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		<title>La Grecia, il lavoro e l’arte della dominazione “democratica”</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Massimo Reina]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Oct 2025 19:43:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Editoriale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1536" height="1024" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/10/5A2371ED-7DE0-45A8-8248-8B07B75DD6F2.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/10/5A2371ED-7DE0-45A8-8248-8B07B75DD6F2.png 1536w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/10/5A2371ED-7DE0-45A8-8248-8B07B75DD6F2-300x200.png 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/10/5A2371ED-7DE0-45A8-8248-8B07B75DD6F2-1024x683.png 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/10/5A2371ED-7DE0-45A8-8248-8B07B75DD6F2-768x512.png 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/10/5A2371ED-7DE0-45A8-8248-8B07B75DD6F2-1170x780.png 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/10/5A2371ED-7DE0-45A8-8248-8B07B75DD6F2-585x390.png 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/10/5A2371ED-7DE0-45A8-8248-8B07B75DD6F2-263x175.png 263w" sizes="(max-width: 1536px) 100vw, 1536px" /></p>
<p>“Se vuoi un’immagine del futuro, immagina uno stivale che calpesta un volto umano – per sempre.”  George Orwell, 1984. Nel settembre del 2023, il Parlamento greco ha approvato una legge&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1536" height="1024" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/10/5A2371ED-7DE0-45A8-8248-8B07B75DD6F2.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/10/5A2371ED-7DE0-45A8-8248-8B07B75DD6F2.png 1536w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/10/5A2371ED-7DE0-45A8-8248-8B07B75DD6F2-300x200.png 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/10/5A2371ED-7DE0-45A8-8248-8B07B75DD6F2-1024x683.png 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/10/5A2371ED-7DE0-45A8-8248-8B07B75DD6F2-768x512.png 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/10/5A2371ED-7DE0-45A8-8248-8B07B75DD6F2-1170x780.png 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/10/5A2371ED-7DE0-45A8-8248-8B07B75DD6F2-585x390.png 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/10/5A2371ED-7DE0-45A8-8248-8B07B75DD6F2-263x175.png 263w" sizes="(max-width: 1536px) 100vw, 1536px" /></p><p style="font-weight: 400;"><strong><em>“Se vuoi un’immagine del futuro, immagina uno stivale che calpesta un volto umano – per sempre.”</em></strong> <strong><em> George Orwell, 1984</em></strong><strong><em>.</em></strong></p>
<p style="font-weight: 400;">Nel settembre del 2023, il Parlamento greco ha approvato una legge che consente di lavorare <strong>fino a 13 ore al giorno</strong>, su base “volontaria”. I media occidentali l’hanno definita una riforma “moderna”, finalizzata alla “flessibilità del mercato del lavoro”. In realtà, è l’ennesimo esempio di come il linguaggio del potere venga sistematicamente utilizzato per <strong>camuffare l’ingiustizia sociale come necessità economica</strong>.</p>
<p style="font-weight: 400;">Questa misura, lungi dall’essere un’eccezione, rappresenta il compimento di un processo iniziato decenni fa con l’egemonia del neoliberismo. Da Reagan e Thatcher in poi, l’ideologia dominante ha operato per <strong>demolire i diritti del lavoro</strong>, disarticolare le tutele collettive e <strong>trasformare l’essere umano in una merce flessibile</strong>, adatta al fabbisogno delle imprese transnazionali.</p>
<h3>Il principio dell’obbedienza economica</h3>
<p style="font-weight: 400;">Non è un caso che la Grecia sia di nuovo il laboratorio di questa “modernizzazione”. Dopo aver subito la <strong>devastazione sociale imposta dalla Troika</strong> (Commissione Europea, BCE e FMI) in cambio dei cosiddetti “salvataggi”, oggi si torna a colpire lo stesso segmento sociale: il lavoratore dipendente. Ma con una novità retorica: stavolta, non si parla di “sacrifici” imposti, bensì di <strong>“libera scelta” del lavoratore</strong>.</p>
<p style="font-weight: 400;">Questo è un elemento tipico della propaganda neoliberista: <strong>l’illusione della scelta individuale</strong> in un contesto di coercizione sistemica. Dire a un lavoratore che può “scegliere” di lavorare 13 ore al giorno in un paese con alti tassi di disoccupazione, salari stagnanti e inflazione in crescita, è come dire a un affamato che può “scegliere” di vendere il proprio rene. In teoria è una libertà. In pratica, è un ricatto.</p>
<h3>Il ruolo del linguaggio</h3>
<p style="font-weight: 400;">Come ho sottolineato in più occasioni, <strong>il controllo del linguaggio è uno strumento centrale del potere</strong>. La nuova legge greca viene descritta con parole neutre o positive: “modernizzazione”, “adattabilità”, “flessibilità”. Ma il significato reale è chiaro: <strong>estensione dell’orario di lavoro senza reale compensazione, indebolimento dei sindacati, isolamento del lavoratore</strong>.</p>
<p style="font-weight: 400;">L’obiettivo è duplice: da un lato, aumentare i margini di profitto in un contesto di competizione globale; dall’altro, <strong>ridurre la capacità collettiva di resistenza</strong>, spezzando i legami di solidarietà. Un lavoratore esausto, impaurito e precario, <strong>non sciopera, non vota, non si organizza</strong>. Accetta, obbedisce, si piega.</p>
<h3>Il silenzio dell’Unione Europea</h3>
<p style="font-weight: 400;">Ci si potrebbe chiedere dove siano le istituzioni europee che si dichiarano custodi dei “valori fondamentali”. La risposta è semplice: <strong>sono le stesse che hanno imposto alla Grecia, tra il 2010 e il 2015, tagli drastici alla sanità, all’istruzione e alle pensioni</strong>, provocando un aumento esponenziale della povertà, della disoccupazione giovanile e dei suicidi. Quelle misure furono presentate come “inevitabili”. Anche oggi, <strong>l’austerità si ripresenta sotto mentite spoglie</strong>, ma con la stessa funzione: disciplinare.</p>
<h3>L’economia contro la democrazia</h3>
<p style="font-weight: 400;">L’Europa contemporanea è dominata da un <strong>modello tecnocratico</strong> in cui le decisioni cruciali non sono più affidate a processi democratici, ma a organi non eletti (come la BCE o la Commissione Europea), in stretta connessione con <strong>gli interessi del capitale finanziario globale</strong>.</p>
<p style="font-weight: 400;">La legge greca è solo un sintomo. Il problema più ampio è che <strong>l’intera architettura economica dell’UE è stata disegnata per impedire una reale sovranità popolare</strong>. I governi possono cambiare, ma le politiche restano le stesse. Perché i vincoli non sono politici, ma strutturali: <strong>vincoli di bilancio, regole del mercato, trattati intoccabili.</strong></p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Applaudire le proprie catene</strong></p>
<p style="font-weight: 400;">Non si tratta solo di un attacco ai lavoratori greci, ma di <strong>un segnale chiaro per tutto il continente</strong>: si va verso una società dove la libertà è formalmente garantita, ma sostanzialmente negata. Dove <strong>i diritti sono subordinati ai mercati</strong>, e dove il cittadino diventa consumatore, debitore, cliente, utente. Mai soggetto politico.</p>
<p style="font-weight: 400;">Come sempre, il primo passo per resistere è <strong>chiamare le cose con il loro nome</strong>. Questa non è flessibilità. È sfruttamento. Non è progresso. È regressione sociale. Non è scelta. È coercizione. E se non comprendiamo ciò ora, <strong>la storia ci ricorderà come la generazione che ha applaudito le proprie catene</strong>.</p>
<p style="font-weight: 400;">
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		<title>Varosha, il “quartiere fantasma” di Famagosta a Cipro Nord</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2025/08/31/varosha-il-quartiere-fantasma-di-famagosta-a-cipro-nord/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=varosha-il-quartiere-fantasma-di-famagosta-a-cipro-nord</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Valentina Chabert]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 31 Aug 2025 12:49:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1080" height="1368" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/08/IMG_0060.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/08/IMG_0060.jpeg 1080w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/08/IMG_0060-237x300.jpeg 237w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/08/IMG_0060-808x1024.jpeg 808w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/08/IMG_0060-768x973.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/08/IMG_0060-585x741.jpeg 585w" sizes="(max-width: 1080px) 100vw, 1080px" /></p>
<p>Varosha per i greco-ciprioti, Maraş per gli abitanti di etnia turca, è diventata il simbolo della guerra tra i due popoli sull’isola di Cipro. Ex quartiere turistico e area di&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2025/08/31/varosha-il-quartiere-fantasma-di-famagosta-a-cipro-nord/">Varosha, il “quartiere fantasma” di Famagosta a Cipro Nord</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Varosha per i greco-ciprioti, Maraş per gli abitanti di etnia turca, è diventata il simbolo della guerra tra i due popoli sull’isola di Cipro. Ex quartiere turistico e area di vacanza per eccellenza degli anni Settanta, oggi è un vero e proprio quartiere fantasma fuori dalle mura della città di Famagosta. Allo stato di abbandono e fatiscenza si aggiunge una disputa tra le due etnie, a cui le Nazioni Unite cercano una soluzione.</em></p>
<p>Di Valentina Chabert</p>
<p>All’ingresso del quartiere di <em>Maraş </em>(Varosha secondo la nomenclatura greca), qualche militare e un poliziotto controllano i passaporti all’interno di un fatiscente gabbiotto ingiallito dalle intemperie.</p>
<p>Qualche metro più avanti, un chiosco noleggia biciclette, monopattini e addirittura piccoli <em>golf cart</em> per i turisti che hanno oltrepassato il checkpoint e si sono avventurati fino a <strong>Famagosta</strong>, città simbolo degli scontri tra greci e turchi del 1974.</p>
<p>Varosha non è altro che un cumulo di edifici in piena decadenza su cui la natura sta prendendo il sopravvento. Finestre rotte, insegne arrugginite, palazzi ancora in costruzione e negozi dalle pareti crollate contribuiscono all’atmosfera spettrale – se non post-apocalittica – del luogo. Avvolti da un silenzio quasi innaturale, interrotto dal passaggio di qualche gatto randagio in cerca di un po’ di cibo, si scorgono i <strong>resort di nuova costruzione negli anni Settanta</strong> che facevano di Famagosta una <strong>meta turistica d’eccellenza</strong> all’epoca della guerra fredda.</p>
<p>Poi l’<strong>invasione turca dell’estate 1974</strong>, seguita a plurime violazioni dell’accordo tripartito tra Grecia, Gran Bretagna – potenza coloniale che di Cipro aveva fatto la sua “antenna del Levante nel Mediterraneo” – e Turchia, le cosiddette “<strong>potenze garanti</strong>”, e alla presa di potere del regime dei colonnelli ad Atene, intenzionati a far tramontare il piano di unione dell’isola con la Grecia dell’Arcivescovo e Presidente di Cipro <strong>Makarios</strong>.</p>
<figure class="wp-block-image size-large"></figure>
<p>Dopo due tentativi di conquista nel luglio e agosto 1974, l’esercito turco ha conquistato Famagosta, penetrando le mura veneziane che per un anno hanno resistito all’<strong>assedio dell’Impero ottomano</strong>. Fu così che gli abitanti di etnia greca di Varosha svuotarono il quartiere per il timore di rappresaglie da parte della Turchia, dirigendosi verso Paralimni, Dherynia e Larnaca.</p>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="size-medium wp-image-107777 aligncenter" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/08/IMG_0061-300x169.jpeg" alt="" width="300" height="169" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/08/IMG_0061-300x169.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/08/IMG_0061-585x329.jpeg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/08/IMG_0061.jpeg 678w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
<p>A differenza delle immagini di distruzione a cui ci siamo assuefatti, tipiche della comunicazione in tempo di guerra, Varosha non è stata né oggetto di bombardamenti, né di saccheggi o massacri. La distruzione del quartiere è imputabile solo all’<strong>abbandono e al tempo</strong>, che sempre più nasconde la vitalità e l’atmosfera vacanziera che ha permeato i primi anni Settanta.</p>
<p>Una <strong>risoluzione delle Nazioni Unite del 1984</strong>che invitava la dirigenza turca a cedere la città di Famagosta al controllo dei caschi blu – stabilitosi sull’isola dagli anni Sessanta per prevenire un conflitto tra greci e turchi – e a favorire il ritorno degli abitanti originari di etnia greca, non ha avuto alcun seguito.</p>
<p>Vent’anni dopo, i greco-ciprioti hanno bocciato attraverso un referendum il cosiddetto “<strong>piano Annan”</strong>, elaborato dall’ex Segretario Generale delle Nazioni Unite per favorire una <strong>riunificazione pacifica di Cipro</strong>. Secondo le disposizioni della proposta, Varosha sarebbe dovuta ritornare sotto il controllo greco e aprirsi al ritorno dei residenti greci dell’epoca. Una nuova risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha inoltre proibito qualsivoglia vendita di proprietà o insediamento da parte di individui che non siano gli abitanti originari del quartiere.</p>
<p>Fino al 2017, anno in cui le autorità della Repubblica turca di Cipro Nord hanno aperto parzialmente Varosha ai <em>peacekeepers</em> ONU e successivamente ai civili, la città fantasma è rimasta <strong>inaccessibile</strong> e circondata da reti di filo spinato.</p>
<p>Al contempo, sulla questione di Varosha è intervenuta anche la <strong>Corte europea dei diritti umani</strong>, che ha stabilito attraverso più sentenze che otto cittadini greco-ciprioti avrebbero avuto diritto ad una compensazione economica a seguito della privazione delle proprie abitazioni e proprietà come risultato del conflitto del 1974. Nonostante <strong>la Repubblica Turca di Cipro Nord non sia riconosciuta da alcuno Stato se non da Ankara,</strong> dalla quale dipende per la propria sopravvivenza, sia Cipro che Turchia sono Stati membri del Consiglio d’Europa e dunque parti della Convenzione europea dei diritti dell’uomo, sulla quale la Corte di Strasburgo ha competenza a pronunciarsi. Per questo motivo, la Corte europea ha ritenuto responsabile la Turchia della violazione dell’<strong>articolo 1</strong> del protocollo I della Convenzione relativo al godimento dei propri possedimenti, nonché dell’<strong>articolo 8</strong> della Convenzione, che prevede il diritto al rispetto della vita privata e familiare.</p>
<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" class="wp-image-93742" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2025/08/WhatsApp-Image-2025-08-30-at-09.09.53-768x1024.jpeg" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2025/08/WhatsApp-Image-2025-08-30-at-09.09.53-768x1024.jpeg 768w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2025/08/WhatsApp-Image-2025-08-30-at-09.09.53-225x300.jpeg 225w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2025/08/WhatsApp-Image-2025-08-30-at-09.09.53-1152x1536.jpeg 1152w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2025/08/WhatsApp-Image-2025-08-30-at-09.09.53.jpeg 1536w" alt="" width="768" height="1024" /></figure>
<p>&nbsp;</p>
<p>In aggiunta, si riscontrano centinaia di casi avviati da cittadini greco-ciprioti dinanzi all’<em>Immovable Property Commission </em>(IPC) di Cipro Nord, con l’obiettivo di <strong>ottenere una compensazione </strong>per la perdita dei propri possedimenti.</p>
<p>Ad oltre cinquant’anni dal conflitto greco-turco, <strong>la situazione di Varosha è tutt’altro che risolta</strong>. Nel 2020, il presidente turco Recep Tayyip Erdoğan e il suo ambasciatore a Nicosia hanno visitato il quartiere in occasione della rinomina della sua via principale in onore di <strong>Semih Sancar</strong>, Capo di Stato Maggiore della Turchia tra il 1973 e il 1978. Alla decisione di riaprire Varosha agli insediamenti di cittadini turchi il Parlamento Europeo ha dapprima chiesto alla Turchia di revocare la decisione, e poi di riprendere i negoziati per risolvere la questione cipriota sulla base di una federazione bi-comunitaria, invitando l’UE a sanzionare la Turchia qualora la situazione non fosse cambiata.</p>
<p>A fronte di ciò, tanto Ankara quanto il Presidente della Repubblica di Cipro Nord hanno <strong>respinto la risoluzione del Parlamento Europeo</strong>. Nel 2022 sono stati riaperti uno stabilimento balneare e alcune attività ad uso commerciale in parte del quartiere.</p>
<p>&nbsp;</p>
<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" class="wp-image-93741" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2025/08/WhatsApp-Image-2025-08-30-at-09.09.53-1-768x1024.jpeg" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2025/08/WhatsApp-Image-2025-08-30-at-09.09.53-1-768x1024.jpeg 768w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2025/08/WhatsApp-Image-2025-08-30-at-09.09.53-1-225x300.jpeg 225w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2025/08/WhatsApp-Image-2025-08-30-at-09.09.53-1-1152x1536.jpeg 1152w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2025/08/WhatsApp-Image-2025-08-30-at-09.09.53-1.jpeg 1536w" alt="" width="768" height="1024" /></figure>
<p>&nbsp;</p>
<p>Al momento, la missione di mantenimento della pace ONU a Cipro si occupa della questione di Varosha, ribadendo la posizione della comunità internazionale in favore della <strong>restituzione delle proprietà del quartiere ai greco-ciprioti </strong>dell’isola. La situazione sul campo è tuttavia ben distante da una simile possibilità, con istituzioni pubbliche turco-cipriote e nuovi alberghi in attesa di essere riaperti a Maras prima delle prossime <strong>elezioni presidenziali a Cipro Nord il prossimo 19 ottobre.</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Scudo inter-etnico o limite alla guerra? Il ruolo delle forze di pace ONU a Cipro</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2025/08/27/scudo-inter-etnico-o-limite-alla-guerra-il-ruolo-delle-forze-di-pace-onu-a-cipro/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=scudo-inter-etnico-o-limite-alla-guerra-il-ruolo-delle-forze-di-pace-onu-a-cipro</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Valentina Chabert]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 27 Aug 2025 18:26:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Cipro]]></category>
		<category><![CDATA[Cipro nord]]></category>
		<category><![CDATA[Grecia]]></category>
		<category><![CDATA[Nazioni Unite]]></category>
		<category><![CDATA[Turchia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dal 1964, la missione di mantenimento della pace delle Nazioni Unite (UNFICYP) a Cipro tenta di prevenire un conflitto aperto tra la maggioranza greco-cipriota residente a sud dell’isola e la&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2025/08/27/scudo-inter-etnico-o-limite-alla-guerra-il-ruolo-delle-forze-di-pace-onu-a-cipro/">Scudo inter-etnico o limite alla guerra? Il ruolo delle forze di pace ONU a Cipro</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Dal 1964, la missione di mantenimento della pace delle Nazioni Unite (UNFICYP) a Cipro tenta di prevenire un conflitto aperto tra la maggioranza greco-cipriota residente a sud dell’isola e la minoranza di etnia turca che a nord ha proclamato un proprio Stato indipendente, riconosciuto solo da Ankara.</em></p>
<p>A cura di Valentina Chabert</p>
<p><strong>UNFICYP</strong>, la missione di mantenimento della pace ONU a <strong>Cipro</strong> creata dal Consiglio di Sicurezza a seguito dello spiraglio di violenza esploso sull’isola a maggioranza greca nel <strong>dicembre 1963</strong>, è una delle più longeve.</p>
<p>Inizialmente adibita a strumento di limitazione delle tensioni tra greco e turco-ciprioti, <strong>nel 1974 il mandato dei <em>peacekeepers </em>è stato ampliato</strong>e successivamente rinnovato sino ai giorni nostri, complice un colpo di stato da parte di frange politiche favorevoli alla riunificazione dell’isola con la Grecia e il successivo intervento militare della Turchia.</p>
<p>Da allora, <strong>Cipro è divisa in due.</strong> A sud, la maggioranza greca. A nord, una Repubblica autoproclamata e non riconosciuta da alcuno Stato oltre alla Turchia, considerata dalla comunità internazionale potenza occupante ed illegittima ma con un apparato di governo in grado di controllarne la popolazione e garantirne la sopravvivenza.</p>
<p>Le ostilità e l’invasione turca risultarono nell’adozione, da parte del Consiglio di Sicurezza ONU, di una serie di risoluzioni che ampliarono il mandato dell’UNFICYP: i cambiamenti inclusero la supervisione del cessate il fuoco, di fatto entrato in vigore il 16 agosto 1974, e il mantenimento di una <strong>zona cuscinetto</strong> tra le linee della Guardia Nazionale di Cipro e delle forze turche e turco-cipriote, la cosiddetta “<em>buffer zone</em>”.</p>
<p>Benché le ostilità belliche si siano fermate oltre cinquantun anni fa, i rapporti periodici del Segretario Generale ONU al Consiglio di Sicurezza sullo stato del conflitto cipriota hanno costantemente portato ad un rinnovo del mandato dell’UNFICYP.</p>
<p>La zona cuscinetto, conosciuta anche come “<strong>Linea Verde</strong>“, si estende per circa 180 km attraverso l’isola. In alcune zone della vecchia Nicosia è larga solo pochi metri, mentre in altre raggiunge un’ampiezza di vari chilometri. I suoi limiti settentrionali e meridionali sono le linee su cui si attestarono i belligeranti dopo il cessate il fuoco del 16 agosto 1974. Nella parte orientale dell’isola, la zona cuscinetto è interrotta dalla <strong>base militare britannica di Dhekelia</strong>, fuori dall’area in cui opera l’ONU. Lo stesso vale per <strong>Varosha</strong>, l’ex località turistica vicino a Famagosta, ora sotto il controllo dell’esercito turco.</p>
<figure class="wp-block-image size-full"><img decoding="async" class="wp-image-93618" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2025/08/IMG_0960.jpg" alt="" /></figure>
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<p>Nonostante il cessate il fuoco e la presenza di forze di pace, <strong>la situazione a Cipro non sembra avere una soluzione pacifica a breve termine.</strong>Come affermano le forze di pace stesse, che abbiamo incontrato a Nicosia, “<em>Cipro è spesso considerata un conflitto congelato. Oltre al fatto che i progressi politici registrati dal 2017 sono stati scarsi, la situazione sul campo è tutt’altro che congelata. L’UNFICYP registra ogni anno centinaia di violazioni da parte delle forze militari avversarie e migliaia di violazioni da parte dei civili. La maggior parte di questi incidenti sono di lieve entità (eccesso di personale, incursioni, costruzioni non autorizzate), tuttavia molti di essi rischiano di degenerare rapidamente, con conseguente ripresa del conflitto. Il ruolo dell’UNFICYP nel disinnescare queste tensioni e garantire la calma nella zona cuscinetto rimane essenziale. Senza la presenza continua dell’UNFICYP, il rischio di una ripresa del conflitto a Cipro è molto concreto”.</em></p>
<p>In effetti, gli incidenti registrati dall’UNFICYP negli ultimi anni sono piuttosto frequenti e numerosi: “<em>Nel corso degli anni, entrambe le parti hanno occasionalmente sollevato tensioni con l’UNFICYP; fortunatamente, la maggior parte di questi incidenti viene risolta dai nostri ufficiali di collegamento militare a livello operativo/di base.L’ultimo incidente grave che abbiamo affrontato è stato a Pyla nell’agosto 2023. Personale di sicurezza turco-cipriota è entrato nella zona cuscinetto delle Nazioni Unite senza autorizzazione per bloccare la costruzione di una strada. Le forze di peacekeeping delle Nazioni Unite sono state aggredite mentre bloccavano questa costruzione non autorizzata.Non ci sono state vittime all’interno della zona cuscinetto dal 1996, quando una protesta al suo interno provocò la morte di un greco-cipriota”.</em></p>
<p>Allo stato attuale, è ancora l’UNFICYP a fornire una piattaforma di dialogo e un apparato di sicurezza fondamentale a <strong>prevenire la ripresa delle ostilità tra le due entità etnico-politiche</strong>a Cipro. “<em>Il mandato dell’UNFICYP è quello di fare del suo meglio per prevenire il ripetersi dei combattimenti; collaborare strettamente con le forze contrapposte per disinnescare le tensioni e prevenire la ripresa del conflitto; contribuire al mantenimento e al ripristino della legge e dell’ordine; collaborare strettamente con le forze di polizia di entrambe le parti per garantire la calma nella zona cuscinetto; contribuire al ritorno alla normalità. Contribuire a riunire le parti per costruire fiducia e sicurezza in un futuro condiviso”.</em></p>
<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-full"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-93615" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2025/08/unficyp.jpeg" alt="" width="232" height="218" /></figure>
</div>
<p>&nbsp;</p>
<p>Sembrano tuttavia emergere <strong>timidi tentativi di negoziato</strong> e di ripresa del dialogo tra le parti in conflitto. Come ci spiegano i funzionari dell’UNFICYP, “<em>Il Segretario Generale delle Nazioni Unite ha recentemente nominato un’ Inviata Personale, Maria Angela Holguin (ex Ministro colombiano), per facilitare i colloqui informali tra i leader e le tre potenze garanti, al fine di riprendere i colloqui per una soluzione duratura.I leader incontreranno il Segretario Generale delle Nazioni Unite a settembre e un incontro più ampio a cinque con le potenze garanti è previsto entro la fine dell’anno.Nel frattempo, le Nazioni Unite a Cipro facilitano 13 Comitati Tecnici con greco-ciprioti e turco-ciprioti che collaborano per migliorare la vita quotidiana di tutti gli abitanti dell’isola. Questi comitati svolgono un ruolo importante nel contribuire a creare le condizioni per un futuro di pace sull’isola, esaminando gli aspetti culturali, economici, giovanili, governativi, penali, ambientali, i valichi di frontiera e altre questioni di interesse comune”.</em></p>
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		<title>I beni culturali sono la Ragione di una civiltà in società in transizioni e in identità comparate dell&#8217;archeologia alle avanguardie</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2022/06/03/i-beni-culturali-sono-la-ragione-di-una-civilta-in-societa-in-transizioni-e-in-identita-comparate-dellarcheologia-alle-avanguardie/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=i-beni-culturali-sono-la-ragione-di-una-civilta-in-societa-in-transizioni-e-in-identita-comparate-dellarcheologia-alle-avanguardie</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Pierfranco Bruni saggista, antropologo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 03 Jun 2022 15:15:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Storia, Arte, Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Grecia]]></category>
		<category><![CDATA[Magna]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="2560" height="2560" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/06/FC2D5F3A-59D3-4202-9B37-D25397515D02-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/06/FC2D5F3A-59D3-4202-9B37-D25397515D02-scaled.jpeg 2560w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/06/FC2D5F3A-59D3-4202-9B37-D25397515D02-300x300.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/06/FC2D5F3A-59D3-4202-9B37-D25397515D02-1024x1024.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/06/FC2D5F3A-59D3-4202-9B37-D25397515D02-150x150.jpeg 150w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/06/FC2D5F3A-59D3-4202-9B37-D25397515D02-768x768.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/06/FC2D5F3A-59D3-4202-9B37-D25397515D02-1536x1536.jpeg 1536w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/06/FC2D5F3A-59D3-4202-9B37-D25397515D02-2048x2048.jpeg 2048w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/06/FC2D5F3A-59D3-4202-9B37-D25397515D02-1920x1920.jpeg 1920w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/06/FC2D5F3A-59D3-4202-9B37-D25397515D02-1170x1170.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/06/FC2D5F3A-59D3-4202-9B37-D25397515D02-585x585.jpeg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/06/FC2D5F3A-59D3-4202-9B37-D25397515D02-640x640.jpeg 640w" sizes="(max-width: 2560px) 100vw, 2560px" /></p>
<p>Bisognerebbe inventarsi una nuova Magna Grecia. Certamente partendo da ciò che la storia ha restituito al mito. Non può essere storia e conoscenza senza la tradizione del mito e dei&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2022/06/03/i-beni-culturali-sono-la-ragione-di-una-civilta-in-societa-in-transizioni-e-in-identita-comparate-dellarcheologia-alle-avanguardie/">I beni culturali sono la Ragione di una civiltà in società in transizioni e in identità comparate dell&#8217;archeologia alle avanguardie</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="2560" height="2560" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/06/FC2D5F3A-59D3-4202-9B37-D25397515D02-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/06/FC2D5F3A-59D3-4202-9B37-D25397515D02-scaled.jpeg 2560w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/06/FC2D5F3A-59D3-4202-9B37-D25397515D02-300x300.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/06/FC2D5F3A-59D3-4202-9B37-D25397515D02-1024x1024.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/06/FC2D5F3A-59D3-4202-9B37-D25397515D02-150x150.jpeg 150w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/06/FC2D5F3A-59D3-4202-9B37-D25397515D02-768x768.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/06/FC2D5F3A-59D3-4202-9B37-D25397515D02-1536x1536.jpeg 1536w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/06/FC2D5F3A-59D3-4202-9B37-D25397515D02-2048x2048.jpeg 2048w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/06/FC2D5F3A-59D3-4202-9B37-D25397515D02-1920x1920.jpeg 1920w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/06/FC2D5F3A-59D3-4202-9B37-D25397515D02-1170x1170.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/06/FC2D5F3A-59D3-4202-9B37-D25397515D02-585x585.jpeg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/06/FC2D5F3A-59D3-4202-9B37-D25397515D02-640x640.jpeg 640w" sizes="(max-width: 2560px) 100vw, 2560px" /></p><div dir="auto" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Bisognerebbe inventarsi una nuova Magna Grecia. Certamente partendo da ciò che la storia ha restituito al mito. Non può essere storia e conoscenza senza la tradizione del mito e dei simboli. Magari attraversando la civiltà di Leonida e di Archita sino a toccare le sponde di Ibico e di Pitagora. In questo viaggio si ascolta la Magna Grecia e parla con i territori, con i popoli, con le identità attraverso le eredità che non smettono di trasmettere silenzi ed urla.</div>
<div dir="auto" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Oggi ciò che chiamiamo Magna Grecia è geografia di un tempo perduto e mai ritrovato. Ma resta una &#8220;aritmetica&#8221; della memoria con i suoi echi, i suoi segni, la sua archeologia immensa e molte volte dimenticata. Dimenticare è smarrire. Ecco perché abbiamo bisogno dell&#8217;antropologia. Di quella antropologia che è umanesimo ma anche culturale, popolare, etinica.</div>
<div dir="auto" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">I beni culturali nella identità di una Nazione dovrebbero rappresentare il logos dentro la lettura del nostos. Non possiamo riceverli con la sensazione della nostalgia. Dobbiamo viverli con l&#8217;identità eredità dal tempo in un passaggio tra storia e memoria. Resta fondamentale questo chiosare di legame tra eredità, storia, memoria identità. Un presupposto che apre la possibilità-capacità di poter praticare un vero processo di valorizzazione e quindi di fruizione.</div>
<p>Cercare di leggere i ritagli culturali, che sono i simboli del rapporto tra popoli e civiltà, dei territori è penetrare i modelli etno-antropologici che sono parte vitale dei processi di conoscenza in una geografia tra eredità ed identità. Bisogna storicizzare,  ma per rendere la storia elemento di apprendimento è necessario realizzare un percorso chiaramente antropologico. L&#8217;antropologia è l&#8217;espressione materiale e ontologica dei popoli, delle civiltà, delle comunità. Il passato è un depositato nella storia.</p>
<div dir="auto">
<div dir="auto" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Bisogna fare in modo, discutendo dialetticamente di beni culturali e di patrimonio identitario incastonato nella cultura, di leggere quel che chiamano passato, o esteticamente memoria, di non renderlo soltanto nostalgia. Ciò che è stato in un tempo non potrà essere in un altro tempo. L&#8217;antico non può essere il nuovo o nel nuovo. Lasciamolo tra le griglie dei simboli, dei miti, degli archetipi ma non scardiniamo quel tempo che non c&#8217;è più pensando di renderlo presente, attuale, futuro. Anche quando discutiamo di beni culturali non possiamo più commentare un simile errore. Bisogna avviarsi verso una idea di progetto superando il concetto di programma.</div>
<div dir="auto" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">La Magna Grecia è stata. Non sarà più,  non sarà mai più. Il Mediterraneo dei miti come lo abbiamo letto tra classicità, umanesimo e grecità egiziana &#8211; araba non sarà più. Si vive un altro Mediterraneo. Bisogna ben comprendere che ci sono diversi mediterranei che si portano dentro diversi destini e una storia articolata non assimilabile tra epoche.</div>
<div dir="auto" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Il Mediterraneo dei beni culturali ha anche ora una eterogeneità di letture. Marrakesh non è Madrid. Algeri non è Nizza. Il Cairo non è Roma. Insomma testimonianze che hanno una valenza importante ma non assimilabile. Questo significa che ci sono diversi Mediterranei sul piano culturale che restano espressioni eterogenee nella cultura del bene geo-territoriale.</div>
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">L&#8217;antropologia è una espressione che riesce ad interpretare i processi archeologici, urbanistici, architettonici, storici, linguistici, letterati, etnici. Ecco perché sono sempre più convinto che il Ministero Italiano della Cultura deve imporsi con una progettualità imponente proprio in quella visione di sintesi che è l&#8217;antropologia.</div>
<div dir="auto" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Cio può essere fatto pero con le dovute competenze, con una didattica delle culture, con una conoscenza che nasce dal rapporto tra apprendimento e valorizzazione. Su questo versante credo che ciò che si indica come geografia della Magna Grecia non può essere letta soltanto con gli strumenti e i processi archeologici bensì fortemente antropologici caratterizzati dalla cultura della tradizione/popolare.</div>
<div dir="auto" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">L&#8217;antropologia della Magna Grecia è una delle discipline che permette di abitare civiltà, popoli e tradizioni. D&#8217;altronde la Magna Grecia, oltre l&#8217;archeologia, è in questi percorsi. La Magna Grecia  va vissuta come modello antropologico oltre che archeologia del vissuto. Perché tutto questo? Perché sostanzialmente l&#8217;approccio culturale muta costantemente. In realtà la Magna Grecia è soltanto nostalgia se non si crea un processo valorizzante tra nuove economie e politiche culturali identitarie.</div>
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Non c&#8217;è più una Magna Grecia.  C&#8217;è la eredità della Magna Grecia. Di ciò dobbiamo essere consapevoli per cercare di ragionare con il pensiero che va oltre il modello archeologico soltanto. L&#8217;antropologia è la &#8220;scienza&#8221;, nell&#8217;umanesimo delle discipline, che diventa il collante ma anche il mosaico dentro il quale quei concetti prima citati, ovvero eredità, storia, memoria, identità, tradizione&#8230;, costituiscono il legame del patrimonio culturale. Trasformare i simboli in realtà.</div>
<div dir="auto" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Una utopia? Non credo. Cultura, Magna Grecia ed economia: una interpretazione importante che richiama una sistematicità di valori e di contenuti culturali. Ma cosa sono i contenuti culturali? Non si può più pensare al bene culturale come un singolo fatto, una singola struttura, un singolo contenitore. Occorre fare in modo di realizzare delle griglie che siano simboliche e reali, pertinenti e vive nelle articolazioni dei modelli valorizzanti e fruibili. Ovvero la politica dei beni culturali deve essere mosaicizzata ma anche praticata e  vissuta come un monolito.</div>
<div dir="auto" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Esempio. L&#8217;archeologia è già nella antropologia e viceversa. Entrambe sono dentro la storicità dell&#8217;arte la quale è anche ritmo, segno, colore, linguaggio. Linguaggio, appunto, che penetra un vocabolario che è letteratura, musica, folclore. I rimandi sono nelle tradizioni e queste abitano il mito. Il bene culturale è la letture dei miti che sono stati cronaca, oggetti, storia.</div>
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<div dir="auto" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">È necessaria la Ragione espressiva delle epoche. La Magna Grecia è la complessità non solo di un tempo ma di un&#8217;epoca. Così dal Medioevo al Barocco, dal Rinascimento alle diverse avanguardie. Sono epoche che nascono dentro le civiltà. Considero tale il bene cultura.</div>
<div dir="auto" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Ebbene, non posso capire la Magna Grecia soltanto dal suono di una ceramica o dal ritmo di una statua. Ma la Magna Grecia è uno stato del pensare e del pensiero dentro la complessità di un tempo chiamato proprio civiltà e quindi identità. È qui che la concezione del bene culturale deve trovare la sua rivoluzione e la sua intuizione nel saper confrontarsi con le culture. Non è assolutamente una sfida. È un aporoccio forte in una mutata temperie delle società,  delle comunità e delle umanità. Credo che i</div>
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<div dir="auto" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">beni culturali sono oggi la Ragione di una civiltà in società in transizioni e in civiltà di epoche comparate. Tali dobbiamo considerarli.</div>
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<p><a class="a2a_button_facebook" href="https://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.lafrecciaweb.it%2F2022%2F06%2F03%2Fi-beni-culturali-sono-la-ragione-di-una-civilta-in-societa-in-transizioni-e-in-identita-comparate-dellarcheologia-alle-avanguardie%2F&amp;linkname=I%20beni%20culturali%20sono%20la%20Ragione%20di%20una%20civilt%C3%A0%20in%20societ%C3%A0%20in%20transizioni%20e%20in%20identit%C3%A0%20comparate%20dell%E2%80%99archeologia%20alle%20avanguardie" title="Facebook" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_dd addtoany_share_save addtoany_share" href="https://www.addtoany.com/share#url=https%3A%2F%2Fwww.lafrecciaweb.it%2F2022%2F06%2F03%2Fi-beni-culturali-sono-la-ragione-di-una-civilta-in-societa-in-transizioni-e-in-identita-comparate-dellarcheologia-alle-avanguardie%2F&#038;title=I%20beni%20culturali%20sono%20la%20Ragione%20di%20una%20civilt%C3%A0%20in%20societ%C3%A0%20in%20transizioni%20e%20in%20identit%C3%A0%20comparate%20dell%E2%80%99archeologia%20alle%20avanguardie" data-a2a-url="https://www.lafrecciaweb.it/2022/06/03/i-beni-culturali-sono-la-ragione-di-una-civilta-in-societa-in-transizioni-e-in-identita-comparate-dellarcheologia-alle-avanguardie/" data-a2a-title="I beni culturali sono la Ragione di una civiltà in società in transizioni e in identità comparate dell’archeologia alle avanguardie"></a></p><p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2022/06/03/i-beni-culturali-sono-la-ragione-di-una-civilta-in-societa-in-transizioni-e-in-identita-comparate-dellarcheologia-alle-avanguardie/">I beni culturali sono la Ragione di una civiltà in società in transizioni e in identità comparate dell&#8217;archeologia alle avanguardie</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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