Gasbarrini (Aletheia): “Cibi ultraprocessati aumentano rischio demenze” Il gastroenterologo, ‘Alzheimer e Parkinson possono avere una componente genetica ma in moltissimi casi sono influenzate da fattori esterni, il più importante è ciò che mangiamo sin dall’infanzia’

Roma, 17 mar. (Adnkronos Salute) – “L’apparato digerente è come un secondo cervello e i nostri due cervelli dialogano tra loro. Oggi sappiamo che un consumo di alimenti ultraprocessati determina alcune malattie, tra cui quelle neurologiche. Da clinico mi preoccupo sapendo che molti dei nostri ragazzi assumono il 50% delle calorie da alimenti ultraprocessati: se noi ci nutriamo male da piccoli poi avremo delle conseguenze negative per tutta la nostra vita”. Lo ha detto Antonio Gasbarrini, gastroneterologo, direttore scientifico dell’Irccs Policlinico Gemelli di Roma e presidente del comitato scientifico della Fondazione Aletheia, intervendo alla conferenza stampa ‘Salute del cervello – prevenzione, politiche, prospettive’, nella Sala Caduti di Nassirya del Senato. “Il nostro apparato digerente non si limita a digerire il cibo – ha spiegato Gasbarrini – assorbe e metabolizza anche nutrienti grazie a un vero e proprio ‘organo’ presente nell’intestino, il microbiota. Questo ecosistema di batteri e microrganismi si sviluppa fin dall’infanzia e la sua composizione dipende in gran parte da ciò che mangiamo da piccoli. Studi recenti hanno dimostrato che l’alimentazione influenza direttamente il sistema immunitario, che a sua volta è strettamente collegato al cervello, il grande ‘regista’ del funzionamento dell’organismo”. Quando la dieta è scorretta, “ricca di cibi ultraprocessati e poco naturali, il microbiota diventa ‘infiammatorio’, generando infiammazione intestinale. Questo fenomeno, definito meta-infiammazione, è alla base di molte malattie croniche: non solo diabete, insulino-resistenza e tumori, ma anche disturbi immunitari e patologie neuropsichiatriche e neurodegenerative”.Patologie come Alzheimer, demenza e Parkinson, secondo Gasbarrini, “possono avere una componente genetica, ma in moltissimi casi sono influenzate da fattori esterni, le cosiddette variabili epigenetiche. La più importante? Ciò che mangiamo – e soprattutto ciò che mangiamo durante l’infanzia. Spesso si pensa che l’alimentazione conti solo da adulti, ma la plasticità del sistema digerente e del cervello si costruisce fin dai primi anni di vita. Per questo motivo – ha concluso – uno degli obiettivi della Fondazione Aletheia è promuovere una sana alimentazione non solo negli adulti o nei malati, ma soprattutto nei bambini, negli adolescenti e nei giovani in crescita. Investire su un’alimentazione corretta fin dalla prima infanzia significa proteggere il cervello e ridurre, nel lungo periodo, il rischio di malattie neurodegenerative”.

Related posts

Sin: “Intervenendo su 14 fattori modificabili rischio demenza riducibile fino al 45%” Zappia, ‘l’invecchiamento della popolazione aumenterà i casi, intervenire fin dalle prime fasi della vita – No a cibi processati e sedentarietà, sonno e movimento determinanti’

Minasi (Lega): “Malattie neurologiche prima causa di disabilità” ‘Oggi il tema del benessere del cervello richiede una visione sempre più integrata e capacità di anticipare i bisogni’

Marilab apre a Fiumicino nuovo centro analisi con servizi di diagnostica Il 23 marzo torna il laboratorio medico nel territorio con referti online in poche ore