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		<title>Media occidentali, censura e fake news: la migliore arma letale di Israele e dei suoi alleati</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Massimo Reina]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 30 Jul 2025 14:06:05 +0000</pubDate>
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<p>C’è un silenzio che fa più rumore delle bombe. È quello dei media occidentali, accorsi a puntare l’indice verso Hamas il 7 ottobre 2023, ma improvvisamente ciechi, sordi e afoni&#8230;</p>
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<p><strong>La  censura algoritmica</strong></p>
<p><strong>CNN</strong>, <strong>BBC</strong>, <strong>Sky News</strong>, <strong>Le Monde</strong>, <strong>New York Times</strong>, <strong>Reuters</strong>, <strong>Politico</strong>: tutti, nei giorni successivi all’attacco, rilanciano la narrazione ufficiale del governo Netanyahu. Nessuna verifica indipendente, <strong>nessun fact-checking</strong>sulle cifre gonfiate, nessun dubbio sulle cause. Quando <strong>Al-Ahli Hospital</strong> viene colpito, il titolo della BBC è: <em>“Un’esplosione in un ospedale di Gaza: le accuse si rincorrono”</em>.<br />
Quando un convoglio ONU viene centrato da un missile israeliano, il New York Times titola: <em>“Circostanze ancora da chiarire”</em>. Quando si scoprono fosse comuni negli ospedali evacuati con la forza dall’IDF, nessuna breaking news. Solo trafiletti. Spesso nascosti. È l’<strong>etica selettiva dell’informazione embedded</strong>, che da anni accompagna le guerre “giuste”: quelle combattute da Israele, dalla NATO, dagli alleati “democratici”.</p>
<p>Guerre che, per definizione, <strong>non possono essere crimini</strong>. E dunque non si raccontano. O si raccontano solo a metà. E’ così da anni, è peggiorato dal 23 ottobre 2023, quando Israele inizia anche<strong> l’invasione da terra</strong> del resto della Palestina che non ha ancora occupato, e quindi della Striscia di Gaza.</p>
<p><strong>I giornalisti che osano</strong></p>
<p>Chi prova a uscire dal coro viene marginalizzato. <strong>Max Blumenthal</strong>, di <em>The Grayzone</em>, viene accusato di antisemitismo. <strong>Jonathan Cook</strong>, ex <em>Guardian</em>, è ormai fuori dai circuiti ufficiali. <strong>Robert Fisk</strong> (scomparso nel 2020), che avrebbe gridato allo scandalo, oggi non avrebbe trovato spazio su nessuna testata.</p>
<p><strong>I freelance sul campo come chi scrive</strong> e i suoi colleghi? Criminalizzati, ingorati derisi. I giornalisti palestinesi uccisi? Non fanno notizia. Ma se inciampa su una margherita un’inviata di <strong>Fox News</strong> in Ucraina, parte il lutto nazionale e la crticia alla Russia, con <strong>accuse di putinismo alla margherita</strong> stessa. Poi ci sono <strong>i nuovi censori</strong>: Meta, X (Twitter), Google. Ogni post che accenna a crimini di guerra israeliani rischia la rimozione o la limitazione della visibilità. I contenuti palestinesi sono etichettati come “sensibili”, “non verificati”, “controversi”. Gli algoritmi puniscono le immagini troppo vere, troppo dolorose.<br />
Persino<strong> i bambini morti vengono oscurati</strong> per “non urtare la sensibilità del pubblico”. Tranne i bambini israeliani <strong>usati come simboli</strong> del dolore nazionale, quelli campeggiano ovunque. Anche quando sono vivi e vegeti ma la propaganda li fa “morire” in modi atroci. Il dolore, come la notizia, ha una bandiera.</p>
<p><strong>Il gioco delle etichette</strong><br />
L’arma più efficace dei media, oggi, non è l’informazione. È <strong>l’etichetta</strong>. Chi parla di genocidio è “filo-Hamas”. Chi difende i civili palestinesi è “antisemita”. Chi chiede il cessate il fuoco è “equidistante”. E chi dubita del Mossad è “complottista”. La funzione dei media non è più quella di informare, ma di filtrare, incasellare, <strong>disinnescare ogni verità che scotta</strong>.</p>
<p>Insomma, il 7 ottobre ha segnato l’inizio di una guerra. Ma non solo a Gaza. Anche nei media, nella coscienza, nella verità. Il Mossad ha chiuso gli occhi. I media li hanno riaperti solo dove conveniva. E così, mentre le bombe cadono e gli ostaggi restano, l’unico vero prigioniero è il pubblico occidentale. <strong>Tenuto all’oscuro con metodo</strong>, distratto con indignazioni a comando, nutrito di propaganda e anestetizzato dal rumore. Perché la guerra non si vince solo con i missili. <strong>Si vince raccontandola nel modo giusto.</strong></p>
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		<title>Hamas: l’arma a doppio taglio creata da Israele</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Massimo Reina]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 09 Jul 2025 21:29:05 +0000</pubDate>
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A guidarla era lo sceicco Ahmed Yassin, cieco, carismatico, punto di riferimento della Fratellanza Musulmana palestinese. La sua organizzazione, al-Mujamma al-Islami, era formalmente religiosa ma portava con sé una visione chiara: quella di una Palestina islamica, fondata sulla legge coranica. Israele, che allora dominava i territori con la sua autorità militare, non soltanto non ostacolò questa crescita, ma ne autorizzò la legittimazione legale. L’arma segreta del Mossad Nel 1979 fu l’allora ministro della Difesa Ezer Weizman a firmare l’autorizzazione che riconosceva ufficialmente al-Mujamma come associazione legittima. La motivazione era tanto semplice quanto pericolosa: meglio incentivare il fondamentalismo religioso — frammentato, caritatevole, politicamente meno strutturato — che lasciare spazio all’OLP di Arafat, laica, unita e in grado di dialogare con le Nazioni Unite, l’Europa, e persino con alcuni segmenti della società israeliana. Fu una scelta strategica. Una scelta lucida. Una scelta che oggi, a distanza di quasi mezzo secolo, mostra i suoi effetti devastanti. Negli anni Ottanta, mentre l’OLP veniva colpita da ondate di arresti, chiusure di giornali, esilio e delegittimazione internazionale, le strutture di Hamas ricevevano permessi edilizi per costruire moschee, scuole coraniche, ospedali. Secondo inchieste giornalistiche e testimonianze dirette, Israele chiuse deliberatamente un occhio — e talvolta due — sui fondi che affluivano alle Ong islamiche, mentre colpiva ogni forma di organizzazione laica e nazionalista palestinese. La prima Intifada Nel 1984, Yassin venne arrestato dallo Shin Bet con armi e documenti segreti. Fu liberato appena un anno dopo. Nessuna condanna, nessun processo pubblico. La sua rete riprese a crescere. Poi venne il dicembre 1987. La Prima Intifada. La rivolta della gioventù palestinese, dei sassi contro i fucili, della disperazione contro l’occupazione. In quel contesto, Hamas venne formalmente costituito col beneplacito e soddisfatto consenso del futuro Mossad. Il nome completo — Harakat al-Muqāwama al-Islāmiyya, Movimento di Resistenza Islamica — segnava un punto di non ritorno. La lotta per l’indipendenza palestinese cessava di essere unitaria. Laica. Politica. E diventava una guerra di religione. Fu il risultato di una strategia precisa: dividere il fronte interno palestinese, distruggere la voce unica dell’OLP, e creare un’opposizione religiosa utile a minarne l’autorità. Hamas nacque con questa funzione. Per combattere Arafat, non Israele. Dividi et impera Nel 2002, l’ex diplomatico del Dipartimento di Stato americano Dennis Ross dichiarò che “Israele incoraggiò la nascita di Hamas per dividere i palestinesi.” Anche Robert Fisk, storico corrispondente del The Independent, scrisse che “è ironico che Hamas, oggi dichiarato nemico mortale, sia nato con la benevolenza israeliana.” Le sue parole non furono mai smentite. Il giornalista investigativo Richard Sale, dell’agenzia UPI, andò oltre: “Il Mossad israeliano fornì denaro a Hamas nei suoi primi anni per ostacolare Arafat e il Fatah.” Fonti dell’FBI, citate in seguito, confermarono che Israele aveva concesso fondi tramite organizzazioni caritatevoli, accesso semplificato alla burocrazia militare, copertura logistica e spazio mediatico. Uno storico israeliano, Avner Cohen, ex agente del servizio segreto interno, dichiarò: “Hamas fu alimentata dall’illusione di essere utile. Gli abbiamo permesso di crescere. E ci è esplosa in faccia.” Un altro ex ufficiale dell’intelligence, intervistato da The Intercept, ammise che vi erano “rapporti di contatto e gestione a distanza” con alcuni ambienti islamisti, considerati all’epoca più malleabili e meno pericolosi del nazionalismo palestinese. Un rapporto della CIA declassificato nel 2001 parlava di “tolleranza attiva” da parte di Israele nei confronti di Hamas e dei suoi affiliati negli anni Ottanta. Il resto è storia recente. Hamas si è radicalizzato, ha preso le armi, ha lanciato missili. Ha vinto le elezioni del 2006 nella Striscia di Gaza. È stato isolato, poi messo sotto embargo. Ha preso il potere. È diventato, per Israele e per l’Occidente, il volto stesso del terrorismo palestinese. Ma dietro quel volto, resta l’ombra della scelta originaria. Un errore strategico, o forse un calcolo perfetto finché i morti erano altrove. Oggi Hamas è diventato il motivo, o forse la “scusa”, di Israele per massacrare sterminare i palestinesi, finire di rubargli le terre e compiere un genocidio. Ma le sue radici affondano nella terra che gli fu concimata dagli stessi che oggi ne invocano l’eliminazione. E la domanda che resta — inascoltata tra un raid e l’altro — è sempre la stessa: a chi giova, oggi come allora, un nemico come Hamas?</p>
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		<title>J’accuse !</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alan David Baumann]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 Jan 2024 20:15:30 +0000</pubDate>
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<p>Il Giorno della Memoria e la guerra scatenata dal terrorismo non sono concatenati, come molti tentano di far intendere. La politica non deve infierire contro una data storica, la situazione&#8230;</p>
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<p>Alcune teste calde pensano però di potere continuare ad offendere il Popolo Ebraico e tutti coloro che credono nella democrazia. Chi come me è cresciuto in una famiglia obbligatoriamente antifascista, con i suoi 41 consanguigni uccisi dal nazifascismo solo “perché nati ebrei”, si ritrova sballottato nelle credenze ereditate e mortificato da vecchie amicizie. Si tratta di affiatamenti del passato, amicizie che oggi collocherei tra le presunte e le presuntuose, che fingono di conoscere e riconoscere la Storia, falsificandola, deridendola, calpestandola, tentando di farle perdere quella lettera maiuscola che ha per significato 6.000.000 e più di storie personali.</p>
<p>Come avviene da qualche anno il 25 aprile, dove la sfilata per la liberazione umilia la Brigata Ebraica (o Palestinese) che ha contribuito a liberare il Belpaese dal nazifascismo, questo 27 gennaio tende ad oltraggiare la Memoria, tentando di sostituirla con falsità ideologiche di ipocrite basi politiche. Unica cosa reale è quell’antisemitismo a stantuffo che ritrova vigore internazionale, in una spinta non solo apparentemente, nuova.</p>
<p>Accuso quelle particelle dell’Associazione Nazionale dei Partigiani (ANPI), di cui mia madre era socio onorario e di cui vorrei a nome della Memoria disfarmi della tessera, riportargliela urlando “Vergogna”. Accuso quella finta sinistra che regala o vende gli italiani di religione ebraica. Sinistra alla quale ho creduto per quella lontana intesa politica che la trovava al primo posto nella diffusione culturale, ma che oggi affianca i comunicatori dell’odio. Accuso quell’ignoranza regnante, che vuole tramutare un popolo antico da usurpato in usurpatore, dando credito al nulla.</p>
<p>Come si sentirebbe l’Italia se il ministero della salute fosse retto dalle Brigate Rosse o quello tedesco dalle Baader-Meinhof? Eppure, oggi si prendono per reali le cifre diramate dal Ministero di Gaza, ossia di Hamas. Come ho scritto subito dopo lo sterminio del 7 ottobre, “oggi gli arabi vengono visti come terroristi, ma appena Israele si difenderà, diventeranno i <em>poveri palestinesi</em>”.</p>
<p><em>Nei due milioni di abitanti di Gaza, i morti per mano di Israele saranno 1.500.000 bambini, 1.000.000 donne, 800.000 uomini. E potrebbero anche dire altre cifre, ma non vi sarà mai un morto sotto la voce “terrorista”.</em></p>
<p>Accuso coloro che non vedono che lo Stato di Israele, ancora una volta telefona ad ogni abitante di Gaza per informarlo che questo o quell’altro posto verranno bombardati alla ricerca di quei tunnel di cui i Gazesi non erano a conoscenza e di quei missili che nessuno sapeva che da infiniti anni vengono scagliati contro Israele. Uno Stato attaccato, che avvisa anche quelle donne con i loro bambini, che sono entrati nei kibbutzim poco prima selvaggiamente distrutti dai loro familiari e di cui anche loro hanno filmato la disumanità, per vantarsene.</p>
<p>Mi avete proprio fatto inGazare e di brutto, perché questo mondo è malato, succube del ritorno al medioevo (per essere ottimisti) ed ancora vittima del petrolio. Accuso un mondo che non condanna l’Iran che oggi bombarda la Siria, domani l’Iraq e il Pakistan, poi l’Afganistan e fornisce armi ad ogni gruppo terroristico; accuso l’ONU che paga “professori” che partecipano ai massacri e che elargisce più a Gaza che al resto del mondo, come se gli africani od alcuni sud americani od asiatici non necessitassero degli aiuti internazionali.</p>
<p>Mio padre mi ripeteva “Beato te… ti abbiamo fatto nascere in un mondo di pace, lontano dal nazifascismo, dalla barbarie”. Caro Babbo, se ci fossi ancora soffriresti enormemente, perché troveresti vana la tua storia, fatta di fughe, del sentirti grande aiutando gli amici partigiani a rubare la dinamite che i nazisti in fuga mettevano sotto le rotaie. Come gli occupanti allora stavano dappertutto perché sostenuti da allievi spesso più bravi degli stessi tedeschi, oggi un più sofisticato antisemitismo nidifica ovunque, trovando sempre il pretesto e l’acclamazione per far passare per corretta, la sua disumanità.</p>
<p>Figurati caro Babbo, che mi vedo “costretto” a ringraziare gli eredi politici della destra di allora, perché mi rendo conto che in gran parte sono diventati nipoti del liberalismo ottocentesco.</p>
<p>Cari ex compagni: non siete ex perché sono cambiato io, ma perché lo siete voi. Devo oggi temere gran parte di voi, perché avete cavalcato la facile onda dei camerati di allora, di Adolfo sorridente, accanto all’amico gran Mufti di Gerusalemme. Potete chiudere il vostro pugno o urlare “ave” al vostro nuovo Cesare, sia esso Mussolini o Stalin. Convincentevi della vostra storia, trovatene una scusa per il vostro paradiso terrestre magari pullulato da verginelle come credono i vostri fratelli aguzzini, ma ricordatevi che oggi gli ebrei non si arrendono senza reagire, non finiscono in una ciminiera per compiacere i vostri capi nei lussuosi alberghi a sette, ma anche a cinque stelle, che amano difendersi facendosi scudo dei propri bambini. Gli ebrei, siano essi italiani o israeliani, francesi o sudamericani, si difenderanno. Altro non potremmo fare, fa parte di noi: amiamo sopravvivere. Troveremo sempre dell’olio per illuminare la nostra Menorah.</p>
<p>Cari compagni che avete dimenticato le atrocità del 7 ottobre ed ai quali farei rivedere in chiaro i filmati sulle reti nazionali: atrocità riprese da coloro che elogiate. Sappiate che se Israele avesse voluto eliminare gli arabi cosiddetti palestinesi, avrebbe potuto farlo da tempo. Contestate la politica di uno stato? Giusto, si chiama democrazia. Anche a Gerusalemme stanno protestando. Mi domando perché non alzate barricate contro la Russia, la Cina, la Corea del Nord, la politica turca, soprattutto le donne uccise in Iran perché non indossano bene il velo. Per quale motivo non volete rendervi conto che una ragazza incinta alla quale viene aperta la pancia ed il feto estratto ed accoltellato, è una donna: esattamente come quella uccisa nei nostri cortili o appartamenti. Ma capisco: per voi è solo una ebrea, come lo sono le rapite dai palestinesi, che vengono violentate ed uccise a Gaza. Vi siete rapidamente scordati del bambino che appena prelevato in Israele, fu portato in una piazza e circondato da altri bambini arabi che gli urlavano “sporco ebreo”.</p>
<p>Voi stessi cari compagni, spiegate – sicuramente a vostra insaputa – che antisemitismo, antiisraelianismo ed antisionismo hanno lo stesso significato.</p>
<p>Alcuni in Israele chiedono di introdurre la pena di morte per i terroristi catturati. Unica condanna eseguita finora quella di Adolf Eichmann, ma Israele non può rinunciare al valore della vita. Come pena suggerirei solo di appenderli a vita, per le palle.</p>
<p>Ultima cosa: fa eco la soluzione a due stati. Benissimo. Proposta che Israele ha a più riprese offerto ai vari regimi “palestinesi” ma che costoro hanno sempre rifiutato. Come fecero quando nel 1948 nacque lo <em>Stato Ebraico</em>. Proprio per non doverlo accettare, gli arabi si opposero a questa soluzione. Mi chiedo adesso: in molti chiamano Palestina, Gaza (già Egitto), tralasciando la Cisgiordania (già Giordania). Quale dovrebbe essere la “Palestina”? effettivamente se riguardasse solo Gaza, riterrei che Israele debba accettare. D’altronde non se ne possono mica fare due di Stati palestinesi. Oltretutto se Gaza diventasse uno Stato, il primo missile scagliato contro Israele sarebbe una dichiarazione di guerra e certamente lo “Stato Ebraico” non dovrebbe sentirsi obbligato per coscienza, di dover avvisare telefonicamente o tramite volantini una nazione nemica.</p>
<p>…ma sicuramene Israele non è in guerra contro un popolo, ma contro un sanguinoso gruppo terroristico, chiamato Hamas.</p>
<p>Am Israel Chai</p>
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		<title>I fronti aperti e il silenzio dell’Occidente</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2023/12/15/i-fronti-aperti-e-il-silenzio-delloccidente/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=i-fronti-aperti-e-il-silenzio-delloccidente</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Roberto Sciarrone]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 15 Dec 2023 19:08:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[conflitto israelo-palestinese]]></category>
		<category><![CDATA[Gaza]]></category>
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		<category><![CDATA[Russia]]></category>
		<category><![CDATA[Ucraina]]></category>
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<p>Da Gaza all’Ucraina, tanti morti civili e poca speranza “La Striscia è un inferno in terra”. “La polverizzazione di Gaza è tra i peggiori attacchi contro una popolazione civile del&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="678" height="381" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/12/B5F5CBAD-5151-4B82-8C8F-EEA228904FF0.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/12/B5F5CBAD-5151-4B82-8C8F-EEA228904FF0.png 678w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/12/B5F5CBAD-5151-4B82-8C8F-EEA228904FF0-300x169.png 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/12/B5F5CBAD-5151-4B82-8C8F-EEA228904FF0-585x329.png 585w" sizes="(max-width: 678px) 100vw, 678px" /></p><p><em>Da Gaza all’Ucraina, tanti morti civili e poca speranza</em></p>
<p><strong>“La Striscia è un inferno in terra”</strong>. “La polverizzazione di Gaza è tra i peggiori attacchi contro una popolazione civile del nostro tempo”.</p>
<p><strong>Dove andremo a finire?</strong> La situazione umanitaria a Gaza peggiora di ora in ora, mentre i carri armati israeliani sono entrati a Khan Younis, la principale città nel sud della Striscia. Il coordinatore degli aiuti di emergenza delle Nazioni Unite, Martin Griffiths, ha parlato di condizioni “apocalittiche”. L’Onu afferma che ormai l’80% della popolazione è sfollata e che oltre 600mila palestinesi hanno ricevuto l’ordine di evacuazione. Ma per loro non c’è nessun posto dove andare perché i rifugi sono pieni e al momento “nessun luogo è sicuro”. Intanto il bilancio delle vittime avrebbe superato quota 16mila, in confronto – riporta il <em>Financial Times</em> – nei primi nove mesi dell’invasione americana dell’Iraq nel 2003 furono registrati 12mila civili uccisi. Un fallimento totale della nostra comune umanità.</p>
<p>Partiamo da qui per raccontare l’”inferno” di una delle tante guerre che si stanno combattendo oggi, dando seguito a quel filo rosso che non smettiamo mai di narrare sulle nostre pagine e che ci porta ad altri conflitti ancora in corso.</p>
<p><strong>Cosa sta accadendo in Ucraina?</strong> La controffensiva non è andata come sperato e il sostegno all’Ucraina scricchiola, ma ad avvantaggiare Putin è un’Europa che non si impegna abbastanza. Dopo mesi di effettivo stallo e una controffensiva che ha deluso le aspettative, alla fatica per la guerra sta subentrando la sfiducia. “Dobbiamo essere pronti anche alle cattive notizie”, ha detto il segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg in un’intervista all’emittente tedesca ARD. A pochi giorni dalla firma di un decreto con cui il presidente russo Vladimir Putin ha aumentato il numero degli effettivi di circa 170mila unità, portandolo a un totale di 1,3 milioni. Negli ultimi mesi le linee del fronte si sono mosse poco e ora il gelo dell’inverno è calato sul paese, rendendo più difficile ogni avanzamento così come spostarsi e assicurare i rifornimenti. Il gelido inverno, ma non solo. Le crepe iniziano a farsi sentire anche all’interno del paese: il sindaco di Kiev, Vitali Klitschko, ha puntato il dito contro il presidente ucraino Volodymyr Zelensky per il fallimento della controffensiva, in un attacco senza precedenti contro il suo operato e il “crescente autoritarismo”. Secondo il primo cittadino della capitale, divenuto un volto noto della classe politica ucraina anche a livello internazionale, il presidente ha commesso degli “errori” e dovrebbe guardare con onestà alla reale situazione dell’Ucraina dopo l’invasione russa. <strong>Lo stesso Zelensky ha ammesso che la controffensiva “non ha raggiunto i suoi obiettivi”</strong> attribuendo parte della colpa alla lentezza degli aiuti militari dall’Occidente.</p>
<p>E’ chiaro come il conflitto scoppiato fra Israele e Hamas in Medio Oriente ha non solo distolto l’attenzione internazionale dalla guerra in corso in Europa orientale, ma ne ha perfino relativizzato l’eccezionalità. È in questo scenario di un Medio Oriente sull’orlo del baratro, con il rischio che il conflitto tra Israele e Hamas si estenda ad altri attori regionali, che oggi ha fatto la sua comparsa sulla scena Vladimir Putin. In un raro viaggio all’estero, dopo il mandato di arresto internazionale spiccato nei suoi confronti, il leader russo è arrivato ad Abu Dhabi per incontrare il presidente degli Emirati Arabi Uniti, lo sceicco Mohammed bin Zayed Al Nahyan. Putin ha proseguito il viaggio verso l’Arabia Saudita, a Riad per incontrare il principe ereditario e leader di fatto del paese, Mohammed bin Salman. Con entrambi, Putin ha parlato di accordi commerciali, produzione petrolifera e, naturalmente, della situazione in Ucraina e a Gaza, che il presidente russo imputa ai “fallimenti della politica statunitense nella regione. Putin ha voluto dimostrare di essere ancora un attore di primo piano in Medio Oriente, rafforzando l’immagine di Mosca come quella di un ‘polo alternativo’ agli Stati Uniti, capace di parlare con tutti. Stride, in questo contesto, il silenzio delle capitali occidentali incapaci di imporsi in due crisi che sembrano sfuggire alla loro portata: mentre l’Europa è preda delle divisioni interne e una totale mancanza di strategia, gli Stati Uniti osservano inermi l’alleato israeliano contravvenire alle sue pressioni. Ogni giorno che passa vediamo sempre più bambini morti e nuove profondità di sofferenza per le persone innocenti che sopportano questo inferno – ha denunciato Jan Egeland, capo del Consiglio norvegese per i rifugiati, secondo cui i paesi che sostengono Israele con le armi devono capire che queste morti civili costituiranno una macchia permanente sulla loro reputazione”. <strong>Quello che sta accadendo ha aggiunto Egeland “è un fallimento totale della nostra comune umanità”.</strong></p>
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		<title>Sono inGAZAto: Italiane ed iTajani</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alan David Baumann]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 22 Oct 2023 17:02:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Gaza]]></category>
		<category><![CDATA[guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Hamas]]></category>
		<category><![CDATA[Israele]]></category>
		<category><![CDATA[Palestina]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="2560" height="1920" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/10/IMG_0399-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/10/IMG_0399-scaled.jpg 2560w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/10/IMG_0399-300x225.jpg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/10/IMG_0399-1024x768.jpg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/10/IMG_0399-768x576.jpg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/10/IMG_0399-1536x1152.jpg 1536w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/10/IMG_0399-2048x1536.jpg 2048w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/10/IMG_0399-1920x1440.jpg 1920w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/10/IMG_0399-1170x878.jpg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/10/IMG_0399-585x439.jpg 585w" sizes="(max-width: 2560px) 100vw, 2560px" /></p>
<p>È sempre più difficile scrivere in questi momenti, soprattutto perché bisogna modificare le radici del giornalismo, che lo impostavano sulla necessità dello scrivere per chi non conosceva un determinato argomento,&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="2560" height="1920" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/10/IMG_0399-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/10/IMG_0399-scaled.jpg 2560w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/10/IMG_0399-300x225.jpg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/10/IMG_0399-1024x768.jpg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/10/IMG_0399-768x576.jpg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/10/IMG_0399-1536x1152.jpg 1536w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/10/IMG_0399-2048x1536.jpg 2048w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/10/IMG_0399-1920x1440.jpg 1920w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/10/IMG_0399-1170x878.jpg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/10/IMG_0399-585x439.jpg 585w" sizes="(max-width: 2560px) 100vw, 2560px" /></p><p>È sempre più difficile scrivere in questi momenti, soprattutto perché bisogna modificare le radici del<br />
giornalismo, che lo impostavano sulla necessità dello scrivere per chi non conosceva un determinato<br />
argomento, mentre oggi, a seguito di una grande trasformazione svoltasi nei decenni, è necessario scrivere<br />
per chi conosce ma dice di non averlo mai saputo.<br />
Nel mondo politico italiano odierno, troviamo una – apparente – sinistra per la quale non è solo necessario<br />
schierarsi con i palestinesi, ma anzitutto essere contro Israele. La persona uccisa per mano di Hamas resta<br />
uno che se le era andata a cercare, come i bambini decapitati nei kibbutz, come le donne violentate al sud di<br />
Israele, come gli oltre duecento sequestrati perché reputati merce di scambio. Lo reputo molto simile al “solo<br />
perché nati ebrei”, spiegato diverse volte dalla senatrice Segre. Come ho scritto e continuerò a farlo, dire<br />
”Ebrei” o “Israeliani” non ha differenza e come se non bastassero i bimbi di Gaza che attorno ad un prigioniero<br />
di sette anni urlano “l’ebreo”, vi sono i cori della manifestazione svolte in Italia, inneggianti ad “aprire le<br />
frontiere per ammazzare gli ebrei”. Antisemitismo, antiisraelianismo ed antisionismo sono le tre facce della<br />
stessa medaglia. Sebbene la Segre parlasse di un’epoca apparentemente lontana, vi sono ancora oggi molti<br />
seguaci sotto altre bandiere.<br />
Diventano invece martiri gli abitanti di uno dei due Stati Palestinesi, quello di Gaza, non sottomessi a Hamas<br />
gruppo terrorista, ma forse governati da Hamas partito eletto “democraticamente”: per gran parte del mondo<br />
si tratta di vittime palestinesi del razzista stato ebraico. Un popolo che viene indottrinato ad esser vittima,<br />
poiché i loro governanti pensano solo ad uccidere ed a diventare individualmente molto ricchi. Quante poche<br />
fognature e quante migliaia di missili.<br />
Nel panorama nostrano sopravvive anche la Destra estrema, il suo antisemitismo atavico che porta anch’essa<br />
a schierarsi con i poveri martiri, ma in questo caso non perché gliene importi sinceramente, quanto per l’alto<br />
valore che loro danno all’annientamento della “razza ebraica”.<br />
Rimangono in questa sommaria catalogazione politica, gli uomini del governo italiano, che nella mia mente<br />
restano ancora “nipoti di” e che dovrebbero rinunciare ad alcune ombre sinistre – anzi destre -, ma che al<br />
contempo si schierano al fianco della verità e di queste nuove pagine di tetra Storia. Da loro si aspetta una<br />
dura presa di posizione contro i manifestanti che hanno sostenuto la necessità di eliminare ogni ebreo.<br />
Oggi è Gaza ad essere chiamata Palestina, mentre il territorio sotto l’egida dell’ANP e dell’anziano Abu Mazen,<br />
resta unicamente Cisgiordania. D’altronde non vi possono essere due stati e dal 1948 in mezzo ad essi c’è<br />
Israele. Val sempre la pena ricordare che Gaza era Egitto fino al 1967, mentre la Cisgiordania, come lo dice il<br />
nome, era Giordania: stato con il 98% degli abitanti “palestinesi” ed il re hashemita. Dopo le paci siglate tra<br />
Israele ed i due stati limitrofi, entrambi i territori vengono definiti “palestinesi” dal dopo guerra dei 6 giorni;<br />
anzi chiamati “territori occupati”. Ancora oggi le manifestazioni pro Hamas che si sono susseguite in molte<br />
parti del mondo, inneggiavano a liberarsi dell’occupazione. A dire il vero, fu proprio Netanyahu ad ordinare il<br />
ritiro completo di Israele dalla striscia nel 2005 e fanno sinceramente ridere i siti internet, anche di governi<br />
occidentali, che accusano Israele della chiusura ermetica dei valichi di frontiera, altrimenti definito “Assedio”.<br />
Se si parla di uno stato palesti-gazeo o palesti-gazeso (Vd. Wikipedia), mi pare corretto che Israele ne controlli<br />
le “frontiere”. Magari lo avesse fatto con maggiore salvaguardia, non si sarebbero infiltrate facilmente delle<br />
figure con comportamenti preistorici ma dotati di armi moderne, che hanno commesso cose inenarrabili nella<br />
storia dell’umanità. Non ultimo il filmato di un “guerrigliero” che piscia – avrei dovuto dire “urina” ma la<br />
volgarità del gesto e le risate in sottofondo me lo impediscono &#8211; sul corpo di persone uccise e denudate, per<br />
non dimenticare lo strazio della decapitazione di bambini anche appena nati. Contro costoro, si è obbligati ad<br />
erigere delle frontiere sicure. Da detti valichi, ogni giorno entravano migliaia di persone per lavorare in Israele.<br />
Sono stati alcuni di loro che hanno redatto le piantine che hanno permesso ai terroristi di entrare e muoversi<br />
nei kibbutz del sud. Non sarà più così facile per i gazesi, al termine di questa guerra.<br />
Ma noi comodosi cittadini occidentali, non chiudiamo la porta di casa, le finestre e qualsiasi possibile accesso<br />
a chi non è invitato nelle nostre abitazioni?<br />
Devo capire perché Hamas viene definito un gruppo terroristico quando uccide barbaramente, ma poi i media<br />
parlano di ministeri nella Striscia, ossia dove Hamas ha vinto le elezioni, governa, incute paura ai gazesi. I<br />
ministeri di cosa? Di uno stato? E nessuno si accorge che se di stato si fosse trattato, Israele non avrebbe<br />
dovuto mandare i soliti messaggini con la scritta “fuggite civili, perché noi dobbiamo fermare i terroristi”, non<br />
avrebbe dovuto riaprire le condotte di acqua, non avrebbe dovuto fare corridoi umanitari, non avrebbe<br />
dovuto continuamente rimetterci la faccia nel mondo, per ogni cosa fatta per la propria difesa: ne sarebbe<br />
bastata una sola, tanto sarebbe sufficiente per quel mondo antisemita, che non vede l’ora di condannare<br />
Israele da subito.<br />
Gaza viene vista nel mondo come “Palestina”? e ci sono i ministeri coadiuvati dai terroristi? Bene ed allora<br />
ditelo senza mezzi termini che quella Palestina è uno stato terroristico che ha attaccato Israele ed Israele deve<br />
difendersi senza se e senza ma. Se non è Palestina perché Abu Mazen stanzia milioni di dollari per le famiglie<br />
degli eroi di Hamas che hanno saputo eroicamente tagliare i piedini di uno dieci e più bimbi uccisi nelle loro<br />
case? Perché il mondo pur sapendolo non ne esce sgomento perché a loro tutto è permesso? Forse perché<br />
l’Autorità Palestinese vuole dimostrare ai gazesi di essere lei da sola la rappresentante del popolo. Certo è che<br />
sapere che quei milioni di dollari, parecchi dei quali usciti dalle nostre tasche, andranno a sostenere le famiglie<br />
di simili barbari …<br />
Perché nessuno si accorge che se l’Egitto non apre Rafah è perché da quando gli abitanti di Gaza non sono più<br />
egiziani, non gliene frega nulla di loro, tanto da non aver posto nel Sinai per ospitarli. Poi alcuni parlano delle<br />
frontiere che Israele tiene chiuse…<br />
Mentre scrivo, la reggia di Versailles viene evacuata ogni giorno, così come decine di aeroporti francesi che<br />
vengono chiusi per segnalazione di bombe. Ci sono poi stati gli attentati a Bruxelles ed in Germania, un allarme<br />
bomba alla scuola ebraica di Roma e l’uccisione di una donna di 40 anni presidente di una comunità negli<br />
States. Israele intanto resta sotto attacco missilistico, come lo è oramai da anni. Giusto andare a eliminare le<br />
rampe di lancio, nonostante gli “eroi” arabi le posizionino &#8211; evidentemente senza opposizioni internazionali &#8211;<br />
sotto ospedali dell’ONU, scuole delle Associazioni umanitarie (a loro scelta chi sono gli umani da<br />
salvaguardare), etc. Aver visto le autorità di Amnesty (molto) International, di Medici senza frontiere,<br />
dell’ONU stessa, di Safe the Children in terre diverse, ci avrebbe forse aiutati nel credere ad un loro vero<br />
mecenatismo democratico. Purtroppo,così non è. Ed aggiungo nuovamente che se Losanna cambiasse lo<br />
stemma rappresentativo del Magen David Adom, al posto di un rombo, sarebbe anch’essa rivolta alla<br />
democrazia. La scienza israeliana si è sempre dimostrata rispettosa dei valori umani, la direzione della Croce<br />
Rossa Internazionale, non ancora.<br />
Ma anche questo non fa notizia. Per alcuni giorni, come mai nella vita, ho ricevuto segni di affetto, perfino da<br />
vicini di casa con i quali discuto spesso in battibecchi condominiali. Quando Israele si difenderà seriamente,<br />
questi gesti cesseranno. Si continuerà a vedere lo Stato Ebraico (con rappresentanti di altre fedi nel<br />
Parlamento), come una cosa lontana.<br />
Ora devo dire qualcosa agli amici cristiani e mussulmani: i missili scagliati da Gaza, dal Libano, dalla Siria,<br />
colpiscono la Terra Santa ed anche le Palestine (dall’ospedale di Gaza alla Cisgiordania) e lo fanno da anni.<br />
Non insorgete contro Israele quando si difende: lo fa anche per voi.<br />
Cari Europei e cari iTajani, ministri degli esteri occidentali, portate adesso le vostre ambasciate a<br />
Gerusalemme, perché non è il mondo che deve decidere quale deve essere la città che uno stato elegge per<br />
propria capitale, specialmente quando essa ne fa parte da sempre. Israele deve avere il vostro sostegno e<br />
questo sarebbe un gesto serio ed importante. Non abbiate paura.<br />
Cara Israele, prima di qualche anno non potrò vivere lì per prenderne la cittadinanza. Però mi sento israeliano<br />
con tutta la mente, il cuore, le ossa, il corpo intero. Amo la democrazia, amo il rispetto, amo Israele.</p>
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		<title>Israele, Hamas e La geopolitica del Medio Oriente. seconda parte</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2023/10/15/israele-e-hamas-e-la-geopolitica-del-medio-oriente-seconda-parte/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=israele-e-hamas-e-la-geopolitica-del-medio-oriente-seconda-parte</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Raffaele Romano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 15 Oct 2023 07:33:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Scenari]]></category>
		<category><![CDATA[guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Hamas]]></category>
		<category><![CDATA[intelligence]]></category>
		<category><![CDATA[Israele]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="800" height="747" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/10/Middle_east.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/10/Middle_east.jpg 800w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/10/Middle_east-300x280.jpg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/10/Middle_east-768x717.jpg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/10/Middle_east-585x546.jpg 585w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></p>
<p>Roma, 15 ottobre 2023 – Per approfondire ciò che sta accadendo alle nostre porte in Medio Oriente è necessario proseguire il percorso iniziato con l’articolo precedente sulla geopolitica. Leggi l&#8217;articolo  &#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2023/10/15/israele-e-hamas-e-la-geopolitica-del-medio-oriente-seconda-parte/">Israele, Hamas e La geopolitica del Medio Oriente. seconda parte</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Roma, 15 ottobre 2023 – Per approfondire ciò che sta accadendo alle nostre porte in Medio Oriente è necessario proseguire il percorso iniziato con l’articolo precedente sulla geopolitica.<strong> <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2023/10/13/oltre-israele-e-hamas-la-geopolitica-del-medio-oriente-prima-parte/">Leggi l&#8217;articolo  </a></strong></p>
<p>Dopo aver comunicato che i Paesi coinvolti sono molti la prima cosa da stabilire è che bisogna comprendere la differenza che c’è fra la “Narrazione” e la “Storia”. La narrazione, ormai dilagata, è una forma ancestrale e potentissima di comunicazione per cui raccontare storie è anche un modo di manipolare gli altri. Essa ha lo scopo principale di condizionare e influenzare le menti altrui. La Storia, invece, deriva dal greco “Istoria” che significa “ricerca e indagine” ed è la disciplina che si occupa dello studio del passato tramite l’uso di fonti, di documenti, testimonianze e racconti che trasmettono il sapere del passato. A seguito dell’attacco militare di Hamas effettuato in molti modi ed in tante direzioni contro Israele, è stata una vera e propria battaglia militarmente studiata e realizzata sul campo ed in tal modo bisogna analizzarla. e&#8217; importante, oltretutto, tener presente che gli attacchi hanno richiesto molto tempo per essere preparati e non pochi giorni. La domanda che tutti gli osservatori di politica estera oltre che di geopolitica si sono fatti è stata: come mai sono riusciti ad entrare in territorio israeliano ed attuare carneficine varie superando l’intelligence e l’esercito israeliano? Quindi due settori vanno sul banco degli imputati: l’intelligence e le forze armate tutte. Qualcuno si è posto un interrogativo senza senso “E’ caduto il mito dell’infallibilità del Mossad?”. La domanda è viziata da una mancanza di conoscenza degli apparati di Tel Aviv, infatti bisogna sapere che Israele in questo settore ha tre strutture il Mossad, che è la principale organizzazione di spionaggio all’estero ed assolve al compito di studiare e prevenire tutte quelle attività che possano compromettere la sicurezza statale. Poi c’è lo Shin Bet competente sia per la sicurezza interna dello Stato israeliano oltre che al controspionaggio e al servizio delle forze armate. Infine abbiamo l’Aman, che è il Direttorato dell’Intelligence Militare ed è anche responsabile per la raccolta e l’analisi delle informazioni di carattere militare. Quindi si può sicuramente affermare che le tre agenzie negli ultimi anni hanno commesso, forse insieme ad altre intelligence straniere, lo stesso errore. Con molta probabilità il tutto è potuto avvenire in quanto le intelligence israeliane si sono basate, quasi esclusivamente, sulla sorveglianza ed il controllo informatico ed elettronico trascurando quello classico sul campo. I capi di Hamas, fatti esperti dalle varie Intifada, hanno adottato verosimilmente un metodo di comunicazione per così dire arcaico ma efficace senza usare né internet e né tantomeno i telefoni. Tutto questo ha, molto probabilmente, prodotto una mancanza di comunicazione in quanto le parti in causa lo facevano su universi paralleli. L’informatica va usata ma questo non doveva loro consentire di ridurre significativamente il controllo fisico dei territori e, soprattutto, senza dimenticare l’irrinunciabile lavoro di penetrazione ed infiltrazione con uomini addestrati. In Italia abbiamo avuto modo di conoscere le tecniche dei “pizzini” usate dei capi mafia che, fra le altre cose, ha consentito loro di non essere mai intercettati. Hanno tratto una conclusione errata coloro  che ritiengono la tecnologia unico strumento di difesa. È stato dimostrato, qualora ce ne fosse stato ancora bisogno, che è stata la sconfitta della tecnologia in quanto non ci si può affidare solo ad essa, è stato un tragico errore in quanto tale strumento  non ha la capacità di analisi, mentre l’uomo ce l’ha eccome. Quando si analizzano questioni riguardanti l’intelligence bisogna che si tenga presente che in questo campo “NIENTE È VERO MA TUTTO PUO’ ESSERE POSSIBILE”. Passando alle forze armate l’unica cosa che si può affermare è che erano quasi del tutto assenti, cosa molto strana se si considera che Israele da decenni è totalmente circondata e che deve la sua esistenza ad un controllo quasi maniacale dei propri confini. Un altro elemento da sottolineare è legato al fatto che l’attuale premier Benjamin Netanyahu è il leader del partito conservatore del Likud ed è il premier rimasto in carica più a lungo nella storia d’Israele. Nel 2019 è stato formalmente incriminato di corruzione, frode e abuso d’ufficio per modifiche legislative effettuate al fine di favorire aziende di comunicazione. Lo scorso 24 luglio, la Knesset israeliana ha approvato la cosiddetta “legge della ragionevolezza”, in base alla quale la Corte suprema non avrà più il potere di mettere in discussione e di dichiarare nulle le leggi varate dal governo ma che essa ritenga, appunto, non ragionevoli. Questa legge ha scatenato un sussulto ed ha demolito l’unità d’azione totale delle forze politiche e del popolo israeliano con manifestazioni e proteste. Questa spaccatura ha provocato effetti anche nei piani alti delle istituzioni e dei centri di potere di Tel Aviv ma l’unità è ritornata forte come prima con la guerra scatenata da Hamas. A questo punto una domanda seria sorge spontanea: cosa sta facendo l’italiano che con i galloni di “Inviato speciale dell’Ue per il Golfo Persico” a 13.000 euro al mese presi dalle tasche dei contribuenti? In verità ci aspettiamo che, dopo aver eliminato la povertà dall’Italia, riesca a fare quest’altro miracolo con Hamas.</p>
<p>foto: wikipedia</p>
<div class="wp-block-image">
<figure class="alignleft size-thumbnail"><img decoding="async" class="wp-image-47586" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2022/09/Raffaele-Romano-e1654847871615-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></figure>
</div>
<p><strong>Raffaele Romano</strong> è un giornalista e scrittore di Storia contemporanea attualmente collabora con “Paese Italia Press” “La Freccia Web”, “Pensa Libero, La voce di New York”, con “L’Avanti on line” e col “Nuovo Giornale Nazionale”. In passato ha collaborato con l’Avanti per diversi anni, al quotidiano economico finanziario Ore 12 poi ho diretto Events Karate la rivista della federazione internazionale di Karate, ufficio stampa del Sindaco Roma ecc. Aver avuto per docenti all’università il prof. Renzo De Felice, Gaetano Arfè e Gabriele De Rosa e aver fatto la tesi in storia contemporanea col prof. Francesco Malgeri lo hanno forgiato nella costruzione di una “visione storico contemporanea” che lo ha guidato su tutto quanto ha scritto in articoli e saggi. Durante la crisi pandemica Covid-19 ha avuto tempo e modo per mettere mano a tutta la documentazione che aveva accumulato in diversi anni e ricostruire empiricamente le interferenze straniere nella politica interna dell’Italia in un arco temporale che va dal 1941 al 1994 con la pubblicazione de “Andreotti, Craxi e Moro visti dalla CIA”. Mentre “Il Sindacalismo italiano visto dalla CIA. Dal fascismo alla Guerra Fredda” appena terminato, invece, è il sequel avvalendosi del FOIA statunitense che gli ha consentito di poter accedere e pubblicare documentazione desecretata dai precedenti “Top Secret” per il periodo che va dagli anni ’30 agli ’80 del secolo scorso. In passato ha pubblicato una biografia storico politica su Giacomo Matteotti, il piano sanitario per il Lazio, un’inchiesta sulle italiche corporazioni: “I furbetti della penisola” ecc. Il suo lavoro storico si basa su vari documenti desecretati di diplomatici, servizi di intelligence, Dipartimento di Stato, Casa Bianca, interviste, articoli e Commissioni parlamentari di indagini italiane e straniere e tant’altro. Ha avuto grosse esperienze professionali nel settore bancario per 15 anni ed anche una grossa esperienza politica. Ovviamente tifa Napoli!</p>
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<p><a class="a2a_button_facebook" href="https://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.lafrecciaweb.it%2F2023%2F10%2F15%2Fisraele-e-hamas-e-la-geopolitica-del-medio-oriente-seconda-parte%2F&amp;linkname=Israele%2C%20Hamas%20e%20La%20geopolitica%20del%20Medio%20Oriente.%20seconda%20parte" title="Facebook" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_dd addtoany_share_save addtoany_share" href="https://www.addtoany.com/share#url=https%3A%2F%2Fwww.lafrecciaweb.it%2F2023%2F10%2F15%2Fisraele-e-hamas-e-la-geopolitica-del-medio-oriente-seconda-parte%2F&#038;title=Israele%2C%20Hamas%20e%20La%20geopolitica%20del%20Medio%20Oriente.%20seconda%20parte" data-a2a-url="https://www.lafrecciaweb.it/2023/10/15/israele-e-hamas-e-la-geopolitica-del-medio-oriente-seconda-parte/" data-a2a-title="Israele, Hamas e La geopolitica del Medio Oriente. seconda parte"></a></p><p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2023/10/15/israele-e-hamas-e-la-geopolitica-del-medio-oriente-seconda-parte/">Israele, Hamas e La geopolitica del Medio Oriente. seconda parte</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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		<title>Oltre Israele e Hamas: la geopolitica del Medio Oriente. Prima parte</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Raffaele Romano]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 13 Oct 2023 14:46:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="260" height="139" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/10/Medio-Oriente-wikipedia-.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" /></p>
<p>In questi dolorosi giorni di guerra si leggono numerose prese di posizione molte delle quali  mosse  da un’umana e giustificata collera. Là dove prevale la sola istanza umana scompare, purtroppo,&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2023/10/13/oltre-israele-e-hamas-la-geopolitica-del-medio-oriente-prima-parte/">Oltre Israele e Hamas: la geopolitica del Medio Oriente. Prima parte</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>In questi dolorosi giorni di guerra si leggono numerose prese di posizione molte delle quali  mosse  da un’umana e giustificata collera. Là dove prevale la sola istanza umana scompare, purtroppo, la sostanza scientifica del fenomeno della geopolitica. Scrivere al riguardo richiederebbe un enorme spazio e, per non scoraggiare i lettori che vogliono farsi un’idea, presentiamo questo primo articolo che parte dai dati di base per potersi approcciare alle problematiche medio orientali che non riguardano, purtroppo, solo Israele ed Hamas.</p>
<p>Per prima cosa la guerra in corso interessa molti Stati: l’Iraq, la Siria, il Libano, lo Yemen, l’Arabia Saudita, la Libia, il Marocco, la Giordania, il Qatar, l’Oman, gli Emirati Arabi Uniti, il Kuwait, la Turchia, l’Iran, Cipro e la Tunisia. Come si può vedere tocca tutto il sud del mediterraneo e scende fino all’oceano indiano e al golfo persico con molte implicazioni. Insieme alla vastità della questione “<strong>palestinese</strong>” bisogna che si sappia un’altra cosa propedeutica che compone un mix atomico: la guerra santa in atto fra musulmani sciiti e sunniti che spacca dall’interno l’intero mondo arabo e di cui poco o nulla si parla e si scrive insieme all’irrisolta questione curda.  Il <strong>sunnismo</strong> è la corrente maggioritaria dell&#8217;Islam, comprendendo circa l&#8217;85% dell&#8217;intero mondo islamico. Esso riconosce la validità della Sunna e si ritiene l’erede della giusta interpretazione del <strong>Corano</strong>, che si articola in 4 scuole l’hanafismo, il malikismo, lo sciafeismo e l’hanbalismo. Il termine “<strong>sciita</strong>”, invece, che significa fazione o partito iniziò ad essere usato in riferimento a coloro che seguirono <strong>Alì ibn Abi-Talib</strong> nelle guerre che combatté come califfo contro gli <strong>Omayyadi</strong>, la dinastia che regnò dal 661 al 750 d. C. sull’impero arabo inaugurato da Maometto e dai suoi successori. La diatriba affonda le sue radici nel 632 d.C, l’anno della morte del profeta Maometto, il fondatore dell’islam. La fede sciita ha conosciuto nei secoli molte spaccature interne con diverse fazioni in lotta e non solo per ragioni religiose e la loro maggiore presenza la si trova in Iran, Iraq, Afghanistan, India e Siria. Una delle ragioni è lo scontro tra le due principali denominazioni dell’Islam, sunniti e sciiti, che da anni sta creando scompiglio in tutta la regione. L’<strong>Arabia Saudita</strong> è il punto di riferimento principale del cosiddetto “<strong>blocco sunnita</strong>”, mentre l’<strong>Iran</strong> è il leader del cosiddetto “<strong>blocco sciita</strong>”. È altissima la tensione tra Arabia Saudita e Iran.</p>
<p>Ciò premesso passiamo ad analizzare sinteticamente le situazioni di questi Stati che, in un modo o nell’altro, si intrecciano alla causa palestinese aggiungendovi molte dosi di geopolitica propria. Partiamo dall’<strong>Algeria</strong> con la quale abbiamo raggiunto intese per approvvigionarci di gas per sostituire le importazioni dalla Russia e ci siamo riusciti, infatti Algeri è diventato il nostro primo fornitore. Purtroppo, nel pieno dell’attacco di Hamas contro migliaia di civili in Israele, Algeri ha condannato la dura risposta dello Stato ebraico su Gaza e espresso piena solidarietà per il popolo palestinese. È stata con quella dell’Iran, una delle reazioni più favorevoli per Hamas in tutto il panorama internazionale. Con la <strong>Tunisia</strong> si era raggiunto uno zoppicante accordo per frenare le migrazioni verso l’Italia ma, anche lì come in Algeria, con una decisione sorprendente, il governo tunisino ha restituito 60 milioni di euro versati dall&#8217;Unione europea non dimenticando che il 25 luglio 2021 il presidente <strong>Saïed </strong>sospese il parlamento, licenziò il primo ministro, consolidando il proprio potere. L’<strong>Iraq</strong> è diviso tra sunniti e sciiti: in questo Paese segnato da molti scontri settari, il governo iraniano è considerato uno dei sostenitori principali dell’esecutivo a maggioranza sciita infatti in Iraq circa il 62,5% della popolazione è di fede musulmana sciita e il 34,5% è di fede musulmana sunnita. Un altro Paese molto diviso tra sunniti e sciiti è il <strong>Libano</strong>: Teheran sostiene il principale partito-milizia sciita, <strong>Hezbollah</strong>, mentre Ryadh è molto vicina alla famiglia <strong>Hariri</strong>, forse la famiglia più potente fra i sunniti. Diviso tra sunniti e sciiti è anche lo <strong>Yemen</strong>, che come la Siria è in guerra civile e dove l’Arabia Saudita sta intervenendo con bombardamenti aerei. La situazione in Yemen resta drammatica. In <strong>Qatar</strong> c’è uno strano equilibrismo infatti sono alleati con Hamas, ma non sono contro Israele. Il Qatar è uno degli stati più ricchi al mondo, forte della sua industria petrolifera. Dà un forte sostegno a gruppi integralisti come Hamas ed applica la <strong>legge della Sharia</strong> che è la principale fonte legislativa secondo la costituzione. Sembra che il capo militare e cervello delle Brigate Ezzeddin al Qassam, al secolo <strong>Mohammed Deif</strong>, stazioni da quelle parti. Ma anche noi, l’occidente, ci siamo inchinati col calcio al Qatar tenendo i mondiali 2022 in pieno inverno da loro. Senza dimenticare l’<strong>Oman</strong> che si distingue come monarchia assoluta dove non è ammessa la costituzione di partiti e sindacati che non siano l’emanazione del Governo o di corporazioni. Situazione simile negli <strong>Emirati arabi</strong> che sono una federazione di 7 monarchie assolute. Per convenzione, il sovrano di Abu Dhabi è <strong>il presidente della Federazione e capo dello Stato</strong> e il sovrano di Dubai è il vicepresidente e primo ministro. Sul golfo Persico c’è il <strong>Kuwait</strong> che è una monarchia costituzionale con un sistema di governo parlamentare, il più antico del Golfo. Il capo dello Stato è l&#8217;Emiro, i sunniti sono il 64% della popolazione mentre gli sciiti ne costituiscono il 36%. Anche la piccola <strong>Cipro</strong> ha i suoi problemi infatti è divisa in due parti separate: la Repubblica di Cipro, a maggioranza greco-cipriota, riconosciuta a livello internazionale come unico governo legittimo dell&#8217;isola, e, nella parte nord, c’è l&#8217;autoproclamata <strong>Repubblica Turca di Cipro Nord</strong>, riconosciuta dalla sola Turchia. La <strong>Giordania</strong> è lo Stato medio orientale con più senso di equilibrio e che agisce da cuscinetto ospitando molti palestinesi dove il potere esecutivo è detenuto dal re e dal suo consiglio dei ministri, <strong>Abd Allāh II</strong>. Passando ai grandi un occhio particolare va posto sull’<strong>Iran</strong> che è una Repubblica Islamica sciita in conflitto con l’Arabia che guida i sunniti. Va qui ricordato l’ennesimo errore occidentale allorchè a Parigi, anni ’70, tutti i gruppi di opposizione si unirono in un comitato rivoluzionario guidato dall&#8217;<strong>Ayatollah Khomeynī</strong> contro lo<img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignright size-medium wp-image-78145" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/10/map-3473163_640-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/10/map-3473163_640-300x200.jpg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/10/map-3473163_640-585x390.jpg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/10/map-3473163_640-263x175.jpg 263w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/10/map-3473163_640.jpg 640w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /> Scià di persia <strong>Reza Palevi</strong>. Anche in Italia ci furono moltissime firme raccolte da autorevoli personaggi per attaccare lo Scià e sostenere Khomeynī. Non che lo Scià fosse un santo ma prima di rovesciarlo nessuno evidentemente si informò su chi e cosa fossero gli ayatollah.  Dal 2022 molte rivolte degli iraniani contro il governo che ha risposto con oltre 20.000 arresti e circa 500 uccisioni. La <strong>Siria</strong>, altro punto di scontro tra Arabia Saudita e Iran, è a maggioranza sunnita, ma il regime Assad è prevalentemente sciita: dunque Teheran sostiene Assad, Ryadh i ribelli. Su Bashar al-Assad in ambito ONU si è verificata una profonda spaccatura tra i due blocchi dei membri permanenti del Consiglio di sicurezza costituiti da Stati Uniti d&#8217;America, Francia e Regno Unito che durante la guerra hanno espresso sostegno agli insorti e da Russia e Cina che invece sostengono il governo siriano sia in ambito diplomatico sia in quello militare. La Russia è riuscita a mantenere Assad al potere e il suo intervento, insieme a quelli dell&#8217;Iran, del gruppo sciita libanese Hezbollah e di varie milizie sciite, sono stati fondamentali per capovolgere il corso della guerra. A settembre 2018, 7 anni dopo l&#8217;inizio del conflitto, Damasco controllava almeno il 60% della Siria e le forze curde, supportate dagli Stati Uniti, avevano il 25% del territorio del Paese in loro possesso. La Russia ha sostenuto l&#8217;amministrazione del presidente della Siria in carica Bashar al-Assad sin dall&#8217;inizio del conflitto siriano nel 2011: politicamente, con aiuti militari e, dal settembre 2015, attraverso la missione in Siria con un intervento militare diretto. La <strong>Libia, d</strong>opo la partecipazione ai colloqui ONU di Ginevra, il nuovo governo di unità nazionale &#8211; ad interim &#8211; guidato da <strong>Abdul Hamid Mohammed Dbeibeh</strong>, dopo aver ricevuto con una maggioranza di 132 voti su 178 la fiducia dal Parlamento libico il 10 marzo 2021, cinque giorni dopo prestò giuramento e si insediò a Tripoli, sostituendo entrambi i governi rivali precedenti: quello di <strong>Fayez Al Serraj</strong> e quello fedele a <strong>Khalifa Haftar</strong>, con sede a Tobruk. Il 23 marzo avvenne ufficialmente a Sirte il passaggio di consegne con quest&#8217;ultimo, guidato da <strong>Abdullah al-Thani</strong>. Infine c’è La <strong>Turchia</strong> che è una repubblica presidenziale dal 2017 le Forze armate turche rappresentano il secondo più grande contingente della Nato, dopo quello statunitense, con una forza combinata di poco più di un milione di unità effettive. La Turchia è considerata la più forte potenza militare della regione del Vicino Oriente, oltre a Israele.</p>
<p>Questo il quadro generale entro cui si muovono Israele, Palestinesi, Hamas, l’Olp con Abu Mazen, Sciiti, Sunniti, Iran, Siria, Egitto, il petrolio, l’uranio arricchito e tant’altro………</p>
<p>Immagini da Wikipedia e Pixabay</p>
<p>…</p>
<div class="wp-block-image">
<figure class="alignleft size-thumbnail"><img decoding="async" class="wp-image-47586" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2022/09/Raffaele-Romano-e1654847871615-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></figure>
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<p><strong>Raffaele Romano</strong> è un giornalista e scrittore di Storia contemporanea attualmente collabora con “Paese Italia Press” “La Freccia Web”, “Pensa Libero, La voce di New York”, con “L’Avanti on line” e col “Nuovo Giornale Nazionale”. In passato ha collaborato con l’Avanti per diversi anni, al quotidiano economico finanziario Ore 12 poi ha diretto Events Karate la rivista della federazione internazionale di Karate, ufficio stampa del Sindaco Roma ecc. Aver avuto per docenti all’università il prof. Renzo De Felice, Gaetano Arfè e Gabriele De Rosa e aver fatto la tesi in storia contemporanea col prof. Francesco Malgeri lo hanno forgiato nella costruzione di una “visione storico contemporanea” che lo ha guidato su tutto quanto ha scritto in articoli e saggi. Durante la crisi pandemica Covid-19 ha avuto tempo e modo per mettere mano a tutta la documentazione che aveva accumulato in diversi anni e ricostruire empiricamente le interferenze straniere nella politica interna dell’Italia in un arco temporale che va dal 1941 al 1994 con la pubblicazione de “Andreotti, Craxi e Moro visti dalla CIA”. Mentre “Il Sindacalismo italiano visto dalla CIA. Dal fascismo alla Guerra Fredda” appena terminato, invece, è il sequel avvalendosi del FOIA statunitense che gli ha consentito di poter accedere e pubblicare documentazione desecretata dai precedenti “Top Secret” per il periodo che va dagli anni ’30 agli ’80 del secolo scorso. In passato ha pubblicato una biografia storico politica su Giacomo Matteotti, il piano sanitario per il Lazio, un’inchiesta sulle italiche corporazioni: “I furbetti della penisola” ecc. Il suo lavoro storico si basa su vari documenti desecretati di diplomatici, servizi di intelligence, Dipartimento di Stato, Casa Bianca, interviste, articoli e Commissioni parlamentari di indagini italiane e straniere e tant’altro. Ha avuto importanti esperienze professionali nel settore bancario per 15 anni ed anche una significativa esperienza politica. Ovviamente tifa Napoli!</p>
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		<title>Non c’è limite all’orrore</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 10 Oct 2023 05:58:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Gaza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1280" height="720" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/10/9740CD7C-8E5C-4B5F-B36B-AC23A1D1D40B.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/10/9740CD7C-8E5C-4B5F-B36B-AC23A1D1D40B.jpeg 1280w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/10/9740CD7C-8E5C-4B5F-B36B-AC23A1D1D40B-300x169.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/10/9740CD7C-8E5C-4B5F-B36B-AC23A1D1D40B-1024x576.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/10/9740CD7C-8E5C-4B5F-B36B-AC23A1D1D40B-768x432.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/10/9740CD7C-8E5C-4B5F-B36B-AC23A1D1D40B-1170x658.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/10/9740CD7C-8E5C-4B5F-B36B-AC23A1D1D40B-585x329.jpeg 585w" sizes="(max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /></p>
<p>Non c’è limite all’orrore Non ci sono parole sufficienti per descrivere quanto successo in Israele la mattina di sabato 07 ottobre 2023. L’ Unione Bené Berith Italiano (Associazione Ebraica Internazionale&#8230;</p>
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<p>U. B. B. I.<br />
Unione Bené Berith Italiano<br />
Ariela Cassuto – Presidente UBBI<br />
Sandro Di Castro – Presidente Roma Claudia Bagnarelli – Presidente Milano Gadi Polacco – Presidente Toscana<br />
Alan Davìd Baumann &#8211; Ufficio stampa UBBI</p>
<p><a class="a2a_button_facebook" href="https://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.lafrecciaweb.it%2F2023%2F10%2F10%2Fnon-ce-limite-allorrore%2F&amp;linkname=Non%20c%E2%80%99%C3%A8%20limite%20all%E2%80%99orrore" title="Facebook" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_dd addtoany_share_save addtoany_share" href="https://www.addtoany.com/share#url=https%3A%2F%2Fwww.lafrecciaweb.it%2F2023%2F10%2F10%2Fnon-ce-limite-allorrore%2F&#038;title=Non%20c%E2%80%99%C3%A8%20limite%20all%E2%80%99orrore" data-a2a-url="https://www.lafrecciaweb.it/2023/10/10/non-ce-limite-allorrore/" data-a2a-title="Non c’è limite all’orrore"></a></p><p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2023/10/10/non-ce-limite-allorrore/">Non c’è limite all’orrore</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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		<title>La guerra dentro le città</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Roberto Sciarrone]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 09 Oct 2023 19:54:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[conflitto]]></category>
		<category><![CDATA[Gaza]]></category>
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		<category><![CDATA[Israele]]></category>
		<category><![CDATA[striscia di Gaza]]></category>
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<p>Perchè questo attacco? Chi ci guadagna da questa nuova escalation? L&#8217;analisi di Roberto Sciarrone Striscia di Gaza, almeno sette le guerre negli ultimi diciotto anni. Siamo davanti a una tragedia&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="678" height="381" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/10/B8CAB40C-CC2D-43A1-8C77-89E5BF3FFBC2.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/10/B8CAB40C-CC2D-43A1-8C77-89E5BF3FFBC2.png 678w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/10/B8CAB40C-CC2D-43A1-8C77-89E5BF3FFBC2-300x169.png 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/10/B8CAB40C-CC2D-43A1-8C77-89E5BF3FFBC2-585x329.png 585w" sizes="(max-width: 678px) 100vw, 678px" /></p><p><em>Perchè questo attacco? Chi ci guadagna da questa nuova escalation? L&#8217;analisi di Roberto Sciarrone </em></p>
<div class="mh-meta entry-meta">Striscia di Gaza, almeno sette le guerre negli ultimi diciotto anni. Siamo davanti a una tragedia umanitaria spaventosa, l’”ultima goccia” di un vaso ricolmo di tensioni che può avere sviluppi, ad oggi, inimmaginabili. Da quando Hamas ha il controllo della Striscia (2007), Israele l’ha dichiarata “territorio ostile”. Interrompendo per lunghi periodi la fornitura d’elettricità, di carburante e di beni essenziali, oltre che bloccando le esportazioni. I lanci di razzi Qassam sulle città israeliane hanno di volta in volta peggiorato la situazione. Perché questo attacco? Intanto per fermare gli Accordi di Abramo, il “Diluvio di Al Aqsa” potrebbe rallentare se non addirittura annullare la normalizzazione tra paesi arabi e Israele. Neanche due settimane fa il premier israeliano Benjamin Netanyahu all’Onu ha illustrato la sua idea per un “nuovo Medio Oriente con l’Arabia Saudita e altri vicini”, e di un “nuovo corridoio di pace e prosperità” con i palestinesi. Già preistoria. Chi ci guadagna da questa nuova escalation? Il portavoce di Hamas, Ghazi Hamad, ha dichiarato alla Bbc che l’Iran ha dato il proprio sostegno a Hamas nell’attacco a sorpresa contro Israele. E poi probabilmente lo stesso Netanyahu, che stava per essere travolto dalle sue – poco felici – scelte politiche e che invece, come leader di un paese in guerra, rimarrà saldamente al comando. Chi ci perde? Probabilmente, come sempre, tutti. I civili e i militari israeliani morti in queste ore, i civili di Gaza rimasti sotto le macerie dei bombardamenti di questa notte ma anche tutti i palestinesi non allineati ad Hamas che soffrono povertà, malnutrizione e sopravvivono in condizioni davvero al limite, da sempre. Il conflitto pare intanto allargarsi ai confini nord con il Libano. Parallelismi con la guerra del Kippur (1973)? Abbastanza limitati. Rimane chiaro a tutti che un nuovo conflitto di faglia è nuovamente deflagrato, che sarà difficile venirne a capo e che contribuirà ad alterare i già complessi equilibri geopolitici dell’area.</div>
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		<title>Atrocità filistee</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alan David Baumann]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 08 Oct 2023 21:58:51 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[IL punto di vista]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="690" height="504" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/10/FF11E14A-37FF-4D01-979A-086F68B7554F.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/10/FF11E14A-37FF-4D01-979A-086F68B7554F.jpeg 690w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/10/FF11E14A-37FF-4D01-979A-086F68B7554F-300x219.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/10/FF11E14A-37FF-4D01-979A-086F68B7554F-585x427.jpeg 585w" sizes="(max-width: 690px) 100vw, 690px" /></p>
<p>Forse scrivo per sfogarmi, molto vorrei farlo per trasmettere la Storia, quella che non può essere cambiata perché vissuta, ma che viene invece raccontata in forma distorta anche nelle scuole&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Forse scrivo per sfogarmi, molto vorrei farlo per trasmettere la Storia, quella che non può essere cambiata perché vissuta, ma che viene invece raccontata in forma distorta anche nelle scuole di Gaza ed in Cisgiordania. Per coloro che mi hanno già letto nel tempo, sembrerò in gran parte arteriosclerotico, ma a quanto pare, risulta difficile far capire la realtà delle cose.<br />
Anzitutto parliamo di Gaza e Cisgiordania, ossia di due territori che vennero si conquistati da Israele dopo la Guerra dei 6 Giorni, ma che prima erano terre egiziane o giordane e che non vennero richieste indietro, quando i due stati firmarono la pace con Israele. Vennero lasciate alla mercé dei terroristi di allora o delle figure riconosciute come grandi condottieri, da gran parte dei sudditi del petrolio. Da allora è cambiato ben poco e quando Israele viene attaccata si tratta di terroristi, quando si difende, diventano poveri martiri palestinesi, vittime dello Stato invasore. In quelli che vengono spesso chiamati territori occupati, viene insegnato alle nuove generazioni, ad odiare l’Ebreo ed a crescere con una cattiveria pronta ad esplodere dopo aver maturato anni di lavaggio del cervello. Nulla di diverso rispetto alle scuole del Terzo Reich o del Regno d’Italia dopo le Leggi del 38. Lo dimostrano i Fatti appena accaduti nel territorio israeliano, dove appaiono video e foto di bambini imprigionati nelle gabbie, uno di pochi anni accerchiato da coetanei o bimbi più grandi, che gli urlano frasi come “Giudeo&#8230;” e lascio immaginare, donne spogliate e mostrate come trofei. Fosse comuni, bambini ed invalidi deportati, donne ammazzate&#8230; solo perché nati ebrei.<img decoding="async" class="alignright size-medium wp-image-77798" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/10/1C37196C-F8B0-4C68-9756-57719AADD1AB-225x300.jpeg" alt="" width="225" height="300" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/10/1C37196C-F8B0-4C68-9756-57719AADD1AB-225x300.jpeg 225w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/10/1C37196C-F8B0-4C68-9756-57719AADD1AB-585x780.jpeg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/10/1C37196C-F8B0-4C68-9756-57719AADD1AB.jpeg 720w" sizes="(max-width: 225px) 100vw, 225px" /><br />
Per una volta il mondo occidentale sembra compatto al fianco di quello dello Stato Ebraico, dove sotto lo stesso passaporto vivono arabi mussulmani – spesso cugini di coloro che non hanno voluto far parte di Israele -, cristiani, agnostici, gay o etero, bianchi, neri, gialli e rossi, terrestri e marziani, tutti sotto la stessa legge, gli stessi diritti, fra i quali quello di morire con l’esplosione di uno dei 5000 missili iraniani.<br />
Secondo qualche fonte di informazione, alcuni dei villaggi occupati da Hamas vengono definiti “insediamenti” e non lo sono di certo&#8230;. Ma credo che si tratti solo di incomprensione nella mente di chi scrive: (un morbo definito anche “Ignoranza” che colpisce molti addetti all’informazione ultraveloce. Malattia che invece si propaga quando vengono citati i “Campi profughi”, ossia quei villaggi creati dalla gente in fuga nelle guerre del secolo scorso e che adesso sono diventate delle metropoli, dove le autorità locali ed autodeterminate – note come ANP, Hamas, già OLP od altri -, hanno dall’inizio preferito non investire i miliardi di dollari ricevuti anno dopo anno dal resto del mondo, in fognature od in altri beni essenziali, ma in armi di ogni ordine e grado, a quanto pare essenziali per lo sviluppo della loro inciviltà.<br />
Certo, quando i romani invadevano e sottomettevano, cambiavano e romanizzavano i territori conquistati&#8230;. I filistei con Golia, poi i fedeli e gli infedeli, altri fedeli ed altri infedeli, tutti pronti per conquistare le terre bibliche. Poi vennero i tempi dei romani con la voce “Palestina” che comprendeva un vasto territorio del Medioriente, infine fra una crociata e l’altra arrivò l’Impero Ottomano fino alla Grande Guerra. Nacque poi il protettorato inglese e la creazione, come dico spesso, della Filarmonica Palestinese creata il 26 dicembre 1936 da Toscanini in gran parte composta da musicisti del luogo ma di religione ebraica. Venne anche la Brigata Palestinese che liberò l’Italia nell’esercito inglese. Tra di loro non c’erano gli Abu Mazen, gli Arafat, come non c’era quella sinistra estrema che ne vilipenda la bandiera ad ogni 25 aprile: c’erano solo degli ebrei nati nel protettorato definito “Palestinese” dalla dichiarazione Balfour.<br />
Non c’erano i palestinesi a rifiutare la decisione di due popoli, due nazioni: c’erano solo degli arabi figli di quel gran mufti di Gerusalemme che trascorreva del tempo con l’amico Adolfo Hitler. Suo nipote, tale Yasser Arafat, non si comportò in modo molto diverso negli attentati e nella strage di Monaco. I suoi seguaci, pur sapendo utilizzare le armi fornite dall’Iran, sono portatori sani solo di quelle atrocità che farebbero sembrare moderni gli uomini delle caverne.</p>
<p>Ora si parla di guerra&#8230; normalmente uno stato entra in guerra contro un altro e forse per questo il Papa ha detto oggi “Cessino le armi in Israele e Palestina”, ma – me ne scuso con Papa Francesco -, non credo che Gaza sia per ora la Palestina ed a dir il vero non lo è neanche la Cisgiordania, nonostante l’Organizzazione delle Nazioni – arabe – Unite ne abbia da tempo accettato la presenza. Mi chiedo anche quanti dovrebbero essere gli stati palestinesi, visto che tra Gaza e la Cisgiordania (Egitto e Giordania) c’è dal 1948 Israele.<br />
Visto che il “muro del pianto” è stato riconosciuto dall’Unesco come muro arabo mussulmano, non mi stupirei se presto, il rabbino Gesù Cristo verrà storicamente posto come muezzin, nato e morto mussulmano.<br />
Attenzione quando gli errori della storia diventano la cultura di popoli e stati.<br />
Ultima cosa invito a riflettere su due dei motivi per i quali lo stato Arabo di Palestina (o chiamatelo come vorrete) non è stato ancora creato:<br />
&#8211; anzitutto agli arabi non andava bene la creazione di uno stato “Ebraico” ed accettarne uno arabo avrebbe significato automaticamente riconoscere il primo;<br />
&#8211; se Israele venisse attaccato da uno Stato, non dovrebbe più lanciare bigliettini con la scritta “stiamo per attaccare le rampe lanciamissili”, sebbene protette dagli umani e Netanyahu – che dico pubblicamente non goda delle mie simpatie – non avrebbe dovuto avvertire i Palestinesi a lasciare Gaza perché sarebbero state colpite le postazioni di Hamas. Con questa importantissima frase, Israele ha ancora una volta fatto capire che non è mai stata in guerra contro un popolo (si definisca palestinese o come vuole), bensì contro dei terroristi, siano Hamas, Hezbollah, o altri. Se fosse uno stato confinante, Lo si sarebbe attaccato tout court senza tentare di salvarne gli abitanti.<br />
I veri nemici dei “Palestinesi” sono gli arabi. Non chiamate quel che i filistei stanno facendo, delle bestialità: offendereste gli animali</p>
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