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	<title>Goffredo Palmerini, Autore presso lafrecciaweb.it</title>
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		<title>Evento letterario e artistico a più voci per L’Aquila Capitale italiana della Cultura</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Goffredo Palmerini]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 31 Oct 2026 08:34:19 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p><img width="300" height="400" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/copertina.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/copertina.jpg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/copertina-225x300.jpg 225w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
<p>A L’Aquila, nell’ambito delle iniziative per la Capitale italiana della Cultura 2026, Goffredo Palmerini presenta una riflessione sul romanzo Noi, il segreto di Annella Prisco, tra memoria, identità, legami familiari&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/10/31/evento-letterario-e-artistico-a-piu-voci-per-laquila-capitale-italiana-della-cultura/">Evento letterario e artistico a più voci per L’Aquila Capitale italiana della Cultura</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>A L’Aquila, nell’ambito delle iniziative per la Capitale italiana della Cultura 2026, Goffredo Palmerini presenta una riflessione sul romanzo Noi, il segreto di Annella Prisco, tra memoria, identità, legami familiari e destino.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>L’AQUILA &#8211; È stato presentato nel pomeriggio del 30 ottobre, nella splendida cornice della Sala lignea del Palazzetto dei Nobili e in un evento letterario plurimo come iniziativa per <strong>L’Aquila Capitale italiana della Cultura 2026</strong>, il romanzo di <strong>Annella Prisco </strong></em>Noi, il segreto<em> (Guida Editori, 2024). Aperto dal saluto dell’<strong>On. Stefania Pezzopane</strong>, l’evento di presentazione ha visto le relazioni di <strong>Massimo Pasqualone</strong>, docente e critico letterario, e di chi scrive, con l’introduzione e moderazione di <strong>Orietta Spera</strong> e il reading di <strong>Mary Attento</strong>. Nel corso dell’evento anche la presentazione del volume </em>Kalos 2026<em>, a cura di Massimo Pasqualone, e del romanzo </em>Non ho paura di Jack<em> di <strong>Eliana D’Onofrio</strong>. Intermezzi musicali con il soprano <strong>Claudia Gabriella Fatato</strong> e <strong>Francesco Dell’Oso</strong> al pianoforte. Qui le impressioni di lettura sul romanzo di Annella Prisco svolte nel corso del mio intervento.</em></p>
<div id="attachment_130539" style="width: 544px" class="wp-caption aligncenter"><img fetchpriority="high" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-130539" class="wp-image-130539 size-full" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/Sala-palazzetto-dei-nobili.jpg" alt="" width="534" height="358" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/Sala-palazzetto-dei-nobili.jpg 534w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/Sala-palazzetto-dei-nobili-300x201.jpg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/Sala-palazzetto-dei-nobili-263x175.jpg 263w" sizes="(max-width: 534px) 100vw, 534px" /><p id="caption-attachment-130539" class="wp-caption-text">Sala, palazzetto dei nobili</p></div>
<p>***</p>
<p><strong><em>Noi, il segreto</em></strong></p>
<p><strong>Il mistero dell&#8217;identità e i fili invisibili del destino</strong></p>
<p><em>Annotazioni e impressioni di lettura sull’ultimo romanzo di Annella Prisco</em></p>
<p>di <strong>Goffredo Palmerini</strong></p>
<div id="attachment_104485" style="width: 224px" class="wp-caption alignright"><img decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-104485" class=" wp-image-104485" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/06/3-Goffredo-Palmerini-282x300.jpg" alt="" width="214" height="228" /><p id="caption-attachment-104485" class="wp-caption-text">Goffredo Palmerini</p></div>
<p>Presentare l&#8217;ultimo romanzo di <strong>Annella Prisco</strong> significa entrare ancora una volta in quel territorio narrativo che l&#8217;autrice frequenta da anni con una cifra stilistica assai personale e ormai riconoscibile: una scrittura piana e scorrevole, capace di accompagnare il lettore dentro vicende umane apparentemente ordinarie, ma percorse da domande profonde sul destino, sugli affetti e sulla verità nascosta nelle pieghe dell&#8217;esistenza.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Già il titolo &#8211; <em>Noi, il segreto &#8211;</em> suggerisce una dimensione collettiva che supera l&#8217;individualità dei singoli protagonisti. Quel &#8220;noi&#8221; non è soltanto un pronome. È un legame. È una relazione da scoprire. È il richiamo a qualcosa che unisce persone e vite in apparenza lontane. Le due citazioni poste in esergo al romanzo costituiscono una vera chiave di lettura. Da una parte <strong>Jean Racine</strong> afferma che &#8220;non ci sono segreti che il tempo non riveli&#8221;; dall&#8217;altra <strong>Carlos Ruiz Zafón</strong> ricorda che tutti custodiamo &#8220;un segreto chiuso a chiave nella soffitta dell&#8217;anima&#8221;. In queste due frasi è racchiuso l&#8217;intero senso della narrazione: il tempo e la memoria lavorano incessantemente per riportare alla luce ciò che è stato nascosto.</p>
<p>Il romanzo si costruisce infatti come un lungo cammino verso una verità sommersa. Non siamo di fronte a un thriller, eppure il lettore si ritrova accompagnato da una costante tensione narrativa, dal casuale e breve incontro in treno di una persona, Francesco. C&#8217;è una domanda che cresce pagina dopo pagina e che induce a proseguire nella lettura: quale significato hanno quegli incontri, quelle coincidenze, quelle misteriose sensazioni di riconoscimento che attraversano i protagonisti?</p>
<p>Ma il segreto, nel libro di <strong>Annella Prisco</strong>, non è mai un semplice espediente narrativo. È piuttosto una metafora della condizione umana. Quante volte viviamo senza conoscere davvero le nostre radici? Quante volte ignoriamo ciò che ha determinato il corso della nostra vita? Quante volte la verità rimane nascosta dietro comportamenti, silenzi, omissioni dettate dalla paura, dal pudore o dal desiderio di proteggere qualcuno?</p>
<p>Un elemento che colpisce è la presenza costante del viaggio. Il viaggio come metafora. La storia prende avvio su un treno che collega Sud e Nord d&#8217;Italia. Ma quel percorso geografico è soprattutto un viaggio interiore. La protagonista, Graziella, lascia la sua terra, la Costiera Amalfitana, il bel borgo di <strong>Atrani</strong>, per affrontare un cambiamento lavorativo e personale. Si trova così sospesa tra passato e futuro, tra ciò che abbandona e ciò che ancora non conosce.</p>
<p>Ne consegue una riflessione assai attuale. In un&#8217;Italia caratterizzata ancora oggi da mobilità, migrazioni interne e ricerca di nuove opportunità, Graziella, un’insegnante di lettere e geografia, diventa il simbolo di tante donne che affrontano sacrifici, lontananze e responsabilità familiari per inseguire una prospettiva di realizzazione professionale. Nel percorso della protagonista emerge inoltre il tema della cura: la malattia del padre, il peso dell&#8217;assistenza, il senso di colpa di chi è costretto ad allontanarsi. Sono pagine che parlano a molte famiglie e che trovano una particolare intensità emotiva senza cadere mai nel sentimentalismo.</p>
<p>A parer mio il nucleo più significativo del romanzo è la riflessione sulla famiglia. La famiglia che troviamo in queste pagine è ben diversa da quella idealizzata delle fotografie di rito. È una famiglia attraversata dai silenzi, dai non detti, dalle fragilità. Eppure proprio da quelle ferite nasce la possibilità della ricomposizione. L&#8217;autrice sembra dirci che la verità può fare male, può sconvolgere equilibri consolidati, ma resta comunque l&#8217;unica strada per arrivare a una consapevolezza autentica di sé.</p>
<p>In questo senso il romanzo diventa anche un racconto sull&#8217;identità, nel senso più profondo.</p>
<p>Chi siamo realmente?</p>
<p>Siamo ciò che crediamo di essere, oppure siamo il prodotto di una storia più complessa che spesso ignoriamo?</p>
<p>La ricerca della risposta a queste domande accompagna tutta la narrazione e conduce il lettore a riflettere sulla propria esperienza personale.</p>
<p>Altro aspetto significativo è il valore dell’amicizia, dell’amicizia vera, come quella che Graziella condivide con la collega Marta, realizzando una piena e reciproca confidenza di vita. Un altro aspetto di grande interesse è il ruolo dell&#8217;Abbazia di Montecassino. Non rappresenta soltanto uno scenario narrativo, dove opera uno dei protagonisti del romanzo. Diventa uno spazio simbolico. Montecassino è luogo di memoria, cultura, studio, spiritualità e ricostruzione. È un luogo che nella storia italiana ha conosciuto la distruzione, in una delle pagine più drammatiche del secondo conflitto mondiale, e poi la rinascita.</p>
<p>Non appare casuale che proprio lì convergano molti dei fili della vicenda. La presenza della biblioteca nel Monastero dei Benedettini assume un significato ulteriore: i libri custodiscono storie, la memoria conserva tracce, il passato attende qualcuno disposto a leggerlo e comprenderlo. Anche sotto questo aspetto il romanzo manifesta una particolare sensibilità culturale, coerente con il percorso umano e professionale di Annella, una consuetudine di famiglia, lei figlia d’arte del grande scrittore <strong>Michele Prisco</strong>.</p>
<p>Chi conosce la produzione di Annella Prisco ritroverà in <em>Noi, il segreto</em> lo stile narrativo, quelle caratteristiche che ne hanno accompagnato il percorso letterario. La scrittura è lineare, elegante, accessibile. Non cerca effetti sperimentali, né artifici linguistici. Punta piuttosto sulla nitidezza del racconto, sull&#8217;attenzione ai sentimenti, sulla costruzione di personaggi riconoscibili e profondamente umani. Vi è inoltre una forte componente empatica. L&#8217;autrice osserva i suoi personaggi senza giudicarli, accompagnandoli con discrezione lungo i passaggi più complessi della loro esistenza, taluni toccati dalle tragiche vicende della guerra in Ucraina. Per questo il lettore finisce per sentirli vicini, quasi familiari.</p>
<p><em>Noi, il segreto</em> è dunque un romanzo che parla di destino, memoria, identità e appartenenza. È la storia di una ricerca che diventa scoperta. È il racconto di come il passato, anche quando sembra sepolto, continui a vivere sotto la superficie del presente. Ed è soprattutto una riflessione sul fatto che le verità più importanti non dividono necessariamente le persone, ma possono persino unirle in modo nuovo e inatteso.</p>
<p>Per concludere, credo sia questo il messaggio più profondo lasciato da Annella Prisco: la vita custodisce segreti che il tempo, prima o poi, riporta alla luce. E quando ciò accade, ciò che conta non è soltanto la rivelazione della verità, ma la capacità di accoglierla e trasformarla in una nuova occasione di conoscenza, di riconciliazione e di crescita umana. Un messaggio particolarmente prezioso oggi, in un tempo in cui spesso conosciamo tutto degli altri, ma fatichiamo ancora a conoscere davvero noi stessi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>***</p>
<p><em> </em></p>
<p><em>Noi, il segreto</em>, Annella Prisco (Guida Editori, Napoli, 2024)</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Annella Prisco </strong>è scrittrice, critico letterario, manager culturale ed esperta nel settore della comunicazione e delle relazioni pubbliche. È stata funzionario nel settore cultura spettacolo e turismo della Regione Campania e, dal 2005 al 2010, consigliere d’indirizzo della Fondazione Ravello. Collabora con diverse testate giornalistiche ed è componente di varie giurie o presidente onorario di prestigiosi Premi. A dicembre 2022 le è stato conferito dagli Stati Generali delle Donne il Premio “Donne che ce l’hanno fatta”, patrocinato dalla Commissione Europea e dall’Università degli Studi di Pavia; mentre a giugno 2024 il Premio alla carriera L’Iguana &#8211; Anna Maria Ortese al Castello di Prata Sannita. A marzo 2026 ha ottenuto il riconoscimento di Honorary Great Contemporary Writer dall’International Academy of Rome; a maggio il Premio alla Cultura Amici di Giambattista Vico a Napoli; a giugno il Premio alla Carriera nell’ambito del concorso La Perla del Tirreno a Cefalù. Ha ricevuto la nomina di “Amica della domenica” e inserita nella giuria del Premio Strega. È iscritta all’Ande, Associazione nazionale donne elettrici.</p>
<p>All’esordio come autrice nel 1998 con il romanzo <em>Ricordi senza memoria </em>(Guida), a quattro mani con Monica Avanzini, fanno seguito <em>Chiaroscuri d’inverno </em>(Graus 2005), <em>Trenincorsa </em>(Kairòs 2008), <em>Appuntamento in rosso </em>(Guida 2012) e <em>Girasoli al vento </em>(Guida 2018), testi che ricevono innumerevoli riconoscimenti anche a livello internazionale. Ad ottobre 2020 esce il romanzo <em>Specchio a tre ante </em>(Guida), che ottiene all’unanimità nel 2021 il premio della Critica CefaluArt, il premio alla carriera Le Nove Muse a Pisa, il primo premio per la narrativa Città di Firenze &#8211; Ut Pictura Poesis, il premio Luca Romano a Chieti, il premio Napoli Cultural Classic sezione Scrittura, il primo premio per la Narrativa della XV ed. InCostieraAmalfitana &#8211; Festa del Libro in Mediterraneo, il premio alla Cultura Terzo Millennio a Messina, il premio Switzerland Literary Prize a Mendrisio, la menzione di merito al Premio letterario Città di Milano; nel 2022 il terzo premio per la Narrativa Storie in viaggio a Falerone, il premio speciale Profumo d’Autrice &#8211; Città di Cattolica, il premio speciale della Critica all’unanimità Lord Byron a Porto Venere; nel 2023 il premio Olympus Scrittore dell’anno a La Spezia, il premio Alda Croce per la cultura a Torino, il premio Percorsi al Femminile del CIF alle Basiliche Paleocristiane di Cimitile; il premio Le Pietre di Anuaria; nel 2024 il premio Eccellenza alla carriera ‘Omaggio a Pasolini’ a Roma, il premio alla cultura Cygnus Aureus a Peschiera, il premio d’eccellenza Sandomenichino a Massa. Nel 2023 il romanzo è tradotto da Elisabetta Bagli in lingua spagnola e pubblicato dalla casa editrice colombiana Papel Y Lapiz con il titolo <em>“El espejo de Ada”;</em> ricevendo i Premi per la traduzione Il Canto di Dafne &#8211; Libro internazionale dell’anno, il premio della Giuria Città di Cattolica, il primo premio Libro in lingua straniera ‘La Via dei Libri’ in seno al Bancarella a Pontremoli.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/10/31/evento-letterario-e-artistico-a-piu-voci-per-laquila-capitale-italiana-della-cultura/">Evento letterario e artistico a più voci per L’Aquila Capitale italiana della Cultura</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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		<title>L&#8217;Aquila,dove il perdono diventa futuro</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Goffredo Palmerini]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 20 Oct 2026 08:16:58 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1600" height="955" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/2-Izzeldin-Abuelaish-Ambasciatore-del-Perdono.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/2-Izzeldin-Abuelaish-Ambasciatore-del-Perdono.jpg 1600w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/2-Izzeldin-Abuelaish-Ambasciatore-del-Perdono-300x179.jpg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/2-Izzeldin-Abuelaish-Ambasciatore-del-Perdono-1024x611.jpg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/2-Izzeldin-Abuelaish-Ambasciatore-del-Perdono-768x458.jpg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/2-Izzeldin-Abuelaish-Ambasciatore-del-Perdono-1170x698.jpg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/2-Izzeldin-Abuelaish-Ambasciatore-del-Perdono-585x349.jpg 585w" sizes="(max-width: 1600px) 100vw, 1600px" /></p>
<p>Annotazioni e riflessioni sulla XI Giornata Internazionale del Perdono di Goffredo Palmerini &#160; L’AQUILA &#8211; Ci sono giornate che si spengono nel tempo di un convegno e altre che continuano&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/10/20/laquila-dove-il-perdono-diventa-futuro/">L&#8217;Aquila,dove il perdono diventa futuro</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Annotazioni e riflessioni sulla XI Giornata Internazionale del Perdono</strong></p>
<p>di <strong>Goffredo Palmerini</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L’AQUILA &#8211; Ci sono giornate che si spengono nel tempo di un convegno e altre che continuano a vivere molto oltre, sedimentando pensieri, domande, emozioni. La <strong>XI Giornata Internazionale del Perdono</strong>, svoltasi il 10 ottobre 2026 all&#8217;Aquila, appartiene certamente alla seconda specie. Per un&#8217;intera giornata l&#8217;Auditorium della Scuola Ispettori e Sovrintendenti della Guardia di Finanza &#8220;Vincenzo Giudice&#8221;, a L’Aquila, è stato luogo d&#8217;incontro di esperienze umane profondamente diverse tra loro, ma unite da un comune denominatore: la ricerca di un orizzonte possibile di pace attraverso la pratica del perdono. Oltre quattrocento persone presenti in sala, migliaia collegate da remoto, relatori provenienti da differenti realtà culturali e sociali, giovani, operatori del mondo educativo, rappresentanti delle istituzioni, uomini e donne impegnati quotidianamente nella costruzione di relazioni fondate sul rispetto e sul dialogo<strong>. </strong></p>
<p><strong>L&#8217;Aquila</strong>, città della <strong>Perdonanza Celestiniana</strong> da oltre sette secoli è apparsa ancora una volta il luogo naturale per ospitare una riflessione sul Perdono come valore universale. Non una scelta casuale, ma il riconoscimento d’una vocazione della città, d’una missione spirituale e civile che continua a parlare al presente. Quella stessa identità che spinse <strong>papa Francesco</strong>, il 28 agosto 2022, a definire il capoluogo abruzzese &#8220;<strong>capitale del Perdono, della Riconciliazione e della Pace</strong>&#8220;.</p>
<p>La Giornata, ideata da <strong>Daniel Lumera</strong> e organizzata dalla Lumera ODV insieme ai partner One Group, L&#8217;Aquila Made In, ha<img decoding="async" class="wp-image-129931  aligncenter" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/1-XI-Giornata-internazionale-del-Perdono-e1792484149667.jpg" alt="" width="621" height="325" /> avuto come tema &#8220;<em>Il Perdono nutre il mondo&#8221;</em>. Un&#8217;affermazione che potrebbe apparire idealistica in un tempo attraversato da guerre, conflitti e lacerazioni sociali, ma che durante l&#8217;intera giornata è stata tradotta in esperienze concrete, volti, storie, testimonianze. Sin dalle prime ore del mattino è apparso chiaro come l&#8217;obiettivo dell&#8217;incontro non fosse semplicemente discutere il perdono, bensì interrogarne il significato più profondo. <strong>Daniel Lumera</strong> e <strong>don Francesco Fiorillo</strong>, del Monastero San Magno a Fondi, hanno guidato la riflessione mostrando come il perdono non rappresenti un atto di debolezza né una fuga dalla realtà, ma una scelta di consapevolezza capace di interrompere le catene dell&#8217;odio e della vendetta. E tuttavia, tra i molti momenti significativi vissuti nel corso della giornata, uno ha lasciato un&#8217;impronta particolare nel cuore dei presenti. L&#8217;intervento del professor <strong>Izzeldin Abuelaish</strong> ha portato all&#8217;Aquila una storia che supera</p>
<p>ogni confine geografico e politico. Medico palestinese, conosciuto nel mondo come &#8220;il medico di Gaza&#8221;, autore del libro <em>&#8220;Non odierò&#8221;</em>, Abuelaish ha vissuto una delle tragedie più devastanti che un padre possa immaginare: la perdita di tre figlie in un bombardamento nel gennaio 2009. Di fronte a una simile ferita sarebbe stato comprensibile cedere al rancore. Sarebbe stato umano lasciarsi possedere dall&#8217;odio. E invece la sua risposta è stata diversa.</p>
<div id="attachment_129933" style="width: 631px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-129933" class="wp-image-129933 " src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/Izzeldin-Abuelaish-e-Raffaele-Daniele-1.png" alt="" width="621" height="386" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/Izzeldin-Abuelaish-e-Raffaele-Daniele-1.png 783w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/Izzeldin-Abuelaish-e-Raffaele-Daniele-1-300x187.png 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/Izzeldin-Abuelaish-e-Raffaele-Daniele-1-768x478.png 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/Izzeldin-Abuelaish-e-Raffaele-Daniele-1-585x364.png 585w" sizes="(max-width: 621px) 100vw, 621px" /><p id="caption-attachment-129933" class="wp-caption-text">Izzeldin Abuelaish e Raffaele Daniele</p></div>
<p><strong>Izzeldin Abuelaish</strong> ha scelto di non odiare. Non per dimenticare, non per assolvere, non per cancellare il dolore. Ma perché aveva compreso che trasformare la sofferenza in rancore avrebbe significato consegnare il futuro alla stessa logica che aveva generato la tragedia. Nelle sue parole non c&#8217;è mai retorica. Vi è piuttosto una straordinaria coerenza tra ciò che ha vissuto e ciò che continua a testimoniare nel mondo: l&#8217;idea che l&#8217;umanità possa elevarsi al di sopra della vendetta e riconoscersi come una comunità di destino. Per questo il conferimento ad <strong>Izzeldin Abuelaish</strong> del riconoscimento di <strong>Ambasciatore del Perdono</strong> ha assunto un significato che va ben oltre l&#8217;aspetto simbolico. È apparso come il riconoscimento di una testimonianza vissuta. Di una scelta dolorosa e coraggiosa che si rinnova ogni giorno. Ma l&#8217;eco più intensa di quella presenza è forse arrivata il giorno successivo, attraverso il messaggio indirizzato al presidente della Lumera ODV, il generale <strong>Nico Caiazza</strong>. Parole che meritano di essere rilette e meditate.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Caro Nico,</em></p>
<p><em>desidero esprimere la mia più sincera gratitudine a te e a tutto il tuo team per avermi invitato a L&#8217;Aquila e per l&#8217;onore di tenere il discorso di apertura alla Giornata Internazionale del Perdono. Grazie per la vostra gentilezza, la vostra generosità e la straordinaria cura con cui avete reso questo incontro così significativo. Ti sono profondamente grato per avermi onorato con il riconoscimento di Ambasciatore del Perdono. Lo ricevo con umiltà e con un profondo senso di responsabilità. Per me il perdono non è soltanto una parola o un gesto simbolico. È una scelta umana difficile ma coraggiosa: rifiutare che odio e vendetta determinino il nostro futuro e lavorare per un mondo in cui prevalgano dignità, compassione e comprensione. Perdonare non significa dimenticare, negare l&#8217;ingiustizia o rinunciare alla ricerca della verità e delle responsabilità. Significa rifiutare che il dolore che ci è stato inflitto diventi la fonte di altro dolore per gli altri. Sono venuto a L&#8217;Aquila con speranza, portando con me le mie esperienze e la mia convinzione che l&#8217;umanità possa elevarsi al di sopra dell&#8217;odio. Me ne sono andato ancora più ispirato, incoraggiato e pieno di speranza, non solo per il calore e la generosità che mi avete dimostrato, ma anche per le meravigliose persone che ho incontrato. La loro motivazione, la loro apertura, il loro impegno e la loro volontà di fare una differenza positiva nel nostro mondo mi hanno toccato profondamente. Incontrare persone che non si limitano a parlare di un mondo migliore, ma sono davvero disposte a lavorare per costruirlo, mi ricorda che non siamo soli in questo cammino. Ci sono persone ovunque che credono che la compassione sia più forte dell&#8217;indifferenza, che la comprensione possa superare la divisione e che ogni essere umano abbia la responsabilità di contribuire a un mondo più pacifico e umano. La speranza diventa potente quando ispira l&#8217;azione, e il perdono acquista significato quando ci aiuta a costruire un futuro diverso. L&#8217;incontro di L&#8217;Aquila è stato un bellissimo promemoria del fatto che, nonostante la sofferenza e le divisioni che ci circondano, possiamo scegliere di unirci, riconoscere la nostra comune umanità e compiere passi concreti verso il cambiamento. Credo sinceramente che questo sia l&#8217;inizio di qualcosa di importante. Spero che possiamo continuare la nostra collaborazione, rafforzare i legami nati a L&#8217;Aquila e lavorare insieme per diffondere speranza, perdono e umanità, in particolare tra i giovani. Meritano un futuro in cui ereditino saggezza anziché odio, comprensione anziché pregiudizio, e il coraggio di costruire ponti anziché muri. Ti sarei molto grato se potessi condividere questo messaggio con tutti coloro che hanno partecipato al convegno e di trasmettere i miei sinceri ringraziamenti a tutto il tuo team e a tutti coloro che hanno contribuito a rendere possibile questa giornata speciale. Grazie ancora per la tua amicizia, la tua generosità, la tua visione e l&#8217;onore che mi hai conferito. Porterò con me il calore di questa esperienza, insieme a una rinnovata determinazione a continuare a lavorare per un mondo in cui nessun essere umano sia definito dall&#8217;odio e in cui ogni bambino abbia l&#8217;opportunità di crescere in pace. Non possiamo cambiare il passato, ma insieme possiamo contribuire a plasmare un futuro in cui la prossima generazione non debba ereditarne l&#8217;odio. È una responsabilità che condividiamo, e mi incoraggia sapere di aver incontrato persone come te che sono disposte ad abbracciarla. Con la mia più profonda gratitudine, amicizia e speranza.</em></p>
<p><strong><em>Izzeldin Abuelaish</em></strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La lettera del <strong>prof. Abuelaish</strong> possiede una forza morale rara, quella che ho potuto percepire conoscendolo di persona, nella grandezza del suo pensiero, come nella semplicità del tratto e dell’umanità trasparente. È difficile immaginare una sintesi più alta, attraverso la sua intensa testimonianza, dello spirito che ha attraversato l&#8217;intera giornata. Molti degli interventi successivi hanno infatti sviluppato questo stesso filo rosso. I giovani della Cittadella della Pace dell’Associazione Rondine e gli studenti del Liceo Classico Cotugno dell’Aquila, interessati alla forte testimonianza di <strong>David Simone Cavallo</strong>, hanno raccontato il perdono attraverso il linguaggio delle nuove generazioni. Il loro contributo è apparso particolarmente creativo, specie nel dialogo immaginario tra <strong>Celestino V</strong> e <strong>Ignazio Silone</strong>, e prezioso perché lontano da ogni formalismo. Nelle loro parole il perdono è emerso come capacità di ascolto, riconoscimento dell&#8217;altro, rifiuto delle semplificazioni che alimentano ostilità e pregiudizi. Anche l&#8217;esperienza di &#8220;Cella Musica&#8221;, il gruppo che vede insieme detenuti e agenti della Polizia Penitenziaria del carcere di Siena, ha offerto una testimonianza concreta di come luoghi segnati dalla separazione possano diventare spazi di relazione e di umanità condivisa, dando concreto senso del principio sancito dall’art. 27 della Costituzione. Particolarmente significativa, infatti, è stata inoltre la riflessione sul rapporto tra perdono e giustizia. Un tema delicato e spesso frainteso. La giornata aquilana ha mostrato come il perdono non sostituisca la giustizia né la svuoti di significato. Al contrario, ne rappresenta il compimento umano più alto, quando alla necessaria ricerca della verità si accompagna la volontà di non disumanizzare l&#8217;altro.</p>
<p>Infine, la proclamazione dell&#8217;Aquila &#8220;<strong>Città Gentile</strong>&#8220;, d’intesa con la Municipalità presente con il vicesindaco <strong>Raffaele Daniele</strong>, e la suggestiva preghiera per la Pace con le bandiere delle 197 nazioni del mondo, hanno offerto all’evento un&#8217;immagine dal forte valore simbolico. Centinaia di bandiere, lingue, culture e storie differenti riunite sotto un unico cielo. Non la celebrazione di una generica armonia, ma l&#8217;affermazione di una possibilità: convivere nelle differenze riconoscendo ciò che accomuna gli esseri umani. Forse è proprio questo il lascito più autentico della <strong>XI Giornata Internazionale del Perdono</strong>. In un tempo nel quale il linguaggio pubblico si irrigidisce, i conflitti sembrano moltiplicarsi e le ragioni dell&#8217;altro vengono spesso percepite come una minaccia, <strong>L&#8217;Aquila</strong> ha offerto per un giorno un laboratorio di umanità. Non una fuga dalla realtà, ma un esercizio di responsabilità collettiva. Il perdono, come hanno mostrato le voci ascoltate all&#8217;Auditorium della Scuola della Guardia di Finanza, non appartiene alla sfera dell&#8217;utopia. È una scelta concreta, esigente e spesso dolorosa. Richiede coraggio, memoria, verità e capacità di guardare oltre la ferita. Ma proprio per questo continua a rappresentare una delle più alte possibilità dell&#8217;essere umano. E dall’Aquila, città che da oltre sette secoli custodisce nel suo patrimonio spirituale e civile la cultura del perdono, questo messaggio è partito ancora una volta verso il mondo. Non come una lezione impartita agli altri, ma come una testimonianza condivisa: la pace non nasce dall&#8217;oblio delle ferite, bensì dalla decisione di non lasciare che siano le ferite a decidere il nostro futuro.</p>
<div id="penci-post-gallery__20440" class="penci-post-gallery-container justified column-3" data-height="150" data-margin="3"><a class="item-gallery-justified" href="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/8-Francesca-Pompa-presidente-One-Group-partner-Giornata.jpg" data-cap="Francesca Pompa, presidente One Group, partner Giornata"><img decoding="async" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/8-Francesca-Pompa-presidente-One-Group-partner-Giornata-585x576.jpg" alt="" title="8-Francesca Pompa, presidente One Group, partner Giornata"><div class="caption">Francesca Pompa, presidente One Group, partner Giornata</div></a><a class="item-gallery-justified" href="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/5-Concerto-del-complesso-Cella-Musica.jpg" data-cap="Concerto del complesso Cella Musica"><img decoding="async" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/5-Concerto-del-complesso-Cella-Musica-585x439.jpg" alt="" title="5-Concerto del complesso Cella Musica"><div class="caption">Concerto del complesso Cella Musica</div></a><a class="item-gallery-justified" href="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/7-Raffaele-Daniele-e-Nico-Caiazza-1.jpg" data-cap="Raffaele Daniele e Nico Caiazza"><img decoding="async" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/7-Raffaele-Daniele-e-Nico-Caiazza-1-585x439.jpg" alt="" title="7-Raffaele Daniele e Nico Caiazza"><div class="caption">Raffaele Daniele e Nico Caiazza</div></a></div>
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		<title>I denti della vita, la poesia inquieta e sorprendente di Mario Di Nicola</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Goffredo Palmerini]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 18 Oct 2026 07:40:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Goffredo Palmerini]]></category>
		<category><![CDATA[I tuoi denti]]></category>
		<category><![CDATA[Mario Di Nicola]]></category>
		<category><![CDATA[poesia]]></category>
		<category><![CDATA[Recensione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1179" height="649" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/IMG_6002.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/IMG_6002.jpeg 1179w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/IMG_6002-300x165.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/IMG_6002-1024x564.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/IMG_6002-768x423.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/IMG_6002-1170x644.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/IMG_6002-585x322.jpeg 585w" sizes="(max-width: 1179px) 100vw, 1179px" /></p>
<p>Nella raccolta poetica pubblicata da Fiori di Loto Edizioni, Mario Di Nicola esplora amore, memoria e fragilità umane, trasformando le contraddizioni della vita quotidiana in immagini di intensa forza espressiva&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Nella raccolta poetica pubblicata da Fiori di Loto Edizioni, Mario Di Nicola esplora amore, memoria e fragilità umane, trasformando le contraddizioni della vita quotidiana in immagini di intensa forza espressiva</em></p>
<p class="s10"><span class="s7"><span class="bumpedFont15"><br />
Con </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">I tuoi denti</span></span> <span class="s7"><span class="bumpedFont15">(Fiori di Loto Edizioni, Svizzera 2026) </span></span><span class="s9"><span class="bumpedFont15">Mario Di Nicola</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15"> consegna ai lettori una raccolta poetica che sfugge alle classificazioni più comode e alle formule consolatorie della lirica contemporanea. Non è una poesia che cerca l’armonia a</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">d</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15"> ogni costo, né una scrittura disposta ad addolcire il reale. Al contrario, la silloge si muove in una zona di frontiera dove amore, desiderio, memoria, fragilità e quotidianità vengono osservati senza filtri, nella loro verità spesso scomoda, talvolta crudele, </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">ma sempre profondamente umana.</span></span></p>
<p class="s10"><span class="s7"><span class="bumpedFont15">Fin dalle prime composizioni emerge una voce</span></span></p>
<div id="attachment_129886" style="width: 160px" class="wp-caption alignright"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-129886" class="wp-image-129886 size-thumbnail" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/IMG_6001-1-150x150.jpeg" alt="" width="150" height="150" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/IMG_6001-1-150x150.jpeg 150w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/IMG_6001-1-300x300.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/IMG_6001-1-585x585.jpeg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/IMG_6001-1.jpeg 600w" sizes="(max-width: 150px) 100vw, 150px" /><p id="caption-attachment-129886" class="wp-caption-text">Mario Di Nicola</p></div>
<p class="s10"><span class="s7"><span class="bumpedFont15">riconoscibile. </span></span><span class="s9"><span class="bumpedFont15">Di Nicola</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15"> possiede la rara capacità di accostare registri apparentemente inconciliabili</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">, quali</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15"> il linguaggio della spiritualità e quello della carne, la tenerezza e il sarcasmo, il ricordo e l&#8217;ironia, il sentimento e la sua disillusione. Ne nasce una poesia che procede per immagini improvvise, spesso spiazzanti, ma quasi sempre efficaci.</span></span></p>
<p class="s10"><span class="s7"><span class="bumpedFont15">L’autore costruisce un universo popolato da fornai traditi, mogli infedeli, amanti irregolari, paesaggi di provincia, tavole imbandite, treni che partono, giornate di pioggia, frammenti domestici e memorie infantili. Tutto può diventare materia poetica. Non esiste gerarchia fra il sublime e l’ordinario. Una fetta di pane, una stazione all’alba, una cucina, una finestra o un sorriso possono assumere la stessa intensità simbolica di un’esperienza amorosa o spirituale.</span></span></p>
<p class="s11"><span class="s7"><span class="bumpedFont15">Uno degli aspetti più interessanti della raccolta è proprio l’uso insistito degli elementi quotidiani. Il pane, ad esempio, ritorna più volte nelle poesie, assumendo significati differenti: nutrimento, condivisione, desiderio, tradimento, memoria familiare. È un simbolo semplice</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">,</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15"> ma potentissimo, che radica la scrittura nella concretezza del vivere e impedisce alla poesia di disperdersi nell&#8217;astrazione.<img loading="lazy" decoding="async" class="alignright size-medium wp-image-129884" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/IMG_5999-220x300.jpeg" alt="" width="220" height="300" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/IMG_5999-220x300.jpeg 220w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/IMG_5999-751x1024.jpeg 751w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/IMG_5999-768x1048.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/IMG_5999-585x798.jpeg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/10/IMG_5999.jpeg 1000w" sizes="(max-width: 220px) 100vw, 220px" /></span></span></p>
<p class="s11"><span class="s7"><span class="bumpedFont15">Il tema dominante resta comunque l’amore, raccontato nelle sue infinite metamorfosi. Non l’amore idealizzato della tradizione lirica, ma quello imperfetto, inquieto, spesso irrisolto. Le figure femminili che attraversano il libro appaiono concrete e sfuggenti nello stesso tempo</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">,</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15"> amate, desiderate, perdute, ricordate o semplicemente immaginate. In molte liriche il sentimento si accompagna a una sorta di malinconico senso della distanza, come se ciò che davvero conta fosse sempre collocato un passo oltre la possibilità di essere trattenuto.</span></span></p>
<p class="s11"><span class="s7"><span class="bumpedFont15">In questo senso una poesia come </span></span><span class="s12"><span class="bumpedFont15">&#8220;La densità&#8221;</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15"> diventa quasi emblematica dell’intera raccolta. Il poeta arriva a trasformare l’assenza e la fuga dell’altro in una forma estrema d’amore, con versi di notevole efficacia: </span></span><span class="s12"><span class="bumpedFont15">&#8220;Far finta di non vedermi è un bacio sulle labbra regalatomi&#8221;.</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">Accanto alla dimensione sentimentale affiora però una riflessione più ampia sulla condizione umana. Di Nicola osserva gli uomini e la società con uno sguardo lucido, spesso disincantato. Nelle sue pagine si avverte la fatica dell’esistere, la difficoltà delle relazioni, la precarietà dei legami, ma anche la necessità di continuare a credere in qualcosa: nell’amicizia, nella memoria, nella poesia stessa.</span></span></p>
<p class="s11"><span class="s7"><span class="bumpedFont15">Dal punto di vista stilistico la raccolta alterna testi brevissimi, quasi aforistici, ad altri più ampi e narrativi. In alcuni casi bastano pochi versi per costruire un’immagine memorabile. </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">Emblematico è il fulmineo </span></span><span class="s12"><span class="bumpedFont15">&#8220;Breve storia d’amore di Elvira</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">&#8220;, dove una situazione surreale riesce a raccontare con ironia e amarezza l’egoismo affettivo contemporaneo. Particolarmente significativa appare anche la presenza di una componente spirituale che attraversa il libro senza mai scadere nella retorica religiosa. Dio, il peccato, il perdono, la preghiera e la trascendenza compaiono frequentemente, ma sempre intrecciati alle fragilità dell’uomo concreto. La lirica </span></span><span class="s12"><span class="bumpedFont15">&#8220;Mani di gesso&#8221;</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">rappresenta forse il vertice di questa tensione, trasformandosi quasi in</span></span> <span class="s7"><span class="bumpedFont15">una supplica mariana dal respiro antico.</span></span></p>
<p class="s11"><span class="s7"><span class="bumpedFont15">Merita infine un cenno l’intenso testo conclusivo, </span></span><span class="s12"><span class="bumpedFont15">&#8220;Estemporaneità emotiva&#8221;</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">, una sorta di lunga lettera d’amore che richiama il linguaggio epistolare ottocentesco e che si offre come sintesi dei grandi temi della raccolta: nostalgia, desiderio, perdita, memoria e fedeltà al sentimento. </span></span><span class="s12"><span class="bumpedFont15">I tuoi denti </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">è</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15"> dunque una raccolta che sorprende per autenticità e coraggio espressivo. </span></span><span class="s9"><span class="bumpedFont15">Mario Di Nicola</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15"> non teme di mescolare alto e basso, sacro e profano, lirismo e quotidianità. Il risultato è una poesia dal timbro personale, capace di inquietare, commuovere e talvolta perfino disorientare il lettore. Ma proprio in questa continua tensione fra bellezza e imperfezione risiede la sua forza più autentica: ricordarci che la poesia non serve a rendere il mondo più semplice, bensì a mostrarcelo nella sua complessa e contraddittoria verità.</span></span></p>
<p class="s11"><span class="s7"><span class="bumpedFont15">I</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">l </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">suo </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">vero punto di forza </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">è</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15"> l</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">’</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">originalità figurativa</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">. Possiede infatti</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15"> un immaginario personale, riconoscibile già dopo poche pagine. Il pane, i denti, la pioggia, le stazioni, le cucine, le donne, le lumache, le fiere di paese: tutto viene trasfigurato in immagine poetica senza perdere la concretezza del quotidiano. È una caratteristica che emerge continuamente nelle poesie della silloge. </span></span><span class="s9"><span class="bumpedFont15">Mario Di Nicola</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">è un poeta che non cerca la bellezza nell&#8217;evasione dal reale, ma nella sua imperfezione. La sua poesia nasce dalla materia viva dell&#8217;esistenza: il desiderio, la memoria, il corpo, il pane quotidiano, il rimpianto e la speranza.</span></span> <span class="s7"><span class="bumpedFont15">In conclusione Mario Di Nicola si potrebbe definire come</span></span> <span class="s7"><span class="bumpedFont15">&#8220;il poeta del quotidiano inqui</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">eto</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">.</span></span></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/10/18/i-denti-della-vita-la-poesia-inquieta-e-sorprendente-di-mario-di-nicola/">I denti della vita, la poesia inquieta e sorprendente di Mario Di Nicola</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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		<title>Meltem, la sposa del Bosforo il romanzo di  Franca Colozzo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Goffredo Palmerini]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 10 Sep 2026 10:40:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Franca Colozzo]]></category>
		<category><![CDATA[Istanbul]]></category>
		<category><![CDATA[La sposa del Bosforo]]></category>
		<category><![CDATA[libri]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="971" height="1500" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/cover-libro.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/cover-libro.jpg 971w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/cover-libro-194x300.jpg 194w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/cover-libro-663x1024.jpg 663w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/cover-libro-768x1186.jpg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/cover-libro-585x904.jpg 585w" sizes="(max-width: 971px) 100vw, 971px" /></p>
<p>Recensione al romanzo di Goffredo Palmerini Ci sono romanzi che non si limitano a raccontare una storia: la attraversano, la respirano, la fanno vibrare nel lettore come un richiamo lontano.&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Recensione al romanzo </strong><strong>di Goffredo Palmerini</strong></p>
<p class="p1">Ci sono romanzi che non si limitano a raccontare una storia: la attraversano, la respirano, la fanno vibrare nel lettore come un richiamo lontano.</p>
<p class="p1"><em>Meltem, la sposa del Bosforo</em> di <strong>Franca Colozzo</strong> è uno di questi.</p>
<p class="p1">Un libro che nasce dall’esperienza profonda dell’autrice &#8211; architetta, ma che per 7 anni è stata docente del Ministero degli Affari Esteri presso il Liceo Italiano di Istanbul &#8211; e che porta con sé la conoscenza viva, concreta, sensoriale della città sul Bosforo.</p>
<p class="p1">Un romanzo che si legge come un viaggio, come un film, come un mosaico di culture, tensioni, bellezze e contraddizioni.</p>
<p class="p1">La storia si apre con un gesto simbolico: un’artista italiana, in abito da sposa, decide di realizzare una performance pacifista e umanitaria. Un atto poetico, fragile e insieme audace, che prende forma a Istanbul, dove <strong>Meltem</strong> ritrova l’amica turca <strong>Deniz</strong>, complice e alleata di un progetto coltivato a lungo.</p>
<p class="p1">Ma ciò che nasce come un’azione artistica si trasforma presto in un vortice di eventi inattesi. Le due donne si ritrovano braccate da spie misteriose, sospettate dalla polizia turca, travolte da intrighi politici, omicidi, complotti che sembrano provenire da un mondo sotterraneo e indecifrabile.</p>
<p class="p1">Dietro le quinte, un enigmatico ministro ingegnere turco le osserva, le protegge, forse le guida.</p>
<p class="p1">Il romanzo è immerso nella Istanbul più autentica, una città che respira tra Oriente e Occidente: quella delle viuzze che odorano di spezie, dei mercati brulicanti, dei palazzi antichi che si specchiano nel Bosforo, delle piazze dove convivono modernità e tradizione, delle ombre che si allungano tra moschee e quartieri popolari.</p>
<p class="p1"><strong>Franca Colozzo</strong> descrive la città con una precisione lirica. Non solo la si vede, ma la si sente. Si percepiscono i rumori, i profumi, le voci, il vento del Bosforo che sembra portare con sé storie antiche e presagi inquieti. La sua Istanbul non è uno sfondo, è un personaggio aggiuntivo, ma davvero rilevante. Una “vecchia signora” sospesa tra Oriente e Occidente, che osserva le protagoniste e le accompagna nel loro cammino, sono donne che vivono ed esprimono la loro libertà, o talvolta la cercano.</p>
<p class="p1">Attorno a <strong>Meltem e Deniz</strong>, infatti, si muove un coro di figure femminili, tutte diverse, tutte significative: <strong>Fatoş</strong>, vittima del marito-padrone, simbolo di una condizione ancora troppo diffusa; <strong>Vera</strong>, insegnante distaccata all’estero, che affronta la vita con due figlie al seguito e la necessità di immergersi nella cultura locale; altre donne ancora, ognuna con la propria storia, la propria tenacia, la propria lotta quotidiana.</p>
<p class="p1">Il romanzo diventa così un viaggio nella condizione femminile, nelle sue fragilità e nelle sue aspirazioni, nella ricerca di libertà e dignità in un mondo che spesso proclama “pari opportunità” solo a parole.</p>
<p class="p1">Meltem, artista sospesa tra realtà e sogno, incarna questa tensione. È la sposa del Bosforo, ma anche la sposa della libertà.</p>
<p class="p1">Il suo viaggio verso <strong>Nemrut Daǧi,</strong> tra le statue colossali che custodiscono un’antica eternità, è una metafora potente: la ricerca delle radici comuni, della verità, della redenzione.</p>
<p class="p1">La narrazione procede come una spirale. Dalla leggerezza iniziale, quasi fiabesca, si passa a un crescendo di tensione, di mistero, di pericolo. Gli eventi politici &#8211; dalla Primavera araba ai venti di guerra civile in Siria &#8211; fanno da sfondo a un’escalation di estremismi, infiltrazioni, complotti che rendono il cammino delle protagoniste sempre più incerto.</p>
<p class="p1">Il lettore è trascinato in un labirinto di situazioni tragiche e assurde, senza mai perdere il filo della storia.</p>
<p class="p1">La scrittura di Franca Colozzo è ricca, intensa, coinvolgente. Descrittiva senza essere pedante, cinematografica senza essere artificiosa.</p>
<p class="p1">Ogni dettaglio è funzionale alla narrazione, ogni scena è viva, ogni luogo è reale. E poi c’è il finale. Un finale che non si può anticipare, che non si deve rivelare. Un finale che sorprende, che rimette insieme gli indizi disseminati con maestria, che lascia il lettore con un senso di rivelazione.</p>
<p class="p1">Alla fine della lettura, oltre alla storia, il lettore porta con sé qualcosa di più: un’idea di Istanbul, della sua bellezza, della sua cultura, delle sue abitudini. Quasi l’avesse visitata davvero. Quasi avesse camminato accanto a Meltem e Deniz, respirando il vento del Bosforo. Meltem, la sposa del Bosforo è un romanzo che si legge d’un fiato, ma che resta a lungo nella memoria. Un libro che unisce suspense, poesia, denuncia sociale, introspezione. Un libro che parla di donne, di libertà, di coraggio, di identità. Un libro che consiglio vivamente.</p>
<p>*****</p>
<p><strong>Franca Colozzo</strong>, architetto, membro di UIA – Union of International Architects | ex Docente di Disegno e Storia<img loading="lazy" decoding="async" class="alignright size-thumbnail wp-image-127736" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/Franca-Colozzo-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /><br />
dell&#8217;Arte, anche all&#8217;estero a Istanbul (Turchia) per conto del Ministero degli Affari Esteri Italiano | Poeta | Scrittrice |<br />
Autrice multilingue | vincitrice di n°4 dottorati di ricerca honoris causa | altamente premiata a livello internazionale |<br />
libera professionista | Blogger UN SDGs e UN DESA | membro di UN ECOSOC (CSW67) | GGAF (USA) Capitolo Italiano<br />
| WEF &#8211; Membro Onorario a Vita | Direttore Esecutivo per la Sostenibilità, Cambiamenti Climatici e persona di contatto<br />
per il Registro della Trasparenza della Commissione Europea e del Parlamento, per conto di GPLT &#8211; GLOBAL PEACE<br />
LET’S TALK (Londra, Regno Unito), fondata e presieduta dalla Dott.ssa Nikki De Pina | Membro dell&#8217;INTERNATIONAL<br />
ACADEMY of ETHICS, fondata e presieduta dal Dott. Jernail S Anaand (India) | Direttore esecutivo di RRM3 &#8211;<br />
RINASCIMENTO RENAISSANCE &#8211; Millennium III, fondato e presieduto dal Prof. George Onsy (Egitto).</p>
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		<title>PAGANICA IN MISSIONE A PINZOLO PER IL VENTENNALE DEL GEMELLAGGIO ALPINO</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Goffredo Palmerini]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 09 Sep 2026 06:24:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[alpini]]></category>
		<category><![CDATA[gemellaggio Paganica- Pinzolo]]></category>
		<category><![CDATA[Reportage]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="700" height="420" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/3-Sfilata-e1788934988395.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" /></p>
<p>L’AQUILA – Una calorosa accoglienza ha riservato Pinzolo alla folta delegazione di Paganica, ben oltre il centinaio di persone, giunta nella splendida cittadina della Val Rendena per restituire la visita&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="font-weight: 400;">L’AQUILA – Una calorosa accoglienza ha riservato <strong>Pinzolo</strong> alla folta delegazione di <strong>Paganica</strong>, ben oltre il centinaio di persone, giunta nella splendida cittadina della Val Rendena per restituire la visita che quella comunità aveva fatto dal 31 maggio al 2 giugno alla città gemella, ricorrendo il Ventennale del patto di fraternità tra i Gruppi Alpini dei due centri. <strong>Paganica</strong> ha voluto così rendere omaggio alla comunità sorella di <strong>Pinzolo</strong>, con le rappresentanze delle associazioni che, oltre ai Gruppi Alpini gemellatisi nel 2005, hanno negli anni stabilito forti relazioni di amicizia, come la Banda di Paganica con la Banda di Pinzolo, il Coro della Portella con in Coro della Presanella, il Comune dell’Aquila con quello di Pinzolo, le Pro Loco dei due centri, l’Asbuc di Paganica-S.Gregorio con le realtà montane della Val Rendena. Insomma, il seme di fraternità piantato oltre venti anni fa con il gemellaggio tra i due Gruppi Alpini – quello di Paganica guidato da <strong>Corradino Palmerini</strong>, quello di Pinzolo da <strong>Renzo Maffei</strong> – si è negli anni esteso alle due comunità in tutte le loro articolazioni sociali e culturali. Tre giornate di intense emozioni hanno dunque connotato la missione paganichese (4-5-6 settembre), con un programma di eventi e incontri approntato dalle associazioni di Pinzolo in collaborazione con la Municipalità, che sin dall’arrivo delle rappresentanze di Paganica ha accolto e partecipato agli eventi con la Presidente del Consiglio comunale, <strong>Laura Rossini</strong>, e con il Sindaco <strong>Michele Cereghini</strong> presente alla toccante cerimonia di Omaggio ai Caduti, diventato momento pubblico di saluto tra i Comuni di <strong>Pinzolo</strong> e <strong>L’Aquila</strong>. Ma andiamo con ordine a raccontare le tre giornate di missione. Il grosso della numerosa rappresentanza paganichese è giunta a Pinzolo nel pomeriggio di venerdì 4 settembre. Quasi un centinaio di persone, in due autobus: in uno al completo gli alpini con il capogruppo <strong>Raffaele Vivio</strong>, nell’altro la banda, con il presidente <strong>Flavio Tursini</strong> ed altre rappresentanze. Ad attenderci all’arrivo <strong>Loreto Leone</strong>, lieto di fare un’immersione nelle sue origini paganichesi. Nel giorno precedente un’altra ventina di persone erano giunte da Paganica a Pinzolo, tra cui una nutrita rappresentanza dell’Amministrazione Separata dei Beni d’uso civico (<strong>Asbuc</strong>) guidata dal presidente <strong>Nando Galletti</strong>. In programma il concerto della Banda di Paganica. Si è tenuto alle 19 nel grande capannone <img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter wp-image-127642 size-large" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/7-sfilata-1024x688.jpg" alt="" width="1024" height="688" />delle feste allestito nel parcheggio antistante la stazione della funivia che porta al <strong>Doss del Sabion</strong> (m. 2101). Aria di empatia nell’ampio locale dove, oltre a tenersi concerti e spettacoli, si servono specialità della gastronomia trentina. Come nella conviviale che nella serata ha visto presenti, oltre agli ospiti venuti dall’Abruzzo, diverse centinaia di degustatori.</p>
<p style="font-weight: 400;">Sabato mattina la prevista visita in quota al <strong>Doss del Sabion</strong>. Alle 9:30 la partenza in funivia. Sia nella stazione intermedia che alla stazione d’arrivo la Banda di Paganica ha concertato brani classici e moderni, con un generale apprezzamento per le sue performance. Da quella straordinaria postazione si ammira la magnificenza del coro delle montagne, dalla catena del <strong>Brenta</strong> a quella dell’<strong>Adamello</strong>, con i suoi ghiacciai luccicanti al riverbero del sole. E il verde smeraldo della <strong>Val Rendena</strong>, dall’alto, trapuntata dai borghi che si susseguono fin giù a Tione di Trento. E la vista a perpendicolo dell’abitato di <strong>Pinzolo</strong>, con lo svettante campanile della chiesa di San Lorenzo – con i suoi 72 metri il più alto del Trentino –, e dell’abitato di <strong>Carisolo</strong>. Nel pomeriggio, dalle ore 16, abbiamo assistito, davvero con meraviglia e suggestione, al <strong>Rientro delle Giovenche</strong> dall’alpeggio.<img loading="lazy" decoding="async" class="alignright size-medium wp-image-127640" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/2-Giovenche-razza-Rendena-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></p>
<p style="font-weight: 400;">Antica tradizione della <strong>Val Rendena</strong>, ha intrigato la curiosità e l’interesse di gran parte della popolazione di Pinzolo, ma soprattutto dell’ancor notevole presenza di turisti e visitatori, disposti lungo il percorso della sfilata. Numerose le bande, sfilanti nei colori variopinti delle loro monture – anche la banda di Paganica nella divisa d’ordinanza –, e tanti gruppi nei costumi tipici, di rara bellezza, come pure in abiti antichi ad evocare l’emigrazione in tutto il mondo della gente della Val Rendena, con la loro perizia di arrotini oggi immortalata nel Monumento al <em>Moleta</em> (arrotino) all’ingresso di Pinzolo. Gruppi in costume e bande cangianti di colori intramezzavano le varie mandrie di giovenche, parate a festa con campane e fiori di campo. Giovenche invero un po’ titubanti a procedere lungo il percorso tracciato per le vie del centro di <strong>Pinzolo</strong>, forse intimorite dalla gran quantità di spettatori, di cui avrebbero volentieri fatto a meno, pensando alla quiete dell’alpeggio. Ma la perizia dei loro guardiani – alcuni dei quali schioccavano in aria i loro staffili di cuoio – è stata assai convincente nel condurle all’arrivo, non prima che una commissione avesse giudicato le più belle Giovenche della Rendena da premiare, come nei migliori concorsi per le varie Miss. Davvero uno spettacolo di straordinaria piacevolezza. La festa è poi continuata, fino a tarda sera, nel capannone delle feste.</p>
<p style="font-weight: 400;">Domenica mattina, alle 9, la cerimonia istituzionale al <strong>Monumento ai Caduti</strong>. Gli alpini di <strong>Paganica</strong> e <strong>Pinzolo</strong> schierati in <img loading="lazy" decoding="async" class="alignright wp-image-127638 size-medium" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/8-Omaggio-ai-Caduti-300x197.jpg" alt="" width="300" height="197" />due file da quinta al Monumento, hanno reso omaggio con l’alzabandiera, mentre la Banda di Paganica intonava l’inno nazionale. Poi, sulle note del Piave, la deposizione della corona d’alloro, scortata dal sindaco <strong>Michele Cereghini</strong> e dalla presidente del Consiglio comunale <strong>Laura Rossini</strong>, e la tromba che eseguiva il Silenzio. Quindi il saluto del sindaco agli ospiti, richiamando il gemellaggio nato tra i Gruppi Alpini nel 2005, reso ancora più forte dopo il terremoto del 2009, nella vicinanza affettuosa e nell’opera di soccorso subito apprestata dalla comunità di Pinzolo, della Val Rendena e dell’intero Trentino. Da allora l’amicizia tra Pinzolo e Paganica, da fatto circoscritto agli alpini, è diventato fatto comunitario, anche legando le due Municipalità, di <strong>Pinzolo</strong> e <strong>L’Aquila</strong>. Chi qui scrive, testimone istituzionale insieme al sindaco dell’Aquila <strong>Biagio Tempesta</strong> del gemellaggio sottoscritto a Pinzolo nel 2005, ricordando quell’evento presieduto dal sindaco pro tempore <strong>William Bonomi</strong>, ha portato il saluto della Municipalità aquilana. <img loading="lazy" decoding="async" class="alignright size-medium wp-image-127639" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/14-Saluti-300x179.jpg" alt="" width="300" height="179" />Un saluto denso di gratitudine, che durerà per sempre, nel ricordo del sostegno e dell’affetto espressi dalla comunità di Pinzolo nei drammatici mesi dell’emergenza post terremoto, confortando la popolazione anche con opere durature, nella realizzazione di luoghi d’aggregazione spirituale, sociale e culturale per la comunità paganichese e aquilana. In quei gesti, in quella sensibile vicinanza risiede la ragione profonda di un’amicizia, diventata vera e propria fraternità tra le nostre comunità.</p>
<p style="font-weight: 400;">È seguita la visita guidata alla <strong>Chiesa di San Vigilio</strong>, che conserva dipinti e affreschi di varie epoche. Il tempio è soprattutto noto per essere una delle più pregevoli testimonianze dell’opera pittorica dell’artista bergamasco <strong>Simone Baschenis</strong>, cui si deve la realizzazione della <strong><em>Danza macabra</em></strong>, datata 31 ottobre 1539, che impreziosisce la parte alta di una parete esterna. Poi la S, Messa nella Chiesa di San Lorenzo. Con sorpresa, all’uscita dopo la celebrazione, d’un estemporaneo concerto della Banda di Paganica, che ha coinvolto tutti gli spettatori nelle movenze sincopate e ritmate dei brani eseguiti sotto l’abile guida del direttore, quasi come avviene al Musikverein di Vienna nel concerto di capodanno. Alla fine della coinvolgente esibizione una <em>standing ovation</em> e il bis, invocato e soddisfatto. Lì accanto, al <strong>PalaDolomiti</strong>, il Gruppo Alpini di Pinzolo ha proposto un <em>Vin d’honneur</em>, aperitivo alla conviviale allestita nell’ampio salone della bella struttura polifunzionale. Non prima, però, della cerimonia istituzionale per saluti e scambio dei doni tra le associazioni, aperta dal saluto della presidente <strong>Laura Rossini</strong>, un intervento che ha richiamato con rara sensibilità il valore dell’amicizia tra le due comunità e la certezza che ci saranno ulteriori occasioni per rafforzare le relazioni fraterne. Chi scrive ha letto l’intenso messaggio di saluto del sindaco dell’Aquila <strong>Pierluigi Biondi</strong>, cofirmato dal vicepresidente del Consiglio comunale <strong>Daniele Ferella</strong>, a suggello del forte rapporto tra le due Municipalità, dove il richiamo all’opera di soccorso dopo il sisma del 2009 prestato dalla gente trentina è sottolineato con emozione e gratitudine.<img loading="lazy" decoding="async" class="alignright size-medium wp-image-127641" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/11-Saluti-237x300.jpg" alt="" width="237" height="300" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/11-Saluti-237x300.jpg 237w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/11-Saluti-809x1024.jpg 809w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/11-Saluti-768x972.jpg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/11-Saluti-1170x1481.jpg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/11-Saluti-585x741.jpg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/11-Saluti.jpg 1463w" sizes="(max-width: 237px) 100vw, 237px" /></p>
<p style="font-weight: 400;">Il primo intervento di saluto quello di <strong>Agostino Lorenzetti</strong>, capogruppo degli Alpini di Pinzolo. Gli fa eco <strong>Raffaele Vivio</strong>, capogruppo degli Alpini di Paganica, con un intervento pieno di <em>pathos</em>, a tratti commovente, nel sottolineare la genesi del gemellaggio nell’opera di <strong>Corradino Palmerini</strong>, all’epoca capogruppo, e di <strong>Loreto Leone</strong>, paganichese trapiantato a <strong>Pinzolo</strong> da oltre mezzo secolo per assumervi il comando della Polizia municipale. Ha quindi ricordato come già dal giorno successivo al sisma del 6 aprile 2009 giunse l’imponente struttura di uomini e mezzi della <strong>Protezione civile trentina</strong>, che pose il Campo Base proprio a Paganica. Laddove l’indomani arrivò il Presidente dell’Amministrazione Provinciale Autonoma di Trento, <strong>Lorenzo Dellai</strong>, con il sindaco di Pinzolo <strong>William Bonomi</strong> e <strong>Loreto Leone</strong>, per conoscere la situazione e disporre i provvedimenti di prima necessità nell’assistenza alla popolazione. Infatti, sorse subito il <strong>Campo 3</strong> di accoglienza, risultato tra i più efficienti, grazie al lavoro dei volontari dei gruppi alpini della Sezione ANA di Trento, che lo hanno gestito fino al termine dell’emergenza. Non saremo mai grati a sufficienza, anche per le generose donazioni delle comunità della Val Rendena che hanno lasciato una traccia profonda nel cuore dei paganichesi. Quindi il saluto del presidente della Banda di Pinzolo, <strong>Maurizio Cereghini</strong>, che segnala il forte rapporto con la consorella di Paganica. <strong>Flavio Tursini</strong>, presidente della Banda di Paganica, risponde con parole toccanti sulla bella amicizia che lega le due associazioni.</p>
<p style="font-weight: 400;">Il presidente del Coro della Presanella <strong>Matteo Pedretti</strong>, davvero molto attivo nell’organizzazione, anch’egli sottolinea il bel rapporto di amicizia con il Coro della Portella, condiviso nelle parole di <strong>Daniele Chiarizia</strong>, corista della Portella, mentre gli consegna una targa a suggello di tali valori. La Pro Loco, con il vicepresidente <strong>Alessandro Ducoli</strong>, porta il suo saluto, con uno speciale omaggio a tutte le donne ospiti della conviviale. Chiude il ciclo dei saluti il presidente dell’Asbuc<strong>, Nando Galletti</strong>, parlando della specificità del lavoro dell’Amministrazione Separata che presiede, ritenendolo simile a quello delle amministrazioni delle montagne trentine. Consegna quindi in omaggio il grande ombrello artigianale, di quelli che i nostri pastori usano in montagna per ripararsi dal sole e dalle intemperie. Tutti, dunque, ad apprezzare i <em>canederli</em> al sugo preparati dagli alpini di Pinzolo, poi salumi e formaggio, crostata e caffè e un buon merlot che ha accompagnato il pranzo. Infine tanti gli abbracci, sorrisi e commozione nel salutare i nostri amici di Pinzolo, prima di prendere la via del ritorno, alle 3 del pomeriggio. Ottimo il viaggio, tra canti, frizzi e lazzi del capogruppo Vivio, impareggiabile nel tenere allegra la compagnia. L’arrivo a <strong>Paganica</strong> a mezzanotte, con l’arrivederci alla prossima.</p>
<p style="font-weight: 400;">
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		<title>A L’Aquila il 4° Summit nazionale sul Perdono che parla ai giovani e alla coscienza del nostro tempo</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2026/08/28/a-laquila-il-4-summit-nazionale-sul-perdono-che-parla-ai-giovani-e-alla-coscienza-del-nostro-tempo/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=a-laquila-il-4-summit-nazionale-sul-perdono-che-parla-ai-giovani-e-alla-coscienza-del-nostro-tempo</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Goffredo Palmerini]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 28 Aug 2026 17:29:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[Giovani]]></category>
		<category><![CDATA[Il perdono nutre il mondo]]></category>
		<category><![CDATA[libertà di scegliere]]></category>
		<category><![CDATA[Perdonanza Celestiniana]]></category>
		<category><![CDATA[Summit nazionale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="670" height="580" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/08/perdonanza.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/08/perdonanza.jpg 670w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/08/perdonanza-300x260.jpg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/08/perdonanza-585x506.jpg 585w" sizes="(max-width: 670px) 100vw, 670px" /></p>
<p>Una riflessione di Goffredo Palmerini su Perdonanza e giovani generazioni L’AQUILA – Ci sono parole che non appartengono soltanto alla storia, appartengono alla vita. Il perdono è una di queste.&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Una riflessione di Goffredo Palmerini su Perdonanza e giovani generazioni</strong></em></p>
<p>L’AQUILA – Ci sono parole che non appartengono soltanto alla storia, appartengono alla vita. Il <strong>perdono</strong> è una di queste. E L’Aquila, che da sette secoli custodisce il dono di <strong>Celestino V</strong>, torna anche quest’anno a interrogare il mondo con la sua voce antica e sempre nuova. Il <strong>29 agosto</strong>, nel cuore della <strong>732ª Perdonanza Celestiniana</strong><strong>,</strong> il Teatro San Filippo &#8211; rinato dopo le ferite del sisma del 2009 &#8211; accoglierà la quarta edizione del <strong>Summit nazionale “Il Perdono nutre il Mondo”</strong>, dedicato al tema: <strong><em>“Il Perdono apre al futuro? I giovani e la libertà di scegliere.”</em> </strong>Un titolo che è già una domanda. Una domanda che non riguarda solo i giovani, ma tutti noi. Gli adulti, le Istituzioni, le comunità. Una domanda che attraversa il nostro tempo, segnato da guerre, violenze, crisi globali, smarrimenti generazionali. Una domanda che chiede ascolto, responsabilità, visione.<img loading="lazy" decoding="async" class="alignright wp-image-127319 size-medium" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/08/Summit-Perdono-2026-240x300.jpg" alt="" width="240" height="300" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/08/Summit-Perdono-2026-240x300.jpg 240w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/08/Summit-Perdono-2026-819x1024.jpg 819w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/08/Summit-Perdono-2026-768x960.jpg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/08/Summit-Perdono-2026-1170x1463.jpg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/08/Summit-Perdono-2026-585x731.jpg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/08/Summit-Perdono-2026.jpg 1280w" sizes="(max-width: 240px) 100vw, 240px" /></p>
<p>Il Summit nasce da un’intuizione semplice e radicale. Il perdono non è un gesto che riguarda il passato, ma una prospettiva che apre al futuro. Non è un valore da celebrare in astratto, ma un modo di guardare la vita, la memoria, la responsabilità, la libertà. Come annota <strong>Francesca Pompa</strong>, ideatrice e art director del Summit, il perdono non è una risposta facile: è un cammino. Un cammino che chiede di interrogare ciò che siamo, ciò che abbiamo ereditato, ciò che vogliamo diventare. Un cammino che riguarda soprattutto i giovani, chiamati a scegliere la propria strada in un mondo che offre opportunità immense, ma anche pressioni enormi, ansie, contraddizioni, fragilità.</p>
<p>Il Summit si svilupperà lungo tre assi &#8211; <strong>Comprendere, Perdonare, Scegliere</strong> &#8211; affidati a voci diverse, generazioni diverse, sensibilità diverse. Sul palco del Teatro San Filippo si alterneranno filosofi, sociologi, educatori, comunicatori, giovani: <strong>Michelangelo Tagliaferri</strong>, <strong>Diego Fusaro</strong>, <strong>Massimo Cacciari</strong>, <strong>Francesco Giorgino</strong>, <strong>Remo Lucchi</strong>, <strong>Valeria Pompili</strong>, <strong>Carmina Gallucci</strong>, <strong>Dario Bolis</strong>, <strong>Davide Simone Cavallo</strong> e il giovane <strong>Alessio Ciocca</strong>. Ognuno porterà una domanda, una visione, una riflessione, una ferita, una testimonianza, una possibilità, una proposta. Ognuno offrirà un frammento di futuro. Perché il perdono, prima di essere un gesto, è un linguaggio. E il futuro, prima di essere un tempo, è una scelta.</p>
<div id="attachment_127321" style="width: 970px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-127321" class="wp-image-127321 size-full" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/08/Papa-Francesco-Porta-Santa-Perdonanza-2022.jpg" alt="" width="960" height="527" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/08/Papa-Francesco-Porta-Santa-Perdonanza-2022.jpg 960w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/08/Papa-Francesco-Porta-Santa-Perdonanza-2022-300x165.jpg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/08/Papa-Francesco-Porta-Santa-Perdonanza-2022-768x422.jpg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/08/Papa-Francesco-Porta-Santa-Perdonanza-2022-585x321.jpg 585w" sizes="(max-width: 960px) 100vw, 960px" /><p id="caption-attachment-127321" class="wp-caption-text">papa Francesco &#8211; porta santa 2022</p></div>
<p>Il 28 agosto 2022, aprendo la Porta Santa della Basilica di Collemaggio, <strong>Papa Francesco</strong> ha definito L’Aquila “<strong>Capitale del Perdono, della Riconciliazione e della Pace</strong>”. Non un blasone da mostrare, ma una responsabilità da vivere. Una responsabilità che nasce dal dono di Celestino V, la <strong>Perdonanza</strong>, il primo giubileo della storia, concesso il 29 agosto 1294 all’atto della sua incoronazione a pontefice proprio a L’Aquila, in quella stessa basilica che egli aveva fatto costruire nel 1275, dopo essersi fermato a Collemaggio di ritorno dal Concilio di Lione. Dal 1294 ogni anno, e per 732 anni, la città apre la <strong>Porta Santa di Collemaggio</strong> e offre al mondo un messaggio che attraversa i secoli, così come sancito nella Bolla della Perdonanza.</p>
<p><em>«</em><em>Celestino Vescovo servo dei servi di Dio, a tutti i fedeli di Cristo che prenderanno visione di questa lettera, salute e apostolica benedizione. Tra le feste solenni che ricordano i santi è da annoverare tra le più importanti quella di San Giovanni Battista in quanto questi, pur provenendo dal grembo di una madre sterile per vecchiezza, tuttavia fu ricolmo di virtù e fonte abbondante di sacri doni, fu voce degli Apostoli, avendo concluso il ciclo dei profeti, ed annunziò la presenza di Cristo in terra mediante l’annuncio del Verbo e miracolose indicazioni, annunziò quel Cristo che fu luce nella nebbia del mondo e delle tenebre dell’ignoranza che avvolgevano la terra, per cui per il Battista seguì il glorioso martirio, misteriosamente imposto dall’arbitrio di una donna impudica in virtù del compito affidatole. Noi, che nel giorno della decollazione di San Giovanni, nella chiesa benedettina di Santa Maria di Collemaggio in Aquila ricevemmo sul nostro capo la tiara, desideriamo che con ancor più venerazione tal Santo venga onorato mediante inni, canti religiosi e devote preghiere dei fedeli. Affinché, dunque, in questa chiesa la festività della decollazione di San Giovanni sia esaltata con segnalate cerimonie e sia celebrata con il concorso devoto del popolo di Dio, e tanto più devotamente e fervidamente lo sia quanto più in tale chiesa la supplice richiesta di coloro che cercano Dio troveranno tesori della Chiesa che risplendono dei doni spirituali che gioveranno nella futura vita, forti della misericordia di Dio onnipotente e dell’autorità dei suoi apostoli SS. Pietro e Paolo, in ogni ricorrenza annuale della festività assolviamo dalla colpa e dalla pena, conseguenti a tutti i loro peccati commessi sin dal Battesimo, quanti sinceramente pentiti e confessati saranno entrati nella chiesa di Santa Maria di Collemaggio dai vespri della vigilia della festività di San Giovanni fino ai vespri immediatamente seguenti la festività. Dato in Aquila, 29 settembre, nell’anno primo del nostro pontificato».</em></p>
<p>L’indulgenza plenaria con il perdono divino ricevuto, che impegna ciascuno a perdonare ogni uomo o donna del suo prossimo. Dunque la riconciliazione è possibile. La pace è possibile. La libertà interiore è possibile. Il Summit nasce per rendere vivo questo messaggio, per contribuire a tradurlo nella contemporaneità, per portarlo dentro le tensioni del nostro tempo presente. Sicché essere un luogo dello spirito, per L’Aquila, non è un privilegio, ma un compito, una missione ineludibile nell’attualizzare il lascito spirituale e civile della Perdonanza, aprendolo al mondo, all’intera umanità.</p>
<div id="attachment_127322" style="width: 717px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-127322" class="wp-image-127322" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/08/LAquila-Teatro-San-Filippo-300x183.webp" alt="" width="707" height="431" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/08/LAquila-Teatro-San-Filippo-300x183.webp 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/08/LAquila-Teatro-San-Filippo-768x469.webp 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/08/LAquila-Teatro-San-Filippo-585x357.webp 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/08/LAquila-Teatro-San-Filippo.webp 1024w" sizes="(max-width: 707px) 100vw, 707px" /><p id="caption-attachment-127322" class="wp-caption-text">Teatro San Filippo</p></div>
<p><strong> </strong>Quest’anno il Summit entra nel <strong>Festival delle Risonanze</strong>, il nuovo contenitore culturale della Perdonanza. E si svolge per la prima volta nel <strong>Teatro San Filippo</strong>, restituito di recente alla città dopo il prezioso restauro dai danni del terremoto del 6 aprile 2009. Un luogo che ha conosciuto la fragilità e la rinascita. Un luogo che accoglie parole e linguaggi diversi, perché possano risuonare e lasciare una traccia. Un luogo che, come la città, sa che il perdono non è un gesto di debolezza, ma un atto di forza e di misericordia.</p>
<p>Viviamo in un tempo che chiede ai giovani di essere veloci, performanti, sempre connessi. Un tempo che offre possibilità immense, ma anche solitudini nuove. Un tempo che rischia di confondere la libertà con l’assenza di limiti, la scelta con la pressione, il futuro con l’incertezza. Il Summit vuole restituire ai giovani le opportunità di un percorso di vita nuovo e con nuovi capisaldi valoriali: <strong>libertà come responsabilità</strong>, <strong>scelta come consapevolezza</strong>, <strong>futuro come possibilità</strong>, <strong>perdono come trasformazione</strong>. Perché perdonare non significa dimenticare. Significa liberare. Liberare ciò che siamo, ciò che possiamo diventare, ciò che vogliamo costruire.</p>
<p><strong> </strong>Il Summit è nato nel 2023 da un’idea di <strong>One Group</strong>, accolta e condivisa dall’associazione <strong>L’Aquila Made In</strong>. In quattro edizioni è diventato un appuntamento nazionale, capace di parlare di temi profondi a pubblici diversi, riverberandone l’eco autentica sia in Italia che all’estero. Il suo messaggio è universale: il perdono non è un atto solo spirituale, è un atto umano. Non è un gesto riservato alla sfera personale, ma un gesto civile che influenza l’intera comunità. Non è un evento occasionale, ma un cammino di perseveranza. In un mondo attraversato da guerre, violenze, tragedie epocali, il perdono non è un’utopia, è una necessità. È una forma di resistenza morale. È una scelta che apre al futuro.</p>
<div id="attachment_5782" style="width: 970px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-5782" class="wp-image-5782 size-full" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/05/LAquila-Basilica-di-Collemaggio-2.jpg" alt="" width="960" height="640" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/05/LAquila-Basilica-di-Collemaggio-2.jpg 960w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/05/LAquila-Basilica-di-Collemaggio-2-300x200.jpg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/05/LAquila-Basilica-di-Collemaggio-2-768x512.jpg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/05/LAquila-Basilica-di-Collemaggio-2-585x390.jpg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/05/LAquila-Basilica-di-Collemaggio-2-263x175.jpg 263w" sizes="(max-width: 960px) 100vw, 960px" /><p id="caption-attachment-5782" class="wp-caption-text">Basilica di Collemaggio</p></div>
<p>Il  23 agosto, con l’arrivo della fiaccola partita dall’eremo di Sant’Onofrio sul monte Morrone, è stato acceso il tripode della Pace sul torrione della basilica di Collemaggio, con un evento splendido trasmesso in diretta su Rai1. È iniziata così la settimana di eventi che condurrà al 28 agosto, all’apertura della Porta Santa con il rito dei tre colpi di bastone d’ulivo del Getsemani, quest’anno affidata dalla Santa Sede al cardinale <strong>José Tolentino de Mendonça</strong>, prefetto del dicastero per la Cultura e l’Educazione, una scelta assai appropriata nell’anno che vede <strong>L’Aquila Capitale italiana della Cultura</strong>. Seguirà per 24 ore la fiumana di fedeli che varcheranno la Porta Santa per il giubileo celestiniano. Nella Basilica di Collemaggio risuonerà, come ogni anno, il magistero di Pietro Celestino, il papa Santo due volte, con l’indulgenza della Perdonanza, fino alla chiusura della Porta.</p>
<p>Il 29 agosto anche al <strong>Teatro San Filippo</strong> le parole saranno risonanze. Risuoneranno come domande, come ferite, come possibilità di rinascita. Risuoneranno come un invito a guardare al domani, senza paure. Perché il perdono non è un gesto che riguarda il passato, ma un ponte verso il futuro. <em>«</em><em>Siete segno che il futuro è una promessa, non una minaccia», </em><em>ha detto <strong>papa Leone</strong> ai giovani del Meeting di Rimini.</em> Un ponte che <strong>L’Aquila, Capitale del Perdono</strong>, continua a costruire per sé e per l’umanità. E il Summit, anno dopo anno, di questo ponte di misericordia è la voce, la voce di un mondo che aspira alla riconciliazione, alla pace, ad un nuovo umanesimo.</p>
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		<title>Marcinelle, 70 anni dopo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Goffredo Palmerini]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 02 Aug 2026 19:57:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storia, Arte, Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Marcinelle]]></category>
		<category><![CDATA[tragedia]]></category>
		<category><![CDATA[vittime del lavoro]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="899" height="477" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/08/Miniera-Bois-du-Cazier-tragedia-1956.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/08/Miniera-Bois-du-Cazier-tragedia-1956.png 899w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/08/Miniera-Bois-du-Cazier-tragedia-1956-300x159.png 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/08/Miniera-Bois-du-Cazier-tragedia-1956-768x407.png 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/08/Miniera-Bois-du-Cazier-tragedia-1956-585x310.png 585w" sizes="(max-width: 899px) 100vw, 899px" /></p>
<p>La tragedia che cambiò l’emigrazione italiana e la coscienza del lavoro nel mondo &#160; L’AQUILA &#8211; L’8 agosto 1956 è una data che non appartiene solo alla storia dell’emigrazione italiana,&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La tragedia che cambiò l’emigrazione italiana e la coscienza del lavoro nel mondo</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L’AQUILA &#8211; L’<strong>8 agosto 1956 </strong>è una data che non appartiene solo alla storia dell’emigrazione italiana, appartiene alla storia della dignità umana. Settant’anni fa, nella miniera di <strong>Bois du Cazier</strong>, a <strong>Marcinelle</strong>, in Belgio, <strong>262 minatori</strong> persero la vita. Uno dei più gravi disastri minerari per l’emigrazione italiana, dopo quelli di <strong>Monongah</strong> (nel 1907 in West Virginia) e <strong>Dawson </strong>(nel 1913 in New Mexico). Delle <strong>262 vittime</strong> a Marcinelle, <strong>136 erano italiani</strong>. Ben <strong>60 provenivano dall’Abruzzo</strong>: da Manoppello (23), Turrivalignani (9), Lettomanoppello (6), Farindola (6), Roccascalegna (6), Castel del Monte (2) e con una vittima da Alanno, Casoli, Castelvecchio Subequo, Elice, Isola del Gran Sasso, Ovindoli, Rosciano, Sant’Eusanio del Sangro.</p>
<p>Piccoli i paesi di provenienza, vite che scesero nel sottosuolo profondo, per risalire solo nella memoria. <strong>Marcinelle</strong> non è solo un luogo, è una ferita profonda. Una ferita che ha attraversato generazioni, che ha segnato la storia del lavoro italiano nel mondo, che ha rivelato la verità di un accordo &#8211; quello italo-belga del 1946 &#8211; che scambiava <strong>“uomini per carbone”</strong>, braccia per tonnellate di antracite, speranze di futuro per contratti capestro.</p>
<p>Nel 1945, immediato dopoguerra, l’<strong>Italia</strong> era un paese stremato, con l’economia in ginocchio e la disoccupazione diffusa. Ferite materiali e morali ancora aperte, dopo 20 anni di dittatura fascista, cinque anni di guerra, di cui due di occupazione nazista e di lotta di Resistenza per liberare il Paese, riconquistare la libertà e avviare la democrazia. Il <strong>Belgio</strong>, invece, pur con le distruzioni belliche, aveva bisogno di tanta manodopera per sfruttare le sue cospicue risorse minerarie, estrarre carbon fossile per alimentare le industrie e la ricostruzione del Paese. Nacque così l’accordo del 23 giugno 1946. Per ogni italiano inviato nelle miniere belghe l’Italia avrebbe ricevuto 2,5 tonnellate di carbone.</p>
<p>Sui muri delle città italiane comparvero manifesti rosa. Promettevano salari vantaggiosi, alloggi dignitosi, viaggi gratuiti, ferie pagate, carbone per le famiglie. La realtà era ben diversa. I minatori venivano reclutati alla stazione centrale di <strong>Milano</strong>, sottoposti a visite mediche sommarie, caricati su treni speciali che attraversavano la <strong>Svizzera</strong> senza fermarsi &#8211; per evitare fughe &#8211; e spediti in <strong>Vallonia</strong>. Ad attenderli non c’erano case, ma baracche di legno, bassi di vecchie case umidi e malsani e hangar di lamiera che pochi anni prima avevano ospitato prigionieri di guerra.</p>
<p>E poi c’erano chiari messaggi di pregiudizio xenofobo nei confronti degli immigrati. Sulle porte degli appartamenti di frequente un cartello crudele recitava <em>«Ni animaux, ni étrangers»</em>. Né animali, né stranieri. Molti dei nostri emigranti erano braccianti e contadini, abituati al sole dei campi. In miniera li aspettava invece il buio, il caldo infernale, il grisù, cunicoli alti talvolta solo 40 centimetri, turni massacranti, silicosi e incidenti quotidiani. E un contratto capestro che non permetteva loro di tornare indietro. Chi abbandonava il lavoro veniva infatti rinchiuso in centri di detenzione. <strong>Marcinelle </strong>fu il punto di non ritorno.</p>
<div id="attachment_126783" style="width: 310px" class="wp-caption alignright"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-126783" class="size-medium wp-image-126783" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/08/Marcinelle-Bois-du-Cazier-WhichMuseum-300x190.png" alt="" width="300" height="190" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/08/Marcinelle-Bois-du-Cazier-WhichMuseum-300x190.png 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/08/Marcinelle-Bois-du-Cazier-WhichMuseum-768x487.png 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/08/Marcinelle-Bois-du-Cazier-WhichMuseum-585x371.png 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/08/Marcinelle-Bois-du-Cazier-WhichMuseum.png 930w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /><p id="caption-attachment-126783" class="wp-caption-text">Marcinelle, Bois du Cazier, WhichMuseum</p></div>
<p><strong> </strong>L’8 agosto 1956 fu l’inferno sotto terra. Alle 7 del mattino, 274 minatori scesero nel pozzo per il primo turno. A 975 metri di profondità un carrello rimase incastrato nell’ascensore. Nonostante l’anomalia, la cabina fu fatta risalire. Il carrello tranciò tubi dell’aria compressa, condutture dell’olio e cavi elettrici. Il fuoco divampò in un lampo. Il fumo invase i cunicoli. Il grisù esplose. E la miniera divenne un inferno. Le operazioni di soccorso durarono due settimane. Il 22 agosto, alle tre di notte, un soccorritore risalì dall’ultima galleria e pronunciò le parole che chiusero ogni speranza: <strong><em>«Tutti cadaveri.»</em> </strong>Marcinelle non fu solo un incidente, fu la rivelazione di un sistema. Di una sicurezza inesistente, di impianti obsoleti, di una gestione che sacrificava vite per la produzione. Fu la denuncia di un accordo che aveva trasformato uomini in numeri, famiglie in statistiche, speranze in carbone.</p>
<p>Nel 2016, in occasione del Sessantennale, andai in <strong>Belgio</strong> per partecipare alla cerimonia conclusiva delle commemorazioni. A <strong>Hornu</strong>, presso Mons, il 16 dicembre ci fu l’incontro conclusivo di un anno di eventi che di quella tragedia aveva fatto memoria e raccolto testimonianze. Presenti a quel convegno rappresentanti di associazioni che si occupano di emigrazione, di istituzioni pubbliche e del Ministero degli Affari Esteri italiano. Era presente anche <strong>Elio Di Rupo</strong>, figlio di un emigrato</p>
<div id="attachment_126782" style="width: 310px" class="wp-caption alignright"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-126782" class="size-medium wp-image-126782" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/08/G.Palmerini-con-Elio-Di-Rupo-Hornu-2016-300x204.jpg" alt="" width="300" height="204" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/08/G.Palmerini-con-Elio-Di-Rupo-Hornu-2016-300x204.jpg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/08/G.Palmerini-con-Elio-Di-Rupo-Hornu-2016-585x399.jpg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/08/G.Palmerini-con-Elio-Di-Rupo-Hornu-2016.jpg 634w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /><p id="caption-attachment-126782" class="wp-caption-text">G.Palmerini con Elio Di Rupo, Hornu &#8211; 2016</p></div>
<p>abruzzese, allora Sindaco di <strong>Mons</strong> e già Primo Ministro del Belgio. Una testimonianza vivente di ciò che gli italiani hanno saputo costruire, nonostante tutto. Nel mio intervento ringraziai gli emigrati per il servizio che avevano reso all’Italia con il lavoro, la serietà, la dignità, la capacità di onorare la terra d’origine. Per il rispetto guadagnato sul campo, contro ogni pregiudizio. Per aver mostrato al mondo il valore degli italiani, spesso più riconosciuto all’estero che in patria.</p>
<p>Il giorno dopo andammo visitare la miniera di <strong>Bois du Cazier</strong>, a Marcinelle. <strong>Alain Forti</strong>, <em>Conservateur</em> del sito nel 2012 riconosciuto <strong>Patrimonio dell’umanità</strong> &#8211; grazie alla lotta degli ex minatori che ne scongiurò la trasformazione a supermercato e ne promosse il riconoscimento dall’<strong>Unesco</strong> -, ci guidò tra i luoghi della tragedia. La visita fu una <em>via crucis</em>, con il racconto degli ultimi testimoni della tragedia sui cunicoli, le attrezzature, i ricordi del caldo soffocante, del pericolo del grisù. Poi la visita al <strong>Memoriale,</strong> 262 fotografie. 262 vite perdute. 136 i minatori italiani. Davanti a quelle immagini il silenzio, non solo rispetto, ma dolore, memoria e responsabilità.</p>
<p>La tragedia cambiò molte cose. <strong>Marcinelle</strong> segnò la fine degli accordi bilaterali tra <strong>Italia</strong> e <strong>Belgio</strong>. Segnò la fine dell’idea che il lavoro potesse essere barattato con carbone. Segnò l’inizio di una nuova consapevolezza: che la sicurezza non è un <em>optional</em>, che la dignità non è negoziabile, che la vita non può essere sacrificata per la produzione. Nacque una nuova attenzione verso i diritti dei lavoratori all’estero. Nacque la consapevolezza che l’emigrazione italiana non è solo una storia di partenze, ma una storia di sacrifici, di lotte, di conquiste civili. Una storia che non può essere più relegata a memoria circoscritta, ma riconosciuta come una delle grandi vicende nazionali.</p>
<p>Da quella tragedia è nata la <strong>Giornata del Lavoro Italiano nel Mondo</strong>, celebrata ogni 8 agosto. Ma da <strong>Marcinelle</strong> – aggiungo – dovrebbe nascere anche un dovere civile e un impegno politico corale e imprescindibile: che la storia dell’emigrazione italiana entri nelle scuole, nelle università, nella cultura pubblica. Che diventi parte significativa della Storia d’Italia, per essere stata una diaspora che in poco più di un secolo ha visto partire 29 milioni di italiani per le terre d’emigrazione in ogni angolo del mondo.</p>
<p><strong> </strong>Settant’anni dopo<strong> Marcinelle </strong>continua dunque a parlare. Proclama un monito per l’intera umanità. Ci ricorda che il lavoro è dignità, ma può diventare tragedia quando la dignità viene negata. Ci ricorda che gli emigrati italiani hanno costruito il mondo con le loro mani, spesso pagando un prezzo altissimo. Ci ricorda che la sicurezza non è un lusso, ma un diritto. Ci ricorda che la memoria non è un esercizio del passato, ma un impegno del presente. Settant’anni dopo, Marcinelle non è solo un luogo. È un monito, è una ferita, è una responsabilità, è un tributo alla vita di 262 uomini che non devono essere dimenticati. E soprattutto è un dovere, quello di continuare a raccontare e<strong> fare memoria.</strong></p>
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		<title>L’atleta della vita di Vincenzo Di Michele. Il romanzo vero di una donna che non ha mai smesso di credere nel domani</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2026/08/01/latleta-della-vita-di-vincenzo-di-michele-il-romanzo-vero-di-una-donna-che-non-ha-mai-smesso-di-credere-nel-domani/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=latleta-della-vita-di-vincenzo-di-michele-il-romanzo-vero-di-una-donna-che-non-ha-mai-smesso-di-credere-nel-domani</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Goffredo Palmerini]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 01 Aug 2026 14:26:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Libri]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="427" height="608" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/08/cover-Atleta-della-vita.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/08/cover-Atleta-della-vita.png 427w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/08/cover-Atleta-della-vita-211x300.png 211w" sizes="(max-width: 427px) 100vw, 427px" /></p>
<p> La recensione di Goffredo Palmerini, giornalista e scrittore Conosco Vincenzo Di Michele da anni. Ho letto e recensito molte delle sue opere, spesso dedicate alla memoria storica, alle verità taciute&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><b><i> La recensione di Goffredo Palmerini, giornalista e scrittore</i></b></p>
<p>Conosco <strong>Vincenzo Di Michele</strong> da anni. Ho letto e recensito molte delle sue opere, spesso dedicate alla memoria storica, alle verità taciute della guerra, ai reduci che hanno attraversato la storia con la stessa dignità silenziosa dei grandi protagonisti. <strong>Di Michele</strong> è uno scrittore che ha sempre saputo ascoltare. Ascoltare i documenti, le testimonianze, le voci che rischiavano di perdersi. Tuttavia con il suo primo romanzo compie qualcosa di diverso, di nuovo, di sorprendente: entra nella vita vera di una donna e la racconta con una delicatezza che non avevo ancora visto così pienamente nella sua scrittura.</p>
<p>Ci sono libri che non si limitano a raccontare una storia, invece la custodiscono. <em>L’atleta della vita</em>, il romanzo di <strong>Vincenzo Di Michele</strong>, appartiene a questa categoria rara. È un’opera che nasce da un diario reale, da una voce che ha attraversato la vita con intensità, disciplina, amore e dolore. Una voce che l’autore ha saputo ascoltare e trasformare in un racconto limpido, rispettoso, profondamente umano.</p>
<p><strong>Anna </strong>– questo il nome scelto per tutelarne la privacy – non è solo la protagonista del romanzo, è una presenza che rimane. Una donna che ha vissuto intensamente, in ogni ruolo che la vita le ha affidato: atleta di livello internazionale, medico appassionato, madre e moglie, professionista rigorosa, anima luminosa di una famiglia che la amava profondamente. E poi paziente oncologica. E poi testimone. E infine voce.  <strong>Di Michele</strong> non la racconta come un personaggio, la accompagna, quasi con pudore. Chi conosce l’autore sa quanto la sua prosa sia abituata a muoversi tra archivi, documenti, ricostruzioni storiche. Qui invece la parola si fa più intima, più raccolta, più rispettosa. C’è la volontà di custodire una vita e di offrirla agli altri come un dono.</p>
<p><strong>Di Michele</strong>, autore noto per i suoi saggi storici dedicati alle vicende di guerra, ai reduci, alle verità nascoste del Novecento, compie qui un passaggio decisivo, di grande significato anche sul piano della qualità letteraria. Passa, infatti, dalla storia collettiva alla storia intima di una persona. E lo fa con una scrittura che sorprende per misura, delicatezza e profondità emotiva. Non c’è retorica, non c’è compiacimento nel dolore. C’è invece la volontà di accompagnare il lettore dentro un percorso che riguarda tutti, perché tutti, in un modo o nell’altro, abbiamo incrociato in qualche modo il tornante del cancro nel mondo delle nostre amicizie e talvolta direttamente.</p>
<p><em>L’atleta della vita</em> è un libro che va letto con calma, distillato parola per parola, frase per frase, per coglierne l’essenza progressiva della storia ma anche il bagaglio di emozioni che reca con sé. Inoltre, c’è l’insegnamento profondo di una donna che, colpita dal tumore al seno, da medico lo studia, lo propone come esempio di “terapia” aggiuntiva a quella farmacologica, quali per lei sono lo sport, la meditazione spirituale, l’intensità della relazione in famiglia (con il marito, medico anch’egli e docente universitario, con i due figli). Non infrangerò la regola che postula di non entrare nei dettagli di una storia narrata, che invece va letta e scoperta man mano. E tuttavia qualche flash è necessario per inquadrare la vicenda e la sua evoluzione narrativa. Il libro si apre con una nota dell’Autore che già è una dichiarazione di trasparenza.</p>
<p>La storia narrata non è una biografia, ma un cammino. Non una sequenza di date, ma un respiro. <strong>Anna</strong>, la protagonista, inizia ad annotare nel suo diario dal novembre 2024, perché non sa quale evoluzione avrà la sua malattia fino al congresso medico del marzo 2025. Scrive perché teme che le emozioni possano impedirle di parlare. Scrive perché la malattia, che lei non vuole esibire, le chiede invece di essere raccontata per diventare testimonianza, per essere un’esperienza d’aiuto verso tutte le donne che si trovino a vivere la medesima condizione.</p>
<p>Il capitolo del congresso medico è uno dei più intensi dell’intero libro. Anna sale sul palco, ferma, asciutta, illuminata da luci che sembrano crude. Stringe il microfono con una mano sola, prende fiato e pronuncia due parole che attraversano la sala come un’onda: <em>«Sono piena di metastasi in tutte le parti del mio corpo.» </em>Non c’è enfasi, non c’è dramma: c’è verità. Una verità detta con una lucidità che immobilizza la platea. Medici, studenti, fisioterapisti, pazienti, tutti si ritrovano uniti da un silenzio che non è assenza di suono, ma presenza di ascolto. In quel momento, Anna non è solo una paziente, è un medico che parla ai medici, un’atleta che parla agli atleti, una donna che parla alla vita. E lo fa con la sincerità, richiamando l’importanza terapeutica di continuare a vivere le proprie passioni, nel suo caso lo sport, la professione medica anche durante il Covid, la vita spirituale, il mondo delle relazioni di amicizia e familiari. Una “terapia integrativa” personale, utile a contenere all’essenziale le necessarie cure farmacologiche.</p>
<p>La narrazione segue Anna nel suo percorso: la paura iniziale, la disciplina dello sport che diventa terapia, il sostegno delle terapie integrate, la volontà di mantenere autonomia, lucidità, equilibrio psicofisico. La sua storia non è mai raccontata come una battaglia &#8211; <strong>Di Michele</strong> evita con cura la retorica bellica &#8211; ma come un cammino. Un cammino fatto di scelte, di consapevolezza, di amore per l’esistenza. Accanto alla malattia, il libro restituisce la vita nella sua quotidianità, nel suo divenire: la Basilicata dell’infanzia, la campagna, gli animali, la transumanza; la corsa che nasce come gioco e diventa vocazione; gli allenatori che preparano e guidano Anna, le gare, le medaglie, la disciplina; Roma, l’università, la medicina, il lavoro; la famiglia, i figli, gli affetti che la accompagnano fino all’ultimo.</p>
<p><strong>Di Michele</strong> riesce a dare voce a questa complessità con una scrittura che alterna momenti di intensa partecipazione emotiva a pagine di grande sobrietà. Il lettore avverte la presenza dell’autore, ma mai in modo invadente. È infatti un narratore che osserva, ascolta, restituisce. Un narratore che conosce bene il valore della memoria e sa che raccontare significa anche proteggere.</p>
<p><em> </em><em>L’atleta della vita</em> è un romanzo che parla al lettore con delicatezza, ma anche con forza. Una storia di vita che invita a guardare la malattia senza paura, senza vergogna, senza silenzi. Una storia vera che ricorda che la vita, anche quando si ferma, continua a lasciare tracce luminose. Anna, attraverso la sua diretta esperienza nella malattia, affida un forte messaggio di speranza e di valori da vivere, quali sono quelli per lei importanti, compresa la sua fede cristiana vissuta in autenticità.</p>
<p>Con quest’opera <strong>Vincenzo Di Michele</strong> aggiunge alla sua produzione un libro diverso, più intimo, più civile, più universale. Una testimonianza che può essere d’aiuto a chi direttamente affronta il cancro, ma anche a chi accompagna, a chi sostiene, a chi ama. Una storia che non si dimentica, perché non parla di morte, ma sa parlare di vita. Di una vita che sa sempre resistere e lasciare così una testimonianza utile e luminosa.</p>
<p>***</p>
<p><strong>Vincenzo Di Michele</strong>, romano ma di origini abruzzesi, è giornalista e scrittore con una lunga esperienza nella ricostruzione<img loading="lazy" decoding="async" class="alignright size-medium wp-image-126771" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/08/Vincenzo-Di-Michele-300x170.jpg" alt="" width="300" height="170" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/08/Vincenzo-Di-Michele-300x170.jpg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/08/Vincenzo-Di-Michele-1024x580.jpg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/08/Vincenzo-Di-Michele-768x435.jpg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/08/Vincenzo-Di-Michele-1170x663.jpg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/08/Vincenzo-Di-Michele-585x331.jpg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/08/Vincenzo-Di-Michele.jpg 1600w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /> di vicende storiche del Novecento. Laureato in Scienze Politiche alla Sapienza, ha firmato numerosi volumi che spaziano dalla memoria bellica alla storia sociale, fino alle biografie. Saggista fecondo, ha pubblicato: <em>La famiglia di fatto</em> (2006), un’analisi della convivenza more uxorio; <em>Io prigioniero in Russia</em> (2009), oltre 55.000 copie vendute, vincitore di premi alla memoria storica; <em>Guidare oggi</em> (2010), un manuale per le problematiche stradali; <em>Mussolini finto prigioniero al Gran Sasso</em> (2011), una revisione storica sulla prigionia del Duce a Campo Imperatore; <em>Pino Wilson, vero capitano d’altri tempi</em> (2013), biografia ufficiale del calciatore della Lazio, campione d’Italia nel 1974; <em>Come sciogliere un matrimonio alla Sacra Rota</em> (2014), un’inchiesta sull’iter di annullamento dei matrimoni innanzi ai Tribunali ecclesiastici; <em>L’ultimo segreto di Mussolini</em> (2015), quel patto sottobanco tra Badoglio e i tedeschi e i retroscena dell’operazione Quercia sulla liberazione di Mussolini, anche tradotto in inglese (<em>The Last secret of Mussolini, the undercounter pact between Badoglio and the Germans)</em>; <em>Cefalonia. Io e la mia storia</em> (2017), racconto autobiografico di un militare sullo sfondo degli avvenimenti bellici dell’eccidio di Cefalonia nel settembre 1943; <em>Animali in guerra, vittime innocenti </em>(2019), le uccisioni nelle due Guerre mondiali di cani, cavalli, muli, piccioni e di tante altre bestie; <em>Alla ricerca dei dispersi in guerra</em> (2020), dal fronte greco a El Alamein fino alla Russia: i familiari dei caduti raccontano le loro storie. <em>Le scomode verità nascoste nella II Guerra Mondiale </em>(2024), <strong>“</strong><em>Campo Imperatore 1943 &#8211; Quel falso mito della liberazione del Duce” </em>(2025), <em>“Majorana, il prezzo del genio &#8211;</em><em> La fuga e il mistero dello scienziato di Via Panisperna che intuì l’orrore nucleare</em><em>”</em> (2026).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><em>L’atleta della vita</em></strong><strong> – Vincenzo Di Michele </strong>(Edizioni Vincenzo Di Michele, Roma 2026, € 12 &#8211; ebook € 4,90)</p>
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		<title>Bestiario di Parthenope, il nuovo libro di Fiorella Franchini. Una mappa affascinante della memoria di Napoli</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2026/07/15/bestiario-di-parthenope-il-nuovo-libro-di-fiorella-franchini-una-mappa-affascinante-della-memoria-di-napoli/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=bestiario-di-parthenope-il-nuovo-libro-di-fiorella-franchini-una-mappa-affascinante-della-memoria-di-napoli</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Goffredo Palmerini]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 Jul 2026 15:21:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[BESTIARIO DI PARTHENOPE]]></category>
		<category><![CDATA[libri]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1000" height="1456" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/cover-bestiario.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/cover-bestiario.jpg 1000w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/cover-bestiario-206x300.jpg 206w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/cover-bestiario-703x1024.jpg 703w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/cover-bestiario-768x1118.jpg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/cover-bestiario-585x852.jpg 585w" sizes="(max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></p>
<p>Il saggio &#8220;Bestiario di Parthenope. Storie e creature tra leggenda e realtà&#8220; di Fiorella Franchini (Edizioni Intra Moenia) è un&#8217;operazione culturale raffinata che va ben oltre la semplice catalogazione del&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il saggio <strong><em>&#8220;Bestiario di Parthenope. Storie e creature tra leggenda e realtà</em></strong><em>&#8220;</em> di <strong>Fiorella Franchini</strong> (Edizioni Intra Moenia) è un&#8217;operazione culturale raffinata che va ben oltre la semplice catalogazione del folklore napoletano. L’autrice, già nota per i suoi romanzi storici ambientati nel mondo antico, applica qui lo stesso rigore documentaristico a una materia fluida e profondamente viscerale: l&#8217;immaginario zoologico e fantastico di <strong>Napoli</strong>. La prima caratteristica del testo è lo scarto netto rispetto alla tradizione dei bestiari medievali europei. Se i cataloghi di mostri del Medioevo cristiano avevano come fine ultimo la moralizzazione, la catechesi e la redenzione dell&#8217;anima attraverso la paura del peccato, il bestiario partenopeo si rivela laico, utilitaristico e profondamente pragmatico.</p>
<p>Le creature che popolano i vicoli, i palazzi e il sottosuolo di Napoli non servono a guadagnarsi il Paradiso, ma a sopravvivere al quotidiano. Il legame tra l&#8217;uomo e l&#8217;animale, vero o immaginario che sia, nasce da un senso di precarietà storica ed esistenziale. L&#8217;ironia e la superstizione diventano scudi protettivi contro la sfortuna, la povertà o l&#8217;inspiegabile. L&#8217;autrice organizza il volume per voci, muovendosi con agilità tra archeologia, storia e letteratura. Il racconto mostra come a Napoli il dato biologico reale subisca costantemente una trasfigurazione magica o domestica. Con il <strong>geco</strong> l&#8217;animale che pulisce la casa dagli insetti, si eleva a spirito protettore del focolare, <strong>la Bella &#8216;Mbriana</strong>, l&#8217;ombra benevola della casa che non bisogna disturbare.</p>
<p>Affondando le mani nelle credenze di epoca romana, <strong>Fiorella Franchini</strong> rievoca la leggenda di un polpo talmente scaltro da risalire i canali fognari delle ville patrizie di Pozzuoli per depredare le dispense. Il <strong>cardillo,</strong> invece, si trasforma in simbolo della malinconia e della resilienza di un intero popolo. L&#8217;uccellino in gabbia che canta diventa metafora della privazione della libertà e della capacità di resistere attraverso l&#8217;arte. Particolarmente curioso è il capitolo dedicato all&#8217;identificazione dei napoletani con il &#8220;<strong>ciuccio&#8221;,</strong> emblema di un popolo abituato a faticare e a rispondere alle avversità della vita con una sana, dissacrante autoironia.</p>
<p>Il viaggio della scrittrice tocca anche i simboli della forza e del potere profano, come il <strong>mastino,</strong> fedele compagno che nell&#8217;iconografia della malavita storica fungeva da estensione visiva della propria invincibilità nel vicolo. O ancora <strong>il toro</strong>, figura sacrificale primigenia legata al culto fondativo della Sirena Partenope. Il sottosuolo, la &#8220;Napoli di sotto&#8221;, non è da meno: l&#8217;autrice scende nei pozzi della città per stanare la <strong>Papera cogliuta,</strong> mostro orrorifico nato per tenere i bambini lontani dalle pericolose cisterne d&#8217;acqua, a testimonianza di come il mostro napoletano abbia anche una funzione pedagogica o protettiva.</p>
<p>Un tassello fondamentale del bestiario è il <strong>corallo</strong>. Franchini ne scava le origini antropologiche: secondo il mito classico, il corallo nacque dal sangue pietrificato della testa di Medusa, recisa da Perseo e adagiata sulle alghe. A Napoli questo &#8220;sangue di mare&#8221; diventa l&#8217;antidoto per eccellenza contro il malocchio<strong>. </strong>Nel saggio, la <strong>tartaruga</strong> assume un valore ambivalente e potentissimo. Da un lato rappresenta la lentezza, la pazienza e la saggezza millenaria; dall&#8217;altro, è il simbolo di una natura resiliente, capace di sopravvivere agli abusi umani. Il catalogo è ricchissimo e spazia dagli animali dell’antica <strong>Pompei</strong> a quelli della camorra napoletana, dal gioco del lotto alle opere d’arte.</p>
<p>Affascinante è l&#8217;apporto visivo delle fotografie di <strong>Sergio Siano</strong>. Le immagini non fanno da semplice &#8220;sfondo&#8221;, ma dialogano attivamente con la prosa. Siano riesce a catturare la pietra scolpita, i dettagli architettonici (mascheroni, battenti, rilievi zoomorfi) e le atmosfere fumose e laviche della città, dimostrando visivamente che il bestiario è letteralmente impresso sui muri e nel tufo di Napoli.</p>
<p><strong> </strong><em>&#8220;Bestiario di Parthenope&#8221;</em> è un&#8217;opera preziosa perché non scivola mai nel saggismo accademico e polveroso, pur mantenendo un&#8217;ammirevole densità di contenuti. <strong>Fiorella Franchini</strong> firma un testo fluido, accessibile e appassionato. È una mappa culturale indispensabile per chi vuole capire perché a Napoli la linea di demarcazione tra il visibile e l&#8217;invisibile, tra l&#8217;umano e il bestiale, non sia un muro invalicabile, ma un velo sottilissimo che basta sollevare per scoprire la vera anima della città.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Bestiario di Parthenope. Storie e creature tra leggenda e realtà</em></p>
<p>Fiorella Franchini &#8211; Edizioni Intra Moenia (2026) &#8211; Euro 18,90</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>***</p>
<p><strong>Fiorella Franchini</strong> vive e lavora a Napoli. Giornalista pubblicista dal 2004, è laureata in Lettere Moderne presso<img loading="lazy" decoding="async" class="alignright size-medium wp-image-126263" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/Fiorella-Franchini.1-300x247.jpg" alt="" width="300" height="247" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/Fiorella-Franchini.1-300x247.jpg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/Fiorella-Franchini.1-585x482.jpg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/Fiorella-Franchini.1.jpg 720w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /> l’Università di Napoli Federico II. Collabora con il quotidiano <em>Il Denaro.it</em> e con le riviste online <em>Pannunzio Magazine</em> e <em>Verbum Press</em>. Per oltre dieci anni ha diretto il web magazine <em>Napoliontheroad</em> e ha scritto per le riviste <em>Arte&amp;Carte</em> e <em>Sussurri e Grida</em>. Nel 2013 ha pubblicato undici interviste nell’antologia <em>Donna è Anima</em> (Savarese Editore). Ha esordito nella narrativa con i romanzi <em>L’orchidea bianca</em> (Il Girasole Editore, 1995) e <em>I fuggiaschi di Lokrum</em> (Marotta Editore, 1998), ispirati a eventi bellici del secondo Novecento. A questi sono seguiti i thriller <em>Nanhai</em> (Il Mezzogiorno Editore, 2002) e <em>I fuochi di Atrani</em> (Kairòs Editore, 2006). Negli ultimi anni si è dedicata al romanzo storico, pubblicando <em>Korallion</em> (Kairòs Edizioni, 2014), <em>Il velo di Iside</em> (Homo Scrivens, 2018), <em>Pulsa de nura &#8211; La maledizione di Berenice di Cilicia</em> (Guida Editore, 2022), ambientati nella Napoli greca e romana, e il thriller <em>Deep Drilling</em> (Edition Bärenklau, Germania, 2023), <em>Bestiario di Partenope. Storie e creature tra leggenda e realtà </em>(Intra Moenia Edizioni, aprile 2026). Ha partecipato a programmi televisivi e ha ricevuto numerosi riconoscimenti in concorsi e premi letterari, sia nella narrativa sia nel giornalismo. Dal 2020 è membro della giuria e del comitato scientifico del Premio internazionale “Città del Galateo – Antonio de Ferraris”. I suoi ultimi due romanzi storici sono stati protagonisti di un progetto PCTO di Educazione al Patrimonio nel Sannio, <em>I Culti Egizi a Benevento</em>, all’interno dell’iniziativa <em>I Simulacri di Iside &#8211; Romanzando di Storia sull’Appia Regina Viarum con Fiorella Franchini</em>, e del percorso esperienziale “<em>ONORE A ISIDE al MANN”</em> &#8211; 2 marzo 2026- Educazione al Patrimonio con l’I.I.S. Carlo Levi di Portici, organizzati entrambi dall’Associazione ISIDIS ROUTE, di cui è socia.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Premio Nazionale Pratola, quando la cultura incontra la luce dell’Abbazia morronese</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2026/06/09/premio-nazionale-pratola-quando-la-cultura-incontra-la-luce-dellabbazia-morronese/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=premio-nazionale-pratola-quando-la-cultura-incontra-la-luce-dellabbazia-morronese</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Goffredo Palmerini]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 Jun 2026 15:30:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storia, Arte, Cultura]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="960" height="540" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_4199.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_4199.jpeg 960w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_4199-300x169.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_4199-768x432.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_4199-585x329.jpeg 585w" sizes="(max-width: 960px) 100vw, 960px" /></p>
<p>Emozioni e suggestioni dell’edizione 2026, i nomi degli insigniti   SULMONA &#8211; Ci sono pomeriggi in cui la luce sembra avere memoria. Scende lenta, sfiora le pietre, si posa sulle&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/06/09/premio-nazionale-pratola-quando-la-cultura-incontra-la-luce-dellabbazia-morronese/">Premio Nazionale Pratola, quando la cultura incontra la luce dell’Abbazia morronese</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p class="s5"><span class="s6"><span class="bumpedFont15">Emozioni e suggestioni dell’edizione 2026</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">, </span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">i nomi degli insigniti</span></span></p>
<p class="s3"><span class="s7"> </span></p>
<p class="s9"><span class="s2">SULMONA &#8211; </span><span class="s2">Ci sono pomeriggi in cui la luce sembra avere memoria. Scende lenta, sfiora le pietre, si posa sulle architetture come una mano antica che riconosce ciò che tocca. Così accade <b>all’</b></span><b><span class="s8">Abbazia</span> <span class="s8">di Santo Spirito al Morrone</span></b><span class="s2"> quando il sole del tardo giorno si inclina verso la Valle Peligna e il monte che le dà </span><span class="s2">il </span><span class="s2">nome si accende di riflessi dorati. È un momento che non si può descrivere, si può solo abitare. In questa luce sospesa, </span><span class="s8">sabato 6 giugno</span><span class="s2">, </span><span class="s2">ha preso</span><span class="s2"> forma la </span><span class="s2">XVII edizione del</span><span class="s8"> Premio Nazionale Pratola</span><span class="s2">, un appuntamento che non è più soltanto una cerimonia, ma un rito civile, un incontro tra eccellenze e territorio, un modo per </span><span class="s2">affermare</span><span class="s2"> che la cultura, quando è autentica, è un ponte che unisce, un respiro che attraversa.</span></p>
<p class="s9"><span class="s2"> </span><span class="s2">Ci sono </span><span class="s2">poi </span><span class="s2">luoghi che non si limitano a ospitare un evento</span><span class="s2">, invece</span><span class="s2"> lo amplificano, lo custodiscono, lo trasformano in un’esperienza. L’</span><span class="s8">Abbazia di Santo <img loading="lazy" decoding="async" class="alignright size-medium wp-image-124916" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_4193-300x187.jpeg" alt="" width="300" height="187" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_4193-300x187.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_4193-1024x638.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_4193-768x479.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_4193-1920x1196.jpeg 1920w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_4193-1170x729.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_4193-585x364.jpeg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_4193.jpeg 2048w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />Spirito </span><span class="s2">è </span><span class="s2">appunto </span><span class="s2">uno di questi. Nel pomeriggio, quando il sole </span><span class="s2">inizia a scendere, l’impone</span><span class="s2">n</span><span class="s2">te </span><span class="s2">complesso </span><span class="s2">celestiniano</span><span class="s2">, tra i più grandi d’Italia,</span><span class="s2">sembra tornare a respirare come nel tempo di </span><span class="s8">Pietro del Morrone</span><span class="s2">, l’eremita che qui cercò silenzio e trovò una visione.</span> <span class="s2">Questo lo</span><span class="s2"> scenario </span><span class="s2">suggestivo del</span><span class="s2">l</span><span class="s2">’</span><span class="s2">edizione </span><span class="s2">2026 </span><span class="s2">del </span><strong><span class="s8">Premio Nazionale Pratola</span></strong><span class="s2">, un appuntamento che negli anni ha saputo crescere fino a diventare una delle manifestazioni culturali più riconosciute dell’Abruzzo. Un premio che non celebra solo eccellenze</span><span class="s2">,</span><span class="s2"> racconta un territorio, un’identità, un modo di intendere la cultura come servizio e come dono.</span></p>
<p class="s9"><span class="s2">L’Abbazia</span><span class="s2"> è</span><span class="s2"> un respiro di storia che avvolge tutto</span><span class="s2">. </span><span class="s2">L’Abbazia non è un fondale</span><span class="s2">, è</span> <span class="s2">quasi </span><span class="s2">un</span><span class="s2">a creatura</span><span class="s2"> vivente</span><span class="s2">. </span><span class="s2">Fu</span><span class="s2"> la casa generalizia dei Celestini, il luogo dove </span><span class="s8">Pietro </span><span class="s8">Angelerio</span> <span class="s2">&#8211;</span><span class="s2">futuro </span><strong><span class="s8">papa </span><span class="s8">Celestino V</span></strong> <span class="s2">&#8211; quando </span><span class="s2">nel 1241 vi </span><span class="s2">arrivò </span><span class="s2">trovandovi una semplice </span><span class="s2">cappella dedicata a Santa Maria</span><span class="s2">, </span><span class="s2">la ampliò </span><span class="s2">avviando man mano la costruzione </span><span class="s2">di</span><span class="s2"> una chiesa dedicata allo Spirito Santo, con </span><span class="s2">monastero</span><span class="s2"> annesso,</span><span class="s2">i</span><span class="s2">spira</span><span class="s2">ndosi </span><span class="s2">alle </span><span class="s2">previsioni teologiche</span><span class="s2"> di </span><span class="s8">Gioacchino da Fiore</span><span class="s2"> e all</span><span class="s2">a speranza</span><span class="s2"> di un’Era</span><span class="s2"> dello Spirito </span><span class="s2">che avrebbe rinnovato</span><span class="s2"> la Chiesa</span><span class="s2">, liberandola dal potere temporale e avviandola</span><span class="s2"> ad un tempo </span><span class="s2">spirituale, </span><span class="s2">di pace </span><span class="s2">per l’umanità e di perdono tra gli uomini, </span><span class="s2">sotto la guida di</span><span class="s2"> un</span> <span class="s10">“</span><span class="s10">Pastor</span><span class="s10">Angelicus</span><span class="s10">”</span><span class="s2">.</span></p>
<p class="s9"><span class="s2">E infatti, quel monaco che sarebbe poi diventato nel 1294 Papa </span><span class="s8">Celestino V,</span><span class="s2"> ispirò nell</span><span class="s2">’a</span><span class="s2">bbazia diverse rappresentazioni pittoriche della colomba, simbolo dello Spirito Santo, ancor oggi ben visibili. All’interno dell’abbazia </span><span class="s2">c’è </span><span class="s2">la stupenda chiesa a croce greca, che presenta pregevoli opere in legno, tra cui il coro di </span><span class="s8">Leonardo Macchione</span><span class="s2"> di Pacentro. E poi la </span><span class="s8">Cappella </span><span class="s8">Caldora</span><span class="s2">, con affreschi attribuiti a </span><span class="s8">Johannes de Sulmona </span><span class="s2">e in una nicchia ad arco semicircolare il monumento sepolcrale dei </span><span class="s2">Caldora</span><span class="s2">, scolpito nel 1412 da </span><span class="s8">Gualterio</span><span class="s8"> de </span><span class="s8">Alemania</span><span class="s2">.</span></p>
<p class="s9"><span class="s2">Riformando la regola benedettina è qui che </span><span class="s8">Pietro del Morrone</span><span class="s2"> fonda</span><span class="s2"> la comunità monastica</span><span class="s2"> dei </span><span class="s8">Celestini</span><span class="s2">, </span><span class="s2">è </span><span class="s2">qui che si radic</span><span class="s2">a</span><span class="s2"> la spiritualità che </span><span class="s2">lo </span><span class="s2">avrebbe portato</span> <span class="s2">al</span><span class="s2"> soglio pontificio</span><span class="s2">,</span> <span class="s2">è qui </span><span class="s2">ne</span><span class="s2">ll’eremo di Sant’Onofrio </span><span class="s2">sulle coste del monte Morrone </span><span class="s2">che l</span><span class="s2">’elezione </span><span class="s2">a </span><span class="s2">papa</span><span class="s2">,</span><span class="s2"> n</span><span class="s2">el </span><span class="s8">Conclave di Perugia</span><span class="s2">, </span><span class="s2">gli viene comunicata, è qui che sceglie di </span><span class="s2">andare a </span><span class="s8">L’Aquila</span><span class="s2"> per </span><span class="s2">essere incoronato pontefice</span><span class="s2">, </span><span class="s2">il 29 agosto 1294, istituendovi il primo giubileo della storia, la </span><span class="s8">Perdonanza</span><span class="s2">. </span><span class="s2">Questo è dunque un luogo che trasuda storia</span><span class="s2">, meditazione </span><span class="s2">e spiritualità</span> <span class="s2">profonda</span><span class="s2">. Questo luogo incornicia</span><span class="s2">,</span><span class="s2"> dopo </span><span class="s2">quella del</span><span class="s2"> 2025</span><span class="s2">,</span><span class="s2"> anche l’edizione 2026 del </span><span class="s8">Premio Pratola</span><span class="s2">.</span></p>
<p class="s9"><span class="s2">Alle 16</span><span class="s2"> e 30 </span><span class="s2">la navata </span><span class="s2">della chiesa abbaziale </span><span class="s2">è</span><span class="s2"> già colma. Il pubblico riempi</span><span class="s2">e</span><span class="s2"> anche le cappelle laterali, come se la comunità peligna </span><span class="s2">voglia</span><span class="s2"> abbracciare l’evento con la stessa intensità con cui l’Abbazia abbraccia la sua storia.</span> <span class="s2">A condurre la cerimonia, il giornalista </span><strong><span class="s8">Enrico </span><span class="s8">Giancarli</span></strong><span class="s2">, volto di Rete 8, con la sua consueta </span><span class="s2">bravura</span><span class="s2">. Testimonial d’eccezione</span><span class="s2"> è</span> <strong><span class="s8">Marcello Sorgi</span></strong><span class="s2">, editorialista de </span><span class="s10">La Stampa</span><span class="s2">, </span><span class="s2">premiato nel 2019.</span> <span class="s2">I saluti iniziali hanno il tono delle cose autentiche</span><span class="s2">. </span><strong><span class="s8">Mons</span><span class="s8">. Michele Fusco</span></strong><span class="s2">, vescovo di Sulmona-Valva, richiama la spiritualità del luogo e il messaggio </span><span class="s2">celestiniano</span> <span class="s2">di perdono e riconciliazione </span><span class="s2">come via alla pace;</span><strong><span class="s8">Pierpaolo Bellucci</span></strong><span class="s2">, presidente dell’Associazione Futile Utile, racconta la sfida </span><span class="s2">d</span><span class="s2">ei quindici anni di vita del Premio </span><span class="s2">nel</span><span class="s2"> far</span><span class="s2">lo</span><span class="s2"> crescere con coraggio e visione;</span> <span class="s2">le Consigliere regionali </span><strong><span class="s8">Antonietta La Porta</span><span class="s2"> e </span><span class="s8">Maria Assunta Rossi </span></strong><span class="s2">sottolinea</span><span class="s2">n</span><span class="s2">o il valore culturale e identitario dell’iniziativa;</span> <span class="s2">il sindaco di Sulmona </span><strong><span class="s8">Luca </span><span class="s8">Tirabassi</span> </strong><span class="s2">annota</span><span class="s2"> come il Premio sia ormai un punto fermo della vita culturale abruzzese.</span> <span class="s2">Gli insigniti </span><span class="s2">confermano il ritratto dell’Italia migliore, che compete, che informa e racconta, che </span><span class="s2">con l’arte </span><span class="s2">crea</span><span class="s2">.</span><span class="s2"> Eccoli, in sintesi, i vincitori del Premio 2026.</span></p>
<p class="s9"><strong><span class="s8">Francesca Lollobrigida</span></strong><span class="s2">,</span> <span class="s2">l</span><span class="s2">a velocità che diventa</span></p>
<div id="attachment_124917" style="width: 310px" class="wp-caption alignright"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-124917" class="size-medium wp-image-124917" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_4194-300x191.jpeg" alt="" width="300" height="191" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_4194-300x191.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_4194-1024x651.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_4194-768x488.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_4194-1170x743.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_4194-585x372.jpeg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_4194.jpeg 1179w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /><p id="caption-attachment-124917" class="wp-caption-text">Francesca Lollobrigida</p></div>
<p class="s9"><span class="s2">esempio</span><span class="s2">. </span><span class="s2">Campionessa olimpica</span><span class="s2"> di pattinaggio su ghiaccio</span><span class="s2">, due ori ai Giochi di Milano-Cortina</span><span class="s2">, </span><span class="s2">dedica il premio alla famiglia, invitando i giovani a non arrendersi mai. La sua voce</span> <span class="s2">ha</span><span class="s2"> il passo di chi conosce la fatica e la trasforma in </span><span class="s2">velocità e</span><span class="s2">luce.</span></p>
<p class="s9"><strong><span class="s8">Antonio Polito</span></strong><span class="s2">, l</span><span class="s2">a profondità del pensiero civile</span><span class="s2">. </span><span class="s2">Vicedirettore del </span><span class="s10">Corriere della Sera</span><span class="s2">, </span><span class="s2">è un </span><span class="s2">intellettuale che da anni interpreta l’Italia con lucidità e misura. La sua presenza </span><span class="s2">porta</span><span class="s2"> il peso della parola ben usata, quella che costruisce.</span></p>
<div id="attachment_124918" style="width: 310px" class="wp-caption alignright"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-124918" class="wp-image-124918 size-medium" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_4198-300x203.jpeg" alt="" width="300" height="203" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_4198-300x203.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_4198-1024x691.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_4198-768x519.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_4198-1170x790.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_4198-585x395.jpeg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_4198.jpeg 1179w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /><p id="caption-attachment-124918" class="wp-caption-text">Antonio Polito</p></div>
<p class="s9"><strong><span class="s8">Antonio Preziosi</span></strong><span class="s2">, </span><span class="s2">ovvero </span><span class="s2">l</span><span class="s2">a storia del TG2</span><span class="s2">. </span><span class="s2">Direttore della testata</span><span class="s2"> Rai,</span> <span class="s2">che </span><span class="s2">quest’anno </span><span class="s2">compie 50 anni</span><span class="s2">, </span><span class="s2">ricorda il valore del servizio pubblico e la responsabilità di raccontare il Paese con rigore.</span></p>
<div id="attachment_124920" style="width: 310px" class="wp-caption alignright"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-124920" class="wp-image-124920 size-medium" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_4200-300x153.jpeg" alt="" width="300" height="153" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_4200-300x153.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_4200-1024x523.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_4200-768x392.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_4200-1920x980.jpeg 1920w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_4200-1170x597.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_4200-585x299.jpeg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_4200.jpeg 2014w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /><p id="caption-attachment-124920" class="wp-caption-text">Lodovica Bulian</p></div>
<p class="s9"><strong><span class="s8">Lodovica </span><span class="s8">Bulian</span></strong><span class="s2">, l</span><span class="s2">a voce sul campo</span><span class="s2">. </span><span class="s2">Inviata Mediaset d</span><span class="s2">el programma</span> <span class="s10">Quarta Repubblica</span><span class="s2">, porta la testimonianza di un giornalismo che vive nelle strade, nelle piazze, nei luoghi dove la cronaca accade.</span></p>
<p class="s9"><strong><span class="s8">Pierluigi Franco</span></strong><span class="s2">, t</span><span class="s2">rent’anni di mondo</span><span class="s2">. </span><span class="s2">Per tre decenni nella redazione Esteri dell’ANSA</span><span class="s2">, è u</span><span class="s2">n </span><span class="s2">giornalista</span><span class="s2"> che ha attraversato crisi internazionali, guerre, vertici globali, portando sempre con sé la sobrietà del cronista vero.</span></p>
<p class="s9"><strong><span class="s8">Remo Rapino</span></strong><span class="s2">, l</span><span class="s2">a letteratura degli invisibili</span><span class="s2">. </span><span class="s2">Premio Campiello, voce poetica e profonda</span><span class="s2">, parla</span> <span class="s2">del</span><span class="s2">la sua scelta di raccontare gli ultimi, i dimenticati, i personaggi che vivono ai margini</span><span class="s2">, </span><span class="s2">ma </span><span class="s2">che </span><span class="s2">custodiscono un’umanità luminosa</span><span class="s2"> nel cuore</span><span class="s2">.</span></p>
<p class="s9"><span class="s8"> </span><strong><span class="s8">Edoardo Purgatori</span></strong><span class="s2">, i</span><span class="s2">l teatro </span><span class="s2">e il cinema </span><span class="s2">come eredità</span><span class="s2"> di valori. </span><span class="s2">Attore tra i più promettenti del panorama italiano</span><span class="s2">, </span><span class="s2">dedica il premio al padre </span><span class="s8">Andrea</span><span class="s2">, giornalista di grande valore, trasformando </span><span class="s2">l’evento</span><span class="s2"> in un luogo di </span><span class="s2">affettuosa e grata </span><span class="s2">memoria.</span></p>
<div id="attachment_124919" style="width: 310px" class="wp-caption alignright"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-124919" class="size-medium wp-image-124919" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_4197-300x166.jpeg" alt="" width="300" height="166" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_4197-300x166.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_4197-1024x566.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_4197-768x425.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_4197-1170x652.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_4197-585x324.jpeg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_4197.jpeg 1179w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /><p id="caption-attachment-124919" class="wp-caption-text">Edoardo Purgatori</p></div>
<p class="s9"><strong><span class="s8">Sabatino </span><span class="s8">Aracu</span> <span class="s2">e</span><span class="s8"> Duccio Marsili</span></strong><span class="s2">, l</span><span class="s2">a forza dello sport rotellistico</span><span class="s2">. </span><span class="s2">Il primo, P</span><span class="s2">residente </span><span class="s2">della federazione </span><span class="s2">mondiale e italian</span><span class="s2">a</span><span class="s2"> degli sport rotellistici; il secondo, campione mondiale, europeo e italiano. Due storie di dedizione assoluta</span><span class="s2"> e di straordinari risultati</span><span class="s2">.</span></p>
<p class="s9"><strong><span class="s8">Santilli</span><span class="s8"> Gioielli</span></strong><span class="s2">, l</span><span class="s2">’arte orafa che parla abruzzese</span><span class="s2">. </span><span class="s2">Una delle realtà più importanti del territorio peligno, custode di una tradizione che unisce tecnica, bellezza e identità.</span></p>
<p class="s9"><strong><span class="s8">ReteAbruzzo.com</span></strong><span class="s2">, l</span><span class="s2">’informazione che nasce dal territorio</span><span class="s2">. </span><span class="s2">Diretta da </span><strong><span class="s8">Claudio Lattanzio</span></strong><span class="s2">, </span><span class="s2">la</span><span class="s2"> testata </span><span class="s2">online regionale </span><span class="s2">ha saputo diventare punto di riferimento per tempestività e affidabilità.</span></p>
<p class="s9"><span class="s2">Durante la premiazione g</span><span class="s2">li intermezzi musicali </span><span class="s2">&#8211;</span><span class="s2"> la voce di </span><strong><span class="s8">Rosanna Di Lisio</span></strong><span class="s2">, il pianoforte di </span><strong><span class="s8">Massimo Domenicano</span></strong><span class="s2">, la tromba di </span><strong><span class="s8">Gianni Ferreri</span></strong> <span class="s2">&#8211;</span><span class="s2"> hanno trasformato la cerimonia in un viaggio sensoriale. Le caricature di </span><strong><span class="s8">Franco </span><span class="s8">Pasqualone</span></strong><span class="s2"> hanno aggiunto un tocco di leggerezza, come finestre aperte sul sorriso.</span> <span class="s2">Il </span><strong><span class="s8">Premio </span><span class="s8">Nazionale </span><span class="s8">Pratola</span></strong><span class="s2"> è arrivato ai suoi 15 anni con la maturità del</span><span class="s2">le cose che hanno </span><span class="s2">ormai </span><span class="s2">radici</span><span class="s2"> profonde</span><span class="s2">.</span></p>
<p class="s9"><span class="s2">È un P</span><span class="s2">remio che</span><span class="s2"> ha portato e </span><span class="s2">porta </span><span class="s2">nel cuore dell’Abruzzo </span><span class="s2">eccellenze nazionali</span><span class="s2">, personalità di grande valore nei loro settori d</span><span class="s2">’</span><span class="s2">impegno. È una manifestazione culturale che </span><span class="s2">valorizza le realtà locali</span><span class="s2">, </span><span class="s2">crea ponti tra generazioni e discipline</span><span class="s2">, </span><span class="s2">restituisce dignità al territorio peligno</span><span class="s2">. È un evento rilevante in Abruzzo, </span><span class="s2">racconta un’Italia che lavora, crea, pensa, sogna</span><span class="s2">. È un P</span><span class="s2">remio che non si limita a celebrare</span><span class="s2">, </span><span class="s2">ma </span><span class="s2">interpreta</span><span class="s2"> un’Italia che propone esempi di tenacia, talento, valore professionale</span><span class="s2">,</span><span class="s2"> creatività</span><span class="s2">.</span></p>
<p class="s9"><span class="s2">Quando la cerimonia </span><span class="s2">di premiazione </span><span class="s2">si conclu</span><span class="s2">de</span><span class="s2">, </span><span class="s2">la splendida chiesa dell’Abbazia offre agli sguardi del pubblico un’ultima occasione per ammirare le sue meraviglie, mentre il sole del tramonto tinge di rosa i lineamenti della sua facciata.</span><span class="s2"> L’Abbazia sembra ricordare a tutti che la cultura, quella vera, nasce sempre da un gesto di libertà, da un atto di coraggio, da una visione che sa guardare oltre.</span></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/06/09/premio-nazionale-pratola-quando-la-cultura-incontra-la-luce-dellabbazia-morronese/">Premio Nazionale Pratola, quando la cultura incontra la luce dell’Abbazia morronese</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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