Il 2016 per me è l’anno in cui il cancro al pancreas ha smesso di essere una definizione medica ed è diventato il vuoto lasciato da mio padre. Dal dolore che educa, come scrive Eschilo, alla lucidità con cui oggi leggo i dati che arrivano dal CNIO di Madrid. Mariano Barbacid apre un velo sul cancro al pancreas…
Il 2016 per molti è stato solo un numero sul calendario; per me è l’anno in cui il cancro al pancreas ha smesso di essere una definizione medica ed è diventato il vuoto lasciato da mio padre. Chi ha vissuto questa battaglia conosce l’impotenza di fronte a un nemico che non gioca secondo le regole, un predatore silenzioso che la medicina ha guardato con timore per decenni.
Ma la cultura non serve solo a riempire gli scaffali di libri; serve a dare un nome al caos. Ed è con questa lucidità che oggi leggo i dati che arrivano dal CNIO di Madrid. Mariano Barbacid non ha solo pubblicato uno studio; ha squarciato un velo.
L’adenocarcinoma duttale pancreatico (PDAC) è sempre stato considerato una fortezza inespugnabile a causa della mutazione del gene KRAS, una sorta di “interruttore impazzito” che la farmacologia non riusciva a spegnere. La svolta tecnica di Barbacid è di una precisione chirurgica quasi poetica: invece di un attacco frontale, ha utilizzato una strategia combinata eliminando le proteine EGFR e c-RAF.
I risultati sui modelli sperimentali sono ciò che nel 2016 avremmo chiamato miracolo, ma che oggi chiamiamo progresso: eliminazione totale delle cellule tumorali e tossicità quasi nulla. Per la prima volta, non si parla di “guadagnare mesi”, ma di una risposta completa e duratura.
C’è una frase di Eschilo che mi torna spesso in mente: “Dal dolore, che non si dimentica, cade goccia a goccia sul cuore la saggezza”. La mia saggezza è fatta di questa consapevolezza tecnica mista a una sensibilità che non si è indurita, ma affilata. Guardo a questi successi scientifici con l’occhio di chi sa analizzare la complessità dei segnali biochimici, ma con il cuore di chi non dimentica il costo umano di ogni singolo giorno di ritardo della ricerca.
Non è solo scienza. È la dimostrazione che l’intelletto umano, quando è guidato dalla perseveranza, può smontare pezzo dopo pezzo anche il più feroce dei destini. Se allora abbiamo perso una battaglia, oggi la conoscenza ci sta armando per vincere finalmente la guerra.
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