Intervista ad Alberto Conti. Nel suo primo album Oleandri, disponibile dal 9 gennaio 2026, il cantautore costruisce un racconto musicale intimo e stratificato, incentrato su stati di sospensione, attesa e ambivalenza emotiva. Tra simboli naturali, scrittura essenziale e un equilibrio tra formazione classica, jazz e sensibilità pop/indie, Conti ripercorre la genesi del disco, il confine tra autobiografia e finzione e il valore della collaborazione creativa.
Con Oleandri, Alberto Conti firma un esordio che non cerca scorciatoie né consolazioni facili. “Oleandri” è Il suo primo album registrato con la casa discografica RED&BLUE MUSIC RELATIONSdisponibile sulle piattaforme digitali di streaming come Spotify dal 9 gennaio 2026.
É un racconto sentimentale intenso e stratificato, dove l’amore diventa attesa, distanza, ambivalenza, e dove immagini semplici ma cariche di significato — come quella del fiore bello e velenoso da cui il disco prende il nome — si trasformano in chiavi per leggere dinamiche interiori complesse.
Forte di una formazione classica e jazz, ma guidato da un’urgenza espressiva profondamente personale, Alberto costruisce un progetto pop/indieche mette al centro l’emozione, l’essenzialità del brano e una scrittura capace di parlare a molti partendo da esperienze intime. In questa intervista racconta la genesi di Oleandri, il rapporto tra autobiografia e finzione musicale, il valore della collaborazione artistica e quel momento di sospensione — tra il restare e il lasciare — in cui, forse, impariamo davvero a conoscerci.
Alberto, nel tuo primo album ‘Oleandri’ hai scelto di raccontare una storia d’amore intensa e senza lieto fine, trasformando emozioni quotidiane in immagini potenti: da dove nasce il bisogno di esprimerti attraverso questo tipo di narrazione musicale?
Nello scrivere Oleandri ho preso spunto un po’ da tutto quello che mi circonda e che ho anche vissuto. Spesso parlo di legami, distanze e attese, poiché sono temi che mi affascinano molto e ho cercato di raccontarlo parlando, anche, delle mie esperienze.
In molte tracce di Oleandri emerge un senso di ambivalenza emotiva tra restare o lasciare. Quando componi, ti accorgi prima di ciò che vuoi dire o di come vuoi far sentirechi ascolta?
Scrivere queste canzoni è stato molto stimolante, secondo me lo stato di incertezza e attesa è il momento in cui siamo più concentrati a ragionare su noi stessi ed il momento in cui si riescono a percepire emozioni che se no scorrerebbero via più facilmente.
Nel singolo ‘Oleandri’ l’immagine del fiore bello ma velenoso diventa metafora centrale.Quanto pensi che l’arte possa trasformare simboli naturali in strumenti per raccontare dinamiche interiori complesse?
Secondo me la musica è un linguaggio molto potente ed universale, grazie alla musica si possono esprimere concetti molto complicati anche con poche parole e una breve melodia. In questo album, infatti, ho cercato di esprimermi attraverso pochi concetti che, però, alludono a temi molto complessi.
Hai studiato classica e jazz prima di lanciarti in un progetto pop/indie personale. In chemodo le tue radici musicali accademiche influenzano le scelte armoniche o melodiche dell’album?
Nella costruzione di questo album ho cercato di far si che la mia formazione e i miei ascolti influenzassero l’album senza ostentare e far si che al primo posto ci fosse l’economia del brano.
Io e Alex Bagnoli, il produttore con il quale ho scritto questo album, ci siamo impegnati molto a cercare di arrivare ad un equilibrio tra ricerca e immediatezza sonora che ci soddisfacesse in pieno.
Nel documentario di ‘Sogni in svendita’ e in altri videoclip si racconta molto di te come individuo oltre che artista. Quanto è importante per te che il tuo pubblico conosca il tuo mondo personale, e dove metti confine tra autobiografia e finzione musicale?
Sogni in svendita è il primo brano che io abbia mai pubblicato e ci tenevo che mi descrivesse a 360 gradi. Nel videoclip, infatti, sono presenti video e momenti della mia vita e ho cercato di mettere anche tutte le persone che, per me, sono molto importanti.
Nel team creativo del tuo disco c’è anche Marco Baroni come coautore dei testi. Com’è nata la vostra collaborazione e in che modo condividete e sviluppate insieme questoprogetto musicale e come riesci a bilanciare le tue idee con quelle dei tuoi collaboratoriper mantenere una voce autentica senza perdere prospettiva?
La collaborazione con Marco nasce dal lavoro svolto con Alex Bagnoli, è stato bellissimo avere avuto l’opportunità di lavorare con questi professionisti. In fase di scrittura ho imparato davvero tanto da loro ed è stato molto divertente cercare di unire tutte le nostre idee, anche quelle più particolari. Sono molto felice del lavoro che è stato fatto anche perché è un lavoro che mi descrive in pieno.
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