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		<title>Si spengono le luci (e qualcuno resta al buio)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Arno’ direttore de La Gazzetta Italo brasiliana]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 31 Dec 2025 06:50:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
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<p>Il 2025 se ne va tra divorzi geopolitici, Giubilei chiusi, coscienze aperte a metà e un’umanità che continua a litigare sul ponte mentre la nave imbarca acqua Si spengono le&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1300" height="731" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/IMG_1845.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/IMG_1845.jpeg 1300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/IMG_1845-300x169.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/IMG_1845-1024x576.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/IMG_1845-768x432.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/IMG_1845-1170x658.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/IMG_1845-585x329.jpeg 585w" sizes="(max-width: 1300px) 100vw, 1300px" /></p><p class="s7"><span class="s6"><b><i>Il 2025 se ne va tra divorzi geopolitici, Giubilei chiusi, coscienze aperte a metà e un’umanità che continua a litigare sul ponte mentre la nave imbarca acqua</i></b></span></p>
<p class="s9">Si spengono le luci. E non è solo una suggestione letteraria: è proprio la trama, degna del romanzo di <span class="s8"><b>Jay McInerney</b></span>, che torna d’attualità. Il “matrimonio” tra Stati Uniti ed Europa scricchiola come quello di Russell e Corinne: non c’è un vero litigio, ma una distanza che cresce, fatta di silenzi, calcoli e reciproca sopportazione.</p>
<p class="s9"><span class="s8"><b>Donald Trump</b></span>, tornato a pensare il mondo come un grande mercato con bandiere opzionali, pratica una filosofia a metà tra l’empirico e il cervellotico: soggettiva, muscolare, spesso incomprensibile persino a se stessa. L’Europa, <span class="s8"><b>Ucraina</b></span> compresa, per lui è un partner commerciale tra tanti, non un’alleanza sentimentale. Con la <span class="s8"><b>Russia</b></span> vale lo stesso principio: la guerra può finire domani o dopodomani, purché torni utile ai conti. Il vero chiodo fisso resta la <span class="s8"><b>Cina</b></span>. È lì che si gioca l’egemonia economico-militare di un’America che teme di non essere più eterna. Il resto è contorno. Bruxelles compresa.</p>
<p class="s9">E tuttavia, miracolo dei miracoli, l’<span class="s8">Europa</span> pare aver capito. Prima l’antifona, poi la realtà. Si è desta, anche se con la lentezza tipica di chi si sveglia convinto che sia ancora presto. Rafforzerà la propria difesa, finalmente comune, perché nazionale non basta più, investirà in tecnologia per smettere di dipendere da chi la tratta come un cliente distratto, e comincerà a decidere aggirando l’ossessione dell’unanimità, che ha spesso funzionato come un elegante freno a mano tirato. Gli strumenti, in fondo, li ha sempre avuti. Ora, finalmente, sta provando a usarli.</p>
<p class="s9">Chiuso il capitolo 2025, si apre quello del 2026. O la va o la spacca. E questa volta non è una figura retorica. Intanto si chiude anche un <span class="s8"><b>Giubileo</b></span>. A Bologna, nella Basilica di San Petronio, l’arcivescovo <b><span class="s8">Matteo Zuppi</span> </b>abbassa il sipario liturgico ma invita a lasciare aperte porte ben più difficili: quelle delle case, delle comunità, delle coscienze. Porte che non fanno rumore, ma resistono.</p>
<p class="s9">Le sue parole, speranza, pace, alleanza sociale, vicinanza agli ultimi, suonano come una nota fuori spartito in un mondo che discute di missili e dazi con la stessa naturalezza con cui una volta parlava di raccolti. La speranza, viene da augurarsi, è che quell’omelia riesca a superare le mura più spesse: non quelle delle basiliche, ma quelle dei cuori duri di chi si contende il dominio del mondo come fosse una partita a risiko.</p>
<p class="s9">Il 2025, del resto, non sarà ricordato con nostalgia. È stato un anno di addii pesanti: alla cultura, allo spettacolo, allo sport, alla pace, con la scomparsa di figure che tenevano insieme l’immaginario collettivo meglio di molti trattati internazionali. Alcune guerre finiscono, altre iniziano, come se l’umanità non sapesse fare altro che cambiare campo di battaglia. I dazi diventano strumenti morali, le catastrofi naturali presentano il conto, e il pianeta, già malandato, osserva in silenzio la gara a chi lo distrugge più in fretta.</p>
<p class="s9">Sul fronte interno, scandali e corruzione restano protagonisti ovunque. L’<span class="s8">Italia</span>, come spesso accade, non manca l’appuntamento. Titoli che sembrano barzellette (“Noi con Hannoun”), consiglieri che mettono in imbarazzo i partiti e pretendono di mettere il bavaglio ai giornalisti: il tutto dà l’impressione di una corsa in discesa senza paracadute. Governo e opposizione, ciascuno a modo suo, faticano: il primo perché non ha davanti un’opposizione costruttiva ma solo polemica; la seconda perché non riesce a ricordarsi quale sia il suo mestiere. E non va molto meglio altrove, se in Francia destra e sinistra riescono a dividersi perfino su un omaggio nazionale a <span class="s8"><b>Brigitte Bardot</b></span>.</p>
<p class="s9">Eppure, in questo mare agitato, qualche dato va riconosciuto. Il governo italiano porta a casa risultati non trascurabili, soprattutto sul piano internazionale. L’Italia viene osservata come una possibile guida dell’Unione. Non è poco, in tempi in cui scarseggiano le teste pensanti e ce ne vorrebbero il doppio solo per capire da dove cominciare.</p>
<p class="s9">Che cosa ci porterà il 2026?</p>
<p class="s9">La risposta migliore resta quella di un vecchio signore inglese che di crisi se ne intendeva: <span class="s10">«Il politico diventa uomo di Stato quando inizia a pensare alle prossime generazioni invece che alle prossime elezioni»</span>. Il problema, semmai, è capire quanti siano ancora interessati a diventarlo.</p>
<p class="s9">Buon anno 2026. Con moderata speranza, lucida ironia e la cautela di chi ha imparato che le luci si spengono in fretta, ma il conto resta acceso.</p>
<p class="s7">
<p><a class="a2a_button_facebook" href="https://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.lafrecciaweb.it%2F2025%2F12%2F31%2Fsi-spengono-le-luci-e-qualcuno-resta-al-buio%2F&amp;linkname=Si%20spengono%20le%20luci%20%28e%20qualcuno%20resta%20al%20buio%29" title="Facebook" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_dd addtoany_share_save addtoany_share" href="https://www.addtoany.com/share#url=https%3A%2F%2Fwww.lafrecciaweb.it%2F2025%2F12%2F31%2Fsi-spengono-le-luci-e-qualcuno-resta-al-buio%2F&#038;title=Si%20spengono%20le%20luci%20%28e%20qualcuno%20resta%20al%20buio%29" data-a2a-url="https://www.lafrecciaweb.it/2025/12/31/si-spengono-le-luci-e-qualcuno-resta-al-buio/" data-a2a-title="Si spengono le luci (e qualcuno resta al buio)"></a></p><p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2025/12/31/si-spengono-le-luci-e-qualcuno-resta-al-buio/">Si spengono le luci (e qualcuno resta al buio)</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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		<title>TG RAI e propaganda anti-russa: dalla pala alla Vespa 50</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Massimo Reina]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 22 Nov 2025 19:19:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
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		<category><![CDATA[giornalismo]]></category>
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<p>Manuale di propaganda per corrispondenti distratti&#8230; C’è un filo rosso – anzi, rossiccio – che lega le perle giornalistiche degli ultimi due anni: il bisogno compulsivo della nostra informazione pubblica&#8230;</p>
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<p>C’è un filo rosso – anzi, rossiccio – che lega le perle giornalistiche degli ultimi due anni: il bisogno compulsivo della nostra informazione pubblica (che ricordiamo: “pubblica” nel senso che la paghiamo noi, non nel senso che serve noi) di trasformare il conflitto ucraino in una fiction in cui i buoni brillano, i cattivi puzzano, e la realtà serve solo come soprammobile.</p>
<p>Arriva così l’ultima opera lirica del Tg1: i russi che avanzano nel Donbass a bordo di <strong>motorini, mini scooter, monopattini</strong>. Quanto manca ai pattini a rotelle? Ai tricicli? Ai kart di “Super Mario”? Evidentemente poco.</p>
<h3><strong>L’arte di raccontare frottole con aria serissima</strong></h3>
<p>La narrazione è quella da oratorio scolastico di fine anno: <em>“I russi sono disperati, poveri, primitivi, arretrati: quindi usano le pale, dormono nelle buche, attaccano in motorino”.</em></p>
<p>Prima erano gli zaini pieni di pale perché “non hanno armi”. Poi i carri armati “arrugginiti”. Adesso lo scooterino per sfuggire ai droni, come se il conflitto più sorvegliato della storia fosse una puntata di Paperissima Sprint.</p>
<p>E, come sempre, l’annunciatrice del Tg1 recita la notizia con una compostezza che ricorda le telecronache dell’Istituto Luce: naso dritto, tono drammatico, e soprattutto quella fermezza tipica di chi non ha la minima intenzione di verificare nulla.</p>
<p>Che poi il problema non è nemmeno la fantasia – quella va anche bene – ma l’<strong>analfabetismo militare</strong>. Raccontare che un esercito meccanizzato del XXI secolo “sfonda il fronte” in scooter è come dire che il Napoli ha vinto lo scudetto grazie ai pullman turistici.</p>
<h3><strong>E se fosse vero? Peggio ancora</strong></h3>
<p>Perché poi viene da chiederselo: <strong>e se fosse vero?</strong><br />
Se davvero i russi stessero conquistando villaggi, posizioni, alture e linee fortificate a colpi di Vespa 50, allora: <strong>che razza di esercito è quello ucraino</strong>? Che razza di difese ha il fronte NATO-compatibile più sostenuto della storia? E soprattutto: che razza di strategia hanno gli angeli custodi di Kiev, così pronti a inviare armi sofisticate ma incapaci di fermare motorini e monopattini?</p>
<p>Non si può avere la botte piena e <strong>Zelensky ubriaco</strong>: o l’Ucraina è un formidabile baluardo della democrazia occidentale, oppure è una tenda canadese che si sgonfia alla prima folata di vento di uno Zip Piaggio.</p>
<h3><strong>Dalla propaganda alla pantomima</strong></h3>
<p>Il punto è che questa roba non è informazione.<br />
È <strong>propaganda di terz’ordine</strong>, roba che Goebbels avrebbe respinto perché troppo grossolana. Non c’è nemmeno l’eleganza della menzogna costruita bene: qui siamo al livello: <em>“I russi sono primitivi e noi siamo intelligenti. Fine del telegiornale.”</em> E noi paghiamo. Paghiamo per vedere servizi che manco “Lercio” avrebbe il coraggio di firmare.</p>
<p>La RAI – quella che dovrebbe essere pluralista, accurata, documentata – è diventata il supersalone delle veline geopolitiche.<br />
Cambiano i governi, cambiano i direttori, cambia la carta intestata, ma la regola è la stessa: <strong>la realtà non conta, conta la narrazione</strong>.</p>
<p>E nella<strong> narrazione-Peppa Pig</strong> del Tg1: i russi perdono anche quando avanzano; gli ucraini vincono anche quando arretrano; le armi occidentali sono decisive anche quando non decidono nulla e ogni sconfitta ucraina è un “ripiegamento tattico”. Tattico quanto l’esodo in motorino raccontato dal Tg1.</p>
<h3><strong>La RAI come ministero della Verità a orologeria</strong></h3>
<p>Nel frattempo, il Codice dell’Ordine dei giornalisti – quello che impone “verifica delle fonti”, “riscontro dei fatti”, “evitare la manipolazione” – evapora come la nebbia del Donbass evocata nei servizi. Se fosse applicato alla RAI, metà redazione sarebbe in ferie forzate da due anni.</p>
<p>Così eccoci qui: in pieno 2025, con un conflitto che rischia l’escalation nucleare, noi ci ritroviamo il Tg1 che racconta la guerra come un episodio dei <em>Me Contro Te</em> versione Donbass. <strong>Un servizio pubblico che non informa</strong>, non spiega, non analizza: deride.<br />
Deride l’avversario, deride i fatti, deride l’intelligenza degli spettatori.</p>
<p>E soprattutto deride se stesso, perché quando arrivi a raccontare che la Russia – una delle potenze belliche più grandi del pianeta – attacca con il motorino, allora non stai facendo informazione. Stai facendo <strong>cabaret</strong>, senza nemmeno lo spirito.</p>
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		<title>Droni e aerei russi? No, favole polacche ed estoni: anatomia di una farsa</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Massimo Reina]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 20 Sep 2025 11:41:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Editoriale]]></category>
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<p>La coalizione dei Volenterosi (o degli Imbecilli sarebbe più corretto) continua a cercare di creare  un casus belli, anche di cartapesta, per continuare a drogare l’opinione pubblica e scatenare la&#8230;</p>
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<p><em><strong>di Massimo Reina</strong></em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Altro che invasione di <strong>droni russi</strong>. In Polonia ormai basta un tetto scoperchiato dal vento o un rottame telecomandato con lo scotch per gridare: “Attacco di Mosca!”. E i giornali embedded a rilanciare, i governi a indignarsi, Bruxelles a tremare.</p>
<p>La <strong>sceneggiata dei droni Gerbera </strong>dello scorso 9 settembre è l’ennesima prova: da Varsavia giurano che 19 ordigni russi hanno violato lo spazio aereo Nato. Peccato che, col passare delle ore, emergano dettagli degni di una farsa. Drappi di droni civili rimontati in Ucraina, droni posati a mano sulle conigliere come se fossero sulla portaerei <strong>Nimitz</strong>, missili polacchi lanciati e caduti su case polacche. Ma la colpa, naturalmente, è sempre di Putin.</p>
<p>Il copione è collaudato: agitare il nemico esterno, fingere di difendere l’Europa, in realtà coprirsi di ridicolo. Non è la Russia che ha fatto cilecca: è la Nato che ci prova da anni a costruire il casus belli perfetto e finisce sempre col farsi male da sola. Non bastava <strong>Ursula von der Leyen col GPS ballerino</strong> smentita pure da Sofia. Non bastava l’incendio al palazzo di Kiev venduto come “attacco russo” senza uno straccio di foto o video. Ci voleva la Polonia, con <strong>l’F-16 che spara e il missile che piomba su Wyryki</strong>. Lì almeno non si può negare: l’oggetto era americano, l’aereo era polacco, il danno pure. Però la colpa resta, per decreto, dei russi.</p>
<p>E allora giù dichiarazioni bellicose. Tusk che grida “giù le mani dai nostri soldati”, Nawrocki che chiede trasparenza (beata ingenuità), Sikorski che agita i fantasmi del Cremlino.<strong> Tutti a recitare</strong>, sapendo che l’unica verità scomoda è questa: l’opinione pubblica non ci crede più. Lo dicono i sondaggi: un terzo dei polacchi sospetta che i droni li abbia lanciati l’Ucraina. Il 72% accusa il governo Tusk di servilismo e caos.</p>
<p>Il punto è che la<strong> propaganda europea è diventata così raffazzonata</strong> da sembrare caricatura. Se fosse un film, sarebbe una commedia di<strong> Louis de Funès</strong>, non un thriller di spionaggio. E gli spettatori, cioè i cittadini, ridono amaro: capiscono che qui non si tratta di difendere la Polonia o l’Europa, ma di difendere governi in crisi e industrie belliche in attivo.</p>
<p><strong>Adesso tocca all’Estonia</strong>. Panico, titoloni, allarme rosso. Due caccia italiani decollano in tutta fretta, giusto il tempo di sventolare la bandierina della Nato e farsi immortalare come i salvatori dell’Occidente. L’ennesima sceneggiata che riempie i notiziari e gonfia i petti ministeriali. Eppure la domanda resta: ma davvero? Dopo aver resistito alle provocazioni inglesi e francesi, agli attentati terroristici in casa propria, all’esplosione del <strong>Nord Stream</strong>, ai sabotaggi di ogni tipo, i russi si sarebbero improvvisamente svegliati con la voglia di rovinare tutto facendo due capriole nei cieli baltici? Dopo aver evitato accuratamente di cadere nelle <strong>trappole tese da Londra e Parigi,</strong> Mosca avrebbe deciso di rischiare un incidente nucleare per due sconfinamenti senza alcun valore strategico, militare o economico?</p>
<p>Ma a chi conviene questa storiella? Certo non alla Russia,<strong> che a Kiev avrebbe potuto radere al suolo la capitale e chiudere la partita da tempo,</strong> e invece ha scelto scientemente la linea della p<strong>ressione lenta, chirurgica,</strong> senza scatenare l’apocalisse. Conviene, piuttosto, ai soliti noti: ai Paesi baltici che campano di paura<strong> anti-russa</strong>, alla Finlandia fresca di Nato che gioca al kamikaze geopolitico, a una Germania in crisi che cerca un diversivo, e a <strong>Macron che si atteggia a De Gaulle</strong> ma finisce più spesso a sembrare Louis de Funès.</p>
<p>La verità è che serve <strong>sempre un casus bell</strong>i, anche di cartapesta, per continuare a drogare l’opinione pubblica. Si fabbricano incidenti, si ingigantiscono ombre radar, si riciclano droni civili con lo scotch e si spaccia tutto come “aggressione russa”. E c’è pure chi ci crede, nei talk show del prime time, dove quattro imbecilli ben selezionati fanno la claque a governi e generali.</p>
<p>Il resto del pubblico, però, non ride più. Perché <strong>dietro queste fars</strong>e non c’è solo propaganda: c’è l’ossessione di sabotare ogni tentativo di dialogo — anche gli accordi abbozzati tra Trump e Putin — e di trascinare la Nato, e magari mezzo mondo, in un conflitto che nessuno vuole. Nessuno tranne loro, i professionisti della guerra. Perché, a forza di gridare “al lupo”, il rischio è che prima o poi il lupo arrivi davvero.<strong> E non lo fermeranno né Ursula col GPS né Tusk con i tweet</strong>.</p>
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		<title>Tra promesse e contraddizioni: gli Stati Uniti, Zelensky e il futuro della difesa Ucraina</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Carlo Di Stanislao]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 Jul 2025 21:49:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Russia]]></category>
		<category><![CDATA[Stati Uniti]]></category>
		<category><![CDATA[Ucraina]]></category>
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<p>Il prezzo della grandezza è la responsabilità.&#8221; — Winston Churchill Il 4 luglio 2025 si è aperto con un’importante dichiarazione del presidente ucraino Volodymyr Zelensky, che ha annunciato, dopo una&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2025/07/04/tra-promesse-e-contraddizioni-gli-stati-uniti-zelensky-e-il-futuro-della-difesa-ucraina/">Tra promesse e contraddizioni: gli Stati Uniti, Zelensky e il futuro della difesa Ucraina</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1536" height="1024" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/07/40121079-8347-480E-99A6-99B7C973FE86.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/07/40121079-8347-480E-99A6-99B7C973FE86.png 1536w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/07/40121079-8347-480E-99A6-99B7C973FE86-300x200.png 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/07/40121079-8347-480E-99A6-99B7C973FE86-1024x683.png 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/07/40121079-8347-480E-99A6-99B7C973FE86-768x512.png 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/07/40121079-8347-480E-99A6-99B7C973FE86-1170x780.png 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/07/40121079-8347-480E-99A6-99B7C973FE86-585x390.png 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/07/40121079-8347-480E-99A6-99B7C973FE86-263x175.png 263w" sizes="(max-width: 1536px) 100vw, 1536px" /></p><p data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16"><em data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Il prezzo della grandezza è la responsabilità.&#8221;</em><br />
— Winston Churchill</p>
<p data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Il 4 luglio 2025 si è aperto con un’importante dichiarazione del presidente ucraino Volodymyr Zelensky, che ha annunciato, dopo una telefonata con il presidente statunitense Donald Trump, un impegno degli Stati Uniti a rafforzare la difesa aerea ucraina contro gli attacchi russi. Una notizia di grande rilievo, soprattutto considerando il pesante attacco missilistico e drone subito nella notte precedente da Kiev, con oltre 500 droni e una dozzina di missili lanciati da Mosca. L’evento ha causato purtroppo una vittima civile e 23 feriti, ma ha anche messo in evidenza l’efficacia delle contromisure occidentali che hanno limitato i danni.</p>
<p data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Questa dichiarazione di Zelensky ha un peso politico rilevante, ma al contempo appare come un elemento di dissonanza rispetto alle azioni e dichiarazioni precedenti degli Stati Uniti, in particolare del presidente Trump. Infatti, solo il giorno prima, Trump aveva dichiarato un fermo stop al nuovo invio di aiuti militari all’Ucraina all’interno del Piano di Bilancio USA 2025, giustificato con la necessità di preservare le risorse e spingere verso un avvio serio dei negoziati di pace con la Russia. Questa mossa aveva provocato reazioni contrastanti, non solo tra i leader occidentali e all’interno del Congresso USA, ma anche fra gli stessi ufficiali ucraini, molti dei quali avevano espresso preoccupazione per l’eventuale indebolimento della capacità difensiva di Kiev.</p>
<p data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">La telefonata tra Trump e Zelensky del 4 luglio sembra così mettere in luce una tensione tra un’esigenza politica di mostrarsi solidali con l’Ucraina e la realtà pratica di una sospensione temporanea di aiuti strategici, in particolare di sistemi avanzati come i missili Patriot. Il confronto diretto con Trump, infatti, si presenta come un tentativo di mantenere aperto un canale di dialogo e rassicurare Kiev, mentre nei fatti la Casa Bianca conferma la necessità di un bilancio più prudente e di un cambio di strategia nella gestione del conflitto.</p>
<p data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Parallelamente, non va sottovalutato il fatto che Trump, proprio il 3 luglio, aveva avuto una lunga conversazione con Vladimir Putin, dalla quale non sono emerse aperture concrete a un cessate il fuoco o a un accordo duraturo. Ciò ha alimentato le preoccupazioni sulla possibilità che la posizione americana possa oscillare tra il voler contenere la guerra e quella di trattare con Mosca, senza però una linea chiara e coerente.</p>
<p data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Questa ambiguità è destinata a pesare sul futuro immediato della guerra in Ucraina, specialmente in un momento in cui la difesa aerea è un elemento cruciale per proteggere le infrastrutture civili e militari dagli attacchi missilistici e di droni russi. Zelensky ha sottolineato più volte come la capacità di risposta americana sia fondamentale per la sopravvivenza e la resistenza ucraina, e quindi ogni indecisione o riduzione di supporto rischia di compromettere gli sforzi sul campo.</p>
<p data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">In definitiva, l’episodio del 4 luglio illustra una contraddizione profonda nella strategia statunitense: da un lato l’impegno a sostenere Kiev contro l’aggressione russa, dall’altro la volontà di limitare gli aiuti per motivi di bilancio e pressione politica interna, con l’obiettivo forse di spingere verso una risoluzione negoziata del conflitto. Una situazione che rende ancora più instabile lo scenario geopolitico europeo e che mette alla prova la credibilità e la coerenza della politica estera americana.</p>
<p data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Rimane dunque da vedere se queste contraddizioni saranno superate attraverso nuovi accordi e azioni concrete o se alimenteranno ulteriori incertezze e fragilità nel fragile equilibrio della guerra in Ucraina.</p>
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		<title>Dialogare per la pace: l&#8217;incontro a Istanbul tra Russia e Ucraina</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Carlo Di Stanislao]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 15 May 2025 08:14:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Pace]]></category>
		<category><![CDATA[Russia]]></category>
		<category><![CDATA[Ucraina]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1536" height="1024" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/05/b30d9858-4d3a-4dee-a8a4-af18e69e7640.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/05/b30d9858-4d3a-4dee-a8a4-af18e69e7640.png 1536w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/05/b30d9858-4d3a-4dee-a8a4-af18e69e7640-300x200.png 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/05/b30d9858-4d3a-4dee-a8a4-af18e69e7640-1024x683.png 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/05/b30d9858-4d3a-4dee-a8a4-af18e69e7640-768x512.png 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/05/b30d9858-4d3a-4dee-a8a4-af18e69e7640-1170x780.png 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/05/b30d9858-4d3a-4dee-a8a4-af18e69e7640-585x390.png 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/05/b30d9858-4d3a-4dee-a8a4-af18e69e7640-263x175.png 263w" sizes="(max-width: 1536px) 100vw, 1536px" /></p>
<p>&#8220;La diplomazia non è l&#8217;arte di fare la guerra senza combattere, ma di evitare che la guerra diventi l&#8217;unica soluzione.&#8221; – Henry Kissinger Oggi, 15 maggio 2025, si terrà un incontro&#8230;</p>
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<p><em>&#8220;La diplomazia non è l&#8217;arte di fare la guerra senza combattere, ma di evitare che la guerra diventi l&#8217;unica soluzione.&#8221;</em> – Henry Kissinger</p>
<p>Oggi, 15 maggio 2025, si terrà un incontro cruciale a Istanbul, in Turchia, tra i rappresentanti delle delegazioni russa e ucraina, un appuntamento che si preannuncia fondamentale per il futuro del conflitto in corso tra i due Paesi. La mediazione turca, che ha cercato sin dall&#8217;inizio di farsi promotrice di un dialogo tra le parti in conflitto, è tornata al centro della scena internazionale. L&#8217;obiettivo dichiarato di questo incontro è quello di giungere a una soluzione diplomatica che possa almeno distendere le tensioni tra i due contendenti, con particolare attenzione a temi urgenti come i corridoi umanitari, il cessate il fuoco temporaneo e la possibilità di allentare le sanzioni internazionali.</p>
<p><strong>Chi sarà presente all&#8217;incontro?</strong></p>
<p>L&#8217;incontro sarà presieduto da funzionari di alto livello provenienti sia da Mosca che da Kiev, ma le parti coinvolte sono diverse da quelle delle consuete trattative internazionali. Il ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov, si presenterà come il volto principale della diplomazia russa, mentre per l&#8217;Ucraina ci si aspetta la presenza del ministro degli Esteri Dmytro Kuleba, noto per la sua posizione decisa contro la Russia e la sua insistenza sulla sovranità ucraina. La Turchia, che sta cercando di rafforzare la propria posizione geopolitica nel contesto della guerra, avrà un ruolo cruciale, con il presidente Recep Tayyip Erdoğan probabilmente presente come garante delle trattative.</p>
<p><strong>Cosa attendersi dai risultati?</strong></p>
<p>Le aspettative sull’esito dell&#8217;incontro sono complesse e contrastanti. Da un lato, la Turchia ha già facilitato alcuni scambi di prigionieri e ha svolto un ruolo chiave nell&#8217;accordo sul grano, dando speranza per possibili progressi anche su altri temi cruciali. Tuttavia, la distanza tra le posizioni russe e ucraine rimane abissale, con Mosca che insiste sulla sicurezza delle sue frontiere e sulla &#8220;de-nazificazione&#8221; dell&#8217;Ucraina, mentre Kiev è determinata a recuperare ogni centimetro di territorio occupato e a garantire la sua integrità nazionale.</p>
<p>Anche se la diplomazia potrebbe portare a una de-escalation momentanea, è difficile pensare che un accordo di pace duraturo possa essere raggiunto senza cambiamenti significativi sul campo di battaglia. La Russia, infatti, non sembra disposta a fare concessioni senza ottenere garanzie politiche e militari, mentre l&#8217;Ucraina rimane ferma sulla sua richiesta di ritirare le forze russe dal suo territorio.</p>
<p><strong>La posizione ambigua del governo Meloni</strong></p>
<p>Il governo italiano, sotto la leadership di Giorgia Meloni, si trova a gestire una situazione delicata. Sebbene l&#8217;Italia sia un alleato storico degli Stati Uniti e della NATO, la posizione di Meloni ha oscillato tra il sostegno incondizionato all&#8217;Ucraina e la necessità di mantenere un dialogo con la Russia, per non compromettere gli interessi economici e diplomatici italiani. Da un lato, Meloni ha riaffermato il suo sostegno all&#8217;integrità territoriale dell&#8217;Ucraina e ha condannato l&#8217;invasione russa, ma dall&#8217;altro ha spesso sottolineato la necessità di una soluzione diplomatica, mettendo in evidenza le conseguenze economiche e politiche che il conflitto sta avendo sull&#8217;Italia, in particolare per quanto riguarda l&#8217;energia e le esportazioni.</p>
<p>Tuttavia, la sua posizione ha suscitato critiche da più parti. In Italia, molte voci si sono alzate per accusare il governo di non avere una linea chiara e coerente, visto che, pur appoggiando l&#8217;Ucraina in generale, il governo ha talvolta cercato di mediare in modo poco deciso con la Russia, rischiando di apparire ambivalente. Questo potrebbe non solo indebolire la posizione italiana sulla scena internazionale, ma anche metterla in difficoltà con i suoi alleati più stretti, come gli Stati Uniti e il resto dell&#8217;Unione Europea.</p>
<p><strong>Le dichiarazioni fuori luogo di Macron</strong></p>
<p>Nel frattempo, il presidente francese Emmanuel Macron ha suscitato polemiche con alcune dichiarazioni che sembrano andare oltre le prerogative della diplomazia europea. In particolare, la sua proposta di avviare colloqui diretti con Vladimir Putin senza condizioni preliminari è stata vista come un passo azzardato e fuori luogo, che ha sollevato preoccupazioni tra i suoi alleati. Macron ha spesso cercato di mantenere una posizione di mediazione, ma le sue parole sono state interpretate da molti come un tentativo di indebolire l&#8217;unità europea e di favorire un riavvicinamento alla Russia, senza una reale garanzia di progressi significativi. Le sue uscite hanno anche sollevato dubbi sul suo impegno verso il sostegno incondizionato all&#8217;Ucraina, fondamentale per mantenere il fronte occidentale compatto.</p>
<p>La posizione ambigua di Macron potrebbe essere vista come una strategia per cercare di mantenere una certa influenza diplomatica, ma rischia di allontanare ulteriormente la Francia da alcuni dei suoi alleati principali. In un contesto così delicato, ogni mossa diplomatica errata potrebbe avere ripercussioni pesanti sulle alleanze internazionali.</p>
<p>In conclusione, l&#8217;incontro odierno a Istanbul tra Russia e Ucraina non risolverà probabilmente il conflitto, ma potrebbe segnare un passo importante verso una de-escalation, almeno sul piano diplomatico. Il ruolo della Turchia si conferma cruciale, ma le posizioni delle due nazioni rimangono distanti. La posizione ambigua di Meloni e le dichiarazioni infelici di Macron testimoniano le difficoltà per l&#8217;Europa di mantenere una linea unitaria in questo conflitto, rischiando di compromettere la coesione interna e la credibilità internazionale. In un contesto globale sempre più teso, la vera sfida per i leader europei sarà quella di trovare un equilibrio tra il sostegno all&#8217;Ucraina e la gestione delle relazioni internazionali, senza compromettere il loro ruolo di mediatori e garanti della pace.</p>
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<div class="adL" dir="auto">
<p>Nell&#8217;immagine da sinistra:<strong data-start="71" data-end="88">Sergey Lavrov,</strong> <strong data-start="159" data-end="176">Dmytro Kuleba,Recep Tayyip Erdoğan </strong></p>
<p class="" data-start="235" data-end="301">
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		<title>EUROPA SVEGLIATI!</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Arno’ direttore de La Gazzetta Italo brasiliana]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 28 Feb 2025 18:01:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[IL punto di vista]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1080" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/02/IMG_7009.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/02/IMG_7009.jpeg 1920w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/02/IMG_7009-300x169.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/02/IMG_7009-1024x576.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/02/IMG_7009-768x432.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/02/IMG_7009-1536x864.jpeg 1536w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/02/IMG_7009-1170x658.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/02/IMG_7009-585x329.jpeg 585w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Mentre a Roma si discute, Cartagine brucia. Un detto antico, ma quanto mai attuale di fronte all’ennesima dimostrazione delle difficoltà europee nel prendere in mano il proprio destino. Gli Stati&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_100151" style="width: 160px" class="wp-caption alignleft"><img decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-100151" class="wp-image-100151 size-thumbnail" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/02/IMG_7011-150x150.jpeg" alt="" width="150" height="150" /><p id="caption-attachment-100151" class="wp-caption-text">Giuseppe Arno’</p></div>
<p class="s4">Mentre a Roma si discute, Cartagine brucia. Un detto antico, ma quanto mai attuale di fronte all’ennesima dimostrazione delle difficoltà europee nel prendere in mano il proprio destino. Gli <span class="s5"><b>Stati Uniti</b></span> stringono accordi strategici con <b>Zelensky</b>, <b>Putin</b> attende di ridefinire gli equilibri con <b>Trump</b>, e <b>l’Europa</b>? Rimane impantanata in valutazioni tardive su un ipotetico invio di forze di pace in <span class="s5"><b>Ucraina</b></span>, quando il conflitto sarà ormai terminato. In questo scenario, tutti avanzano, tranne noi.</p>
<p class="s4">La lezione americana è chiara: meno parole, più azione. Mentre <strong><span class="s5">Bruxelles </span></strong>si perde in convegni e dibattiti senza fine, <span class="s5"><b>Washington</b></span> consolida un’intesa con <span class="s5"><b>Kyev</b></span> per l’estrazione congiunta delle terre rare. Secondo il primo ministro ucraino <strong><span class="s5">Denys</span> <span class="s5">Shmyhal</span></strong>, il progetto è già in fase avanzata, con un fondo d’investimento dedicato e garanzie di sicurezza statunitensi. Nel frattempo, l’<span class="s5">Europa</span> riflette sull’invio di un contingente militare, senza una chiara strategia su come trasformarlo in un vantaggio concreto e sostenibile.</p>
<p class="s4">Il confronto economico è altrettanto impietoso. Gli Stati Uniti capitalizzano sulle alleanze, mentre <b>l’Europa</b> rischia di restare il fanalino di coda, con investimenti disorganizzati e privi di una prospettiva di ritorno. Questa non è una teoria cospirazionista, ma una realtà che si sta consolidando sotto i nostri occhi.</p>
<p class="s4">E l’Italia? Qui entra in gioco <span class="s5"><b>Giorgia Meloni</b></span>, oggi una delle figure più affidabili nel panorama europeo. Se c’è qualcuno in grado di spingere l’Europa verso un’azione più concreta e pragmatica, è proprio la premier italiana. L’<b><span class="s5">Italia</span> </b>ha l’opportunità di guidare un approccio più efficace nella negoziazione degli impegni per la sicurezza dell’<span class="s5"><b>Ucraina</b></span>, puntando a benefici economici, strategici e d’immagine.</p>
<p class="s4">Un altro fattore cruciale riguarda i rapporti con <span class="s5"><b>Washington</b></span>. Con <span class="s5"><b>Trump</b></span> nuovamente alla Casa Bianca dopo la recente vittoria elettorale, il dialogo non si limiterà a dichiarazioni di principio, ma entrerà nel vivo delle trattative economiche e strategiche. Basta osservare quanto delle nuove spese militari europee finisca nelle casse dell’industria bellica americana: un chiaro punto di partenza per una negoziazione più equilibrata.</p>
<p class="s4">L’Europa ha bisogno di una leadership pragmatica, capace di cogliere le opportunità invece di restare impantanata in sterili discussioni. Il futuro post-bellico dell’<span class="s5">Ucraina</span> si sta delineando ora: se non agiamo con decisione, rischiamo di ritrovarci relegati al ruolo di spettatori, senza peso politico ed economico. E questo, semplicemente, non possiamo permettercelo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p class="s4"><a name="_GoBack"></a></p>
<p><a class="a2a_button_facebook" href="https://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.lafrecciaweb.it%2F2025%2F02%2F28%2Feuropa-svegliati%2F&amp;linkname=EUROPA%20SVEGLIATI%21" title="Facebook" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_dd addtoany_share_save addtoany_share" href="https://www.addtoany.com/share#url=https%3A%2F%2Fwww.lafrecciaweb.it%2F2025%2F02%2F28%2Feuropa-svegliati%2F&#038;title=EUROPA%20SVEGLIATI%21" data-a2a-url="https://www.lafrecciaweb.it/2025/02/28/europa-svegliati/" data-a2a-title="EUROPA SVEGLIATI!"></a></p><p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2025/02/28/europa-svegliati/">EUROPA SVEGLIATI!</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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		<title>Un passo dalla guerra</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 26 Mar 2024 09:27:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[attentato Crocus city hall]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Nato]]></category>
		<category><![CDATA[Rischio nucleare]]></category>
		<category><![CDATA[Russia]]></category>
		<category><![CDATA[UE]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="640" height="411" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/03/941EED94-3260-4D87-A5A0-D4B856060885.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/03/941EED94-3260-4D87-A5A0-D4B856060885.jpeg 640w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/03/941EED94-3260-4D87-A5A0-D4B856060885-300x193.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/03/941EED94-3260-4D87-A5A0-D4B856060885-585x376.jpeg 585w" sizes="(max-width: 640px) 100vw, 640px" /></p>
<p>di Erasmo Venosi &#8211; già docente UniSapienza Roma La UE si prepara alla guerra,senza che gli europei lo sappiano Il Consiglio Europeo della scorsa settimana, al punto 43 del documento finale:  “Il Consiglio&#8230;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di <b data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Erasmo Venosi</b> <span class="gmail_default" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">&#8211; </span><i data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">già docente UniSapienza Roma<img decoding="async" class="size-thumbnail wp-image-85308 alignleft" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/03/89F27419-7598-4EC5-843B-6D4D9AF9A9F6-150x150.jpeg" alt="" width="150" height="150" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/03/89F27419-7598-4EC5-843B-6D4D9AF9A9F6-150x150.jpeg 150w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/03/89F27419-7598-4EC5-843B-6D4D9AF9A9F6-585x585.jpeg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/03/89F27419-7598-4EC5-843B-6D4D9AF9A9F6-640x640.jpeg 640w" sizes="(max-width: 150px) 100vw, 150px" /></i></p>
<p><b><span style="font-family: georgia, serif;" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">La UE si prepara alla guerra<span class="gmail_default" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">,</span>senza che gli europei lo sa<span class="gmail_default" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">ppian</span>o</span></b></p>
<p><span style="font-family: georgia, serif;" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">I<span class="gmail_default" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">l</span> Consiglio Europeo della scorsa settimana, al punto 43 del documento finale:<strong> </strong> <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">“</strong>Il Consiglio Europeo sottolinea la necessità imperativa di rafforzare e <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">coordinare la preparazione militare e civile </strong>e di una gestione strategica delle crisi nel contesto dell&#8217;evoluzione del panorama delle minacce. Invita il Consiglio a portare avanti i lavori e la Commissione, insieme all&#8217;Alto Rappresentante, a proporre azioni volte a rafforzare, a livello dell&#8217;UE, la preparazione e la risposta alle crisi nel quadro di un approccio multi rischio ed esteso a tutta la società, tenendo conto delle responsabilità e delle competenze degli Stati membri, in vista di una futura strategia di preparazione<strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">” </strong></span></p>
<p><span style="font-family: georgia, serif;"><span data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Sono inoltre esortati i governi dei paesi membri a impegnarsi nella preparazione di militari e civili a elevare le strategie, in vista di un possibile allargamento del conflitto in <b data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Ucraina</b>.<span class="gmail_default"> </span></span><span data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Tutto questo mentre <b data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Putin </b>dichiara alla Duma:</span><strong data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">”</strong><span data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Svilupperemo la nostra base industriale, le </span><strong data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">forze nucleari strategiche</strong><span data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666"> sono in uno stato di piena prontezza per assicurarne l’uso: si sentirà parlare presto delle nostre nuove armi, perché anche le nostre armi possono raggiungere i territori dell’Occidente</span><strong data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">”.</strong></span></p>
<p><span style="font-family: georgia, serif;"><span data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">In tanta potenziata follia resta una sola voce senziente, <b data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Papa Francesco</b>!<span class="gmail_default"> </span></span><span data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Quasi mezzo secolo fa il presidente dell’Unione Sovietica <b data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Mikhail Gorbac<span class="gmail_default" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">iov</span></b>,  nel suo discorso di accettazione del Premio Nobel dichiarò: </span><strong data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">“</strong><span data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666"> I<span class="gmail_default" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">l</span> rischio di una guerra nucleare globale è praticamente scomparso</span><strong data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">”</strong><span data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">.</span></span></p>
<p><span style="font-family: georgia, serif;"><span data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Nel 2021, il presidente russo <b data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Vladimir Putin</b> e il presidente americano <b data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Joe Biden</b>, durante un vertice a Ginevra ribadirono la dichiarazione di <b data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Gorbaciov-Re<span class="gmail_default" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">a</span>gan </b>secondo cui:<strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666"> “</strong>una guerra nucleare non può essere vinta e non deve mai essere combattuta<strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">”</strong>.</span><span data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Dopo due anni dalla invasione dell’<b data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Ucraina</b> il rischio nucleare e la guerra appaiono sempre più vicino.</span></span></p>
<p><span style="font-family: georgia, serif;" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666"><b data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Putin </b>periodicamente richiama la possibilità di uso delle armi nucleari. Lo ha ripetuto recentemente nel suo discorso annuale sullo stato della nazione, minacciando di usare armi nucleari contro i paesi della NATO, se invieranno truppe a combattere contro la Russia in Ucraina. </span></p>
<p><span style="font-family: georgia, serif;"><span data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">I commenti di <b data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Putin </b>apparentemente facevano riferimento all&#8217;affermazione del presidente francese <b data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Emmanuel Macron</b>, secondo cui i paesi della NATO potrebbero decidere di inviare truppe in <b data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Ucraina</b>, un suggerimento che Stati Uniti, Regno Unito, Germania e Italia hanno quasi immediatamente  scartato. </span><span data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">La sequenza cronologica di dichiarazioni che riporto nel seguito offrono una narrazione della questione nucleare, in pericolosa evoluzione sulla questione se la guerra nucleare possa o meno essere imminente.</span></span></p>
<p><span style="font-family: georgia, serif;" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">L’ultimo avvertimento di <b data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Putin</b> è del 29 febbraio: <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">“</strong>Devono capire che abbiamo anche armi che possono colpire obiettivi sul loro territorio, riguardo a qualsiasi dispiegamento di truppe NATO in Ucraina“ e prosegue:<strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">” </strong>Tutto ciò minaccia davvero un conflitto con l’uso delle armi nucleari e la distruzione della civiltà. Non lo capiscono ? <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">“</strong>.</span></p>
<p><span style="font-family: georgia, serif;" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Inquietante la dichiarazione di <b data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Rose Gottemoeller</b> ex sottosegretario di Stato per il controllo degli armamenti e, la sicurezza internazionale ed ex vicesegretario generale della NATO:<strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666"> &#8220;</strong>Francamente penso che le possibilità di un uso nucleare siano superiori all&#8217;1%, ma non al 10%, ma le conseguenze dell’uso di una singola arma nucleare da parte di Putin, che si tratti di un attacco dimostrativo o in qualsiasi altro modo, dobbiamo prenderle estremamente sul serio<strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">”</strong>.</span></p>
<p><span style="font-family: georgia, serif;" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666"><b data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Biden </b>lo scorso anno scrisse su un saggio pubblicato sul NYT:<strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666"> “</strong> So che molte persone in tutto il mondo sono preoccupate per l&#8217;uso delle armi nucleari, ma al momento non vediamo alcuna indicazione che la Russia abbia intenzione di usare armi nucleari in Ucraina, anche se la retorica occasionale della Russia per scuotere la sciabola nucleare è di per sé pericolosa ed estremamente irresponsabile”.</span></p>
<p><span style="font-family: georgia, serif;" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Evidente preoccupazione invece genera l’affermazione di <b data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Anatoly Antonov</b>, ambasciatore russo negli Stati Uniti:<strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666"> “</strong>L&#8217;attuale generazione di politici della NATO chiaramente non prende sul serio la minaccia nucleare. Siamo costretti a mettere in guardia sui rischi emergenti associati all’intervento degli Stati della NATO nell’operazione militare speciale russa<strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">”</strong>.</span></p>
<p><span style="font-family: georgia, serif;"><span data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Una accelerazione potrebbe essere stata generata dall’attentato presso il <b data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Crocus City Hall</b> di <b data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Mosca </b>rivendicato dal gruppo jihadista della provincia dell’Asia centrale, l’ISIS K.<span class="gmail_default"> </span></span><span data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Ai russi servono non solo i responsabili materiali, ma soprattutto gli eventuali sponsor.<span class="gmail_default"> </span></span><span data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666"><b data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Putin</b> accusa i servizi segreti ucraini di aver predisposto un itinerario di fuga attraverso il territorio ucraino.<span class="gmail_default"> </span></span><span data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Realtà o fantasia potrebbe determinare una preoccupante escalation della guerra, in Ucraina e riflessi nelle politiche di difesa soprattutto europee.</span></span></p>
<p><span style="font-family: georgia, serif;" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Un Rapporto dell’<b data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">International Peace Bureau</b> converte il costo degli armamenti in beni e servizi sanitari con questi risultati: una <span class="gmail_default" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">f</span>regata multiruolo europea (Fremm: <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">FR</strong>egata <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">E</strong>uropea <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">M</strong>ulti<strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">M</strong>issione) vale lo stipendio di 10.662 medici all’anno, un aereo da caccia F-35 equivale a 3.244 posti letto di terapia intensiva e un sottomarino nucleare di classe Virginia costa quanto 9.180 ambulanze. La metà dei fondi stanziati dai governi a livello globale per le forze armate (oltre 2 miliardi) sarebbe sufficiente per fornire assistenza sanitaria di base a tutti gli abitanti del pianeta. La presidente di Banca Etica, spiega che «come sia nostro dovere incoraggiare le persone e le istituzioni finanziarie e chiedersi fin dove è lecito fare profitti con queste catastrofi. E dobbiamo anche forse provare a contrastare quell’illusione che un mondo più armato sarà un mondo più sicuro e più in pace, un’illusione proprio smentita dalla storia, dai fatti».</span></p>
<p><span style="font-family: georgia, serif;" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">La presidente aggiunge che «le due maggiori banche italiane, pur non rientrando nei primi 10 gruppi che finanziano le armi, rientrano nei primi 15”. Questa è l’Europa del <b data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Manifesto di Ventotene</b> che partendo da <b data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Kant </b>affermava che se vuoi la pace federa gli Stati? La spesa militare globale lo scorso anno è stata di 2200 miliardi di dollari.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a class="a2a_button_facebook" href="https://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.lafrecciaweb.it%2F2024%2F03%2F26%2Fun-passo-dalla-guerra%2F&amp;linkname=Un%20passo%20dalla%20guerra" title="Facebook" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_dd addtoany_share_save addtoany_share" href="https://www.addtoany.com/share#url=https%3A%2F%2Fwww.lafrecciaweb.it%2F2024%2F03%2F26%2Fun-passo-dalla-guerra%2F&#038;title=Un%20passo%20dalla%20guerra" data-a2a-url="https://www.lafrecciaweb.it/2024/03/26/un-passo-dalla-guerra/" data-a2a-title="Un passo dalla guerra"></a></p><p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2024/03/26/un-passo-dalla-guerra/">Un passo dalla guerra</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">85305</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Mosca. Strage al Crocus City Hall: 40 morti e 100 feriti. Isis rivendica attacco</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2024/03/23/mosca-strage-al-crocus-city-hall-40-morti-e-100-feriti-isis-rivendica-attacco/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=mosca-strage-al-crocus-city-hall-40-morti-e-100-feriti-isis-rivendica-attacco</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 23 Mar 2024 21:23:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Attentato]]></category>
		<category><![CDATA[Russia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="741" height="416" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/03/ABC408A4-516E-406F-8400-BAC0933E757F.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/03/ABC408A4-516E-406F-8400-BAC0933E757F.jpeg 741w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/03/ABC408A4-516E-406F-8400-BAC0933E757F-300x168.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/03/ABC408A4-516E-406F-8400-BAC0933E757F-585x328.jpeg 585w" sizes="(max-width: 741px) 100vw, 741px" /></p>
<p>È di almeno 40 morti e 100 feriti il bilancio dell’attentato alla Crocus City Hall, la più grande sala di concerti a Mosca, dove almeno cinque uomini armati e in mimetica sono&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2024/03/23/mosca-strage-al-crocus-city-hall-40-morti-e-100-feriti-isis-rivendica-attacco/">Mosca. Strage al Crocus City Hall: 40 morti e 100 feriti. Isis rivendica attacco</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="741" height="416" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/03/ABC408A4-516E-406F-8400-BAC0933E757F.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/03/ABC408A4-516E-406F-8400-BAC0933E757F.jpeg 741w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/03/ABC408A4-516E-406F-8400-BAC0933E757F-300x168.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/03/ABC408A4-516E-406F-8400-BAC0933E757F-585x328.jpeg 585w" sizes="(max-width: 741px) 100vw, 741px" /></p><p>È di <strong>almeno 40 morti e 100 feriti il bilancio dell’attentato alla Crocus City Hall</strong>, la più grande sala di concerti a Mosca, dove almeno <strong>cinque uomini armati e in mimetica sono entrati e hanno iniziato a sparare</strong>. Lo riferiscono media locali, specificando che la sala ha una capienza di circa 6.200 persone e che tutti i biglietti della serata erano stati venduti. Nella sala concerti, secondo i media, anche bambini. Il complesso è stato semidistrutto da un vasto incendio. <strong>Lo Stato Islamico ha rivendicato la responsabilità dell’attacco terroristico</strong>. La rivendicazione è avvenuta tramite Telegram.</p>
<p><strong>Putin “ha dato istruzioni necessarie”</strong></p>
<h2 id="-34" class="wp-block-heading"></h2>
<p>Il presidente russo Vladimir Putin è stato immediatamente informato. “Il presidente ha già dato tutte le istruzioni necessarie”, ha detto il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov. ”<strong>E’ stato un attacco terroristico</strong>”, ha dichiarato la portavoce del ministero degli Esteri russo Maria Zakharova.</p>
<p>La Russia risponderà ”alla morte con la morte”, ha dichiarato il vice presidente del Consiglio nazionale di sicurezza russo Dmitry Medvedev in un messaggio pubblicato sul suo canale Telegram. E ”se verrà accertato che ci sono i terroristi del regime di Kiev” dietro all’attacco al Crocus City Hall di Mosca, ”è impossibile rispondere in modo diverso”. ”I terroristi comprendono solo il terrore come ritorsione”, ha affermato l’ex presidente russo.</p>
<h2 id="l-attacco-67" class="wp-block-heading">L’attacco</h2>
<p>L’agenzia di stampa Tass scrive che gli aggressori avrebbero usato delle mitragliatrici. La Ria Novosti afferma che gli uomini armati hanno anche “lanciato <strong>una granata o una bomba incendiaria facendo scoppiare un incendio</strong>“.</p>
<p>Il canale Telegram 112, legato alle forze di sicurezza, ha pubblicato un video di uno degli spettatori che parla di un incendio. Secondo il canale Telegram “Attenzione Mosca”, riferisce il sito Meduza, <strong>il tetto della sala concerti del Crocus è crollato causa dell’incendio</strong>. Le fiamme sono visibili su vari video circolati sui social. Altri video dall’interno del Crocus mostrano corpi a terra.</p>
<p>La Tass riferisce dell’arrivo sul posto degli agenti delle forze speciali degli Omon. All’interno della sala, dove si stava svolgendo un concerto del gruppo Picnic. Nessuno dei musicisti è rimasto colpito. Il canale Telegram Baza parla di un centinaio di persone rimaste intrappolate dall’incendio. Il governatore della regione di Mosca, Andrei Vorobyov, si trova sul posto.</p>
<p>Una cinquantina di ambulanze sono arrivate al Crocus secondo Ria Novosti. “Ho visto gente buttarsi a terra per sfuggire alla sparatoria e, poi, restare fermi per 15-20 minuti, poi, hanno cominciato a strisciare verso l’uscita. Molti sono riusciti a uscire” ha riferito un giornalista presente, citato da Ria Novosti.</p>
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<p>Putin “ha dato istruzioni necessarie”</p>
<h2 id="-34" class="wp-block-heading"></h2>
<p>Il presidente russo Vladimir Putin è stato immediatamente informato. “Il presidente ha già dato tutte le istruzioni necessarie”, ha detto il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov. ”<strong>E’ stato un attacco terroristico</strong>”, ha dichiarato la portavoce del ministero degli Esteri russo Maria Zakharova.</p>
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<p><strong>La Russia risponderà ”alla morte con la morte”</strong>, ha dichiarato il vice presidente del Consiglio nazionale di sicurezza russo Dmitry Medvedev in un messaggio pubblicato sul suo canale Telegram. E ”se verrà accertato che ci sono i terroristi del regime di Kiev” dietro all’attacco al Crocus City Hall di Mosca, ”è impossibile rispondere in modo diverso”. ”I terroristi comprendono solo il terrore come ritorsione”, ha affermato l’ex presidente russo.</p>
<h2 id="l-attacco-67" class="wp-block-heading">L’attacco</h2>
<p>L’agenzia di stampa Tass scrive che gli aggressori avrebbero usato delle mitragliatrici. La Ria Novosti afferma che gli uomini armati hanno anche “lanciato <strong>una granata o una bomba incendiaria facendo scoppiare un incendio</strong>“.</p>
<p>Il canale Telegram 112, legato alle forze di sicurezza, ha pubblicato un video di uno degli spettatori che parla di un incendio. Secondo il canale Telegram “Attenzione Mosca”, riferisce il sito Meduza, <strong>il tetto della sala concerti del Crocus è crollato causa dell’incendio</strong>. Le fiamme sono visibili su vari video circolati sui social. Altri video dall’interno del Crocus mostrano corpi a terra.</p>
<p>La Tass riferisce dell’arrivo sul posto degli agenti delle forze speciali degli Omon. All’interno della sala, dove si stava svolgendo un concerto del gruppo Picnic. Nessuno dei musicisti è rimasto colpito. Il canale Telegram Baza parla di un centinaio di persone rimaste intrappolate dall’incendio. Il governatore della regione di Mosca, Andrei Vorobyov, si trova sul posto.</p>
<p>Una cinquantina di ambulanze sono arrivate al Crocus secondo Ria Novosti. “Ho visto gente buttarsi a terra per sfuggire alla sparatoria e, poi, restare fermi per 15-20 minuti, poi, hanno cominciato a strisciare verso l’uscita. Molti sono riusciti a uscire” ha riferito un giornalista presente, citato da Ria Novosti.</p>
<h2 id="trovata-auto-con-esplosivo-nel-parcheggio-10" class="wp-block-heading">Trovata auto con esplosivo nel parcheggio</h2>
<p>Un’auto imbottita di esplosivo è stata trovata nel parcheggio del Crocus City Hall, preso d’assalto da uomini armati. Lo riporta il canale 112 di Telegram spiegando che l’area dove si trova la vettura è stata transennata. <strong>Cinque dipendenti del Crocus City Hall sono stati fermati dalla polizia russa e vengono interrogati</strong>.</p>
<p><strong>Mosca a Washington: “Condivida informazioni su attacco se ne ha”</strong></p>
<p>La Russia ha chiesto agli Stati Uniti di condividere, se ne ha, le informazioni in loro possesso sull’attacco terroristico al Crocus City Hall. L’appello arriva dalla portavoce del ministero degli Esteri russo Maria Zakharova. “<strong>Se gli Stati Uniti hanno o avevano dati attendibili su quanto accaduto, allora devono immediatamente trasferirli alla parte russa</strong>“, ha scritto Zakharova sul suo canale Telegram. Il suo intervento segue quello del consigliere per la sicurezza della Casa Bianca Kirby, che aveva affermato che non si hanno indicazioni sul fatto che l’Ucraina o gli ucraini stiano coinvolti nell’attacco a Mosca.</p>
<p><strong>Casa Bianca: “Kiev non è coinvolta”</strong></p>
<p><strong>Non ci sono indicazioni che l’Ucraina o gli ucraini siano coinvolti nell’attacco a Mosca</strong>” contro la più grande sala concerti della capitale russa. Lo ha dichiarato il portavoce del consiglio per la Sicurezza nazionale Usa John Kirby. ”Stiamo esaminando l’accaduto, ma vorrei evitare in questo momento qualsiasi collegamento con l’Ucraina”, ha detto Kirby, dicendo che ”c’è bisogno di tempo e di acquisire informazioni.</p>
<p><strong>Ucraina: “Noi non c’entriamo”</strong></p>
<p>L’Ucraina non ha nulla a che vedere con l’attacco terroristico al Crocus” City Hall a Mosca. E’ quanto ha dichiarato il Consigliere presidenziale ucraino Mykhailo Podolyak. L’intelligence militare ucraina afferma che l’attacco di questa sera alla sala concerti Crocus è una provocazione organizzata dal regime di Putin, che la comunità internazionale aveva anticipato.</p>
<p>Questa è una consapevole provocazione dei servizi speciali di Putin per la quale eravamo stati avvertiti dalla comunità internazionale. Il tiranno del Cremlino ha cominciato così la sua carriera e ora vuole concluderla nello stesso modo: commettendo crimini verso i suoi cittadini”, ha detto Andrii Yusov, rappresentante dell’intelligence militare ucraina, a Ukrainska Pravda. Yusov si riferisce all’<strong>allerta per possibili attentati diramata due settimane fa dall’ambasciata americana</strong> a Mosca.</p>
<h2 id="cancellati-tutti-gli-eventi-pubblici-a-mosca-82" class="wp-block-heading">Cancellati tutti gli eventi pubblici a Mosca</h2>
<p><strong>Tutti gli eventi pubblici, sportivi e culturali sono stati annullati a Mosca </strong>per il weekend, dopo l’attacco armato alla sala da concerti Crocus. L’annuncio del sindaco della capitale russa, Sergey Sobyanin, mentre sono state rafforzate le misure di sicurezza negli aeroporti e le stazioni ferroviarie di Mosca.</p>
<p><a class="a2a_button_facebook" href="https://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.lafrecciaweb.it%2F2024%2F03%2F23%2Fmosca-strage-al-crocus-city-hall-40-morti-e-100-feriti-isis-rivendica-attacco%2F&amp;linkname=Mosca.%20Strage%20al%20Crocus%20City%20Hall%3A%2040%20morti%20e%20100%20feriti.%20Isis%20rivendica%20attacco" title="Facebook" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_dd addtoany_share_save addtoany_share" href="https://www.addtoany.com/share#url=https%3A%2F%2Fwww.lafrecciaweb.it%2F2024%2F03%2F23%2Fmosca-strage-al-crocus-city-hall-40-morti-e-100-feriti-isis-rivendica-attacco%2F&#038;title=Mosca.%20Strage%20al%20Crocus%20City%20Hall%3A%2040%20morti%20e%20100%20feriti.%20Isis%20rivendica%20attacco" data-a2a-url="https://www.lafrecciaweb.it/2024/03/23/mosca-strage-al-crocus-city-hall-40-morti-e-100-feriti-isis-rivendica-attacco/" data-a2a-title="Mosca. Strage al Crocus City Hall: 40 morti e 100 feriti. Isis rivendica attacco"></a></p><p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2024/03/23/mosca-strage-al-crocus-city-hall-40-morti-e-100-feriti-isis-rivendica-attacco/">Mosca. Strage al Crocus City Hall: 40 morti e 100 feriti. Isis rivendica attacco</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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		<title>I fronti aperti e il silenzio dell’Occidente</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2023/12/15/i-fronti-aperti-e-il-silenzio-delloccidente/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=i-fronti-aperti-e-il-silenzio-delloccidente</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Roberto Sciarrone]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 15 Dec 2023 19:08:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="678" height="381" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/12/B5F5CBAD-5151-4B82-8C8F-EEA228904FF0.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/12/B5F5CBAD-5151-4B82-8C8F-EEA228904FF0.png 678w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/12/B5F5CBAD-5151-4B82-8C8F-EEA228904FF0-300x169.png 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/12/B5F5CBAD-5151-4B82-8C8F-EEA228904FF0-585x329.png 585w" sizes="(max-width: 678px) 100vw, 678px" /></p>
<p>Da Gaza all’Ucraina, tanti morti civili e poca speranza “La Striscia è un inferno in terra”. “La polverizzazione di Gaza è tra i peggiori attacchi contro una popolazione civile del&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2023/12/15/i-fronti-aperti-e-il-silenzio-delloccidente/">I fronti aperti e il silenzio dell’Occidente</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="678" height="381" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/12/B5F5CBAD-5151-4B82-8C8F-EEA228904FF0.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/12/B5F5CBAD-5151-4B82-8C8F-EEA228904FF0.png 678w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/12/B5F5CBAD-5151-4B82-8C8F-EEA228904FF0-300x169.png 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/12/B5F5CBAD-5151-4B82-8C8F-EEA228904FF0-585x329.png 585w" sizes="(max-width: 678px) 100vw, 678px" /></p><p><em>Da Gaza all’Ucraina, tanti morti civili e poca speranza</em></p>
<p><strong>“La Striscia è un inferno in terra”</strong>. “La polverizzazione di Gaza è tra i peggiori attacchi contro una popolazione civile del nostro tempo”.</p>
<p><strong>Dove andremo a finire?</strong> La situazione umanitaria a Gaza peggiora di ora in ora, mentre i carri armati israeliani sono entrati a Khan Younis, la principale città nel sud della Striscia. Il coordinatore degli aiuti di emergenza delle Nazioni Unite, Martin Griffiths, ha parlato di condizioni “apocalittiche”. L’Onu afferma che ormai l’80% della popolazione è sfollata e che oltre 600mila palestinesi hanno ricevuto l’ordine di evacuazione. Ma per loro non c’è nessun posto dove andare perché i rifugi sono pieni e al momento “nessun luogo è sicuro”. Intanto il bilancio delle vittime avrebbe superato quota 16mila, in confronto – riporta il <em>Financial Times</em> – nei primi nove mesi dell’invasione americana dell’Iraq nel 2003 furono registrati 12mila civili uccisi. Un fallimento totale della nostra comune umanità.</p>
<p>Partiamo da qui per raccontare l’”inferno” di una delle tante guerre che si stanno combattendo oggi, dando seguito a quel filo rosso che non smettiamo mai di narrare sulle nostre pagine e che ci porta ad altri conflitti ancora in corso.</p>
<p><strong>Cosa sta accadendo in Ucraina?</strong> La controffensiva non è andata come sperato e il sostegno all’Ucraina scricchiola, ma ad avvantaggiare Putin è un’Europa che non si impegna abbastanza. Dopo mesi di effettivo stallo e una controffensiva che ha deluso le aspettative, alla fatica per la guerra sta subentrando la sfiducia. “Dobbiamo essere pronti anche alle cattive notizie”, ha detto il segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg in un’intervista all’emittente tedesca ARD. A pochi giorni dalla firma di un decreto con cui il presidente russo Vladimir Putin ha aumentato il numero degli effettivi di circa 170mila unità, portandolo a un totale di 1,3 milioni. Negli ultimi mesi le linee del fronte si sono mosse poco e ora il gelo dell’inverno è calato sul paese, rendendo più difficile ogni avanzamento così come spostarsi e assicurare i rifornimenti. Il gelido inverno, ma non solo. Le crepe iniziano a farsi sentire anche all’interno del paese: il sindaco di Kiev, Vitali Klitschko, ha puntato il dito contro il presidente ucraino Volodymyr Zelensky per il fallimento della controffensiva, in un attacco senza precedenti contro il suo operato e il “crescente autoritarismo”. Secondo il primo cittadino della capitale, divenuto un volto noto della classe politica ucraina anche a livello internazionale, il presidente ha commesso degli “errori” e dovrebbe guardare con onestà alla reale situazione dell’Ucraina dopo l’invasione russa. <strong>Lo stesso Zelensky ha ammesso che la controffensiva “non ha raggiunto i suoi obiettivi”</strong> attribuendo parte della colpa alla lentezza degli aiuti militari dall’Occidente.</p>
<p>E’ chiaro come il conflitto scoppiato fra Israele e Hamas in Medio Oriente ha non solo distolto l’attenzione internazionale dalla guerra in corso in Europa orientale, ma ne ha perfino relativizzato l’eccezionalità. È in questo scenario di un Medio Oriente sull’orlo del baratro, con il rischio che il conflitto tra Israele e Hamas si estenda ad altri attori regionali, che oggi ha fatto la sua comparsa sulla scena Vladimir Putin. In un raro viaggio all’estero, dopo il mandato di arresto internazionale spiccato nei suoi confronti, il leader russo è arrivato ad Abu Dhabi per incontrare il presidente degli Emirati Arabi Uniti, lo sceicco Mohammed bin Zayed Al Nahyan. Putin ha proseguito il viaggio verso l’Arabia Saudita, a Riad per incontrare il principe ereditario e leader di fatto del paese, Mohammed bin Salman. Con entrambi, Putin ha parlato di accordi commerciali, produzione petrolifera e, naturalmente, della situazione in Ucraina e a Gaza, che il presidente russo imputa ai “fallimenti della politica statunitense nella regione. Putin ha voluto dimostrare di essere ancora un attore di primo piano in Medio Oriente, rafforzando l’immagine di Mosca come quella di un ‘polo alternativo’ agli Stati Uniti, capace di parlare con tutti. Stride, in questo contesto, il silenzio delle capitali occidentali incapaci di imporsi in due crisi che sembrano sfuggire alla loro portata: mentre l’Europa è preda delle divisioni interne e una totale mancanza di strategia, gli Stati Uniti osservano inermi l’alleato israeliano contravvenire alle sue pressioni. Ogni giorno che passa vediamo sempre più bambini morti e nuove profondità di sofferenza per le persone innocenti che sopportano questo inferno – ha denunciato Jan Egeland, capo del Consiglio norvegese per i rifugiati, secondo cui i paesi che sostengono Israele con le armi devono capire che queste morti civili costituiranno una macchia permanente sulla loro reputazione”. <strong>Quello che sta accadendo ha aggiunto Egeland “è un fallimento totale della nostra comune umanità”.</strong></p>
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		<title>PER UN PUGNO DI RUBLI</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Arno’ direttore de La Gazzetta Italo brasiliana]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 01 Sep 2023 11:45:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Prigozhin]]></category>
		<category><![CDATA[Putin]]></category>
		<category><![CDATA[Russia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="500" height="380" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/09/B08E8E6F-BE49-4878-A0B5-FA679C4A939B.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/09/B08E8E6F-BE49-4878-A0B5-FA679C4A939B.jpeg 500w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/09/B08E8E6F-BE49-4878-A0B5-FA679C4A939B-300x228.jpeg 300w" sizes="(max-width: 500px) 100vw, 500px" /></p>
<p>&#160; Il denaro è il male del mondo, crea disuguaglianze (Papa Francesco). Ma cosa non si farebbe per denaro? E sì, è proprio così! Per un pugno di rubli c’è&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<div id="attachment_75932" style="width: 160px" class="wp-caption alignright"><img decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-75932" class="wp-image-75932 size-thumbnail" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/09/C4381451-7B59-47E6-A721-0276B5C35697-150x150.jpeg" alt="" width="150" height="150" /><p id="caption-attachment-75932" class="wp-caption-text">Giuseppe Arno’</p></div>
<p>Il denaro è il male del mondo, crea disuguaglianze (Papa Francesco). Ma cosa non si farebbe per denaro? E sì, è proprio così! Per un pugno di rubli c’è chi mette a repentaglio la propria vita e quella altrui per offrire prestazioni nelle quali il compenso non dovrebbe essere lo scopo principale.</p>
<p>Alludiamo al mercenarismo militare, ovvero alla tendenza di asservire se stessi o le proprie abilità in cambio di una buona mercede. Di recente quando si cade sull’argomento, quasi sempre, spuntano due nomi largamente noti: <strong>Prigozhin</strong> e la sua brigata <strong>Wagner</strong>. Il primo è morto in un «incidente» aereo il 23 scorso; la seconda è ormai allo sbando in quanto acefala.</p>
<p>Ma chi erano in effetti Prigozhin e Wagner?</p>
<p>Per rispondere è d’uopo disquisire sul fenomeno degli eserciti mercenari e perciò parafrasando la domanda che, nell’ottavo capitolo dei <strong>Promessi Sposi</strong>, don Abbondio si fa, ci chiediamo: <strong>Prigozhin! Chi era costui?</strong></p>
<p>Attenzione buona gente, per i non informati il binomio Prigozhin-Wagner potrebbe indicare il direttore d’orchestra e il compositore dell’opera in programmazione al teatro <strong><em>Festspielhaus </em></strong>di Bayreuth in Baviera, riservato alla rappresentazione delle sole opere wagneriane, ma non è così! Ciò nonostante, una certa attinenza tra il compositore tedesco <strong>Wilhelm Richard Wagner</strong>, considerato tra i massimi esponenti del romanticismo, e le brigate mercenarie Wagner, che nulla hanno a che vedere col romanticismo, c’è davvero.</p>
<p>Infatti, si ritiene da più parti che lo pseudonimo della brigata &#8220;Wagner&#8221; sia da attribuire al nome di battaglia del fu <strong>Dmitrij Valer&#8217;evič Utkin</strong>, probabile cofondatore del gruppo mercenario, che lo avrebbe scelto vuoi in onore del compositore Richard Wagner (il preferito da <strong>Adolf Hitler</strong>), vuoi per la sua simpatia verso il <strong>Terzo Reich</strong>.</p>
<p>Passiamo adesso ad occuparci dalla buonanima di <strong>Eugenio Prigozhin</strong> alias <a target="_blank" rel="noopener" name="_Hlk144041045"></a>Yevgeny Viktorovič Prigozhin (Leningrado, 1º giugno 1961- Tiver, 23 agosto 2023). Egli ha esercitato uno dei mestieri più antichi del mondo, che non è proprio quello che potreste immaginare; qui di seguito chiariremo.</p>
<p>Per l’occasione, pare opportuno aprire una brevissima parentesi sui mercenari, ovvero sugli individui che, secondo la definizione più corrente, per profitto personale, partecipano di una guerra pur non appartenendo generalmente a nessuno degli schieramenti presenti sul campo. In realtà, essi esistono da sempre (già nel XIII secolo avanti Cristo in Egitto il faraone <strong>Ramesse II</strong> si servì di mercenari Sherdana [predoni sardi n.d.r.] per combattere i suoi nemici Ittiti) ed ecco perché si dice che uno dei mestieri più antichi del mondo è quello del mercenario. Di sicuro il secondo, dal momento che il primo non sembra opinabile!</p>
<p>Ritornando ad Eugenio, egli è stato di tutto un po’: già condannato e incarcerato per reati comuni, poi oligarca, affarista, politico, signore della guerra, comandante mercenario russo… e solo lui sapeva cos’altro. Potremmo dire, ispirandoci a un’espressione della mai dimenticata <strong>Marilyn Monroe</strong>, che il limite per lui non era il cielo, ma la sua mente e, a quanto sembra, la mente aperta e vulcanica di Prigozhin non aveva né poco né punto limiti nel realizzare le proprie ambizioni. Gli vennero attribuiti stretti legami con il &#8216;potente&#8217; e &#8216;pacifico&#8217; (conforme all’etimologia del nome: vlad=potere, mir=pace) <strong>Vladimir Putin, </strong>tant’è che l’<strong>Associated Press </strong>lo ha soprannominato &#8216;<strong>il</strong> <strong>cuoco dello Zar&#8217; </strong>[Putin n.d.r.], per aver organizzato presso la propria catena di ristoranti alcune rimarchevoli cene per quest’ultimo con vari dignitari stranieri.</p>
<p><strong>Tra leggenda e realtà</strong></p>
<p>Accenniamo adesso per sommi capi alla &#8216;compagnia di ventura&#8217; chiamata <strong>Wagner</strong>. Si è scritto molto sulla ferocia dei mercenari di detta brigata, sulle loro abilità militari, sulle loro controverse missioni e sul grande carisma di cui era dotato il loro «duce», <strong>Eugenio Prigozhin</strong>. Orbene, questo è il lato mitico e propagandistico che avvolge in un’aura di mistero l’intera struttura in questione, ma la realtà è meno suggestiva: la brigata Wagner, potremmo dire con una metafora, eseguiva la <em>sinfonia </em>a colpi di <em>kalàšnikof</em> e il Cremlino, attraverso Prigozhin, dirigeva l’<em>orchestra</em>da remoto, non a causa del Covid, ma per non esporsi in prima persona.</p>
<p>In altre parole, detta brigata svolgeva il ruolo che durante la guerra fredda era di competenza dei Paesi satelliti di Mosca: i 10.000 cubani che guerreggiavano in <strong>Mozambico </strong>ci rappresentano un chiaro esempio. È così che la Russia post-sovietica rafforzava e rafforza la propria presenza nel Sahel e nel resto dell’Africa, in barba agli USA, Francia, Italia e non solo. Difatti con la medesima strategia essa ha espanso la propria sfera d’influenza in Libia, sostenendo <strong>Kalifa Haftar</strong>; in Sudan coadiuvando i militari del presidente <strong>Al Bashair</strong>; in Guinea Bissau; nelle Isole Comore …</p>
<p>Recentemente, Prigozhin è assurto agli onori della cronaca non tanto per la serie di sanzioni e condanne penali emanate nei suoi confronti dal Dipartimento del Tesoro e da un «Gran Giurì» degli Stati Uniti, per aver finanziato e fomentato operazioni di interferenza nei processi elettorali degli <strong><em>States</em></strong>, ma, soprattutto, per l´attività di `appaltatore militare privato`; per l´impegno delle sue milizie in ogni teatro conflittuale dei Paesi maggiormente compromessi dal punto di vista politico; e per essere stato il proprietario e cofondatore del gruppo mercenario conosciuto col nome di &#8216;<strong>Compagnia militare privata Wagner</strong>&#8216; (in inglese <strong>PMC Wagner</strong> e cioè <em>Private Military Company</em>). Detto gruppo, che tra l’altro la <strong>Farnesina</strong> ha sempre considerato responsabile dell&#8217;aumentato flusso di migranti verso l&#8217;Italia, ha operato fino ad ora, come noto, sotto l’ombrello del Cremlino in 32 Paesi nel mondo, sul modello di una grande multinazionale e con tanto di uffici di rappresentanza, per offrire il proprio intervento laddove necessario.</p>
<p><strong>La rivolta che rompe l’incantesimo</strong></p>
<p>Nel giugno scorso Eugenio, alla testa dei suoi mercenari e nel momento di maggiore auge della sua potenza, ha commesso un «sacrilegio»: ha marciato, per poi desistere, su Mosca contro i propri «sponsor». Un segno di sfida (quasi certamente la causa della sua fine) verso gli alti comandi militari russi, di cui non condivideva le politiche di guerra in Ucraina.</p>
<p>Egli, dopo il tentato <em>golpe</em>, ha rivelato il motivo della marcia su Mosca del 24 giugno dichiarando: «Lo scopo della marcia era evitare la distruzione di Wagner e chiedere conto ai funzionari che, con le loro azioni poco professionali, hanno commesso un numero enorme di errori». Le male voci, per converso, ritengono che la marcia su Mosca si sia fermata per l’esiguo numero dei miliziani coinvolti; per il mancato supporto popolare; e per l’inazione di certuni congiurati, militari russi e di alto grado. Noi saremmo più propensi ad esaminare, in questo scenario, anche l’altro lato della medaglia e cioè il pericolo che il fenomeno del mercenarismo incontrollato può rappresentare nei confronti del contrattante: lo stesso pericolo, come più volte illustrato, che l’<strong>IA</strong> costituisce nei confronti del proprio programmatore, ovvero <strong>la rivolta</strong>!</p>
<p>Non a caso <strong>Machiavelli</strong> afferma:” […] se uno [principe] tiene lo stato suo fondato in sulle armi mercenarie, non starà mai fermo né sicuro; perché le sono disunite, ambiziose, senza disciplina, infedele, […]”.</p>
<p>Ed ecco che, per evitare il ripetersi delle pericolose conseguenze enunciate dal Machiavelli in merito alle armi mercenarie, è accaduta la peggiore delle previsioni: un incidente aereo mortale per Eugenio, per Utkin e per altri pezzi grossi della Wagner. A questo punto in molti si domandano se siasi trattato di un regolamento di conti e cioè se sia stato lavato col sangue il tentato delitto di «lesa maestà» o lo «sgarro» che dir si voglia dell’ex cuoco pietroburghese ribelle nei confronti dello Zar <a target="_blank" rel="noopener" name="_Hlk143880116"></a>e delle alte gerarchie militari di Mosca, oppure no.  Boh! ognuno può trarre le conclusioni che vuole; il tempo di certo ce lo dirà!</p>
<p><strong>Brokeraggio militare</strong></p>
<p>Ordunque disquisendo sulle forze mercenarie, espressione di un partito politico al potere, una cosa è certa: <strong>Prigozhin </strong>e<strong> Wagner</strong>hanno rappresentato il più significativo tra i tanti apparati paramilitari patrocinati dalla Russia, quali ad esempio <strong>Patriot</strong>, <strong>E.N.O.T. Corp</strong>,<strong> Convoy</strong>,<strong> Rusich</strong>,<strong> Lupi dello Zar</strong>,<strong> Redut, Bars</strong>, e principalmente il braccio armato del Cremlino in Africa, anche se Mosca lo nega. Tant’è! Per quanto ci riguarda, in termini di pragmatismo politico internazionale, noi abbiamo sempre considerato, sotto certi aspetti, Prigozhin come un broker della guerra con capacità di assicurare e rassicurare, <em>manu militari</em>, il funzionamento di certe attività (minerarie, petrolifere, migratorie, di guerriglia per procura, di addestramento militare e quant’altro) che un governo legittimo o un gruppo economico non può o non vuole fare in proprio, per non esporsi apertamente. Aggiungeremmo che il vulcanico Eugenio, da un tempo a questa parte, veniva esaltato o demonizzato dalla stampa a seconda delle circostanze e dell’opportunità di far notizia e <em>audience</em>, ma la sostanza non cambia: allo stato delle cose, ribadiamo il concetto, egli altro non era che il poderoso <em>Chief Executive Officer</em> (amministratore delegato) di un&#8217;impresa (Wagner) che offriva servizi di natura paramilitare, a titolo oneroso a favore della Madre Russia. Solo che… per essere in Russia, ha osato troppo!</p>
<p>«<strong>Soltanto chi non osa non sbaglia</strong>» affermava <strong>Henry Ford</strong>;Prigozhin ha osato, ha sbagliato e ha ricevuto, secondo quanto scrive <strong>Gray Zone</strong>, un biglietto di solo andata per l’inferno!</p>
<p>Ciò stante, ci piace concludere questa breve disamina sul tanto discusso signore della guerra basandoci su una verità incontrovertibile: la sua smisurata ambizione. Di conseguenza, possiamo tranquillamente affermare che il potere di Prigozhin, a prescindere da ciò che i media ci raccontano, era indiscutibilmente in ascesa e probabilmente sarebbe arrivato al punto in cui gli avrebbe fatto credere che, come diceva lo storico <strong>Sallustio</strong>, l’ambizione, tra i vizi umani, è quella che maggiormente assomiglia a una virtù.</p>
<p>E chissà che questa credenza non lo potesse indurre a sentirsi Dio! E allora? Beh… ecco… che dire! Se avesse avuto il tempo di arrivare a tanto, avremmo assistito a una seconda marcia dello Chef su Mosca e questa volta fino a Mosca, sempre che nel frattempo… non gli fosse capitato male, come in realtà è avvenuto.</p>
<p>Alcuni politologi sostengono che il trinomio «<strong>Alexei Navalny</strong>, <strong>Alexander Litvinenko</strong> e <strong>Viktor Yushchenko»</strong> avrebbe dovuto mettere in guardia il pur esperto Eugenio, anche se noi non dubitiamo che egli si tutelasse da ogni pericolo, ma… non abbastanza, evidentemente!</p>
<p><strong>Sic transit gloria mundi </strong></p>
<p>Il 23 agosto <strong>Yevgeny Prigozhin</strong> e il suo braccio destro <strong>Dmitry Utkin</strong> muoiono in un misterioso &#8216;incidente&#8217; aereo. Muore Eugenio, muore di conseguenza per &#8216;acefalia&#8217; la sua creatura, la Wagner!<strong>Grey Zone</strong>, canale vicino alla compagnia di mercenari, mestamente scrive: «[…] Evgenij Viktorovich Prigozhin è morto a causa delle azioni dei traditori della Russia. Ma anche all&#8217;inferno sarà il migliore! Gloria alla Russia!»</p>
<p>Essere il migliore all’inferno? Boh! dubitiamo che detto primato possa costituire <em>status symbol </em>su questa terra; una ben magra consolazione, in ogni caso.</p>
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