Leonardi (Sin): “Al Congresso Ean una sessione sulla neurologia della guerra” ‘Incertezza e fragilità non toccano solo i pazienti ma anche i medici’

Helsinki, 23 giu. (Adnkronos Salute) – “Ho organizzato una sessione intitolata ‘Neurology & War’. Non pensavo avrei mai dovuto farlo. Il tema della neurologia della guerra è oggi più che mai rilevante per i nuovi tipi di armi e le problematiche sanitarie legate ai conflitti vicini. Abbiamo colto profondamente la fragilità e l’incertezza che non toccano solo i pazienti, ma anche i giovani medici che vivono in un’epoca complessa. Oggi vicino a noi abbiamo 3 guerre: quella russo-ucraina, quella azerbaijano-armena e quella israelo-palestinese-iraniana. Solo 5-6 anni fa non eravamo nemmeno pronti a parlare di guerra”. Così Matilde Leonardi, Chair del Communication Committee dell’European Academy of Neurology (Ean) e membro del board della Società italiana di neurologia (Sin), parlando con l’Adnkronos Salute dei temi all’attenzione degli specialisti all’11esimo Congresso Ean in corso a Helsinki. “La guerra cambia tutto. Cambia la salute pubblica, cambia la percezione della fragilità, e cambia il nostro modo di ragionare sulla brain health”, la salute del cervello, sottolinea Leonardi. “I 450 milioni di cittadini europei – osserva – si sentono più fragili”. Inoltre, in questo tempo, “i nostri pazienti cronici fanno più fatica ad accedere alle cure, abbiamo meno medici, ci sono flussi migratori, carenze di specialisti. E’ un problema di tutti, non solo italiano. Ne abbiamo discusso anche con colleghi americani in un incontro bilaterale”. In questo contesto, suggerisce Leonardi, “crediamo sia fondamentale puntare su due cose: da un lato sull’empowerment delle persone attraverso la prevenzione – tema impensabile fino a 10 anni fa in neurologia – e dall’altro sull’organizzazione strutturata della rete di cura. Nel caso dello stroke abbiamo dimostrato che si può prevenire attraverso una sana alimentazione, il controllo della pressione, la riduzione del colesterolo. Ma abbiamo anche visto che, aprendo le Stroke unit, in Italia abbiamo ridotto del 39% la disabilità da ictus. Questo vuol dire che prevenzione e presa in carico precoce funzionano”.

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