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	<title>Goffredo Palmerini, Autore presso lafrecciaweb.it</title>
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		<title>Marcinelle, 70 anni dopo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Goffredo Palmerini]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 02 Aug 2026 19:57:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storia, Arte, Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Marcinelle]]></category>
		<category><![CDATA[tragedia]]></category>
		<category><![CDATA[vittime del lavoro]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="899" height="477" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/08/Miniera-Bois-du-Cazier-tragedia-1956.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/08/Miniera-Bois-du-Cazier-tragedia-1956.png 899w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/08/Miniera-Bois-du-Cazier-tragedia-1956-300x159.png 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/08/Miniera-Bois-du-Cazier-tragedia-1956-768x407.png 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/08/Miniera-Bois-du-Cazier-tragedia-1956-585x310.png 585w" sizes="(max-width: 899px) 100vw, 899px" /></p>
<p>La tragedia che cambiò l’emigrazione italiana e la coscienza del lavoro nel mondo &#160; L’AQUILA &#8211; L’8 agosto 1956 è una data che non appartiene solo alla storia dell’emigrazione italiana,&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La tragedia che cambiò l’emigrazione italiana e la coscienza del lavoro nel mondo</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L’AQUILA &#8211; L’<strong>8 agosto 1956 </strong>è una data che non appartiene solo alla storia dell’emigrazione italiana, appartiene alla storia della dignità umana. Settant’anni fa, nella miniera di <strong>Bois du Cazier</strong>, a <strong>Marcinelle</strong>, in Belgio, <strong>262 minatori</strong> persero la vita. Uno dei più gravi disastri minerari per l’emigrazione italiana, dopo quelli di <strong>Monongah</strong> (nel 1907 in West Virginia) e <strong>Dawson </strong>(nel 1913 in New Mexico). Delle <strong>262 vittime</strong> a Marcinelle, <strong>136 erano italiani</strong>. Ben <strong>60 provenivano dall’Abruzzo</strong>: da Manoppello (23), Turrivalignani (9), Lettomanoppello (6), Farindola (6), Roccascalegna (6), Castel del Monte (2) e con una vittima da Alanno, Casoli, Castelvecchio Subequo, Elice, Isola del Gran Sasso, Ovindoli, Rosciano, Sant’Eusanio del Sangro.</p>
<p>Piccoli i paesi di provenienza, vite che scesero nel sottosuolo profondo, per risalire solo nella memoria. <strong>Marcinelle</strong> non è solo un luogo, è una ferita profonda. Una ferita che ha attraversato generazioni, che ha segnato la storia del lavoro italiano nel mondo, che ha rivelato la verità di un accordo &#8211; quello italo-belga del 1946 &#8211; che scambiava <strong>“uomini per carbone”</strong>, braccia per tonnellate di antracite, speranze di futuro per contratti capestro.</p>
<p>Nel 1945, immediato dopoguerra, l’<strong>Italia</strong> era un paese stremato, con l’economia in ginocchio e la disoccupazione diffusa. Ferite materiali e morali ancora aperte, dopo 20 anni di dittatura fascista, cinque anni di guerra, di cui due di occupazione nazista e di lotta di Resistenza per liberare il Paese, riconquistare la libertà e avviare la democrazia. Il <strong>Belgio</strong>, invece, pur con le distruzioni belliche, aveva bisogno di tanta manodopera per sfruttare le sue cospicue risorse minerarie, estrarre carbon fossile per alimentare le industrie e la ricostruzione del Paese. Nacque così l’accordo del 23 giugno 1946. Per ogni italiano inviato nelle miniere belghe l’Italia avrebbe ricevuto 2,5 tonnellate di carbone.</p>
<p>Sui muri delle città italiane comparvero manifesti rosa. Promettevano salari vantaggiosi, alloggi dignitosi, viaggi gratuiti, ferie pagate, carbone per le famiglie. La realtà era ben diversa. I minatori venivano reclutati alla stazione centrale di <strong>Milano</strong>, sottoposti a visite mediche sommarie, caricati su treni speciali che attraversavano la <strong>Svizzera</strong> senza fermarsi &#8211; per evitare fughe &#8211; e spediti in <strong>Vallonia</strong>. Ad attenderli non c’erano case, ma baracche di legno, bassi di vecchie case umidi e malsani e hangar di lamiera che pochi anni prima avevano ospitato prigionieri di guerra.</p>
<p>E poi c’erano chiari messaggi di pregiudizio xenofobo nei confronti degli immigrati. Sulle porte degli appartamenti di frequente un cartello crudele recitava <em>«Ni animaux, ni étrangers»</em>. Né animali, né stranieri. Molti dei nostri emigranti erano braccianti e contadini, abituati al sole dei campi. In miniera li aspettava invece il buio, il caldo infernale, il grisù, cunicoli alti talvolta solo 40 centimetri, turni massacranti, silicosi e incidenti quotidiani. E un contratto capestro che non permetteva loro di tornare indietro. Chi abbandonava il lavoro veniva infatti rinchiuso in centri di detenzione. <strong>Marcinelle </strong>fu il punto di non ritorno.</p>
<div id="attachment_126783" style="width: 310px" class="wp-caption alignright"><img fetchpriority="high" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-126783" class="size-medium wp-image-126783" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/08/Marcinelle-Bois-du-Cazier-WhichMuseum-300x190.png" alt="" width="300" height="190" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/08/Marcinelle-Bois-du-Cazier-WhichMuseum-300x190.png 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/08/Marcinelle-Bois-du-Cazier-WhichMuseum-768x487.png 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/08/Marcinelle-Bois-du-Cazier-WhichMuseum-585x371.png 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/08/Marcinelle-Bois-du-Cazier-WhichMuseum.png 930w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /><p id="caption-attachment-126783" class="wp-caption-text">Marcinelle, Bois du Cazier, WhichMuseum</p></div>
<p><strong> </strong>L’8 agosto 1956 fu l’inferno sotto terra. Alle 7 del mattino, 274 minatori scesero nel pozzo per il primo turno. A 975 metri di profondità un carrello rimase incastrato nell’ascensore. Nonostante l’anomalia, la cabina fu fatta risalire. Il carrello tranciò tubi dell’aria compressa, condutture dell’olio e cavi elettrici. Il fuoco divampò in un lampo. Il fumo invase i cunicoli. Il grisù esplose. E la miniera divenne un inferno. Le operazioni di soccorso durarono due settimane. Il 22 agosto, alle tre di notte, un soccorritore risalì dall’ultima galleria e pronunciò le parole che chiusero ogni speranza: <strong><em>«Tutti cadaveri.»</em> </strong>Marcinelle non fu solo un incidente, fu la rivelazione di un sistema. Di una sicurezza inesistente, di impianti obsoleti, di una gestione che sacrificava vite per la produzione. Fu la denuncia di un accordo che aveva trasformato uomini in numeri, famiglie in statistiche, speranze in carbone.</p>
<p>Nel 2016, in occasione del Sessantennale, andai in <strong>Belgio</strong> per partecipare alla cerimonia conclusiva delle commemorazioni. A <strong>Hornu</strong>, presso Mons, il 16 dicembre ci fu l’incontro conclusivo di un anno di eventi che di quella tragedia aveva fatto memoria e raccolto testimonianze. Presenti a quel convegno rappresentanti di associazioni che si occupano di emigrazione, di istituzioni pubbliche e del Ministero degli Affari Esteri italiano. Era presente anche <strong>Elio Di Rupo</strong>, figlio di un emigrato</p>
<div id="attachment_126782" style="width: 310px" class="wp-caption alignright"><img decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-126782" class="size-medium wp-image-126782" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/08/G.Palmerini-con-Elio-Di-Rupo-Hornu-2016-300x204.jpg" alt="" width="300" height="204" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/08/G.Palmerini-con-Elio-Di-Rupo-Hornu-2016-300x204.jpg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/08/G.Palmerini-con-Elio-Di-Rupo-Hornu-2016-585x399.jpg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/08/G.Palmerini-con-Elio-Di-Rupo-Hornu-2016.jpg 634w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /><p id="caption-attachment-126782" class="wp-caption-text">G.Palmerini con Elio Di Rupo, Hornu &#8211; 2016</p></div>
<p>abruzzese, allora Sindaco di <strong>Mons</strong> e già Primo Ministro del Belgio. Una testimonianza vivente di ciò che gli italiani hanno saputo costruire, nonostante tutto. Nel mio intervento ringraziai gli emigrati per il servizio che avevano reso all’Italia con il lavoro, la serietà, la dignità, la capacità di onorare la terra d’origine. Per il rispetto guadagnato sul campo, contro ogni pregiudizio. Per aver mostrato al mondo il valore degli italiani, spesso più riconosciuto all’estero che in patria.</p>
<p>Il giorno dopo andammo visitare la miniera di <strong>Bois du Cazier</strong>, a Marcinelle. <strong>Alain Forti</strong>, <em>Conservateur</em> del sito nel 2012 riconosciuto <strong>Patrimonio dell’umanità</strong> &#8211; grazie alla lotta degli ex minatori che ne scongiurò la trasformazione a supermercato e ne promosse il riconoscimento dall’<strong>Unesco</strong> -, ci guidò tra i luoghi della tragedia. La visita fu una <em>via crucis</em>, con il racconto degli ultimi testimoni della tragedia sui cunicoli, le attrezzature, i ricordi del caldo soffocante, del pericolo del grisù. Poi la visita al <strong>Memoriale,</strong> 262 fotografie. 262 vite perdute. 136 i minatori italiani. Davanti a quelle immagini il silenzio, non solo rispetto, ma dolore, memoria e responsabilità.</p>
<p>La tragedia cambiò molte cose. <strong>Marcinelle</strong> segnò la fine degli accordi bilaterali tra <strong>Italia</strong> e <strong>Belgio</strong>. Segnò la fine dell’idea che il lavoro potesse essere barattato con carbone. Segnò l’inizio di una nuova consapevolezza: che la sicurezza non è un <em>optional</em>, che la dignità non è negoziabile, che la vita non può essere sacrificata per la produzione. Nacque una nuova attenzione verso i diritti dei lavoratori all’estero. Nacque la consapevolezza che l’emigrazione italiana non è solo una storia di partenze, ma una storia di sacrifici, di lotte, di conquiste civili. Una storia che non può essere più relegata a memoria circoscritta, ma riconosciuta come una delle grandi vicende nazionali.</p>
<p>Da quella tragedia è nata la <strong>Giornata del Lavoro Italiano nel Mondo</strong>, celebrata ogni 8 agosto. Ma da <strong>Marcinelle</strong> – aggiungo – dovrebbe nascere anche un dovere civile e un impegno politico corale e imprescindibile: che la storia dell’emigrazione italiana entri nelle scuole, nelle università, nella cultura pubblica. Che diventi parte significativa della Storia d’Italia, per essere stata una diaspora che in poco più di un secolo ha visto partire 29 milioni di italiani per le terre d’emigrazione in ogni angolo del mondo.</p>
<p><strong> </strong>Settant’anni dopo<strong> Marcinelle </strong>continua dunque a parlare. Proclama un monito per l’intera umanità. Ci ricorda che il lavoro è dignità, ma può diventare tragedia quando la dignità viene negata. Ci ricorda che gli emigrati italiani hanno costruito il mondo con le loro mani, spesso pagando un prezzo altissimo. Ci ricorda che la sicurezza non è un lusso, ma un diritto. Ci ricorda che la memoria non è un esercizio del passato, ma un impegno del presente. Settant’anni dopo, Marcinelle non è solo un luogo. È un monito, è una ferita, è una responsabilità, è un tributo alla vita di 262 uomini che non devono essere dimenticati. E soprattutto è un dovere, quello di continuare a raccontare e<strong> fare memoria.</strong></p>
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		<title>L’atleta della vita di Vincenzo Di Michele. Il romanzo vero di una donna che non ha mai smesso di credere nel domani</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Goffredo Palmerini]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 01 Aug 2026 14:26:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Libri]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="427" height="608" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/08/cover-Atleta-della-vita.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/08/cover-Atleta-della-vita.png 427w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/08/cover-Atleta-della-vita-211x300.png 211w" sizes="(max-width: 427px) 100vw, 427px" /></p>
<p> La recensione di Goffredo Palmerini, giornalista e scrittore Conosco Vincenzo Di Michele da anni. Ho letto e recensito molte delle sue opere, spesso dedicate alla memoria storica, alle verità taciute&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/08/01/latleta-della-vita-di-vincenzo-di-michele-il-romanzo-vero-di-una-donna-che-non-ha-mai-smesso-di-credere-nel-domani/">L’atleta della vita di Vincenzo Di Michele. Il romanzo vero di una donna che non ha mai smesso di credere nel domani</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><b><i> La recensione di Goffredo Palmerini, giornalista e scrittore</i></b></p>
<p>Conosco <strong>Vincenzo Di Michele</strong> da anni. Ho letto e recensito molte delle sue opere, spesso dedicate alla memoria storica, alle verità taciute della guerra, ai reduci che hanno attraversato la storia con la stessa dignità silenziosa dei grandi protagonisti. <strong>Di Michele</strong> è uno scrittore che ha sempre saputo ascoltare. Ascoltare i documenti, le testimonianze, le voci che rischiavano di perdersi. Tuttavia con il suo primo romanzo compie qualcosa di diverso, di nuovo, di sorprendente: entra nella vita vera di una donna e la racconta con una delicatezza che non avevo ancora visto così pienamente nella sua scrittura.</p>
<p>Ci sono libri che non si limitano a raccontare una storia, invece la custodiscono. <em>L’atleta della vita</em>, il romanzo di <strong>Vincenzo Di Michele</strong>, appartiene a questa categoria rara. È un’opera che nasce da un diario reale, da una voce che ha attraversato la vita con intensità, disciplina, amore e dolore. Una voce che l’autore ha saputo ascoltare e trasformare in un racconto limpido, rispettoso, profondamente umano.</p>
<p><strong>Anna </strong>– questo il nome scelto per tutelarne la privacy – non è solo la protagonista del romanzo, è una presenza che rimane. Una donna che ha vissuto intensamente, in ogni ruolo che la vita le ha affidato: atleta di livello internazionale, medico appassionato, madre e moglie, professionista rigorosa, anima luminosa di una famiglia che la amava profondamente. E poi paziente oncologica. E poi testimone. E infine voce.  <strong>Di Michele</strong> non la racconta come un personaggio, la accompagna, quasi con pudore. Chi conosce l’autore sa quanto la sua prosa sia abituata a muoversi tra archivi, documenti, ricostruzioni storiche. Qui invece la parola si fa più intima, più raccolta, più rispettosa. C’è la volontà di custodire una vita e di offrirla agli altri come un dono.</p>
<p><strong>Di Michele</strong>, autore noto per i suoi saggi storici dedicati alle vicende di guerra, ai reduci, alle verità nascoste del Novecento, compie qui un passaggio decisivo, di grande significato anche sul piano della qualità letteraria. Passa, infatti, dalla storia collettiva alla storia intima di una persona. E lo fa con una scrittura che sorprende per misura, delicatezza e profondità emotiva. Non c’è retorica, non c’è compiacimento nel dolore. C’è invece la volontà di accompagnare il lettore dentro un percorso che riguarda tutti, perché tutti, in un modo o nell’altro, abbiamo incrociato in qualche modo il tornante del cancro nel mondo delle nostre amicizie e talvolta direttamente.</p>
<p><em>L’atleta della vita</em> è un libro che va letto con calma, distillato parola per parola, frase per frase, per coglierne l’essenza progressiva della storia ma anche il bagaglio di emozioni che reca con sé. Inoltre, c’è l’insegnamento profondo di una donna che, colpita dal tumore al seno, da medico lo studia, lo propone come esempio di “terapia” aggiuntiva a quella farmacologica, quali per lei sono lo sport, la meditazione spirituale, l’intensità della relazione in famiglia (con il marito, medico anch’egli e docente universitario, con i due figli). Non infrangerò la regola che postula di non entrare nei dettagli di una storia narrata, che invece va letta e scoperta man mano. E tuttavia qualche flash è necessario per inquadrare la vicenda e la sua evoluzione narrativa. Il libro si apre con una nota dell’Autore che già è una dichiarazione di trasparenza.</p>
<p>La storia narrata non è una biografia, ma un cammino. Non una sequenza di date, ma un respiro. <strong>Anna</strong>, la protagonista, inizia ad annotare nel suo diario dal novembre 2024, perché non sa quale evoluzione avrà la sua malattia fino al congresso medico del marzo 2025. Scrive perché teme che le emozioni possano impedirle di parlare. Scrive perché la malattia, che lei non vuole esibire, le chiede invece di essere raccontata per diventare testimonianza, per essere un’esperienza d’aiuto verso tutte le donne che si trovino a vivere la medesima condizione.</p>
<p>Il capitolo del congresso medico è uno dei più intensi dell’intero libro. Anna sale sul palco, ferma, asciutta, illuminata da luci che sembrano crude. Stringe il microfono con una mano sola, prende fiato e pronuncia due parole che attraversano la sala come un’onda: <em>«Sono piena di metastasi in tutte le parti del mio corpo.» </em>Non c’è enfasi, non c’è dramma: c’è verità. Una verità detta con una lucidità che immobilizza la platea. Medici, studenti, fisioterapisti, pazienti, tutti si ritrovano uniti da un silenzio che non è assenza di suono, ma presenza di ascolto. In quel momento, Anna non è solo una paziente, è un medico che parla ai medici, un’atleta che parla agli atleti, una donna che parla alla vita. E lo fa con la sincerità, richiamando l’importanza terapeutica di continuare a vivere le proprie passioni, nel suo caso lo sport, la professione medica anche durante il Covid, la vita spirituale, il mondo delle relazioni di amicizia e familiari. Una “terapia integrativa” personale, utile a contenere all’essenziale le necessarie cure farmacologiche.</p>
<p>La narrazione segue Anna nel suo percorso: la paura iniziale, la disciplina dello sport che diventa terapia, il sostegno delle terapie integrate, la volontà di mantenere autonomia, lucidità, equilibrio psicofisico. La sua storia non è mai raccontata come una battaglia &#8211; <strong>Di Michele</strong> evita con cura la retorica bellica &#8211; ma come un cammino. Un cammino fatto di scelte, di consapevolezza, di amore per l’esistenza. Accanto alla malattia, il libro restituisce la vita nella sua quotidianità, nel suo divenire: la Basilicata dell’infanzia, la campagna, gli animali, la transumanza; la corsa che nasce come gioco e diventa vocazione; gli allenatori che preparano e guidano Anna, le gare, le medaglie, la disciplina; Roma, l’università, la medicina, il lavoro; la famiglia, i figli, gli affetti che la accompagnano fino all’ultimo.</p>
<p><strong>Di Michele</strong> riesce a dare voce a questa complessità con una scrittura che alterna momenti di intensa partecipazione emotiva a pagine di grande sobrietà. Il lettore avverte la presenza dell’autore, ma mai in modo invadente. È infatti un narratore che osserva, ascolta, restituisce. Un narratore che conosce bene il valore della memoria e sa che raccontare significa anche proteggere.</p>
<p><em> </em><em>L’atleta della vita</em> è un romanzo che parla al lettore con delicatezza, ma anche con forza. Una storia di vita che invita a guardare la malattia senza paura, senza vergogna, senza silenzi. Una storia vera che ricorda che la vita, anche quando si ferma, continua a lasciare tracce luminose. Anna, attraverso la sua diretta esperienza nella malattia, affida un forte messaggio di speranza e di valori da vivere, quali sono quelli per lei importanti, compresa la sua fede cristiana vissuta in autenticità.</p>
<p>Con quest’opera <strong>Vincenzo Di Michele</strong> aggiunge alla sua produzione un libro diverso, più intimo, più civile, più universale. Una testimonianza che può essere d’aiuto a chi direttamente affronta il cancro, ma anche a chi accompagna, a chi sostiene, a chi ama. Una storia che non si dimentica, perché non parla di morte, ma sa parlare di vita. Di una vita che sa sempre resistere e lasciare così una testimonianza utile e luminosa.</p>
<p>***</p>
<p><strong>Vincenzo Di Michele</strong>, romano ma di origini abruzzesi, è giornalista e scrittore con una lunga esperienza nella ricostruzione<img decoding="async" class="alignright size-medium wp-image-126771" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/08/Vincenzo-Di-Michele-300x170.jpg" alt="" width="300" height="170" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/08/Vincenzo-Di-Michele-300x170.jpg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/08/Vincenzo-Di-Michele-1024x580.jpg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/08/Vincenzo-Di-Michele-768x435.jpg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/08/Vincenzo-Di-Michele-1170x663.jpg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/08/Vincenzo-Di-Michele-585x331.jpg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/08/Vincenzo-Di-Michele.jpg 1600w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /> di vicende storiche del Novecento. Laureato in Scienze Politiche alla Sapienza, ha firmato numerosi volumi che spaziano dalla memoria bellica alla storia sociale, fino alle biografie. Saggista fecondo, ha pubblicato: <em>La famiglia di fatto</em> (2006), un’analisi della convivenza more uxorio; <em>Io prigioniero in Russia</em> (2009), oltre 55.000 copie vendute, vincitore di premi alla memoria storica; <em>Guidare oggi</em> (2010), un manuale per le problematiche stradali; <em>Mussolini finto prigioniero al Gran Sasso</em> (2011), una revisione storica sulla prigionia del Duce a Campo Imperatore; <em>Pino Wilson, vero capitano d’altri tempi</em> (2013), biografia ufficiale del calciatore della Lazio, campione d’Italia nel 1974; <em>Come sciogliere un matrimonio alla Sacra Rota</em> (2014), un’inchiesta sull’iter di annullamento dei matrimoni innanzi ai Tribunali ecclesiastici; <em>L’ultimo segreto di Mussolini</em> (2015), quel patto sottobanco tra Badoglio e i tedeschi e i retroscena dell’operazione Quercia sulla liberazione di Mussolini, anche tradotto in inglese (<em>The Last secret of Mussolini, the undercounter pact between Badoglio and the Germans)</em>; <em>Cefalonia. Io e la mia storia</em> (2017), racconto autobiografico di un militare sullo sfondo degli avvenimenti bellici dell’eccidio di Cefalonia nel settembre 1943; <em>Animali in guerra, vittime innocenti </em>(2019), le uccisioni nelle due Guerre mondiali di cani, cavalli, muli, piccioni e di tante altre bestie; <em>Alla ricerca dei dispersi in guerra</em> (2020), dal fronte greco a El Alamein fino alla Russia: i familiari dei caduti raccontano le loro storie. <em>Le scomode verità nascoste nella II Guerra Mondiale </em>(2024), <strong>“</strong><em>Campo Imperatore 1943 &#8211; Quel falso mito della liberazione del Duce” </em>(2025), <em>“Majorana, il prezzo del genio &#8211;</em><em> La fuga e il mistero dello scienziato di Via Panisperna che intuì l’orrore nucleare</em><em>”</em> (2026).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><em>L’atleta della vita</em></strong><strong> – Vincenzo Di Michele </strong>(Edizioni Vincenzo Di Michele, Roma 2026, € 12 &#8211; ebook € 4,90)</p>
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		<title>Bestiario di Parthenope, il nuovo libro di Fiorella Franchini. Una mappa affascinante della memoria di Napoli</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2026/07/15/bestiario-di-parthenope-il-nuovo-libro-di-fiorella-franchini-una-mappa-affascinante-della-memoria-di-napoli/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=bestiario-di-parthenope-il-nuovo-libro-di-fiorella-franchini-una-mappa-affascinante-della-memoria-di-napoli</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Goffredo Palmerini]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 Jul 2026 15:21:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[BESTIARIO DI PARTHENOPE]]></category>
		<category><![CDATA[libri]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1000" height="1456" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/cover-bestiario.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/cover-bestiario.jpg 1000w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/cover-bestiario-206x300.jpg 206w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/cover-bestiario-703x1024.jpg 703w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/cover-bestiario-768x1118.jpg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/cover-bestiario-585x852.jpg 585w" sizes="(max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></p>
<p>Il saggio &#8220;Bestiario di Parthenope. Storie e creature tra leggenda e realtà&#8220; di Fiorella Franchini (Edizioni Intra Moenia) è un&#8217;operazione culturale raffinata che va ben oltre la semplice catalogazione del&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il saggio <strong><em>&#8220;Bestiario di Parthenope. Storie e creature tra leggenda e realtà</em></strong><em>&#8220;</em> di <strong>Fiorella Franchini</strong> (Edizioni Intra Moenia) è un&#8217;operazione culturale raffinata che va ben oltre la semplice catalogazione del folklore napoletano. L’autrice, già nota per i suoi romanzi storici ambientati nel mondo antico, applica qui lo stesso rigore documentaristico a una materia fluida e profondamente viscerale: l&#8217;immaginario zoologico e fantastico di <strong>Napoli</strong>. La prima caratteristica del testo è lo scarto netto rispetto alla tradizione dei bestiari medievali europei. Se i cataloghi di mostri del Medioevo cristiano avevano come fine ultimo la moralizzazione, la catechesi e la redenzione dell&#8217;anima attraverso la paura del peccato, il bestiario partenopeo si rivela laico, utilitaristico e profondamente pragmatico.</p>
<p>Le creature che popolano i vicoli, i palazzi e il sottosuolo di Napoli non servono a guadagnarsi il Paradiso, ma a sopravvivere al quotidiano. Il legame tra l&#8217;uomo e l&#8217;animale, vero o immaginario che sia, nasce da un senso di precarietà storica ed esistenziale. L&#8217;ironia e la superstizione diventano scudi protettivi contro la sfortuna, la povertà o l&#8217;inspiegabile. L&#8217;autrice organizza il volume per voci, muovendosi con agilità tra archeologia, storia e letteratura. Il racconto mostra come a Napoli il dato biologico reale subisca costantemente una trasfigurazione magica o domestica. Con il <strong>geco</strong> l&#8217;animale che pulisce la casa dagli insetti, si eleva a spirito protettore del focolare, <strong>la Bella &#8216;Mbriana</strong>, l&#8217;ombra benevola della casa che non bisogna disturbare.</p>
<p>Affondando le mani nelle credenze di epoca romana, <strong>Fiorella Franchini</strong> rievoca la leggenda di un polpo talmente scaltro da risalire i canali fognari delle ville patrizie di Pozzuoli per depredare le dispense. Il <strong>cardillo,</strong> invece, si trasforma in simbolo della malinconia e della resilienza di un intero popolo. L&#8217;uccellino in gabbia che canta diventa metafora della privazione della libertà e della capacità di resistere attraverso l&#8217;arte. Particolarmente curioso è il capitolo dedicato all&#8217;identificazione dei napoletani con il &#8220;<strong>ciuccio&#8221;,</strong> emblema di un popolo abituato a faticare e a rispondere alle avversità della vita con una sana, dissacrante autoironia.</p>
<p>Il viaggio della scrittrice tocca anche i simboli della forza e del potere profano, come il <strong>mastino,</strong> fedele compagno che nell&#8217;iconografia della malavita storica fungeva da estensione visiva della propria invincibilità nel vicolo. O ancora <strong>il toro</strong>, figura sacrificale primigenia legata al culto fondativo della Sirena Partenope. Il sottosuolo, la &#8220;Napoli di sotto&#8221;, non è da meno: l&#8217;autrice scende nei pozzi della città per stanare la <strong>Papera cogliuta,</strong> mostro orrorifico nato per tenere i bambini lontani dalle pericolose cisterne d&#8217;acqua, a testimonianza di come il mostro napoletano abbia anche una funzione pedagogica o protettiva.</p>
<p>Un tassello fondamentale del bestiario è il <strong>corallo</strong>. Franchini ne scava le origini antropologiche: secondo il mito classico, il corallo nacque dal sangue pietrificato della testa di Medusa, recisa da Perseo e adagiata sulle alghe. A Napoli questo &#8220;sangue di mare&#8221; diventa l&#8217;antidoto per eccellenza contro il malocchio<strong>. </strong>Nel saggio, la <strong>tartaruga</strong> assume un valore ambivalente e potentissimo. Da un lato rappresenta la lentezza, la pazienza e la saggezza millenaria; dall&#8217;altro, è il simbolo di una natura resiliente, capace di sopravvivere agli abusi umani. Il catalogo è ricchissimo e spazia dagli animali dell’antica <strong>Pompei</strong> a quelli della camorra napoletana, dal gioco del lotto alle opere d’arte.</p>
<p>Affascinante è l&#8217;apporto visivo delle fotografie di <strong>Sergio Siano</strong>. Le immagini non fanno da semplice &#8220;sfondo&#8221;, ma dialogano attivamente con la prosa. Siano riesce a catturare la pietra scolpita, i dettagli architettonici (mascheroni, battenti, rilievi zoomorfi) e le atmosfere fumose e laviche della città, dimostrando visivamente che il bestiario è letteralmente impresso sui muri e nel tufo di Napoli.</p>
<p><strong> </strong><em>&#8220;Bestiario di Parthenope&#8221;</em> è un&#8217;opera preziosa perché non scivola mai nel saggismo accademico e polveroso, pur mantenendo un&#8217;ammirevole densità di contenuti. <strong>Fiorella Franchini</strong> firma un testo fluido, accessibile e appassionato. È una mappa culturale indispensabile per chi vuole capire perché a Napoli la linea di demarcazione tra il visibile e l&#8217;invisibile, tra l&#8217;umano e il bestiale, non sia un muro invalicabile, ma un velo sottilissimo che basta sollevare per scoprire la vera anima della città.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Bestiario di Parthenope. Storie e creature tra leggenda e realtà</em></p>
<p>Fiorella Franchini &#8211; Edizioni Intra Moenia (2026) &#8211; Euro 18,90</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>***</p>
<p><strong>Fiorella Franchini</strong> vive e lavora a Napoli. Giornalista pubblicista dal 2004, è laureata in Lettere Moderne presso<img loading="lazy" decoding="async" class="alignright size-medium wp-image-126263" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/Fiorella-Franchini.1-300x247.jpg" alt="" width="300" height="247" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/Fiorella-Franchini.1-300x247.jpg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/Fiorella-Franchini.1-585x482.jpg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/Fiorella-Franchini.1.jpg 720w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /> l’Università di Napoli Federico II. Collabora con il quotidiano <em>Il Denaro.it</em> e con le riviste online <em>Pannunzio Magazine</em> e <em>Verbum Press</em>. Per oltre dieci anni ha diretto il web magazine <em>Napoliontheroad</em> e ha scritto per le riviste <em>Arte&amp;Carte</em> e <em>Sussurri e Grida</em>. Nel 2013 ha pubblicato undici interviste nell’antologia <em>Donna è Anima</em> (Savarese Editore). Ha esordito nella narrativa con i romanzi <em>L’orchidea bianca</em> (Il Girasole Editore, 1995) e <em>I fuggiaschi di Lokrum</em> (Marotta Editore, 1998), ispirati a eventi bellici del secondo Novecento. A questi sono seguiti i thriller <em>Nanhai</em> (Il Mezzogiorno Editore, 2002) e <em>I fuochi di Atrani</em> (Kairòs Editore, 2006). Negli ultimi anni si è dedicata al romanzo storico, pubblicando <em>Korallion</em> (Kairòs Edizioni, 2014), <em>Il velo di Iside</em> (Homo Scrivens, 2018), <em>Pulsa de nura &#8211; La maledizione di Berenice di Cilicia</em> (Guida Editore, 2022), ambientati nella Napoli greca e romana, e il thriller <em>Deep Drilling</em> (Edition Bärenklau, Germania, 2023), <em>Bestiario di Partenope. Storie e creature tra leggenda e realtà </em>(Intra Moenia Edizioni, aprile 2026). Ha partecipato a programmi televisivi e ha ricevuto numerosi riconoscimenti in concorsi e premi letterari, sia nella narrativa sia nel giornalismo. Dal 2020 è membro della giuria e del comitato scientifico del Premio internazionale “Città del Galateo – Antonio de Ferraris”. I suoi ultimi due romanzi storici sono stati protagonisti di un progetto PCTO di Educazione al Patrimonio nel Sannio, <em>I Culti Egizi a Benevento</em>, all’interno dell’iniziativa <em>I Simulacri di Iside &#8211; Romanzando di Storia sull’Appia Regina Viarum con Fiorella Franchini</em>, e del percorso esperienziale “<em>ONORE A ISIDE al MANN”</em> &#8211; 2 marzo 2026- Educazione al Patrimonio con l’I.I.S. Carlo Levi di Portici, organizzati entrambi dall’Associazione ISIDIS ROUTE, di cui è socia.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Premio Nazionale Pratola, quando la cultura incontra la luce dell’Abbazia morronese</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2026/06/09/premio-nazionale-pratola-quando-la-cultura-incontra-la-luce-dellabbazia-morronese/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=premio-nazionale-pratola-quando-la-cultura-incontra-la-luce-dellabbazia-morronese</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Goffredo Palmerini]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 Jun 2026 15:30:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storia, Arte, Cultura]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="960" height="540" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_4199.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_4199.jpeg 960w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_4199-300x169.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_4199-768x432.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_4199-585x329.jpeg 585w" sizes="(max-width: 960px) 100vw, 960px" /></p>
<p>Emozioni e suggestioni dell’edizione 2026, i nomi degli insigniti   SULMONA &#8211; Ci sono pomeriggi in cui la luce sembra avere memoria. Scende lenta, sfiora le pietre, si posa sulle&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/06/09/premio-nazionale-pratola-quando-la-cultura-incontra-la-luce-dellabbazia-morronese/">Premio Nazionale Pratola, quando la cultura incontra la luce dell’Abbazia morronese</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p class="s5"><span class="s6"><span class="bumpedFont15">Emozioni e suggestioni dell’edizione 2026</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">, </span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">i nomi degli insigniti</span></span></p>
<p class="s3"><span class="s7"> </span></p>
<p class="s9"><span class="s2">SULMONA &#8211; </span><span class="s2">Ci sono pomeriggi in cui la luce sembra avere memoria. Scende lenta, sfiora le pietre, si posa sulle architetture come una mano antica che riconosce ciò che tocca. Così accade <b>all’</b></span><b><span class="s8">Abbazia</span> <span class="s8">di Santo Spirito al Morrone</span></b><span class="s2"> quando il sole del tardo giorno si inclina verso la Valle Peligna e il monte che le dà </span><span class="s2">il </span><span class="s2">nome si accende di riflessi dorati. È un momento che non si può descrivere, si può solo abitare. In questa luce sospesa, </span><span class="s8">sabato 6 giugno</span><span class="s2">, </span><span class="s2">ha preso</span><span class="s2"> forma la </span><span class="s2">XVII edizione del</span><span class="s8"> Premio Nazionale Pratola</span><span class="s2">, un appuntamento che non è più soltanto una cerimonia, ma un rito civile, un incontro tra eccellenze e territorio, un modo per </span><span class="s2">affermare</span><span class="s2"> che la cultura, quando è autentica, è un ponte che unisce, un respiro che attraversa.</span></p>
<p class="s9"><span class="s2"> </span><span class="s2">Ci sono </span><span class="s2">poi </span><span class="s2">luoghi che non si limitano a ospitare un evento</span><span class="s2">, invece</span><span class="s2"> lo amplificano, lo custodiscono, lo trasformano in un’esperienza. L’</span><span class="s8">Abbazia di Santo <img loading="lazy" decoding="async" class="alignright size-medium wp-image-124916" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_4193-300x187.jpeg" alt="" width="300" height="187" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_4193-300x187.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_4193-1024x638.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_4193-768x479.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_4193-1920x1196.jpeg 1920w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_4193-1170x729.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_4193-585x364.jpeg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_4193.jpeg 2048w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />Spirito </span><span class="s2">è </span><span class="s2">appunto </span><span class="s2">uno di questi. Nel pomeriggio, quando il sole </span><span class="s2">inizia a scendere, l’impone</span><span class="s2">n</span><span class="s2">te </span><span class="s2">complesso </span><span class="s2">celestiniano</span><span class="s2">, tra i più grandi d’Italia,</span><span class="s2">sembra tornare a respirare come nel tempo di </span><span class="s8">Pietro del Morrone</span><span class="s2">, l’eremita che qui cercò silenzio e trovò una visione.</span> <span class="s2">Questo lo</span><span class="s2"> scenario </span><span class="s2">suggestivo del</span><span class="s2">l</span><span class="s2">’</span><span class="s2">edizione </span><span class="s2">2026 </span><span class="s2">del </span><strong><span class="s8">Premio Nazionale Pratola</span></strong><span class="s2">, un appuntamento che negli anni ha saputo crescere fino a diventare una delle manifestazioni culturali più riconosciute dell’Abruzzo. Un premio che non celebra solo eccellenze</span><span class="s2">,</span><span class="s2"> racconta un territorio, un’identità, un modo di intendere la cultura come servizio e come dono.</span></p>
<p class="s9"><span class="s2">L’Abbazia</span><span class="s2"> è</span><span class="s2"> un respiro di storia che avvolge tutto</span><span class="s2">. </span><span class="s2">L’Abbazia non è un fondale</span><span class="s2">, è</span> <span class="s2">quasi </span><span class="s2">un</span><span class="s2">a creatura</span><span class="s2"> vivente</span><span class="s2">. </span><span class="s2">Fu</span><span class="s2"> la casa generalizia dei Celestini, il luogo dove </span><span class="s8">Pietro </span><span class="s8">Angelerio</span> <span class="s2">&#8211;</span><span class="s2">futuro </span><strong><span class="s8">papa </span><span class="s8">Celestino V</span></strong> <span class="s2">&#8211; quando </span><span class="s2">nel 1241 vi </span><span class="s2">arrivò </span><span class="s2">trovandovi una semplice </span><span class="s2">cappella dedicata a Santa Maria</span><span class="s2">, </span><span class="s2">la ampliò </span><span class="s2">avviando man mano la costruzione </span><span class="s2">di</span><span class="s2"> una chiesa dedicata allo Spirito Santo, con </span><span class="s2">monastero</span><span class="s2"> annesso,</span><span class="s2">i</span><span class="s2">spira</span><span class="s2">ndosi </span><span class="s2">alle </span><span class="s2">previsioni teologiche</span><span class="s2"> di </span><span class="s8">Gioacchino da Fiore</span><span class="s2"> e all</span><span class="s2">a speranza</span><span class="s2"> di un’Era</span><span class="s2"> dello Spirito </span><span class="s2">che avrebbe rinnovato</span><span class="s2"> la Chiesa</span><span class="s2">, liberandola dal potere temporale e avviandola</span><span class="s2"> ad un tempo </span><span class="s2">spirituale, </span><span class="s2">di pace </span><span class="s2">per l’umanità e di perdono tra gli uomini, </span><span class="s2">sotto la guida di</span><span class="s2"> un</span> <span class="s10">“</span><span class="s10">Pastor</span><span class="s10">Angelicus</span><span class="s10">”</span><span class="s2">.</span></p>
<p class="s9"><span class="s2">E infatti, quel monaco che sarebbe poi diventato nel 1294 Papa </span><span class="s8">Celestino V,</span><span class="s2"> ispirò nell</span><span class="s2">’a</span><span class="s2">bbazia diverse rappresentazioni pittoriche della colomba, simbolo dello Spirito Santo, ancor oggi ben visibili. All’interno dell’abbazia </span><span class="s2">c’è </span><span class="s2">la stupenda chiesa a croce greca, che presenta pregevoli opere in legno, tra cui il coro di </span><span class="s8">Leonardo Macchione</span><span class="s2"> di Pacentro. E poi la </span><span class="s8">Cappella </span><span class="s8">Caldora</span><span class="s2">, con affreschi attribuiti a </span><span class="s8">Johannes de Sulmona </span><span class="s2">e in una nicchia ad arco semicircolare il monumento sepolcrale dei </span><span class="s2">Caldora</span><span class="s2">, scolpito nel 1412 da </span><span class="s8">Gualterio</span><span class="s8"> de </span><span class="s8">Alemania</span><span class="s2">.</span></p>
<p class="s9"><span class="s2">Riformando la regola benedettina è qui che </span><span class="s8">Pietro del Morrone</span><span class="s2"> fonda</span><span class="s2"> la comunità monastica</span><span class="s2"> dei </span><span class="s8">Celestini</span><span class="s2">, </span><span class="s2">è </span><span class="s2">qui che si radic</span><span class="s2">a</span><span class="s2"> la spiritualità che </span><span class="s2">lo </span><span class="s2">avrebbe portato</span> <span class="s2">al</span><span class="s2"> soglio pontificio</span><span class="s2">,</span> <span class="s2">è qui </span><span class="s2">ne</span><span class="s2">ll’eremo di Sant’Onofrio </span><span class="s2">sulle coste del monte Morrone </span><span class="s2">che l</span><span class="s2">’elezione </span><span class="s2">a </span><span class="s2">papa</span><span class="s2">,</span><span class="s2"> n</span><span class="s2">el </span><span class="s8">Conclave di Perugia</span><span class="s2">, </span><span class="s2">gli viene comunicata, è qui che sceglie di </span><span class="s2">andare a </span><span class="s8">L’Aquila</span><span class="s2"> per </span><span class="s2">essere incoronato pontefice</span><span class="s2">, </span><span class="s2">il 29 agosto 1294, istituendovi il primo giubileo della storia, la </span><span class="s8">Perdonanza</span><span class="s2">. </span><span class="s2">Questo è dunque un luogo che trasuda storia</span><span class="s2">, meditazione </span><span class="s2">e spiritualità</span> <span class="s2">profonda</span><span class="s2">. Questo luogo incornicia</span><span class="s2">,</span><span class="s2"> dopo </span><span class="s2">quella del</span><span class="s2"> 2025</span><span class="s2">,</span><span class="s2"> anche l’edizione 2026 del </span><span class="s8">Premio Pratola</span><span class="s2">.</span></p>
<p class="s9"><span class="s2">Alle 16</span><span class="s2"> e 30 </span><span class="s2">la navata </span><span class="s2">della chiesa abbaziale </span><span class="s2">è</span><span class="s2"> già colma. Il pubblico riempi</span><span class="s2">e</span><span class="s2"> anche le cappelle laterali, come se la comunità peligna </span><span class="s2">voglia</span><span class="s2"> abbracciare l’evento con la stessa intensità con cui l’Abbazia abbraccia la sua storia.</span> <span class="s2">A condurre la cerimonia, il giornalista </span><strong><span class="s8">Enrico </span><span class="s8">Giancarli</span></strong><span class="s2">, volto di Rete 8, con la sua consueta </span><span class="s2">bravura</span><span class="s2">. Testimonial d’eccezione</span><span class="s2"> è</span> <strong><span class="s8">Marcello Sorgi</span></strong><span class="s2">, editorialista de </span><span class="s10">La Stampa</span><span class="s2">, </span><span class="s2">premiato nel 2019.</span> <span class="s2">I saluti iniziali hanno il tono delle cose autentiche</span><span class="s2">. </span><strong><span class="s8">Mons</span><span class="s8">. Michele Fusco</span></strong><span class="s2">, vescovo di Sulmona-Valva, richiama la spiritualità del luogo e il messaggio </span><span class="s2">celestiniano</span> <span class="s2">di perdono e riconciliazione </span><span class="s2">come via alla pace;</span><strong><span class="s8">Pierpaolo Bellucci</span></strong><span class="s2">, presidente dell’Associazione Futile Utile, racconta la sfida </span><span class="s2">d</span><span class="s2">ei quindici anni di vita del Premio </span><span class="s2">nel</span><span class="s2"> far</span><span class="s2">lo</span><span class="s2"> crescere con coraggio e visione;</span> <span class="s2">le Consigliere regionali </span><strong><span class="s8">Antonietta La Porta</span><span class="s2"> e </span><span class="s8">Maria Assunta Rossi </span></strong><span class="s2">sottolinea</span><span class="s2">n</span><span class="s2">o il valore culturale e identitario dell’iniziativa;</span> <span class="s2">il sindaco di Sulmona </span><strong><span class="s8">Luca </span><span class="s8">Tirabassi</span> </strong><span class="s2">annota</span><span class="s2"> come il Premio sia ormai un punto fermo della vita culturale abruzzese.</span> <span class="s2">Gli insigniti </span><span class="s2">confermano il ritratto dell’Italia migliore, che compete, che informa e racconta, che </span><span class="s2">con l’arte </span><span class="s2">crea</span><span class="s2">.</span><span class="s2"> Eccoli, in sintesi, i vincitori del Premio 2026.</span></p>
<p class="s9"><strong><span class="s8">Francesca Lollobrigida</span></strong><span class="s2">,</span> <span class="s2">l</span><span class="s2">a velocità che diventa</span></p>
<div id="attachment_124917" style="width: 310px" class="wp-caption alignright"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-124917" class="size-medium wp-image-124917" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_4194-300x191.jpeg" alt="" width="300" height="191" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_4194-300x191.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_4194-1024x651.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_4194-768x488.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_4194-1170x743.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_4194-585x372.jpeg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_4194.jpeg 1179w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /><p id="caption-attachment-124917" class="wp-caption-text">Francesca Lollobrigida</p></div>
<p class="s9"><span class="s2">esempio</span><span class="s2">. </span><span class="s2">Campionessa olimpica</span><span class="s2"> di pattinaggio su ghiaccio</span><span class="s2">, due ori ai Giochi di Milano-Cortina</span><span class="s2">, </span><span class="s2">dedica il premio alla famiglia, invitando i giovani a non arrendersi mai. La sua voce</span> <span class="s2">ha</span><span class="s2"> il passo di chi conosce la fatica e la trasforma in </span><span class="s2">velocità e</span><span class="s2">luce.</span></p>
<p class="s9"><strong><span class="s8">Antonio Polito</span></strong><span class="s2">, l</span><span class="s2">a profondità del pensiero civile</span><span class="s2">. </span><span class="s2">Vicedirettore del </span><span class="s10">Corriere della Sera</span><span class="s2">, </span><span class="s2">è un </span><span class="s2">intellettuale che da anni interpreta l’Italia con lucidità e misura. La sua presenza </span><span class="s2">porta</span><span class="s2"> il peso della parola ben usata, quella che costruisce.</span></p>
<div id="attachment_124918" style="width: 310px" class="wp-caption alignright"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-124918" class="wp-image-124918 size-medium" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_4198-300x203.jpeg" alt="" width="300" height="203" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_4198-300x203.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_4198-1024x691.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_4198-768x519.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_4198-1170x790.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_4198-585x395.jpeg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_4198.jpeg 1179w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /><p id="caption-attachment-124918" class="wp-caption-text">Antonio Polito</p></div>
<p class="s9"><strong><span class="s8">Antonio Preziosi</span></strong><span class="s2">, </span><span class="s2">ovvero </span><span class="s2">l</span><span class="s2">a storia del TG2</span><span class="s2">. </span><span class="s2">Direttore della testata</span><span class="s2"> Rai,</span> <span class="s2">che </span><span class="s2">quest’anno </span><span class="s2">compie 50 anni</span><span class="s2">, </span><span class="s2">ricorda il valore del servizio pubblico e la responsabilità di raccontare il Paese con rigore.</span></p>
<div id="attachment_124920" style="width: 310px" class="wp-caption alignright"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-124920" class="wp-image-124920 size-medium" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_4200-300x153.jpeg" alt="" width="300" height="153" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_4200-300x153.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_4200-1024x523.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_4200-768x392.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_4200-1920x980.jpeg 1920w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_4200-1170x597.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_4200-585x299.jpeg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_4200.jpeg 2014w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /><p id="caption-attachment-124920" class="wp-caption-text">Lodovica Bulian</p></div>
<p class="s9"><strong><span class="s8">Lodovica </span><span class="s8">Bulian</span></strong><span class="s2">, l</span><span class="s2">a voce sul campo</span><span class="s2">. </span><span class="s2">Inviata Mediaset d</span><span class="s2">el programma</span> <span class="s10">Quarta Repubblica</span><span class="s2">, porta la testimonianza di un giornalismo che vive nelle strade, nelle piazze, nei luoghi dove la cronaca accade.</span></p>
<p class="s9"><strong><span class="s8">Pierluigi Franco</span></strong><span class="s2">, t</span><span class="s2">rent’anni di mondo</span><span class="s2">. </span><span class="s2">Per tre decenni nella redazione Esteri dell’ANSA</span><span class="s2">, è u</span><span class="s2">n </span><span class="s2">giornalista</span><span class="s2"> che ha attraversato crisi internazionali, guerre, vertici globali, portando sempre con sé la sobrietà del cronista vero.</span></p>
<p class="s9"><strong><span class="s8">Remo Rapino</span></strong><span class="s2">, l</span><span class="s2">a letteratura degli invisibili</span><span class="s2">. </span><span class="s2">Premio Campiello, voce poetica e profonda</span><span class="s2">, parla</span> <span class="s2">del</span><span class="s2">la sua scelta di raccontare gli ultimi, i dimenticati, i personaggi che vivono ai margini</span><span class="s2">, </span><span class="s2">ma </span><span class="s2">che </span><span class="s2">custodiscono un’umanità luminosa</span><span class="s2"> nel cuore</span><span class="s2">.</span></p>
<p class="s9"><span class="s8"> </span><strong><span class="s8">Edoardo Purgatori</span></strong><span class="s2">, i</span><span class="s2">l teatro </span><span class="s2">e il cinema </span><span class="s2">come eredità</span><span class="s2"> di valori. </span><span class="s2">Attore tra i più promettenti del panorama italiano</span><span class="s2">, </span><span class="s2">dedica il premio al padre </span><span class="s8">Andrea</span><span class="s2">, giornalista di grande valore, trasformando </span><span class="s2">l’evento</span><span class="s2"> in un luogo di </span><span class="s2">affettuosa e grata </span><span class="s2">memoria.</span></p>
<div id="attachment_124919" style="width: 310px" class="wp-caption alignright"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-124919" class="size-medium wp-image-124919" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_4197-300x166.jpeg" alt="" width="300" height="166" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_4197-300x166.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_4197-1024x566.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_4197-768x425.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_4197-1170x652.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_4197-585x324.jpeg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_4197.jpeg 1179w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /><p id="caption-attachment-124919" class="wp-caption-text">Edoardo Purgatori</p></div>
<p class="s9"><strong><span class="s8">Sabatino </span><span class="s8">Aracu</span> <span class="s2">e</span><span class="s8"> Duccio Marsili</span></strong><span class="s2">, l</span><span class="s2">a forza dello sport rotellistico</span><span class="s2">. </span><span class="s2">Il primo, P</span><span class="s2">residente </span><span class="s2">della federazione </span><span class="s2">mondiale e italian</span><span class="s2">a</span><span class="s2"> degli sport rotellistici; il secondo, campione mondiale, europeo e italiano. Due storie di dedizione assoluta</span><span class="s2"> e di straordinari risultati</span><span class="s2">.</span></p>
<p class="s9"><strong><span class="s8">Santilli</span><span class="s8"> Gioielli</span></strong><span class="s2">, l</span><span class="s2">’arte orafa che parla abruzzese</span><span class="s2">. </span><span class="s2">Una delle realtà più importanti del territorio peligno, custode di una tradizione che unisce tecnica, bellezza e identità.</span></p>
<p class="s9"><strong><span class="s8">ReteAbruzzo.com</span></strong><span class="s2">, l</span><span class="s2">’informazione che nasce dal territorio</span><span class="s2">. </span><span class="s2">Diretta da </span><strong><span class="s8">Claudio Lattanzio</span></strong><span class="s2">, </span><span class="s2">la</span><span class="s2"> testata </span><span class="s2">online regionale </span><span class="s2">ha saputo diventare punto di riferimento per tempestività e affidabilità.</span></p>
<p class="s9"><span class="s2">Durante la premiazione g</span><span class="s2">li intermezzi musicali </span><span class="s2">&#8211;</span><span class="s2"> la voce di </span><strong><span class="s8">Rosanna Di Lisio</span></strong><span class="s2">, il pianoforte di </span><strong><span class="s8">Massimo Domenicano</span></strong><span class="s2">, la tromba di </span><strong><span class="s8">Gianni Ferreri</span></strong> <span class="s2">&#8211;</span><span class="s2"> hanno trasformato la cerimonia in un viaggio sensoriale. Le caricature di </span><strong><span class="s8">Franco </span><span class="s8">Pasqualone</span></strong><span class="s2"> hanno aggiunto un tocco di leggerezza, come finestre aperte sul sorriso.</span> <span class="s2">Il </span><strong><span class="s8">Premio </span><span class="s8">Nazionale </span><span class="s8">Pratola</span></strong><span class="s2"> è arrivato ai suoi 15 anni con la maturità del</span><span class="s2">le cose che hanno </span><span class="s2">ormai </span><span class="s2">radici</span><span class="s2"> profonde</span><span class="s2">.</span></p>
<p class="s9"><span class="s2">È un P</span><span class="s2">remio che</span><span class="s2"> ha portato e </span><span class="s2">porta </span><span class="s2">nel cuore dell’Abruzzo </span><span class="s2">eccellenze nazionali</span><span class="s2">, personalità di grande valore nei loro settori d</span><span class="s2">’</span><span class="s2">impegno. È una manifestazione culturale che </span><span class="s2">valorizza le realtà locali</span><span class="s2">, </span><span class="s2">crea ponti tra generazioni e discipline</span><span class="s2">, </span><span class="s2">restituisce dignità al territorio peligno</span><span class="s2">. È un evento rilevante in Abruzzo, </span><span class="s2">racconta un’Italia che lavora, crea, pensa, sogna</span><span class="s2">. È un P</span><span class="s2">remio che non si limita a celebrare</span><span class="s2">, </span><span class="s2">ma </span><span class="s2">interpreta</span><span class="s2"> un’Italia che propone esempi di tenacia, talento, valore professionale</span><span class="s2">,</span><span class="s2"> creatività</span><span class="s2">.</span></p>
<p class="s9"><span class="s2">Quando la cerimonia </span><span class="s2">di premiazione </span><span class="s2">si conclu</span><span class="s2">de</span><span class="s2">, </span><span class="s2">la splendida chiesa dell’Abbazia offre agli sguardi del pubblico un’ultima occasione per ammirare le sue meraviglie, mentre il sole del tramonto tinge di rosa i lineamenti della sua facciata.</span><span class="s2"> L’Abbazia sembra ricordare a tutti che la cultura, quella vera, nasce sempre da un gesto di libertà, da un atto di coraggio, da una visione che sa guardare oltre.</span></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/06/09/premio-nazionale-pratola-quando-la-cultura-incontra-la-luce-dellabbazia-morronese/">Premio Nazionale Pratola, quando la cultura incontra la luce dell’Abbazia morronese</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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		<title>Cinquant’anni di “Primo Piano”: la storia di cinque giovani che cambiarono il modo di guardare il cinema all’Aquila</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2026/05/31/cinquantanni-di-primo-piano-la-storia-di-cinque-giovani-che-cambiarono-il-modo-di-guardare-il-cinema-allaquila/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=cinquantanni-di-primo-piano-la-storia-di-cinque-giovani-che-cambiarono-il-modo-di-guardare-il-cinema-allaquila</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Goffredo Palmerini]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 31 May 2026 06:16:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Storia, Arte, Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[cineclub]]></category>
		<category><![CDATA[Gabriele Lucci]]></category>
		<category><![CDATA[L’Aquila]]></category>
		<category><![CDATA[settima arte]]></category>
		<category><![CDATA[sistema cinema]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="650" height="440" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/cineclub.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/cineclub.png 650w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/cineclub-300x203.png 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/cineclub-585x396.png 585w" sizes="(max-width: 650px) 100vw, 650px" /></p>
<p>di Goffredo Palmerini L’AQUILA – Ieri pomeriggio, 30 maggio 2026, quando nell’Aula Magna del Centro Congressi “Luigi Zordan” dell’Università dell’Aquila si sono accese le luci per celebrare i cinquant’anni del&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/05/31/cinquantanni-di-primo-piano-la-storia-di-cinque-giovani-che-cambiarono-il-modo-di-guardare-il-cinema-allaquila/">Cinquant’anni di “Primo Piano”: la storia di cinque giovani che cambiarono il modo di guardare il cinema all’Aquila</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di<strong> Goffredo Palmerini</strong></p>
<p>L’AQUILA – Ieri pomeriggio, 30 maggio 2026, quando nell’Aula Magna del Centro Congressi “Luigi Zordan” dell’<strong>Università dell’Aquila </strong>si sono accese le luci per celebrare i cinquant’anni del <strong>Cineclub “Primo Piano”</strong>, non si è ricordato soltanto un anniversario. Si è riaperta una porta. Una porta che cinque giovani appassionati della settima arte, e dei grandi sogni, il 7 maggio del 1976 decisero di spalancare per la città, senza sapere che da lì sarebbe passato un pezzo importante della sua storia culturale non solo aquilana.</p>
<p>Dopo il saluto del Rettore magnifico<strong> Fabio Graziosi</strong>, a raccontare quella stagione pionieristica, stimolati dalle domande del</p>
<div id="attachment_124508" style="width: 547px" class="wp-caption alignright"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-124508" class="wp-image-124508 " src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/Il-saluto-del-Rettore-dellateneo-Fabio-Graziosi-1024x512.jpg" alt="" width="537" height="269" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/Il-saluto-del-Rettore-dellateneo-Fabio-Graziosi-1024x512.jpg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/Il-saluto-del-Rettore-dellateneo-Fabio-Graziosi-300x150.jpg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/Il-saluto-del-Rettore-dellateneo-Fabio-Graziosi-768x384.jpg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/Il-saluto-del-Rettore-dellateneo-Fabio-Graziosi-1920x960.jpg 1920w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/Il-saluto-del-Rettore-dellateneo-Fabio-Graziosi-1170x585.jpg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/Il-saluto-del-Rettore-dellateneo-Fabio-Graziosi-585x293.jpg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/Il-saluto-del-Rettore-dellateneo-Fabio-Graziosi.jpg 1936w" sizes="(max-width: 537px) 100vw, 537px" /><p id="caption-attachment-124508" class="wp-caption-text">Il saluto del Rettore dell&#8217;ateneo Fabio Graziosi</p></div>
<p>caporedattore del quotidiano <em>il Centro</em> <strong>Domenico Ranieri</strong>, sono stati il professor <strong>Mirko Lino</strong>, docente di Cinema presso il Dipartimento di Scienze Umane dell’ateneo aquilano, il giornalista <strong>Giustino Parisse</strong>, e soprattutto loro: <strong>Luigi Giallonardo</strong>, <strong>Gabriele Lucci</strong>, <strong>Lucio Panella</strong> e <strong>Massimo Turco</strong>. I fondatori. I testimoni di un’epoca in cui il cinema non era solo uno schermo, ma un modo di stare al mondo. Notevoli gli spunti di analisi culturale di quella esperienza, con qualche proposta di attualizzazione a reimpostare un nuovo percorso con protagonisti di oggi.</p>
<p>Via San Marciano, centro storico dell’Aquila, tra Palazzo de Nardis e il lato sinistro dell’Episcopio. Un locale modesto, qualche sedia recuperata, un proiettore che sembra più un atto di fede che una macchina. È qui che nasce, 50 anni fa, il <strong>Cineclub “Primo Piano”</strong>. Non c’è nulla di eroico, almeno in apparenza. Solo cinque giovani che amano il cinema e che decidono di portare in città ciò che i circuiti commerciali ignorano: i film scomodi, i film invisibili, i film che chiedono allo spettatore di riflettere. Il Cineclub apre tutti i giorni, tre e talvolta quattro proiezioni quotidiane. La prima rassegna, <em>America amara</em>, è un viaggio nel lato oscuro del sogno americano. L’ultima, realizzata con il Goethe Institut, diventa la più completa retrospettiva italiana sul <em>Nuovo Cinema Tedesco</em>. In mezzo, centinaia di titoli che allargano lo sguardo di una generazione.</p>
<p>Il successo del Cineclub non passa inosservato. I gestori delle quattro sale cittadine (Olimpia, Rex, Imperiale, Massimo) lo guardano con sospetto, come un intruso che rompe equilibri consolidati. L’ostracismo è immediato. Ma in quegli anni di grande fermento culturale la città reagisce. <strong>Dacia Maraini</strong>, <strong>Marco Pannella</strong>, intellettuali, studenti, cinefili e semplici appassionati, tutti si stringono attorno a quei cinque ragazzi che hanno osato immaginare un cinema diverso. Il moto di solidarietà è forte, salva il Cineclub, e tuttavia non basta a garantirne la sopravvivenza. Nel 1979, dopo tre intensi anni di attività febbrile, “<strong>Primo Piano</strong>” chiude. Una chiusura che, col senno di poi, assomiglia più a una metamorfosi che a una fine ineluttabile e disperata. Da quell’esperienza, infatti, germoglia qualcosa che nessuno avrebbe potuto prevedere.</p>
<p>Da quel seme <strong>Gabriele Lucci</strong> avvia una stagione di straordinaria progettualità culturale che porterà negli anni a costituire un vero e proprio <strong>Sistema Cinema</strong>, la cui eco feconda supererà ben oltre i confini italiani. Nel 1981 nasce il <strong>Festival “Una Città in Cinema”</strong>, che porta all’Aquila registi, attori, critici, e un pubblico nuovo. Le stupende architetture del centro storico del capoluogo abruzzese diventano quinta di scena per le riprese di grandi autori della fotografia che rivelano i segreti della loro arte. Nello stesso anno prende vita l’<strong>Istituto Cinematografico dell’Aquila “La Lanterna Magica”</strong>, che diventerà un punto di riferimento nazionale per le sue attività, le rassegne cinematografiche, i seminari su innovazioni e sperimentazioni, gli incontri con i Maestri della settima arte.</p>
<div id="attachment_124509" style="width: 438px" class="wp-caption alignright"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-124509" class="wp-image-124509" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/gabriele-lucci-300x188.jpg" alt="" width="428" height="268" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/gabriele-lucci-300x188.jpg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/gabriele-lucci-1024x640.jpg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/gabriele-lucci-768x480.jpg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/gabriele-lucci-585x366.jpg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/gabriele-lucci.jpg 1140w" sizes="(max-width: 428px) 100vw, 428px" /><p id="caption-attachment-124509" class="wp-caption-text">Gabriele Lucci</p></div>
<p>Nel 1995 arriva l’<strong>Accademia Internazionale per le Arti e le Scienze dell’Immagine</strong>, centro di alta formazione, fondata dall’Istituto Cinematografico, Comune dell’Aquila e Regione Abruzzo. Un luogo dove il cinema non si guarda soltanto, ma si studia, si crea, si vive. E soprattutto dove ci si forma, grazie ad insigni docenti nel campo umanistico e all’insegnamento offerto dai più grandi Maestri del cinema italiano ed internazionale. L’Aquila diventa così una Capitale dei Mestieri del cinema, formando nell’Accademia circa 150 giovani professionisti durante il ciclo degli studi, 3 anni di corso e 2 di specializzazione.</p>
<p>Nel 2001 nasce <strong>L’Aquila Film Commission</strong>, che consolida il rapporto tra la città e le produzioni cinematografiche, con buoni risultati sebbene con minime risorse a disposizione che solo attualmente, con la costituzione di Abruzzo Film Commission, hanno trovato una dimensione adeguata di finanziamento regionale. Insomma, da quel Cineclub si struttura un vero e proprio <strong>Sistema Cinema</strong>, capace di creare una <strong>Cineteca</strong> tra le più importanti d’Italia, una <strong>Mediateca</strong> specializzata nel settore cinematografico e un <strong>Museo dei Mestieri del Cinema</strong>. E di portare a L’Aquila ben <strong>21 Premi Oscar</strong>. Un risultato straordinario, se si pensa che tutto comincia da un piccolo locale e da cinque ragazzi che non avevano altro che passione e ostinazione.</p>
<p>A caldo, chi qui scrive trae una sua intima riflessione. “<strong>Primo Piano</strong>” non è stato solo un Cineclub. È stato un luogo dell’anima. Un laboratorio di visione critica, un presidio sociale, una palestra di cittadinanza culturale. Negli anni Settanta, quando il cinema era ancora un rito collettivo, quel piccolo spazio rappresentò un modo nuovo di stare insieme, di discutere, di crescere. Fu il primo tentativo strutturato di creare una presenza cinematografica quotidiana, capace di incidere sul territorio e di dialogare con le altre realtà culturali della città. Da lì nasce una consapevolezza che ancor oggi risuona: il cinema non è solo intrattenimento, ma <strong>identità, comunità, memoria</strong>.</p>
<p>Questa, dunque, è una ricorrenza che non fa solo memoria, ma parla al presente. Cinquanta anni dopo, il <strong>Cineclub “Primo Piano”</strong> ci interroga ancora. Come si costruisce oggi un luogo del pensiero? Dove si incontrano le comunità culturali? I social media sono strumenti oppure ostacoli? Quale il valore della libertà nella proposta culturale e quale il ruolo delle Istituzioni? Come si ripensano gli spazi urbani della cultura in un mondo che oscilla tra localismi e globalizzazione? Il Cineclub del 1976 ci ricorda che tutto può nascere da un’idea forte, da un gruppo di giovani determinati, da un luogo che diventa comunità. E che la cultura, quando è autentica, apre sempre una strada dove prima non c’era.<img loading="lazy" decoding="async" class="alignright size-medium wp-image-124512" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/Gran-pubblico-nellAula-magna-dellUniversità-dellAquila-300x165.jpg" alt="" width="300" height="165" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/Gran-pubblico-nellAula-magna-dellUniversità-dellAquila-300x165.jpg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/Gran-pubblico-nellAula-magna-dellUniversità-dellAquila-1024x562.jpg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/Gran-pubblico-nellAula-magna-dellUniversità-dellAquila-768x422.jpg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/Gran-pubblico-nellAula-magna-dellUniversità-dellAquila-1170x642.jpg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/Gran-pubblico-nellAula-magna-dellUniversità-dellAquila-585x321.jpg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/Gran-pubblico-nellAula-magna-dellUniversità-dellAquila.jpg 1658w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
<p>Cinquant’anni dopo il <strong>Cineclub “Primo Piano”</strong> continua a parlare alla città. Non come un ricordo nostalgico, ma come un seme ancora fertile. <strong>L’Aquila</strong>, che negli ultimi decenni ha saputo costruire un’identità cinematografica unica in Italia &#8211; che le Istituzioni, dopo il terremoto del 2009, purtroppo non hanno saputo tutelare e preservare &#8211; deve molto a quei cinque giovani che nel 1976 decisero di aprire una porta. Da quella porta è passato un futuro che nessuno avrebbe potuto immaginare. E forse, proprio oggi, nel tempo difficile che stiamo vivendo, c’è bisogno di riaprirla ancora, quella porta, con nuovi protagonisti innamorati di futuro.</p>
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		<title>L’AQUILA CAPITALE ITALIANA DELLA CULTURA: AL MUNDA IN MOSTRA TRE GRANDI CAPOLAVORI</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Goffredo Palmerini]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 24 May 2026 19:10:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Storia, Arte, Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[arte]]></category>
		<category><![CDATA[Capitale della cultura]]></category>
		<category><![CDATA[capolavori]]></category>
		<category><![CDATA[L’Aquila]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1200" height="900" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/5-LAquila-cappella-Branconio-con-copia-Visitazione.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/5-LAquila-cappella-Branconio-con-copia-Visitazione.jpg 1200w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/5-LAquila-cappella-Branconio-con-copia-Visitazione-300x225.jpg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/5-LAquila-cappella-Branconio-con-copia-Visitazione-1024x768.jpg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/5-LAquila-cappella-Branconio-con-copia-Visitazione-768x576.jpg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/5-LAquila-cappella-Branconio-con-copia-Visitazione-1170x878.jpg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/5-LAquila-cappella-Branconio-con-copia-Visitazione-585x439.jpg 585w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></p>
<p>Raffaello, Pontormo e Antonello da Messina al Forte Spagnolo, un percorso spirituale e civile che restituisce alla città una storia interrotta L’AQUILA – L’ECO di San Gabriele, mensile dei Padri&#8230;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em>Raffaello, Pontormo e Antonello da Messina al Forte Spagnolo, un percorso spirituale e civile che restituisce alla città una storia interrotta</em></strong></p>
<p style="font-weight: 400;"><em>L’AQUILA – <strong>L’ECO di San Gabriele</strong>, mensile dei Padri Passionisti diretto da <strong>P. Ciro Benedettini</strong> – già vice direttore della Sala Stampa della Santa Sede dal 1995 al 2016 –, nel numero di Giugno 2026 in corso di distribuzione in Italia e all’estero alla vasta rete dei lettori in abbonamento (la rivista ha una tiratura di circa 150mila copie), ospita un mio articolo su un’importante prossima esposizione al Museo Nazionale d’Abruzzo (<strong>Munda</strong>), dal 27 giugno al 27 settembre, delle Visitazioni di <strong>Raffaello</strong> e <strong>Pontormo</strong>, anticipata dall’esposizione, a partire dal 27 maggio, dell’Ecce Homo di <strong>Antonello da Messina</strong>, opera recentemente acquistata dallo Stato e destinata a risiedere nel museo aquilano. Questa straordinaria operazione per <strong>L’Aquila Capitale italiana della Cultura 2026</strong> riporta per tre mesi in città la tela del grande artista urbinate, dal Prado di Madrid, dipinta da Raffaello 4 secoli fa per la cappella Branconio della chiesa aquilana di San Silvestro, dalla quale fu “sottratta” nel 1655 durante la dominazione spagnola. Con il consenso del direttore dell’ECO &#8211; rivista di spiritualità, cultura e società del Santuario di San Gabriele (</em><a href="http://www.sangabriele.org/"><em>www.sangabriele.org</em></a><em>), molto diffusa tra le nostre comunità all’estero -, si rende l’articolo disponibile alla libera pubblicazione, riportando questa annotazione.  </em></p>
<p style="font-weight: 400;">***</p>
<p style="font-weight: 400;">Nel 2026 L&#8217;Aquila si prepara a un incontro atteso da quattro secoli. Nel cinquecentesco Forte Spagnolo, nelle sale del Museo Nazionale d&#8217;Abruzzo (Munda), riemerge una storia che ancora la città sente come una ferita, ma che trova una temporanea e suggestiva rimarginazione. La<em> <strong>Visitazione</strong> </em>di <strong>Raffaello Sanzio</strong> torna temporaneamente dal Prado di Madrid nella città per la quale fu dipinta. Non solo. Dialogherà con l’omonima opera di <strong>Jacopo Pontormo</strong>, in arrivo da Carmignano, e con l’intensissimo <strong><em>Ecce Homo</em></strong> di <strong>Antonello da Messina</strong>, recentemente acquisito al patrimonio dello Stato italiano e destinato alla residenza nel Munda, anche se viaggerà nei musei italiani. Per l’opera dell’Urbinate si tratta di un ritorno simbolico, sognato per 371 lunghi anni, una trama di memorie che si ricompone nell’anno in cui L’Aquila è Capitale italiana della Cultura.</p>
<p style="font-weight: 400;">Realizzata tra il 1518 e il 1520 per la Cappella Branconio della splendida chiesa di San Silvestro, la <em>Visitazione</em> nacque grazie</p>
<div id="attachment_124049" style="width: 310px" class="wp-caption alignright"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-124049" class="wp-image-124049 size-medium" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/6-LAquila-chiesa-di-San-Silvestro-300x225.webp" alt="" width="300" height="225" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/6-LAquila-chiesa-di-San-Silvestro-300x225.webp 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/6-LAquila-chiesa-di-San-Silvestro-585x439.webp 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/6-LAquila-chiesa-di-San-Silvestro.webp 750w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /><p id="caption-attachment-124049" class="wp-caption-text">L&#8217;Aquila, chiesa di San Silvestro</p></div>
<p style="font-weight: 400;">all’amicizia tra <strong>Raffaello</strong> e <strong>Giovan Battista Branconio</strong>, influente figura della corte papale, prima con <strong>Giulio II della Rovere</strong> e poi con <strong>Leone X dei Medici</strong>. L’opera rimase a <strong>L’Aquila</strong> per oltre un secolo, diventando elemento significativo del patrimonio artistico, religioso e civile della comunità. Poi, nel 1655, la partenza. Sotto la dominazione spagnola, per volontà del viceré di Napoli e con l’autorizzazione di papa Alessandro VII, il dipinto lasciò la città tra proteste e tentativi estremi di impedirne il trasferimento. Gli aquilani parlarono di sottrazione, i documenti ufficiali di donazione. Alla Collegiata fu promessa una “gran ricompensa” economica &#8211; peraltro mai avvenuta -, al centro di lunghe e opache trattative tra Roma, Napoli e Madrid.</p>
<div id="attachment_124051" style="width: 310px" class="wp-caption alignright"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-124051" class="wp-image-124051 size-medium" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/7-LAquila-San-Silvestro-300x225.webp" alt="" width="300" height="225" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/7-LAquila-San-Silvestro-300x225.webp 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/7-LAquila-San-Silvestro-585x439.webp 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/7-LAquila-San-Silvestro.webp 750w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /><p id="caption-attachment-124051" class="wp-caption-text">L&#8217;Aquila, San Silvestro</p></div>
<div id="attachment_124046" style="width: 238px" class="wp-caption alignright"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-124046" class="wp-image-124046 size-medium" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/3-Ecce-Homo-Antonello-da-Messina-228x300.jpg" alt="" width="228" height="300" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/3-Ecce-Homo-Antonello-da-Messina-228x300.jpg 228w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/3-Ecce-Homo-Antonello-da-Messina-768x1010.jpg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/3-Ecce-Homo-Antonello-da-Messina-585x769.jpg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/3-Ecce-Homo-Antonello-da-Messina.jpg 779w" sizes="(max-width: 228px) 100vw, 228px" /><p id="caption-attachment-124046" class="wp-caption-text">Ecce Homo Antonello Da Messina</p></div>
<p style="font-weight: 400;">Dopo l’Escorial di Madrid, e il passaggio in Francia in epoca napoleonica, la tela trovò definitiva collocazione al <strong>Museo del Prado</strong>, dov’è oggi uno dei vertici della pittura rinascimentale italiana. Il rientro a L’Aquila, al Munda dal 27 giugno al 27 settembre, non cancella la storia ma apre un dialogo con un’altra <em>Visitazione</em>, stupenda testimonianza del manierismo italiano, dipinta intorno al 1530 da <strong>Jacopo Carucci</strong> detto il <strong>Pontormo</strong>. Accanto ai due capolavori sarà esposto l’<em>Ecce Homo </em>-di <strong>Antonello da Messina</strong>, rilevato per 14,9 milioni di dollari dal governo italiano il 26 febbraio scorso da Sotheby’s, che l’avrebbe altrimenti messo all’asta a New York. Piccola nelle dimensioni ma potentissima nella forza espressiva, l’opera mostra il Cristo coronato di spine, lo sguardo gonfio di dolore rivolto frontalmente allo spettatore.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Antonello</strong> rinnova l’antica iconografia dell’Uomo dei dolori con una modernità sorprendente: il volto emerge scuro sul fondo nero, le lacrime sembrano trattenute, la bocca socchiusa vibra di umanità. Sul retro, <strong>San Girolamo</strong> penitente in un paesaggio luminoso completa un <em>unicum </em>nella produzione del maestro siciliano. Nato a Messina intorno al 1430, Antonello fu il ponte tra cultura fiamminga e tradizione italiana, introducendo nella penisola la tecnica a olio e una nuova intensità psicologica. Nel suo <em>Ecce Homo</em> il sacro diventa esperienza diretta, quasi fisica.</p>
<div id="attachment_124047" style="width: 423px" class="wp-caption alignright"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-124047" class="size-full wp-image-124047" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/1-La-visitazione-Raffaello-Sanzio-www.chiesasansilvestro.it_.png" alt="" width="413" height="572" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/1-La-visitazione-Raffaello-Sanzio-www.chiesasansilvestro.it_.png 413w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/1-La-visitazione-Raffaello-Sanzio-www.chiesasansilvestro.it_-217x300.png 217w" sizes="(max-width: 413px) 100vw, 413px" /><p id="caption-attachment-124047" class="wp-caption-text">La visitazioneRaffaello Sanzio</p></div>
<div id="attachment_124048" style="width: 410px" class="wp-caption alignleft"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-124048" class="wp-image-124048" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/2-Pontormo-visitazione-226x300.jpg" alt="" width="400" height="531" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/2-Pontormo-visitazione-226x300.jpg 226w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/2-Pontormo-visitazione-772x1024.jpg 772w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/2-Pontormo-visitazione-768x1019.jpg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/2-Pontormo-visitazione-1170x1552.jpg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/2-Pontormo-visitazione-585x776.jpg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/2-Pontormo-visitazione.jpg 1336w" sizes="(max-width: 400px) 100vw, 400px" /><p id="caption-attachment-124048" class="wp-caption-text">Pontorno- Visitazione</p></div>
<p style="font-weight: 400;">Il confronto tra le due <em>Visitazioni</em>, di <strong>Raffaello</strong> e del <strong>Pontormo</strong>, e la frontalità assoluta del Cristo di <strong>Antonello</strong>, che guarda lo spettatore senza mediazioni, costituisce il cuore pulsante di questa straordinaria mostra al Munda, che già di per sé offre una ricca e meravigliosa esposizione di opere dell’arte religiosa abruzzese. Le due <em>Visitazioni </em>raccontano l’incontro e la promessa, l’<em>Ecce Homo </em>concentra il momento della prova e dell’umiliazione. Tra le tre opere si dispiega un itinerario umano e spirituale che attraversa gioia e sofferenza, attesa e sacrificio.</p>
<p style="font-weight: 400;">L’esposizione, inserita nel denso programma per la Capitale italiana della Cultura – circa 300 eventi – è pensato per rafforzare l’identità artistica della città e il suo ruolo nel panorama culturale europeo. Dopo anni di ricostruzione materiale e simbolica, L’Aquila si propone come luogo d’incontro tra patrimonio, memoria e futuro. Come pure la scelta di aprire il “viaggio italiano” dell’<em>Ecce Homo </em>proprio da <strong>L’Aquila</strong>. Esporre il volto sofferente dipinto da <strong>Antonello</strong> nel Forte Spagnolo — simbolo della dominazione aragonese e della repressione cinquecentesca — produce un cortocircuito storico davvero potente.</p>
<p style="font-weight: 400;">Dopo il sisma del 2009 e una lunga stagione di ricostruzione, L’Aquila ha fatto della resilienza una cifra identitaria. Ospitare questi tre capolavori, nell’anno da Capitale italiana della Cultura, significa affermare che la rinascita non è soltanto edilizia o economica, ma anche immateriale e morale, nella saldezza dei valori civili e spirituali – si pensi alla <strong>Perdonanza celestiniana</strong> – che sin dalla fondazione nel 1254 della città hanno connotato l’identità e l’indole degli Aquilani.</p>
<p style="font-weight: 400;">Prestiti di tale rilievo sono frutto di equilibri delicati e di una sapiente tessitura di rapporti. Il ritorno temporaneo della <em>Visitazione</em>raffaellesca dal Prado e l’arrivo dell’opera del <strong>Pontormo</strong> dalla Toscana, testimonia una cooperazione museale fondata sulla fiducia e sulla consapevolezza che le opere d’arte custodiscono identità plurali. Un risultato reso possibile dall’intesa tra musei e dal sostegno del Ministero della Cultura e della Municipalità aquilana.</p>
<p style="font-weight: 400;">Per tre mesi <strong>L’Aquila</strong> tornerà a specchiarsi nello sguardo dei tre capolavori e, in permanenza, nel rilevante cespite espositivo proprio del <strong>Munda</strong>. Delle tre opere resterà l’esperienza di un incontro: un frammento di storia ricomposto, l’abbraccio tra due <em>Visitazioni</em>, il volto sofferente di Gesù: parlano alla città rinata e ai suoi visitatori da tutto il mondo.</p>
<p style="font-weight: 400;">Un evento straordinario in cui l’arte racconterà la sua bellezza, nel contesto delle meraviglie architettoniche della città rinata e delle proposte alte della feconda tradizione che fanno dell’Aquila un caso del tutto speciale in Italia per fruizione, innovazione e produzione culturale. Come pure nell’essere dal 1294 custode della <strong>Perdonanza</strong>, l’universale dono di <strong>Celestino V</strong> e primo Giubileo della storia, che la fanno anche città “<strong><em>Capitale del Perdono, della Riconciliazione e della Pace</em></strong>”, così definita da <strong>papa Francesco </strong>nella visita pastorale del 28 agosto 2022.</p>
<p style="font-weight: 400;">Photocover:  cappella Branconio con copia Visitazione</p>
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		<title>Presentato al Circolo degli Esteri il volume Villa Stolojan di Gaetano Cortese</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2026/05/18/presentato-al-circolo-degli-esteri-il-volume-villa-stolojan-di-gaetano-cortese/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=presentato-al-circolo-degli-esteri-il-volume-villa-stolojan-di-gaetano-cortese</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Goffredo Palmerini]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 18 May 2026 18:51:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="800" height="576" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/Circolo-degli-Esteri.2-panel-relatori-e1779129720245.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" /></p>
<p>L’evento concluso con la consegna del Premio Federico II all’Ambasciatrice Maria Assunta Accili ROMA &#8211; Un evento culturale molto partecipato e interessante la presentazione del volume “Villa Stolojan – Residenza&#8230;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>L’evento concluso con la consegna del Premio Federico II all’Ambasciatrice Maria Assunta Accili</p>
<p>ROMA &#8211; Un evento culturale molto partecipato e interessante la presentazione del volume “<em>Villa Stolojan – Residenza d’Italia a Bucarest” </em>di <strong>Gaetano Cortese</strong>, giovedì pomeriggio al <strong>Circolo degli Esteri</strong> della Farnesina, splendida struttura sul Lungotevere dell’Acqua Acetosa fondata nel 1936 dal ministro Galeazzo Ciano. Ospiti e pubblico hanno ricolmato la bella sala conferenze del Circolo, impreziosita di opere di grandi artisti italiani, per ascoltare gli interventi degli insigni relatori convenuti per presentare la nuova opera dell’Ambasciatore <strong>Gaetano Cortese</strong>, dedicata ai 145 anni delle relazioni diplomatiche tra Italia e Romania.<img loading="lazy" decoding="async" class="alignright size-medium wp-image-123629" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/Circolo-degli-Esteri.1-300x204.jpg" alt="" width="300" height="204" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il volume si aggiunge ai precedenti 55 che l’<strong>Ambasciatore Cortese </strong>ha curato per la preziosa collana da lui fondata nel 1999 per l’Editore Carlo Colombo, con l’intento di documentare le meraviglie artistiche custodite nelle Rappresentanze diplomatiche italiane nel mondo e le splendide architetture delle Ambasciate d’Italia. Ha fatto gli onori di casa l’Ambasciatrice <strong>Maria Assunta Accili</strong>, dal 2025 Presidente del Circolo degli Esteri. Il libro, ultima perla della Collana editoriale ideata dallo stesso Ambasciatore Cortese, si inserisce nell’ampio disegno di valorizzare le Residenze italiane all’estero come luoghi di storia, bellezza e rappresentanza, quali elementi significanti dell’immagine dell’Italia nel mondo.</p>
<div id="attachment_123628" style="width: 310px" class="wp-caption alignright"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-123628" class="size-medium wp-image-123628" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/Circolo-degli-Esteri.5-Amb.-Umberto-Vattani-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /><p id="caption-attachment-123628" class="wp-caption-text">Amb. Umberto Vattani</p></div>
<p>In questo senso <strong>Villa Stolojan</strong> a Bucarest, con la sua sobria eleganza architettonica e il rigoglioso giardino, spicca anche come emblema tangibile dell’amicizia tra i due Paesi e degli intensi rapporti intessuti tra Italia e Romania nell’arco dei 145 anni di relazioni diplomatiche. Ne hanno dato un approfondito conto i relatori intervenuti, nell’incontro brillantemente moderato dall’Ambasciatore <strong>Stefano Baldi</strong> e aperto dal videomessaggio del <strong>Sen. Giulio Terzi di Sant’Agata</strong>, trattenuto a Palazzo Madama da pressanti impegni parlamentari. Sono seguiti gli interventi degli Ambasciatori<strong> Alfredo Maria Durante Mangoni</strong>, <strong>Stefano Ronca</strong> e <strong>Anna Blefari Melazzi</strong> &#8211; già titolari dell’Ambasciata d’Italia a Bucarest – dell’Amb. <strong>Rocco Cangelosi</strong>, Consigliere di Stato, dell’autore Amb. <strong>Gaetano Cortese</strong> e infine dell’Amb.  <strong>Umberto Vattani, </strong>due volte Segretario Generale del Ministero degli Affari Esteri ed attualmente Presidente di Venice International University.</p>
<div id="attachment_123632" style="width: 310px" class="wp-caption alignright"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-123632" class="size-medium wp-image-123632" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/Circolo-degli-Esteri.4-Amb.-Stefano-Baldi-300x279.jpg" alt="" width="300" height="279" /><p id="caption-attachment-123632" class="wp-caption-text">Amb. Stefano Baldi</p></div>
<p>L’<strong>Amb. Cortese, </strong>nel suo intervento, ha anche ringraziato il Gruppo Ferrero per il generoso sostegno alla pubblicazione del</p>
<div id="attachment_123627" style="width: 310px" class="wp-caption alignright"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-123627" class="size-medium wp-image-123627" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/Circolo-degli-Esteri.6-Ambasciatori-G.-Cortese-e-R.Cangelosi-300x233.jpg" alt="" width="300" height="233" /><p id="caption-attachment-123627" class="wp-caption-text">Ambasciatori G. Cortese e R.Cangelosi</p></div>
<p>volume, ricordando inoltre la figura dell’Ambasciatore <strong>Francesco</strong> <strong>Paolo Fulci</strong>, scomparso nel 2022, nella sua ultima veste di Presidente della Ferrero SpA, per aver negli anni sostenuto la Collana dell’Editore Carlo Colombo dedicata alla valorizzazione delle Rappresentanze diplomatiche italiane nel mondo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La serata culturale si è conclusa con la consegna del <strong>Federico II International Award 2026</strong> all’<strong>Ambasciatrice Maria Assunta Accili</strong>. Ne ha dato conto e motivazione il Presidente del Centro Studi Federico II, <strong>Giuseppe Di Franco</strong>, con un intervento nel quale ha, tra l’altro, affermato:</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>“Sono davvero grato all’Ambasciatore Gaetano Cortese per l’invito rivolto al Centro Studi Federico II, istituzione che tra i suoi scopi ha quello di promuovere i valori della cultura, del dialogo interculturale, della tolleranza e dell’apertura al mondo, valori senza i quali non si possono costruire ponti ideali tra i popoli. Le tematiche affrontate ogni anno dal Centro Studi riguardano la diplomazia culturale, il multilateralismo, la promozione del soft power. La diplomazia culturale e il soft power sono infatti strumenti strategici per costruire influenza globale in un mondo sempre più interconnesso, portando un contributo alla promozione della pace. L’Italia, con il suo straordinario patrimonio culturale, ha un enorme potenziale per esercitare efficacemente sia la diplomazia culturale che il soft power. Occorre trattare la cultura non come un’eredità di memoria, ma come un’infrastruttura strategica di lungo respiro. Concludo con la consegna del Premio Internazionale Federico II, giunto alla sesta edizione, conferito ogni anno a Personalità di altissimo livello che si sono distinte per i loro meriti nel campo della diplomazia, del mondo economico e accademico, della cultura, della ricerca scientifica e delle relazioni internazionali. Quest’anno il Centro Studi – qui presente anche il presidente del Comitato scientifico Goffredo Palmerini – ha deliberato di conferire il Premio a S.E. l’<strong>Ambasciatrice Maria Assunta Accili</strong>, con la seguente motivazione: <strong>“Per l’eccellente servizio reso all’Italia nel mondo”</strong>. Siamo davvero lieti di poterla annoverare nell’Albo d’Oro del prestigioso riconoscimento.”</em></p>
<p>L’<strong>Ambasciatrice Accili </strong>ha così dichiarato nel ricevere il Premio:<em> “Non sarei sincera se non ammettessi di essere commossa, ma</em></p>
<div id="attachment_123626" style="width: 310px" class="wp-caption alignright"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-123626" class="wp-image-123626 size-medium" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/Circolo-degli-Esteri.7-LAmb.-M.Assunta-Accili-premiata-da-G.Di-Franco-300x242.jpg" alt="" width="300" height="242" /><p id="caption-attachment-123626" class="wp-caption-text">Amb. M.Assunta Accili premiata da G.Di Franco</p></div>
<p><em>anche molto orgogliosa, per una serie di motivi. Innanzitutto perché questo avviene alla presenza di colleghi autorevolissimi, direi maestri, nel nome di un filone dell’attività diplomatica alla quale sono stata educata proprio dall’Ambasciatore Alessandro Vattani, citato poc’anzi, che mi volle alla sua Direzione delle Relazioni culturali e mi insegnò l’arte del soft power per far avanzare gli interessi del nostro Paese. Un altro motivo risiede nell’associazione che viene fatta del mio modesto nome con Federico II, lo Stupor mundi. È un premio di grandissimo prestigio. Io non sono una Personalità così alta, però mi onora molto essere associata a questo grandissimo europeo. Non dimentichiamo la rilevanza storica di Federico II di Svevia che, secondo me, in questi tempi meriterebbe di essere valorizzata. Io sono un’europeista, ho un’educazione europea, l’ho trasmessa anche a mio figlio, e credo molto nella necessità della casa comune europea anche per evitare i rischi che vediamo aumentare intorno a noi. Poi è anche presente un mio professore, citato poco fa, il prof. Curti Gialdino, e mi sembra un cerchio che si chiude quello di oggi, perché è stato il relatore della mia tesi di laurea. Dunque ci sono una serie di circostanze singolari, tutte insieme. </em>Last not list<em>, come dicono gli anglosassoni, devo citare il mio amico, grande amico della mia famiglia, compagno di battaglie politiche di mio padre &#8211; e quindi nostro fratello di casa &#8211; Goffredo Palmerini, che è un grande promotore dell’italianità nel mondo. Mi fermo qui perché potrei commuovermi.”</em></p>
<p><em> </em></p>
<p>Davvero una magnifica serata, conclusasi mentre il sole al tramonto si ritirava oltre le cime degli alti pioppi sulla sponda del Tevere, ancora solcato dalle barche dei canottieri. Tante le congratulazioni espresse all’<strong>Amb. Cortese </strong>per l’infaticabile lavoro di pubblicazione di questo volume su <strong>Villa Stolojan</strong> a Bucarest, che si va ad aggiungere, come una nuova tessera del mosaico, alla vasta Collana da lui diretta sulle Ambasciate italiane all’estero <em>– </em>capolavori non solo di diplomazia, relazioni, politiche, ma di storia, arte, architetture e molto di più <em>–</em>, ma anche un’opera intellettuale che consolida l’elevata dignità delle esperienze della diplomazia italiana attraverso questi volumi di pregio, dove le residenze si trasformano da semplici dimore in autentici luoghi della memoria, custodi silenziosi di incontri che hanno plasmato l’intera storia europea. Infine il coro di felicitazioni all’<strong>Ambasciatrice Accili </strong>per il prestigioso riconoscimento ricevuto, una statuetta in bronzo raffigurante Federico II realizzata dall’artista siciliano Domenico Signorello, maestro fonditore. Qui di seguito qualche annotazione biografica dell’illustre insignita.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Maria Assunta Accili</strong> è nata a L’Aquila nel 1955. Studi all’Università di Roma La Sapienza e nel 1979 la laurea in Scienze Politiche, ha conseguito poi un diploma post laurea al Collegio d’Europa di Bruges, in Belgio. Entrata nel servizio diplomatico nel 1980, le sono stati assegnati vari incarichi all’estero presso le Ambasciate d’Italia a Rabat, a Pechino come prima Segretaria, a Islamabad come vicaria del Capo missione e alla Rappresentanza Permanente d’Italia a Parigi. Nel 1998, nominata Consigliere d’Ambasciata, è stata poi Capo delegazione diplomatica speciale a Taiwan, incarico ricoperto dal 2003 al 2007. Rientrata al Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione internazionale vi ha prestato servizio presso il Dipartimento per la Cooperazione e lo Sviluppo, la Direzione generale delle Relazioni Culturali, quindi all’Ispettorato e al Commissariato generale per l’Expo Universale di Shanghai 2010. Nominata nel 2012 Ambasciatrice d’Italia a Budapest, nel 2016 ha guidato la Rappresentanza Permanente d’Italia presso le Organizzazioni internazionali a Vienna, incarico ricoperto fino al 2019. Nel dicembre 2006 è stata insignita dal Presidente Giorgio Napolitano dell’onorificenza di Grand’Ufficiale dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana. Maria Assunta è la primogenita di quattro figli di Maria Castellani ed Achille Accili (Acciano, 19 ottobre 1921 &#8211; Roma, 14 ottobre 2007), Senatore della Repubblica per 5 legislature e Sottosegretario ai Trasporti nel IV Governo Andreotti, indimenticato uomo politico della Democrazia Cristiana. Gli altri loro figli sono Domenico Accili, medico, docente presso la Columbia University e direttore del prestigioso Centro di Ricerca sul diabete &#8220;Russ Berrie&#8221; di New York, Giulio è ingegnere a Roma e Bernadette avvocato in una grande società internazionale a Milano.</p>
<p><strong> </strong></p>
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		<title>Al Circolo degli Esteri della Farnesina, il 14 maggio, la presentazione del volume Villa Stolojan di Gaetano Cortese</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2026/05/05/al-circolo-degli-esteri-della-farnesina-il-14-maggio-la-presentazione-del-volume-villa-stolojan-di-gaetano-cortese/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=al-circolo-degli-esteri-della-farnesina-il-14-maggio-la-presentazione-del-volume-villa-stolojan-di-gaetano-cortese</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Goffredo Palmerini]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 05 May 2026 21:16:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Libri]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="531" height="440" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/Progetto-senza-titolo-11.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/Progetto-senza-titolo-11.png 531w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/Progetto-senza-titolo-11-300x249.png 300w" sizes="(max-width: 531px) 100vw, 531px" /></p>
<p>ROMA &#8211; La prestigiosa Collana editoriale ideata e curata dall’Ambasciatore Gaetano Cortese, dedicata alle sedi diplomatiche italiane nel mondo, si arricchisce di un nuovo, raffinato volume: Villa Stolojan – La&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>ROMA &#8211; La prestigiosa Collana editoriale ideata e curata dall’Ambasciatore <strong>Gaetano Cortese</strong>, dedicata alle sedi diplomatiche italiane nel mondo, si arricchisce di un nuovo, raffinato volume: <em>Villa Stolojan – La Residenza d’Italia a Bucarest nel 145° anniversario delle relazioni diplomatiche tra l’Italia e la Romania</em>, edito da Servizi Tecnologici Carlo Colombo. Con questa pubblicazione, la Collana raggiunge l’importante traguardo dei 55 volumi, confermandosi un punto di riferimento imprescindibile per la valorizzazione del patrimonio architettonico, artistico e istituzionale della diplomazia italiana.<img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-121210 aligncenter" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/1-cover-libro-1-300x186.png" alt="" width="461" height="286" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/1-cover-libro-1-300x186.png 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/1-cover-libro-1-768x476.png 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/1-cover-libro-1-585x362.png 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/1-cover-libro-1.png 780w" sizes="(max-width: 461px) 100vw, 461px" /></p>
<p>La presentazione del libro si terrà <strong>giovedì 14 maggio alle ore 18:00</strong> presso il <strong>Circolo degli Esteri</strong> (Lungotevere dell’Acqua Acetosa 42, Roma), alla presenza di autorevoli personalità del mondo diplomatico e istituzionale. Interverranno:</p>
<ul>
<li><strong>Sen. Giulio Terzi di Sant’Agata</strong>, già Ministro degli Esteri e Ambasciatore a Washington;</li>
<li><strong>Amb. Alfredo Maria Durante Mangoni</strong>, già Ambasciatore d’Italia a Bucarest;</li>
<li><strong>Amb. Stefano Ronca</strong> e <strong>Amb. Anna Blefari Melazzi</strong>, entrambi già titolari della sede diplomatica in Romania;</li>
<li><strong>Amb. Rocco Cangelosi</strong>, Ambasciatore e Consigliere di Stato;</li>
<li><strong>Amb. Umberto Vattani</strong>, due volte Segretario Generale della Farnesina e oggi Presidente della Venice International University;</li>
<li><strong>Amb. Gaetano Cortese</strong>, autore del volume.</li>
</ul>
<p>A moderare l’incontro sarà <strong>Stefano Polli</strong>, Vicedirettore dell’Agenzia ANSA.</p>
<p>Un’opera che unisce storia, arte e diplomazia. Il volume, infatti, non si limita a documentare la bellezza architettonica e artistica della Residenza d’Italia a Bucarest, ma ricostruisce anche la storia delle relazioni diplomatiche tra Italia e Romania, giunte al traguardo dei 145 anni. Un percorso segnato da cooperazione politica, scambi culturali e rapporti umani che hanno contribuito a consolidare un legame profondo tra i due Paesi.</p>
<p>L’opera si apre con la Prefazione dell’allora <strong>Ambasciatore d’Italia a Bucarest</strong>,<strong> Alfredo Maria Durante Mangoni</strong>, e con un indirizzo di saluto dell’Ambasciatrice di Romania in Italia,<strong> Gabriela Dancău</strong>. Seguono i contributi degli Ambasciatori <strong>Stefano Ronca</strong> e <strong>Anna Blefari Melazzi</strong>, che hanno guidato la missione diplomatica italiana a Bucarest, e un saggio dell’Ambasciatore <strong>Rocco Cangelosi</strong> dedicato a <em>La politica estera della Romania e il ruolo svolto nell’Unione Europea</em>.</p>
<div id="attachment_121211" style="width: 420px" class="wp-caption alignright"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-121211" class=" wp-image-121211" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/3-interno-Villa-Stolojan-300x169.jpg" alt="" width="410" height="231" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/3-interno-Villa-Stolojan-300x169.jpg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/3-interno-Villa-Stolojan-768x432.jpg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/3-interno-Villa-Stolojan-585x329.jpg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/3-interno-Villa-Stolojan.jpg 889w" sizes="(max-width: 410px) 100vw, 410px" /><p id="caption-attachment-121211" class="wp-caption-text">interno Villa Stolojan</p></div>
<p>La Collana fondata nel 1999 e curata dall’Amb. Cortese è un vero patrimonio culturale della diplomazia italiana. Con questo nuovo titolo, l’Ambasciatore Cortese prosegue un lavoro editoriale unico nel suo genere: una Collana che racconta le Ambasciate e le Residenze italiane non solo come luoghi di rappresentanza, ma come <strong>spazi di dialogo, memoria e identità nazionale</strong>. Ogni volume unisce rigore storico, sensibilità estetica e attenzione per il ruolo della diplomazia nella costruzione delle relazioni internazionali. Il libro dedicato a <em>Villa Stolojan</em> si inserisce pienamente in questa tradizione, offrendo al lettore un viaggio attraverso architettura, arte, storia e diplomazia, in una delle sedi più affascinanti della presenza italiana all’estero.</p>
<p><strong>Gaetano Cortese</strong> è stato Ambasciatore d’Italia nel Regno del Belgio e dei Paesi Bassi rispettivamente dal 1999 al 2003 e dal<img loading="lazy" decoding="async" class="alignright wp-image-121209 size-medium" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/Amb.-Gaetano-Cortese-2-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/Amb.-Gaetano-Cortese-2-300x200.jpg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/Amb.-Gaetano-Cortese-2-585x391.jpg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/Amb.-Gaetano-Cortese-2-263x175.jpg 263w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/Amb.-Gaetano-Cortese-2.jpg 596w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /> 2006 al 2009, nonché Rappresentante Permanente di’Italia presso l’Organizzazione per la Proibizione delle Armi Chimiche (OPAC) a L’Aja. In precedenza aveva prestato servizio presso le sedi diplomatiche d’Italia di Zagabria, Berna, L’Avana, Washington e alla Rappresentanza Permanente d’Italia presso l’Unione Europea di Bruxelles, in qualità di Ministro Consigliere. Dal 1992 al 1999 ha ricoperto l’incarico di Consigliere aggiunto per la Informazione e la Stampa del Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro<strong>.</strong> È autore di testi giuridici e di numerosi articoli legati al diritto internazionale e comunitario pubblicati a Parigi negli anni della docenza universitaria presso la Sorbona quando era “Docteur de l’Université de Paris en Droit International” nella Facoltà di Giurisprudenza con il Professor Charles Rousseau, e a Roma nel periodo in cui ha insegnato presso l’Università La Sapienza di Roma in qualità di Assistente di Organizzazione Internazionale e di Diritto Internazionale alla Facoltà di Scienze Politiche retta dal Professore Riccardo Monaco.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/05/05/al-circolo-degli-esteri-della-farnesina-il-14-maggio-la-presentazione-del-volume-villa-stolojan-di-gaetano-cortese/">Al Circolo degli Esteri della Farnesina, il 14 maggio, la presentazione del volume Villa Stolojan di Gaetano Cortese</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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		<title>USCITO IL NUMERO DI PRIMAVERA DELLA RIVISTA “D’ABRUZZO”</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2026/04/22/uscito-il-numero-di-primavera-della-rivista-dabruzzo/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=uscito-il-numero-di-primavera-della-rivista-dabruzzo</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Goffredo Palmerini]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Apr 2026 12:48:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Editoria/Giornalismo]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[L'Aquila Capitale Italiana Della Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[numero speciale]]></category>
		<category><![CDATA[rivista trimestrale “D’Abruzzo”]]></category>
		<category><![CDATA[Turismo Cultura e Ambiente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1787" height="2560" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/copertina-153-DAbruzzo.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/copertina-153-DAbruzzo.jpg 1787w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/copertina-153-DAbruzzo-209x300.jpg 209w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/copertina-153-DAbruzzo-715x1024.jpg 715w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/copertina-153-DAbruzzo-768x1100.jpg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/copertina-153-DAbruzzo-1072x1536.jpg 1072w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/copertina-153-DAbruzzo-1430x2048.jpg 1430w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/copertina-153-DAbruzzo-1170x1676.jpg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/copertina-153-DAbruzzo-585x838.jpg 585w" sizes="(max-width: 1787px) 100vw, 1787px" /></p>
<p>È dedicato a L’Aquila Capitale italiana della Cultura 2026 L’AQUILA – È uscito il numero 153 della rivista trimestrale “D’Abruzzo” Turismo Cultura e Ambiente &#8211; Primavera 2026, disponibile nelle edicole&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>È dedicato a L’Aquila Capitale italiana della Cultura 2026</strong></p>
<p>L’AQUILA – È uscito il numero 153 della rivista trimestrale “<em>D’Abruzzo” </em>Turismo Cultura e Ambiente <em>&#8211; </em>Primavera 2026, disponibile nelle edicole della regione e acquistabile online sul sito <a href="http://www.dabruzzo.it">www.dabruzzo.it</a> dell’editore Menabò e in versione epub su Amazon. Numero che ospita un servizio Speciale di 16 pagine dedicato a L’Aquila Capitale italiana della Cultura 2026, aperta dal testo di <strong>Pierluigi Biondi</strong>, Sindaco dell’Aquila, i contributi di <strong>Lucia Arbace</strong> e <strong>Federica Zalabra</strong>, entrambi sul ritorno al Castello cinquecentesco, dopo i restauri dai gravi danni inferti dal sisma 2009, delle esposizioni del Museo Nazionale d’Abruzzo (MuNDA), e un avvincente Itinerario di rinascita di <strong>Massimo Alesii</strong> tra alcune meraviglie monumentali e architettoniche dell’Aquila e nel magnifico borgo di Fontecchio, uno dei castelli fondatori della città.</p>
<p>Nella sezione Mostre l’articolo di <strong>Alessandro Gabriele</strong> sull’esposizione di Michelangelo Pistoletto a Pescara e a commento il contributo di <strong>Francesca Rapini</strong>; nella sezione Itinerari e Natura l’articolo di <strong>Angela Ciano</strong> “Ippovia del Gran Sasso”, un viaggio a cavallo che racconta la rinascita dell’Abruzzo, “Il monte Salviano” di <strong>Franco Persia</strong> sulla particolare e ricca biodiversità della Riserva naturale marsicana e “Il canto dell’ululone” di <strong>Carlo D’Aurizio</strong>. E ancora “La zanna del Mammuth torna a casa” di <strong>Americo Orlando</strong>, “Vivere nella tradizione” di <strong>Deborah Ferrante</strong> sull’attività casearia a Farindola. Nella sezione Personaggi il contributo di <strong>Pablo dell’Osa</strong> “Il neorealismo pittorico di Fulvio Muzi”, il contributo di <strong>Maria Cristina Ricciardi</strong> “Il linguaggio della visione” sull’artista Goffredo Civitarese, a 10 anni dalla scomparsa, e il contributo di <strong>Antonio Corrado</strong> “I viaggiatori lenti” alla riscoperta delle aree interne. Concludono il numero la rubrica Gastronomia a firma di <strong>Carla de Iuliis</strong>, Novità editoriali a cura di <strong>Viviana Farinelli</strong> e le News a cura di <strong>Francesca Rapini</strong>.</p>
<p>Per questo numero Speciale della rivista, dedicato a L’Aquila Capitale italiana della Cultura &#8211; come lo saranno anche i tre successivi del 2026 – il direttore <strong>Gaetano Basti</strong> ha chiesto a me di scrivere l’Editoriale. Una richiesta che ho accolto con piacere, anzi l’ho ritenuta un vero privilegio. Se può essere d’interesse, con l’assenso del direttore, invio qui il testo dell’Editoriale e l’immagine di copertina della rivista.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright wp-image-120561 " src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/Speciale-LAquila-1-727x1024.jpg" alt="" width="577" height="813" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/Speciale-LAquila-1-727x1024.jpg 727w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/Speciale-LAquila-1-213x300.jpg 213w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/Speciale-LAquila-1-768x1082.jpg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/Speciale-LAquila-1-1090x1536.jpg 1090w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/Speciale-LAquila-1-1453x2048.jpg 1453w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/Speciale-LAquila-1-1920x2706.jpg 1920w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/Speciale-LAquila-1-1170x1649.jpg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/Speciale-LAquila-1-585x824.jpg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/Speciale-LAquila-1-scaled.jpg 1817w" sizes="(max-width: 577px) 100vw, 577px" /></p>
<p>***</p>
<p><strong>EDITORIALE</strong></p>
<p>L’Aquila è Capitale italiana della Cultura nel 2026. Non è un titolo che la trasforma: è uno specchio che la rivela. Poche città al mondo possono vantare un’origine così singolare. Fondata nel 1254 da una settantina di Castelli, ciascuno chiamato a edificare un quartiere al massimo della bellezza, L’Aquila nacque come progetto urbano armonico e non per aggregazioni casuali. Fu il primo atto di civiltà condivisa tra i suoi abitanti. Mai era successo nella storia dell’urbanesimo europeo. Un evento simile – fatte le debite proporzioni – sarebbe accaduto solo nel 1703 con la nascita di San Pietroburgo. Questa dunque la sua prima, irripetibile modernità.</p>
<p>Per tre secoli la città esercitò un ruolo rilevante &#8211; seconda città del regno dopo Napoli &#8211; forte dei suoi commerci europei della lana e dello zafferano, dell’originalità della sua <em>governance</em> civile e politica, del forte legame tra la <em>Civitas nova</em> e i Castelli fondatori nella reciprocità di diritti e doveri dei cittadini dentro e fuori le mura. Fino alla frattura del 1528, quando la rivolta contro i dominatori spagnoli provocò la più grave conseguenza, lo smembramento feudale della città demaniale, recidendo il cordone ombelicale con il Contado e l’inizio d’una lunga decadenza.</p>
<p>La storia dell’Aquila, però, è una continua sequela di resurrezioni, non solo dai disastrosi terremoti, ma anche dagli sconvolgimenti politici e dalle tragedie delle guerre. Come dopo la dittatura fascista e la seconda Guerra mondiale, per parlare dei tempi recenti. Con l’Italia della Repubblica, libera e democratica, nei suoi primi anni il Gruppo Artisti Aquilani ridà voce a una comunità che aveva fame di cultura, con una visione da cui genera l’inizio della fioritura delle istituzioni culturali che ancor oggi la distinguono: musica, teatro, cinema, arti visive, alta formazione. L’Aquila si è sempre caratterizzata come città con alto indice d’investimento in cultura, in rapporto agli abitanti un’eccellenza in Italia, non solo per fruizione, quanto soprattutto per creatività e produzione culturale. Non un ornamento, ma una vocazione autentica.</p>
<p>Oggi la vocazione si manifesta in un sistema culturale, scientifico e di alta formazione tra i più ricchi d’Italia: Società dei Concerti, Orchestra Sinfonica Abruzzese, Solisti Aquilani, Teatro Stabile d’Abruzzo, Istituto Cinematografico dell’Aquila con i suoi archivi, Università dell’Aquila, Conservatorio, Accademia di Belle Arti, la scuola speciale superiore Gran Sasso Science Institute, i Laboratori INFN, la Scuola della Guardia di Finanza, e una costellazione di Cori e associazioni culturali. L’Aquila non distribuisce cultura: la produce, la genera, la rinnova.</p>
<p>Accanto alla dimensione artistica, la città custodisce un patrimonio spirituale che la rende unica: la Perdonanza, il primo giubileo della cristianità concesso nel 1294 da Celestino V, riconosciuta dall’Unesco patrimonio dell’umanità. Papa Francesco, in visita pastorale il 28 agosto 2022, definì L’Aquila “Capitale del Perdono, della Riconciliazione e della Pace”. È un riconoscimento che non appartiene al passato, ma al destino stesso della città: un mandato morale di respiro universale.</p>
<p>C’è poi la città rinata dalle rovine del sisma del 2009. Oggi L’Aquila si presenta con una ricostruzione avanzata e luminosa: palazzi, chiese, monumenti, mura urbiche, piazze che tornano a splendere come uno dei centri storici più vasti e preziosi d’Italia. L’Aquila è davvero uno scrigno di meraviglie: una città che ha trasformato la ferita in forza, la tragedia in rinascita. C’è infine il suo straordinario contesto naturalistico e ambientale, con l’anfiteatro delle sue montagne.</p>
<p>Essere Capitale italiana della Cultura significa offrire al Paese e al mondo non un corposo calendario di eventi, oltre 300, ma un’esperienza vitale che intriga totalmente. Nel corso del 2026 L’Aquila propone ai visitatori un’accoglienza calorosa, insieme alla rivelazione della sua identità più profonda: la grazia delle sue architetture, la vitalità delle sue istituzioni culturali, la potenza dei suoi valori spirituali. Una città che non mostra ciò che ha organizzato, ma ciò che è. Una città che, ancora una volta, ha scelto di rinascere davanti agli occhi del mondo.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Goffredo Palmerini</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Mario Fratti, un gigante del teatro e della cultura italiana, a New York e nel mondo</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2026/04/17/mario-fratti-un-gigante-del-teatro-e-della-cultura-italiana-a-new-york-e-nel-mondo/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=mario-fratti-un-gigante-del-teatro-e-della-cultura-italiana-a-new-york-e-nel-mondo</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Goffredo Palmerini]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Apr 2026 01:48:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Mario Fratti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="700" height="500" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/Untitled-design-1.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/Untitled-design-1.png 700w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/Untitled-design-1-300x214.png 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/Untitled-design-1-585x418.png 585w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></p>
<p>Esce in questi giorni il volume “Ricordando Mario Fratti, voci e memorie”, un libro di testimonianze sul grande drammaturgo aquilano: sarà presentato a L’Aquila il 30 aprile 2026, presso la&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/04/17/mario-fratti-un-gigante-del-teatro-e-della-cultura-italiana-a-new-york-e-nel-mondo/">Mario Fratti, un gigante del teatro e della cultura italiana, a New York e nel mondo</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="700" height="500" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/Untitled-design-1.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/Untitled-design-1.png 700w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/Untitled-design-1-300x214.png 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/Untitled-design-1-585x418.png 585w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></p><p class="s9"><strong><em><span class="s7"><span class="bumpedFont15">Esc</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">e in questi giorni il volume </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">“Ricordando Mario Fratti, voci e memorie”</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">, </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">un libro di testimonianze sul grande drammaturgo aquilano</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">:</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15"> sarà presentato a L’Aquila il 30 aprile 2026, presso la storica Libreria </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">Colacchi</span></span></em></strong></p>
<p class="s4"><b><span class="s7"><span class="bumpedFont15">di</span></span> <span class="s11"><span class="bumpedFont15">Goffredo Palmerini</span></span></b></p>
<p class="s13"><span class="s14">L’AQUILA – Uscirà nei prossimi giorni</span><span class="s14"> il volume </span><span class="s15">&#8220;Ricordando Mario Fratti, voci e memorie &#8211; Testimonianze ed interviste al grande drammaturgo aquilano&#8221;</span><span class="s14"> (</span><span class="s14">One</span><span class="s14"> Group Edizioni), realizzato a cura </span><span class="s14">di chi </span><span class="s14">qui </span><span class="s14">scrive </span><span class="s14">raccogliendo testimonianze e ricordi su </span><span class="s16">Mario Fratti </span><span class="s14">da personalità del mondo istituzionale, accademico, teatrale e culturale, sia in Italia che all&#8217;estero. </span><span class="s14">La presentazione del volume </span><span class="s14">si terrà</span><span class="s14"> a L’Aquila il </span><span class="s16"><b>30 aprile</b>, </span><span class="s16">alle </span><span class="s16">ore <b>17:30</b></span><span class="s14">, presso la </span><span class="s14">storica </span><b><span class="s16">Libreria </span><span class="s16">Colacchi</span></b><span class="s14"> (Corso Vittorio Emanuele II, 5)</span><span class="s14">. R</span><span class="s14">icorrendo il </span><span class="s14">terzo anniversario della scomparsa di </span><span class="s16">Mario Fratti</span><span class="s14">, </span><span class="s14">la presentazione </span><span class="s14">intende essere non solo un evento significativo, ma un vero e proprio tributo verso il grande drammaturgo aquilano quando </span><span class="s14"><strong>L’Aquila</strong>, sua c</span><span class="s14">ittà natale è </span><strong><span class="s16">Capitale italiana della Cultura</span></strong><span class="s14">. </span></p>
<p class="s19"><strong><span class="s17">Queste le testimonianze presenti nel volume, che reca la Prefazione del</span> <span class="s18">Prof.</span> <span class="s18">Anthony Julian </span><span class="s18">Tamburri</span><span class="s17">, Preside del Calandra </span><span class="s17">Institute</span><span class="s17"> di New York (City </span><span class="s17">University</span><span class="s17"> New York):</span><span class="s18">Paola </span><span class="s18">Inverardi</span> <span class="s17">(Rettrice del</span><span class="s17"> Gran Sasso Science </span><span class="s17">Institute</span><span class="s17">), </span><span class="s18">Pierluigi Biondi</span> <span class="s17">(Sindaco dell’Aquila), </span><span class="s18">Biagio Tempesta</span> <span class="s17">(ex Sindaco dell&#8217;Aquila)</span><span class="s17">, </span><span class="s18">Massimo </span><span class="s18">Cialente</span> <span class="s17">(ex Sindaco dell&#8217;Aquila),</span> <span class="s18">Liliana Biondi</span> <span class="s17">(</span><span class="s17">saggista e </span><span class="s17">critica letteraria</span><span class="s17">),</span><span class="s18">Giuseppe Di </span><span class="s18">Pangrazio</span> <span class="s17">(ex </span><span class="s17">P</span><span class="s17">residente Consiglio Regionale d&#8217;Abruzzo</span><span class="s17">),</span> <span class="s18">Stefania </span><span class="s18">Pezzopane</span> <span class="s17">(ex </span><span class="s17">Presidente Provincia dell&#8217;Aquila e Teatro Stabile d&#8217;Abruzzo</span><span class="s17">),</span> <span class="s18">Letizia </span><span class="s18">Airos</span> <span class="s18">Soria</span><span class="s17">(New York</span> <span class="s17">&#8211; giornalista</span><span class="s17">),</span> <span class="s18">Gabriele Lucci</span> <span class="s17">(</span><span class="s17">scrittore, direttore artistico</span><span class="s17">),</span> <span class="s18">Laura Benedetti</span> <span class="s17">(Washington</span><span class="s17"> – </span><span class="s17">docent</span><span class="s17">e </span><span class="s17">Georgetown </span><span class="s17">University</span><span class="s17">),</span> <span class="s18">Franco Narducci</span> <span class="s17">(a</span><span class="s17">ttore e regista teatrale</span><span class="s17">),</span> <span class="s18">Josephine</span> <span class="s18">Buscaglia</span><span class="s18"> Maietta</span> <span class="s17">(New York</span> <span class="s17">&#8211; docente</span><span class="s17">),</span><span class="s18">Mino Sferra</span> <span class="s17">(</span><span class="s17">attore e regista)</span><span class="s17">,</span> <span class="s18">Mariza</span> <span class="s18">Bafile</span> <span class="s17">(New York</span> <span class="s17">&#8211; giornalista e scrittrice</span><span class="s17">),</span> <span class="s18">Lucilla </span><span class="s18">Sergiacomo</span> <span class="s17">(</span><span class="s17">scrittrice e critica letteraria</span><span class="s17">),</span> <span class="s18">Roberta Gargano</span> <span class="s17">(</span><span class="s17">Teatro Stabile d&#8217;Abruzzo, giornalista</span><span class="s17">),</span> <span class="s18">Stefano Vaccara</span> <span class="s17">(New York</span> <span class="s17">&#8211; giornalista</span><span class="s17">),</span><span class="s18">Valentina Fratti</span> <span class="s17">(New York</span> <span class="s17">&#8211; regista teatrale</span><span class="s17">),</span> <span class="s18">Rosemary Serra</span><span class="s17">(</span><span class="s17">docente </span><span class="s17">Università di Trieste),</span> <span class="s18">Tiziano Bedetti</span> <span class="s17">(c</span><span class="s17">ompositore</span><span class="s17">),</span><span class="s18">Giovanna </span><span class="s18">Chiarilli</span> <span class="s17">(g</span><span class="s17">iornalista e scrittrice</span><span class="s17">),</span> <span class="s18">Emanuela Medoro</span> <span class="s17">(g</span><span class="s17">ià docente e traduttrice</span><span class="s17">),</span> <span class="s18">Maria Fosco</span> <span class="s17">(New York</span> <span class="s17">&#8211; dirigente Queens College</span><span class="s17">),</span> <span class="s18">Monia</span><span class="s18"> Manzo</span> <span class="s17">(a</span><span class="s17">ttrice e saggista</span><span class="s17">),</span><span class="s18">Silvia Giampaola</span> <span class="s17">(a</span><span class="s17">ddetta culturale </span><span class="s17">Maeci</span><span class="s17">, attrice</span><span class="s17">),</span> <span class="s18">Marisa Mastracci</span> <span class="s17">(a</span><span class="s17">ttrice e regista teatrale</span><span class="s17">),</span> <span class="s18">Milena Petrarca</span> <span class="s17">(a</span><span class="s17">rtista</span><span class="s17">),</span><span class="s18">Joseph Sciame</span> <span class="s17">(New York</span> <span class="s17">&#8211; già docente</span> <span class="s17">St. </span><span class="s17">John’s</span> <span class="s17">University</span><span class="s17">),</span><span class="s18">Pasqualina Petrarca</span> <span class="s17">(d</span><span class="s17">ocente e giornalista</span><span class="s17">),</span> <span class="s18">Giulia </span><span class="s18">Bisinella</span><span class="s17">(New York</span> <span class="s17">&#8211; attrice</span><span class="s17">),</span> <span class="s18">Lucia Patrizio </span><span class="s18">Gunning</span> <span class="s17">(</span><span class="s17">Londra, docente</span><span class="s17">),</span> <span class="s18">Laura </span><span class="s18">Caparrott</span><span class="s18">i</span> <span class="s17">(New York</span> <span class="s17">&#8211; regista e attrice</span><span class="s17">),</span><span class="s18">Laura Lamberti</span> <span class="s17">(New York</span> <span class="s17">&#8211; attrice</span><span class="s17">),</span> <span class="s18">Margherita </span><span class="s18">Peluso</span><span class="s17">(a</span><span class="s17">ttrice</span><span class="s17">),</span> <span class="s18">Piero Picozzi</span> <span class="s17">(New York</span> <span class="s17">&#8211; promoter</span><span class="s17">),</span> <span class="s18">Sara Morante</span><span class="s17">(Berlino</span><span class="s17"> &#8211;</span><span class="s17"> attrice</span><span class="s17">).</span></strong></p>
<p class="s21"><span class="s20"><b>Mario Fratti</b></span><span class="s2"> (L’Aquila, 5 luglio 1927 – New York, </span><span class="s2">15 </span><span class="s2">aprile 2023) è stato uno dei più importanti drammaturghi italiani del Novecento e del nuovo millennio, una figura che ha saputo conquistare la scena mondiale con una voce unica: </span><strong><span class="s20">europea </span></strong><span class="s2">nelle radici,</span><strong><span class="s20"> americana </span></strong><span class="s2">nel ritmo,</span><strong><span class="s20"> universale </span></strong><span class="s2">nella visione morale</span><span class="s2">. Autore di </span><span class="s2">oltre </span><strong><span class="s20">nov</span><span class="s20">anta opere</span></strong><span class="s2">, tradotte in </span><span class="s20">ventuno lingue</span><span class="s2"> e rappresentate in più di </span><span class="s20">seicento teatri</span><span class="s2"> nei cinque continenti, Fratti è stato anche </span><span class="s2">critico teatrale, professore universitario, intellettuale cosmopolita</span><span class="s2">, punto di riferimento della comunità culturale italoamericana.</span> <span class="s2">La sua fama internazionale è testimoniata da una costellazione di riconoscimenti: </span><strong><span class="s20">sette Tony Award</span></strong><span class="s2"> &#8211;</span> <span class="s2">p</span><span class="s2">remi</span><span class="s2">o</span><span class="s2"> che nel teatro equival</span><span class="s2">e</span><span class="s2"> a</span><span class="s2">ll’</span><span class="s2">Oscar del cinema</span><span class="s2"> &#8211; </span><span class="s2">otto Drama Desk Awards, il Selezione </span><span class="s2">O’Neill</span><span class="s2">, il Richard </span><span class="s2">Rogers</span><span class="s2">, l’Outer </span><span class="s2">Critics</span><span class="s2">Awar</span><span class="s2">d, l’Heritage and Culture Award, il Magna Grecia </span><span class="s2">Award </span><span class="s2">ed altri.</span></p>
<p class="s21"><span class="s2">Nato a</span><span class="s2"> L</span><span class="s2">’Aquila, laureato </span><span class="s2">in Lingue e Letterature </span><span class="s2">a Ca’ </span><span class="s2">Foscari</span><span class="s2"> di Venezia</span><span class="s2">, </span><span class="s20">Fratti</span><span class="s2"> inizia come giornalista</span><span class="s2">,</span><span class="s2"> poeta</span><span class="s2"> e drammaturgo</span><span class="s2">. </span><span class="s2">Anche un romanzo nei primi anni Cinquanta, </span><span class="s2">pubblicato però solo nel 2013 &#8211; </span><span class="s22">Diario proibito,- L’Aquila anni Quaranta</span><span class="s2"> (</span><span class="s2">Graus</span><span class="s2">Edizioni) &#8211; per la durezza degli argomenti trattati, ambientato tra la fine del regime fascista e primi anni dell’Italia liberata. </span><span class="s2">Il suo primo dramma, </span><span class="s22">Il nastro</span><span class="s2"> (1959), vince un premio RAI ma non viene trasmesso per la crudezza del tema. La svolta arriva nel 1962</span><span class="s2">. A</span><span class="s2">l Festival </span><span class="s2">dei Due Mondi</span><span class="s2">,</span></p>
<p class="s21"><span class="s2">Spoleto, il suo atto unico </span><span class="s22">Suicidio</span><span class="s2"> colpisce </span><strong><span class="s20">Lee </span><span class="s20">Strasberg</span></strong><span class="s2">, il leggendario direttore dell’Actors Studio. </span><span class="s2">Strasberg</span><span class="s2"> lo invita a New York, lo dirige, lo introduce nell’ambiente teatrale più innovativo del mondo.</span></p>
<p class="s21"><span class="s2">Nel 1963 Fratti si trasferisce stabilmente nella Grande Mela. Insegna </span><span class="s2">due anni </span><span class="s2">alla </span><strong><span class="s20">Columbia </span><span class="s20">University</span></strong><span class="s2"> e </span><span class="s2">poi </span><span class="s2">all’</span><span class="s20"><b>Hunter College</b></span><span class="s2"> della City </span><span class="s2">University</span><span class="s2"> di New York. D</span><span class="s2">iventa critico teatrale, frequenta i luoghi nevralgici della cultura newyorkese, e sopr</span><span class="s2">attutto scrive instancabilmente drammi e commedie</span><span class="s2">.</span><span class="s2"> “</span><span class="s20"><b>Azione, chiarezza, conflitto ben risolto</b></span><span class="s2">”, </span><span class="s2">così</span><span class="s2"> sintetizza la sua </span><span class="s2">drammaturgia</span><span class="s2">.</span></p>
<p class="s21"><span class="s2">Fratti diventa subito un “caso” singolare negli </span><span class="s20">Stati Uniti</span><span class="s2">, si impone subito come uno straordinario ponte tra due mondi. Analizzando le sue opere </span><strong><span class="s20">Paul </span><span class="s20">Thomas </span><span class="s20">Nolan</span></strong><span class="s2">, docente e c</span><span class="s2">ritic</span><span class="s2">o,</span><span class="s2">ha definito la sua carriera un </span><span class="s22">unicum</span><span class="s22">.</span> <span class="s2">Fratti è riuscito dove altri giganti europei </span><span class="s2">–</span> <span class="s2">da Brecht a</span><span class="s2"> Sartre</span><span class="s2"> a </span><span class="s2">Beckett </span><span class="s2">per esempio &#8211;</span><span class="s2"> non erano riusciti: </span><span class="s20"><strong>fondere la tradizione drammatica europea</strong> <strong>con la società americana</strong></span><span class="s2">, creando un linguaggio nuovo, diretto, incisivo, capace di parlare a</span><span class="s2">d</span><span class="s2"> entrambi i continenti.</span><span class="s2"> Fratti h</span><span class="s2">a portato </span><span class="s2">infatti </span><span class="s2">negli Stati Uniti non solo </span><span class="s2">il suo straordinario </span><span class="s2">talento</span><span class="s2">di autore teatrale</span><span class="s2">, ma </span><span class="s2">anche </span><strong><span class="s20">umanità, curiosità, indignazione morale, tolleranza</span></strong><span class="s2">, qualità </span><span class="s2">e sensibilità </span><span class="s2">che gli hanno permesso di leggere l’America dall’interno</span><span class="s2">,</span><span class="s2"> senza rinunciare allo sguardo critico dell’intellettuale europeo.</span></p>
<p class="s21"><span class="s2">La sua scrittura è asciutta, tagliente, priva di orpelli</span><span class="s2">:</span><span class="s2"> una drammaturgia dell’azione, nutrita da una forte tensione etica. Nei suoi testi emergono</span><span class="s2"> fortemente </span><span class="s2">la denuncia politica e sociale</span><span class="s2">, </span><span class="s2">il disagio profondo della società americana</span><span class="s2">, </span><span class="s2">la critica alle responsabilità del potere</span><span class="s2"> e, soprattutto, </span><span class="s2">l’imprevedibilità</span><span class="s2">,</span> <span class="s2">una costante delle sue opere, cifra d</span><span class="s2">ella sua drammaturgia. </span><strong><span class="s20">Harold Pinter</span></strong><span class="s2">, Premio Nobel per la Letteratura</span><span class="s2">, drammaturgo inglese</span> <span class="s2">che </span><span class="s2">certo </span><span class="s2">non regalava complimenti, definì il </span><span class="s2">dramma </span><span class="s22">Cecità</span><span class="s2">“sintetico ed eloquente”. È forse la definizione più precisa del</span><span class="s2">lo stile drammaturgico di Fratti</span><span class="s2">.</span></p>
<p class="s21"><span class="s2">Il nome </span><span class="s2">di </span><span class="s20"><b>Fratti</b></span> <span class="s2">è legato anche a uno dei musical più celebri della storia recente</span><span class="s2">, uno dei grandi successi a Broadway</span><span class="s2">: </span><span class="s22">Nine</span><span class="s2">, ispirato a </span><span class="s22">8½</span><span class="s2"> di Fellini. Il musical debutta nel 1982, </span><span class="s2">resta due anni di fila in teatro, </span><span class="s2">vince </span><span class="s2">il</span><span class="s2"> Tony Award, viene </span><span class="s2">prodotto</span><span class="s2"> più volte</span><span class="s2">negli </span><span class="s2">States</span><span class="s2"> fino al celebre revival con </span><span class="s20"><b>Antonio Banderas</b></span><span class="s2">. È la prova definitiva della sua capacità di trasformare la materia cinematografica europea in un linguaggio teatrale americano di enorme presa.</span><span class="s2"> Il musical ha poi avuto diverse fortunate produzioni anche fuori degli Stati Uniti.</span></p>
<p class="s21"><span class="s2">Nonostante il successo planetario, </span><strong><span class="s20">Fratti</span></strong><span class="s2"> ha </span><span class="s2">tuttavia </span><span class="s2">conservato una </span><span class="s2">semplicità schietta,</span> <span class="s2">una disponibilità umana che colpiva chiunque lo incontrasse</span><span class="s2">, uno spiccato senso della solidarietà</span><span class="s2">. </span><span class="s2">E un forte attaccamento alla sua terra natale. </span><span class="s2">Ha sempre dichiarato con orgoglio la sua origine: </span><span class="s22">“Sono nato all’Aquila”</span><span class="s2">, ripeteva in ogni intervista, in ogni conferenza, in ogni teatro del mondo.</span> <span class="s2">È stato </span><span class="s2">davvero </span><span class="s2">un </span><strong><span class="s20">ambasciatore della cultura italiana</span></strong><span class="s2"> negli Stati Uniti, protagonista </span><span class="s2">in ogni </span><span class="s2">event</span><span class="s2">o del mondo culturale nella Grande Mela</span><span class="s2">.</span></p>
<p class="s21"><span class="s2">La critica internazionale lo colloca accanto ai grandi del teatro del Novecento: </span><span class="s2">Arthur Miller, Tennessee Williams, Pirandello, Betti, Ionesco</span><span class="s2">. </span><span class="s20">Jean Servato</span><span class="s2"> scrisse che Fratti è </span><span class="s2">un </span><span class="s22">“</span><span class="s22">testimone attento, meticoloso, inimitabile del suo tempo, nel cuore del ciclone America</span><span class="s22">”</span><span class="s2">.</span> <span class="s2">La sua </span><span class="s2">produzione drammaturgica</span><span class="s2"> continua a</span><span class="s2">d</span><span class="s2"> essere rappresentata, studiata, tradotta. La sua figura rimane un ponte tra </span><strong><span class="s20">Italia</span><span class="s2"> e </span><span class="s20">Stati Uniti</span><span class="s2">, tra </span><span class="s20">L’Aquila</span><span class="s2"> e </span><span class="s20">New York</span></strong><span class="s2">, tra la tradizione e la modernità.</span><span class="s2"> La sua opera letteraria si distingue per la forte connotazione </span><span class="s2">etica e civile, per la scelta della difesa degli svantaggiati e degli ultimi nella società.</span></p>
<p class="s21"><span class="s2">Quando </span><span class="s2">nel 1963</span><span class="s2"> parte</span> <span class="s2">da </span><strong><span class="s20">Venezia </span></strong><span class="s2">per </span><strong><span class="s20">New York</span></strong><span class="s2">, </span><span class="s2">non pensando di restarci molto ma solo il tempo di assistere alla sua opera messa in scena da </span><strong><span class="s20">St</span><span class="s20">r</span><span class="s20">asberg</span></strong><span class="s2">,</span><span class="s2"> Fratti </span><span class="s2">è</span><span class="s2"> un uomo gentile, </span><span class="s2">con una enorme curiosità, </span><span class="s2">con lo sguardo di chi ha già visto molto </span><span class="s2">ma</span><span class="s2"> vuole ancora vedere </span><span class="s2">altro</span><span class="s2">. </span><span class="s2">Forse n</span><span class="s2">on immagina</span><span class="s2"> neanche del tutto</span><span class="s2"> che quel viaggio lo condurrà nel cuore della scena teatrale mondiale, né che il suo nome, nato tra le antiche </span><span class="s2">architetture </span><span class="s2">del capoluogo abruzzese</span><span class="s2"> co</span><span class="s2">ntornato da</span> <span class="s2">splendide </span><span class="s2">montagne</span><span class="s2">, diventerà familiare nei teatri </span><span class="s2">di New York e </span><span class="s2">di </span><span class="s2">tutto il mondo</span><span class="s2">.</span> <span class="s2">Eppure in lui c’è già tutto: la disciplina dello studioso, la curiosità del giornalista, la </span><span class="s2">grazia del poeta, la lucidità di un autore con profondo senso della giustizia e della moralità sociale</span><span class="s2">. E soprattutto la convinzione, quasi ostinata, che il teatro sia un luogo di verità.</span></p>
<p class="s21"><span class="s2">L</span><span class="s2">’incontro di <strong>Fratti</strong> a </span><span class="s20">Spoleto</span><span class="s2"> con </span><strong><span class="s20">Lee </span><span class="s20">Strasberg</span></strong> <span class="s2">genera nel grande regista una vera e propria folgorazione, galeotto è </span><span class="s2">il dramma</span> <span class="s22">Suicidio</span><span class="s2">. </span><span class="s2">Strasberg</span><span class="s2"> lo mette in scena a </span><strong><span class="s20">New York</span></strong><span class="s2">, vuole </span><span class="s2">presente </span><span class="s2">l’autore</span><span class="s2">, lo invita all’Actors Studio. È l’inizio di una metamorfosi</span><span class="s2">.</span><span class="s2"> Fratti, fino a quel momento un promettente autore italiano</span><span class="s2"> &#8211;</span> <span class="s2">ma </span><span class="s2">in</span><span class="s2"> un</span><span class="s2">’Italia e in una</span><span class="s2"> società </span><span class="s2">non ancora pronte</span><span class="s2"> a recepire la forza e la </span><span class="s2">denuncia sociale</span><span class="s2"> della sua creatività</span><span class="s2"> &#8211;</span><span class="s2">, </span><span class="s2">diventa </span><span class="s2">subito </span><span class="s2">un drammaturgo internazionale. </span><strong><span class="s20">New York</span></strong><span class="s2"> lo accoglie come si accolgono gli spiriti affini: </span><span class="s2">all’inizio</span> <span class="s2">con </span><span class="s2">circospezione</span><span class="s2">, </span><span class="s2">subito dopo</span><span class="s2"> con entusiasmo, infine con rispetto</span><span class="s2"> e </span><span class="s2">grande </span><span class="s2">considerazione per la sua arte drammaturgica</span><span class="s2">.</span></p>
<p class="s21"><span class="s2">Alla </span><b><span class="s20">Columbia </span><span class="s20">University</span></b><span class="s2">,</span><span class="s2"> e </span><span class="s2">poi per quasi un trentennio </span><span class="s2">all</span><span class="s20">’<b>Hunter College</b></span><span class="s2">, Fratti non è solo un docente</span><span class="s2"> insigne</span><span class="s2">: è un maestro. Parla ai suoi studenti con la stessa limpidezza con cui scrive. Non impone, suggerisce. Non pontifica, accompagna. La sua lezione più importante è sempre la stessa: </span><span class="s22">“Il teatro è azione. La parola deve camminare.”</span> <span class="s2">E lui, quelle parole, le fa correre.</span><span class="s2"> La sua scrittura è uno sguardo morale. </span><span class="s2">La sua drammaturgia è un bisturi: taglia, incide, rivela. </span><span class="s20">Fratti </span><span class="s2">osserva l’</span><strong><span class="s20">America</span></strong><span class="s2"> con l’attenzione di un antropologo e la sensibilità di un europeo cresciuto tra la guerra e la ricostruzione. Nei suoi testi c’è la denuncia politica, la fragilità umana, l’ironia sottile, la compassione. Non giudica: mostra. Non urla: suggerisce. Non consola: inquieta.</span></p>
<p class="s21"><span class="s2">Con il musical </span><strong><span class="s22">Nine</span></strong><span class="s2">, tratto dalla sua commedia </span><span class="s22">Six</span><span class="s22"> Passionate </span><span class="s22">Women</span><span class="s2">, </span><span class="s2">conquista </span><strong><span class="s20">Broadway</span></strong><span class="s2">. È il trionfo, ma </span><span class="s20">Fratti</span><span class="s2"> non cambia. Continua a scrivere ogni giorno, con la stessa disciplina di sempre, seduto alla sua scrivania </span><span class="s2">nella bella casa </span><span class="s2">di </span><span class="s20">Manhattan</span><span class="s2">, circondato da libri, </span><span class="s2">opere d’arte, cineserie, </span><span class="s22">poster</span><span class="s2"> e locandine delle sue opere, </span><span class="s2">ritagli</span><span class="s2"> di giornale</span><span class="s2">, lettere, fotografie.</span> <span class="s2">Chi lo ha conosciuto ricorda soprattutto la sua gentilezza. La sua ironia lieve. La sua capacità </span><span class="s2">di ascoltare. Il suo amore per </span><strong><span class="s20">L</span><span class="s20">’Aquila</span></strong><span class="s2">, che portava con sé come un talismano. </span><span class="s2">Ne </span><span class="s2">parlava </span><span class="s2">sempre </span><span class="s2">in pubblico, in ogni </span><span class="s2">evento</span><span class="s2">, in ogni intervista</span><span class="s2">.</span><span class="s2"> Era un modo per restare ancorato alla sua origine, per non dimenticare da dove veniva la sua voce.</span></p>
<p class="s25"><strong><span class="s20">Fratti</span></strong><span class="s2"> è stato un </span><span class="s2">portentoso </span><span class="s2">ambasciatore del</span><span class="s2">l’immenso patrimonio culturale</span> <span class="s2">italiano</span><span class="s2">. </span><span class="s2">Lo ha presentato e promosso dovunque:</span><span class="s2"> università, musei, centri culturali, radio, </span><span class="s2">televisioni, e </span><span class="s2">teatri</span><span class="s2"> naturalmente</span><span class="s2">. Ha costruito ponti, aperto dialoghi, sostenuto giovani artisti</span><span class="s2">. Ha</span><span class="s2"> raccontato l’Italia con affetto e lucidità. </span><span class="s2">H</span><span class="s2">a portato l’America dentro il teatro europeo, con uno sguardo che nessun altro aveva: interno e insieme distaccato, partecipe e critico, affettuoso e severo.</span><span class="s2">Oggi, la sua opera continua a vivere: nei teatri, nelle università, nelle biblioteche, nelle memorie di chi lo ha incontrato. Ma soprattutto vive nella sua lezione più grande: </span><span class="s20">il teatro è un atto di verità, e la verità non ha confini.</span></p>
<p class="s21"><strong><span class="s20">Mario Fratti</span></strong><span class="s2"> ha attraversato l’oceano con una valigia di </span><span class="s2">idee</span><span class="s2"> e con il rilevante scrigno di sensibilità umanistica proprio della cultura italiana ed europea</span><span class="s2">. Ha lasciato un continente e ne ha conquistato un altro. E alla fine, come accade ai grandi, è tornato a casa</span><span class="s2">. N</span><span class="s2">on fisicamente, ma nella memoria della sua città, della sua terra, della sua gente.</span> <span class="s2">Il suo nome, oggi, appartiene al mondo. Ma la sua voce resta profondamente, irrimediabilmente aquilana</span><span class="s2">, </span><span class="s2">anche se la sua eco è universale</span><span class="s2">.</span></p>
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