Mario Michele Merilino è scomparso proprio nell’anno francescano. Era nato a Roma il 2 giugno del 1944 e morto sempre a Roma il 4 febbraio del 2026 anche se di radici romagnole. Scrittore e traduttore, dopo una militanza di impegno politico che lo ha visto protagonista proprio a partire dal 1968, temperie molto complessa e contraddittoria, il suo interesse per la letteratura, in modo particolare, lo portò a scavare anche nell’articolato mondo del teatro
Mario Michele Merilino insegnò al Liceo scientifico “Francesco d’Assisi” di Roma, quartiere “Centocelle”. La storia, la filosofia (testimonianza di vita e di pensieto) e l’italiano erano i suoi percorsi di ricerca ma in modo particolare due scrittori caratterizzarono i suoi percorsi di studi: Robert Brasillach, il personaggio di Yukio Mishima, Drieu la Rochelle oltre a scrittori come Pirandello e soprattutto Carlo Michelstaedter che vide nel concetto di “persuasione” una “intesa come quella dell’essere che consiste in sé, che possiede in sé il proprio principio e il proprio valore, che non scarta, che non sfugge alla propria deficienza esistenziale ma l’assume e la risolve. Opposta a tale via era quella della ‘retorica’, cioè di colui che fugge al possesso attuale di sé, che si appoggia ad altro, che cerca l’altro, che si rimette ad altro per ‘persuadersi’ in una fuga dal tempo, secondo una oscura necessità ed un incessante bramare, indefinitamente, il cedimento iniziale escludendo ogni arresto del processo in un possesso” (Mario Michele Merlino, da “Rigenerazione Evola”, 11 Giugno 2019).
Una strada imperturbabile che è quella della filosofia profonda con uno stile autobiografico) nelle ramificazioni greche.
Mario Michele Merilino è scomparso proprio nell’anno francescano. Era nato a Roma il 2 giugno del 1944 e morto sempre a Roma il 4 febbraio del 2026 anche se di radici romagnole. Scrittore e traduttore, dopo una militanza di impegno politico che lo ha visto protagonista proprio a partire dal 1968, temperie molto complessa e contraddittoria, il suo interesse per la letteratura, in modo particolare, lo portò a scavare nell’articolato mondo anche del teatro.
Fu su Brasillach che lasciò un segno tangibile traducendo e curando la ristampa dei “Poemi di Fresnes”. Un testo di un grande poeta e scrittore sul quale ho pubblicato recentemente un libro servendomi del suo testo e della traduzione dei suoi versi citandolo proprio in una poesia da me riportata. Ma di Brasillach parlò più volte e lo fece conoscere a più generazioni.
Nei suoi libri comunque c’è sempre un vissuto anche intimo come “E venne Valle Giulia”. Luogo dal quale si può dire iniziò al ’68 italiano. Nel 2001 aveva pubblicato “Ritratti in piedi” e l’anno successivo “Inquieto Novecento” con Rodolfo Sideri.
Poi arrivò “Strade d’Europa”. Sono soltanto alcune pubblicazioni insieme ad alcuni spettacoli che curò e di cui scrisse i testi, ovvero “La rosa fra i denti” e “Rapsodia in nero”. Il suo amore letterario e la sua passione rimase sempre Robert Brasillach tradotto nel 1988. Infatti proprio in questa occasione ebbi modo di conoscerlo, quando pubblicai il mio primo libro su Brasillach ed erano i primi anni Novanta del secolo passato.
Il suo interesse degli ultimi anni si focalizzò sulla filosofia. Filosofia come vita per ritornare a Michelstaedter e scavando in Socrate e Platone. Infatti scrisse in una delle sue tante meditazioni su “Ereticamentrle” del 19 Gennaio del 2016: “Cosa avrebbero deciso Socrate e il suo discepolo? Presumo che, sfruttando la dialettica, il primo avrebbe tentato di conciliare le difformità, un ricompattare l’area in nome di un principio unitario (Aristofane ne avrebbe tratto ulteriore critica ed ironia per denigrarne la persona e il suo intento). Platone, sdegnoso dei suoi concittadini raccolti nell’agorà, avrebbe trasformato quel sangue sparso e ogni ricorrente cerimonia in ‘pallida ombra di sogno’, nell’inesorabile imperfezione a cui soggiacciono gli uomini e gli accadimenti…”.
Di lui restano numerosi scritti che hanno un sapore profondamente filosofico sul filo di una eresia tra conoscenza e “ribellione” che andrebbero recuperate e pubblicate in un volume perché hanno una notevole importanza n In un sua riflessione del 2022 disse: “La cosa migliore da fare quando si è tristi è imparare qualcosa. È l’unica cosa che non fallisce mai. Puoi essere invecchiato, con il tuo corpo tremolante e indebolito, puoi passare notti insonni ad ascoltare la malattia che prende le tue vene, puoi perdere il tuo solo amore, puoi vedere il mondo attorno a te devastato da lunatici maligni, o sapere che il tuo onore è calpestato nelle fogne delle menti più vili. C’è solo una cosa che tu possa fare per questo: imparare. Impara perché il mondo si muove, e cosa lo muove. Questa è l’unica cosa di cui la mente non si stancherà mai, non si alienerà mai, non ne sarà mai torturata, né spaventata o intimidita, né sognerà mai di pentirsene. Imparare è l’unica cosa per te. Guarda quante cose ci sono da imparare” da (WANDERINGUSER, 21 Marzo 2022).
C’è sempre da imparare. Dovremmo impare molto dalle sue parole. Mario Michele Merilino. Un filosofo che raccontò la vita, senza mai compromessi, partendo dalla letteratura e dalle testimonianze di un vissuto in cui “fragilità” e “purezza” non sono semplici parole o categorie di un linguaggio. Ma un Pensiero in cui la provvisorietà del vivere “…porta in sè occhi per amare cuore per battersi e mete piena di strambe idee e a tutto ciò è fedele” (in “Ereticamentrle”, 17 Novembre 2015).
Occhi per amare! Cuore per battersi! Lo scavo vero di un testamento.
Pierfranco Bruni è nato in Calabria. Archeologo, direttore del Ministero dei Beni Culturali e, dal 31 ottobre 2025, membro del CdA dei Musei e Parchi Archeologici di Melfi e Venosa, nominato dal Ministro della Cultura; presidente del Centro Studi “Francesco Grisi” e già componente della Commissione UNESCO per la diffusione della cultura italiana all’estero.
Nel 2024 è stato Ospite d’onore per l’Italia per la poesia alla Fiera Internazionale di Francoforte e Rappresentante della cultura italiana alla Fiera del libro di Tunisi.
Incarichi in capo al Ministero della Cultura:
Presidente Commissione Capitale italiana città del Libro 2024;
Presidente Comitato Nazionale Celebrazioni centenario Manlio Sgalambro;
Segretario unico comunicazione del Comitato Nazionale Celebrazioni Eleonora Duse.
È inoltre presidente nazionale del progetto “Undulna Eleonora Duse” e presidente e coordinatore scientifico del progetto “Giacomo Casanova 300”.
Ha pubblicato libri di poesia, racconti e romanzi. Si è occupato di letteratura del Novecento con studi su Pavese, Pirandello, Alvaro, Grisi, D’Annunzio, Carlo Levi, Quasimodo, Ungaretti, Cardarelli, Gatto, Penna, Vittorini e sulle linee narrative e poetiche del Novecento che richiamano le eredità omeriche e le dimensioni del sacro.
Ha scritto saggi sulle problematiche relative alla cultura poetica della Magna Grecia e, tra l’altro, un libro su Fabrizio De André e il Mediterraneo (“Il cantico del sognatore mediterraneo”, giunto alla terza edizione), nel quale esplora le matrici letterarie dei cantautori italiani e il rapporto tra linguaggio poetico e musica, tema che costituisce un modello di ricerca sul quale Bruni lavora da molti anni.
Studioso di civiltà mediterranee, Bruni unisce nella sua opera il rigore scientifico alla sensibilità umanistica, ponendo al centro della sua ricerca il dialogo tra le culture, la memoria storica e la bellezza come forma di identità.
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