Caro” presidente Steinmeier, è inutile piagnucolare ora e accusare gli USA di aver tradito i suoi valori (quali?)…
C’è qualcosa di irresistibilmente comico – se non fosse tragico – nelle parole di Frank-Walter Steinmeier, quando accusa gli Stati Uniti di “distruggere l’ordine mondiale”. Comico perché detto da chi rappresenta uno dei Paesi che, negli ultimi trent’anni, ha accompagnato ogni strappo americano con il silenzio, l’obbedienza e l’alibi morale. Tragico perché arriva tardi. Troppo tardi. Quando ormai non restano che le macerie e la nostalgia.
Mettiamola subito in chiaro: gli Stati Uniti non stanno distruggendo nulla. Gli Stati Uniti fanno quello che hanno sempre fatto: difendono i propri interessi. Lo hanno fatto ieri con il sorriso multilaterale, lo fanno oggi con il pugno sul tavolo. Cambia lo stile, non la sostanza. Se l’“ordine mondiale” oggi appare a pezzi, è perché l’Europa lo ha accettato a pezzi, pezzo dopo pezzo, guerra dopo guerra, violazione dopo violazione.
L’ordine mondiale: una favola raccontata a posteriori
L’ordine internazionale di cui oggi Steinmeier piange la fine non è mai stato un ordine di giustizia, ma un equilibrio di potere. Nato nel 1945, consolidato durante la Guerra fredda, gestito dopo il 1991 come monopolio occidentale a guida americana.
Non un sistema imparziale, ma un club esclusivo: regole per gli altri, eccezioni per noi.
E l’Europa dov’era mentre questo ordine veniva “eroso”? Era lì. Presente. Complice.Quando gli USA bombardavano Belgrado senza mandato ONU, l’Europa applaudiva.
Quando invadevano l’Iraq sulla base di prove false, l’Europa si divideva, ma poi si riallineava. Quando devastavano la Libia trasformandola in un buco nero geopolitico, l’Europa forniva basi, copertura diplomatica e silenzio. Quando l’Afghanistan diventava una guerra infinita, l’Europa mandava contingenti e comunicati. E ora? Ora scoprite che l’ordine mondiale è a rischio.
Il diritto internazionale a intermittenza
Steinmeier parla di “mancanza di rispetto del diritto internazionale”. Bene. Domanda semplice: quando mai l’Europa lo ha rispettato sempre? Dov’era l’indignazione europea per Gaza, trasformata ciclicamente in un poligono di tiro? Per le sanzioni che colpiscono interi popoli, non i governi? O per le operazioni militari senza mandato ONU e per le prigioni segrete, le torture, i droni, gli omicidi mirati?
Il diritto internazionale, per l’Europa, è stato un utensile, non un principio.
Si usa contro i nemici, si archivia quando tocca agli amici. E oggi, con una faccia tosta degna di miglior causa, si accusa Washington di averlo “eroso”. No, presidente: lo avete eroso voi, accettando che fosse violabile.
La verità che rode: non contate più
Il vero motivo di questa improvvisa crisi di coscienza europea non è etico. È politico.
Vi rode perché l’attuale amministrazione americana non vi consulta, non vi blandisce, non vi concede più le briciole che prima arrivavano puntuali sotto forma di tavoli multilaterali, summit, comunicati congiunti. Vi rode perché vi siete abituati a essere vassalli ben trattati. E ora scoprite di essere vassalli e basta. Per decenni avete rinunciato a una politica estera autonoma, a una difesa europea reale, a una mediazione indipendente. Delegando tutto a Washington. E oggi, quando Washington decide da sola, gridate allo scandalo. È un po’ come lamentarsi del padrone dopo avergli consegnato le chiavi di casa.
Ucraina, Russia e la memoria selettiva
Si parla di ordine mondiale mentre si evita accuratamente una parola: responsabilità.
Responsabilità di un’Europa che ha contribuito a una escalation senza mai costruire una vera iniziativa diplomatica, ha ridotto la politica a tifo, ha accettato che la guerra diventasse “inevitabile”. E oggi finge stupore davanti al caos. Ma il caos non nasce all’improvviso. Nasce quando si rinuncia alla politica.
Steinmeier teme un mondo in cui “i più senza scrupoli prendono ciò che vogliono”.
Ottima descrizione. Peccato che l’Occidente abbia fatto esattamente questo per decenni, chiamandolo “stabilità”, “intervento umanitario”, “difesa dei valori”. Ora che quel metodo viene applicato senza più il linguaggio gentile, vi scandalizzate.
Ma non perché sia sbagliato. Perché non siete più voi a dettare il tono.
Meno lezioni, più autocritica
L’ordine mondiale non è crollato oggi. È stato svuotato lentamente, con la vostra firma sotto ogni atto di obbedienza, ogni silenzio, ogni doppio standard. Prima di accusare gli Stati Uniti, fate un esercizio semplice e rivoluzionario: guardatevi allo specchio.
E poi, se davvero esistono, fate spazio a nuove generazioni di politici europei: meno subalterni, meno ipocriti, meno pronti a invocare il diritto internazionale solo quando conviene. Fino ad allora, le vostre lamentele suonano per quello che sono:
non il grido di chi difende l’ordine, ma il pianto di chi ha perso il posto a tavola.