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	<title>Houthi Archivi - lafrecciaweb.it</title>
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		<title>Hormuz, il petrolio ha trovato un’altra strada. Ma la guerra lo sta seguendo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesco Mazzarella]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 06 Oct 2026 17:46:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
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<p>Il 23 settembre avevamo raccontato uno stretto quasi vuoto. Tredici giorni dopo il greggio del Golfo torna a circolare, mentre l’Arabia Saudita spinge milioni di barili verso Yanbu sul Mar&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/10/06/hormuz-il-petrolio-ha-trovato-unaltra-strada-ma-la-guerra-lo-sta-seguendo/">Hormuz, il petrolio ha trovato un’altra strada. Ma la guerra lo sta seguendo</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1600" height="900" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/cover-petrolio-hormuz-mar-rosso-v2.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Petrolio Hormuz Mar Rosso" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/cover-petrolio-hormuz-mar-rosso-v2.jpg 1600w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/cover-petrolio-hormuz-mar-rosso-v2-300x169.jpg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/cover-petrolio-hormuz-mar-rosso-v2-1024x576.jpg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/cover-petrolio-hormuz-mar-rosso-v2-768x432.jpg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/cover-petrolio-hormuz-mar-rosso-v2-1170x658.jpg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/cover-petrolio-hormuz-mar-rosso-v2-585x329.jpg 585w" sizes="(max-width: 1600px) 100vw, 1600px" /></p><p><em>Il 23 settembre avevamo raccontato uno stretto quasi vuoto. Tredici giorni dopo il greggio del Golfo torna a circolare, mentre l’Arabia Saudita spinge milioni di barili verso Yanbu sul Mar Rosso. Ma proprio sull’altra porta della rotta, Bab el-Mandeb, la guerra torna ad allargarsi</em></p>
<h1>Hormuz, il petrolio ha trovato un’altra strada. Ma la guerra lo sta seguendo</h1>
<div class="pip-subtitle">Il 23 settembre avevamo raccontato uno stretto quasi vuoto. Tredici giorni dopo il greggio del Golfo torna a circolare, mentre l’Arabia Saudita spinge milioni di barili verso Yanbu sul Mar Rosso. Ma proprio sull’altra porta della rotta, Bab el-Mandeb, la guerra torna ad allargarsi</div>
<div></div>
<div>
<p class="pip-opening">redici giorni fa siamo andati a guardare lo Stretto di Hormuz e abbiamo trovato quasi il vuoto. Nel nostro precedente approfondimento, <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/09/23/hormuz-quasi-vuoto-due-navi-dove-ne-passavano-125-il-mondo-cerca-altre-rotte/"><strong>“Hormuz quasi vuoto: due navi dove ne passavano 125. Il mondo cerca altre rotte”</strong></a>, avevamo documentato il crollo del traffico commerciale attraverso uno dei passaggi strategici più importanti del pianeta. Il 21 settembre risultavano due transiti commerciali tracciabili, il giorno successivo tre. Prima dell’attuale conflitto erano circa 125 le grandi navi commerciali che attraversavano quotidianamente quel braccio di mare.</p>
<p>La fotografia era impressionante. Ma una fotografia, per capire davvero una trasformazione, qualche volta non basta.</p>
<p><strong>Siamo tornati a guardare.</strong></p>
<p>E quello che sta accadendo racconta qualcosa forse ancora più importante: il petrolio sta tornando a circolare, ma il sistema che lo trasporta non è più quello di prima.</p>
<h2>Quasi sei milioni di barili al giorno verso il Mar Rosso</h2>
<p>Il ministro saudita dell’Energia, Abdulaziz bin Salman, ha dichiarato il 6 ottobre che il flusso attraverso l’East-West Pipeline ha raggiunto <strong>5,8 milioni di barili al giorno</strong>.</p>
<p>È l’arteria che attraversa l’Arabia Saudita da est a ovest, collegando le aree petrolifere del Golfo al terminal di Yanbu, sul Mar Rosso. Riyadh la sta utilizzando per ridurre la dipendenza dallo Stretto di Hormuz e mantenere le esportazioni nonostante la crisi.</p>
<p>Circa <strong>4 milioni di barili di greggio al giorno</strong> vengono attualmente dirottati attraverso questa infrastruttura: una quantità equivalente a circa il 4 per cento dell’offerta petrolifera mondiale.</p>
<div class="pip-factbox">
<p><strong>Il cambiamento in tredici giorni</strong></p>
<p><strong>23 settembre:</strong> Hormuz appare quasi vuoto nei dati delle navi tracciabili.</p>
<p><strong>6 ottobre:</strong> l’East-West Pipeline saudita trasporta 5,8 milioni di barili al giorno verso il Mar Rosso.</p>
<p><strong>Settembre:</strong> i flussi petroliferi dei Paesi del Golfo, escluso l’Iran, sono risaliti complessivamente a oltre l’81% dei livelli precedenti alla guerra.</p>
<p><strong>Greggio e condensati:</strong> circa 91% dei livelli prebellici.<br />
<strong>Prodotti raffinati:</strong> circa 60%.</p>
</div>
<p>È proprio quest’ultimo dato a impedire una conclusione troppo semplice.</p>
<p>Dire che “il petrolio è tornato” non significa dire che la crisi sia finita. Il greggio riesce nuovamente a muoversi in quantità considerevoli, ma diesel, carburante per aerei e altri prodotti raffinati restano molto più indietro. E trasportare energia è diventato più costoso, complesso e rischioso.</p>
<h2>Il sistema si adatta</h2>
<p>I dati di Vortexa mostrano che a settembre i flussi petroliferi dai Paesi del Golfo, Iran escluso, hanno raggiunto in media <strong>19,2 milioni di barili al giorno</strong>, contro i 23,6 milioni precedenti alla guerra.</p>
<p>L’Arabia Saudita è stata il motore principale della ripresa: le sue esportazioni di greggio sono aumentate fortemente rispetto ad agosto.</p>
<p>Non significa che Hormuz sia diventato irrilevante. Al contrario: grandi quantità di petrolio continuano ad attraversarlo e i transiti sono tornati a crescere.</p>
<p>Significa però che produttori, compagnie e governi stanno imparando ad adattarsi a uno dei punti più vulnerabili del commercio mondiale.</p>
<p>Oleodotti terrestri. Terminal alternativi. Trasbordi. Navi che in alcuni casi attraversano le zone più pericolose riducendo la propria visibilità elettronica.</p>
<p><strong>Il sistema energetico non ha eliminato il rischio. Sta imparando a conviverci.</strong></p>
<h2>Ma dall’altra parte c’è Bab el-Mandeb</h2>
<p>Qui la storia cambia nuovamente.</p>
<p>Il petrolio che raggiunge Yanbu arriva sul Mar Rosso. Per dirigersi verso l’Europa può risalire verso il Canale di Suez; per muoversi verso l’Oceano Indiano deve invece confrontarsi con un altro passaggio strategico: <strong>Bab el-Mandeb</strong>.</p>
<p>Ed è precisamente lì che nelle ultime ore la guerra yemenita è tornata a muoversi.</p>
<p>Le forze del governo yemenita riconosciuto internazionalmente e sostenute dall’Arabia Saudita hanno riconquistato diverse aree intorno allo stretto. Associated Press ha documentato la ripresa di Dhubab e di altre località strategiche. Il governo yemenita sostiene di avere ottenuto il controllo effettivo dello stretto, ma la completa neutralizzazione della capacità Houthi di minacciare la navigazione non può ancora essere considerata dimostrata.</p>
<p>Il punto, quindi, non è affermare che Bab el-Mandeb sia diventato sicuro.</p>
<p>È osservare che proprio mentre il sistema energetico cerca alternative a Hormuz, aumenta il valore strategico dell’altra porta del Mar Rosso.</p>
<h2>La guerra raggiunge anche il territorio saudita</h2>
<p>Nella serata del 5 ottobre sono stati colpiti anche gli aeroporti sauditi di <strong>Jazan e Najran</strong>, vicino al confine con lo Yemen.</p>
<p>L’Autorità generale dell’aviazione civile saudita ha confermato tre feriti lievi e danni materiali. Gli attacchi arrivano mentre gli Houthi rivendicano operazioni con missili e droni contro obiettivi sauditi e mentre Riyadh intensifica il proprio sostegno alle forze governative yemenite.</p>
<p>Anche qui bisogna fermarsi prima di trasformare la coincidenza geografica in una spiegazione.</p>
<p>Non abbiamo elementi per affermare che gli attacchi agli aeroporti siano stati compiuti per colpire la strategia saudita di aggiramento di Hormuz.</p>
<p>Abbiamo però davanti due processi contemporanei e documentabili: l’Arabia Saudita sta trasferendo quantità enormi di petrolio verso il Mar Rosso e il conflitto yemenita sta tornando a investire sia l’area di Bab el-Mandeb sia il territorio saudita.</p>
<h2>Il paradosso del petrolio</h2>
<p>Ed è qui che compare il paradosso più interessante.</p>
<p>Mentre la guerra si allarga, il mercato sta reagendo alla maggiore disponibilità di greggio. Il Brent è tornato sotto la soglia dei 100 dollari al barile nelle contrattazioni del 6 ottobre, anche grazie alla ripresa delle esportazioni mediorientali e all’utilizzo coordinato delle riserve di emergenza.</p>
<p>Il rischio geopolitico cresce, ma almeno per il momento il sistema energetico riesce ad assorbirne una parte.</p>
<p>È forse questa la vera notizia.</p>
<p>Quando il <strong>23 settembre</strong> abbiamo raccontato <strong>“<a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/09/23/hormuz-quasi-vuoto-due-navi-dove-ne-passavano-125-il-mondo-cerca-altre-rotte/">Hormuz quasi vuoto</a>”</strong>, abbiamo visto quanto il mondo fosse vulnerabile alla chiusura di pochi chilometri di mare.</p>
<p>Oggi vediamo l’altra faccia della stessa storia: quanto velocemente quel sistema sia capace di cercare un’altra strada.</p>
<p>Ma ogni nuova strada crea nuove dipendenze.</p>
<p>Hormuz conduce al Golfo. Yanbu conduce al Mar Rosso. Il Mar Rosso conduce verso Suez da una parte e Bab el-Mandeb dall’altra.</p>
<p>E Bab el-Mandeb è nuovamente dentro una guerra.</p>
<p>Il petrolio, dunque, ha trovato un’altra strada.</p>
<p><strong>Il problema è che la guerra sembra conoscere la stessa geografia.</strong></p>
<div class="pip-separator"></div>
<div class="pip-note">
<p><strong>Nota editoriale</strong></p>
<p>Questo articolo distingue i dati verificabili dalle interpretazioni geopolitiche. I flussi dell’East-West Pipeline, la ripresa delle esportazioni petrolifere del Golfo, gli attacchi agli aeroporti sauditi e l’avanzata delle forze governative yemenite nell’area di Bab el-Mandeb sono elementi documentati dalle fonti citate. Le affermazioni delle parti coinvolte nel conflitto vengono riportate come tali quando non risultano verificabili indipendentemente.</p>
<p>La contemporaneità tra diversificazione delle rotte energetiche e intensificazione del conflitto nel Mar Rosso costituisce una correlazione strategicamente rilevante, ma non dimostra che le operazioni militari in Yemen o gli attacchi contro obiettivi sauditi siano stati causati dalla strategia energetica di Riyadh.</p>
</div>
<div class="pip-sources">
<p><strong>Fonti</strong></p>
<ul>
<li style="list-style-type: none;">
<ul>
<li><a href="https://www.reuters.com/business/energy/saudi-energy-minister-says-oil-pumped-through-east-west-pipeline-reached-58-2026-10-06/" target="_blank" rel="noopener">Reuters, 6 ottobre 2026 — East-West Pipeline e flussi verso Yanbu</a></li>
<li><a href="https://www.reuters.com/business/energy/gulf-oil-flows-rise-average-81-pre-war-rate-september-data-shows-2026-10-06/" target="_blank" rel="noopener">Reuters, 6 ottobre 2026 — Flussi petroliferi del Golfo e dati Vortexa</a></li>
<li><a href="https://www.reuters.com/world/yemeni-government-forces-seize-district-by-bab-el-mandeb-military-sources-say-2026-10-05/" target="_blank" rel="noopener">Reuters, 5 ottobre 2026 — Offensiva yemenita nell’area di Bab el-Mandeb</a></li>
<li><a href="https://apnews.com/article/e87beb84a0d146e4f0546b50508f7e32" target="_blank" rel="noopener">Associated Press, 5 ottobre 2026 — Dhubab e combattimenti intorno allo stretto</a></li>
<li><a href="https://www.internazionale.it/ultime-notizie-reuters/2026/10/06/two-saudi-airports-targeted-on-monday-as-fighting-with-yemen-s-houthis-escalates" target="_blank" rel="noopener">Reuters / Internazionale, 6 ottobre 2026 — Attacchi agli aeroporti di Jazan e Najran</a></li>
<li><a href="https://saudigazette.com.sa/article/665161/saudi-arabia/three-injured-in-attacks-on-jazan-najran-airports" target="_blank" rel="noopener">Saudi Gazette / GACA, 6 ottobre 2026 — Feriti e danni negli aeroporti sauditi</a></li>
<li><a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/09/23/hormuz-quasi-vuoto-due-navi-dove-ne-passavano-125-il-mondo-cerca-altre-rotte/">LaFrecciaweb, 23 settembre 2026- Hormuz quasi vuoto: Due navi dove ne passavano 125. Il mondo cerca altre rotte</a></li>
</ul>
</li>
</ul>
</div>
<div class="pip-copyright">© Riproduzione riservata – Francesco Mazzarella</div>
</div>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/10/06/hormuz-il-petrolio-ha-trovato-unaltra-strada-ma-la-guerra-lo-sta-seguendo/">Hormuz, il petrolio ha trovato un’altra strada. Ma la guerra lo sta seguendo</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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		<title>Israele, scambi di minacce con Iran</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Mimma Cucinotta]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 03 Oct 2024 21:19:25 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Guerra medio oriente Israele]]></category>
		<category><![CDATA[Hezbollah]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="678" height="381" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/10/IMG_4232.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/10/IMG_4232.jpeg 678w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/10/IMG_4232-300x169.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/10/IMG_4232-585x329.jpeg 585w" sizes="(max-width: 678px) 100vw, 678px" /></p>
<p>Il regime iraniano aumenta le tensioni. L&#8217;azione militare del governo israeliano contro i gruppi armati Hezbollah, Houthi e le milizie filo-iraniane in Libano e Yemen   di Mimma Cucinotta L’attacco&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2024/10/03/israele-scambi-di-minacce-con-iran/">Israele, scambi di minacce con Iran</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Il regime iraniano aumenta le tensioni. L&#8217;azione militare del governo israeliano contro i gruppi armati Hezbollah, Houthi e le milizie filo-iraniane in Libano e Yemen  </em></p>
<div class="mh-meta entry-meta">
<p>di Mimma Cucinotta</p>
<p>L’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023 ha travolto il Medio Oriente facendolo precipitare in una spirale di violenza e tensione dalle conseguenze imprevedibili. A pochi giorni da un anno dai massacri commessi dal gruppo terroristico e dalla successiva guerra a Gaza, <strong>la regione continua a essere immersa nell’instabilità, mentre si avvicina un conflitto su larga scala. </strong></p>
<p>Alcuni giorni dopo l’assassinio a Beirut di Hassan Nasrallah, leader di Hezbollah <strong>, la Repubblica islamica dell’Iran ha lanciato più di 180 missili balistici contro Israele</strong> , lanciando allarmi antiaerei praticamente in tutto il Paese, comprese le città di Tel Aviv e Gerusalemme.</p>
<p>Le autorità militari israeliane hanno inviato messaggi sui telefoni cellulari avvertendo la popolazione ed esortando tutti i cittadini a cercare immediatamente rifugio. Nonostante gli avanzati sistemi di difesa aerea, l’esercito israeliano ha sottolineato la necessità di seguire le istruzioni del Comando del Fronte Interno. <strong>“Potreste sentire esplosioni, che potrebbero essere il risultato di intercettazioni o impatti</strong> “, ha avvertito.</p>
<p>I missili, in gran parte intercettati da sistemi di difesa aerea, hanno causato <strong>la morte di un uomo in Cisgiordania</strong> , oltre a danni materiali in Israele, colpendo direttamente le zone di Tel Aviv e il deserto del Negev.</p>
<p>Come ha assicurato il portavoce dell’esercito israeliano Daniel Hagari, l’attacco iraniano – il secondo da aprile – “avrà delle conseguenze”. <strong>“Abbiamo dei piani e agiremo nel momento e nel luogo che sceglieremo</strong> “, ha aggiunto.</p>
<div class="wp-block-image">
<figure class="alignright size-full is-resized"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="wp-image-75460" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2024/09/Benjamin-Netanyahu-.jpg" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2024/09/Benjamin-Netanyahu-.jpg 768w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2024/09/Benjamin-Netanyahu--300x169.jpg 300w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2024/09/Benjamin-Netanyahu--678x381.jpg 678w" alt="" width="768" height="432" /></figure>
</div>
<p>Sulla stessa linea si è espresso il primo ministro Benjamin Netanyahu, che ha promesso una risposta contro Teheran. <strong>“Stasera l’Iran ha commesso un grave errore e ne pagherà le conseguenze</strong> “, ha affermato il leader israeliano all’inizio della riunione del gabinetto di sicurezza. “Il regime di Teheran non capisce la nostra determinazione a difenderci e a chiedere un prezzo ai nostri nemici”, ha aggiunto.</p>
<p>Secondo <em>Axios,</em> sulla base di alti funzionari israeliani, Gerusalemme lancerà entro pochi giorni una <strong>“significativa ritorsione”</strong> che potrebbe colpire gli impianti di produzione petrolifera all’interno dell’Iran e altri siti strategici.</p>
<p>Da parte sua, il regime iraniano ha minacciato ulteriori offensive se Israele dovesse rispondere all’attacco. Se ciò dovesse accadere, i funzionari israeliani assicurano <em>ad Axios</em> che <strong>tutte le opzioni saranno sul tavolo, compresi gli attacchi agli impianti nucleari iraniani.</strong></p>
<p>I media americani riferiscono che la risposta israeliana potrebbe includere attacchi di aerei da combattimento contro sistemi di difesa aerea, nonché operazioni clandestine simili a quella che ha eliminato il leader di Hamas Ismail Haniyeh a Teheran due mesi fa.</p>
<p>Secondo il consigliere per la sicurezza nazionale statunitense Jake Sullivan, le forze militari statunitensi nell’area hanno aiutato Israele e le sue difese aeree ad affrontare l’attacco, mentre l’amministrazione Biden si coordina con i funzionari israeliani sui prossimi passi.</p>
<p>“Si tratta di un’escalation significativa da parte dell’Iran, uno sviluppo significativo”, ha detto ai giornalisti alla Casa Bianca <strong>“Abbiamo chiarito che ci saranno conseguenze, gravi conseguenze, per questo attacco, e lavoreremo con Israele per realizzarlo accadere.”</strong> Sottolinea Sullivan.</p>
<p>Il massiccio attacco è iniziato due ore dopo che alti funzionari statunitensi avevano avvertito dell’offensiva, ordinando al personale diplomatico in Israele di rifugiarsi e rimanere vicino alle aree protette. Poco prima dell’inizio dell’attacco, Hagari aveva avvertito in una conferenza stampa che l’atteso attacco dell’Iran <strong>“sarebbe stato probabilmente di vasta portata”.</strong></p>
<p>Pochi minuti prima che iniziasse a suonare l’allarme aereo a <strong>Tel Aviv</strong> e in molte altre città, <strong>un attacco terroristico compiuto da due palestinesi di Hebron ha provocato 7 morti e 11 feriti alla stazione del tram di Jaffa</strong> , a sud di Tel Aviv.</p>
<h2 id="los-proxies-iranies-frente-a-la-coalicion-arabe-israeli" class="wp-block-heading">Contesto: Hezbollah, gli Houthi e le milizie filo-iraniane in Siria e Iraq si sono uniti alla guerra contro la coalizione arabo-israeliana</h2>
<p>Dopo l’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023, altre milizie sostenute e finanziate dalla Repubblica Islamica dell’Iran hanno iniziato ad attaccare Israele in segno di “solidarietà” con Gaza. Hezbollah, gli Houthi e le milizie filo-iraniane in Siria e Iraq si sono uniti alla guerra, lanciando attacchi ricorrenti contro il territorio israeliano e spingendo il governo israeliano a intraprendere <strong>un’azione militare contro questi gruppi armati in Libano e Yemen.  </strong></p>
<p>Il panorama è cambiato radicalmente la notte del 14 aprile scorso, quando Teheran ha deciso, per la prima volta, di attaccare direttamente Israele, aprendo una nuova fase del conflitto. Questo attacco senza precedenti ha favorito il nuovo scenario regionale che si andava delineando da anni dopo la firma degli Accordi di Abraham, basato su una sorta di <strong>coalizione arabo-israeliana contro le minacce del regime iraniano</strong> , dal momento che paesi come la Giordania e l’Arabia Saudita hanno intercettato molti dei missili o droni lanciati contro lo Stato ebraico.</p>
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		<title>Medio Oriente in fiamme. Da Gaza al Pakistan, il conflitto si allarga?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Roberto Sciarrone]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 18 Jan 2024 20:13:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Gaza]]></category>
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<p>Dai raid angloamericani sullo Yemen alla risposta dell’Iran che in meno di 48 ore ha colpito obiettivi in Pakistan, Iraq e Siria. Quali sviluppi dell’escalation in corso? Dai raid angloamericani&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="678" height="381" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/01/53CA0957-2616-42F7-BF35-65E190CEE884.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/01/53CA0957-2616-42F7-BF35-65E190CEE884.png 678w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/01/53CA0957-2616-42F7-BF35-65E190CEE884-300x169.png 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/01/53CA0957-2616-42F7-BF35-65E190CEE884-585x329.png 585w" sizes="(max-width: 678px) 100vw, 678px" /></p><p><em>Dai raid angloamericani sullo Yemen alla risposta dell’Iran che in meno di 48 ore ha colpito obiettivi in Pakistan, Iraq e Siria. Quali sviluppi dell’escalation in corso?</em></p>
<p>Dai raid angloamericani sullo Yemen alla risposta dell’Iran che in meno di 48 ore ha colpito obiettivi in <strong>Pakistan</strong>, <strong>Iraq</strong> e <strong>Siria</strong>, “infuocando” di fatto il <strong>Medio Oriente</strong> e non solo. Da Gaza a Teheran, l’<strong>escalation è già realtà</strong>. Solo pochi giorni fa si registrava la solidarietà degli <strong>Houthi</strong> nello <strong>Yemen </strong>nei confronti di <strong>Hamas</strong> e l’ostilità verso <strong>Israele</strong>, segnale di un forte legame delle azioni yemenite con il conflitto in corso a <strong>Gaza</strong>. Sì, si sono aperti più fronti e le azioni dell’Iran sono l’evidenza.</p>
<p><strong>Analizziamo quanto accaduto nelle ultime ore.</strong> Il ministero degli Esteri pakistano ha accusato la Repubblica islamica di aver ucciso dei civili nella regione frontaliera del <strong>Belucistan</strong>, “in violazione dello spazio aereo e della sovranità pakistana”. Teheran – i cui rapporti con Islamabad sono tesi – ha dichiarato che i suoi missili hanno raggiunto basi di un gruppo militante sunnita, <strong>Jaish al-Adl</strong>(Esercito della giustizia). Attacco, questo, che arriva all’indomani di due raid in Siria e Iraq, sulla scorta del doppio attentato suicida nella città di <strong>Kerman</strong> il 3 gennaio che ha ucciso più di 80 iraniani ed è stato rivendicato dallo Stato Islamico (IS). Intanto l’esercito americano è tornato a colpire i ribelli filoiraniani in Yemen, mentre Israele ha lanciato un attacco contro i miliziani di <strong>Hezbollah</strong> nel sud del <strong>Libano</strong>. Evidenze, queste, di come il conflitto si stia allargando e, di fatto, sta coinvolgendo sempre più attori nella regione.</p>
<p><strong>Yemen</strong>. Gli attacchi iraniani, come detto, su Pakistan, Siria e Iraq arrivano pochi giorni dopo i bombardamenti angloamericani nello Yemen in conseguenza delle azioni contro le navi commerciali in transito nel <strong>Mar Rosso</strong> ad opera dei ribelli yementi Houthi, sostenuti dall’Iran, che dichiarano di agire contro gli interessi israeliani e in solidarietà con i palestinesi a Gaza. Ieri <strong>Biden</strong> ha annunciato l’intenzione di reinserire gli Houthi nella lista delle organizzazioni terroristiche globali.</p>
<p><strong>Gaza</strong>. Il conflitto prosegue, le forze israeliane si sarebbero ritirate dall’area vicina al più grande ospedale di Khan Younis, nel sud della Striscia, dopo che il loro avvicinamento aveva scatenato il panico tra le persone che vi si rifugiavano. Inoltre, militanti palestinesi hanno lanciato 25 razzi contro la città israeliana di Netivot senza causare vittime.</p>
<p><strong>Quali sviluppi dell’escalation in corso?</strong> Le utile ore hanno segnato una dimostrazione di forza da parte della Repubblica islamica iraniana. Intervenendo al World Economic Forum di Davos, in Svizzera, il ministro degli Esteri iraniano Hossein Amir-Abdollahian è stato molto diretto: “Se il genocidio a Gaza si ferma, ciò porterà alla fine di altre crisi e attacchi nella regione”. Da Davos il ministro degli Esteri dell’Arabia Saudita, principe Faisal bin Farhan, ha detto che “la priorità deve essere la de-escalation nel Mar Rosso e nell’intera regione attraverso il cessate il fuoco a Gaza”.</p>
<p>Insomma, per mesi l’establishment dell’Iran ha sconfessato il proprio coinvolgimento negli attacchi effettuati dai suoi alleati regionali. Ieri invece, in poche ore, Teheran ha colpito obiettivi in Siria, Iraq e Pakistan. Se da un lato la scelta di colpire la Siria consente all’Iran di centrare lo Stato islamico (IS) – provando a mitigare la rabbia interna dopo l’attacco terroristico di Kerman –  diversa è la questione legata al Pakistan, che esaspera di certo i già non facili equilibri regionali lungo il confine tra i due paesi.  Intanto diverse esplosioni si sono verificate intorno alla città di Savaran, nella provincia di Sistan-Baluchistan in Iran. La città è stata colpita da missili e droni provenienti dal Pakistan. L’attacco ha provocato diversi feriti, come ha riferito l’agenzia di stampa Mehr, proprio questa mattina.</p>
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