Il docufilm “Irregular” di Fabrizio Catalano, girato in Bolivia tra matriarcato e sciamanesimo

Al Teatro Comunale Rossella Falk di Tarquinia, il 25 febbraio 2026 alle ore 17, il Centro Studi “José Martí” e Semi di Pace promuovono un incontro che riflette sul femminile come principio culturale e spirituale, oltre ogni ideologia. In sala il regista Fabrizio Catalano, con l’intervento di Maddalena Celano e il collegamento di Fatima Lazarte. Un’opera che indaga le fratture della modernità, riportando al centro identità e sacro in un tempo dominato dalla tecnologia…“Irregolare” diventa allora ciò che sfugge al controllo, ciò che non può essere normalizzato dentro schemi rigidi

di Maria Sole Stancampiano

Irregular” non è soltanto un docufilm: è un attraversamento antropologico e spirituale che interroga l’Occidente partendo da altrove. L’iniziativa, promossa dal Centro Studi “José Martí” per la pace e la fraternità tra i popoli dell’associazione Semi di Pace, con il patrocinio del Comune di Tarquinia (VT), porta al Teatro Comunale Rossella Falk di Tarquinia un’opera girata interamente in Bolivia, dove matriarcato e sciamanesimo sono realtà vissute.
“Irregular” si distingue per una struttura narrativa che intreccia testimonianza diretta, ricerca antropologica e dimensione simbolica. Nelle comunità attraversate dal film, il matriarcato non è rivendicazione ideologica ma pratica quotidiana: equilibrio tra generazioni, custodia della memoria, relazione armonica con la natura. Lo sciamanesimo, lontano da ogni rappresentazione folkloristica, emerge come linguaggio spirituale capace di connettere individuo e cosmo, corpo e paesaggio, rito e vita.
L’appuntamento del 25 febbraio 2026 non si limita alla proiezione.

Fabrizio Catalano regista

Sarà presente il regista e coautore Fabrizio Catalano, nipote di Leonardo Sciascia, figura centrale del pensiero critico novecentesco italiano. Un’eredità culturale che, pur nella distanza dei linguaggi, riaffiora nell’attenzione verso le dinamiche del potere, le verità sommerse, le zone d’ombra della contemporaneità.
In una intervista rilasciata a PaeseItaliaPress.it e realizzata dalla giornalista Mimma Cucinotta, Catalano ha raccontato come il progetto sia nato da una lunga ricerca personale prima ancora che cinematografica. Il suo percorso artistico, segnato da un interesse costante per i temi dell’identità, dell’emarginazione e della spiritualità, trova in “Irregular” una sintesi equilibrata.

Dunque il film è tutt’altro che un reportage etnografico, si configura invece come un’indagine narrativa capace di intrecciare testimonianza, simbolismo e riflessione.
Catalano rivendica una cifra stilistica lontana dal documentarismo tradizionale dove la macchina si pone in ascolto. Nell’intervista sottolinea come l’esperienza boliviana lo abbia costretto a rimettere in discussione categorie occidentali date per scontate: “Irregolare” diventa allora ciò che sfugge al controllo, ciò che non può essere normalizzato dentro schemi rigidi.
Il legame familiare con Sciascia non è soltanto biografico. Catalano riconosce nel nonno una lezione etica prima che letteraria: il dovere del dubbio, la responsabilità dello sguardo, la necessità di interrogare il potere. Se Sciascia ha indagato i meccanismi occulti della società italiana, Catalano sceglie di esplorare le fratture della modernità globale e le realtà marginali che custodiscono visioni alternative del mondo, ponendo al centro il tema dell’identità e del sacro in una civiltà segnata dall’eccesso tecnologico e dalla perdita di radici simboliche.
Accanto a lui interverrà la saggista Maddalena Celano, offrendo una chiave filosofica di lettura, mentre in collegamento telefonico sarà presente Fatima Lazarte, coautrice e protagonista della pellicola, voce diretta di una visione del mondo in cui il femminile è principio cosmologico e comunitario.
Dall’intervista emerge anche una riflessione sul tempo: nelle comunità incontrate in Bolivia, racconta il regista, il tempo non è lineare ma circolare.

Questa percezione si traduce in una grammatica cinematografica fatta di pause, ritualità. Un cinema che invita alla contemplazione.
La proiezione di Tarquinia si configura così come un momento di confronto culturale e spirituale. Non solo un film, ma un’occasione per ripensare il femminile non come contrapposizione, bensì come principio generativo capace di riequilibrare una civiltà in affanno. L’ingresso è a contributo libero di solidarietà per Semi di Pace, con prenotazione obbligatoria. Un invito a sostare nell’“irregolare”, dove forse si nasconde una possibile armonia futura.

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