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		<title>Si spengono le luci (e qualcuno resta al buio)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Arno’ direttore de La Gazzetta Italo brasiliana]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 31 Dec 2025 06:50:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
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<p>Il 2025 se ne va tra divorzi geopolitici, Giubilei chiusi, coscienze aperte a metà e un’umanità che continua a litigare sul ponte mentre la nave imbarca acqua Si spengono le&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2025/12/31/si-spengono-le-luci-e-qualcuno-resta-al-buio/">Si spengono le luci (e qualcuno resta al buio)</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1300" height="731" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/IMG_1845.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/IMG_1845.jpeg 1300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/IMG_1845-300x169.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/IMG_1845-1024x576.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/IMG_1845-768x432.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/IMG_1845-1170x658.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/IMG_1845-585x329.jpeg 585w" sizes="(max-width: 1300px) 100vw, 1300px" /></p><p class="s7"><span class="s6"><b><i>Il 2025 se ne va tra divorzi geopolitici, Giubilei chiusi, coscienze aperte a metà e un’umanità che continua a litigare sul ponte mentre la nave imbarca acqua</i></b></span></p>
<p class="s9">Si spengono le luci. E non è solo una suggestione letteraria: è proprio la trama, degna del romanzo di <span class="s8"><b>Jay McInerney</b></span>, che torna d’attualità. Il “matrimonio” tra Stati Uniti ed Europa scricchiola come quello di Russell e Corinne: non c’è un vero litigio, ma una distanza che cresce, fatta di silenzi, calcoli e reciproca sopportazione.</p>
<p class="s9"><span class="s8"><b>Donald Trump</b></span>, tornato a pensare il mondo come un grande mercato con bandiere opzionali, pratica una filosofia a metà tra l’empirico e il cervellotico: soggettiva, muscolare, spesso incomprensibile persino a se stessa. L’Europa, <span class="s8"><b>Ucraina</b></span> compresa, per lui è un partner commerciale tra tanti, non un’alleanza sentimentale. Con la <span class="s8"><b>Russia</b></span> vale lo stesso principio: la guerra può finire domani o dopodomani, purché torni utile ai conti. Il vero chiodo fisso resta la <span class="s8"><b>Cina</b></span>. È lì che si gioca l’egemonia economico-militare di un’America che teme di non essere più eterna. Il resto è contorno. Bruxelles compresa.</p>
<p class="s9">E tuttavia, miracolo dei miracoli, l’<span class="s8">Europa</span> pare aver capito. Prima l’antifona, poi la realtà. Si è desta, anche se con la lentezza tipica di chi si sveglia convinto che sia ancora presto. Rafforzerà la propria difesa, finalmente comune, perché nazionale non basta più, investirà in tecnologia per smettere di dipendere da chi la tratta come un cliente distratto, e comincerà a decidere aggirando l’ossessione dell’unanimità, che ha spesso funzionato come un elegante freno a mano tirato. Gli strumenti, in fondo, li ha sempre avuti. Ora, finalmente, sta provando a usarli.</p>
<p class="s9">Chiuso il capitolo 2025, si apre quello del 2026. O la va o la spacca. E questa volta non è una figura retorica. Intanto si chiude anche un <span class="s8"><b>Giubileo</b></span>. A Bologna, nella Basilica di San Petronio, l’arcivescovo <b><span class="s8">Matteo Zuppi</span> </b>abbassa il sipario liturgico ma invita a lasciare aperte porte ben più difficili: quelle delle case, delle comunità, delle coscienze. Porte che non fanno rumore, ma resistono.</p>
<p class="s9">Le sue parole, speranza, pace, alleanza sociale, vicinanza agli ultimi, suonano come una nota fuori spartito in un mondo che discute di missili e dazi con la stessa naturalezza con cui una volta parlava di raccolti. La speranza, viene da augurarsi, è che quell’omelia riesca a superare le mura più spesse: non quelle delle basiliche, ma quelle dei cuori duri di chi si contende il dominio del mondo come fosse una partita a risiko.</p>
<p class="s9">Il 2025, del resto, non sarà ricordato con nostalgia. È stato un anno di addii pesanti: alla cultura, allo spettacolo, allo sport, alla pace, con la scomparsa di figure che tenevano insieme l’immaginario collettivo meglio di molti trattati internazionali. Alcune guerre finiscono, altre iniziano, come se l’umanità non sapesse fare altro che cambiare campo di battaglia. I dazi diventano strumenti morali, le catastrofi naturali presentano il conto, e il pianeta, già malandato, osserva in silenzio la gara a chi lo distrugge più in fretta.</p>
<p class="s9">Sul fronte interno, scandali e corruzione restano protagonisti ovunque. L’<span class="s8">Italia</span>, come spesso accade, non manca l’appuntamento. Titoli che sembrano barzellette (“Noi con Hannoun”), consiglieri che mettono in imbarazzo i partiti e pretendono di mettere il bavaglio ai giornalisti: il tutto dà l’impressione di una corsa in discesa senza paracadute. Governo e opposizione, ciascuno a modo suo, faticano: il primo perché non ha davanti un’opposizione costruttiva ma solo polemica; la seconda perché non riesce a ricordarsi quale sia il suo mestiere. E non va molto meglio altrove, se in Francia destra e sinistra riescono a dividersi perfino su un omaggio nazionale a <span class="s8"><b>Brigitte Bardot</b></span>.</p>
<p class="s9">Eppure, in questo mare agitato, qualche dato va riconosciuto. Il governo italiano porta a casa risultati non trascurabili, soprattutto sul piano internazionale. L’Italia viene osservata come una possibile guida dell’Unione. Non è poco, in tempi in cui scarseggiano le teste pensanti e ce ne vorrebbero il doppio solo per capire da dove cominciare.</p>
<p class="s9">Che cosa ci porterà il 2026?</p>
<p class="s9">La risposta migliore resta quella di un vecchio signore inglese che di crisi se ne intendeva: <span class="s10">«Il politico diventa uomo di Stato quando inizia a pensare alle prossime generazioni invece che alle prossime elezioni»</span>. Il problema, semmai, è capire quanti siano ancora interessati a diventarlo.</p>
<p class="s9">Buon anno 2026. Con moderata speranza, lucida ironia e la cautela di chi ha imparato che le luci si spengono in fretta, ma il conto resta acceso.</p>
<p class="s7">
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		<title>Tra guerre, dazi, nucleare e legalità: il realismo dimenticato</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2025/08/23/tra-guerre-dazi-nucleare-e-legalita-il-realismo-dimenticato/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=tra-guerre-dazi-nucleare-e-legalita-il-realismo-dimenticato</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Carlo Di Stanislao]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 23 Aug 2025 06:24:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
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		<category><![CDATA[Dazi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="676" height="451" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/08/IMG_0003.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/08/IMG_0003.png 676w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/08/IMG_0003-300x200.png 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/08/IMG_0003-585x390.png 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/08/IMG_0003-263x175.png 263w" sizes="(max-width: 676px) 100vw, 676px" /></p>
<p>L’Ucraina e la retorica della guerra L’Ucraina è stata invasa. Punto. Ma fermarsi qui è ridicolo. La guerra non nasce dal nulla. Come ricordava Senofonte, citato oggi dall’intellettuale organico al&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2025/08/23/tra-guerre-dazi-nucleare-e-legalita-il-realismo-dimenticato/">Tra guerre, dazi, nucleare e legalità: il realismo dimenticato</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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<h2 data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="24">L’Ucraina e la retorica della guerra</h2>
<p data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">L’Ucraina è stata invasa. Punto.<br />
Ma fermarsi qui è <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">ridicolo</strong>. La guerra non nasce dal nulla. Come ricordava <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Senofonte</strong>, citato oggi dall’intellettuale organico al PD e alla Schlein, Andrea Canfora, <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">per capire le guerre bisogna prima studiare la pace</strong>. Qualcuno sembra aver dimenticato questa lezione elementare.</p>
<p data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">L’Occidente ha spinto verso Est. Gli USA e l’UE hanno messo pressione sulla Russia. Ora ci scandalizziamo per le conseguenze. <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Ipocrisia allo stato puro.</strong><br />
Eppure, la verità è semplice: <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">all’Europa conviene avere buoni rapporti con Mosca</strong>, e non solo per il gas. Ignorarlo è pura retorica patriottica.</p>
<h2 data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="24">Dazi e il mito del libero mercato</h2>
<p data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">I dazi? “Evil!”, dicono i liberisti globalisti. Peccato che <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">il free market puro sia un’illusione</strong>, e chi lo predica spesso ignora che dietro ci sono potenze economiche enormi che dettano le regole.<br />
Eliminare i motori endotermici e le emissioni di CO₂ per salvare il pianeta? <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Idea nobile, fallimento pratico.</strong> Le imprese soffrono, i cittadini pagano.<br />
Il <em data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">fair market</em> di Tremonti aveva più senso, ma oggi pochi lo ricordano.</p>
<h2 data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="24">Energia: il nucleare dimenticato</h2>
<p data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">E per chi si interessa di energia, pochi ricordano che già negli <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">anni ’80 l’ingegnere Cecchini</strong>, nel libro <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">“Alternative”</strong>, aveva previsto molti dei disastri energetici e climatici di oggi.<br />
Con lucida chiarezza, spiegava che <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">l’unica vera soluzione era il nucleare</strong>, realizzabile <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">senza grandi rischi</strong>, e che avrebbe garantito sicurezza, indipendenza e stabilità economica. Ma allora, come oggi, <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">l’ideologia ha avuto la meglio sul pragmatismo</strong>.</p>
<h2 data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="24">Legalità: il caso Leoncavallo</h2>
<p data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">E a casa nostra? Il Leoncavallo. Per decenni centro sociale abusivo, mascherato da cultura alternativa. Eventi senza permessi, feste fuori controllo, attività illecite. Chi rispettava le regole? Penalizzato.<br />
Oggi finalmente <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">lo Stato chiude gli occhi sul passato e fa rispettare la legge</strong>. Non è un attacco alla cultura: è <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">legalità</strong>, semplice.</p>
<h2 data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="24"><span style="font-size: 14px; font-family: 'PT Serif', serif;">Il punto è chiaro: nel mondo reale, non esistono buoni e cattivi puri. Esistono </span><strong style="font-size: 14px; font-family: 'PT Serif', serif;" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">interessi, equilibri, compromessi</strong><span style="font-size: 14px; font-family: 'PT Serif', serif;">. Urlare slogan patriottici, ideologici o moralistici è </span><strong style="font-size: 14px; font-family: 'PT Serif', serif;" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">autoconvincersi di capire il mondo quando lo si ignora</strong><span style="font-size: 14px; font-family: 'PT Serif', serif;">.</span></h2>
<p data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Se vogliamo pace, stabilità, energia sicura e società giusta, serve <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">realismo</strong>, non retorica. Serve guardare i fatti in faccia, senza filtri.<br />
E, soprattutto, <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">smettere di raccontarsi favole da salotto</strong>.</p>
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		<title>Europa, unita sì… ma solo per lo sconto doganale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Arno’ direttore de La Gazzetta Italo brasiliana]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 03 Aug 2025 12:39:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
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		<category><![CDATA[Dazi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1536" height="864" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/08/IMG_9726.webp" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/08/IMG_9726.webp 1536w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/08/IMG_9726-300x169.webp 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/08/IMG_9726-1024x576.webp 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/08/IMG_9726-768x432.webp 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/08/IMG_9726-1170x658.webp 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/08/IMG_9726-585x329.webp 585w" sizes="(max-width: 1536px) 100vw, 1536px" /></p>
<p>Raggiunto l’accordo tra UE e USA per calmierare i dazi al 15%: l’unica politica estera europea che funziona è quella al supermercato. Chi ci guadagna? Tutti, ma a patto di&#8230;</p>
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<p>&nbsp;</p>
<p class="nitro-offscreen"><strong>Ma quale politica estera europea! Ci prendiamo in giro?</strong></p>
<p class="nitro-offscreen">L’Unione Europea come attore internazionale? Solo se si parla di tariffe. Il recentissimo accordo con gli Stati Uniti sui dazi, fissati al 15% per una serie di prodotti chiave, sembra essere l’unico caso in cui Bruxelles riesce a parlare con una voce sola. Miracolo? No, interesse economico. Perché, come sempre, quando c’è di mezzo il portafogli, l’unità si ritrova. Altro che Palestina, Africa o Ucraina.</p>
<p>Nel frattempo, sullo scacchiere internazionale ogni Stato membro continua a giocare per conto proprio, con mosse da solista che metterebbero in crisi anche un maestro di scacchi cieco. L’uscita di Macron sul riconoscimento della Palestina, le iniziative di Spagna, Irlanda e perfino della Norvegia (ospite fissa senza diritto di voto), ci ricordano che il coordinamento europeo è più una fantasia erotica che una strategia geopolitica.</p>
<p class="nitro-offscreen">Il termine “politica estera europea” ormai suona come uno di quei vecchi slogan pubblicitari tipo “consegna in 24 ore” o “offerta limitata”: tutti sanno che non è vero, ma fa ancora scena.</p>
<p class="nitro-offscreen">Coordinamento europeo? Al massimo c’è coordinamento per la stampa dei volantini.</p>
<p class="nitro-offscreen">In compenso, a Bruxelles continuano a parlare con entusiasmo della “voce unica dell’Europa nel mondo”, ma si tratta evidentemente di un problema di udito. Più che una voce, si sente un coro stonato in cui ogni Paese canta la sua parte, spesso anche fuori tempo. L’Italia, come sempre, partecipa con entusiasmo, ma dimentica il testo.</p>
<p class="nitro-offscreen"><strong>Un accordo doganale e mezzo miracolo: ecco la vera Unione</strong></p>
<p class="nitro-offscreen">Eppure, attenzione: l’accordo commerciale raggiunto con Washington è stato salutato da molti politici ed economisti come una prova di maturità dell’Europa. O almeno del suo istinto di conservazione. Perché se da un lato dimostra che si può ancora negoziare in blocco, dall’altro ci ricorda che l’unico tema su cui si può contare su Bruxelles è il commercio. Meglio se si parla di acciaio, formaggi o chip e non di diritti umani, difesa o sanzioni.</p>
<p class="nitro-offscreen">Von der Leyen l’ha definito “il più grande accordo commerciale mai raggiunto”. Forse anche perché è l’unico vero che si possa presentare con orgoglio in una conferenza stampa senza che qualcuno faccia una domanda imbarazzante.</p>
<p class="nitro-offscreen">Ma chi ci guadagna davvero? Apparentemente tutti. Gli europei tirano un sospiro di sollievo sull’agroalimentare e l’industria automobilistica. Gli americani mantengono la barra del protezionismo moderato e portano a casa un bel messaggio elettorale. I cinesi osservano e prendono appunti. E i britannici? Probabilmente si sono persi l’email.</p>
<p class="nitro-offscreen"><strong>Interesse nazionale, 1 – Europa unita, 0</strong></p>
<p class="nitro-offscreen">In questa Europa che riesce a unirsi solo davanti a una minaccia doganale, resta comunque evidente il punto: non esiste un’identità strategica condivisa. Ognuno continua a ballare da solo, tranne quando arriva la musica dei dollari. A quel punto, improvvisamente, ci si ritrova tutti a fare la stessa coreografia, magari goffa, ma almeno coordinata.</p>
<p class="nitro-offscreen">Macron, sempre più acrobata tra l’europeismo e la grandeur francese, lo sa bene: si può essere paladini dell’Unione la mattina e portabandiera dell’interesse nazionale il pomeriggio. È il nuovo stile continentale: elastico, adattabile, altamente performativo. Un po’ come certi tessuti tecnici.</p>
<p class="nitro-offscreen"><strong>Considerazioni finali (senza dazi):</strong></p>
<p class="nitro-offscreen">Alla fine, la politica estera europea esiste. Ma è una specie particolare: compare solo in presenza di minacce economiche, di preferenza in forma di Excel. Per il resto, resta sospesa tra i sogni di Altiero Spinelli e le risatine ciniche di chi osserva come ogni Stato vada per conto suo con la disinvoltura di chi sa che nessuno lo fermerà.</p>
<p class="nitro-offscreen">Che ci sia bisogno di cambiare testa, norme, ambizioni e forse anche abitudini alimentari è fuori discussione. Ma nel frattempo, consoliamoci: l’accordo sui dazi dimostra che, se stimolati nel modo giusto (cioè sul punto giusto), gli europei riescono ancora a fare qualcosa di buono e insieme.</p>
<p class="nitro-offscreen"><strong>Peccato che la geopolitica non si possa pagare con la carta fedeltà.</strong></p>
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		<title>Chi parla forte, comanda: il cerchio magico di Trump tra falchi, colombe e fluttuazioni di potere</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Carlo Di Stanislao]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 22 Jun 2025 15:59:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Dazi]]></category>
		<category><![CDATA[guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Trump]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1536" height="1024" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/06/90F9AC35-7C66-4192-A971-04109BB630A7.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/06/90F9AC35-7C66-4192-A971-04109BB630A7.png 1536w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/06/90F9AC35-7C66-4192-A971-04109BB630A7-300x200.png 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/06/90F9AC35-7C66-4192-A971-04109BB630A7-1024x683.png 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/06/90F9AC35-7C66-4192-A971-04109BB630A7-768x512.png 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/06/90F9AC35-7C66-4192-A971-04109BB630A7-1170x780.png 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/06/90F9AC35-7C66-4192-A971-04109BB630A7-585x390.png 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/06/90F9AC35-7C66-4192-A971-04109BB630A7-263x175.png 263w" sizes="(max-width: 1536px) 100vw, 1536px" /></p>
<p>Il potere non è un mezzo, è un fine. Uno non stabilisce una dittatura per salvaguardare una rivoluzione; uno fa una rivoluzione per stabilire una dittatura.&#8221; George Orwell &#8220;Il presidente&#8230;</p>
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<strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">George Orwell</strong></p>
<p><em data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">&#8220;Il presidente parla con molte persone e sceglie chi gli dice le parole magiche… e questa convinzione dura fino alla conversazione successiva.&#8221;</em><br />
<strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">John Bolton</strong></p>
<p data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">A poco più di sei mesi dal ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca, il suo cerchio magico si conferma mutevole, frammentato e dominato da una logica di lealtà personale più che da coerenza ideologica. Il presidente ascolta molti, ma raramente per lungo tempo. Decide spesso in base a chi riesce a incorniciare la realtà nella narrativa più seducente del momento.</p>
<p data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Nel 2025, il cuore del potere trumpiano è occupato da due fazioni opposte che competono per influenzare le scelte strategiche, in particolare sulla crisi in Medio Oriente e sul confronto con Cina e Russia. Da una parte ci sono <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">i falchi</strong>, favorevoli a un approccio muscolare; dall’altra <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">le colombe</strong>, sostenitrici di una politica estera di contenimento e priorità nazionale.</p>
<p><strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">I falchi: la linea dura</strong></p>
<p data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Al centro dell’ala più aggressiva si trova <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Marco Rubio</strong>, attuale segretario di Stato ad interim. Rubio ha promosso un discorso di forza sia verso Teheran che nei confronti di Pechino, insistendo sulla necessità di mostrare superiorità militare e volontà d’azione. Accanto a lui c’è <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Michael “Erik” Kurilla</strong>, comandante del Centcom, che ha presentato opzioni per un attacco mirato ai siti nucleari iraniani. Anche se prudente nei toni pubblici, i suoi report hanno alimentato la pressione su Trump affinché agisca.</p>
<p data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Un altro protagonista è <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">John Ratcliffe</strong>, direttore della CIA, che ha recentemente sottoposto al presidente valutazioni allarmanti sul possibile imminente attacco israeliano all’Iran e sulle ripercussioni che potrebbe avere se Washington restasse inattiva. Il consigliere per la sicurezza nazionale <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Mike Waltz</strong>, insieme ai senatori <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Tom Cotton</strong> e <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Mitch McConnell</strong>, rafforza la posizione falchista promuovendo una visione dell’America come garante della deterrenza globale, anche a costo di interventi limitati.</p>
<p data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Dopo giorni di dibattiti e pressioni contrapposte, <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">il bombardamento del 21 giugno contro infrastrutture militari iraniane</strong> ha segnato un punto di svolta: <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">i falchi sembrano aver avuto la meglio</strong>. L’attacco, definito “chirurgico” ma simbolicamente potente, è stato descritto come una risposta alla crescente aggressività iraniana e una riaffermazione della leadership americana nella regione. È il primo vero segnale che Trump, pur tra esitazioni e retromarce verbali, abbia deciso di seguire la linea dura, almeno per ora.</p>
<p><strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Le colombe: l’America First più prudente</strong></p>
<p data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Sull’altro versante troviamo figure che predicano contenimento, attenzione alle priorità interne e diffidenza verso le avventure militari all’estero. In prima linea c’è <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">J.D. Vance</strong>, vicepresidente, ex militare con una visione realista dei limiti del potere americano. Vance è contrario a un conflitto aperto con l’Iran, pur senza escludere misure difensive se necessarie.</p>
<p data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Accanto a lui vi sono influenti figure mediatiche e strategiche come <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Steve Bannon</strong> e <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Tucker Carlson</strong>, storici interpreti della dottrina “America First” in versione isolazionista. Entrambi si oppongono a un altro conflitto in Medio Oriente, ritenendo che una guerra danneggerebbe la classe media americana, economicamente ed emotivamente stremata da anni di impegno militare. Un ruolo controverso lo ha giocato <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Tulsi Gabbard</strong>, ex direttrice dell’intelligence nazionale, inizialmente sottovalutata per aver minimizzato le capacità iraniane ma recentemente rientrata nel dibattito.</p>
<p><strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Jared Kushner: il consigliere ombra</strong></p>
<p data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Nel mosaico delle influenze presidenziali non può mancare <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Jared Kushner</strong>, genero di Trump e figura centrale dietro le quinte. Dopo un periodo di relativa invisibilità mediatica, Kushner è tornato ad avere un ruolo nelle decisioni chiave, soprattutto nei dossier mediorientali, in cui vanta relazioni personali con molti leader della regione.</p>
<p data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Sebbene non ricopra formalmente un incarico, il suo peso è tangibile nelle linee di contatto con Israele, Arabia Saudita e Qatar. Kushner è considerato un moderato pragmatico, più attento agli equilibri economici e agli scenari post-bellici che agli impatti propagandistici di un attacco. La sua influenza è particolarmente visibile ogni volta che Trump frena all’ultimo momento una decisione muscolare già quasi annunciata. Se da un lato non gode della visibilità dei falchi, dall’altro è tra i pochissimi ad avere accesso costante e familiare al presidente.</p>
<p><strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Trump, il presidente che ascolta tutti (ma poco)</strong></p>
<p data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Chi ascolta davvero Trump? La risposta è sfuggente. È noto che Trump non adotta un processo decisionale lineare. Piuttosto, si circonda di voci discordanti, poi decide sulla base dell’intuito, della reazione mediatica e del vantaggio immediato. Ha spesso privilegiato consiglieri che lo adulano o che sanno usare il linguaggio che preferisce. Questa inclinazione ha portato, in passato, a scelte improvvise come la destituzione di funzionari critici o l’abbandono di decisioni annunciate appena giorni prima.</p>
<p data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Oggi, dopo il bombardamento del 21 giugno, sembra che Trump abbia deciso – almeno temporaneamente – di affidarsi alla narrativa dei falchi. Ma nel suo stile politico nulla è mai definitivo, e un nuovo cambio di direzione può sempre arrivare, magari ispirato da un’altra voce, da un sondaggio favorevole o da un’intervista televisiva ben confezionata.</p>
<p><strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Una presidenza in bilico tra istinto e pressione</strong></p>
<p data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Il cerchio magico attorno a Trump non è una struttura ordinata. È un campo di battaglia permanente tra personalità ambiziose, retoriche opposte e interessi divergenti. Quello che accomuna i membri è la consapevolezza che, per influenzare il presidente, non basta essere competenti o strategici: bisogna parlargli nel linguaggio che vuole sentire, nel momento in cui è disposto ad ascoltare.</p>
<p data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">In questo schema, Trump non governa con coerenza ma con opportunismo. E se c’è una costante in questo caos apparente, è che nessuna voce rimane dominante troppo a lungo. Chi oggi consiglia, domani può essere ignorato. E chi oggi è allontanato, può tornare alla ribalta con un colpo di teatro.</p>
<p data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">In fin dei conti, come disse George Orwell, <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">chi controlla la narrazione controlla il potere</strong>. Nel mondo di Trump, quel potere cambia mano ogni volta che cambia la storia che il presidente vuole sentirsi raccontare.</p>
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		<title>Sanità: Uap, &#8216;allarme dazi e costi energia, rimborsi tariffe non ne tengono conto&#8217;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 15 May 2025 08:40:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Salute e Benessere]]></category>
		<category><![CDATA[Dazi]]></category>
		<category><![CDATA[nomenclatore tariffario]]></category>
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		<category><![CDATA[Uap]]></category>
		<category><![CDATA[Unione poliambulatori e ambulatori privati]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="800" height="445" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/05/75e7d073-d69b-428f-b8d9-23208014d6d4-1.webp" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/05/75e7d073-d69b-428f-b8d9-23208014d6d4-1.webp 800w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/05/75e7d073-d69b-428f-b8d9-23208014d6d4-1-300x167.webp 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/05/75e7d073-d69b-428f-b8d9-23208014d6d4-1-768x427.webp 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/05/75e7d073-d69b-428f-b8d9-23208014d6d4-1-585x325.webp 585w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></p>
<p>Giorlandino, &#8216;il Governo chiarisca sulle motivazioni per cui non vengano adeguati i costi, le imprese così muoiono&#8217; &#8220;C&#8217;è un grande problema dell&#8217;applicazione dei dazi e dei costi energetici, che incidono&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2025/05/15/sanita-uap-allarme-dazi-e-costi-energia-rimborsi-tariffe-non-ne-tengono-conto/">Sanità: Uap, &#8216;allarme dazi e costi energia, rimborsi tariffe non ne tengono conto&#8217;</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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<p>&#8220;C&#8217;è un grande problema dell&#8217;applicazione dei dazi e dei costi energetici, che incidono fortemente sulle strutture sanitarie in quanto imprese energivore&#8221;. E&#8217; l&#8217;allarme che lancia l&#8217;Uap, l&#8217;unione delle maggiori associazioni di categoria rappresentative di 27.000 strutture sanitarie private accreditate e dell&#8217;ospedalità privata accreditata, con oltre 350.000 dipendenti, nella riunione che si è tenuta oggi.</p>
<p>&#8220;Nel momento in cui è stato elaborato il nuovo Nomenclatore tariffario, il ministero della Salute non ha tenuto conto &#8211; evidenzia la presidente Uap, Mariastella Giorlandino &#8211; degli ingenti costi dell&#8217;energia elettrica che i laboratori, i poliambulatori e gli ospedali pubblici e privati accreditati devono affrontare quotidianamente, elaborando così dei rimborsi del tutto slegati da una visione reale e concreta della realtà, che porteranno alla chiusura di tante strutture, soprattutto quelle nelle regioni in piano di rientro. A fronte di tale visione miope e utilitaristica, l&#8217;Uap, a tutela della salute dei cittadini italiani, per una sanità di qualità, si sente in dovere di porre l&#8217;attenzione su questo argomento. Si parla tanto di dazi &#8211; rimarca la presidente &#8211; senza considerare che tutte le imprese sanitarie verranno schiacciate da tali imposizioni, così come rilevato dalla stessa Confindustria&#8221;.</p>
<p>L&#8217;Uap chiede al Governo &#8220;chiarimenti sulle motivazioni per cui non vengano adeguati i costi, lasciando così morire le imprese italiane nelle regioni in piano di rientro, soprattutto in considerazione del fatto che proprio questa categoria aveva votato e fortemente sostenuto l&#8217;attuale Governo&#8221;.</p>
<p>(Fonte: AdnKronos)</p>
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		<title>Trump riaccende la guerra commerciale: chi paga davvero il prezzo dei dazi?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesco Mazzarella]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 09 Apr 2025 14:09:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
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		<category><![CDATA[Trump]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1050" height="591" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/04/IMG_7847.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/04/IMG_7847.jpeg 1050w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/04/IMG_7847-300x169.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/04/IMG_7847-1024x576.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/04/IMG_7847-768x432.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/04/IMG_7847-585x329.jpeg 585w" sizes="(max-width: 1050px) 100vw, 1050px" /></p>
<p>Tra inflazione globale e riposizionamenti strategici, si riapre lo scontro tra potenze. Ma nel caos può nascere un nuovo equilibrio internazionale, più equo e sostenibile? 2 aprile 2025 il presidente&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2025/04/09/trump-riaccende-la-guerra-commerciale-chi-paga-davvero-il-prezzo-dei-dazi/">Trump riaccende la guerra commerciale: chi paga davvero il prezzo dei dazi?</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1050" height="591" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/04/IMG_7847.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/04/IMG_7847.jpeg 1050w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/04/IMG_7847-300x169.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/04/IMG_7847-1024x576.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/04/IMG_7847-768x432.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/04/IMG_7847-585x329.jpeg 585w" sizes="(max-width: 1050px) 100vw, 1050px" /></p><p><em>Tra inflazione globale e riposizionamenti strategici, si riapre lo scontro tra potenze. Ma nel caos può nascere un nuovo equilibrio internazionale, più equo e sostenibile?</em></p>
<p>2 aprile 2025 il presidente Donald J. Trump ha firmato un ordine esecutivo che impone nuovi dazi sulle importazioni provenienti dalla Cina, dal Messico e, sorprendentemente, anche da alcuni Paesi dell’Unione Europea. Una mossa che ricorda da vicino quanto già avvenne nel 2018, quando durante il suo primo mandato avviò una guerra commerciale con Pechino e altri partner economici. Ma questa volta, il contesto è profondamente diverso: il mondo post-pandemico, sconvolto dalla crisi energetica del 2022 e dalle tensioni geopolitiche in Ucraina, Medio Oriente e Taiwan, è molto più fragile e interconnesso.</p>
<p>Trump giustifica la misura con lo slogan “Bring Jobs Back, Again”, puntando il dito contro l’eccessiva dipendenza americana dalle filiere globali e promettendo una rinascita industriale “patriottica”. I nuovi dazi colpiscono in particolare il settore dell’automotive elettrico cinese, l’acciaio europeo e alcune componenti tecnologiche provenienti dal Messico. Il valore medio dei dazi varia tra il 25% e il 50%, ben al di sopra delle soglie WTO.</p>
<p>Nel 2018, Trump aveva adottato una strategia simile con l’intento di ridurre il deficit commerciale americano e “punire” la Cina per pratiche scorrette di dumping e furto di proprietà intellettuale. Ma i risultati furono ambigui: le esportazioni cinesi calarono inizialmente, ma poi si riorientarono verso altri mercati; le industrie americane non tornarono in patria in massa, e il costo maggiore lo pagarono i consumatori, con un incremento medio dei prezzi sui beni colpiti fino al 20%.</p>
<p>Nel 2025, però, l’amministrazione Trump II si muove in un contesto di maggior nazionalismo economico globale. L’UE ha già adottato meccanismi di carbon border adjustment, l’India ha aumentato le barriere tariffarie e perfino il Canada ha adottato una linea più protezionista. Il mondo interdipendente del 2010-2020 sembra ormai un ricordo.</p>
<p><strong>Quali sono le differenze rispetto al 2018:</strong></p>
<ol>
<li><strong>Tempismo post-crisi</strong>: la misura arriva in un’economia mondiale ancora convalescente dopo choc multipli (Covid, guerra in Ucraina, crisi climatica).</li>
<li><strong>Obiettivi più politici che economici</strong>: i dazi diventano uno strumento di pressione strategica, non solo economica.</li>
<li><strong>Reazioni più rapide e coordinate degli alleati USA</strong>: l’Unione Europea ha già annunciato controdazi su prodotti agroalimentari e tecnologici americani.</li>
</ol>
<p><strong>Ma questi dazi chi li paga realmente </strong></p>
<p><strong>1. I consumatori americani:</strong><br />
Nel breve termine, il prezzo dei beni colpiti dai dazi aumenta. Questo effetto si trasmette a tutta la catena del valore, alimentando inflazione. Secondo uno studio della <em>Brookings Institution</em>, i nuovi dazi 2025 potrebbero causare un aumento del costo della vita per una famiglia media americana di circa 1.200 dollari all’anno.</p>
<p><strong>2. Le imprese esportatrici nei Paesi colpiti:</strong><br />
In particolare la Cina, che vede penalizzati i suoi veicoli elettrici e componenti tecnologiche, ma anche il Messico (automotive e agroalimentare) e la Germania (macchinari e acciaio). Tuttavia, la risposta cinese è rapida: Pechino ha già annunciato investimenti straordinari per rafforzare i legami con Africa e Sud America, riducendo la dipendenza dal mercato USA.</p>
<p><strong>3. Le economie emergenti:</strong><br />
Queste ultime rischiano di diventare “danni collaterali” della guerra commerciale, poiché si ritrovano stritolate tra due blocchi protezionisti, senza potere negoziale. Paesi africani o del Sud-est asiatico potrebbero subire volatilità nei prezzi delle materie prime e riduzione dell’accesso ai mercati.</p>
<p>I dazi 2025 hanno un impatto immediato su settori chiave: energia, automotive, semiconduttori. Aumentano i costi di produzione e logistica, e questo effetto a cascata rischia di generare una nuova fiammata inflazionistica a livello globale, proprio mentre le banche centrali si stavano muovendo verso una politica più accomodante.</p>
<p>Parallelamente, molte aziende accelerano il processo di <em>reshoring</em> o <em>friendshoring</em>, ovvero la rilocalizzazione delle produzioni in Paesi politicamente più vicini. Questo potrebbe aprire opportunità per economie come India, Brasile, Vietnam e, in parte, Italia.</p>
<p>Se nel 2018 la guerra commerciale era un braccio di ferro tra due superpotenze, nel 2025 si configura come uno scontro tra blocchi. Da un lato l’asse USA–UK–India–Giappone, dall’altro Cina–Russia–Iran e alcuni Paesi africani. L’Unione Europea si trova nel mezzo, oscillando tra alleanze economiche e pressioni politiche.</p>
<p>Questo scenario comporta rischi ma anche possibilità: l’eventuale crisi dell’Organizzazione Mondiale del Commercio (WTO), oggi in stallo, potrebbe spingere per una sua riforma. Allo stesso tempo, si aprono spazi per una nuova governance economica multipolare, più equa e meno centrata sui rapporti di forza.</p>
<p>Per l’Italia, la situazione è ambivalente. Le imprese esportatrici – soprattutto nel comparto meccanico e alimentare – potrebbero soffrire dei controdazi europei. Ma se il governo sarà capace di sfruttare il momento, ci sono margini per diventare <em>hub</em> manifatturiero nel Mediterraneo, attrarre investimenti e ridisegnare le catene di approvvigionamento in chiave locale e sostenibile.</p>
<p>La storia insegna che dalle crisi possono nascere cambiamenti profondi. I dazi di Trump 2025, per quanto discutibili, stanno costringendo il sistema internazionale a ripensare regole e alleanze. Gli Stati più lungimiranti – e le imprese più resilienti – non cercheranno solo di sopravvivere, ma di <em>evolversi</em>.</p>
<p>L’economia mondiale ha bisogno di nuove coordinate, fondate su sostenibilità, equità e cooperazione. E forse, nel mezzo di questo ritorno alla tensione commerciale, possiamo trovare il coraggio per scrivere un nuovo capitolo della globalizzazione. Uno in cui il costo del cambiamento non sia pagato solo dai più deboli.</p>
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