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		<title>Epstein Files, il caso non è più il passato: è la reazione del potere</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2026/03/09/epstein-files-il-caso-non-e-piu-il-passato-e-la-reazione-del-potere/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=epstein-files-il-caso-non-e-piu-il-passato-e-la-reazione-del-potere</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesco Mazzarella]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 09 Mar 2026 19:27:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Esteri]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="678" height="381" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/03/509-1-678x381-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/03/509-1-678x381-1.jpg 678w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/03/509-1-678x381-1-300x169.jpg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/03/509-1-678x381-1-585x329.jpg 585w" sizes="(max-width: 678px) 100vw, 678px" /></p>
<p>Esce oggi la prima parte di un dossier in 5 articoli. Non solo passato. Non solo scandalo. Ma una domanda che riguarda tutti: come reagisce il potere quando la trasparenza&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/03/09/epstein-files-il-caso-non-e-piu-il-passato-e-la-reazione-del-potere/">Epstein Files, il caso non è più il passato: è la reazione del potere</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="678" height="381" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/03/509-1-678x381-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/03/509-1-678x381-1.jpg 678w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/03/509-1-678x381-1-300x169.jpg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/03/509-1-678x381-1-585x329.jpg 585w" sizes="(max-width: 678px) 100vw, 678px" /></p><p><em>Esce oggi la prima parte di un dossier in 5 articoli. Non solo passato. Non solo scandalo.<br />
Ma una domanda che riguarda tutti: come reagisce il potere quando la trasparenza diventa scomoda?Le carte pubblicate dal Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti hanno aperto una fase nuova: il punto, oggi, non è soltanto chi compare nei file, ma come governi, apparati e istituzioni stanno gestendo trasparenza, omissioni, pressioni politiche e credibilità pubblica.</em></p>
<p><strong>DOSSIER | EPSTEIN FILES, IL POTERE SOTTO SCOSSA</strong><br />
<strong>Parte 1 di 5</strong><br />
Un’inchiesta sui riflessi politici e istituzionali globali emersi dal caso Epstein: non il racconto del voyeurismo, ma la mappa di ciò che oggi si muove tra documenti, potere, dimissioni e indagini.</p>
<p>Ci sono casi che, a un certo punto, smettono di appartenere solo alla cronaca giudiziaria e diventano altro. Diventano specchio. Diventano sintomo. Diventano domanda pubblica. Il caso Epstein, nel marzo 2026, è entrato esattamente in questa fase.</p>
<p>Per anni è stato raccontato soprattutto come scandalo, come vicenda torbida, come materiale da indignazione e da consumo mediatico. Oggi, invece, il suo cuore politico è un altro. Non sta solo nei nomi che emergono, nei legami che vengono riletti, nelle prossimità che imbarazzano. Sta nel modo in cui il potere reagisce quando una massa documentale così vasta irrompe nello spazio pubblico e costringe istituzioni, governi e classi dirigenti a misurarsi con la trasparenza.</p>
<p>Il 30 gennaio 2026 il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti ha annunciato la pubblicazione di quasi 3,5 milioni di pagine in applicazione dell’<em>Epstein Files Transparency Act</em>. Nella documentazione ufficiale il DOJ ha spiegato che il materiale rilasciato comprendeva anche più di 2.000 video e circa 180.000 immagini, con ulteriori cautele e redazioni per proteggere dati sensibili e privacy delle vittime. Questo passaggio, già di per sé enorme, non ha chiuso il caso: lo ha riaperto in modo più profondo, perché ha trasformato un dossier giudiziario in una questione politica internazionale.</p>
<p>Ed è qui che bisogna fermarsi un momento. Perché se continuiamo a guardare Epstein soltanto come il nome di un uomo già morto, rischiamo di non vedere ciò che davvero si sta muovendo oggi. Il punto non è più soltanto il passato. Il punto è la qualità democratica del presente. È la tenuta dei sistemi istituzionali. È la credibilità degli apparati pubblici quando promettono verità e poi devono dimostrare di saperla reggere fino in fondo.</p>
<h2 class="wp-block-heading">Cosa sta emergendo davvero</h2>
<p>La prima verità scomoda è questa: la pubblicazione dei file non è stata lineare. Dopo l’annuncio di gennaio, nelle settimane successive sono emerse contestazioni politiche sulla completezza del rilascio. Reuters ha riferito il 25 febbraio 2026 che un importante esponente democratico al Congresso ha accusato il Dipartimento di Giustizia di avere trattenuto documenti rilevanti. Il 6 marzo 2026 lo stesso DOJ ha poi diffuso ulteriori atti, spiegando che alcune carte non erano state incluse in precedenza per un errore di codifica e classificazione come duplicati.</p>
<p>Questa correzione non è un dettaglio tecnico. È il cuore del problema politico. Perché quando un governo o un apparato statale promette trasparenza totale e poi deve ammettere che una parte dei documenti è rimasta fuori per errore, il danno non è solo procedurale. È reputazionale. È istituzionale. È il genere di crepa che allarga il sospetto pubblico: ciò che è stato escluso è stato escluso davvero per errore? Chi controlla il controllore? Chi garantisce che il racconto ufficiale della trasparenza non diventi, a sua volta, una forma raffinata di gestione del danno?</p>
<p>La questione si è aggravata perché, secondo Reuters, il Congresso ha intensificato la pressione sulla gestione dei file, fino a spingere verso una convocazione della procuratrice generale Pam Bondi per chiarire omissioni, redazioni e criteri adottati dal Dipartimento di Giustizia. In parallelo, anche altre ricostruzioni giornalistiche hanno sottolineato che la libreria pubblica dei documenti resta un archivio enorme, complesso, soggetto a revisioni e correzioni. In altre parole: il rilascio c’è stato, ma il caso è tutt’altro che chiuso.</p>
<p>E qui si apre un passaggio decisivo. La domanda non è semplicemente “chi compare nei documenti?”. La domanda più seria è: “come viene costruita, gestita e corretta la verità pubblica quando tocca i circuiti del potere?”. È una differenza enorme. E, forse, è la sola che oggi impedisce a questo dossier di scivolare nel voyeurismo.</p>
<h2 class="wp-block-heading">Il riflesso politico internazionale</h2>
<p>A rendere ancora più evidente la portata del terremoto non è stato solo ciò che è accaduto negli Stati Uniti, ma ciò che è successo fuori dagli Stati Uniti. Reuters ha raccontato che in Europa l’effetto politico del rilascio dei file è stato in diversi casi più rapido e più visibile che in America. Il 6 febbraio 2026 l’agenzia ha riferito che la Norvegia si stava preparando a indagare sulle proprie strutture diplomatiche dopo le rivelazioni emerse dai file, in un clima di forte pressione pubblica e istituzionale.</p>
<p>Nelle stesse settimane, testate internazionali e agenzie hanno descritto un effetto-domino fatto di dimissioni, verifiche interne, crisi reputazionali e inchieste. Il <em>Washington Post</em> ha parlato esplicitamente di una “wave of resignations and investigations”, una ondata di dimissioni e indagini che ha travolto figure pubbliche e istituzionali dopo la pubblicazione di comunicazioni e rapporti con Epstein e con Ghislaine Maxwell. Reuters e AP hanno raccontato come l’onda d’urto abbia toccato diplomatici, esponenti politici, figure del mondo globale e istituzioni di rilievo, mostrando una fragilità che va oltre i singoli nomi.</p>
<p>Questo elemento è fondamentale, perché cambia completamente l’angolo del dossier. Non siamo più davanti soltanto a un archivio imbarazzante. Siamo davanti a un test di reazione delle democrazie. Alcuni sistemi hanno risposto con verifiche e dimissioni. Altri hanno reagito con prudenza estrema, o con una gestione più difensiva e più politica del caso. Altri ancora sembrano muoversi in una zona grigia, dove la presenza di un nome nei documenti non produce automaticamente responsabilità, ma neppure può essere liquidata come irrilevante.</p>
<p>Bisogna essere rigorosi. Comparire nei file non equivale a colpevolezza. Essere menzionati in un documento non significa aver commesso reati. Lo stesso Dipartimento di Giustizia, nella comunicazione ai legislatori riportata da Reuters il 14 febbraio, ha precisato che nei materiali compaiono anche “politically exposed persons” citati in contesti diversi, inclusi ritagli stampa o riferimenti indiretti. È proprio per questo che il lavoro giornalistico serio deve distinguere tra presenza di un nome, frequentazione documentata, responsabilità politica e eventuale rilievo penale.</p>
<p>Ma il fatto che tale distinzione sia necessaria non riduce la portata del problema. La amplifica. Perché ci dice che il vero nodo non è l’elenco. È il sistema. È la trama di accessi, relazioni, prossimità e protezioni entro cui per anni si sono mosse élite politiche, diplomatiche, economiche e culturali, spesso senza che la sola frequentazione di certi ambienti producesse allarme istituzionale sufficiente.</p>
<h2 class="wp-block-heading">Washington e il sospetto di una trasparenza selettiva</h2>
<p>Negli Stati Uniti questo passaggio è ancora più delicato, perché il DOJ ha dovuto difendere non solo il contenuto del rilascio, ma la credibilità stessa del processo di rilascio. Quando un archivio viene presentato come una grande operazione di trasparenza e poi, a distanza di settimane, emerge che alcuni documenti sono stati esclusi per errore, il dibattito cambia tono. Non si discute più solo dei file. Si discute del filtro. Del criterio. Della selezione. Del margine di opacità che continua a restare dentro un’operazione costruita, ufficialmente, per ridurre l’opacità.</p>
<p>Reuters ha evidenziato che l’ultima correzione documentale è arrivata dopo forti contestazioni politiche. Non è un elemento secondario. Significa che la trasparenza, in questo caso, non è apparsa come un gesto autosufficiente dello Stato, ma come un processo spinto anche dal conflitto istituzionale e dalla pressione dell’opinione pubblica. In una democrazia questo può essere letto in due modi. Da una parte come segno che i contrappesi funzionano. Dall’altra come indizio del fatto che, senza pressione esterna, alcune omissioni sarebbero potute restare invisibili più a lungo.</p>
<p>E forse è proprio qui che il caso Epstein, oggi, ci riguarda tutti molto più di quanto sembri. Non perché tutti siano coinvolti. Non perché ogni nome debba essere letto come colpa. Ma perché il rapporto fra potere e verità pubblica è uno dei luoghi più delicati di una società democratica. Quando questo rapporto si incrina, il danno supera il singolo scandalo. Tocca la fiducia. Tocca la possibilità stessa di credere che le istituzioni siano in grado di raccontare i fatti senza proteggere nessuno e senza proteggere sé stesse.</p>
<h2 class="wp-block-heading">Le domande che restano aperte</h2>
<p>A questo punto il caso Epstein pone domande che non possono più essere evitate.</p>
<p>La prima è se la trasparenza, quando arriva troppo tardi o con troppe correzioni successive, resti davvero trasparenza o diventi piuttosto una verità a rilascio controllato.</p>
<p>La seconda è se i sistemi democratici siano capaci di distinguere con equilibrio tra prudenza giuridica e autodifesa politica. Perché è giusto non costruire colpevolezze automatiche. Ma è altrettanto giusto chiedere conto delle relazioni, dei silenzi, delle rimozioni e delle eventuali responsabilità istituzionali quando queste emergono.</p>
<p>La terza riguarda il diverso comportamento dei Paesi. Reuters ha mostrato che in Europa il contraccolpo ha generato verifiche e pressioni immediate in più contesti. Negli Stati Uniti, invece, il cuore del dibattito si è concentrato molto sulla gestione del rilascio documentale e sulla battaglia politica che ne è derivata. Non è ancora possibile trarre un giudizio definitivo, ma il confronto tra questi modelli di reazione sarà uno dei nodi più importanti da osservare nelle prossime settimane.</p>
<p>Infine, resta una domanda più profonda, quasi morale prima ancora che politica. Che cosa accade a una democrazia quando il potere frequenta per anni le proprie zone opache e poi, una volta costretto a mostrarle, prova a governarne il ritmo, il linguaggio, i margini e perfino gli errori? Non è una domanda da tribunale mediatico. È una domanda da cittadini.</p>
<p>Per questo il caso Epstein, oggi, non è più soltanto il caso di Jeffrey Epstein. È il caso delle istituzioni che devono dimostrare se sanno attraversare la verità senza manipolarla, senza centellinarla e senza ridurla a strategia di contenimento. È il caso di una politica mondiale che si scopre vulnerabile non solo per i fatti emersi, ma per il modo in cui li ha lasciati sedimentare, e per come adesso prova a raccontarli.</p>
<p>Ed è proprio qui che il dossier comincia davvero. Non dal buio di ciò che è stato, ma dalla qualità della luce con cui il potere, oggi, decide di lasciarsi guardare.</p>
<p><strong>In questo dossier</strong></p>
<ul>
<li>Parte 1 – <em>Epstein Files, il caso non è più il passato: è la reazione del potere. </em></li>
</ul>
<p><strong>Prossimi articoli</strong></p>
<ul>
<li>Parte 2 – <em>Quando i file fanno cadere i potenti</em></li>
<li>Parte 3 – <em>Washington, i file e il sospetto di una trasparenza selettiva</em></li>
<li>Parte 4 – <em>Non solo governi: la rete che tocca diplomazia, finanza e potere globale</em></li>
<li>Parte 5 – <em>Il dossier ancora aperto</em></li>
</ul>
<p><strong>Fonti principali</strong><br />
U.S. Department of Justice; Reuters; Associated Press; Washington Post.</p>
<p>@Riproduzione riservata Francesco Mazzarella</p>
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		<title>Cambio di paradigma della Regione Calabria sulla politica dei diritti e dei servizi sociali</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2026/01/25/cambio-di-paradigma-della-regione-calabria-sulla-politica-dei-diritti-e-dei-servizi-sociali/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=cambio-di-paradigma-della-regione-calabria-sulla-politica-dei-diritti-e-dei-servizi-sociali</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Demetrio Fortunato Crucitti]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 25 Jan 2026 08:03:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[Regione Calabria]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1179" height="657" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/01/IMG_2198.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/01/IMG_2198.jpeg 1179w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/01/IMG_2198-300x167.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/01/IMG_2198-1024x571.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/01/IMG_2198-768x428.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/01/IMG_2198-1170x652.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/01/IMG_2198-585x326.jpeg 585w" sizes="(max-width: 1179px) 100vw, 1179px" /></p>
<p>Fondi disponibili ma poco spesi, la Regione avvia un nuovo corso sui diritti sociali e sull’inclusione Regione Calabria – Palazzo Jole Santelli Il celebre saggio cinese che ha introdotto il&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/01/25/cambio-di-paradigma-della-regione-calabria-sulla-politica-dei-diritti-e-dei-servizi-sociali/">Cambio di paradigma della Regione Calabria sulla politica dei diritti e dei servizi sociali</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Fondi disponibili ma poco spesi, la Regione avvia un nuovo corso sui diritti sociali e sull’inclusione</em></p>
<p><em>Regione Calabria – Palazzo Jole Santelli</em></p>
<p>Il celebre saggio cinese che ha introdotto il concetto del “primo passo” è Lao Tzu (o Laozi), figura fondamentale del taoismo e autore del classico Tao Te Ching.<br />
La massima, spesso citata e riportata anche in lingua cinese, recita:<br />
“Un viaggio di mille miglia comincia con un solo (primo) passo”<br />
(千里之行，始於足下 – Qiānlǐ zhī xíng, shǐ yú zú xià).<br />
Questa frase conserva ancora oggi un significato profondamente attuale, soprattutto quando ci si riferisce al cambiamento, tanto invocato quanto difficile da avviare. Sembra paradossale, ma il saggio ci invita a concentrarci sul presente, proprio in un’epoca in cui è altissimo il livello di “paralisi dell’azione”. All’inizio non sappiamo da dove cominciare: siamo sovraesposti, bloccati dalla vastità dell’obiettivo.<br />
Il pensiero di Lao Tzu ribadisce che il vero cambiamento parte esattamente dal luogo in cui ci si trova. Nel caso specifico, il luogo è la Cittadella Regionale, dove il 23 gennaio 2026 è stato presentato il primo passo del nuovo paradigma della politica della Regione Calabria sui diritti e sulle azioni sociali. Azioni che trovano fondamento nell’articolo 3 della Costituzione, laddove si afferma che la Repubblica deve rimuovere gli ostacoli che impediscono la piena promozione della persona e dei suoi diritti socio-economici.</p>
<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-full is-resized"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="wp-image-101943" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/01/Pasqualina-Straface-.jpg" sizes="(max-width: 716px) 100vw, 716px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/01/Pasqualina-Straface-.jpg 716w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/01/Pasqualina-Straface--250x300.jpg 250w" alt="" width="716" height="859" /><figcaption class="wp-element-caption">Dott.ssa Pasqualina Straface – Assessore con competenze di indirizzo politico in materia di inclusione sociale, sussidiarietà e welfare, pari opportunità, benessere animale.</figcaption></figure>
</div>
<p>Tutto questo potrebbe sembrare teoria, ma non lo è. Dal comunicato stampa della Regione emerge infatti, con grande umiltà – altro elemento coerente con la massima del “primo passo” – che i fondi disponibili ci sono, ma non sono stati spesi, con percentuali di utilizzo sorprendentemente basse. Il comunicato regionale descrive in modo esaustivo i diversi fondi disponibili e il loro scarsissimo impiego. La risposta della Regione non si è fatta attendere: la creazione di un Dipartimento dedicato all’Azione Sociale, che non è poco.<br />
È però necessaria una premessa. All’inizio del mese di gennaio di quest’anno, a Roma, la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, nel corso di un incontro nazionale con la stampa (carta stampata, radio, televisione e testate online), ha sottolineato come le ideologie non debbano falsare la realtà.<br />
Al termine della due giorni del 22-23 gennaio 2026, dedicata alle problematiche sociali della Calabria e al loro impatto su persone, famiglie e caregiver, sono giunte diverse dichiarazioni di sindaci. In particolare, il sindaco di Taurianova, Tony Biasi, si è detto soddisfatto della nuova politica regionale, che finalmente riconosce come protagonisti e responsabili anche gli operatori delle nuove Aziende Territoriali Sociali (la definizione “speciali” appare quantomeno discutibile).<br />
Navigando, navigando… ho però trovato singolare che l’on. Pasquale Tridico, europarlamentare e candidato alla Regione per il “campo” della sinistra, abbia denunciato – proprio al termine della due giorni in Cittadella – la mancata attenzione e il ritardo nella copertura delle spese sostenute dalla famiglia Radu-Carrozza di Taurianova, nonché nel riconoscimento dei costi relativi all’attività svolta dal marito in qualità di caregiver. La notizia, datata 24 gennaio 2026 alle ore 18.00, è stata riportata da un quotidiano online.<br />
Il dubbio ha avuto il sopravvento e, navigando ancora… (parafrasando Gigi Proietti), mi sono imbattuto in un’atroce verità: la Presidente Meloni aveva ragione, nel mettere in relazione ideologia e realtà.<br />
I fatti sono questi. La nuova Giunta Occhiuto si insedia ufficialmente il 3 novembre 2025, con la nomina e l’assegnazione delle deleghe, tra cui quelle politiche su inclusione sociale e welfare all’on. Straface. Il 18 novembre 2025 l’assessore Straface fa visita alla famiglia Radu-Carrozza di Taurianova per rendersi conto delle difficoltà reali vissute quotidianamente. Le immagini della degente allettata, supportata da ausili tecnici per la comunicazione, non lasciano spazio a commenti.<br />
Il 25 novembre 2025 i giornali riportano, correttamente, i ringraziamenti della famiglia Radu-Carrozza all’on. Straface e alla Regione Calabria, poiché i fondi tanto attesi erano finalmente arrivati.<br />
Ed ecco la sorpresa: il 24 gennaio 2026, alle ore 18.00, compaiono su alcune testate online dure critiche dell’on. Tridico alla Regione per la mancata copertura dei costi e per il mancato riconoscimento dell’attività svolta dal marito come caregiver.<br />
Tutto è bene quel che finisce bene. A questo punto si conferma la massima nostrana: “dare a Cesare quel che è di Cesare”.<br />
L’onestà intellettuale e la verità, alla fine, vincono sempre.<br />
<em>Frascati, 24 gennaio 2026</em></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Dalla società liquida alla cultura smarrita</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2025/11/22/dalla-societa-liquida-alla-cultura-smarrita/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=dalla-societa-liquida-alla-cultura-smarrita</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Pierfranco Bruni saggista, antropologo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 22 Nov 2025 09:27:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Storia, Arte, Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Linguaggio]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[scuola]]></category>
		<category><![CDATA[società]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="531" height="440" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/Untitled-design-4.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/Untitled-design-4.png 531w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/Untitled-design-4-300x249.png 300w" sizes="(max-width: 531px) 100vw, 531px" /></p>
<p>Da termini come società liquida a resilienza il conformismo del vocabolario italiano diventa politicamente corretto. La scuola sarà in grado di salvarci? Spesso diamo responsabilità alla politica anche per i&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em><b>Da termini come società liquida a resilienza il conformismo del vocabolario italiano diventa politicamente corretto. La scuola sarà in grado di salvarci?</b></em></p>
<p>Spesso diamo responsabilità alla politica anche per i linguaggi che si sono adottano. La politica in questo nostro tempo vive di mediocrità e leggerezza da destra a sinistra. In questi ultimi anni è entrato in scena un vocabolario comune e conformista che usa dei termini che sembrano slogan. Almeno per questa volta non è colpa solo della politica. Anche se la politica è sempre coinvolta.</p>
<p>Da termini come società liquida a resilienza il conformismo del vocabolario italiano diventa politicamente corretto. Cosa significa tutto ciò?</p>
<p>Allora.</p>
<p>In questi ultimi anni abbiamo usato un vocabolario linguistico a forma di slogan. Slogan che hanno toccato tutte le istituzioni comprese le belle università e il cliché degli istituti scolastici. Sembrano provenire dalla filosofia, dalla pedagogia avanzata e dalla psicologia sempre d’avanguardia ormai su tutti i settori e gli ambienti.</p>
<p>Mi riferisco a: Secolo breve, Fine della della storia, Società liquida ed ora di attuale modernismo si usa ad ogni occasione Resilienza. Presi isolatamente non significano nulla. Scemenziario di un abc delle parole dette per non farle diventare linguaggio compiuto anche se ci si illude che dietro ci sia un pensiero o un processo culturale.</p>
<p>Sono concetti, da soli, astratti ed estranei da una visione complessa con alla base una ragione e un sentire complesso? È la dilatazione nel dilagante conformismo del politically corretto? Il corretto e l’incorretto politico si sono preannunciati stagioni di vita che dovevano contrapporsi alla struttura della tradizione.</p>
<p>Cosa significa Società liquida? Friabile nel pensiero? Scivolosa? Scorrevole? Apparente e sparente? Fine della storia?</p>
<p>Un americanismo storico nipponico «scemenziato» dalla non conoscenza fenomenologia della storia stessa del linguaggio mediterraneo. Secolo breve o corto. Sulla base di cosa? O anche secolo lungo che senso avrebbe? Per le guerre? Per i diversi mutamenti? Per i cosiddetti regimi? Per il tempo che si è accorciato? O per la storia che è finita nel momento in cui sono finite le ideologie?</p>
<p>Tutto evanescente. Resilienza. È divento un termine ridicolo. Ormai lo trovi dappertutto. Dalla psicologia alla economia. Dal calcio alla alimentazione bio dinamica. Il fatto, direbbe Hegel, è che siamo caduti così in basso nel linguaggio che più insignificante non si può.</p>
<p>Ma il dato più grave è che sono termini entrati velocemente nel vocabolario comune e soprattutto in quello creduto alto che hanno creato e stanno creando una omologazione terrificante. Aveva ragione Pasolini, in questo, che quando si entra nella omologazione diffusa, come in questo caso, una Nazione non ha più cultura.</p>
<p>Infatti l’Italia non produce più cultura tranne se non ritorna a quel passato a volte ferocemente bistrattato che riporta volente o nolente alla civiltà del linguaggio. La lingua di oggi è una neo-bruttezza di codici che lascerà macerie e rovine nel vocabolario delle nuove generazioni. Tanto siamo in una società liquida in un secolo breve dove la storia è finita ma la resilienza ci salverà?</p>
<p>Non ci resta che pregare perché siamo ormai belli e rovinati dalle banalità pronunciate da una dotta cultura che però non sa che la civilizzazione è un tempo irrinunciabile. Insomma, in sintesi: siamo allo scemenziario della lingua adottata. Da società liquida a resilienza e il conformismo del vocabolario italiano diventa politicamente corretto. Dovrebbe intervenire la scuola a rieducarci alla lingua italiana e allo scrivere bello. Ci riuscirà?</p>
<p>Se la politica della mia generazione è finita tocca alla cultura. Ma la cultura di questo tempo non ha pensiero. È cronaca. Mi affiderei alla scuola. Anche se con pochissime speranze. Svegliatevi tutti dal torpore e dal conformismo dilagante.</p>
<p><strong><img decoding="async" class="wp-image-111761 size-thumbnail alignright" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/Pierfranco-Bruni-1-2-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" />Pierfranco Bruni</strong> è nato in Calabria. Archeologo, direttore del Ministero dei Beni Culturali e, dal 31 ottobre 2025, membro del CdA dei Musei e Parchi Archeologici di Melfi e Venosa, nominato dal Ministro della Cultura; presidente del Centro Studi “Francesco Grisi” e già componente della Commissione UNESCO per la diffusione della cultura italiana all’estero.</p>
<p>Nel 2024 è stato Ospite d’onore per l’Italia per la poesia alla Fiera Internazionale di Francoforte e Rappresentante della cultura italiana alla Fiera del libro di Tunisi.</p>
<p>Incarichi in capo al Ministero della Cultura:</p>
<p>Presidente Commissione Capitale italiana città del Libro 2024;</p>
<p>Presidente Comitato Nazionale Celebrazioni centenario Manlio Sgalambro;</p>
<p>Segretario unico comunicazione del Comitato Nazionale Celebrazioni Eleonora Duse.</p>
<p>È inoltre presidente nazionale del progetto “Undulna Eleonora Duse” e presidente e coordinatore scientifico del progetto “Giacomo Casanova 300”.</p>
<p>Ha pubblicato libri di poesia, racconti e romanzi. Si è occupato di letteratura del Novecento con studi su Pavese, Pirandello, Alvaro, Grisi, D’Annunzio, Carlo Levi, Quasimodo, Ungaretti, Cardarelli, Gatto, Penna, Vittorini e sulle linee narrative e poetiche del Novecento che richiamano le eredità omeriche e le dimensioni del sacro.</p>
<p>Ha scritto saggi sulle problematiche relative alla cultura poetica della Magna Grecia e, tra l’altro, un libro su Fabrizio De André e il Mediterraneo (“Il cantico del sognatore mediterraneo”, giunto alla terza edizione), nel quale esplora le matrici letterarie dei cantautori italiani e il rapporto tra linguaggio poetico e musica, tema che costituisce un modello di ricerca sul quale Bruni lavora da molti anni.</p>
<p>Studioso di civiltà mediterranee, Bruni unisce nella sua opera il rigore scientifico alla sensibilità umanistica, ponendo al centro della sua ricerca il dialogo tra le culture, la memoria storica e la bellezza come forma di identità.<br />
@<strong>Riproduzione riservata</strong></p>
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		<title>La politica pone fine all’amore fra Musk e Trump</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 09 Jul 2025 19:55:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[America Party Elon Musk]]></category>
		<category><![CDATA[Donald Trump]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1536" height="1024" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/07/FE836C9A-9434-4DFD-A85A-2CF762EB2A18.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/07/FE836C9A-9434-4DFD-A85A-2CF762EB2A18.png 1536w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/07/FE836C9A-9434-4DFD-A85A-2CF762EB2A18-300x200.png 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/07/FE836C9A-9434-4DFD-A85A-2CF762EB2A18-1024x683.png 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/07/FE836C9A-9434-4DFD-A85A-2CF762EB2A18-768x512.png 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/07/FE836C9A-9434-4DFD-A85A-2CF762EB2A18-1170x780.png 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/07/FE836C9A-9434-4DFD-A85A-2CF762EB2A18-585x390.png 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/07/FE836C9A-9434-4DFD-A85A-2CF762EB2A18-263x175.png 263w" sizes="(max-width: 1536px) 100vw, 1536px" /></p>
<p>di Domenico Maceri* “Amo Donald Trump quanto un eterosessuale può amare un altro uomo”. Così scriveva Elon Musk su X (ex Twitter) lo scorso febbraio. Oggi, però, dopo la rottura&#8230;</p>
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<p>“Amo Donald Trump quanto un eterosessuale può amare un altro uomo”. Così scriveva Elon Musk su X (ex Twitter) lo scorso febbraio. Oggi, però, dopo la rottura tra i due, il 47esimo presidente ha lasciato intendere che potrebbe perfino espellere dagli Stati Uniti l’uomo più ricco del mondo, che ha speso quasi 300 milioni di dollari per aiutarlo a vincere le elezioni. In realtà, il sostegno a Trump è costato ben di più: l’impegno politico di Musk ha causato un crollo del valore della Tesla e ha avuto ripercussioni anche su altre sue aziende.</p>
<p>Dallo scontro avvenuto il mese scorso, Trump e Musk si sono scambiati insulti a raffica. Il patron di Tesla, SpaceX e Starlink ha duramente criticato la manovra di bilancio definendola “un’abominazione disgustosa” che avrebbe danneggiato l’occupazione, aumentato il deficit e il debito pubblico, e colpito l’innovazione – in particolare a causa dell’abolizione dei crediti d’imposta per le auto elettriche. Musk ha inoltre affermato che senza il suo aiuto l’attuale presidente non avrebbe vinto le elezioni, insinuando che Trump meriterebbe l’impeachment. Dal canto suo, Trump ha replicato con toni altrettanto duri, minacciando di annullare i contratti governativi con le aziende di Musk e accusandolo di essere “impazzito” e “un disastro”.</p>
<p>In seguito è sembrata emergere una tregua, anche perché Musk ha riconosciuto di aver esagerato, offrendo delle scuse poco convincenti. Tuttavia, l’annuncio del suo nuovo partito – l’America Party – in questi giorni ha riacceso le tensioni. L’intento dichiarato del nuovo soggetto politico è combattere la corruzione dilagante e superare il sistema bipartitico degli Stati Uniti. Musk ha promesso di impiegare le sue enormi risorse economiche per influenzare le elezioni di midterm del 2026 e quelle presidenziali del 2028. Ha anche annunciato che si vendicherà dei parlamentari repubblicani responsabili dell’approvazione della recente manovra di bilancio firmata da Trump. Tuttavia, il piano dell’America Party appare ancora vago, benché Musk abbia rivelato l’intenzione di concentrarsi su due o tre seggi al Senato e una decina alla Camera. L’obiettivo sembra essere quello di acquisire abbastanza potere da ostacolare Trump, approfittando della fragile maggioranza repubblicana in entrambe le Camere.</p>
<p>L’attuale presidente degli Stati Uniti ha commentato affermando che i partiti minori non fanno parte del sistema americano. Un’affermazione non priva di fondamento, anche se secondo i sondaggi il 58% degli americani sarebbe favorevole alla presenza di un terzo partito. Storicamente, a livello presidenziale, i partiti minori hanno avuto scarsa fortuna, sebbene nel 1992 il libertario Ross Perot ottenne il 19% dei consensi. Vale la pena ricordare, tuttavia, che nelle elezioni del 2024 l’allora candidato Trump riuscì ad allearsi con Robert J. Kennedy Jr., che correva per la presidenza con un partito minore. I due raggiunsero infine un accordo e Kennedy offrì il proprio endorsement a Trump, che lo “ricompensò” nominandolo ministro della Sanità.</p>
<p>Anche Musk ricevette una ricompensa da Trump: per tre mesi gli fu affidata la guida del DOGE, il Dipartimento per l’Efficienza Governativa, con piena libertà d’azione per tagliare la spesa pubblica. Tuttavia, i risultati ottenuti furono deludenti, nonostante i numerosi danni provocati da tagli indiscriminati.</p>
<p>L’imprenditore sudafricano è considerato da alcuni analisti un genio, e il suo successo economico sembrerebbe confermarlo. Ma per quanto riguarda le sue capacità politiche, il discorso cambia. Persino il nome scelto – America Party – potrebbe rivelarsi problematico, dal momento che nello Stato di New York l’uso del nome “America” e dei suoi derivati è vietato alle elezioni. Da segnalare anche il crescente malcontento tra gli investitori di Tesla per il rinnovato impegno politico di Musk. Il consiglio di amministrazione ha espresso preoccupazione, come dimostra il calo del 7% del titolo Tesla in Borsa dopo l’annuncio del nuovo partito.</p>
<p>I soldi sono parte integrante della politica americana, ma non garantiscono necessariamente il successo elettorale. Lo dimostra l’elezione di un giudice alla Corte Suprema del Wisconsin lo scorso maggio: Musk spese oltre 20 milioni di dollari per sostenere il candidato repubblicano Brad Schimel, che però fu sconfitto dalla democratica Susan Crawford. Considerando il patrimonio di Musk, che si aggira intorno ai 230 miliardi di dollari, non è stata una grande perdita economica. Tuttavia, l’episodio è emblematico del capitalismo sfrenato che consente ad alcuni individui di concedersi ogni capriccio – dai matrimoni veneziani di Jeff Bezos, ai viaggi nello spazio, fino alle ambizioni politiche. Forse ha ragione “il comunista” Zohran Mamdani, vincitore delle primarie democratiche per la carica di sindaco di New York, che in un’intervista alla NBC ha dichiarato: “I miliardari non dovrebbero esistere”, perché viviamo in un’epoca di “profonda disuguaglianza”.</p>
<p><i>*Domenico Maceri, PhD, è professore emerito all’Allan Hancock College, Santa Maria, California. Alcuni dei suoi articoli hanno vinto premi della  National Association of Hispanic Publications.</i></p>
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		<title>Trump riaccende la guerra commerciale: chi paga davvero il prezzo dei dazi?</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2025/04/09/trump-riaccende-la-guerra-commerciale-chi-paga-davvero-il-prezzo-dei-dazi/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=trump-riaccende-la-guerra-commerciale-chi-paga-davvero-il-prezzo-dei-dazi</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesco Mazzarella]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 09 Apr 2025 14:09:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Dazi]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[Trump]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1050" height="591" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/04/IMG_7847.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/04/IMG_7847.jpeg 1050w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/04/IMG_7847-300x169.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/04/IMG_7847-1024x576.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/04/IMG_7847-768x432.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/04/IMG_7847-585x329.jpeg 585w" sizes="(max-width: 1050px) 100vw, 1050px" /></p>
<p>Tra inflazione globale e riposizionamenti strategici, si riapre lo scontro tra potenze. Ma nel caos può nascere un nuovo equilibrio internazionale, più equo e sostenibile? 2 aprile 2025 il presidente&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1050" height="591" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/04/IMG_7847.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/04/IMG_7847.jpeg 1050w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/04/IMG_7847-300x169.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/04/IMG_7847-1024x576.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/04/IMG_7847-768x432.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/04/IMG_7847-585x329.jpeg 585w" sizes="(max-width: 1050px) 100vw, 1050px" /></p><p><em>Tra inflazione globale e riposizionamenti strategici, si riapre lo scontro tra potenze. Ma nel caos può nascere un nuovo equilibrio internazionale, più equo e sostenibile?</em></p>
<p>2 aprile 2025 il presidente Donald J. Trump ha firmato un ordine esecutivo che impone nuovi dazi sulle importazioni provenienti dalla Cina, dal Messico e, sorprendentemente, anche da alcuni Paesi dell’Unione Europea. Una mossa che ricorda da vicino quanto già avvenne nel 2018, quando durante il suo primo mandato avviò una guerra commerciale con Pechino e altri partner economici. Ma questa volta, il contesto è profondamente diverso: il mondo post-pandemico, sconvolto dalla crisi energetica del 2022 e dalle tensioni geopolitiche in Ucraina, Medio Oriente e Taiwan, è molto più fragile e interconnesso.</p>
<p>Trump giustifica la misura con lo slogan “Bring Jobs Back, Again”, puntando il dito contro l’eccessiva dipendenza americana dalle filiere globali e promettendo una rinascita industriale “patriottica”. I nuovi dazi colpiscono in particolare il settore dell’automotive elettrico cinese, l’acciaio europeo e alcune componenti tecnologiche provenienti dal Messico. Il valore medio dei dazi varia tra il 25% e il 50%, ben al di sopra delle soglie WTO.</p>
<p>Nel 2018, Trump aveva adottato una strategia simile con l’intento di ridurre il deficit commerciale americano e “punire” la Cina per pratiche scorrette di dumping e furto di proprietà intellettuale. Ma i risultati furono ambigui: le esportazioni cinesi calarono inizialmente, ma poi si riorientarono verso altri mercati; le industrie americane non tornarono in patria in massa, e il costo maggiore lo pagarono i consumatori, con un incremento medio dei prezzi sui beni colpiti fino al 20%.</p>
<p>Nel 2025, però, l’amministrazione Trump II si muove in un contesto di maggior nazionalismo economico globale. L’UE ha già adottato meccanismi di carbon border adjustment, l’India ha aumentato le barriere tariffarie e perfino il Canada ha adottato una linea più protezionista. Il mondo interdipendente del 2010-2020 sembra ormai un ricordo.</p>
<p><strong>Quali sono le differenze rispetto al 2018:</strong></p>
<ol>
<li><strong>Tempismo post-crisi</strong>: la misura arriva in un’economia mondiale ancora convalescente dopo choc multipli (Covid, guerra in Ucraina, crisi climatica).</li>
<li><strong>Obiettivi più politici che economici</strong>: i dazi diventano uno strumento di pressione strategica, non solo economica.</li>
<li><strong>Reazioni più rapide e coordinate degli alleati USA</strong>: l’Unione Europea ha già annunciato controdazi su prodotti agroalimentari e tecnologici americani.</li>
</ol>
<p><strong>Ma questi dazi chi li paga realmente </strong></p>
<p><strong>1. I consumatori americani:</strong><br />
Nel breve termine, il prezzo dei beni colpiti dai dazi aumenta. Questo effetto si trasmette a tutta la catena del valore, alimentando inflazione. Secondo uno studio della <em>Brookings Institution</em>, i nuovi dazi 2025 potrebbero causare un aumento del costo della vita per una famiglia media americana di circa 1.200 dollari all’anno.</p>
<p><strong>2. Le imprese esportatrici nei Paesi colpiti:</strong><br />
In particolare la Cina, che vede penalizzati i suoi veicoli elettrici e componenti tecnologiche, ma anche il Messico (automotive e agroalimentare) e la Germania (macchinari e acciaio). Tuttavia, la risposta cinese è rapida: Pechino ha già annunciato investimenti straordinari per rafforzare i legami con Africa e Sud America, riducendo la dipendenza dal mercato USA.</p>
<p><strong>3. Le economie emergenti:</strong><br />
Queste ultime rischiano di diventare “danni collaterali” della guerra commerciale, poiché si ritrovano stritolate tra due blocchi protezionisti, senza potere negoziale. Paesi africani o del Sud-est asiatico potrebbero subire volatilità nei prezzi delle materie prime e riduzione dell’accesso ai mercati.</p>
<p>I dazi 2025 hanno un impatto immediato su settori chiave: energia, automotive, semiconduttori. Aumentano i costi di produzione e logistica, e questo effetto a cascata rischia di generare una nuova fiammata inflazionistica a livello globale, proprio mentre le banche centrali si stavano muovendo verso una politica più accomodante.</p>
<p>Parallelamente, molte aziende accelerano il processo di <em>reshoring</em> o <em>friendshoring</em>, ovvero la rilocalizzazione delle produzioni in Paesi politicamente più vicini. Questo potrebbe aprire opportunità per economie come India, Brasile, Vietnam e, in parte, Italia.</p>
<p>Se nel 2018 la guerra commerciale era un braccio di ferro tra due superpotenze, nel 2025 si configura come uno scontro tra blocchi. Da un lato l’asse USA–UK–India–Giappone, dall’altro Cina–Russia–Iran e alcuni Paesi africani. L’Unione Europea si trova nel mezzo, oscillando tra alleanze economiche e pressioni politiche.</p>
<p>Questo scenario comporta rischi ma anche possibilità: l’eventuale crisi dell’Organizzazione Mondiale del Commercio (WTO), oggi in stallo, potrebbe spingere per una sua riforma. Allo stesso tempo, si aprono spazi per una nuova governance economica multipolare, più equa e meno centrata sui rapporti di forza.</p>
<p>Per l’Italia, la situazione è ambivalente. Le imprese esportatrici – soprattutto nel comparto meccanico e alimentare – potrebbero soffrire dei controdazi europei. Ma se il governo sarà capace di sfruttare il momento, ci sono margini per diventare <em>hub</em> manifatturiero nel Mediterraneo, attrarre investimenti e ridisegnare le catene di approvvigionamento in chiave locale e sostenibile.</p>
<p>La storia insegna che dalle crisi possono nascere cambiamenti profondi. I dazi di Trump 2025, per quanto discutibili, stanno costringendo il sistema internazionale a ripensare regole e alleanze. Gli Stati più lungimiranti – e le imprese più resilienti – non cercheranno solo di sopravvivere, ma di <em>evolversi</em>.</p>
<p>L’economia mondiale ha bisogno di nuove coordinate, fondate su sostenibilità, equità e cooperazione. E forse, nel mezzo di questo ritorno alla tensione commerciale, possiamo trovare il coraggio per scrivere un nuovo capitolo della globalizzazione. Uno in cui il costo del cambiamento non sia pagato solo dai più deboli.</p>
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		<title>Etica, politica e amministrazione: a Martina Franca il dibattito con Pierfranco Bruni</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 17 Mar 2025 19:50:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Amministrazione]]></category>
		<category><![CDATA[convegno]]></category>
		<category><![CDATA[cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Etica]]></category>
		<category><![CDATA[Martina Franca]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1179" height="1666" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/03/7f0373df-f6b9-420d-b733-9b1ba3385e3a.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/03/7f0373df-f6b9-420d-b733-9b1ba3385e3a.jpeg 1179w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/03/7f0373df-f6b9-420d-b733-9b1ba3385e3a-212x300.jpeg 212w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/03/7f0373df-f6b9-420d-b733-9b1ba3385e3a-725x1024.jpeg 725w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/03/7f0373df-f6b9-420d-b733-9b1ba3385e3a-768x1085.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/03/7f0373df-f6b9-420d-b733-9b1ba3385e3a-1087x1536.jpeg 1087w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/03/7f0373df-f6b9-420d-b733-9b1ba3385e3a-1170x1653.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/03/7f0373df-f6b9-420d-b733-9b1ba3385e3a-585x827.jpeg 585w" sizes="(max-width: 1179px) 100vw, 1179px" /></p>
<p>Il 22 marzo 2025, alle ore 18:00,  l’incontro dedicato a un tema di grande attualità che coinvolge riflessioni su valori, cultura e responsabilità istituzionale. Etica, politica e amministrazione. È il&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2025/03/17/etica-politica-e-amministrazione-a-martina-franca-il-dibattito-con-pierfranco-bruni-il-22-marzo/">Etica, politica e amministrazione: a Martina Franca il dibattito con Pierfranco Bruni</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1179" height="1666" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/03/7f0373df-f6b9-420d-b733-9b1ba3385e3a.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/03/7f0373df-f6b9-420d-b733-9b1ba3385e3a.jpeg 1179w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/03/7f0373df-f6b9-420d-b733-9b1ba3385e3a-212x300.jpeg 212w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/03/7f0373df-f6b9-420d-b733-9b1ba3385e3a-725x1024.jpeg 725w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/03/7f0373df-f6b9-420d-b733-9b1ba3385e3a-768x1085.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/03/7f0373df-f6b9-420d-b733-9b1ba3385e3a-1087x1536.jpeg 1087w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/03/7f0373df-f6b9-420d-b733-9b1ba3385e3a-1170x1653.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/03/7f0373df-f6b9-420d-b733-9b1ba3385e3a-585x827.jpeg 585w" sizes="(max-width: 1179px) 100vw, 1179px" /></p><p><i>Il 22 marzo 2025, alle ore 18:00,  l’incontro dedicato a un tema di grande attualità che coinvolge riflessioni su valori, cultura e responsabilità istituzionale.</i></p>
<p class="p2"><span class="s1"><br />
Etica, politica e amministrazione. È il tema di un articolato convegno che si svolgerà il prossimo 22 marzo a Martina Franca alle ore 18.00 nella Sala della Società Mutuo Soccorso. Un percorso che mette insieme esperienze e testimonianze sia sul piano giuridico sia in termini di politica culturale, tanto che  l’incontro sarà valido per il riconoscimento di crediti formativi per gli avvocati.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Dopo i saluti degli avvocati <b>Terrulli</b>, <b>Di Maggio</b>, <b>Donvito</b> seguiranno le relazioni di <b>Pierfranco Bruni</b>, Ministero della Cultura, del prof. <b>Antonio Scialpi</b>, docente in Filosofia, dell&#8217;avvocato <b>Giuseppe Chiarelli</b>, docente Uniba. I lavori saranno coordinati dall&#8217;ingegnere <b>Giovanna Salvatore</b>, responsabile della sezione Centro Studi e Ricerche Grisi di Martina Franca.</span></p>
<p>L’evento sarà un’occasione di confronto su questioni fondamentali che riguardano il rapporto tra etica, politica e la capacità di amministrare, sulle competenze e su linee culturali progettuali.</p>
<p>Le personalità che parteciperanno provengono da esperienze diverse ma anche da scuole di  pensiero molto diverse. Si prospetta una serata interessante e ricca di confronti.</p>
<p><a class="a2a_button_facebook" href="https://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.lafrecciaweb.it%2F2025%2F03%2F17%2Fetica-politica-e-amministrazione-a-martina-franca-il-dibattito-con-pierfranco-bruni-il-22-marzo%2F&amp;linkname=Etica%2C%20politica%20e%20amministrazione%3A%20a%20Martina%20Franca%20il%20dibattito%20con%20Pierfranco%20Bruni" title="Facebook" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_dd addtoany_share_save addtoany_share" href="https://www.addtoany.com/share#url=https%3A%2F%2Fwww.lafrecciaweb.it%2F2025%2F03%2F17%2Fetica-politica-e-amministrazione-a-martina-franca-il-dibattito-con-pierfranco-bruni-il-22-marzo%2F&#038;title=Etica%2C%20politica%20e%20amministrazione%3A%20a%20Martina%20Franca%20il%20dibattito%20con%20Pierfranco%20Bruni" data-a2a-url="https://www.lafrecciaweb.it/2025/03/17/etica-politica-e-amministrazione-a-martina-franca-il-dibattito-con-pierfranco-bruni-il-22-marzo/" data-a2a-title="Etica, politica e amministrazione: a Martina Franca il dibattito con Pierfranco Bruni"></a></p><p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2025/03/17/etica-politica-e-amministrazione-a-martina-franca-il-dibattito-con-pierfranco-bruni-il-22-marzo/">Etica, politica e amministrazione: a Martina Franca il dibattito con Pierfranco Bruni</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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		<title>La sinistra senza idee ha dato il peggio di sé</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Pierfranco Bruni saggista, antropologo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 05 Feb 2025 22:37:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[IL punto di vista]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[dibattito]]></category>
		<category><![CDATA[Parlamento]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="2048" height="2048" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/02/IMG_6486.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/02/IMG_6486.jpeg 2048w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/02/IMG_6486-300x300.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/02/IMG_6486-1024x1024.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/02/IMG_6486-150x150.jpeg 150w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/02/IMG_6486-768x768.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/02/IMG_6486-1536x1536.jpeg 1536w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/02/IMG_6486-1920x1920.jpeg 1920w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/02/IMG_6486-1170x1170.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/02/IMG_6486-585x585.jpeg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/02/IMG_6486-640x640.jpeg 640w" sizes="(max-width: 2048px) 100vw, 2048px" /></p>
<p>Una farsa da circo Pierfranco Bruni Ho assistito a quasi tutto il dibattito di oggi in Parlamento. In presa diretta. Credo che si ha una sensazione diversa essere dentro che&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2025/02/05/la-sinistra-senza-idee-ha-dato-il-peggio-di-se/">La sinistra senza idee ha dato il peggio di sé</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<hr />
<p>Una farsa da circo</p>
<p>Pierfranco Bruni</p>
<p>Ho assistito a quasi tutto il dibattito di oggi in Parlamento. In presa diretta. Credo che si ha una sensazione diversa essere dentro che assistere in TV a una scena da circo. Da una parte l&#8217;eleganza della parola o meglio del linguaggio. Dall&#8217;altra l&#8217;arroganza, la scostumatezza, la conoscenza reale dei fatti. È questione di stile.  Il Governo che doveva essere messo alla gogna da una sinistra senza idee, senza progettualità, senza una politica, che sia politica nel termine alto del termine, ne è uscito a testa alta con la volontà e la potenza delle idee.</p>
<p>Invece la sinistra tutta, che resta sempre e ancora comunista, ha testimoniato il nulla tranne la capacità di urlare senza portare uno straccio di ipotesi, di tesi e di rappresentazione logica.</p>
<p>L&#8217;esplosione della rabbia e dell&#8217;ira, come le intende anche Vittorino Andreoli nel suo recente splendido libro, nasce dal fatto che non si è competitivi in nulla. Perché chi non ha idee, come la sinistra, non può essere competeva in nessun argomento. La sinistra lo sa bene.  C&#8217;è un altro aspetto. Da una parte non solo politica fatta con i dati e la conoscenza, ma anche formazione sul piano giuridico (forse qualcuno dimentica che sono uomini di giurisprudenza personalità come Nordio, Piantedosi e Mantovano).</p>
<p>Dall&#8217;altra parte ci sono scolaretti ai primi studi o alle prime pagine o studentelli che vogliono dimostrare di aver letto professionalmente libri di diritto. Gli interventi lo hanno dimostrato. Interventi completamente vuoti di contenuti ovvero di campagna elettorale bassa.  Qui si aprirebbe un&#8217;altra questione che è quella di una destra che ha una funzione anche culturale e una sinistra che naviga a vista proprio in termini culturali. Non entro nel merito del fattore immigrazione soprattutto dopo gli scheletri dell&#8217;armadio della sinistra.  Questa farsa la sinistra poteva risparmiarsela perché ha dato in Parlamento il peggio di sé. Era prevedibile. Ancora non riesce a metabolizzare la sconfitta, una sconfitta &#8220;democratica&#8221;, che la dice lunga su come il popolo italiano si è espresso. Sul fatto che non hanno idee non nasce da oggi.</p>
<p>Il ritorno in scena, proprio di questi giorni, del &#8220;prode&#8221; Prodi è una ulteriore sconfitta di tutti i sinistrati scolaretti.  La sinistra dovrebbe prendere lezioni non solo del fare politica in una società come la nostra ma dovrebbe leggersi qualche testo di Hegel e prima ancora di Voltaire, Rousseau (autori che non fanno parte della mia formazione ma li leggo) e Burke  per cominciare a capire la politica come senso di orizzonti e dialettica vera.  La sinistra esce da una tale situazione molto bastonata proprio sul piano culturale, sul piano di uno stile, sul piano di una non proposta. E poi pensiamo che i ragazzi di oggi dovrebbero approcciarsi alla politica? La sinistra, ripeto, ha dato il peggio di sé .</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><img decoding="async" class="alignleft size-thumbnail wp-image-99061" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/02/IMG_4148-150x150.jpeg" alt="" width="150" height="150" />Pierfranco Bruni</strong> è nato in Calabria.<br />
Archeologo direttore del Ministero Beni Culturali, presidente del Centro Studi “Grisi” e già componente della Commissione UNESCO per la diffusione della cultura italiana all’estero.<br />
Nel 2024 Ospite d’onore per l’Italia per la poesia alla Fiera Internazionale di Francoforte e Rappresentante della cultura italiana alla Fiera del libro di Tunisi.<br />
Per il Ministero della Cultura è attualmente:</p>
<p>• presidente Commissione Capitale italiana città del Libro 2024;</p>
<p>• presidente Comitato Nazionale Celebrazioni centenario Manlio Sgalambro;</p>
<p>• segretario unico comunicazione del Comitato Nazionale Celebrazioni Eleonora Duse.<br />
È inoltre presidente nazionale del progetto “Undulna Eleonora Duse”, presidente e coordinatore scientifico del progetto “Giacomo Casanova 300”.</p>
<p>Ha pubblicato libri di poesia, racconti e romanzi. Si è occupato di letteratura del Novecento con libri su Pavese, Pirandello, Alvaro, Grisi, D’Annunzio, Carlo Levi, Quasimodo, Ungaretti, Cardarelli, Gatto, Penna, Vittorini e la linea narrativa e poetica novecentesca che tratteggia le eredità omeriche e le dimensioni del sacro.<br />
Ha scritto saggi sulle problematiche relative alla cultura poetica della Magna Grecia e, tra l’altro, un libro su Fabrizio De André e il Mediterraneo (“Il cantico del sognatore mediterraneo”, giunto alla terza edizione), nel quale campeggia un percorso sulle matrici letterarie dei cantautori italiani, ovvero sul rapporto tra linguaggio poetico e musica. Un tema che costituisce un modello di ricerca sul quale Bruni lavora da molti anni.</p>
<p>@<strong>Riproduzione riservata</strong></p>
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		<title>Oltre i confini dell’identità: perché unire i cattolici in politica è un’illusione pericolosa</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesco Mazzarella]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 31 Jan 2025 18:13:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
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<p>In un mondo sempre più diviso, la politica non ha bisogno di nuove chiusure ma di alleanze ampie e concrete. Il sogno di un partito cattolico unitario rischia di essere&#8230;</p>
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<div class="mh-meta entry-meta"></div>
<p class="p2"><span class="s1">Nel dibattito politico italiano e internazionale, l’idea di unire i cattolici in un’unica forza politica riemerge periodicamente come una suggestione nostalgica, una sorta di rimedio alle crisi della rappresentanza e ai mutamenti della società. Si tratta di un’operazione che, per quanto comprensibile sotto certi aspetti, rischia di rivelarsi inefficace e persino dannosa, soprattutto in un’epoca di forte polarizzazione.</span></p>
<p class="p2"><span class="s1">L’unità politica dei cattolici non solo è un obiettivo irrealizzabile, ma è anche una strategia miope rispetto alle reali sfide della contemporaneità. Oggi, piuttosto che cercare di costruire un partito confessionale o una coalizione strettamente identitaria, il vero compito del pensiero politico cattolico dovrebbe essere quello di promuovere alleanze più ampie e trasversali, capaci di incidere sui problemi reali e di favorire il bene comune.</span></p>
<p class="p2"><span class="s1">L’idea di una “casa comune” dei cattolici in politica ha radici profonde nella storia italiana. La Democrazia Cristiana fu per decenni il riferimento principale del voto cattolico, unendo diverse sensibilità sotto la stessa sigla. Tuttavia, quel modello era reso possibile da un contesto molto specifico: il mondo bipolare della Guerra Fredda, la forte influenza del Vaticano, il ruolo centrale della Chiesa nelle dinamiche sociali del Paese.</span></p>
<p class="p2"><span class="s1">Oggi quel contesto non esiste più. La società è cambiata profondamente: la secolarizzazione ha ridotto il peso della Chiesa nelle scelte politiche dei cittadini, e gli stessi cattolici si trovano divisi su molteplici questioni, dalla bioetica all’accoglienza dei migranti, dalla giustizia sociale alla laicità dello Stato. Pensare di riunire tutto questo sotto un’unica bandiera politica è una forzatura irrealistica.</span></p>
<p class="p2"><span class="s1">Inoltre, la pluralità di sensibilità esistenti all’interno del mondo cattolico rende impossibile definire un’agenda politica coerente e condivisa. Esistono cattolici progressisti e cattolici conservatori, cattolici favorevoli a un maggiore intervento dello Stato nell’economia e cattolici liberisti, cattolici attenti alle questioni ambientali e cattolici più concentrati sulle tematiche etiche. Forzare una sintesi unitaria significa sacrificare una parte di queste visioni, rendendo l’intero progetto inefficace o incoerente.</span></p>
<p class="p2"><span class="s1">Un altro problema cruciale è che un partito o un movimento politico dichiaratamente cattolico rischia di rimanere marginale nello scenario politico attuale. La storia recente dimostra come le formazioni esplicitamente ispirate al cattolicesimo abbiano avuto scarso successo. Dai vari tentativi di rifondare una “nuova DC” fino a esperienze come l’UdC o il Popolo della Famiglia, il risultato è stato sempre lo stesso: percentuali elettorali modeste e un’influenza limitata sulle scelte di governo.</span></p>
<p class="p2"><span class="s1">Questo accade perché l’elettorato cattolico non è un blocco monolitico: molti cattolici votano secondo criteri che vanno oltre l’appartenenza religiosa, scegliendo i partiti in base a valori più ampi come la giustizia sociale, il lavoro, la lotta alle diseguaglianze, la sicurezza o la difesa dell’identità culturale. Un partito che si presenti come esclusivamente cattolico finirebbe per rivolgersi a una nicchia, senza riuscire a incidere sulle dinamiche politiche generali.</span></p>
<p class="p2"><span class="s1">Anzi, in un contesto di polarizzazione come quello attuale, un partito cattolico rischierebbe di diventare un elemento divisivo, invece che un fattore di coesione. Potrebbe venire strumentalizzato da una parte dello spettro politico contro l’altra, perdendo di vista l’obiettivo di lavorare per il bene comune.</span></p>
<p class="p2"><span class="s1">Se unire i cattolici in un’unica forza politica è una strategia fallimentare, la strada più efficace è quella delle alleanze ampie e trasversali, basate su valori condivisi piuttosto che su un’identità religiosa specifica.</span></p>
<p class="p2"><span class="s1">I cattolici impegnati in politica dovrebbero cercare interlocutori anche al di fuori del loro ambito tradizionale, costruendo ponti con chiunque condivida battaglie di giustizia sociale, di tutela della dignità della persona, di promozione della pace e della solidarietà. Questo significa, ad esempio, lavorare insieme a chi si occupa di diritti dei lavoratori, di ambiente, di lotta alla povertà, di riforma della giustizia, indipendentemente dalla loro fede religiosa.</span></p>
<p class="p2"><span class="s1">In un’epoca di frammentazione e conflitti ideologici, l’unico modo per avere un impatto reale è superare i confini rigidi delle appartenenze e costruire percorsi comuni. Questo non significa annacquare i principi, ma declinarli in un contesto più ampio, cercando il dialogo e il compromesso su questioni concrete.</span></p>
<p class="p2"><span class="s1">La dottrina sociale della Chiesa stessa offre un modello per questo approccio: non chiede di costruire partiti confessionali, ma di promuovere il bene comune attraverso l’impegno nelle istituzioni e nella società. Il pensiero di Papa Francesco, con la sua insistenza sul dialogo e sulla costruzione di ponti, va proprio in questa direzione.</span></p>
<p class="p2"><span class="s1">L’idea di un partito unico dei cattolici può sembrare allettante per alcuni, ma è un’illusione che non tiene conto della complessità della società attuale. In un mondo sempre più polarizzato, la politica non ha bisogno di nuove chiusure identitarie, ma di spazi di dialogo e di collaborazione.</span></p>
<p class="p2"><span class="s1">Il vero ruolo dei cattolici in politica oggi non è quello di rinchiudersi in un recinto separato, ma di contribuire alla costruzione di alleanze più larghe, capaci di affrontare le grandi sfide del nostro tempo. Questa non è solo una scelta strategica, ma anche una scelta morale: significa mettere al centro il bene comune, piuttosto che gli interessi di una parte.</span></p>
<p class="p2"><span class="s1">Il futuro della politica cattolica non sta nell’unità forzata, ma nella capacità di essere lievito nella società, influenzando le decisioni pubbliche attraverso il dialogo e l’apertura, piuttosto che attraverso la chiusura in un’identità autoreferenziale.</span></p>
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		<title>La ricerca della pace in un mondo da ricomporre</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Jan 2025 17:28:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Scenari]]></category>
		<category><![CDATA[conflitto Russia Ucraina]]></category>
		<category><![CDATA[Dilomazia]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[scenari]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="531" height="556" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/01/IMG_6400-1.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/01/IMG_6400-1.jpeg 531w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/01/IMG_6400-1-287x300.jpeg 287w" sizes="(max-width: 531px) 100vw, 531px" /></p>
<p>di Angela Casilli Il 2025, può essere l’anno decisivo per cercare soluzioni ai problemi aperti dalla guerra in Ucraina e in Medio Oriente, soluzioni che non si sono viste finora,&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2025/01/29/la-ricerca-della-pace-in-un-mondo-da-ricomporre/">La ricerca della pace in un mondo da ricomporre</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="531" height="556" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/01/IMG_6400-1.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/01/IMG_6400-1.jpeg 531w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/01/IMG_6400-1-287x300.jpeg 287w" sizes="(max-width: 531px) 100vw, 531px" /></p><p><b>di Angela Casilli</b></p>
<p class="s4"><span class="s5"><span class="bumpedFont15"><br />
Il 2025, può essere l’anno decisivo per cercare soluzioni ai problemi aperti dalla guerra in </span></span><b><span class="s6"><span class="bumpedFont15">Ucraina</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15"> e in </span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">Medio Oriente</span></span></b><span class="s5"><span class="bumpedFont15">, soluzioni che non si sono viste finora</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">,</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15"> ma lo scenario internazionale presenta elementi di novità che possono diventare occasioni, come la fragile tregua tra Israele e Hamas nella striscia di Gaza e l’elezione di </span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15"><b>Trump</b></span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">, per la seconda volta, alla presidenza degli Stati Uniti.</span></span></p>
<p class="s4"><span class="s5"><span class="bumpedFont15">La politica, che sopravvive alle guerre anche se può esserne responsabile, sa quando è il momento di agire, perché è solo la politica che costruisce il risultato di ogni trattativa ed è, proprio per questa ragione, che il 2025 può essere l’anno in cui la diplomazia riuscirà a risolvere le grandi crisi in Europa e Medio Oriente.</span></span></p>
<p class="s4"><span class="s5"><span class="bumpedFont15">A guidare il fronte europeo che finora ha sostenuto l’</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15"><b>Ucraina</b></span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">, che combatte per evitare di venire schiacciata dalla </span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15"><b>Russia</b></span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">, come è negli obiettivi di </span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15"><b>Putin</b></span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">, deve essere la convinzione che il nuovo Presidente americano, impegnato a rendere l’America più grande, non può permettersi accordi al ribasso.</span></span></p>
<p class="s4"><span class="s5"><span class="bumpedFont15">Il ruolo di </span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15"><b>Donald Trump</b></span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15"><b> </b>riserverà qualche sorpresa, com’è nella natura dell’uomo,</span></span> <span class="s5"><span class="bumpedFont15">ma sono in molti</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">,</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15"> a ragion veduta, a sostenere che Trump non vorrà mai apparire come un perdente nei confronti del suo rivale russo. Solo partendo da questo presupposto</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15"> si </span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">potrà lavorare, senza arretrare, pensando </span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">a</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">d un accordo per chiudere con le ostilità e far entrare l’</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">Ucraina</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15"> nella UE, in tempi rapidi e </span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">assicurare così una tranquilla </span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">convivenza futura.</span></span></p>
<p class="s4"><span class="s5"><span class="bumpedFont15">Sarà interessante vedere Trump all’opera, perché al tycoon serviranno strumenti più sottili e sofisticati di quelli utilizzati nel primo mandato, o delle promesse fatte in campagna elettorale; sarà interessante vederlo alla prova, una</span></span> <span class="s5"><span class="bumpedFont15">volta</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15"> spenti i fuochi d’artificio della sua elezione alla Casa Bianca per un secondo mandato.</span></span></p>
<p class="s4"><span class="s5"><span class="bumpedFont15">I</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">ntanto l’</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15"><b>Europa</b></span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15"> ha la possibilità di tornare ad avere un ruolo importante nello scacchiere medio-orientale, partecipando alla ricostruzione di quanto la </span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">guerra nella </span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">striscia di Gaza</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15"> e la caduta del regime di </span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">Bashar</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15"> al </span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">A</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">ssad</span></span> <span class="s5"><span class="bumpedFont15">in </span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">Siria</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">, con il suo spav</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">entoso bilancio di vittime, sta</span></span> <span class="s5"><span class="bumpedFont15">rendendo </span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">più</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15"> urgente.</span></span></p>
<p class="s4"><span class="s5"><span class="bumpedFont15">Anche in questo caso, sarà la politica chiamata a decidere, approfittando degli spazi che si sono aperti, in tempi che si spera brevi</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">,</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15"> e in grado di riempire un vuoto insidioso.</span></span> <span class="s5"><span class="bumpedFont15">La missione di </span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15"><b>Francia</b></span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15"> e </span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15"><b>Germania</b></span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15"> a <b>Damasco</b> fa capire la portata della sfida, perché solo la diplomazia può </span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">scongiurare derive autoritarie </span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">e restituire la </span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15"><b>Siria</b> </span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">ai siriani.</span></span></p>
<p class="s4"><span class="s5"><span class="bumpedFont15">La decapitazione</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15"> parziale </span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">di </span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15"><b>Hamas</b> </span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">e </span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">di </span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15"><b>Hezbollah</b></span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">, ha aperto nuovi scenari che richiedono una presa di </span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">coscienza da parte di </span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15"><b>Israele</b></span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">, sulla impraticabilità di prolungare all’infinito la situazione attuale, sulla necessità di risolvere una volta per tutte la questione palestinese.</span></span></p>
<p class="s4"><span class="s5"><span class="bumpedFont15">La tregua raggiunta a fatica</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15"> e</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15"> la restituzione dei prigionieri da ambo le parti sono indicative di una svolta che la comunità internazionale ha il dovere di facilitare.</span></span></p>
<p class="s4"><span class="s5"><span class="bumpedFont15">Il 2025 è l’anno per farlo, anche perché il tempo stringe e l</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">a politica, sempre più spesso, </span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">non riesce a trovare la migliore soluzione ai problemi che sorgono, perché indebolita dai tentativi di ridimensionare, se non addirittura minacciare, i valori della democrazia, come le derive autoritarie di più di un Paese dimostrano chiaramente. </span></span></p>
<p class="s4"><span class="s5"><span class="bumpedFont15">Se sono messi in discussione, gli sforzi della diplomazia perdono di credibilità e la possibilità di riparare ai danni </span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">che le guerre producono, svanisce nel nulla.    </span></span></p>
<p class="s4">
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		<title>Messaggio di fine anno dI Sergio Mattarella agli italiani: mai come adesso la pace grida la sua urgenza</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Jan 2025 15:11:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[discorso fine anno]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[Sergio Mattarella]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="2378" height="1598" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/01/presidente1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/01/presidente1.jpg 2378w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/01/presidente1-300x202.jpg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/01/presidente1-1024x688.jpg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/01/presidente1-768x516.jpg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/01/presidente1-1536x1032.jpg 1536w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/01/presidente1-2048x1376.jpg 2048w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/01/presidente1-1920x1290.jpg 1920w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/01/presidente1-1170x786.jpg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/01/presidente1-585x393.jpg 585w" sizes="(max-width: 2378px) 100vw, 2378px" /></p>
<p>Pace, sicurezza sul lavoro, rispetto, giovani, carceri, femminicidi, patriottismo e il richiamo alla speranza nel Giubileo al centro del discorso di fine anno  del Presidente della Repubblica. Il decimo messaggio&#8230;</p>
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<p>Il decimo messaggio di fine anno di Sergio Mattarella si fonda su due parole chiave: &#8220;rispetto&#8221; e &#8220;speranza&#8221;, in linea con quelle scelte dall’Enciclopedia Treccani per il 2024. In un discorso di quasi 17 minuti, il Presidente della Repubblica affronta temi di attualità ribadendo la necessità di azioni concrete per affrontare le sfide del presente.</p>
<p><a href="https://www.youtube.com/watch?v=_XBW5qY-ZDU">Guarda il video</a></p>
<h4><strong>La pace come imperativo morale e costituzionale</strong></h4>
<p>La pace è stata al centro del discorso del presidente, che ha ribadito il suo valore irrinunciabile. Ha ricordato le sofferenze causate dai conflitti in Ucraina, Medio Oriente e altrove, sottolineando che &#8220;mai come adesso la pace grida la sua urgenza&#8221;. Il presidente ha richiamato il ruolo dell’Italia nella promozione della pace, in linea con i principi costituzionali e l’impegno della presidenza italiana del G7.<br />
&#8220;La pace non significa sottomissione alla prepotenza,&#8221; ha affermato, &#8220;ma rispetto dei diritti umani e della dignità di ogni popolo.&#8221;</p>
<h4><strong> Il richiamo del Giubileo alla speranza</strong></h4>
<p>Il presidente ha ricordato il messaggio di Papa Francesco durante l’apertura del Giubileo nella notte di Natale. Il Giubileo, ha sottolineato, è un forte richiamo alla speranza, un invito a guardare al futuro con fiducia e a tradurre questa speranza in azioni concrete. “Quelle di questa sera sono ore di speranza nel futuro, nell’anno che viene. Tocca a noi saperla tradurre in realtà.”</p>
<h4><strong>Vicinanza a Cecilia Sala: il valore della libera informazione</strong></h4>
<p>Il presidente ha espresso l’angoscia di tutti per la detenzione della giornalista Cecilia Sala, simbolo dell’importanza della libera informazione. “Le siamo vicini in attesa di rivederla presto in Italia,” ha dichiarato, evidenziando il coraggio di chi rischia la vita per documentare le atrocità dei conflitti. Il sacrificio dei giornalisti, spesso pagato a caro prezzo, rappresenta un servizio indispensabile alla comunità.</p>
<h4><strong>Sicurezza sul lavoro: un impegno non più rimandabile</strong></h4>
<p>Tra i temi affrontati, la sicurezza sul lavoro ha avuto un posto di rilievo. Il presidente ha ricordato l’ultima tragedia avvenuta a Calenzano, dove cinque persone hanno perso la vita, ribadendo che “non possono più bastare parole di sdegno: occorre agire con responsabilità e severità.” Ha sottolineato come gli incidenti mortali sul lavoro siano inaccettabili e prevenibili, richiamando la necessità di garantire condizioni di sicurezza adeguate e rispetto per la dignità di ogni lavoratore.</p>
<h4><strong>Rispetto e dignità nelle carceri</strong></h4>
<p>Il presidente ha affrontato il delicato tema delle condizioni di detenzione, definendo inaccettabile l’alto numero di suicidi nelle carceri italiane. Ha richiamato il dovere di garantire il rispetto della dignità umana anche per i detenuti, come previsto dalla Costituzione, e ha denunciato il sovraffollamento e le difficili condizioni di lavoro del personale penitenziario. “I detenuti devono poter respirare un’aria diversa da quella che li ha condotti all’illegalità,” ha affermato, elogiando gli operatori impegnati per il recupero e la reintegrazione.</p>
<h4><strong>Lotta ai femminicidi e rispetto per le donne</strong></h4>
<p>Un altro tema centrale del discorso è stato il dramma dei femminicidi, con il riferimento alla tragica sorte di Giulia Cecchettin e di tante altre donne vittime di violenza. Il presidente ha lodato il coraggio delle giovani generazioni che alzano la voce contro questa barbarie, sottolineando che “non vogliamo più dover parlare delle donne come vittime. Vogliamo e dobbiamo parlare della loro energia, del loro lavoro, del loro essere protagoniste.” Un invito a costruire una società che riconosca e valorizzi pienamente la libertà e la dignità femminile.</p>
<h4><strong> Il patriottismo quotidiano e l&#8217;impegno nel lavoro.</strong></h4>
<p>Il presidente ha offerto una riflessione sul significato profondo della Patria, intesa come l’insieme dei valori costituzionali e della coesione sociale. Ha lodato il patriottismo quotidiano di medici, insegnanti, imprenditori, volontari e di tutti coloro che, attraverso il loro lavoro e il loro impegno, costruiscono il bene comune. Ha menzionato il ruolo essenziale di chi, pur provenendo da altri Paesi, ama l’Italia e contribuisce alla sua crescita, ribadendo che il patriottismo è fatto di inclusione, solidarietà e responsabilità condivisa. “È fondamentale creare percorsi di integrazione e comprensione reciproca perché da questo dipende il futuro delle nostre società,” ha dichiarato.</p>
<p>Il presidente ha poi ricordato l’entusiasmo degli allievi della Marina Militare e l’impegno dei militari italiani nei teatri operativi internazionali, esempi di dedizione al servizio del Paese e dei suoi valori.</p>
<h4><strong>L’urgenza di colmare disuguaglianze sociali e territoriali</strong></h4>
<p>Nel suo discorso, il presidente ha collegato la precarietà del lavoro ai divari territoriali e alla necessità di interventi che garantiscano diritti equi in tutto il Paese. Ha citato il fenomeno dei giovani che lasciano l’Italia per mancanza di opportunità e il dramma delle famiglie che rinunciano alle cure per difficoltà economiche. “Colmare queste distanze è un compito inderogabile,” ha dichiarato.</p>
<h4><strong>Il rispetto come fondamento di una società migliore</strong></h4>
<p>Riallacciandosi alla parola dell’anno scelta dalla Treccani, “rispetto,” il presidente ha invitato a costruire una società basata sulla solidarietà e sull’accoglienza. Ha fatto appello a una maggiore responsabilità nella prevenzione delle tragedie sul lavoro e nella gestione della detenzione carceraria, affermando che “il rispetto verso gli altri rappresenta il primo passo per una società più accogliente e solidale.”</p>
<p>Il discorso si è chiuso con un richiamo all’impegno collettivo. La pace, la sicurezza sul lavoro, il Giubileo come simbolo di speranza, il rispetto per i detenuti, la lotta ai femminicidi, il patriottismo e la coesione sociale sono stati indicati come pilastri per affrontare il nuovo anno. “La speranza non può tradursi soltanto in attesa inoperosa. La speranza siamo noi: il nostro impegno, la nostra libertà, le nostre scelte.” Con queste parole,il presidente ha augurato a tutti un 2025 di maggiore giustizia e solidarietà.</p>
<p>@riproduzione riservata</p>
<p>foto  e video credits. quirinale.it</p>
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