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		<title>Myanmar: continuano le atrocità dei militari contro la popolazione e la democrazia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luca Cricenti]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 10 Mar 2021 14:50:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="678" height="381" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/03/women-5963960_1920-678x381-2.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/03/women-5963960_1920-678x381-2.jpg 678w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/03/women-5963960_1920-678x381-2-300x169.jpg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/03/women-5963960_1920-678x381-2-585x329.jpg 585w" sizes="(max-width: 678px) 100vw, 678px" /></p>
<p>Una serie di scioperi sono stati repressi nel sangue, mentre ospedali e università sono state poste sotto sequestro. I militari hanno dichiarato che i membri del pubblico chiedevano la presa&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2021/03/10/myanmar-continuano-le-atrocita-dei-militari-contro-la-popolazione-e-la-democrazia/">Myanmar: continuano le atrocità dei militari contro la popolazione e la democrazia</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="678" height="381" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/03/women-5963960_1920-678x381-2.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/03/women-5963960_1920-678x381-2.jpg 678w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/03/women-5963960_1920-678x381-2-300x169.jpg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/03/women-5963960_1920-678x381-2-585x329.jpg 585w" sizes="(max-width: 678px) 100vw, 678px" /></p><p><em>Una serie di scioperi sono stati repressi nel sangue, mentre ospedali e università sono state poste sotto sequestro. I militari hanno dichiarato che i membri del pubblico chiedevano la presa di maggiore controllo da parte dei generali &#8220;per il bene del popolo&#8221;</em></p>
<p>La giustificazione di ogni dittatura dall’alba dei tempi e di ogni governo autocratico si fonda sul, ritenuto, consenso del popolo, o meglio della richiesta spasmodica di aiuto da parte della popolazione. Non fa eccezione la storia del colpo di stato in Myanmar. Infatti, la giunta militare quando ha preso il potere a inizio febbraio, spodestando la leader Aung San Suu Kyi e i membri del suo partito, ha annunciato di essere stata costretta ad agire a causa di massicci brogli elettorali nelle elezioni dello scorso novembre, che sono state clamorosamente vinte dalla Lega Nazionale per la Democrazia. I generali hanno detto che avrebbero tenuto le elezioni entro un anno. Ma il calendario delle future elezioni è già stato spostato a uno o due anni, secondo le dichiarazioni dei media statali. Si consideri che l’ultima volta che i militari hanno annullato i risultati di un’elezione, nel 1990, c’è voluto un quarto di secolo perché si tenessero di nuovo elezioni generali complete ed eque. La storia potrebbe ripetersi nuovamente.</p>
<p>Dunque il golpe è stato giustificato dalla tutela degli interessi del popolo birmano. Quello stesso popolo che tuttavia ha iniziato a ribellarsi energicamente all’ennesima occupazione territoriale e mediatica dei militari, ricevendo un trattamento non del tutto tutelante.</p>
<p>Infatti, si sono susseguiti nel corso dell’ultimo mese numerosi scioperi e proteste, repressi puntualmente nel sangue dalla violenza dei militari guidati dalla giunta. L’ultimo in ordine cronologico è stato lo sciopero generale indetto lunedì scorso che ha bloccato la produzione e il commercio su tutto il territorio birmano.</p>
<p>Tra i manifestanti, almeno due sono stati uccisi lunedì a Myitkyina, una città nel nord del Myanmar, dove le suore cattoliche romane si sono inginocchiate per supplicare i soldati di fermare le uccisioni. Un altro manifestante è stato colpito mortalmente all’addome a Pyapon, una città non lontana da Yangon, la capitale commerciale del Myanmar. E nella stessa Yangon, centinaia di persone sono rimaste intrappolate in un cordone delle forze di sicurezza lunedì sera, temendo un arresto o peggio. Finora più di 60 persone sono state uccise e circa 1.800 persone sono state arrestate dall’inizio del golpe.</p>
<p>A livello di repressione mediatica e sociale, il cosiddetto blackout informativo, si aggiunga che lunedì sera, le restrizioni sono diventate ancora più severe quando la televisione di stato, che ora è controllata dai militari, ha annunciato che le licenze sono state revocate a cinque organizzazioni di media indipendenti, un duro colpo a quella che era stata la vibrante stampa libera della nazione. Decine di giornalisti sono stati arrestati e la revoca delle licenze dei media potrebbe ora rendere illegale il loro stesso atto di riferire.</p>
<p>Inoltre, da domenica 7 marzo le forze di sicurezza sono scese nelle università, negli ospedali e nei complessi delle pagode buddiste, dove hanno istituito centri operativi di fortuna. Nella città di Mandalay, nel Myanmar centrale, camion militari hanno preso d’assalto campus universitari, tra cui l’Università Tecnologica di Mandalay, dove un convoglio di quattro veicoli è arrivato tra gas lacrimogeni e proiettili di gomma, secondo i testimoni. “Penso che stiano cercando di preparare una guerra brutale contro il popolo”, ha detto una guardia di sicurezza dell’Università Tecnologica di Mandalay. L’abate del Tempio di Buddha Mahamuni a Mandalay ha detto che i soldati hanno occupato il terreno della pagoda per un mese. “Nessuno viene più ad adorare qui perché la gente ha paura di loro”, ha detto.</p>
<p>In un articolo di lunedì 8 marzo del Global New Light of Myanmar, giornale sotto il controllo della giunta militare, è stato “chiarito” che tali spazi sono stati occupati perché i membri del pubblico hanno chiesto che il Tatmadaw, come è conosciuto l’esercito in Myanmar, “controlli le università e gli ospedali pubblici e agisca efficacemente per il bene del popolo”.</p>
<p>Quello stesso popolo che continua a subire trattamenti brutali proprio dal Tatmadaw, reo di avere una lunga sfilza di atrocità sulle sue spalle. Negli ultimi anni infatti, il Tatmadaw ha condotto una guerra serrata contro i gruppi etnici ribelli in tre stati – Rakhine, Shan e Kachin – e ha sfollato 700.000 musulmani Rohingya. Sopravvissuti e testimoni hanno descritto una campagna brutale, tra cui uccisioni, stupri sistematici e abusi. I soldati hanno spesso usato uomini e ragazzi come scudi umani, come raccontato da diversi testimoni. Per esempio, Sayedul Amin, un Rohingya di 28 anni, ha dichiarato che a ottobre 2020 è stato catturato insieme ad altri Rohingya e gli è stato ordinato di camminare di fronte ai soldati, rimanendo colpito da due proiettili.</p>
<p>Ed è ancora lo stesso popolo tutelato, almeno a parole, dalla giunta che da giorni chiede l’intervento delle Nazioni Unite secondo il principio della “responsabilità di proteggere” (“R2P”), che permette l’intervento della comunità internazionale “se i mezzi pacifici sono inadeguati e le autorità nazionali non riescono manifestamente a proteggere le loro popolazioni da genocidio, crimini di guerra, pulizia etnica e crimini contro l’umanità”.</p>
<p>Quello stesso principio nato a metà anni ’90 dopo i falliti tentativi di tutelare le popolazioni civili in Ruanda e nella ex-Jugoslavia e recentemente utilizzato nel 2011 per giustificare l’intervento militare straniero in Libia. Dunque durante le manifestazioni, civili hanno portato cartelli giganti per le strade chiedendo ai militari stranieri di invadere il Paese.</p>
<p>Dal canto suo, la comunità internazionale ha condannato verbalmente la presa di potere del Tatmadaw, con alcuni paesi che hanno inasprito le sanzioni mirate agli ufficiali militari e alle aziende militari. Tuttavia i più importanti investitori stranieri del Myanmar, come Singapore e la Cina, non hanno fatto passi significativi per punire finanziariamente i militari, riducendo significativamente le sanzioni mosse dagli attori internazionali.</p>
<div class="social-sharing ss-social-sharing">Foto di Maruf Rahman da Pixabay</div>
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		<title>In Myanmar il popolo non si arrende e parte l’ondata “rosa”</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luca Cricenti]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 05 Mar 2021 20:03:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="678" height="381" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/03/women-5963960_1920-678x381-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/03/women-5963960_1920-678x381-1.jpg 678w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/03/women-5963960_1920-678x381-1-300x169.jpg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/03/women-5963960_1920-678x381-1-585x329.jpg 585w" sizes="(max-width: 678px) 100vw, 678px" /></p>
<p>Dopo il mercoledì di sangue (38 persone hanno perso la vita) la popolazione, soprattutto femminile, continua a protestare contro la giunta militare È oramai passato più di un mese da&#8230;</p>
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<p>È oramai passato più di un mese da quel 1 febbraio, quando la giunta miliare con un <em>coup d’etat</em> in perfetta continuità con il primo del 1962 ha rovesciato la fragilissima democrazia birmana e ha riportato la legge marziale su tutto il Paese asiatico. Grazie anche al clamore mediatico e alla possibilità per i leader della Lega Nazionale per la Democrazia di comunicare efficacemente, la popolazione ha manifestato apertamente la propria avversione a una nuova era di dittatura, soprattutto alla luce degli sprazzi di democrazia goduti in questi brevi sei anni (dal 2015).</p>
<p>Proteste e repressioni, fisiche e telematiche, si sono susseguite quasi pedissequamente nel corso di questi giorni e hanno avuto il loro apice mercoledì scorso (il 3 marzo) quando le forze di sicurezza, nel loro utilizzare mezzi sempre più brutali per schiacciare le proteste della popolazione civile (come dimostrato di recente dal Times), hanno ucciso 38 persone. Per tale motivo mercoledì 3 marzo è stato ritenuto il “giorno più sanguinoso” del Myanmar dall’inizio del colpo di stato.</p>
<p>Tale massacro è stato denunciato apertamente anche da Christine Schraner Burgener, il rappresentante speciale delle Nazioni Unite per il paese. La Burgener ha detto che i leader della giunta hanno respinto le sue richieste di visitare il paese e hanno ignorato i suoi avvertimenti sulle conseguenze di diventare un paria globale. Dal loro canto i cittadini birmani hanno implorato, inutilmente, un’azione internazionale.</p>
<p>Perciò sono scese in piazza centinaia di migliaia di donne per inviare un chiaro messaggio di rimprovero alla giunta militare del Paese. Le manifestanti rappresentano i sindacati in sciopero degli insegnanti, dei lavoratori dell’abbigliamento e degli operatori sanitari – tutti settori dominati dalle donne. Ed è per questo che le forze di sicurezza hanno ritenuto tali manifestanti come una nuova forma di pericolo anche per la tenuta economica del Paese. Le più giovani sono spesso in prima linea e, difatti, tre di loro erano tra le almeno 38 persone uccise mercoledì, tra cui Ma Kyal Sin di soli 18 anni.</p>
<p>La manifestazione tutta femminile ha inoltre uno spettro di denuncia molto più ampio di quanto si creda. Infatti, non ci sono donne negli alti ranghi dell’esercito, e i soldati hanno sistematicamente violentato le donne delle minoranze etniche, secondo Human Rights Watch. Più in generale, però, il ruolo delle donne nella politica, negli affari e nella produzione in Myanmar sta crescendo. Nelle elezioni di novembre, circa il 20% dei candidati della Lega Nazionale per la Democrazia, il partito del leader civile deposto, Daw Aung San Suu Kyi, erano donne. Sono dati ovviamente insignificanti rispetto alle percentuali che viviamo in Europa, ma numeri molto rilevanti in un Paese patriarcale e purtroppo retrogrado sotto molti aspetti della vita politica, economica e sociale.</p>
<p>Di questo passo la dittatura della giunta militare chiederà un numero sempre maggiore di vite umane e vi sarà un peggioramento sistematico delle condizioni di vita di tutti i cittadini birmani. La seppur estremamente flebile speranza è che gli ostracismi politici di Russia e Cina possano subire un’inversione di rotta, quantomeno alla luce dei crimini contro l’umanità che sta compiendo la giunta militare.</p>
<p><em>Foto di Maruf Rahman da Pixabay</em></p>
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