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		<title>Madre Maria e quell&#8217;undici ottobre nel vento umido del nostro giardino </title>
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		<dc:creator><![CDATA[Pierfranco Bruni saggista, antropologo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 11 Oct 2026 09:39:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storie]]></category>
		<category><![CDATA[Madre MAria]]></category>
		<category><![CDATA[memoria]]></category>
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<p>Tra il vento del mare, la voce di una bambina e il giardino di San Lorenzo, Pierfranco Bruni ritrova la Madre Maria in ciò che il tempo custodisce &#160; Pierfranco&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1600" height="1600" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/WhatsApp-Image-2026-10-10-at-17.53.06.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/WhatsApp-Image-2026-10-10-at-17.53.06.jpeg 1600w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/WhatsApp-Image-2026-10-10-at-17.53.06-300x300.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/WhatsApp-Image-2026-10-10-at-17.53.06-1024x1024.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/WhatsApp-Image-2026-10-10-at-17.53.06-150x150.jpeg 150w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/WhatsApp-Image-2026-10-10-at-17.53.06-768x768.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/WhatsApp-Image-2026-10-10-at-17.53.06-1170x1170.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/WhatsApp-Image-2026-10-10-at-17.53.06-585x585.jpeg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/WhatsApp-Image-2026-10-10-at-17.53.06-640x640.jpeg 640w" sizes="(max-width: 1600px) 100vw, 1600px" /></p><p data-pm-slice="1 1 []">Tra il vento del mare, la voce di una bambina e il giardino di San Lorenzo, Pierfranco Bruni ritrova la Madre Maria in ciò che il tempo custodisce</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Pierfranco Bruni</p>
<p>Era di ottobre.  Domenica 11 ottobre.  Di un anno che non voglio più raccogliere. Ma nonostante ciò il pensiero è vita.  Perché continuo a raccontare dopo aver detto molto, o forse tutto? Dopo aver scritto libri&#8230; Ma non so fermare i pensieri e le parole.</p>
<p>Allora ricomincio dal centro.<br />
E al centro c&#8217;è Madre Maria.</p>
<p>C&#8217;era una volta una bambina che cercò l&#8217;aquilone nel vento sul mare. E c&#8217;era una volta mia madre che guardava quel mare dalla sua Terranova.</p>
<p>Le due storie sono la stessa storia. O forse intreccio tutto senza averne consapevolezza?</p>
<p>Mare che luccica&#8230; Avrebbe detto una bambina dagli occhi dai colori della Calabria. Lo diceva anche Madre Maria, quando il ricordo le tornava come un odore di legno bagnato.</p>
<p>Il nonno era un marinaio di antico lignaggio. Gente che conosceva i nodi e i venti, non per poesia, ma perché ci viveva in mezzo. Le aveva detto: &#8220;Se il vento è buono, l&#8217;aquilone sale anche senza che tu lo tiri&#8221;.</p>
<p>Madre Maria conosceva quel vento. Lo chiamava con un altro nome. Lo chiamava pazienza. Abitare con pazienza. È la stessa cosa.</p>
<p>In una casa con il pavimento di legno chiaro e una tovaglia piena di fiori, la bambina trovò un velo. Non era un velo vero. Era un pezzo di tulle, oro e nero, con un cerchietto dorato cucito male.</p>
<p>Lei se lo mise in testa. Senza specchio. Davanti alla cucina. Con la canottiera bianca e i pantaloncini con i fiorellini rossi. Le favole vere non hanno preparazione. Nascono. Diventano tali.</p>
<p>Appena lo mise, la casa cambiò. Non per magia. Per sguardo e per attesa.</p>
<p>È quello che faceva Madre Maria. Entrava in una stanza e la stanza diventava regno perché lei lo decideva. Senza dire sono una principessa. Senza dire sono una maga. I bambini veri e le madri vere non si danno titoli. Io la chiamavo curandera.</p>
<p>Ho fotografie ingiallite negli occhi e non solo tra le mani. Tre mosaici. Non tre frammenti. Tre mosaici interi. E tutti hanno al centro Madre Maria.</p>
<p>Madre Maria quando il tempo le ha scavato l&#8217;incavo. Occhiali, orecchini a cerchio, volto che ha già visto tutto e non ha bisogno di aggiungere altro. È l&#8217;incavo che resta quando l&#8217;incanto è passato e la consapevolezza si fa accettazione.<br />
Madre Maria quando era bellezza che non chiedeva permesso. Collana pesante, sguardo austero, bella nella sua immobilità. Quella che ho visto immobile con zio Peppino e zia Pina accanto in preghiera quel pomeriggio dell&#8217;11 ottobre.<br />
Madre Maria che ride. Finalmente ride. Con quella luce che non giudica. Che accoglie. La stessa luce che ho visto negli occhi di Micol e negli occhi di Rebecca, la mia Benatana. Il tempo riconcilia. Mi porta immaginari che restano.</p>
<p>Ho tre mosaici con me. L&#8217;oro è il giorno. Il nero è la notte. La bambina li portava insieme, in testa, senza scegliere. Senza separare nulla. Così li portava mia madre. Giorno e notte insieme. Pompei e Assisi insieme. Virgilio, Italo e Maria insieme. Il tragico nel cuore e la letizia nell&#8217;anima insieme. Senza scivolare nella disperazione.</p>
<p>Perché la metafisica vera, quella bellissima, è questa: prendere un pezzo di stoffa che non vale niente e farci un cielo. Prendere un pezzo di tempo che fa male e farci un mosaico che resta vita nella vita.</p>
<p>Intanto la bambina danzava nella stanza con il pavimento di legno. Un passo di qua, un passo di là. Non una danza studiata. La danza di chi cerca l&#8217;aquilone anche quando è in casa. Magia dei giorni.</p>
<p>Mia madre danzava così quando cantava la ninnananna. Quella che ora canto stonato alla Reb. E lei ride, come ridevo io. Quella casa somigliava alla casetta in Canada. Non per le pareti. Per l&#8217;odore del legno. Per il modo in cui la luce cadeva sul pavimento. Per il modo di essere stata la casa che mi raccontava mia madre. La nostra casa.</p>
<p>Poi la bambina tolse il velo. Lo mise sul tavolo. Tornò a essere una bambina in una casa di tutti i giorni. Ma il velo rimase lì, con ancora la forma della sua testa, calda. E la casa, per un po&#8217;, rimase regno.</p>
<p>Così è rimasta la casa dopo Madre Maria. Con la forma della sua testa ancora calda. Con la pietra ai piedi della scala del nostro giardino a San Lorenzo che ancora la ricorda. Ricordare è ritrovarsi sempre.</p>
<p>E ora la favola si chiude e si apre.</p>
<p>C&#8217;era una volta una bambina con un velo d&#8217;oro e di notte che aspettava il vento buono per far volare l&#8217;aquilone. Il nonno marinaio dal mare le fece un cenno. Lei lo vide, anche se era in cucina. E il vento, quel giorno, era buono.</p>
<p>La bimba dagli occhi grandi mi osserva. Mi leggi una favola? Tanto tempo fa la mamma di questa bimba mi chiedeva: &#8220;Pa&#8217;, mi dici cos&#8217;è il tempo?&#8221; Ora la bimba mi chiede di leggerle una favola e mi dice &#8220;hai un profumo di nonno.&#8221; E io rispondo con i tre ricordi di Madre Maria.</p>
<p>Il tempo non è quello che passa. È quello che resta. È il mosaico mai perso. È il nostro appuntamento.</p>
<p>Madre Maria, nulla ho dimenticato e in tutto ci sei sempre. Al centro. Tu sempre ci sei per una rosa in più colta nell&#8217;isola del nostro giardino di San Lorenzo.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/10/11/madre-maria-e-quellundici-ottobre-nel-vento-umido-del-nostro-giardino/">Madre Maria e quell&#8217;undici ottobre nel vento umido del nostro giardino </a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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