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	<title>antropologia filosofica Archivi - lafrecciaweb.it</title>
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	<title>antropologia filosofica Archivi - lafrecciaweb.it</title>
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		<title>Non credo più che ci siano viaggi senza destino. Lo scontro tra Achab e la Balena bianca è metafora del destino</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2026/04/30/non-credo-piu-che-ci-siano-viaggi-senza-destino-lo-scontro-tra-achab-e-la-balena-bianca-e-metafora-del-destino/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=non-credo-piu-che-ci-siano-viaggi-senza-destino-lo-scontro-tra-achab-e-la-balena-bianca-e-metafora-del-destino</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Pierfranco Bruni saggista, antropologo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Apr 2026 16:27:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Storia, Arte, Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Achab]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="531" height="440" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/Untitled-design-3.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/Untitled-design-3.png 531w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/Untitled-design-3-300x249.png 300w" sizes="(max-width: 531px) 100vw, 531px" /></p>
<p>La verità è che ogni strada è già tracciata dentro le ossa. L&#8217;imprevisto non arriva da fuori. Erompe da quel pozzo nero che ci portiamo nel petto e che chiamiamo&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/04/30/non-credo-piu-che-ci-siano-viaggi-senza-destino-lo-scontro-tra-achab-e-la-balena-bianca-e-metafora-del-destino/">Non credo più che ci siano viaggi senza destino. Lo scontro tra Achab e la Balena bianca è metafora del destino</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<blockquote>
<p style="text-align: left;"><em>La verità è che ogni strada è già tracciata dentro le ossa. L&#8217;imprevisto non arriva da fuori. Erompe da quel pozzo nero che ci portiamo nel petto e che chiamiamo anima.<br />
La balena bianca non era un mostro da trafiggere. Era lo specchio dell&#8217;abisso. Achab l&#8217;ha braccata credendo di essere cacciatore e non ha visto che il cappio era già al suo collo. Legato al dorso di Moby Dick, trascinato negli abissi, ha capito nell&#8217;ultimo soffio che non si uccide il proprio demone. Lo si serve.</em></p>
</blockquote>
<p style="text-align: right;">Pierfranco Bruni</p>
<p>Non credo più che ci siano viaggi senza destino. Bisogna sempre fare i conti con l&#8217;imprevisto. Diventa un agguato. Un sortilegio. Una ferita sempre aperta. Oppure può trattarsi di una maledizione. Le maledizioni non si sconfiggono con la pazienza della preghiera. Con la stregoneria. Quando la curandera è distante lo sciamano pur imprecando resta appeso alla luna. Anzi a sette lune. Non basta una benedizione. Occorre il coltello. Il capitano Achab sapeva bene ciò. Eppure la balena bianca lo ha sconfitto per essersi troppo fidato delle stelle.</p>
<p>Il viaggio non è mai un atto innocente. È una soglia che si varca senza ritorno. Un patto firmato con il sangue prima ancora di partire. L&#8217;uomo crede di muovere i passi, di scegliere l&#8217;orizzonte, di governare la prua. È una menzogna necessaria per non impazzire. La verità è che ogni strada è già tracciata dentro le ossa. L&#8217;imprevisto non arriva da fuori. Erompe da quel pozzo nero che ci portiamo nel petto e che chiamiamo anima. Lì sta l&#8217;agguato. Lì il sortilegio si compie.</p>
<p>Le maledizioni hanno una genealogia. Nascono da una parola non detta, da un gesto rinviato, da un debito contratto con il silenzio. Non si lavano con l&#8217;acqua santa. La preghiera è il linguaggio dei mansueti, di chi aspetta che il cielo si muova al posto loro. Ma il cielo è immobile da millenni. La maledizione esige un rito più antico, un alfabeto di fuoco e di carne. Per questo lo sciamano impreca. La curandera è lontana, oltre il confine dove la parola che cura non arriva più. E allora lui resta appeso alla luna. Anzi a sette lune, perché una sola luna non basta a contenere l&#8217;urlo. Servono sette cerchi nel cielo, sette invocazioni, sette notti di veglia perché il male ascolti. Sette aquile che girono intorno al vento.</p>
<p>Eppure anche le lune tacciono. Hanno il volto impassibile degli dèi che non intervengono. A quel punto resta il coltello. Non è arma, è liturgia. Il taglio è l&#8217;unica teologia che la vita comprende quando tutto il resto ha fallito. Tagliare per separare il vero dal falso. Tagliare per aprire la ferita e lasciarla sanguinare, perché solo ciò che sanguina dice la verità. Achab lo aveva compreso nel midollo. Aveva gettato la bussola, aveva maledetto le Scritture, aveva fatto della vendetta la sua unica fede. Il suo coltello era il rampone. La sua messa era l&#8217;inseguimento.</p>
<p>Ma Achab ha peccato di superbia e  di mistero. Si è fidato delle stelle. Le ha interrogate come fossero giudici, ha decifrato nelle costellazioni il disegno della sua rivalsa. Le stelle non rispondono. Brillano per ingannare i naviganti. La balena bianca non era un mostro da trafiggere. Era lo specchio dell&#8217;abisso. Era il volto di Dio diventato incomprensibile. Achab l&#8217;ha braccata credendo di essere cacciatore e non ha visto che il cappio era già al suo collo. Legato al dorso di Moby Dick, trascinato negli abissi, ha capito nell&#8217;ultimo soffio che non si uccide il proprio demone. Lo si serve. Achab ha sofferto di impazienza. Robinson di isola.</p>
<p>Così è ogni viaggio. Non conduce a Itaca. Conduce alla rivelazione della propria disfatta. Partire è già cadere. Ogni mappa è un inganno tracciato per illudere la paura. Ogni porto è un miraggio che si dissolve quando allunghi la mano. Resta la ferita sempre aperta, quella che nessuna benedizione rimargina, perché la benedizione è per chi non ha osato. Resta il coltello, inutile contro il destino e tuttavia necessario per non morire da vili.</p>
<p>Noi viaggiamo per essere disarcionati. Per incontrare il nostro Achab, per guardare negli occhi la nostra balena bianca, per restare appesi alle sette lune senza risposta. Il destino non è la meta. È l&#8217;agguato che ci attende dietro la curva dell&#8217;illusione. Era lì da sempre, acquattato nel nome che portiamo, nel primo passo che abbiamo mosso, nel primo sogno che abbiamo tradito.</p>
<p>Non ci sono viaggi senza destino perché non ci sono uomini senza ombra. E l&#8217;ombra cammina più veloce di noi. In essa c&#8217;è il tempo e la perdita del tempo. La caverna e il silenzio. Tutto si perde.  Ogni perdita è una eresia.  L&#8217;isola accoglie Robinson. Ma Robinson non è solo. Ha con sé la solitudine dalla quale non si può separare.  Chi arriva nell&#8217;isola vi resta per sempre.</p>
<p>….</p>
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<figure class="aligncenter size-full"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="wp-image-107154" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/04/Pierfranco-Bruni-aprile-2026.jpg" sizes="(max-width: 736px) 100vw, 736px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/04/Pierfranco-Bruni-aprile-2026.jpg 736w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/04/Pierfranco-Bruni-aprile-2026-300x221.jpg 300w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/04/Pierfranco-Bruni-aprile-2026-80x60.jpg 80w" alt="" width="736" height="541" /></figure>
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<p><strong>Pierfranco Bruni</strong> è nato in Calabria. Archeologo, direttore del Ministero dei Beni Culturali e, dal 31 ottobre 2025, membro del CdA dei Musei e Parchi Archeologici di Melfi e Venosa, nominato dal Ministro della Cultura; presidente del Centro Studi “Francesco Grisi” e già componente della Commissione UNESCO per la diffusione della cultura italiana all’estero.</p>
<p>Nel 2024 è stato Ospite d’onore per l’Italia per la poesia alla Fiera Internazionale di Francoforte e Rappresentante della cultura italiana alla Fiera del libro di Tunisi.</p>
<p>Incarichi in capo al Ministero della Cultura:</p>
<p>Presidente Commissione Capitale italiana città del Libro 2024;</p>
<p>Presidente Comitato Nazionale Celebrazioni centenario Manlio Sgalambro;</p>
<p>Segretario unico comunicazione del Comitato Nazionale Celebrazioni Eleonora Duse.</p>
<p>È inoltre presidente nazionale del progetto “Undulna Eleonora Duse” e presidente e coordinatore scientifico del progetto “Giacomo Casanova 300”.</p>
<p>Ha pubblicato libri di poesia, racconti e romanzi. Si è occupato di letteratura del Novecento con studi su Pavese, Pirandello, Alvaro, Grisi, D’Annunzio, Carlo Levi, Quasimodo, Ungaretti, Cardarelli, Gatto, Penna, Vittorini e sulle linee narrative e poetiche del Novecento che richiamano le eredità omeriche e le dimensioni del sacro.</p>
<p>Ha scritto saggi sulle problematiche relative alla cultura poetica della Magna Grecia e, tra l’altro, un libro su Fabrizio De André e il Mediterraneo (“Il cantico del sognatore mediterraneo”, giunto alla terza edizione), nel quale esplora le matrici letterarie dei cantautori italiani e il rapporto tra linguaggio poetico e musica, tema che costituisce un modello di ricerca sul quale Bruni lavora da molti anni.</p>
<p>Studioso di civiltà mediterranee, Bruni unisce nella sua opera il rigore scientifico alla sensibilità umanistica, ponendo al centro della sua ricerca il dialogo tra le culture, la memoria storica e la bellezza come forma di identità.<br />
@<strong>Riproduzione riservata</strong></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/04/30/non-credo-piu-che-ci-siano-viaggi-senza-destino-lo-scontro-tra-achab-e-la-balena-bianca-e-metafora-del-destino/">Non credo più che ci siano viaggi senza destino. Lo scontro tra Achab e la Balena bianca è metafora del destino</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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		<title>Hegel si ferma davanti alle scelte mentre Kierkegaard è già oltre restando nel dubbio. Il 27 aprile a Cosenza si discuterà di Hegel </title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2026/04/26/hegel-si-ferma-davanti-alle-scelte-mentre-kierkegaard-e-gia-oltre-restando-nel-dubbio-il-27-aprile-a-cosenza-si-discutera-di-hegel/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=hegel-si-ferma-davanti-alle-scelte-mentre-kierkegaard-e-gia-oltre-restando-nel-dubbio-il-27-aprile-a-cosenza-si-discutera-di-hegel</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Pierfranco Bruni saggista, antropologo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 26 Apr 2026 16:54:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Storia, Arte, Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[antropologia filosofica]]></category>
		<category><![CDATA[Cosenza]]></category>
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		<category><![CDATA[Pierfranco Bruni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1640" height="1230" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/2628bd00-7ec7-4768-bbbe-1001a5faff8d.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/2628bd00-7ec7-4768-bbbe-1001a5faff8d.jpeg 1640w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/2628bd00-7ec7-4768-bbbe-1001a5faff8d-300x225.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/2628bd00-7ec7-4768-bbbe-1001a5faff8d-1024x768.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/2628bd00-7ec7-4768-bbbe-1001a5faff8d-768x576.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/2628bd00-7ec7-4768-bbbe-1001a5faff8d-1536x1152.jpeg 1536w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/2628bd00-7ec7-4768-bbbe-1001a5faff8d-1170x878.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/2628bd00-7ec7-4768-bbbe-1001a5faff8d-585x439.jpeg 585w" sizes="(max-width: 1640px) 100vw, 1640px" /></p>
<p>Preparo il mio caffè. Il caffè è rito senza altare. È pazienza che bolle.  È polvere che diventa bevanda. È amaro che sveglia la lingua e la mente. Come Hegel.&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/04/26/hegel-si-ferma-davanti-alle-scelte-mentre-kierkegaard-e-gia-oltre-restando-nel-dubbio-il-27-aprile-a-cosenza-si-discutera-di-hegel/">Hegel si ferma davanti alle scelte mentre Kierkegaard è già oltre restando nel dubbio. Il 27 aprile a Cosenza si discuterà di Hegel </a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>Preparo il mio caffè. Il caffè è rito senza altare. È pazienza che bolle.  È polvere che diventa bevanda. È amaro che sveglia la lingua e la mente. Come Hegel. Come la vita quando non mente. Come la croce quando la porti. Lo verso nella tazza. Fuma. Fumo anche io con il mio solito sigaro tra le labbra. Il fumo disegna spirali.Ma leggo e rileggo Kierkegaard perché ho abbandonato Hegel al suo destino di hegeliana razionalità. Kierkegaard mi porta oltre. Accetto e raccolgo l&#8217;oltre lasciando segni dappertutto.</p>
<p style="text-align: right;">Pierfranco Bruni</p>
<p style="text-align: left;"><strong>Il 27 aprile a Cosenza al Terrazzo Pellegrini discuteremo di Hegel tra l&#8217;inizio e la fine.</strong></p>
</blockquote>
<p>&nbsp;</p>
<div id="attachment_120748" style="width: 231px" class="wp-caption alignright"><img decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-120748" class="wp-image-120748 " src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/71h6VKJ-0VL._SY522_-163x300.jpg" alt="" width="221" height="407" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/71h6VKJ-0VL._SY522_-163x300.jpg 163w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/71h6VKJ-0VL._SY522_.jpg 283w" sizes="(max-width: 221px) 100vw, 221px" /><p id="caption-attachment-120748" class="wp-caption-text">la copertina del libro</p></div>
<p>È tempo di misurare l&#8217;idea con l&#8217;angoscia sapendo che se non c&#8217;è il dubbio tutto cerca una ragione per sopravvivere alla parola mentre i filosofi si illudono che il ragionare porta alla verità. Credono di trattenere il mondo nella rete del concetto. E il mondo scivola. Resta l’acqua nelle mani. Resta il sale sulle dita. Resta il sapore di ciò che fugge quando lo nomini. Il reale non è ciò che si vive. È ciò che si pensa di vivere nel momento in cui è già trascorso. È memoria che duole. È racconto che sanguina. È eco che torna quando la voce tace. È ulivo che ha già dato l’ombra e trattiene il sole nella corteccia come preghiera secca.<br />
Siamo riposo o viaggio. Non c’è terza stanza. O soglia. O passo. O pietra. O vento. E nel mezzo sta l’uomo. Sta l’isola che si porta negli occhi. Sta il confine che non si vede eppure divide. Sta il limite che chiama con voce di madre. E chiamando, ferisce. E ferendo, sveglia. E svegliando, mette in cammino. Fin qui il tempo di una filosofia che ha l&#8217;uomo al centro  con la sua esistenza e il proprio tempo.<br />
Pre esistenzialismo. E post. Prima di Kierkegaard chi avrebbe dovuto salvare il pensiero del relativismo?<br />
Hegel non ha salvato nonostante le sue eredità. Lui che ha messo il reale dentro la ragione come seme nella terra. Lui che ha detto ciò che è razionale è reale e ha rovesciato il cielo. Lui che ha fatto della storia Teodicea e del tempo tribunale. Lui che ha crocifisso Dio nel concetto per farlo risorgere come Spirito oltre la religiosità spirituale.<br />
Ci salverà. O ci perderà. Perché i contrari sono un assurdo nello scenario della danza dei giorni. Servo e padrone si fissano. Si riconoscono. Si scambiano il posto. E nello scambio muoiono entrambi. E morti, nascono nuovi. E nati, non sanno più chi comanda. E non sapendolo, sono liberi. O smarriti. E lo smarrimento è il primo nome della verità quando la verità non consola.<br />
Cosa mi ha lasciato Hegel? Lo smarrimento. E lo smarrimento è grazia che non chiede permesso. Perché chi è sicuro non cerca. E chi non cerca non trova. E chi non trova non vive. E chi non vive è già statua. Hegel ci ha lasciato il fuoco. Il fuoco della dialettica che brucia la scorza e libera il frutto. Il fuoco dello Spirito che si aliena nel mondo per possedersi nel sapere. Il fuoco della storia che non perdona l’inerzia. Che macina i regni. Che compie il tempo. Che chiede conto ad ogni volto. Da questo fuoco occorre partire. Sempre. Ogni mattina quando il gallo canta. Ogni sera quando la civetta di Minerva spiega le ali. Ogni caduta quando il ginocchio tocca la terra. Ogni non capisco che è soglia del capire: e siamo a Kierkegaard.<br />
Cosa ci resta. Il ricordo. Nient’altro. Il ricordo non è archivio. È presente che brucia. È ulivo potato che versa olio come pianto. È libro aperto sul tavolo con la pagina che trema. È parola detta a metà che continua a parlare. È volto che torna quando chiudi gli occhi e il buio diventa specchio. È Hegel che non finisce perché il concetto non ha sera. Ricomincia. E ricominciando, interroga. E interrogando, spoglia. E spogliando, veste di luce.<br />
Lo specchio non mi abbandona. È giusto che sia così. Lo specchio è coscienza che si fa carne. È servo che si fa padrone guardandosi fino al fondo. È padrone che torna servo riconoscendosi nella ferita dell’altro. È l’altro che sono io quando mi nomino. È io che è l’altro quando mi nego. È la Fenomenologia chiusa in un vetro. E nel vetro ci abito. E abitando, mi perdo. E perdendomi, mi trovo. E trovandomi, so che non basto. E non bastando, chiedo. E chiedendo, prego. E pregando, penso.<br />
Mi fermo. Mi faccio sfiorare dal vento. Il vento viene dai monti del Pollino con odore di resina. Viene da Jena con polvere di cannone. Viene dal Golgota della ragione dove Dio muore per pensarsi. Viene e dice cammina. E camminando, penso. E pensando, inciampo. E inciampando, cado. E cadendo, tocco la terra. E toccando la terra, ricordo che sono polvere. E ricordando che sono polvere, alzo gli occhi. E alzando gli occhi, vedo il cielo. E vedendo il cielo, so che la polvere è attesa.<br />
Ritorno in stanza e preparo il mio caffè. Il caffè è rito senza altare. È pazienza che bolle. È acqua che diventa nera. È polvere che diventa bevanda. È amaro che sveglia la lingua e la mente. Come Hegel. Come la vita quando non mente. Come la croce quando la porti. Lo verso nella tazza. Fuma. Fumo anche io con il mio solito sigaro tra le labbra. Il fumo disegna spirali. Aspetto che si quieti. Bevo a sorsi. E bevendo, ricordo. Che con Hegel non finisco più. Che la fine è menzogna degli orologi. Che il sistema è viaggio con stazioni e deserti. Che il viaggio è ritorno per altra strada. Che il ritorno è casa che non ha chiavi. Che la casa è domanda che resta accesa.<br />
L’ombra e la dis-ombra si allungano sul muro. Si toccano senza toccarsi. Si contraddicono come amanti. Si superano nella sintesi della sera. Si fanno notte che pensa. Ripongo tutto in un cassetto. Il libro con l’angolo piegato. La penna che ha sete. Il dubbio che non invecchia. Il caffè freddo che sa di tempo. Il nome di Hegel scritto a matita.<br />
Chiudo le pagine. E chiudendo, so che domani la mano tremerà. E tremando, riaprirà. Perché lo Spirito non dorme. Veglia con gli occhi del gufo. E vegliando, chiama per nome. E chiamando, dice riprendi. E riprendo. E riprendendo, vivo. E vivendo, ringrazio lo smarrimento. Ma leggo e rileggo Kierkegaard perché ho abbandonato Hegel al suo destino di hegeliana razionalità. Kierkegaard mi porta oltre. Accetto e raccolgo l&#8217;oltre lasciando segni dappertutto.<br />
Il 27 aprile a Cosenza al Terrazzo Pellegrini discuteremo di Hegel tra l&#8217;inizio e la fine.</p>
<p><strong>Pierfranco Bruni</strong> è nato in Calabria. Archeologo, direttore del Ministero dei Beni Culturali e, dal 31 ottobre 2025, membro<img decoding="async" class="size-thumbnail wp-image-4345 alignright" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/02/Pierfranco-Bruni.2-2-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /> del CdA dei Musei e Parchi Archeologici di Melfi e Venosa, nominato dal Ministro della Cultura; presidente del Centro Studi “Francesco Grisi” e già componente della Commissione UNESCO per la diffusione della cultura italiana all’estero.</p>
<p>Nel 2024 è stato Ospite d’onore per l’Italia per la poesia alla Fiera Internazionale di Francoforte e Rappresentante della cultura italiana alla Fiera del libro di Tunisi.</p>
<p>Incarichi in capo al Ministero della Cultura:</p>
<p>Presidente Commissione Capitale italiana città del Libro 2024;</p>
<p>Presidente Comitato Nazionale Celebrazioni centenario Manlio Sgalambro;</p>
<p>Segretario unico comunicazione del Comitato Nazionale Celebrazioni Eleonora Duse.</p>
<p>È inoltre presidente nazionale del progetto “Undulna Eleonora Duse” e presidente e coordinatore scientifico del progetto “Giacomo Casanova 300”.</p>
<p>Ha pubblicato libri di poesia, racconti e romanzi. Si è occupato di letteratura del Novecento con studi su Pavese, Pirandello, Alvaro, Grisi, D’Annunzio, Carlo Levi, Quasimodo, Ungaretti, Cardarelli, Gatto, Penna, Vittorini e sulle linee narrative e poetiche del Novecento che richiamano le eredità omeriche e le dimensioni del sacro.</p>
<p>Ha scritto saggi sulle problematiche relative alla cultura poetica della Magna Grecia e, tra l’altro, un libro su Fabrizio De André e il Mediterraneo (“Il cantico del sognatore mediterraneo”, giunto alla terza edizione), nel quale esplora le matrici letterarie dei cantautori italiani e il rapporto tra linguaggio poetico e musica, tema che costituisce un modello di ricerca sul quale Bruni lavora da molti anni.</p>
<p>Studioso di civiltà mediterranee, Bruni unisce nella sua opera il rigore scientifico alla sensibilità umanistica, ponendo al centro della sua ricerca il dialogo tra le culture, la memoria storica e la bellezza come forma di identità.<br />
@<strong>Riproduzione riservata</strong></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/04/26/hegel-si-ferma-davanti-alle-scelte-mentre-kierkegaard-e-gia-oltre-restando-nel-dubbio-il-27-aprile-a-cosenza-si-discutera-di-hegel/">Hegel si ferma davanti alle scelte mentre Kierkegaard è già oltre restando nel dubbio. Il 27 aprile a Cosenza si discuterà di Hegel </a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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		<title>Il tempo ci cambia ma ​sempre aspetterò che giunga la telefonata nella profezia di Dio</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2026/01/31/il-tempo-ci-cambia-ma-sempre-aspettero-che-giunga-la-telefonata-nella-profezia-di-dio/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=il-tempo-ci-cambia-ma-sempre-aspettero-che-giunga-la-telefonata-nella-profezia-di-dio</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Pierfranco Bruni saggista, antropologo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 31 Jan 2026 07:14:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Storie]]></category>
		<category><![CDATA[antropologia filosofica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1039" height="767" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/01/IMG_2294.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/01/IMG_2294.jpeg 1039w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/01/IMG_2294-300x221.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/01/IMG_2294-1024x756.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/01/IMG_2294-768x567.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/01/IMG_2294-585x432.jpeg 585w" sizes="(max-width: 1039px) 100vw, 1039px" /></p>
<p>Nella mia casa in Calabria le stanze vivono mancanze. Il giardino è nel vento. Ci sono tre rose sotto la luna. Le stelle danzano all’alba. La perfezione è un&#8217;alchimia lacerata.&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>Nella mia casa in Calabria le stanze vivono mancanze. Il giardino è nel vento. Ci sono tre rose sotto la luna.<br />
Le stelle danzano all’alba. La perfezione è un&#8217;alchimia lacerata.<br />
Abbiamo sempre più bisogno di Dio.<br />
Non dobbiamo cercarlo. Lui non è mai straniero.<br />
Siamo noi ad essere estranei. Vorrei essere il sognatore viaggiante che incontra il sommerso negli sguardi del tempo e tutto si fa mistero”.</p></blockquote>
<p><strong>di Pierfranco Bruni</strong></p>
<p>Bisogna saper cercare la solitudine quando giunge il tempo del silenzio. Prima che sia lei a trovarti. C&#8217;è un tempo per tutto. Ho riletto ancora una volta l&#8217;Ecclesiaste.<br />
Nella mia casa in Calabria le stanze vivono mancanze. Il giardino è nel vento.<br />
Ci sono tre rose<br />
sotto la luna.<br />
Le stelle danzano all&#8217;alba.<br />
Credo che sia necessario, in un tempo che ha smarrito il senso della metafisica, vivere una distinzione tra il Sogno e la Ragione.<br />
Il Sogno è ciò che percepiamo quando da noi ci assentiamo, e siamo altro rispetto al reale che occupa lo scenario del quotidiano.<br />
La Ragione abita i sottosuoli dell’anima ma deve sempre fare i conti con la storia. Scontiamo colpe peccati tentativi di rivincite rancori ire di secoli di epoche. Non amiamo abbastanza.<br />
Non sappiamo amare come si dovrebbe amare. Anche se l&#8217;amore non finisce mai. Anche se la carità vive dentro il cuore e lo spettacolo della vita è sorprendente nei dolori nelle gioie nelle disarmonie nelle solitudini.<br />
Aspetto ancora una telefonata.</p>
<p>​Aspetterò sempre la telefonata che possa darmi il senso di un viaggio che è vissuto di solitudini, di dettagli, di incanti.<br />
Non ho mai creduto al disincanto.<br />
Al disamore neppure. Al distacco sempre. Il distacco è nel silenzio della pazienza.<br />
L&#8217;amore non finisce. Ma non sappiamo raccoglierlo offrirlo abitarlo custodirlo. L’amore per avere durata e vacanza ha bisogno di aggrapparsi agli archetipi del Sogno. Si può amare con la Ragione?<br />
È un interrogativo che mi inquieta.<br />
Con la Ragione tutto ha un inizio e una fine. L’amore entra nella sabbia della Ragione e si impantana.<br />
L’amore si aggrappa al Sogno per cercare il filo di una matassa che si vive soltanto dentro il singulto del Sogno.<br />
Siamo stati assenti quando dovevamo essere presenti.<br />
Siamo stati assenti quando è stato chiesto di fare compagnia con le parole con l&#8217;attenzione con la fedeltà.<br />
Siamo partiti quando invece dovevamo restare.<br />
Siamo rimasti in viaggio quando ci è stato chiesto di fermarci.<br />
Siamo stati in silenzio quando dovevano regalare un gesto.<br />
L&#8217;amore non finisce. Ma è sempre stato un amore manchevole.<br />
Non abbiamo amato al momento giusto.<br />
Non abbiamo raccolto i segni di una richiesta di carezze.<br />
Siamo stati fermi e non siamo stati attenti nel regalare un bacio un perdono.<br />
Ecco perché a volte ci sentiamo persi smarriti disordinati.<br />
Il disordine non è una confusione. È un viaggiare in un labirinto i cui tasselli formano comunque un mosaico.<br />
Arriverà mai quella telefonata?<br />
Quale ordine? L’ordine è una conseguenza della Ragione e se dovessi pensare a ciò la telefonata che aspetto non arriverebbe mai. L’ordine è una sconfitta. L&#8217;ordine è un&#8217;illusione.<br />
La perfezione è un&#8217;alchimia lacerata.<br />
Abbiamo sempre più bisogno di Dio. Dio non è ordine e neppure disordine.<br />
Non dobbiamo cercarlo.<br />
Lui sa.<br />
Lui ci conosce.<br />
Lui non è mai straniero.<br />
Siamo noi ad essere estranei.<br />
Dio ci osserva.<br />
Ci ascolta. Ci segue.<br />
Ci vede.<br />
Noi cosa seguiamo cosa ascoltiamo cosa vediamo&#8230;<br />
Bisognerebbe ricostruire non solo il tetto o cambiare lucchetto.<br />
Dovremmo avere il coraggio la forza l&#8217;amore di ricominciare dalle fondamenta della capanna e ripiantarla.<br />
Scavare. Non fermarci.<br />
Ridare un senso.<br />
Abbiamo bisogno di Dio.<br />
Dio ha bisogno di noi.<br />
Dio ci osserva.<br />
Amiamo soltanto.<br />
Senza distrarci.<br />
Il Sogno è l’altro volto del tempo ed è oltre il tempo.<br />
La Ragione deve sempre fare il consuntivo con il tempo.<br />
Il viaggio è una malinconia che si impossessa della nostalgia e traccia i sogni che non si conoscono.<br />
Vorrei essere il sognatore viaggiante che incontra il sommerso negli sguardi del tempo e tutto si fa mistero.<br />
Incantevole mistero tra le vie delle parole che ascolto nel momento in cui i fantasmi camminano nella mia anima, e le maschere diventano il doppio per sgretolare lo sguardo osservato nello specchio.<br />
Siamo uno specchio?<br />
Portiamo con noi la maschera?<br />
Il teatro si ribella.<br />
Cosa ci resta?<br />
So che la telefonata che aspetto è una speranza di una alchimia che il vento accarezza.<br />
Il mio viaggio è un passaggio di limiti. Oltre i quali ciò che ho accanto diventa ciò che ho dentro. Ascoltami tu che puoi e tu che sai.<br />
Ascoltami.<br />
A chi mi rivolgo? Non ha importanza. Nella speranza c’è sempre un percepire.<br />
Ho viaggiato tra gli Orienti e poi mi sono fermato su uno scoglio che segnava il confine con l’Occidente.<br />
Le voci sono giunte dal mare. Alcune.<br />
Altre dai deserto. Altre ancora sono echi, arrivati da un giardino di palme e di rose.<br />
La vita è una memoria tra il sommerso. Mai tra i perduti ricordi.<br />
Non chiedo di essere compreso.<br />
Chiedo che ogni parola sia un ascolto e ogni silenzio una magia.<br />
Il resto muore per non smettere di vivere.<br />
Come un fuoco mai fatuo, e sempre magico.<br />
Vado via. Ora.<br />
Vado via dalle parole per restare con me.<br />
Soltanto con me!<br />
Sempre aspetterò che giunga la telefonata dai labirinti che mi vivono e dalle conchiglie che custodisco nella mia casa di paese, dove le radici hanno la profondità e la provvidenza di Dio. Si abita l&#8217;amore quando l&#8217;amore ci abita. Il resto scivola e negli anni tutto ritorna come un girotondo.</p>
<p>…</p>
<div class="wp-block-image"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright wp-image-115008" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/Pierfranco-Bruni_2fdb1-300x191.jpg" alt="" width="150" height="95" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/Pierfranco-Bruni_2fdb1-300x191.jpg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/Pierfranco-Bruni_2fdb1-768x488.jpg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/Pierfranco-Bruni_2fdb1-585x372.jpg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/Pierfranco-Bruni_2fdb1.jpg 1024w" sizes="(max-width: 150px) 100vw, 150px" /></div>
<p><strong>Pierfranco Bruni</strong> è nato in Calabria. Archeologo, direttore del Ministero dei Beni Culturali e, dal 31 ottobre 2025, membro del CdA dei Musei e Parchi Archeologici di Melfi e Venosa, nominato dal Ministro della Cultura; presidente del Centro Studi “Francesco Grisi” e già componente della Commissione UNESCO per la diffusione della cultura italiana all’estero.</p>
<p>Nel 2024 è stato Ospite d’onore per l’Italia per la poesia alla Fiera Internazionale di Francoforte e Rappresentante della cultura italiana alla Fiera del libro di Tunisi.</p>
<p>Incarichi in capo al Ministero della Cultura:</p>
<p>Presidente Commissione Capitale italiana città del Libro 2024;</p>
<p>Presidente Comitato Nazionale Celebrazioni centenario Manlio Sgalambro;</p>
<p>Segretario unico comunicazione del Comitato Nazionale Celebrazioni Eleonora Duse.</p>
<p>È inoltre presidente nazionale del progetto “Undulna Eleonora Duse” e presidente e coordinatore scientifico del progetto “Giacomo Casanova 300”.</p>
<p>Ha pubblicato libri di poesia, racconti e romanzi. Si è occupato di letteratura del Novecento con studi su Pavese, Pirandello, Alvaro, Grisi, D’Annunzio, Carlo Levi, Quasimodo, Ungaretti, Cardarelli, Gatto, Penna, Vittorini e sulle linee narrative e poetiche del Novecento che richiamano le eredità omeriche e le dimensioni del sacro.</p>
<p>Ha scritto saggi sulle problematiche relative alla cultura poetica della Magna Grecia e, tra l’altro, un libro su Fabrizio De André e il Mediterraneo (“Il cantico del sognatore mediterraneo”, giunto alla terza edizione), nel quale esplora le matrici letterarie dei cantautori italiani e il rapporto tra linguaggio poetico e musica, tema che costituisce un modello di ricerca sul quale Bruni lavora da molti anni.</p>
<p>Studioso di civiltà mediterranee, Bruni unisce nella sua opera il rigore scientifico alla sensibilità umanistica, ponendo al centro della sua ricerca il dialogo tra le culture, la memoria storica e la bellezza come forma di identità.<br />
@<strong>Riproduzione riservata</strong></p>
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		<title>Glamour: una bellezza del cuore, non dell’apparenza</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 Dec 2025 19:40:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[antropologia filosofica]]></category>
		<category><![CDATA[Bellezza interiore]]></category>
		<category><![CDATA[glamour]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="650" height="440" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/cHAND.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/cHAND.png 650w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/cHAND-300x203.png 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/cHAND-585x396.png 585w" sizes="(max-width: 650px) 100vw, 650px" /></p>
<p>di Krishan Chand Sethi* &#160; Il glamour è un termine che si è mosso attraverso i secoli, cambiando veste, mutando colore e acquisendo nuovi significati in ogni epoca. Per alcuni&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2025/12/08/glamour-una-bellezza-del-cuore-non-dellapparenza/">Glamour: una bellezza del cuore, non dell’apparenza</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="650" height="440" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/cHAND.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/cHAND.png 650w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/cHAND-300x203.png 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/cHAND-585x396.png 585w" sizes="(max-width: 650px) 100vw, 650px" /></p><p><strong>di Krishan Chand Sethi*</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il glamour è un termine che si è mosso attraverso i secoli, cambiando veste, mutando colore e<br />
acquisendo nuovi significati in ogni epoca. Per alcuni ricorda le luci brillanti, gli abiti costosi o<br />
l’aspetto perfetto. Per altri implica celebrità, fama e riconoscimento sociale. E tuttavia, al di sotto di<br />
questi strati di scintillio superficiale, esiste una verità così profonda da essere spesso trascurata: il<br />
glamour non è ciò che si dipinge all’esterno, ma lo spirito dell’anima che brilla dall’interno.<br />
Questo può sembrare un pensiero radicale in un mondo in cui la finzione è più importante della<br />
realtà. Ma, in verità, è senza tempo. Il glamour non è mai stato realmente una questione di<br />
decorazioni materiali. La sua vera dimora è sempre stata lo spirito umano. Per interpretare il<br />
glamour, dobbiamo conoscere noi stessi. Siamo esseri stratificati, con abiti esterni che il mondo<br />
percepisce e una topografia interiore che solo noi possiamo sentire. Mentre la società glorifica<br />
sempre l’esterno, la vera bellezza è sempre stata luminosa al suo nucleo. La posa può essere<br />
lodata dal mondo, ma viene distrutta dall’assenza di luce nell’anima.<br />
La maschera della superficialità<br />
La cultura contemporanea ha perfezionato il processo di trasformare il glamour in un prodotto.<br />
Foto ritoccate, pose studiate, stili di vita modificati e una costante ricerca di approvazione esterna<br />
sono diventati strumenti per costruire un’immagine. Questa immagine può sembrare splendente,<br />
ma è uno splendore preso in prestito, dipendente da angoli, luci e dal giudizio del pubblico.<br />
Questo tipo di glamour è fragile. Deve essere mantenuto e lucidato continuamente. Cambia con le<br />
mode, crolla con le critiche, svanisce quando le luci si spengono. È un glamour che nasce sulla<br />
superficie e muore sulla superficie.<br />
Questo glamour esteriore è come una candela tenuta contro il vento: arde per un momento, vacilla<br />
in quello successivo e si spegne al minimo soffio. Non può stabilizzarsi perché non nasce dalla<br />
fornace dell’anima. Si basa sulle aspettative del mondo.<br />
Ma esiste un altro tipo di glamour, che non è soggetto a cambiamento, che non si fonda<br />
sull’ammirazione o sull’attenzione. Non è un ornamento: è una forza.<br />
La luce interiore: la dimora del vero glamour<br />
Il vero glamour nasce dentro l’anima umana, nei suoi pensieri, nelle sue intenzioni, nell’intelligenza<br />
emotiva, nella gentilezza, nella forza. È una luce che brilla senza sforzo perché non è costruita; è<br />
coltivata. Questo glamour non è appariscente, ma non può essere ignorato. Non grida, ma merita<br />
rispetto. Non deve essere dipinto in superficie: cresce dalla personalità, dalla bontà, dalla forza.<br />
Lo si vede nel modo in cui una persona si presenta, non perché vuole essere notata, ma perché è<br />
in pace con sé stessa. Lo si coglie nella sua voce, non perché cerca di impressionare, ma perché<br />
è sincera. Lo si percepisce in loro non per la bellezza dell’abito, ma per ciò che risiede nel loro<br />
mondo interiore, profondo e luminoso.<br />
Il glamour interiore non è una decorazione, ma un bagliore. È la vittoria della realtà sulla finzione.<br />
È il trionfo dello spirito sullo spettacolo. È la bellezza che rimane quando il trucco è stato rimosso,<br />
quando gli applausi sono finiti e quando non c’è più nessuno.<br />
Glamour come riflesso dell’anima e della forza<br />
Il glamour interiore è il risultato della maturità. Emerge quando l’individuo comprende che il proprio<br />
valore non si misura dal numero di occhi puntati su di lui, ma dalla profondità della sua<br />
comprensione di sé. Il glamour è naturale quando l’anima è composta, elegante e radicata.</p>
<p>Una persona glamour non è colei che appare impeccabile, ma colei che appare completa. Il suo<br />
carisma non deriva dai vestiti che indossa, ma dalla sicurezza che possiede. Non è la perfezione a<br />
renderla attraente, ma la sua presenza. La sua bellezza non nasce dalla posa, ma dall’intento.<br />
L’anima consapevole diventa luminosa. Questa luce non è teatrale. È trasformativa. Accarezza gli<br />
altri in modo delicato e potente. Ispira senza sforzo. Non esibisce, ma si innalza. È il glamour della<br />
realtà, non quello dell’illusione.<br />
Perché il glamour interiore è così prezioso<br />
L’autenticità è ribelle in un mondo in cui si impara prima a sembrare buoni che a essere buoni. Ma<br />
il glamour interiore non è difficile; richiede solo uno sguardo verso l’interno, richiede pazienza,<br />
richiede che ci si osservi. Esige che si rallenti e si ascolti il cuore.<br />
Mentre il glamour esteriore può essere comprato, replicato o simulato, il glamour interiore deve<br />
essere conquistato. Germoglia dalle esperienze, dalle prove, dalle lezioni apprese nel silenzio,<br />
dalla saggezza accumulata nel dolore e nella guarigione.<br />
La vita lo ha plasmato, non la moda.<br />
Per questo alcuni dei personaggi più glamour del passato non erano coloro che possedevano<br />
guardaroba lussuosi o vite opulente. Erano uomini e donne dell’anima: scrittori, pensatori, filosofi,<br />
leader, artisti, umanitari, persone il cui bagliore interiore oscurava qualsiasi condizione esterna.<br />
Il profumo del loro carattere era il loro glamour. Era una luce indipendente, al di là degli applausi<br />
del mondo.<br />
Il rapporto tra glamour e autenticità<br />
Il glamour, quando è unito alla grazia, è autenticità. Nulla è più affascinante di una persona<br />
completamente autentica: senza maschere, senza scuse, senza paura di esprimere la propria<br />
verità. L’autenticità è magnetica. Le persone la percepiscono. La fidano. Ne sono attratte.<br />
Quando una persona non deve recitare, diventa potente.<br />
Non è lei a inseguire l’ammirazione: è l’ammirazione a inseguire lei. Non combatte per attirare<br />
l’attenzione: è l’attenzione a essere attirata. Il suo glamour non è un ruolo: è un modo di essere.<br />
Questo è il glamour che rimane.<br />
È il glamour che ispira.<br />
È il glamour che guarisce.<br />
La grazia della semplicità<br />
C’è una semplicità sorprendente nelle persone veramente glamour. Non sono esibizioniste o<br />
appariscenti, ma misurate. Sanno mantenere la calma nelle difficoltà, sanno ascoltare, sanno<br />
parlare con gentilezza, sanno sorridere con sincerità.<br />
Ciò che le rende glamour sono i piccoli gesti: il modo in cui trattano gli estranei, il modo in cui<br />
affrontano le difficoltà, il modo in cui fanno sentire bene gli altri senza aspettarsi nulla in cambio.<br />
Questo tipo di glamour non ha bisogno dei riflettori perché è esso stesso una forma di luce.<br />
La dimensione spirituale del glamour<br />
Il vero glamour ha una dimensione profondamente spirituale. Quando l’anima è in armonia con la<br />
sua missione, quando la persona ha pensieri puri e intenzioni nobili, essa emette un’altra forma di<br />
bellezza – una bellezza che va oltre l’apparenza.</p>
<p>È una bellezza intuitiva.<br />
È riconosciuta dal cuore.<br />
È ricordata dall’anima.<br />
Non è fisica, ma emotiva e spirituale.<br />
Il bagliore dell’io interiore è la manifestazione umana più potente. L’età, le circostanze, le critiche<br />
non possono oscurarlo. Diventa più saggio man mano che cresce.<br />
L’artificialità del glamour esteriore muore.<br />
Il glamour diventa interiore nel tempo.<br />
Trasformare sé stessi in un’anima glamour<br />
Il glamour interiore deve essere coltivato attraverso la consapevolezza: la consapevolezza delle<br />
emozioni, dei valori, delle convinzioni e delle capacità.<br />
Richiede di coltivare qualità come:<br />
 la grazia che non rifiuta nessuno,<br />
 la chiarezza che taglia l’oscurità,<br />
 la gratitudine che illumina anche i momenti ordinari,<br />
 la moderazione che alleggerisce l’anima,<br />
 la fiducia che rafforza l’integrità,<br />
 e la compassione che lega un cuore all’altro.<br />
Queste qualità convergono e rendono una persona magnetica. Sono rassicuranti nella loro<br />
presenza. La loro vita diventa curativa. La loro esistenza diventa ispirazione.<br />
Questa è una bellezza che non può essere fotografata o riflessa. Il glamour vive negli occhi di<br />
coloro che percepiscono la tua sincerità, nei cuori di coloro a cui sei gentile.<br />
La verità finale<br />
La bellezza e il glamour non smetteranno mai di essere definiti dal mondo. Ma la definizione<br />
migliore sarà sempre la tua. Quando il mondo dentro di te è luminoso, tutto ciò che tocchi diventa<br />
luminoso.<br />
Il glamour non è una posa.<br />
È una presenza.<br />
Non è un’immagine.<br />
È un’identità.<br />
Non è mostrato.<br />
È incarnato.<br />
L’anima è l’unica cosa veramente glamour, una luce che non ha bisogno dei riflettori.<br />
*<em>Dr Sethi K.C.</em><br />
<em>Philosophical Author; Conceiver of Sethian Philosophy </em><br />
<em>Daman, India &#8211; Auckland, New Zealand</em></p>
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		<title>Stiamo morendo, ma non fisicamente. Alla morte psicologica e spirituale si può porre rimedio?</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2025/11/24/stiamo-morendo-ma-non-fisicamente-alla-morte-psicologica-e-spirituale-si-puo-porre-rimedio/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=stiamo-morendo-ma-non-fisicamente-alla-morte-psicologica-e-spirituale-si-puo-porre-rimedio</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 24 Nov 2025 21:01:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[IL punto di vista]]></category>
		<category><![CDATA[antropologia filosofica]]></category>
		<category><![CDATA[filosofia]]></category>
		<category><![CDATA[morte psicologica e spirituale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="650" height="440" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/guru.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/guru.png 650w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/guru-300x203.png 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/guru-585x396.png 585w" sizes="(max-width: 650px) 100vw, 650px" /></p>
<p>Di Dr Sethi K.C. &#8211; Autore Filosofico Daman, India &#8211; Auckland, Nuova Zelanda Spesso sento che non stiamo morendo perché il nostro cuore smette di battere, ma perché la nostra&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2025/11/24/stiamo-morendo-ma-non-fisicamente-alla-morte-psicologica-e-spirituale-si-puo-porre-rimedio/">Stiamo morendo, ma non fisicamente. Alla morte psicologica e spirituale si può porre rimedio?</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="650" height="440" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/guru.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/guru.png 650w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/guru-300x203.png 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/guru-585x396.png 585w" sizes="(max-width: 650px) 100vw, 650px" /></p><p><em><strong>Di Dr Sethi K.C. &#8211; Autore Filosofico Daman, India &#8211; Auckland, Nuova Zelanda</strong></em></p>
<p>Spesso sento che non stiamo morendo perché il nostro cuore smette di battere, ma perché la nostra<br />
anima ha dimenticato come sentire. Da qualche parte, tra il guadagnare e l’esistere, tra il mostrare<br />
e il fingere, abbiamo perso il battito stesso della vita. E questa è la tragedia dei nostri tempi: vivere<br />
senza essere davvero vivi.<br />
Moriamo in silenzio, invisibilmente, a volte perfino con bellezza, dietro i nostri sorrisi e le nostre<br />
abitudini. Ogni volta che soffochiamo un’emozione, che evitiamo la verità, che fingiamo di stare<br />
bene mentre il cuore trema dentro, noi moriamo un po’. Ho visto questa morte negli occhi delle<br />
persone: vuoti ma luminosi, inquieti ma robotici. Parlano di progresso, ma soffrono di solitudine; i<br />
loro schermi brillano, ma il loro spirito si spegne.<br />
Un tempo la vita respirava nelle pause: guardare un tramonto, scrivere una lettera, ascoltare il<br />
silenzio. Oggi corriamo per catturare, non per vivere. Le nostre dita toccano più spesso un vetro che<br />
una mano umana. A volte mi chiedo: stiamo avanzando o stiamo solo accelerando verso il vuoto?<br />
Moriamo a pezzi: mentalmente, moralmente, emozionalmente, spiritualmente. Il corpo vive, ma la<br />
mente è intorpidita. La coscienza, che un tempo parlava forte, ora sussurra piano tra rumori e<br />
notifiche. Sì, il significato del vivere è passato dall’essere al mostrare, dal sentire al funzionare.<br />
I social media sono il nuovo teatro dell’esistenza. Sorridiamo alla fotocamera per nascondere le<br />
lacrime, celebriamo le ombre perdendo la sostanza. Ogni scroll diventa una ricerca — non di<br />
conoscenza, ma di appartenenza. Ogni post è una richiesta — di essere visti, amati, ricordati.<br />
Eppure l’ironia resta: più siamo connessi, più ci sentiamo divisi dentro.<br />
A volte mi fermo e mi chiedo: da quando la vita è diventata una mostra?<br />
Da quando la gioia ha bisogno di essere approvata?<br />
Da quando il silenzio è diventato scomodo?<br />
Siamo diventati curatori di illusioni, e moriamo un po’ ogni volta che dimentichiamo chi siamo.<br />
Filosoficamente, questa morte non è fisica, ma psicologica e spirituale. È lo spegnersi graduale<br />
della curiosità, l’erosione lenta della meraviglia, l’offuscarsi dell’empatia. Un bambino guarda il<br />
mondo con stupore; un adulto lo misura. E in questo passaggio perdiamo la nostra innocenza, e<br />
con essa una parte della nostra vitalità.<br />
La tecnologia, pur essendo un dono, ha iniziato a dettare il nostro ritmo interiore. Il giorno<br />
comincia con notifiche e la notte finisce con la luce blu. Non dormiamo per stanchezza, ma<br />
nonostante la stanchezza. Il dispositivo, che era uno strumento, è diventato un tiranno. Decide i<br />
nostri stati d’animo, le priorità, perfino il nostro valore. Misuriamo la felicità con “mi piace” e<br />
commenti, dimenticando che la validazione non è affetto.<br />
Ho visto persone vivere fianco a fianco ma lontane come oceani. Coppie che cenano insieme ma<br />
parlano agli schermi. Bambini che cercano affetto in un mondo animato, e genitori che inseguono<br />
scadenze. Lo chiamiamo stile di vita; io lo chiamo morte lenta.<br />
Questa corrosione diventa ansia, stanchezza, vuoto. Cerchiamo più stimoli perché abbiamo perso<br />
la sensibilità. Il calore del linguaggio sparisce quando le emozioni vengono sostituite dagli emoji, e<br />
la profondità delle relazioni si perde quando la reazione prende il posto della compassione. Non<br />
sono contro il progresso; sono contro l’oblio del suo scopo.</p>
<p>Crescere fuori senza arricchirsi dentro è come innaffiare un albero dalle radici secche. La mente di<br />
oggi è troppo informata e poco consapevole. Sappiamo troppo e comprendiamo troppo poco.<br />
Stiamo decadendo moralmente. L’avidità si traveste da ambizione, la manipolazione da<br />
intelligenza. L’etica è diventata negoziabile; la comodità misura ciò che è giusto. Non ci chiediamo<br />
più se qualcosa sia giusto; chiediamo solo se funziona. E anche questa è una morte, la morte<br />
dell’integrità.<br />
Abbiamo confuso il successo con la sopravvivenza. Corriamo senza mai arrivare. La corsa del “di<br />
più” ci ha rubato la pace del “basta così”. Ad ogni risultato segue un’altra mancanza; ad ogni<br />
applauso un altro desiderio. Stiamo morendo di abbondanza, un’abbondanza senza significato.<br />
Eppure credo che possiamo tornare a vivere. Tutto inizia dalla consapevolezza: che la vera malattia<br />
è la disconnessione dalla natura, dalle persone, da noi stessi. Quando ci ricolleghiamo, quando<br />
iniziamo a sentire senza filtri, a respirare senza fretta, inizia la resurrezione. Non servono miracoli,<br />
serve presenza.<br />
Ascoltare quando qualcuno parla, guardare il cielo senza fotografarlo, amare senza un obiettivo<br />
questi piccoli atti sono già rinascita. Ogni sentimento autentico cura la morte silenziosa dentro di<br />
noi. Non sto predicando questo libro; sto confessando.<br />
Scrivendo queste pagine, ho sentito anch’io la lenta stanchezza della vita moderna — il peso del fare<br />
continuo, l’assenza dell’essere quieto. Ma ho scoperto anche che morire consapevolmente al falso è<br />
l’inizio della vera vita. Questa è rinascita — morire all’ego, alla comparazione, alla finzione.<br />
Questo non è un libro di disperazione, ma di risveglio. È uno specchio posto davanti alla nostra<br />
esistenza collettiva — un riflesso di come viviamo a metà inseguendo apparenze complete. Voglio<br />
ricordare al lettore che sotto il rumore c’è ancora musica; sotto la polvere c’è ancora luce. Stiamo<br />
morendo, sì — ma non oltre la possibilità di guarire.<br />
Ogni atto di sincerità ridà vita al cuore.<br />
Ogni gesto di gentilezza risveglia l’umanità.<br />
Ogni momento di consapevolezza porta nuovo respiro all’essere.<br />
Possiamo ancora scegliere la presenza invece della performance, il significato invece<br />
dell’imitazione, l’amore invece della solitudine. Forse la morte non è il vero nemico; è l’indifferenza<br />
che ci uccide per prima. Vivere davvero è restare sensibili, curiosi, compassionevoli.<br />
Se riusciamo a mantenere il cuore sveglio anche nel caos, allora la morte non ci spaventerà più —<br />
perché avremo vissuto veramente. E così, iniziando questo viaggio di pensieri e riflessioni, ricordo<br />
a me stesso e ai lettori: Stiamo morendo — ma proprio in questa consapevolezza nasce il seme della<br />
rinascita. Ogni parola qui non è un lamento, ma un invito: a sentire di nuovo, a vedere di nuovo, a<br />
tornare vivi.</p>
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		<title>Agostino e Maria Zambrano nella spiritualità del tempo. Oggi e ieri&#8230;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Pierfranco Bruni saggista, antropologo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 17 May 2025 07:45:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Storia, Arte, Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[antropologia filosofica]]></category>
		<category><![CDATA[Filisofia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="531" height="440" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/05/Untitled-design-5.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/05/Untitled-design-5.png 531w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/05/Untitled-design-5-300x249.png 300w" sizes="(max-width: 531px) 100vw, 531px" /></p>
<p>La nostra anima è attraversata da sedimenti di secoli, le radici sono più grandi dei rami che vedono la luce”. Sedimenti di secoli. Maria Zambrano è questa filosofia che racconta&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2025/05/17/agostino-e-maria-zambrano-nella-spiritualita-del-tempo-oggi-e-ieri/">Agostino e Maria Zambrano nella spiritualità del tempo. Oggi e ieri&#8230;</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="531" height="440" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/05/Untitled-design-5.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/05/Untitled-design-5.png 531w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/05/Untitled-design-5-300x249.png 300w" sizes="(max-width: 531px) 100vw, 531px" /></p><blockquote><p>La nostra anima è attraversata da sedimenti di secoli, le radici sono più grandi dei rami che vedono la luce”. Sedimenti di secoli. Maria Zambrano è questa filosofia che racconta non ciò che dell’Occidente ha raccolto ma degli Orienti che non si vedono ma si ascoltano.</p></blockquote>
<p>di Pierfranco Bruni</p>
<p>La confessione considerata come genere letterario scava nella inquietudine dell&#8217;anima. Quell&#8217;anima immortale nel tempo mortale dell&#8217;amore infinito. Il percorso tra amore e tempo è decifrabile come visione onirica. Siamo dentro Sant&#8217;Agostino: &#8220;Quelli che amiamo, ma che abbiamo perduto, non sono più dove erano, ma sono sempre dovunque noi siamo&#8221;. Lo spazio è filosofico.<br />
Una filosofia non sistematica per una filosofa a-sistematica. Il concetto è complesso. Può esistere una filosofia realmente non sistematica, ovvero non accademica, ovvero fuori dalla «norma» scientifica?<br />
Ebbene sì. La lezione moderna di Sant’Agostino sta alla base della filosofia post medievale con radicamenti mediterranei.<br />
Sant’Agostino come cerniera tra il sacro e il mito. Ma anche nella Frontiera dell Speranza. Dirà: &#8220;La speranza ha due bellissimi figli: lo sdegno e il coraggio. Lo sdegno per la realtà delle cose; il coraggio per cambiarle&#8221;.<br />
Tra questi intagli l’opera di Seneca resta fondamento di un viaggio tra la Croce e San Paolo. Una ontologia che penetra la metafisica dell’anima.<br />
&#8220;La nostra anima è attraversata da sedimenti di secoli, le radici sono più grandi dei rami che vedono la luce&#8221;. Sedimenti di secoli. Maria Zambrano è questa filosofia che racconta non ciò che dell’Occidente ha raccolto ma degli Orienti che non si vedono ma si ascoltano.<br />
La filosofia del metodo o il metodo della filosofia. Un dualismo con il quale spesso si è confrontata Maria Zambrano. Lasciando l’imperfetto nella provvisorietà. Il pensiero della Zambrano, non accettando la logica, non ha mai inteso la filosofia come accademia o come dettato scientifico. L’aurora è una metafora che trova, in ogni notte del pensiero, la luce che lega la speranza alla grazia. Il tempo e la percezione della morte sono singolari viaggi dentro la metafisica dell’anima.<br />
Il pensiero è sempre oltre la storia. Bisogna affidarsi alla memoria per non morire di nostalgia. Bisogna come dice Agostino affidarsi all&#8217;amore: &#8220;Come l&#8217;amore cresce dentro di te, così cresce la bellezza. Perché l&#8217;amore è la bellezza dell&#8217;anima&#8221;.</p>
<p>Siamo greci o profondamente legati alla grecità? In «L’agonia dell’Europa» Maria Zambrano scrisse: &#8220;Il greco non ha avuto vocazione per la vita; l’ha avuta per la ragione, per la bellezza, per cose che raggiungerebbero il loro essere soltanto in un luogo che non è né la vita né la morte, ma l’immortalità. E perciò i greci scoprirono l’immortalità, che in loro ha più chiarezza e forma che in ogni altro luogo. E questa scoperta e rafforzamento rivela il loro genio positivo e creatore: provando orrore tanto per la vita quanto per la morte – ecco cos’è il pessimismo – essi scoprirono l’immortalità, una sorta di retromondo, scoprirono lessere, un essere che è in certo modo contrario alla vita. Tutti i popoli o culture vitalistici rifiutarono l’idea di essere, e non avrebbero mai potuto scoprirla; perché l’ essere è al di là della vita e della morte, come la ragione, come la pura bellezza della quale i loro marmi ci inviano il riflesso&#8221;.<br />
La grecità profonda è in quell’abitare il tempo della nostalgia che attraversa tutte le memorie indelebili che sono il viaggio che resta. Tutto ciò che resta è tutto ciò che non si lascia dimenticare. Non si dimentica ciò che non vogliamo dimenticare. Ma ciò che non cede all’oblio dentro di noi. Involontariamente.<br />
La grecità è anche questo destino profondo. Un destino che sconvolge e coinvolge come i poeti tracciano silenzi solitudini e eredità. L’esilio e la fine sono viatico di esperienza tra lo sguardo mortale e l’eternità afferrata come metafora nel diabolico che domina nella mortalità dei corpi.<br />
Si può essere assenti e questa assenza è un distacco inevitabile che lega il patire al dolore, la lontananza all’indifferenza. Bisogna uscire dalla differenza dell’indifferente per spaginare il sogno dalla realtà. Si resta reali sino alla morte del reale. Poi avverrà altro. Cosa sarà mai? &#8220;Il sapere delle cose della vita è frutto di lunghi patimenti, di lunga osservazione, che ad un tratto si condensa in un istante di lucida visione. Tale sapere si rivela dietro un’evento estremo, un fatto assoluto, come la morte di qualcuno, la malattia o la perdita di un amore&#8221;.</p>
<p>Maria Zambrano recupera la dissolvenza nella filosofia e fa del poetico il mito della assidua capacità della volontà legata al mistero. Ma il viaggio può compiersi lungo due strade. L’indifferenza e la pazienza senza mai dimenticare che il gioco della vita e della morte è una contraddizione inevitabile. L’indifferenza educa a non morire da morto. A vivere distante nelle distanze e nella pazienza. Accogliere la maschera è specchiarsi nell’assurdo e nell’inevitabile soprattutto quando l’esilio diventa il pensiero illuminante del teatro che è in noi. Maria Zambrano resta costantemente nel tempo dei tre tempi di Agostino. Ovvero: &#8220;I tempi sono tre: presente del passato, presente del presente, presente del futuro. Questi tre tempi sono nella mia anima e non li vedo altrove. Il presente del passato, che è la storia; il presente del presente, che è la visione; il presente del futuro, che è l&#8217;attesa&#8221;.</p>
<p>Poesia, filosofia e logos. Tre principì ma una svolta unica nell’idea zambraniana. Leggo: «L’idea di natura e il logos si corrispondono, si rivelano e si abbandonano al tempo stesso. Visione oggettiva e parola sono lo stesso in ordini diversi. E in virtù di ciò l’ineffabile, mai completamente sconfitto nella poesia, farà la sua comparsa, come se il silenzio, schiacciato dalla parola, da essa spinto verso il mondo delle ombre, si affacciasse chiedendo di essere portato alla luce, di vivere la vita dell’espressione. Ma l’espressione dell’inesprimibile non può darsi se non istituendo una relazione, la relazione che la maschera ermetica e la maschera sacra, configura: la partecipazione&gt;&gt;.</p>
<p>La partecipazione non dovrebbe renderci indifferenti. Ma dobbiamo esserlo per restituire all’esilio la libertà di strappare il velo al limite – confine. Maria Zambrano è oltre se l’oltre è conoscere le persuasione e la conoscenza del patire. La visione del patire resta fondamentale nella vita di Maria Zambrano. Una filosofa che dedica al mito l’aurora e il silenzio.</p>
<p>Siamo greci o soltanto legati alla grecità? Maria Zambrano unisce l’essere greci con l’essere legati ad una grecità profonda abitando il pensiero del Mediterraneo. Il Mediterraneo è il tempo della memoria ma è soprattutto il «pensiero divino» in un «chiaro di bosco» che è il necessario dell’inevitabile del mistero nel mito. Persi nel mistero e nel mistero ritrovati. Un insegnamento che giunge dalla poesia, dal poeta. &lt;&lt;poeta è perso nella luce, errante nella bellezza, povero per eccesso, folle per troppa ragione, peccatore in stato di grazia&gt;&gt;.</p>
<p>Maria Zambrano è nata il 1904 a Vélez – Malaga ed è morta a Madrid, dopo un esilio di 45 anni, a Madrid nel 1991. Un esilio diventato viaggio vissuto cercando nel sottosuolo dei demoni la filosofia nella poesia e la dissolvenza come eterno infinito. Di eterni dissolti e diventati infiniti sono fatti i nostri passi. Siamo eredi ma anche trascrittori di anime vaganti nel consapevole pensiero inconsapevole. Siamo greci e non basta. Siamo profondamente omerici e non basta. Siamo l’ulissismo permanente. Siamo dentro quell’ulissismo che è un raccontare permanente l’isola e l’esilio. Non restiamo abitatori della storia. Siamo invece abitativdal tempo. Abitatori della storia evitabile ma mai di un tempo inevitabile. È qui il punto agostiniano di Maria Zambrano che avvolge il tempo nell’esilio metafisico di un tempo metafisico in cui l&#8217;uomo non deve essere chiedere illusioni ma senso. Con Agostino: &#8220;L&#8217;uomo che non si illude è assennato a suo danno&#8221;. E qui il legame tra conoscenza e saggezza trova la sua errabonda via verso il mistero e il divino.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2025/05/17/agostino-e-maria-zambrano-nella-spiritualita-del-tempo-oggi-e-ieri/">Agostino e Maria Zambrano nella spiritualità del tempo. Oggi e ieri&#8230;</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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