L’estensione dei servizi sanitari in farmacia potrebbe aprire la strada a una “sanità a doppio standard”, con conseguenze dirette sulla sicurezza dei cittadini: a lanciare l’allarme è Mariastella Giorlandino, presidente dell’Unione nazionale ambulatori,poliambulatori, enti e ospedalità privata, che in una nota critica il modello di ampliamento delle prestazioni sanitarie fuori dalle strutture tradizionali.
“Chiamarla innovazione non basta”, sottolinea Giorlandino, evidenziando come l’introduzione di attività come elettrocardiogrammi, Holter, spirometrie, test diagnostici e servizi di telemedicina nelle farmacie rischi di avvenire senza il rispetto degli stessi requisiti richiesti ad ambulatori e strutture accreditate.
accreditate.
“Non si tratta di essere contro la farmacia, ma di evitare che la prossimità diventi un alibi per ridurre standard, controlli e responsabilità”.
Secondo la Uap, infatti, la comodità per il cittadino e la riduzione degli spostamenti non possono sostituire i criteri di sicurezza clinica. “Una cosa è la soddisfazione dell’utente, altra è la sicurezza del paziente”, ribadisce la presidente, mettendo in guardia da una possibile confusione tra monitoraggio e diagnosi, tra servizi di prossimità e presa in carico sanitaria.
Il nodo centrale resta quello delle regole. “Non è accettabile – osserva Mariastella Giorlandino – che ambulatori e poliambulatori siano soggetti a obblighi stringenti su strutture, personale, controlli di qualità, gestione dei rifiuti e sicurezza dei dati, mentre per attività analoghe si prevedono percorsi semplificati altrove. Stesse prestazioni devono significare stesse regole”.
La gestione dei dati sanitari
Un altro punto critico riguarda la gestione dei dati sanitari. Se le farmacie entrano stabilmente nell’erogazione di prestazioni sanitarie, secondo la Uap devono garantire piena adesione agli standard previsti: dal fascicolo sanitario elettronico alla protezione dei dati, fino alla cybersicurezza e alla tracciabilità delle informazioni.
“La sanità non può essere semplificata a scapito della sicurezza– conclude –. Il Paese ha bisogno di più sanità seria, non di scorciatoie. La farmacia può rappresentare un presidio importante sul territorio, ma non può diventare uno strumento per aggirare le regole del sistema sanitario: prossimità sì, ma con sicurezza, legalità e parità di condizioni”.