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		<title>Il seggio vuoto di Montecitorio e quel velluto rosso che urla più di cento discorsi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Annalisa Crupi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 28 May 2026 12:18:45 +0000</pubDate>
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<p id="p-rc_57cca764e5d41006-51">Scrivere di quel vuoto significa fare un’inchiesta sulla consistenza della memoria di una Repubblica che ha poggiato le sue fondamenta proprio sulle macerie di quel delitto. Il 30 maggio 1924, da quel preciso punto dell’aula, il segretario del Partito Socialista Unitario pronunciò il suo ultimo, durissimo discorso, denunciando millimetro per millimetro le violenze, i brogli e le illegalità commesse dai fascisti nelle elezioni dell’aprile precedente. Un atto di coraggio estremo che gli costò la vita soltanto pochi giorni dopo, il 10 giugno, quando venne rapito e brutalmente assassinato dagli squadristi lungo il lungotevere Arnaldo da Brescia.</p>
<p id="p-rc_57cca764e5d41006-52">La decisione di non riassegnare mai più quel seggio a nessun altro parlamentare, oggi sancita visivamente da quella targa che ricorda la sua difesa del “libero parlamento”, va oltre la semplice celebrazione istituzionale. È un monito visivo, un corpo mancante che urla più di cento discorsi. Quando l’aula è gremita, durante i dibattiti più accesi o i voti di fiducia che spaccano i partiti, quell’unico stallo vuoto costringe chiunque sieda tra quei banchi ad alzare lo sguardo e a ricordare il prezzo altissimo della libertà di parola e della democrazia rappresentativa.</p>
<p id="p-rc_57cca764e5d41006-53">In un’epoca di politica fluida, spesso urlata e priva di memoria storica, quel velluto rosso e quel metallo inciso sono la radiografia di un dovere costituzionale. Ricordano che la democrazia non è un bene acquisito una volta per tutte, ma una conquista quotidiana che richiede rigore, verità e, quando serve, l’inflessibilità morale di pagare di persona. Quello scranno vuoto non è un pezzo di arredamento museale prestato alla politica: è il cuore pulsante e silenzioso di Montecitorio, l’ancora che tiene legata la Repubblica alla sua promessa più solenne.</p>
<p>@Riproduzione riservata</p>
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