<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Australia Archivi - lafrecciaweb.it</title>
	<atom:link href="https://www.lafrecciaweb.it/tag/australia/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.lafrecciaweb.it/tag/australia/</link>
	<description>la velocità dell&#039;informazione</description>
	<lastBuildDate>Thu, 11 Dec 2025 14:10:14 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=6.9.4</generator>

<image>
	<url>https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/07/favicon-32x32-1.png</url>
	<title>Australia Archivi - lafrecciaweb.it</title>
	<link>https://www.lafrecciaweb.it/tag/australia/</link>
	<width>32</width>
	<height>32</height>
</image> 
<site xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">168598825</site>	<item>
		<title>Australia, il grande divieto: cosa racconta davvero lo stop ai social per i minori di 16 anni</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2025/12/11/australia-il-grande-divieto-cosa-racconta-davvero-lo-stop-ai-social-per-i-minori-di-16-anni/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=australia-il-grande-divieto-cosa-racconta-davvero-lo-stop-ai-social-per-i-minori-di-16-anni</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesco Mazzarella]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Dec 2025 12:06:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Australia]]></category>
		<category><![CDATA[Social divieto under sedici]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.lafrecciaweb.it/?p=114496</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1536" height="1024" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/38CBD3E0-1437-4978-ADC8-BEC1331F8741.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/38CBD3E0-1437-4978-ADC8-BEC1331F8741.png 1536w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/38CBD3E0-1437-4978-ADC8-BEC1331F8741-300x200.png 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/38CBD3E0-1437-4978-ADC8-BEC1331F8741-1024x683.png 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/38CBD3E0-1437-4978-ADC8-BEC1331F8741-768x512.png 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/38CBD3E0-1437-4978-ADC8-BEC1331F8741-1170x780.png 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/38CBD3E0-1437-4978-ADC8-BEC1331F8741-585x390.png 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/38CBD3E0-1437-4978-ADC8-BEC1331F8741-263x175.png 263w" sizes="(max-width: 1536px) 100vw, 1536px" /></p>
<p>Una scelta storica che vuole proteggere i più giovani, ma che apre un dibattito profondo sul rapporto tra tecnologia, educazione e responsabilità collettiva L’Australia ha acceso un faro sul mondo.&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2025/12/11/australia-il-grande-divieto-cosa-racconta-davvero-lo-stop-ai-social-per-i-minori-di-16-anni/">Australia, il grande divieto: cosa racconta davvero lo stop ai social per i minori di 16 anni</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1536" height="1024" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/38CBD3E0-1437-4978-ADC8-BEC1331F8741.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/38CBD3E0-1437-4978-ADC8-BEC1331F8741.png 1536w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/38CBD3E0-1437-4978-ADC8-BEC1331F8741-300x200.png 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/38CBD3E0-1437-4978-ADC8-BEC1331F8741-1024x683.png 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/38CBD3E0-1437-4978-ADC8-BEC1331F8741-768x512.png 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/38CBD3E0-1437-4978-ADC8-BEC1331F8741-1170x780.png 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/38CBD3E0-1437-4978-ADC8-BEC1331F8741-585x390.png 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/38CBD3E0-1437-4978-ADC8-BEC1331F8741-263x175.png 263w" sizes="(max-width: 1536px) 100vw, 1536px" /></p><p><i> Una scelta storica che vuole proteggere i più giovani, ma che apre un dibattito profondo sul rapporto tra tecnologia, educazione e responsabilità collettiva</i></p>
<p>L’Australia ha acceso un faro sul mondo. Dal 10 dicembre, nessun ragazzo o ragazza sotto i 16 anni può più accedere ai social: TikTok, Instagram, Facebook, YouTube, Snapchat, X. Un divieto totale, immediato, radicale. Il primo nel suo genere a livello mondiale. Una decisione che scuote, incuriosisce, divide. E che ci colpisce perché non parla soltanto di tecnologia, ma della fragilità collettiva con cui stiamo affrontando il nostro tempo.</p>
<p>A prima vista sembra una risposta netta, quasi liberatoria: i social fanno male, quindi li togliamo. Una visione che molti genitori, stanchi di lotte quotidiane, hanno sognato almeno una volta. Eppure ciò che accade in Australia non riguarda solo i minori: riguarda noi adulti, il nostro modo di osservare la vita digitale, la nostra capacità – o incapacità – di accompagnare.</p>
<p>Il governo australiano motiva la scelta con argomenti fortissimi: protezione della salute mentale, prevenzione del cyberbullismo, tutela dei dati personali, difesa dall’ipnosi degli algoritmi. Tutto vero. Gli studi degli ultimi anni mostrano un aumento dei disturbi d’ansia, della percezione negativa di sé, dell’isolamento sociale. Le piattaforme – costruite per catturare attenzione, non per educare affetti – non sono ambienti neutri. Sono ecosistemi che modellano linguaggi, desideri, immaginari. E quando a usarli sono bambini ancora in cammino, la vulnerabilità è più evidente.</p>
<p>Ma una domanda rimane: vietare basta?</p>
<p>L’Australia ha scelto la strada più dura, quella che altri Paesi osservano con lo sguardo di chi vorrebbe provarci, ma teme di rompere un equilibrio fragile. L’età minima viene controllata tramite sistemi più rigidi: documenti, verifiche biometriche, intelligenza artificiale. Account cancellati, accessi negati, algoritmi riconfigurati. Tecnologie che diventano guardiani, strumenti che si trasformano in frontiere.</p>
<p>Eppure, chi conosce i giovani sa che i divieti assoluti generano due movimenti paralleli: l’obbedienza di chi si sente protetto e la fuga di chi, per crescere, sfida ogni barriera. Già circola la preoccupazione per l’aumento di VPN, account falsi, piattaforme alternative meno sicure. Non perché i ragazzi vogliano fare i ribelli, ma perché la loro vita, oggi, abita anche lì: nel digitale, nei video brevi, nei messaggi veloci, in quella piazza virtuale dove si cercano, si raccontano, provano a capirsi.</p>
<p>La scelta australiana allora diventa uno specchio, non un modello. Ci costringe a guardare la domanda più scomoda: dove eravamo noi, come adulti, mentre il mondo digitale cresceva più in fretta della nostra capacità educativa? Per anni abbiamo delegato alle piattaforme ciò che appartiene alla relazione: ascolto, guida, accompagnamento, discernimento. Abbiamo pensato che bastassero regole, filtri, limiti d’età. Poi ci siamo svegliati scoprendo che i nostri figli vivevano emozioni profonde attraverso schermi che non sapevamo più interpretare.</p>
<p>Non è colpa di nessuno, ma responsabilità di tutti.</p>
<p>Il divieto australiano tenta di ristabilire un ordine, un confine, un tempo. Ma ogni confine, se non è abitato da relazioni vere, rischia di diventare una trincea. Ciò che manca non è la protezione – sacrosanta – ma una cultura della presenza, un’educazione che non demonizzi il digitale ma lo custodisca. Un’alleanza nuova tra famiglie, scuole, istituzioni, perché il problema non è lo strumento in sé: è la solitudine con cui spesso i ragazzi lo attraversano.</p>
<p>I social non sono soltanto pericoli. Sono anche luoghi di creatività, di incontro, di espressione. Vietarli è un atto forte, ma rischia di trasformarsi, se isolato, in un’illusione di sicurezza. Nessun ragazzo diventa più forte perché gli togli qualcosa: diventa più forte quando qualcuno gli insegna a navigare, a comprendere, a scegliere. Quando qualcuno gli sta vicino. Quando qualcuno gli dice: “Ci sono, ti vedo, cammino con te”.</p>
<p>Forse, più che un divieto, ci serve una grammatica nuova. Una pedagogia della connessione, capace di leggere il digitale non come una minaccia ma come una estensione dei bisogni umani: riconoscimento, appartenenza, relazione. È lì che nasce l’educazione vera, quella che non impone ma accompagna, che non teme la tecnologia ma la abita con responsabilità e amore.</p>
<p>La scelta australiana apre un varco. Non ci invita a copiare, ma a riflettere. A domandarci quale sia la nostra idea di infanzia, di adolescenza, di futuro. Se crediamo davvero che un ragazzo cresca solo perché lo teniamo lontano da ciò che lo potrebbe ferire, o se siamo disposti a costruire insieme gli spazi che possono farlo fiorire.</p>
<p>In un tempo in cui i social hanno invaso il quotidiano, la sfida più grande non è cancellarli, ma imparare a viverli da umani. E forse questa notizia, con tutta la sua durezza e radicalità, ci ricorda una cosa semplice: il digitale può essere un luogo sicuro solo se prima lo siamo noi.</p>
<p>La domanda allora diventa: quale presenza adulta vogliamo essere, oggi, per i ragazzi che crescono?</p>
<p>@Riproduzione riservata Francesco Mazzarella</p>
<p><a class="a2a_button_facebook" href="https://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.lafrecciaweb.it%2F2025%2F12%2F11%2Faustralia-il-grande-divieto-cosa-racconta-davvero-lo-stop-ai-social-per-i-minori-di-16-anni%2F&amp;linkname=Australia%2C%20il%20grande%20divieto%3A%20cosa%20racconta%20davvero%20lo%20stop%20ai%20social%20per%20i%20minori%20di%2016%20anni" title="Facebook" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_dd addtoany_share_save addtoany_share" href="https://www.addtoany.com/share#url=https%3A%2F%2Fwww.lafrecciaweb.it%2F2025%2F12%2F11%2Faustralia-il-grande-divieto-cosa-racconta-davvero-lo-stop-ai-social-per-i-minori-di-16-anni%2F&#038;title=Australia%2C%20il%20grande%20divieto%3A%20cosa%20racconta%20davvero%20lo%20stop%20ai%20social%20per%20i%20minori%20di%2016%20anni" data-a2a-url="https://www.lafrecciaweb.it/2025/12/11/australia-il-grande-divieto-cosa-racconta-davvero-lo-stop-ai-social-per-i-minori-di-16-anni/" data-a2a-title="Australia, il grande divieto: cosa racconta davvero lo stop ai social per i minori di 16 anni"></a></p><p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2025/12/11/australia-il-grande-divieto-cosa-racconta-davvero-lo-stop-ai-social-per-i-minori-di-16-anni/">Australia, il grande divieto: cosa racconta davvero lo stop ai social per i minori di 16 anni</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">114496</post-id>	</item>
		<item>
		<title>L’EMIGRAZIONE ITALIANA IN AUSTRALIA</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2025/01/26/lemigrazione-italiana-in-australia/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=lemigrazione-italiana-in-australia</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Goffredo Palmerini]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 26 Jan 2025 07:56:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Storia, Arte, Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Abruzzesi nel mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Australia]]></category>
		<category><![CDATA[emigrazine Italiana]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.lafrecciaweb.it/?p=98700</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1600" height="1200" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/01/Il-sindaco-Biondi-con-i-Consoli-generali-dItalia-a-Sydney-e-Melbourne-Gianluca-Rubagotti-e-Chiara-Mauri.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/01/Il-sindaco-Biondi-con-i-Consoli-generali-dItalia-a-Sydney-e-Melbourne-Gianluca-Rubagotti-e-Chiara-Mauri.jpeg 1600w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/01/Il-sindaco-Biondi-con-i-Consoli-generali-dItalia-a-Sydney-e-Melbourne-Gianluca-Rubagotti-e-Chiara-Mauri-300x225.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/01/Il-sindaco-Biondi-con-i-Consoli-generali-dItalia-a-Sydney-e-Melbourne-Gianluca-Rubagotti-e-Chiara-Mauri-1024x768.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/01/Il-sindaco-Biondi-con-i-Consoli-generali-dItalia-a-Sydney-e-Melbourne-Gianluca-Rubagotti-e-Chiara-Mauri-768x576.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/01/Il-sindaco-Biondi-con-i-Consoli-generali-dItalia-a-Sydney-e-Melbourne-Gianluca-Rubagotti-e-Chiara-Mauri-1536x1152.jpeg 1536w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/01/Il-sindaco-Biondi-con-i-Consoli-generali-dItalia-a-Sydney-e-Melbourne-Gianluca-Rubagotti-e-Chiara-Mauri-1170x878.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/01/Il-sindaco-Biondi-con-i-Consoli-generali-dItalia-a-Sydney-e-Melbourne-Gianluca-Rubagotti-e-Chiara-Mauri-585x439.jpeg 585w" sizes="(max-width: 1600px) 100vw, 1600px" /></p>
<p>Annotazioni e spigolature sulla recente visita del sindaco dell’Aquila alle nostre comunità   I primi italiani arrivarono in Australia nella metà dell’Ottocento. Ne dà puntuale riferimento il Dizionario Enciclopedico delle&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2025/01/26/lemigrazione-italiana-in-australia/">L’EMIGRAZIONE ITALIANA IN AUSTRALIA</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Annotazioni e spigolature sulla recente visita del sindaco dell’Aquila alle nostre comunità</em></p>
<p><strong> </strong></p>
<p>I primi italiani arrivarono in <strong>Australia </strong>nella metà dell’Ottocento. Ne dà puntuale riferimento il <em>Dizionario Enciclopedico delle Migrazioni Italiane nel Mondo</em> (SER-Fondazione Migrantes, 2014), un’opera “monumentale” ideata e diretta da Tiziana Grassi, realizzata con il contributo di 168 autori, tra i quali anche chi scrive. Si trattò soprattutto di missionari, politici in esilio, musicisti, artisti e liberi professionisti partiti dall’Italia centro-settentrionale ai quali, ben presto, si unirono altri italiani economicamente benestanti e portati all’imprenditoria. Bisogna poi aggiungere che la corsa all’oro del <strong>Victoria</strong>, iniziata nel 1850, e l’opportunità di coltivare le terre vergini del <strong>New South Wales</strong> e del <strong>Queensland</strong>, avevano attirato migliaia di italiani, data la ristrettezza di manodopera disponibile in quel nuovo e sterminato Paese, il sesto più esteso del mondo con i suoi 7.703.429 km<sup>2</sup> di superficie.</p>
<p>Il primo Censimento in Australia risale al 1881 e registrò 521 italiani nel <strong>New South Wales</strong>, 947 nello Stato di <strong>Victoria</strong>, 250 nel <strong>Queensland</strong> e 10 nel <strong>Western Australia</strong>. Nel 1891 giunsero dall’Italia oltre 300 contadini, primo contingente d’una immigrazione pianificata nell’attuazione del programma nazionale australiano della “White Australia”. Questi contadini andarono in Queensland a sostituire i lavoranti di colore nella coltivazione della canna da zucchero. L’emigrazione italiana in Australia aumentò drasticamente a seguito delle restrizioni imposte dalle autorità americane all’immigrazione negli <strong>Stati Uniti</strong>. Il Censimento del 1921 registrò la presenza in Australia di 8.135 italiani. Dal 1922 al 1925 ve ne arrivarono altri 15 mila. Dopo la Seconda Guerra mondiale fu avviato in Australia il progetto <em>“Populate or Perish”</em>, teso ad incrementare la popolazione a fini strategici, economici e militari. Fu questo il periodo del massimo arrivo di italiani, una sorta di emigrazione di massa che portò all’aumento &#8211; nell’arco di due decenni (anni ’50 e ’60) &#8211; del numero degli italiani di 10 volte rispetto al periodo anteguerra. Dal 1947 al 1976 emigrarono in Australia ben 360.000 italiani, provenienti in gran parte da <strong>Veneto</strong>, <strong>Friuli Venezia Giulia</strong>, <strong>Calabria</strong>, <strong>Abruzzo</strong> e <strong>Campania</strong>. I dati censuari del 1971 indicarono 289 mila presenze italiane, che nel 1991 scesero a 254 mila.</p>
<p>Nei primi tempi dell’arrivo nel grande Paese oceanico, i nostri emigrati, in gran parte privi di specifiche professionalità e della conoscenza della lingua, poterono svolgere solo lavori manuali non qualificati nel campo dell’industria pesante, delle costruzioni, dell’agricoltura. Si contano situazioni di difficoltà, nel primo periodo, che portarono anche ad accese proteste specie in congiunture di crisi economica. Nel luglio del 1961 scoppiarono di nuovo disordini che coinvolsero italiani e altri migranti da altri paesi europei, tanto che il Governo italiano, allora presieduto da <strong>Amintore Fanfani</strong>, rifiutò di rinnovare l’accordo di migrazione con l’<strong>Australia</strong> finché gli emigranti italiani non fossero stati trattati alla pari di quelli britannici. Le autorità italiane chiedevano per gli emigrati assistenze di vario genere, benefici di insediamento e garanzie di lavoro. Le autorità australiane alla fine accolsero alcune delle richieste e l’intesa fu sottoscritta dai due governi. All’inizio pochi erano i servizi in risposta alle esigenze italiane nella società australiana, ma un ruolo rilevante nel migliorare la situazione lo ebbe la stampa in lingua italiana – <em>Il Globo</em> a Melbourne e <em>La Fiamma</em> a Sydney – non solo nell’informazione, quanto nel sostenere le richieste della comunità italiana che favorirono la nascita di club sociali e una serie di strutture di servizio.</p>
<p>In ogni modo, gli italiani erano comunque visti come la soluzione ottimale al problema della drammatica mancanza di manodopera. E come sempre hanno dimostrato nelle situazioni più dure e difficili, essi furono capaci di brillare presto e facilmente per impegno, resistenza, diligenza e curiosità nell’apprendere. Le istituzioni pubbliche senza fatica ammettevano che non era facile reggere il paragone con gli italiani, per qualità e laboriosità, sicuramente non da parte degli anglo-australiani, noti per alcune loro caratteristiche: il muoversi lentamente, il non preoccuparsi di alcunché, la mancanza di emulazione, il bere di tutto e in abbondanza specie nel giorno di paga, costringendo molte mogli ad attenderli al cancello della fabbrica per assicurare che la busta paga fosse messa in salvo per la famiglia.</p>
<div id="attachment_98701" style="width: 458px" class="wp-caption alignleft"><img fetchpriority="high" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-98701" class="wp-image-98701" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/01/7-Melbourne-downtown-300x171.jpg" alt="" width="448" height="255" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/01/7-Melbourne-downtown-300x171.jpg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/01/7-Melbourne-downtown-1024x584.jpg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/01/7-Melbourne-downtown-768x438.jpg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/01/7-Melbourne-downtown-1170x663.jpg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/01/7-Melbourne-downtown-585x334.jpg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/01/7-Melbourne-downtown.jpg 1217w" sizes="(max-width: 448px) 100vw, 448px" /><p id="caption-attachment-98701" class="wp-caption-text">Melbourne</p></div>
<div id="attachment_98702" style="width: 457px" class="wp-caption alignleft"><img decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-98702" class="wp-image-98702" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/01/Hobart-Tasmania-300x153.jpg" alt="" width="447" height="228" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/01/Hobart-Tasmania-300x153.jpg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/01/Hobart-Tasmania-1024x523.jpg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/01/Hobart-Tasmania-768x392.jpg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/01/Hobart-Tasmania-1536x784.jpg 1536w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/01/Hobart-Tasmania-2048x1045.jpg 2048w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/01/Hobart-Tasmania-1920x980.jpg 1920w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/01/Hobart-Tasmania-1170x597.jpg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/01/Hobart-Tasmania-585x299.jpg 585w" sizes="(max-width: 447px) 100vw, 447px" /><p id="caption-attachment-98702" class="wp-caption-text">Hobart (Tasmania)</p></div>
<p>La maggior parte degli italiani in <strong>Australia</strong> ha origini meridionali ed è insediata nelle città degli Stati più industrializzati. E questo perché la massiccia emigrazione del secondo dopoguerra si indirizzò soprattutto verso il settore industriale, nelle costruzioni e successivamente nel terziario, nei servizi e nel commercio, ma anche in agricoltura. Pur fortemente presenti nelle vaste aree urbane &#8211; <strong>Sydney</strong>, <strong>Melbourne</strong>, <strong>Adelaide</strong>, <strong>Perth</strong>, <strong>Brisbane</strong>, <strong>Canberra</strong> – la comunità italiana si è diffusa anche nell’<em>hinterland</em> delle metropoli e in <strong>Tasmania</strong>, specie nell’area di <strong>Hobart</strong>.</p>
<p>Attualmente la comunità d’origine italiana si stima di poco superiore a 900mila persone e in Australia è ormai radicata e diffusa una cultura italo-australiana che ha fortemente inciso anche su elementi culturali del Paese. L’impatto dell’emigrazione italiana è stato assai significativo, fornendo talento e creatività, capacità d’iniziativa e competenze che hanno aiutato l’Australia a diventare l’economia moderna che oggi è.</p>
<p>Le generazioni degli italiani successive a quella immigrata nel secondo dopoguerra hanno conquistato nella società australiana ruoli di primaria rilevanza nell’imprenditoria, nell’economia, nella ricerca e nelle università, nelle arti e nei servizi, come nella vita istituzionale e politica, con ruoli spesso di grande prestigio. La storia dell’emigrazione italiana nel grande Paese oceanico può certamente considerarsi come un successo e la comunità italiana può essere davvero orgogliosa dei risultati che le generazioni successive alla prima emigrazione hanno saputo conquistarsi in termini di stima e rispetto, fino all’onore di vedere il figlio di un emigrato pugliese,<strong> Anthony Norman Albanese</strong>, diventare Primo Ministro del Governo australiano.</p>
<p>Ora un breve focus sull’emigrazione abruzzese. Studi della Fondazione Migrantes, sull’emigrazione rapportata per regioni italiane, documentano che nel periodo 1876-2005 le prime tre regioni con il maggior numero di espatri sul totale sono il <strong>Veneto</strong> (3.212.919), la <strong>Campania</strong> (2.902.427), la <strong>Sicilia</strong> (2.883.552). L’<strong>Abruzzo</strong> è al settimo posto, con 1.254.223 espatri. Dunque un altro Abruzzo è fuori dai confini della regione e dell’Italia. E quest’altro Abruzzo è uno straordinario patrimonio di uomini e donne che rendono onore all’Italia e alla terra natale dove affondano le loro radici, dove s’ispirano le loro emozioni, dove traggono l’eredità culturale, dove ripongono l’amore per secolari tradizioni e le nostre ricchezze artistiche e ambientali. Di questo retaggio hanno una sana fierezza, un orgoglio denso di antichi valori, specchio della millenaria civiltà delle genti d’Abruzzo. Della loro terra, dei borghi e delle città che la costellano, dello straordinario scrigno di meraviglie d’arte e architetture, della cangiante armonia che dalle alte vette del Gran Sasso, del Sirente e della Maiella, scende alle rigogliose colline fino allo splendore del mare, i nostri abruzzesi nel mondo sono profondamente innamorati. E la straordinaria bellezza del nostro Abruzzo la raccontano in tutta la sua suggestione laddove loro vivono.</p>
<p>Dopo la grande emigrazione a cavallo tra ‘800 e prima metà del ‘900, che aveva visto l’emigrazione abruzzese dirigersi principalmente in Argentina, Brasile, Stati Uniti, nel secondo dopoguerra i flussi migratori dall’<strong>Abruzzo</strong> prediligono <strong>Argentina</strong>, <strong>Stati Uniti</strong>, <strong>Canada</strong>, <strong>Venezuela</strong>, <strong>Australia</strong> e l’<strong>Europa</strong> (Svizzera, Francia, Belgio, Germania e Regno Unito). Se in genere sono state dure le condizioni degli emigrati italiani per affrancarsi dai problemi patiti dalla prima generazione migratoria, per gli Abruzzesi lo sono state ancor di più. Riscattando le condizioni di povertà dignitosa che furono alla base della loro emigrazione in ogni continente, lasciando i borghi delle nostre montagne grame o i paesi delle pianure ancora soggiogate dal latifondo, gli Abruzzesi hanno contribuito, specie nell’ultima metà del secolo scorso, alla crescita dei Paesi d’accoglienza, conquistando stima e considerazione con il generoso esempio di vita che hanno saputo dare. Chi ha la pazienza e l’umiltà di raccogliere le storie vissute dei nostri emigrati se ne renderà conto. Ne avvertirà il senso e l’anima stessa di quest’altro Abruzzo, illuminato di sapienza, di talento e di valori.</p>
<p><strong>***</strong></p>
<p>È ciò che certamente ha riscontrato il sindaco dell’Aquila, <strong>Pierluigi Biondi</strong>, insieme alla delegazione della Municipalità e</p>
<div id="attachment_98703" style="width: 677px" class="wp-caption aligncenter"><img decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-98703" class=" wp-image-98703" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/01/Melbourne-la-delegazione-aquilana-presso-la-redazione-del-quotidiano-Il-Globo-300x191.jpeg" alt="" width="667" height="425" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/01/Melbourne-la-delegazione-aquilana-presso-la-redazione-del-quotidiano-Il-Globo-300x191.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/01/Melbourne-la-delegazione-aquilana-presso-la-redazione-del-quotidiano-Il-Globo-1024x652.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/01/Melbourne-la-delegazione-aquilana-presso-la-redazione-del-quotidiano-Il-Globo-768x489.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/01/Melbourne-la-delegazione-aquilana-presso-la-redazione-del-quotidiano-Il-Globo-1536x978.jpeg 1536w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/01/Melbourne-la-delegazione-aquilana-presso-la-redazione-del-quotidiano-Il-Globo-1920x1223.jpeg 1920w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/01/Melbourne-la-delegazione-aquilana-presso-la-redazione-del-quotidiano-Il-Globo-1170x745.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/01/Melbourne-la-delegazione-aquilana-presso-la-redazione-del-quotidiano-Il-Globo-585x372.jpeg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/01/Melbourne-la-delegazione-aquilana-presso-la-redazione-del-quotidiano-Il-Globo.jpeg 2048w" sizes="(max-width: 667px) 100vw, 667px" /><p id="caption-attachment-98703" class="wp-caption-text">Melbourne, la delegazione aquilana presso la redazione de Il Globo</p></div>
<p>della Fondazione Carispaq, recatesi in <strong>Australia </strong>per ringraziare la generosità della comunità italiana, abruzzese in particolare, e il Governo australiano per la donazione fatta a <strong>L’Aquila</strong> nel 2009 all’indomani del sisma, allo scopo di soccorrere le popolazioni duramente colpite dal terremoto e comunque per dare un segno concreto per la rinascita della città Capoluogo. Non è intenzione di chi scrive entrare nella disputa sui costi della missione, accesa dall’opposizione in Consiglio comunale. Da conoscitore attento del mondo dell’emigrazione &#8211; e dei limiti di adeguatezza e di sottovalutazione riguardo al valore delle nostre comunità all’estero, che spesso le istituzioni rivelano -, trovo giusto e doveroso che la <strong>Municipalità</strong> abbia fatto questo gesto di attenzione e di gratitudine nei confronti di chi ha espresso vicinanza e solidarietà verso la città colpita dal terremoto.</p>
<p>Altro discorso è se le attese di quelle comunità sulla destinazione della loro generosità abbia trovato tempestiva concretizzazione, posto che l’appello lanciato nel 2009 dal Comitato per la raccolta degli aiuti di solidarietà alle popolazioni terremotate, come ha recentemente ricordato in un editoriale <strong>Franco Baldi</strong> direttore del settimanale australiano ALLORA, erano da destinare alle persone, per le esigenze più impellenti di assistenza. Cosa che non è stato, per il fatto che a tale assistenza ben rispondevano le azioni poste in essere dalla <strong>Protezione Civile</strong> e dalla efficiente rete del <strong>Volontariato</strong>. Cosicché si scelse l’opzione della realizzazione di un’opera pubblica utile e significativa per la comunità aquilana, passata per ritardi e cambiamento di programma dalla prima ipotesi di realizzazione di un <strong>Teatro a Piazza d’Armi</strong> alla scelta di un anno fa di utilizzare 2,9 milioni di euro della donazione per restaurare la <strong>Torre civica di Palazzo Margherita</strong>, come proposto dalla <strong>Fondazione Carispaq</strong> alla Municipalità d’intesa con il <strong>Comitato degli Italiani d’Australia</strong> promotore nel 2009 della raccolta fondi insieme all’<strong>Italian Media Corporation</strong>.</p>
<p>Se per un verso giusto è esprimere gratitudine per la loro generosità, altrettanto giusta sarebbe la gratitudine per la pazienza che le nostre comunità in <strong>Australia</strong> hanno mostrato rispetto alla lentezza della risposta. Anche a chi scrive è capitato di ricevere riserve per i lamentati ritardi da alcuni esponenti di quelle comunità. Avvertivo il disagio di chi le comprendeva, ma non aveva alcuna diretta possibilità di mutare il corso delle cose. Immagino che negli incontri avuti il sindaco <strong>Biondi </strong>abbia avuto questa sensibilità e questa accortezza, insieme alla premura di annunciare l’imminente definizione del progetto per il consolidamento e restauro della <strong>Torre civica</strong>, resto del duecentesco Palazzo del Capitano. Un’opzione che, grazie all’iniziativa congiunta <strong>Fondazione Carispaq-Comune dell’Aquila</strong>, almeno ha posto fine ad una sequela di ritardi seguiti alla progettazione del Teatro a Piazza d’Armi, all’eseguito appalto, al contenzioso con la ditta aggiudicataria dei lavori, fino alla tardiva revoca dell’affidamento dei lavori.</p>
<p>In ogni modo preme sottolineare come la missione della Municipalità in <strong>Australia</strong> abbia avuto un suo valore, anche morale, verso chi ci è stato vicino dopo la tragedia del 2009. E se ora la <strong>Municipalità</strong> saprà essere attenta e solerte nella realizzazione del restauro della <strong>Torre civica</strong>, si potrà dare una risposta concreta e finalmente una destinazione dignitosa alla donazione ricevuta dall’<strong>Australia</strong>, recuperando un bene architettonico di grande valore storico, fortemente legato alla memoria collettiva degli Aquilani per via della Cappella blindata dov’era conservata &#8211; e dove tornerà ad essere custodita &#8211; la <strong>Bolla</strong> <em>“Inter Sanctorum Solemnia”</em> del 29 settembre 1294, con la quale <strong>Celestino V</strong> istituì la <strong>Perdonanza</strong>. Cosicché il restauro di quel bene prezioso per gli Aquilani recherà per sempre memoria della generosità degli <strong>Italiani d’Australia</strong>.</p>
<p>Altro elemento significativo della missione è certamente l’aver permesso alla delegazione aquilana di conoscere <em>de visu</em> le comunità abruzzesi di <strong>Melbourne</strong> e <strong>Hobart</strong>, come pure gli esponenti più rappresentativi delle comunità di <strong>Sydney, Adelaide, Canberra, Perth e Brisbane</strong>. Per di più la città di <strong>Hobart</strong>, gemellata con <strong>L’Aquila</strong>, meritava un’attenzione</p>
<p>particolare e una visita del sindaco dell’Aquila, dopo quella che il sindaco <strong>Antonio Centi</strong> le fece nell’ottobre 1997 andando a sottoscrivere l’atto di gemellaggio. Un’amicizia solida, quella con <strong>Hobart</strong>, che più volte gli amministratori della città capitale della Tasmania hanno confermato visitando più volte la nostra Città. Lo meritava poi l’Associazione Abruzzese di Hobart e il suo attuale presidente <strong>Tony De Cesare</strong>, come pure i suoi predecessori <strong>Angela D’Ettorre</strong> e il compianto <strong>Nicola Ranalli</strong>.</p>
<div id="attachment_98705" style="width: 658px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-98705" class=" wp-image-98705" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/01/Lincontro-tra-la-delegazione-aquilana-e-il-sindaco-di-Hobart-Anna-Reynolds-300x175.jpeg" alt="" width="648" height="378" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/01/Lincontro-tra-la-delegazione-aquilana-e-il-sindaco-di-Hobart-Anna-Reynolds-300x175.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/01/Lincontro-tra-la-delegazione-aquilana-e-il-sindaco-di-Hobart-Anna-Reynolds-1024x596.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/01/Lincontro-tra-la-delegazione-aquilana-e-il-sindaco-di-Hobart-Anna-Reynolds-768x447.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/01/Lincontro-tra-la-delegazione-aquilana-e-il-sindaco-di-Hobart-Anna-Reynolds-1536x894.jpeg 1536w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/01/Lincontro-tra-la-delegazione-aquilana-e-il-sindaco-di-Hobart-Anna-Reynolds-2048x1193.jpeg 2048w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/01/Lincontro-tra-la-delegazione-aquilana-e-il-sindaco-di-Hobart-Anna-Reynolds-1920x1118.jpeg 1920w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/01/Lincontro-tra-la-delegazione-aquilana-e-il-sindaco-di-Hobart-Anna-Reynolds-1170x681.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/01/Lincontro-tra-la-delegazione-aquilana-e-il-sindaco-di-Hobart-Anna-Reynolds-585x341.jpeg 585w" sizes="(max-width: 648px) 100vw, 648px" /><p id="caption-attachment-98705" class="wp-caption-text">L&#8217;incontro tra la delegazione aquilana e il sindaco di Hobart, Anna Reynolds</p></div>
<p>Utile, la visita, anche per constatare la qualità e l’operatività delle associazioni abruzzesi a <strong>Melbourne</strong>, e delle loro efficienti strutture comunitarie – Casa d’Abruzzo Club, Maiella Club, Abruzzo Club –, guidate da presidenti di grande prestigio, come <strong>Fernando Cardinale</strong>, <strong>Mario Centofanti</strong> e <strong>Franco Di Iorio</strong>. Le loro attività sociali e culturali conservano il valore delle radici e sono un cespite prezioso sul quale <strong>L’Aquila</strong> e l’<strong>Abruzzo</strong> possono contare per positive collaborazioni, non solo riguardo al turismo di ritorno. Nelle principali città d’Australia altri dirigenti delle comunità abruzzesi rendono onore alla loro terra d’origine e vanno menzionati per la loro opera e il loro valore, quali il presidente dell’associazione abruzzese di Adelaide, <strong>Carmine Di Sante</strong>, il presidente dell’associazione di Sydney, <strong>Antonio Santomingo</strong>, la presidente dell’associazione Vasto Club di Perth, <strong>Angela D’Alonzo</strong>, il presidente dell’associazione abruzzese di Brisbane, <strong>Emilio La Monaca</strong>, il presidente dell’associazione abruzzese di Canberra, <strong>Giovanni Di Zillo</strong>, la presidente dell’associazione abruzzese in Western Australia, <strong>Palmina Silvestri</strong>, il presidente dell’associazione abruzzesi del New South Wales di Sydney, <strong>Luigi Bucciarelli</strong>, il presidente del Circolo Culturale “F.P. Michetti”, <strong>Guido Mascitti</strong>, infine il presidente della Federazione delle Associazioni Abruzzesi d’Australia, <strong>Joe Delle Donne</strong>, anche membro del CRAM e per molti anni sindaco di <strong>Canning</strong>, città dell’area metropolitana di Perth. Come infine non ricordare figure meritorie per l’associazionismo abruzzese, come <strong>Giuseppe Falasca</strong>, <strong>Simone Di Francesco</strong> e i compianti <strong>Remo Guardiani </strong>e<strong> Alberto Di Lallo</strong>.</p>
<p>Per concludere, la missione in <strong>Australia</strong> ha avuto un suo merito significativo, anche per aver rinsaldato i legami con i presidenti dei <strong>Comites d’Australia</strong>, rappresentativi delle comunità italiane nel grande Paese oceanico, ben coordinati da <strong>Ubaldo Aglianò</strong>, presidente del Comites di Victoria e Tasmania. Averli informati e ringraziati, presenti i <strong>Consoli Generali d’Italia</strong> a Melbourne e Sydney, ha dato ancor più il crisma dell’ufficialità alla missione aquilana. Osservo solo – se è consentito ad un modesto amministratore comunale di lungo corso – che per la missione in <strong>Australia</strong>, come per ogni altra missione che riguardi visite all’estero, c’è l’esigenza da un lato di cogliere per intero le opportunità che l’iniziativa può rendere, con obiettivi ben chiari nel programma della visita – come immagino sia stato nelle preoccupazioni del <strong>sindaco Biondi</strong> –, dall’altro di mettere in campo tutte le sinergie possibili per raggiungere il massimo risultato.</p>
<p>Ora, se la missione è stata anche occasione per richiamare il prossimo anno 2026 che vedrà <strong>L’Aquila Capitale italiana della Cultura</strong>, a mio sommesso parere, ben sarebbe stato opportuno che la <strong>Municipalità</strong> avesse proposto alle più importanti <strong>Istituzioni culturali aquilane</strong> di partecipare, a loro spese e ciascuna con un esponente rappresentativo, alla missione in Australia. Si sarebbe così potuta offrire la diretta testimonianza della qualità di quanto la Città va progettando per il 2026, per esprimere al meglio la sua caratura culturale e l’eccellenza della proposta per innovazione e creatività, al miglior livello della tradizione culturale aquilana. A tal riguardo sarà bene, in eventuali prossime occasioni di vetrina all’estero, utilizzare ogni collaborazione utile, al fine d’esternare compiutamente la ricchezza delle espressioni culturali della Città. L’Aquila, la sua Municipalità, deve guardare con sempre più attenzione all’altra Italia e all’altro Abruzzo. Realtà che possono aprire orizzonti inusitati di nuove prospettive e opportunità.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Photocover: Il sindaco Biondi con i Consoli generali d&#8217;Italia a Sydney e Melbourne Gianluca Rubagotti e Chiara Mauri</p>
<p><a class="a2a_button_facebook" href="https://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.lafrecciaweb.it%2F2025%2F01%2F26%2Flemigrazione-italiana-in-australia%2F&amp;linkname=L%E2%80%99EMIGRAZIONE%20ITALIANA%20IN%20AUSTRALIA" title="Facebook" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_dd addtoany_share_save addtoany_share" href="https://www.addtoany.com/share#url=https%3A%2F%2Fwww.lafrecciaweb.it%2F2025%2F01%2F26%2Flemigrazione-italiana-in-australia%2F&#038;title=L%E2%80%99EMIGRAZIONE%20ITALIANA%20IN%20AUSTRALIA" data-a2a-url="https://www.lafrecciaweb.it/2025/01/26/lemigrazione-italiana-in-australia/" data-a2a-title="L’EMIGRAZIONE ITALIANA IN AUSTRALIA"></a></p><p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2025/01/26/lemigrazione-italiana-in-australia/">L’EMIGRAZIONE ITALIANA IN AUSTRALIA</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">98700</post-id>	</item>
	</channel>
</rss>
