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		<title>Giustizia è (finalmente) fatta Separazione delle carriere, fine dell’equivoco: la riforma che restituisce equilibrio tra chi accusa e chi giudica</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2025/11/02/giustizia-e-finalmente-fatta-separazione-delle-carriere-fine-dellequivoco-la-riforma-che-restituisce-equilibrio-tra-chi-accusa-e-chi-giudica/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=giustizia-e-finalmente-fatta-separazione-delle-carriere-fine-dellequivoco-la-riforma-che-restituisce-equilibrio-tra-chi-accusa-e-chi-giudica</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Arno’ direttore de La Gazzetta Italo brasiliana]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 02 Nov 2025 07:39:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
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		<category><![CDATA[Giustizia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1080" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/Lex-1920-x1080.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/Lex-1920-x1080.jpg 1920w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/Lex-1920-x1080-300x169.jpg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/Lex-1920-x1080-1024x576.jpg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/Lex-1920-x1080-768x432.jpg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/Lex-1920-x1080-1536x864.jpg 1536w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/Lex-1920-x1080-1170x658.jpg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/Lex-1920-x1080-585x329.jpg 585w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>C’è voluto quasi mezzo secolo, una sfilza di governi, un cimitero di buone intenzioni e, per non farci mancare nulla, 88 processi al povero Berlusconi, di cui alcuni hanno avuto&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2025/11/02/giustizia-e-finalmente-fatta-separazione-delle-carriere-fine-dellequivoco-la-riforma-che-restituisce-equilibrio-tra-chi-accusa-e-chi-giudica/">Giustizia è (finalmente) fatta Separazione delle carriere, fine dell’equivoco: la riforma che restituisce equilibrio tra chi accusa e chi giudica</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1080" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/Lex-1920-x1080.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/Lex-1920-x1080.jpg 1920w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/Lex-1920-x1080-300x169.jpg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/Lex-1920-x1080-1024x576.jpg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/Lex-1920-x1080-768x432.jpg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/Lex-1920-x1080-1536x864.jpg 1536w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/Lex-1920-x1080-1170x658.jpg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/Lex-1920-x1080-585x329.jpg 585w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>C’è voluto quasi mezzo secolo, una sfilza di governi, un cimitero di buone intenzioni e, per non farci mancare nulla, 88 processi al povero Berlusconi, di cui alcuni hanno avuto più udienze che puntate <em>di Beautiful,</em> ma alla fine ce l’abbiamo fatta. L’Italia ha approvato la riforma della giustizia che introduce la <strong>separazione delle carriere tra magistrati giudicanti e requirenti</strong>, principio di civiltà giuridica che in qualsiasi altro Paese europeo sarebbe sembrato… ovvio. Da noi, invece, è stata una rivoluzione copernicana, un po’ come scoprire che il sole non gira attorno al PM.</p>
<p>“Traguardo storico”, ha detto la premier Meloni. E ha ragione. Dopo decenni in cui le toghe si sono abituate a passare con disinvoltura dal ruolo dell’accusa a quello del giudice, come se bastasse cambiare toga per cambiare prospettiva, si ripristina finalmente quel <strong>confine invisibile ma fondamentale tra chi indaga e chi giudica</strong>. Una linea che tutela non solo gli imputati, ma anche la credibilità della magistratura stessa, che da troppo tempo paga la confusione dei ruoli e la tentazione, talvolta irresistibile, di “fare politica” invece di applicare la legge.</p>
<p><strong>Un Paese in cui il giudice decide anche il destino del Parlamento</strong></p>
<p>E che fosse ora, lo dimostra l’ultimo episodio: la <strong>Corte dei Conti</strong> che boccia la delibera sul Ponte sullo Stretto. Non un dibattito tecnico, non un rilievo contabile, ma un vero e proprio <strong>veto politico</strong>, come se la sovranità popolare dovesse chiedere il permesso per attraversare lo Stretto. Ecco l’ennesimo esempio di come la giurisdizione, quando smette di controllare e inizia a sostituirsi al legislatore, smarrisce la sua funzione e diventa una scorciatoia pericolosa, e inquietante, per chi pretende di “difendere la democrazia” togliendo potere a chi ne è la fonte: il popolo.</p>
<p><strong>Il fantasma del Cavaliere</strong></p>
<p>Qualcuno, lassù, oggi sorride.<br />
Silvio Berlusconi, che della riforma della giustizia fece la sua crociata personale, probabilmente brinda nell’aldilà con più soddisfazione di quanta ne ebbe in vita, tra un rinvio a giudizio e una sentenza d’appello. Gli avevano dato del perseguitato e del visionario: ebbene, oggi la sua “visione” è scritta nella Costituzione. Marina Berlusconi lo ha detto con semplicità: “È la vittoria di papà”. E in effetti lo è. Ma, più ancora, è <strong>la vittoria del buon senso</strong>, che ha impiegato solo settant’anni per arrivare in aula.</p>
<p><strong>Addio alle correnti, bentornato merito</strong></p>
<p>La riforma istituisce due <strong>Consigli Superiori della Magistratura</strong>, uno per chi giudica e uno per chi accusa, più un’Alta Corte disciplinare che, almeno sulla carta, dovrebbe servire a rendere la magistratura più responsabile e meno corporativa. E qui entra in scena un’altra parola magica: <strong>sorteggio</strong>. I membri laici e togati saranno estratti a sorte: un’idea che scandalizza solo chi, finora, preferiva la cooptazione di corrente. Il caso, insomma, come antidoto al <em>cerchio magico</em> delle toghe.</p>
<p>Naturalmente, l’Associazione Nazionale Magistrati ha gridato allo scandalo: “Si altera l’equilibrio dei poteri”. In effetti sì: si riequilibra un sistema che da tempo pendeva tutto da una parte. Dopo quarant’anni di “autogoverno”, con carriere decise da correnti e logiche interne più da gruppo di potere che da organo costituzionale, un po’ d’aria fresca non guasta.</p>
<p><strong>La paura dei “pieni poteri”</strong></p>
<p>Le opposizioni, prevedibilmente, hanno agitato il solito spauracchio: “Meloni vuole i pieni poteri!”. Già sentita, e non fa più effetto. In realtà, ciò che la riforma toglie sono <strong>i poteri opachi di un potere non eletto</strong>, che nel tempo si è allargato fino a mettere becco nelle scelte del Parlamento, del Governo, e talvolta perfino dell’economia.<br />
Chiamatela come volete, ma questa non è la resa dello Stato di diritto: è la sua rinascita.</p>
<p><strong>Ora la parola agli italiani</strong></p>
<p>Il prossimo passo sarà il <strong>referendum confermativo</strong>: niente quorum, solo il giudizio dei cittadini. E qui la domanda sarà semplice, quasi disarmante:<br />
volete una giustizia che torni <em>ai cittadini</em>, o vi accontentate di lasciarla <em>ai magistrati</em>?</p>
<p>Chi pensa che tutto vada bene così com’è, tra processi infiniti, sentenze che smentiscono le urne e toghe che scambiano la toga per un microfono, voterà No.<br />
Chi crede invece che una giustizia più chiara, più efficiente e meno politicizzata sia il primo passo verso una democrazia adulta, voterà Sì.</p>
<p><strong>Concludendo:</strong><br />
Per settant’anni abbiamo avuto una giustizia che “funzionava” così bene da farci diventare campioni europei di prescrizioni e risarcimenti per errori giudiziari. Adesso, forse, cominceremo ad avere una giustizia che funziona <em>e basta</em>. E se a qualcuno manca la toga con i superpoteri, beh… c’è sempre Halloween.</p>
<p><strong>Giuseppe Arnò</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>LA RIFORMA DELLA GIUSTIZIA</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Arno’ direttore de La Gazzetta Italo brasiliana]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 06 Aug 2021 04:56:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[IL punto di vista]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="453" height="340" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/08/31C09016-228B-429C-852D-CE0870BFD1E4.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/08/31C09016-228B-429C-852D-CE0870BFD1E4.jpeg 453w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/08/31C09016-228B-429C-852D-CE0870BFD1E4-300x225.jpeg 300w" sizes="(max-width: 453px) 100vw, 453px" /></p>
<p>“Non sempre cambiare equivale a migliorare, ma per migliorare bisogna cambiare.” Sir Winston Churchill. È vero. Se vogliamo tentare di migliorare dobbiamo cambiare e per cambiare è necessario abbandonare modi&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em><img decoding="async" class="alignright wp-image-42808 size-thumbnail" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/08/E57E4147-119B-4893-A81E-4D7A5C66D167-150x150.jpeg" alt="" width="150" height="150" />“Non sempre cambiare equivale a migliorare, ma per migliorare bisogna cambiare.” Sir Winston Churchill.</em></p>
<p class="s10"><span class="s11"><span class="bumpedFont15">È vero. Se vogliamo tentare di migliorare dobbiamo cambiare e per cambiare è necessario abbandonare modi di pensare e comportamenti abitudinari. Le alternative all’abitudine, secondo gli psicologi, vanno affrontate con serenità: rinunciare alle nuove opportunità vuol dire autocondannarsi al conformismo, con il rischio di diventare sempre più infelici.</span></span><span class="s12"><span class="bumpedFont15">Inoltre, migliorare significa anche predisporre un futuro più soddisfacente per le generazioni che seguiranno; e oggi ci occuperemo del presente, punto di partenza per un futuro migliore. Disserteremo, infatti, su un argomento attuale e spinoso, che suscita prese di posizioni decise, contrastanti e ideologiche: </span></span><span class="s13"><span class="bumpedFont15">la riforma della Giustizia</span></span><span class="s12"><span class="bumpedFont15">.</span></span></p>
<p class="s10"><span class="s12"><span class="bumpedFont15">Certo che in questo momento parlare di giustizia è particolarmente complicato in quanto questa antica e fondamentale virtù, trattata sin dall’antichità prima da </span></span><span class="s13"><span class="bumpedFont15">Platone </span></span><span class="s12"><span class="bumpedFont15">poi da </span></span><span class="s13"><span class="bumpedFont15">Aristotele</span></span><span class="s12"><span class="bumpedFont15"> e ancora in seguito da molti altri studiosi e politologi, attualmente sta attraversando una fase di vera crisi istituzionale dicotomica: ovvero di credibilità e di identità.</span></span><span class="s12"><span class="bumpedFont15">Anche se per </span></span><span class="s13"><span class="bumpedFont15">Fabrizio De André</span></span><span class="s12"><span class="bumpedFont15"> la giustizia giusta o </span></span><span class="s14"><span class="bumpedFont15">epichèia</span></span><span class="s12"><span class="bumpedFont15">è solo quella di Dio e non quella degli uomini, sappiamo che questi hanno pur bisogno di una giustizia terrena, che regoli i loro rapporti sociali secondo la ragione e le leggi vigenti. D’altronde, anche </span></span><span class="s13"><span class="bumpedFont15">Papa Francesco</span></span><span class="s12"><span class="bumpedFont15"> nella recitazione dell’Angelus ce lo ricorda con queste parole: “</span></span><span class="s14"><span class="bumpedFont15">L’umanità ha bisogno di giustizia, di pace e di amore</span></span><span class="s12"><span class="bumpedFont15">”. Un concetto che ci richiama alla dottrina del massimo esponente del normativismo giuridico, il filosofo/giurista </span></span><span class="s13"><span class="bumpedFont15">Hans </span></span><span class="s13"><span class="bumpedFont15">Kelsen</span></span><span class="s12"><span class="bumpedFont15">, secondo cui la giustizia altro non è che </span></span><span class="s14"><span class="bumpedFont15">la felicità sociale.</span></span></p>
<p class="s10"><span class="s12"><span class="bumpedFont15">Se così stanno le cose, noi, purtroppo, facciamo parte del “club degli infelici” dal momento che la nostra giustizia è immersa in una crisi mai vista prima d’ora e più infelici ancora ci rende l’ambivalente conflitto tra politica e magistratura: da una parte la politica è in conflitto con la magistratura, dall’altra crea il conflitto politico all’interno di quest’ultima.</span></span> <span class="s12"><span class="bumpedFont15">In realtà, è da oltre sei lustri che si cerca di realizzare una riforma della giustizia, ma si è trattato solo di intenzioni che non hanno mai sortito i voluti effetti vuoi per colpa della politica vuoi per la resistenza della magistratura e vuoi, infine, per mille altre ragioni inclusa la paura di affrontare il nuovo. Come conseguenza, l’equilibrio tra i poteri dello Stato nel tempo si è sbilanciato verso il potere giudiziario e ciò a discapito della legittima separazione, del funzionamento e dell’indipendenza degli altri due poteri; il legislativo e l’esecutivo.</span></span></p>
<p class="s10"><span class="s12"><span class="bumpedFont15">Il potere giudiziario, ovvero la magistratura, più che un potere andrebbe concepito come “</span></span><span class="s13"><span class="bumpedFont15">servizio</span></span><span class="s12"><span class="bumpedFont15">” pubblico interprete e garante dell’inviolabilità dei diritti dei cittadini e dei valori costituzionali. Questi i suoi compiti, i suoi limiti e i suoi confini invalicabili!</span></span> <span class="s12"><span class="bumpedFont15">Ciò nonostante, una parte della magistratura da molti anni a questa parte ha svolto un ruolo esuberante e prevalente, spesso cercando di &#8220;orientare&#8221; il potere legislativo. Inoltre, ha creato all’interno della propria istituzione un coacervo di manovre nascoste finché non sono esplosi il caso “</span></span><span class="s12"><span class="bumpedFont15">Palamara</span></span><span class="s12"><span class="bumpedFont15">” e lo scandalo delle toghe, che hanno gettato nello sgomento l’opinione pubblica e non solo. Il presidente della Repubblica </span></span><span class="s13"><span class="bumpedFont15">Sergio Mattarella</span></span><span class="s12"><span class="bumpedFont15">, infatti, parlando davanti al plenum del CSM ha definito un &#8220;</span></span><span class="s14"><span class="bumpedFont15">quadro sconcertante e inaccettabile</span></span><span class="s12"><span class="bumpedFont15">” ciò che è emerso dalle indagini che hanno coinvolto alcuni consiglieri.</span></span></p>
<p class="s10"><span class="s12"><span class="bumpedFont15">Si rafforzano così molti dubbi sull’uso politico di diverse inchieste, su determinate condanne, su questionabili custodie cautelari e, per finire, sui legami della magistratura col mondo politico. Tutti fattori che hanno portato i cittadini a perdere la fiducia nei confronti della giustizia e, principalmente, di una certa parte della magistratura che l’amministra.</span></span></p>
<p class="s10"><span class="s12"><span class="bumpedFont15">Per il potere giudiziario detto scandalo sarebbe stato, prima che magari si potesse avverare la predizione del fu </span></span><span class="s13"><span class="bumpedFont15">Massimo </span></span><span class="s13"><span class="bumpedFont15">Bordin</span></span><span class="s12"><span class="bumpedFont15">, stimato direttore di Radio Radicale, secondo cui alla fine i magistrati si sarebbero arrestati tra di loro, un’occasione unica per mettere ordine in casa e, secondo il mito dell’Araba Fenice, risorgere dalle ceneri più credibile che mai. Ma non sembra che le cose stiano andando in questo senso, anzi detto potere si mostra critico nei confronti di qualsivoglia accenno di riforma ipotizzato o perorato da chicchessia.</span></span></p>
<p class="s10"><span class="s12"><span class="bumpedFont15">Non a caso, si legge su il Giornale.it del 10 u.s.: “</span></span><span class="s14"><span class="bumpedFont15">La riforma della giustizia continua a far discutere: a prendere la parola è anche il presidente di </span></span><span class="s14"><span class="bumpedFont15">Anm</span></span><span class="s14"><span class="bumpedFont15"> Giuseppe </span></span><span class="s14"><span class="bumpedFont15">Santalucia</span></span><span class="s14"><span class="bumpedFont15">, che ha espresso le proprie perplessità in merito agli emendamenti al </span></span><span class="s14"><span class="bumpedFont15">ddl</span></span><span class="s14"><span class="bumpedFont15"> penale approvati recentemente dal </span></span><span class="s14"><span class="bumpedFont15">Cdm</span></span><span class="s12"><span class="bumpedFont15">”. E più di recente, davanti alla commissione Giustizia alla Camera, il procuratore di Catanzaro </span></span><span class="s13"><span class="bumpedFont15">Nicola Gratteri</span></span><span class="s12"><span class="bumpedFont15"> ha espresso forte preoccupazione per la possibilità che il 50% dei processi, in gran parte per reati di mafia e maxi processi, siano dichiarati improcedibili in appello. E, subito dopo, rafforza le critiche il procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo </span></span><span class="s13"><span class="bumpedFont15">Federico Cafiero De </span></span><span class="s13"><span class="bumpedFont15">Raho</span></span><span class="s12"><span class="bumpedFont15"> che prevede conseguenze sulla democrazia del nostro Paese, se tanti processi diventeranno improcedibili minando la sicurezza dello Stato.</span></span> <span class="s12"><span class="bumpedFont15">Per meglio intendere il problema, le critiche vertono sullo “sveltimento” processuale, ovvero sull’improcedibilità dell’azione penale (prevista nella riforma) nel caso di superamento di determinati limiti temporali per ogni grado processuale.</span></span></p>
<p class="s10"><span class="s12"><span class="bumpedFont15">Quanto sopra esposto rivela che, oltre alla prevedibile critica di taluni politici, anche da parte di stimati magistrati si questiona sulla bontà o meno della riforma, disconsiderando oramai sempre più le raccomandazioni del grande giurista fiorentino, nonché Padre costituente </span></span><span class="s13"><span class="bumpedFont15">Pie</span></span><span class="s13"><span class="bumpedFont15">ro </span></span><span class="s13"><span class="bumpedFont15">Calamandrei</span></span><span class="s12"><span class="bumpedFont15">, che così recitano: “… </span></span><span class="s14"><span class="bumpedFont15">al giudice (ed in generale al giurista) non spetta discutere la bontà politica delle leggi; spetta soltanto, in quanto giudice e in quanto giurista, osservarle e farle osservare</span></span><span class="s12"><span class="bumpedFont15">”.</span></span> <span class="s12"><span class="bumpedFont15">È così dunque che iniziano quei malcelati disappunti che hanno fino ad ora e per tanti anni contribuito a ritardare ogni tentativo di riforma? Probabilmente sì: è la forza della critica che prevale sul cambiamento! Solo che recentemente, spazientita dall’inspiegabile stallo politico e dall’ozio riformatore, si è mossa persino l’Europa “ammonendoci” severamente di rendere la nostra giustizia più “efficiente e compatibile” col ruolo che le è proprio e in linea con i sistemi vigenti nell’Unione. Ed ecco che il governo ha dovuto darsi una mossa.</span></span></p>
<p class="s10"><span class="s12"><span class="bumpedFont15">Allora? Suvvia, è il momento di cogliere la palla al balzo! Viviamo in uno Stato di diritto, che, in parole povere, deve garantire la salvaguardia dei diritti fondamentali per tutti i cittadini attraverso una giustizia accessibile e certa sia nei tempi sia negli esiti e se a tal fine il sistema giudiziario così com’è non funziona, vi si ponga rimedio e così sia!</span></span> <span class="s12"><span class="bumpedFont15">Il rimedio è la riforma della giustizia e a tanto deve provvedere il potere legislativo </span></span><span class="s12"><span class="bumpedFont15">motu</span></span><span class="s12"><span class="bumpedFont15"> proprio o, se ozioso, sulla spinta della volontà popolare espressa attraverso una proposta di referendum, così come sta accadendo.</span></span></p>
<p class="s10"><span class="s12"><span class="bumpedFont15">L’indifferenza del cittadino nei confronti di quella parte della giustizia malfunzionante si è trasformata oramai in malumore tant’è che oltre centomila italiani e dalle più disparate tendenze politiche, nei primi tre giorni di gazebo, avevano già firmato per le sei questioni referendarie sulla giustizia promosse da Radicali e Lega.</span></span> <span class="s12"><span class="bumpedFont15">Nel contempo, procedono finalmente i lavori del Parlamento che riguardano una parziale riforma della giustizia penale: una delle obbligazioni assunta dall’Italia nei confronti dell’Unione Europea per ottenere i circa 200 miliardi di euro di finanziamenti del Fondo per la ripresa (</span></span><span class="s12"><span class="bumpedFont15">Recovery</span></span><span class="s12"><span class="bumpedFont15"> Fund per gli anglofoni).</span></span></p>
<p class="s10"><span class="s12"><span class="bumpedFont15">Infatti,</span></span><span class="s14"><span class="bumpedFont15"> </span></span><span class="s12"><span class="bumpedFont15">passo a passo,</span></span><span class="s14"><span class="bumpedFont15"> </span></span><span class="s12"><span class="bumpedFont15">tra i molti pregiudizi e ostacoli ideologici sembra che i lavori presieduti dal ministro della Giustizia </span></span><span class="s13"><span class="bumpedFont15">Marta </span></span><span class="s13"><span class="bumpedFont15">Cartabia</span></span><span class="s12"><span class="bumpedFont15"> sulla menzionata riforma procedano dopo il lungo blocco imposto dalla sviante frattura tra magistratura e politica, tant’è che il pacchetto di proposte su processo penale e prescrizione in Consiglio dei ministri è passato all’unanimità. Però noi, oramai sfiduciati, ci chiediamo se esso arriverà a buon fine nella sua interezza o, strada facendo, sarà emendato al punto da rappresentare soltanto un maquillage che, ancora una volta, non risolverà il problema di fondo.</span></span> <span class="s12"><span class="bumpedFont15">Beh!&#8230;</span></span> <span class="s12"><span class="bumpedFont15">stavolta</span></span><span class="s12"><span class="bumpedFont15">speriamo fortemente in bene.</span></span></p>
<p class="s10"><span class="s12"><span class="bumpedFont15">Ecco che, mentre scriviamo ci giunge la notizia che </span></span><span class="s11"><span class="bumpedFont15">il Consiglio dei ministri ha deciso di apportare al testo due volte approvato dal governo alcune modifiche che riguardano principalmente l´imprescrittibilità, e quindi l´esclusione dal meccanismo di improcedibilità, dei reati di mafia e </span></span><span class="s11"><span class="bumpedFont15">terrorismo nonché il regime speciale per quelli con aggravante mafiosa.</span></span> <span class="s12"><span class="bumpedFont15">Non vogliamo essere pessimisti ma realisti: di certo siamo sulla buona strada, ma si potrà dire “missione compiuta” solo allorché sarà posta in discussione e approvata una riforma della giustizia non solo puntuale, ma profonda, così come proposta con i referendum. Alfine, ci si renda conto che il troppo stroppia: esistono infatti, oltre alle pressioni dell’Europa, dei limiti aldilà dei quali la pazienza non è più una virtù, per cui la “Guerra dei trent’anni” tra politica e giustizia (tanto è il tempo durante il quale si tenta invano una riforma) dovrà pur volgere al termine!</span></span></p>
<p class="s10"><span class="s12"><span class="bumpedFont15">Si apre dunque uno spiraglio? Speriamo! Sembra infatti che finalmente gli scandali giudiziari e gli inaccettabili meccanismi ad essi connessi abbiano fatto perdere l’indifferenza all’intera società civile e non solo nei confronti del problema giustizia con tutto ciò che ne consegue!</span></span> <span class="s12"><span class="bumpedFont15">Il passaggio dalla toga alla poltrona parlamentare e viceversa; il rapporto olistico tra stampa e magistratura; le lungaggini processuali; la mancata attuazione della separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri; gli intrighi, i veleni e le lotte per poltrone all’interno dell’ordine giudiziario; e altro ancora hanno determinato, in ultimo, una volontà generale di porre fine a questa riprovevole situazione e di dare di piglio ad una profonda riforma della giustizia in cui tutti si riconoscano.</span></span></p>
<p class="s10"><span class="s12"><span class="bumpedFont15">Volontà che ci auguriamo sia condivisa anche, a ragion veduta, dagli odierni critici e dalla maggior parte dei magistrati: quelli che svolgono il proprio lavoro con spirito di abnegazione, con passione e devozione.</span></span> <span class="s12"><span class="bumpedFont15">E solamente se ciò avverrà, l’articolo 101 della Costituzione (La giustizia è amministrata in nome del popolo) e la Magistratura recupereranno rispettivamente quel senso voluto dai Padri costituenti e la nostra piena fiducia.</span></span></p>
<p class="s10"><span class="s12"><span class="bumpedFont15"><br />
</span></span>Giuseppe Arno’*Direttore de La Gazzetta italo brasiliana – http://rivistalagazzettaonline.info</p>
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