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	<title>Luca Cricenti, Autore presso lafrecciaweb.it</title>
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		<title>Roma. La nona edizione di “Suggestioni dal set” alla Festa del Cinema di Roma 2021</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luca Cricenti]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 15 Oct 2021 06:27:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[cinema]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="678" height="381" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/10/F8267FCE-4F1E-4B81-A025-E796789A2CAD.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/10/F8267FCE-4F1E-4B81-A025-E796789A2CAD.png 678w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/10/F8267FCE-4F1E-4B81-A025-E796789A2CAD-300x169.png 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/10/F8267FCE-4F1E-4B81-A025-E796789A2CAD-585x329.png 585w" sizes="(max-width: 678px) 100vw, 678px" /></p>
<p>Il dibattito “Cinema e lockdown tra ispirazione, narrazione e resilienza” Dopo l’anno “sabbatico” perso a causa dell’epidemia da Covid-19, “Suggestioni dal set” torna con la sua nona edizione nella cornice&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2021/10/15/roma-la-nona-edizione-di-suggestioni-dal-set-alla-festa-del-cinema-di-roma-2021/">Roma. La nona edizione di “Suggestioni dal set” alla Festa del Cinema di Roma 2021</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Il dibattito “Cinema e lockdown tra ispirazione, narrazione e resilienza”</em></p>
<p class="has-drop-cap">Dopo l’anno “sabbatico” perso a causa dell’epidemia da Covid-19, “Suggestioni dal set” torna con la sua nona edizione nella cornice della sedicesima edizione della Festa del Cinema di Roma, sempre nella magnifica location già calcata l’ultima volta nel 2019: lo spazio della Roma Lazio Film Commission – Auditorium Parco della Musica.</p>
<p>Il dibattito, stimolato e mediato dal giornalista Marco Bonardelli (a cui vanno tra le altre cose gli elogi per aver fatto approdare la manifestazione a Roma dalla sua Messina già nel 2018), ha visto confrontarsi numerosi professionisti dello spettacolo su delle tematiche di estrema attualità che mai come questa volta raggiungono e uniscono ogni cittadino: la pandemia e il cinema.</p>
<p>Ma la chiave è totalmente diversa e dinamica rispetto a quella che è diventata la triste retorica ruotante attorno alla pandemia da Covid-19. Infatti, Bonardelli ha voluto mettere in risalto sì la drammaticità del primo lockdown e della chiusura, tra le altre cose, dei cinema, ma accentuando la volontà di resistere e di adattarsi alla nuova realtà di tutte le persone, professionisti e non, coinvolti nel settore cinematografico.</p>
<p>Il tutto è reso performativamente dalle parole dello stesso Bonardelli, il quale sottolinea come questa nona edizione di Suggestioni dal Set sia importante, anche personalmente, poiché è stato il suo primo spostamento dalla Sicilia da un anno a questa parte. Inoltre, questa edizione coincide con la riapertura al 100% della capienza dei cinema.</p>
<p>Bonardelli precisa che in questo anno e mezzo “Non si è fermata la voglia di fare cinema e i lavori di oggi lo dimostrano: sono un esempio di resilienza.” Quindi con questa edizione di Suggestioni dal Set ha voluto omaggiare la forza del cinema e i suoi addetti ai lavori che sono riusciti e riescono a trovare soluzioni anche in questo terribile periodo.</p>
<p>Tutto ciò è espresso magnificamente nei tre lavori selezionati, di cui si è discusso e dei quali sono stati proiettati alcuni spezzoni:</p>
<p>–  Per “Il cinema non si ferma” di Marco Serafini, si è potuto apprezzare un breve spezzone, il quale enucleava i fondamenti della grande commedia all’italiana, come sottolineato da Marco Bonardelli, “sdrammatizzando e rigenerando lo spirito”. Il film è girato dagli stessi attori con gli smartphone, coordinati tra loro in diversi episodi. Emblematiche le parole del regista sulle particolari modalità di realizzazione: “Vedo oggi il mio attore per la prima volta in persona”. Ha dovuto fare la regia su skype/zoom da Monaco di Baviera perché “non avevamo una troupe vera”;</p>
<figure class="wp-block-image size-large"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="wp-image-38236" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2021/10/1634235906266-1024x768.jpg" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2021/10/1634235906266-1024x768.jpg 1024w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2021/10/1634235906266-300x225.jpg 300w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2021/10/1634235906266-768x576.jpg 768w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2021/10/1634235906266-1536x1152.jpg 1536w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2021/10/1634235906266-2048x1536.jpg 2048w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2021/10/1634235906266-678x509.jpg 678w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2021/10/1634235906266-326x245.jpg 326w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2021/10/1634235906266-80x60.jpg 80w" alt="" width="1024" height="768" /></figure>
<p>–  Per “Il giorno e la notte ” di Daniele Vicari, anch’esso girato da remoto, si è potuto immaginare un mondo senza la “nostra” pandemia, ma comunque con un lockdown dovuto ad un attacco terroristico di natura batteriologica. “La cosa più bella del film – evidenzia Francesca Zanza – è che si è aperta una piccola crepa di anarchia che ha reso possibile creare un qualcosa di incredibile da fare oggi nelle modalità di ripresa e di interpretazione”. Un ringraziamento speciale è andato anche a Fandango e RaiPlay che tuttora permette di vedere il film in esclusiva streaming. Invece Barbara Esposito, ha spiegato che l’episodio interpretato da lei e il marito, Francesco Acquaroli, narra di una storia – una coppia che ha perso un figlio – che non gli appartiene, poiché non hanno figli. Quindi hanno riempito la casa di foto della nipote di Francesco. Quest’ultimo ha sottolineato quanto sia stato massacrante girare questo film per 4 settimane consecutive, con tutte le particolarità della regia in lockdown. Ha poi chiosato che “è stata comunque una bella esperienza, e spero non sia stato un sforzo inutile”;</p>
<p>– “La vita in una scatola” di Fausto Petronzio, ha raccontato “una delle pagine più strazianti di questa pandemia, il non poter incontrare i propri cari in ospedale”, come spiegato da Bonardelli. La clip rende subito l’idea di come questa storia narri di un addio: la vita in una scatola infatti parla di una scatola appartenuta al padre della protagonista, Sabrina Marciano, – morto per covid in ospedale – che le fa ricordare tutti i momenti della loro vita. Il film è particolarissimo perché girato quasi senza l’uso della voce, salvo quella del padre di Sabrina (il famoso doppiatore Mino Caprio) che parla in sottofondo mentre la protagonista sfoglia i loro ricordi. Sabrina Marciano ha voluto specificare il senso profondo del film: “abbiamo voluto dare omaggio a quanti anziani sono morti nelle case di cure e alle famiglie che sono state impossibilitate a fargli visita”. Per lei è stato particolare e intenso fare una interpretazione quasi esclusivamente mimica, soprattutto per il momento particolare da lei attraversato in quel momento, avendo perduto da poco il proprio padre (come la protagonista del film).</p>
<p>Insomma il filo conduttore, oltre alla pandemia, è stato anche una intensa umanità e focus sui rapporti interpersonali, ormai eccezione più che regola.</p>
<p>In chiusura di manifestazione c’è stato anche uno spazio dedicato ad “Aria”, corto sulla violenza domestica al tempo della pandemia, con un contributo della protagonista e sceneggiatrice del film Barbara Sirotti. Quest’ultimo ha sottolineato una tematica/problematica – la violenza domestica – forse non abbastanza nota che ha caratterizzato soprattutto il periodo del primo lockdown. “Un film molto coerente con la tematica di questa sera”, sottolinea Bonardelli. Il film è anche dedicato a Stefania Ceccarelli, uccisa durante la pandemia dal proprio marito.</p>
<p>Barbara Sirotti è riuscita ad evidenziare con il suo corto un mondo a molti sconosciuto e troppo spesso taciuto, che riempie la vita di numerose donne, rinchiuse in prigioni che una volta chiamavano case. Ha anche voluto rimarcare la distanza con quei giorni di lockdown e la bellezza racchiusa dentro il concetto “il cinema non si è fermato”. Il suo intento, con questa produzione, è stato quello di portare la realtà direttamente nelle mani del pubblico per fargliela analizzare e per far pensare le persone su un tema, quello dei femminicidi, troppo importante al giorno d’oggi.</p>
<p>Insomma, sembra molto lontano quel 2013 da quando “Suggestioni dal set” ha esordito in quel di Messina con il suo nuovo approccio al modo di fare critica cinematografica. Si può dire che questo è stato l’anno in cui la manifestazione ha raggiunto la piena maturità, e Bonardelli ha giustamente espresso il suo pensiero sulla prossima edizione, che rende ancor più vivo e reale il senso di questa rassegna: “Speriamo di poter narrare il prossimo anno di un cinema della rinascita!”</p>
<p>Che altro dire se non un incoraggiante “all’anno prossimo!”</p>
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		<title>Inghilterra: non solo Mediterraneo, 78 migranti salvati nel Canale della Manica</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luca Cricenti]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 05 Jul 2021 19:58:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Danimarca]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="678" height="381" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/07/F35D8B9E-0255-4C23-8942-57DD7E25E4AF.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/07/F35D8B9E-0255-4C23-8942-57DD7E25E4AF.png 678w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/07/F35D8B9E-0255-4C23-8942-57DD7E25E4AF-300x169.png 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/07/F35D8B9E-0255-4C23-8942-57DD7E25E4AF-585x329.png 585w" sizes="(max-width: 678px) 100vw, 678px" /></p>
<p>Il Regno Unito ha visto raddoppiato il numero di migranti arrivati via mare nel 2021 e sta pensando di adeguarsi alle esternalizzazioni proposte dalla Danimarca. Calais e Boulogne-sur-Mer, due porti&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="678" height="381" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/07/F35D8B9E-0255-4C23-8942-57DD7E25E4AF.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/07/F35D8B9E-0255-4C23-8942-57DD7E25E4AF.png 678w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/07/F35D8B9E-0255-4C23-8942-57DD7E25E4AF-300x169.png 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/07/F35D8B9E-0255-4C23-8942-57DD7E25E4AF-585x329.png 585w" sizes="(max-width: 678px) 100vw, 678px" /></p><p><em>Il Regno Unito ha visto raddoppiato il numero di migranti arrivati via mare nel 2021 e sta pensando di adeguarsi alle esternalizzazioni proposte dalla Danimarca.</em></p>
<p>Calais e Boulogne-sur-Mer, due porti (il primo molto più famoso grazie alle lezioni di storia) al confine nord francese con l’Inghilterra, separata dal continente solo da un lembo di mare di 34 km chiamato Canale della Manica. Un mare molto agitato e impetuoso che tuttavia viene anch’esso attraversato da numerosi migranti intenti a raggiungere il Paese anglofono. I numeri sono molto inferiori a quelli del “nostro” Mediterraneo, ma è un viaggio parimenti pericoloso a bordo di un gommone estremamente insicuro. <strong>Nel corso del 2021 sono stati più di 6000 i migranti che hanno attraversato La Manica, già il doppio rispetto allo stesso periodo di riferimento del 2020</strong>. Tra questi vi sono i 78 recuperati in mare dalla guardia costiera francese, riportati in 35 (5 donne e 6 bambini) al porto di Calais e in 43 al porto di Boulogne-sur-Mer.</p>
<p>Questi attraversamenti sono stati, secondo il governo inglese, fomentati anche da alcuni video virali sui social che “<em>inneggiano alla traversata del canale della Manica</em>” e “<em>promuovono e arrivano a rendere persino “glamour” queste traversate mortali”, </em>come riferito da Priti Patel, ministra dell’Interno del Regno Unito.</p>
<p>Dunque il Regno Unito, nonostante la Brexit, vive ancora i “problemi” legati alle migrazioni nell’Unione Europea e sta quindi pensando di seguire la via segnata a inizio giugno da uno dei Paesi ritenuti più progressisti in materia e simile per livello di immigrazione e per struttura di governo, il Regno di Danimarca.</p>
<p>Si ricorderà che a inizio giugno, il 3, il Parlamento danese guidato da una maggioranza social-democratica ha promulgato una nuova legge sull’immigrazione che in sostanza prevede che l’esame della domanda di asilo avvenga in un Paese terzo e che anche qualora la richiesta di asilo venisse accettata fosse lo stesso Paese terzo selezionato a continuare ad accogliere il rifugiato. Quindi <strong>una totale esternalizzazione del problema migranti</strong>, che destruttura il concetto stesso di asilo e fa a pezzi tutti i principi di ricongiungimento familiare (molti migranti tentato di raggiungere membri delle proprie famiglie residenti in Paesi europei) e di non refoulement (non respingimento verso Paesi che, anche a catena, possano violare i diritti umani). L’UE, il Consiglio di Europa e l’UNHCR, nonché numerose associazioni della società civile hanno espresso vergogna e forti timori rispetto a questa nuova legge, perché ritenuta in aperta violazione con la Convenzione di Ginevra sui rifugiati del 1951 (di cui, ironia della sorte, la Danimarca fu il primo paese firmatario) e con il Global Compact del luglio 2020 con cui i Paesi UE si sono impegnati a una ripartizione equa dei migranti. Inoltre il Governo danese starebbe prendendo accordi con alcuni (ritenuti) Paesi terzi sicuri dalla situazione socio-politica discutibile, tra cui Egitto, Eritrea, Etiopia e Ruanda (con quest’ultimo è già stato stilato in tempi non sospetti, il 27 aprile scorso, un memorandum di intenti). D’altronde non stupisce molto la scelta dei Paesi, dopo le recenti considerazioni del Regno di Danimarca sull’attuale <strong>sicurezza della Siria che hanno portato al rimpatrio di centinaia di rifugiati siriani</strong> verso un Paese che obiettivamente sicuro non è.</p>
<p>Ad ogni modo, il vero problema di questa legge è il precedente che la stessa può creare a livello europeo. In questo il Regno Unito non si è fatto attendere, forte di un legame con il Regno di Danimarca segnato dai numerosi “opt-out” (deroghe alle leggi dell’Unione) firmati insieme. <strong>Domani, 6 luglio, infatti arriverà in Parlamento la proposta di riforma del sistema di asilo, la quale si vocifera riprenderà in larga parte le “innovazioni” presentate dalla Danimarca</strong>. Di pari passo, il Primo Ministro Boris Johnson ha già anticipato che vi saranno pene più severe per i migranti che attraversano il canale (dai 6 mesi ai 4 anni) e per i trafficanti di esseri umani che ne agevolano la traversata (dai 14 anni all’ergastolo), unitamente alle già severe pene che concernono i migranti in UK post-brexit (noi italiani lo sappiamo bene, con numerosissimi connazionali rinchiusi nei centri di detenzione inglesi).</p>
<p>Il timore è quindi chiaro. Si paventa all’orizzonte una graduale chiusura dell’Europa a tutti gli indesiderati, guidata da un effetto domino tra i Paesi man mano più influenti a livello politico-economico, mossi dal desiderio di ottenere voti facili sulla scia del terrore nei confronti del diverso e in aperto contrasto con la direzione, teoricamente decisa dagli stessi Paesi (rectius, non più dal Regno Unito oggi), e le decisioni dell’Unione Europea. Dunque questo Global Compact 2020, tanto voluto dalla Commissione UE e con progetti molto ambizioni in materia di immigrazione, rischia di essere un grandissimo flop, mentre le nuove leggi in materia di immigrazione, esternalizzando il problema migranti ai Paesi ritenuti sicuri della stessa Africa, rischiano di minare ancor di più il rispetto dei diritti umani (pietra miliare a fondamento del sistema di diritto occidentale) dei richiedenti asilo che si troveranno a subire un rimpallo continuo tra Europa e Africa, con tutte le problematiche legate all’attraversamento dei confini via mare, che persisterà e sembra essere stato dimenticato almeno dalla Danimarca.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Tigray: il conflitto non risparmia neanche gli operatori umanitari. 3 vittime</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luca Cricenti]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 28 Jun 2021 17:54:10 +0000</pubDate>
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<p>I 3 collaboratori di Medici Senza Frontiere stavano fornendo assistenza alla popolazione vittima del conflitto. Un “omicidio brutale”. Con queste parole il sito di Medici Senza Frontiere comunica l’uccisione di&#8230;</p>
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<p>Un “omicidio brutale”. Con queste parole il sito di Medici Senza Frontiere comunica l’uccisione di 3 suoi operatori umanitari: Maria Hernandez, 35 anni coordinatrice dell’emergenza nella regione, Yohannes Halefom Reda, 31 anni assistente coordinatore, e Tedros Gebremariam Gebremichael, 31 anni autista. I 3 sono stati trovati vicino al loro veicolo venerdì mattina nel nord della regione del Tigray, meno di un giorno dopo la loro scomparsa. Non sono stati diffusi ulteriori dettagli sulla vicenda, per volontà di MSF di tutelare la privacy degli operatori e dei loro familiari. Tuttavia i 3 “erano nel Tigray per fornire assistenza alle persone ed è impensabile che questo lavoro sia costato loro la vita” sottolinea sempre MSF.</p>
<p>Non è il primo episodio in cui operatori di MSF vengono coinvolti nelle violenze del conflitto del Tigray. Infatti lo scorso marzo, soldati etiopi hanno trascinato quattro uomini fuori da un autobus pubblico su una strada a nord di Mekelle e li hanno giustiziati davanti a un team di Medici Senza Frontiere. L’esecuzione sarebbe avvenuta in seguito a un’apparente imboscata a un convoglio militare etiope.</p>
<p>Si ricorda che la guerra del Tigray è iniziata a novembre 2020 dopo che il primo ministro etiope Abiy Ahmed ha iniziato un’offensiva militare contro il Tigray People’s Liberation Front, il partito regionale al potere nell’omonima regione che aveva sfidato la sua autorità. In pochi giorni, soldati dall’Eritrea e milizie di etnia Amhara sono entrati nel Tigray per unirsi all’offensiva da parte del governo.</p>
<p>La guerra è diventata tristemente nota per le atrocità contro i civili, per una crescente carestia che ha già colpito 350.000 persone e per le migliaia di sfollati interni che fuggono verso i centri di transito posti al confine della regione.</p>
<p>La morte degli operatori umanitari arriva pochi giorni dopo che l’aviazione etiope ha bombardato un affollato mercato lunedì, uccidendo decine di civili e ferendone almeno altri 68, secondo i funzionari sanitari etiopi a Mekelle, la capitale del Tigray.</p>
<p>Proprio per tutelare le vittime civili del conflitto MSF è attiva sul territorio del Tigray, intervenendo prontamente con le sue operazioni umanitarie. Purtroppo questi tipi di aiuti non possono che essere visti come un intralcio per gli eserciti offensori, perché rifocillano la popolazione e tutelandone la salute e la vita ne aumentano la resistenza. Quindi in aperto contrasto con ogni legge sui conflitti internazionali e interni (e ogni buon senso), gli attacchi si sono focalizzati anche contro soggetti estranei al conflitto come gli operatori dell’organizzazione umanitaria, creando un pericoloso precedente. È auspicabile che MSF non abbandoni il progetto di tutela delle popolazioni del Tigray, continuando a fornire il suo indispensabile supporto, e che al tempo stesso attori internazionali possano intervenire per la salvaguardia di chi si impegna a proteggere e per tentare di porre fine a questo conflitto sanguinolento.</p>
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		<title>Nigeria. Morto il capo di Boko Haram, il predone di bambini</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2021/06/07/nigeria-morto-il-capo-di-boko-haram-il-predone-di-bambini/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=nigeria-morto-il-capo-di-boko-haram-il-predone-di-bambini</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luca Cricenti]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 07 Jun 2021 21:33:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Boko Haram]]></category>
		<category><![CDATA[ISWAP]]></category>
		<category><![CDATA[Nigeria]]></category>
		<category><![CDATA[terrorismo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="678" height="381" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/06/247BA8BC-B2DB-4B7D-8D7A-112B1B4A3BB6.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/06/247BA8BC-B2DB-4B7D-8D7A-112B1B4A3BB6.png 678w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/06/247BA8BC-B2DB-4B7D-8D7A-112B1B4A3BB6-300x169.png 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/06/247BA8BC-B2DB-4B7D-8D7A-112B1B4A3BB6-585x329.png 585w" sizes="(max-width: 678px) 100vw, 678px" /></p>
<p>ph. Raphael Nathaniel &#8211;  Pixabay Per l’ISWAP si sarebbe fatto saltare in aria. La settimana scorsa aveva sequestrato altri 136 bambini Si chiamava Abubakar Shekau e dal 2009, dopo la&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>ph. Raphael Nathaniel &#8211;  Pixabay</p>
<p><em>Per l’ISWAP si sarebbe fatto saltare in aria. La settimana scorsa aveva sequestrato altri 136 bambini</em></p>
<p>Si chiamava Abubakar Shekau e dal 2009, dopo la morte del fondatore Mohammed Yusuf, aveva preso il controllo dell’organizzazione terroristica nota come Boko Haram. La morte sarebbe avvenuta lo scorso 18 maggio durante un conflitto con un altro gruppo terroristico rivale, l’ISWAP (l’IS dell’Africa occidentale). Shekau, secondo la ricostruzione offerta da Afp sulla base delle dichiarazioni rese proprio da ISWAP, si sarebbe fatto saltare in aria per evitare la cattura ad opera dei rivali jihadisti. Egli è tristemente noto per i rapimenti di donne e bambini effettuati da Boko Haram negli ultimi anni e orientati al reclutamento e alle morti per esplosione nei mercati. Tra questi si ricordano il famosissimo rapimento delle 270 studentesse di Chibok nel 2014 e i più recenti di Jibiya, circa un mese fa (40 fedeli prelevati dalla moschea durante le preghiere del Ramadan), e di Tegina, solo pochi giorni fa.</p>
<p>Quest’ultimo caso è finito sotto i riflettori occidentali poiché ha riguardato il sequestro di ben 136 bambini studenti di una scuola coranica, Salihu Tanko, in una regione come quella del Niger (lo Stato nella Nigeria centrale, non il Paese) poco interessata dalle azioni di Boko Haram. L’attacco ha seguito il solito copione dell’organizzazione: irruzione a bordo di biciclette, raffiche di spari (una persona è rimasta uccisa e una ferita), cattura dei bambini. Dei 200 minori, alcuni sono riusciti a fuggire, i più piccoli (11) tra i 4 e i 12 anni sono stati rilasciati poche ore dopo perché “troppo piccoli per poter camminare” (secondo le Autorità nigeriane), degli altri 136 e di 3 insegnanti non vi è più traccia. L’unica notizia “sicura” è quella di una telefonata fatta dai rapitori al preside dell’istituto scolastico con una richiesta di riscatto (secondo quanto riportato da BBC). Intanto il Governatore dello Stato del Niger ha ordinato alle agenzie di sicurezza di riportare i bambini il prima possibile.</p>
<p>La particolarità di questo rapimento è che è avvenuto il giorno dopo il rilascio di 14 studenti rapiti nello Stato di Kaduna (nord della Nigeria, una zona “abituata” alle offensive di Boko Haram). Questi studenti erano stati detenuti per 40 giorni e 5 di loro sono stati giustiziati per fare pressione sulle famiglie e sul Governo affinché venisse pagato il riscatto richiesto. Il Governo come sempre attua una linea dura di non collaborazione con i terroristi, tuttavia le famiglie hanno dichiarato di aver pagato circa 180 milioni di naira (357.000€) pur di riavere i propri figli. Chissà se anche questa volta verrà seguito lo stesso copione.</p>
<p>Si consideri che dallo scorso dicembre, almeno 730 bambini ed adolescenti sono stati rapiti in più scuole, e che quando non vengono pagati i riscatti i minori vengono utilizzati come milizie in prima linea pronti a farsi esplodere o a combattere (dopo il lavaggio del cervello operato dai jihadisti). Questa situazione è origine e causa del conflitto jihadista nel Nord-Est della Nigeria che dal 2009 ha causato più di 40 mila morti e che attraverso i proventi dei rapimenti si rifocilla e continua ad espandere la propria egemonia sul territorio nigeriano, senza che il Governo nigeriano sia in grado di contrastarlo attivamente. Infatti, come anticipato all’inizio della notizia, non è solo Boko Haram a interessarsi del conflitto nella Nigeria del Nord, ma anche altri gruppi terroristici tra cui il citato ISWAP.</p>
<p>Dunque, la notizia della morte del capo di Boko Haram, Abubakar Shekau, non è da accogliere con grandi fasti, poiché la successione sarà immediata e soprattutto perché non è detto che gli equilibri dei gruppi terroristici restino gli stessi. Potrebbe infatti esservi un significativo aumento dell’egemonia dell’ISWAP sulla Nigeria del Nord, che rovescerebbe ancora una volta la situazione nel Paese e genererebbe nuove ondate di violenza, forse ancora più sanguinose. Infatti attualmente l’ISWAP conta almeno 5.000 miliziani, mentre il gruppo guidato da Shekau 1500-2000.</p>
<p>È una frase fatta, ma mai come oggi vera. Come sempre chi ci rimette e rimetterà di più saranno i bambini.</p>
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		<title>Israele-Gaza: il Consiglio di Sicurezza ONU si riunisce per chiedere il cessate il fuoco</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luca Cricenti]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 17 May 2021 19:45:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[COnsiglio di Sicurezza Onu]]></category>
		<category><![CDATA[Hamas]]></category>
		<category><![CDATA[Israele]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="678" height="381" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/05/jerusalem-953226_1920-678x381-3.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/05/jerusalem-953226_1920-678x381-3.jpg 678w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/05/jerusalem-953226_1920-678x381-3-300x169.jpg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/05/jerusalem-953226_1920-678x381-3-585x329.jpg 585w" sizes="(max-width: 678px) 100vw, 678px" /></p>
<p>Le violenze da parte di entrambe le fazioni hanno causato finora 197 morti, tra cui 58 bambini, e potrebbero configurare crimini di guerra secondo gli esperti Domenica 16 maggio si&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="678" height="381" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/05/jerusalem-953226_1920-678x381-3.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/05/jerusalem-953226_1920-678x381-3.jpg 678w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/05/jerusalem-953226_1920-678x381-3-300x169.jpg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/05/jerusalem-953226_1920-678x381-3-585x329.jpg 585w" sizes="(max-width: 678px) 100vw, 678px" /></p><p><em>Le violenze da parte di entrambe le fazioni hanno causato finora 197 morti, tra cui 58 bambini, e potrebbero configurare crimini di g</em><em>uerra secondo gli esperti</em></p>
<p class="has-drop-cap">Domenica 16 maggio si è raggiunto il momento peggiore, fino ad oggi, – sic! – degli scontri tra Israele e Hamas. Circa 42 persone sono morte a Gaza dopo il singolo attacco aereo (35 attacchi in 20 minuti) più letale di Israele in una campagna di bombardamenti che ha ucciso almeno 197 persone – la maggior parte dei quali civili, compresi 58 bambini – secondo i funzionari palestinesi.</p>
<p>Gli scontri hanno avuto inizio la settimana scorsa, quando a seguito delle manifestazioni palestinesi in ricordo della Nakba (la commemorazione dello spostamento di centinaia di migliaia di palestinesi nel 1948) che hanno causato disordini a Parigi e a Gerusalemme, la polizia israeliana ha effettuato un raid nella moschea di Aqsa dal quale è scaturita la risposta violenta già nella sera di lunedì da parte di Hamas con il lancio di razzi artigianali (a causa del blocco militare) indiscriminati sulle città di Israele. Successivamente vi è stata la risposta altrettanto violenta dell’esercito israeliano attraverso bombardamenti e attacchi aerei, a cui hanno fatto seguito ulteriori lanci di razzi da parte di Hamas.</p>
<p>Venerdì mattina alcune fonti hanno riportato un attacco da parte delle forze di terra israeliane su Gaza. Un portavoce militare israeliano ha detto inizialmente “ci sono truppe di terra che attaccano a Gaza”, ma poi ha chiarito che le truppe israeliane non erano entrate nella striscia, suggerendo la possibilità di un fuoco di artiglieria dall’esterno.</p>
<p>Sabato, Israele ha fatto saltare in aria un edificio che ospitava gli uffici della Associated Press e di Al Jazeera, mentre Hamas ha sparato in totale quasi 3.000 razzi dalla Striscia di Gaza, uccidendo almeno 10 persone.</p>
<p>In mezzo alle crescenti critiche internazionali sugli attacchi aerei israeliani a Gaza, il primo ministro Benjamin Netanyahu ha giurato che il paese continuerà la sua “campagna contro le organizzazioni terroristiche”. Ha poi aggiunto: “Vogliamo esigere un prezzo dall’aggressore, come in tutti i tipi di terrorismo. Per ristabilire la calma e la sicurezza e per ricostruire la deterrenza e la governance ci vorrà del tempo”.</p>
<p>Entrambe le parti stanno violando le leggi di guerra, hanno detto gli esperti intervistati dal New York Times, e i civili pagano un prezzo particolarmente alto. Per questo motivo domenica il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite si è riunito per discutere il conflitto in pubblico per la prima volta e richiedere il cessate il fuoco. Tuttavia, non ha ancora rilasciato alcuna dichiarazione pubblica in merito (per la quale si necessita un consenso all’unanimità) e la Cina, Presidente di turno del Consiglio, ha accusato gli Stati Uniti di aver bloccato una bozza del Consiglio per chiedere la cessazione delle ostilità.</p>
<p>Dal canto suo, il segretario generale Antonio Guterres ha definito le attuali ostilità “estremamente spaventose” e si è detto preoccupato per la distruzione degli edifici dei media a Gaza, poiché “ai giornalisti deve essere consentito di lavorare senza paura e intimidazioni”.</p>
<p>Il Coordinatore speciale Onu per il processo di pace in Medio Oriente, Tor Wennesland, ha riassunto così gli eventi degli ultimi giorni alla riunione del Consiglio di Sicurezza: “Dal 10 maggio Hamas e altri militanti hanno lanciato oltre 2900 razzi in Israele con 9 morti e 250 feriti. Le forze di difesa israeliane hanno lanciato oltre 950 attacchi a Gaza, uccidendo più di 100 agenti, 181 palestinesi, inclusi 52 bambini, e ferito 1200 persone”.</p>
<p>L’ambasciatore israeliano negli Stati Uniti e presso l’Onu, Gilad Erdan, ha invece puntato il dito contro il movimento palestinese di Hamas, reo di avere “premeditato” una guerra contro Israele e di stare utilizzando scudi umani. Mentre il ministro degli esteri palestinese Al Malki ha dichiarato che “Israele sta commettendo crimini di guerra e crimini contro l’umanità, alcuni non vogliono usare queste parole, ma sanno che sono vere”.</p>
<p>Dunque le due parti continuano le ostilità anche verbali in seno al Consiglio di Sicurezza, il quale appare bloccato dall’intervenire attraverso un “cessate il fuoco” dagli Stati Uniti.</p>
<p>Antonio Guterres, continua comunque a condannare quanto accaduto e a sperare in una risoluzione immediata delle ostilità: “Quest’ultimo ciclo di violenza perpetua i cicli di morte, distruzione e disperazione e spinge più lontano ogni speranza di coesistenza e pace. L’Onu sta attivamente coinvolgendo tutte le parti verso un cessate il fuoco immediato”.</p>
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		<title>Gaza-Israele: continuano gli attacchi da parte delle due fazioni. È guerra?</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2021/05/12/gaza-israele-continuano-gli-attacchi-da-parte-delle-due-fazioni-e-guerra/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=gaza-israele-continuano-gli-attacchi-da-parte-delle-due-fazioni-e-guerra</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luca Cricenti]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 12 May 2021 12:36:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Attacchi]]></category>
		<category><![CDATA[Gaza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="678" height="381" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/05/DF6439F7-C2FC-4E77-A5AE-9AD0E74922EE.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/05/DF6439F7-C2FC-4E77-A5AE-9AD0E74922EE.png 678w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/05/DF6439F7-C2FC-4E77-A5AE-9AD0E74922EE-300x169.png 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/05/DF6439F7-C2FC-4E77-A5AE-9AD0E74922EE-585x329.png 585w" sizes="(max-width: 678px) 100vw, 678px" /></p>
<p>Nella notte di martedì altre 40 vittime e più di 300 feriti, tutti civili  Come era prevedibile la serie di rappresaglie tra Israele e Hamas (il braccio armato islamico che&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2021/05/12/gaza-israele-continuano-gli-attacchi-da-parte-delle-due-fazioni-e-guerra/">Gaza-Israele: continuano gli attacchi da parte delle due fazioni. È guerra?</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Nella notte di martedì altre 40 vittime e più di 300 feriti, tutti civili </em></p>
<p>Come era prevedibile la serie di rappresaglie tra Israele e Hamas (il braccio armato islamico che controlla Gaza) non si è interrotta al solo lunedì. Nell’articolo di ieri, abbiamo brevemente descritto quanto accaduto e il bilancio di vittime (20) e feriti (+350) causati inizialmente dal raid della polizia israeliana nella moschea di Al Aqsa a causa delle proteste palestinesi per le espulsioni dal quartiere di Sheikh Jarrah, e successivamente dagli attacchi aerei israeliani nella zona nord di Gaza. È bene sottolineare che sebbene questi ultimi attacchi siano stati giustificati dal lancio di missili palestinesi su territorio israeliano, i primi sono e sono stati letali con i loro jet da combattimento, mentre i secondi sono sia rudimentali che inefficaci rispetto al sistema di difesa antimissile israeliano (Iron Dome). Inoltre, gli attacchi aerei israeliani mirano ad obiettivi all’interno della popolosa Gaza, uccidendo numerosi civili, mentre i razzi palestinesi puntano i centri civili mancando spesso il bersaglio. Con ciò non si vuole giustificare alcun attacco armato, ma questi dati possono aiutare a comprendere le ragioni che risiedono dietro la sproporzione tra le vittime e i feriti tra le due fazioni.</p>
<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" class="wp-image-34105" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2021/05/gaza-3829379_1920-1024x683.jpg" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2021/05/gaza-3829379_1920-1024x683.jpg 1024w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2021/05/gaza-3829379_1920-300x200.jpg 300w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2021/05/gaza-3829379_1920-768x512.jpg 768w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2021/05/gaza-3829379_1920-1536x1024.jpg 1536w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2021/05/gaza-3829379_1920.jpg 1920w" alt="" width="1024" height="683" /></figure>
<p>Infatti dopo le violenze di lunedì sera, vi sono stati nuovi attacchi aerei da parte di entrambe le parti. Israele ha iniziato a prendere di mira gli uffici di Hamas nei condomini di Gaza City, mentre i militanti di Gaza hanno risposto al fuoco contro Tel Aviv, il centro economico di Israele. Il bilancio è stato di almeno 35 palestinesi uccisi, tra cui 10 bambini, e 203 feriti a Gaza; e di almeno 5 morti e 100 feriti tra le città di Tel Aviv, Ashkelon e Lod.</p>
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-34106" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2021/05/rocket-launch-693215_1920-1024x683.jpg" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2021/05/rocket-launch-693215_1920-1024x683.jpg 1024w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2021/05/rocket-launch-693215_1920-300x200.jpg 300w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2021/05/rocket-launch-693215_1920-768x512.jpg 768w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2021/05/rocket-launch-693215_1920-1536x1024.jpg 1536w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2021/05/rocket-launch-693215_1920.jpg 1920w" alt="" width="1024" height="683" /></figure>
<p>Le violenze dunque si stanno intensificando e i numeri parlano chiaro: sono i combattimenti più violenti degli ultimi sette anni. Questo dato fa temere che le recrudescenze possano non fermarsi a questi due episodi, ma che siano solo l’inizio di un nuovo conflitto che ormai ribolle da più di 60 anni. A favore di questa nefasta interpretazione vi sono soprattutto le considerazioni di rilievo che i leader delle due fazioni stanno valutando. Infatti, da un lato questi scontri stanno dando nuova linfa ad Hamas e al suo obiettivo di rivitalizzare la resistenza palestinese, ponendosi come protettore della popolazione palestinese e dei luoghi di culto oltraggiati dalla repressione israeliana. Lo si legge anche nel nome che ha dato alle operazioni militari: Spada di Gerusalemme. Dal suo anche Netanyahu potrebbe riuscire a mantenere il suo ruolo di primo ministro (dal 2009 ha questa carica) grazie alla distrazione della guerra e ai benefici che essa può portare nel raccogliere sotto un’unica coalizione tutti i partiti che lo stavano per abbandonare. Questo pensiero è stato espresso in una sua recente dichiarazione (“Accresceremo la potenza degli attacchi”) che lascia presagire il proseguio delle ostilità su scala maggiore. Come in ogni conflitto, i civili saranno i veri perdenti, mentre i leader e coloro che foraggiano le diversità e gli scontri avranno il loro tornaconto personale ed economico.</p>
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		<title>Gerusalemme: bilancio di sangue a causa dei raid della polizia israeliana</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2021/05/11/gerusalemme-bilancio-di-sangue-a-causa-dei-raid-della-polizia-israeliana/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=gerusalemme-bilancio-di-sangue-a-causa-dei-raid-della-polizia-israeliana</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luca Cricenti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 11 May 2021 19:38:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[conflitto]]></category>
		<category><![CDATA[Gaza]]></category>
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<p>Il bilancio è di più di 350 feriti nella moschea di Al Aqsa e di almeno 20 morti a nord di Gaza dopo gli attacchi aerei dell’esercito israeliano La situazione&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2021/05/11/gerusalemme-bilancio-di-sangue-a-causa-dei-raid-della-polizia-israeliana/">Gerusalemme: bilancio di sangue a causa dei raid della polizia israeliana</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="678" height="381" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/05/jerusalem-953226_1920-678x381-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/05/jerusalem-953226_1920-678x381-1.jpg 678w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/05/jerusalem-953226_1920-678x381-1-300x169.jpg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/05/jerusalem-953226_1920-678x381-1-585x329.jpg 585w" sizes="(max-width: 678px) 100vw, 678px" /></p><p><em><strong>Il bilancio è di più di 350 feriti nella moschea di Al Aqsa e di almeno 20 morti a nord di Gaza dopo gli attacchi aerei dell’esercito israeliano</strong></em></p>
<p class="has-drop-cap">La situazione a Gerusalemme è sempre più critica come dimostrano gli scontri avvenuti ieri 10 maggio 2021. La città è contesa da decenni tra israeliani e palestinesi all’interno del logorante conflitto israelo-palestinese che vive ormai di continue escalation sanguinose nella quotidianità di lanci di razzi e di uccisioni singolari.</p>
<p>Tuttavia nelle ultime settimane si era assistito a un aumento esponenziale delle proteste palestinesi a causa della decisione del Governo israeliano di eliminare tatticamente la presenza palestinese da zone strategiche della città di Gerusalemme espellendo intere famiglie dal quartiere di Sheikh Jarrah a Gerusalemme Est. I i palestinesi hanno accolto questa decisione come una modalità di pulizia etnica evidenziata dalle manifestazioni dei gruppi israeliani di estrema destra tese a rivendicare la loro proprietà terriera sull’intera città di Gerusalemme.</p>
<p>Dunque lunedì a seguito di una scaramuccia locale, la polizia israeliana e i militanti israeliani di estrema destra hanno fatto irruzione nella moschea di Al Aqsa, luogo sacro per cristiani, musulmani e ebrei e luogo di conflittualità cronico tra palestinesi e israeliani, sparando proiettili di gomma e granate stordenti contro i palestinesi. Quest’ultimi hanno provato a reagire alla violenza lanciando delle pietre. Alla fine degli scontri il bilancio era di 330 palestinesi e 21 poliziotti israeliani feriti.</p>
<p>La reazione dei militanti palestinesi di Gaza, Hamas, non si è fatta attendere e nella serata di lunedì sono stati lanciati dei razzi (250 secondo il Governo israeliano) su Gerusalemme per la prima volta da 7 anni. In tutta risposta Israele ha lanciato degli attacchi aerei su Gaza che hanno ucciso 20 residenti civili tra cui 9 bambini.</p>
<p>Mentre la Corte Suprema israeliana ha temporaneamente rinviato le espulsioni da Sheikh Jarrah a domenica, la tensione rimane palpabile e il mondo resta purtroppo in una impotente attesa di ulteriori rappresaglie, domandandosi se il disinteresse degli ultimi anni a causa della politica del Governo Trump e delle distensioni dei Paesi Arabi con Israele (governata da 10 anni dalla destra) non abbia ulteriormente catalizzato il conflitto israelo-palestiniano.</p>
<p><em>Foto di Tom Tihanyi da Pixabay</em></p>
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		<title>Niger: ennesimo attacco jihadista. 137 vittime tutti già sfollati interni di precedenti incursioni</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2021/03/24/niger-ennesimo-attacco-jihadista-137-vittime-tutti-gia-sfollati-interni-di-precedenti-incursioni/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=niger-ennesimo-attacco-jihadista-137-vittime-tutti-gia-sfollati-interni-di-precedenti-incursioni</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luca Cricenti]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Mar 2021 07:35:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[137 vittime]]></category>
		<category><![CDATA[jihadisti]]></category>
		<category><![CDATA[Niger]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="678" height="381" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/03/track-696566_1920-678x381-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/03/track-696566_1920-678x381-1.jpg 678w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/03/track-696566_1920-678x381-1-300x169.jpg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/03/track-696566_1920-678x381-1-585x329.jpg 585w" sizes="(max-width: 678px) 100vw, 678px" /></p>
<p>Una carneficina operata in 3 differenti villaggi. È l’attacco più sanguinoso registrato nel Paese “Degli uomini armati, sospetti jihadisti, hanno aperto il fuoco in 3 villaggi al confine con il&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2021/03/24/niger-ennesimo-attacco-jihadista-137-vittime-tutti-gia-sfollati-interni-di-precedenti-incursioni/">Niger: ennesimo attacco jihadista. 137 vittime tutti già sfollati interni di precedenti incursioni</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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<p>“Degli uomini armati, sospetti jihadisti, hanno aperto il fuoco in 3 villaggi al confine con il Mali, sparando a tutto ciò che si muoveva”, così Zakaria Abdourahamane esponente del governo nigerino ha descritto le atrocità avvenute il 20 marzo 2021. È stato l’attacco mortale più grave mai registrato nel Paese, corretto dalle iniziali 60 vittime al rialzo intorno alle 137.</p>
<p>L’attacco si è sviluppato con il solito modus operandi dei jihadisti nel territorio del Sahel. Diverse compagini a bordo di motociclette hanno effettuato dei raid nei villaggi di Intazayene, Bakorat e Wistane al confine sud orientale con il Mali.</p>
<p>Le modalità e i numeri riportano alla memoria il massacro di inizio anno in cui hanno perso la vita 100 persone in due villaggi del distretto Mangaize di Tillaberi, raccontato in questo nostro <a href="https://www.paeseitaliapress.it/politica/2021/01/04/sahel-altri-attacchi-terroristici-in-niger-allindomani-delle-elezioni-presidenziali/?preview_id=11957&amp;preview_nonce=9acb78004d&amp;preview=true&amp;_thumbnail_id=11958" target="_blank" rel="noreferrer noopener">articolo</a>.</p>
<p>Tuttavia in questo caso le vittime sono state per lo più sfollati interni fuggiti da precedenti incursioni ad opera dei jihadisti. Infatti l’intera regione è afflitta dall’attività jihadista che, secondo gli analisti, è peggiorata dalle offensive antiterrorismo che contribuiscono a far nascere le milizie etniche.</p>
<p>Per esempio la settimana scorsa, 66 persone sono state uccise in un attacco simile nella regione di Tillaberi, una “zona tri-frontiera” dove convergono le frontiere di Burkina Faso, Niger e Mali.</p>
<p>Il Niger sta infatti combattendo da anni la diffusione di una violenza estremista mortale, con insurrezioni jihadiste che si sono riversate dal Mali e dalla Nigeria e che rendono ancor più vulnerabile il Paese più povero al mondo, secondo le Nazioni Unite.</p>
<p>Tutti questi attacchi sono avvenuti a seguito dell’elezione del presidente Mohamed Bazoum a fine febbraio. La sua elezione è stata confermata dalla corte costituzionale del paese domenica, ma ciò ha solo contribuito alle rappresaglie jihadiste che cercano di destabilizzare la debole democrazia nigerina e che potrebbero essersi rivolte proprio contro questa decisione della corte costituzionale nel loro ultimo attacco.</p>
<p>Da parte sua il governo del Niger ha offerto le sue condoglianze alle famiglie delle vittime in un tweet lunedì, definendo il “modo barbaro” in cui i “terroristi hanno colpito le pacifiche popolazioni civili”, e ha indetto 3 giorni di lutto nazionale, utili per aumentare la sicurezza nella regione e per arrestare i colpevoli di questi massacri.</p>
<p>La situazione continua ad essere preoccupante, soprattutto in considerazione della posizione strategica del Niger, terra di passaggio delle popolazioni migranti, principali obiettivi dei jihadisti.</p>
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		<title>Myanmar: continuano le atrocità dei militari contro la popolazione e la democrazia</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2021/03/10/myanmar-continuano-le-atrocita-dei-militari-contro-la-popolazione-e-la-democrazia/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=myanmar-continuano-le-atrocita-dei-militari-contro-la-popolazione-e-la-democrazia</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luca Cricenti]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 10 Mar 2021 14:50:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[golpe]]></category>
		<category><![CDATA[Myanmair]]></category>
		<category><![CDATA[Proteste]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="678" height="381" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/03/women-5963960_1920-678x381-2.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/03/women-5963960_1920-678x381-2.jpg 678w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/03/women-5963960_1920-678x381-2-300x169.jpg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/03/women-5963960_1920-678x381-2-585x329.jpg 585w" sizes="(max-width: 678px) 100vw, 678px" /></p>
<p>Una serie di scioperi sono stati repressi nel sangue, mentre ospedali e università sono state poste sotto sequestro. I militari hanno dichiarato che i membri del pubblico chiedevano la presa&#8230;</p>
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<p>La giustificazione di ogni dittatura dall’alba dei tempi e di ogni governo autocratico si fonda sul, ritenuto, consenso del popolo, o meglio della richiesta spasmodica di aiuto da parte della popolazione. Non fa eccezione la storia del colpo di stato in Myanmar. Infatti, la giunta militare quando ha preso il potere a inizio febbraio, spodestando la leader Aung San Suu Kyi e i membri del suo partito, ha annunciato di essere stata costretta ad agire a causa di massicci brogli elettorali nelle elezioni dello scorso novembre, che sono state clamorosamente vinte dalla Lega Nazionale per la Democrazia. I generali hanno detto che avrebbero tenuto le elezioni entro un anno. Ma il calendario delle future elezioni è già stato spostato a uno o due anni, secondo le dichiarazioni dei media statali. Si consideri che l’ultima volta che i militari hanno annullato i risultati di un’elezione, nel 1990, c’è voluto un quarto di secolo perché si tenessero di nuovo elezioni generali complete ed eque. La storia potrebbe ripetersi nuovamente.</p>
<p>Dunque il golpe è stato giustificato dalla tutela degli interessi del popolo birmano. Quello stesso popolo che tuttavia ha iniziato a ribellarsi energicamente all’ennesima occupazione territoriale e mediatica dei militari, ricevendo un trattamento non del tutto tutelante.</p>
<p>Infatti, si sono susseguiti nel corso dell’ultimo mese numerosi scioperi e proteste, repressi puntualmente nel sangue dalla violenza dei militari guidati dalla giunta. L’ultimo in ordine cronologico è stato lo sciopero generale indetto lunedì scorso che ha bloccato la produzione e il commercio su tutto il territorio birmano.</p>
<p>Tra i manifestanti, almeno due sono stati uccisi lunedì a Myitkyina, una città nel nord del Myanmar, dove le suore cattoliche romane si sono inginocchiate per supplicare i soldati di fermare le uccisioni. Un altro manifestante è stato colpito mortalmente all’addome a Pyapon, una città non lontana da Yangon, la capitale commerciale del Myanmar. E nella stessa Yangon, centinaia di persone sono rimaste intrappolate in un cordone delle forze di sicurezza lunedì sera, temendo un arresto o peggio. Finora più di 60 persone sono state uccise e circa 1.800 persone sono state arrestate dall’inizio del golpe.</p>
<p>A livello di repressione mediatica e sociale, il cosiddetto blackout informativo, si aggiunga che lunedì sera, le restrizioni sono diventate ancora più severe quando la televisione di stato, che ora è controllata dai militari, ha annunciato che le licenze sono state revocate a cinque organizzazioni di media indipendenti, un duro colpo a quella che era stata la vibrante stampa libera della nazione. Decine di giornalisti sono stati arrestati e la revoca delle licenze dei media potrebbe ora rendere illegale il loro stesso atto di riferire.</p>
<p>Inoltre, da domenica 7 marzo le forze di sicurezza sono scese nelle università, negli ospedali e nei complessi delle pagode buddiste, dove hanno istituito centri operativi di fortuna. Nella città di Mandalay, nel Myanmar centrale, camion militari hanno preso d’assalto campus universitari, tra cui l’Università Tecnologica di Mandalay, dove un convoglio di quattro veicoli è arrivato tra gas lacrimogeni e proiettili di gomma, secondo i testimoni. “Penso che stiano cercando di preparare una guerra brutale contro il popolo”, ha detto una guardia di sicurezza dell’Università Tecnologica di Mandalay. L’abate del Tempio di Buddha Mahamuni a Mandalay ha detto che i soldati hanno occupato il terreno della pagoda per un mese. “Nessuno viene più ad adorare qui perché la gente ha paura di loro”, ha detto.</p>
<p>In un articolo di lunedì 8 marzo del Global New Light of Myanmar, giornale sotto il controllo della giunta militare, è stato “chiarito” che tali spazi sono stati occupati perché i membri del pubblico hanno chiesto che il Tatmadaw, come è conosciuto l’esercito in Myanmar, “controlli le università e gli ospedali pubblici e agisca efficacemente per il bene del popolo”.</p>
<p>Quello stesso popolo che continua a subire trattamenti brutali proprio dal Tatmadaw, reo di avere una lunga sfilza di atrocità sulle sue spalle. Negli ultimi anni infatti, il Tatmadaw ha condotto una guerra serrata contro i gruppi etnici ribelli in tre stati – Rakhine, Shan e Kachin – e ha sfollato 700.000 musulmani Rohingya. Sopravvissuti e testimoni hanno descritto una campagna brutale, tra cui uccisioni, stupri sistematici e abusi. I soldati hanno spesso usato uomini e ragazzi come scudi umani, come raccontato da diversi testimoni. Per esempio, Sayedul Amin, un Rohingya di 28 anni, ha dichiarato che a ottobre 2020 è stato catturato insieme ad altri Rohingya e gli è stato ordinato di camminare di fronte ai soldati, rimanendo colpito da due proiettili.</p>
<p>Ed è ancora lo stesso popolo tutelato, almeno a parole, dalla giunta che da giorni chiede l’intervento delle Nazioni Unite secondo il principio della “responsabilità di proteggere” (“R2P”), che permette l’intervento della comunità internazionale “se i mezzi pacifici sono inadeguati e le autorità nazionali non riescono manifestamente a proteggere le loro popolazioni da genocidio, crimini di guerra, pulizia etnica e crimini contro l’umanità”.</p>
<p>Quello stesso principio nato a metà anni ’90 dopo i falliti tentativi di tutelare le popolazioni civili in Ruanda e nella ex-Jugoslavia e recentemente utilizzato nel 2011 per giustificare l’intervento militare straniero in Libia. Dunque durante le manifestazioni, civili hanno portato cartelli giganti per le strade chiedendo ai militari stranieri di invadere il Paese.</p>
<p>Dal canto suo, la comunità internazionale ha condannato verbalmente la presa di potere del Tatmadaw, con alcuni paesi che hanno inasprito le sanzioni mirate agli ufficiali militari e alle aziende militari. Tuttavia i più importanti investitori stranieri del Myanmar, come Singapore e la Cina, non hanno fatto passi significativi per punire finanziariamente i militari, riducendo significativamente le sanzioni mosse dagli attori internazionali.</p>
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		<title>In Myanmar il popolo non si arrende e parte l’ondata “rosa”</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2021/03/05/in-myanmar-il-popolo-non-si-arrende-e-parte-londata-rosa/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=in-myanmar-il-popolo-non-si-arrende-e-parte-londata-rosa</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luca Cricenti]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 05 Mar 2021 20:03:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Esteri]]></category>
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<p>Dopo il mercoledì di sangue (38 persone hanno perso la vita) la popolazione, soprattutto femminile, continua a protestare contro la giunta militare È oramai passato più di un mese da&#8230;</p>
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<p>È oramai passato più di un mese da quel 1 febbraio, quando la giunta miliare con un <em>coup d’etat</em> in perfetta continuità con il primo del 1962 ha rovesciato la fragilissima democrazia birmana e ha riportato la legge marziale su tutto il Paese asiatico. Grazie anche al clamore mediatico e alla possibilità per i leader della Lega Nazionale per la Democrazia di comunicare efficacemente, la popolazione ha manifestato apertamente la propria avversione a una nuova era di dittatura, soprattutto alla luce degli sprazzi di democrazia goduti in questi brevi sei anni (dal 2015).</p>
<p>Proteste e repressioni, fisiche e telematiche, si sono susseguite quasi pedissequamente nel corso di questi giorni e hanno avuto il loro apice mercoledì scorso (il 3 marzo) quando le forze di sicurezza, nel loro utilizzare mezzi sempre più brutali per schiacciare le proteste della popolazione civile (come dimostrato di recente dal Times), hanno ucciso 38 persone. Per tale motivo mercoledì 3 marzo è stato ritenuto il “giorno più sanguinoso” del Myanmar dall’inizio del colpo di stato.</p>
<p>Tale massacro è stato denunciato apertamente anche da Christine Schraner Burgener, il rappresentante speciale delle Nazioni Unite per il paese. La Burgener ha detto che i leader della giunta hanno respinto le sue richieste di visitare il paese e hanno ignorato i suoi avvertimenti sulle conseguenze di diventare un paria globale. Dal loro canto i cittadini birmani hanno implorato, inutilmente, un’azione internazionale.</p>
<p>Perciò sono scese in piazza centinaia di migliaia di donne per inviare un chiaro messaggio di rimprovero alla giunta militare del Paese. Le manifestanti rappresentano i sindacati in sciopero degli insegnanti, dei lavoratori dell’abbigliamento e degli operatori sanitari – tutti settori dominati dalle donne. Ed è per questo che le forze di sicurezza hanno ritenuto tali manifestanti come una nuova forma di pericolo anche per la tenuta economica del Paese. Le più giovani sono spesso in prima linea e, difatti, tre di loro erano tra le almeno 38 persone uccise mercoledì, tra cui Ma Kyal Sin di soli 18 anni.</p>
<p>La manifestazione tutta femminile ha inoltre uno spettro di denuncia molto più ampio di quanto si creda. Infatti, non ci sono donne negli alti ranghi dell’esercito, e i soldati hanno sistematicamente violentato le donne delle minoranze etniche, secondo Human Rights Watch. Più in generale, però, il ruolo delle donne nella politica, negli affari e nella produzione in Myanmar sta crescendo. Nelle elezioni di novembre, circa il 20% dei candidati della Lega Nazionale per la Democrazia, il partito del leader civile deposto, Daw Aung San Suu Kyi, erano donne. Sono dati ovviamente insignificanti rispetto alle percentuali che viviamo in Europa, ma numeri molto rilevanti in un Paese patriarcale e purtroppo retrogrado sotto molti aspetti della vita politica, economica e sociale.</p>
<p>Di questo passo la dittatura della giunta militare chiederà un numero sempre maggiore di vite umane e vi sarà un peggioramento sistematico delle condizioni di vita di tutti i cittadini birmani. La seppur estremamente flebile speranza è che gli ostracismi politici di Russia e Cina possano subire un’inversione di rotta, quantomeno alla luce dei crimini contro l’umanità che sta compiendo la giunta militare.</p>
<p><em>Foto di Maruf Rahman da Pixabay</em></p>
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