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	<title>romanzo fantasy Archivi - lafrecciaweb.it</title>
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		<title>Francisco Saia, dalla macchina da presa al romanzo: Tindara e Carmelina. Intervista all’autore</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maria Sole Stancampiano]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 12 Oct 2026 12:57:30 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Francisco Saia]]></category>
		<category><![CDATA[romanzo fantasy]]></category>
		<category><![CDATA[Tindara e Carmelina]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="678" height="339" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/Tindara-e-Carmelina-Francisco-Saia-presen-a-roma-678x339-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/Tindara-e-Carmelina-Francisco-Saia-presen-a-roma-678x339-1.jpg 678w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/Tindara-e-Carmelina-Francisco-Saia-presen-a-roma-678x339-1-300x150.jpg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/Tindara-e-Carmelina-Francisco-Saia-presen-a-roma-678x339-1-585x293.jpg 585w" sizes="(max-width: 678px) 100vw, 678px" /></p>
<p>Il folklore siciliano incontra il mistero e le atmosfere dark in Tindara e Carmelina – Un’amicizia oltre l’anello, il romanzo di Francisco Saia ambientato nella Milazzo del 2000. Tra una&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/10/12/francisco-saia-dalla-macchina-da-presa-al-romanzo-tindara-e-carmelina-intervista-allautore/">Francisco Saia, dalla macchina da presa al romanzo: Tindara e Carmelina. Intervista all’autore</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Il folklore siciliano incontra il mistero e le atmosfere dark in Tindara e Carmelina – Un’amicizia oltre l’anello, il romanzo di Francisco Saia ambientato nella Milazzo del 2000. Tra una villa liberty, un anello magico e un mondo invisibile agli occhi degli adulti, la storia esplora i legami dell’amicizia, la solitudine e il coraggio di ricominciare. Il libro sarà presentato il 18 ottobre al The Cineclub di Roma, in occasione della Festa del Cinema di Roma 2026, in un incontro moderato dal giornalista messinese Marco Bonardelli di Suggestionipress</em></p>
<p>Una villa liberty, un anello magico e un mondo nascosto agli occhi degli adulti. È da queste suggestioni che prende forma <strong>Tindara e Carmelina –</strong> <strong>Un’amicizia oltre l’anello</strong>, il romanzo con cui <strong>Francisco Saia</strong>, regista e sceneggiatore, approda per la prima volta alla narrativa. Ambientata nella Milazzo del 2000, la storia attraversa luoghi reali, vicende storiche e leggende della tradizione siciliana, trasformandoli in uno scenario fantastico dalle atmosfere gotiche.</p>
<p>Al centro del racconto ci sono Tindara e Carmelina, due bambine accomunate dalla solitudine e da esperienze profondamente diverse. Una è segnata dal lutto e dall’emarginazione, l’altra è una creatura non-morta, prigioniera da oltre un secolo di una dimensione parallela. Il loro incontro dà vita a un’amicizia capace di superare le barriere tra mondi, restituendo alla fantasia il compito di esplorare le fragilità umane e la possibilità di rinascere.</p>
<p>La <strong>genesi del romanzo</strong> è legata proprio a <strong>Milazzo</strong> ridente cittadina sul mare della costa tirrenica messinese, <strong>che ha accolto Saia </strong>durante la lavorazione de Il ladro di stelle cadenti, film diretto da Marco Müller e presentato come opera d’apertura alla 70ª edizione del Taormina Film Festival nel 2024. Di fronte a <strong>Villa Vaccarino</strong>, con il suo fascino architettonico e le sue atmosfere suggestive, è nata l’intuizione di un universo narrativo in cui creature leggendarie, personaggi storici e immaginazione contemporanea potessero convivere.</p>
<p>Nato e cresciuto a Savona, <strong>premiato nel 2021 </strong>come miglior talento ligure dell’anno, Francesco<strong> Saia </strong>ha costruito il proprio percorso tra cinema e scrittura, firmando anche gli scriptbook The Competition e 31 ottobre, pubblicati in italiano e in inglese. Appassionato di cinema gotico e letteratura urban fantasy, con questo libro porta sulla pagina una sensibilità maturata attraverso le immagini, intrecciando il patrimonio storico e folkloristico siciliano con temi universali come il bullismo, il lutto, l’esclusione e il bisogno di essere ascoltati.</p>
<p><strong>In questa intervista ci racconta la nascita di Tindara e Carmelina, il legame con la Sicilia</strong>, il lavoro di ricerca sulle tradizioni popolari e la scelta del fantastico come chiave narrativa per interrogare la realtà. <strong>Con una domanda che attraversa l’intero romanzo: chi sono, davvero, i mostri di cui abbiamo paura?</strong></p>
<p>Dal cinema alla pagina</p>
<p><strong>L’idea di Tindara e Carmelina è nata a Milazzo, davanti a Villa Vaccarino</strong>, durante il lavoro al film Il ladro di stelle cadenti. Quanto la tua formazione cinematografica ha influenzato la scrittura del romanzo e cosa ti ha spinto a passare dalla macchina da presa alla pagina?</p>
<p>La mia formazione cinematografica è stata fondamentale per la scrittura di questo romanzo. Nasco come sceneggiatore cinematografico e passare dalla scrittura di sceneggiature a quella di un romanzo non è stato facilissimo, poiché si tratta di due linguaggi completamente diversi. Scrivere sceneggiature significa «narrare per immagini», quindi bisogna essere esclusivamente concreti. Non a caso, i grandi accademici americani hanno sempre detto: «Write what you see». Scrivere romanzi, invece, significa essere totalmente astratti, permettendosi anche di vagare o di esprimere pensieri personali.</p>
<div class="wp-block-image">
<figure class="alignright size-full is-resized"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="wp-image-116564" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/10/Tindara-e-Carmelina-romanzo-.jpg" sizes="(max-width: 683px) 100vw, 683px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/10/Tindara-e-Carmelina-romanzo-.jpg 683w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/10/Tindara-e-Carmelina-romanzo--200x300.jpg 200w" alt="" width="683" height="1023" /></figure>
</div>
<p>Per poter scrivere questo romanzo mi sono dovuto adattare a un nuovo approccio narrativo, mantenendo però un pizzico di narrazione cinematografica. Ho cercato di raccontare molto per immagini, adottando uno stile concentrato quasi più sul concetto di scena che su quello di capitolo, per permettere al lettore di immergersi in una realtà quasi cinematografica, come se potesse bucare lo schermo di una sala e entrare direttamente in un film.</p>
<p>Non a caso, ho voluto curare personalmente ogni aspetto artistico e creativo. Mi sono occupato dei titoli, delle grafiche e del character design di ogni personaggio, disegnando anche tutte le illustrazioni del libro.</p>
<p>Ho voluto trasmettere il mio amore per il cinema anche a Tindara e Carmelina. Nel romanzo sono presenti numerosi riferimenti e omaggi alla settima arte. In uno dei capitoli iniziali scopriamo che i mostri hanno addirittura una sala cinematografica all’interno della loro dimora, dove sono soliti guardare film dei primi anni Trenta del Novecento. Con questo episodio ho voluto dimostrare che il cinema, e più in generale l’arte in ogni sua forma, è accessibile a tutti, indipendentemente dallo status sociale o culturale.</p>
<p>Alcuni mostri sono ispirati proprio alle figure del cinema horror della Universal degli anni Trenta. Tra i personaggi principali troviamo una versione femminile di Dracula e una di Frankenstein. Ammetto che, per la creazione di questa storia, sono stati soprattutto i film, più dei romanzi, a ispirarmi. Tra questi Miss Peregrine – La casa dei ragazzi speciali di Tim Burton, che ho sempre considerato il miglior film fantasy della storia; Magnifica presenza di Ferzan Özpetek, che affronta, come la mia opera, il tema della convivenza con l’ultraterreno; Il giardino segreto di Marc Munden, che racconta una rinascita emotiva simile a quella vissuta dalle due protagoniste; e Un ponte per Terabithia di Gábor Csupó, che mostra quanto l’amicizia e la fantasia possano diventare un rifugio magico contro il bullismo e l’emarginazione.</p>
<p>A queste opere si aggiungono numerosi altri film, sia commerciali sia d’autore, come Piccoli mostri (1989), Scuola di mostri (1987), Il mio amico vampiro (2000) e Casper (1995).</p>
<p>Sono un autore poliedrico, sempre pronto ad aprirmi e a esplorare ogni forma d’arte e comunicazione. Tra i miei desideri di vita ci sono sempre stati quello di scrivere un romanzo e quello di realizzare un’opera fantasy rivolta ai ragazzi sul tema dell’amicizia. Quest’anno ho avuto la possibilità di conciliare entrambi con Tindara e Carmelina, un romanzo urban fantasy.</p>
<p>Milazzo e la Sicilia</p>
<p><strong>Il romanzo è ambientato nella Milazzo del 2000 e trasforma luoghi e suggestioni reali in un mondo fantastico. Quanto il tuo legame personale con Milazzo e con la Sicilia ha contribuito alla nascita di questa storia?</strong></p>
<p>Tindara e Carmelina nasce anzitutto da un debito d’affetto e riconoscenza verso la Sicilia e verso Milazzo, una terra che mi appartiene per radici familiari e che, accogliendomi professionalmente, ha permesso la nascita del mio ultimo film, Il ladro di stelle cadenti.</p>
<p>Amo profondamente Milazzo e la Sicilia. È una terra che mi ha sempre accolto come un figlio e, soprattutto, mi ha sostenuto artisticamente e creativamente. Inoltre, Il ladro di stelle cadenti è stato selezionato come film d’apertura della 70ª edizione del Taormina Film Festival, nel 2024. Questo mi ha sempre fatto pensare che il destino voglia in qualche modo tenermi legato alla Sicilia, e gliene sono grato.</p>
<p>Milazzo e la Sicilia sono terre ricche di arte, tradizioni e folklore, ma soprattutto sono terre magiche, come se vi fosse davvero qualcosa di misterioso e ultraterreno nascosto in qualche angolo.</p>
<p>L’idea del romanzo è nata circa tre anni fa proprio a Milazzo. All’epoca risiedevo nella penisola tirrenica per curare il montaggio del mio lungometraggio Il ladro di stelle cadenti, girato in città. Alloggiavo in un appartamento situato esattamente di fronte a Villa Vaccarino.</p>
<p>Ogni sera, rientrando dalla postproduzione, mi affacciavo al terrazzo e rimanevo incantato da quella splendida architettura liberty, custode di un fascino magnetico e misterioso, come se al suo interno pulsasse una dimensione segreta, invisibile agli sguardi umani.</p>
<p>Una notte ho iniziato a tracciare i primi schizzi e a prendere appunti. Ho immaginato che la villa racchiudesse un confine magico, nel quale spiriti, non-morti e figure leggendarie fossero confinati nel tempo. Tra loro ha preso forma Carmelina, una bambina non-morta prigioniera di quelle mura da oltre un secolo, sospesa nell’eternità e animata da un unico, profondo desiderio: conoscere il mondo esterno e trovare una vera amica con cui condividere giochi, parole e momenti di felicità.</p>
<p>Storia, folklore e fantasia</p>
<p><strong>Nel romanzo intrecci la Battaglia di Milazzo del 1860, i Whitaker, i Florio e figure del folklore siciliano come U Sugghiu e Colapesce. Come hai conciliato la ricerca storica con la libertà della fantasia?</strong></p>
<p>Ho sempre ritenuto che l’Italia in generale e la Sicilia in particolare siano terre ricche di storia e cultura, ma soprattutto di miti, leggende e tradizioni popolari spesso poco conosciuti e trascurati dal cinema e dalla letteratura. Per questo ho desiderato mettere in evidenza il grande patrimonio culturale, storico e folkloristico che la Sicilia offre.</p>
<p>Molte leggende popolari siciliane risalgono all’Ottocento, perciò mi è sembrato possibile intrecciare queste credenze con il periodo storico del Risorgimento, fondamentale per l’unificazione del nostro Paese. Ho voluto così dare vita a un universo storico-fantastico.</p>
<p>Sono sempre stato un grande appassionato di antropologia, cultura e mitologia regionale italiana. Pur avendo già alcune conoscenze sulla mitologia siciliana, ho dovuto dedicarmi a un intenso periodo di studio e ricerca sulle figure storiche, popolari e leggendarie presenti nell’opera, come Colapesce e U Sugghiu.</p>
<p>Tindara e Carmelina è un romanzo di formazione ambientato nella Milazzo del 2000, che rielabora in chiave fantastica figure e vicende storiche realmente esistite. Tra queste, la rivalità commerciale tra le famiglie Whitaker e Florio, entrambe importanti nella produzione vinicola siciliana e legate, in modi diversi, alle vicende del Risorgimento italiano.</p>
<p>La figura di Sir Pip, padre della coprotagonista Carmelina e guardiano protettore dell’anello magico che custodisce le creature ultraterrene di Milazzo, è ispirata a due importanti figure della famiglia Whitaker: Joseph Whitaker, imprenditore britannico noto per il suo sostegno alla causa garibaldina, e Joseph Isaac Spadafora Whitaker, detto Pip, suo figlio, celebre ornitologo e archeologo.</p>
<p>Vincenzo Florio, politico e imprenditore della Sicilia risorgimentale, inizialmente sostenitore dei Borbone e successivamente vicino a Garibaldi, viene reinterpretato in chiave fantastica come rivale di Sir Pip e come l’uomo che si cela dietro le sembianze di U Sugghiu.</p>
<p>Quest’ultimo è ispirato a una creatura del folklore siciliano, una bestia ibrida e camaleontica associata ai corsi d’acqua e alle campagne, che nel romanzo diventa un essere mutaforme capace di assorbire l’essenza vitale dei non-morti di Villa Vaccarino.</p>
<p>Accanto a queste figure troviamo altri personaggi della mitologia siciliana, come Colapesce, la nota creatura leggendaria messinese, reinterpretata come un ragazzo-pesce leale, custode dei fondali e assistente di Sir Pip.</p>
<p>Sono presenti anche riferimenti letterari, come Batà, un lupo mannaro che vive nell’anello magico di Villa Vaccarino. Orgoglioso della propria natura e permaloso, ma in fondo dolce e protettivo, richiama l’omonimo protagonista della novella Male di luna di Luigi Pirandello, legato all’archetipo siciliano del lupanaru.</p>
<p>Tindara e Carmelina</p>
<p><strong>Tindara e Carmelina sono due creature profondamente sole: una bambina segnata dal lutto e una non-morta ferma nel tempo da oltre un secolo. Che cosa rappresenta la loro amicizia e quale messaggio vuoi affidare ai lettori, giovani e adulti?</strong></p>
<p>La loro amicizia è ricca di significati. Innanzitutto, dimostra che l’amicizia è il miglior rimedio per affrontare i problemi e i momenti difficili che la vita spesso ci riserva. Ci fa capire, inoltre, che l’amicizia non ha colore, sesso, religione, cultura o nazionalità. Anzi, sono proprio le amicizie tra persone diverse a essere spesso le più forti.</p>
<p>Tindara e Carmelina sono due bambine completamente diverse. Tindara è viva, umana e ha dieci anni, mentre Carmelina è una zombie non-morta, intrappolata in una realtà dimensionale parallela da oltre centoquarant’anni.</p>
<p>L’unico elemento che le accomuna è la solitudine. Sarà proprio la loro amicizia clandestina a sconfiggerla e a farle rinascere emotivamente, dando loro la forza necessaria per affrontare la vita.</p>
<p>Con quest’opera voglio rivolgermi a tutti, grandi e piccini, che hanno dovuto affrontare le difficoltà che la vita riserva, come il bullismo o la perdita di una persona amata. Vorrei trasmettere loro forza, coraggio e sostegno, affinché possano andare avanti senza abbattersi, perché la vita stessa non li lascerà mai soli. Ed è proprio l’amicizia il rimedio migliore a ogni male.</p>
<p>Una fiaba dark per tutte le età</p>
<p><strong>Lutti, bullismo, emarginazione e solitudine vengono raccontati attraverso zombie, creature leggendarie e atmosfere gotiche. Perché hai scelto il fantastico per affrontare temi così concreti e dolorosi? E cosa può trovare un adulto, oltre a un giovane lettore, nella storia di Tindara e Carmelina?</strong></p>
<p>Credo che il compito di noi autori e artisti sia quello di prendere per mano lo spettatore o il lettore, portarlo fuori dalla realtà e dai problemi della vita quotidiana e immergerlo in un mondo fantastico, ultradimensionale e talvolta surreale. Un mondo che gli permetta di sognare, di immedesimarsi in un personaggio, in un’avventura o in un desiderio coltivato da sempre, dimenticando per un momento la realtà. Questo mondo prende forma proprio nelle opere letterarie e nei film.</p>
<p>Penso quindi che sia assolutamente giusto affrontare nei film e nei romanzi problemi e fenomeni psicosociali, ma ritengo importante farlo in maniera anticonvenzionale e coinvolgente. Il fantasy è il genere più adatto per affrontare queste tematiche e portare il pubblico a riflettere, consentendogli al tempo stesso di distaccarsi dalla realtà quotidiana.</p>
<p>Adoro il fantasy perché è un genere aperto a tutti, adulti e bambini. Può far tornare bambini quegli adulti che, con il passare del tempo, hanno perso quell’animo e quella voglia di giocare e divertirsi. Allo stesso tempo, aiuta i più piccoli a crescere, a sognare e a non perdere la speranza.</p>
<p>Sono un autore anticategoriale, contrario al concetto di «target» e di «etichetta». Ritengo che non soltanto il fantasy, ma tutti i generi e gli approcci letterari e cinematografici debbano essere accessibili a tutti, indipendentemente dall’età, dall’orientamento politico, sessuale, culturale, religioso o filosofico e dallo status sociale.</p>
<p>Per questo considero Tindara e Carmelina, come tutte le mie opere, un racconto commercialmente indirizzato a bambini e ragazzi, ma narrativamente rivolto a tutte le età. Anzi, penso che ci siano aspetti dai quali gli adulti possano trarre importanti insegnamenti e spunti di riflessione.</p>
<p>Un adulto capirà senz’altro che spesso bisogna prestare maggiore attenzione ai bambini e dare loro ascolto. I bambini cercano insistentemente di comunicare con noi, mentre noi adulti talvolta non li ascoltiamo, convinti che chiedano soltanto vizi e sfizi. In realtà, spesso vogliono proteggerci, avvertirci di pericoli imminenti e offrirci il loro sostegno. Purtroppo, non sempre vengono ascoltati. Con quest’opera vorrei invitare gli adulti a non trascurare mai un bambino e a dedicargli l’attenzione che merita.</p>
<p>Con questo romanzo desidero anche mostrare a tanti adulti come, crescendo, si possa smettere di vedere i colori e la luce che il mondo offre, finendo per percepire una realtà grigia e desaturata, priva di speranza, spensieratezza e divertimento. In questo modo si rischia di perdere quello spirito bambino che tutti portiamo dentro e che dovremmo sempre conservare.</p>
<p>Per tornare a vedere un mondo colorato e rigoglioso bisogna far riemergere quell’animo infantile e imparare nuovamente a guardare le cose con gli occhi di un bambino. Solo così potremo ritrovare i colori e la spensieratezza che abbiamo smarrito.</p>
<p>Questa visione emerge in diversi punti del racconto. In particolare, si manifesta nel fatto che i mostri della villa e l’anello dimensionale in cui vivono sono visibili quasi esclusivamente agli occhi dei bambini, mentre gli adulti non riescono a percepirli.</p>
<p>In un passaggio del romanzo, uno dei mostri, riferendosi a un adulto, afferma: «Nel suo sguardo di adulto razionale non c’era spazio per noi. Cercava solo macerie, e la barriera gli ha mostrato ciò che lui voleva vedere: la polvere».</p>
<p>I veri mostri</p>
<p><strong>Hai scritto che la vera paura non nasce necessariamente da spettri o vampiri, ma dalle violenze e dalle ingiustizie umane. Quanto questo tema accompagna il percorso di Tindara e perché hai scelto di lasciare spazio anche alla redenzione e alla possibilità di ricominciare?</strong></p>
<p>Da autore anticonformista e da persona controcorrente, ho voluto abbattere alcuni cliché legati ai concetti di «ordinario» e «straordinario». Nella società odierna il male viene spesso identificato con ciò che non è ordinario, con ciò che è diverso e non rispetta i canoni che la società ci impone.</p>
<p>In realtà, accade spesso il contrario. Il male si nasconde dove meno ce lo aspettiamo, dietro ciò che consideriamo buono soltanto perché corrisponde alle apparenze. Come dico sempre, le apparenze ingannano, e in quest’opera questa visione emerge con forza.</p>
<p>Tindara viene emarginata dalla società, dalla sua classe e dalle sue compagne. È proprio la società ad approfittarsi della vulnerabilità della bambina. Al contrario, lei viene accolta e amata dai «mostri», quelle figure mitologiche che ci è sempre stato insegnato a temere e a evitare.</p>
<p>Il romanzo suggerisce così che il concetto di mostro riguarda soprattutto la dimensione interiore, non quella esteriore. I veri mostri non sono coloro che hanno un aspetto brutto o apparentemente spaventoso, ma quelli che nascondono un animo cupo e cattivo dietro un corpo esteticamente bello e rassicurante.</p>
<p>La figura popolare, camaleontica e folkloristica di U Sugghiu è stata la metafora ideale per esprimere questo concetto.</p>
<p>Ho lasciato spazio anche alla redenzione perché penso che, dentro alcuni animi apparentemente malvagi, possano nascondersi persone buone, incomprese o semplicemente bisognose di ritrovare la strada giusta. Credo inoltre che tutti meritino una seconda possibilità, e alcuni personaggi di questo racconto lo dimostrano.</p>
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<p>Con <em>Tindara e Carmelina – Un’amicizia oltre l’anello, </em><strong>Francisco Saia </strong>affida alla fantasia una storia che parla di solitudine, diversità e legami capaci di restituire fiducia nella vita, ricordando che spesso sono proprio coloro che temiamo a saperci accogliere meglio. In occasione della Festa del Cinema di Roma 2026 il <strong>regista e sceneggiatore presenterà il romanzo </strong>al pubblico il <strong>18 ottobre alle ore 18.00</strong>, al The<strong> Cineclub di Roma, </strong>in un <strong>incontro</strong> <strong>moderato</strong> dal <strong>giornalista</strong> messinese <strong>Marco Bonardelli</strong> di Suggestionipress. Ringraziamo Francisco Saia per la disponibilità e per aver condiviso con noi la genesi e il significato di questa sua prima esperienza narrativa.</p>
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<p>@Riproduzione riservata</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/10/12/francisco-saia-dalla-macchina-da-presa-al-romanzo-tindara-e-carmelina-intervista-allautore/">Francisco Saia, dalla macchina da presa al romanzo: Tindara e Carmelina. Intervista all’autore</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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