Sanità, Cappellacci (Fi): “Risorse sono fondamentali ma servono anche le riforme” Al congresso Sumai, ‘cardine del Ddl delega è la ridefinizione della responsabilità professionale’

Roma, 12 nov. (Adnkronos Salute) – “Un anno fa, proprio al Congresso Sumai, annunciai l’avvio di un’indagine conoscitiva sul riordino delle professioni sanitarie. L’indagine è andata avanti ed è stato fatto un grande lavoro fino ad arrivare al disegno di legge che contiene la misura per la riforma delle professioni sanitarie. Le risorse sono fondamentali, ma senza le riforme non si mette mano ai problemi e non si va da nessuna parte. Nel provvedimento si valorizzano le competenze professionali con un sistema di certificazione e riconoscimento dell’esperienza acquisita. Ci sta inoltre a cuore la semplificazione della burocrazia perché il tempo clinico è molto più prezioso del tempo amministrativo”. Così Ugo Cappellacci, presidente della Commissione Affari sociali della Camera, intervenendo oggi a Roma al 57° Congresso Sumai, il Sindacato degli specialisti ambulatoriali, in programma fino al 13 novembre.Il deputato di Forza Italia ha illustrato i punti chiave del Ddl delega sulle professioni sanitarie approvato a inizio settembre. “Il cardine del provvedimento è la ridefinizione della responsabilità professionale – illustra Cappellacci – Si tratta di una norma di giustizia ed equilibrio attesa da anni. Se il professionista segue le linee guida e buone pratiche potrà rispondere penalmente solo per colpe gravi. Resta il diritto al risarcimento danni per il cittadino quando dovuto – aggiunge – ma questa riforma vuole ridurre la cosiddetta medicina difensiva ed evitare cause infondate. La medicina difensiva oggi costa al Paese 9 miliardi”.Tra gli obiettivi del provvedimento anche “migliorare la sicurezza sui luoghi di lavoro e a combattere la violenza e le aggressioni ai professionisti sanitari”. Sono presenti anche “i principi che puntano a definire una maggiore attrattività del sistema sanitario nazionale – conclude Cappellacci – con percorsi di carriera e sviluppo professionale che non spingano i nostri giovani, formati in Italia, a trasferirsi all’estero”.

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