Antonia Pozzi rivive a Milano tra musica e poesia

Per  900INMUSICA la Sala Fontana del Museo del Novecento ospita il melologo  con musiche originali di Rossella Spinosa sul testo di Antonetta Carrabs dedicato alla poetessa milanese.  Martedì 2 dicembre ore 17.00

Il Museo del Novecento, dopo il successo al Museo del Teatro alla Scala, che ne ha ospitato l’ultima esecuzione, ospita martedì 2 dicembre alle ore 17,00 nella Sala Fontana, il melologo “Antonia Pozzi” con musiche originali di Rossella Spinosa su testo della poetessa Antonetta Carrabs. Prenotazione obbligatoria: c.inaugurazionim900@comune.milano.it Contatti e info: c.inaugurazionim900@comune.milano.it Il testo di Antonetta Carrabs dà voce alla poetessa Antonia Pozzi, attraverso una germinazione vibrante di penombre, silenzi, dolore ed esilio, di figure e luoghi cari ad Antonia in cui la poetessa riesce sempre a sorprendersi e a custodire l’incanto di una bellezza fatta di cose semplici e di natura. Un proscenio di delicatezza e di nostalgie dove si incontrano le sue ferite e le sue intimità che sanno di epifanie e sofferenze, intrise di quel desiderio di infinito, di attesa e di riconciliazione che caratterizzeranno la sua breve vita. Le musiche originali di Rossella Spinosa, compositrice e pianista, sono state composte sul testo, dando vita a un melologo denso e che la critica ha accolto con grande entusiasmo e calore. Un omaggio alla grande poetessa milanese, figlia di Roberto Pozzi, importante avvocato, e della contessa Lina Cavagna Sangiuliani, nipote di Tommaso Grossi; Antonia scrive le prime poesie ancora adolescente. Studia nel Regio Liceo – Ginnasio Alessandro Manzoni di Milano per poi iscriversi alla Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli Studi di Milano. Dal diario e dalle sue lettere si evincono i molteplici interessi culturali, dalla fotografia, alle lunghe escursioni in bicicletta, dalla progettazione di un romanzo storico sulla Lombardia, allo studio delle lingue (tedesco, francese e inglese). Viaggia, oltre che in Italia, in Francia, Austria, Germania e Inghilterra, ma il suo luogo prediletto è la settecentesca villa di famiglia, a Pasturo, ai piedi delle Grigne, nella provincia di Lecco, dove si trova la sua biblioteca e dove studia, scrive a contatto con la natura solitaria e severa della montagna. La grande italianista Maria Corti, che la conobbe all’università, disse che «il suo spirito faceva pensare a quelle piante di montagna che possono espandersi solo ai margini dei crepacci, sull’orlo degli abissi. Era un ipersensibile, dalla dolce angoscia creativa, ma insieme una donna dal carattere forte e con una bella intelligenza filosofica; fu forse preda innocente di una paranoica censura paterna su vita e poesie. Senza dubbio fu in crisi con il chiuso ambiente religioso familiare. La terra lombarda amatissima, la natura di piante e fiumi la consolava certo più dei suoi simili». A soli ventisei anni si tolse la vita; nel suo biglietto di addio ai genitori parlò di «disperazione mortale»; la famiglia negò la circostanza «scandalosa» del suicidio, attribuendo la morte a polmonite. Il testamento della Pozzi fu distrutto dal padre, che manipolò anche le sue poesie, scritte su quaderni e allora ancora tutte inedite.

Related posts

Pier Paolo Pasolini e Cutro: un viaggio nella storia tra documenti, memorie e protagonisti

Tutela Linguistica: Il Comitato Arbëresh Porta in Senato Due Petizioni Storiche

Senza schemi leggiamo Pasolini con serietà, senza considerarlo conservatore. Non lo fu mai