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	<title>giornalismo Archivi - lafrecciaweb.it</title>
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		<title>Goffredo Palmerini, dalla memoria aquilana all’orizzonte globale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 05 Oct 2026 07:59:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storia, Arte, Cultura]]></category>
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		<category><![CDATA[Goffredo Palmerini]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1289" height="1302" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/WhatsApp-Image-2026-10-03-at-15.46.59-2-1.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/WhatsApp-Image-2026-10-03-at-15.46.59-2-1.jpeg 1289w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/WhatsApp-Image-2026-10-03-at-15.46.59-2-1-297x300.jpeg 297w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/WhatsApp-Image-2026-10-03-at-15.46.59-2-1-1014x1024.jpeg 1014w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/WhatsApp-Image-2026-10-03-at-15.46.59-2-1-768x776.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/WhatsApp-Image-2026-10-03-at-15.46.59-2-1-1170x1182.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/WhatsApp-Image-2026-10-03-at-15.46.59-2-1-585x591.jpeg 585w" sizes="(max-width: 1289px) 100vw, 1289px" /></p>
<p>Profilo critico della sua attività giornalistica e letteraria in campo nazionale e internazionale A cura di Franca Colozzo, architetto, blogger, scrittrice e pubblicista La figura di Goffredo Palmerini, giornalista e&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/10/05/goffredo-palmerini-dalla-memoria-aquilana-allorizzonte-globale/">Goffredo Palmerini, dalla memoria aquilana all’orizzonte globale</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Profilo critico della sua attività giornalistica e letteraria in campo nazionale e internazionale</em></p>
<div id="attachment_129033" style="width: 160px" class="wp-caption alignright"><img decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-129033" class="wp-image-129033 size-thumbnail" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/7db1f286-d150-4ba9-94e3-95ad0a1b6055-150x150.png" alt="" width="150" height="150" /><p id="caption-attachment-129033" class="wp-caption-text">Franca Colozzo</p></div>
<p><strong>A cura di Franca Colozzo, architetto, blogger, scrittrice e pubblicista</strong></p>
<p>La figura di Goffredo Palmerini, giornalista e scrittore aquilano, si colloca in una posizione singolare nel panorama della cultura italiana contemporanea. La sua opera nasce da una radice fortemente territoriale, L’Aquila e l’Abruzzo, ma si sviluppa progressivamente verso una dimensione nazionale, europea e internazionale, seguendo soprattutto le traiettorie della memoria, dell’emigrazione italiana, dell’identità culturale e dell’incontro fra comunità.</p>
<p>La peculiarità della sua produzione consiste proprio in questo movimento continuo fra radicamento e apertura, fra la memoria del luogo d’origine e la conoscenza del mondo. Non è dunque sufficiente definire Palmerini semplicemente come giornalista o scrittore di interesse regionale: la sua attività costituisce piuttosto una forma di geografia culturale dell’italianità, costruita attraverso reportage, incontri, testimonianze, profili umani, cronache, viaggi e riflessioni.</p>
<p>I suoi articoli sono stati pubblicati in Italia e in numerosi Paesi, tra cui Argentina, Australia, Brasile, Canada, Cile, Germania, Gran Bretagna, Messico, Repubblica Dominicana, Spagna, Stati Uniti, Svizzera, Sudafrica, Uruguay e Venezuela. La sua esperienza con le comunità italiane all&#8217;estero costituisce pertanto non un elemento marginale, ma uno dei fondamenti della sua identità intellettuale.</p>
<p>La bibliografia di Palmerini documenta un percorso ormai pluridecennale: <em>Oltre confine</em> (2007), <em>Abruzzo Gran Riserva</em> (2008), <em>L’Aquila nel Mondo</em> (2010), <em>L’Altra Italia</em> (2012), <em>L’Italia dei sogni</em> (2014), <em>Le radici e le ali</em> (2016), <em>L’Italia nel cuore</em> (2017), <em>Grand Tour a volo d’Aquila</em> (2018), <em>Italia ante Covid</em> (2020), <em>Mario Daniele, il sogno americano</em> (2021), <em>Mosaico di Voci</em> (2021), <em>Il mondo che va</em> (2022), <em>Il mondo di Mario Fratti</em> (2023), <em>Mario Setta, testimonianze di libertà</em> (2024), <em>Ti racconto così</em> (2024), cui si aggiungono <em>Intrecci di memoria</em> (2025), <em>Personaggi e persone. 99 profili, un patrimonio di memoria</em> (2026) e <em>Ricordando Mario Fratti. Voci e memorie</em> (2026). Questa produzione permette di individuare una vera poetica della memoria, nella quale il giornalismo diviene strumento di conservazione della storia e, contemporaneamente, forma di relazione umana.</p>
<p><em>Oltre confine</em>: l&#8217;inizio di una geografia culturale</p>
<p>Con “Oltre confine” (2007), Palmerini inaugura un percorso destinato a svilupparsi negli anni successivi. Già il titolo contiene una dichiarazione programmatica: il confine non viene considerato come una barriera, ma come una soglia. Il giornalista guarda infatti all&#8217;Italia attraverso ciò che accade oltre i suoi limiti geografici, soprattutto attraverso le comunità italiane nel mondo. L&#8217;emigrazione non viene presentata esclusivamente come fenomeno storico o demografico, ma come continuazione dell&#8217;identità italiana in altri territori. Il viaggio diviene quindi una modalità di conoscenza. Palmerini non osserva il mondo da una distanza puramente giornalistica: lo attraversa attraverso le persone, raccogliendo storie, esperienze, ricordi e testimonianze.</p>
<p><em>Abruzzo Gran Riserva</em>: il territorio come patrimonio umano</p>
<p>Il successivo “Abruzzo Gran Riserva” (2008) approfondisce la relazione fra territorio e identità. Il libro raccoglie articoli pubblicati nell&#8217;arco di circa un anno su numerose testate abruzzesi, italiane e internazionali e amplia la prospettiva già presente in Oltre confine. L&#8217;Abruzzo di Palmerini non è soltanto una regione geografica. È un deposito di memoria, valori, persone e storie. La metafora della “riserva” suggerisce qualcosa che deve essere custodito senza essere opera museale. La tradizione non viene congelata nel passato, ma mantenuta viva attraverso il racconto. È significativo che proprio questo volume sia stato accolto anche dalla stampa italiana all&#8217;estero, poiché rende evidente uno dei tratti distintivi della scrittura palmeriniana: raccontare l&#8217;Abruzzo per raggiungere il mondo e raccontare il mondo per ritrovare l&#8217;Abruzzo.</p>
<p><em>L&#8217;Aquila nel Mondo</em>: la città come centro di una rete globale</p>
<p>Con “L’Aquila nel Mondo” (2010) il rapporto fra città e dimensione internazionale diviene ancora più esplicito. L&#8217;Aquila non appare più soltanto come luogo natale dell&#8217;autore, ma come nodo di una vasta rete umana costituita dalle comunità aquilane e abruzzesi disseminate nei diversi continenti. La città viene così sottratta alla dimensione puramente locale e reinterpretata come centro simbolico di una diaspora. Il concetto di “mondo” diviene una categoria fondamentale della produzione di Palmerini. Il mondo non è l&#8217;opposto della patria: è lo spazio nel quale la patria continua a vivere attraverso la memoria degli emigrati.</p>
<p><em>L&#8217;Altra Italia</em>: l&#8217;identità italiana oltre i confini</p>
<p>In “L&#8217;Altra Italia” (2012) questa intuizione raggiunge una maggiore maturità. “L&#8217;altra Italia” è quella che vive fuori dall&#8217;Italia geografica, ma conserva, trasforma e rinnova elementi dell&#8217;identità nazionale. Palmerini porta quindi all&#8217;attenzione del lettore un&#8217;Italia spesso poco rappresentata dal discorso pubblico: quella delle associazioni, delle famiglie emigrate, delle comunità, degli intellettuali, degli imprenditori, degli artisti e dei protagonisti della vita sociale italiana all&#8217;estero. La sua prospettiva assume qui una rilevanza quasi sociologica: attraverso storie individuali viene ricostruito un fenomeno collettivo.</p>
<p><em>L&#8217;Italia dei sogni</em>: il Paese raccontato attraverso le sue singolarità</p>
<p>Con “L&#8217;Italia dei sogni” (2014), Palmerini amplia il campo d&#8217;indagine. L&#8217;Italia non è più soltanto quella dell&#8217;emigrazione e delle comunità all&#8217;estero, ma diviene un grande mosaico di fatti, personaggi, luoghi e singolarità. Il libro rivela una caratteristica importante della sua scrittura: l&#8217;interesse per ciò che normalmente rischia di rimanere ai margini della grande cronaca. La sua attenzione si concentra spesso sul particolare, sul personaggio, sulla vicenda apparentemente minore, perché proprio nel particolare egli individua il valore universale dell&#8217;esperienza umana.</p>
<p><em>Le radici e le ali</em>: la sintesi della sua poetica</p>
<p>“Le radici e le ali” (2016) può essere considerato uno dei libri centrali per comprendere l&#8217;intera opera di Palmerini. Il titolo stesso contiene una struttura binaria che attraversa tutta la sua produzione: radici e movimento, appartenenza e viaggio, memoria e futuro. Le radici rappresentano la storia, la famiglia, l&#8217;Abruzzo, L&#8217;Aquila, l&#8217;Italia e la memoria degli emigrati. Le ali rappresentano invece il viaggio, l&#8217;apertura internazionale, la curiosità, la cultura e la capacità dell&#8217;identità di trasformarsi senza dissolversi. Una precedente analisi critica del volume ha sottolineato proprio la continuità fra i libri di Palmerini e la fitta rete di collegamenti che li unisce, evidenziando come l&#8217;autore costruisca progressivamente un grande racconto degli italiani e dell&#8217;italianità nel mondo. È probabilmente questa la chiave più efficace per interpretare la sua opera complessiva.</p>
<p><em>L&#8217;Italia nel cuore</em>: il viaggio come esperienza emotiva</p>
<p>Con “L&#8217;Italia nel cuore” (2017), il viaggio assume una dimensione più esplicitamente personale. Il sottotitolo, Sensazioni, emozioni, racconti di viaggio, evidenzia come la scrittura di Palmerini non sia soltanto documentaria. Il giornalista osserva, ma contemporaneamente partecipa emotivamente a ciò che racconta. Il reportage diventa così una forma di memoria affettiva. Il mondo viene conosciuto attraverso le persone incontrate, mentre l&#8217;Italia continua a essere il centro emotivo verso il quale convergono esperienze apparentemente lontane.</p>
<p><em>Grand Tour a volo d&#8217;Aquila</em>: il viaggio come metodo di conoscenza</p>
<p>“Grand Tour a volo d&#8217;Aquila” (2018) porta nel titolo una doppia dimensione: il riferimento al tradizionale Grand Tour europeo e l&#8217;esplicito richiamo all&#8217;Aquila. Il viaggio assume qui un significato quasi metodologico. Palmerini osserva il mondo da una prospettiva che mantiene costantemente una doppia focalizzazione: vedere il mondo attraverso l&#8217;Italia e vedere l&#8217;Italia attraverso il mondo. La sua scrittura si colloca quindi a metà strada fra reportage giornalistico, diario di viaggio, testimonianza culturale e narrazione civile.</p>
<p><em>Italia ante Covid</em>: la testimonianza di una soglia storica</p>
<p>“Italia ante Covid” (2020) assume oggi anche un particolare valore documentario. Il libro fotografa un&#8217;Italia immediatamente precedente alla pandemia, diventando involontariamente una testimonianza di una fase storica destinata a essere profondamente trasformata. Palmerini continua a esercitare la sua funzione di osservatore della società, ma la prospettiva temporale conferisce alle pagine una nuova dimensione: ciò che era cronaca diventa memoria.</p>
<p><em>Mario Daniele, il sogno americano</em>: biografia e diaspora</p>
<p>Con “Mario Daniele, il sogno americano” (2021), Palmerini concentra il proprio interesse su una singola esperienza biografica. La storia individuale diventa una lente attraverso cui leggere il più vasto fenomeno dell&#8217;emigrazione italiana. Il fatto che il volume sia stato tradotto e pubblicato anche negli Stati Uniti rafforza la dimensione internazionale della sua produzione. Il “sogno americano” viene così inserito nella lunga storia delle aspettative, delle fatiche e delle conquiste degli italiani emigrati.</p>
<p><em>Mosaico di Voci</em>: la polifonia della contemporaneità</p>
<p>“Mosaico di Voci” (2021) costituisce un&#8217;importante sintesi della metodologia giornalistica dell&#8217;autore. Il volume raccoglie articoli, reportage, recensioni, relazioni, cronache e interviste e viene indicato come il decimo volume della serie iniziata nel 2007. La metafora del mosaico è particolarmente appropriata: Palmerini non pretende di raccontare la realtà attraverso un&#8217;unica voce, ma la ricostruisce attraverso una pluralità di testimonianze. La sua opera assume pertanto una struttura corale.</p>
<p><em>Il mondo che va</em>: osservare la trasformazione</p>
<p>Con “Il mondo che va” (2022), lo sguardo si sposta maggiormente verso la contemporaneità e i suoi mutamenti. Il titolo possiede una significativa ambivalenza: indica un mondo che procede, cambia, si trasforma, ma anche un mondo che può perdere rapidamente persone, luoghi e memorie. Palmerini reagisce a questa transitorietà attraverso il racconto. La scrittura diviene così una forma di resistenza all&#8217;oblio.</p>
<p><em>Il mondo di Mario Fratti</em>: memoria teatrale e identità culturale</p>
<p>“Il mondo di Mario Fratti” (2023) approfondisce la dimensione biografica e culturale attraverso la figura del grande drammaturgo aquilano, vissuto a New York. L&#8217;interesse per Fratti permette a Palmerini di entrare nel mondo del teatro, della cultura italiana internazionale e della relazione fra L&#8217;Aquila e New York. Non si tratta quindi soltanto della biografia di un uomo di cultura, ma della ricostruzione di una rete intellettuale transnazionale.</p>
<p><em>Mario Setta, testimonianze di libertà</em></p>
<p>“Mario Setta, testimonianze di libertà” costituisce un ulteriore passaggio verso la scrittura della memoria civile. Il protagonista viene restituito attraverso testimonianze e ricordi, secondo una modalità ormai caratteristica di Palmerini: la biografia non è isolata, ma diviene spazio di riflessione sui valori. La libertà, la responsabilità individuale e la memoria storica diventano categorie narrative e civili.</p>
<p><em>Ti racconto così</em>: il ritorno alla persona</p>
<p>Con “Ti racconto così” (2024), il titolo stesso dichiara la natura dialogica della scrittura. “Ti racconto” presuppone un interlocutore. Non è la voce impersonale dello storico, ma quella di chi ha incontrato persone e desidera consegnarne l&#8217;esperienza al lettore. Il libro conferma inoltre la vastità della produzione giornalistica di Palmerini e la sua capacità di intrecciare il territorio aquilano con la dimensione nazionale e internazionale.</p>
<p><em>Berardino Scipioni, storia di una vita all’estero</em></p>
<p>Con “Berardino Scipioni, storia di una vita all’estero” Palmerini racconta l’esperienza d’un altro emigrato, una vita tra la Svizzera e il Belgio. In più d’una occasione l’autore ha affermato che le storie vive d’emigrazione talvolta raccontano molto più e meglio che un saggio sul fenomeno migratorio. Con questo libro, tradotto e pubblicato anche in francese, dimostra ancora una volta d’aver ragione.</p>
<p><em>Intrecci di memoria</em>: la maturità della narrazione</p>
<p>“Intrecci di memoria. Trame di vita, territori e sguardi in cammino” (2025) rappresenta una naturale evoluzione della sua poetica. Le parole “intrecci”, “memoria”, “vita”, “territori” e “sguardi” sembrano quasi condensare l&#8217;intero itinerario intellettuale dell&#8217;autore. La memoria non è più soltanto ricordo del passato: è una rete nella quale si incontrano persone, luoghi, migrazioni, esperienze e generazioni.</p>
<p><em>Ricordando Mario Fratti</em>: la memoria come eredità culturale</p>
<p>La più recente “Ricordando Mario Fratti. Voci e memorie. Testimonianze e interviste al grande drammaturgo aquilano” (2026) approfondisce ulteriormente il rapporto fra memoria, testimonianza e cultura. Il ritorno alla figura di Fratti mostra quanto il lavoro di Palmerini sia fondato sulla convinzione che la cultura non sopravviva soltanto attraverso le opere, ma anche attraverso le testimonianze di coloro che hanno conosciuto gli autori e ne hanno condiviso una parte del percorso umano. Una bibliografia che diventa autobiografia intellettuale. Considerata nel suo complesso, la produzione di Palmerini può essere letta come una autobiografia intellettuale indiretta. L&#8217;autore non racconta necessariamente se stesso in forma autobiografica tradizionale. Racconta invece le persone che ha incontrato, i luoghi che ha attraversato, le comunità che ha conosciuto e gli avvenimenti ai quali ha assistito. Ma attraverso questi incontri emerge inevitabilmente anche il suo profilo.</p>
<p><em>Personaggi e Persone</em>: la memoria come patrimonio <img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignright wp-image-129037 size-medium" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/WhatsApp-Image-2026-10-03-at-15.46.59-209x300.jpeg" alt="" width="209" height="300" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/WhatsApp-Image-2026-10-03-at-15.46.59-209x300.jpeg 209w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/WhatsApp-Image-2026-10-03-at-15.46.59-585x841.jpeg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/WhatsApp-Image-2026-10-03-at-15.46.59.jpeg 635w" sizes="(max-width: 209px) 100vw, 209px" /></p>
<p>Nel 2026 Palmerini pubblica “Personaggi e persone: 99 profili, un patrimonio di memoria” 2005-2025. L&#8217;opera assume un particolare rilievo perché raccoglie 99 figure incontrate dall&#8217;autore nel corso di vent&#8217;anni. I protagonisti hanno origini aquilane o abruzzesi, ma anche provenienze italiane e internazionali; molti sono collegati alla città dell&#8217;Aquila o alle comunità italiane nel mondo. Il libro può essere interpretato come una sorta di atlante umano. Il numero dei ritratti non è soltanto quantitativo: la scelta di raccogliere persone diverse per professione, esperienza e collocazione geografica permette di costruire una memoria plurale. La critica ha sottolineato come l&#8217;opera rappresenti una risposta all&#8217;“oblio digitale”, restituendo profondità temporale a persone che rischierebbero di essere sommerse dalla rapidità della comunicazione contemporanea. Qui il giornalista diventa definitivamente custode della memoria.</p>
<p>La sequenza dei titoli è, in questo senso, eloquente: <em>Oltre confine → Abruzzo Gran Riserva → L&#8217;Aquila nel Mondo → L&#8217;Altra Italia → L&#8217;Italia dei sogni → Le radici e le ali → L&#8217;Italia nel cuore → Grand Tour a volo d&#8217;Aquila → Italia ante Covid → Mario Daniele, il sogno americano → Mosaico di Voci → Il mondo che va → Il mondo di Mario Fratti → Mario Setta, testimonianze di libertà → Ti racconto così → Intrecci di memoria → Personaggi e persone → Ricordando Mario Fratti. </em>È una progressione che conduce dal territorio alla persona, dalla persona alla comunità, dalla comunità alla nazione, dalla nazione al mondo e dal mondo nuovamente alla memoria personale.</p>
<p>Il giornalista come mediatore culturale</p>
<p>Uno degli aspetti più interessanti dell&#8217;opera di Palmerini è la sua collocazione fra giornalismo e cultura. Il suo lavoro non appartiene esclusivamente al giornalismo informativo. Esiste una componente documentaria, ma anche una componente memorialistica, narrativa e civile. Palmerini è soprattutto un mediatore culturale. La sua funzione consiste nel mettere in comunicazione:</p>
<ul>
<li>L&#8217;Aquila e il mondo;</li>
<li>Abruzzo e diaspora italiana;</li>
<li>memoria e contemporaneità;</li>
<li>individuo e comunità;</li>
<li>storia locale e storia dell&#8217;emigrazione;</li>
<li>esperienza personale e memoria collettiva;</li>
<li>Italia e italianità nel mondo.</li>
</ul>
<p>La sua attività con la stampa italiana all&#8217;estero conferma concretamente questa funzione di collegamento. Le numerose collaborazioni internazionali hanno trasformato il suo lavoro in una rete editoriale che attraversa più continenti.</p>
<p>Il concetto più importante che attraversa l&#8217;intera opera di Palmerini è probabilmente quello della memoria. Non una memoria nostalgica, ma una memoria attiva. Ricordare significa infatti, nella sua prospettiva, riconoscere il valore delle persone, preservare le esperienze degli emigrati, restituire dignità ai territori e impedire che la velocità della contemporaneità cancelli ciò che è stato. In questo senso, il suo giornalismo possiede una precisa dimensione etica.  La scrittura diventa un atto di responsabilità verso il passato e verso le generazioni future.</p>
<p>L&#8217;internazionalità di Palmerini non consiste soltanto nella presenza dei suoi articoli all&#8217;estero o nei suoi viaggi. È una dimensione tematica e antropologica. Il vero protagonista della sua opera è l&#8217;essere umano in movimento. L&#8217;emigrante, l&#8217;artista, il giornalista, il drammaturgo, l&#8217;intellettuale, l&#8217;amministratore, il cittadino: ciascuno porta con sé una storia individuale, ma anche un frammento della storia collettiva. In questa prospettiva Palmerini contribuisce alla costruzione di una narrativa dell&#8217;italianità contemporanea che supera il concetto statico di appartenenza nazionale. L&#8217;italianità diventa una identità mobile, capace di abitare più Paesi senza necessariamente perdere la propria origine.</p>
<p>Nel panorama nazionale e internazionale, Goffredo Palmerini può dunque essere interpretato come una figura di confine nel senso più alto e positivo del termine: non uomo del confine, ma uomo che trasforma il confine in incontro. La sua opera giornalistica e letteraria costruisce nel tempo una grande mappa dell&#8217;Italia vista attraverso le sue persone e attraverso le comunità che, partendo dall&#8217;Italia, hanno contribuito a costruire altre società nel mondo. Da <em>Oltre confine</em> a <em>Personaggi e Persone</em>, il suo percorso è quello di una progressiva trasformazione dello sguardo: dapprima il territorio, poi la comunità, quindi l&#8217;emigrazione, l&#8217;Italia, il mondo e infine la persona come centro ultimo della storia. La sua scrittura non pretende di sostituirsi alla storiografia accademica. Il suo contributo è diverso e, proprio per questo, prezioso: raccogliere la materia viva della storia prima che diventi documento d&#8217;archivio. In Palmerini il giornalismo assume quindi una funzione memoriale; la memorialistica acquisisce una dimensione narrativa; il viaggio diviene strumento di conoscenza; il territorio si trasforma in identità; l&#8217;identità si apre al mondo. È stato da qualche critico anche definito scrittore odeporico, per la capacità di fondere descrizione dei luoghi, emozioni, riflessioni storiche e antropologiche con una tecnica narrativa che eleva i suoi racconti di viaggio ad autentico contributo letterario. È inoltre questa sua continuità a conferire unità a una bibliografia ormai vasta e articolata.</p>
<p>Goffredo Palmerini occupa da diversi decenni uno spazio significativo nel panorama del giornalismo e della cultura italiana. La sua peculiarità risiede soprattutto nella capacità di trasformare la dimensione locale in sguardo internazionale, facendo dell’Abruzzo e dell’Italia punti di partenza per raccontare persone, territori, memoria, emigrazione e identità. La sua attività giornalistica ha infatti oltrepassato ampiamente i confini italiani. I suoi articoli sono apparsi sulla stampa italiana all’estero e su testate di numerosi Paesi. Questo radicamento internazionale non è soltanto geografico. Palmerini ha sviluppato nel tempo una sorta di geografia umana dell’italianità nel mondo, incontrando comunità, protagonisti dell’emigrazione, intellettuali, artisti e personalità che hanno mantenuto un rapporto con l’Italia e con le proprie radici. Il suo giornalismo diventa così testimonianza di una Italia diffusa, che continua a vivere oltre i confini nazionali. La sua produzione libraria conferma questa vocazione.</p>
<p>Anche la sua attività istituzionale ha contribuito a costruire questa prospettiva: per quasi trent’anni è stato amministratore del Comune dell’Aquila, ricoprendo più volte l’incarico di assessore e quello di vicesindaco. Questa esperienza gli ha consentito di conoscere direttamente il tessuto civile della città e, parallelamente, di sviluppare rapporti con le comunità italiane all&#8217;estero. Direi quindi che Goffredo Palmerini rappresenta una figura di “giornalista-ponte”: ponte fra locale e globale, fra memoria e contemporaneità, fra l’Italia territoriale e l’Italia delle comunità nel mondo.</p>
<p>La sua opera può essere letta attraverso quattro assi fondamentali: <em>L’Aquila → Abruzzo → Italia → Mondo</em>.</p>
<p>Ed è proprio in questo progressivo allargamento dell’orizzonte che risiede il valore della sua esperienza: partire dalla memoria di una città per raccontare la complessità dell’identità italiana nel mondo. Nel panorama nazionale, dunque, Palmerini si colloca come giornalista e scrittore fortemente legato alla cultura territoriale e alla memoria civile; nel panorama internazionale, assume invece il profilo di ambasciatore culturale dell’italianità, con particolare attenzione alla diaspora italiana, alle sue radici e alle sue nuove identità. La sua attività è inoltre documentata da numerosi riconoscimenti.</p>
<p data-pm-slice="1 1 []">
<p data-pm-slice="1 1 []"><em>Goffredo Palmerini (L’Aquila, 1948), giornalista e scrittore, già dirigente delle Ferrovie dello Stato, è stato amministratore<img decoding="async" class="alignright wp-image-129031 size-thumbnail" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/WhatsApp-Image-2026-10-03-at-15.46.59-1-150x150.jpeg" alt="" width="150" height="150" /> dell’Aquila per quasi trent’anni, più volte assessore e vicesindaco fino al 2007. Collabora con testate italiane e con la stampa italiana in 21 Paesi, raccontando cultura, territori ed emigrazione, soprattutto abruzzese, e promuovendo contributi di personalità della cultura. Autore di 19 volumi, anche tradotti all’estero, conta circa 60mila pagine pubblicate in vent’anni e numerosi premi per giornalismo, letteratura, cultura e diritti umani. È autore e membro del Comitato scientifico del “Dizionario Enciclopedico delle Migrazioni Italiane nel Mondo”. Ricopre incarichi in RRM3, VerbumlandiArt, Centro Studi Federico II, L’Aquila Made In e AIAE di New York.</em></p>
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<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/10/05/goffredo-palmerini-dalla-memoria-aquilana-allorizzonte-globale/">Goffredo Palmerini, dalla memoria aquilana all’orizzonte globale</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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		<title>Uspi informa: Editoria e Intelligenza Artificiale: al Rome Future Week Assodigit porta il confronto dal prompt al processo</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2026/09/17/uspi-informa-editoria-e-intelligenza-artificiale-al-rome-future-week-assodigit-porta-il-confronto-dal-prompt-al-processo/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=uspi-informa-editoria-e-intelligenza-artificiale-al-rome-future-week-assodigit-porta-il-confronto-dal-prompt-al-processo</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 17 Sep 2026 10:07:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Editoria/Giornalismo]]></category>
		<category><![CDATA[Innovazione digitale]]></category>
		<category><![CDATA[Assodigit]]></category>
		<category><![CDATA[concegno]]></category>
		<category><![CDATA[editoria]]></category>
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		<category><![CDATA[IA]]></category>
		<category><![CDATA[Uspi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1048" height="595" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/IMG_5531.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/IMG_5531.jpeg 1048w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/IMG_5531-300x170.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/IMG_5531-1024x581.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/IMG_5531-768x436.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/IMG_5531-585x332.jpeg 585w" sizes="(max-width: 1048px) 100vw, 1048px" /></p>
<p>Il 24 settembre, a Roma, editori, giornalisti, associazioni di categoria e aziende tecnologiche si confronteranno sull’integrazione dell’AI nei processi editoriali. Tra i relatori anche ANSO e USPI. Al centro dell’incontro&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/09/17/uspi-informa-editoria-e-intelligenza-artificiale-al-rome-future-week-assodigit-porta-il-confronto-dal-prompt-al-processo/">Uspi informa: Editoria e Intelligenza Artificiale: al Rome Future Week Assodigit porta il confronto dal prompt al processo</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h5 class="wp-block-heading"><strong>Il 24 settembre, a Roma, editori, giornalisti, associazioni di categoria e aziende tecnologiche si confronteranno sull’integrazione dell’AI nei processi editoriali. Tra i relatori anche ANSO e USPI. Al centro dell’incontro casi concreti di testate che hanno già introdotto l’intelligenza artificiale nei propri flussi di lavoro.</strong></h5>
<p><strong>Roma, settembre 2026</strong> – L’intelligenza artificiale è già entrata nelle redazioni. Viene utilizzata per cercare informazioni, analizzare fonti, generare e rielaborare testi, produrre immagini, audio e video e distribuire i contenuti su più canali.</p>
<p>Tuttavia utilizzare strumenti di AI non significa ancora aver integrato l’intelligenza artificiale nel processo editoriale.</p>
<p>È da questa distinzione che nasce <strong>“Editoria e AI: dal prompt al processo”</strong>, l’appuntamento organizzato da <strong>Assodigit ETS il 24 settembre 2026, dalle 10.00 alle 13.00, al Belstay Roma Aurelia</strong>, all’interno dell’<strong>Assodigit Business Hub di Rome Future Week</strong>.</p>
<p>L’incontro riunirà editori, direttori, giornalisti, professionisti dell’informazione, associazioni di categoria e aziende tecnologiche per affrontare uno dei passaggi centrali nella trasformazione dell’editoria: <strong>come superare l’utilizzo frammentato dei singoli strumenti e costruire processi nei quali l’AI possa essere realmente integrata, governata e misurata</strong>.</p>
<p>Tra i relatori parteciperanno anche rappresentanti di <strong>ANSO – Associazione Nazionale Stampa Online</strong> e <strong>USPI – Unione Stampa Periodica Italiana e Ferpi – Federazione Relazioni Pubbliche Italiana</strong>, portando nel confronto il punto di vista degli editori e delle testate impegnate quotidianamente nell’evoluzione del settore.</p>
<h4 class="wp-block-heading"><strong>Dalle sperimentazioni ai casi reali</strong></h4>
<p>Uno degli elementi centrali dell’incontro sarà la presentazione di <strong>case study di testate che hanno già iniziato a introdurre l’intelligenza artificiale non soltanto come strumento a disposizione del singolo giornalista, ma come parte integrante del processo editoriale</strong>.</p>
<p>Esperienze concrete che permetteranno di osservare cosa cambia quando l’AI entra nelle diverse fasi del ciclo di produzione della notizia: dalla ricerca e organizzazione delle fonti all’analisi delle informazioni, dalla produzione e revisione dei contenuti alla generazione di formati multimediali, fino alla pubblicazione nel CMS e alla distribuzione multicanale.</p>
<p>L’obiettivo è mostrare cosa significa, nella pratica, passare da una serie di applicazioni indipendenti ad <strong>un flusso coordinato nel quale tecnologia, persone, procedure e responsabilità siano progettati insieme</strong>.</p>
<p>Un passaggio che riguarda non soltanto l’efficienza delle redazioni, ma anche la qualità dell’informazione, il mantenimento dell’identità editoriale e la capacità di governare ciò che viene prodotto attraverso sistemi di intelligenza artificiale.</p>
<h4 class="wp-block-heading"><strong>«Il vero cambiamento inizia quando l’AI entra nel processo»</strong></h4>
<p>«In questi mesi abbiamo visto crescere enormemente l’utilizzo dell’intelligenza artificiale nelle redazioni, ma usare ChatGPT o un altro strumento non significa avere trasformato il modo di lavorare di una testata. Il vero salto avviene quando smettiamo di ragionare sul singolo prompt e iniziamo a progettare il processo: quali dati e fonti entrano, dove interviene l’AI, quali attività vengono automatizzate, dove rimane indispensabile la supervisione umana e come misuriamo il risultato. È lì che l’intelligenza artificiale smette di essere semplicemente uno strumento e può diventare parte dell’organizzazione editoriale», dichiara <strong>Giovanni Cinquegrana</strong>, Presidente di Assodigit ETS.</p>
<p>«Per l’editoria questo passaggio è particolarmente importante, perché efficienza e velocità non possono essere separate da qualità, identità e responsabilità. La tecnologia deve essere inserita in un metodo che lasci chiaramente all’editore e alla redazione il governo del processo e delle decisioni editoriali».</p>
<h4 class="wp-block-heading"><strong>Qualità, controllo e responsabilità restano centrali</strong></h4>
<p>Il confronto non riguarderà quindi soltanto ciò che oggi l’intelligenza artificiale permette tecnicamente di fare.</p>
<p>Una parte dell’appuntamento sarà dedicata anche alle condizioni necessarie per adottarla in modo responsabile: selezione e verifica delle fonti, supervisione umana, approvazione dei contenuti, trasparenza nell’utilizzo dell’AI, definizione dei ruoli e responsabilità editoriale.</p>
<p>Temi che diventano ancora più rilevanti alla luce dell’evoluzione del quadro normativo europeo e che difficilmente possono essere affrontati lasciando al singolo giornalista la scelta di come utilizzare autonomamente uno strumento.</p>
<p>La domanda alla base dell’incontro diventa quindi più ampia: <strong>come può una testata diventare più efficiente e multicanale grazie all’intelligenza artificiale senza perdere controllo, qualità e riconoscibilità?</strong></p>
<div class="td-a-rec td-a-rec-id-content_inline  tdi_42 td_block_template_9">
<div class="td-all-devices"><a href="https://notiziario.uspi.it/uspi-il-partner-strategico-per-leditoria-che-cambia/"><img decoding="async" class="td-animation-stack-type0-2" src="https://notiziario.uspi.it/wp-content/uploads/2025/01/9-motivi.jpg" /></a></div>
</div>
<h4 class="wp-block-heading"><strong>Un appuntamento dell’Assodigit Business Hub</strong></h4>
<p>“Editoria e AI: dal prompt al processo” fa parte dell’<strong>Assodigit Business Hub</strong>, l’Hub organizzato da Assodigit all’interno della Rome Future Week.</p>
<p>Il Business Hub sarà attivo nelle giornate del <strong>21, 22 e 24 settembre</strong> al Belstay Roma Aurelia con un programma di appuntamenti dedicati all’impatto dell’intelligenza artificiale e delle nuove tecnologie sui processi e sui modelli organizzativi delle imprese.<br />
L’appuntamento dedicato all’editoria è rivolto in particolare a <strong>editori, direttori, giornalisti, responsabili di redazione, content manager, professionisti dell’informazione, associazioni di categoria e aziende tecnologiche</strong>.</p>
<p><strong>Editoria e AI: dal prompt al processo<br />
<a href="https://romefutureweek.it/event/editoria-e-ai-dal-prompt-al-processo/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://romefutureweek.it/event/editoria-e-ai-dal-prompt-al-processo/</a><br />
</strong>24 settembre 2026 | 10.00 – 13.00<br />
Belstay Roma Aurelia<br />
Via Bogliasco 27, Roma<br />
Assodigit Business Hub – Rome Future Week</p>
<blockquote class="wp-embedded-content" data-secret="aOID2SglM2"><p><a href="https://assodigit.it/the-business-hub/">The Business Hub</a></p></blockquote>
<p><iframe class="wp-embedded-content" sandbox="allow-scripts" security="restricted"  title="&#8220;The Business Hub&#8221; &#8212; Assodigit" src="https://assodigit.it/the-business-hub/embed/#?secret=6RPWtrjftM#?secret=aOID2SglM2" data-secret="aOID2SglM2" width="600" height="338" frameborder="0" marginwidth="0" marginheight="0" scrolling="no"></iframe></p>
<p><strong>Partecipazione gratuita previa registrazione:<br />
</strong><a href="https://romefutureweek.it/event/editoria-e-ai-dal-prompt-al-processo/"><strong>https://romefutureweek.it/event/editoria-e-ai-dal-prompt-al-processo/</strong></a></p>
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		<title>CASO RANUCCI: CHI GARANTISCE LA LIBERTÀ DI CHI CONTROLLA IL POTERE?</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2026/08/28/caso-ranucci-chi-garantisce-la-liberta-di-chi-controlla-il-potere/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=caso-ranucci-chi-garantisce-la-liberta-di-chi-controlla-il-potere</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesco Mazzarella]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 28 Aug 2026 11:55:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Editoriale]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[giornalismo]]></category>
		<category><![CDATA[informazione]]></category>
		<category><![CDATA[LibertàDiStampa]]></category>
		<category><![CDATA[Rai]]></category>
		<category><![CDATA[Report]]></category>
		<category><![CDATA[ServizioPubblico]]></category>
		<category><![CDATA[SigfridoRanucci]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="678" height="381" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/08/IMG_5073.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/08/IMG_5073.png 678w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/08/IMG_5073-300x169.png 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/08/IMG_5073-585x329.png 585w" sizes="(max-width: 678px) 100vw, 678px" /></p>
<p>La Rai valuta il futuro di Report mentre l’inchiesta sull’attentato continua e la redazione rifiuta l’ipotesi di una guida esterna. Ranucci non è intoccabile, ma una scelta del servizio pubblico&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/08/28/caso-ranucci-chi-garantisce-la-liberta-di-chi-controlla-il-potere/">CASO RANUCCI: CHI GARANTISCE LA LIBERTÀ DI CHI CONTROLLA IL POTERE?</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="678" height="381" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/08/IMG_5073.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/08/IMG_5073.png 678w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/08/IMG_5073-300x169.png 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/08/IMG_5073-585x329.png 585w" sizes="(max-width: 678px) 100vw, 678px" /></p><blockquote><p><em>La Rai valuta il futuro di Report mentre l’inchiesta sull’attentato continua e la redazione rifiuta l’ipotesi di una guida esterna. Ranucci non è intoccabile, ma una scelta del servizio pubblico deve essere accompagnata da fatti, regole e trasparenza</em></p></blockquote>
<p>C’è una domanda semplice che rischia di farci perdere quella più importante.</p>
<div><strong>Sigfrido Ranucci deve continuare a condurre Report oppure no?</strong></div>
<p>Possiamo dividerci rapidamente.</p>
<p>Chi considera Ranucci un simbolo del giornalismo libero lo difenderà.</p>
<p>Chi considera Report una trasmissione faziosa o eccessivamente aggressiva riterrà legittimo sostituirlo.</p>
<p>Ma forse il punto non è scegliere una delle due tifoserie.</p>
<p>La domanda che dovrebbe interessarci è un’altra:</p>
<div><strong>Quali condizioni devono esistere perché il giornalismo d’inchiesta del servizio pubblico possa essere contemporaneamente libero dal potere e responsabile davanti ai fatti?</strong></div>
<p>Perché ormai il caso non riguarda soltanto un conduttore.</p>
<p>Riguarda Report.</p>
<p>Riguarda la Rai.</p>
<p>E soprattutto riguarda il rapporto di fiducia tra informazione, istituzioni e cittadini.</p>
<h2>La Rai sta valutando il dopo Ranucci</h2>
<p>Al momento non esiste ancora una decisione ufficiale definitiva sulla nuova conduzione di Report.</p>
<p>Esiste però un orientamento aziendale ormai chiaramente emerso.</p>
<p>Secondo quanto riferito da ANSA, dopo le tensioni legate alla vicenda Lavitola e gli approfondimenti del Comitato Etico, la Rai sta valutando il cambio alla conduzione del programma e una ricollocazione professionale di Ranucci in un ruolo ritenuto congruo.</p>
<p>A luglio la stessa Rai aveva sospeso cautelativamente le repliche estive di Report «in attesa che si faccia piena chiarezza» sulla vicenda, confermando però il ritorno della trasmissione a novembre.</p>
<div><strong>Quindi Report, almeno nelle intenzioni dichiarate, resta.<br />
La domanda è quale Report e con quale guida.</strong></div>
<p>Ranucci, da parte sua, ha sostenuto di avere la coscienza pulita e non sembra intenzionato ad abbandonare spontaneamente il programma.</p>
<p>Fin qui possiamo restare ai fatti.</p>
<p><strong>Poi cominciano le domande.</strong></p>
<h2>Ranucci non è intoccabile</h2>
<p>È bene dirlo senza ambiguità.</p>
<p>Difendere l’autonomia del giornalismo non significa considerare un giornalista immune da verifiche.</p>
<p>Anzi.</p>
<p>Più è rilevante il ruolo esercitato, maggiore dovrebbe essere la responsabilità.</p>
<p>Le questioni emerse intorno ai rapporti tra Ranucci e Valter Lavitola meritano quindi di essere approfondite.</p>
<p>La Rai ha il diritto e il dovere di verificare se comportamenti, relazioni con le fonti o altre circostanze siano compatibili con le responsabilità ricoperte da un proprio dirigente e conduttore.</p>
<div><strong>La libertà di stampa non è libertà dalla responsabilità.</strong></div>
<p>Ma vale anche il principio contrario.</p>
<p>L’esistenza di una verifica non equivale a una condanna.</p>
<p>Un dubbio non è una prova.</p>
<p>Una relazione problematica non dimostra automaticamente un illecito professionale.</p>
<p>E una decisione così rilevante per uno dei principali programmi d’inchiesta del servizio pubblico non può fondarsi, agli occhi dei cittadini, sull’indeterminatezza.</p>
<h2>E poi c’è l’attentato</h2>
<p>A complicare enormemente il quadro c’è ciò che è accaduto davanti alla casa di Ranucci nell’ottobre 2025.</p>
<p>Valter Lavitola ha ammesso davanti al gip di essere stato il mandante dell’attentato dinamitardo, offrendo una spiegazione delle proprie motivazioni che è stata accolta con forti dubbi dagli inquirenti.</p>
<p>Un punto deve però restare chiarissimo:</p>
<div><strong>Nell’inchiesta sull’attentato Sigfrido Ranucci è la persona offesa.</strong></div>
<p>Questo piano non può essere confuso con le eventuali valutazioni della Rai sui suoi comportamenti professionali.</p>
<p>Sono vicende che possono avere elementi di contatto nella ricostruzione giudiziaria, ma rimangono piani differenti.</p>
<p>E proprio nelle ultime ore l’inchiesta ha fatto un ulteriore passo.</p>
<h2>Nove ore di interrogatorio</h2>
<p>Il 27 agosto Pellegrino D’Avino e Antonio Passariello, due degli arrestati indicati come presunti esecutori materiali dell’attentato, hanno risposto per circa nove ore alle domande dei magistrati nel carcere di Rebibbia.</p>
<p>Secondo quanto dichiarato dai loro difensori, i due avrebbero sostenuto di avere avuto rapporti soltanto con Gomes Clesio Tavares, di non conoscere personalmente né Ranucci né Lavitola e di avere ricevuto l’incarico di collocare l’ordigno davanti all’abitazione del giornalista.</p>
<p>I legali sostengono inoltre che non vi fosse intenzione di ferire qualcuno e puntano a contestare l’aggravante del metodo mafioso.</p>
<div>
<p><strong>È importante utilizzare le parole corrette:</strong></p>
<p>questa è la versione degli indagati e delle loro difese. Saranno gli inquirenti e successivamente i giudici a verificarne fondatezza e responsabilità.</p>
</div>
<p>L’inchiesta, dunque, è ancora aperta.</p>
<h2>Ma adesso prende parola anche la redazione</h2>
<p>Nelle stesse ore è accaduto qualcosa che sposta ulteriormente il problema.</p>
<p>Gli inviati di Report hanno preso pubblicamente posizione contro l’ipotesi di affidare conduzione e ruolo di capoautore a una figura esterna alla redazione.</p>
<p>Sostengono che all’interno del programma esistano già le professionalità necessarie per garantirne la continuità e definiscono un’eventuale scelta esterna come un rischio di «normalizzazione» e «commissariamento».</p>
<p>La redazione arriva inoltre ad attribuire alla possibile rimozione di Ranucci un significato politico.</p>
<p>Anche in questo caso bisogna distinguere.</p>
<div>
<p><strong>È la posizione dei giornalisti di Report.</strong></p>
<p>Non è la dimostrazione che esista un progetto politico per normalizzare la trasmissione.</p>
</div>
<p>Ma sarebbe altrettanto sbagliato ignorarla.</p>
<p>Perché introduce un elemento nuovo.</p>
<p>Il problema non riguarda più soltanto il destino professionale di Sigfrido Ranucci.</p>
<p><strong>Riguarda l’identità editoriale di Report.</strong></p>
<h2>Che cos’è Report senza il suo metodo?</h2>
<p>Un programma d’inchiesta non è semplicemente il volto che appare davanti alla telecamera.</p>
<p>È una redazione.</p>
<p>È un patrimonio di fonti.</p>
<p>È un metodo.</p>
<p>È memoria professionale.</p>
<p>È capacità di seguire un’inchiesta per mesi anche quando apparentemente non produce risultati.</p>
<p>È soprattutto una cultura giornalistica.</p>
<p>Ranucci può essere sostituito.</p>
<p>Nessun conduttore dovrebbe essere indispensabile.</p>
<div><strong>Ma sostituire una persona e modificare l’identità di una redazione sono due operazioni profondamente differenti.</strong></div>
<p>È per questo che la domanda su chi guiderà Report non può essere liquidata come una normale questione di palinsesto.</p>
<h2>Se deve andare, la Rai deve spiegare perché</h2>
<p>Qui, secondo me, sta il cuore della vicenda.</p>
<p>La domanda non dovrebbe essere:</p>
<p>Ranucci va difeso a prescindere?</p>
<p>No.</p>
<p>La domanda dovrebbe essere:</p>
<div><strong>Se la Rai ritiene che Ranucci non possa più guidare Report, quali sono esattamente le ragioni?</strong></div>
<p>Sono ragioni deontologiche?</p>
<p>Professionali?</p>
<p>Aziendali?</p>
<p>Editoriali?</p>
<p>Quali comportamenti sono stati ritenuti incompatibili con il ruolo?</p>
<p>Qual è il confine tra le contestazioni legate al caso Lavitola e la decisione sulla conduzione?</p>
<p>E, soprattutto, quale sarà il progetto editoriale di Report dopo Ranucci?</p>
<p>Non abbiamo bisogno di conoscere necessariamente ogni dettaglio di documenti interni riservati.</p>
<p>Ma quando una scelta riguarda uno dei programmi simbolo dell’informazione d’inchiesta del servizio pubblico, <strong>la motivazione generale della decisione dovrebbe essere comprensibile ai cittadini</strong>.</p>
<p>Perché la Rai non è una televisione privata qualsiasi.</p>
<p><strong>È servizio pubblico.</strong></p>
<h2>Non serve un giornalismo intoccabile</h2>
<p>Report può sbagliare.</p>
<p>Ranucci può sbagliare.</p>
<p>Un’inchiesta può contenere errori.</p>
<p>Una fonte può essere valutata male.</p>
<p>Un rapporto con una fonte può diventare troppo ambiguo.</p>
<p>Quando accade bisogna verificare, correggere e, quando necessario, assumersi le proprie responsabilità.</p>
<p>Non mi interessa un giornalismo che chieda trasparenza agli altri e pretenda opacità per se stesso.</p>
<p>Ma non mi interessa neppure un servizio pubblico nel quale il destino di una redazione d’inchiesta possa dipendere da equilibri che il cittadino non è in grado di comprendere.</p>
<div>
<p>La vera alternativa non è:</p>
<p>giornalisti intoccabili oppure giornalisti controllati.</p>
<p>È un’altra:</p>
<p><strong>giornalismo libero dal potere e responsabile davanti ai fatti.</strong></p>
</div>
<p>Dobbiamo pretendere entrambe le cose.</p>
<h2>Non facciamone una questione di appartenenza</h2>
<p>C’è infine un problema più grande di Ranucci.</p>
<p>Se consideriamo accettabile che il potere politico possa condizionare l’informazione quando quel potere rappresenta la parte politica che preferiamo, abbiamo già accettato il principio che domani possa farlo anche la parte politica che detestiamo.</p>
<p>Allo stesso modo non possiamo utilizzare automaticamente la parola «censura» ogni volta che un’azienda pubblica contesta il comportamento di un giornalista.</p>
<p>Altrimenti le parole perdono significato.</p>
<div>Fatti.<br />
Regole.<br />
Motivazioni.<br />
Trasparenza.</div>
<p>Perché la libertà dell’informazione non appartiene né alla destra né alla sinistra.</p>
<div><strong>Appartiene ai cittadini.</strong></div>
<h2>Chi controlla chi controlla il potere?</h2>
<p>Il giornalismo d’inchiesta svolge una funzione scomoda.</p>
<p>Apre documenti.</p>
<p>Segue denaro.</p>
<p>Cerca relazioni che altri vorrebbero lasciare nell’ombra.</p>
<p>Fa domande.</p>
<p>Controlla il potere.</p>
<p>Ma anche chi controlla deve poter essere controllato.</p>
<p>È questa reciprocità a rendere credibile il sistema.</p>
<p>Ranucci deve poter essere interrogato sulle proprie scelte professionali.</p>
<p>Report deve poter essere criticato.</p>
<p>La Rai deve poter assumere decisioni organizzative.</p>
<p>Ma anche la Rai deve poter essere interrogata.</p>
<div><strong>Chi decide del futuro di chi controlla il potere deve accettare, a sua volta, di spiegare come esercita quel potere.</strong></div>
<p>È una questione di fiducia.</p>
<p>Prima ancora che di televisione.</p>
<h2>Il punto non è salvare Ranucci</h2>
<p>Forse allora possiamo uscire dalla tifoseria.</p>
<p>Il punto non è salvare Sigfrido Ranucci.</p>
<p>E non è neppure condannarlo.</p>
<p>Il punto è salvaguardare alcune regole.</p>
<p>Verificare prima di giudicare.</p>
<p>Separare i fatti dalle interpretazioni.</p>
<p>Distinguere le responsabilità.</p>
<p>Garantire il contraddittorio.</p>
<p>Pretendere trasparenza.</p>
<p>La magistratura continuerà a ricostruire responsabilità e movente dell’attentato.</p>
<p>La Rai dovrà decidere quale futuro dare a Ranucci e a Report.</p>
<p>La redazione ha scelto di difendere pubblicamente la propria autonomia.</p>
<p>Ma a noi cittadini rimane una domanda che va oltre tutti loro:</p>
<div><strong>Quale servizio pubblico vogliamo?</strong></div>
<p>Uno nel quale il giornalismo d’inchiesta sia libero soltanto finché non diventa troppo scomodo?</p>
<p>No.</p>
<p>Ma neppure uno nel quale un giornalista possa invocare la libertà di stampa per sottrarsi a qualsiasi verifica.</p>
<p>Dovremmo volere qualcosa di più difficile:</p>
<div><strong>Un servizio pubblico nel quale anche il giornalista più scomodo possa essere controllato, criticato e perfino sostituito, ma soltanto attraverso fatti verificati, regole riconoscibili e decisioni trasparenti.</strong></div>
<p>Perché alla fine il punto non è chi siederà davanti alla telecamera di Report a novembre.</p>
<p>Il punto è ciò che dovrà poter fare chiunque occuperà quella sedia.</p>
<div>
<p><strong>Guardare il potere negli occhi e rivolgergli una domanda alla quale avrebbe preferito non rispondere.</strong></p>
<p>Se il servizio pubblico continuerà a garantire questa possibilità, Report potrà sopravvivere anche ai suoi protagonisti.</p>
<p>Se invece dovesse perderla, non avremo semplicemente cambiato un conduttore.<br />
Avremo perso qualcosa che riguarda tutti noi.</p>
</div>
<div>
<p><strong>Francesco Mazzarella</strong></p>
<p>@Riproduzione riservata Francesco Mazzarella</p>
</div>
<div>
<h3>Fonti e approfondimenti</h3>
<ul>
<li><strong>ANSA</strong> – La Rai valuta il futuro di Sigfrido Ranucci e della conduzione di Report.</li>
<li><strong>Rai – Ufficio Stampa</strong> – Comunicazioni sulla sospensione cautelativa delle repliche estive di Report e sugli approfondimenti aziendali.</li>
<li><strong>RaiNews</strong> – Inchiesta sull’attentato a Sigfrido Ranucci e interrogatori degli indagati del 27 agosto 2026.</li>
<li><strong>ANSA</strong> – Dichiarazioni delle difese di Pellegrino D’Avino e Antonio Passariello.</li>
<li><strong>ANSA</strong> – Presa di posizione degli inviati di Report contro l’ipotesi di una guida esterna alla redazione.</li>
</ul>
</div>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/08/28/caso-ranucci-chi-garantisce-la-liberta-di-chi-controlla-il-potere/">CASO RANUCCI: CHI GARANTISCE LA LIBERTÀ DI CHI CONTROLLA IL POTERE?</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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		<title>Indro Montanelli. Controcorrente. Dal giornalismo alla storia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Pierfranco Bruni saggista, antropologo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Jul 2026 20:59:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Editoria/Giornalismo]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[giornalismo]]></category>
		<category><![CDATA[indro Montanelli]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="656" height="492" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/Indro_Montanelli_Olivetti.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/Indro_Montanelli_Olivetti.jpg 656w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/Indro_Montanelli_Olivetti-300x225.jpg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/Indro_Montanelli_Olivetti-585x439.jpg 585w" sizes="(max-width: 656px) 100vw, 656px" /></p>
<p>A 25 anni dalla morte, il ritratto di Indro Montanelli tra giornalismo, storia e anticonformismo: la voce libera di un intellettuale che ha attraversato il Novecento senza inchinarsi al potere&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="656" height="492" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/Indro_Montanelli_Olivetti.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/Indro_Montanelli_Olivetti.jpg 656w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/Indro_Montanelli_Olivetti-300x225.jpg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/Indro_Montanelli_Olivetti-585x439.jpg 585w" sizes="(max-width: 656px) 100vw, 656px" /></p><p class="Normal"><strong><em>A 25 anni dalla morte, il ritratto di Indro Montanelli tra giornalismo, storia e anticonformismo: la voce libera di un intellettuale che ha attraversato il Novecento senza inchinarsi al potere</em></strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&#8220;Gli italiani non imparano niente dalla Storia, anche perché non la sanno&#8221;. Diceva Indro Montanelli.  Una coscienza del tempo appena trascordo. Coscienza Critica. È stato un giornalista serio, uno storico mai allineato, uno  scrittore singolare. Il suo romanzo sul Generale della Rovere resta un monumento. L’ho sempre considerato come un’isola piantata nel mezzo del mare del conformismo, e che del conformismo ha detto la cosa più vera: “Al conformismo l’ironia fa più paura d’ogni argomentato ragionamento”. Ironia secca, da stoccata. Non per ridere. Per vedere.  Ha saputo reggere il potere perché non ne è mai stato debitore. L’ha guardato negli occhi da Fucecchio, da Milano, dall’Africa, dal Corriere. Senza tessere, senza padroni, senza chiedere permesso di pensare. E quando il potere cambia nome, il metodo resta: guardare, scrivere, non inchinarsi. Ha scritto tra gli altri importanti testi con Mario Cervi.</p>
<p>Nel 1999 ha lasciato una regola: “I ricordi vanno messi sotto teca, appesi a una parete e guardati. Senza tentare di rinnovarli. Mai”. Non nostalgia, memoria. Memoria nuda, con le rughe e le colpe. La storia non si riscrive per piacere al presente. Si espone. È stato spietato con i regimi perché li ha visti passare e ha visto restare gli uomini: “Il fascismo privilegiava i somari in divisa. La democrazia privilegia quelli in tuta. In Italia, i regimi politici passano. I somari restano. Trionfanti”. Non un colpo a una bandiera. Un colpo all’imbecillità travestita da idea.</p>
<p>È stato ancora più duro con le ideologie: “In Italia c&#8217;è una frangia d&#8217;imbecilli tali che credono si possa resuscitare il comunismo. Seppellire il cadavere del marxismo non è facile, anche perché per molti significa rinnegare l&#8217;intera esistenza&#8230;”. Autopsia, non polemica. Perché per Montanelli la storia ha senso soltanto attraverso gli uomini. E degli uomini, nei suoi libri sui Greci, diceva: “non sanno apprezzare e misurare che la fortuna degli altri. La propria, mai”. Da qui nasce tutto: le ideologie promettono l’altro e svuotano te.</p>
<p>Anche Dante l’ha trattato senza marmo. In Dante e il suo secolo ha tolto il monumento per restituire il poeta: attribuirgli una “coscienza nazionale” per due versi è “irredentismo avanti lettera”. “Se per qualcuno Dante spasimò fu, caso mai, per un Imperatore tedesco”. Niente devozione di maniera. Solo verità testuale.  Ha scritto su Cesare, Napoleone, Mussolini, De Gasperi. Non per assolverli. Per capirli. Perché capire è l’unico giudizio che non mente. Ha sbagliato e lo ha detto. Ha messo gli sbagli sotto teca, come i ricordi. Senza ritoccarli.</p>
<p>Liberale in un paese che confonde libertà con appartenenza. Anticonformista quando l’anticonformismo è diventato una divisa. Ha perso lettori pur di non perdere rispetto. Ha attraversato il Novecento con la bussola in una mano e l’ironia nell’altra.  Alla fine resta questo: i regimi passano, le ideologie affondano, i somari restano. L’uomo, se lo guardi senza paura, resta l’unico argomento. Ha ricostruito il linguaggio giornalistico perché la lingua non è mai un semaforo rosso. Ma sempre lampeggiante.  Un pericolo che bisogna saper gestire con intelligenza. Ma per dirla con Indro l&#8217;intelligenza non è di tutti. Era nato a Fucecchio il 22 aprile 1909 e morto a Milano il 22 luglio del 2001. Ci lascia un aneddoto lungimirante: &#8220;Strano paese il nostro. Colpisce i venditori di sigarette, ma premia i venditori di fumo&#8221;.</p>
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		<title>Letizia Battaglia, la forza di uno sguardo che ha scelto di non fuggire</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2026/04/19/letizia-battaglia-la-forza-di-uno-sguardo-che-ha-scelto-di-non-fuggire/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=letizia-battaglia-la-forza-di-uno-sguardo-che-ha-scelto-di-non-fuggire</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesco Mazzarella]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 19 Apr 2026 19:53:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Storie]]></category>
		<category><![CDATA[fotografia]]></category>
		<category><![CDATA[giornalismo]]></category>
		<category><![CDATA[Letizia Battaglia]]></category>
		<category><![CDATA[mafia]]></category>
		<category><![CDATA[Palermo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="678" height="381" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/IMG_3355.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/IMG_3355.jpeg 678w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/IMG_3355-300x169.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/IMG_3355-585x329.jpeg 585w" sizes="(max-width: 678px) 100vw, 678px" /></p>
<p>La bellezza del suo sguardo, la professionalità di una grande fotografa, il peso umano delle ferite attraversate in una vita vissuta sempre dentro la verità Ci sono donne che non&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="678" height="381" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/IMG_3355.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/IMG_3355.jpeg 678w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/IMG_3355-300x169.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/IMG_3355-585x329.jpeg 585w" sizes="(max-width: 678px) 100vw, 678px" /></p><p><em>La bellezza del suo sguardo, la professionalità di una grande fotografa, il peso umano delle ferite attraversate in una vita vissuta sempre dentro la verità</em></p>
<div class="mh-meta entry-meta">
<p>Ci sono donne che non passano nella storia solo per ciò che hanno fatto, ma per il modo in cui hanno scelto di stare nel mondo. Letizia Battaglia è stata una di queste. Non soltanto una fotografa. Non soltanto una testimone. Ma una coscienza viva, inquieta, libera, capace di attraversare il dolore senza trasformarlo in spettacolo e di cercare la bellezza perfino dentro le crepe più dure della realtà.</p>
<p>Raccontare Letizia Battaglia significa raccontare una donna che ha saputo unire arte e responsabilità, sensibilità e rigore, passione e ferita. Una donna che ha fatto del proprio sguardo un luogo di verità. E la verità, quasi sempre, ha un prezzo.</p>
<p>La sua storia professionale è nota, ma non sempre viene compresa fino in fondo. Letizia Battaglia non è stata soltanto la fotografa che ha documentato la Palermo insanguinata dalla mafia. È stata molto di più. È stata una professionista capace di trasformare la fotografia in linguaggio civile, in presa di posizione, in memoria collettiva. I suoi scatti non cercavano il sensazionale. Cercavano il reale. Ed è una differenza enorme. Perché fotografare il reale, soprattutto quando il reale è violenza, sangue, lutto, paura, significa assumersi un peso che non tutti riescono a sostenere.</p>
<p>Lei questo peso lo ha sostenuto per anni. Lo ha sostenuto entrando nelle scene del crimine, arrivando davanti ai corpi, incrociando lo sguardo di familiari distrutti, respirando il clima cupo di una città spesso ostaggio del potere mafioso. Non era semplice cronaca. Era immersione continua nel dolore. Era la scelta quotidiana di non voltarsi. E dentro quella scelta c’era tutta la sua professionalità: la prontezza, il coraggio, la lucidità, la capacità di esserci nel momento esatto in cui la storia mostrava il suo volto più duro.</p>
<p>Ma sarebbe ingiusto fermarsi qui. Perché Letizia Battaglia non è stata solo la fotografa della morte. È stata anche la fotografa della vita che resiste. Delle bambine di Palermo con gli occhi pieni di mondo. Dei volti delle donne. Delle strade ferite eppure ancora abitate da una umanità ostinata. Nei suoi scatti c’è sempre stato qualcosa che andava oltre il fatto. C’era una tensione profonda verso la dignità delle persone. C’era un desiderio quasi testardo di salvare, almeno in immagine, ciò che la realtà rischiava di calpestare.</p>
<div>“Non una bellezza decorativa, ma una bellezza scomoda, vera, a volte persino dolorosa.”</div>
<p>Ed è qui che emerge la bellezza del suo lavoro. Non una bellezza decorativa, patinata, addomesticata. Ma una bellezza scomoda, vera, a volte persino dolorosa. La bellezza di uno sguardo che non usa la macchina fotografica per proteggersi dal mondo, ma per entrarci dentro. La bellezza di una donna che non ha avuto paura di farsi attraversare da ciò che vedeva. La bellezza di un linguaggio artistico che non separava mai l’estetica dall’etica.</p>
<p>Naturalmente, una vita così non poteva essere senza ferite. E infatti le ferite ci sono state, profonde, personali, esistenziali. Letizia Battaglia ha dovuto affrontare difficoltà che non riguardavano solo il contesto professionale, già di per sé durissimo, ma anche il proprio mondo interiore. Il contatto continuo con la violenza, il dolore accumulato, il peso di immagini impossibili da dimenticare hanno lasciato segni. Non si può stare per anni davanti alla morte senza che qualcosa, dentro, ne porti le conseguenze.</p>
<p>La sua vita personale è stata segnata da passaggi complessi, da tensioni, da fragilità, da un percorso di libertà che non sempre è stato compreso. E forse proprio qui si coglie una delle verità più profonde della sua vicenda: dietro la fotografa forte, coraggiosa, pubblicamente riconosciuta, c’era una donna che conosceva anche la fatica, il dolore, la solitudine, il bisogno di ricomporre continuamente se stessa. Non era una figura mitologica, irraggiungibile. Era una donna vera. E proprio per questo ancora più grande.</p>
<p>In un tempo che ama trasformare le persone in icone semplificate, Letizia Battaglia ci obbliga a fare il contrario. Ci chiede di accettare la complessità. La complessità di una professionista straordinaria e insieme di una persona attraversata dalle proprie ombre. La complessità di una donna capace di esporsi pubblicamente e, nello stesso tempo, di portare ferite intime difficili da nominare. La complessità di una voce che ha saputo denunciare la mafia senza lasciarsi definire solo da essa.</p>
<p>Forse il punto più alto della sua eredità sta proprio qui. Nel fatto che il suo lavoro non parla soltanto di Palermo, di mafia o di fotografia. Parla del modo in cui si guarda il mondo. Oggi siamo sommersi da immagini, ma vediamo sempre meno. Consumiamo dolore a scorrimento rapido, lo trasformiamo in flusso, lo lasciamo evaporare in pochi secondi. Letizia Battaglia, invece, ci restituisce il peso dello sguardo. Ci ricorda che vedere davvero è un atto umano profondo. È un atto che coinvolge la coscienza. È un atto che chiede responsabilità.</p>
<p>Per questo la sua figura resta attuale. Non solo come memoria di una stagione terribile della storia italiana, ma come provocazione viva per il nostro presente. Di fronte a una società che spesso si abitua a tutto, il suo lavoro continua a dirci che non tutto può diventare normale. Che il male va chiamato per nome. Che la dignità delle persone merita uno sguardo pieno, mai superficiale. Che la bellezza non è evasione, ma resistenza.</p>
<p>Letizia Battaglia è stata tutto questo: una fotografa immensa, una professionista rigorosa, una donna coraggiosa, una persona ferita e per questo ancora più vera. La sua grandezza non sta nell’aver mostrato solo l’orrore, ma nell’aver saputo custodire, dentro l’orrore, una fedeltà ostinata all’umano.</p>
<p>E forse è proprio questa la sua lezione più importante. Non basta raccontare la realtà. Bisogna restarle accanto. Non basta denunciare il buio. Bisogna continuare a cercare, anche lì dentro, un frammento di luce. Letizia Battaglia lo ha fatto per tutta la vita. E per questo il suo sguardo, ancora oggi, non ci lascia tranquilli. Ma ci rende più veri.</p>
<div>
<p><strong>@Riproduzione riservata Francesco Mazzarella</strong></p>
</div>
</div>
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		<title>Buon compleanno, Prof. Carmelo Garofalo. La tua lezione continua, ogni giorno, in ogni nostra riga</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2026/01/04/buon-compleanno-prof-carmelo-garofalo-la-tua-lezione-continua-ogni-giorno-in-ogni-nostra-riga/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=buon-compleanno-prof-carmelo-garofalo-la-tua-lezione-continua-ogni-giorno-in-ogni-nostra-riga</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Domenica Puleio]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 04 Jan 2026 22:30:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Editoria/Giornalismo]]></category>
		<category><![CDATA[Carmelo Garofalo]]></category>
		<category><![CDATA[direttore]]></category>
		<category><![CDATA[Eco del sud]]></category>
		<category><![CDATA[giornalismo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="600" height="381" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/01/IMG_1908.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/01/IMG_1908.jpeg 600w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/01/IMG_1908-300x191.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/01/IMG_1908-585x371.jpeg 585w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /></p>
<p>Per tutti noi che siamo cresciuti sotto la sua ala, Carmelo Garofalo è stato molto più di un direttore: è stato un regalo. In un mondo che corre veloce, lui&#8230;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>Per tutti noi che siamo cresciuti sotto la sua ala, Carmelo Garofalo è stato molto più di un direttore: è stato un regalo. In un mondo che corre veloce, lui ci ha insegnato il valore della sosta, della verifica, della parola pesata con cura. La redazione di quegli anni non era solo un ufficio, ma una bottega rinascimentale dove il Maestro trasmetteva, quasi per osmosi, il rigore etico e la passione per la verità.</p></blockquote>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ci sono persone che passano e lasciano tracce, e poi ci sono i Maestri che seminano valori, rigore e passione. Carmelo Garofalo apparteneva a questa rara categoria. Ci ha insegnato che la notizia ha un’anima e che il giornalismo è, prima di tutto, un atto di responsabilità verso la verità e verso il lettore.</p>
<p>La morte non cancella quello che la vita ti regala<strong>.</strong>Anche se oggi la sua voce non risuona tra i tasti che battono e il profumo della carta stampata, il suo insegnamento resta vivo in ogni riga che scriviamo e in ogni dubbio che ci poniamo prima di pubblicare. La sua eredità non è fatta di soli articoli, ma della dedizione che ha saputo trasmettere a tutti noi, rendendo quella redazione non solo un luogo di lavoro, ma una vera scuola di vita.</p>
<p>Per tutti noi che siamo cresciuti sotto la sua ala, Carmelo Garofalo è stato molto più di un direttore: è stato un regalo. In un mondo che corre veloce, lui ci ha insegnato il valore della sosta, della verifica, della parola pesata con cura. La redazione di quegli anni non era solo un ufficio, ma una bottega rinascimentale dove il Maestro trasmetteva, quasi per osmosi, il rigore etico e la passione per la verità.</p>
<p>Verità, per amore della verità. Buon compleanno, Professore. Ovunque lei sia, continui a guidare la nostra penna.</p>
<h1 class="wp-block-heading"><em>Dalla “Gazzetta del Sud” 15/11/1996</em></h1>
<p>Quando negli anni Trenta alla &lt;&lt;Gazzetta&gt;&gt; di Messina approdò Mario La Rosa</p>
<h2 class="wp-block-heading">Cenacolo di cultura e di libertà</h2>
<p><em>Una sede poverissima, poco più che una baracca, dove pulsavano a tempo pieno redazione, amministrazione, reparto di spedizione, tipografia e rotativa, e dove il giornalista, scomparso un mese fa, si era accostato appena sedicenne, nel 1934, ancora studente al liceo classico. Una preziosa palestra formativa per molti professionisti poi impegnati in testate nazionali</em></p>
<p>Di Carmelo Garofalo</p>
<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-100738" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/01/images.jpg" alt="" width="172" height="293" /></figure>
<p>La morte di Mario La Rosa, giornalista messinese, che trenta giorni fa se n’è andato in punta di piedi, con quella discrezione che gli era pro­pria, da gentiluomo d’altri tempi, con quel sorriso che era alle volte impastato di fi­ne umana ironia, ha abbru­nato ancora una volta le ban­diere del giornalismo messi­nese.</p>
<p>Di Mario La Rosa già Ser­gio Palumbo, con valenza professionale di rilievo, ha tracciato un profilo proprio sulla &lt;&lt;Gazzetta del Sud&gt;&gt; subi­to dopo la morte, avvenuta a Messina il 15 ottobre di que­sto anno. Ha ricordato il gior­nalista parlamentare balzato sul piano della politica nazio­nale dopo avere per alcuni anni fatto la gavetta a &lt;&lt;La Gazzetta&gt;&gt;, il giornale che fu parte integrante della sua e mia giovinezza, al quale ap­prodammo nel 1934, compa­gni di banco al Ginnasio Maurolico, compagni d’av­ventura in quel mondo gior­nalistico che Mario La Rosa  ricorda, con affettiva commozione, in una breve pubblica­rne dell’agosto 1943, quasi a colloquiare, a cuore aperto, con i suoi amici, facendone stampare soltanto cento esemplari, tutti lasciati fuori commercio.</p>
<p>&lt;&lt;Ricordi della casa e del giornale&gt;&gt;, scrisse, &lt;&lt;che oggi, mi giunge notizia, non ci sono più: inghiottiti insieme dallo schianto e dal polverio, dal terreno e dall’incendio per bombe lanciate da aeroplano. “Il Giornale”, essenza della nostra giovinezza, quando il giornalismo era po­vero ed era giornalismo “eroico”, come ebbe a scri­vere Pier Luigi Ingrassia, nell’immediato dopo­guerra fu chiamato a dirigere a Palermo il quotidiano “L’Ora”, dopo essere stato redattore­sportivo al “Giornale di Sicilia”.</p>
<p>Ed in quella sede poverissima di via Ugo Bassi, dove oggi ha sede l’Istituto Tecnico Industriale &lt;&lt;Verona Trento&gt;&gt;, racconta La Rosa &lt;&lt;Una strana povertà la quale diventava a un certo momento caratteristica, etichetta, indispensabile qualità dell’ambiente che, diverso, avrebbe perduto quella certa malia&gt;&gt;, era poco più che una baracca, il sotterraneo di uno stabile non edificato, ventiquattr’ore su ventiquattro, redazione, amministrazione, reparto di spedizione, tipografia con linotypes e rotativa. La Rosa si accostò al giornale a 16 anni, per tenermi compagnia, per aiutarmi nello spoglio dei tagliandi di un concorso pronostici, il totocalcio di allora. Poi cominciammo a correggere le bozze, e spesso, più che il direttore Ivanoe Fossati, era il proto, giovanissimo ma ricco di grintosa professionalità, Pasqualino Morgante, a farci notare i refusi che ci erano sfuggiti.</p>
<p>Passammo presto ai servizi sportivi, ai servizi di cronaca benevolmente indirizzati da giornalisti che della Gaz­zetta avevano fatto una scuo­la, una palestra, da Edoardo Enrico Morabito, il primo in­viato speciale a cadere nel corso di un combattimento in Etiopia, a Giuseppe Longo che dalla &lt;&lt;Gazzetta&gt;&gt; venne chiamato in importanti quo­tidiani, dal &lt;&lt;Resto del Carli­no&gt;&gt; di Bologna, al &lt;&lt;Gazzetti­no&gt;&gt; di Venezia dei quali fu apprezzato direttore, a Gaeta­no Baldacci che, nel dopo­guerra, promosse e diresse a Milano &lt;&lt;Il Giorno&gt;&gt; a Gaspare Gresti approdato con la qua­lifica di redattore capo al &lt;&lt;Corriere della Sera&gt;&gt;, a Pie­tro Manno, che concluse la sua attività a Roma da vice direttore del &lt;&lt;Messaggero&gt;&gt; a Giacomo Maugeri, a Giovan­ni Valentino, a Nino Malatino, a Biagio Starvaggi, ai fra­telli Giovanni e Luigi Ma­sciari, Nitto Scaglione, Folgo­re Brogioni ed Angelo Caola e altri che guardavano a noi giovani con fiducia.</p>
<p>Mario La Rosa realizzò la pagina &lt;&lt;Pensiero dei Giova­ni&gt;&gt;, una pagina tutta dedica­ta ai nostri coetanei perché potessero esercitarsi, giorna­listicamente, senza remore, senza interferenze, senza censure, così come d’altra parte, vicini, Mario ed io, a Vittorio Mussolini, il figlio del Duce, potevamo libera­mente fare collaborando al periodico &lt;&lt;La Penna dei Ra­gazzi&gt;&gt;, nel 1933 che, subito dopo, venne a chiamarsi &lt;&lt;An­no XII&gt;&gt; a significazione del­l’era fascista in cui ci trova­vamo. Era direttore Vittorio Mussolini, e la redazione. nell’arco di tempo fra il 1931 e il 1937, si trovava proprio a Villa Torlonia, la residenza ufficiale del Duce. Vi sarebbe da  scrivere tutta una pagina su quegli incontri di giovani tra i quali qualcuno s’era messo in testa idee fantasiose coincidenti con il suo trasformismo politico del dopoguerra. Erano giovani, parecchi dei quali poi collaborarono alla &lt;&lt;Gazzetta&gt;&gt;, e tra essi Franco Fortini, il messinese Mario Spinella, compagno al Ginnasio Maurolico mio e di La Rosa, Bruno Zevi, Carlo Cassola, Paolo Alatri, Mario Alicata e Ruggero Zangrandi.</p>
<p>Anticonformismo, quindi, a Villa Torlonia, come sotto­linea Sergio Palumbo ma anticonformismo anche a &lt;&lt;La Gazzetta&gt;&gt; il quotidiano che pubblicava la pagina &lt;&lt;Pensiero dei Giovani&gt;&gt; coordinata da Mario La Rosa al cui int­uito giornalistico si deve l’inizio della lotta al latifondo siciliano, con un’inchiesta che fece allora sobbalzare il Duce che volle sapere chi fosse ­quel La Rosa suscitatore di gravosi problemi.</p>
<p>Un giorno il direttore Iva­noe Fossani, che fu grande Maestro di giornalismo, ci inf­ormò che l’indomani sareb­be venuto a visitare il giornale il ministro della Cultura Popolare Alfieri. Ci presentammo all’ appuntamento chi in camicia nera, chi senza; il gerarca entrò di scatto, salu­tò tutti romanamente e venne subito colpito da un poster caricaturale che copriva tut­ta una parete della redazione e che, La Rosa ed io, avevamo elaborato nottetempo e che coinvolgeva lo stesso mini­stro Alfieri e perfino il Duce. Quando lo vedemmo sbian­carsi in viso fu un attimo, un attimo soltanto, ci guardam­mo tremanti e Mario ebbe a sussurrarmi: Carmelino, così egli amava sempre chiamarmi, &lt;&lt;abbiamo fatto una bella frittata&gt;&gt;, ma il ministro sbot­tò in una risata, compiacendosi con quella che egli definì una gustosa goliardata. Lon­go, Manno e La Rosa si trasfe­rirono poi a Roma, La Rosa con le funzioni di redattore capo e di cronista parlamen­tare e quando l’Italia entrò in guerra, chiese a Fossani di fa­re l’inviato speciale su una nave. Silurata dal nemico l’u­nità navale, Mario La Rosa fi­nì in mare. Venne salvato a stento, curato in un letto del­l’ospedale militare dove gli fummo tutti affettuosamente vicini. Il 25 maggio 1943 la se­de della Gazzetta venne di­strutta dagli aerei alleati; quella notte, per la prima vol­ta, linotypisti, tipografi, com­positori e rotativisti che aspettavano di stampare il giornale, furono costretti ad abbandonare il loro posto di lavoro, e le macchine che in­neggiavano alla vita tacque­ro per sempre. L’incendio du­rò per tre giorni di seguito, simboleggiando l’ultima noti­zia, quella della morte del giornale data ai lettori sici­liani e calabresi.</p>
<p>Il fuoco estinse una scuola di giornalismo altamente qualificata, ma estinse anche un cenacolo di cultura e di li­bertà là, dove, nottetempo, quando era più intenso il la­voro per preparare il giorna­le che all’alba avrebbe rag­giunto i lettori di Messina e della dirimpettaia Calabria, per anni, in redazione, venivano a trovarci Vittorini, Quasimodo, Vann’Antò, Vittorio Lazzaro, i provveditori degli studi Luca Pignato e Angelo Cammarata e Salvatore Pugliatti.</p>
<p>Incontravamo soprattutto Longo, Gresti, Manno, i giornalisti già giornalisti, ma non ci estraniavamo dalle loro dispute e dai loro conversari. Si parlava in piena libertà, non v’erano né fascisti né antifascisti. Vi erano uomini di cultura, maestri insigni che dissertavano dei problemi politici e culturali senza imporsi, e senza imporre, alcuna censura. E quando ci si congedava, con dolce ironia Mario La Rosa scattava in posizione di attenti dicendo ad alta voce: &lt;&lt;Maestro quale onore&gt;&gt;.</p>
<p>Mimma Cucinotta, Domenica Puleio, Silvia Gambadoro</p>
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		<title>Uspi informa.Indagine Ue-Google: IA sbircia in articoli e non dà views: chi paga?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 01 Jan 2026 22:05:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Editoria/Giornalismo]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[copyright]]></category>
		<category><![CDATA[diritto d’autore]]></category>
		<category><![CDATA[editoria]]></category>
		<category><![CDATA[giornalismo]]></category>
		<category><![CDATA[IA]]></category>
		<category><![CDATA[mercato digitale]]></category>
		<category><![CDATA[Ott]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1200" height="675" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/01/IMG_1859.webp" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/01/IMG_1859.webp 1200w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/01/IMG_1859-300x169.webp 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/01/IMG_1859-1024x576.webp 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/01/IMG_1859-768x432.webp 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/01/IMG_1859-1170x658.webp 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/01/IMG_1859-585x329.webp 585w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></p>
<p>di Tania Sabatini “L’editoria vive una fase critica legata alle risorse. Nel mondo, tre OTT detengono oltre l’80% della raccolta pubblicitaria globale”. Antonio Marano, presidente di Confindustria Radio Televisioni, centra&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/01/01/uspi-informa-indagine-ue-google-ia-sbircia-in-articoli-e-non-da-views-chi-paga/">Uspi informa.Indagine Ue-Google: IA sbircia in articoli e non dà views: chi paga?</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><b>di Tania Sabatini</b></p>
<p>“L’editoria vive una <strong>fase critica</strong> legata alle risorse. Nel mondo, tre <strong>OTT </strong>detengono oltre l’<strong>80% della raccolta pubblicitaria</strong> globale”.</p>
<p>Antonio Marano, presidente di Confindustria Radio Televisioni, centra uno snodo fondamentale del settore editoriale e della sua economia. Ai microfoni di Radio24 parla della <strong><a href="https://notiziario.uspi.it/barachini-crisi-editoria-ma-non-giornalismo-servono-aiuti-e-fiducia/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">crisi </a>del sistema</strong>, della difficoltà di editori e giornalisti di far rispettare il loro lavoro in un mondo regolato dagli Over-The-Top (OTT) e del problema di <strong>copyright </strong>sempre più pressante.</p>
<p>Tutte problematiche che affliggono la<strong> stampa digitale</strong> di tutti i Paesi del mondo, ma che vediamo da vicino le conseguenze anche qui in Italia. “L’erosione” infatti, come la chiama Marano, “è ormai inarrestabile” anche nel nostro Paese. “Entro due o tre anni rischiamo che oltre 600 milioni di euro si spostino ulteriormente verso le piattaforme. Questo significa una crisi conclamata non solo per gli editori, ma per il <strong>lavoro </strong>dei giornalisti, per la <strong>libertà di informazione</strong> e per il <strong>pluralismo</strong>”.</p>
<h4 class="wp-block-heading"><strong>Copyright: un diritto sfuggente </strong></h4>
<p>L’Europa e l’Italia hanno le loro <strong>leggi sul copyright</strong>, per farlo rispettare e per essere rispettato. Già dal 1886, con la <strong><a href="https://www.interlex.it/testi/convberna.htm" target="_blank" rel="noreferrer noopener">convenzione di Berna</a></strong>, si è instaurata l’importanza del copyright in Europa. La normativa stipulata a Berna è stata poi rivisitata e aggiornata in questo ultimo secolo e mezzo, fino ad arrivare alla sua ultima stesura del 1971. Un’attenzione tutta europea che poi ha visto la sua concretizzazione con molte <strong>norme </strong>e <strong><a href="https://digital-strategy.ec.europa.eu/it/policies/copyright-legislation" target="_blank" rel="noreferrer noopener">direttive </a></strong>volte anche all’aspetto digitale già a cavallo tra i due secoli.</p>
<p>In <strong>Italia</strong>, la prima normativa di riferimento che abbiamo è la <strong><a href="https://www.altalex.com/documents/codici-altalex/2014/06/26/legge-sul-diritto-d-autore" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Legge del 22 aprile 1941, n. 633</a></strong>, sulla protezione del diritto d’autore e di altri diritti connessi al suo esercizio. Una legge che poi si è evoluta, o meglio espansa anche ad altri ambiti ed esercizi anche grazie all’armonizzazione con le direttive Ue. Recentemente approvata la <strong><a href="https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/ALL/?uri=celex:31993L0098" target="_blank" rel="noreferrer noopener">direttiva CEE n.2019/790/UE</a></strong>, che riguarda i diritti d’autore nel mercato unico digitale.</p>
<p>La nuova <strong><a href="https://notiziario.uspi.it/google-sotto-indagine-ue-danni-a-piccoli-editori-su-search/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">indagine </a></strong>che l’Ue ha avviato nei confronti di <strong>Google </strong>sul suo motore di ricerca va ad incastrarsi esattamente nella terra di mezzo tra l’editoria, l’economia di un settore fondamentale alla democrazia e al copyright, con annessa problematica dell’equo compenso.</p>
<h4 class="wp-block-heading"><strong>L’indagine Ue vs la policy di Google Search</strong></h4>
<p>Il sospetto di una <strong>recessione dei piccoli editori </strong>e delle loro news nell’<strong><a href="https://notiziario.uspi.it/lia-cambia-il-mondo-della-visibilita-digitale-dalla-seo-alla-geo/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">algoritmo </a></strong>di Google andrebbe a toccare il <strong><a href="https://notiziario.uspi.it/meta-agcom-a-gedi-spetta-equo-compenso/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">trattamento equo </a></strong>imposto dal Digital Markets Act (DMA).</p>
<p>Questa <strong>discriminazione dei contenuti </strong>è non solo un problema di algoritmi, ma anche dalle nuove modalità di <strong><a href="https://notiziario.uspi.it/ia-e-giornalismo-ce-spazio-per-i-piccoli-editori-nel-mondo-dellia/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Intelligenza Artificiale </a></strong>(IA) applicate al Search di Google. L’<strong><a href="https://notiziario.uspi.it/google-ai-overviews-sta-cambiando-il-modo-di-fare-ricerca-online/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">AI Overviews</a></strong> e l’<strong>AI Mode</strong> di Google, infatti, riuscirebbero a leggere tra i video e gli articoli online e creare un riassunto fornito direttamente all’utente. Fenomeno che quindi fa <strong>perdere </strong>spesso e volentieri <strong>visualizzazioni </strong>ai siti d’informazione. Secondo una recente <strong><a href="https://www.avantgrade.com/intelligenza-artificiale/il-crollo-del-traffico-organico-la-rivoluzione-di-google-con-ai-overview" target="_blank" rel="noreferrer noopener">analisi </a></strong>di avantgrade.com, organizzazione di studio di IA e innovazione digitale strategica, hanno stimato delle<strong> perdite di traffico </strong>tra il<strong> 10% </strong>e il <strong>20%</strong> con alcune punte di <strong>40%</strong> in alcuni settori. Nonostante questo, sembra che gli errori che occasionalmente le IA ancora compiono, spingano gli utenti a cercare conferme su siti, che quindi oramai hanno la funzione di approfondimento. Visto che le <strong>fonti </strong>più citate dalle IA sembrano essere Wikipedia, YouTube e Reddit.</p>
<p>“Il problema del copyright riguarda il lavoro di ogni giornalista e di ogni editore” sottolinea ancora Antonio Marano. Una chiamata per le istituzioni dunque a regolare per garantire la giusta <strong>convivenza tra digitale, IA e mercato editoriale</strong>. Altrimenti, “quando un articolo viene utilizzato dall’IA per elaborare risposte nelle ricerche, di fatto quel contenuto viene ceduto, senza che vi sia un riconoscimento dei diritti autoriali, che rappresentano l’asset strategico del mestiere”.</p>
<p>Non può e non deve essere “accettabile che questa ricchezza [di editori, radio e tv] venga prelevata senza riconoscere alcun ritorno. Le <strong><a href="https://notiziario.uspi.it/australia-remunerazione-contenuti-gli-ott-paghino-anche-i-piccoli-editori/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Big Tech</a></strong> non seguono le stesse regole degli editori: non hanno sedi legali nel nostro Paese, non pagano giornalisti, non rispondono civilmente o penalmente su ciò che pubblicano. Questa è <strong>concorrenza sleale</strong>”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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<div class="td-all-devices"><a href="https://notiziario.uspi.it/uspi-il-partner-strategico-per-leditoria-che-cambia/"><img decoding="async" class="td-animation-stack-type0-2" src="http://notiziario.uspi.it/wp-content/uploads/2025/01/9-motivi.jpg" /></a></div>
</div>
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		<title>Verità e informazione nell’era digitale: il convegno USPI a Palazzo Grazioli</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Silvia Gambadoro]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 10 Dec 2025 17:01:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Editoria/Giornalismo]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Convegno Uspi]]></category>
		<category><![CDATA[Diritto]]></category>
		<category><![CDATA[editoria]]></category>
		<category><![CDATA[Etica]]></category>
		<category><![CDATA[giornalismo]]></category>
		<category><![CDATA[Intelligenza artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[Palazzo Grazioli]]></category>
		<category><![CDATA[Verità e Informazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1075" height="733" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/IMG_1577.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/IMG_1577.jpeg 1075w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/IMG_1577-300x205.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/IMG_1577-1024x698.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/IMG_1577-768x524.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/IMG_1577-585x399.jpeg 585w" sizes="(max-width: 1075px) 100vw, 1075px" /></p>
<p>Una riflessione sul ruolo del giornalismo contemporaneo tra etica, diritto e trasformazioni tecnologiche  Roma, 10 dicembre 2025 – Si è  concluso presso la sede dell’Associazione Stampa Estera, a Palazzo Grazioli,&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2025/12/10/verita-e-informazione-nellera-digitale-il-convegno-uspi-a-palazzo-grazioli/">Verità e informazione nell’era digitale: il convegno USPI a Palazzo Grazioli</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p data-start="0" data-end="556"><strong><em>Una riflessione sul ruolo del giornalismo contemporaneo tra etica, diritto e trasformazioni tecnologiche </em></strong></p>
<p data-start="0" data-end="556"><strong data-start="0" data-end="28">Roma, 10 dicembre 2025 –</strong> Si è  concluso presso la sede dell’Associazione Stampa Estera, a Palazzo Grazioli, il convegno <em data-start="130" data-end="176">“Informazione e Verità. Storia e Futuribili”</em>, promosso dall<strong>’Unione Stampa Periodica Italiana (USPI)</strong> nell’ambito del Consiglio nazionale dell’organizzazione. Una mattinata intensa, partecipata e ricca di spunti, che ha riunito giornalisti, docenti universitari, rappresentanti istituzionali e protagonisti del mondo dell’informazione per riflettere sul presente del settore e sulle sfide che attendono l’ecosistema mediatico.</p>
<p data-start="558" data-end="1066">L’incontro, aperto alle ore 9:30, ha rappresentato un momento di confronto particolarmente atteso in un periodo storico in cui la comunicazione vive trasformazioni radicali, accelerata dall’avvento dell’intelligenza artificiale, dalla produzione massiva di contenuti online e dal mutamento delle abitudini di consumo dell’informazione. Al centro del dibattito – non a caso – due parole chiave: <em data-start="952" data-end="966">informazione</em> e <em data-start="969" data-end="977">verità</em>, un binomio che oggi richiede una nuova responsabilità professionale, etica e culturale.</p>
<p data-start="558" data-end="1066"><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-medium wp-image-114466" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/IMG_1532-300x285.jpeg" alt="" width="300" height="285" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/IMG_1532-300x285.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/IMG_1532-1024x974.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/IMG_1532-768x730.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/IMG_1532-1536x1460.jpeg 1536w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/IMG_1532-2048x1947.jpeg 2048w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/IMG_1532-1920x1825.jpeg 1920w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/IMG_1532-1170x1112.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/IMG_1532-585x556.jpeg 585w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
<p data-start="1129" data-end="1470">A inaugurare i lavori sono stati i saluti istituzionali del Presidente USPI <strong data-start="1205" data-end="1224">Antonio Delfino</strong>,  che ha richiamato l’attenzione sulla necessità di recuperare un giornalismo etico capace di resistere alla rapidità del flusso digitale. &#8220;La velocità con cui oggi le notizie vengono prodotte, supera spesso la capacità di verifica, e questo espone il pubblico al rischio di manipolazioni, sensazionalismi e contenuti che mettono in crisi la credibilità delle fonti. La vera informazione- ha ricordato- non è quella che urla più forte, ma quella che fa ordine, seleziona e controlla&#8221;.</p>
<p data-start="1472" data-end="1783">Ha portato un importante intervento istituzionale il Consigliere <strong data-start="1537" data-end="1557">Luigi Fiorentino</strong>, Capo del Dipartimento per l’Informazione e l’Editoria della Presidenza del Consiglio dei Ministri, tracciando un quadro delle politiche in atto e soffermandosi sul valore della credibilità nel rapporto tra cittadini e media.</p>
<p data-start="1848" data-end="2426"><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-medium wp-image-114458" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/IMG_1559-300x225.jpeg" alt="" width="300" height="225" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/IMG_1559-300x225.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/IMG_1559-1024x768.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/IMG_1559-768x576.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/IMG_1559-1536x1152.jpeg 1536w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/IMG_1559-2048x1536.jpeg 2048w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/IMG_1559-1920x1440.jpeg 1920w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/IMG_1559-1170x878.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/IMG_1559-585x439.jpeg 585w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /><br />
Successivamente hanno preso la parola  il giornalista e comunicatore <strong data-start="1923" data-end="1944">Andrea Bulgarelli</strong>, il docente universitario <strong data-start="1971" data-end="1994">Giuseppe Corasaniti</strong>, il Presidente FIGEC CISAL <strong data-start="2022" data-end="2042">Lorenzo Del Boca</strong>, il giornalista e docente <strong data-start="2069" data-end="2092">Giampiero Gramaglia</strong>, il giornalista e docente <strong data-start="2109" data-end="2128">Ottavio Mancuso</strong>, il Segretario Generale FIGEC CISAL <strong data-start="2165" data-end="2181">Carlo Parisi</strong>, il giornalista e consigliere ODG <strong data-start="2216" data-end="2243">Pierluigi Roesler Franz</strong> e il docente universitario <strong data-start="2271" data-end="2294">Gianluca Scarchillo</strong>.. A moderare gli interventi  il giornalista  <strong data-start="3280" data-end="3297">Michele Lembo.<img loading="lazy" decoding="async" class="alignright wp-image-114435 " src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/Screenshot-2025-12-02-alle-16.12.10.webp" alt="" width="560" height="799" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/Screenshot-2025-12-02-alle-16.12.10.webp 1241w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/Screenshot-2025-12-02-alle-16.12.10-210x300.webp 210w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/Screenshot-2025-12-02-alle-16.12.10-718x1024.webp 718w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/Screenshot-2025-12-02-alle-16.12.10-768x1096.webp 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/Screenshot-2025-12-02-alle-16.12.10-1076x1536.webp 1076w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/Screenshot-2025-12-02-alle-16.12.10-1170x1670.webp 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/Screenshot-2025-12-02-alle-16.12.10-585x835.webp 585w" sizes="(max-width: 560px) 100vw, 560px" /></strong></p>
<p data-start="2428" data-end="2876">Le riflessioni hanno toccato temi cruciali: l’impatto  dell&#8217;intelligenza artificiale sui processi redazionali, il rischio della disinformazione virale, la necessità di preservare la qualità e la verifica delle fonti, insieme alle nuove questioni giuridiche che l’uso dell’intelligenza artificiale solleva in termini di responsabilità editoriale, tutela dei diritti e gestione del rischio legale nella diffusione di contenuti non verificati.</p>
<p data-start="163" data-end="474">Un punto condiviso da tutti gli ospiti: il futuro dell’informazione dipenderà dalla capacità del settore di adattarsi senza rinunciare ai principi fondanti del giornalismo, mantenendo salda l’etica del fare informazione come impegno a verificare, contestualizzare e non piegare la verità al sensazionalismo.</p>
<p data-start="2428" data-end="2876">A concludere i lavori è stato il Segretario Generale USPI <strong data-start="332" data-end="360">Francesco Saverio Vetere</strong>, che ha riportato <img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-114460 size-medium aligncenter" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/IMG_1575-300x265.jpeg" alt="" width="300" height="265" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/IMG_1575-300x265.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/IMG_1575-1024x904.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/IMG_1575-768x678.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/IMG_1575-1170x1033.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/IMG_1575-585x517.jpeg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/IMG_1575.jpeg 1179w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />l’attenzione sulle radici culturali del concetto di verità, ricordando come già il filosofo francese Michel Foucault , morto nell&#8217;84, affermava che non esiste una verità assoluta, ma regimi di verità,  sistemi entro cui la verità prende forma, viene percepita, accettata.  Ed è proprio muovendosi da qui che <strong>Francesco Saverio Vetere </strong>ha sviluppato il suo intervento. Ha spiegato come oggi siamo immersi in una condizione completamente nuova: «Succede che noi, per la prima volta nella storia, riceviamo informazioni da mezzi che appartengono a regimi di verità diversi. Prima ciò che non si poteva scrivere su un giornale portava in tribunale, oggi sui social si può scrivere praticamente tutto: non conta più il principio, conta l’engagement». Una cornice che apre interrogativi profondi su dove stia andando il giornalismo, in un tempo in cui velocità, pluralità e algoritmo spesso confliggono con il bisogno di verifica, di profondità e di responsabilità.</p>
<p data-start="1472" data-end="1783">@riproduzione riservata</p>
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		<title>TG RAI e propaganda anti-russa: dalla pala alla Vespa 50</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Massimo Reina]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 22 Nov 2025 19:19:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[giornalismo]]></category>
		<category><![CDATA[guerra]]></category>
		<category><![CDATA[informazione pubblica]]></category>
		<category><![CDATA[Russia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1536" height="1024" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/9832c5bf-e981-4db5-9752-2980a0751f0c.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/9832c5bf-e981-4db5-9752-2980a0751f0c.jpeg 1536w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/9832c5bf-e981-4db5-9752-2980a0751f0c-300x200.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/9832c5bf-e981-4db5-9752-2980a0751f0c-1024x683.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/9832c5bf-e981-4db5-9752-2980a0751f0c-768x512.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/9832c5bf-e981-4db5-9752-2980a0751f0c-1170x780.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/9832c5bf-e981-4db5-9752-2980a0751f0c-585x390.jpeg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/9832c5bf-e981-4db5-9752-2980a0751f0c-263x175.jpeg 263w" sizes="(max-width: 1536px) 100vw, 1536px" /></p>
<p>Manuale di propaganda per corrispondenti distratti&#8230; C’è un filo rosso – anzi, rossiccio – che lega le perle giornalistiche degli ultimi due anni: il bisogno compulsivo della nostra informazione pubblica&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1536" height="1024" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/9832c5bf-e981-4db5-9752-2980a0751f0c.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/9832c5bf-e981-4db5-9752-2980a0751f0c.jpeg 1536w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/9832c5bf-e981-4db5-9752-2980a0751f0c-300x200.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/9832c5bf-e981-4db5-9752-2980a0751f0c-1024x683.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/9832c5bf-e981-4db5-9752-2980a0751f0c-768x512.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/9832c5bf-e981-4db5-9752-2980a0751f0c-1170x780.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/9832c5bf-e981-4db5-9752-2980a0751f0c-585x390.jpeg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/9832c5bf-e981-4db5-9752-2980a0751f0c-263x175.jpeg 263w" sizes="(max-width: 1536px) 100vw, 1536px" /></p><p><strong><em>Manuale di propaganda per corrispondenti distratti</em></strong><strong><em>&#8230;</em></strong></p>
<p>C’è un filo rosso – anzi, rossiccio – che lega le perle giornalistiche degli ultimi due anni: il bisogno compulsivo della nostra informazione pubblica (che ricordiamo: “pubblica” nel senso che la paghiamo noi, non nel senso che serve noi) di trasformare il conflitto ucraino in una fiction in cui i buoni brillano, i cattivi puzzano, e la realtà serve solo come soprammobile.</p>
<p>Arriva così l’ultima opera lirica del Tg1: i russi che avanzano nel Donbass a bordo di <strong>motorini, mini scooter, monopattini</strong>. Quanto manca ai pattini a rotelle? Ai tricicli? Ai kart di “Super Mario”? Evidentemente poco.</p>
<h3><strong>L’arte di raccontare frottole con aria serissima</strong></h3>
<p>La narrazione è quella da oratorio scolastico di fine anno: <em>“I russi sono disperati, poveri, primitivi, arretrati: quindi usano le pale, dormono nelle buche, attaccano in motorino”.</em></p>
<p>Prima erano gli zaini pieni di pale perché “non hanno armi”. Poi i carri armati “arrugginiti”. Adesso lo scooterino per sfuggire ai droni, come se il conflitto più sorvegliato della storia fosse una puntata di Paperissima Sprint.</p>
<p>E, come sempre, l’annunciatrice del Tg1 recita la notizia con una compostezza che ricorda le telecronache dell’Istituto Luce: naso dritto, tono drammatico, e soprattutto quella fermezza tipica di chi non ha la minima intenzione di verificare nulla.</p>
<p>Che poi il problema non è nemmeno la fantasia – quella va anche bene – ma l’<strong>analfabetismo militare</strong>. Raccontare che un esercito meccanizzato del XXI secolo “sfonda il fronte” in scooter è come dire che il Napoli ha vinto lo scudetto grazie ai pullman turistici.</p>
<h3><strong>E se fosse vero? Peggio ancora</strong></h3>
<p>Perché poi viene da chiederselo: <strong>e se fosse vero?</strong><br />
Se davvero i russi stessero conquistando villaggi, posizioni, alture e linee fortificate a colpi di Vespa 50, allora: <strong>che razza di esercito è quello ucraino</strong>? Che razza di difese ha il fronte NATO-compatibile più sostenuto della storia? E soprattutto: che razza di strategia hanno gli angeli custodi di Kiev, così pronti a inviare armi sofisticate ma incapaci di fermare motorini e monopattini?</p>
<p>Non si può avere la botte piena e <strong>Zelensky ubriaco</strong>: o l’Ucraina è un formidabile baluardo della democrazia occidentale, oppure è una tenda canadese che si sgonfia alla prima folata di vento di uno Zip Piaggio.</p>
<h3><strong>Dalla propaganda alla pantomima</strong></h3>
<p>Il punto è che questa roba non è informazione.<br />
È <strong>propaganda di terz’ordine</strong>, roba che Goebbels avrebbe respinto perché troppo grossolana. Non c’è nemmeno l’eleganza della menzogna costruita bene: qui siamo al livello: <em>“I russi sono primitivi e noi siamo intelligenti. Fine del telegiornale.”</em> E noi paghiamo. Paghiamo per vedere servizi che manco “Lercio” avrebbe il coraggio di firmare.</p>
<p>La RAI – quella che dovrebbe essere pluralista, accurata, documentata – è diventata il supersalone delle veline geopolitiche.<br />
Cambiano i governi, cambiano i direttori, cambia la carta intestata, ma la regola è la stessa: <strong>la realtà non conta, conta la narrazione</strong>.</p>
<p>E nella<strong> narrazione-Peppa Pig</strong> del Tg1: i russi perdono anche quando avanzano; gli ucraini vincono anche quando arretrano; le armi occidentali sono decisive anche quando non decidono nulla e ogni sconfitta ucraina è un “ripiegamento tattico”. Tattico quanto l’esodo in motorino raccontato dal Tg1.</p>
<h3><strong>La RAI come ministero della Verità a orologeria</strong></h3>
<p>Nel frattempo, il Codice dell’Ordine dei giornalisti – quello che impone “verifica delle fonti”, “riscontro dei fatti”, “evitare la manipolazione” – evapora come la nebbia del Donbass evocata nei servizi. Se fosse applicato alla RAI, metà redazione sarebbe in ferie forzate da due anni.</p>
<p>Così eccoci qui: in pieno 2025, con un conflitto che rischia l’escalation nucleare, noi ci ritroviamo il Tg1 che racconta la guerra come un episodio dei <em>Me Contro Te</em> versione Donbass. <strong>Un servizio pubblico che non informa</strong>, non spiega, non analizza: deride.<br />
Deride l’avversario, deride i fatti, deride l’intelligenza degli spettatori.</p>
<p>E soprattutto deride se stesso, perché quando arrivi a raccontare che la Russia – una delle potenze belliche più grandi del pianeta – attacca con il motorino, allora non stai facendo informazione. Stai facendo <strong>cabaret</strong>, senza nemmeno lo spirito.</p>
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		<title>Pescasseroli 2025. Greenaccord celebra 20 anni di informazione cattolica per la custodia del Creato</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2025/11/18/pescasseroli-2025-greenaccord-celebra-20-anni-di-informazione-cattolica-per-la-custodia-del-creato/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=pescasseroli-2025-greenaccord-celebra-20-anni-di-informazione-cattolica-per-la-custodia-del-creato</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesca Maccaglia]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 18 Nov 2025 17:38:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Creato]]></category>
		<category><![CDATA[giornalismo]]></category>
		<category><![CDATA[Greenaccord]]></category>
		<category><![CDATA[Pescasseroli]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1600" height="980" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/Foto3_Lafreccia.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/Foto3_Lafreccia.jpeg 1600w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/Foto3_Lafreccia-300x184.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/Foto3_Lafreccia-1024x627.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/Foto3_Lafreccia-768x470.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/Foto3_Lafreccia-1536x941.jpeg 1536w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/Foto3_Lafreccia-1170x717.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/Foto3_Lafreccia-585x358.jpeg 585w" sizes="(max-width: 1600px) 100vw, 1600px" /></p>
<p>Tre giorni di dialogo tra giornalismo, sport e istituzioni  per una narrazione più etica e consapevole. &#160; PESCASSEROLI (AQ) – Nella suggestiva cornice del cinema di Pescasseroli, intitolato allo sceneggiatore, regista&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2025/11/18/pescasseroli-2025-greenaccord-celebra-20-anni-di-informazione-cattolica-per-la-custodia-del-creato/">Pescasseroli 2025. Greenaccord celebra 20 anni di informazione cattolica per la custodia del Creato</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="font-weight: 400;"><em><strong>Tre giorni di dialogo tra giornalismo, sport e istituzioni  per una narrazione più etica e consapevole.</strong></em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="font-weight: 400;">PESCASSEROLI (AQ) – Nella <strong>suggestiva cornice del cinema</strong> di Pescasseroli, intitolato allo sceneggiatore, regista e produttore cinematografico italiano tra più apprezzati, Ettore Scola, protagonista della grande stagione della <a href="https://www.treccani.it/enciclopedia/commedia-all-italiana_(Enciclopedia-del-Cinema)/" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?q=https://www.treccani.it/enciclopedia/commedia-all-italiana_(Enciclopedia-del-Cinema)/&amp;source=gmail&amp;ust=1763573542744000&amp;usg=AOvVaw0bZnMWGfN5b-MEwgOY0AGX">commedia all&#8217;italiana</a>, <strong>si è svolta la XX edizione del Forum dell’Informazione cattolica per la custodia del Creato</strong>, dal titolo “Lo sport sostenibile, inclusivo e rispettoso di tutti. Informazione e comunicazione responsabile”.<strong> Una tre giorni organizzata da Greenaccord,</strong><strong> </strong>Associazione Culturale di ispirazione cristiana e senza fini di lucro, nata per stimolare l’impegno di tutti gli uomini e le donne di qualsiasi credo e confessione religiosa, sul tema della salvaguardia della natura.<img loading="lazy" decoding="async" class="alignright wp-image-112887 size-full" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/Locandina-evento-Greenaccord-Pescasseroli-1.jpg" alt="" width="591" height="850" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/Locandina-evento-Greenaccord-Pescasseroli-1.jpg 591w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/Locandina-evento-Greenaccord-Pescasseroli-1-209x300.jpg 209w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/Locandina-evento-Greenaccord-Pescasseroli-1-585x841.jpg 585w" sizes="(max-width: 591px) 100vw, 591px" /></p>
<p style="font-weight: 400;">«Il tema del nostro Forum nasce dalla consapevolezza che lo sport rappresenta un laboratorio autorevole ed efficace per educare e sensibilizzare sui temi della sostenibilità ambientale, dell’inclusione e della parità di genere», così ha esordito il Presidente di Greenaccord, Alfonso Cauteruccio. «Lo sport deve essere per tutti &#8211; e per questo bisogna promuoverlo in tutte le nostre realtà, anche in quelle più piccole. Chi è costretto su una sedia a rotelle, o ha problemi motori, ha diritto a vivere quell&#8217;entusiasmo e competitività che solo lo sport può donare».</p>
<p style="font-weight: 400;">A partire dalla Carta deontologica di Pescasseroli, la quale contiene le linee guida sulla “consapevolezza ambientale nella professione giornalistica”, approvata dal Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti su proposta degli Ordini regionali di Abruzzo, Lazio e Molise, e firmata il 12 dicembre 2023, in occasione dell’evento di chiusura del centenario della fondazione del “Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise” e del “Premio Polidoro”, si sono analizzate le opportunità e gli spazi che consentono il racconto dello sport in ogni forma e modalità. Il programma, trasmesso in diretta streaming da Radio Parco TV , ha previsto tre sessioni di lavoro in due giorni.</p>
<p style="font-weight: 400;">Dopo il Presidente Cauteruccio i saluti del Sindaco di Pescasseroli, Giuseppe Sipari, della Presidente dell’OdG Abruzzo, Marina Marinucci.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>La prima sessione,</strong> <strong>La sostenibilità </strong><strong>che accompagna e contraddistingue lo sport</strong>, con un focus sull’organizzazione dei Giochi di Milano Cortina 2026, è stata moderata da Walter Nerone, Consigliere Nazionale Ussi Abruzzo. Hanno relazionato: Greta Barbone Human Rights Manager presso Fondazione Milano Cortina 2026, <em>I Giochi Invernali Milano Cortina 2026; </em>Giampiero Pastore, Dirigente Istituto di Medicina e Scienza dello Sport, CONI <em>Le direttive del CIO e l’impegno del Coni per la sostenibilità</em>; Gaetano Rizzo, Presidente Ussi Sicilia e Presidente Ucsi Sicilia<em>, Il giornalismo a servizio della sostenibilità nello sport</em>; Rossana Ciuffetti, Direttore Scuola dello Sport, Sport e Salute SpA, <em>Educare gli sportivi e il mondo sportivo alla sostenibilità</em>; Giuseppina Dini, Responsabile Sostenibilità f.f. nell’ambito della Direzione Scuola e Sostenibilità presso Sport e salute SpA; Luciano Sammarone, Direttore Parco Nazionale Abruzzo-Lazio -Molise, <em>Sport e aree protette</em>.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>La seconda sessione,</strong> <strong>Lo sport promotore di uguaglianza e inclusione</strong>, è stata moderata da Mario Frongia, Consigliere Nazionale USSI Sardegna, ed è stata aperta dal giornalista Domenico Ranieri, <em>Le linee guida del CIO sulla rappresentazione dello sport. </em>A seguire gli interventi di Enza Beltrone, Responsabile progetti e iniziative USSI, <em>Le donne al centro dello sport; </em>Luca Tarquini, Presidente CSI L’Aquila, <em>Lo sport è per tutti</em>; Mario Morcellini, già Prorettore Sapienza Università di Roma, <em>Il linguaggio che include e rappresenta; </em>Sandro Fioravanti,<em> </em>Telecronista sportivo,<em> Riformulare la narrazione; </em>Santo Marcianò, Arcivescovo di Frosinone-Veroli-Ferentino, <em>Sport e spiritualità; </em>Walter Nerone, Consigliere Nazione Ussi Abruzzo, sportivo, <em>Lo sport che rigenera e crea relazioni</em>; Guido Lo Giudice, SG Ussi e capo ufficio stampa FitArco, e Chiara Rebagliati, Atleta Fiamme Oro nella nazionale FitArco, <em>Lo sport nella natura.</em></p>
<p style="font-weight: 400;">Molto Santo Marcianò, ha evidenziato tre binomi all’interno del binomio <em>Sport e Spiritualità</em>: il primo, sport-bellezza, il secondo sport-corpo-spiritualità e l’ultimo corpo-responsabilità.</p>
<p style="font-weight: 400;">«Il cuore del binomio sport e spiritualità – ha spiegato &#8211; è l’amore, come via per custodire la bellezza del corpo, per custodire la bellezza dell’umano e così si custodisce la bellezza del Creato e si ringrazia il Creatore».</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>L’ultima sessione, </strong><strong>La narrazione sportiva strumento di sensibilizzazione ambientale</strong>, moderata da Andrea Mori, Consigliere ODG Abruzzo, ha visto in successione i seguenti interventi: Davide Demichelis, giornalista, TV reporter, documentarista, <em>Lo sport come mezzo per vivere la natura;  </em>Cosimo Martenucci, giornalista, Consigliere Nazionale Ussi Basilicata, <em>In “giro” a raccontare territori; </em>Alessandra Ferraro, giornalista, direttrice Isoradio, <em>Il viaggio che si prende cura del territorio; </em>Stefano Pallotta, Consigliere Nazionale ODG, <em>La proattività: promuovere i temi ambientali; </em>in collegamento web, Simona Rolandi, giornalista La Domenica Sportiva Rai, <em>Il giornalismo a servizio della sostenibilità nello sport; </em>Benedetta Rinaldi, giornalista, conduttrice di Elisir, <em>La salute che incrocia lo sport e la natura; </em>Giuseppe Romano,<em> </em>Allenatore internazionale di Karate, <em>Allenare atlete e atleti in contesti mondiali diversi.</em></p>
<p style="font-weight: 400;">La partecipazione al Forum ha offerto ai giornalisti la possibilità di conseguire in totale <strong>14 crediti formativi</strong> iscrivendosi alla piattaforma tra i corsi proposti dall’Ordine dei Giornalisti d’Abruzzo.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Domenica mattina il ritrovo dei partecipanti per </strong>la visita guidata, al Centro Visite del Parco Nazionale-Centro  Storico di Pescasseroli. La celebrazione della Santa Messa, presieduta dal Vescovo della Diocesi di Avezzano, Sua Eccellenza Mons. Giovanni Massaro, ha concluso l’evento.</p>
<p style="font-weight: 400;">Nella sua omelia, Monsignor Massaro ha sottolineato l&#8217;aspetto inclusivo dello sport. «Per noi è una grande gioia poter ospitare questo Forum, dopo l&#8217;esperienza del Festival del Creato, celebrato circa due mesi fa, per gli 800 anni del Cantico delle Creature, questo nuovo appuntamento rappresenta un ulteriore passo nel cammino comune di riflessione e di impegno per la cura della casa comune. Il tema scelto ci invita a guardare allo sport come a una palestra di fraternità e di rispetto, dove la competizione lascia spazio alla solidarietà e dove la comunicazione diventa strumento di costruzione, non di divisione».</p>
<p style="font-weight: 400;">Dal 2003 Greenaccord opera sia in campo nazionale che internazionale per la formazione dei giornalisti su temi di interesse ambientale e sociale.</p>
<p style="font-weight: 400;">Anche quest’anno nuove emozioni, altri importanti momenti di condivisioni e di esperienze.</p>
<p style="font-weight: 400;">Un evento molto arricchente con la presenza significativa di tanti partenariati, patrocini e media partener. Sono molti, infatti, gli enti e le istituzioni che ogni anno sostengono Greenaccord, e condividono la missione di una comunicazione etica, sostenibile e orientata al bene comune, per un giornalismo che sappia raccontare.</p>
<p style="font-weight: 400;">Le parole giuste possono cambiare lo sguardo, educare al rispetto e proteggere la casa comune.</p>
<p style="font-weight: 400;">Come spiegava papa Francesco nella sua seconda e più nota Enciclica, “Laudato si’”, «Sulla base di tre relazioni fondamentali strettamente connesse: la relazione con Dio, quella con il prossimo e quella con la terra, ci impegniamo a metterci in cammino “sulla rotta, che ha bisogno di cambiare”. Abbracciamo il nostro giusto posto “nell’ordine e nel dinamismo” che il nostro Creatore ha stabilito e ci imbarchiamo urgentemente in nuovi modi di vivere con creatività ed entusiasmo. L’umanità ha ancora la capacità di collaborare per costruire la nostra casa comune, l’essere umano è ancora capace di intervenire positivamente, non tutto è perduto, perché gli esseri umani, capaci di degradarsi fino all’estremo, possono anche superarsi, ritornare a scegliere il bene e rigenerarsi».</p>
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