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	<title>Gesu’ Archivi - lafrecciaweb.it</title>
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		<title>Gesù non era un influencer. Era un comunicatore relazionale che liberava le persone dal silenzio interiore</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesco Mazzarella]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 22 Nov 2025 17:03:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Editoriale]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[comunicazione]]></category>
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		<category><![CDATA[relazione]]></category>
		<category><![CDATA[valore dell'incontro]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="640" height="427" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/crucifixion-7205351_640.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/crucifixion-7205351_640.jpg 640w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/crucifixion-7205351_640-300x200.jpg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/crucifixion-7205351_640-585x390.jpg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/crucifixion-7205351_640-263x175.jpg 263w" sizes="(max-width: 640px) 100vw, 640px" /></p>
<p>In un’epoca che misura il valore delle parole attraverso l’impatto algoritmico, la figura di Gesù ci ricorda che la vera comunicazione nasce dall’incontro e restituisce dignità Viviamo in un tempo&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2025/11/22/gesu-non-era-un-influencer-era-un-comunicatore-relazionale-che-liberava-le-persone-dal-silenzio-interiore/">Gesù non era un influencer. Era un comunicatore relazionale che liberava le persone dal silenzio interiore</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="640" height="427" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/crucifixion-7205351_640.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/crucifixion-7205351_640.jpg 640w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/crucifixion-7205351_640-300x200.jpg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/crucifixion-7205351_640-585x390.jpg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/crucifixion-7205351_640-263x175.jpg 263w" sizes="(max-width: 640px) 100vw, 640px" /></p><p><em>In un’epoca che misura il valore delle parole attraverso l’impatto algoritmico, la figura di Gesù ci ricorda che la vera comunicazione nasce dall’incontro e restituisce dignità</em></p>
<p>Viviamo in un tempo in cui la comunicazione sembra aver smarrito la sua origine più semplice: essere uno spazio di incontro. Ogni giorno veniamo travolti da un flusso continuo di parole, immagini, micro-contenuti, commenti e reazioni che parlano alla mente ma raramente al cuore. La comunicazione, nell’epoca dei social e della visibilità misurata in secondi, è diventata un palcoscenico dove ciò che conta non è la relazione, ma l’impatto. Non la verità, ma la risonanza. Non la profondità, ma l’immediatezza. Tutto deve essere veloce, persuasivo, attraente. E nel tentativo di dare senso a ciò che viviamo, a volte arriviamo a leggere persino il Vangelo con questa lente distorta, trasformando Gesù in un “influencer ante litteram”, un uomo capace di attirare folle e creare movimento come farebbe un creatore di contenuti oggi.</p>
<p>Ma questa interpretazione, per quanto possa sembrare intuitiva, tradisce l’essenza stessa della sua vita. Gesù non ha mai tentato di costruire un pubblico: ha cercato persone. Non ha mai cercato visibilità: ha cercato verità. Non ha mai voluto generare consenso: ha voluto generare libertà interiore. La sua comunicazione non era uno strumento di potere, ma un atto di amore radicale. E l’amore, lo sappiamo, non influenza: trasforma.</p>
<p>Per comprendere davvero la portata di questa differenza, dobbiamo partire da una domanda semplice: che cos’è un influencer? È qualcuno che parla per orientare il comportamento degli altri. Un comunicatore che cerca reazioni, che misura il valore del proprio messaggio dal numero di visualizzazioni, dal tasso di coinvolgimento, dal consenso ottenuto. La comunicazione dell’influencer è quasi sempre unidirezionale: io parlo, tu ascolti; io mostro, tu reagisci; io appaio, tu mi segui. È una comunicazione costruita affinché l’altro si muova verso di me.</p>
<p>La comunicazione di Gesù è l’esatto opposto. Lui non chiede alle persone di seguirlo per aumentare il proprio impatto: chiede alle persone di ritrovare sé stesse. La sua parola non spinge verso di sé, ma spinge verso l’interiorità. Non orienta alla dipendenza, ma alla libertà. È una comunicazione che nasce dall’ascolto, non dal desiderio di essere ascoltati. È un dialogo che inizia sempre dalla fragilità dell’altro, mai dal bisogno di confermare la propria identità.</p>
<p>Basta guardare come incontra le persone. Gesù non organizza eventi, non costruisce scenografie, non cerca la folla. Cammina nei luoghi della vita quotidiana: pozzi, case, strade, barche di pescatori, colline aperte al vento. Non sceglie i potenti, ma gli invisibili. Non cerca chi può fare da cassa di risonanza, ma chi ha bisogno di essere visto. E ogni persona che incontra riceve un linguaggio diverso, un ritmo diverso, un tono diverso. Perché la comunicazione autentica non ripete: accoglie. Non standardizza: ascolta. Non impone: accompagna.</p>
<p>L’incontro con Zaccheo è uno degli esempi più forti. Zaccheo non è un uomo amato, né rispettato. È un esattore, percepito come complice del potere romano. Sta su un albero, lontano, convinto di non meritare uno sguardo diretto. Gesù non lo ignora e non lo rimprovera. Lo chiama per nome. Entra in casa sua. Si espone al giudizio del pubblico senza preoccuparsi della reazione. È un gesto che oggi sarebbe considerato un errore di immagine, un suicidio mediatico. Ma Gesù non comunica per piacere alla folla: comunica per restituire dignità. E Zaccheo cambia non perché subisce un discorso potente, ma perché si sente finalmente visto davvero.</p>
<p>Anche la samaritana vive un incontro che oggi potremmo definire “antivirale”. Nessuno è presente. Non c’è pubblico, non c’è strategia, non c’è narrazione da costruire. Quel dialogo avviene nell’ora più invisibile del giorno, quando la donna va al pozzo per non incrociare nessuno. Gesù non la giudica, non la imbarazza, non la mette in difficoltà. Le restituisce una parola che non pesa ma sostiene. Non cerca di convincerla: cerca di liberarla da ciò che la imprigiona. È un dialogo che vive di autenticità, non di strategia.</p>
<p>E poi ci sono le parabole. Oggi siamo abituati a contenuti veloci, semplificati, pensati per essere condivisi. La parabola è l’opposto: richiede tempo, silenzio, maturazione. Non offre una risposta, offre una domanda. Non impone un’interpretazione, apre una strada. È un metodo narrativo che rispetta la libertà dell’altro e riconosce che nessuna verità può essere compresa se non viene accolta liberamente. Per questo le parabole continuano a parlare ancora oggi: non seducono, ma risvegliano.</p>
<p>Uno dei tratti più rivoluzionari della comunicazione di Gesù è la vulnerabilità. Chi costruisce un’immagine deve proteggerla. Chi cerca consenso deve evitare il fallimento. Chi vuole essere seguito deve piacere. Gesù invece non difende mai la propria immagine. Accetta il rifiuto, la solitudine, il fraintendimento. Non fugge dai momenti di crisi, ma li abita. Non edifica la propria credibilità attraverso il successo, ma attraverso la coerenza. È una comunicazione che non teme di essere ferita, perché non nasce dall’ego ma dalla verità.</p>
<p>Questa differenza è fondamentale oggi, perché viviamo in una società che confonde la visibilità con il significato. Confondiamo rumore con impatto, velocità con profondità, viralità con valore. Ma Gesù ci ricorda che la comunicazione autentica non nasce dal bisogno di apparire: nasce dal desiderio di incontrare. E quando l’incontro è vero, cambia tutto. Perché l’incontro genera relazione, e la relazione genera vita.</p>
<p>Eppure, la nostra epoca non è solo frenesia digitale: è anche un tempo affamato di autenticità. Si percepisce una stanchezza crescente verso messaggi costruiti, contenuti artificiosi, emozioni a comando. Molti giovani dichiarano di non fidarsi più delle piattaforme, dei leader, dei formatori che parlano dall’alto di un palco, e cercano invece voci capaci di stare accanto. È una sete di presenza, non di prestazione. Ed è proprio qui che il modo di comunicare di Gesù diventa sovversivo e attuale: non mette distanza, riduce le barriere, trasforma la vulnerabilità in ponte.</p>
<p>Ogni volta che parla, Gesù non punta a convincere ma a suscitare consapevolezza. Non vuole produrre dipendenza, ma libertà. Non mira alla perfezione apparente, ma alla sincerità. E in questo suo modo di stare, c’è una lezione urgente per la nostra epoca, in cui tanti si sentono invisibili pur parlando continuamente, e in cui tanti si sentono soli pur essendo circondati da voci. Gesù ci mostra che la comunicazione autentica non nasce dalla quantità, ma dalla qualità della presenza.</p>
<p>In ogni incontro mette al centro la persona, non il ruolo. È capace di fermarsi per un malato, per un bambino, per una donna considerata impura, per un uomo rifiutato dalla società. Nel suo sguardo non c’è selezione, non c’è target, non c’è algoritmo: c’è dignità. E la dignità non si comunica, si riconosce. Una comunicazione così è disarmata, ma proprio per questo è indistruttibile. Non può essere manipolata, perché non cerca ritorno. Non può essere comprata, perché non cerca vantaggio. Non può essere imitata, perché nasce da una coerenza interiore che non ha bisogno di dimostrazioni pubbliche.</p>
<p>Gesù entra nelle storie senza giudicare e senza pretendere. Non usa le fragilità altrui per accrescere la propria reputazione; al contrario, le accoglie come terreno fertile. Una comunicazione così non cerca la luce dei riflettori, ma quella che accende dentro. E proprio per questo, chi lo ascolta non si sente spettatore, ma protagonista della propria rinascita.</p>
<p>Oggi più che mai abbiamo bisogno di recuperare questo stile. La nostra società è piena di parole che feriscono e poche che guariscono. Piena di messaggi che catturano e pochi che liberano. Piena di contenuti che cercano pubblico e pochi che cercano persone. Se applicassimo alla comunicazione quotidiana anche solo una parte del suo sguardo – lo sguardo che non giudica, che non usa, che non strumentalizza – scopriremmo una forma nuova di connessione capace di ricostruire ciò che si è rotto: fiducia, ascolto, reciprocità.</p>
<p>Ed è qui che la comunicazione diventa un cammino. Ogni parola può essere costruzione o demolizione, apertura o chiusura, cura o ferita. E Gesù ci insegna che la parola che costruisce è sempre quella che si avvicina, mai quella che domina. La parola che libera è quella che lascia spazio all’altro; la parola che guarisce è quella che non teme il silenzio.</p>
<p>In un tempo che misura tutto in numeri, Lui ci ricorda che il valore della parola si misura in incontri. In un tempo che confonde la forza con il volume, Lui ci ricorda che la verità è spesso silenziosa. In un tempo che premia la performance, Lui ci mostra che la trasformazione nasce dalla delicatezza.</p>
<p>E allora, forse, il nostro compito è questo: comunicare per costruire, non per convincere. Comunicare per incontrare, non per apparire. Comunicare per amare, non per influenzare. Perché l’abbraccio – quello vero, quello che accoglie senza chiedere nulla in cambio – resta ancora oggi più potente di qualunque algoritmo.</p>
<p><strong>@Riproduzione riservata Francesco Mazzarella</strong></p>
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		<title>E di Eterno visse. Come luce in orizzonte vicino. Maddalena e il Maestro</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2025/04/19/e-di-eterno-visse-come-luce-in-orizzonte-vicino-maddalena-e-il-maestro/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=e-di-eterno-visse-come-luce-in-orizzonte-vicino-maddalena-e-il-maestro</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Pierfranco Bruni saggista, antropologo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 19 Apr 2025 21:45:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storia, Arte, Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Gesu’]]></category>
		<category><![CDATA[Pasqua]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="642" height="330" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/04/IMG_7967.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/04/IMG_7967.jpeg 642w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/04/IMG_7967-300x154.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/04/IMG_7967-585x301.jpeg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/04/IMG_7967-640x330.jpeg 640w" sizes="(max-width: 642px) 100vw, 642px" /></p>
<p>Maddalena incontra Gesù lungo la strada diritta che porta oltre il Getsemani. “Mi parlasti con una voce lenta e sicura. La luce che intorno a te splendeva sembrava venir fuori&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2025/04/19/e-di-eterno-visse-come-luce-in-orizzonte-vicino-maddalena-e-il-maestro/">E di Eterno visse. Come luce in orizzonte vicino. Maddalena e il Maestro</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>Maddalena incontra Gesù lungo la strada diritta che porta oltre il Getsemani.<br />
“Mi parlasti con una voce lenta e sicura. La luce che intorno a te splendeva sembrava venir fuori da un uomo che ha abitato il buio e sentii un canto che giungeva da distanze di orizzonti. Erano orizzonti vicini che emanavano echi …”.</p></blockquote>
<p>PIERFRANCO BRUNI</p>
<p>Maddalena disse a Gesù: “Fui io la prima ad aver visto i tuoi occhi e il tuo sguardo. Avevi un viso sereno e avevi un sorriso bello. La tua voce un sottile vento che portavi nei capelli che avevano ricci di sale e di terra. Mi sembravi irraggiungibile ma eri vero. Non eri un’ombra e tanto meno nessun segno di tenebre sfiorava il tuo corpo. Avevi dei greci al passo. Ti avvicinasti e con una mano mi sfiorasti  il il volto. Una tenerezza che sapeva di tutta la Passione che avevi attraversato e ti parlai”.<br />
Maddalena incontra Gesù lungo la strada diritta che porta oltre il Getsemani.<br />
“Mi parlasti con una voce lenta e sicura. La luce che intorno a te splendeva sembrava venir fuori da un uomo che ha abitato il buio e sentii un canto che giungeva da distanze di orizzonti. Erano orizzonti vicini che emanavano echi …”.<br />
Maddalena e Gesù lasciarono orme di passi nel deserto di nodi che la preghiera cercava di sondare. Gli echi della parole insistevano. A un tratto si ascoltò un rumore calmo che sembrava giungere da lontano. Molto lontano.<br />
Giuda intanto quasi alla stessa ora della crocifissione si era impiccato portando con sé il tragico della sua azione.<br />
Parlò qualcuno oltre le nuvole di un cielo che era ritornato sereno.<br />
Si ascoltò:<br />
“Fu l’alba e fu mattino.<br />
Le nuvole sul Giordano<br />
portarono ombre sul sabato<br />
della Croce e divennero<br />
attesa di nuvole in Luce<br />
di speranza nel cielo<br />
in orazione di crepuscolo<br />
annerito dalle parole<br />
di Giuda che mai tradí<br />
e che considerato inganno<br />
il suo gesto passò<br />
alla Storia. Cristo scivolò<br />
nei chiodi del Tempio<br />
ma ben conosceva<br />
che l’eterno si consumava<br />
pensando che l’aurora<br />
si intrecciava alle tenebre<br />
lungo la strada<br />
che Maddalena percorse<br />
al risveglio dopo il canto<br />
del gallo urlato da chi<br />
tre volte rinnegò sapendo<br />
di rinnegare per tremore<br />
di morte annunciata.<br />
E fu l’alba e il mattino<br />
con il silenzio delle spine<br />
del re che la Giudea<br />
non capì. Portò l’acqua<br />
e il pane e giunsero le ore in cui la pietra non fu più<br />
quella di Sisifo<br />
per una notte soltanto<br />
che fu vera e di verità<br />
si raccontò il mistero<br />
che di fede fu innalzato.<br />
Cristo a Nardo ritornò<br />
e di profumi il suo corpo<br />
venne accarezzato<br />
dalle dita della prescelta.<br />
Fu l’alba. Poi il Risorto<br />
divenne stella orante”.<br />
Poi tutto tacque. Cosa fu?<br />
Maddalena disse ancora: “Maestro hai udito…”.<br />
Gesù fece un lieve sorriso soltanto.<br />
Maddalena: “Chi è?”.<br />
Non rispose Gesù.<br />
Il tempo sembrava consumarsi dentro quel dire. Ancora Maddalena: “Vieni. Ti laverò con olio profumato nella trasparenza della luce. Ci sono i tuoi apostoli che attendono la tua venuta e non puoi presentarti con le vesti logore e il corpo di sangue. Tu sei il nostro Maestro al quale la nostra vita è consacrata. Il Dio tuo è il nostro Dio”.<br />
Camminavano l’uno accanto all’altra. Il crocifiggere era passato e non restavano che stigmate. Gerusalemme era in subbuglio. Pilato era preoccupato. Pietro era scomparso nelle sue contraddizioni. Il tribuno si era convertito e aveva abbandonato la sua Legione. Giuda non c’era più ma di lui si dicevano cose strane.<br />
Maddalena gli prese le mani e le portò prima al cuore e poi alle labbra. Lo amava. Lo amava di un amore profondo tanto che molti si erano già insospettiti prima della Croce. Ebbero scambi di sguardi. L’ora era trascorsa e il Tempio era stato completamente abbandonato dai mercanti. Se pur le genti affollavano le vie si respirava una solitudine d’anima. I cuori erano in subbuglio.<br />
Maddalena si inginocchiò davanti alla sua figura e gli disse: “Maestro andiamo via da questo luogo”.<br />
Gesù la fermò. Si fermò.<br />
In lontananza tutto sembrava confuso.<br />
Qualcuno gridò: Il Risorto è con noi…”.<br />
Gesù portò un dito sulla bocca in segno di silenzio. Osservò Maddalena ormai orante.<br />
Cosa accadde?<br />
Ciò che le Scritture resero destino. A un tratto si fermò tutto come se tutto si fosse immobile. Cosa accadde?<br />
Maddalena lo abbracciò con amore. Semplicemente con amore e lo abbracciò d’amore eterno.<br />
E di eterno visse passando dell’infinito l’orizzonte<br />
e restò come luce dall’ombra uscita.</p>
<p>….</p>
<div class="wp-block-image">
<figure class="alignleft size-full is-resized"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="wp-image-85367" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2025/03/Pierfranco-Bruni-1-3.jpg" sizes="(max-width: 841px) 100vw, 841px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2025/03/Pierfranco-Bruni-1-3.jpg 841w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2025/03/Pierfranco-Bruni-1-3-300x295.jpg 300w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2025/03/Pierfranco-Bruni-1-3-768x755.jpg 768w" alt="" width="841" height="827" /></figure>
</div>
<p><strong>Pierfranco Bruni</strong> è nato in Calabria.<br />
Archeologo direttore del Ministero Beni Culturali, presidente del Centro Studi “Grisi” e già componente della Commissione UNESCO per la diffusione della cultura italiana all’estero.<br />
Nel 2024 Ospite d’onore per l’Italia per la poesia alla Fiera Internazionale di Francoforte e Rappresentante della cultura italiana alla Fiera del libro di Tunisi.<br />
Per il Ministero della Cultura è attualmente:</p>
<p>• presidente Commissione Capitale italiana città del Libro 2024;</p>
<p>• presidente Comitato Nazionale Celebrazioni centenario Manlio Sgalambro;</p>
<p>• segretario unico comunicazione del Comitato Nazionale Celebrazioni Eleonora Duse.<br />
È inoltre presidente nazionale del progetto “Undulna Eleonora Duse”, presidente e coordinatore scientifico del progetto “Giacomo Casanova 300”.</p>
<p>Ha pubblicato libri di poesia, racconti e romanzi. Si è occupato di letteratura del Novecento con libri su Pavese, Pirandello, Alvaro, Grisi, D’Annunzio, Carlo Levi, Quasimodo, Ungaretti, Cardarelli, Gatto, Penna, Vittorini e la linea narrativa e poetica novecentesca che tratteggia le eredità omeriche e le dimensioni del sacro.<br />
Ha scritto saggi sulle problematiche relative alla cultura poetica della Magna Grecia e, tra l’altro, un libro su Fabrizio De André e il Mediterraneo (“Il cantico del sognatore mediterraneo”, giunto alla terza edizione), nel quale campeggia un percorso sulle matrici letterarie dei cantautori italiani, ovvero sul rapporto tra linguaggio poetico e musica. Un tema che costituisce un modello di ricerca sul quale Bruni lavora da molti anni.</p>
<p>@<strong>Riproduzione riservata</strong></p>
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