Scipione Valentini, educatore e riformatore del Mezzogiorno a 110 anni dalla nascita

di FSV


Intellettuale, sindacalista e dirigente socialista, protagonista del regionalismo calabrese del dopoguerra, secondo presidente del Consiglio regionale della Calabria: il percorso umano e pubblico di Scipione Valentini, tra scuola, istituzioni e impegno meridionalista (1915–1979)

Cosenza, 4 ottobre 2025 – Scipione Valentini, nacque ad Altilia (Cosenza) il 4 ottobre 1915 e morì a Castrolibero (Cosenza) il 20 gennaio 1979. Educatore, sindacalista e politico, fu il secondo presidente del Consiglio regionale della Calabria.
Figlio di Francesco Valentino e di Maria Carmela Greco, venne registrato all’anagrafe con i nomi di Scipione Attilio Rosalbino. Ebbe un fratello maggiore, Eugenio Sebastiano Rosario, e una sorella, Filomena. Dopo la morte di quest’ultima, il padre emigrò negli Stati Uniti in cerca di lavoro; la sua scomparsa a Brooklyn nel 1927 rese inizialmente difficile la prosecuzione degli studi. In seguito, grazie alla madre e al fratello Eugenio, fu inviato a Cosenza, ospite dei cugini Riggio, dove riprese il percorso scolastico: conseguì la licenza media-commerciale e si iscrisse all’Istituto Magistrale, diplomandosi nel 1937.
Dal 1938 iniziò a insegnare come precario con nomine annuali in aree rurali; parallelamente coltivò attività di scrittura e traduzione e frequentò il Circolo filodrammatico di Malito, animato da giovani intellettuali.

La stabilizzazione arrivò con il concorso magistrale del 1941, nel quale si classificò primo nella graduatoria maschile. Decise quindi di proseguire gli studi iscrivendosi al corso di Vigilanza didattica presso il Magistero dell’Università di Roma, dove ebbe come maestri Luigi Valpolicelli e Galvano Della Volpe, approfondendo anche John Dewey e la pedagogia europea.
Tra 1946 e 1948, tra Napoli e Roma, visse un periodo di intensa attività politico-sindacale. A Roma divenne dirigente nazionaledell’organizzazione sanitaria Ult-Inca/CGIL, ruolo che gli consentì di incontrare figure del primo dopoguerra come Mario Berlinguer e Fernando Santi. Si trasferì poi all’Università di Messina, dove nel 1949 conseguì il Diploma di Vigilanza didattica e il Diploma in Materie letterarie, con una tesi su “Sibari e Crotone”(relatore Nicola Putortì).

Rientrato in provincia di Cosenza, insegnò a Piane Crati e avviò nel capoluogo un’attività culturale e sindacale di particolare intensità. Per circa un ventennio fu segretario provinciale del sindacato Ami-Snase (poi Snase) e nel 1970promosse la confluenza nella CGIL. Dal 1956 fu direttore didattico a Grimaldi e poi a Dipignano; nel 1970, divenne ispettore scolastico.
L’impegno politico corse in parallelo a quello scolastico. Dopo la liberazione della Calabria nel 1943, fu vicino al Partito d’Azione, ma si avvicinò presto al Partito Socialista, in particolare alla corrente di Lelio Basso, di cui fu animatore dal 1956, divenendo anche dirigente provinciale (membro del Collegio dei Probiviri). Fu consigliere comunale ad Altilia e a Cosenzaper complessivi otto anni. Nel 1964 fu tra i fondatori del PSIUP e ne divenne segretario provinciale nel 1971-1972. Nel 1970, con le prime elezioni regionali, entrò nel Consiglio regionale della Calabria, distinguendosi – da convinto meridionalista e regionalista – tra i consiglieri più attivi nell’elaborazione dello Statuto. Sciolto il PSIUP nel 1972, rientrò nel PSI.
Succedendo al primo presidente del Consiglio regionale, Mario Casalinuovo, fu eletto presidente del Consiglio regionale l’8 maggio 1973, carica mantenuta fino al 21 luglio 1975. In quel biennio promosse iniziative volte a rafforzare il ruolo dell’Assemblea e il raccordo con la Giunta: tra queste, un convegno sul neofascismo, una mostra sulla Resistenza e la Deportazione, la fondazione del mensile «Calabria» (primo numero luglio 1973), organo dell’Assemblea regionale, e l’istituzione della Biblioteca del Consiglio regionale.
Dal 1975 al 1978 fu sindaco di Castrolibero. Sostenne la nascita di nuovi quartieri alle porte di Cosenza, curando strade, collegamenti e servizi, con attenzione a spazi collettivi e infrastrutture (chiese, parchi, scuole), tra cui il Comprensivo di Andreotta e la Cittadella degli Studi in prossimità dello stadio cittadino. Nel 1976-1978 fu anche collaboratore culturalepresso l’Istituto superiore di scienze sociali di Cosenza. Parallelamente continuò l’attività di studioso di filosofia, pedagogia e letteratura, nonché quella di poeta (tra i testi ricordati: Il mio nido, Dinanzi ad una immagine, Noi presumiamo…) e di scrittore, autore del romanzo Solo nel mondo e del dramma Il trionfo della fede.
Un ictus cerebrale pose fine alla sua vita a 63 anni. Riposa nel cimitero di Altilia, accanto ai familiari. A Scipione Valentini sono stati intitolati, tra l’altro, una piazza e un Istituto d’istruzione superiore a Castrolibero; portano inoltre il suo nome l’Istituto comprensivo di Carolei-Dipignano, una scuola di Cosenza e varie vie in Calabria. Chi lo conobbe lo ricordò come una figura di forte tensione etica e sociale, «un francescano in veste laica», per la costanza dell’impegno democratico e l’attenzione affettuosa verso l’altro.

Nota bibliografica
Scipione Valentini, in Elio Valentino (a cura di), Altilia. 200 anni di Storia Italiana 1811-2011, Comune di Altilia, Altilia 2011, pp. 102-105.
– Ferdinando Perri, I Presidenti del Consiglio Regionale della Calabria e il Meridionalismo, Editoriale Progetto 2000, Cosenza 2014, pp. 55-70. @Riproduzione riservata

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