A cena con Hegel, di Pierfranco Bruni Un incontro notturno con il pensiero

Franca De Santis

“A cena con Hegel” (Pellegrini Editore, nella elegante collana Zaffiri, Pp. 184, euro 16.00) è un libro (romanzo – saggio) che non si limita a parlare di filosofia: la mette in scena. Pierfranco Bruni costruisce un racconto che è insieme meditazione, evocazione poetica e dialogo immaginario. L’estratto che apre il volume — una notte di luna calante, il vento tra il palmeto, il profumo di menta e citronella — è già una dichiarazione d’intenti: la filosofia non è confinata ai trattati, ma può entrare nella vita, nella casa, nei sensi.
In questo scenario sospeso arriva Hegel, non come monumento del pensiero, ma come figura quasi teatrale: cappotto lungo, mezza barba, lo sguardo rivolto alla luna. È un’apparizione che sorprende per la sua naturalezza. Bruni non vuole spiegare Hegel: vuole incontrarlo.
Il libro si muove con leggerezza tra temi enormi — la Rivoluzione Francese, la libertà, la verità, la dialettica, l’apparenza e lo spirito — senza mai cadere nella pesantezza accademica. La filosofia qui non è un sistema da decifrare, ma un gesto, un modo di stare al mondo. Hegel parla come un ospite che conosce il peso delle idee ma non ne fa un’arma; Bruni lo ascolta con rispetto, ma anche con quella familiarità che nasce quando il pensiero diventa compagnia.
L’intuizione più potente, forse, è quella che Hegel pronuncia quasi con semplicità:
“Il problema non è l’Idea, ma l’uomo.”
Una frase che apre un abisso, ma che Bruni lascia vibrare senza forzarla. È in questa delicatezza che il libro trova la sua cifra: la profondità non è mai ostentata, arriva come una scintilla tranquilla.
Lo stile di Bruni è lirico, sensoriale, a tratti quasi mistico. Le immagini naturali, gli odori, la luce della luna, il vento: tutto contribuisce a creare un ambiente in cui il pensiero può muoversi senza rigidità. La prosa è densa ma scorrevole, ricca di sfumature, capace di accogliere il lettore più che di sfidarlo.
Chi cerca un’introduzione sistematica a Hegel potrebbe trovarsi spiazzato: questo non è un manuale. È un libro che chiede di essere vissuto più che studiato.
Ciò che resta, dopo aver chiuso il libro, è una sensazione di intimità. L’incontro con Hegel non è un esercizio intellettuale, ma un momento condiviso. Ho percepito la filosofia come una presenza discreta, non come un peso: un pensiero che non pretende di risolvere, ma di aprire spazi. Spazi interiori, soprattutto.
La leggerezza con cui Bruni attraversa concetti complessi è una delle qualità più sorprendenti del libro. Ti ritrovi a riflettere senza accorgertene, come se il pensiero arrivasse di lato, con naturalezza. È un testo che invita a respirare, a lasciarsi attraversare, a considerare la filosofia non come un dovere, ma come una forma di compagnia.

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