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	<title>mito Archivi - lafrecciaweb.it</title>
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	<title>mito Archivi - lafrecciaweb.it</title>
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		<title>Essere conservatori non basta più. Essere tradizionalista è ben oltre l&#8217;ideologia. La mia anti-ideologia</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2026/10/07/essere-conservatori-non-basta-piu-essere-tradizionalista-e-ben-oltre-lideologia-la-mia-anti-ideologia/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=essere-conservatori-non-basta-piu-essere-tradizionalista-e-ben-oltre-lideologia-la-mia-anti-ideologia</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Pierfranco Bruni saggista, antropologo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 07 Oct 2026 20:03:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storia, Arte, Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Conservatorismo]]></category>
		<category><![CDATA[custodia]]></category>
		<category><![CDATA[istituzioni]]></category>
		<category><![CDATA[mito]]></category>
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		<category><![CDATA[Storia]]></category>
		<category><![CDATA[tradizionalismo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="817" height="511" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/Pierfranco-Bruni-1-2.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/Pierfranco-Bruni-1-2.jpg 817w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/Pierfranco-Bruni-1-2-300x188.jpg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/Pierfranco-Bruni-1-2-768x480.jpg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/Pierfranco-Bruni-1-2-585x366.jpg 585w" sizes="(max-width: 817px) 100vw, 817px" /></p>
<p>Da Burke a Leopardi, fino al Pavese del mito, Pierfranco Bruni attraversa le idee che separano conservatorismo e tradizionalismo. E si chiede che cosa possa restare di una civiltà quando&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/10/07/essere-conservatori-non-basta-piu-essere-tradizionalista-e-ben-oltre-lideologia-la-mia-anti-ideologia/">Essere conservatori non basta più. Essere tradizionalista è ben oltre l&#8217;ideologia. La mia anti-ideologia</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="817" height="511" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/Pierfranco-Bruni-1-2.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/Pierfranco-Bruni-1-2.jpg 817w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/Pierfranco-Bruni-1-2-300x188.jpg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/Pierfranco-Bruni-1-2-768x480.jpg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/Pierfranco-Bruni-1-2-585x366.jpg 585w" sizes="(max-width: 817px) 100vw, 817px" /></p><p><em>Da Burke a Leopardi, fino al Pavese del mito, Pierfranco Bruni attraversa le idee che separano conservatorismo e tradizionalismo. E si chiede che cosa possa restare di una civiltà quando smette di riconoscere le proprie radici</em></p>
<p>Nonostante le confusioni della nostra temperie ho il dovere di proporre alcune considerazioni. Dunque. Credo sia necessario chiarire la vera diversità tra Tradizionalismo e Conservatorismo. Più volte, negli anni Ottanta e Novanta, ne ho parlato con Francesco Grisi. In convegni e in incontri privati. In epoche di macerie servono distinzioni precise. Perché confondere le due cose è l&#8217;errore più comune della cultura politica contemporanea. È un errore metafisico. Chi confonde la radice con il ramo non ha compreso né l&#8217;una né l&#8217;altro.</p>
<p>Ho sempre pensato, leggendo Vico, che la storia proceda per corsi e ricorsi e che ogni parola, usata fuori dal suo campo etimologico, diventi ideologia. Così per Tradizione e Conservazione.</p>
<p>Il Conservatorismo ha dentro l&#8217;etica della custodia. Nasce nel 1790, quando Edmund Burke pubblica le Riflessioni sulla Rivoluzione francese. Burke non è un reazionario. È un Whig che ha paura che la ragione astratta tagli la testa non solo al re ma all&#8217;uomo. Il suo è un pensiero del limite, della prudenza. Conservare non significa non cambiare. Significa cambiare come un albero, mantenendo lo stesso tronco.</p>
<p>Una linea attraversa l&#8217;Europa. In Francia è De Maistre e De Bonald, è Chateaubriand che rende il conservatorismo estetico con il Génie du christianisme. In Spagna è Donoso Cortés. In Germania è Möser e Burckhardt. In Inghilterra è Coleridge, Disraeli, poi Oakeshott. In America è Russell Kirk e Scruton con la sua oikofilia, l&#8217;amore per la casa. In Italia non ha avuto partito, ma letteratura: Cuoco, Leopardi che è conservatore perché classico, Manzoni, poi Prezzolini, Longanesi, Montanelli, Del Noce che capisce che il nemico non è il progressista ma il borghese nichilista. Il conservatore custodisce istituzioni, famiglia, Chiesa, Nazione, paesaggio. Ma nel tempo storico. Non interroga l&#8217;eternità. Interroga la durata.</p>
<p>Il Tradizionalismo è altra cosa. Per me è la metafisica dell&#8217;Origine. Non è dottrina politica. È iniziatica. Non nasce nel 1790. Nasce prima della storia. Se gli devo un fondatore moderno dico René Guénon con Orient et Occident e La crise du monde moderne. Ma Guénon non inventa. Ritrova. Con lui Coomaraswamy, Schuon, Eliade, Evola nella fase migliore, De Giorgio, Zolla. Tradizione non è ciò che si tramanda. È ciò che è sempre stato. Philosophia Perennis. Verità non umana che si manifesta nel Veda, nel Tao, nell&#8217;Islam esoterico, nel Cristianesimo delle origini.</p>
<p>Il tradizionalista non conserva. Ricorda. In greco anamnesis. Il conservatore dice difendiamo la civiltà cristiana. Il tradizionalista dice quella civiltà è l&#8217;ultima forma decaduta di una Tradizione più antica, da ritrovare oltre il Cristianesimo sociologico.</p>
<p>Per questo Rivolta contro il mondo moderno di Evola del 1934 non è un libro conservatore. Considera conservatorismo, liberalismo e socialismo tre volti dello stesso mondo moderno, tre materialismi del Kali Yuga.</p>
<p>La differenza è abissale. Il conservatore crede nella Storia. Il tradizionalista nel Mito. Uno nel progresso limitato, l&#8217;altro nella decadenza ciclica dall&#8217;Età dell&#8217;Oro all&#8217;Età del Ferro. Pavese, a me caro, era un tradizionalista. Il conservatore difende la religione come istituzione. Il tradizionalista ne cerca la dottrina segreta. La mia posizione è cristocentrica.</p>
<p>Vico ci aiuta: il conservatore vive nel tempo degli uomini e cerca di non farlo cadere nel tempo dei mostri. Il tradizionalista vive nel tempo degli dèi e giudica gli uomini da lì.<br />
Fino alla Seconda Guerra Mondiale potevano marciare insieme contro modernità radicale, comunismo e nichilismo. Oggi la divaricazione è totale. Il conservatorismo è diventato conservatorismo liberale. Difende mercato e Occidente tecnologico. Thatcher diceva di essere conservatrice e ha privatizzato tutto. È ciò che Del Noce chiamava conservatorismo senza Tradizione.</p>
<p>Il tradizionalismo oggi ha preso due strade estranee al conservatore: quella estetizzante da biblioteca, simboli e rune senza ascesi, e quella della radicalizzazione politica che usa Evola e Guénon come ideologi, mentre disprezzavano l&#8217;ideologia.<br />
Il vero tradizionalista è solo. Vale il Pensiero. Come un monaco. Non ha partito. Sa che la politica non può salvare la Tradizione perché è figlia della modernità. Il conservatore che volesse ritrovare un&#8217;anima dovrebbe tornare un po&#8217; tradizionalista: ricordare che ciò che conserva gli è stato affidato. E il tradizionalista dovrebbe tornare un po&#8217; conservatore: accettare che l&#8217;eterno ha bisogno di casa, paesaggio, lingua. Senza casa la Tradizione è gnosi. Senza Tradizione la casa è albergo.</p>
<p>Resta la mia posizione. Un viaggio dal mito al sacro. L&#8217;ideologia non ha anima. È senza anima. La Tradizione ripropone l&#8217;anima della Civiltà. Mai persa. Sempre sul davanzale. Sulla soglia. Occorre il Salto. Una visione che mi riporta al mio Kierkegaard.</p>
<p>Nonostante le confusioni della nostra temperie ho il dovere di proporre alcune considerazioni. Dunque. Credo sia necessario chiarire la vera diversità tra Tradizionalismo e Conservatorismo. Più volte, negli anni Ottanta e Novanta, ne ho parlato con Francesco Grisi. In convegni e in incontri privati. In epoche di macerie servono distinzioni precise. Perché confondere le due cose è l&#8217;errore più comune della cultura politica contemporanea. È un errore metafisico. Chi confonde la radice con il ramo non ha compreso né l&#8217;una né l&#8217;altro.</p>
<p>Ho sempre pensato, leggendo Vico, che la storia proceda per corsi e ricorsi e che ogni parola, usata fuori dal suo campo etimologico, diventi ideologia. Così per Tradizione e Conservazione.</p>
<p>Il Conservatorismo ha dentro l&#8217;etica della custodia. Nasce nel 1790, quando Edmund Burke pubblica le Riflessioni sulla Rivoluzione francese. Burke non è un reazionario. È un Whig che ha paura che la ragione astratta tagli la testa non solo al re ma all&#8217;uomo. Il suo è un pensiero del limite, della prudenza. Conservare non significa non cambiare. Significa cambiare come un albero, mantenendo lo stesso tronco.</p>
<p>Una linea attraversa l&#8217;Europa. In Francia è De Maistre e De Bonald, è Chateaubriand che rende il conservatorismo estetico con il Génie du christianisme. In Spagna è Donoso Cortés. In Germania è Möser e Burckhardt. In Inghilterra è Coleridge, Disraeli, poi Oakeshott. In America è Russell Kirk e Scruton con la sua oikofilia, l&#8217;amore per la casa. In Italia non ha avuto partito, ma letteratura: Cuoco, Leopardi che è conservatore perché classico, Manzoni, poi Prezzolini, Longanesi, Montanelli, Del Noce che capisce che il nemico non è il progressista ma il borghese nichilista. Il conservatore custodisce istituzioni, famiglia, Chiesa, Nazione, paesaggio. Ma nel tempo storico. Non interroga l&#8217;eternità. Interroga la durata.</p>
<p>Il Tradizionalismo è altra cosa. Per me è la metafisica dell&#8217;Origine. Non è dottrina politica. È iniziatica. Non nasce nel 1790. Nasce prima della storia. Se gli devo un fondatore moderno dico René Guénon con Orient et Occident e La crise du monde moderne. Ma Guénon non inventa. Ritrova. Con lui Coomaraswamy, Schuon, Eliade, Evola nella fase migliore, De Giorgio, Zolla. Tradizione non è ciò che si tramanda. È ciò che è sempre stato. Philosophia Perennis. Verità non umana che si manifesta nel Veda, nel Tao, nell&#8217;Islam esoterico, nel Cristianesimo delle origini.</p>
<p>Il tradizionalista non conserva. Ricorda. In greco anamnesis. Il conservatore dice difendiamo la civiltà cristiana. Il tradizionalista dice quella civiltà è l&#8217;ultima forma decaduta di una Tradizione più antica, da ritrovare oltre il Cristianesimo sociologico.</p>
<p>Per questo Rivolta contro il mondo moderno di Evola del 1934 non è un libro conservatore. Considera conservatorismo, liberalismo e socialismo tre volti dello stesso mondo moderno, tre materialismi del Kali Yuga.</p>
<p>La differenza è abissale. Il conservatore crede nella Storia. Il tradizionalista nel Mito. Uno nel progresso limitato, l&#8217;altro nella decadenza ciclica dall&#8217;Età dell&#8217;Oro all&#8217;Età del Ferro. Pavese, a me caro, era un tradizionalista. Il conservatore difende la religione come istituzione. Il tradizionalista ne cerca la dottrina segreta. La mia posizione è cristocentrica.</p>
<p>Vico ci aiuta: il conservatore vive nel tempo degli uomini e cerca di non farlo cadere nel tempo dei mostri. Il tradizionalista vive nel tempo degli dèi e giudica gli uomini da lì.<br />
Fino alla Seconda Guerra Mondiale potevano marciare insieme contro modernità radicale, comunismo e nichilismo. Oggi la divaricazione è totale. Il conservatorismo è diventato conservatorismo liberale. Difende mercato e Occidente tecnologico. Thatcher diceva di essere conservatrice e ha privatizzato tutto. È ciò che Del Noce chiamava conservatorismo senza Tradizione.</p>
<p>Il tradizionalismo oggi ha preso due strade estranee al conservatore: quella estetizzante da biblioteca, simboli e rune senza ascesi, e quella della radicalizzazione politica che usa Evola e Guénon come ideologi, mentre disprezzavano l&#8217;ideologia.<br />
Il vero tradizionalista è solo. Vale il Pensiero. Come un monaco. Non ha partito. Sa che la politica non può salvare la Tradizione perché è figlia della modernità. Il conservatore che volesse ritrovare un&#8217;anima dovrebbe tornare un po&#8217; tradizionalista: ricordare che ciò che conserva gli è stato affidato. E il tradizionalista dovrebbe tornare un po&#8217; conservatore: accettare che l&#8217;eterno ha bisogno di casa, paesaggio, lingua. Senza casa la Tradizione è gnosi. Senza Tradizione la casa è albergo.</p>
<p>Resta la mia posizione. Un viaggio dal mito al sacro. L&#8217;ideologia non ha anima. È senza anima. La Tradizione ripropone l&#8217;anima della Civiltà. Mai persa. Sempre sul davanzale. Sulla soglia. Occorre il Salto. Una visione che mi riporta al mio Kierkegaard.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/10/07/essere-conservatori-non-basta-piu-essere-tradizionalista-e-ben-oltre-lideologia-la-mia-anti-ideologia/">Essere conservatori non basta più. Essere tradizionalista è ben oltre l&#8217;ideologia. La mia anti-ideologia</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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		<title>In libreria Cassandra. Il mito maledetto nel romanzo  di Cinzia Giorgio</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2022/10/21/cassandra-il-mito-maledetto-nel-nuovo-libro-di-cinzia-giorgio/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=cassandra-il-mito-maledetto-nel-nuovo-libro-di-cinzia-giorgio</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giorgia Piccolella]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 21 Oct 2022 05:18:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Cassandra]]></category>
		<category><![CDATA[Cinzia Giorgio]]></category>
		<category><![CDATA[libri]]></category>
		<category><![CDATA[mito]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="643" height="1000" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/10/F915C4A8-B815-465A-8A40-2850ADB1CEC9.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/10/F915C4A8-B815-465A-8A40-2850ADB1CEC9.jpeg 643w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/10/F915C4A8-B815-465A-8A40-2850ADB1CEC9-193x300.jpeg 193w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/10/F915C4A8-B815-465A-8A40-2850ADB1CEC9-585x910.jpeg 585w" sizes="(max-width: 643px) 100vw, 643px" /></p>
<p>Il dono maledetto  di « vedere » e di predire morte e orrende sventure senza essere mai creduta.  E’ la terrible condanna di Cassandra, le cui profezie  non restano che  un&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2022/10/21/cassandra-il-mito-maledetto-nel-nuovo-libro-di-cinzia-giorgio/">In libreria Cassandra. Il mito maledetto nel romanzo  di Cinzia Giorgio</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="643" height="1000" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/10/F915C4A8-B815-465A-8A40-2850ADB1CEC9.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/10/F915C4A8-B815-465A-8A40-2850ADB1CEC9.jpeg 643w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/10/F915C4A8-B815-465A-8A40-2850ADB1CEC9-193x300.jpeg 193w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/10/F915C4A8-B815-465A-8A40-2850ADB1CEC9-585x910.jpeg 585w" sizes="(max-width: 643px) 100vw, 643px" /></p><p class="p1"><span class="s1">Il dono maledetto<span class="Apple-converted-space">  </span>di « vedere » e di predire </span><span class="s1">morte e orrende sventure senza essere mai creduta.  E’ la terrible condanna di Cassandra, le cui profezie<span class="Apple-converted-space">  </span>non restano che  un  <span class="Apple-converted-space"> </span>grido silenzioso </span><span class="s1">e  sterile, farneticazioni  sconnesse </span>di chi è considerata portatrice  di sventure e vittima della  sua  stessa follia.</p>
<p class="p1"><strong><span data-originalfontsize="12pt" data-originalcomputedfontsize="16">Cinzia Giorgio sceglie Cassandra come protagonista del suo nuovo romanzo. La figlia di Priamo che nemmeno Ulisse riuscì a ingannare. La sacerdotessa di Apollo che prevede tutto ma senza essere mai creduta. La prigioniera di Agamennone che farà un amaro ingresso nella città del re. </span></strong></p>
<p><span data-originalfontsize="12pt" data-originalcomputedfontsize="16">Quando il dio Apollo invia i suoi serpenti nella cesta in cui Cassandra, ancora in fasce, dorme tranquilla, è chiaro a tutti che la bambina sia destinata a una vita eccezionale. Ma persino una principessa come lei, figlia del grande re Priamo, signore di Troia, dovrà piegarsi a un disegno più grande della sua singola esistenza. E così, fin dalla giovanissima età, Cassandra comincia, per volere del dio, ad avere visioni degli eventi futuri. Quello che tutti chiamano “il dono” sarà però la sua condanna a una solitudine senza scampo, alla quale Cassandra cercherà di sfuggire, scatenando una sequenza di avvenimenti fatali, che porteranno la sua Troia alla guerra narrata nei millenni a venire. E il suo dono non le sarà utile nemmeno a salvare chi ama. Nulla potrà fare per allontanare la morte, seppure prevista. In un mondo in cui la vita degli uomini è scandita dai capricci degli dèi e governata dall’ineluttabilità del fato, una donna cercherà di opporsi con coraggio a un destino capace di sconvolgere l’esistenza dei mortali.</span></p>
<p><b><span data-originalfontsize="15pt" data-originalcomputedfontsize="20">Cinzia Giorgio</span></b><span data-originalfontsize="12pt" data-originalcomputedfontsize="16"> È dottoressa di ricerca in Culture e Letterature Comparate. Si è specializzata in Women’s Studies e in Storia Moderna, compiendo studi anche all’estero. Organizza salotti letterari, è direttrice editoriale del periodico «Pink Magazine Italia» e insegna Storia delle donne all’Uni.Spe.D. di Roma. È autrice di saggi scientifici e romanzi. Con la Newton Compton ha pubblicato <i data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Storia erotica d’Italia</i>, <i data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Storia pettegola d’Italia</i>, <i data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">È facile vivere bene a Roma se sai cosa fare</i>, <i data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Amori reali </i>e i romanzi: <i data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">La collezionista di libri proibiti</i>,<i data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16"> La piccola libreria di Venezia</i>,<i data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16"> La piccola bottega di Parigi</i>,<i data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16"> I migliori anni</i>,<i data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16"> Cinque sorelle </i>e<i data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16"> Cassandra</i>.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b> </b></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2022/10/21/cassandra-il-mito-maledetto-nel-nuovo-libro-di-cinzia-giorgio/">In libreria Cassandra. Il mito maledetto nel romanzo  di Cinzia Giorgio</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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		<title>Levi e Pavese &#8211; due piemontesi esiliati nella Magia del Sud</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2022/05/05/levi-e-pavese-due-piemontesi-esiliati-nella-magia-del-sud/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=levi-e-pavese-due-piemontesi-esiliati-nella-magia-del-sud</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 05 May 2022 18:19:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storia, Arte, Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Esilio]]></category>
		<category><![CDATA[filosofia]]></category>
		<category><![CDATA[letteratura]]></category>
		<category><![CDATA[Levi]]></category>
		<category><![CDATA[mito]]></category>
		<category><![CDATA[Pavese]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="774" height="435" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/05/BD3EDF5C-47B4-4474-9B73-EA9B25788421.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/05/BD3EDF5C-47B4-4474-9B73-EA9B25788421.png 774w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/05/BD3EDF5C-47B4-4474-9B73-EA9B25788421-300x169.png 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/05/BD3EDF5C-47B4-4474-9B73-EA9B25788421-768x432.png 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/05/BD3EDF5C-47B4-4474-9B73-EA9B25788421-585x329.png 585w" sizes="(max-width: 774px) 100vw, 774px" /></p>
<p>di Stefania Romito Quando l’esilio può divenire motivo di conoscenza e di trasformazione interiore. Così è stato per due intellettuali uniti da un medesimo destino. Cesare Pavese e Carlo Levi&#8230;</p>
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<p>Quando l’esilio può divenire motivo di conoscenza e di trasformazione interiore. Così è stato per due intellettuali uniti da un medesimo destino.</p>
<p>Cesare Pavese e Carlo Levi appartengono a uno stesso contesto culturale, quello della Torino degli anni Trenta. Condividevano le medesime amicizie intellettuali (Leone Ginsburg, Bobbio, Franco  Antonicelli) ed entrambi furono inviati dal regime fascista al confino nel Meridione d’Italia nello stesso periodo. Era l’estate del 1935 quando Pavese giunse a Brancaleone in Calabria, in quegli stessi giorni Carlo Levi approdava in Lucania, a Grassano, al di là di Eboli. Entrambi rimasero confinati per circa un anno (fino alla primavera del 1936) ottenendo la grazia con due anni di anticipo.</p>
<p>Per Levi l’esperienza del confino ha avuto l’effetto di avvicinarlo alla questione meridionale, fino a quel momento osservata con sguardo alienato, stimolandolo a trasformare il suo “Cristo si è fermato a Eboli” in responsabilità sociale nella prospettiva di portare sul tavolo dell’impegno politico una questione che doveva essere concepita “di Stato” e non soltanto limitata a una confinata area geografica.</p>
<p>La conoscenza empirica e approfondita del mondo contadino lucano, una realtà altra in cui a dominare è la luce ancestrale di una magia archetipica che trae il suo nutrimento dal rito delle tradizioni, arricchisce Levi intellettualmente fungendo da stimolo per la sua futura produzione letteraria. Pagine in cui il giornalismo onirico incontra la metafisica della cronaca, in una visione antropologica. Una dimensione che affonda le sue radici nella visione mitica dei valori di una realtà primitiva.</p>
<p>Ma se per Levi il mito si lega alla magia del primitivo vibrante nel popolo contadino (tema oggetto del mio intervento all’Università di Milano), in un discorso affine alla ricerca antropologica di Ernesto De Martino che emerge in “Sud e Magia” , per Pavese la ricerca del mito affonda i suoi tentacoli nella classicità.</p>
<p>Anche in Pavese l’esilio a Brancaleone calabro imprimerà un percorso importante nel suo cammino lirico. Il contatto con la mediterraneità lo avvicinerà al mito. Dirà, infatti, alla sorella Maria scrivendole dal suo esilio: “Qui tutto è greco, anche le donne hanno una cadenza greca quando vanno alla fontana a riempire d’acqua l’anfora che portano sul capo”. Proprio a Brancaleone scriverà il suo Zibaldone che diventerà il “Mestiere di vivere” in cui emerge l’importanza della classicità che diventerà pregnante nei “Dialoghi con Leucò”.</p>
<p>Per Pavese il mito ha radici profonde. Per Levi ha la voce del primitivo e del selvaggio che si intreccia a un discorso antropologico. Come sottolinea Pierfranco Bruni (tra i più illustri studiosi di Cesare Pavese) «Il poeta delle Langhe è uno scrittore al di fuori di qualsiasi questione realista che resta sempre dentro quella dimensione del mito che è testimonianza, espressione. Il Pavese iniziatico che sa che nella morte si può rinvenire una nuova vita. Pavese è oltre la letteratura, è dentro il tragico della filosofia che diventa metafisica dell’anima».</p>
<p>Esilio, quindi, come metafora della solitudine. Quella solitudine che diviene strumento di analisi interiore e potenziamento intellettuale che consente di cogliere le magie che si celano nel mistero di una terra che ha sapore di mito: il nostro Meridione.</p>
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		<title>Dante diventato un ottimo gelato Algida. Bella idea ma ristudiamolo anche con nuove ricerche e letture</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Pierfranco Bruni saggista, antropologo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 02 May 2021 15:45:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Storia, Arte, Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[dante]]></category>
		<category><![CDATA[letteratura]]></category>
		<category><![CDATA[mito]]></category>
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		<category><![CDATA[Stereotipi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="2560" height="2560" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/05/84A7F133-B7DC-4127-BE74-86A27B919A4E-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/05/84A7F133-B7DC-4127-BE74-86A27B919A4E-scaled.jpeg 2560w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/05/84A7F133-B7DC-4127-BE74-86A27B919A4E-300x300.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/05/84A7F133-B7DC-4127-BE74-86A27B919A4E-1024x1024.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/05/84A7F133-B7DC-4127-BE74-86A27B919A4E-150x150.jpeg 150w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/05/84A7F133-B7DC-4127-BE74-86A27B919A4E-768x768.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/05/84A7F133-B7DC-4127-BE74-86A27B919A4E-1536x1536.jpeg 1536w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/05/84A7F133-B7DC-4127-BE74-86A27B919A4E-2048x2048.jpeg 2048w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/05/84A7F133-B7DC-4127-BE74-86A27B919A4E-1920x1920.jpeg 1920w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/05/84A7F133-B7DC-4127-BE74-86A27B919A4E-1170x1170.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/05/84A7F133-B7DC-4127-BE74-86A27B919A4E-585x585.jpeg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/05/84A7F133-B7DC-4127-BE74-86A27B919A4E-640x640.jpeg 640w" sizes="(max-width: 2560px) 100vw, 2560px" /></p>
<p>Occorrerebbe riflettere e uscire fuori dagli schemi. Bisognerebbe necessariamente descolarizzare Dante. Se non si riuscirà a fare ciò sarà una celebrazione vacua inetta non proficua sul piano dialettico. Una spettacolarizzazione.&#8230;</p>
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<p>Occorrerebbe riflettere e uscire fuori dagli schemi. Bisognerebbe necessariamente descolarizzare Dante. Se non si riuscirà a fare ciò sarà una celebrazione vacua inetta non proficua sul piano dialettico. Una spettacolarizzazione. Se dopo queste &#8220;feste&#8221; si ritornerà alla normale lectio lettura, certamente, si è commesso un omicidio che è quello di un &#8220;ulteriore&#8221; assassinio di Dante. Assassinio omicidio &#8211; suicidio di Dante e non solo della &#8220;Commedia&#8221;, ma di tutto Dante. Deve servire a qualcosa questa cultura invasiva settecentenaria di Dante altrimenti sarà una occasione perduta. Tutte le pubblicazioni occupanti il mercato e i lettori a cosa serviranno? A cosa servirebbero? Dante non è  quello scolastico e scolasticizzato. È altro perché è oltre.</p>
</div>
<div dir="auto" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Se sul piano della innovazione degli studi non si ha il coraggio di cercare di leggere attraverso percezioni interpretative che vanno oltre i modelli tradizionali, anche correndo diversi rischi, diventa tutto non antico ma vecchio. Credo che ci siano altre metodologie per approcciarsi a Dante e soprattutto per entrare nella vita della parola di Dante. Limitarsi a ciò che ci è stato inculcato sia durante gli anni scolastici liceali e universitari, per chi si è accostato a discipline umanistiche, non mi sembra favorevole a confrontarsi a Dante nel nostro tempo.</div>
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Non è vero che con il passare degli anni i capolavori sono intoccabili. Questa è una storiella bugiarda e una verità negata. L&#8217;approccio è una antropologia della transizione. La visione comparativa, o comparatista, è una dimensione della ricerca a più orizzonti. Dante è in Machiavelli,  in Voltaire e Manzoni, in l&#8217;idealismo gentiliano, nell&#8217;eresia di una chiesa che nega il proprio proibizionismo, nella metafisica dello specchio di Zambrano e il mito archetipico che va da Guenon a Maria Corti, nell&#8217;ironia goliardica di De André nella religiosa musicalità di Branduardi.</div>
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Non sono etichette da porre su un endecasillabo o su una pagina di un suo occhiello politico, ma sono viaggi ed itinerari profetici che lo stesso Dante ha intrecciato come chiasmi nella virtù che supera la conoscenza. Ormai in una temperie come quella che vivo che viviamo la figura di Dante sta diventando invasiva. Abbiamo anche il gelato all&#8217;inferno al Purgatorio al Paradiso danteschi. È diventato un prodotto. Nulla di male. Va benissimo. La cultura è mercato e prodotto. Giusto. Ma non possiamo però permetterci di trattare Dante come lo si porgeva cento o trenta anni fa. No. Non è possibile e neppure pensabile. Perché è mutato l&#8217;approccio e la ricerca è diventata articolata e disarticolata.</div>
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Tutte le culture hanno cercato di appropriarsi del suo pensiero. Ma bisogna conoscerlo seriamente. Un eretico reso tale dalla chiesa del Trecento sino alla fine dell&#8217;Ottocento. Un impolitico reso tale da ciò che chiameremo machiavellismo. Un mistico perché è oltre la teologia e resta dentro il profetico dei grandi iniziati. Appunto. Cominciamo con l&#8217;aprire la porta della iniziazione  gustando l&#8217;Inferno Magnum Algida del Dante ironico e potentemente politicamente scorretto. Una bella idea quella della Algida. Ma il Dante vero però ci impone una rilettura che non è più quella della stanca &#8220;Lectura dantis&#8221; finora esercitata. Raccontiamolo nel vero e non attraverso modelli di un accademismo che non interessa più.</div>
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Se dopo 700 anni si dice e si scrive ciò che abbiamo già letto è stato vano tutto. Se non si considerano altri percorsi e se non si ha il coraggio la forza la volontà di scavare nella parola del pensiero e nel pensiero del linguaggio diventeremo omicidi serial e dei killer spaventosamente ridicoli. Non mi interessa ciò. Dante è altro e oltre. La Francesca di Dante è oggi la sintesi che va dalla Maddalena a Beatrice alla sensualità di Marylin Monroe. Non è il fatto in sé che ha la sua sola importanza ma è la deposizione dell&#8217;immagine in un immaginario che è diventato mito.</div>
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Il mito dal mondo mesopotamico all&#8217;età del fallimento delle certezze della scienza, qual è quello che stiamo vivendo, ha sempre creato degli idola. Idolatria! Dante è ancora dentro questo occhio. Bisogna vincere considerarlo come il terzo occhio per penetrarlo nel profondo. Questo è possibile farlo se abbiamo il coraggio di uscire dalla storia. La letteratura è oltre la storia perché in ogni epoca e in ogni geografia deve consumarsi in una terrigna empatia. Dante non è Trecento e non è nella spiegazione del mezzo del cammin essendo un profeta. Essendo tale è un raggio divino perché oltrepassa ogni sistema di interpretazione con note a pie&#8217; di pagina.</div>
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Il pensiero la parola l&#8217;idea l&#8217;immagine la metafora  sono viaggi che viaggiano nei popoli attraverso il sistema di una antropologia del sentire e dello sguardo. Mi affaccio a questa finestra. Vedo il buio però osservo la luce che non vedo. Perché? Mi trovo nel bosco e dialogo con il lupo che non mi sembra malvagio, mentre in lontananza vedo un uomo con un fucile tra le mani e gli occhi cinici. Perché?  Mi trovo a leggere una pagina di Dante scritta qualche settimana prima della sua morte. Vedo Omero che suona con il canto della voce e Saffo che danza. Nelle stelle degli ultimi versi si è inserito Cronin e la luna però non dimentica il falò.</div>
<div dir="auto" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Perché?</div>
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Il fatto è che assistiamo al teatro dove i due personaggi duellanti sono la Storia e la Finzione. La Storia ne esce bugiarda. La Finzione supera la menzogna della Storia e diventa in colpo solo fantasia mistero verità.  Perché? Rileggiamo Dante con la consapevolezza del coraggio e con la utopia degli impavidi.</div>
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Bisogna scandalizzare per farlo amare non in termini di stereotipi ma nell&#8217;inciso del pensiero scavato nell&#8217;inquieto esistere della ricerca del ricercare il profondo e il fondo. Così mi affaccio alla solita finestra e guardo. Francesca continua a fare l&#8217;amore con Paolo e Lucia va alla ricerca della notte per chiamarla al giorno mentre Beatrice sa non aver mai amato Dante rimasto uomo libero ma servo di Gemma. L&#8217;ironia è sempre la recita del vero.</div>
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