Salute: Iss, nuovo modello per lotta a infezioni sessualmente trasmesse

Roma, 24 ott. (Adnkronos Salute) – Una rete con centri periferici territoriali (spoke) e centri di riferimento con elevate competenze multidisciplinari (hub), un accesso facilitato per i pazienti, in tempi brevi e con costo ridotto e una diffusione capillare degli strumenti di prevenzione. È questo il modello organizzativo per la lotta alle Infezioni sessualmente trasmesse (Ist) che emerge dal progetto coordinato dal Dipartimento di malattie infettive-Iss “Sperimentazione di nuovi modelli organizzativi integrati ospedale-territorio per la prevenzione e il controllo delle Ist: percorsi diagnostico-assistenziali agevolati ed offerta di screening gratuiti mirati”, i cui risultati sono stati presentati durante un convegno oggi in Istituto.“Le infezioni sessualmente trasmesse sono patologie diffuse ma, purtroppo, troppo spesso sono diagnosticate e curate tardivamente e questo favorisce la loro diffusione. Inoltre, toccano una sfera molto privata e intima della vita delle persone e questo merita particolare attenzione – ha sottolineato Anna Teresa Palamara, che dirige il Dipartimento malattie infettive dell’Iss -. È fondamentale quindi mettere in campo una serie di iniziative che facilitino l’accesso alla diagnosi e alla cura potenziando o creando Centri a cui possano rivolgersi i pazienti ai primi sintomi in maniera rapida e anonima”.Il progetto, realizzato in accordo e con il supporto tecnico e finanziario del ministero della Salute – Ccm, ha coinvolto otto unità operative che hanno adottato una pianificazione e una sperimentazione di percorsi diagnostico-assistenziali agevolati per le Ist sul territorio nazionale. Ne è scaturito un modello assistenziale innovativo – evidenzia l’Iss in una nota – e una serie di azioni da mettere in campo per contrastare meglio queste patologie, che secondo l’Oms contano un milione di casi ogni anno nel mondo e che sono segnalate in crescita anche nel nostro paese. “È il momento di elaborare un piano strategico nazionale Ist – commenta Barbara Suligoi, responsabile del progetto – e l’esperienza di questo progetto può fornire utili indicazioni in questo senso per un modello che contrasti la dispersione dei soggetti con Ist in ambiti sanitari diversi e la mancanza di uniformità e appropriatezza nei percorsi diagnostico-assistenziali”.

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