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	<title>stretto di Hormuz Archivi - lafrecciaweb.it</title>
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	<title>stretto di Hormuz Archivi - lafrecciaweb.it</title>
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		<title>Hormuz, il petrolio ha trovato un’altra strada. Ma la guerra lo sta seguendo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesco Mazzarella]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 06 Oct 2026 17:46:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
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<p>Il 23 settembre avevamo raccontato uno stretto quasi vuoto. Tredici giorni dopo il greggio del Golfo torna a circolare, mentre l’Arabia Saudita spinge milioni di barili verso Yanbu sul Mar&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/10/06/hormuz-il-petrolio-ha-trovato-unaltra-strada-ma-la-guerra-lo-sta-seguendo/">Hormuz, il petrolio ha trovato un’altra strada. Ma la guerra lo sta seguendo</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1600" height="900" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/cover-petrolio-hormuz-mar-rosso-v2.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Petrolio Hormuz Mar Rosso" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/cover-petrolio-hormuz-mar-rosso-v2.jpg 1600w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/cover-petrolio-hormuz-mar-rosso-v2-300x169.jpg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/cover-petrolio-hormuz-mar-rosso-v2-1024x576.jpg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/cover-petrolio-hormuz-mar-rosso-v2-768x432.jpg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/cover-petrolio-hormuz-mar-rosso-v2-1170x658.jpg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/cover-petrolio-hormuz-mar-rosso-v2-585x329.jpg 585w" sizes="(max-width: 1600px) 100vw, 1600px" /></p><p><em>Il 23 settembre avevamo raccontato uno stretto quasi vuoto. Tredici giorni dopo il greggio del Golfo torna a circolare, mentre l’Arabia Saudita spinge milioni di barili verso Yanbu sul Mar Rosso. Ma proprio sull’altra porta della rotta, Bab el-Mandeb, la guerra torna ad allargarsi</em></p>
<h1>Hormuz, il petrolio ha trovato un’altra strada. Ma la guerra lo sta seguendo</h1>
<div class="pip-subtitle">Il 23 settembre avevamo raccontato uno stretto quasi vuoto. Tredici giorni dopo il greggio del Golfo torna a circolare, mentre l’Arabia Saudita spinge milioni di barili verso Yanbu sul Mar Rosso. Ma proprio sull’altra porta della rotta, Bab el-Mandeb, la guerra torna ad allargarsi</div>
<div></div>
<div>
<p class="pip-opening">redici giorni fa siamo andati a guardare lo Stretto di Hormuz e abbiamo trovato quasi il vuoto. Nel nostro precedente approfondimento, <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/09/23/hormuz-quasi-vuoto-due-navi-dove-ne-passavano-125-il-mondo-cerca-altre-rotte/"><strong>“Hormuz quasi vuoto: due navi dove ne passavano 125. Il mondo cerca altre rotte”</strong></a>, avevamo documentato il crollo del traffico commerciale attraverso uno dei passaggi strategici più importanti del pianeta. Il 21 settembre risultavano due transiti commerciali tracciabili, il giorno successivo tre. Prima dell’attuale conflitto erano circa 125 le grandi navi commerciali che attraversavano quotidianamente quel braccio di mare.</p>
<p>La fotografia era impressionante. Ma una fotografia, per capire davvero una trasformazione, qualche volta non basta.</p>
<p><strong>Siamo tornati a guardare.</strong></p>
<p>E quello che sta accadendo racconta qualcosa forse ancora più importante: il petrolio sta tornando a circolare, ma il sistema che lo trasporta non è più quello di prima.</p>
<h2>Quasi sei milioni di barili al giorno verso il Mar Rosso</h2>
<p>Il ministro saudita dell’Energia, Abdulaziz bin Salman, ha dichiarato il 6 ottobre che il flusso attraverso l’East-West Pipeline ha raggiunto <strong>5,8 milioni di barili al giorno</strong>.</p>
<p>È l’arteria che attraversa l’Arabia Saudita da est a ovest, collegando le aree petrolifere del Golfo al terminal di Yanbu, sul Mar Rosso. Riyadh la sta utilizzando per ridurre la dipendenza dallo Stretto di Hormuz e mantenere le esportazioni nonostante la crisi.</p>
<p>Circa <strong>4 milioni di barili di greggio al giorno</strong> vengono attualmente dirottati attraverso questa infrastruttura: una quantità equivalente a circa il 4 per cento dell’offerta petrolifera mondiale.</p>
<div class="pip-factbox">
<p><strong>Il cambiamento in tredici giorni</strong></p>
<p><strong>23 settembre:</strong> Hormuz appare quasi vuoto nei dati delle navi tracciabili.</p>
<p><strong>6 ottobre:</strong> l’East-West Pipeline saudita trasporta 5,8 milioni di barili al giorno verso il Mar Rosso.</p>
<p><strong>Settembre:</strong> i flussi petroliferi dei Paesi del Golfo, escluso l’Iran, sono risaliti complessivamente a oltre l’81% dei livelli precedenti alla guerra.</p>
<p><strong>Greggio e condensati:</strong> circa 91% dei livelli prebellici.<br />
<strong>Prodotti raffinati:</strong> circa 60%.</p>
</div>
<p>È proprio quest’ultimo dato a impedire una conclusione troppo semplice.</p>
<p>Dire che “il petrolio è tornato” non significa dire che la crisi sia finita. Il greggio riesce nuovamente a muoversi in quantità considerevoli, ma diesel, carburante per aerei e altri prodotti raffinati restano molto più indietro. E trasportare energia è diventato più costoso, complesso e rischioso.</p>
<h2>Il sistema si adatta</h2>
<p>I dati di Vortexa mostrano che a settembre i flussi petroliferi dai Paesi del Golfo, Iran escluso, hanno raggiunto in media <strong>19,2 milioni di barili al giorno</strong>, contro i 23,6 milioni precedenti alla guerra.</p>
<p>L’Arabia Saudita è stata il motore principale della ripresa: le sue esportazioni di greggio sono aumentate fortemente rispetto ad agosto.</p>
<p>Non significa che Hormuz sia diventato irrilevante. Al contrario: grandi quantità di petrolio continuano ad attraversarlo e i transiti sono tornati a crescere.</p>
<p>Significa però che produttori, compagnie e governi stanno imparando ad adattarsi a uno dei punti più vulnerabili del commercio mondiale.</p>
<p>Oleodotti terrestri. Terminal alternativi. Trasbordi. Navi che in alcuni casi attraversano le zone più pericolose riducendo la propria visibilità elettronica.</p>
<p><strong>Il sistema energetico non ha eliminato il rischio. Sta imparando a conviverci.</strong></p>
<h2>Ma dall’altra parte c’è Bab el-Mandeb</h2>
<p>Qui la storia cambia nuovamente.</p>
<p>Il petrolio che raggiunge Yanbu arriva sul Mar Rosso. Per dirigersi verso l’Europa può risalire verso il Canale di Suez; per muoversi verso l’Oceano Indiano deve invece confrontarsi con un altro passaggio strategico: <strong>Bab el-Mandeb</strong>.</p>
<p>Ed è precisamente lì che nelle ultime ore la guerra yemenita è tornata a muoversi.</p>
<p>Le forze del governo yemenita riconosciuto internazionalmente e sostenute dall’Arabia Saudita hanno riconquistato diverse aree intorno allo stretto. Associated Press ha documentato la ripresa di Dhubab e di altre località strategiche. Il governo yemenita sostiene di avere ottenuto il controllo effettivo dello stretto, ma la completa neutralizzazione della capacità Houthi di minacciare la navigazione non può ancora essere considerata dimostrata.</p>
<p>Il punto, quindi, non è affermare che Bab el-Mandeb sia diventato sicuro.</p>
<p>È osservare che proprio mentre il sistema energetico cerca alternative a Hormuz, aumenta il valore strategico dell’altra porta del Mar Rosso.</p>
<h2>La guerra raggiunge anche il territorio saudita</h2>
<p>Nella serata del 5 ottobre sono stati colpiti anche gli aeroporti sauditi di <strong>Jazan e Najran</strong>, vicino al confine con lo Yemen.</p>
<p>L’Autorità generale dell’aviazione civile saudita ha confermato tre feriti lievi e danni materiali. Gli attacchi arrivano mentre gli Houthi rivendicano operazioni con missili e droni contro obiettivi sauditi e mentre Riyadh intensifica il proprio sostegno alle forze governative yemenite.</p>
<p>Anche qui bisogna fermarsi prima di trasformare la coincidenza geografica in una spiegazione.</p>
<p>Non abbiamo elementi per affermare che gli attacchi agli aeroporti siano stati compiuti per colpire la strategia saudita di aggiramento di Hormuz.</p>
<p>Abbiamo però davanti due processi contemporanei e documentabili: l’Arabia Saudita sta trasferendo quantità enormi di petrolio verso il Mar Rosso e il conflitto yemenita sta tornando a investire sia l’area di Bab el-Mandeb sia il territorio saudita.</p>
<h2>Il paradosso del petrolio</h2>
<p>Ed è qui che compare il paradosso più interessante.</p>
<p>Mentre la guerra si allarga, il mercato sta reagendo alla maggiore disponibilità di greggio. Il Brent è tornato sotto la soglia dei 100 dollari al barile nelle contrattazioni del 6 ottobre, anche grazie alla ripresa delle esportazioni mediorientali e all’utilizzo coordinato delle riserve di emergenza.</p>
<p>Il rischio geopolitico cresce, ma almeno per il momento il sistema energetico riesce ad assorbirne una parte.</p>
<p>È forse questa la vera notizia.</p>
<p>Quando il <strong>23 settembre</strong> abbiamo raccontato <strong>“<a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/09/23/hormuz-quasi-vuoto-due-navi-dove-ne-passavano-125-il-mondo-cerca-altre-rotte/">Hormuz quasi vuoto</a>”</strong>, abbiamo visto quanto il mondo fosse vulnerabile alla chiusura di pochi chilometri di mare.</p>
<p>Oggi vediamo l’altra faccia della stessa storia: quanto velocemente quel sistema sia capace di cercare un’altra strada.</p>
<p>Ma ogni nuova strada crea nuove dipendenze.</p>
<p>Hormuz conduce al Golfo. Yanbu conduce al Mar Rosso. Il Mar Rosso conduce verso Suez da una parte e Bab el-Mandeb dall’altra.</p>
<p>E Bab el-Mandeb è nuovamente dentro una guerra.</p>
<p>Il petrolio, dunque, ha trovato un’altra strada.</p>
<p><strong>Il problema è che la guerra sembra conoscere la stessa geografia.</strong></p>
<div class="pip-separator"></div>
<div class="pip-note">
<p><strong>Nota editoriale</strong></p>
<p>Questo articolo distingue i dati verificabili dalle interpretazioni geopolitiche. I flussi dell’East-West Pipeline, la ripresa delle esportazioni petrolifere del Golfo, gli attacchi agli aeroporti sauditi e l’avanzata delle forze governative yemenite nell’area di Bab el-Mandeb sono elementi documentati dalle fonti citate. Le affermazioni delle parti coinvolte nel conflitto vengono riportate come tali quando non risultano verificabili indipendentemente.</p>
<p>La contemporaneità tra diversificazione delle rotte energetiche e intensificazione del conflitto nel Mar Rosso costituisce una correlazione strategicamente rilevante, ma non dimostra che le operazioni militari in Yemen o gli attacchi contro obiettivi sauditi siano stati causati dalla strategia energetica di Riyadh.</p>
</div>
<div class="pip-sources">
<p><strong>Fonti</strong></p>
<ul>
<li style="list-style-type: none;">
<ul>
<li><a href="https://www.reuters.com/business/energy/saudi-energy-minister-says-oil-pumped-through-east-west-pipeline-reached-58-2026-10-06/" target="_blank" rel="noopener">Reuters, 6 ottobre 2026 — East-West Pipeline e flussi verso Yanbu</a></li>
<li><a href="https://www.reuters.com/business/energy/gulf-oil-flows-rise-average-81-pre-war-rate-september-data-shows-2026-10-06/" target="_blank" rel="noopener">Reuters, 6 ottobre 2026 — Flussi petroliferi del Golfo e dati Vortexa</a></li>
<li><a href="https://www.reuters.com/world/yemeni-government-forces-seize-district-by-bab-el-mandeb-military-sources-say-2026-10-05/" target="_blank" rel="noopener">Reuters, 5 ottobre 2026 — Offensiva yemenita nell’area di Bab el-Mandeb</a></li>
<li><a href="https://apnews.com/article/e87beb84a0d146e4f0546b50508f7e32" target="_blank" rel="noopener">Associated Press, 5 ottobre 2026 — Dhubab e combattimenti intorno allo stretto</a></li>
<li><a href="https://www.internazionale.it/ultime-notizie-reuters/2026/10/06/two-saudi-airports-targeted-on-monday-as-fighting-with-yemen-s-houthis-escalates" target="_blank" rel="noopener">Reuters / Internazionale, 6 ottobre 2026 — Attacchi agli aeroporti di Jazan e Najran</a></li>
<li><a href="https://saudigazette.com.sa/article/665161/saudi-arabia/three-injured-in-attacks-on-jazan-najran-airports" target="_blank" rel="noopener">Saudi Gazette / GACA, 6 ottobre 2026 — Feriti e danni negli aeroporti sauditi</a></li>
<li><a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/09/23/hormuz-quasi-vuoto-due-navi-dove-ne-passavano-125-il-mondo-cerca-altre-rotte/">LaFrecciaweb, 23 settembre 2026- Hormuz quasi vuoto: Due navi dove ne passavano 125. Il mondo cerca altre rotte</a></li>
</ul>
</li>
</ul>
</div>
<div class="pip-copyright">© Riproduzione riservata – Francesco Mazzarella</div>
</div>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/10/06/hormuz-il-petrolio-ha-trovato-unaltra-strada-ma-la-guerra-lo-sta-seguendo/">Hormuz, il petrolio ha trovato un’altra strada. Ma la guerra lo sta seguendo</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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		<title>Hormuz quasi vuoto: due navi dove ne passavano 125. Il mondo cerca altre rotte</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesco Mazzarella]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 23 Sep 2026 11:46:09 +0000</pubDate>
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<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/09/23/hormuz-quasi-vuoto-due-navi-dove-ne-passavano-125-il-mondo-cerca-altre-rotte/">Hormuz quasi vuoto: due navi dove ne passavano 125. Il mondo cerca altre rotte</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1672" height="941" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/stretto-di-Hormuz.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/stretto-di-Hormuz.jpg 1672w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/stretto-di-Hormuz-300x169.jpg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/stretto-di-Hormuz-1024x576.jpg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/stretto-di-Hormuz-768x432.jpg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/stretto-di-Hormuz-1170x658.jpg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/stretto-di-Hormuz-585x329.jpg 585w" sizes="(max-width: 1672px) 100vw, 1672px" /></p><p><em>Tre navi commerciali tracciabili in un giorno, contro circa 125 prima del conflitto. Tra rotte alternative, petroliere meno visibili e diplomazia, lo Stretto rivela la fragilità delle reti globali</em></p>
<h1 class="pip-title">Hormuz quasi vuoto: quando il mondo scopre di dipendere da pochi chilometri di mare</h1>
<p class="pip-subtitle">Tre navi commerciali tracciabili in un giorno, dopo le due del giorno precedente, contro circa 125 grandi navi al giorno prima dell’attuale conflitto. Mentre <strong>Teheran</strong> apre condizionatamente alla possibilità di riaprire lo Stretto e l’<strong>Arabia Saudita</strong> riattiva una via alternativa verso il Mar Rosso, Hormuz mostra quanto energia, commercio e sicurezza globale dipendano da pochi nodi strategici</p>
<p class="pip-lead">Ci sono luoghi che sembrano lontanissimi finché non smettono di funzionare. Lo Stretto di Hormuz è uno di questi.</p>
<p>È un braccio di mare tra Iran e Oman che molti europei avrebbero difficoltà a indicare con precisione su una carta geografica, ma dal quale dipende una parte essenziale della circolazione energetica mondiale.</p>
<p>Oggi quel passaggio è quasi vuoto.</p>
<p>I dati sul traffico marittimo raccontano qualcosa di impressionante: martedì 22 settembre soltanto <strong>tre navi commerciali legate alle materie prime risultavano avere attraversato lo Stretto</strong>. Il giorno precedente erano state due. Prima dell’attuale conflitto transitavano da Hormuz circa <strong>125 grandi navi commerciali al giorno</strong>.</p>
<p>È però necessaria una precisazione importante. Questi numeri riguardano le navi rilevabili attraverso i sistemi di tracciamento. Alcune imbarcazioni possono attraversare l’area con i <strong>transponder AIS</strong> <strong>disattivati</strong>, rendendo incompleta la fotografia del traffico effettivo.</p>
<div class="pip-factbox"><strong>Il dato chiave</strong></p>
<p>Prima del conflitto: circa <strong>125 grandi navi commerciali al giorno</strong>.<br />
Lunedì 21 settembre: <strong>2 transiti commerciali tracciabili</strong>.<br />
Martedì 22 settembre: <strong>3 transiti commerciali tracciabili</strong>.</p>
<p>Il dato AIS non permette però di conoscere con certezza tutte le navi effettivamente presenti nello Stretto.</p></div>
<p>Ed è proprio qui che la storia diventa più interessante del numero.</p>
<h2>Il mondo non si ferma: cerca un’altra strada</h2>
<p>Quando un’arteria si restringe, il sistema cerca immediatamente altre vene.</p>
<p>L’Arabia Saudita ha riavviato l’<strong>East-West Pipeline</strong>, l’oleodotto che attraversa il Paese permettendo al greggio di raggiungere il porto di Yanbu, sul Mar Rosso, senza attraversare Hormuz. L’infrastruttura era stata danneggiata dagli attacchi dei giorni precedenti.</p>
<p>Nel frattempo <strong>Riyadh</strong> aveva aumentato le esportazioni dai terminal del Golfo e sviluppato anche trasferimenti di greggio nave-nave nelle acque dell’<strong>Oman</strong>. I flussi energetici, insomma, non sono semplicemente scomparsi: hanno cominciato a <strong>ridisegnarsi</strong>.</p>
<p>È una straordinaria dimostrazione della capacità di adattamento dei sistemi globali. Ma è anche la dimostrazione della loro fragilità.</p>
<p>Perché trovare una strada alternativa non significa eliminare il rischio. Significa spesso <strong>spostarlo altrove</strong>.</p>
<p>Se Hormuz diventa insicuro, aumenta l’importanza dell’oleodotto saudita. Se quell’oleodotto viene colpito, aumenta l’importanza del Mar Rosso. Se Bab el-Mandeb diventa pericoloso, entrano in difficoltà le rotte verso Suez.</p>
<p class="pip-highlight">Ogni alternativa dipende da un’altra infrastruttura, da un altro territorio, da un altro equilibrio politico. La globalizzazione ci ha insegnato a essere interconnessi. Forse non ci ha insegnato abbastanza a essere resilienti.</p>
<h2>Le navi che scompaiono</h2>
<p>C’è poi un dettaglio che sembra tecnico e invece racconta bene il nostro tempo.</p>
<p>Alcune navi attraversano quelle acque spegnendo il proprio sistema automatico di identificazione, l’AIS.</p>
<p>Questo non significa automaticamente che siano coinvolte in attività illecite. In un’area di conflitto, rendersi meno facilmente individuabili può rispondere anche a esigenze di sicurezza.</p>
<p>Ma produce un paradosso.</p>
<p>Viviamo nell’epoca in cui possiamo osservare quasi in tempo reale una nave dall’altra parte del pianeta, eppure quando aumenta il pericolo una parte di quella realtà può improvvisamente diventare invisibile.</p>
<p>Anche l’informazione diventa così parte della sicurezza. Sapere dove si trova una nave significa poterla seguire. Ma significa anche poterla trovare.</p>
<p>È un piccolo esempio di una questione molto più grande: <strong>la trasparenza tecnologica che rende efficienti le nostre reti può trasformarsi in vulnerabilità quando cambia il contesto nel quale quelle reti operano.</strong></p>
<h2>Intanto la diplomazia prova a muoversi</h2>
<p>Mentre il traffico diminuisce, sul piano diplomatico arrivano segnali che richiedono attenzione ma anche molta prudenza.</p>
<p><strong>Teheran</strong> ha fatto sapere di essere disponibile a riaprire lo Stretto entro una settimana qualora gli<strong> Stati Uniti</strong> riducano la pressione militare e rimuovano il blocco dei porti iraniani. La delegazione iraniana presente a New York per l’<strong>Assemblea generale delle Nazioni Unite</strong> avrebbe ricevuto mandato per negoziare.</p>
<p>È importante utilizzare le parole corrette: <strong>Hormuz non sta riaprendo.</strong> L’Iran ha espresso una disponibilità condizionata.</p>
<p>Parallelamente <strong>Francia e Stati Uniti</strong> stanno lavorando a una nuova risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite per una possibile missione internazionale destinata a tutelare la libertà di navigazione nello Stretto.</p>
<p>Anche il presidente russo <strong>Vladimir Putin</strong> e il principe ereditario saudita <strong>Mohammed bin Salman</strong> hanno richiamato la necessità di garantire passaggi sicuri attraverso Hormuz e Bab el-Mandeb.</p>
<p>Non significa che siamo davanti a una distensione.</p>
<p>Significa però che attori con interessi molto differenti sembrano condividere almeno una consapevolezza: <strong>tenere troppo a lungo compromesse le arterie del commercio mondiale può produrre conseguenze che nessuno riesce più a controllare completamente.</strong></p>
<h2>Non esistono più crisi lontane</h2>
<p>È forse questa la lezione più importante di Hormuz.</p>
<p>Continuiamo a utilizzare categorie geografiche per descrivere problemi che geografici non sono più.</p>
<p>Una crisi è “mediorientale”. Una guerra è “europea”. Un attacco informatico avviene “in America”. Una siccità colpisce “l’Africa”.</p>
<p>Ma energia, merci, dati, finanza, alimentazione e tecnologia attraversano continuamente quei confini.</p>
<p>Una nave che non parte dal Golfo può diventare una consegna che ritarda in Europa. Un oleodotto colpito in Arabia Saudita può modificare il prezzo del petrolio a migliaia di chilometri di distanza. Una raffineria danneggiata può incidere sulla disponibilità di carburanti utilizzati da trasporti, agricoltura e industria.</p>
<p class="pip-highlight">La distanza geografica continua a esistere. La distanza delle conseguenze molto meno.</p>
<p>Ed è qui che Hormuz smette di essere soltanto una storia di geopolitica.</p>
<p>Diventa una storia di <strong>relazioni</strong>.</p>
<p>Relazioni tra Paesi, naturalmente, ma anche tra infrastrutture, economie, tecnologie e persone.</p>
<h2>La fragilità è nelle connessioni</h2>
<p>Per decenni abbiamo costruito sistemi sempre più efficienti.</p>
<p>Produzione concentrata dove costa meno. Merci trasportate attraverso le rotte più convenienti. Energia movimentata attraverso pochi grandi corridoi. Catene logistiche ottimizzate per ridurre tempi, scorte e costi.</p>
<p>Ha funzionato.</p>
<p>Ma l’efficienza assoluta possiede un lato fragile: quando tutto dipende da pochi nodi, <strong>il nodo diventa più importante dell’intera rete.</strong></p>
<p>Hormuz oggi ce lo mostra con una chiarezza quasi brutale.</p>
<p>Non serve che il commercio mondiale si fermi. È sufficiente che pochi chilometri di mare diventino troppo pericolosi perché governi, compagnie petrolifere, assicurazioni, marine militari, mercati finanziari e diplomazie di mezzo mondo debbano contemporaneamente cambiare comportamento.</p>
<p>E forse la domanda più importante non è quanto velocemente riusciremo a riaprire completamente Hormuz.</p>
<p>È un’altra:</p>
<p class="pip-highlight"><strong>Quanti altri Hormuz abbiamo costruito senza accorgercene?</strong></p>
<p>Nell’energia. Nei semiconduttori. Nei cavi sottomarini. Nei dati. Nelle materie prime. Nelle piattaforme tecnologiche. Persino nell’intelligenza artificiale.</p>
<p>La vera sicurezza del nostro tempo potrebbe allora non consistere soltanto nel difendere meglio questi passaggi.</p>
<p>Potrebbe significare imparare a costruire sistemi capaci di continuare a vivere anche quando uno dei loro nodi si interrompe.</p>
<p>Perché essere connessi non significa necessariamente essere resilienti.</p>
<p>E Hormuz, quasi vuoto, ce lo sta ricordando.</p>
<div class="pip-editorial-note">
<div class="pip-editorial-note-title">NOTA EDITORIALE</div>
<p>Questo editoriale nasce dal lavoro di monitoraggio, che osserva i singoli fatti non soltanto per il loro valore immediato di cronaca, ma cercando connessioni, ricorrenze e trasformazioni di medio periodo.</p>
<p>Nel caso dello Stretto di Hormuz distinguiamo nettamente <strong>i fatti verificati</strong> — la forte riduzione del traffico marittimo tracciabile, la riattivazione dell’East-West Pipeline saudita e i movimenti diplomatici in corso — dalle <strong>dichiarazioni politiche</strong> e dalle <strong>interpretazioni editoriali</strong>.</p>
<p>In particolare, al momento della pubblicazione <strong>non esiste un accordo per la riapertura dello Stretto</strong>: esiste una disponibilità iraniana condizionata. Analogamente, i dati basati sui sistemi AIS non permettono di conoscere con assoluta certezza il numero complessivo delle navi che attraversano l’area, poiché alcune possono navigare senza trasmettere pubblicamente la propria posizione.</p>
<p>La riflessione sulla fragilità delle reti globali rappresenta quindi <strong>l’analisi dell’autore</strong>, costruita a partire dai fatti documentati e non presentata come una relazione causale già dimostrata.</div>
<div class="pip-separator"></div>
<div class="pip-sources">
<h3>Fonti</h3>
<ul>
<li><strong>Reuters — 23 settembre 2026</strong><br />
“Shipping traffic via Strait of Hormuz stays below 10% of pre-war average, data shows”<br />
Dati aggiornati sui transiti commerciali nello Stretto e sulle limitazioni del rilevamento AIS.<br />
<a href="https://www.reuters.com/world/middle-east/shipping-traffic-via-strait-hormuz-stays-below-10-day-average-data-shows-2026-09-23/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Reuters – traffico nello Stretto di Hormuz</a></li>
<li><strong>Reuters — 22 settembre 2026</strong><br />
“Iran ready to reopen Strait of Hormuz if US eases military pressure, lifts blockade”<br />
Disponibilità condizionata iraniana alla riapertura dello Stretto e negoziati a New York.<br />
<a href="https://www.reuters.com/world/middle-east/iran-ready-reopen-strait-hormuz-if-us-eases-military-pressure-lifts-blockade-2026-09-22/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Reuters – proposta iraniana su Hormuz</a></li>
<li><strong>Reuters — 22 settembre 2026</strong><br />
“France mulls new UN Security Council resolution on Hormuz, diplomats say”<br />
Iniziativa franco-statunitense per una possibile missione internazionale destinata a tutelare la libertà di navigazione.<br />
<a href="https://www.reuters.com/world/france-mulls-new-un-security-council-resolution-hormuz-diplomats-say-2026-09-22/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Reuters – possibile risoluzione ONU su Hormuz</a></li>
<li><strong>Reuters — 22 settembre 2026</strong><br />
“Saudi Arabia restarts East-West oil pipeline to resume exports from Yanbu”<br />
Riattivazione dell’oleodotto saudita verso il Mar Rosso.<br />
<a href="https://www.reuters.com/business/energy/saudi-arabia-restarts-east-west-oil-pipeline-resume-exports-yanbu-sources-say-2026-09-22/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Reuters – riavvio East-West Pipeline</a></li>
<li><strong>Reuters — 21 settembre 2026</strong><br />
“Saudi Arabia ramps up Gulf oil exports after pipeline attack, shipping data shows”<br />
Dati sulle esportazioni saudite e sulle strategie alternative utilizzate durante la crisi.<br />
<a href="https://www.reuters.com/business/energy/saudi-arabia-ramps-up-gulf-oil-exports-after-pipeline-attack-shipping-data-shows-2026-09-21/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Reuters – flussi petroliferi sauditi</a></li>
<li><strong>Reuters — 22 settembre 2026</strong><br />
“Putin, Saudi crown prince call for safe passage via Hormuz, Bab el-Mandeb”<br />
Colloquio tra Vladimir Putin e Mohammed bin Salman sulla sicurezza delle principali rotte marittime.<br />
<a href="https://www.reuters.com/world/middle-east/putin-saudi-crown-prince-call-safe-passage-via-hormuz-bab-el-mandeb-2026-09-22/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Reuters – Hormuz e Bab el-Mandeb</a></li>
<li><strong>U.S. Energy Information Administration (EIA)</strong><br />
“World Oil Transit Chokepoints”<br />
Dati strutturali sull’importanza dello Stretto di Hormuz per i flussi mondiali di petrolio e gas naturale liquefatto.<br />
<a href="https://www.eia.gov/international/content/analysis/special_topics/World_Oil_Transit_Chokepoints/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">U.S. EIA – World Oil Transit Chokepoints</a></li>
</ul>
</div>
<div class="pip-copyright">© Riproduzione riservata – Francesco Mazzarella</div>
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		<title>INDIA: IL PIVOT MULTILATERALE DEL MAGGIO 2026</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Domenica Puleio]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 11 May 2026 19:20:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[Gran Bretagna]]></category>
		<category><![CDATA[India]]></category>
		<category><![CDATA[stretto di Hormuz]]></category>
		<category><![CDATA[USA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1672" height="941" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/india.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/india.png 1672w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/india-300x169.png 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/india-1024x576.png 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/india-768x432.png 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/india-1170x658.png 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/india-585x329.png 585w" sizes="(max-width: 1672px) 100vw, 1672px" /></p>
<p>Nuova Delhi consolida il proprio ruolo tra BRICS, Stati Uniti, Golfo, Regno Unito e Indo-Pacifico.Diplomazia, commercio, sicurezza energetica e tecnologia diventano i principali terreni di una strategia estera sempre più&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1672" height="941" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/india.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/india.png 1672w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/india-300x169.png 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/india-1024x576.png 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/india-768x432.png 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/india-1170x658.png 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/india-585x329.png 585w" sizes="(max-width: 1672px) 100vw, 1672px" /></p><p class="isSelectedEnd"><em>Nuova Delhi consolida il proprio ruolo tra BRICS, Stati Uniti, Golfo, Regno Unito e Indo-Pacifico.Diplomazia, commercio, sicurezza energetica e tecnologia diventano i principali terreni di una strategia estera sempre più autonoma. La centralità  dell’India in un sistema internazionale frammentato.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L’attuale configurazione della politica estera indiana delinea un paradigma di multi-allineamento asimmetrico, dove Nuova Delhi non si limita a oscillare tra blocchi contrapposti, ma agisce come il pivot necessario per la stabilità del sistema internazionale. La simultaneità del vertice dei Ministri degli Esteri dei BRICS (14-15 maggio) e della missione diplomatica del Segretario di Stato USA, Marco Rubio, non è una coincidenza temporale, bensì l’espressione plastica della dottrina della Strategic Autonomy (Autonomia Strategica) elevata a sistema di governo globale.</p>
<p>In qualità di presidente pro tempore della compagine BRICS, l’India sta esercitando un soft power di tipo transazionale e diplomatico volto a decongestionare le tensioni nel Golfo Persico. Il dato di maggior rilievo è la facilitazione del dialogo bilaterale tra Seyed Abbas Araghchi, capo della diplomazia iraniana, e i vertici degli Emirati Arabi Uniti. Questa iniziativa risponde a una necessità logica stringente: la protezione del corridoio energetico e commerciale che transita per lo Stretto di Hormuz, vitale per la sicurezza energetica indiana e per la stabilità dei prezzi delle commodity sui mercati globali. Nuova Delhi si pone dunque come l’unico interlocutore capace di integrare le istanze del “Sud Globale” senza alienarsi le potenze occidentali.</p>
<p>Parallelamente, il dialogo con gli Stati Uniti attraverso la missione di Marco Rubio si focalizza sulla cooperazione tecnologica e militare avanzata, nell’ambito dell’iniziativa iCET (Initiative on Critical and Emerging Technology). Il cuore del negoziato riguarda la resilienza della supply chain dei minerali critici e delle terre rare. L’India si candida ufficialmente a diventare l’alternativa infrastrutturale e produttiva al monopolio cinese, offrendo agli USA un partner con capacità di scala industriale e stabilità democratica. Questo asse viene ulteriormente rafforzato dal coordinamento nel Quad, dove la sicurezza marittima nell’Indo-Pacifico rimane la priorità per il contrasto alle proiezioni egemoniche nell’area.</p>
<p>A completare questo quadro di centralità è l’entrata in vigore dello storico Free Trade Agreement (FTA) con il Regno Unito. Questo trattato rappresenta una pietra miliare per la diplomazia commerciale post-Brexit e post-pandemica: eliminando le barriere tariffarie in settori chiave come il tech, l’automotive e il farmaceutico, l’India si garantisce un afflusso massiccio di capitali e competenze britanniche, offrendo in cambio l’accesso al mercato più dinamico e giovane del pianeta.</p>
<p>L’India di questo maggio 2026 si manifesta come una Potenza Ponte. La capacità di accogliere contemporaneamente le delegazioni di paesi sanzionati dall’Occidente e i massimi rappresentanti dell’amministrazione statunitense, dimostra che Nuova Delhi ha superato la fase del non-allineamento passivo per approdare a un protagonismo attivo. In un mondo frammentato, la stabilità internazionale dipende oggi dalla capacità indiana di tradurre le diverse istanze geopolitiche in un linguaggio comune di cooperazione economica e sicurezza integrata.</p>
<p>@Riproduzione riservata</p>
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		<title>Hormuz, il fronte che può cambiare la guerra</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Antonella La Mantia]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 11 May 2026 18:57:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Iran]]></category>
		<category><![CDATA[Stati Uniti]]></category>
		<category><![CDATA[stretto di Hormuz]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="343" height="192" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_6340-edited-e1778515173214.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_6340-edited-e1778515173214.jpg 343w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_6340-edited-e1778515173214-300x168.jpg 300w" sizes="(max-width: 343px) 100vw, 343px" /></p>
<p>L’Iran rafforza il controllo sullo stretto da cui passa il 20% del petrolio mondiale. Gli Stati Uniti aumentano la presenza navale nel Golfo. L’Italia chiede una soluzione diplomatica per evitare&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/05/11/hormuz-il-fronte-che-puo-cambiare-la-guerra/">Hormuz, il fronte che può cambiare la guerra</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>L’Iran rafforza il controllo sullo stretto da cui passa il 20% del petrolio mondiale. Gli Stati Uniti aumentano la presenza navale nel Golfo. L’Italia chiede una soluzione diplomatica per evitare una nuova crisi energetica globale</em></p>
<p>Il <strong>conflitto</strong> che coinvolge Stati Uniti, Israele e Iran sta già producendo effetti concreti su economie occidentali e mercati energetici. Al centro della crisi c’è lo <strong>Stretto di Hormuz</strong>, il passaggio tra Iran e Oman da cui dipende una quota cruciale di petrolio e gas destinati al mondo.</p>
<p>Il <strong>blocco navale</strong> non è più un’ipotesi: è in corso. Teheran ha imposto nuove misure di controllo sul traffico, gli Stati Uniti hanno rafforzato la presenza militare nel Golfo Persico e i prezzi del greggio sono già saliti per il timore di interruzioni alle forniture.</p>
<p>Come riporta il Wall Street Journal, le autorità iraniane ora obbligano le navi commerciali a coordinarsi con le proprie strutture militari prima di attraversare lo stretto. La decisione arriva nel pieno dell’<strong>escalation militare tra Israele e Iran</strong>, con il coinvolgimento diretto di Washington. Per gli analisti, è il tentativo di Teheran di usare lo stretto come leva strategica in risposta agli attacchi subiti.</p>
<p>Hormuz è il più grande collo di bottiglia energetico del pianeta. Secondo la U.S. Energy Information Administration, ogni giorno vi transitano <strong>20-21 milioni di barili di petrolio</strong> — circa un quinto del consumo globale — oltre a un terzo del commercio mondiale di gas naturale liquefatto, diretto soprattutto verso Asia ed Europa. La stessa EIA avverte: qualsiasi interruzione ha “effetti sostanziali sui prezzi energetici globali”.</p>
<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-full is-resized"><img decoding="async" class="wp-image-108349 alignright" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_6340-edited.jpg" alt="" /></figure>
</div>
<p>Gli effetti sono già visibili. Reuters segnala che diverse compagnie marittime hanno cambiato rotta o inasprito i protocolli di sicurezza per le petroliere dirette nel Golfo. Gli operatori sono in <strong>allerta per il rischio</strong> di incidenti o stop alla navigazione. Le piattaforme internazionali di monitoraggio navale rilevano un traffico instabile, con meno attraversamenti del solito: alcune petroliere rallentano o restano ferme in attesa di istruzioni.</p>
<p>Per rispondere, Washington ha intensificato le <strong>operazioni di sorveglianza e sicurezza</strong> marittima. La Quinta Flotta americana, di base in Bahrein, presidia da anni lo stretto proprio per garantire la libertà di navigazione.</p>
<p>Il timore delle cancellerie occidentali è che lo scontro militare si traduca in una <strong>crisi energetica globale</strong>. Anche limitazioni parziali al traffico avrebbero ripercussioni immediate sul greggio e sulle forniture di gas all’Europa, già sotto pressione dopo la guerra in Ucraina.</p>
<p>L’Italia mantiene una linea di <strong>prudenza diplomatica</strong>. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha ribadito la necessità di “evitare una spirale incontrollabile” e di rilanciare il dialogo tra Stati Uniti e Iran, con la mediazione dell’Oman. Tajani ha precisato che Roma valuterebbe missioni di sicurezza marittima solo in una cornice multilaterale, “sotto l’egida dell’ONU o dell’Unione Europea”, escludendo azioni unilaterali.</p>
<p>La presidente del Consiglio <strong>Giorgia Meloni</strong> ha definito Hormuz “una questione fondamentale per l’Italia e per l’Europa”, ricordando che la libertà di navigazione è “un principio essenziale del diritto internazionale”. Palazzo Chigi monitora le ricadute economiche: un rincaro prolungato dell’energia rischia di frenare crescita, spingere l’inflazione e far salire i costi industriali.</p>
<p>Anche l’International Energy Agency sottolinea la <strong>vulnerabilità delle rotte mediorientali</strong>: Hormuz resta uno dei punti più sensibili del sistema energetico globale. Tensioni prolungate possono destabilizzare i mercati.</p>
<p>Il vero nodo è capire <strong>fin dove si spingerà </strong>la crisi prima di diventare uno shock globale per commercio e sicurezza.</p>
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		<title>Mediterraneo al capolinea: se Hormuz chiude la Sicilia resta al buio</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2026/03/18/mediterraneo-al-capolinea-se-hormuz-chiude-la-sicilia-resta-al-buio/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=mediterraneo-al-capolinea-se-hormuz-chiude-la-sicilia-resta-al-buio</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Domenica Puleio]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 18 Mar 2026 19:21:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[crisi economica]]></category>
		<category><![CDATA[guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Sicilia]]></category>
		<category><![CDATA[stretto di Hormuz]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="678" height="381" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/03/hormuz-678x381-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/03/hormuz-678x381-1.jpg 678w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/03/hormuz-678x381-1-300x169.jpg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/03/hormuz-678x381-1-585x329.jpg 585w" sizes="(max-width: 678px) 100vw, 678px" /></p>
<p>Dimentichiamo il Mar Rosso che abbiamo raccontato finora perché la realtà che emerge oggi, mercoledì 18 marzo 2026, è molto più brutale e ci riguarda da vicino. Mentre a Ginevra&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/03/18/mediterraneo-al-capolinea-se-hormuz-chiude-la-sicilia-resta-al-buio/">Mediterraneo al capolinea: se Hormuz chiude la Sicilia resta al buio</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="678" height="381" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/03/hormuz-678x381-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/03/hormuz-678x381-1.jpg 678w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/03/hormuz-678x381-1-300x169.jpg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/03/hormuz-678x381-1-585x329.jpg 585w" sizes="(max-width: 678px) 100vw, 678px" /></p><p>Dimentichiamo il Mar Rosso che abbiamo raccontato finora perché la realtà che emerge oggi, mercoledì 18 marzo 2026, è molto più brutale e ci riguarda da vicino. Mentre a Ginevra si chiudono in queste ore i tavoli tecnici dell’UNCTAD sulla logistica globale, il verdetto per l’Italia è un isolamento che non si vedeva da decenni. Il problema non è più solo la minaccia dei droni, ma il collasso totale dei nervi dello shipping mondiale dopo che lo Stretto di Hormuz è diventato, dall’inizio di marzo, un buco nero della navigazione.</p>
<p>I giganti del mare come MSC e Maersk non stanno più a guardare le mappe: hanno già cancellato le prenotazioni per il Golfo Persico e la motivazione è scritta nei bilanci delle assicurazioni. Oggi, far passare un container nel Mediterraneo costa una “tassa di guerra” che tocca i 4.500 dollari a carico, una cifra folle che rende più conveniente circumnavigare l’Africa e puntare direttamente ai porti del Nord Europa come Rotterdam e Anversa. Per la Sicilia, questo significa lo sfratto esecutivo dalle rotte che contano. I nostri porti, da Augusta a Palermo, stanno subendo quella che i tecnici chiamano “paralisi del piccolo cabotaggio”: le grandi navi madre non entrano più nel bacino del Mediterraneo per evitare di restare intrappolate in un vicolo cieco, preferendo scaricare altrove e lasciando la nostra isola ai margini di un deserto logistico.</p>
<p>Il dato politico è altrettanto amaro. Il governo italiano ha appena blindato la missione Aspides fino al 2027 con un nuovo stanziamento da 15 milioni di euro, ma la verità è che stiamo cercando di svuotare il mare con un cucchiaino. Mentre noi presidiamo Suez con un mandato solo difensivo, la “porta sul retro” di Hormuz è in fiamme e l’Europa non ha la forza politica di intervenire senza rischiare lo scontro diretto con l’Iran. Risultato? Il petrolio Brent balla sopra i 91 dollari, i supermercati siciliani iniziano a vedere i primi scaffali vuoti per la mancanza di imballaggi e carta, e noi restiamo a guardare un orizzonte dove le navi non passano più. A Ginevra stasera si firmano verbali pieni di buone intenzioni, ma nelle tasche dei siciliani l’unica cosa che arriva è un’inflazione del 4,5% figlia di una guerra che abbiamo finto di poter gestire con la diplomazia dei corridoi.</p>
<p><strong>@Riproduzione riservata</strong></p>
<p>Foto di mostafa meraji da Pixabay</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/03/18/mediterraneo-al-capolinea-se-hormuz-chiude-la-sicilia-resta-al-buio/">Mediterraneo al capolinea: se Hormuz chiude la Sicilia resta al buio</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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