Chiara d’Assisi diffuse il Cantico di Francesco come profonda lezione spirituale

Santa Chiara d’Assisi è una figura centrale della metafisica della Luce.  Conosce le tenebre ma sa che in ogni “scuro” c’è sempre un taglio di luce che illumina il cammino

di Pierfranco Bruni

La vita dei Santi è fatta anche di biografia.  A volte li pensiamo come angeli o come un immaginario di fede oltre la quotidianità e la cronaca.
Ma vivono non solo dentro di noi. Vivono accanto a noi inizialmente con le loro storie. C’è un passo di Tommaso da Celano dedicato a Chiara d’Assisi in cui si sottolinea: “Nobile di nascita, più nobile per grazia; vergine nel corpo, purissima di spirito; giovane di età, matura per saggezza; costante nel proposito, ardente di entusiasmo nell’amore a Dio; piena di sapienza e di singolare umiltà; Chiara di nome, più chiara per vita, chiarissima per virtù”.  Santa Chiara d’Assisi è una figura centrale della metafisica della Luce.  Conosce le tenebre ma sa che in ogni “scuro” c’è sempre un taglio di luce che illumina il cammino.  Chiara nacque ad Assisi nel 1193 (o 1194) da Favarone di Offreduccio degli Scifi e Ortolana Fiumi. Appartenenti alla nobiltà locale.  Fin da giovane, Chiara mostrò una profonda fede e un grande amore per la povertà e la semplicità. La sua vita cambiò radicalmente quando incontrò San Francesco d’Assisi. Francesco la ispirò a seguire la via della povertà e della dedizione a Dio. Nella notte della domenica delle Palme del 1212, Chiara fuggì dalla casa paterna e si recò alla Porziuncola. Francesco e i suoi frati la stavano aspettando. Chiara si consacrò a Dio e iniziò il suo cammino fatto di povertà e umiltà. Fondò l’Ordine delle Clarisse. In Chiara Francesco resta riferimento. Dirà: “Io Chiara, serva di Cristo, pianticella del nostro santo padre Francesco…”. Fu la prima a comprendere il senso del Cantico di Francesco proiettandosi un una profonda lezione spiritualità e diffondendolo come canto orante. Le donne in preghiera sono sono donne di povertà. Infatti il suo  gruppo di donne si dedicavano alla preghiera, alla povertà e al servizio degli altri  Scrisse la Regola delle Clarisse e fu approvata da Papa Innocenzo IV nel 1253. Due giorni prima della sua morte. La sua spiritualità era caratterizzata da un profondo amore per Cristo e una devozione speciale all’Eucaristia.  Tra i miracoli compiuti da Chiara c’è quello di aver salvato il convento di San Damiano da un assalto dei Saraceni portando sull’ostensorio l’Eucaristia. Fu canonizzata da Papa Alessandro IV nel 1255. Due anni dopo la sua morte. Nel 1958, Papa Pio XII la dichiarò patrona della televisione e delle telecomunicazioni. Ma al di là di ciò rappresenta la claritudine. Ciò è la letizia e la gioia. Come fu in Francesco.  Certamente la luce è la centralità di Cristo: “Gesù è il ponte tra colui che può fare tutto e le creature che hanno bisogno di tutto”.  Un ponte che non è misura o distanza. Bensi un costante legame nel quale la scelta verso la Croce come edificante visione divina costituisce il tutto. L’assoluto è il canto dell’unione. Motivo per il quale la gaiezza è metafora di primavera e di fioriscenza.  È naturale che Tommaso da Celano dopo aver scritto su Francesco doveva dedicarsi a Chiara sottolineando che: “Non è da meravigliarsi se, contro la cattiveria degli uomini, la preghiera di Chiara sia ascoltata, poiché bruciava anche i demoni”. Preghiera significa per Chiara anche pazienza. Il cuore che usa il linguaggio della parola, appunto la preghiera, custodisce. Custodire è anche fissare il volto di Cristo nello specchio dell’anima. Lo specchio e il velo sono non soltanto metafore. Ma appunto luce e riflesso della luce. Torquato Tasso la considerò: “Vergine bella, che dal Re del Cielo/Dell’alma i doni sì graditi avesti…”. La bellezza è un altro aspetto del desiderio ontologico di rendere specchio il volto di Cristo.

 

Eleonora.

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Pierfranco Bruni è nato in Calabria. Archeologo, direttore del Ministero dei Beni Culturali e, dal 31 ottobre 2025, membro del CdA dei Musei e Parchi Archeologici di Melfi e Venosa, nominato dal Ministro della Cultura; presidente del Centro Studi “Francesco Grisi” e già componente della Commissione UNESCO per la diffusione della cultura italiana all’estero.

Nel 2024 è stato Ospite d’onore per l’Italia per la poesia alla Fiera Internazionale di Francoforte e Rappresentante della cultura italiana alla Fiera del libro di Tunisi.

Incarichi in capo al Ministero della Cultura:

Presidente Commissione Capitale italiana città del Libro 2024;

Presidente Comitato Nazionale Celebrazioni centenario Manlio Sgalambro;

Segretario unico comunicazione del Comitato Nazionale Celebrazioni Eleonora Duse.

È inoltre presidente nazionale del progetto “Undulna Eleonora Duse” e presidente e coordinatore scientifico del progetto “Giacomo Casanova 300”.

Ha pubblicato libri di poesia, racconti e romanzi. Si è occupato di letteratura del Novecento con studi su Pavese, Pirandello, Alvaro, Grisi, D’Annunzio, Carlo Levi, Quasimodo, Ungaretti, Cardarelli, Gatto, Penna, Vittorini e sulle linee narrative e poetiche del Novecento che richiamano le eredità omeriche e le dimensioni del sacro.

Ha scritto saggi sulle problematiche relative alla cultura poetica della Magna Grecia e, tra l’altro, un libro su Fabrizio De André e il Mediterraneo (“Il cantico del sognatore mediterraneo”, giunto alla terza edizione), nel quale esplora le matrici letterarie dei cantautori italiani e il rapporto tra linguaggio poetico e musica, tema che costituisce un modello di ricerca sul quale Bruni lavora da molti anni.

Studioso di civiltà mediterranee, Bruni unisce nella sua opera il rigore scientifico alla sensibilità umanistica, ponendo al centro della sua ricerca il dialogo tra le culture, la memoria storica e la bellezza come forma di identità.
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