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	<title>Brunello Rondi Archivi - lafrecciaweb.it</title>
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		<title>Brunello Rondi, un Autore rinascimentale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Carlo Di Stanislao]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 26 Nov 2024 18:12:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Brunello Rondi]]></category>
		<category><![CDATA[Cinema]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="340" height="260" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/11/Brunello-Rondi.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/11/Brunello-Rondi.jpg 340w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/11/Brunello-Rondi-300x229.jpg 300w" sizes="(max-width: 340px) 100vw, 340px" /></p>
<p>Il 26 novembre ricorrono i 100 anni dalla nascita di Brunello Rondi (Tirano, 26 novembre 1924 – Roma, 7 novembre 1989) , coautore della &#8221;Dolce Vita&#8221; di Fellini e intellettuale&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_96411" style="width: 241px" class="wp-caption alignright"><img fetchpriority="high" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-96411" class="wp-image-96411" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/11/IMG_3011-2-300x291.jpeg" alt="" width="231" height="224" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/11/IMG_3011-2-300x291.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/11/IMG_3011-2-768x746.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/11/IMG_3011-2-585x568.jpeg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/11/IMG_3011-2.jpeg 960w" sizes="(max-width: 231px) 100vw, 231px" /><p id="caption-attachment-96411" class="wp-caption-text">Carlo Di Stanislao</p></div>
<p><em>Il 26 novembre ricorrono i 100 anni dalla nascita di Brunello Rondi (Tirano, 26 novembre 1924 – Roma, 7 novembre 1989) , coautore della &#8221;Dolce Vita&#8221; di Fellini e intellettuale a 360 gradi</em></p>
<p class="s2"><span class="s6"><span class="bumpedFont15">di</span></span><strong><span class="s7"><span class="bumpedFont15"> Carlo Di Stanislao </span></span></strong></p>
<p class="s4"><span class="s8"><span class="bumpedFont15">C&#8217;è differenza tra l&#8217;aver dimenticato e non ricordare</span></span><span class="s3"><span class="bumpedFont15">.</span></span></p>
<p class="s4"><strong><span class="s3"><span class="bumpedFont15">Alessandro Morandotti </span></span></strong></p>
<p style="font-weight: 400;">Uno di questi è <strong>Brunello Rondi </strong>senza il quale non avremmo avuto capolavori felliniani come <em>La dolce vita</em>, <em>8 e 1/2</em>, <em>La Città delle donne</em> e <em>Prova d’ orchestra</em>, tra i molti altri film di <strong>Fellini</strong> di cui Rondi fu uno degli sceneggiatori. E un superbo film che diresse come <em>Il Demonio</em>, una delle sue opere più importanti che proprio in questi giorni è riproposto in Basilicata e domani sera, 27 novembre, verrà proiettato alla casa del Cinema come Omaggio per il <strong>Centenario dalla nascita</strong> (26 novembre 1924) di questo artista ed intellettuale a trecentosessanta gradi. Senza contare il suo lavoro di saggista, (pionieristici i suoi testi sul neorealismo italiano) critico, drammaturgo, poeta eccelso vincitore tra l’altro del Premio Firenze con una giuria presieduta da <strong>Mario Luzi</strong>. Nel 2025, su iniziativa di <strong>Pupi Avati</strong>, consigliere del Centro Sperimentale di Cinematografia, il CSC ripubblicherà un libro straordinario di Rondi, pietra miliare degli studi su Fellini, appunto <em>Il Cinema di Fellini</em>, già editato nei primi anni Sessanta.</p>
<p style="font-weight: 400;">Morto nel 1989 a soli 64 anni, <strong>Rondi </strong>è stato definito &#8220;un genio&#8221; da <strong>Roberto Rossellini</strong>, con cui collaborò per la sceneggiatura di alcuni film, e uomo di &#8220;caratura rinascimentale&#8221; dal fratello di Brunello, il celebre critico <strong>Gian Luigi Rondi</strong>.<strong> </strong>Collaboratore creativo di grandi registi, dicevamo, come <strong>Roberto Rossellini</strong> e soprattutto <strong>Federico Fellini</strong>, si formò nella cruciale temperie cinematografica del Neorealismo. Attratto dalle ambiguità delle passioni, interessato a indagare le superstizioni e gli stati patologici della psiche e incuriosito dal mondo magico-religioso, mosso da una volontà di critica della società e della corruzione morale degli ambienti borghesi, sviluppò e approfondì questi motivi oltre che nel lavoro di sceneggiatore, anzitutto per <strong>Fellini</strong>, anche come autore e regista di film caratterizzati da una sensibilità acuta e inquieta, del tutto interessante e davvero particolare.</p>
<p style="font-weight: 400;">Nel 1962, dopo aver diretto alcuni cortometraggi, esordì nella regia di un lungometraggio a soggetto, <em>Una vita violenta</em>, tratto dall&#8217;omonimo romanzo di <strong>Pier Paolo Pasolini</strong>, realizzato in collaborazione con <strong>Paolo Heusch</strong>. Nello stesso anno, diresse un altro interessante film, <em>Il demonio</em>, seguito nel 1964 da <em>Domani non siamo più qui</em>. Dopo questi film, <strong>Rondi</strong> seguì un suo percorso più personale, incentrato sull&#8217;analisi di inquietanti e problematiche figure femminili, che non hanno eguali nella storia del cinema italiano.</p>
<p style="font-weight: 400;">Nei suoi 21 anni di carriera come regista ha diretto molti film, fra cui: <em>Una vita violenta</em>, <em>Il demonio</em> e <em>I prosseneti</em>, tre opere di grande valore formale e narrativo ed altre originali pellicole come: <em>Le tue mani sul mio corpo</em> (1970), <em>Ingrid sulla strada</em> (1973), <em>Velluto nero</em> (1976). <em>Una vita violenta</em> è un film bellissimo e impegnato, tratto, come detto, da un romanzo di <strong>Pasolini</strong>, nello stile del neorealismo e sulla scia di <em>Accattone</em> dello stesso Pasolini, uscito l’anno prima. L&#8217;interesse di <em>Una vita violenta</em> dipende dal fatto che il film non rientra nel diffuso filone delle facili e sospette varianti pasoliniane, care a certo cinema italiano. Intatti non ci troviamo di fronte né alla esaltazione estetistica del vitalismo e della &#8220;libertà&#8221; del ragazzo di vita (il Bolognini de <em>La notte brava</em>), né al vagheggiamento patetico-crepuscolare di tante pellicole su questo tema, uscire in quegli anni. Lo stile quasi documentaristico con cui è raccontata la storia, il lasciar parlare più i fatti che i personaggi, consentono un ritmo sostenuto ed avvincente con sequenze stilisticamente davvero molto riuscite.</p>
<p style="font-weight: 400;">L&#8217;anno dopo (1963) esce <em>Il demonio</em>, oggi cult internazionale citatissimo su internet e di recente riproposto a Lincoln Center di New York, alla mostra di Venezia e al Festival di Locarno, interessantissimo spaccato cupo e carnale del male figlio dell&#8217;arretratezza e della superstizione bigotta, con cui si alimenta fino a diventare un vero e proprio flagello. L&#8217;inizio ha evidenti echi verghiani (<em>La Lupa</em>), poi la descrizione degli eventi amalgama bene la scrupolosità documentaristica e le svolte fantastiche, senza concessioni facili all&#8217;horror.</p>
<p style="font-weight: 400;">Il film che ha ispirato anche <strong>William Friedkin</strong> per <em>L’esorcista</em>, tra il melodramma, l&#8217;horror e il saggio antropologico, è un fulgido esempio del miglior cinema “maledetto”, misterioso per i suoi toni scuri di casa nostra anche se ispirato a una chiara e trasparente denuncia culturale e sociale del sopruso sulle donne</p>
<p style="font-weight: 400;"><em>Le tue mani sul mio corpo</em> (1970) parla invece di nevrotismo edipico e della noia che pervade i giovani borghesi. La gioventù introversa non è sicuramente stata inventata da <strong>Rondi</strong> e ha diversi predecessori, a partire da <strong>Moravia</strong>. Ma qui il regista fa riaffiorare pian piano le problematiche psicologiche del protagonista, grazie sia ai flashback inquietanti e poetici sia all&#8217;ambientazione desolata della spiaggia (specchio della solitudine interiore) e alla bravura di <strong>Capolicchio</strong>. Introspettivo, subdolo, affascinante, <em>Le tue mani sul mio corpo</em> è un film atipico che richiama certe atmosfere antonioniane, ma le realizza in modo del tutto nuovo ed originali.</p>
<p style="font-weight: 400;">La psiche e la psicologia alla base del soggetto, specialmente del personaggio di <strong>Capolicchio</strong>; relazioni morbose e sbagliate per un&#8217;ossessione che ti distrugge l&#8217;anima in un lungometraggio che rispecchia perfettamente l&#8217;epoca e talune sfaccettature di una certa borghesia, fanno del film un unicum che credo non sia stato sufficientemente capito ed apprezzato, ritenuto erroneamente un&#8217;opera sospesa fra <strong>Bertolucci</strong> e <strong>Samperi</strong>, mentre si tratta di un dramma dalle tinte funeree (l&#8217;inatteso finale) che immerge lo spettatore in una realtà malata e perversa: quella di una mente nichilista, fallocratica e distruttiva.</p>
<p style="font-weight: 400;">Da ricordare anche <em>Prigione di donne</em> del 1974. che ne mostra la capacità di esplorare problemi drammatici e trascurati, come violenze e soprusi nelle carceri femminili. Come in tutti i film di <strong>Rondi</strong>, forte è la presenza dell&#8217;erotismo, ma non si scade mai nel volgare. In queste donne umiliate e macerate resta la grande forza di volontà di ribellarsi al sistema della società, e delle carceri stesse, dirette da suore non molto cristiane.</p>
<p style="font-weight: 400;"><em>I Prosseneti</em>, del 1976, è invece l&#8217;audace ritratto di una borghesia depravata e patetica, decadente e schiava dell&#8217;infimo, con singoli episodi ora grotteschi, ora inquietanti, ora irriverenti (il regista <strong>Luciano Salce</strong> nella parte di un regista da strapazzo con la fissa delle indigene) davvero molto riusciti, più della maggior parte dei film ad episodi usciti in quegli anni. Il “lungo respiro” è la metafora usata da <strong>Fellini</strong> per descrivere la straordinaria versatilità di <strong>Brunello Rondi</strong> ed è anche il titolo di uno splendido libro a cura di <strong>Stefania Parigi</strong> e <strong>Alberto Pezzotta</strong> dedicato a Rondi, con tutti gli itinerari, anche i più segreti, delle molteplici passioni che spesso si intrecciano e si motivano a vicenda nella sua produzione.</p>
<p style="font-weight: 400;">Il tentativo è quello di comporre un ritratto inedito e, per i più, sconosciuto di una personalità che ha attraversato la storia della cultura italiana del secondo Novecento con uno sguardo inquieto e vertiginoso, aperto ai più vivaci stimoli delle sperimentazioni artistiche europee e internazionali: dai saggi pionieristici su Bartók, alle collaborazioni cinematografiche con Fellini, Rossellini e Pasolini.</p>
<p style="font-weight: 400;">Insomma un libro da leggere ed un Autore tutto da riscoprire e da riscoprire anche come poeta, drammaturgo e saggista, rileggendo i suoi modernissimi drammi come <em>Amanti</em> (da cui <strong>Vittorio De Sica</strong> trasse un sottovalutato film con <strong>Marcello Mastroianni</strong> e <strong>Faye Dunaway</strong>) o <em>La stanza degli ospiti</em>; i suoi saggi di filosofia o i suoi libri di poesia, i suoi reportage di viaggio: tutti nel segno di una creatività da 360° gradi, appunto &#8221;da uomo del Rinascimento&#8221;.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p class="s13">
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