteva stimolare la creatività del vecchio continente. In Brasile gli oggetti provenienti dall’Italia piantarono le sementi della tradizione classica. Teresa Cristina portò una serie di reperti archeologici tra i quali tredici preziose anfore di bronzo che divennero, dopo la sua morte, nucleo della collezione a lei intitolata nel Museo Nazionale Quinta da Boa Vista a Rio de Janeiro. Con i suoi 700 pezzi, la “Collezione Archeologica D. Teresa Cristina”costituiva, insieme agli oggetti esposti al Museu Imperial di Petrópolis, uno dei maggiori giacimenti culturali italiani fuori dai confini nazionali, prima che fosse in parte distrutta il 2 settembre 2018 a causa di un grande incendio scoppiato al Museo Nazionale. Si pensa ora di recuperarla anche grazie alla cooperazione dell’Italia, nel quadro del partenariato esistente con il Ministero della Cultura. Già nel 2019 vi fu la disponibilità a collaborare, da parte degli esperti del Mibac, al restauro di Koré, una pregevole scultura rinvenuta nel 1853 in una tomba durante i primi scavi condotti da Teresa Cristina e andata in frantumi durante l’incendio.</p>
<p>C’è da ricordare che in Brasile i meriti artistici della imperatrice, precorritrice anche nell’arte del mosaico,  furono al centro di una prima mostra organizzata nel 1996 dall’archeologa Maria Beltrão al Museo Nazionale UFRJ (Universidade Federal do Rio de Janeiro). Le sue doti di archeologa furono rivelate al grande pubblico nel 2005 con la mostra “Afrescos de Pompéia: beleza revelada” tenutasi nel Museo Nazionale di Belle Arti di Rio de Janeiro. Proprio in questa città, sotto l’alto patrocinio della imperatrice, fiorirono artigianato, musica e teatro. Lei e Pedro II spesso andavano a teatro per assistere a spettacoli d’opera tenuti da compagnie italiane in tournée nell’America del Sud. Vennero chiamati dall’Europa artisti, intellettuali e scienziati.</p>
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<figure class="alignright size-medium"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-43093" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2022/03/Foto-n.-1.-Limperatrice-D.-Teresa-Cristina-di-Borbone-1851-c.-233x300.jpg" sizes="(max-width: 233px) 100vw, 233px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2022/03/Foto-n.-1.-Limperatrice-D.-Teresa-Cristina-di-Borbone-1851-c.-233x300.jpg 233w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2022/03/Foto-n.-1.-Limperatrice-D.-Teresa-Cristina-di-Borbone-1851-c.-794x1024.jpg 794w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2022/03/Foto-n.-1.-Limperatrice-D.-Teresa-Cristina-di-Borbone-1851-c.-768x991.jpg 768w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2022/03/Foto-n.-1.-Limperatrice-D.-Teresa-Cristina-di-Borbone-1851-c.-1190x1536.jpg 1190w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2022/03/Foto-n.-1.-Limperatrice-D.-Teresa-Cristina-di-Borbone-1851-c..jpg 1550w" alt="" width="233" height="300" /></figure>
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<p>Amante della musica ed educata al bel canto, Teresa Cristina suscitava ammirazione. Ne abbiamo un esempio nel libro “No Brasil de 1840”in cui  lo storico brasiliano Afonso d’Escragnolle Taunay racconta che nel 1844 il diplomatico francese Jules Itier, trovandosi nei pressi del Palazzo Imperiale, rimase colpito da uma bellissima voce femminile che cantava un’aria di Rossini tratta dal “Barbiere di Siviglia”, e il suo stupore aumentò quando vide apparire al balcone l’imperatrice stessa. Ma l’ operato di Teresa Cristina non si limitò al campo artistico perché influenzò in modo significativo anche la composizione dei flussi migratori. Grazie a lei si creò un <em>humus</em> che avrebbe visto in alcuni decenni a venire (1891-1900) la formazione della più grande colonia di emigranti italiani all’estero. In vari scritti dell’epoca la Baia di Guanabara di Rio viene paragonata al Golfo partenopeo e divenne meta prediletta di molti sudditi del Regno delle Due Sicilie. L’imperatrice conquistò la fiducia del marito e passò a collaborare anche per migliorare la situazione della salute pubblica per gli emigranti e dell’insegnamento, facilitando l’arrivo da oltreoceano di medici, ingegneri, professori, farmacisti  che volessero lavorare per la corte brasiliana. Il matrimonio tra Pedro II e Teresa Cristina si rivelò nel tempo un successo e durò ben quarantasei anni.</p>
<p>A partire dal 1845, furono tanti i viaggi che la coppia imperiale intraprese, prima nel vasto territorio brasiliano, poi in paesi come Egitto, Palestina, Stati Uniti d’America, Inghilterra, Scozia, Irlanda e, infine, l’Italia: Milano, Firenze, Roma, Napoli. Per Teresa Cristina il ritorno a Napoli fu tristissimo perchè la sua città di nascita era stata ridotta da capitale di un grande regno a provincia, nel 1871. “Non so descrivere l’impressione che ho provato nel rivedere, dopo ventotto anni, la mia patria e non trovare più le persone che amavo”, annotò nei suoi diari scritti tra il 1854 ed il 1887. Quando tornarono in Brasile le sue condizioni di salute non erano buone. Alla morte precoce dei due figlioletti maschi, si aggiunse quella della figlia Leopoldina. La sua salute peggiorò e perciò la coppia imperiale dovette recarsi da diversi medici in Europa nel 1876 e nel 1888. Poi la fine dell’Impero: il 15 novembre 1889  Pedro II fu deposto, borghesia, militari e  fazendeiros proclamarono la Repubblica. Alla famiglia imperiale i congiurati dettero 24 ore di tempo per lasciare il Paese. Si imbarcarono per il Portogallo all’alba del 17 novembre, così come riportato nel Jornal do Comercio. La figlia Isabel e il marito proseguirono per la Francia. La coppia imperiale invece trovò alloggio al “Grand Hotel” di Porto, in realtà un albergo modesto, dove Teresa avvertì un malore. Fu chiamato un medico, che nulla poté fare per soccorrerla. Teresa Cristina delle Due Sicilie morì per un attacco cardiaco nella sua stanza d’albergo il 28 dicembre 1889 mentre Pedro II era in visita all’Accademia di Belle Arti. Accanto a lei c’era la baronessa di Japurá, Maria Isabel de Andrade Lisboa, alla quale avrebbe detto: “Non muoio di malattia, ma di dolore e di tristezza”. Aveva 67 anni. Il 29 dicembre 1889 il quotidiano francese “Le Figaro” scrisse: “L’Europa ricorderà con rispetto questa Imperatrice morta senza trono, e della sua morte si dirà che è stato l’unico dispiacere dato al marito in 46 anni di matrimonio”. Teresa Cristina fu sepolta nella chiesa del Monastero di São Vicente de Fora, a Lisbona, che accoglie le tombe della Casa di Bragança. Pedro II morì 2 anni dopo. Nel 1921 i resti di Teresa Cristina e di Pedro II furono riportati in Brasile dal Conte d’Eu ed ospitati nella Cattedrale di Rio de Janeiro. Di qui furono trasferiti nel 1925 nella cattedrale di Petrópolis dove sono stati definitivamente sepolti nel 1939. In Brasile è ricordata nel nome di sei città in altrettanti Stati della Confederazione; nella Biblioteca Nacional di Rio de Janeiro esiste a suo nome una importante collezione iconografica, donata alla sua morte da Pedro II, riconosciuta dall’Unesco come patrimonio mondiale, con una preziosa collezione di partiture integrate da quelle appartenenti alla imperatrice Leopoldina.</p>
<p>Grazie alla sua discrezione e gentilezza Teresa Cristina di Borbone ha avuto un ruolo di grande importanza nella storia del Brasile e dell’Italia, due terre che ha portato nel cuore con amore e dedizione fino alla fine dei suoi giorni. Tutto ciò è stato ben mostrato per la prima volta sui teleschermi brasiliani, grazie all’attrice di talento Letícia Sabetella che ha interpretato il ruolo della imperatrice in una novela di TV Globo dal titolo “Nos Tempos do Imperador”, scritta con fine maestría da Thereza Falcão e Alessandro Marson, e andata in onda tra il 2021 e il 2022.</p>
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<figure class="alignright size-medium"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-43049" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2022/03/Foto-3.-Manifesto-Mostra-su-D.-Teresa-Cristina-per-il-Bicentenario.-Ambasciata-del-Brasile.-Roma-300x257.jpg" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2022/03/Foto-3.-Manifesto-Mostra-su-D.-Teresa-Cristina-per-il-Bicentenario.-Ambasciata-del-Brasile.-Roma-300x257.jpg 300w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2022/03/Foto-3.-Manifesto-Mostra-su-D.-Teresa-Cristina-per-il-Bicentenario.-Ambasciata-del-Brasile.-Roma-768x657.jpg 768w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2022/03/Foto-3.-Manifesto-Mostra-su-D.-Teresa-Cristina-per-il-Bicentenario.-Ambasciata-del-Brasile.-Roma.jpg 840w" alt="" width="300" height="257" /></figure>
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<p>Sono molti gli eventi in programma per omaggiare il bicentenario della nascita della imperatrice Teresa Cristina di Borbone. Vogliamo qui ricordarne due: la mostra a Roma, organizzata dall’ Ambasciata del Brasile, dal titolo “Da Napoli a Rio de Janeiro: l’imperatrice Teresa Cristina di Borbone delle Due Sicilie e la fotografia”, a cura di Evelyne Azevedo e Fernanda Marinho; e a Rio de Janeiro l’inaugurazione di una statua in suo onore nella piazza Italia, voluta dal Consolato italiano e realizzata dallo scultore Gianguido Bonfanti. Sono alcuni dei giusti riconoscimenti alla memoria di colei che, con garbo e fermezza, si rivelò una delle donne più importanti del secolo XIX.</p>
<p><i>Foto 1  D. Teresa Cristina imperatrice del Brasile. 1851. Fonte: Wikipedia<br />
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<div><i><span data-originalfontsize="medium" data-originalcomputedfontsize="16">Foto 2. Collezione IGHB-Bahia Istituto  Geografico Storico  &#8211; D.  Pedro II e D. Teresa Cristina di Borbone</span><span data-originalfontsize="medium" data-originalcomputedfontsize="16">.</span><span data-originalfontsize="medium" data-originalcomputedfontsize="16">©IGHB/Bahia-Brasil</span> </i></div>
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<div dir="ltr"><span data-originalfontsize="medium" data-originalcomputedfontsize="16"><i>Foto 3. Manifesto Mostra su D. Teresa Cristina per il Bicentenario. Ambasciata del Brasile. Roma. Foto di Antonella Rita Roscilli</i></span></div>
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		<title>Lo scrittore Jorge Amado: la sua vita e la rappresentazione del Brasile</title>
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		<dc:creator><![CDATA[A.Rita Roscilli]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 09 Aug 2021 20:41:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Storia, Arte, Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Jorge Amado]]></category>
		<category><![CDATA[letteratura]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="331" height="324" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/08/3A0D80BE-B0D4-4059-941B-CE52111B0EE3.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/08/3A0D80BE-B0D4-4059-941B-CE52111B0EE3.png 331w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/08/3A0D80BE-B0D4-4059-941B-CE52111B0EE3-300x294.png 300w" sizes="(max-width: 331px) 100vw, 331px" /></p>
<p>A cura di Antonella Rita Roscilli &#8211; Brasilianista, biografa ufficiale di Zelia Gattai consorte di Jorge Amado Jorge Amado (Ferradas 10 agosto 1912 &#8211; Salvador Bahia 6 agosto 2001) :&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2021/08/09/lo-scrittore-jorge-amado-la-sua-vita-e-la-rappresentazione-del-brasile/">Lo scrittore Jorge Amado: la sua vita e la rappresentazione del Brasile</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>A cura di Antonella Rita Roscilli &#8211; Brasilianista, biografa ufficiale di Zelia Gattai consorte di Jorge Amado</em></p>
<p><em><br />
Jorge Amado (Ferradas 10 agosto 1912 &#8211; Salvador Bahia 6 agosto 2001) : Domani si celebra l&#8217;anniversario della nascita dello scrittore brasiliano, cantore poetico di Bahia che spalancò la finestra del Brasile sul mondo. Dai suoi libri, tradotti in 48 lingue, emerge l&#8217;universalità dei principi fondamentali della giustizia e la libertà. Amado è l&#8217;interprete più popolare dell&#8217;universo brasiliano per felicità inventiva e attenzione verso la realtà sociale del suo paese. Nel lavoro e nella vita ebbe accanto per 56 anni una persona speciale: Zélia Gattai: “Ero affascinata da quell&#8217;uomo intelligente e coraggioso. Scriveva, lo imprigionavano, lui usciva, continuava a scrivere e a fare politica. Lo rimettevano in galera, usciva e continuava&#8230;&#8221;</em></p>
<p>Il 10 agosto ricorre l’anniversario della nascita dello scrittore brasiliano <strong>Jorge Amado</strong>. Cantore poetico di Bahia e autore di un’opera a tratti universale, volta a riflettere su valori sociali fondamentali quali la giustizia e la libertà, Amado diede  spazio a culture negate come quella degli afro-brasiliani. Con la sua narrativa, spalancò la finestra del Brasile sul mondo: i suoi libri, tradotti in 48 lingue, affascinano ancora oggi milioni di lettori. L’obiettivo della sua opera era scrivere per un grande numero di lettori allo scopo di liberare la letteratura brasiliana dal dominio della élite. Per questo trovò le proprie radici nella tradizione popolare nordestina e nell’estetica del realismo critico. Era nato <strong>il 10 agosto 1912 </strong>nella fazenda Auricídia, in Ferradas, distretto di  Itabuna, a sud dello stato di Bahia. Figlio di un commerciante sergipano divenuto fazendeiro di cacao, aveva tre fratelli: Jofre, Joelson e James. Presto la famiglia si trasferì a Ilhéus dove Jorge trascorse l’infanzia. Fin da piccolo mostrò interesse per la parola scritta tanto da fondare il giornalino A Luneta che veniva distribuito a vicini e parenti. Trasferitosi a Salvador, frequentò il collegio gesuita Antonio Vieira e grazie ad un professore, padre Luiz Gonzaga Cabral, iniziò ad ampliare la sua conoscenza di autori e opere. Quegli anni nella capitale baiana furono ricchi di esperienze: “Vivevo dappertutto, nel mercato di Agua dos Meninos, al mercato di Sete Portas, mangiavo sarapatel e maniçoba. Frequentavo bordelli, feste popolari, feste di strade, mangiavo pesce con i marinai” (Itazil Benicio dos Santos. Jorge Amado: retrato incompleto”, Rio de Janeiro: Record, 1993, p. 73). Abitava in un caseggiato al Pelourinho e ottenne anche un impiego come reporter al giornale Diario da Bahia. Collaborò poi alle riviste A Luva, Dom Casmurro, Para Todos e O Imparcial. Nel 1929 con Edison Carneiro e Dias da Costa scrisse la novella Lenita e si unì ad un gruppo di intellettuali con cui fondò l’ Academia dos Rebeldes che cercava “un’arte moderna, senza essere modernista”. Fondò due riviste: Meridiano e O Momento. Nel 1931 a Rio de Janeiro, mentre studiava Giurisprudenza, pubblicò il suo primo libro: Il Paese del Carnevale. Aveva solo 18 anni. L’anno successivo uscì la seconda edizione, mentre lui visitava Pirangi, nello stato di Bahia, ove rimase impressionato dalle difficili condizioni di vita dei lavoratori. Iniziò quindi a scrivere il suo secondo libro: <em>Cacao.</em> Da Il paese del carnevale a Cacao (1933), fino alla trilogia del 1954 I sotterranei della libertà (composta dai romanzi Tempos difíceis, Agonia da noite e A luz no fundo do túnel) e oltre, i suoi libri hanno continuato ad accompagnare da vicino la vita del popolo brasiliano. Considerato un sovversivo, nel 1936 venne imprigionato per la prima volta a Rio de Janeiro, proprio mentre usciva uno dei libri più lirici: Mar Morto, che ispirò l’amico Dorival Caymmi a comporre la musica E’ doce morrer no mar, di cui Jorge scrisse le parole.</p>
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<figure class="alignright size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-36426" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2021/08/jorge-amado.jpg" alt="" width="343" height="500" /><figcaption><em>Jorge Amado (immagine Wilipedia)</em></figcaption></figure>
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<p>Nel 1937, insieme al collega dell’Academia dos Rebeldes, Edison Carneiro, organizzò a Salvador il 2° Congresso afro-brasiliano, che in parte si opponeva al primo, organizzato da Gilberto Freyre nel 1934 in Pernambuco, a Recife. Il Congresso riunì non solo lavori di specialisti e intellettuali brasiliani e stranieri, ma molte persone afrodiscendenti del Brasile legate alla vita artistica, economica e religiosa. Nel giornale Estado da Bahia del 17 dicembre di quello stesso anno, leggiamo: “Il 19 novembre 1937 davanti alla Escola de Aprendizes Marinheiros, nella città di Salvador, sono stati bruciati libri giudicati come sovversivi e simpatizzanti del pensiero comunista: 808 esemplari di Capitani della spiaggia, 223 esemplari di Mar Morto, 89 esemplari di Cacao, 93 esemplari di Sudore, 267 esemplari di Jubiabà, 214 esemplari de Il Paese del Carnevale. Tutti i libri sono stati ritirati dalle librerie Editora Baiana, Catilina e Souza e si trovavano in perfetto stato”. Erano tutte opere di Jorge Amado. Censurato e perseguitato fin dalla sua pubblicazione, Capitani della spiaggia vide la luce proprio durante la nascita dell’ “Estado Novo” il regime politico dittatoriale instaurato da Getúlio Vargas in Brasile il 10 novembre 1937 con un colpo di Stato e durato fino al 31 gennaio 1946. Prima del golpe il Brasile era ufficialmente in stato di guerra con censura, prigionia politica, negazione dei diritti e della libertà. Lo sforzo del ministro della Educazione Gustavo Capanema e di tutta una rete di istituzioni che includevano il Dipartimento di Stampa e Propaganda (DIP), mosse molti scrittori a seguire il progetto getulista di un’ arte celebrativa della patria, di Dio e della famiglia, oltre ad una esaltazione del folclore.</p>
<p>Amado continuò a seguire la sua strada e venne di nuovo arrestato. Liberato nel 1938, si trasferì a São Paulo. Nei primi anni ‘40, per fuggire alla polizia politica di GetulioVargas, andò in esilio a Buenos Aires e a Montevideo (1941/42). In quel periodo pubblicò il libro ABC de Castro Alves, una biografia del poeta baiano Antônio Castro Alves (1941), che tuttora, purtroppo, appare inedito in italiano. Rientrato nel suo paese venne di nuovo arrestato, con carcere domiciliare a Salvador. Tornato in libertà, l’anno dopo, diede alle stampe Terras do Sem fim (1943), il primo libro ad essere pubblicato e venduto dopo sei anni di proibizione delle sue opere. Seguirono São Jorge dos Ilhéus (1944) e un testo sulla città di Salvador, Bahia de Todos os Santos (1945). Nel 1945 fu eletto deputato federale per il PCB, come rappresentante dello stato di São Paulo ed entrò a far parte dell’Assemblea Costituente. Assunse il mandato l’anno successivo e divennero leggi alcune sue importanti proposte tra cui quella per la libertà dei culti religiosi. Il mandato durò due anni poiché il maresciallo Eurico Gaspar Dutra, allora presidente (1946/51), mise fuorilegge i partiti di sinistra.</p>
<p>In quegli anni Amado pubblicò il romanzo Seara Vermelha (1946) e un pezzo teatrale intitolato Amor do Soldado (1947). Perseguitato, abbandonò nuovamente il Brasile e viaggiò in diverse parti del mondo, svolgendo un’azione sistematica di denuncia della realtà politica brasiliana.</p>
<p>Nel lavoro e nella vita ebbe accanto per 56 anni una persona speciale: <strong>Zélia Gattai</strong>, figlia e nipote di anarchici italiani emigrati in Brasile. Con lei condivise tutto, dalla revisione dei libri all’amaro esilio che li vide fuori del Paese per cinque lunghi anni.</p>
<p>Si conobbero nel 1945, durante il 1° Congresso degli Scrittori Brasiliani, a São Paulo e Amado se ne innamorò subito. Nel libro Navigazione di Cabotaggio (Mondadori, 2005) ricorda:</p>
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<figure class="alignright size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-36425" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2021/08/Copertina-libro-di-Zelia-Gattai-in-italiano.jpg" sizes="(max-width: 477px) 100vw, 477px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2021/08/Copertina-libro-di-Zelia-Gattai-in-italiano.jpg 600w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2021/08/Copertina-libro-di-Zelia-Gattai-in-italiano-194x300.jpg 194w" alt="" width="477" height="736" /></figure>
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<p>“Mi innamorai di Zélia e lo dissi al poeta Paulo Mendes de Almeida, mio e suo amico, indicandola tra le tante che venivano ad ascoltare i dibattiti, e molte per avere storie con me. Dissi – Quella sarà mia moglie – . Paulo rise e rispose: – Quella chi? Zélia? Mai, non è una donna per te, è onesta, non è di quelle che tu seduci, dimenticala! ”. Lui non desisté: in sei mesi Zélia accettò la sua corte e divenne compagna di discussioni e sogni. Andò ad abitare con lo scrittore e non si lasciarono più. Complice di viaggi e avventure, divise col marito la passione per la letteratura.</p>
<p>Divenne scrittrice con il libro di memorie Anarchici, Grazie a Dio (Sperling e Kupfer, 2001) e da allora continuò sempre a scrivere e a pubblicare libri, oltre ad essere una fotografa, tanto che oggi il Fondo Gattai costituisce un corpus importante del patrimonio della Fundação Casa de Jorge Amado di Salvador Bahia.</p>
<p>Otre all’amore li unì l’ideale del rispetto per tutti gli esseri umani. “Ero affascinata da quell’uomo intelligente e coraggioso. Scriveva, lo imprigionavano, lui usciva, continuava a scrivere e a fare politica. Lo rimettevano in galera, usciva e continuava. Io avevo letto tutti i suoi libri”, mi disse Zélia Gattai in una intervista, “e gli occhi le brillarono”. (In: Zélia de Euá rodeada de estrelas di A.R.Roscill. Ediore Casa de Palavras, 2006).</p>
<p>Insieme a Zélia e al loro figlioletto João Jorge, al quale dedicò la favola “Gato Malhado e Andorinha Sinhã,  Jorge Amado visse esiliato dapprima  a Parigi (1948/50) e poi a Praga (1951/52). Qui nacque la seconda figlia Paloma.</p>
<p>Rientrato in Brasile, aprì una nuova fase della sua opera letteraria e si distaccò dalla politica di partito. I libri successivi al periodo della militanza politica, pur continuando a ruotare su personaggi socialmente emarginati, rivelano, infatti, una prosa fantastica che descrive costumi e tradizioni. Questa seconda fase si aprì nel 1958 con il romanzo Gabriela, Cravo e Canela, uno dei suoi maggiori successi internazionali, tradotto in 33 lingue. Seguirono cronologicamente A morte e a morte de Quincas Berro d’água (1961), Os velhos marinheiros ou Capitão de longo curso (1961), Os pastores da Noite (1964), Dona Flor e seus dois maridos (1966), Tenda dos Milagres (1969), Tereza Batista Cansada de Guerra (1972), Tieta do agreste (1977), Farda, Fardão e camisola de dormir (1979), Tocaia Grande (1984), O sumiço da Santa (1988), A descoberta da América pelos turcos (1992), Milagre dos pássaros(1997), ecc. Sono testi che incantano il lettore straniero per il lato esotico, ma Amado incontrò, forse, un nuovo modo per esprimere i suoi ideali. Utilizzò, a volte, l’amore e le storie baiane come metafora per continuare a lanciare il suo messaggio socio-politico, non più diretto come nella prima fase, ma sottile e arricchito da elementi popolari, che lo rendevano inattacabile da qualsiasi tipo di censura. Continuò ad esprimere, infatti, una profonda critica sociale e politica ad un immenso Paese che ancora oggi  oscilla tra il medioevo e e il post-moderno, permeato da un razzismo strutturale che spesso nega e/o disprezza sia la cultura dei popoli originari  che quella afrobrasiliana. Anche per questo, forse, Amado utilizzò frasi provocatorie e piene di verità dicendo che in ogni brasiliano bianco scorre sangue africano nelle vene. La poetessa brasiliana Myriam Fraga, per tanti anni direttrice della Fundação Casa de Jorge Amado di Salvador Bahia scrisse: “Nessuno, proprio nessuno, ha cantato meglio le grazie di Bahia, con un tale incantato amore, con la più sincera tenerezza, nessuno ha parlato cosi del suo popolo, della sua povera gente che, seppure in mezzo alle sofferenze, ancora incontra le forze per amare la vita, intonare canti, danzare, pregare i santi e gli Orixás e di notte, nel silenzio delle ore, negli incroci, deporre un dispaccio per Exú – Laroie! Signore dei Cammini, messaggero degli dei! – affinché non abbandoni la sua gente,  chiuda la porta al malvagio e apra i cammini a coloro che vengono nella pace del Signore: Axé. Così sia” (In:<em>Bahia, a cidade de Jorge Amado. Ed</em>. Casa de Palavras, 2000).<br />
La vita di Jorge Amado rappresenta un esempio nobile di lotta costante ai preconcetti, cosa che ribadì anche nella sua ultima intervista rilasciata in Italia al giornalista Gianni Minà per il programma Rai “Storie”.</p>
<p>Morì il 6 agosto 2001, ma ancora oggi le sue opere costituiscono un documento prezioso per conoscere storie, persone, culture del Brasile. Molte di esse appaiono in traduzione italiana e per il centenario della sua nascita la Rai-Radiotelevisione italiana lanciò un documentario biografico, il primo realizzato da una televisione pubblica europea: “Realtà e Magia di Jorge Amado” di Silvana Palumbieri – RAI-Teche. Venne presentato in prima mondiale all’Ambasciata del Brasile a Roma, e poi  in diverse occasioni sia in Brasile che in Francia. La sua vasta opera fu al centro di varie iniziative culturali a livello internazionale, organizzate per celebrare colui che è stato un vero ambasciatore del suo paese nel mondo, e che continuava a dire: “Non ho desiderato altro che essere uno scrittore del mio tempo e del mio Paese. Non ho preteso e non ho mai tentato di fuggire dal dramma che viviamo. Non ho mai preteso di essere universale, se non essendo brasiliano e sempre più brasiliano. Potrei anche dire, sempre più baiano, sempre più uno scrittore baiano.”</p>
<p><em>Immagine di copertina Photo credit: ©Fundação Casa de Jorge A mado-Salvador-Brasile</em></p>
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		<title>Luis Sepúlveda: la forza militante della parola</title>
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		<dc:creator><![CDATA[A.Rita Roscilli]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 16 Apr 2020 23:10:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storia, Arte, Cultura]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="900" height="506" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/04/51E72DAD-199B-4DAB-88B7-011F53496985.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/04/51E72DAD-199B-4DAB-88B7-011F53496985.png 900w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/04/51E72DAD-199B-4DAB-88B7-011F53496985-300x169.png 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/04/51E72DAD-199B-4DAB-88B7-011F53496985-768x432.png 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/04/51E72DAD-199B-4DAB-88B7-011F53496985-585x329.png 585w" sizes="(max-width: 900px) 100vw, 900px" /></p>
<p>“Non sono incline a perdermi nei vecchi dubbi che tormentarono gli antichi filosofi, se non quelli necessari ad avanzare sull&#8217; unica strada che sento possibile: la strada della scrittura. Questa&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2020/04/17/luis-sepulveda-la-forza-militante-della-parola/">Luis Sepúlveda: la forza militante della parola</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>“Non sono incline a perdermi nei vecchi dubbi che tormentarono gli antichi filosofi, se non quelli necessari ad avanzare sull&#8217; unica strada che sento possibile: la strada della scrittura. Questa è la barricata a cui sono arrivato quando tutte erano state ormai spazzate via, quando già pensavo che non ci fosse più posto per la resistenza. Da Guimarães Rosa ho imparato  che raccontare è resistere, e su questa barricata della scrittura resisto agli assalti della mediocrità planetaria, la mostruosa proposta unica di esistenza e cultura che incombe sull&#8217;umanità alla svolta del millennio. Per questo scrivo, per la necessità di resistere davanti all&#8217; impero dell&#8217;unidimensionalità, della negazione dei valori che hanno umanizzato la vita e che si chiamano  fraternità,  solidarietà, senso di giustizia. Scrivo perchè credo nella forza militante della parola.&#8221; Queste sono le parole eterne di Luis Sepúlveda a proposito del motivo che lo portava ad usare la parola scritta.</p>
<p>Lo scrittore e attivista politico cileno, noto al pubblico italiano per molte opere, tra le quali spicca la &#8220;Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare&#8221;, ci ha lasciato il 16 aprile 2020, a causa del Covid-19. Il &#8220;cileno errante&#8221;, così definito da Piero Cacucci nel libro &#8220;Camminando. Incontri di un viandante&#8221;, era nato a Ovalle, una città a nord di Santiago, in Cile, il 4 ottobre 1949. Da ragazzo lesse romanzi di avventura di Cervantes, Salgari, Conrad, Melville e la sua vocazione letteraria si manifestò poco dopo e a scuola. Al liceo di Santiago del Cile iniziò a pubblicare poesie sul giornalino dell&#8217;istituto. Quindicenne si iscrisse alla Gioventù comunista cilena. A diciassette anni iniziò a lavorare come redattore del quotidiano &#8220;Clarín&#8221; e poi in radio. I suoi racconti e poesie divennero celebri durante le riunioni sindacali, gli scioperi e le manifestazioni. Nel 1969 vinse il Premio Casa de Las Américas con la raccolta di racconti &#8220;Crónicas de Pedro Nadie&#8221;.<br />
Poi giunsero gli anni della militanza totale. Il 4 settembre 1970 Salvador Allende venne eletto Presidente e la società cilena iniziò a rialzarsi. Nel 1973 Luis entrò a far parte della struttura militare del Partito socialista e divenne membro dei Gap, la guardia personale di Allende, ma l&#8217;11 settembre 1973 ci fu il colpo di stato militare di Augusto Pinochet. Venne instaurata la dittatura. Luis venne arrestato e torturato. Trascorse sette mesi in una cella piccolissima ove era impossibile stare in piedi o sdraiati. Anche la sua compagna, la poetessa cilena  Carmen Yáñez, sposata nel 1971, subì la sua stessa sorte e subì come lui indicibili torture.</p>
<p>Sepulveda venne scarcerato solo grazie alle forti pressioni di Amnesty International che lanciò una serrata campagna per la sua liberazione. Dopo quasi tre anni di carcere, &#8220;con molti denti in meno e cinquanta chili di peso&#8221;, se ne andò a Valparaíso, ove riscoprì la sua passione per il teatro e si dedicò a rappresentazioni clandestine contro la dittatura. Avrebbe raccontato tutto nel suo libro &#8220;Storie Ribelli&#8221;. Erano tempi durissimi durante i quali in Cile vi furono tanti desaparecidos. Venne arrestato una seconda volta e la giunta militare lo processò ufficialmente condannandolo ad un&#8217;ergastolo che poi, su pressione di Amnesty International, fu commutato nella pena di otto anni d&#8217;esilio. Trascorse circa due anni e mezzo in carcere.  Il 17 luglio del 1977 gli fu permesso di lasciare il Cile. Rimase per poco tempo in Argentina, poi il Brasile e finalmente arrivò a Quito, nell&#8217; Ecuador. Qui Sepúlveda entrò in contatto con una realtà che avrebbe influenzato molto la sua opera letteraria, oltre che di militante e difensore della natura. Partecipò, infatti, ad una spedizione dell&#8217;Unesco ed ebbe l&#8217;opportunità di vivere per sette mesi nella selva amazzonica con il popolo indigeno Shuar. &#8220;Durante tutto questo tempo&#8221; disse Sepúlveda &#8220;mi accettarono come uno di loro, la cosa straordinaria fu che mi accettarono proprio per questo, perchè ero diverso&#8221;.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright size-thumbnail wp-image-5336" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/04/D676DB9E-EF0E-4594-A90F-B5A84DD47CB9-150x150.png" alt="" width="150" height="150" /></p>
<p>Daí ricordi di questa sua esperienza sarebbe nato il libro &#8220;Il vecchio che leggeva romanzi d&#8217;amore&#8221; che divenne il suo maggiore successo internazionale. Quindi si spostò in Nicaragua. Era l&#8217;inizio del 1979, e il Nicaragua viveva un periodo sanguinoso. Dopo le gravi perdite subite nell&#8217;offensiva di aprile, i sandinisti decisero di accettare nelle loro file alcune centinaia di esuli cileni che avevano chiesto di unirsi alla guerra di liberazione. &#8220;Entrai in Nicaragua nel maggio del 1979 e il 19 luglio entrai a Managua con le avanguardie sandiniste&#8221; ricordò Luis.</p>
<p>Poi giunse in Europa, ad Amburgo. Due anni dopo divenne uno dei più noti corrispondenti della stampa tedesca sulle imprese di Greenpeace, attraversando i mari per quattro anni. Nel 1988 scrisse il libro che lo portò in vetta alle classifiche di mezza Europa: &#8220;Il vecchio che leggeva romanzi d&#8217;amore&#8221;, apparso per la prima volta in Spagna nel 1989, e in Italia nel 1993. E poi tanti altri ne seguirono: &#8220;La frontiera scomparsa&#8221;, &#8220;Patagonia express&#8221;, &#8220;Appunti dal sud del mondo&#8221;, &#8220;Desencuentros&#8221;, &#8220;Incontro d&#8217;amore in un paese in guerra&#8221; , &#8220;Diario de un killer sentimentale&#8221;, &#8220;Le rose di Atacama&#8221;, &#8220;Raccontare, resistere. Conversazioni con Bruno Arpaia&#8221;, &#8220;La locura de Pinochet y otros artículos&#8221;. Tra le sue importanti opere ricordiamo anche &#8220;Il mondo alla fine del mondo&#8221;, romanzo sullo scempio del pianeta in nome del profitto, ambientato in buona parte nella terra che più amava: la Patagonia.<br />
Latinoamericano coraggioso e coerente, ha scritto della sua gente, degli abitanti emarginati, dei mondi emarginati, delle utopie derise, dei compagni e compagne, di quel continente latinoamericano &#8220;desaparecido&#8221;. Il giornalista e scrittore Gianni Minà, grande esperto di America Latina, era un suo grande e sincero amico. Per ricordarlo ha scritto: &#8220;Ho voluto bene all’uomo, ma non posso fare a meno di piangere l’intellettuale che aveva partecipato alle lotte per il riscatto dell’America Latina con il coraggio e la forza che hanno solo i visionari. Lucho le battaglie non le aveva scansate, ma le aveva affrontate per davvero. Mi sento più solo, ma ho l’ingenua certezza che adesso lui è ritornato a fare la guardia del corpo al suo amato Presidente Allende&#8221;.</p>
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		<title>Teresa Cristina di Borbone: Storia della principessa napoletana divenuta ultima Imperatrice del Brasile</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2020/03/14/teresa-cristina-di-borbone-storia-della-principessa-napoletana-divenuta-ultima-imperatrice-del-brasile/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=teresa-cristina-di-borbone-storia-della-principessa-napoletana-divenuta-ultima-imperatrice-del-brasile</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[A.Rita Roscilli]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 14 Mar 2020 13:09:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storia, Arte, Cultura]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="565" height="480" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/03/maria.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/03/maria.jpg 565w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/03/maria-300x255.jpg 300w" sizes="(max-width: 565px) 100vw, 565px" /></p>
<p>Napoli era una delle città più progredite in Europa quando nacque Teresa Cristina di Borbone, principessa delle Due Sicilie, figlia di Francesco I, re delle Due Sicilie e di Maria&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Napoli era una delle città più progredite in Europa quando nacque Teresa Cristina di Borbone, principessa delle Due Sicilie, figlia di Francesco I, re delle Due Sicilie e di Maria Isabella, infanta di Spagna.  Era il <strong>14 marzo 1822</strong>. Nel corso della vita Teresa Cristina si sarebbe rivelata un importante anello di congiunzione tra l&#8217;Italia e il Brasile. Ricevette una educazione molto rigida, com&#8217;era di prassi all&#8217;epoca per le figlie di regnanti, parlava fluentemente la lingua francese e amava la storia e l&#8217;archeologia. Nel 1842 sposò per procura Don Pedro II (1825-1891), che un anno prima era stato incoronato Imperatore del Brasile. Una squadra navale brasiliana, composta dalla  fregata Constituição e da due corvette, nel settembre 1843 condusse la futura imperatrice a Rio de Janeiro.</p>
<p>La coppia ebbe quattro figli: Afonso, Leopoldina, Pedro e Isabel. Quest&#8217;ultima  viene ricordata nella storia brasiliana perché nel 1888 <img loading="lazy" decoding="async" class="alignright" src="http://www.paeseitaliapress.it/img/articoli/40953098566020" alt="" width="447" height="251" />firmò la <em>Lei Aurea</em> che abolì la schiavitù degli africani nel paese.</p>
<p>Don Pedro II era un filosofo, amante della letteratura, delle arti, delle scienze e fu sempre al centro dell’attenzione di storici e studiosi. Ma sua moglie anche nella storiografia ufficiale brasiliana appare spesso relegata al solo ruolo di  “Madre dei brasiliani&#8221; e &#8220;Imperatrice invisibile&#8221;. Rientra nell&#8217;immagine stereotipata di una donna di limitata cultura, silenziosa, che compensava la mancanza di bellezza fisica con la bontà e le virtù del cuore. Eppure la vita di Teresa Cristina riserva molte e ricche sorprese. Era stata educata alla  cultura classica, alle belle arti e all&#8217;archeologia. In Italia condusse e finanziò gli scavi nel sito etrusco di Veio, nei pressi di Roma, e per questo, più tardi, in Brasile fu soprannominata l’Imperatrice archeologa.</p>
<p>A partire dal 1846 propose al fratello, il re Don Ferdinando II, un intercambio di elevato valore culturale, come mostra lo scambio pistolare pubblicato in &#8220;Una Napoletana Imperatrice ai Tropici&#8221; del professor Angelo Avella, prezioso texto pubblicato nel 2012 dalla casa editrice Exòrma. Differenti manufatti e utensili dei popoli indigeni brasiliani andarono a incrementare la già ricche collezioni del Real Museo Borbonico (attuale Museo Nazionale di Napoli), del Museo Pigorini di Roma e del Museo civico di Modena. L&#8217; artigianato indigeno mostrò all’Europa alcuni aspetti di una civiltà lontana che poteva stimolare la creatività del vecchio continente. In Brasile gli oggetti provenienti dall’Italia piantarono le sementi della tradizione classica. Teresa Cristina portò una serie di reperti archeologici tra i quali tredici preziose anfore di bronzo che divennero il nucleo della collezione a lei intitolata nel Museu Nacional Quinta da Boa Vista a Rio de Janeiro. La &#8220;Collezione Teresa Cristina&#8221;costituisce  insieme agli oggetti esposti al Museu Imperial di Petrópolis, uno dei maggiori giacimenti culturali italiani fuori dai confini nazionali. Molti i reperti presenti al Museu Nacional di Rio de Janeiro prima che un grande incendio distruggesse tutto, o quase, nel 2018.</p>
<p>I meriti artistici e precursori dell&#8217;arte del mosaico, furono al centro di una mostra organizzata nel 1996 dall’archeologa Maria Beltrão al Museu Nacional UFRJ (Universidade Federal do Rio de Janeiro). Le sue doti di archeologa furono rivelate al grande pubblico nel 2005 con la mostra “Afrescos de Pompéia: beleza revelada” tenutasi nel Museo Nazionale di Belle Arti.</p>
<p>Napoli all&#8217;epoca era una delle città europee più avanzate e brillava nei campi del pensiero, della ricerca, della espressione artistica. Ben presto tutto ciò attraversò l&#8217;oceano. A Rio de Janeiro, sotto l&#8217;alto patrocinio della imperatrice, fiorirono artigianato, musica e teatro. Insieme a Don Pedro II spesso andavano ad ascoltare spettacoli d&#8217;opera delle compagnie italiane in tournée nell&#8217;America del Sud.  Furono chiamati dall&#8217;Europa intellettuali, scienziati e molti artisti. Amante della musica ed educata al canto, Teresa Cristina suscitava molta ammirazione. Nel libro “No Brasil de 1840” lo storico brasiliano Afonso d&#8217;Escragnolle Taunay racconta che nel 1844 il diplomatico francese Jules Itier, trovandosi nei pressi del Palazzo Imperiale, rimase colpito da uma bellissima voce femminile che cantava un’aria di Rossini tratta dal “Barbiere di Siviglia”, e il suo stupore aumentò quando vide apparire al balcone l’imperatrice stessa. Ma l&#8217; operato  di Teresa Cristina non si limitò al campo artistico perché influenzò in modo significativo la composizione dei flussi migratori e si occupò della salute pubblica degli emigranti.</p>
<p>Grazie a lei si creò un <em>humus</em> che avrebbe visto la formazione della più grande colonia di emigranti italiani all’estero. In vari scritti dell&#8217;epoca la Baia di Guanabara di Rio viene paragonata al Golfo partenopeo e divenne meta prediletta di molti sudditi del Regno delle Due Sicilie. Così la radice italiana si sparse in tutti gli strati sociali del tessuto urbano carioca, fornendo al nuovo Stato altri modelli per il suo sviluppo. L&#8217;imperatrice conquistò la fiducia del marito e passò a collaborare anche nelle decisioni dello stato. Emise leggi per migliorare la situazione della salute pubblica e dell&#8217;insegnamento, facilitando l&#8217;arrivo da oltreoceano di medici, ingegneri, professori, farmacisti  che volessero lavorare per la corte brasiliana.</p>
<p>Il matrimonio tra Don Pedro II e Teresa Cristina s<img decoding="async" class="alignright" src="http://www.paeseitaliapress.it/img/articoli/88878224428007" alt="" />i rivelò nel tempo un successo e durò ben quarantasei anni. Furono tanti i viaggi che la coppia imperiale intraprese, a partire dal 1845,  prima nel vasto territorio dell&#8217;impero brasiliano, poi in paesi come Egitto, Palestina, Stati Uniti d’America, Inghilterra, Scozia, Irlanda e, infine, l&#8217;Italia: Milano, Firenze, Roma, Napoli. Per Teresa Cristina il ritorno a Napoli fu tristissimo perchè la sua città di nascita era stata ridotta da capitale di un grande regno a provincia, nel 1871. «Non so descrivere l’impressione che ho provato nel rivedere, dopo ventotto anni, la mia patria e non trovare più le persone che amavo», annotò nei suoi diari scritti tra il 1854 ed il 1887.</p>
<p>Quando tornarono in Brasile le sue condizioni di salute non erano buone. Alla morte precoce dei due figli maschi, si aggiunse quella della figlia Leopoldina. La sua salute peggiorò e perciò la coppia imperiale dovette recarsi da diversi medici in Europa nel 1876 e nel 1888. Poi la fine dell&#8217;Impero: il 15 novembre 1889  Don Pedro II fu deposto e in Brasile la borghesia e i fazendeiros proclamarono la Repubblica. Alla famiglia imperiale i congiurati dettero 24 ore di tempo per lasciare il Paese.</p>
<p>Don Pedro II, Teresa Cristina e la figlia si imbarcarono per il Portogallo all’alba del 17 novembre. Trovarono alloggio al “Grand Hotel” di Porto, in realtà un albergo modesto, dove Teresa avvertì un malore. Fu chiamato un medico, che nulla poté fare per soccorrerla. Teresa Cristina delle Due Sicilie morì per un attacco cardiaco nella sua stanza d’albergo il 28 dicembre 1889 mentre Don Pedro II era in visita all’Accademia di Belle Arti. Aveva 67 anni. Accanto a lei c’era la baronessa di Japurá, Maria Isabel de Andrade Lisboa, alla quale Teresa Cristina avrebbe detto: &#8220;Non muoio di malattia, ma di dolore e di tristezza&#8221;.</p>
<p>Il quotidiano francese “Le Figaro” scrisse il 29 dicembre 1889: &#8220;L’Europa ricorderà con rispetto questa Imperatrice morta senza trono, e della sua morte si dirà che è stato l’unico dispiacere dato al marito in 46 anni di matrimonio&#8221;.</p>
<p>Teresa Cristina fu sepolta nella chiesa del Monastero di São Vicente de Fora, a Lisbona, che accoglie le tombe della Casa di Bragança. Don Pedro II morì 2 anni dopo. Nel 1921 i resti di Teresa Cristina e di Don Pedro II furono riportati in Brasile dal Conte d’Eu ed ospitati nella Cattedrale di Rio de Janeiro. Di qui furono trasferiti nel 1925 nella Cattedrale di Petrópolis dove sono stati definitivamente sepolti nel 1939. In Brasile la ricordano nel nome sei città in altrettanti Stati della Confederazione, e nella Biblioteca Nacional di Rio de Janeiro esiste a suo nome un’importante collezione iconografica, donata da Don Pedro II alla sua morte, e riconosciuta dall’Unesco come patrimonio mondiale. Con la sua discrezione e gentilezza Teresa Cristina di Borbone ha avuto un ruolo di grande importanza nella storia del Brasile e dell&#8217;Italia, due terre che ha portato nel cuore fino alla fine dei suoi giorni.</p>
<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8211;</p>
<p>Immagine di copertina: Teresa Cristina di Borbone</p>
<p>Palazzo Reale dei Borbone Napoli sec. XIX.</p>
<p>Collezione IGHB-Bahia Istituto Geografico Storico Bahia-Dom Pedro II e Teresa Cristina di Borbone.</p>
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		<title>Querida Amazonía, l&#8217;Esortazione Apostolica di Papa Francesco</title>
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		<dc:creator><![CDATA[A.Rita Roscilli]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 21 Feb 2020 14:00:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storia, Arte, Cultura]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="640" height="640" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/02/21175FE1-FADC-49B6-9764-3C42904B735C.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/02/21175FE1-FADC-49B6-9764-3C42904B735C.jpeg 640w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/02/21175FE1-FADC-49B6-9764-3C42904B735C-300x300.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/02/21175FE1-FADC-49B6-9764-3C42904B735C-150x150.jpeg 150w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/02/21175FE1-FADC-49B6-9764-3C42904B735C-585x585.jpeg 585w" sizes="(max-width: 640px) 100vw, 640px" /></p>
<p>L&#8217;Amazzonia si estende per un&#8217;area di 7 milioni e mezzo kilometri quadrati, con una ricchissima biodiversità e 34 milioni di abitanti, di cui oltre 3 milioni appartenenti a 350 popoli&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;Amazzonia si estende per un&#8217;area di 7 milioni e mezzo kilometri quadrati, con una ricchissima biodiversità e 34 milioni di abitanti, di cui oltre 3 milioni appartenenti a 350 popoli originari. Questa vasta regione è condivisa da nove paesi: Brasile, Bolivia, Colombia, Ecuador, Perù, Venezuela, Suriname, Guyana e Guyana Francese. Come ha affermato il climatologo e Premio Nobel per la Pace Carlos Nobre &#8220;la foresta pluviale amazzonica è il <em>cuore biologico</em> della Terra. Noi umani non possiamo vivere senza il cuore, allo stesso modo il pianeta, almeno il pianeta che conosciamo, non può vivere senza l&#8217;Amazzonia&#8221;. L&#8217;Amazzonia è quindi una delle parti essenziali del pianeta Terra che è la nostra Casa Comune. É divenuta un vero paradigma per la Chiesa e per il mondo, simbolo e riflesso della necessità di trasformare alcune strutture, affinchè tornino ai loro motivi originari di esistenza, fedeli al richiamo ecclesiale e civile. Era il 2015 quando venne pubblicata  la &#8220;Laudato Sì&#8221;, Enciclica sulla Cura della Casa Comune scritta da Papa Francesco, ispirata al &#8220;Cantico delle Creature&#8221; di San Francesco d&#8217;Assisi. Dalla &#8220;Laudato Sì&#8221;, dall&#8217;incontro a  Puerto Maldonado del 2018, insieme al Consiglio pre-sinodale e con la preziosa collaborazione della Rete Ecclesiale Panamazzonica <img loading="lazy" decoding="async" class="size-thumbnail wp-image-4244 alignleft" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/02/CBC225E3-202D-4189-9804-129C9F8E6AA9-150x150.png" alt="" width="150" height="150" />(REPAM), è partita la preparazione dell’Assemblea Speciale per la Regione Panamazzonica sul tema &#8220;Amazzonia: nuovi cammini per la Chiesa e per una ecologia integrale&#8221;, che si è svolta dal 6 al 27 ottobre 2019. Tra i partecipanti 185 padri sinodali, 25 esperti, 55 uditori, 16 rappresentanti di diversi popoli originari. Per ventuno giorni la periferia del mondo è divenuta centro per essere finalmente ascoltata. Attraverso riunioni sinodali, circoli minori, incontri, proposte e più di 170 eventi paralleli di &#8220;Amazzonia Casa Comune&#8221;, ci si è messi in ascolto del Grido della Terra, il Grido dei Poveri, il Grido di Popoli minacciati, rappresentati da leaders indigeni: donne e uomini impregnati di saggezza ancestrale, che con dignità e coraggio affrontano tragedie quotidiane. Ci si è messi in ascolto di laici e laiche, missionari e missionarie che portano avanti eroicamente, giorno per giorno, la missione di una Chiesa in uscita, coerentemente con gli insegnamenti del Vangelo: molti i Martiri, ma le radici rimangono ferme e forti. I temi fondamentali affrontati dal Sinodo panamazzonico sono la Chiesa in cammino e una Ecologia integrale per il Bene Comune, alla luce dei valori cristiani, un chiaro richiamo alla cura sacra del Creato e dell&#8217;Essere Umano, perchè &#8220;tudo està interligado&#8221;, ovvero tutto è interconnesso. Ricorda il cardinal Lorenzo Baldisseri: &#8220;Nel suo discorso di chiusura del Sinodo, il Papa riprese i contenuti emersi nell’Assemblea collocandoli in quattro diagnosi: quella culturale, che include la inculturazione e l’interculturalità nei popoli amazzonici; quella ecologica, secondo una prospettiva integrale che va incontro alla denuncia della distruzione del Creato, di cui l’Amazzonia è uno dei punti più importanti; quella sociale, che implica non solo lo sfruttamento della creazione, ma anche delle persone insieme alla distruzione dell’identità culturale; e infine quella pastorale, la principale, poiché l’annuncio del Vangelo è urgente, ma ciò che è importante è che esso sia udito, assimilato e compreso dalle diverse culture in terra Amazzonica&#8221;. Il grande lavoro del Sinodo è poi confluito nella redazione di un Documento finale, votato con l’ampia maggioranza di oltre due terzi, e reso pubblico il 28 ottobre 2019. Ma il processo sinodale continua, anzi, questo Sinodo serve come modello, una vera scuola di Ascolto attivo, di Intercultura, di Inculturazione e di recupero del significato delle manifestazioni di Dio. I cambiamenti per la Chiesa e le strutture sociali dovranno arrivare dall&#8217;Amazzonia e da tante altre periferie poichè è in gioco la vita dei popoli, delle comunità, degli ecosistemi, del pianeta. In linea con tutto ciò, Esortazione Apostolica &#8220;Querida Amazonía&#8221;, presentata alla stampa il 12 febbraio 2020, con le sue quaranta pagine tradotte in sei lingue, proviene dalla &#8220;Laudato Sì&#8221; ed esprime il carattere stesso che il Papa dà all&#8217;Amazzonia, un essere vivo che soffre insieme ai suoi popoli originari, ma è anche un simbolo. L&#8217;Ascolto del Grido può aiutare ad operare una conversione integrale perchè mostra come si sta trattando il Creato, la cui sacralità è interconnessa alla sacralità  dell&#8217;Essere Umano. Già il titolo è in sè un atto di Amore. &#8220;Querida&#8221; significa &#8220;Cara&#8221; e in questo aggettivo il Santo Padre ripone tutta la sua vicinanza, il suo affetto, i suoi sogni. E i sogni, si sa, esprimono anche desideri e speranze.</p>
<p>Il documento è composto da quattro capitoli, ognuno dei quali è dedicato ad un sogno che coincide con il tema della conversione. &#8220;Sogno un’Amazzonia che lotti per i diritti dei più poveri, dei popoli originari, degli ultimi, dove la loro voce sia ascoltata e la loro dignità sia promossa. Sogno un’Amazzonia che difenda e preservi la ricchezza culturale che la distingue, dove risplende in forme tanto varie la bellezza umana. Sogno un’Amazzonia che custodisca gelosamente l’irresistibile bellezza naturale che l’adorna, la vita traboccante che riempie i suoi fiumi e le sue foreste. Sogno comunità cristiane capaci di impegnarsi e di incarnarsi in Amazzonia, fino al punto di donare alla Chiesa nuovi volti con tratti amazzonici&#8221; (Q.A., 7). Nel capitolo I (Sogno sociale) si sottolinea come sia &#8220;sempre possibile superare le diverse mentalità coloniali per costruire reti di solidarietà e di sviluppo e si ricordano le parole di Giovanni Paolo II nella Giornata Mondiale della Pace 1998: &#8220;La sfida è quella di assicurare una globalizzazione nella solidarietà, una globalizzazione senza marginalizzazione&#8221;(Q.A., 17). Papa Francesco chiede perdono, come già fece in Bolivia nel 2015, &#8220;non solo per le offese della Chiesa stessa, ma per i crimini contro i popoli indigeni durante la cosiddetta conquista dell’America, e per gli atroci crimini che seguirono attraverso tutta la storia dell’Amazzonia. Ringrazio i membri dei popoli originari e dico loro nuovamente: Voi con la vostra vita siete un grido rivolto alla coscienza […]. Voi siete memoria viva della missione che Dio ha affidato a noi tutti: avere cura della Casa Comune&#8221;(Q.A. Cap. I, 19). Nel capitolo II (Sogno culturale) ricorda che il senso della migliore opera educativa è &#8220;coltivare senza sradicare; far crescere senza indebolire l’identità; promuovere senza invadere. Come ci sono potenzialità nella natura che potrebbero andare perdute per sempre, lo stesso può succedere con culture portatrici di un messaggio ancora non ascoltato e che oggi si trovano minacciate come non mai.&#8221; (Q.A. 28). Nel capitolo III (Sogno ecologico) sottolinea che nella regione panamazzonica si comprendono ancor  meglio le parole di Benedetto XVI pronunciate durante la Giornata Mondiale della Pace 2007: &#8220;Accanto all’ecologia della natura c’è un’ecologia che potremmo dire umana, la quale a sua volta richiede un’ecologia sociale. Ciò comporta che l&#8217;umanità […] debba tenere sempre più presenti le connessioni esistenti tra l’ecologia naturale, ossia il rispetto della natura, e l’ecologia umana&#8221;. E Papa Francesco continua: &#8220;L’insistenza sul fatto che tutto è connesso vale in modo speciale per un territorio come l’Amazzonia. Se la cura delle persone e la cura degli ecosistemi sono inseparabili, ciò diventa particolarmente significativo lì dove la foresta non è una risorsa da sfruttare, ma è un essere, o vari esseri con i quali relazionarsi. La saggezza dei popoli originari dell’Amazzonia ispira cura e rispetto per il creato, con una chiara consapevolezza dei suoi limiti, proibendone l’abuso. Abusare della natura significa abusare degli antenati, dei fratelli e delle sorelle, della creazione e del Creatore, ipotecando il futuro.&#8221; (Q.A., 41-42). Nel capitolo IV (Sogno ecclesiale) ricorda che il cammino della Chiesa in America Latina ha avuto espressioni privilegiate nella Conferenza di Vescovi a Medellín (1968), a Santarem (1972),  a Puebla (1979), Santo Domingo (1992) e Aparecida (2007), ma &#8220;la strada prosegue e il compito missionario, se vuole sviluppare una Chiesa dal volto amazzonico, deve crescere in una cultura dell’incontro verso una pluriforme armonia&#8221; (Q.A., 61). Invita dunque ad approfondire lo sguardo nel processo di inculturazione poichè &#8220;un mito carico di senso spirituale può essere valorizzato e non sempre considerato un errore pagano. [&#8230;] Un vero missionario cerca di scoprire quali legittime aspirazioni passano attraverso le manifestazioni religiose a volte imperfette, parziali o sbagliate, e cerca di rispondere a partire da una spiritualità inculturata&#8221;(Q.A, 79). Ma &#8220;le sfide dell’Amazzonia esigono dalla Chiesa di realizzare una presenza capillare che è possibile solo attraverso un incisivo protagonismo dei laici&#8221; (Q.A., 94) e delle donne &#8220;che di fatto svolgono un ruolo centrale nelle comunità amazzoniche. [&#8230;] Per secoli le donne hanno tenuto in piedi la Chiesa in quei luoghi con ammirevole dedizione e fede ardente. Loro stesse, nel Sinodo, hanno commosso tutti noi con la loro testimonianza.&#8221; (Q.A., 103).</p>
<p>I quattro sogni devono essere visti in forma correlata, come ha affermato P.e Adelson Araujo, teologo e docente alla Pontificia Università Gregoriana, &#8220;perchè anche nei sogni tutto è interconnesso. In ogni sogno condiviso dal Papa è possibile riconoscere il richiamo alla conversione che i padri sinodali hanno formulato nel documento finale del Sinodo tanto che nel suo sogno sociale vediamo il richiamo alla conversione integrale, nel suo sogno culturale vediamo il richiamo alla conversione culturale, nel suo sogno ecologico siamo chiamatiad una conversione ecologica e nel suo sogno ecclesiale sono presenti gli elementi di una conversione pastorale e sinodale&#8221;. Papa Francesco pone il suo infinito Amore, come valore cristiano, in un luogo-simbolo dimenticato dal mondo e da lì apre a tutta la realtà. &#8220;Querida Amazonía&#8221; ci invita a riprendere temi che riguardano anche altre regioni della Terra, ci invita ad un nostro impegno sia come persone di buona volontà che come battezzati. É quindi giunto un tempo speciale, un tempo di Kairos, il tempo di ascoltare il Grido senza separare l&#8217;approccio ecologico da quello sociale. Benché l’Amazzonia si trovi di fronte a un disastro ecologico, occorre rilevare che &#8220;un vero approccio ecologico diventa sempre un approccio sociale, che deve integrare la giustizia nelle discussioni sull’ambiente, per ascoltare tanto il Grido della Terra quanto il Grido dei Poveri. Non ci serve un conservazionismo che si preoccupa del bioma, ma ignora i popoli amazzonici. Il sogno è quello di un’Amazzonia che integri e promuova tutti i suoi abitanti perché possano consolidare un buon vivere. &#8220;(Q.A., Cap. I, 8). Nell’Esortazione per ben sette volte risuona l&#8217;invito alla Contemplazione e allo &#8220;sguardo estetico&#8221; imparando proprio dai popoli originari ad assumere uno sguardo che non consideri l’Amazzonia solo un caso da analizzare o un tema sul quale impegnarsi. &#8220;Possiamo sentirci intimamente uniti a essa e non solo difenderla, e allora diventerà nostra come una madre. Per queste ragioni, noi credenti troviamo nell’Amazzonia un luogo teologico, uno spazio dove Dio stesso si manifesta e chiama i suoi figli&#8221;(Q.A. Cap. III, 55). Questo sguardo può scaturire solo dal coraggio dell’Amore che è anche quello della Speranza per il più grande lavoro di Dio, con il quale stare nell’immensa complessità delle nostre tante &#8220;amazzonie&#8221;, perchè come i popoli originari non possono vivere senza la foresta e il fiume, tutti noi non possiamo vivere senza la cura del Creato poichè da esso dipende il nostro stesso respiro. Papa Francesco non annuncia decisioni e lascia lo sviluppo delle idee esposte al &#8220;Cammino Sinodale&#8221; che non termina nè con il Documento finale del Sinodo, nè con la pubblicazione della Esortazione Apostolica. Di quest&#8217;ultima vorremmo evidenziarne anche il lato poetico scandito da sedici brevi testi di letterati dell&#8217;America del Sud, i cui versi risplendono alti e si fanno Speranza:  <em>Del fiume fa’ il tuo sangue […].Poi piantati, / germoglia e cresci / che la tua radice / si aggrappi alla terra / perpetuamente / e alla fine / sii canoa, / scialuppa, zattera,/ suolo, giara, / stalla e uomo</em>. (Javier Yglesias- Q.A., Cap. II, 31).</p>
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		<title>Roma. Italia e Capoverde unite in Musica e Solidarietà per il Mozambico</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2019/09/23/roma-italia-e-capoverde-unite-in-musica-e-solidarieta-per-il-mozambico/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=roma-italia-e-capoverde-unite-in-musica-e-solidarieta-per-il-mozambico</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[A.Rita Roscilli]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 23 Sep 2019 11:04:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="325" height="300" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2019/09/capo.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2019/09/capo.jpg 325w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2019/09/capo-300x277.jpg 300w" sizes="(max-width: 325px) 100vw, 325px" /></p>
<p>&#8216;evento artistico e di beneficienza tenuto nelle serate del 19 e 20 settembre al Teatro Golden di Roma, promosso da Maria Silva, presidente dell&#8217;associazione “Kriol-Ità”, e Alberto Zeppieri, direttore artistico&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><i>&#8216;evento artistico e di beneficienza tenuto nelle serate del 19 e 20 settembre al Teatro Golden di Roma, promosso da Maria Silva, presidente dell&#8217;associazione “Kriol-Ità”, e Alberto Zeppieri, direttore artistico Unicef-Italia, produttore della collana discografica “Capo Verde, terra d&#8217;amore”, ha inaugurato il format internazionale della rassegna “A TU PER TU CON&#8230;”, per la direzione artistica di Grazia di Michele, mirato alla promozione della canzone d&#8217;autore</i></p>
<p class="f16"><i><strong>di Antonella Rita Roscilli &#8211; direttore responsabile de &#8221;Sarapegbe&#8221; Rivista italiana bilingue, di Dialogo Interculturale</strong></i></p>
<p><strong>Roma </strong>&#8211; Italia e Capo Verde si sono uniti in un denso dialogo musicale e interculturale grazie ad una iniziativa artistica e di beneficienza il 19 e 20 settembre al Teatro Golden di Roma. Ne sono ideatori e promotori Maria Silva, presidente dell&#8217;associazione “Kriol-Ità”, e Alberto Zeppieri, direttore artistico Unicef-Italia, produttore della collana discografica “Capo Verde, terra d&#8217;amore”. Le due serate hanno inaugurato il format internazionale della rassegna “A TU PER TU CON&#8230;”, con la direzione artistica di Grazia di Michele, e mirato alla promozione della canzone d&#8217;autore.</p>
<p>&#8220;ITALIA incontra CAPO VERDE&#8221; nasce per raccogliere donazioni a favore della campagna  “Beira no Coração”, una iniziativa solidale ideata da donna Ligia Fonseca (first lady della Repubblica di Capo Verde, e originaria del Mozambico), con lo scopo di portare aiuti alla popolazione mozambicana colpita dal ciclone &#8220;Idai&#8221; che quest&#8217;anno ha provocato decine di migliaia di morti e <img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft" src="http://www.sarapegbe.net/risorsesito/nuovi_percorsi/img/151.jpg" alt="" width="402" height="568" />sfollati, in particolare nella città di Beira ove il 90% di abitazioni e infrastrutture hanno subìto danni enormi. Si propone quindi di contribuire alla ricostruzione di scuole, asili, case, procurare medicinali, materiali scolastici ed altro.</p>
<p>Le due serate romane sono state organizzate da “Kriol-Ità, Associazione di Amicizia Italia e Capo Verde” e “Numar Un”, produttrice della collana discografica “Capo Verde, terra d&#8217;amore”, ed hanno visto la partecipazione di alcuni fra i più importanti cantanti italiani e capoverdiani. I nomi nazionali prescelti in questa prima edizione per aver già “adottato” canzoni del progetto ONU “Capo Verde, terra d&#8217;amore”, sono: Grazia Di Michele, Rossana Casale, Mariella Nava, Edoardo De Angelis, Lucilla Galeazzi, Ernesto Bassignano, Ivan Segreto, gli Oggi 4uattro e i Sismica. Tra i cantanti capoverdiani ricordiamo Cremilda Medina, Mirri Lobo, Karin Mensah, Jacqueline Fortes, Jerusa Barros e Alessandra Silva Fortes.</p>
<p>Accompagnati dal vivo da una formazione composta da Humberto Ramos (pianoforte), Adão Ramos (chitarra e cavaquinho), Roberto Cetoli (tastiere e direzione orchestrale), Luca Donini (sax e clarinetto), Pier Brigo (basso), Ernesto da Silva (batteria e percussioni, dai cori e dagli interventi delle vocalist Elisabetta Gomes e Ondina Santos. Le due serate sono state condotte dagli speakers di RAI Radio1 Max De Tomassi e Savino Zaba.</p>
<p>Nell&#8217;occasione è stato in prima nazionale il volume n. 8 della collana “Capo Verde terra d&#8217;amore”, progetto di Alberto Zeppieri,  vera fusione e perfetta mistura tra musica italiana e stili di musica capoverdiana come  coladera, funanà e morna. Il ricavo della vendita del Cd delle due serate verrà sommato alla raccolta-fondi per il Mozambico.</p>
<p>Si ricorda che  tutto l&#8217;evento gode dell&#8217;Alto Patrocinio della Presidenza della Repubblica di Capo Verde e delle Ambasciate di Capo Verde e del Mozambico. L’evento è stato realizzato con il prezioso aiuto di Cabo Verde Airlines, Eces, Atac e dalle associazioni Caboverdemania, Omcvi, Nôs d&#8217;Sintanton, Amici di Soncent, Api e AICS. L&#8217;ingresso sarà con donazione benefica (prezzo suggerito 20 euro). Per prenotazioni: +39 339 1320512 &#8211; segreteria@italia-capoverde.com.<br />
<strong>il link dell&#8217;annuncio dell&#8217;evento in italiano pubblicato sulla Rivista </strong>© SARAPEGBE <strong> <a href="http://www.sarapegbe.net/articolo.php?quale=151&amp;tabella=nuovi_percorsi" target="_blank" rel="noopener noreferrer">http://www.sarapegbe.net/articolo.php?quale=151&amp;tabella=nuovi_percorsi</a> </strong></p>
<p><strong>il link dell&#8217;annuncio dell&#8217;evento in portoghese pubblicato sulla Rivista </strong>© SARAPEGBE <strong> </strong><a href="http://www.sarapegbe.net/articolo.php?quale=151&amp;tabella=nuovi_percorsi" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>http://www.sarapegbe.net/articolo.php?</strong>quale=151&amp;tabella=nuovi_percorsi</a></p>
<p>© SARAPEGBE.<br />
E’ vietata la riproduzione, anche parziale, dei testi pubblicati nella rivista senza l’esplicita autorizzazione della Direzione</p>
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