Nel tempo dell’Epifania, le macerie. Le guerre e i morti lungo le strade hanno smarrito le voci dei Re Magi

Quale senso possono ancora avere il Natale, l’Epifania e i Re Magi? Le guerre diffuse rappresentano la sconfitta non solo di una politica che dovrebbe educare alla dialettica, ma anche di una cultura che ha smarrito il senso dell’umanità. Come poter credere all’Avvento cristiano e all’arrivo dei Re Magi, uomini di pace?
Tutti noi abbiamo una responsabilità. Prendiamoci cura di questo tempo per non precipitare nell’oblio. Ascoltiamo, in questi giorni di meditazione, le voci dei Re Magi. Soprattutto per essere più umani, meno codardi, più coraggiosi, senza cedere alle finzioni

Pierfranco Bruni

Quale senso possono ancora avere il Natale, l’Epifania e i Re Magi in un tempo in cui il reale ci mostra la sconfitta dell’Umanesimo e dell’uomo moderno, ormai incapace di riconoscersi nella Tradizione? Abitiamo un’epoca di dissolvenza della fraternità dei popoli.
Le guerre diffuse rappresentano la sconfitta non solo di una politica che dovrebbe educare alla dialettica, ma anche di una cultura che ha smarrito il senso dell’umanità. Come poter credere all’Avvento cristiano e all’arrivo dei Re Magi, uomini di pace?
I Re Magi sono pellegrini: portano tra le mani i doni. Il dono è la segretezza dell’amore, della gioia, della serenità. Essi sono simboli, appunto, della Pace. E invece, in questa temperie terribile, assistiamo al peggio e anche al Male. Viviamo un tempo in cui il Male ha preso il sopravvento. Il reale è divenuto il superamento di ogni religiosità dell’utopia. Di fronte a uno specchio che riflette i fatti, la follia domina e si diffonde.
Il pensiero si azzera, e le poche idee rimaste assumono la forma di un destino apocalittico e confusionario. Chi potrà salvarci? Io credo nella Fede, nella quale persino l’utopia della salvezza non può più giungere né dalla politica né dalla cultura. Forse potrà giungere dalle parole di Leone XIV, l’unico che legge con religiosa pazienza gli eventi, invitando con forza non solo alla pace, ma restituendo a questo termine un senso incondizionato.
Ogni storia ha il suo tempo. Ogni tempo custodisce il suo mistero. Bisognerebbe penetrare la storia senza attribuire alla sola ragione, come fase illuministica, il monopolio dell’interpretazione. Siamo infatti in un tempo in cui Hegel è morto, ed è giusto che sia così. Marx è sepolto da secoli, ed è giusto che sia così. Nietzsche è moribondo, pur avendo profetizzato lo scavo dell’ecce homo e la morte di Dio. I nuovi filosofi sono allo sbando, preceduti da un Kant che ha illuso i popoli con la sua idea di pace perpetua.
Ci resta il tentativo della persuasione di Giovanni Paolo II con il suo «non abbiate paura». Mentre i potenti decidono altro, noi dovremo continuare a non temere di caratterizzare le nostre vite, senza smettere di credere che la pace potrà arrivare. Verrà portata dai Re Magi, con l’oro, l’incenso e la mirra?
Quando i popoli sono devastati, le civiltà diventano un cumulo di macerie. Come porre fine alle rovine delle civiltà? È un grande interrogativo che chiede ulteriori risposte, mentre le domande restano costantemente inevase. La speranza non è un luogo comune. Ma nei nostri cuori esiste davvero ancora speranza di fronte a una conduzione politica fallimentare?
Sulla soglia della Grotta si vive l’Epifania. Cristo non è risorto: è nato. La sua nascita è avvenuta. Perché non raccogliere la virtù, la saggezza e il sogno dei Magi?
Erode è la destinazione del Male. Dal deserto ai mari. Nell’anno di Francesco non possiamo più tollerare la morte inflitta dalle Nazioni. Pur non volendo tener conto del peccato, facciamo in modo che possa farsi strada la misericordia.
Tutti noi abbiamo una responsabilità. Prendiamoci cura di questo tempo per non precipitare nell’oblio. Ascoltiamo, in questi giorni di meditazione, le voci dei Re Magi. Soprattutto per essere più umani, meno codardi, più coraggiosi, senza cedere alle finzioni.
Saremo capaci di farlo? Ogni parola ha il suo peso. Ogni azione nasce da una reciproca incomprensione. Il potere può essere esercitato anche senza lasciare macerie e morti lungo le strade.

 

Pierfranco Bruni è nato in Calabria. Archeologo, direttore del Ministero dei Beni Culturali e, dal 31 ottobre 2025, membro del CdA dei Musei e Parchi Archeologici di Melfi e Venosa, nominato dal Ministro della Cultura; presidente del Centro Studi “Francesco Grisi” e già componente della Commissione UNESCO per la diffusione della cultura italiana all’estero.

Nel 2024 è stato Ospite d’onore per l’Italia per la poesia alla Fiera Internazionale di Francoforte e Rappresentante della cultura italiana alla Fiera del libro di Tunisi.

Incarichi in capo al Ministero della Cultura:

Presidente Commissione Capitale italiana città del Libro 2024;

Presidente Comitato Nazionale Celebrazioni centenario Manlio Sgalambro;

Segretario unico comunicazione del Comitato Nazionale Celebrazioni Eleonora Duse.

È inoltre presidente nazionale del progetto “Undulna Eleonora Duse” e presidente e coordinatore scientifico del progetto “Giacomo Casanova 300”.

Ha pubblicato libri di poesia, racconti e romanzi. Si è occupato di letteratura del Novecento con studi su Pavese, Pirandello, Alvaro, Grisi, D’Annunzio, Carlo Levi, Quasimodo, Ungaretti, Cardarelli, Gatto, Penna, Vittorini e sulle linee narrative e poetiche del Novecento che richiamano le eredità omeriche e le dimensioni del sacro.

Ha scritto saggi sulle problematiche relative alla cultura poetica della Magna Grecia e, tra l’altro, un libro su Fabrizio De André e il Mediterraneo (“Il cantico del sognatore mediterraneo”, giunto alla terza edizione), nel quale esplora le matrici letterarie dei cantautori italiani e il rapporto tra linguaggio poetico e musica, tema che costituisce un modello di ricerca sul quale Bruni lavora da molti anni.

Studioso di civiltà mediterranee, Bruni unisce nella sua opera il rigore scientifico alla sensibilità umanistica, ponendo al centro della sua ricerca il dialogo tra le culture, la memoria storica e la bellezza come forma di identità.
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