Niente telemedicina in oltre metà ambulatori privati italiani Indagine Fondazione Bruno Visentini con Istituto superiore di sanità e Fasdac

Roma, 12 ott. (Adnkronos Salute) – Niente telemedicina in oltre la metà degli ambulatori privati in Italia. E0 quanto emerge dalla prima ‘Survey nazionale sulla telemedicina in ambito ambulatoriale privato’, presentata oggi a Roma, nella sede dell’università Luiss, dall’Osservatorio salute benessere e resilienza della Fondazione Bruno Visentini insieme con l’Istituto Superiore di Sanità e il fondo sanitario integrativo Fasdac. L’indagine, la prima volta a sondare il rapporto tra operatori privati e telemedicina, è stata condotta su oltre 300 strutture sanitarie private e private convenzionate Ssn distribuite sul territorio nazionale. Il primo dato da considerare, che sintetizza la previsione di sviluppo della telemedicina nel comparto privato, è che il 58% delle strutture ha dichiarato di non fare telemedicina e di non essere interessata a offrire questo servizio nel prossimo futuro – si legge sul sito Iss – a fronte di un 13% che ha dichiarato di fare telemedicina e di voler continuare a sviluppare la propria offerta. Indagando le principali cause identificate come ostacoli allo sviluppo della telemedicina emergono: la ‘complessità organizzativa’ dichiarata nel 24% dei casi, la ‘scarsa propensione o collaborazione del personale sanitario’ dichiarata nel 15%, seguiti dalla ‘onerosità in termini economici’ al 9%. Se guardiamo alle sole strutture di grandi dimensioni che erogano più di 50mila prestazioni ambulatoriali all’anno, la ‘onerosità in termini economici’ diventa il problema più rilevante a pari merito con la ‘complessità nell’applicazione della normativa Gdpr’ che si attestano entrambe a quota 17%.Sul fronte della fiducia riposta nella telemedicina da parte degli operatori, si evidenzia un livello di fiducia complessivamente ‘alta’ o ‘medio alta’ che si attesta attorno al 40% nel caso delle Direzioni generali e Direzioni sanitarie, ma che crolla al 27% per chi è ‘sul campo’, ovvero medici e professioni sanitarie. E ancora: dal punto di vista del paziente, le strutture hanno dichiarato di aver riscontrato nei propri pazienti ‘scarsa fiducia verso la telemedicina’ nel 27% dei casi, rinforzato dal problema della ‘scarsa familiarità con le tecnologie informatiche’ che le strutture hanno riscontrato nei propri pazienti nel 23% dei casi.Quanto al rispetto delle linee guida sulla telemedicina vigenti, emerge come il 55% delle strutture non produce i propri documenti sanitari in maniera conforme allo standard HL7 CDA R2 previsto. All’interno di queste strutture un 47% intende adeguarsi entro l’anno allo standard, ma un altro 40% ancora non conosce le Linee guida.

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