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	<title>Cinque fratelli Archivi - lafrecciaweb.it</title>
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		<title>Il racconto di una nobiltà calabrese nei &#8220;Cinque fratelli&#8221;. La narrazione  di una aristocrazia dal Regno di Napoli a oggi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Micol e Pierfranco Bruni]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 20 Jul 2024 17:57:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Storia, Arte, Cultura]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="500" height="281" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/07/IMG_3077.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/07/IMG_3077.jpeg 500w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/07/IMG_3077-300x169.jpeg 300w" sizes="(max-width: 500px) 100vw, 500px" /></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="500" height="281" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/07/IMG_3077.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/07/IMG_3077.jpeg 500w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/07/IMG_3077-300x169.jpeg 300w" sizes="(max-width: 500px) 100vw, 500px" /></p><p>Ritornerà nelle librerie la nuova edizione dei &#8220;Cinque fratelli. I Bruni Gaudinieri nel vissuto di una nobiltà&#8221;, Pellegrini editore. Dopo circa un decennio della seconda edizione, nella quale il quadro della famiglia era ben sottolineato, il viaggio si presenta ora con alcune assenze significative.</p>
<p>Nel corso di questi anni la ricerca non si è assolutamente fermata. Altri legami sono venuti alla luce. Come la parentela con gli Scarfoglio di Bisignano che si sono trasferiti a Napoli. Gli Scarfoglio che si imparentano con i Serao. I Gaudinieri hanno uno stretto rapporto con Eduardo Scarfoglio, marito di Matilde Serao. L&#8217;iter nobiliare si intreccia infatti con la borghesia. <br dir="auto" />La borghesia del Novecento, si sa,  ha scavato un solco che ha separato la nobiltà e le aristocrazie dalla società. I tre romanzi che maggiormente raccontano questo percorso sono  “I Buddenbrook” di Thomas Mann, il viaggio di Leonida Repaci nel quale si racconta la famiglia dei Rupe e magnificamente “Il Gattopardo” di Giuseppe Tomasi di Lampedusa.<br dir="auto" />“Noi fummo i Gattopardi, i Leoni; quelli che ci sostituiranno saranno gli sciacalletti, le iene; e tutti quanti gattopardi, sciacalli e pecore, continueremo a crederci il sale della terra”, così Giuseppe Tomasi di Lampedusa. Ma oggi siamo in una variante nel tempo della notte.  <br dir="auto" />Siamo in una variante della decadenza che ha caratterizzato tutto il Novecento in una dimensione sia spirituale(ovvero ontologica e metafisica) sia esistenziale che ha riguardato i popoli e le civiltà in termini anche antropologici. Ai romanzi volontariamente aggiungo i miei e di Micol Bruni “Cinque fratelli. I Bruni Gaudinieri nel vissuto di una nobiltà” (Pellegrini).<br dir="auto" />La variante, dunque, è distante dalla concezione di una crisi valoriale intorno alla quale si è costruito in questi anni un pensiero debole. Troppo semplicistico affermare che siamo stati attraversati e tuttora ci attraversa una caduta di valori. Cosa sono i valori in termini di identitari è difficile poterlo sottolineare.<br dir="auto" />I valori di quarant’anni fa sono gli stessi di quelli di oggi? A cominciare dai concetti di famiglia e di tradizione. Non ci si può basare sui valori nel momento in cui si ha la consapevolezza che viviamo di transizioni e dentro questo modello sociologico di transizione entrano anche i concetti citati.<br dir="auto" />Credo, invece, che bisogna ritrovare l’orizzonte di una idea forte di eredità, di identità e di appartenenza. In un tempo di valori cangianti, come sono le temperie, bisogna proporre una fedeltà. La fedeltà delle origini. Ed è qui che la “geografia” della nobiltà è uno scavo nella coscienza, come quella della aristocrazia e della cavalleria che è dentro il destino delle individualità delle famiglie.<br dir="auto" />Una ulteriore variante della sociologia dei valori che si vogliono condivisi. Non esistono valori condivisi perché non può esistere una “collettività” partecipante e omologante tranne se non si ritorna ad insistere su un termine antiestetico che è quello della società di massa. Credo che è nel proporre la visione della propria identità che il viaggio degli uomini può avere un senso. La nobiltà non si inventa come non si inventa l’aristocrazia. La borghesia si costruisce e parla, appunto, di valori da enucleare nel dire della condivisione e della inclusività.<br dir="auto" />Io non mi sento partecipe delle condivisioni in questa leggerezza di tempo e tanto meno sostengo che bisogna essere inclusivi. L’individualità è una nuova energia che diventa la vera resistenza contro il brutto, l’irato, il massificato. La bellezza non è nell’insieme che non significa nulla, ovvero massa, ma è nel custodire quell’amore verso l’essere che è individuo, uomo, persona con una sua antropologia di eredità  e di significati e significanti.<br dir="auto" />Bisognerebbe riscoprire i titoli nobiliari in una società, appunto, della consumazione della transizione. Questo significherebbe dare senso al rispetto della storia e alla cifra che la storia ha decodificato all’interno dei vissuti. Ma la nobiltà non è soltanto nelle azioni.<br dir="auto" />È nel non confondersi. Sosteneva Friedrich Nietzsche:<br dir="auto" />“Che cos’è nobile? Che cosa significa ancora, per noi oggi, la parola «nobile»? In che cosa si rivela, da che cosa si riconosce, sotto questo cielo pesante e coperto dell’incipiente dominio della plebe, per il quale tutto diviene opaco e plumbeo, l’uomo nobile? Non sono le azioni a dimostrarlo – le azioni sono sempre ambigue, sempre insondabili – non sono neanche le «opere». Tra gli artisti e i dotti se ne trovano oggi non pochi che, attraverso le loro opere, rivelano di essere spinti da profondo desiderio verso ciò che è nobile; ma proprio questo bisogno di ciò che è nobile è radicalmente diverso dai bisogni dell’anima nobile stessa, è addirittura un segno eloquente e pericoloso della sua mancanza. Non sono le opere, è la fede che decide qui, che stabilisce qui la gerarchia, per riprendere un’antica formula religiosa in un senso nuovo e più profondo: una qualche certezza di fondo che un’anima nobile ha su se stessa, qualcosa che non si può cercare né trovare e forse nemmeno perdere. L’anima nobile ha un profondo rispetto di sé”.<br dir="auto" />Il rispetto di sé!. Mi pare proprio ciò che in questa agonia è venuto meno. Ma nelle epoche abusate dalle democrazie non si ha più Rispetto perché si ritiene di adagiarsi su un egualitarismo che non può esistere.<br dir="auto" />Diceva bene Gabriele D’Annunzio:<br dir="auto" />“Sotto il grigio diluvio democratico odierno, che molte belle cose e rare sommerge miseramente, va anche a poco a poco scomparendo quella special classe di antica nobiltà italica, in cui era tenuta viva di generazione in generazione una certa tradizion familiare d’eletta cultura, d’eleganza e di arte”.<br dir="auto" />Il “diluvio democratico” moderno ha portato anche alla sconfitta dell’umanesimo della persona. È il rischio di un disfacimento e va oltre. Quando il buio diventa diluvio occorre ritornare alle aristocrazie e alle nobiltà. Bisogna avere il coraggio di non smarrire il senso delle Tradizioni e della Tradizione. Una griglia nella quale si intreccia la storia e i sentimenti. Intanto sono venute meno le due figure centrali che avevano dato un contributo alla ricerca. <br dir="auto" />Le due Giulie sono scomparse improvvisamente a distanza di un anno. Giulia la figlia di Mariano e Maria Bruni e Giulia la figlia di Virgilio Italo e Maria. Avevano entrambe settant&#8217;anni appena. Qui si ferma il mosaico di quella storia iniziata sostanzialmente con Giulia Gaudinieri e Alfredo Francesco Bruni. Assenze che recitano vuoto e mancanze.</p>
<p>@riproduzione riservata</p>
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