Minoranze linguistiche, servizi sociali, welfare e dati: la Calabria arbëreshe al centro del confronto regionale del 22 gennaio 2026 a Catanzaro
Onore al Maestro Franco Azzinari, arbëreshe, meglio conosciuto nel mondo come pittore del vento, il quale ci ha dato la possibilità di ammirare la splendida immagine di un prato mosso dal vento e di una donna. Quest’ultima figura è centrale nella Comunità arbëreshe e non solo. Assistiamo, infatti, al grande successo che le donne stanno avendo nella governance materiale e immateriale del Bene Comune nella società, con particolare riferimento al Sud.
Nel “raccolto fatto da lontano” spesso le donne vengono ancora immaginate dietro i fornelli, intente ad accudire la prole. Nulla di più sbagliato.
E in questo momento storico e simbolico abbiamo un Premier donna, Giorgia Meloni, che sta portando l’Italia in una posizione di prestigio negli scenari internazionali.
Prima di addentrarci nella riflessione, è necessario dare un contesto al termine spigolatura. Nella lingua italiana, la spigolatura è l’atto di “andare a cercare” e raccogliere ciò che resta indietro, sia nel senso letterale del grano sia in quello figurato di informazioni, dettagli e aspetti marginali. È proprio in questo senso figurato che intendiamo muoverci: soffermarci su elementi spesso trascurati, considerati secondari, a cui nessuno pensa, ma che successivamente vengono appropriati senza pudore e senza onestà intellettuale.
Tra le comunità che hanno sofferto maggiormente, troviamo certamente la Comunità Arbëreshë presente in tutta Italia, e non solo in Calabria. Essa vive in piena sintonia con una diaspora – diversa dall’immigrazione – nazionale e internazionale (come in Piemonte), ed è presente in otto Regioni: Abruzzo, Molise, Calabria, Basilicata, Campania, Sicilia, Puglia e Piemonte.
Questa comunità, che Pier Paolo Pasolini definì un vero e proprio “fenomeno antropologico”, è sopravvissuta nei secoli grazie al forte legame con la Madre Terra e con la Lingua Madre, tutelata per lungo tempo dalla Chiesa cattolica di rito greco-bizantino. Tale religiosità è riconosciuta ufficialmente dal Vaticano a partire dal 1919 con l’istituzione dell’Eparchia di Lungro degli Italo-Albanesi d’Italia,competente per tutta l’Italia continentale, seguita dall’Eparchia di Piana degli Albanesi, riconosciuta nel 1939.
Ad oggi, in Italia, non esistono ancora Istituti di formazione e cultura che utilizzino il termine “Lingua Arbëreshe” come elemento distintivo, pur senza esclusività rispetto ad altre lingue. È doveroso riconoscere il merito al Governo della Repubblica di Albania (Premier Edi Rama) che nel 2020 ha istituito, presso il Ministero dell’Europa e degli Affari Esteri, il Dipartimento “Centro Studi e Pubblicazioni Arbëreshë”, in lingua albanese: QSPA – Qendra e Studimeve dhe Publikimeve për Arbëreshët, diretto dalla prof.ssa Diana Kastrati.
Riportiamo un articolo dell’epoca in cui Damiano Guagliardi, allora Assessore regionale alle Minoranze linguistiche, sosteneva e presentava il Centro:
Questa potrebbe essere considerata una prima spigolatura: stampa e radiotelevisioni parlano raramente di questo importante Dipartimento che tutela gli Arbëreshë e la loro lingua, sia in Italia (emblematico il protocollo d’intesa con la Regione Puglia in materia di istruzione) sia nel mondo, attraverso congressi internazionali di rilievo. L’ultimo si è svolto a Tirana il 30 ottobre 2025, in occasione del quinto anniversario della sua istituzione.
Perché il coinvolgimento dei servizi sociali?
Abbiamo preso come riferimento la foto n. 1, tratta da un importante audiovisivo dedicato all’utilizzo della Lingua Madre in ambito socio-sanitario, realizzato dall’Istituto di Cultura per la Lingua Ladina della Val di Fassa (TN). Nell’immagine si vede una signora calabrese che lavora in un hospice della Provincia di Trento: il personale sanitario ha frequentato corsi di lingua ladina per far sentire “a casa” i degenti della struttura.
La lingua utilizzata nel frame è il ladino, mentre i sottotitoli sono in inglese, poiché l’audiovisivo è stato distribuito a livello mondiale in occasione della Giornata Internazionale della Lingua Madre.
Il quadro regionale: Calabria e servizi sociali
Venendo all’attualità, la Regione Calabria ha diffuso un importante comunicato stampa, a cura dell’Ufficio Stampa regionale, a supporto della comunicazione istituzionale dell’Assessore Pasqualina Straface, titolare delle competenze in materia di inclusione sociale, sussidiarietà e welfare, pari opportunità e benessere animale.
Per dovere di cronaca, si annuncia che giovedì 22 gennaio 2026, alle ore 10.30, si terrà il primo ciclo di incontri con i Comuni d’Ambito, rinviato per maltempo. Gli incontri, presieduti dall’Assessore Straface, si svolgeranno presso la Cittadella regionale a Catanzaro e coinvolgeranno tutti gli Ambiti territoriali sociali della Calabria, secondo un calendario articolato che interesserà tutte le province.
L’obiettivo del confronto è l’analisi dello stato attuale del sistema regionale dei servizi sociali, con particolare attenzione alla gestione associata degli interventi, alla qualità della programmazione, al monitoraggio delle azioni e alla rendicontazione delle risorse destinate alle politiche sociali. Temi di grande rilevanza, che coinvolgono direttamente anche i piccoli comuni delle aree interne e, in particolare, quelli appartenenti alle Minoranze Linguistiche Storiche.
Il riferimento normativo è l’articolo 3 della Costituzione, che impegna la Repubblica a rimuovere gli ostacoli di ordine sociale ed economico per garantire la dignità sociale di tutti i cittadini.
Link ufficiale Regione Calabria:
https://sisrc.regione.calabria.it/sac/documenti
Dati, sistemi decisionali e Intelligenza Artificiale
Il sistema informativo regionale è complesso: banche dati, moduli, documenti, interrogazioni, interfacce uomo-macchina. Tuttavia, alla prima richiesta non standardizzata, il sistema rischia di andare in crisi. Oggi la vera risorsa sono i dati, o meglio i Big Data: informazioni anagrafiche, documenti, moduli, grafici, elementi economici, rendicontazioni, progettazioni sociali.
Come nel catasto, dove gli oggetti sono terreni e fabbricati e i soggetti i proprietari, anche nei servizi sociali esistono relazioni complesse. In una società sempre più fluida, spesso priva di pianificazione e programmazione, si utilizzano strumenti potenti senza conoscerne le reali potenzialità: come guidare una Ferrari come fosse un calesse.
Qui emerge la differenza tra i Decision Support System (DSS) tradizionali, basati su regole statiche, e l’Intelligenza Artificiale, che introduce un approccio dinamico e predittivo, capace di apprendere e suggerire azioni grazie a “agenti” dedicati a contesti specifici, dai lavori pubblici ai servizi sociali.
Viene in mente l’esperienza straordinaria di Elena Sodano con Casa Paese, che mostra chiaramente quanto i servizi reali alla persona siano spesso distanti dalle regole formali.
La simulazione IA: il caso Santa Sofia di Epiro
Come applicazione concreta – da considerare con beneficio di verifica – è stato preso a riferimento il Comune di Santa Sofia di Epiro (circa 2.100 abitanti). Attraverso un processo di prompt engineering, sono state poste domande sequenziali a un sistema di IA generica, chiedendo se, per comuni sotto i 5.000 abitanti e appartenenti a minoranze linguistiche, fosse possibile migliorare i livelli di prestazione dei servizi sociali.
Il sistema ha prodotto, in circa 9 minuti complessivi, risposte articolate e un documento potenzialmente presentabile all’incontro regionale. I risultati sono stati sorprendenti e dimostrano che, conoscendo le norme e le opportunità disponibili, è possibile strutturare in modo efficace i fabbisogni sociali.
Ne emerge una certezza: bisogna prepararsi a convivere con la “fabbrica dei bisogni”, saperli individuare, quantificare e rappresentare correttamente. La tecnologia può fare miracoli, ma la differenza la fanno sempre le persone, uomini e donne, attraverso formazione, studio e capacità di governare strumenti sempre più code-less, concentrandosi sulle relazioni tra processi e procedure, non sulle righe di codice.