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	<title>Laura Giordano, Autore presso lafrecciaweb.it</title>
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	<description>la velocità dell&#039;informazione</description>
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		<title>USPI celebra 70 anni. Un convegno insieme al Vomere di Marsala: il Bello e il Bene. Vetere: “Cominciamo dai princìpi”</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2023/06/07/uspi-celebra-70-anni-un-convegno-insieme-al-vomere-di-marsala-il-bello-e-il-bene-vetere-cominciamo-dai-principi/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=uspi-celebra-70-anni-un-convegno-insieme-al-vomere-di-marsala-il-bello-e-il-bene-vetere-cominciamo-dai-principi</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Laura Giordano]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 07 Jun 2023 20:09:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Editoria/Giornalismo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="678" height="381" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/06/31CA05E6-6B65-4926-A49F-8FA17E55C3B3.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/06/31CA05E6-6B65-4926-A49F-8FA17E55C3B3.png 678w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/06/31CA05E6-6B65-4926-A49F-8FA17E55C3B3-300x169.png 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/06/31CA05E6-6B65-4926-A49F-8FA17E55C3B3-585x329.png 585w" sizes="(max-width: 678px) 100vw, 678px" /></p>
<p>Intervista al Segretario Generale di Unione Stampa Periodica Italiana, avv. Francesco Saverio Vetere, in vista del convegno sull’Editoria che si terrà a Roma il 19 giugno per i 70 anni&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2023/06/07/uspi-celebra-70-anni-un-convegno-insieme-al-vomere-di-marsala-il-bello-e-il-bene-vetere-cominciamo-dai-principi/">USPI celebra 70 anni. Un convegno insieme al Vomere di Marsala: il Bello e il Bene. Vetere: “Cominciamo dai princìpi”</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Intervista al Segretario Generale di Unione Stampa Periodica Italiana, avv. Francesco Saverio Vetere, in vista del convegno sull’Editoria che si terrà a Roma il 19 giugno per i 70 anni di USPI e i 127 della testata associata “Il Vomere” di Marsala (Tp). Un “viaggio nella cultura della bellezza, nell’informazione, nell’arte e nei rapporti tra gli esseri umani per realizzare il bene”</em></p>
<div class="mh-meta entry-meta">
<p><em>Il bello e il bene. Viaggio nella cultura della bellezza, nell’informazione, nell’arte e nei rapporti tra gli esseri umani per realizzare il bene</em>”, è il titolo del convegno che si svolgerà il prossimo 19 giugno a Roma, a partire dalle ore 10, nella <strong>sala Zuccari di Palazzo Giustiniani</strong>, presso il <strong>Senato della Repubblica</strong>. A organizzarlo, <strong>l’USPI – Unione Stampa Periodica Italiana</strong>, e la storica testata giornalistica <strong>Il Vomere di Marsala</strong>, in occasione di due importanti anniversari che saranno celebrati durante l’evento: i 70 anni dalla fondazione per l’USPI, e i 127 anni per <em>Il Vomere</em>, tra i giornali storicamente associati all’organismo nazionale.</p>
<p>Due realtà differenti nel mondo dell’editoria e del giornalismo italiano ma animate dalla medesima tensione nella ricerca del “<em>Bene” </em>e del<em> “Bello”</em>.</p>
<p>Al <strong>Segretario Generale USPI, avv. Francesco Saverio Vetere,</strong> da oltre venti anni alla guida dell’organismo nazionale più rappresentativo del comparto Editoria, abbiamo rivolto alcune domande per approfondire il tema trattato nel convegno e per comprendere meglio l’impegno dell’associazione nei suoi settanta anni di attività.</p>
<p><strong>Partiamo dal titolo scelto per il convegno, “Il Bello e il Bene”, un titolo impegnativo che riprende i concetti di <em>kalòs</em> e <em>agathòs</em> di Platone che, per il filosofo greco, erano strettamente connessi, l’uno non poteva esistere senza l’altro. Perché la scelta di questo titolo? E soprattutto, è possibile mantenere integro tale binomio nel mondo dell’editoria e dell’informazione in particolare?</strong></p>
<p>“Possiamo individuare tanti significati, diretti e indiretti, di un titolo così impegnativo. Devo dire che sono un appassionato di filosofia e dopo varie peregrinazioni nella modernità per circa 20 anni sono tornato a Platone cioè al fondamento del pensiero di noi occidentali. Quindi si tratta di una passione, perché noi viviamo di passioni e tendiamo a ricondurre tutte le cose che accadono nella nostra vita a ciò che ci muove, ci determina ogni giorno. Non saprei vivere freddamente, non mi divertirei, non troverei un senso a tutto il lavoro che faccio.</p>
<p>L’USPI è nata 70 anni fa per tutelare i giornali culturali ponendosi come punto di riferimento alto, non meramente commerciale di un settore dell’informazione che si fondava su principi che andavano al di là della logica dell’impresa. Tuttavia, nei decenni successivi la piccola e media editoria ha chiesto tutela. Noi non ne avevamo assolutamente alcuna voglia, ma abbiamo sentito il dovere di rappresentare presso le istituzioni le necessità di un comparto debole. E alla fine abbiamo rischiato di snaturarci perdendo di vista il tema della qualità, messo inopinatamente in secondo piano rispetto alla libertà di stampa. Dovrebbero, invece, sempre andare di pari passo.</p>
<p>Abbiamo dedicato molto tempo e molti anni alle cose che più interessavano gli editori piccoli. In particolare, le tariffe postali, i contributi pubblici, i contratti di lavoro. Sono tutti temi importanti e dolenti che però necessitavano di un lavoro in profondità, in alcuni casi di una vera e propria demolizione e ristrutturazione del sistema, strutturato sulle necessità di alcune lobby che facevano il bello e il cattivo tempo e condizionavano pesantemente tutta l’informazione. Così il tema della qualità, che io chiamo “bellezza” è stato messo da parte. Ancora di più quando è arrivata l’informazione online e sono nati i motori di ricerca e i social.</p>
<p>Assistiamo a un fenomeno veramente molto grave: l’attività giornalistica, allo stato, dev’essere strutturata secondo le linee guida dell’indicizzazione (la SEO) che impongono un linguaggio e un’ampiezza dei contenuti sempre più basici e fondati su regole comuni, quindi sulla costruzione di un modo di comunicare e di pensare uniforme. Una cosa orribile. Perché è successo? Perché l’informazione online è cresciuta sul modello della gratuità e si sostiene con le visualizzazioni determinate dall’approvazione degli algoritmi, dei motori di ricerca e dei social. Non c’è altra strada che stare nei canoni dell’economica guidata dai Big Data, che presuppone la gestione dei nostri dati da parte degli OTT (Over The Top). Questo tempo sta per finire. Questo modello sta per finire. I dati come i diritti dell’uomo non potranno più essere gestiti secondo le vecchie linee guida e il modello degli OTT andrà progressivamente sempre di più in crisi.</p>
<p>Il futuro si giocherà, a mio avviso, sulla qualità dell’informazione posta in vendita, libera, per quanto potrà esserlo, dai condizionamenti linguistici e contenutistici degli algoritmi. Questa è la strada da percorrere. La qualità che porta all’informazione fondata sulla verità e non sulla ricerca <em>truffaldina</em> di visualizzazioni. Questo è ciò che noi dobbiamo sviluppare e promuovere staccandoci da piccole logiche lobbystiche e da più grandi logiche commerciali mascherate da libertà di internet. La chiamate libertà quella che impone un certo linguaggio e un certo contenuto?”.</p>
<p><strong>Nel mondo digitale e interconnesso del XXI secolo sono molteplici le sfide che l’Editoria in generale e l’Informazione si trovano ad affrontare: dall’aumentata velocità dei flussi comunicativi, ai cambiamenti nelle modalità di produzione, distribuzione e fruizione dei contenuti editoriali. Nel convegno “L’informazione del XXI secolo” svoltosi a Roma nel dicembre 2022, analizzando il tema della crisi del settore cartaceo nell’informazione, lei ha affermato che “è importante per USPI mettersi all’ascolto del mondo”. Come riesce USPI concretamente in questo intento, come ha cercato di rinnovarsi per restare al passo con i tempi e che tipo di supporto riesce a dare in questo ai suoi associati?</strong></p>
<p>“Ci siamo messi continuamente <em>“all’ascolto del mondo”.</em> Dapprima il nostro piccolo mondo italiano, in cui i giornali, soprattutto quotidiani, per esistere avevano bisogno sempre di un aiuto pubblico. Poi all’ascolto delle dinamiche internazionali e abbiamo cercato di comprenderne le trasformazioni. L’informazione cambia e si svincola progressivamente dall’idea di giornale per frammentarsi in contenuti fruibili singolarmente. La vecchia definizione di giornali era quella di un’opera collettiva. Non sarà più necessariamente così, ma si tratterà sempre di informazione, cioè della produzione di contenuti informativi non occasionali, da parte di soggetti che praticano regole di mestiere. Come vedete, non è più “il giornale” ma può essere un blog, una pagina social, un podcast, un video, qualunque cosa.</p>
<p>Per questo abbiamo creato un contratto collettivo nazionale di lavoro che non è solo giornalistico e non si riferisce solamente ai giornali ma a chiunque produca informazione in qualunque forma. Il contratto CISAL rappresenta un’avanguardia e, forse, è l’ultima frontiera della regolamentazione contrattuale dell’informazione. Al di là di questo contratto non c’è nulla. Finisce la regolamentazione del lavoro per come noi l’abbiamo conosciuta”.</p>
<p><strong>Dal 1953 a oggi, qual è il bilancio dell’attività dell’USPI? Quali sono le maggiori difficoltà incontrate negli anni, quali i traguardi raggiunti di cui andare più fieri e quali i progetti per il futuro?</strong></p>
<p>“In 70 anni l’USPI ha fatto molte cose. Ha difeso il settore più debole, evitando che i grandi editori prendessero tutte le risorse, soprattutto pubbliche. Ha favorito la regolamentazione della nuova editoria online a livello di definizione di prodotto editoriale e di tutela contrattuale. Ha generato pluralismo sindacale, andando a stipulare contratti con sindacati che prima non rappresentavano i giornalisti.</p>
<p>Ma potrei raccontarLe dei rapporti dell’USPI con l’Europa dell’est durante la Guerra Fredda, della nascita dell’editoria periodica come indicatore di libertà progressivamente acquisita nell’est, delle scuole di editoria, dell’insegnamento universitario, degli studi sulla libertà di stampa. Ma non amo rivolgermi al passato. Voglio pensare al futuro nel senso di contribuire al prossimo passo, cioè a definire il rapporto tra la produzione di informazione e l’Intelligenza Artificiale (IA). Che ne sarà del giornalismo per come lo conosciamo? Ho idea che il giornalismo umano creerà e rappresenterà una nicchia in un mare magnum di informazioni generate dall’IA. E sarà imprescindibile, ma con numeri incomparabilmente inferiori agli attuali.</p>
<p>I problemi che porrà questa trasformazione sono talmente enormi da non poter essere denunciati ora per intero. Cominciamo dai princìpi. Il Bello e il Bene sono a fondamento del mondo per come vogliamo conoscerlo e per come lo desideriamo”.</p>
<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large is-resized"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="wp-image-55606" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2023/06/uspi-convegno-il-bello-e-il-bene-1024x999.jpg" sizes="(max-width: 692px) 100vw, 692px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2023/06/uspi-convegno-il-bello-e-il-bene-1024x999.jpg 1024w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2023/06/uspi-convegno-il-bello-e-il-bene-300x293.jpg 300w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2023/06/uspi-convegno-il-bello-e-il-bene-768x749.jpg 768w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2023/06/uspi-convegno-il-bello-e-il-bene.jpg 1068w" alt="" width="692" height="675" /></figure>
</div>
<h2 class="wp-block-heading"><strong>Uspi e Il Vomere: chi sono gli organizzatori del convegno</strong></h2>
<p><strong>USPI</strong></p>
<p>Fondata nel 1953 con lo scopo di tutelare e rappresentare i diritti e gli interessi professionali, morali e materiali del settore della stampa periodica, a oggi l’<strong>USPI</strong> conta più di mille editori associati con le loro circa tremila testate, fra quotidiani e periodici italiani, cartacei e on-line.</p>
<p>Dopo la crisi economica del 2007-2009 che ha duramente colpito il comparto dell’editoria causando il fallimento e la chiusura di molte aziende, l’USPI si è impegnata in prima linea nella promozione di atti che tutelassero il settore editoriale-giornalistico e ne promuovessero la ripresa.</p>
<p>L’atto che può essere considerato tra i risultati più significativi dell’azione dell’USPI nei suoi 70 anni di attività, è il nuovo <strong>Contratto collettivo nazionale USPI – FIGEC CISAL</strong>, firmato lo scorso febbraio, che disciplina il lavoro giornalistico e i rapporti di lavoro di natura redazionale nei settori della comunicazione e dell’informazione periodica locale e online e nazionale no profit. Esso stabilisce finalmente dei punti fermi nella <strong>tutela del lavoro giornalistico</strong> e nell’affermazione della sua dignità, attraverso l’introduzione di significativi aumenti retributivi e contributivi e l’estensione di diritti e tutele che si applicano sia alle figure professionali tradizionali che a quelle legate alle piattaforme digitali.</p>
<p>Rinnovato anche l’accordo sul <strong>lavoro autonomo</strong>, che stabilisce un trattamento economico minimo con criteri migliorativi rispetto al contratto FIEG-FNSI.</p>
<p>Introdotti, infine, anche altri elementi da cui traspare sensibilità nei confronti dei principi religiosi dei lavoratori, sia per i cattolici (con l’introduzione, come novità assoluta rispetto ad altri contratti, del giorno di Pasqua tra le festività), sia per gli appartenenti a religioni o culti differenti (con la possibilità di individuare festività religiose integrative o sostitutive rispetto a quelle cattoliche).</p>
<p>Infine, oltre ai servizi di consulenza e sostegno agli editori in ogni aspetto del loro lavoro (contrattualistico, gestionale e amministrativo), l’USPI è impegnata anche nell’organizzazione di convegni, dibattiti, studi ed eventi formativi su temi relativi all’editoria. È del 2016 l’accordo quadro con <strong>l’Università La Sapienza di Roma</strong> per la formazione e la progettazione di percorsi didattici sul tema dell’editoria periodica; del 2021, invece, la nascita del <strong>Corso di Alta Formazione Editoria.4</strong>, organizzato con <strong>Unitelma Sapienza</strong>.</p>
<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large is-resized"><img decoding="async" class="wp-image-55611" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2023/06/il-vomere-di-marsala-1-1024x364.jpg" sizes="(max-width: 779px) 100vw, 779px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2023/06/il-vomere-di-marsala-1-1024x364.jpg 1024w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2023/06/il-vomere-di-marsala-1-300x107.jpg 300w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2023/06/il-vomere-di-marsala-1-768x273.jpg 768w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2023/06/il-vomere-di-marsala-1.jpg 1080w" alt="" width="779" height="276" /></figure>
</div>
<p><strong>Il Vomere di Marsala</strong></p>
<p>Storica testata siciliana fondata nel 1896 da <strong>Vito Rubino</strong>, <em>Il Vomere</em> è diretto dal 1987 da <strong>Rosa Rubino</strong>, appartenente alla terza generazione della famiglia, che è riuscita a mantenere ben salde le radici del giornale ai principi che ne avevano ispirato la nascita e, al contempo, a trasformarlo rendendolo un prodotto editoriale moderno, al passo con i tempi.</p>
<p>Nato nella realtà rurale marsalese di fine Ottocento come bollettino di pubblicità e di annunci economici, il giornale diventa a poco a poco una vera e propria voce della comunità locale della provincia di Trapani, delle sue problematiche e delle sue richieste e, al contempo, strumento per la sua rinascita sociale, civile e culturale.</p>
<p>Il logo di un aratro e le parole <em>“Sulco attritus splendescere Vomer incipit!”</em>, tratte dalle Georgiche di Virgilio, che campeggiano in alto sulla prima pagina del giornale, raccontano proprio di tutto questo: della storia di un giornale strettamente connesso alla sua terra, al lavoro nei campi e alle problematiche di analfabetismo e di emigrazione del primo Novecento; del suo fondatore, il prof. Vito Rubino, che credeva fortemente nel riscatto della sua terra tanto da essere l’artefice, tra l’altro, dell’istituzione di scuole serali rurali e iniziative formative per i contadini e i loro figli; di una direzione successiva che ha  ripreso e rinnovato tale l’impegno sociale promuovendo percorsi formativi e culturali, e mantenendo sempre  viva l’attenzione su temi legati alla giustizia, alla legalità, al pluralismo nell’informazione, alla libertà di stampa, alla salvaguardia dell’ambiente.</p>
<p>Per la sua attività, <em>Il Vomere</em> ha ottenuto negli anni numerosi riconoscimenti istituzionali e il significativo inserimento nella <strong>Emeroteca del Senato</strong> e nella <strong>Casa dei giornalisti</strong> a Roma.</p>
<p>(Nella foto di copertina in alto, il Segretario Generale dell’Uspi, l’avv. Francesco Saverio Vetere)</p>
</div>
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		<title>Nobel per la Pace 2021: un grande riconoscimento per il giornalismo d’inchiesta</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Laura Giordano]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 13 Oct 2021 18:53:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Editoria/Giornalismo]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Democrazia]]></category>
		<category><![CDATA[giornalismo d’inchiesta]]></category>
		<category><![CDATA[Muratov]]></category>
		<category><![CDATA[Premio nobel 2021]]></category>
		<category><![CDATA[Ressa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="611" height="363" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/10/87552CAC-2B6C-4203-AFA1-2BF57C7FD5BA.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/10/87552CAC-2B6C-4203-AFA1-2BF57C7FD5BA.png 611w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/10/87552CAC-2B6C-4203-AFA1-2BF57C7FD5BA-300x178.png 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/10/87552CAC-2B6C-4203-AFA1-2BF57C7FD5BA-585x348.png 585w" sizes="(max-width: 611px) 100vw, 611px" /></p>
<p>Chi sono i giornalisti Ressa e Muratov premiati dal Comitato norvegese per il Nobel. Il significato del premio e lo stato della libertà di stampa nel mondo, con focus su&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2021/10/13/nobel-per-la-pace-2021-un-grande-riconoscimento-per-il-giornalismo-dinchiesta/">Nobel per la Pace 2021: un grande riconoscimento per il giornalismo d’inchiesta</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Chi sono i giornalisti Ressa e Muratov premiati dal Comitato norvegese per il Nobel. Il significato del premio e lo stato della libertà di stampa nel mondo, con focus su Russia e Filippine.</em></p>
<p>Un grande riconoscimento per il giornalismo d’inchiesta, l’assegnazione del <strong>Premio Nobel per la Pace 2021</strong> a due giornalisti, la filippina <strong>Maria Ressa</strong>e il russo <strong>Dmitry Muratov</strong>, <em>“per il loro impegno nella salvaguardia della libertà di espressione, che è una precondizione per la democrazia e una pace duratura”</em> e <em>“per la loro coraggiosa lotta per la libertà di espressione in Filippine e in Russia</em>”, spiega il <strong>Comitato Norvegese per il Nobel</strong>. Un riconoscimento “<em>a tutti i giornalisti che si battono per il loro ideale in un mondo in cui la democrazia e la libertà della stampa affrontano sempre più condizioni avverse</em>”.</p>
<p>Un Nobel per la pace che quest’anno ha scelto di puntare i riflettori sul difficile lavoro di denuncia svolto da tanti professionisti nel mondo e sul legame inscindibile tra libertà di espressione, democrazia e pace, sottolineando che un giornalismo libero e indipendente <em>“protegge contro gli abusi di potere, le bugie e la propaganda”</em> e che “<em>senza libertà di espressione e libertà della stampa, sarà difficile promuovere con successo la fraternità tra le nazioni”.</em></p>
<p><strong>Ma chi sono Maria Ressa e Dmitry Muratov?</strong></p>
<p><strong>Maria Ressa</strong>, nata a Manila e trasferitasi negli Stati Uniti all’età di 10 anni, ha lavorato per le più importanti televisioni filippine, per la CNN di Manila e Jakarta occupandosi, tra l’altro, del terrorismo nel sud-est asiatico. Ha insegnato “Politics and media” alla Princeton University ed è ‘senior fellow’ al <strong>Centro Internazionale per la violenza politica e la ricerca sul terrorismo</strong> a Singapore. È CEO ed executive editor di <strong>Rappler</strong>, un sito web di notizie fondato nel 2012 insieme ad altri colleghi amici, e basato sul giornalismo investigativo, sull’indipendenza e sul crowdfunding. Ad oggi, conta quasi 5 milioni di followers sulla piattaforma di facebook.</p>
<p>Dopo l’elezione del presidente <strong>Rodrigo Duterte</strong> nel 2016, Ressa con Rappler è tra i primi a denunciare l’uso sui social media di trolls (un modo efficace per diffondere commenti provocatori  che innescano reazioni e  discussioni) e bots (applicazioni software programmate per eseguire attività in modo automatico) durante le elezioni, allo scopo di diffondere false notizie.</p>
<p>Successivamente, la denuncia si sposta sulle politiche di Duterte puntando il dito contro la  campagna antidroga governativa. Una campagna condotta, secondo un <strong>report Onu del 2020</strong>, come <em>“una guerra contro la popolazione dello stesso paese</em>” poiché ha causato, dal 2016 al 2019, più di 8mila vittime (oltre 12mila secondo <strong>Human Right Watch),</strong> tra cui centinaia tra attivisti per i diritti umani, sindacalisti e giornalisti.</p>
<p>Nel 2020, il documentario di denuncia, <strong>We hold the line</strong>, del regista tedesco <strong>Marc Wiese</strong>,  racconta il lavoro di Ressa e dei suoi collaboratori, mostrando il vero volto della <em>“drug war</em>” del governo filippino, e contribuisce a portare i fatti all’attenzione del  grande pubblico, vincendo il <strong>F:act Award </strong>al<strong> CPH:DOX</strong> <strong>2020</strong>, il <strong>Copenhagen International Documentary Film Festival.</strong></p>
<p>Infine, lo scorso settembre, la <strong>Corte Penale Internazionale</strong> ha dichiarato l’apertura a breve di un’inchiesta per possibili <strong>crimini contro l’umanità</strong>compiuti dal governo filippino.</p>
<p>I rapporti di Duterte con la stampa locale e con la redazione di Rappler si sono complicati negli anni, fino alla dichiarazione pubblica nel 2017, da parte del presidente stesso, in cui definisce il sito web di notizie un “<em>fake news outlet”</em> e uno strumento della CIA americana. A ciò hanno fatto poi seguito un’investigazione sulla struttura della società, la revoca della licenza e le accuse, in capo a Ressa, di evasione fiscale e di cyber-diffamazione, tra molestie e messaggi di odio sui social media scatenati da trolls.</p>
<p>Da più parti si è levata una voce a sostegno di Ressa, della redazione di Rappler, contro i continui attentati alla libertà di stampa nelle Filippine, che ha portato, il 3 maggio scorso, in occasione della <strong>Giornata Mondiale della Libertà di stampa</strong>, alla nascita della  coalizione internazionale <strong>“Hold the line”</strong> formata da più di 80 gruppi guidati <strong>dal Committee to Protect Journalists (CPJ), dall’International Centre for Journalists (ICFJ) e da Reporters Sans Frontières  (RSF). </strong>Ne è nata la pagina web<a href="https://holdthelineformariaressa.com/" target="_blank" rel="noreferrer noopener" data-type="URL" data-id="https://holdthelineformariaressa.com/"> <strong>holdthelineformariaressa.com</strong></a>, in cui personaggi influenti, giornalisti, attivisti, avvocati, artisti, politici, trasmettono messaggi video in difesa della libertà di stampa.</p>
<p>Nel 2018, Maria Ressa è tra i reporter “<em>guardiani</em>” della libertà di stampa nominati da <strong>Time come Person of the Year</strong>, riceve il premio <strong>Golden Pen of Freedom </strong>e il<strong> Knight International Journalism Award.</strong></p>
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<figure class="aligncenter size-large is-resized"><img decoding="async" class="wp-image-38177" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2021/10/maria-Ressa-su-copertina-Novaja-Gazeta.jpeg" sizes="(max-width: 549px) 100vw, 549px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2021/10/maria-Ressa-su-copertina-Novaja-Gazeta.jpeg 677w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2021/10/maria-Ressa-su-copertina-Novaja-Gazeta-204x300.jpeg 204w" alt="" width="549" height="809" /><figcaption>La copertina di Novaja Gazeta, diretta da Dmitry Muratov,<br />
dedicata alla giornalista Maria Ressa</figcaption></figure>
</div>
<p>Il secondo giornalista premiato è<strong> Dmitry Muratov,</strong>direttore e fondatore nel 1993 della <strong>Novaja Gazeta</strong>, definito dal Comitato di Oslo <em>“il più indipendente giornale in Russia oggi</em>”, critico nei confronti del governo Putin, ha denunciato negli anni episodi di corruzione, violenza della polizia, frodi elettorali, arresti illegali, violazioni dei diritti umani in Russia e in Cecenia, la produzione massiva di trolls sui social e altri aspetti della società russa, secondo il Comitato del Nobel, “<em>raramente menzionati da altri media</em>”.</p>
<p>Muratov comincia la sua carriera giornalistica nel 1987 collaborando con il giornale moscovita <strong>Komsomolskaya Pravda</strong>, organo ufficiale del <strong>Komsomol</strong>, l’organizzazione giovanile dei giovani comunisti, considerato una voce importante nel clima riformistico della <em>perestrojka</em>. Nel 1991, il giornale si schiera apertamente contro il colpo di stato militare del gruppo conservativo del governo comunista e, in seguito ad una disputa sulla linea editoriale del giornale dopo il crollo dell’Unione Sovetica, nel ’93 Muratov lascia la redazione e fonda con altri colleghi una testata basata sul giornalismo d’inchiesta che, nel 1995, diventerà la <strong>Novaja Gazeta</strong>. Nel 2000, grazie al supporto finanziario di <strong>Gorbachev </strong>e del banchiere russo <strong>Lebedev</strong>, il giornale riesce a superare un periodo di crisi finanziaria scongiurando la chiusura.</p>
<p>Il lavoro di denuncia svolto negli anni su argomenti scottanti è stato pagato a caro prezzo dalla redazione del giornale, subendo molestie, minacce e violenze fino all’uccisione di sei giornalisti della Novaja Gazeta, ai quali Muratov ha dedicato il suo premio.</p>
<p>Non sono mancate le forti prese di posizione pubbliche contro il potere. Nel 2012, ad esempio, in una lettera aperta sul suo giornale, Muratov denunciò le minacce di morte che il vice direttore <strong>Sokolov </strong>aveva ricevuto, a causa di una sua inchiesta, da <strong>Alexander Bastrykin</strong>, capo del <strong>Comitato Investigativo di Russia, </strong>la principale autorità d’investigazione federale russa. In quella lettera Muratov chiese pubblicamente a Bastrykin di garantire l’incolumità della sua redazione. La lettera provocò un vero e proprio putiferio che si concluse con le scuse del capo del Comitato.</p>
<p>Nonostante tutto, si legge nella motivazione per l’assegnazione del Nobel, Muratov ha continuato a svolgere il suo mestiere, rifiutandosi di tradire la sua indipendenza e difendendo il diritto dei giornalisti di scrivere riguardo ogni cosa, nel rispetto degli standard etici della professione.</p>
<p>Numerosi i riconoscimenti al suo lavoro, tra cui, nel 2007 il <strong>Premio Internazionale per la libertà di stampa </strong>e, nel 2016, il<strong> Golden Pen of Freedom</strong>.</p>
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-38178" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2021/10/visuel_rsfindex_2021_cp_0-1024x411.png" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2021/10/visuel_rsfindex_2021_cp_0-1024x411.png 1024w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2021/10/visuel_rsfindex_2021_cp_0-300x121.png 300w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2021/10/visuel_rsfindex_2021_cp_0-768x309.png 768w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2021/10/visuel_rsfindex_2021_cp_0.png 1170w" alt="" width="1024" height="411" /></figure>
<p><strong>Lo stato della libertà di stampa nel mondo, in  Russia e nelle Filippine.</strong></p>
<p>Secondo il <strong><a href="https://rsf.org/en/ranking" target="_blank" rel="noreferrer noopener" data-type="URL" data-id="https://rsf.org/en/ranking">rapporto 2021 di RSF sulla libertà di stampa nel mondo</a></strong>, nell’ultimo anno il giornalismo è risultato “totalmente bloccato” o “seriamente ostacolato” in 73 paesi su 180, e “costretto/controllato” in 59, anche in relazione a fatti legati alla gestione della pandemia nei singoli paesi che ha reso più difficile l’accesso alle informazioni. Solo 12 paesi vantano un clima totalmente favorevole al mondo giornalistico.</p>
<p>La libertà di informazione, inoltre, non risulta essere legata solo alla guerra: la maggior parte dei 50 giornalisti uccisi nel mondo nel 2020, si trovavano in paesi non in conflitto. Dall’inizio dell’anno ad oggi, poi, sono già 25 i giornalisti uccisi per ragioni accertate e direttamente legate al loro lavoro, e 351 quelli detenuti.</p>
<p><strong>Russia e Filippine</strong>, in particolare, i paesi dove operano Ressa e Muratov, registrano una caduta rispettivamente al 150esimo e al 138esimo posto nella classifica generale.</p>
<p>In particolare, nel 2020 la crisi pandemica nelle <strong>Filippine </strong>ha accentuato l’atteggiamento autoritario del governo nei confronti dei giornalisti attraverso minacce e arresti e l’inasprimento di una legislazione che consente di perseguire reporter e organizzazioni che pubblicano cose non gradite al governo. Nel 2020, sono stati quattro i giornalisti uccisi e, in piena pandemia, il governo non ha rinnovato la concessione al più grande network televisivo del paese, <strong>ABS-CBN</strong>, privando milioni di cittadini di un servizio di pubblico di informazione su scala nazionale. Si registrano anche persecuzioni dei media attraverso ‘eserciti di trolls’, cyber attacchi ai siti web di notizie indipendenti e al sito dell’<strong>Unione Nazionale dei Giornalisti delle Filippine.</strong></p>
<p>In <strong>Russia</strong>, secondo RSF, la situazione della libertà di stampa è peggiorata nell’ultimo periodo, in particolare a partire dalle proteste anti-Cremlino nella città di Khavarovsk del 2020, e dall’arresto di Navalny in Russia nel gennaio di quest’anno. I giornalisti impegnati nella copertura dei fatti, anche attraverso manifestazioni di supporto, sono stati ostacolati, arrestati, multati. Un inasprimento che ha riguardato anche la legislazione: la legge del 2017 che obbliga le organizzazioni non profit che ricevono donazioni straniere a registrarsi come ‘agenti stranieri’, è stata via via emendata fino ad estendersi a giornali e piattaforme di notizie. Un’etichetta, quella di <em>agente straniero</em>, che <em>Tikhon Dzyadko,</em> editore di <em>Dozhd</em>, la principale televisione indipendente da poco aggiunta alla lista, ha dichiarato equivalere ad “<em>essere definiti dei nemici</em>”. Almeno 5 i siti di notizie, indipendenti o critici sul governo, già chiusi dall’inizio del 2021, e molte le piattaforme occidentali multate nei primi sei mesi dell’anno. Risale, infine, allo scorso agosto, l’espulsione della corrispondente di lungo corso della <strong>BBC, Sarah Rainsford </strong>per motivi legati alla<strong>“</strong><em>protezione della sicurezza della Russia</em>”.</p>
<p>Nella storia del Nobel per la pace, soltanto una volta, nel 1937, il prestigioso premio era già stato assegnato ad un giornalista. Era il tedesco <strong>Carl von Ossietzsky</strong>, pacifista, membro della <strong>German Peace Society, </strong>che aveva indagato sul riarmo tedesco segreto in violazione del Trattato di Versailles, e per questo accusato di tradimento di segreti militari e condannato a 18 mesi di prigione. Quando gli fu attribuito il Nobel, non potè ritirarlo perché rinchiuso, dapprima nel campo di concentramento polacco di <strong>Sonnenburg </strong>e dopo in quello tedesco di <strong>Esterwegen</strong>, uno dei cosiddetti <strong>Moorlager</strong> (campi nelle paludi) riservati per lo più ai prigionieri politici, detenuti cioè per le loro idee.</p>
<p>A più di 80 anni di distanza, l’assegnazione del premio Nobel per la pace a due giornalisti ha sicuramente l’indubbio merito di riportare <strong>l’attenzione sull’importante ruolo del giornalismo nella società</strong>, di stimolare una seria riflessione collettiva, civile e istituzionale, richiedendo senz’altro una forte e chiara presa di posizione sui principi della libertà di stampa, della libertà di opinione e di espressione in generale, fondamentali per misurare il grado di democrazia in un paese, e per proteggere da abusi e conflitti.</p>
<hr class="wp-block-separator" />
<p>(Nella foto di copertina, tratta dal sito ufficiale del Premio Nobel, l’illustrazione dell’artista Niklas Elmehed che dal 2012 realizza con un ritratto tutte le prime immagini ufficiali delle persone premiate con il Nobel)</p>
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		<title>Bernhard Gillessen, dalle bellezze naturali alla Divina Commedia: il legame con l’Italia nell’arte salvifica del grande artista</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2021/07/03/bernhard-gillessen-dalle-bellezze-naturali-alla-divina-commedia-il-legame-con-litalia-nellarte-salvifica-del-grande-artista/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=bernhard-gillessen-dalle-bellezze-naturali-alla-divina-commedia-il-legame-con-litalia-nellarte-salvifica-del-grande-artista</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Laura Giordano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 03 Jul 2021 01:51:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Storia, Arte, Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[arte]]></category>
		<category><![CDATA[Dante.]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="678" height="381" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/07/AA301D40-5F5D-4BF7-A785-9AEAAB23945E.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/07/AA301D40-5F5D-4BF7-A785-9AEAAB23945E.png 678w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/07/AA301D40-5F5D-4BF7-A785-9AEAAB23945E-300x169.png 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/07/AA301D40-5F5D-4BF7-A785-9AEAAB23945E-585x329.png 585w" sizes="(max-width: 678px) 100vw, 678px" /></p>
<p>Intervista al pittore, scultore e illustratore tedesco che vive a Trevi: le opere eclettiche e le riflessioni sull&#8217;arte che genera, protegge e cura Oltre mille illustrazioni della Divina Commediarealizzate nell’arco&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2021/07/03/bernhard-gillessen-dalle-bellezze-naturali-alla-divina-commedia-il-legame-con-litalia-nellarte-salvifica-del-grande-artista/">Bernhard Gillessen, dalle bellezze naturali alla Divina Commedia: il legame con l’Italia nell’arte salvifica del grande artista</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Intervista al pittore, scultore e illustratore tedesco che vive a Trevi: le opere eclettiche e le riflessioni sull&#8217;arte che genera, protegge e cura</em></p>
<p>Oltre mille illustrazioni della <strong>Divina Commedia</strong>realizzate nell’arco di 35 anni di lavoro, e poi le tavole del <strong>Palio di Trevi</strong>, della storica <strong>Giostra della Quintana di Foligno</strong>, le opere dedicate a Federico II, al Medioevo, ai paesaggi italiani. Un legame con l’Italia, quello del pittore, scultore e illustratore tedesco <strong>Bernhard Gillessen</strong>, espresso attraverso la sua arte e costruito nel tempo, da quando nel 1956, all’età di quattro anni, è arrivato a Varese per poi spostarsi in varie città della penisola, tra cui Rapallo, Genova, Napoli, Roma, Spoleto e infine Trevi, dove tuttora risiede dal 1982.</p>
<p>Un talento per la pittura che porta Gillessen a conquistarsi già nel 1964, a soli 12 anni, uno spazio espositivo al <strong>Deutsches Museum di Monaco di Baviera</strong> e nel 1967 <strong>al Palazzo Valadier di Roma</strong>. Un amore per il mondo dell’arte sviluppato sin da piccolo frequentando stimolanti ambienti artistici e culturali europei grazie al patrigno e mentore <strong>Adalbert Ustch</strong>, mediatore di collezioni d’arte e direttore di biblioteche sia in Germania che in Italia.</p>
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<figure class="aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-35480" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2021/07/Bernhard_Gillessen1-828x1024.jpeg" sizes="(max-width: 399px) 100vw, 399px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2021/07/Bernhard_Gillessen1-828x1024.jpeg 828w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2021/07/Bernhard_Gillessen1-243x300.jpeg 243w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2021/07/Bernhard_Gillessen1-768x950.jpeg 768w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2021/07/Bernhard_Gillessen1.jpeg 967w" alt="" width="399" height="493" /><figcaption>Il maestro Bernhard Gillessen</figcaption></figure>
</div>
<p>Influenzato dall’espressionismo tedesco di Ernest Ludwig Kirchner e dalla tradizione dei maestri incisori tedeschi del XVI secolo, tra cui Albrecht Durer, Gillessen delinea una sua personale ed eclettica impronta artistica votata ai grandi temi esistenziali meritando l’attenzione di saggisti e critici d’arte. Già nel 1974 <strong>Domenico Purificato</strong> ne sottolinea “l’empito e la fantasia” e la capacità di proporre non solo un modo “di intendere e sentire la vita, ma anche giudizio, avvertimento, condanna di una condizione umana, espressi usando i naturali, intramontabili mezzi tecnici e il linguaggio pregnante con i quali ogni autentico artista si inserisce stabilmente nel novero dei creatori”.<br />
E se per <strong>Ferruccio Ulivi </strong>si deve entrare nella officina di Gillessen “con rispetto”, <strong>Sandra Giannattasio</strong> definisce la sua arte come un “nobile esercizio di introspezione” che “riflette continuamente, nel processo stesso di formulazione e associazione intellettuale e formale delle proprie immagini, le capacità di uno spirito eccezionale, che è al tempo stesso poeta e filosofo, sognatore ed erudito”.</p>
<p>“Un solitario tra mondi diversi e un avventuroso cercatore”, come lo definisce <strong>Hocke</strong>, con le sue visioni e immagini oniriche restituite da disegni, incisioni, acquerelli e dipinti a olio, e che ha definito il suo percorso artistico nel tempo lungo due binari legati alle sue radici familiari: quello illustrativo, probabilmente ereditato dal nonno materno, stampatore, con un focus sull’uso del bianco e nero, sulla scrittura e l’arte della precisione; il secondo, quello più astratto e metaforico legato al nonno paterno, il pittore impressionista <strong>Friederich Wilhelm Utsch.</strong></p>
<p><strong>Maestro, lei è nato a Dusseldorf e nel ’56 è arrivato in Italia per il lavoro di sua madre, la stimata fisioterapista Thea Gillessen, e vi è poi rimasto. Che influenza hanno avuto sulla sua arte i luoghi del Bel Paese?</strong><br />
I luoghi in cui ho vissuto hanno influito tantissimo e sono stati per me fonte di ispirazione. In Liguria, ad esempio, ho vissuto anche a Villa Marzano a Nervi, una meravigliosa villa sul mare, e le mie prime opere sono infatti per lo più figurative ispirandosi proprio alle bellezze del paesaggio ligure. Poi sono arrivato a Roma nel 1967 e devo dire che sono stato fortunato e privilegiato perché grazie a mio padre, direttore allora alla Trewess di Roma (oggi Galleria Colonna, ndr), ho avuto modo di conoscere la “grande arte”, i grandi maestri del passato, non solo visitando i musei ma anche le collezioni d’arte private. Le mie opere inoltre sono spesso corredate, a livello catalogativo-visivo, da citazioni sulla cultura della città sacra, Caput mundi.</p>
<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-35478" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2021/07/fasti_antico_romani_sul_tempio_del_Clitunno_Gillessen.jpeg" sizes="(max-width: 632px) 100vw, 632px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2021/07/fasti_antico_romani_sul_tempio_del_Clitunno_Gillessen.jpeg 960w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2021/07/fasti_antico_romani_sul_tempio_del_Clitunno_Gillessen-300x225.jpeg 300w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2021/07/fasti_antico_romani_sul_tempio_del_Clitunno_Gillessen-768x576.jpeg 768w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2021/07/fasti_antico_romani_sul_tempio_del_Clitunno_Gillessen-678x509.jpeg 678w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2021/07/fasti_antico_romani_sul_tempio_del_Clitunno_Gillessen-326x245.jpeg 326w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2021/07/fasti_antico_romani_sul_tempio_del_Clitunno_Gillessen-80x60.jpeg 80w" alt="" width="632" height="474" /><figcaption>Gillessen al lavoro con l’opera “I fasti antico romani sul Tempio del Clitunno”</figcaption></figure>
</div>
<p><strong>Dopo si è trasferito a Spoleto e poi a Trevi, in Umbria, in luoghi molto diversi dalla grande città e nei quali ha scelto di fermarsi.</strong><br />
Sì, a Spoleto all’inizio vivevo in un’affascinante torre medievale e c’era un ambiente culturale molto vivace anche grazie al Festival internazionale che si svolge ogni anno nella cittadina. L’Umbria poi ha una storia legata alla mistica perchè Trevi è stata per molti secoli il ritiro degli eremiti e pare che San Francesco abbia cominciato proprio da Trevi. Sono venuto qui per stare in contatto con i luoghi sacri e ho dedicato tantissime mie opere ai sommi percorsi di San Francesco, San Benedetto, del Beato Ventura, Sant’Angela da Foligno, Santa Ildegarda di Binga, Santa Rita. Tutte figure che prima di tutto ho studiato e approfondito e le cui vite mi hanno affascinato.</p>
<p><strong>Lei ha anche realizzato importanti illustrazioni di opere letterarie, come quella del “Quadriregio”, poema epico-didascalico del XIV secolo di Federico Frezzi, dell’Antico e del Nuovo Testamento, e infine, da appassionato di Dante e membro della Società Dantesca Germanica, l’opera più imponente, l’illustrazione della Divina Commedia. In quest’anno dedicato al settecentenario della morte del Sommo Poeta, ci sembra importante soffermarci in particolare su quest’ultima.</strong><br />
Le mie opere sono sempre piene di citazioni che si riferiscono spesso anche al mondo della musica e della poesia. Un esempio è appunto la Divina Commedia di cui ho illustrato tutti i canti, tre o quattro illustrazioni per ogni canto, per un totale di circa mille tavole. Nel realizzarle, mi sono imposto una sorte di “autotortura” ascetica, di usare cioè una tecnica diversa per ogni tavola illustrativa. Questo perché se mi concentro solo su una modalità divento meccanico e questo è l’opposto dell’arte. Quindi tutte le tecniche utilizzate per realizzare le illustrazioni sono singole, separate. Negli anni ho venduto tutte le tavole ai collezionisti ed esistono delle pubblicazioni bibliografiche della mia opera da parte della Società Dante Alighieri, della Società Dantesca Germanica e del Goethe Institut. Purtroppo non ho mai pubblicato l’intera opera, ma sarei davvero felice se qualche editore d’arte o collezionista se ne occupasse.</p>
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<figure class="aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-35483" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2021/07/gillessen_Paradiso.jpeg" sizes="(max-width: 729px) 100vw, 729px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2021/07/gillessen_Paradiso.jpeg 1024w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2021/07/gillessen_Paradiso-300x208.jpeg 300w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2021/07/gillessen_Paradiso-768x532.jpeg 768w" alt="" width="729" height="504" /><figcaption>Il Paradiso, La Divina Commedia – B.Gillessen</figcaption></figure>
</div>
<p><strong>Qual è il suo rapporto con la città di Trevi e con le istituzioni locali?</strong><br />
Conosco benissimo Trevi, ne ho come una mappa stampata nel cervello. L’ho dipinta tantissime volte, spesso con una prospettiva dall’alto in cui si vedono tutte le abitazioni e i vicoli nei particolari. Sono tutte opere figurative in cui ho utilizzato molta materia e colori. Varie volte ho anche dipinto lo storico Palio di Trevi. Il rapporto con le istituzioni si basa sul rispetto, anche se nei miei 36 anni di mostre non ho mai ricevuto sostegno per le spese affrontate; soltanto la Curia ha appoggiato le mie mostre al museo di San Francesco. Certo sarei contento di ricevere più supporto dalle istituzioni culturali ma, dal canto mio, sono orgoglioso del percorso fatto perchè mi sono sempre sostenuto, seppur con sacrifici, con le mie sole forze finanziarie e quelle di Utsch, fin quando era in vita.</p>
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<figure class="aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-35476" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2021/07/palio-dei-terzieri-di-trevi-anno-2000-proprieta-del-terziere-del-piano.jpg" sizes="(max-width: 447px) 100vw, 447px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2021/07/palio-dei-terzieri-di-trevi-anno-2000-proprieta-del-terziere-del-piano.jpg 830w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2021/07/palio-dei-terzieri-di-trevi-anno-2000-proprieta-del-terziere-del-piano-243x300.jpg 243w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2021/07/palio-dei-terzieri-di-trevi-anno-2000-proprieta-del-terziere-del-piano-768x948.jpg 768w" alt="" width="447" height="552" /><figcaption>Palio dei Terzieri di Trevi, anno 2000 – B. Gillessen</figcaption></figure>
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<p><strong>Come si definisce come artista e cosa è l’arte per lei?</strong><br />
Sono stato definito da alcuni saggisti come un pittore-pensatore. Io mi definisco simbolista-filosofico, ma è una definizione parziale perché io sono poliforme, ho tanti “binari creativi molto diversi tra loro. Quando devo definire l’arte, mi piace citare la metafora di Beethoven sulla chioccia, ovvero l’artista è come una grande madre che genera e protegge.</p>
<p><strong>In quali opere si identifica di più?</strong><br />
Nel “Teatro mistico”, che in realtà è un vero e proprio ciclo pittorico, un insieme di opere relative alle varie fasi del Medioevo, e in particolare afferenti a Federico II di Svevia, lo Stupor Mundi, per me un modello, un imperatore incredibile che rappresenta il custode di tutti i valori della cristianità. In una di queste opere, in cui unisco il grafico e il pittorico, lo rappresento come un cavaliere al centro, la cui anima trasfigurata diventa la Mistica che sconfigge con la spada un enorme parassita che rappresenta il male. Poi ci sono le varie arti intorno, tra cui la poesia e l’arte incoronata di spine che sta a significare che chi crea soffre. L’arte è anche questo, il piacere nel sacrificio per arrivare alla conoscenza. Come dice Dante, “fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza”.</p>
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<figure class="aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-35477" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2021/07/teatro_Mistico_Gillessen-1024x671.jpeg" sizes="(max-width: 738px) 100vw, 738px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2021/07/teatro_Mistico_Gillessen-1024x671.jpeg 1024w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2021/07/teatro_Mistico_Gillessen-300x197.jpeg 300w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2021/07/teatro_Mistico_Gillessen-768x503.jpeg 768w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2021/07/teatro_Mistico_Gillessen-1536x1006.jpeg 1536w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2021/07/teatro_Mistico_Gillessen.jpeg 1600w" alt="" width="738" height="483" /><figcaption>Teatro Mistico – Apoteosi delle arti, B. Gillessen</figcaption></figure>
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<p><strong>Che impatto ha avuto la pandemia sulla sua creatività e la sua sensibilità di artista?</strong><br />
Io ho sempre dipinto l’apocalisse e in quest’ultimo anno colpito dalla pandemia, mi sembrava di rivedere i miei quadri. Tutto quello che è successo è simile alle mie tavole dipinte decenni prima. Si dice che gli artisti arrivino prima nelle cose, e io in effetti mi ritengo un po’ “sensitivo”. Potrei dire quindi che la pandemia ha accentuato il mio binario “apocalittico” per certi aspetti attuale. Per esempio durante il <strong>Festival del Ciarlatano di Cerreto di Spoleto </strong>del 2020, ho allestito la mia ultima mostra in cui propongo alcune immagini dell’incubo pandemico trasportato su tavole in olio. Il titolo che ho scelto per la mostra è stato <strong>“Centro Universale di Salute Mentale”</strong>.</p>
<p><strong>Un titolo particolare. A cosa si riferiva?</strong><br />
Al fatto che l’arte, o meglio tutte le forme artistiche come la pittura, la musica, la poesia, sono tra le più consistenti e formidabili medicine contro la distruzione e la lotta del bene e del male. San Francesco era anche poeta.</p>
<p><strong>L’arte come salvezza quindi…</strong><br />
Sì, come ultima ancora di salvezza. Siamo in un’apocalisse che cresce, non diminuisce. La mia “ultima sfida” è proprio questo, cercare cioè di mettere quei punti di seme luminescente nel terreno giusto. È una grande responsabilità.</p>
<p><strong>A cosa sta lavorando adesso e quali progetti ha per il futuro?</strong><br />
Sto lavorando tantissimo a quella che definisco “l’ultima sfida”. L’obiettivo è dare risposte definitive archetipiche al percorso di tutti, dell’umanità. Sono opere trascendenti che hanno a che fare con la filosofia steineriana, la fenomenologia di Husserl, la filosofia di Pier Karl Jaspers, che stimo come l’autore moderno più valido. Vorrei dare delle sintesi ultime che parlano del “Vero” e di ciò che non lo è. È molto “pensiero”, perché le opere richiedono una grande responsabilità spirituale e ce la metterò tutta.</p>
<p>Per informazioni sull’artista:</p>
<p><a href="http://bernhardgillessen.altervista.org/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">http://bernhardgillessen.altervista.org/</a></p>
<p><a href="https://www.facebook.com/gillessen.bernhard">https://www.facebook.com/gillessen.bernhard</a></p>
<p>(Nella foto di copertina in alto, l’olio di B. Gillessen “Un mattino verso San Martino di Trevi)</p>
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		<title>Siria. Elezioni presidenziali: la democrazia è ancora un miraggio</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2021/05/08/siria-elezioni-presidenziali-la-democrazia-e-ancora-un-miraggio/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=siria-elezioni-presidenziali-la-democrazia-e-ancora-un-miraggio</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Laura Giordano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 08 May 2021 18:06:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Assad]]></category>
		<category><![CDATA[elezioni 2021]]></category>
		<category><![CDATA[elezioni presidenziali]]></category>
		<category><![CDATA[Onu]]></category>
		<category><![CDATA[Siria]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="678" height="381" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/05/bandiera-siriana-678x381-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/05/bandiera-siriana-678x381-1.jpg 678w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/05/bandiera-siriana-678x381-1-300x169.jpg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/05/bandiera-siriana-678x381-1-585x329.jpg 585w" sizes="(max-width: 678px) 100vw, 678px" /></p>
<p>Si svolgeranno il prossimo 26 maggio le elezioni per il nuovo Presidente della Repubblica Araba di Siria, un paese devastato da una guerra disumana giunta ormai al suo decimo anno consecutivo.&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2021/05/08/siria-elezioni-presidenziali-la-democrazia-e-ancora-un-miraggio/">Siria. Elezioni presidenziali: la democrazia è ancora un miraggio</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Si svolgeranno il prossimo 26 maggio le elezioni per il nuovo <strong>Presidente della Repubblica Araba di Siria</strong>, un paese devastato da una guerra disumana giunta ormai al suo decimo anno consecutivo.<br />
Sono tre i candidati scelti dalla <strong>Suprema Corte Costituzionale</strong>, tra le 51 candidature presentate: l’attuale presidente in carica <strong>Bashar Hafez al-Assad</strong>, l’ex ministro e deputato Abdullah Salloum Abdullah e un esponente dell’opposizione parlamentare, Mahmoud Ahmed Merei.<br />
Tutto però fa supporre che i risultati confermeranno il quarto mandato dell’attuale presidente, Al-Assad, in carica da ben 21 anni e che vede in questa tornata elettorale un modo per legittimare il suo potere attraverso il voto diretto del popolo.</p>
<p>Elezioni controverse, definite da più parti nella stampa internazionale come <em>rubber-stamp elections</em>, termine inglese per indicare che esse si limiteranno ad approvare in modo quasi automatico e scontato la candidatura di Assad.<br />
<strong>Mustafa Sejari</strong>, tra i leader dell’opposizione esterna al partito <strong>Baath</strong> di Assad, le definisce una ‘farsa teatrale’, “il disperato sforzo di reinventare questo regime criminale”.<br />
“Né libere né eque”, le hanno definite Italia, Usa, Francia, Regno Unito e Germania, in una <strong>dichiarazione congiunta </strong>rilasciata il 15 marzo scorso, nel giorno del decimo anniversario dell’inizio della guerra. Un documento condiviso che conteneva anche l’auspicio di vedere avanzare un processo politico di pace nella regione, in linea con la <strong><a href="https://undocs.org/S/RES/2254(2015)" target="_blank" rel="noreferrer noopener" data-type="URL" data-id="https://undocs.org/S/RES/2254(2015)">risoluzione Onu n.2254 del 2015</a></strong>.</p>
<p>Quest’ultima prevede, tra l’altro, sia la redazione di nuova carta costituzionale, diversa da quella attualmente in vigore, sia nuove consultazioni elettorali, libere e democratiche, sotto la supervisione dell’Onu, e garanti dei diritti di tutti i siriani, compresi gli sfollati interni (più di 6 milioni) e i rifugiati (più di 5 milioni nel mondo secondo le ultime stime dell’UNHCR).</p>
<p>Purtroppo l’ultimo tentativo di mediazione dell’Onu ispirato alla risoluzione del 2015, e portato avanti dall’inviato speciale in Siria per l’Onu, <strong>Geir Pedersen</strong>, si è scontrato con la volontà del governo siriano di dare corso comunque alle elezioni già programmate del 26 maggio, in linea con la costituzione del 2014 e soprattutto con il rifiuto di qualsiasi tipo di ‘interferenza straniera negli affari interni’ del paese, come ha precisato a fine aprile l’ambasciatore siriano all’Onu, <strong>Bassam Sannagh</strong>.</p>
<p>A seguito di ciò, l’ambasciatrice americana all’Onu, <strong>Linda Thomas</strong>, ha ribadito che le “cosiddette elezioni del 26 maggio saranno una farsa. Non legittimeranno il regime di Assad” e “non rappresenteranno il popolo siriano”.<br />
Dichiarazioni che Sannagh ha rispedito al mittente, parlando di ‘campagna di confusione e <em>misinformation</em>’ ad opera di paesi che interferiscono e violano “i diritti dei siriani di scegliere il loro presidente liberamente, responsabilmente e democraticamente”, chiedendo di “porre fine al rilasciare dichiarazioni provocatorie e ostili che non servono l’obiettivo di ripristinare la sicurezza e la stabilità in Siria”.</p>
<p>Parallelamente a questo scontro politico, il Parlamento siriano, come riferisce il 28 aprile la Syrian Arab News Agency, decide all’unanimità di invitare i rappresentanti di parlamenti ‘amici e fratelli’ (Algeria, Oman, Mauritania, Russia, Iran, Armenia, Cina, Venezuela, Cuba, Belarus, Sud Africa, Ecuador, Nicaragua e Bolivia) per seguire da vicino il processo elettorale, probabilmente allo scopo di rafforzare il consenso internazionale attorno a queste elezioni.</p>
<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-33902" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2021/05/12028-siria-cartina-1.jpg" sizes="(max-width: 434px) 100vw, 434px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2021/05/12028-siria-cartina-1.jpg 360w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2021/05/12028-siria-cartina-1-300x250.jpg 300w" alt="" width="434" height="362" /></figure>
</div>
<p>Resta da capire cosa si intenda esattamente per “<strong>elezioni libere e democratiche</strong>”. Cerchiamo, allora, di fissare alcuni punti sulla legislazione siriana vigente in materia elettorale, in particolare la parte relativa all’elezione del Presidente della Repubblica, così come è disciplinata dalla <strong><a href="https://www.constituteproject.org/constitution/Syria_2012?lang=en" target="_blank" rel="noreferrer noopener" data-type="URL" data-id="https://www.constituteproject.org/constitution/Syria_2012?lang=en">costituzione del 2012 </a></strong>e dalla successiva legge n.5 del 2014.</p>
<h5>I candidati alla Presidenza della Repubblica.</h5>
<p>Tra i requisiti richiesti ai candidati, occorre: essere di nazionalità siriana dalla nascita; essere di fede islamica; non essere sposato/a ad uno/a straniero/a; essere residente nella repubblica da non meno di 10 anni consecutivi (requisito che di fatto esclude tutti i leader politici in esilio da tempo contrari al regime, e tutti i siriani residenti all’estero dall’inizio della guerra); avere il sostegno di almeno 35 parlamentari sul totale di 250; per ogni membro del parlamento, non poter supportare più di un candidato.</p>
<p>Particolarmente stringenti gli ultimi due requisiti. A rigor di logica, infatti, e con un banale conto, se tutti potessero avere il sostegno di almeno 35 deputati su 250, solo 7 potrebbero essere ammessi alla candidatura. Nei fatti, sono stati 51 i candidati presentati, 44 dei quali già potenzialmente inamissibili ab initio, e solo tre, alla fine, quelli ammessi.</p>
<p><strong>Nael Georges</strong>, studioso siriano di diritto internazionale, definisce questa una “condizione paralizzante” all’interno di un’assemblea in cui “ogni membro è leale al regime governativo” e dunque non è per niente facile ottenere il supporto parlamentare senza il consenso del governo e del principale partito, Baath, legato in modo indissolubile alla storia della famiglia Assad che da 50 anni governa il paese.</p>
<p><strong>Chi può votare?</strong></p>
<p>Tutti i maggiorenni siriani per nascita, residenti nel territorio, con la possibilità per i residenti all’estero di votare a partire dal 20 maggio attraverso le Ambasciate. Resta ancora da capire chi effettivamente sarà in grado di farlo.</p>
<p>In realtà le votazioni non riguarderanno le aree che sfuggono al controllo del governo di Damasco, prevalentemente occupate dai gruppi ribelli e dai loro alleati, tra cui <strong>Idlib </strong>nel Nord-Ovest della Siria, dove vivono milioni di sfollati, e le zone a Nord-Est, per lo più controllate dall’Amministrazione Autonoma Curda.</p>
<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-33904" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2021/05/pexels-element-digital-1550337-1-1024x683.jpg" sizes="(max-width: 406px) 100vw, 406px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2021/05/pexels-element-digital-1550337-1-1024x683.jpg 1024w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2021/05/pexels-element-digital-1550337-1-300x200.jpg 300w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2021/05/pexels-element-digital-1550337-1-768x512.jpg 768w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2021/05/pexels-element-digital-1550337-1-1536x1024.jpg 1536w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2021/05/pexels-element-digital-1550337-1-2048x1366.jpg 2048w" alt="" width="406" height="270" /></figure>
</div>
<p><strong>Chi ha competenza in materia elettorale.</strong></p>
<p>In base alla legge elettorale n.5 del 2014, per tutta la materia elettorale la competenza spetta al <strong>potere giudiziario</strong>, al fine di garantire un controllo imparziale dell’intero procedimento.</p>
<p>In realtà, il potere giudiziario è in generale ben lungi dall’essere un organo <em>super partes</em>. Al vertice, infatti, si trova il <strong>Supremo Consiglio Giudiziario</strong> presieduto dal Presidente della Repubblica che a sua volta è anche titolare del potere esecutivo e nomina il Presidente del Consiglio e i Ministri.</p>
<p>Per le elezioni presidenziali in particolare, spetta alla <strong>Suprema Corte Costituzionale</strong>, nominata in parte dal Presidente della Repubblica, la supervisione di tutto il procedimento.</p>
<p>Ciò che emerge, in definitiva, è un potere politico del Presidente della Repubblica forte e diffuso, in grado di influenzare e interferire sulle attività degli altri organi costituzionali.</p>
<p>A ciò si aggiungono i suoi poteri in ambito legislativo e, infine, il controllo indiretto sugli organi provinciali. Questi ultimi, in base al decreto legislativo n.100/2011 sul decentramento amministrativo, hanno ottenuto una maggiore autonomia, ma di fatto sono ‘vassalli’ del governo centrale che ne nomina i vertici.</p>
<p><strong>Il pluralismo politico.</strong></p>
<p>La carta costituzionale del 2012 prevede l’adozione ufficiale del <strong>principio del pluralismo politico</strong>, stabilendo la revoca al partito Baath dello “status di partito leader dello stato e della società”. Un principio importante, una svolta rispetto al passato, già introdotta con il decreto legislativo n.100/2011, che detta le regole per la costituzione dei partiti politici fissandone, però, dei rigidi parametri:</p>
<ul>
<li>per i fondatori del partito: avere almeno 25 anni, essere di nazionalità siriana da almeno 10 anni, essere residenti nella repubblica siriana;</li>
<li>per i membri del partito: essere almeno 1000, provenienti da almeno la metà delle province siriane, e ogni provincia deve essere rappresentata almeno dal 5% sul numero totale dei membri.</li>
<li>Infine, i partiti non possono essere formati su base religiosa, di setta, di tribù, di razza, di genere, di regione o professione di appartenenza.<br />
Come fa notare l’analista di politica internazionale <strong>Francesco Petronella</strong>, con tale legislazione si escludono di fatto “dall’agone politico sia la Fratellanza musulmana che i partiti curdi”.</li>
</ul>
<p>In conclusione la strada verso elezioni libere e democratiche in Siria è ancora lunga. Non a caso secondo il <strong>Democracy Index 2020</strong> dell’<strong>Economist Intelligence Unit</strong>, la Siria è classificata tra i paesi più autoritari del mondo insieme con la Repubblica Centro Africana, il Congo e la Nord Corea.<br />
Occorre dunque ripartire da una nuova Costituzione e da un nuovo apparato costituzionale che garantiscano davvero un ordinamento democratico e l’affermazione di uno Stato di Diritto.</p>
<p>(foto Pexels)</p>
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		<title>Amnesty e la tutela dei diritti in rete durante la pandemia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Laura Giordano]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 21 Apr 2021 06:17:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
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		<category><![CDATA[Amnesty]]></category>
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		<category><![CDATA[discriminazione]]></category>
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		<category><![CDATA[intolleranza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="600" height="381" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/04/B97700B1-4B10-4093-8186-6A1E9A98FE74.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/04/B97700B1-4B10-4093-8186-6A1E9A98FE74.png 600w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/04/B97700B1-4B10-4093-8186-6A1E9A98FE74-300x191.png 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/04/B97700B1-4B10-4093-8186-6A1E9A98FE74-585x371.png 585w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /></p>
<p>Come l’emergenza sanitaria ha influito su diritti e intolleranza on line: i risultati dell’ultima ricerca di Amnesty International Italia È stato da poco pubblicato “Il barometro dell’odio 2021”, l’ultimo rapporto&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><b>Come l’emergenza sanitaria ha influito su diritti e intolleranza on line: i risultati dell’ultima ricerca di Amnesty International Italia</b></p>
<p>È stato da poco pubblicato “<strong>Il barometro dell’odio 2021</strong>”, l’ultimo rapporto di <strong>Amnesty International Italia</strong> che analizza il livello di discriminazione e di <em>hate speech</em> sulle piattaforme social. Quest’anno la ricerca, ormai alla sua quarta edizione, ha analizzato le conseguenze dell’emergenza sanitaria sui diritti economici, sociali e culturali e come esse abbiano influito sull’odio presente nel dibattito on line.</p>
<p>Una tematica, quella dell’intolleranza diffusa in rete, alla quale Amnesty presta attenzione già da tempo e che ha portato alla creazione nel 2016 della <strong>Task Force Hate Speech</strong>: un gruppo di attivisti che, agendo in modo coordinato e simultaneo, si occupa della difesa dei diritti umani anche sul web. Dal loro lavoro è nata poi la guida, aggiornata nel 2020, ‘<em>Hate speech, conoscerlo e contrastarlo</em>’. Lo scorso anno sono state circa 750 le nuove richieste di partecipazione alla Task Force; sintomo, questo, di come la sensibilità sul tema sia sempre più diffusa, unitamente al desiderio di combattere l’intolleranza on line in modo attivo e costruttivo, abbandonando ogni forma di passività davanti allo schermo.</p>
<p>Due i social media monitorati dal barometro, <strong>Facebook</strong> e <strong>Twitter</strong>, per un periodo di 16 settimane, dal 15 giugno al 30 settembre 2020, seguendo due binari: quello relativo ai post e tweet pubblicati su pagine e profili di esponenti del mondo della politica, dei sindacati, dell’informazione, di enti legati al welfare; l’altro riguardante i relativi commenti degli utenti.  Oltre 22milioni di contenuti scaricati e più di 36mila valutati: un lavoro imponente, quello svolto dalla Task Force, che ha evidenziato purtroppo delle tendenze poco rassicuranti, ovvero l’emersione di nuove vulnerabilità e discriminazioni.</p>
<p>Ne parla nella nota introduttiva al report, Federico Faloppa, coordinatore della <strong>Rete Nazionale per il contrasto ai discorsi e ai fenomeni di odio</strong>. Durante la prima fase della pandemia, “un po’ ingenuamente ci eravamo illusi. (…) Erano i mesi del tutto andrà bene, (…) dell’uniamoci a coorte contro un nemico comune”. A poco a poco invece, prendeva piede nelle piattaforme social una sorta di “virus dell’odio”: “Cominciava a vedersi ciò che i dati del barometro avrebbero fatto emergere con evidenza”, continua Faloppa, ovvero poiché “la coperta delle risorse, dei diritti, della cittadinanza è percepita come corta, non ci sarebbe stato posto per tutti e la spaccatura sociale sarebbe stata anticipata e sostenuta da una nuova polarizzazione del discorso (…). La classica fallacia del falso dilemma (o noi o loro): tanto smaccata quanto efficace, soprattutto in tempi di crisi. Attorno a questa polarizzazione, infatti, non solo si costruiscono nuove fratture sociali (…) ma si riarticolano luoghi comuni usurati e ostilità di lungo corso”.   Dall’analisi emerge un quadro di una vera e propria <strong>intolleranza pandemica</strong> diffusa e vengono individuati i bersagli dell<em>’hate speech</em>, vecchi e nuovi capri espiatori, tutti considerati ‘untori’: a fianco di migranti e rifugiati compaiono anche operatori sanitari, runner e tutti coloro che godono di presunti ed esclusivi benefici.</p>
<p class="has-text-align-center"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-33105" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2021/04/tastiera.jpeg" sizes="(max-width: 720px) 100vw, 720px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2021/04/tastiera.jpeg 720w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2021/04/tastiera-300x200.jpeg 300w" alt="" width="720" height="480" /></p>
<p>Tra le tecniche principalmente usate dagli <em>haters</em>, Faloppa ne indica alcune: concentrare sul “diverso” tratti negativi e/o pericolosi; aizzare i follower contro chi non può controbattere, o contro un nemico visibilmente “altro”; infine la tecnica del <strong>benaltrismo</strong>, ovvero “i problemi sono ben altri”, “usata spesso per ridicolizzare le rivendicazioni di genere e per sminuire le battaglie sui diritti civili.”</p>
<p>Tra i dati raccolti dal barometro emerge che: si offende meno ma si incita di più all’odio; l’intolleranza online è più radicalizzata quando incrocia i temi legati ai <strong>diritti economici, sociali e culturali</strong>; le percentuali aumentano quando questo tipo di contenuti viene associato ad altri temi come ‘rom’ e ‘immigrazione’; <strong>le principali sfere </strong>dell’odio sono islamofobia, sessismo, antiziganismo, antisemitismo, razzismo, omobitransfobia.</p>
<p>Infine, allegato al report, il documento “<em>Pandemia, comunicazione, discriminazione</em>”, in cui viene approfondito il ruolo svolto dalla <strong>comunicazione istituzionale</strong> nella fase 2 dell’emergenza. Due i filoni principali oggetto di studio: il <em>frame</em> utilizzato per narrare la pandemia e la comunicazione da parte delle istituzioni.</p>
<p>Per il primo aspetto, ha prevalso il quadro narrativo dell’<strong>emergenza</strong> piuttosto che quello della<strong> crisi </strong>di lunga durata. Una differenza non solo semantica ma sostanziale: il frame dell’emergenza consente di dare delle risposte immediate, accentrate e con efficacia sul breve termine; quello della crisi invece, apre ad una programmazione a lungo termine, con il coinvolgimento dei corpi intermedi della società, spesso espressione dei settori più vulnerabili e che svolgono un ruolo centrale nella tutela dei diritti. Nella pratica, la seconda fase della pandemia è stata gestita per lo più come la prima fase, ovvero spesso in termini di emergenza: “Il risultato”, si legge nel documento, “è stato quindi una minore protezione di chi ha difficile accesso ai diritti economici, sociali e culturali, con la creazione di nuove sacche di discriminazione e l’aggravamento delle condizioni di quelle pregresse”.</p>
<p>Per quanto riguarda l’aspetto del linguaggio istituzionale, esso è risultato complesso e spesso confuso, non riuscendo ad essere inclusivo e a raggiungere bene fasce poco scolarizzate o con scarse competenze digitali senza accesso ad Internet (<em>digital divide</em>), oppure quelle con una minore conoscenza della lingua italiana. Queste categorie sono state quelle più esposte alla cattiva informazione e ciò ha contribuito ad una riduzione del livello di tutela dei diritti e di sicurezza per la popolazione.</p>
<p>Da qui poi, <strong>l’appello alle istituzioni per rafforzare le campagne di informazione sui diritti umani, intensificare l’alfabetizzazione digitale, promuovere un uso responsabile della rete</strong>, condannare in modo tempestivo i discorsi di odio, produrre note esplicative ai testi legislativi per agevolarne la comprensione.</p>
<p>Ancora una volta una denuncia in difesa dei diritti, quella di Amnesty, che, affiancandosi alla già menzionata guida per contrastare l’odio in rete, diventa anche un’esortazione ad agire in modo preparato e consapevole, utilizzando strumenti per riconoscere linguaggi e messaggi che nascono da stereotipi e pregiudizi e poter mettere in atto delle valide ed efficaci <strong>contronarrazioni positive</strong>.</p>
<p>I report e la guida completi sono disponibili al seguente indirizzo: <a href="https://www.amnesty.it/barometro-dellodio-intolleranza-pandemica/">https://www.amnesty.it/barometro-dellodio-intolleranza-pandemica/</a></p>
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