Giubileo speciale e sfide contemporanee: Francesco come ponte tra culture in tempi di guerra e repressione

Il Giubileo speciale aperto da Papa Leone XIV il 10 gennaio 2026 è un tempo straordinario dedicato a San Francesco d’Assisi, nell’anno in cui ricorrono gli ottocento anni dalla sua morte. Si svolgerà fino al 10 gennaio 2027 e offre ai fedeli l’opportunità di seguire l’esempio del Santo, partecipare alle celebrazioni, visitare i luoghi francescani e vivere la spiritualità francescana attraverso pace e carità.

Leone XIV

L’Anno francescano accompagnerà un percorso di incontri, riflessioni, eventi culturali e iniziative sociali, guardando alla relazione tra uomo, natura, società e cultura in una prospettiva di pace e fraternità.
In questo contesto nasce anche il progetto editoriale promosso da Pierfranco Bruni con il volume corale Il Cantico dell’amore: un viaggio tra Oriente e Occidente, di prossima pubblicazione per Marco Solfanelli Editore. Il libro curato da Franca De Santis raccoglie contributi di studiosi e propone una lettura della figura di Francesco come ponte tra culture diverse e simbolo di dialogo e pace, offrendo riflessioni su spiritualità, storia, letteratura e antropologia.

Nel suo saggio: Imitatori di Dio. Il viaggio di Francesco d’Assisi nella canzone, Bruni traccia un percorso che va da Sergio Endrigo ad Angelo Branduardi, passando per Fabrizio De André, Franco Battiato e Simone Cristicchi. Secondo lo studioso, l’imitatio Dei rappresenta una verità metafisica: la canzone diventa un “affresco” di profonda religiosità, dove linguaggio e musica si fondono. Il paesaggio diventa Natura di Dio e la musica si trasforma in preghiera, un filo che lega il messaggio di San Francesco al misticismo contemporaneo, con Branduardi come figura fondamentale in questo percorso.

Per Bruni, l’esperienza dell’Anno francescano e il progetto editoriale si traducono in un impegno esistenziale oltre che spirituale, dove “la Parola porta alla vita” e la fraternità diventa un percorso che coinvolge l’intera umanità nella costruzione di relazioni feconde tra popoli e culture. Le sue parole offrono una prospettiva antropologica sul Giubileo speciale, sull’Anno francescano e sul progetto editoriale, collocando Francesco come risposta culturale e spirituale alle sfide del nostro tempo.

Di tutto questo abbiamo discusso con il professor Pierfranco Bruni, in una conversazione che ci ha permesso di approfondire il significato e lo spirito dell’Anno dedicato a San Francesco d’Assisi.

L’intervista

Professore Bruni, come interpreta l’invito di Papa Leone XIV a diventare “modello di santità di vita e testimone costante di pace” nel contesto dell’Anno francescano e del Giubileo speciale?

Viviamo in un tempo di grandi conflittualità che si trasformamo in contrasti duri che porrano ormai alla guerra. Non basta la politica. Ovvero la sola politica finora non ha risolto i grandi problemi.   Bisogna andare oltre. È l’economia che detta le leggi e il mercato diventa l’asse intorno al quale si muove il mondo. L’uomo deve prendere atto di ciò ma c’è bisogno di un uomo che abbia il coraggio di affermare alcuni principi fondanti. Ovvero una humanitas. Soltanto le religione può assumersi questo compito. Il Santo Padre ci ha sottolineato che occorre ritornare ai modelli di tolleranza e di carità. San Francesco è una figura centrale che ha posto al centro l’uomo con il suo vissuto antropologico e soprattutto l’uomo nella carità. Il Giubileo Speciale è un invito a una riflessione profonda su questi temi.

Lei fa spesso riferimento a una tradizione culturale mediterranea che promuove il dialogo tra Oriente e Occidente. Può approfondire questo concetto?

Credo che soltanto ritornando a una civiltà del Popoli è possibile recuperare l’anima vera del Mediterraneo. Quel Mediterraneo che lega e diventa una cerniera tra le diversità. Per far questo è necessario capirsi e confrontarsi non smarrendo identità e eredità.  Perché diventi un insuperabile dialogo bisogna tornare alle radici. Al Pensiero di una cultura filosofica nata proprio sulle sponde del Mediterraneo.  Penso a San Paolo o a Agostino. Il Mediterraneo devo ritornare a esempi di verità che uniscono e non separano. Ciò è possibile se si ritorna a pensare. La tradizione è il vero sigillo che può armonizzare. Siamo tutti Mediterranei. Ma molti non ne hanno la consapevolezza.

Quale significato assume oggi, nel panorama musicale contemporaneo, il messaggio di San Francesco d’Assisi e come gli artisti che lei cita, da Endrigo a Branduardi, riescono a tradurlo in musica e in parola?

San Francesco è stato il primo Cantico moderno dopo i Vangeli. Per il suo diffondere valori di pace e lo ha fatto attraverso non solo l’esempio ma cantando questo esempio.  I cantautori ognuno con la propria sensibilità hanno messo in relazione la misura come attrazione corale di una relazione tra la voce la musica e i linguaggi. Ci sono le parole.  Ma c’è soprattutto la musica che è percezione passione emozione. Questo hanno fatto recuperando però cosa ci sta dietro a una visione interattiva che raggiunge immediatamente.  A volte basta il testo di una canzone per accomunare in una emozione comune un messaggio.  In questo caso specifico il messaggio è una proposta in cui il bene prevalga sul male. Alcuni autori hanno lavorato con un Progetto e altri con singoli testi. Francesco come profeta mi sembra il dato più forte per essere raccontato. Un solo testo può valere più di 300 pagine in cui si parla di Francesco. Questo perché è molto più diretto.

A volte abbiamo assistito alla deturpazione del Cantico delle Creature, su cui lei ritorna esaltandone la visione metafisica. Quale impressione le lascia oggi questo imbarbarimento dei simboli culturali?

Il Cantico è il primo vero testo della letteratura italiana se pur in volgare.  Bisogna sempre leggere il testo di prima mano. Non credo alla critica letteraria ma a una lettura comparata sciolta dai vincoli dell’analisi soprattutto se si tratta di un testo di 800 anni fa. Dopo le parole cosa resta? Il contenuto complessivo. Il Cantico è anche un inciso sul Pensiero anti razionale e si incarca in quella metafisica della preghiera.  È preghiera e come tale ha invocazione e vocazione.

Qual è l’obiettivo principale del libro Il Cantico dell’amore: un viaggio tra Oriente e Occidente e quali scenari culturali e sociali si preannunciano per il progetto editoriale a più voci? Come può stimolare un dialogo internazionale sulla pace?

Il lavoro su Francesco di cui ho curato il coordinamento scientifico si presta a una lettura a tutto tondo  su una diversità dibadpettin. Da quello teologico a quello prettamente letterario. È certo che pace e misericordia sono alla base. Ma emerge un Francesco in cui il Cristianesimo è mettersi al servizio dei deboli. Ci permette di capire, come Ottocento anni fa, lumportanza dell’ascolto e della fede. Questo è un elemento necessario per sconfiggere barriere in mome della tolleranza.

Nel suo editoriale pubblicato sulle pagine di questa testata il 17 gennaio 2026, scrive che “l’anno in corso non celebra Francesco ma lo ricorda…”. Può chiarire il senso di questa affermazione e quale ruolo ritiene possa avere l’antropologo nel leggere e interpretare Francesco e il Giubileo speciale?

“Già, ricordare. La morte non si celebra. Si ricorda. Questo è un monito fondamentale. Infatti Leone XIV  non parla di celebrazioni ma di un entrare nel vissuto di Francesco come Luce e mai come tenebra. La luce è illuminazione divina. Ci sono aspetti in cui la prevalenza dell’antropos ha un suo senso imperante. Ovvero l’uomo e le civiltà.  L’antropologia entra proprio in questo passaggio e legge Francesco come culto e come rito attraversandolo nel suo esempio che diventa permanente testimonianza. È ormai religiosità popolare oltre ad essere spiritualità e Cristocentricità. La devozione è un tassello che si inserisce in una antropologia dell’umanesimo in cui Dio è Universo”.

Professore Bruni, alla luce delle crisi umanitarie e delle gravi violazioni dei diritti umani in paesi come Iran e Venezuela, come può l’esperienza dell’Anno francescano e il messaggio di Francesco offrire una prospettiva di pace, giustizia e dignità umana in contesti segnati dalla repressione e dai conflitti?

“Con l’esempio è la testimonianza. Il Papa si sofferma sulla sua santità.  L’uomo deve assumere l’esempio di Francesco che significa rispetto sacralità misericordia. Dove far prevalere questi “codici” religiosi e umani? Proprio dove l’uomo viene massacrato e massacrando significa non riconoscerlo come uomo e quindi come figlio du Dio. Tutti i temi che lei pone nascono dal riconosciuto o meno della dignità che è un atto di fede e pietà (sul piano cristiano) dove questi vengono a mancare l’uomo non c’è e viene considerato una cosa. Diceva Aldo Moro nei 55 giorni della sua prigionia delle Brigate Rosse: “Se la pietà prevale l’uomo non è finito“. Ebbene in quei Paesi bisogna far prevale la pietà che è un concetto prettamente francescano”.

Con questa riflessione chiudiamo il breve spazio culturale, affidando i tormenti della società di oggi alla preghiera e alla pietas cristiana.

 

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