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	<title>Intelligenza artificiale Archivi - lafrecciaweb.it</title>
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		<title>Nel tempo del disumano. Cura, fragilità e responsabilità</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesco Pira]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 19 Oct 2026 17:56:28 +0000</pubDate>
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<p>Il progresso scientifico e l’intelligenza artificiale ampliano le possibilità di intervento, mentre crescono solitudine ed esclusione. Dal richiamo di Zuppi alle riflessioni di Han, Floridi e Goffman emerge una domanda:&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/10/19/nel-tempo-del-disumano-cura-fragilita-e-responsabilita/">Nel tempo del disumano. Cura, fragilità e responsabilità</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p data-pm-slice="1 1 []"><strong><em>Il progresso scientifico e l’intelligenza artificiale ampliano le possibilità di intervento, mentre crescono solitudine ed esclusione. Dal richiamo di Zuppi alle riflessioni di Han, Floridi e Goffman emerge una domanda: come tutelare la dignità della persona in una società che rischia di ridurla a dato, diagnosi o prestazione? Ascolto e relazioni indicano una direzione per l’innovazione</em></strong></p>
<p data-pm-slice="1 1 []"><strong>di Francesco Pira -Professore Associato di Sociologia, Università di Messina</strong></p>
<p>Viviamo una stagione contraddittoria. La scienza amplia le possibilità terapeutiche, le tecnologie collegano persone lontane e l’intelligenza artificiale accelera processi fino a poco tempo fa impensabili. Nello stesso scenario crescono solitudine, aggressività, guerre ed esclusione, mentre l’individuo rischia di essere ridotto a dato, profilo o prestazione.</p>
<p>L’aumento degli strumenti impone una domanda sulla direzione del loro impiego. Il progresso acquista valore quando migliora la vita, sostiene chi attraversa una condizione difficile e rafforza i legami. La capacità tecnica indica ciò che possiamo fare; la responsabilità chiede per chi, con quali finalità e con quali conseguenze scegliamo di farlo.</p>
<p>Una società può disporre di apparati sofisticati e restare povera di ascolto. Può elaborare quantità immense di informazioni e perdere di vista il volto di chi soffre. La sfida consiste nel ricondurre l’innovazione alla dignità della persona.</p>
<p>In questa prospettiva è particolarmente interessante l’articolo di Matteo Frascadore pubblicato su <em>Vatican News</em>, dal titolo “<em>Zuppi alla Cattolica: «Difendere l’umano anche dove prevale il disumano»”.</em> L’autore riporta le parole pronunciate dal <strong>cardinale Matteo Maria Zuppi</strong>, arcivescovo di Bologna e presidente della Conferenza episcopale italiana, durante l’apertura del congresso internazionale “<em>Lo splendore dell’umano: custodire la fertilità, curare l’infertilità”</em>, ospitato nella sede romana dell’Università Cattolica del Sacro Cuore.</p>
<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-full is-resized"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="wp-image-116933" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/10/Matteo-Zuppi-cardinale-.jpg" sizes="(max-width: 656px) 100vw, 656px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/10/Matteo-Zuppi-cardinale-.jpg 656w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/10/Matteo-Zuppi-cardinale--300x225.jpg 300w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/10/Matteo-Zuppi-cardinale--326x245.jpg 326w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/10/Matteo-Zuppi-cardinale--80x60.jpg 80w" alt="" width="519" height="389" /><figcaption class="wp-element-caption">Cardinale Matteo Maria Zuppi</figcaption></figure>
</div>
<p><strong>Il richiamo del cardinale supera il contesto dell’incontro</strong>: “<em>Lo splendore dell’umano è davvero così importante e affascinante, sempre nuovo, e non smettiamo mai di contemplarlo. Anche dove c’è il disumano</em>”. Queste parole invitano a cercare la persona nella malattia, nella sofferenza, nella solitudine e nelle ferite prodotte dalla violenza.</p>
<p>Il disumano appare nelle guerre e nelle sopraffazioni, ma assume anche forme quotidiane. Si manifesta quando l’essere umano viene valutato soltanto per ciò che produce, la debolezza diventa una colpa, la visibilità conta più della dignità e la velocità sostituisce la comprensione.</p>
<p>Il <strong>filosofo</strong> sudcoreano <strong>Byung-Chul</strong> <strong>Han</strong> ha descritto <strong>la società della prestazione</strong> come un ambiente che spinge l’individuo a migliorare continuamente e a dimostrare il proprio valore. L’efficienza diventa una misura dell’identità, mentre la vulnerabilità viene vissuta come un difetto. Da questa pressione possono nascere stanchezza, isolamento e incapacità di accogliere il limite. <strong>A questa deriva iper-performativa,</strong> che confina la fragilità a un tabù, risponde l’ecologia relazionale proposta da Zuppi, che ribalta radicalmente la prospettiva.</p>
<p>In tale quadro acquistano forza le parole di Zuppi: “<em>L’umano non fiorisce con il limite, ma attraverso il limite</em>”. La fragilità diventa uno spazio di consapevolezza e ricorda che ogni esistenza attraversa momenti nei quali dipende dalla sensibilità altrui.</p>
<p>Zuppi invita a comprendere come prendersi cura concretamente della dignità umana. Il rispetto diventa visibile nell’accoglienza, nella chiarezza delle spiegazioni e nel coinvolgimento della persona. La cura restituisce volto e voce a chi rischia di essere considerato soltanto un numero.</p>
<p>Proprio in questa tensione tra l’unicità della persona e la sua traduzione in dati numerici, si inserisce l’impatto dell’intelligenza artificiale, che sta trasformando ricerca, medicina e organizzazione sanitaria. Può analizzare dati, individuare correlazioni, affiancare la diagnosi e alleggerire attività ripetitive. Sono possibilità da sviluppare con competenza e consapevolezza.</p>
<p>Un sistema automatico elabora informazioni; la responsabilità appartiene a chi sceglie, applica e valuta i risultati. In ambito sanitario, ogni decisione coinvolge il corpo, la biografia e il futuro di qualcuno. Richiede spiegazioni e persone capaci di rispondere delle conseguenze.</p>
<p>Il filosofo italiano dell’informazione <strong>Luciano Floridi </strong>considera l’ambiente digitale un ecosistema nel quale dati, tecnologie ed esseri umani sono connessi. Un’informazione sanitaria rinvia sempre a una storia personale. Proteggere i dati significa tutelare riservatezza, libertà e fiducia.</p>
<p>Questa tutela non è solo giuridica, ma strutturale, poiché gli algoritmi riflettono criteri stabiliti da esseri umani. Informazioni incomplete possono produrre valutazioni parziali; obiettivi concentrati sull’efficienza rischiano di trascurare l’unicità individuale. La tecnologia diventa un’alleata quando sostiene il giudizio professionale e lascia spazio alla relazione.</p>
<p>Quando però questo spazio viene negato, la disumanizzazione comincia nel momento in cui l’altro diventa una categoria, un profilo o una diagnosi. Le piattaforme digitali possono accentuare questo processo, favorendo giudizi rapidi ed esposizione continua. Scorrono molte immagini, mentre diminuisce il tempo dedicato alle storie.</p>
<p><strong>A svelare la trappola di questo meccanismo </strong>è il <strong>sociologo</strong> canadese <strong>Erving Goffman </strong>ha studiato il riconoscimento dell’identità nelle interazioni quotidiane. Le sue analisi sullo stigma mostrano come una singola caratteristica possa oscurare la complessità di una persona. Negli ambienti digitali, un’immagine o un’etichetta possono fissare pubblicamente un’identità e continuare a circolare nel tempo.</p>
<p>Scardinare questo meccanismo significa tornare a guardare davvero, restituendo all’altro la sua interezza, e ad ascoltare, permettendogli di raccontarsi con parole proprie. Questa responsabilità riguarda in prima linea il giornalismo, chiamato a narrare sofferenza e innovazione con precisione e rispetto. Il linguaggio può creare vicinanza oppure trasformare il dolore in spettacolo.</p>
<p>“<em>Il limite diventa un’occasione di speranza e sapienza</em>”, afferma <strong>Zuppi</strong>. La frase indica un compito culturale: trasformare la vulnerabilità da motivo di isolamento a luogo d’incontro. La speranza acquista consistenza quando diventa ricerca, assistenza, solidarietà e presenza.</p>
<p><strong>Scienza e innovazione partecipano a questo cammino</strong> <strong>quando</strong> migliorano le possibilità terapeutiche e <strong>mantengono al centro il valore di ogni essere umano</strong>. L’intelligenza artificiale può affiancare il medico, sostenere il ricercatore e favorire l’accesso ai servizi. La direzione resta umana, perché umani sono gli effetti delle scelte.</p>
<p>Proprio in questo risiede la vera sfida: nell’unire  conoscenza, precisione, ascolto, sviluppo e responsabilità. Anche dove prevale il disumano, il valore della persona può riemergere attraverso uno sguardo che riconosce, una parola che accompagna e una mano che sceglie di restare.</p>
<p>@Riproduzione riservata</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/10/19/nel-tempo-del-disumano-cura-fragilita-e-responsabilita/">Nel tempo del disumano. Cura, fragilità e responsabilità</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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		<title>Intelligenza artificiale: intervista al sociologo Francesco Pira: la tecnologia può accompagnarci ma la direzione deve restare umana</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Mimma Cucinotta]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 17 Oct 2026 12:22:15 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1264" height="839" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/Francesco-Pira-1-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/Francesco-Pira-1-1.jpg 1264w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/Francesco-Pira-1-1-300x199.jpg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/Francesco-Pira-1-1-1024x680.jpg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/Francesco-Pira-1-1-768x510.jpg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/Francesco-Pira-1-1-1170x777.jpg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/Francesco-Pira-1-1-585x388.jpg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/Francesco-Pira-1-1-263x175.jpg 263w" sizes="(max-width: 1264px) 100vw, 1264px" /></p>
<p>Venezia. A Palazzo da Mula, l’incontro promosso dal MASCI – Zona Serenissima da Mar, Murano 1,  ha aperto un confronto sui vantaggi e i rischi dell’intelligenza artificiale. Il sociologo dell’Università&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/10/17/intelligenza-artificiale-intervista-al-sociologo-francesco-pira-la-tecnologia-puo-accompagnarci-ma-la-direzione-deve-restare-umana/">Intelligenza artificiale: intervista al sociologo Francesco Pira: la tecnologia può accompagnarci ma la direzione deve restare umana</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Venezia. A Palazzo da Mula, l’incontro promosso dal MASCI – Zona Serenissima da Mar, Murano 1,  ha aperto un confronto sui vantaggi e i rischi dell’intelligenza artificiale. Il sociologo dell’Università di Messina affronta il rapporto tra chatbot e solitudine giovanile, le trasformazioni del lavoro e la responsabilità di preservare le relazioni umane per un &#8220;Umanesimo digitale &#8220;</em></p>
<p><strong><em>Intervista</em> di <em>Mimma Cucinotta</em></strong></p>
<p>Venezia, ott. 2026 – L’intelligenza artificiale è ormai entrata nella nostra quotidianità. Ci aiuta a cercare informazioni e affrontare problemi, ma si spinge sempre più spesso anche nella sfera delle relazioni personali, intercettando bisogni di ascolto e solitudine. In questo spazio, dove le opportunità del progresso si intrecciano con interrogativi profondi sull’identità, sull’educazione e sulla fiducia, siamo certamente al cospetto di una delle sfide più importanti del nostro tempo.</p>
<div class="wp-block-image">
<figure class="alignright size-large is-resized"><img decoding="async" class="wp-image-116825" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/10/Francesco-Pira-a-Murano--768x1024.jpg" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/10/Francesco-Pira-a-Murano--768x1024.jpg 768w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/10/Francesco-Pira-a-Murano--225x300.jpg 225w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/10/Francesco-Pira-a-Murano--1152x1536.jpg 1152w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/10/Francesco-Pira-a-Murano-.jpg 1200w" alt="" width="768" height="1024" /></figure>
</div>
<p>A Murano (Venezia), il 15 ottobre, a Palazzo da Mula, il professor <strong>Francesco Pira</strong>, associato di Sociologia all’Università di Messina, ha affrontato questi temi nell’intervento “<strong>Intelligenza artificiale, nuove responsabilità</strong>“, invitando a riflettere sulle conseguenze umane e sociali della trasformazione digitale. <strong>Una riflessione che va oltre le potenzialità delle nuove tecnologie</strong> e ci richiama a una domanda fondamentale, come innovare senza perdere di vista la persona e ciò che rende autenticamente umane le nostre relazioni?<br />
<strong>Ne abbiamo parlato con il professor Francesco Pira</strong>, che durante l’incontro ha approfondito i vantaggi e le paure legati all’intelligenza artificiale, <strong>richiamando l’attenzione sulle responsabilità di adulti, famiglie, scuola e istituzioni.</strong></p>
<p><strong><em>Professore a Palazzo da Mula, a Murano, ha tenuto un intervento dal titolo “Intelligenza artificiale, nuove responsabilità”. Qual è la domanda fondamentale che dovremmo porci di fronte a una tecnologia che sta modificando così profondamente la nostra quotidianità?</em></strong></p>
<p>“L’intelligenza artificiale sta entrando sempre più profondamente nella vita quotidiana, modificando il lavoro, l’informazione, i processi educativi, i linguaggi e le relazioni. Di fronte a questa trasformazione non basta più chiedersi che cosa la tecnologia sia capace di fare, occorre comprendere che cosa produce nei rapporti umani e chi risponde di ciò che produce”.</p>
<p><strong><em>Nel suo intervento ha invitato a superare sia la demonizzazione dell’intelligenza artificiale sia la sua assoluzione incondizionata in nome del progresso. Come possiamo trovare un equilibrio</em></strong>?</p>
<p>“Nessun dispositivo è neutro, ma nessuno è nemico in sé. Dipende dall’uso, dai fini e da chi ne orienta la direzione. La differenza la fanno le scelte umane. E questo è il primo elemento di responsabilità che dobbiamo mettere sul tavolo, non l’oggetto, ma l’orientamento che gli diamo”.</p>
<p><strong><em>Uno dei temi più delicati riguarda il rapporto tra giovani, solitudine e chatbot. Durante l’incontro ha richiamato un’indagine Ipsos Bva per la Cnil, condotta su 3.800 ragazzi tra gli 11 e i 25 anni. Che cosa emerge da questa ricerca?</em></strong></p>
<p>“Secondo l’indagine, circa un giovane europeo su due utilizza chatbot di intelligenza artificiale per discutere di questioni intime o personali. Il fenomeno è stato letto anche attraverso il concetto sociologico di relazione parasociale, cioè il legame che nasce quando una persona attribuisce intimità e reciprocità a un interlocutore che non può realmente restituirle.<br />
Che cosa ci dice questa ricerca sul bisogno di ascolto e di vicinanza delle nuove generazioni?<br />
“Chatbot non crea il bisogno, lo intercetta. Se un ragazzo cerca conforto in una macchina, la questione riguarda il vuoto relazionale che quello strumento occupa. L’intelligenza artificiale non colma la solitudine: la rende abitabile, e così la nasconde. È qui che si gioca la nostra responsabilità più grande come adulti, come scuola, come famiglie”.</p>
<p><strong><em>L’intelligenza artificiale sta trasformando anche il mondo del lavoro. Quali conseguenze dobbiamo considerare, oltre a quelle economiche e occupazionali?</em></strong><br />
“L’automazione non pone soltanto un problema occupazionale o economico. Il lavoro rappresenta anche un elemento attraverso il quale le persone costruiscono identità, legami e riconoscimento sociale.<br />
Quando un lavoro scompare, non si perde solo un reddito. Si perde un riconoscimento sociale. Il lavoro, nelle nostre società, è molto più che una fonte di sostentamento: è il modo in cui ci presentiamo agli altri, il luogo in cui costruiamo legami, la misura con cui valutiamo il nostro valore. Se questa dimensione viene meno, il rischio non è solo economico, è identitario”.</p>
<p><strong>Quali decisioni possiamo affidare a un sistema automatico e quali devono invece restare legate alla responsabilità umana?</strong></p>
<p>“Esistono ambiti nei quali non è sufficiente ottenere un risultato tecnicamente corretto. La responsabilità implica la possibilità che qualcuno risponda delle decisioni assunte.<br />
La fiducia non è un’informazione: è una relazione. Quando affido a qualcuno una decisione importante per la mia vita, non delego solo il calcolo, delego la responsabilità. E la responsabilità, per definizione, appartiene a chi può rispondere di ciò che ha fatto. Un sistema automatico non risponde: calcola”</p>
<p><strong>Un altro rischio riguarda la tendenza ad attribuire caratteristiche umane alle tecnologie conversazionali. Professore cosa accade quando interpretiamo una macchina come se fosse un interlocutore dotato di intenzioni e sentimenti?</strong></p>
<p>“La riflessione si è soffermata sul rischio dell’antropomorfizzazione, la tendenza ad attribuire significato, intenzionalità e perfino caratteristiche umane a sistemi che ne sono privi. In questo contesto è stata richiamata la nozione di “pareidolia semantica” di Luciano Floridi e sono stati considerati alcuni studi sul rapporto che può svilupparsi fra le persone e le tecnologie conversazionali”.</p>
<p><strong>Quanto conta, in questo processo, la presenza degli adulti, soprattutto quando si tratta di bambini?</strong><br />
“La presenza adulta modifica il modo in cui un bambino interpreta la macchina. Vuol dire che l’antropomorfizzazione è un esito che dipende dal contesto, e il contesto lo costruiamo noi”.</p>
<p><strong><em>Quali responsabilità dovremmo assumerci per governare questa trasformazione senza perdere di vista le persone?</em></strong><br />
“Da questa analisi emergono cinque responsabilità, educativa, regolatoria, relazionale, di cura della lentezza e di responsabilità delle parole.<br />
La prima richiede un’alfabetizzazione digitale e critica in ogni ciclo scolastico, estesa anche agli adulti. La seconda richiama il ruolo delle regole e delle piattaforme. La terza impone di ricostruire spazi credibili di ascolto nelle scuole, nelle famiglie e nelle comunità. A queste si aggiungono la necessità di difendere i tempi della riflessione e quella di preservare il valore del linguaggio”.</p>
<p>I<strong>l linguaggio è uno degli ambiti nei quali l’intelligenza artificiale sta producendo cambiamenti evidenti. Qual è il rischio di una comunicazione sempre più affidata a sistemi automatici?</strong><br />
“Il rischio non è che la macchina scriva male: è che ci abitui a un linguaggio che funziona e non significa nulla. La cura del linguaggio, oggi, è la forma più elementare di rispetto verso chi ascolta”.</p>
<p><strong>Lei propone un “umanesimo digitale”. Che cosa significa mettere la persona al centro dell’innovazione?</strong><br />
“Il punto di arrivo della riflessione è la proposta di un “umanesimo digitale”, inteso come capacità di mettere la persona al centro dell’innovazione, invece di mettere l’innovazione al centro della persona. Davanti a ogni nuova tecnologia occorre chiedersi non soltanto che cosa permetta di fare, ma soprattutto che cosa produca nelle relazioni umane”.</p>
<p><strong><em>Significa anche stabilire dei confini, individuando le situazioni nelle quali la presenza e la responsabilità di una persona non possono essere sostituite da una macchina?</em></strong><br />
“Non si tratta di fermare la tecnologia, fermare tutto sarebbe la risposta più deludente, perché rinunceremmo anche alle cure, agli strumenti contro il cambiamento climatico, a tanti aiuti concreti, ma di orientarla. E orientarla significa custodire alcuni luoghi in cui la fiducia deve continuare a passare da una persona: un giudice, un insegnante, un medico, una madre, una comunità che educa”.</p>
<p><strong>Concludendo, quale responsabilità spetta a ciascuno di noi, nelle famiglie, nelle scuole e nei luoghi di lavoro, di fronte a un cambiamento che coinvolge l’intera società?</strong><br />
“La differenza la fa sempre l’essere umano: la sua capacità di scegliere, di fermarsi, di chiedersi che cosa sta usando e perché. La tecnologia può amplificare ciò che siamo, la nostra cura o la nostra indifferenza, ma non decide al posto nostro. Nelle case, nelle scuole, nelle aule, nei luoghi di lavoro possiamo orientare questo cambiamento. Nessuna innovazione potrà mai sostituire lo sguardo di una madre, la pazienza di un padre, la voce di un insegnante, la cura di una comunità che educa. La tecnologia può accompagnare, sostenere, facilitare: la direzione resta umana. Non possiamo delegare questa responsabilità. A nessuno. Tanto meno a una macchina”.</p>
<div class="wp-block-image">
<figure class="alignright size-large is-resized"><img decoding="async" class="wp-image-116828" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/10/Incontro-a-Murano-con-Pira--768x1024.jpg" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/10/Incontro-a-Murano-con-Pira--768x1024.jpg 768w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/10/Incontro-a-Murano-con-Pira--225x300.jpg 225w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/10/Incontro-a-Murano-con-Pira--1152x1536.jpg 1152w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/10/Incontro-a-Murano-con-Pira-.jpg 1200w" alt="" width="330" height="440" /></figure>
</div>
<p><strong>L’incontro di Murano, organizzato dal MASCI – </strong>Zona Serenissima da Mar, Murano 1, di cui è Magister Margherita Barbini, ha visto la partecipazione di un folto pubblico, che ha interagito con il sociologo siciliano durante oltre un’ora di riflessione sui vantaggi e sulle paure legati all’intelligenza artificiale.<br />
<strong>All’iniziativa hanno collaborato </strong>Agesci Zona Venezia Isole, Onde di Murano, Società Cooperativa Muranese Mista, Associazione del Patronato di Murano A.p.s. e Circolo Ricreativo Culturale Muranese Aps.</p>
<p>@Riproduzione riservata</p>
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		<title>Il sociologo Francesco Pira: “La povertà di Francesco è una scelta di libertà”</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 03 Oct 2026 13:15:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Storie]]></category>
		<category><![CDATA[era dei social]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="531" height="440" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/Francesco-pira-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/Francesco-pira-1.jpg 531w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/Francesco-pira-1-300x249.jpg 300w" sizes="(max-width: 531px) 100vw, 531px" /></p>
<p>Il docente dell’Università di Messina: “La fraternità, al tempo dei social e dell’intelligenza artificiale, si esercita prima di tutto qui: nel modo in cui scegliamo le parole, nel rispetto dell’altro&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Il docente dell’Università di Messina: “La fraternità, al tempo dei social e dell’intelligenza artificiale, si esercita prima di tutto qui: nel modo in cui scegliamo le parole, nel rispetto dell’altro che abita ogni nostro messaggio. Un mondo più umano comincia da un linguaggio più umano, e questa è una responsabilità che nessuna macchina può assumersi al posto nostro”</strong></em></p>
<h4>Intervista a cura di Pietro  Salvatore Reina</h4>
<p style="font-weight: 400;">Quest’anno ricorre l’ottavo centenario della morte di san Francesco d’Assisi, una figura fondamentale della storia italiana ed europea. La vita, le opere, le parole del Poverello d’Assisi hanno attraversato secoli ed ancora oggi il suo messaggio mantiene intatta la sua forza etica, spirituale e culturale. La parabola di san Francesco assurge, da sempre, a simbolo di dialogo tra le culture, pace, fraternità con l’intero creato. Valori più che mai attuali nell’attuale situazione geo-politica caratterizzata e segnata da crisi (economiche, sociali, ambientali), disuguaglianze, guerre. La vita di francesco d’Assisi, nato come Giovanni di Pietro da Bernardomne, è un viaggio, un cammino segnato da trasformazioni, conversioni, scelte coraggiose. Un cammino che lo porta a scoprire il significato più profondo e autentico dell’esistenza che raggiunge il suo punto più alto nell’atto del perdono, del perdonare. Un verbo che per e in Francesco si incastona nell’Incarnazione di Gesù che sceglie di “svuotarsi, spogliarsi” – come insegna san Paolo nella sua Lettera ai Filippesi – per farsi “dono”: come Gesù Cristo ha svuotato sé stesso (ekenosen) assumendo la condizione di servo, facendosi simile agli uomini e umiliandosi fino alla morte di croce così san Francesco si fa povero per accogliere l’altro, gli altri. Farsi povero per Francesco significa liberarsi per poter perfettamente amare. Significa esistere solo nella relazione all’altro. Povertà allora diviene ed è ricchezza d’esperienza, un’energia che brucia. Un’impronta, una “significatione” dell’Altissimo. L’amore per la povertà in Francesco è la conseguenza della sua conversione a Dio. A Dio ci si converte, secondo le parole stesse di Gesù, solo “morendo a sé stessi”. La povertà è il segno di quella morte e di questo abbandono.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong> <img loading="lazy" decoding="async" class="alignright wp-image-128977 size-medium" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/sanfrancesco-immagine-subiaco-20210717075840-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/sanfrancesco-immagine-subiaco-20210717075840-300x225.jpg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/sanfrancesco-immagine-subiaco-20210717075840-768x576.jpg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/sanfrancesco-immagine-subiaco-20210717075840-585x439.jpg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/sanfrancesco-immagine-subiaco-20210717075840.jpg 900w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />D.: Professore Pira, l’ottavo centenario della morte di san Francesco offre l’occasione per tornare su una domanda che attraversa i secoli. Che cosa può dire oggi, a una società che misura tutto in prestazioni e risultati, la scelta di povertà del Poverello d’Assisi?<br />
</strong></p>
<p style="font-weight: 400;"><em>R.: «La povertà di Francesco è una scelta di libertà, e la società contemporanea ne ha un bisogno urgente, anche quando fatica a riconoscerlo. Viviamo in un sistema che ci valuta per ciò che produciamo, per il capitale che accumuliamo, per la visibilità che otteniamo: l’identità stessa è diventata una prestazione da esibire. Zygmunt Bauman ha descritto la modernità liquida come un tempo in cui le appartenenze si dissolvono e ciascuno deve costruirsi da solo, in una corsa che finisce ogni volta da capo. In questo scenario la povertà francescana è sottrazione: la scelta di togliere di mezzo ciò che ingombra, per liberare spazio alle persone. Spogliarsi, per Francesco, significa alleggerirsi per poter amare, e questa è una lezione che riguarda tutti: le relazioni autentiche nascono dove c’è spazio, e lo spazio si crea togliendo qualcosa».</em></p>
<p style="font-weight: 400;"><strong><em>D.: Il perdono è il vertice della parabola di Francesco. In un’epoca che premia la reazione immediata e trasforma ogni offesa in uno scontro pubblico, che cosa resta di quella parola?</em></strong></p>
<p style="font-weight: 400;">R.: «Il perdono è un atto sociale prima che morale, ed è il gesto che interrompe la catena della vendetta. La sociologia lo osserva da tempo: ogni comunità si tiene insieme grazie a meccanismi che riparano i legami, e il perdono è il più potente di tutti, perché restituisce all’altro la possibilità di ricominciare. Oggi quel gesto è diventato difficile, e le ragioni sono strutturali. Le piattaforme premiano la risposta immediata, il conflitto genera attenzione, l’offesa pubblica costruisce consenso. Il perdono, al contrario, è lento: richiede tempo, silenzio, elaborazione. È per questo che appare fuori moda, e proprio per questo resta indispensabile. Una società che smette di perdonare diventa più fragile, perché ogni frattura si fa definitiva e nessuno può più correggersi. Francesco ci ricorda che il perdono è la forma più alta di amore per salvare ogni relazione».</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>D.: Oggi disponiamo di sistemi capaci di generare parole e conversazioni in quantità illimitata. Che cosa può insegnare, a chi li usa, l’umiltà di Francesco?</strong></p>
<p style="font-weight: 400;">R.: «Credo che l’umiltà di Francesco offra il criterio più utile proprio per abitare questa novità. Oggi possiamo produrre parole senza sforzo: un testo, una risposta, una conversazione, in un istante e all’infinito. È un potere nuovo, e come ogni potere nuovo chiede di essere governato. Francesco aveva una consapevolezza opposta e complementare: la parola nasce da un incontro. Scriveva a persone reali, si rivolgeva a uomini e donne che conosceva, costruiva i suoi testi dentro relazioni concrete. Il suo linguaggio era umile nel senso più forte del termine: aderente alla realtà, misurato su chi lo ascoltava. Un sistema generativo lavora all’inverso. Produce parole medie, calcolate sulla probabilità di ciò che è già stato detto, e le offre a chi le chiede. Il rischio è un linguaggio che funziona e tocca nessuno: risponde, informa, intrattiene, e resta fuori dalla relazione. Il punto, allora, è questo: la tecnologia può amplificare la nostra voce, e sta a noi decidere che cosa amplificare. Se le affidiamo il compito di parlare al posto nostro, rinunciamo a ciò che rende umana la comunicazione, cioè la responsabilità di scegliere le parole e di rispondere di esse. Un mondo più umano nasce da parole più umane, e questa resta una responsabilità nostra, anche quando le scrive una macchina».</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>D.: Lei porta il nome di Francesco. Come si traduce, oggi, il suo messaggio di pace e fraternità nel lavoro di chi studia la comunicazione e forma i giovani?</strong></p>
<p style="font-weight: 400;">R.: «Lo porto con me come una responsabilità: il punto di contatto sta nella cura del linguaggio. Francesco parlava agli uomini del suo tempo con parole che tutti potevano capire, e il Cantico delle creature è un testo di pace scritto nella lingua della gente: una scelta comunicativa rivoluzionaria, perché toglieva potere ai linguaggi che escludevano. Oggi il nostro compito è analogo. Dalla formazione nelle scuole alla ricerca e all’insegnamento universitario, il cuore del mio lavoro non cambia: educare a una lettura critica della comunicazione. Aiuto studenti e ragazzi a riconoscere chi parla per unire e chi per dividere, distinguendo la forza di un’idea dalla violenza di un insulto. La fraternità, al tempo dei social e dell’intelligenza artificiale, si esercita prima di tutto qui: nel modo in cui scegliamo le parole, nel rispetto dell’altro che abita ogni nostro messaggio. Un mondo più umano comincia da un linguaggio più umano, e questa è una responsabilità che nessuna macchina può assumersi al posto nostro».<img loading="lazy" decoding="async" class="alignright size-full wp-image-128977" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/sanfrancesco-immagine-subiaco-20210717075840.jpg" alt="" width="900" height="675" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/sanfrancesco-immagine-subiaco-20210717075840.jpg 900w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/sanfrancesco-immagine-subiaco-20210717075840-300x225.jpg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/sanfrancesco-immagine-subiaco-20210717075840-768x576.jpg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/sanfrancesco-immagine-subiaco-20210717075840-585x439.jpg 585w" sizes="(max-width: 900px) 100vw, 900px" /></p>
<p style="font-weight: 400;"> Un dipinto che ha un fascino: Francesco è senza aureola e stimmate. Quindi, sicuramente, è stato realizzato prima del 1224, anno in cui Francesco “nel crudo sasso intra Tevero e Arno / da Cristo prese l’ultimo sigillo, / che le sue membra due anni portarno” (Dante, Paradiso, XI, vv. 106-108)</p>
<p>Fonte: <strong>Il salto della quaglia.com</strong></p>
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		<title>Uspi informa. Ritardo Ue su IA: crescita e sovranità non vanno di pari passo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 21 Sep 2026 19:29:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[innovazione tecnologica]]></category>
		<category><![CDATA[america]]></category>
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		<category><![CDATA[USA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1179" height="656" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/IMG_5571.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/IMG_5571.jpeg 1179w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/IMG_5571-300x167.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/IMG_5571-1024x570.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/IMG_5571-768x427.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/IMG_5571-1170x651.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/IMG_5571-585x325.jpeg 585w" sizes="(max-width: 1179px) 100vw, 1179px" /></p>
<p>L’Europa investe 440 miliardi nei colossi tech USA. Lagarde indica più capacità di calcolo, gigafactory e modelli aperti per rilanciare l’IA europea di Tania Sabatini Il flusso di investimenti degli&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/09/21/uspi-informa-ritardo-ue-su-ia-crescita-e-sovranita-non-vanno-di-pari-passo/">Uspi informa. Ritardo Ue su IA: crescita e sovranità non vanno di pari passo</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>L’Europa investe 440 miliardi nei colossi tech USA. Lagarde indica più capacità di calcolo, gigafactory e modelli aperti per rilanciare l’IA europea</em></p>
<p><strong><em><br />
di Tania Sabatini</em></strong></p>
<p>Il <strong>flusso di investimenti </strong>degli europei sulla tecnologia è dirottato in aziende tecnologiche americane. Ammonta a <strong>440 miliardi</strong> il valore che le famiglie europee infondono alle grandi imprese produttrici di sistemi di Intelligenza Artificiale (IA) negli USA. E in Europa? Come va avanti l’industria IA?</p>
<p>Christine Lagarde, Presidente della Banca Centrale Europea (Bce), parla di una <strong>mancanza di <a href="https://notiziario.uspi.it/un-superciclo-di-investimenti-da-3-trilioni-di-dollari-nei-data-center/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">infrastrutture </a>in Ue</strong> per poter sostenere la richiesta effettiva.</p>
<p>“L’esposizione della maggior parte dei risparmiatori europei ai colossi tecnologici statunitensi passa attraverso i fondi di investimento, i quali sarebbero costretti a vendere in un mercato in calo per far fronte ai rimborsi”. Specifica Lagarde che tale dinamica non deve rappresentare un motivo per “ritardare lo sviluppo su questa sponda dell’Atlantico”.</p>
<p>La già bassa capacità dell’Ue di ospitare e sviluppare <strong>data center </strong>potrebbe “secondo le tendenze attuali, […] crescere di oltre sei volte nell’arco di un decennio”.</p>
<h4 class="wp-block-heading"><strong>La strada da percorrere esiste</strong></h4>
<p>La differenza sostanziale tra l’Ue e gli USA sta proprio nei <strong><a href="https://notiziario.uspi.it/barachini-editoria-e-ia-legge-e-investimenti-per-un-uso-corretto/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">finanziamenti</a></strong>. L’Ue va largo affidamento alle proprie banche, gli Stati Uniti dispongono di un intero mercato di capitali, tra obbligazioni, credito privato e prestiti.</p>
<p>Il punto di partenza suggerito dunque da Lagarde riguarda la capacità di <strong>costruire una maggiore capacità di calcolo</strong>. “Le nuove <strong>gigafactory </strong>dell’Ue sono un inizio, ma ne colmeranno solo una frazione”.</p>
<p>Per questo servirà <strong>aumentare </strong>il <a href="https://notiziario.uspi.it/investimenti-ia-sempre-in-crescita-ma-business-non-tiene-il-passo/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>ritmo</strong> </a>e costruire una vera e propria catena di montaggio europea di tecnologie di IA per colmare il divario.</p>
<p>Il secondo passo è dotare l’Ue di “una propria <strong>gamma</strong> di <strong><a href="https://notiziario.uspi.it/ia-in-francia-si-pensa-allindipendenza-dopo-svolta-anthropic/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">modelli aperti</a></strong>”. Tradotto, vuol dire che l’Ue non deve solo sviluppare i suoi sistemi di IA, ma questi devono essere condivisibili e accessibili, staccandosi dalla dipendenza tecnologica e dei materiali degli USA e Cina.</p>
<p>Per fare ciò, l’Europa ha bisogno di capitale maggiore, coprendo <strong>costi</strong>, secondo Lagarde, che nel prossimo decennio potrebbero arrivare a <strong>600 miliardi di euro</strong>.</p>
<h4 class="wp-block-heading"><strong>Investimenti sì, ma dove?</strong></h4>
<p>Lagarde mette un focus su alcuni dati ripresi da Adnkronos.</p>
<p>Le imprese euro hanno investito il 10% dei loro fondi in IA, in questi mesi analizzati del 2026; i finanziamenti relativi all’IA nel primo trimestre del 2026 coprono un quarto del totale; è raddoppiata la percentuale di lavoratori che utilizzano l’IA. Ma l’America cresce al doppio della velocità, vengono investiti il doppio dei soldi e i lavoratori impiegano di più l’IA.</p>
<p>“Gli <strong>investimenti </strong>nell’AI stanno crescendo a <strong>ritmi </strong>talmente <strong>serrati</strong>, soprattutto negli Stati Uniti, che i cash flow delle stesse aziende tecnologiche non riescono più a coprirli”.</p>
<p>L’<strong>IA</strong> per Lagarde potrebbe rappresentare un’ancora di salvezza dalla stagnazione europea di questi anni. Secondo le stime della Bce, l’IA potrebbe innalzare le percentuali di <strong>produttività </strong>del <strong>+4%</strong> in un decennio.</p>
<p>Una visione già identificata da Mario Draghi con il suo <strong><a href="https://commission.europa.eu/document/download/97e481fd-2dc3-412d-be4c-f152a8232961_en?filename=The%20future%20of%20European%20competitiveness%20_%20A%20competitiveness%20strategy%20for%20Europe.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Rapporto sulla competitività europea</a> </strong>del settembre 2024.</p>
<p>Tra l’Europa che sembra correre e progettare e regolare nel campo IA senza mai essere protagonista e gli USA sempre sul podio ma, soprattutto ora, con una divisione interna anche nel campo in cui sono i leader, la strada dell’IA sembra incerta e dissestata.</p>
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<div class="td-all-devices"><a href="https://notiziario.uspi.it/uspi-il-partner-strategico-per-leditoria-che-cambia/"><img decoding="async" class="td-animation-stack-type0-2" src="https://notiziario.uspi.it/wp-content/uploads/2025/01/9-motivi.jpg" /></a></div>
</div>
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		<title>Abbiamo paura dell’IA che parla ai nostri figli. Ma noi sappiamo ancora parlare con loro?</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2026/08/24/abbiamo-paura-dellia-che-parla-ai-nostri-figli-ma-noi-sappiamo-ancora-parlare-con-loro/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=abbiamo-paura-dellia-che-parla-ai-nostri-figli-ma-noi-sappiamo-ancora-parlare-con-loro</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesco Mazzarella]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 24 Aug 2026 12:00:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Editoriale]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[educazione]]></category>
		<category><![CDATA[Intelligenza artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[rapporti genitori e figli]]></category>
		<category><![CDATA[relazioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1179" height="658" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/08/IMG_5051.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/08/IMG_5051.jpeg 1179w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/08/IMG_5051-300x167.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/08/IMG_5051-1024x571.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/08/IMG_5051-768x429.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/08/IMG_5051-1170x653.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/08/IMG_5051-585x326.jpeg 585w" sizes="(max-width: 1179px) 100vw, 1179px" /></p>
<p>Filtri, parental control e sistemi pensati per i minori possono proteggerli, ma non sostituiscono la relazione educativa. Adulti e ragazzi, per la prima volta, stanno imparando insieme ad abitare una&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/08/24/abbiamo-paura-dellia-che-parla-ai-nostri-figli-ma-noi-sappiamo-ancora-parlare-con-loro/">Abbiamo paura dell’IA che parla ai nostri figli. Ma noi sappiamo ancora parlare con loro?</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1179" height="658" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/08/IMG_5051.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/08/IMG_5051.jpeg 1179w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/08/IMG_5051-300x167.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/08/IMG_5051-1024x571.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/08/IMG_5051-768x429.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/08/IMG_5051-1170x653.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/08/IMG_5051-585x326.jpeg 585w" sizes="(max-width: 1179px) 100vw, 1179px" /></p><p><em>Filtri, parental control e sistemi pensati per i minori possono proteggerli, ma non sostituiscono la relazione educativa. Adulti e ragazzi, per la prima volta, stanno imparando insieme ad abitare una tecnologia che nessuna generazione ha conosciuto prima</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il <strong>27 luglio 2026</strong>, su Paese Italia Press e LaFrecciaweb pubblicavo un editoriale dal titolo <a href="https://www.paeseitaliapress.it/editoriale/2026/07/27/quando-un-adolescente-preferisce-parlare-con-unintelligenza-artificiale-che-cosa-ci-sta-dicendo/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>“Quando un adolescente preferisce parlare con un’intelligenza artificiale: che cosa ci sta dicendo?”</strong> </a>.</p>
<blockquote class="wp-embedded-content" data-secret="H54rPHIBQA"><p><a href="https://www.lafrecciaweb.it/amp/2026/07/27/quando-un-adolescente-preferisce-parlare-con-unintelligenza-artificiale-che-cosa-ci-sta-dicendo/">Quando un adolescente preferisce parlare con un’intelligenza artificiale, che cosa ci sta dicendo?</a></p></blockquote>
<p><iframe class="wp-embedded-content" sandbox="allow-scripts" security="restricted"  title="&#8220;Quando un adolescente preferisce parlare con un’intelligenza artificiale, che cosa ci sta dicendo?&#8221; &#8212; lafrecciaweb.it" src="https://www.lafrecciaweb.it/amp/2026/07/27/quando-un-adolescente-preferisce-parlare-con-unintelligenza-artificiale-che-cosa-ci-sta-dicendo/embed/#?secret=GK6H30M0UT#?secret=H54rPHIBQA" data-secret="H54rPHIBQA" width="600" height="338" frameborder="0" marginwidth="0" marginheight="0" scrolling="no"></iframe></p>
<p>Partivo da una domanda che continuo a considerare decisiva.</p>
<div>Quando un ragazzo sceglie di raccontare a un’intelligenza artificiale una paura, un dubbio, un problema affettivo o qualcosa che non riesce a confidare a un adulto, <strong>che cosa ci sta dicendo?</strong></div>
<p>La risposta più semplice sarebbe concentrarci sulla tecnologia.</p>
<p>Chiederci quanto sia sicura.</p>
<p>Quali rischi comporti.</p>
<p>Quali limiti dovremmo imporre.</p>
<p>Sono tutte domande necessarie.</p>
<p>Ma già allora provavo a spostare lo sguardo: forse quel ragazzo non ci sta raccontando soltanto qualcosa dell’intelligenza artificiale.</p>
<p><strong>Ci sta raccontando qualcosa anche della relazione con noi adulti.</strong></p>
<p>Da quel 27 luglio è passato meno di un mese.</p>
<p>Eppure il dibattito è già andato avanti.</p>
<p>Il 18 agosto OpenAI ha presentato ChatGPT for Teens, un’esperienza specifica per gli utenti tra 13 e 17 anni, con protezioni rafforzate, strumenti per promuovere un utilizzo equilibrato, controlli per i genitori e sistemi di stima dell’età.</p>
<p>È una risposta significativa a un problema che ormai le stesse aziende tecnologiche riconoscono.</p>
<p>Ma proprio questa evoluzione mi porta oggi a fare <strong>un passo ulteriore rispetto all’editoriale del 27 luglio</strong>.</p>
<p>Se allora la domanda era:</p>
<div><strong>Perché un adolescente può preferire parlare con un’intelligenza artificiale?</strong></div>
<p>oggi vorrei aggiungerne un’altra, forse ancora più scomoda:</p>
<div>
<p>Abbiamo paura dell’intelligenza artificiale che parla ai nostri figli.</p>
<p>Ma noi sappiamo ancora parlare con loro?</p>
</div>
<h2>Il filtro necessario che non basta</h2>
<p>Dobbiamo pretendere piattaforme più sicure.</p>
<p>Dobbiamo chiedere che un sistema utilizzato da un tredicenne non si comporti esattamente come quello utilizzato da un adulto.</p>
<p>Dobbiamo discutere seriamente di verifica dell’età, privacy, profilazione, contenuti sessuali, autolesionismo, dipendenza emotiva e manipolazione.</p>
<p>Dobbiamo anche avere il coraggio di stabilire dei limiti.</p>
<p>Le nuove protezioni introdotte dalle aziende sono quindi importanti.</p>
<p>Ma possiamo costruire il miglior parental control del mondo e avere contemporaneamente un ragazzo che non riesce più a parlare con suo padre.</p>
<p>Possiamo impedire l’accesso a una piattaforma e non sapere nulla di ciò che sta accadendo nella vita di nostra figlia.</p>
<p>Possiamo controllare il tempo trascorso davanti allo schermo senza conoscere ciò che quello schermo rappresenta emotivamente per chi lo sta utilizzando.</p>
<div>
<p>È qui che la questione tecnologica diventa educativa.</p>
<p>E soprattutto relazionale.</p>
</div>
<h2>Non stiamo parlando di un fenomeno marginale</h2>
<p>Una ricerca di Common Sense Media pubblicata nel luglio 2025, basata su un campione rappresentativo di 1.060 adolescenti statunitensi tra 13 e 17 anni, ha rilevato che il <strong>72% aveva già utilizzato almeno una volta un AI companion</strong> e più della metà lo utilizzava almeno alcune volte al mese.</p>
<p>Ma il dato che dovrebbe interessare maggiormente genitori ed educatori è un altro.</p>
<p>Circa un adolescente su tre tra quelli che utilizzavano questi sistemi dichiarava di avere scelto un AI companion invece di una persona reale per parlare di qualcosa di importante o serio.</p>
<p>Un quarto aveva condiviso informazioni personali.</p>
<p>Questo non significa che tre ragazzi su quattro abbiano sostituito gli amici con una macchina.</p>
<p>Anzi, la stessa ricerca mostra che la grande maggioranza continua a dare priorità alle amicizie reali.</p>
<p>Ma significa che qualcosa di nuovo è entrato nello spazio delle relazioni.</p>
<p><strong>E sarebbe un errore non accorgercene.</strong></p>
<h2>Per la prima volta siamo inesperti insieme</h2>
<p>C’è un elemento che considero centrale e che forse non abbiamo ancora compreso fino in fondo.</p>
<p>Per gran parte della storia dell’educazione il rapporto tra adulto e minore si è fondato anche su un’asimmetria di esperienza.</p>
<p>L’adulto aveva già attraversato ciò che il ragazzo stava cominciando ad attraversare.</p>
<p>Aveva conosciuto l’amicizia.</p>
<p>Il conflitto.</p>
<p>L’innamoramento.</p>
<p>La sessualità.</p>
<p>La perdita.</p>
<p>La paura.</p>
<p>Il lavoro.</p>
<p>Il fallimento.</p>
<p>Poteva sbagliare nel trasmettere quell’esperienza, certamente, ma possedeva almeno una memoria.</p>
<p>Con l’intelligenza artificiale generativa sta accadendo qualcosa di differente.</p>
<div><strong>Per la prima volta adulti e minori si trovano contemporaneamente davanti a una tecnologia che nessuna delle due generazioni ha realmente conosciuto prima.</strong></div>
<p>Non esiste un padre che possa dire al figlio:</p>
<p>“Quando avevo la tua età parlavo anch’io ogni sera con un’intelligenza artificiale e ho imparato che…”</p>
<p>Quella memoria non l’abbiamo.</p>
<p><strong>Stiamo imparando insieme.</strong></p>
<p>Ed è forse una delle più grandi novità educative del nostro tempo.</p>
<h2>Loro sanno usarla. Noi dovremmo saper discernere</h2>
<p>Questo non significa che adulto e adolescente abbiano improvvisamente lo stesso ruolo.</p>
<p>La responsabilità educativa rimane differente.</p>
<p>Cambiano, però, le competenze.</p>
<p>Un quindicenne può conoscere applicazioni, strumenti e linguaggi digitali molto meglio di un cinquantenne.</p>
<p>Può sapere costruire un prompt.</p>
<p>Generare un’immagine.</p>
<p>Utilizzare un chatbot.</p>
<p>Passare rapidamente da una piattaforma all’altra.</p>
<p>Riconoscere dinamiche digitali che per un adulto risultano incomprensibili.</p>
<p>Ma <strong>saper utilizzare uno strumento non significa necessariamente comprendere ciò che quello strumento sta producendo dentro di noi</strong>.</p>
<p>L’adulto possiede — o almeno dovrebbe avere progressivamente costruito — un’altra competenza.</p>
<p>L’esperienza del limite.</p>
<p>La capacità di attendere.</p>
<p>La comprensione delle conseguenze.</p>
<p>Il discernimento tra ciò che appare piacevole e ciò che ci fa bene.</p>
<p>La capacità di riconoscere una relazione manipolatoria.</p>
<p>La consapevolezza che non sempre chi ci dà ragione ci sta aiutando.</p>
<div>
<p>Il ragazzo può conoscere meglio <strong>come funziona lo strumento</strong>.</p>
<p>L’adulto dovrebbe conoscere qualcosa in più su <strong>come funziona la vita</strong>.</p>
<p>Ma nessuno dei due possiede da solo tutto ciò che serve.</p>
<p><strong>È questo, forse, il passaggio che ci manca: far incontrare queste due competenze.</strong></p>
</div>
<h2>Il passaggio mancante è relazionale</h2>
<p>È qui che dobbiamo cominciare a parlare seriamente di <strong>tecnorelazione</strong>.</p>
<p>Non significa semplicemente educare al corretto utilizzo della tecnologia.</p>
<p>Significa riconoscere che la tecnologia è ormai uno degli ambienti dentro i quali costruiamo identità, emozioni, appartenenza e relazioni.</p>
<p>Un chatbot non è soltanto uno strumento al quale chiediamo informazioni.</p>
<p>Può rispondere alle nostre confidenze.</p>
<p>Può adattare il proprio linguaggio.</p>
<p>Può ricordare elementi delle conversazioni.</p>
<p>Può rispondere con gentilezza.</p>
<p>Non interrompe perché deve andare al lavoro.</p>
<p>Non sembra annoiarsi.</p>
<p>Non ride della domanda.</p>
<p>Non racconta il segreto agli amici.</p>
<p>Ed è proprio qui che la questione diventa delicata.</p>
<p>Perché un adolescente può sapere perfettamente che dall’altra parte non c’è una persona e contemporaneamente <strong>sentirsi ascoltato da quella conversazione</strong>.</p>
<p>Non dobbiamo ridicolizzare questa esperienza.</p>
<p><strong>Dobbiamo comprenderla.</strong></p>
<h2>Una macchina molto accomodante</h2>
<p>Le relazioni umane hanno una caratteristica fastidiosa.</p>
<p>Gli altri non fanno sempre quello che vogliamo.</p>
<p>Ci contraddicono.</p>
<p>Si stancano.</p>
<p>Ci chiedono qualcosa.</p>
<p>A volte ci deludono.</p>
<p>Hanno bisogni propri.</p>
<p>La relazione autentica ci obbliga continuamente a uscire da noi stessi.</p>
<p>Un sistema conversazionale, invece, nasce per restare disponibile.</p>
<p>E più diventa capace di adattarsi al nostro linguaggio, alle nostre preferenze e al nostro stato emotivo, più può produrre la sensazione di essere davanti a qualcuno che finalmente “ci capisce”.</p>
<p>La questione non è teorica. Common Sense Media e Stanford Medicine hanno rilevato criticità nell’uso dei chatbot come sostegno psicologico per adolescenti, sottolineando anche il rischio che un tono apparentemente empatico possa produrre una fiducia eccessiva.</p>
<p>Qui c’è una questione educativa enorme.</p>
<div>Essere compresi non equivale a ricevere sempre conferma.</div>
<p>A volte una relazione buona è proprio quella capace, con rispetto, di dirci di no.</p>
<h2>Proteggere non significa soltanto vietare</h2>
<p>La tentazione è comprensibile.</p>
<p>Se qualcosa può fare male ai nostri figli, togliamoglielo.</p>
<p>E alcuni limiti sono necessari.</p>
<p>Ma dobbiamo distinguere due cose.</p>
<p><strong>Protezione ed educazione non sono sinonimi.</strong></p>
<p>Il divieto può proteggere un ragazzo da un determinato ambiente per un certo periodo.</p>
<p>Non gli insegna automaticamente che cosa fare quando, prima o poi, quell’ambiente dovrà attraversarlo da solo.</p>
<p>Non insegniamo ai nostri figli ad attraversare la strada semplicemente impedendo loro per sempre di uscire di casa.</p>
<p>Prima li accompagniamo.</p>
<p>Poi camminiamo accanto.</p>
<p>Poi osserviamo da una certa distanza.</p>
<p>Infine li lasciamo attraversare.</p>
<p><strong>L’educazione contiene sempre una progressiva consegna di libertà.</strong></p>
<p>Anche nell’ambiente digitale.</p>
<h2>Il parental control più importante non è un software</h2>
<p>Possiamo installare filtri.</p>
<p>Controllare applicazioni.</p>
<p>Stabilire orari.</p>
<p>Verificare l’età.</p>
<p>Limitare determinate funzioni.</p>
<p>Sono strumenti utili.</p>
<p>Ma esiste un parental control che nessuna piattaforma potrà installare.</p>
<p><strong>È la qualità della relazione costruita prima che qualcosa accada.</strong></p>
<div>“È successa una cosa strana mentre parlavo con l’IA.<br />
<strong>Ne possiamo parlare?</strong>”</div>
<p>Questa frase vale probabilmente più di cento filtri.</p>
<p>Perché significa che l’adulto non è percepito soltanto come colui che controlla.</p>
<p><strong>È ancora qualcuno al quale poter raccontare.</strong></p>
<h2>Dal primo interrogativo al secondo</h2>
<p>È qui che questa riflessione ritorna all’editoriale pubblicato su Paese Italia Press il <strong>27 luglio 2026</strong>.</p>
<p>Allora avevamo guardato soprattutto al ragazzo che sceglie il chatbot e ci eravamo domandati che cosa quella scelta potesse raccontarci.</p>
<p>Oggi possiamo fare un passo ulteriore.</p>
<p>Non basta più domandarci perché un adolescente parli con l’IA.</p>
<p>Dobbiamo avere il coraggio di chiederci:</p>
<div>Che cosa trova in quella conversazione che qualche volta fatica a trovare nelle relazioni umane?</div>
<p>Disponibilità?</p>
<p>Assenza di giudizio?</p>
<p>Tempo?</p>
<p>Ascolto?</p>
<p>La sensazione di poter dire qualsiasi cosa senza deludere nessuno?</p>
<p>Non tutte le risposte dipendono dagli adulti.</p>
<p>E sarebbe profondamente ingiusto trasformare questa riflessione nell’ennesima colpevolizzazione di genitori, insegnanti ed educatori.</p>
<p>Ma quelle domande ci riguardano.</p>
<p>Perché se nel primo articolo guardavamo soprattutto alla relazione:</p>
<div>ADOLESCENTE ↔ INTELLIGENZA ARTIFICIALE</div>
<p>oggi dobbiamo aggiungere un terzo soggetto:</p>
<div>ADULTO ↔ ADOLESCENTE ↔ INTELLIGENZA ARTIFICIALE</div>
<p>È dentro questo triangolo che si gioca una parte della nuova sfida educativa.</p>
<p>Ed è qui che la <strong>tecnorelazione</strong> smette di essere soltanto educazione all’uso dello strumento e diventa capacità di <strong>abitare insieme la tecnologia senza permetterle di sostituire la relazione</strong>.</p>
<h2>Dall’empatia digitale all’alleanza educativa</h2>
<p>È qui che entra anche l’<strong>empatia digitale</strong>.</p>
<p>Non significa essere permissivi.</p>
<p>E neppure rinunciare al ruolo adulto per diventare amici dei propri figli.</p>
<p>Significa provare a entrare nel loro ambiente senza occuparlo.</p>
<p>Fare domande prima di dare risposte.</p>
<div>“Che cosa ti piace di questa IA?”<br />
“Che cosa le chiedi?”<br />
“Ti è mai capitato che ti dicesse qualcosa che ti ha fatto stare male?”<br />
<strong>“C’è qualcosa che riesci a raccontare a lei e fai fatica a raccontare a noi?”</strong></div>
<p>Quest’ultima domanda può fare paura.</p>
<p>Perché la risposta potrebbe ferirci.</p>
<p>Ma forse è proprio quella che dovremmo avere il coraggio di ascoltare.</p>
<p>Non per competere con una macchina.</p>
<p><strong>Per comprendere meglio la relazione.</strong></p>
<h2>Non dobbiamo battere l’intelligenza artificiale</h2>
<p>Sarebbe un errore entrare in competizione.</p>
<p>Un genitore non deve essere disponibile ventiquattr’ore al giorno.</p>
<p>Un insegnante non può rispondere istantaneamente a ogni domanda.</p>
<p>Un educatore può essere stanco.</p>
<p>Un essere umano può sbagliare.</p>
<p>Ed è proprio questo che rende umana una relazione.</p>
<p>Non dobbiamo diventare efficienti come una macchina.</p>
<p>Dobbiamo offrire ciò che una macchina può simulare linguisticamente, ma non vivere come esperienza umana reciproca.</p>
<div>Presenza.<br />
Responsabilità.<br />
Corpo.<br />
Silenzio.<br />
Conflitto.<br />
Perdono.<br />
Attesa.<br />
Reciprocità.</div>
<p>E quella strana esperienza per cui, mentre mi prendo cura di te, permetto anche a te, qualche volta, di prenderti cura di me.</p>
<h2>La domanda agli adulti</h2>
<p>Forse allora abbiamo posto per troppo tempo la domanda sbagliata.</p>
<p>Ci siamo chiesti:</p>
<p>“Come impediamo ai nostri figli di costruire una relazione con l’intelligenza artificiale?”</p>
<p>Proviamo a formularne un’altra:</p>
<div><strong>Che relazione dobbiamo costruire con i nostri figli perché l’intelligenza artificiale non diventi l’unico luogo nel quale si sentono ascoltati?</strong></div>
<p>La differenza è enorme.</p>
<p>La prima domanda mette al centro la tecnologia.</p>
<p><strong>La seconda mette al centro noi.</strong></p>
<p>Ed è molto più scomoda.</p>
<p>Perché un algoritmo possiamo accusarlo.</p>
<p>Una piattaforma possiamo regolamentarla.</p>
<p>Uno smartphone possiamo spegnerlo.</p>
<p><strong>Una relazione, invece, dobbiamo abitarla.</strong></p>
<p>Ogni giorno.</p>
<p>Anche quando siamo stanchi.</p>
<p>Anche quando non comprendiamo il linguaggio dei nostri figli.</p>
<p>Anche quando loro sembrano non voler parlare.</p>
<p>Anche quando dobbiamo avere l’umiltà di dire:</p>
<div>“Questa tecnologia non la conosco.<br />
Me la insegni?”</div>
<p>Forse l’alleanza educativa del futuro potrebbe cominciare proprio da qui.</p>
<p>Un adulto che non rinuncia alla propria responsabilità, ma rinuncia alla presunzione di sapere tutto.</p>
<p>E un ragazzo che non viene considerato semplicemente qualcuno da proteggere, ma una persona con cui imparare ad abitare un mondo nuovo.</p>
<p>L’intelligenza artificiale resterà probabilmente nella vita dei nostri figli.</p>
<p>La sfida educativa non sarà soltanto quanto riusciremo a tenerli lontani dai suoi rischi.</p>
<p>Sarà capire se riusciremo a restare abbastanza vicini a loro da attraversarli insieme.</p>
<div>
<p>Forse il rischio più grande non è che un adolescente parli con una macchina.</p>
<p>È che scelga di parlare soltanto con la macchina perché non trova più qualcuno disposto ad ascoltarlo.</p>
</div>
<div>
<p><strong>Francesco Mazzarella</strong></p>
<p>© Riproduzione riservata</p>
</div>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/08/24/abbiamo-paura-dellia-che-parla-ai-nostri-figli-ma-noi-sappiamo-ancora-parlare-con-loro/">Abbiamo paura dell’IA che parla ai nostri figli. Ma noi sappiamo ancora parlare con loro?</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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		<title>Quando un adolescente preferisce parlare con un’intelligenza artificiale, che cosa ci sta dicendo?</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2026/07/27/quando-un-adolescente-preferisce-parlare-con-unintelligenza-artificiale-che-cosa-ci-sta-dicendo/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=quando-un-adolescente-preferisce-parlare-con-unintelligenza-artificiale-che-cosa-ci-sta-dicendo</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesco Mazzarella]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Jul 2026 12:21:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Editoriale]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[adolescenti]]></category>
		<category><![CDATA[Intelligenza artificiale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1179" height="647" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/IMG_5049.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/IMG_5049.jpeg 1179w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/IMG_5049-300x165.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/IMG_5049-1024x562.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/IMG_5049-768x421.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/IMG_5049-1170x642.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/IMG_5049-585x321.jpeg 585w" sizes="(max-width: 1179px) 100vw, 1179px" /></p>
<p>Tra una ricerca europea che studia il rapporto tra giovani e chatbot e la nuova legge francese che vieta i social agli under 15, la vera domanda riguarda la qualità&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/07/27/quando-un-adolescente-preferisce-parlare-con-unintelligenza-artificiale-che-cosa-ci-sta-dicendo/">Quando un adolescente preferisce parlare con un’intelligenza artificiale, che cosa ci sta dicendo?</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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</em></p>
<p class="pip-rel-dropcap">Negli ultimi giorni due notizie, apparentemente molto diverse, hanno riportato al centro del dibattito il rapporto tra adolescenti, tecnologia e responsabilità educativa.</p>
<p>La prima arriva dalla Francia. Il Parlamento ha approvato definitivamente una proposta di legge che vieta l’accesso ai social network ai minori di quindici anni, prevedendo alcune eccezioni per servizi educativi, scientifici e collaborativi.</p>
<p>Il testo stabilisce l’entrata in vigore dal 1° settembre 2026 per i nuovi account, mentre per quelli già esistenti le piattaforme avrebbero quattro mesi aggiuntivi per adeguarsi.</p>
<p>Il provvedimento, tuttavia, non ha ancora concluso definitivamente il proprio percorso: il Consiglio costituzionale francese è stato chiamato a verificarne la conformità alla Costituzione.</p>
<p>La seconda notizia arriva dalla Commissione europea.</p>
<p>Il Joint Research Centre ha avviato il 10 luglio un’indagine rivolta a giovani tra i 13 e i 25 anni che abbiano già utilizzato chatbot come ChatGPT, Copilot, Gemini, Claude o assistenti simili.</p>
<p>L’obiettivo non è soltanto misurare quanto questi strumenti vengano usati. I ricercatori vogliono comprendere come i giovani li percepiscano, quanto si fidino delle loro risposte, perché vi cerchino sostegno emotivo o consigli di vita e quali effetti questo uso possa produrre sul rapporto con i genitori.</p>
<div class="pip-rel-lead">Non si tratta ancora dei risultati di una ricerca, ma dell’avvio di un’indagine. La domanda che pone, però, è già decisiva: perché un adolescente sceglie di raccontare le proprie emozioni a un’intelligenza artificiale?</div>
<h2 class="pip-rel-section-title">Due notizie, una sola domanda</h2>
<p>A prima vista il divieto francese e l’indagine europea sembrano affrontare questioni differenti.</p>
<p>Da una parte c’è una legge che prova a limitare l’accesso ai social.</p>
<p>Dall’altra una ricerca che vuole comprendere il rapporto tra giovani e chatbot.</p>
<p>In realtà, entrambe parlano della stessa trasformazione.</p>
<p>Una parte crescente della vita degli adolescenti passa attraverso ambienti digitali nei quali si costruisce appartenenza, si cerca approvazione, si affrontano conflitti e si affidano pensieri che talvolta non trovano spazio altrove.</p>
<p>Il problema, allora, non riguarda soltanto gli strumenti utilizzati.</p>
<p>Riguarda la qualità delle relazioni nelle quali quei ragazzi stanno crescendo.</p>
<div class="pip-rel-question">Se un adolescente trova più semplice confidarsi con un algoritmo che con un adulto, la prima domanda riguarda davvero l’algoritmo?</div>
<h2 class="pip-rel-section-title">Che cosa cercano davvero i ragazzi?</h2>
<p>Un’intelligenza artificiale non prova emozioni.</p>
<p>Non ama.</p>
<p>Non possiede una coscienza.</p>
<p>Non può assumersi la responsabilità educativa che appartiene a una persona.</p>
<p>Eppure può essere percepita come rassicurante.</p>
<p>È disponibile in qualsiasi momento.</p>
<p>Non interrompe.</p>
<p>Non mostra impazienza.</p>
<p>Non ride di una fragilità.</p>
<p>Non porta nella conversazione la stanchezza, le paure o le aspettative di un genitore.</p>
<p>Risponde immediatamente e restituisce spesso un linguaggio ordinato, comprensivo e apparentemente accogliente.</p>
<p>Queste caratteristiche non rendono il chatbot una persona.</p>
<p>Spiegano, però, perché un adolescente possa considerarlo uno spazio nel quale parlare senza esporsi subito al giudizio degli altri.</p>
<div class="pip-rel-factbox">
<h3>PERCHÉ UN CHATBOT PUÒ SEMBRARE RASSICURANTE</h3>
<ul>
<li>È disponibile in qualsiasi momento della giornata.</li>
<li>Non interrompe e non manifesta stanchezza.</li>
<li>Permette di formulare domande difficili in modo anonimo.</li>
<li>Restituisce rapidamente risposte ordinate e comprensibili.</li>
<li>Può ridurre la paura immediata di essere giudicati.</li>
</ul>
</div>
<p>Tutto questo, tuttavia, non deve farci confondere la simulazione dell’ascolto con una relazione autentica.</p>
<p>Un sistema può produrre parole empatiche.</p>
<p>Non può condividere la responsabilità di ciò che accade dopo.</p>
<p>Non può accorgersi pienamente di un silenzio, di uno sguardo, di un cambiamento nel corpo o di una richiesta di aiuto che non riesce a diventare parola.</p>
<p>E soprattutto non può sostituire una rete umana capace di intervenire quando la fragilità diventa pericolo.</p>
<h2 class="pip-rel-section-title">La legge può proteggere, ma non può educare da sola</h2>
<p>La scelta francese nasce da una preoccupazione reale.</p>
<p>Le piattaforme social possono esporre i minori a contenuti dannosi, confronto continuo, pressione sociale, raccolta dei dati e meccanismi progettati per trattenere l’attenzione.</p>
<p>Stabilire un limite di età può quindi essere uno strumento di protezione.</p>
<p>Può impedire che dispositivi e piattaforme troppo potenti vengano consegnati automaticamente a bambini e preadolescenti.</p>
<p>Può inoltre obbligare le imprese tecnologiche ad assumersi maggiori responsabilità nella verifica dell’età e nella progettazione degli ambienti digitali.</p>
<p>Ma il divieto presenta anche limiti concreti.</p>
<p>Occorre stabilire quali servizi rientrino davvero nella definizione di social network.</p>
<p>Bisogna creare sistemi di verifica dell’età efficaci senza trasformarli in strumenti invasivi per la privacy.</p>
<p>Serve evitare che i ragazzi aggirino facilmente i controlli o si spostino verso ambienti meno visibili e meno regolati.</p>
<p>E soprattutto bisogna riconoscere che una norma può limitare l’accesso a una piattaforma, ma non può rispondere al bisogno che aveva portato un adolescente a cercarla.</p>
<div class="pip-rel-callout">
<p>Proteggere è necessario. Pensare che basti vietare è un’illusione. Nessuna verifica dell’età può sostituire una relazione educativa credibile.</p>
</div>
<h2 class="pip-rel-section-title">La tecnologia non crea il bisogno di relazione</h2>
<p>Il bisogno di essere ascoltati non nasce con ChatGPT.</p>
<p>Il bisogno di essere riconosciuti non nasce con Instagram.</p>
<p>La paura di essere esclusi non nasce con TikTok.</p>
<p>Sono bisogni e fragilità che appartengono alla crescita.</p>
<p>La tecnologia li rende più visibili, immediati e persistenti.</p>
<p>Cambia il luogo nel quale cercano una risposta.</p>
<p>Se un ragazzo cresce dentro relazioni solide, il digitale può restare uno strumento attraverso il quale imparare, creare, comunicare e chiedere aiuto.</p>
<p>Se invece incontra soltanto adulti frettolosi, impauriti, giudicanti o assenti, il chatbot può trasformarsi in un rifugio.</p>
<p>Non perché la macchina sappia amare.</p>
<p>Ma perché in quel momento appare più raggiungibile delle persone.</p>
<h2 class="pip-rel-section-title">Non colpevolizzare gli adulti, ma restituire loro responsabilità</h2>
<p>Sarebbe ingiusto trasformare questa riflessione in un’accusa contro genitori e insegnanti.</p>
<p>Anche gli adulti attraversano un cambiamento più veloce delle parole e degli strumenti con cui provano a comprenderlo.</p>
<p>Molti genitori oscillano tra il desiderio di proteggere e la paura di controllare troppo.</p>
<p>Gli insegnanti affrontano classi attraversate da attenzione fragile, nuove forme di socialità e strumenti capaci di produrre risposte in pochi secondi.</p>
<p>Educatori, comunità e istituzioni si trovano davanti a problemi che non possono essere affrontati separatamente.</p>
<p>La risposta non può essere la colpevolizzazione.</p>
<p>Deve essere una nuova alleanza educativa.</p>
<p>Famiglie, scuole, associazioni, professionisti e piattaforme devono condividere criteri, linguaggi e responsabilità.</p>
<p>Perché nessun adulto può conoscere ogni applicazione, ma nessun adulto può rinunciare alla cura della relazione.</p>
<h2 class="pip-rel-section-title">La vera emergenza educativa</h2>
<p>Forse dovremmo smettere di chiederci soltanto se i ragazzi parlino troppo con l’intelligenza artificiale.</p>
<p>Dovremmo domandarci che cosa trovino in quella conversazione e che cosa, invece, facciano fatica a trovare negli adulti.</p>
<p>Se la prima presenza a cui un adolescente affida una paura è un algoritmo, il problema non è soltanto l’algoritmo.</p>
<p>È anche il silenzio che lo ha preceduto.</p>
<p>Per questo la domanda più importante non è se sia giusto vietare i social prima dei quindici anni.</p>
<p>La vera domanda è un’altra.</p>
<div class="pip-rel-question">Che cosa deve trovare un adolescente negli adulti perché continui a scegliere loro prima di scegliere un’intelligenza artificiale?</div>
<p>Deve trovare ascolto, ma anche confini.</p>
<p>Accoglienza, ma anche responsabilità.</p>
<p>Adulti capaci di non umiliare un errore e, nello stesso tempo, di non fingere che ogni scelta sia innocua.</p>
<p>Persone raggiungibili prima che arrivi l’emergenza.</p>
<p>Una casa, una scuola o una comunità nelle quali la verità possa essere raccontata senza il timore che distrugga il legame.</p>
<div class="pip-rel-final">
<p>Il giorno in cui un ragazzo preferirà raccontare il proprio dolore a una macchina non sarà necessariamente la vittoria dell’intelligenza artificiale.</p>
<p>Potrebbe essere il segnale che qualcosa nelle nostre relazioni educative si è indebolito.</p>
<p>La tecnologia, allora, non ci mostra soltanto ciò che le macchine stanno diventando.</p>
<p>Ci obbliga a domandarci che adulti stiamo diventando noi.</p>
</div>
<div class="pip-rel-note"><strong>Nota redazionale:</strong> questo testo è un editoriale. L’indagine avviata dal Joint Research Centre non ha ancora prodotto risultati pubblici: riguarda giovani tra i 13 e i 25 anni che abbiano già utilizzato chatbot di intelligenza artificiale. Il provvedimento francese è stato approvato definitivamente dal Parlamento, ma al momento della stesura risulta sottoposto al controllo del Consiglio costituzionale. I riferimenti a motivazioni e conseguenze relazionali rappresentano la riflessione dell’autore e non risultati già accertati dalla ricerca.</div>
<section class="pip-rel-sources">
<h3>FONTI UFFICIALI</h3>
<ul>
<li>Commissione europea, Joint Research Centre, indagine sull’uso, sulla percezione e sulla fiducia dei giovani nei chatbot per il sostegno emotivo e i consigli di vita:<a href="https://algorithmic-transparency.ec.europa.eu/news/new-research-survey-young-users-ai-chatbots-2026-07-10_en" target="_blank" rel="noopener noreferrer">algorithmic-transparency.ec.europa.eu</a></li>
<li>Assemblée nationale, approvazione definitiva delle conclusioni della commissione mista sul provvedimento relativo alla protezione dei minori dai rischi dei social network: <a href="https://questions.assemblee-nationale.fr/dyn/actualites-accueil-hub/proteger-les-mineurs-des-risques-auxquels-les-expose-l-utilisation-des-reseaux-sociaux-adoption-des-conclusions-de-la-commission-mixte-paritaire" target="_blank" rel="noopener noreferrer">assemblee-nationale.fr</a></li>
<li>Sénat, testo definitivamente approvato, contenuti del divieto, eccezioni e informazioni sul ricorso al Consiglio costituzionale: <a href="https://www.senat.fr/travaux-parlementaires/textes-legislatifs/la-loi-en-clair/proposition-de-loi-visant-a-proteger-les-mineurs-des-risques-auxquels-les-expose-lutilisation-des-reseaux-sociaux.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">senat.fr</a></li>
<li>Sénat, testo della commissione mista paritaria e calendario previsto per l’applicazione ai nuovi account e a quelli già esistenti: <a href="https://www.senat.fr/leg/ppl25-903.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">senat.fr</a></li>
</ul>
</section>
<div class="pip-rel-copyright">@Riproduzione riservata Francesco Mazzarella</div>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/07/27/quando-un-adolescente-preferisce-parlare-con-unintelligenza-artificiale-che-cosa-ci-sta-dicendo/">Quando un adolescente preferisce parlare con un’intelligenza artificiale, che cosa ci sta dicendo?</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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		<item>
		<title>Intelligenza artificiale dalla A alla Z. Magi edizioni lancia il primo glossario italiano</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2026/07/22/intelligenza-artificiale-dalla-a-alla-z-magi-edizioni-lancia-il-primo-glossario-italiano/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=intelligenza-artificiale-dalla-a-alla-z-magi-edizioni-lancia-il-primo-glossario-italiano</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Jul 2026 17:30:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[glossario]]></category>
		<category><![CDATA[innovazione]]></category>
		<category><![CDATA[Intelligenza artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[libri]]></category>
		<category><![CDATA[tecnologia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="704" height="1024" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/COVER-Glossario_IA-704x1024-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/COVER-Glossario_IA-704x1024-1.jpg 704w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/COVER-Glossario_IA-704x1024-1-206x300.jpg 206w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/COVER-Glossario_IA-704x1024-1-585x851.jpg 585w" sizes="(max-width: 704px) 100vw, 704px" /></p>
<p>A cura di Guido Perboli e Angelica Bianco,  il volume  che rende accessibile il linguaggio dell’intelligenza artificiale a cittadini, studenti e professionisti. Un’opera interdisciplinare che  attraversa gli aspetti tecnici, i&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/07/22/intelligenza-artificiale-dalla-a-alla-z-magi-edizioni-lancia-il-primo-glossario-italiano/">Intelligenza artificiale dalla A alla Z. Magi edizioni lancia il primo glossario italiano</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="704" height="1024" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/COVER-Glossario_IA-704x1024-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/COVER-Glossario_IA-704x1024-1.jpg 704w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/COVER-Glossario_IA-704x1024-1-206x300.jpg 206w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/COVER-Glossario_IA-704x1024-1-585x851.jpg 585w" sizes="(max-width: 704px) 100vw, 704px" /></p><p><strong>A cura di Guido Perboli e Angelica Bianco,  il volume  che rende accessibile il linguaggio dell’intelligenza artificiale a cittadini, studenti e professionisti. Un’opera interdisciplinare che  attraversa gli aspetti tecnici, i dilemmi etici e i vincoli regolatori .</strong></p>
<p><strong>Disponibile sul sito di Magi Edizioni e attraverso i principali canali di distribuzione editoriale www.magiedizioni.com</strong></p>
<p>ROMA – In un’epoca in cui l’intelligenza artificiale sta trasformando economia, lavoro, sanità, istruzione e pubblica amministrazione, nasce uno strumento pensato per aiutare cittadini, studenti, professionisti e istituzioni a comprendere il linguaggio dell’innovazione. <strong>Magi Edizioni annuncia la pubblicazione di ‘L’Intelligenza Artificiale dalla A alla Z’, il primo glossario italiano sull’intelligenza artificiale</strong>, scritto a quattro mani dal professor <strong>Guido Perboli</strong>, tra i maggiori esperti italiani di intelligenza artificiale e innovazione, e dall’AI Ethicist<strong> Angelica Bianco</strong>, giornalista, direttrice editoriale di Magi Edizioni e presidente della Commissione Etica, Empowerment e Legalità dell’Intergruppo Parlamentare sull’Intelligenza Artificiale.</p>
<p>Il volume, impreziosito dalla <strong>prefazione del professor Giuseppe Ghisolfi</strong>, autorevole banchiere, saggista e promotore dell’educazione finanziaria, nasce con l’obiettivo di rendere accessibili i principali concetti dell’intelligenza artificiale attraverso un linguaggio chiaro, rigoroso e divulgativo. L’opera è dedicata in particolare alle nuove generazioni, chiamate a vivere e guidare una delle più grandi trasformazioni tecnologiche della storia contemporanea. Il libro si propone come un <strong>glossario di riferimento per comprendere termini, strumenti, modelli e applicazioni dell’intelligenza artificiale</strong>, promuovendo al tempo stesso una riflessione sull’etica, sulla responsabilità, sulla trasparenza e sull’impatto sociale delle nuove tecnologie.</p>
<p>‘L’Intelligenza Artificiale dalla A alla Z’ rappresenta una delle prime opere italiane interamente dedicate alla <strong>costruzione di un linguaggio condiviso sull’AI</strong>, con un approccio interdisciplinare che unisce competenze scientifiche, tecnologiche, giuridiche, etiche e divulgative. Dalle definizioni di Machine Learning, Bias, Prompt, Large Language Models, Explainable AI, AI Act, Knowledge Graph, Responsible AI e Privacy by Design, fino ai concetti più avanzati che stanno ridefinendo il rapporto tra uomo e tecnologia, il volume offre al lettore <strong>strumenti concreti per comprendere il presente e affrontare con maggiore consapevolezza il futuro</strong>.</p>
<p>“L’intelligenza artificiale rappresenta una delle più grandi rivoluzioni della nostra epoca. Per questo <strong>non possiamo limitarci a sviluppare tecnologie: dobbiamo costruire una vera cultura dell’innovazione</strong>. La sovranità digitale non dipende soltanto dalle infrastrutture o dagli investimenti, ma dalla capacità di formare cittadini consapevoli, professionisti competenti e giovani preparati a governare il cambiamento. L’educazione all’intelligenza artificiale deve diventare una priorità strategica del Paese, perché solo attraverso la conoscenza sarà possibile coniugare progresso tecnologico, tutela dei diritti, competitività e sviluppo umano”, dichiarano congiuntamente Guido <strong>Perboli </strong>e Angelica <strong>Bianco</strong>.</p>
<p>Con questa pubblicazione, Magi Edizioni conferma il proprio impegno nella divulgazione scientifica e nella promozione di una cultura dell’Intelligenza Artificiale fondata sulla centralità della persona, sull’etica, sulla formazione e sulla responsabilità. ‘L’Intelligenza Artificiale dalla A alla Z’ è disponibile sul sito di Magi Edizioni e attraverso i principali canali di distribuzione editoriale <a href="http://www.magiedizioni.com/" data-cmp-ab="2">www.magiedizioni.com</a>.</p>
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		<item>
		<title>Presentata alla Camera dei Deputati una piattaforma di intelligenza artificiale per le politiche pubbliche</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2026/06/09/alla-camera-dei-deputati-presentata-una-piattaforma-di-intelligenza-artificiale-per-le-politiche-pubbliche/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=alla-camera-dei-deputati-presentata-una-piattaforma-di-intelligenza-artificiale-per-le-politiche-pubbliche</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Silvia Gambadoro]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 Jun 2026 10:13:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Ai]]></category>
		<category><![CDATA[Empowerment e Mercati Emergenti]]></category>
		<category><![CDATA[Intelligenza artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[Intergruppo Parlamentare]]></category>
		<category><![CDATA[MDPI]]></category>
		<category><![CDATA[Open Science]]></category>
		<category><![CDATA[ricerca]]></category>
		<category><![CDATA[Sanita’]]></category>
		<category><![CDATA[Università Foro Italico]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="2560" height="1738" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_4182-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_4182-scaled.jpeg 2560w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_4182-300x204.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_4182-1024x695.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_4182-768x521.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_4182-1920x1304.jpeg 1920w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_4182-1170x794.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_4182-585x397.jpeg 585w" sizes="(max-width: 2560px) 100vw, 2560px" /></p>
<p>Dalla ricerca scientifica alla sanità, il progetto sviluppato da Università Foro Italico e MDPI offre nuovi strumenti per analizzare dati, individuare tendenze e supportare le decisioni strategiche del Paese ROMA&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/06/09/alla-camera-dei-deputati-presentata-una-piattaforma-di-intelligenza-artificiale-per-le-politiche-pubbliche/">Presentata alla Camera dei Deputati una piattaforma di intelligenza artificiale per le politiche pubbliche</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p data-pm-slice="1 1 []"><em><b>Dalla ricerca scientifica alla sanità, il progetto sviluppato da Università Foro Italico e MDPI offre nuovi strumenti per analizzare dati, individuare tendenze e supportare le decisioni strategiche del Paese</b></em></p>
<p>ROMA – Big data, intelligenza artificiale e Open Science come strumenti per comprendere l’evoluzione della ricerca e orientare le politiche pubbliche. È il tema al centro della conferenza stampa “Data Intelligence per le politiche pubbliche”, ospitata alla Camera dei Deputati su iniziativa dell’onorevole <strong>Antonio Baldelli</strong>, presidente dell’<b>Intergruppo parlamentare “AI, Empowerment e Mercati Emergenti</b>”.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright wp-image-124871 size-medium" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_4188-214x300.jpeg" alt="" width="214" height="300" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_4188-214x300.jpeg 214w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_4188-732x1024.jpeg 732w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_4188-768x1074.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_4188-1170x1636.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_4188-585x818.jpeg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_4188.jpeg 1179w" sizes="(max-width: 214px) 100vw, 214px" /></p>
<p>Al centro dell’incontro la presentazione di un sistema di analisi sviluppato dalla collaborazione tra <b>l’Università di Roma Foro Italico e MDPI</b>, pensato per trasformare grandi quantità di dati scientifici in informazioni utili alla programmazione istituzionale, alla ricerca e all’innovazione. A moderare i lavori è stata <b>Angelica Bianco,</b> presidente della Commissione “<b>Empowerment, Etica e Legalità” dell’Intergruppo parlamentare “AI, Empowerment e Mercati Emergenti”</b>.</p>
<p>«L’intelligenza artificiale non è un processo inevitabile: è una scelta politica, industriale e culturale. Il compito delle istituzioni non è inseguire il cambiamento tecnologico, ma governarlo, dotandosi degli strumenti necessari per anticipare gli scenari futuri e rafforzare la competitività del Paese», ha affermato <b>Baldelli</b>.</p>
<p>Il progetto è stato illustrato da <b>Andrea Perlato</b>, Head of Data Analytics di MDPI, e <b>Daniele Raimondi</b>, Senior Data Scientist dell’organizzazione, che hanno evidenziato le potenzialità di una piattaforma in grado di analizzare la produzione scientifica internazionale, individuare tendenze emergenti e mettere in relazione il posizionamento dell’Italia con il contesto globale. Attraverso algoritmi di intelligenza artificiale, analisi statistica e strumenti avanzati di data intelligence, il sistema consente di monitorare l’evoluzione dei principali ambiti della ricerca, individuare nuove aree di sviluppo e confrontare le dinamiche scientifiche dei diversi Paesi. Le elaborazioni presentate hanno evidenziato, tra l’altro, la crescente capacità competitiva di Cina e India nella produzione scientifica e tecnologica internazionale, accanto alla necessità per l’Europa di rafforzare il proprio ruolo nei settori più innovativi e strategici.</p>
<p>Nel corso dell’iniziativa, il professor <strong>Vincenzo Romano Spica</strong>, ricercatore dell’Università Foro Italico e presidente della III Commissione “Sanità, Università e Ricerca” dell’Intergruppo, ha mostrato alcune possibili applicazioni dello strumento nei settori della sanità, della ricerca e dell’innovazione, con particolare attenzione alla capacità di leggere fenomeni complessi e sostenere la definizione delle policy.<img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-124869 aligncenter" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_4185-300x225.jpeg" alt="" width="300" height="225" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_4185-300x225.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_4185-1024x768.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_4185-768x576.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_4185-1920x1440.jpeg 1920w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_4185-1170x878.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_4185-585x439.jpeg 585w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
<p>“Questo progetto è un risultato per la III Commissione dell’Intergruppo, ma soprattutto un punto di partenza. Grazie all’intelligenza artificiale possiamo analizzare e interpretare oltre 200 milioni di pubblicazioni scientifiche in pochissimo tempo, trasformando una massa enorme di dati in conoscenza utile per orientare le decisioni pubbliche, valutare le politiche e le tendenze per comprendere dove si sta dirigendo la ricerca italiana e l’innovazione, a livello europeo o globale”, ha sottolineato <b>Spica</b>.</p>
<p>L’incontro ha evidenziato il valore strategico dell’Open Science e dell’intelligenza artificiale nella costruzione di nuove forme di collaborazione tra, Istituzioni, università, ricerca e industria. Una prospettiva che punta a trasformare i dati in conoscenza e la conoscenza in decisioni pubbliche più consapevoli, in particolare nei campi della salute, delle tecnologie emergenti e della competitività scientifica e industriale dell’Italia.</p>
<p>@riproduzione riservata</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/06/09/alla-camera-dei-deputati-presentata-una-piattaforma-di-intelligenza-artificiale-per-le-politiche-pubbliche/">Presentata alla Camera dei Deputati una piattaforma di intelligenza artificiale per le politiche pubbliche</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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		<item>
		<title>MAGNIFICA HUMANITAS: IL PAPA, L’ALGORITMO E LE COSE NUOVE</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Sebastiano Catte]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 20 May 2026 17:54:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[enciclica]]></category>
		<category><![CDATA[Intelligenza artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[Magnifica Humanitas]]></category>
		<category><![CDATA[Papa Prevost]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.lafrecciaweb.it/?p=123840</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="700" height="394" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3671.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3671.jpeg 700w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3671-300x169.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3671-585x329.jpeg 585w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></p>
<p>Lunedì 25 maggio, nell’Aula nuova del Sinodo, Leone XIV presenterà la prima Enciclica papale dedicata alla sfida dell&#8217;intelligenza artificiale. Accanto a lui anche un cofondatore di Anthropic. Una data, una&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong><span class="s4">Lunedì 25 maggio, nell’Aula nuova del Sinodo, Leone XIV presenterà la prima Enciclica papale dedicata alla sfida dell&#8217;intelligenza artificiale. Accanto a lui anche un cofondatore di </span><span class="s4">Anthropic</span><span class="s4">. Una data, una firma, un nome: tre coordinate per capire dove stiamo andando</span></strong></p>
<p class="s8"><span class="s5"><span class="bumpedFont15">Roma, 19 maggio 2026</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15"> &#8211; </span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">Un comunicato di poche righe proveniente dalla Sala stampa della Santa Sede ha annunciato ieri che la prima enciclica di </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">Leone XIV</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15"> si chiamerà </span></span><strong><span class="s5"><span class="bumpedFont15">Magnifica Humanitas</span></span></strong><span class="s6"><span class="bumpedFont15"> e che verrà presentata</span></span><strong><span class="s7"><span class="bumpedFont15"> lunedì 25 maggio</span></span></strong><span class="s6"><span class="bumpedFont15">, alle undici e trenta, nell’Aula nuova del Sinodo. Il Papa ha firmato il documento il 15 maggio: 135 anni esatti dopo che un altro Leone, il tredicesimo, aveva apposto la sua firma alla </span></span><strong><span class="s5"><span class="bumpedFont15">Rerum </span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">Novarum</span></span></strong><span class="s6"><span class="bumpedFont15">. La coincidenza è troppo precisa per essere casuale. Anzi, non è una coincidenza affatto: è una citazione. Il sottotitolo dell’enciclica, </span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">Sulla custodia della persona umana nel tempo dell’intelligenza artificiale</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">, dichiara con sobrietà il perimetro del testo. Ma è il parterre dei relatori, il giorno della presentazione, a rivelare di quale tipo di documento si tratti. Con i cardinali </span></span><strong><span class="s7"><span class="bumpedFont15">Víctor Manuel Fernández</span></span></strong><span class="s6"><span class="bumpedFont15"> e</span></span><strong><span class="s7"><span class="bumpedFont15"> Michael Czerny</span></span></strong><span class="s6"><span class="bumpedFont15"> &#8211; prefetti della Dottrina della Fede e dello Sviluppo Umano Integrale &#8211; siederanno </span></span><strong><span class="s7"><span class="bumpedFont15">Anna Rowlands</span></span></strong><span class="s6"><span class="bumpedFont15">, teologa politica della Durham University;</span></span><strong><span class="s7"><span class="bumpedFont15"> Leocadie Lushombo</span></span></strong><span class="s6"><span class="bumpedFont15">, teologa congolese alla </span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">Jesuit</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15"> School of </span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">Theology</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15"> di Santa Clara; e </span></span><strong><span class="s7"><span class="bumpedFont15">Christopher Olah</span></span></strong><span class="s6"><span class="bumpedFont15">, cofondatore di </span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">Anthropic</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">, responsabile della ricerca sull’interpretabilità dei modelli di intelligenza artificiale. Concluderanno il cardinale segretario di Stato </span></span><strong><span class="s7"><span class="bumpedFont15">Pietro Parolin</span></span></strong><span class="s6"><span class="bumpedFont15"> e lo stesso </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">Leone XIV,</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">che terrà personalmente l’intervento finale: una presenza che, nelle abituali coreografie curiali della presentazione di un’enciclica, è infrequente al punto da diventare, di per sé, un messaggio.</span></span></p>
<p class="s8"><span class="s6"><span class="bumpedFont15">C’è un dettaglio che vale la pena fissare. Olah non rappresenta uno qualsiasi degli «architetti dell’intelligenza artificiale» &#8211; espressione che il </span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">Times</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15"> ha usato di recente per i fondatori delle aziende del settore. Rappresenta l’unica big tech americana che, lo scorso febbraio, ha rifiutato al Pentagono un accesso senza vincoli ai propri modelli, finendo per essere designata dall’amministrazione Trump come «rischio per la catena di approvvigionamento»: etichetta storicamente riservata ad avversari stranieri. Il Vaticano, lunedì, lo farà sedere accanto al Papa. Non per sfidare Washington &#8211; Leone XIV è troppo disciplinato per farlo &#8211; ma per indicare, con un solo gesto visibile, che nella Silicon Valley esistono interlocutori disposti a dialogare e costruire un percorso comune con la Chiesa.</span></span></p>
<p class="s8"><b><span class="s7"><span class="bumpedFont15">Quello che fu la Rerum </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">Novarum</span></span></b></p>
<p class="s8"><span class="s6"><span class="bumpedFont15">Per capire bene il contesto occorre tornare indietro di 135 anni, al 15 maggio 1891. Quel giorno Leone XIII firmò un testo che si apriva con due parole &#8211; </span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">Rerum </span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">Novarum</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">, «delle cose nuove» &#8211; e che cambiò la collocazione storica della Chiesa cattolica. L’Europa industriale era una distesa di periferie operaie, di turni di dodici ore, di bambini nelle fabbriche, di salari da fame. Da una parte il capitale, dall’altra il socialismo che predicava la rivoluzione. In mezzo, una Chiesa che fino a quel momento aveva parlato soprattutto di anime e di principi, e che con la </span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">Rerum </span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">Novarum</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15"> &#8211; quasi per la prima volta &#8211; accettò di parlare anche di salari, di orari, di proprietà, di associazioni sindacali. Riconobbe la dignità del lavoro, condannò la concentrazione della ricchezza, sostenne il diritto degli operai a unirsi. Fondò ciò che chiamiamo «dottrina sociale». Non fu un manifesto rivoluzionario: fu il rifiuto, da parte del cattolicesimo, di lasciare alla sola modernità il monopolio della parola sulle cose nuove.</span></span></p>
<p class="s8"><span class="s6"><span class="bumpedFont15">È questa la mossa che Robert Francis Prevost sta replicando &#8211; non per imitazione, ma per omologia di situazione. Anche oggi le cose nuove sono cose grandi: la potenza di calcolo si concentra in pochissime aziende, il lavoro intellettuale rischia di essere ridisegnato dall’esterno, i bambini crescono con interlocutori statistici che parlano con voce umana. La domanda è la stessa di un </span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">secolo e trentacinque anni fa, soltanto rivolta a un altro materiale: </span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">chi appartiene a chi?</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15"> La tecnologia all’uomo, o l’uomo alla tecnologia?</span></span></p>
<p class="s8"><span class="s6"><span class="bumpedFont15">Che la prima enciclica di Leone XIV sarebbe stata su questi temi, il Papa stesso, in modo quasi didascalico, lo aveva lasciato intendere fin dai giorni dell’elezione. Subito dopo la sua scelta del nome &#8211; un Leone che dichiarava, senza ambiguità, la genealogia &#8211; aveva spiegato che la Chiesa doveva offrire «la sua dottrina sociale in risposta agli sviluppi nel campo dell’intelligenza artificiale, che pongono nuove sfide per la difesa della dignità umana e del lavoro». Da allora, l’argomento è tornato in gran parte dei suoi interventi pubblici. Nel messaggio del 17 giugno 2025 alla Conferenza di Roma su intelligenza artificiale, etica e governance, Leone scriveva che l’AI «è innanzitutto uno strumento», e che «gli strumenti rimandano all’intelligenza umana che li ha prodotti e traggono molta della loro forza etica dalle intenzioni delle persone che li impugnano». Una proposizione di apparente semplicità, ma con un bordo affilato: chi impugna lo strumento ne è responsabile. Il 5 dicembre 2025, ricevendo nella Sala del Concistoro i membri della Fondazione </span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">Centesimus</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15"> Annus e della Strategic Alliance of Catholic </span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">Research</span></span> <span class="s6"><span class="bumpedFont15">Universities</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">, ha posto la domanda nel modo più nudo possibile: «Come possiamo garantire che lo sviluppo dell’intelligenza artificiale serva veramente per il bene comune, e non solo per concentrare ricchezza e potere nelle mani di pochi?». E ha aggiunto: «La merce più preziosa nei mercati oggi è proprio nel settore dell’intelligenza artificiale». Tradotto: il problema è materiale più che metafisico. Nel discorso del 29 ottobre, pronunciato nel sessantesimo anniversario di </span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">Nostra </span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">Aetate</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">, ha tracciato il confine teologico: l’AI, «se concepita come un’alternativa agli esseri umani, può ledere gravemente la loro dignità infinita e neutralizzare le loro responsabilità fondamentali». Una macchina, per quanto sofisticata, non è un’anima. Non sarà mai </span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">imago Dei</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">. È &#8211; secondo le sue parole al Builders AI Forum del 7 novembre &#8211; «una forma di partecipazione all’atto creativo divino», ma non un atto di creazione. Distinzione sottile, conseguenze enormi. Nel messaggio per la sessantesima Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, </span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">Custodire voci e volti umani</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">, Leone si è spinto a un tema che attraverserà certamente l’enciclica: la dimensione antropologica della sfida. «Non siamo una specie fatta di algoritmi biochimici, definiti in anticipo». Il volto e la voce, scrive il Papa, sono sacri perché irripetibili; e l’AI, simulandoli, simulando empatia e amicizia, «invade il livello più profondo della comunicazione, quello del rapporto tra persone umane». La sfida, insomma, «è antropologica».</span></span></p>
<p class="s8"><strong><span class="s7"><span class="bumpedFont15">La preparazione, e il debito verso Francesco</span></span></strong></p>
<p class="s8"><span class="s6"><span class="bumpedFont15">Non sarebbe corretto però affermare che Leone XIV parta da zero. Il terreno è stato infatti dissodato da Francesco: era stato il suo predecessore a parlare al G7 di intelligenza artificiale, nel giugno 2024, in Puglia. Era stato Francesco a volere la costituzione di un gruppo di lavoro interno. Ed era stato lo stesso papa argentino, attraverso il Dicastero per la Dottrina della Fede e quello per la Cultura e l’Educazione, a far pubblicare nel gennaio 2025 </span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">Antiqua et Nova</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">, la nota dottrinale in 117 paragrafi che ha fissato per la prima volta il quadro: distinzione netta fra intelligenza umana e simulazione computazionale, primato della persona, denuncia delle armi autonome letali, principio di sussidiarietà nella governance. La nota è la fondazione su cui adesso si erge l’edificio del magistero pontificio pieno. Papa Francesco aveva parlato di algoretica, di rischio di disinformazione, di concentrazione del potere tecnologico, di nuove disuguaglianze generate dagli algoritmi. Aveva denunciato l’illusione di una neutralità tecnica e richiamato la necessità di un’etica condivisa. Leone XIV raccoglie questa eredità e la porta a maturazione. Dove Francesco aveva indicato i rischi, Leone XIV costruisce una visione più strutturata, radicata nella dottrina sociale della Chiesa e orientata alla governance globale. Il passaggio è netto: l’intelligenza artificiale non è solo una questione morale individuale, ma una questione strutturale, che riguarda le istituzioni, il lavoro, la democrazia, la pace. Non basta chiedersi se un uso dell’AI sia lecito o illecito: occorre domandarsi che tipo di società stiamo costruendo.</span></span></p>
<p class="s8"><span class="s6"><span class="bumpedFont15">E c’è un secondo gesto, di pari peso, che accompagna l’enciclica. Il giorno successivo alla firma, il 16 maggio, il Papa ha emanato un </span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">Rescriptum ex </span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">Audientia</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15"> che istituisce una Commissione </span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">interdicasteriale</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15"> permanente sull’intelligenza artificiale: sette istituzioni vaticane, coordinamento annuale a rotazione, vocabolario del mandato che riprende esplicitamente quello sinodale &#8211; «dialogo, comunione e partecipazione». L’enciclica fissa la dottrina; la commissione la mette in </span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">marcia. Si tratta di una rete, in altri termini. La forma istituzionale somiglia, curiosamente, all’oggetto che è chiamata a governare.</span></span></p>
<p class="s8"><strong><span class="s7"><span class="bumpedFont15">Il Papa matematico</span></span></strong></p>
<p class="s8"><span class="s6"><span class="bumpedFont15">C’è un dettaglio biografico che, nei giorni dell’elezione, la stampa ha trattato come simpatica curiosità &#8211; buona, al massimo, per qualche meme circolato sui social. Robert Francis Prevost si è laureato in matematica nel 1977 alla Villanova University, in Pennsylvania, prima ancora del Master of Divinity alla Catholic </span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">Theological</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15"> Union di Chicago, prima del dottorato in diritto canonico alla Pontificia Università San Tommaso d’Aquino, prima dei vent’anni di pastorale tra i poveri di Chiclayo. Una laurea vera, </span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">Bachelor of Science</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">, non un titolo onorifico &#8211; con tutto quel che il curriculum scientifico americano comportava negli anni Settanta: analisi, algebra, logica formale e statistica. Negli anni successivi ha insegnato matematica e fisica a Chicago mentre completava gli studi teologici. Ha persino scritto un testo accademico, </span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">Probability</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15"> and </span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">Theistic</span></span> <span class="s5"><span class="bumpedFont15">Explanation</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">, in cui esamina l’uso dell’inferenza <img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-123844 aligncenter" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3672-300x251.jpeg" alt="" width="300" height="251" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3672-300x251.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3672.jpeg 500w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">bayesiana</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15"> applicata alla probabilità teistica: terreno di confine in cui il calcolo delle probabilità incontra la filosofia della religione. Roba da specialisti, di un certo specialista. Sono dettagli che sembrano marginali ma non lo sono. </span></span><strong><span class="s7"><span class="bumpedFont15">Anne Bouverot</span></span></strong><span class="s6"><span class="bumpedFont15">, una delle massime esperte mondiali di intelligenza artificiale e già inviata speciale dell’Eliseo per il summit di Parigi del febbraio 2025, è stata fra le prime a coglierne la portata: «Matematico di formazione, Leone XIV non è né tecnofobo né tecnofilo. Sostiene un approccio basato sul discernimento: prendersi il tempo per capire prima di giudicare e umanizzare il dibattito piuttosto che contribuire alla sua polarizzazione». La frase è asciutta, ma indica una postura difficile da tenere oggi sulla questione AI: né apocalittica né integrata. Una postura che, per stare in piedi, ha bisogno di una certa familiarità con la materia. Quella familiarità c’è.</span></span></p>
<p class="s8"><span class="s6"><span class="bumpedFont15">La </span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">forma mentis</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15"> matematica, in questo passaggio storico, non è un vezzo ma, verrebbe da dire, l’attrezzo giusto per il mestiere. Le sfide poste dall’intelligenza artificiale richiedono di tenere insieme, simultaneamente, il dettaglio tecnico e l’orizzonte di lungo periodo, il dato locale e il principio generale, la singolarità del caso e l’invariante della legge. È esattamente quel doppio movimento &#8211; dall’esempio all’astrazione, e ritorno &#8211; su cui si forma la mente del matematico. Permette di smontare la promessa miracolistica che circonda i grandi modelli linguistici senza farsi prendere dalla nausea esoterica del «pensano davvero?»; e di smontare la paura senza farsi sedurre dall’entusiasmo. Un Papa così non si lascia abbagliare dalla demo del prossimo modello, ma neppure si rifugia in una nostalgia teologica. Il cardinale</span></span><strong><span class="s7"><span class="bumpedFont15"> Giuseppe Versaldi</span></span></strong><span class="s6"><span class="bumpedFont15">, che lo conosce da anni, lo ha spiegato in modo chiaro al </span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">Wall Street Journal</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">: «Leone XIV vuole che il mondo della scienza e quello della politica affrontino immediatamente questo problema, senza permettere che il progresso scientifico avanzi con arroganza, danneggiando coloro che devono sottostare al suo potere». E ha aggiunto la domanda che separa una pia esortazione da un programma di governo: «Chi li regolerà? Non è credibile che siano regolati da chi li produce. Deve esserci un’autorità superiore».</span></span></p>
<p class="s8"><span class="s6"><span class="bumpedFont15">C’è poi una conseguenza meno visibile, ma forse più importante. Una formazione di questo tipo cambia il modo in cui si tratta l’incertezza. Per un matematico, una probabilità non è un’opinione travestita: è un numero che ha proprietà precise, che si combina secondo regole non negoziabili, che ammette ignoranza ma non la confonde con la convinzione. Applicata all’AI, questa attitudine ha conseguenze immediate. Significa rifiutare in egual misura il tecno-trionfalismo («presto la singolarità») e il tecno-catastrofismo («presto l’estinzione»), perché entrambi confondono lo scenario possibile con lo scenario probabile. Significa, soprattutto, accettare che il futuro non sia un destino già scritto ma una distribuzione di esiti su cui le scelte umane &#8211; politiche, etiche, regolative &#8211; hanno ancora potere di intervento. Questo, in fondo, è il presupposto su cui un’enciclica può essere scritta. Senza l’idea che si possa ancora decidere, non c’è nulla da decidere.</span></span></p>
<p class="s8"><span class="s6"><span class="bumpedFont15">In questo paesaggio, una figura ha fatto da ponte fra il pontificato precedente e quello attuale: </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15"><b>Paolo Benanti</b></span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">. Frate francescano, docente di etica delle tecnologie alla Pontificia Università Gregoriana, già consigliere di Francesco sulle questioni morali legate all’intelligenza artificiale, Benanti ha contribuito a costruire l’infrastruttura intellettuale di </span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">Antiqua et Nova</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15"> e &#8211; secondo molti osservatori &#8211; buona parte del retroterra che ha permesso a Leone XIV di muoversi con sicurezza fin </span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">dai primi giorni. Il suo libro più recente, </span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">La nuova logica del dominio: potere computazionale, democrazia e condizione umana</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">, fissa con precisione il quadro concettuale entro cui </span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">Magnifica Humanitas</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15"> andrà letta. L’antitesi attorno a cui ruota il libro è quella, di derivazione classica, fra </span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">Kratos</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15"> &#8211; il potere nudo, la forza, il controllo &#8211; ed </span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">ethos</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">, la consuetudine condivisa, il costume civile, ciò che tiene insieme una comunità senza bisogno di costrizione. La rivoluzione computazionale, sostiene Benanti, sta riscrivendo questo equilibrio: «in un’era definita dal potere computazionale, la tecnologia sta trasformando ogni aspetto della nostra esistenza, ridefinendo il lavoro, la conoscenza e la comunicazione […] in che modo questa forza può coesistere con i valori fondamentali di giustizia sociale e democrazia?».</span></span></p>
<p class="s8"><span class="s6"><span class="bumpedFont15">In una conversazione con il politologo <b>Ian Bremmer</b>, ripresa di recente dalla stampa italiana, Benanti ha condensato il problema con una formula che è già diventata oggetto di citazione: «L’IA è l’oracolo perfetto, o meglio: il dio perfetto sulla Terra. Abbiamo molti dei per molte funzioni. Al posto del monte Olimpo, lo schermo dello smartphone. Non abbiamo più il dio dell’amore: abbiamo Tinder. Non il dio del commercio: abbiamo Amazon». La provocazione è esplicita, ma il punto teologico è serio: una macchina che si presenta come depositaria della verità, e che genera nei suoi utenti un riflesso oracolare, occupa uno spazio che nella storia europea era stato riservato al divino. Anche per questo &#8211; aggiunge Benanti &#8211; la priorità non è ancora l’apocalisse: «mi spaventa più la fine della classe media che la fine dell’umanità». L’AI, oggi, automatizza più facilmente le funzioni cognitive elevate che le azioni meccaniche semplici. Una calcolatrice solare capace di operazioni complesse costa meno di un dollaro; un braccio robotico che apre una porta ne costa duecentocinquantamila. Il problema, dunque, non è ancora la fantascienza: è il mestiere, lo stipendio, la dignità di chi vede il proprio lavoro trasformato &#8211; e spesso eroso &#8211; dalla più efficiente delle simulazioni.</span></span></p>
<p class="s8"><span class="s6"><span class="bumpedFont15">Su queste basi si capisce meglio la geografia di lunedì prossimo. </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">Christopher Olah</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15"> accanto al Papa non è soltanto il dirigente di una grande azienda americana. È il responsabile di una linea di ricerca &#8211; l’interpretabilità dei modelli &#8211; che si propone di aprire la «scatola nera» dell’AI, di rendere leggibili le sue decisioni, di mostrare quali circuiti interni della rete si attivino quando il modello produce questa o quella risposta. È, in un certo senso, il tentativo tecnico di restituire al </span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">Kratos</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">algoritmico una forma di </span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">ethos</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">, una trasparenza costruita dall’interno. Difficile pensare a un interlocutore più coerente con la visione che Benanti aiuta a tradurre in linguaggio teologico, e che Leone XIV consegnerà &#8211; con la pazienza del matematico e l’autorità del successore di Pietro &#8211; al magistero ordinario della Chiesa.</span></span></p>
<p class="s8"><strong><span class="s7"><span class="bumpedFont15">Lunedì 25 maggio, nell’Aula del Sinodo</span></span></strong></p>
<p class="s8"><span class="s6"><span class="bumpedFont15">Il calendario, ancora una volta, parla: la pubblicazione cade nel </span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">Memorial Day</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15"> americano, festa in cui gli Stati Uniti commemorano i propri caduti. Il giornalista cattolico Christopher Hale nel suo blog “Letters from Leo” ha annotato in tono un po’ scherzoso, che Leone XIV «sembra deciso a far lavorare i commentatori cattolici americani durante ogni festività degli Stati Uniti, come punizione per le nostre cattive interpretazioni». La battuta dice qualcosa di vero: il Papa americano sta facendo le sue mosse senza scendere a compromessi con la geopolitica simbolica del proprio Paese di origine.</span></span></p>
<p class="s8"><span class="s6"><span class="bumpedFont15">Ciò che si saprà lunedì non è ancora pubblico. Ma le coordinate del documento, dopo dodici mesi di interventi, sono leggibili: la persona umana al centro; il lavoro come questione cruciale; i giovani come zona di massima vigilanza; l’oligopolio tecnologico come problema politico; la dignità come criterio non negoziabile; la tecnologia come strumento, non come destino. E, in primo luogo, l’idea che l’AI non sia una tecnologia come tante altre &#8211; non lo è, perché non costruisce un oggetto fra gli oggetti, ma riscrive la cornice dentro cui si decide cosa sia, oggi, un essere umano.</span></span></p>
<p class="s8"><span class="s6"><span class="bumpedFont15">Il giorno della firma, il 15 maggio, è caduto in un giovedì qualsiasi. A Lima, dove Prevost ha trascorso buona parte della propria vita pastorale, era pomeriggio; a Roma, sera; in California, nei data center di </span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">Anthropic</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">e altrove, un altro qualunque turno di lavoro alimentava le macchine che apprendono. È in questo ordinario, in questa simultaneità di fusi orari e di flussi, che la Chiesa ha deciso di prendere la parola. Lunedì, davanti al Papa e a un costruttore di reti neurali, </span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">Magnifica Humanitas</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15"> sarà letta ad alta voce per la prima volta. Sarà un documento, sarà, soprattutto, un </span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">punto fermo: cento e trentacinque anni dopo, qualcuno ricomincia a dire le cose nuove con parole vecchie. Per vedere se reggono e se, soprattutto, possono reggere noi.</span></span></p>
<p class="s8"><span class="s9"><span class="bumpedFont15">Sebastiano Catte, </span></span><span class="s9"><span class="bumpedFont15">com.unica</span></span><span class="s9"><span class="bumpedFont15"> 19 maggio 2026</span></span></p>
<p class="s8"><span class="s10"><span class="bumpedFont15">………….</span></span></p>
<p class="s8"><span class="s11"><span class="bumpedFont17">Note bibliografiche e link</span></span></p>
<p class="s8"><span class="s11"><span class="bumpedFont17">Libri</span></span></p>
<p class="s8"><span class="s12"><span class="bumpedFont17">Paolo Benanti,</span></span><span class="s13"><span class="bumpedFont17"> La nuova logica del dominio: Potere computazionale, democrazia e condizione umana</span></span><span class="s12"><span class="bumpedFont17">, Laterza 2026</span></span></p>
<p class="s8"><span class="s12"><span class="bumpedFont17">Paolo Benanti, Sebastiano Maffettone, </span></span><span class="s13"><span class="bumpedFont17">Noi e la macchina. Un&#8217;etica per l&#8217;era digitale</span></span><span class="s12"><span class="bumpedFont17">, LUISS, 2024.</span></span></p>
<p class="s8"><span class="s12"><span class="bumpedFont17">Luciano Floridi, </span></span><span class="s13"><span class="bumpedFont17">La differenza fondamentale. </span></span><span class="s13"><span class="bumpedFont17">Artificial</span></span><span class="s13"><span class="bumpedFont17"> Agency: una nuova filosofia dell&#8217;intelligenza artificiale,</span></span><span class="s12"><span class="bumpedFont17"> Mondadori 2025.</span></span></p>
<p class="s8"><span class="s12"><span class="bumpedFont17">Brent Waters, </span></span><span class="s13"><span class="bumpedFont17">Christian Moral Theology in the </span></span><span class="s13"><span class="bumpedFont17">Emerging</span></span><span class="s13"><span class="bumpedFont17">Technoculture</span></span><span class="s12"><span class="bumpedFont17">, </span></span><span class="s12"><span class="bumpedFont17">Ashgate</span></span><span class="s12"><span class="bumpedFont17">, 2014.</span></span></p>
<p class="s8"><span class="s11"><span class="bumpedFont17">Riferimenti ad articoli citati nel testo</span></span></p>
<p class="s8"><span class="s12"><span class="bumpedFont17">Antiqua et Nova, </span></span><a href="https://www.vatican.va/roman_curia/congregations/cfaith/documents/rc_ddf_doc_20250128_antiqua-et-nova_it.html"><span class="s12"><span class="bumpedFont17">Nota dei Dicasteri per la Dottrina della Fede e per la Cultura e l&#8217;Educazione sul rapporto tra intelligenza artificiale e intelligenza umana (28 gennaio 2025) </span></span></a></p>
<p class="s8"><span class="s12"><span class="bumpedFont17">Messaggio di Leone XIV per la 60ª Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, Custodire voci e volti umani (firmato il 24 gennaio 2026, pubblicato per il 17 maggio 2026)</span></span></p>
<p class="s8"><span class="s12"><span class="bumpedFont17">Discorso di Leone XIV ai partecipanti della Conferenza &#8220;</span></span><span class="s12"><span class="bumpedFont17">Artificial</span></span><span class="s12"><span class="bumpedFont17">Intelligence and Care of </span></span><span class="s12"><span class="bumpedFont17">Our</span></span><span class="s12"><span class="bumpedFont17"> Common Home&#8221;</span></span></p>
<p><a href="https://www.vaticannews.va/it/papa/news/2026-03/papa-leone-xiv-messaggio-giornata-internazionale-matematica.html"><span class="s12"><span class="bumpedFont17">Messaggio di Leone XIV per la Giornata internazionale della matematica (firmato dal cardinale Parolin, 13 marzo 2026)</span></span></a></p>
<p><a href="https://aleteia.org/2026/05/17/pope-leo-xiv-creates-new-ai-commission/"><span class="s12"><span class="bumpedFont17">Rescriptum ex </span></span><span class="s12"><span class="bumpedFont17">Audientia</span></span> <span class="s12"><span class="bumpedFont17">Sanctissimi</span></span><span class="s12"><span class="bumpedFont17"> del 16 maggio 2026 — istituzione della Commissione </span></span><span class="s12"><span class="bumpedFont17">interdicasteriale</span></span><span class="s12"><span class="bumpedFont17"> permanente sull&#8217;intelligenza artificiale</span></span></a></p>
<p class="s8"><span class="s12"><span class="bumpedFont17">National Catholic Reporter —</span></span><a href="https://www.ncronline.org/vatican/vatican-news/pope-leo-present-his-encyclical-ai-alongside-anthropic-co-founder"><span class="s12"><span class="bumpedFont17"> &#8220;Pope Leo to </span></span><span class="s12"><span class="bumpedFont17">present</span></span> <span class="s12"><span class="bumpedFont17">his</span></span> <span class="s12"><span class="bumpedFont17">encyclical</span></span><span class="s12"><span class="bumpedFont17"> on AI </span></span><span class="s12"><span class="bumpedFont17">alongside</span></span> <span class="s12"><span class="bumpedFont17">Anthropic</span></span><span class="s12"><span class="bumpedFont17"> co-founder&#8221; (18 maggio 2026)</span></span></a></p>
<p class="s8"><span class="s12"><span class="bumpedFont17">PBS News — &#8220;</span></span><a href="https://www.pbs.org/newshour/amp/world/pope-leo-xiv-to-launch-his-first-encylical-a-document-on-artificial-intelligence-with-anthropics-co-founder"><span class="s12"><span class="bumpedFont17">Pope Leo XIV to </span></span><span class="s12"><span class="bumpedFont17">launch</span></span> <span class="s12"><span class="bumpedFont17">his</span></span><span class="s12"><span class="bumpedFont17"> first </span></span><span class="s12"><span class="bumpedFont17">encyclical</span></span><span class="s12"><span class="bumpedFont17">… with </span></span><span class="s12"><span class="bumpedFont17">Anthropic&#8217;s</span></span><span class="s12"><span class="bumpedFont17"> co-founder</span></span></a><span class="s12"><span class="bumpedFont17">&#8221; (maggio 2026)</span></span></p>
<p class="s8"><span class="s12"><span class="bumpedFont17">Carlo Alberto Carnevale Maffè, </span></span><a href="https://www.ilfoglio.it/chiesa/2026/05/11/news/leone-xiv-la-teoria-dei-giochi-e-la-pazienza-del-matematico--398657"><span class="s12"><span class="bumpedFont17">Leone XIV, la teoria dei giochi e la pazienza del matematico</span></span></a><span class="s12"><span class="bumpedFont17">, Il Foglio, 11 maggio 2026</span></span></p>
<p class="s8"><span class="s12"><span class="bumpedFont17">Anne Bouverot, </span></span><a href="https://www.project-syndicate.org/commentary/vatican-ai-dialogues-rare-ethical-voice-of-reason-by-anne-bouverot-2025-10"><span class="s12"><span class="bumpedFont17">The </span></span><span class="s12"><span class="bumpedFont17">Vatican&#8217;s</span></span><span class="s12"><span class="bumpedFont17"> Voice of Reason on AI, Project </span></span><span class="s12"><span class="bumpedFont17">Syndicate</span></span><span class="s12"><span class="bumpedFont17">, 23 ottobre 2025</span></span></a></p>
<p class="s8"><span class="s12"><span class="bumpedFont17">Margherita Stancati, Drew Hinshaw, Keach Hagey, Emily Glazer, Pope Leo Takes On AI </span></span><span class="s12"><span class="bumpedFont17">as</span></span><span class="s12"><span class="bumpedFont17"> a </span></span><span class="s12"><span class="bumpedFont17">Potential</span></span><span class="s12"><span class="bumpedFont17"> Threat to </span></span><span class="s12"><span class="bumpedFont17">Humanity</span></span><span class="s12"><span class="bumpedFont17">, Wall Street Journal, 17 giugno 2025</span></span></p>
<p class="s8"><span class="s12"><span class="bumpedFont17">Giuseppe De Ruvo, Rerum </span></span><span class="s12"><span class="bumpedFont17">Novissimarum</span></span><span class="s12"><span class="bumpedFont17">? Leone e l&#8217;AI, Limes — l&#8217;analisi geopolitica sul ridisegno del potere pastorale nell&#8217;epoca dell&#8217;AI</span></span></p>
<p class="s8"><span class="s12"><span class="bumpedFont17">Christopher Hale, </span></span><a href="https://www.thelettersfromleo.com/p/confronting-silicon-valley-pope-leo"><span class="s12"><span class="bumpedFont17">Confronting</span></span><span class="s12"><span class="bumpedFont17"> Silicon Valley, Pope Leo XIV Drops His AI </span></span><span class="s12"><span class="bumpedFont17">Encyclical</span></span><span class="s12"><span class="bumpedFont17"> on Memorial Day With </span></span><span class="s12"><span class="bumpedFont17">Anthropic</span></span> <span class="s12"><span class="bumpedFont17">Onstage</span></span></a><span class="s12"><span class="bumpedFont17"> &#8211; Letters From Leo</span></span></p>
<p class="s3"><span class="s14"> </span></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/05/20/magnifica-humanitas-il-papa-lalgoritmo-e-le-cose-nuove-2/">MAGNIFICA HUMANITAS: IL PAPA, L’ALGORITMO E LE COSE NUOVE</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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		<title>USPI Informa: CENSIS, 21° Rapporto comunicazione: “Informazione nel mirino”</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 07 May 2026 12:52:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Editoria/Giornalismo]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Censis]]></category>
		<category><![CDATA[editoria]]></category>
		<category><![CDATA[informazione]]></category>
		<category><![CDATA[Intelligenza artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[USPI Informa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1179" height="659" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3489.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3489.jpeg 1179w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3489-300x168.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3489-1024x572.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3489-768x429.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3489-1170x654.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3489-585x327.jpeg 585w" sizes="(max-width: 1179px) 100vw, 1179px" /></p>
<p>Di Tania Sabbatini Non solo la trasformazione interna dell’editoria, ma i fattori esterni quali guerre, politica, economia e trend. Tutto questo sta dettando una crisi dell’informazione che sta attraversando ogni&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/05/07/uspi-informa-censis-21-rapporto-comunicazione-informazione-nel-mirino/">USPI Informa: CENSIS, 21° Rapporto comunicazione: “Informazione nel mirino”</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Di Tania Sabbatini</p>
<p>Non solo la <strong>trasformazione interna </strong>dell’<strong>editoria</strong>, ma i fattori esterni quali guerre, politica, economia e trend. Tutto questo sta dettando una <strong>crisi dell’informazione</strong> che sta attraversando ogni ramo del settore.</p>
<p>Così comincia il <strong>21° Rapporto</strong> sulla Comunicazione del <strong>CENSIS</strong>, intitolato “<strong><a href="https://www.censis.it/wp-content/uploads/2026/04/Sintesi-Rap-Com-2026.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">L’informazione nel mirino</a></strong>”, nel quale si analizzano i dati della relazione tra pubblico e notizie, della presenza degli utenti su siti di informazione e piattaforme, i social, l’Intelligenza Artificiale (IA) e i cambiamenti di abitudini negli ultimi decenni.</p>
<h4 class="wp-block-heading"><strong>I canali delle news: come sono cambiati in 20 anni?</strong></h4>
<p>Come si può notare dai continui <strong><a href="https://notiziario.uspi.it/ads-febbraio-positivita-che-sfiora-lo-zero-poche-testate-in-verde/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">dati </a>mensili</strong>sulla distribuzione e diffusione dei quotidiani, il trend per i media a stampa è in <strong>negativo</strong>. E continuerà ad esserlo. Nel 2025 si è raggiunto il picco minimo con un valore percentuale del<strong>21%</strong>, un calo del <strong>-0,7%</strong> in un anno ma del <strong>-46%</strong> dal 2007. Ciò vuol dire che in 18 anni il traffico dei <strong><a href="https://notiziario.uspi.it/censis-59-rapporto-sociale-problemi-per-edicole-e-deepfake/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">quotidiani cartacei </a></strong>si è quasi dimezzato.</p>
<p>Pur avendo un bilanciamento con l’<strong><a href="https://notiziario.uspi.it/censis-20-rapporto-comunicazione-digitale-schiaccia-tradizionale/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">online</a></strong>, i profitti non rimangono uguali e l’ambiente è totalmente stravolto. Abbiamo un decremento a livello annuale, infatti, con il -0,5% e scendono i <strong>siti di informazione</strong> (<strong>-4,3%</strong>).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>photocover: immagine ripresa dal report Censis</p>
<p>Il calo è dovuto a molti fattori, il principale dei quali è la <strong>frammentazione</strong> dei <strong>canali </strong>e delle <strong>forme </strong>di<strong> <a href="https://notiziario.uspi.it/gli-italiani-considerano-linformazione-primo-motore-di-valori-sociali/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">comunicazione informativa</a></strong> che caratterizzano l’universo digitale. Il consumo mediatico di internet per gli italiani tocca il 90,4% di utenza. Lo <strong>smartphone </strong>rimane la categoria in costante aumento (+1% nel 2025, 90,3% di impiego) ma anche i <strong>social </strong>riescono a rimanere sulla cresta dell’onda, anche se in percentuale totale leggermente più bassa (+0,9% nel 2025, 86,2% di impiego).</p>
<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-full"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-115197 td-animation-stack-type0-2" src="https://notiziario.uspi.it/wp-content/uploads/2026/04/image-21.png" sizes="(max-width: 650px) 100vw, 650px" srcset="https://notiziario.uspi.it/wp-content/uploads/2026/04/image-21.png 650w, https://notiziario.uspi.it/wp-content/uploads/2026/04/image-21-252x300.png 252w, https://notiziario.uspi.it/wp-content/uploads/2026/04/image-21-126x150.png 126w, https://notiziario.uspi.it/wp-content/uploads/2026/04/image-21-352x420.png 352w" alt="" width="650" height="775" /></figure>
</div>
<h4 class="wp-block-heading"><strong>L’informazione “a pezzetti”</strong></h4>
<p>La diversificazione dell’informazione online genera uno “<strong>frantumazione</strong>” delle masse. Questo fenomeno stabilisce <strong>nuove gerarchie</strong>, creando una flessione generale dei media.</p>
<p>I <strong>telegiornali</strong>, che continuano a rappresentare un punto di riferimento per una parte rilevante, ma quasi esclusivamente adulta, della popolazione, registrano una flessione di -3,8 punti percentuali e si collocano al 43,9%; <strong>Facebook </strong>diminuisce di -3,3 punti, attestandosi al 33,1%; sostanziale stabilità per i motori di ricerca che sono seguiti dal 23,2% della popolazione. D’altra parte, calano sia i <strong>siti di informazione</strong>(-2,5%) che le televisioni all news (-2,3%) (che si attestano rispettivamente al 14,7% e 16,6%). Tengono relativamente meglio i <strong><a href="https://notiziario.uspi.it/meta-e-google-condannate-danni-psicologici-su-minori-per-dipendenza-da-social/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">social network</a></strong>: TikTok con un calo solamente dell’1,9% e Instagram dell’1,2% rispettivamente registrano il 12,5% e il 15,5% dell’utenza. Gli aumenti sono sporadici e raramente significativi.</p>
<h4 class="wp-block-heading"><strong>L’età conta</strong></h4>
<p>Altro fattore che va ad aumentare la stratificazione dei dati è l’<strong><a href="https://notiziario.uspi.it/reuters-insitute-come-cambia-il-modo-di-informarsi-dei-giovani/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">età anagrafica</a></strong>. I giovani (14-29 anni) sono affezionati ad un’informazione veicolata dai social, dai video, dalle immagini. I 30-44enni fanno maggiormente riferimento a Facebook (41,4%) e ai telegiornali (35,6%), con una presenza significativa dei siti di informazione (20,1%). Nella fascia 45-64 anni il telegiornale torna a costituire il canale principale (44,5%), affiancato da Facebook (36,5%) e dai motori di ricerca (25,5%). Tra i sessantacinquenni e oltre, il telegiornale è una delle principali finestre sul mondo (67,4%), si collocano a distanza Facebook (29,0%) e le tv all news (25,4%).</p>
<p>L’<strong>universo social</strong> tuttavia si conferma un <strong>settore in crescita</strong>. Si guardano sempre più “<strong><em>reel</em></strong>” anche se considerati <strong>informazione impropria </strong>o <strong>superficiale </strong>(23,6% degli italiani). Sono quasi 3 italiani su 10 tra quanti usano i social a escludere i reel dall’universo dell’informazione (ma all’inverso 7 italiani su 10 li include).</p>
<p>Ad ogni modo, l’informazione e la <strong>percezione </strong>di cosa sia informazione cambia. Il rapporto CENSIS valuta che <strong>reel </strong>e <strong>meme </strong>fanno parte di una categoria “speciale” di informazione che viene percepita in maniera diversa a seconda dell’età dell’utente. Alla domanda se questi contenuti possano influenzare il modo in cui si percepiscono notizie ed eventi sociali e politici, il 43,5% risponde “a volte” e il 10,7% “sì, spesso”: sommati, più di una persona su due riconosce che il “<strong>meme non è uno strumento neutro</strong>“, ma può orientare – anche sottilmente – la lettura della realtà. Solo il 16,3% esclude categoricamente qualsiasi influenza. E sono proprio i giovani a mostrare più distanza critica da questo tipo di veicolo informativo.</p>
<h4 class="wp-block-heading"><strong>L’IA e l’informazione</strong></h4>
<p>Come riportato dal CENSIS, l’indicatore <strong>Eurostat </strong>registra che le aziende dell’Ue ad aver fatto maggior <strong><a href="https://notiziario.uspi.it/report-pew-center-utilizzo-internet-gap-ce-ma-si-riduce-tra-giovani/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">uso dell’IA</a></strong> nel 2025 sono quelle appartenenti al <strong>settore dell’informazione e comunicazione</strong>(62,5%).</p>
<p>Il tipo di IA maggiormente usato è stato il <strong><em>text mining</em></strong>, ovvero l’analisi del linguaggio scritto, di cui si sono servite il 42,2% delle aziende presenti nel settore e che si rivela un ottimo strumento per estrarre dati linguistici da commenti, post e recensioni dei clienti al fine di migliorare prodotti, servizi e processi.</p>
<p>La percezione dell’IA e dell’informazione che hanno gli italiani tuttavia mostra un futuro ben preciso. Nonostante il 61,1% degli italiani ha risposto negativamente alla domanda “Ti sentiresti a tuo agio a informarti attraverso un mezzo interamente generato dall’IA?”, le persone più propense ad <strong>accettare questo cambiamento</strong> sembrano in costante aumento nell’arco degli anni.</p>
<p>Di questa percentuale positiva (<strong>38,4%</strong>), il 30,1% si dichiara disposto a farlo a patto che i contenuti siano supervisionati da esseri umani, mentre un più fiducioso 8,3% accetterebbe anche nel caso in cui fosse completamente gestito dall’IA.</p>
<div class="td-a-rec td-a-rec-id-content_inline tdi_42 td_block_template_9">
<div class="td-all-devices"><a href="https://notiziario.uspi.it/uspi-il-partner-strategico-per-leditoria-che-cambia/"><img decoding="async" class="td-animation-stack-type0-2" src="https://notiziario.uspi.it/wp-content/uploads/2025/01/9-motivi.jpg" /></a></div>
</div>
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