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	<title>Archeologia Archivi - lafrecciaweb.it</title>
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		<title>TRA STORIA E ARCHEOLOGIA UNA PASSEGGIATA ALLA SCOPERTA DELLE PIÙ ANTICHE FORTIFICAZIONI DI ROMA:LE MURA AURELIANE</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2022/02/16/tra-storia-e-archeologia-una-passeggiata-alla-scoperta-delle-piu-antiche-fortificazioni-di-romale-mura-aureliane/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=tra-storia-e-archeologia-una-passeggiata-alla-scoperta-delle-piu-antiche-fortificazioni-di-romale-mura-aureliane</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Simona Maceroni]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 16 Feb 2022 21:36:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[archeologia]]></category>
		<category><![CDATA[Scienza]]></category>
		<category><![CDATA[Archeologia]]></category>
		<category><![CDATA[bellezze]]></category>
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		<category><![CDATA[Roma]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="2560" height="1706" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/09/unnamed-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/09/unnamed-scaled.jpg 2560w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/09/unnamed-300x200.jpg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/09/unnamed-1024x683.jpg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/09/unnamed-768x512.jpg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/09/unnamed-1536x1024.jpg 1536w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/09/unnamed-2048x1365.jpg 2048w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/09/unnamed-1170x780.jpg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/09/unnamed-1920x1280.jpg 1920w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/09/unnamed-585x390.jpg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/09/unnamed-263x175.jpg 263w" sizes="(max-width: 2560px) 100vw, 2560px" /></p>
<p>Proseguiamo il nostro percorso esplorativo alla ricerca del tracciato della seconda cinta muraria che cingeva Roma, le mura Aureliane, prima di addentrarci alla scoperta del più esteso museo a cielo&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2022/02/16/tra-storia-e-archeologia-una-passeggiata-alla-scoperta-delle-piu-antiche-fortificazioni-di-romale-mura-aureliane/">TRA STORIA E ARCHEOLOGIA UNA PASSEGGIATA ALLA SCOPERTA DELLE PIÙ ANTICHE FORTIFICAZIONI DI ROMA:LE MURA AURELIANE</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Proseguiamo il nostro percorso esplorativo alla ricerca del tracciato della seconda cinta muraria che</strong><br />
<strong>cingeva Roma, le mura Aureliane, prima di addentrarci alla scoperta del più esteso museo a cielo aperto del</strong><br />
<strong>mondo.</strong><br />
Il timore che i Barbari potessero spingersi fino a Roma indusse l’imperatore Aureliano nel III sec. d.C. a<br />
dotare la capitale di una nuova fortificazione, questa volta in mattoni, alta circa 6 metri, profonda 3,50 per<br />
una lunghezza complessiva di poco inferiore ai 19 km. Il percorso della nuova cinta muraria includeva al suo<br />
interno edifici di grandi dimensioni, inglobando per circa un decimo del suo totale costruzioni già esistenti<br />
lungo la sua direttrice poiché il timore per le invasioni barbariche richiedeva velocità di esecuzione ed<br />
economia di costi, determinando la loro conservazione fino ai giorni nostri.<br />
Ogni cento piedi romani (29,60 metri) era presente una torre a pianta quadrata dotata di una camera per le<br />
baliste, vere e proprie macchine da guerra che lanciavano proiettili di pietra, per un totale di quasi 400.<br />
Lungo tutto il percorso si aprivano 18 porte d’accesso, le più importanti delle quali costituite da due ingressi<br />
gemelli, coperti ad arco con paramento in travertino fra due torri semicircolari, mentre quelle più modeste<br />
erano inserite al centro delle mura fra due torri quadrate. Vi erano anche numerose porte “di servizio”, le<br />
posterule, semplici aperture nel muro con un paio di metri di luce, il cui numero risulta non facilmente<br />
quantificabile a causa dei numerosi interventi di ristrutturazione e modifica succedutisi nel corso dei secoli.<br />
Anche questa fortificazione venne più volte restaurata e rinforzata nel corso del tempo per far fronte al<br />
sempre più pressante pericolo delle invasioni, restando però a protezione della città fino alla mattina del<br />
20 settembre di 150 anni fa, quando, dopo un cannoneggiamento durato circa 4 ore, l’artiglieria<br />
dell’Esercito Italiano aprì una breccia vicino a Porta Pia, restituendo a Roma il ruolo di capitale, dopo circa<br />
mille anni. Questa significativa data del Risorgimento Italiano è ricordata in tutto il paese dove in quasi<br />
ogni città esiste una via XX settembre, proprio come quella che a Roma parte da Porta Pia.</p>
<div id="attachment_7439" style="width: 372px" class="wp-caption alignright"><img fetchpriority="high" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-7439" class="wp-image-7439 " src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/09/“La-breccia-di-Porta-Pia”-CAREL-MAX-GERLACH-QUAEDVLIEG-300x169.jpg" alt="" width="362" height="204" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/09/“La-breccia-di-Porta-Pia”-CAREL-MAX-GERLACH-QUAEDVLIEG-300x169.jpg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/09/“La-breccia-di-Porta-Pia”-CAREL-MAX-GERLACH-QUAEDVLIEG-1024x576.jpg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/09/“La-breccia-di-Porta-Pia”-CAREL-MAX-GERLACH-QUAEDVLIEG-768x432.jpg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/09/“La-breccia-di-Porta-Pia”-CAREL-MAX-GERLACH-QUAEDVLIEG-1170x663.jpg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/09/“La-breccia-di-Porta-Pia”-CAREL-MAX-GERLACH-QUAEDVLIEG-585x329.jpg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/09/“La-breccia-di-Porta-Pia”-CAREL-MAX-GERLACH-QUAEDVLIEG.jpg 1200w" sizes="(max-width: 362px) 100vw, 362px" /><p id="caption-attachment-7439" class="wp-caption-text">“La breccia di Porta Pia” CAREL MAX GERLACH QUAEDVLIEG</p></div>
<p>Secondo una tradizione, la postazione da cui vennero bersagliate le Mura si sarebbe conservata all’interno di un palazzo sulla opposta via Nomentana.</p>
<p>Iniziamo dunque il nostro percorso lungo il tracciato delle mura Aureliane partendo dalla Porta Flaminia, meglio conosciuta come Porta del Popolo, ricostruita nella sua attuale forma nel 500 ed ampliata con i due fornici laterali nell’800. Da qui inizia un tratto di mura molto restaurato, il cosiddetto “muro torto”, dal grande muro “storto” in opus reticulatum databile al I sec. a.C. che sosteneva il pendio sul quale erano state costruite le ville di importanti famiglie romane e che aveva assunto nel tempo la posizione inclinata a cui deve il suo nome. A questo luogo è legata una leggenda sull’Apostolo Pietro, riportata da</p>
<p><img decoding="async" class="wp-image-7437  alignright" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/09/Porta-del-Popolo-piazzale-Flaminio-Roma.jpg" alt="" width="276" height="215" /></p>
<p>Fulvio: <em>“dicono che Pietro apostolo prese difesa del detto luogo et per ogni volta che la città fu assediata dai Barbari, o che altra violenza di nemici pervenne al luogo, egli la difese. La qual cosa tenuta per miracolo, niuno di poi ha mai avuto ardire di raccorciare o di rifare la detta parte del Muro, ma si é rimasta et rimane così spiccato, come scrisse Procopio nella Guerra Gotica, et chiamasi hoggi muro inchinato”</em>.</p>
<p>Risalendo verso <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Corso_d%27Italia_(Roma)">Corso d&#8217;Italia</a>, dopo aver incrociato <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Porta_Pinciana">Porta Pinciana</a>, da cui usciva l&#8217;antica <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Via_Salaria">Via Salaria</a>, troviamo un tratto particolarmente ben conservato  con  torri ancora in buono stato, anche se molto restaurate, in una delle quali, di  fronte a via Po, è ancora conficcata una palla di cannone a testimonianza della battaglia di Porta Pia.</p>
<p><img decoding="async" class="alignright wp-image-7438 " src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/09/Palla-di-cannone-conficcata-nel-muro-della-torre-presso-porta-Pinciana-150x150.jpg" alt="" width="278" height="278" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/09/Palla-di-cannone-conficcata-nel-muro-della-torre-presso-porta-Pinciana-150x150.jpg 150w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/09/Palla-di-cannone-conficcata-nel-muro-della-torre-presso-porta-Pinciana-585x585.jpg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/09/Palla-di-cannone-conficcata-nel-muro-della-torre-presso-porta-Pinciana-640x640.jpg 640w" sizes="(max-width: 278px) 100vw, 278px" /></p>
<p>All’altezza di piazza Fiume si apriva la Porta Salaria, demolita nel 1870, la cui pianta è indicata nel selciato moderno e subito dopo, nella parte alta del muro, in corrispondenza del camminamento interno, è visibile una piccola latrina costituita da una sporgenza di forma semicilindrica su due mensole di travertino, unica testimonianza rimasta delle 116 latrine presenti lungo tutte le mura.</p>
<p><strong>Piccola latrina aggettante presso porta Salaria </strong></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft wp-image-7442 " src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/09/Piccola-latrina-aggettante-presso-porta-Salaria-150x150.jpg" alt="" width="292" height="292" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/09/Piccola-latrina-aggettante-presso-porta-Salaria-150x150.jpg 150w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/09/Piccola-latrina-aggettante-presso-porta-Salaria-585x585.jpg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/09/Piccola-latrina-aggettante-presso-porta-Salaria-640x640.jpg 640w" sizes="(max-width: 292px) 100vw, 292px" /></p>
<p>Proseguendo il nostro cammino troviamo un altro tratto ancora ben conservato fino a Porta Pia, fatta costruire da papa Pio IV, da cui prende il nome, su progetto di Michelangelo alla metà del 1500  in sostituzione della Porta Nomentana, che si trovava circa 75 metri più a est e dalla quale usciva l&#8217;antica via omonima.</p>
<p><strong>Porta Pia</strong></p>
<p>All’interno delle mura vennero inseriti i Castra Praetoria, l’accampamento della guardia pretoriana che l&#8217;imperatore Tiberio aveva fatto costruire per riunire in un&#8217;unica sede le 9 coorti istituite da Augusto <img loading="lazy" decoding="async" class="alignright wp-image-7441" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/09/pORTA-pIA-150x150.jpg" alt="" width="327" height="327" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/09/pORTA-pIA-150x150.jpg 150w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/09/pORTA-pIA-585x585.jpg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/09/pORTA-pIA-640x640.jpg 640w" sizes="(max-width: 327px) 100vw, 327px" />come guardia imperiale, situati fra i colli Viminale ed Esquilino e che danno il nome all’attuale rione Castro Pretorio. Il muro segue il perimetro dei <em>castra</em> lungo viale del Policlinico su tutto il lato nord, est e parte di quello meridionale, conservato solo parzialmente a causa delle aperture realizzate per i  passaggi stradali e in parte nascosto e inglobato in proprietà pubbliche e private, in particolare il Palazzo dell’Aeronautica che è stato costruito a ridosso della fortificazione negli anni 30 del Novecento. Più avanti troviamo la porta Tiburtina, oggi nota come porta San Lorenzo, dalla quale la via Tiburtina partiva dalla città verso Tivoli, dove è ancora ben conservato l’arco in travertino che Augusto fece costruire alla confluenza dei 3 acquedotti, dell&#8217;<em>Aqua Marcia</em>, dell&#8217;<em>Aqua Iulia</em> e dell&#8217;<em>Aqua Tepula</em>. Tra la quinta e la sesta torre dopo la porta, quindi circa all&#8217;incrocio con via dei Sabelli, venne inglobata nel muro la facciata di un edificio in laterizio, forse una casa di abitazione a più piani, dove sono ancora visibili due file di finestre murate e 15 mensole in travertino che sostenevano un balcone.</p>
<p>La doppia porta che incontriamo proseguendo il nostro cammino è nota oggi come porta Maggiore, costituita dall’unione delle antiche porte Praenestina e Labicana ed è il monumento più interessante dell’intero percorso, trattandosi in origine di due archi monumentali dell’acquedotto Claudio, successivamente trasformate in porte urbane fra le quali fu incluso il sepolcro del fornaio Eurisace e di sua moglie Atistia, caratterizzato da cavità circolari, disposte nella parte superiore, che sembrano essere imitazione dei recipienti in cui veniva impastata la farina.</p>
<p><strong>Porta Maggiore con sepolcro di Eurisace ed Atistia</strong></p>
<p>Il settore seguente delle mura vira verso est utilizzando ancora le arcate dell’acquedotto Claudio, trasformato in muro <img loading="lazy" decoding="async" class="alignright wp-image-7443 size-medium" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/09/Porta-Maggiore-con-sepolcro-di-Eurisace-ed-Atistia-300x184.jpg" alt="" width="300" height="184" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/09/Porta-Maggiore-con-sepolcro-di-Eurisace-ed-Atistia-300x184.jpg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/09/Porta-Maggiore-con-sepolcro-di-Eurisace-ed-Atistia-1024x628.jpg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/09/Porta-Maggiore-con-sepolcro-di-Eurisace-ed-Atistia-768x471.jpg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/09/Porta-Maggiore-con-sepolcro-di-Eurisace-ed-Atistia-1170x718.jpg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/09/Porta-Maggiore-con-sepolcro-di-Eurisace-ed-Atistia-585x359.jpg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/09/Porta-Maggiore-con-sepolcro-di-Eurisace-ed-Atistia.jpg 1472w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />difensivo mediante il tamponamento dei fornici. Poco più avanti troviamo uno dei più importanti monumenti inseriti nella cinta, l’Anfiteatro Castrense, un piccolo edificio in laterizio appartenente al palazzo imperiale Sessoriano, la cui ellisse sporge ben visibile fuori dalle mura. Lambendo il tratto successivo ben conservato e restaurato, arriviamo alla Porta San Giovanni, aperta nel 1574 e alla porta Asinaria, oggetto di recenti restauri e che è oggi visitabile in gruppi accompagnati prenotandosi presso la Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali.</p>
<p>Il tratto successivo  presenta importanti rifacimenti medievali e moderni con numerose aperture per la circolazione dei veicoli, fino alla porta Metronia, originariamente una semplice posterula, da cui inizia la parte forse più interessante e meglio conservata delle mura con rifacimenti che si sono succeduti dal Medioevo fino ai giorni nostri.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>A questa altezza, presso la porta San Sebastiano, ha sede il Museo delle Mura, che offre ai visitatori un itinerario didattico per ripercorrere la storia delle mura ed una suggestiva <strong>passeggiata sull’antico camminamento.</strong></p>
<p>Dopo un centinaio di metri, ha inizio il maestoso bastione, lungo circa 300 metri, eretto nella prima metà del XVI secolo da Antonio da Sangallo il Giovane, su commissione di papa Paolo III per migliorare l&#8217;efficienza difensiva della zona, ritenuta troppo debole ed esposta alla minaccia turca.</p>
<p><strong>Bastione del Sangallo</strong></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright wp-image-7444" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/09/Bastione-del-Sangallo-150x150.jpg" alt="" width="297" height="297" />Subito dopo il bastione, riprende il muro più antico, abbondantemente restaurato e ricostruito soprattutto in epoca rinascimentale che, dopo aver inglobato il rione San Saba, noto come Piccolo Aventino, giunge alla Porta Ostiensis, oggi Porta San Paolo, dalla quale riuscirono a penetrare i Goti di Totila nel 594 d.C.</p>
<p>Nei suoi pressi ci imbattiamo in uno dei sepolcri più interessanti presenti in citta, conosciuto come la Piramide, fatta costruire dal politico e membro del collegio degli Epuloni Gaio Cestio, fra il 18 ed il 12 a.C, unico monumento funerario superstite di una serie diffusasi a Roma all’indomani della conquista dell’Egitto da parte di Augusto nel 31 a.C. Anche questo originale monumento è visitabile con prenotazione obbligatoria durante i II, III e IV fine settimana del mese.</p>
<p><strong>Piramide Cestia</strong></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright wp-image-7440" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/09/Piramide-Cestia-150x150.jpg" alt="" width="274" height="274" />Il tratto successivo delle mura Aureliane procedeva in linea retta verso il Tevere, includendo il monte Testaccio e, dopo essere giunto al fiume, lo seguiva per circa 800 metri per passare poi sulla riva trans Tiberim, dove è quasi interamente scomparso, così come il tratto successivo che seguiva la riva sinistra del fiume fino alla porta Cornelia, poi chiamata San Pietro, davanti a Ponte Elio, l’odierno Ponte Sant’Angelo.</p>
<p>Il Vaticano, lasciato fuori dal tracciato delle mura Aureliane perché non ancora urbanizzato, è ancora oggi protetto da quella che è  considerata la terza cinta muraria presente a Roma, le cosiddette Mura Leonine, o Mura di Borgo, fatte erigere da papa Leone IV, tra l’848 e l’852, a protezione del Colle Vaticano e della basilica di San Pietro dai Saraceni,  che l&#8217;avevano saccheggiata pochi anni prima. Si tratta di un’opera difensiva di dimensioni decisamente ridotte, di circa 4 km con 44 torri alte 14 m, inaugurata dal Pontefice stesso percorrendo l&#8217;intero circuito a piedi scalzi, fermandosi a benedire ogni porta e a implorare la protezione divina. Da quel momento l’abitato circondato dalle nuove fortificazioni fu considerato come una città separata, la «<em>Civitas Leonina</em>», con magistrati e governatore propri.</p>
<p>Nel versante di Trastevere si aprivano altre due porte: verso sud la Portuensis, dal nome della via che conduceva appunto ai porti ( di Claudio e di Traiano ), sostituita nel XVII sec. dall’attuale Porta Portese e a nord l’attuale porta Settimiana, successivamente inglobata nelle mura gianicolensi, cessando la sua funzione di bastione.</p>
<p>A Trastevere si conclude il nostro lunghissimo “giro” intorno alla città antica sulle tracce della cinta muraria antica considerata la più lunga e meglio conservata al mondo, oltrechè il monumento più grande di Roma.</p>
<p>Siamo pronti ad entrare in città……..</p>
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		<title>In mostra al MANN i tesori del ventre italico: la Piana Campana. Una terra senza confini</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2021/11/21/la-piana-campana-una-terra-senza-confini-in-mostra-al-mann-i-tesori-del-ventre-italico/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=la-piana-campana-una-terra-senza-confini-in-mostra-al-mann-i-tesori-del-ventre-italico</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 21 Nov 2021 15:54:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Storia, Arte, Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Archeologia]]></category>
		<category><![CDATA[MANN]]></category>
		<category><![CDATA[Mostre]]></category>
		<category><![CDATA[Napoli]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="2560" height="1707" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/11/D22299FC-78C3-4D03-9AF2-F227144E2328-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/11/D22299FC-78C3-4D03-9AF2-F227144E2328-scaled.jpeg 2560w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/11/D22299FC-78C3-4D03-9AF2-F227144E2328-300x200.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/11/D22299FC-78C3-4D03-9AF2-F227144E2328-1024x683.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/11/D22299FC-78C3-4D03-9AF2-F227144E2328-768x512.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/11/D22299FC-78C3-4D03-9AF2-F227144E2328-1536x1024.jpeg 1536w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/11/D22299FC-78C3-4D03-9AF2-F227144E2328-2048x1366.jpeg 2048w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/11/D22299FC-78C3-4D03-9AF2-F227144E2328-1920x1280.jpeg 1920w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/11/D22299FC-78C3-4D03-9AF2-F227144E2328-1170x780.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/11/D22299FC-78C3-4D03-9AF2-F227144E2328-585x390.jpeg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/11/D22299FC-78C3-4D03-9AF2-F227144E2328-263x175.jpeg 263w" sizes="(max-width: 2560px) 100vw, 2560px" /></p>
<p>di Fiorella Franchini “Virgilio dice che la Campania è così chiamata da Capy [compagno d’arme di Enea]. Ma Livio la vuole così detta dai luoghi campestri. E’ noto che fu&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2021/11/21/la-piana-campana-una-terra-senza-confini-in-mostra-al-mann-i-tesori-del-ventre-italico/">In mostra al MANN i tesori del ventre italico: la Piana Campana. Una terra senza confini</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="2560" height="1707" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/11/D22299FC-78C3-4D03-9AF2-F227144E2328-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/11/D22299FC-78C3-4D03-9AF2-F227144E2328-scaled.jpeg 2560w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/11/D22299FC-78C3-4D03-9AF2-F227144E2328-300x200.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/11/D22299FC-78C3-4D03-9AF2-F227144E2328-1024x683.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/11/D22299FC-78C3-4D03-9AF2-F227144E2328-768x512.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/11/D22299FC-78C3-4D03-9AF2-F227144E2328-1536x1024.jpeg 1536w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/11/D22299FC-78C3-4D03-9AF2-F227144E2328-2048x1366.jpeg 2048w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/11/D22299FC-78C3-4D03-9AF2-F227144E2328-1920x1280.jpeg 1920w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/11/D22299FC-78C3-4D03-9AF2-F227144E2328-1170x780.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/11/D22299FC-78C3-4D03-9AF2-F227144E2328-585x390.jpeg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/11/D22299FC-78C3-4D03-9AF2-F227144E2328-263x175.jpeg 263w" sizes="(max-width: 2560px) 100vw, 2560px" /></p><p><em><strong><span class="s5"><span class="bumpedFont15">di</span></span> <span class="s6"><span class="bumpedFont15">Fiorella Franchini</span></span></strong></em></p>
<p class="s13"><span class="s8"><span class="bumpedFont15">“</span></span><span class="s9"><span class="bumpedFont15">Virgilio dice che la Campania è così chiamata da Capy [compagno d’arme di Enea]. Ma Livio la vuole così detta dai luoghi campestri. E’ noto che fu fondata dagli Etruschi, dopo aver osservato l’auspicio di un falcone che in lingua etrusca si dice capis, da cui prese il nome anche la Campania”</span></span><span class="s9"><span class="bumpedFont15">,</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15"> riferisce il prof.</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15"><br />
</span></span><span class="s10"><span class="bumpedFont15">Sosio Capasso</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">; secondo altri, </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">il nome deriverebbe </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">dal termine </span></span><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Osco"><span class="s11"><span class="bumpedFont15">osco</span></span></a><span class="s8"><span class="bumpedFont15"> </span></span><span class="s9"><span class="bumpedFont15">Kampanom</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">, con il quale si indicava l&#8217;area nei pressi della città di </span></span><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Capua_(citt%C3%A0_antica)"><span class="s12"><span class="bumpedFont15">Capua</span></span><span class="s11"><span class="bumpedFont15"> antica</span></span></a><span class="s8"><span class="bumpedFont15">, per secoli centro principale della </span></span><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Pianura_Campana"><span class="s12"><span class="bumpedFont15">Pianura Campana</span></span></a><span class="s8"><span class="bumpedFont15">.</span></span></p>
<p class="s13"><span class="s8"><span class="bumpedFont15">D</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">alle propaggini più settentrionali</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15"> fino al mare, </span></span><span class="s14"><span class="bumpedFont15">dal Neolitico all&#8217;Età del Bronzo, da </span></span><span class="s15"><span class="bumpedFont15">Cuma</span></span><span class="s14"><span class="bumpedFont15"> a </span></span><span class="s15"><span class="bumpedFont15">Pozzuoli</span></span><span class="s14"><span class="bumpedFont15">, da </span></span><span class="s15"><span class="bumpedFont15">Capua</span></span><span class="s14"><span class="bumpedFont15"> a </span></span><span class="s15"><span class="bumpedFont15">Napoli</span></span><span class="s14"><span class="bumpedFont15">, la grande piana è stata abitata da popoli e culture diverse che si sono incontrate, scontrate e amalgamate in un fertile serbatoio territoriale che è sempre stato capace di rinnovarsi e di arricchirsi. Con il nuovo allestimento </span></span><span class="s9"><span class="bumpedFont15">“</span></span><span class="s16"><span class="bumpedFont15">La Piana Campana. Una terra senza confini”, </span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">il </span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">Museo Archeologico Internazionale</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">(MANN) </span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">di </span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">Napoli</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">, prosegue il suo progetto di</span></span> <span class="s8"><span class="bumpedFont15">far conoscere al mondo la storia millenaria di questa regione che fu chiave del </span></span><span class="s10"><span class="bumpedFont15">Mediterraneo</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">, già prima </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">dell&#8217;</span></span><span class="s10"><span class="bumpedFont15">Impero Romano</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">, inserendosi</span></span> <span class="s8"><span class="bumpedFont15">nell</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">&#8216;ambito di un più ampio piano</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">di studio dell&#8217;antico territorio campano e delle interazioni fra le diverse popolazioni che lo abitarono</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">. </span></span></p>
<p class="s13"><span class="s8"><span class="bumpedFont15">Ottocento reperti, nella maggior parte inediti e provenienti dai depositi, per raccontare</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15"> origini e contaminazioni tra </span></span><span class="s10"><span class="bumpedFont15">Oschi</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">, </span></span><span class="s10"><span class="bumpedFont15">Sanniti</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">, </span></span><span class="s10"><span class="bumpedFont15">Greci</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15"> ed </span></span><span class="s10"><span class="bumpedFont15">Etruschi</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">, i semi fecon</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">di del ventre italico</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">. </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">Il percorso espositivo</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15"> si articola in due sale: la prima dedicata al territorio, la seconda incentrata sulle collezioni del </span></span><span class="s10"><span class="bumpedFont15">MANN</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">.</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15"> La sezione territoriale segue uno sviluppo topografico e cronologico, evidenziando gli episodi più </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">indicativi</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15"> di alcune specifiche aree, come quelle di </span></span><span class="s10"><span class="bumpedFont15">Gricignano</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15"> e </span></span><span class="s10"><span class="bumpedFont15">Carinaro</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">. Nelle vetrine sono esposti i reperti provenienti dagli scavi US Navy e Treno Alta Velocità nella provincia di </span></span><span class="s10"><span class="bumpedFont15">Caserta</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15"> che</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">, </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">dal Neolitico sino a</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">lla nascita delle grandi città</span></span> <span class="s8"><span class="bumpedFont15">come </span></span><span class="s10"><span class="bumpedFont15">Cuma</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">, </span></span><span class="s10"><span class="bumpedFont15">Capua</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">, </span></span><span class="s10"><span class="bumpedFont15">Napoli</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">, nonostante le ripetute eruzioni,</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15"> è stata sempre popolata per la r</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">icchezza e la fertilità della terra.</span></span></p>
<p class="s13"><span class="s17"><span class="bumpedFont15">La </span></span><span class="s18"><span class="bumpedFont15">Valle del Clanis</span></span><span class="s11"><span class="bumpedFont15"> ha restituito</span></span><span class="s11"><span class="bumpedFont15"> una selezione di corred</span></span><span class="s11"><span class="bumpedFont15">i funerari che </span></span><span class="s11"><span class="bumpedFont15">attestano </span></span><span class="s11"><span class="bumpedFont15">le</span></span><span class="s11"><span class="bumpedFont15"> varie </span></span><span class="s11"><span class="bumpedFont15">classi di età </span></span><span class="s11"><span class="bumpedFont15">della popolazione e il</span></span><span class="s11"><span class="bumpedFont15"> diverso ruolo sociale dei defunti: dalla donna al guerriero/cacciatore/</span></span><span class="s11"><span class="bumpedFont15">sacerdote, </span></span><span class="s11"><span class="bumpedFont15">dai giovani di ambo i sessi, ai</span></span><span class="s11"><span class="bumpedFont15"> bambini, seppelliti in </span></span><span class="s19"><span class="bumpedFont15">enchytrismòs</span></span><span class="s11"><span class="bumpedFont15">, esempi </span></span><span class="s11"><span class="bumpedFont15">d’</span></span><span class="s11"><span class="bumpedFont15">inumazione in vaso</span></span><span class="s11"><span class="bumpedFont15">. Di notevole interesse è il recupero di u</span></span><span class="s11"><span class="bumpedFont15">na lancia in ferro, frutto del</span></span><span class="s11"><span class="bumpedFont15"> paziente lavoro del l</span></span><span class="s11"><span class="bumpedFont15">aboratorio di restauro del Museo partenopeo</span></span><span class="s11"><span class="bumpedFont15"> che ha curato </span></span><span class="s11"><span class="bumpedFont15">il ripristino di molti reperti.<br />
</span></span><span class="s11"><span class="bumpedFont15">Per </span></span><span class="s17"><span class="bumpedFont15">l’area ausone-aurunca</span></span><span class="s18"><span class="bumpedFont15">,</span></span><span class="s11"><span class="bumpedFont15"> in esposizione, la tomba 89 della bambina di </span></span><span class="s18"><span class="bumpedFont15">Cales</span></span><span class="s11"><span class="bumpedFont15">, con reperti di pregio come la conocchia in vetro blu </span></span><span class="s11"><span class="bumpedFont15">e</span></span><span class="s11"><span class="bumpedFont15"> i calzari in bronzo. E’ possibile </span></span><span class="s11"><span class="bumpedFont15">ammirare anche i tesori del santuario della dea Marica alla foce del </span></span><span class="s18"><span class="bumpedFont15">Garigliano</span></span><span class="s11"><span class="bumpedFont15">, da cui proviene un patrimonio straordinario di ex-voto e terrecotte architettoniche, </span></span><span class="s11"><span class="bumpedFont15">nonché</span></span><span class="s11"><span class="bumpedFont15"> i reperti del santuario caleno extraurbano di M</span></span><span class="s11"><span class="bumpedFont15">onte Grande,</span></span><span class="s11"><span class="bumpedFont15"> oggetti m</span></span><span class="s11"><span class="bumpedFont15">ai esposti al pubblico</span></span><span class="s11"><span class="bumpedFont15"> che spiccano per qualità di fattura.<br />
</span></span><span class="s11"><span class="bumpedFont15">U</span></span><span class="s11"><span class="bumpedFont15">n viaggio affascinante alle origini della </span></span><span class="s18"><span class="bumpedFont15">Campania</span></span><span class="s11"><span class="bumpedFont15"> che testimonia e rinsalda la consapevolezza di radici antiche e profonde ed esige un continuo sforzo di ricerca, di studio e di collaborazione tra le istituzioni, tra cui </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">la Direzione regionale Musei Campania, </span></span><span class="s11"><span class="bumpedFont15">la Regione Campania, la Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio- SABAP del Comune di Napoli, la SABAP per l&#8217;area Metropolitana di Napoli, la SABAP di Caserta e Benevento, con cui sono stati sottoscritti due protocolli d&#8217;intesa, il </span></span><span class="s18"><span class="bumpedFont15">Parco Archeologico dei Campi Flegrei</span></span><span class="s11"><span class="bumpedFont15">, e la collaborazione con la </span></span><span class="s18"><span class="bumpedFont15">Saint Mary&#8217;s University</span></span><span class="s11"><span class="bumpedFont15"> (Halifax, Canada) con il coordinamento di </span></span><span class="s18"><span class="bumpedFont15">Emanuela Santaniello</span></span><span class="s11"><span class="bumpedFont15">e </span></span><span class="s18"><span class="bumpedFont15">Sveva Savelli.</span></span></p>
<p class="s13"><span class="s11"><span class="bumpedFont15">Un progetto che</span></span><span class="s11"><span class="bumpedFont15">, </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">rafforzando le sinergie di cooperazione</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">, </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">permette</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15"> di creare un centro per l&#8217;archeologia </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">della </span></span><span class="s10"><span class="bumpedFont15">Campania</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15"> sette</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">ntrionale,</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15"> di liberare dalla polvere dei depositi centinaia di oggetti capaci</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15"> di </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">narrare </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">Storia e storie ancora nascoste</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">,</span></span> <span class="s20"><span class="bumpedFont15">per vedere noi stessi attraverso le cose.<br />
</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">Un patrimonio </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">prezioso</span></span> <span class="s8"><span class="bumpedFont15">che valorizza</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15"> la terra campana</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">, da mostrare al mondo</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">, per “</span></span><span class="s20"><span class="bumpedFont15">far tesoro di quello che abbiamo imparato e di quello che ci s</span></span><span class="s20"><span class="bumpedFont15">iamo portati dietro dal vecchio.”</span></span></p>
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		<title>Egitto: sensazionale scoperta archeologica: riportata  alla luce l’antica citta’ perduta di Aten.</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2021/04/09/egitto-sensazionale-scoperta-archeologica-riportata-alla-luce-lantica-citta-perduta-di-aten/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=egitto-sensazionale-scoperta-archeologica-riportata-alla-luce-lantica-citta-perduta-di-aten</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giorgia Piccolella]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 09 Apr 2021 19:18:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[archeologia]]></category>
		<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Archeologia]]></category>
		<category><![CDATA[Città d'oro]]></category>
		<category><![CDATA[Egitto]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="720" height="381" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/04/luxor1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/04/luxor1.jpg 720w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/04/luxor1-300x159.jpg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/04/luxor1-585x310.jpg 585w" sizes="(max-width: 720px) 100vw, 720px" /></p>
<p>Rinvenuta l’antica citta d’oro di Aten, nei pressi di Luxor. Scoperta dal  team di ricerca guidato  da Zahi Hawass, archeologo ed ex ministro per le Antichità del Paese africano,  è&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2021/04/09/egitto-sensazionale-scoperta-archeologica-riportata-alla-luce-lantica-citta-perduta-di-aten/">Egitto: sensazionale scoperta archeologica: riportata  alla luce l’antica citta’ perduta di Aten.</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Rinvenuta l’antica citta d’oro di Aten, nei pressi di Luxor. Scoperta dal  team di ricerca guidato  da Zahi Hawass, archeologo ed ex ministro per le Antichità del Paese africano,  è considerata dagli esperti  il ritrovamento  più importante dopo la tomba di  Tutankamon.  E il governo egiziano punta così ad attrarre  turisti dopo lo stop della pandemia. </em></p>
<p>Mura alte  fino a tre metri, aree con moltissimi reperti e utensili perfettamente conservati &#8211;  come se il tempo non fosse passato.  E&#8217; la straordinaria scoperta della  città di Aten in Egitto  risale a 3mila anni fa  e  conosciuta come la &#8220;città d&#8217;oro perduta&#8221;.  Situata non distante da Luxor,  &#8220;Potrebbe essere la seconda scoperta archeologica più importante mai fatta dopo il ritrovamento della tomba di Tutankhamon&#8221;, ha dichiarato  Betsy Bryan, professoressa di egittologia alla Johns Hopkins University e membro della missione, all&#8217;interno di una nota ripresa dal Washington Post. Si ritiene che Aten sia stata fondata dal faraone Amenhotep III, che governò l&#8217;Egitto dal 1391 al 1352 a.C., diventando in breve tempo il più importante insediamento amministrativo e industriale dell&#8217;epoca.    &#8220;La sua scoperta &#8211; ha aggiunto Bryan &#8211; ci darà nuove opportunità per capire come vivevano gli antichi egizi&#8221; in un momento in cui l&#8217;impero era al suo apice. &#8220;Molte spedizioni internazionali hanno cercato questa città e non l&#8217;hanno mai trovata&#8221;, ha dichiarato Zahi Hawass, archeologo ed ex ministro per le Antichità del Paese africano, oggi alla guida del team di ricerca.  Zahi Hawass, settanquattro anni, almeno 50 passati a scavare intorno alle Piramidi, ha scoperto numerose tombe di Faraoni ed altre  testimonianze  di una storia biblica.  Gli archeologi avevano già iniziato a scavare a settembre in una zona circoscritta tra i templi del faraone Ramses III e di Amenhotep III.   &#8220;Nel giro di poche settimane, con grande sorpresa della squadra, formazioni di mattoni di fango hanno cominciato ad affiorare in molte direzioni&#8221;, si legge nel comunicato diffuso dalla missione. Insomma, quello che stava venendo alla luce &#8220;era il sito di una grande città in un buono stato di conservazione, con mura quasi complete, e con stanze ricche di strumenti utilizzati nella quotidianità&#8221;. La città era attiva durante il regno di Amenhotep III e quello di suo figlio, Amenhotep IV, noto anche come Akhenaton, ma fu governata anche da Tutankhamon e dal suo successore, il faraone Ay. Nella parte meridionale sono stati rinvenuti anche i resti di una panetteria, completa di forni e ceramiche. Trovati anche dei mattoni con il <em>cartiglio di Amenhotep III</em>, che conferma quindi la datazione dell’insediamento.</p>
<div id="attachment_39626" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-39626" class="wp-image-39626 size-medium" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/04/tuittermod-300x259.jpg" alt="" width="300" height="259" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/04/tuittermod-300x259.jpg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/04/tuittermod.jpg 538w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /><p id="caption-attachment-39626" class="wp-caption-text">Il tweet del Ministero del Turismo Egiziano con l&#8217;annuncio della scoperta della città d&#8217;oro di Aten</p></div>
<p>Si tratta della “più grande città mai trovata in Egitto”, ha spiegato il ministero parlando anche del “più vasto insediamento amministrativo e industriale sulla sponda Ovest di Luxor nell’era dell’Impero egiziano”. Circa un  mese fa era stata annunciata un’altra scoperta incredibile sempre nei dintorni di Luxor:  il ritrovamento di una mummia con la lingua ricoperta d&#8217;oro.</p>
<p>l team di archeologi impegnati nella spedizione &#8220;ha datato l&#8217;insediamento servendosi di iscrizioni geroglifiche trovate su vasi, anelli, scarabei, ceramiche e mattoni di fango in cui sono stati incisi i sigilli del re Amenhotep III&#8221;.    Nei vari scavi eseguiti &#8220;la missione ha trovato molti strumenti utilizzati legati ad attività industriali come la filatura e la tessitura&#8221;, si legge ancora nella nota in cui si aggiunge che &#8220;sono state trovate anche scorie metalliche e di fabbricazione del vetro&#8221;. In un&#8217;altra zona sono stati rinvenuti i resti di una persona con le braccia distese sui fianchi e una corda avvolta intorno alle ginocchia. Un grande cimitero è stato invece trovato a nord della città, assieme a un gruppo di tombe tagliate nella roccia. &#8220;I lavori sono in corso e i ricercatori impegnati nella missione si aspettano di scoprire tombe intatte e piene di tesori&#8221;, conclude la dichiarazione.   Quella della &#8220;città d&#8217;oro perduta&#8221; è l&#8217;ultima di una serie di scoperte archeologiche fatte negli ultimi mesi in tutto il Paese che stanno aiutando gli esperti a comprendere meglio quel che accadde durante le dinastie che hanno governato l&#8217;antico Egitto. Il governo del Cairo spera che possano sostenere l&#8217;industria turistica colpita dalla pandemia di coronavirus, dagli attacchi dei militanti islamici e dall&#8217;instabilità politica degli ultimi anni.</p>
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		<title>e Tombe etrusche negli straordinari acquerelli dell&#8217;Istituto Italiano di Cultura di Copenaghen</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2020/04/04/e-tombe-etrusche-negli-straordinari-acquerelli-dellistituto-italiano-di-cultura-di-copenaghen/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=e-tombe-etrusche-negli-straordinari-acquerelli-dellistituto-italiano-di-cultura-di-copenaghen</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Annalisa Crupi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 04 Apr 2020 07:07:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[archeologia]]></category>
		<category><![CDATA[Archeologia]]></category>
		<category><![CDATA[mostra]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="600" height="470" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/04/D0156E53-9CB4-4E6D-8A88-75A7E6767506.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/04/D0156E53-9CB4-4E6D-8A88-75A7E6767506.png 600w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/04/D0156E53-9CB4-4E6D-8A88-75A7E6767506-300x235.png 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/04/D0156E53-9CB4-4E6D-8A88-75A7E6767506-585x458.png 585w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /></p>
<p>-Dal 24/2/2020- 30/4/2020, Mostra a cura di Astrid Capoferro, Federico De Mattia, Stefania Renzetti, Barbro Santillo Frizell, Cornelia Weber-Lehmann, promossa dalL&#8217;Istituto Italiano di Cultura di Copenaghen che diffonde la cultura&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2020/04/04/e-tombe-etrusche-negli-straordinari-acquerelli-dellistituto-italiano-di-cultura-di-copenaghen/">e Tombe etrusche negli straordinari acquerelli dell&#8217;Istituto Italiano di Cultura di Copenaghen</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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<p>24/2/2020- 30/4/2020<br />
&#8211; Mostra a cura di Astrid Capoferro, Federico De Mattia, Stefania Renzetti, Barbro Santillo Frizell, Cornelia Weber-Lehmann<br />
&#8211; Catalogo a cura di Astrid Capoferro e Stefania Renzetti. Traduzioni in inglese: Erika Milburn<br />
&#8211; Istituto Italiano di Cultura a Copenaghen, Gjørlingsvej 11, 2900 Hellerup, Danimarca<br />
&#8211; Ulteriori informazioni: Tel: 0045 39620696 | <a href="https://artribune.us10.list-manage.com/track/click?u=dac4a3f480ace15f828415bfc&amp;id=2454ee39d5&amp;e=0f5fac5b56" target="_blank" rel="noopener noreferrer">https://iiccopenaghen.esteri.it/iic_copenaghen/it/</a></p>
<p>&#8212;&#8212;-</p>
<p>L&#8217;Istituto Italiano di Cultura di Copenaghen promuove e diffonde la lingua e la cultura italiana in Danimarca organizzando concerti, mostre d’arte, conferenze e rassegne cinematografiche in collaborazione con istituzioni locali, nazionali e internazionali.<br />
<strong><em>L’Arte di copiare</em></strong> è la mostra nata dalla collaborazione con l&#8217;Istituto Svedese di Studi Classici di Roma e con la Ny Carlsberg Glyptotek. In Istituto sono esposti 25 acquerelli raffiguranti le pitture delle tombe etrusche datate tra il VII e il III secolo a.C. e due dipinti a olio in scala 1:1 e 5 acquerelli.</p>
<p>IL PROGETTO DI MOSTRA<br />
Il progetto di copiare le pitture delle tombe fu ideato nel 1897 dal birraio e collezionista d’arte <strong>Carl Jacobsen</strong>, fondatore della Ny Carlsberg Glyptotek, insieme all’archeologo tedesco Wolfang Helbig, ispettore onorario dei monumenti di scavi di antichità del territorio di Corneto Tarquinia, in seguito alla visita della necropoli di Tarquinia.<br />
Sotto la supervisione di <strong>Helbig</strong>, dal 1897 al 1910 il pittore <strong>Alessandro Morani</strong> insieme a una squadra di pittori realizzò 166 acquerelli e oltre 400 lucidi che riproducono i dipinti tombali di Tarquinia, Chiusi, Orvieto e Veio. Un calco dei contorni delle figure veniva tracciato su un lucido appoggiato alla parete e trasferito in atelier su tela: gli acquerelli erano i materiali preparatori per le copie in scala 1:1 delle pitture funerarie della Ny Carlsberg Glyptotek di Copenhagen. L&#8217;Istituto Svedese di Studi Classici di Roma acquisì la collezione nel 1945 da Lili Helbig, moglie di Morani.</p>
<p>LA STRAORDINARIA CULTURA ETRUSCA<br />
I dipinti documentano le pitture nel loro reale stato di conservazione, senza integrazioni o idealizzazioni, riproducendone la sfumatura esatta dei colori, i dettagli delle figure dell&#8217;originale e rispettandone lo stile.<br />
Le <strong>tombe etrusche</strong> più riccamente decorate, riservate a defunti di alta classe sociale offrono una visione unica della straordinaria cultura etrusca: scene di vita quotidiana, banchetti, cortei, competizioni sportive e giochi, scene di caccia. Una testimonianza particolarmente preziosa perché molti degli originali oggi sono completamente o parzialmente distrutti.</p>
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