<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Mario Narducci, Autore presso lafrecciaweb.it</title>
	<atom:link href="https://www.lafrecciaweb.it/author/mario-narducci-giornalista-e-scrittore/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.lafrecciaweb.it/author/mario-narducci-giornalista-e-scrittore/</link>
	<description>la velocità dell&#039;informazione</description>
	<lastBuildDate>Mon, 15 Jun 2020 08:47:24 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=6.9.4</generator>

<image>
	<url>https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/07/favicon-32x32-1.png</url>
	<title>Mario Narducci, Autore presso lafrecciaweb.it</title>
	<link>https://www.lafrecciaweb.it/author/mario-narducci-giornalista-e-scrittore/</link>
	<width>32</width>
	<height>32</height>
</image> 
<site xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">168598825</site>	<item>
		<title>Racconti in quarantena – IL PRIMO MARE NON SI SCORDA MAI</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2020/06/15/racconti-in-quarantena-il-primo-mare-non-si-scorda-mai/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=racconti-in-quarantena-il-primo-mare-non-si-scorda-mai</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mario Narducci]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 Jun 2020 08:47:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Magazine]]></category>
		<category><![CDATA[Mario Narducci]]></category>
		<category><![CDATA[racconti in quarantena]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.lafrecciaweb.it/?p=6248</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="277" height="289" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/06/4FC95D0D-2517-4431-823A-BC6E9FD0EF39.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" /></p>
<p>L’AQUILA – La prima volta che vidi il mare fu uno stordimento. Sensazione analoga avevo provato solo con le influenze stagionali che mi coglievano, con febbri altissime, all’improvviso, così come&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2020/06/15/racconti-in-quarantena-il-primo-mare-non-si-scorda-mai/">Racconti in quarantena – IL PRIMO MARE NON SI SCORDA MAI</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>L’AQUILA –</strong> La prima volta che vidi il mare fu uno stordimento. Sensazione analoga avevo provato solo con le influenze stagionali che mi coglievano, con febbri altissime, all’improvviso, così come all’improvviso sparivano lasciandomi in uno stato di deliquio estatico, una sorta di euforia sottile, lo sguardo fisso al soffitto bianco che s’animava di ronzii come un alveare e di immagini fatte di segmenti e macchie che diventavano volti d’uomini e di animali e paesaggi sconosciuti.</p>
<p>Avevo sentito nominare il mare da mia madre, che lo attraversò per un mese a dieci anni, di ritorno dall’America, dove era nata insieme ad altri quattro fratelli da genitori emigrati. Ma quello era un oceano, vasto da paura, le onde altissime sollevate da raffiche di vento poderose che s’acquietavano al ritorno della bonaccia. Sole da fornace in coperta dove stavano ammassati come chicchi di melagrana, ma senza il colore dell’ottimismo perché il ritorno, per molti, altro non era che una denuncia di fallimento.</p>
<p>Avevo otto anni, forse nove ma non di più. Allora s’andava al mare con le colonie della POA, la pontificia opera di assistenza che subito dopo la guerra soccorreva i meno abbienti e organizzava colonie marine perché il sole rincorasse anche i bambini gracili e il respiro dello iodio alleviasse l’asma incipiente. La rivelazione mi colpì a <strong>Francavilla a mare</strong>. Stordimento come da febbre alta. Il fruscio dell’acqua che giungeva a riva e se ne tornava via con la risacca.</p>
<p>Io me ne stavo ritto sulla sabbia a contemplare l’immenso, là fino a dove la linea d’orizzonte del mare si congiungeva con quella del cielo, in un subisso di sole accecante che mi riportò il ronzio di un alveare nella testa, tra piccole vele lontane, opposte alle instabili telature della colonia che ci facevano da riparo nell’ora della più forte calura, sulla spiaggia libera. “<em>Noce di cocco, cocco fresco</em>” si udì, sottile come bisbiglio, una voce lontana, sempre più robusta mano a mano che ci veniva incontro.</p>
<p>“<em>Cocco fresco</em>”, ripeté invitante e forte l’omino che ci si parò davanti, con un secchio d’acqua in una mano ricolmo di liste di cocco, e noci intere di riserva in un borsone. Era l&#8217;unico venditore di allora quando erano lontanissimi i tempi dei &#8220;<em>vu cumbrà</em>&#8221; carichi di accendini, pareo e bigiotteria. Qualche spicciolo lo avevamo un po’ tutti. “<em>Non si sa mai, potrebbero servire</em>”, m’aveva detto mio padre alla partenza facendomi scivolare in tasca poche lire.</p>
<p>Lo sguardo accondiscendente delle giovani assistenti ci permise gli arditi acquisti, anche se ci fu possibile gustare ogni cosa solo dopo il bagno che, dentro un costumino di lana che appena in acqua si sbrillentava tutto, poteva aver luogo nelle ore rituali, prima della merendina delle undici: pane e formaggino di rigore, un profumo ed un desiderio che ancora mi porto dentro al punto da gustarne ancora quando voglio reimmergermi con voluttà nel sole dell’infanzia.</p>
<p>Con l’omino del cocco un giorno passò sulla spiaggia anche un piccolo coro folcloristico diffondendo una canzone che ancora mi porto dentro: “<em>E’ Francavilla le più belle site</em>”. E&#8217; Francavilla il posto più bello del mondo. E per noi lo era davvero, anche se non si alloggiava in un villaggio turistico, ma in una chiesa sconsacrata dove erano state disposte brandine militari per la notte e tavoli con sedie per la refezione. Tra le attese del bagno che avveniva sotto l’occhio vigile delle assistenti, canti e giochi di gruppo per occupare il tempo. Gli animatori dei villaggi turistici sono stati un’invenzione successiva perché il mestiere lo avevano già creato le giovani assistenti di allora.</p>
<p>Seppi anni dopo l’importanza della cittadina che ci aveva accolto, del Conventino di <strong>Michetti</strong>, pittore e fotografo, grande amico di <strong>D’Annunzio</strong>, dove si riunivano in cenacolo i più bei nomi della cultura dell’epoca, da <strong>Francesco Paolo Tosti</strong> a <strong>Edoardo Scarfoglio</strong> e <strong>Matilde Serao</strong>. Non si tratta di soli ricordi, per quanto profondi possano essere e per quanto terreno abbiano dato ai miei sogni. Si tratta di molto di più, di uno spazio immenso che si apriva nella mente di un ragazzo pronto a cogliere gli stupori della vita e a lasciarsene trasportare, come vela bianca da vento leggero sulla calma piatta di acque insondabili.</p>
<p>Verranno altre spiagge e verranno anche gli oceani, non più solcati da bastimenti come quello che riportò in patria mia madre, ma sorvolati in poche ore, il tempo di un pasto e di un film, nella frenesia di un mestiere che ha avuto la ventura di farmi stringere il mondo tra le mani.<br />
Ma il primo mare non si scorda mai e ne sento le onde nell’anima, oggi, solo a riascoltare un cammeo poetico e musicale come quello di Tosti e D’Annunzio nella dolcissima “<em>A vucchella</em>”, che per me, decenni più tardi, prese volto d&#8217;amore: “<em>Sì, comm&#8217;a nu sciorillo/ Tu tiene na vucchella/ Nu poco pocorillo appassuliatella./ Dammillo e pigliatillo/ Nu vaso piccerillo/ Comm&#8217;a chesta vucchella/ Che pare na rusella/ Nu poco pocorillo appassuliatella</em>”.</p>
<p>&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;</p>
<p><strong><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignright" src="http://www.paeseitaliapress.it/img/articoli/11452902665671" alt="" width="338" height="230" />Mario Narducci </strong>è nato nel 1938 a L&#8217;Aquila. Giornalista professionista, ha lavorato per Il Resto del Carlino, La Gazzetta del Popolo, Avvenire e Il Popolo, seguendo per quest&#8217;ultimo, come vaticanista, i viaggi apostolici di <strong>Paolo VI</strong> nell&#8217;ultimo scorcio del pontificato e, per dieci anni, quelli di <strong>Giovanni Paolo II</strong>, poi raccontati nel volume, esaurito, <em><strong>Le ragioni dell&#8217;anima </strong></em>(Calderini, Bologna, 1989). Ha fondato e dirige <em><strong>Novanta9</strong></em>, periodico di lettere, arti e presenza culturale. E&#8217; presidente dell&#8217;<strong>Istituto di Abruzzesistica e Dialettologia </strong>e promotore del <strong>Premio L&#8217;Aquila</strong> intitolato ad <strong>Angelo Narducci</strong>, direttore storico del quotidiano Avvenire. E&#8217; componente di numerosi Premi letterari. Ha pubblicato tra l&#8217;altro i seguenti testi di poesia: <em><strong>La Ragazza di un mese</strong></em> (Ceti, Teramo), <em><strong>Se insiste la speranza</strong></em> (Cannarsa, Lanciano), <em><strong>Il deserto e i giorni</strong></em> (IAED, L&#8217;Aquila) con un contributo critico di Alda Merini, <em><strong>Le offese stagioni</strong></em> (Confronto, Fondi), <strong><em>Tempo di Passione</em></strong> (IAED, L&#8217;Aquila).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a class="a2a_button_facebook" href="https://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.lafrecciaweb.it%2F2020%2F06%2F15%2Fracconti-in-quarantena-il-primo-mare-non-si-scorda-mai%2F&amp;linkname=Racconti%20in%20quarantena%20%E2%80%93%20IL%20PRIMO%20MARE%20NON%20SI%20SCORDA%20MAI" title="Facebook" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_dd addtoany_share_save addtoany_share" href="https://www.addtoany.com/share#url=https%3A%2F%2Fwww.lafrecciaweb.it%2F2020%2F06%2F15%2Fracconti-in-quarantena-il-primo-mare-non-si-scorda-mai%2F&#038;title=Racconti%20in%20quarantena%20%E2%80%93%20IL%20PRIMO%20MARE%20NON%20SI%20SCORDA%20MAI" data-a2a-url="https://www.lafrecciaweb.it/2020/06/15/racconti-in-quarantena-il-primo-mare-non-si-scorda-mai/" data-a2a-title="Racconti in quarantena – IL PRIMO MARE NON SI SCORDA MAI"></a></p><p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2020/06/15/racconti-in-quarantena-il-primo-mare-non-si-scorda-mai/">Racconti in quarantena – IL PRIMO MARE NON SI SCORDA MAI</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">6248</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Racconti in quarantena – IL VENDITORE DI PIANETI</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2020/05/26/racconti-in-quarantena-il-venditore-di-pianeti/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=racconti-in-quarantena-il-venditore-di-pianeti</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mario Narducci]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 26 May 2020 20:10:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storia, Arte, Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Mario Narducci racconti in quarantena]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.lafrecciaweb.it/?p=5911</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="843" height="618" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/05/100532070_10219863448109793_5638456289076969472_n-e1590524049785.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/05/100532070_10219863448109793_5638456289076969472_n-e1590524049785.jpg 843w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/05/100532070_10219863448109793_5638456289076969472_n-e1590524049785-300x220.jpg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/05/100532070_10219863448109793_5638456289076969472_n-e1590524049785-768x563.jpg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/05/100532070_10219863448109793_5638456289076969472_n-e1590524049785-585x429.jpg 585w" sizes="(max-width: 843px) 100vw, 843px" /></p>
<p>Per quanto grande possa essere il cielo, lui lo teneva per intero nelle mani. C’erano tutte le stelle che occhio umano possa raggiungere, le più vicine e le più lontane;&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2020/05/26/racconti-in-quarantena-il-venditore-di-pianeti/">Racconti in quarantena – IL VENDITORE DI PIANETI</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Per quanto grande possa essere il cielo, lui lo teneva per intero nelle mani. C’erano tutte le stelle che occhio umano possa raggiungere, le più vicine e le più lontane; la limpida Sirio che prima delle altre si affaccia nello spazio immenso, l’aggraziata Venere che raccoglie i sospiri della terra, le orse con i loro carri carichi di desideri, il grande fiume della via lattea, gonfio da straripare tra stelle solitarie, la luna che cambia gli umori della gente, guida le colture e solleva il mare a seconda delle sue fasi, il sole nella stanchezza dell’inverno e nella possanza piena dell’estate.</p>
<p>Più che nelle mani, per la verità, egli teneva tutto questo dentro una gabbietta striminzita, nella quale saltellava a volo mozzo un pappagallino variopinto e misteriosamente silenzioso, consapevole, quasi, del ruolo che ricopriva, quale intermediario tra terra e cielo, tra l’umano e il divino, sì che egli stesso era considerato un divinante più del suo malandato padrone. Il cancelletto della gabbia dava su un cassettino lungo quando tutta la base, entro il quale stavano stipate decine di foglietti multicolori, i pianeti, ordinati per età, sesso, nubilaggio o scapolaggio, stato matrimoniale o vedovile: a ciascuno un colore, che il pappagallo centrava al primo aprir di becco.</p>
<p>Era il tempo dei maghi e delle fattucchiere, esperti in riti, formule e pozioni miracolose, che ricevevano in casa, con discrezione somma, gente còlta d’ansia e da disperazione per una fortuna che tardava, un fidanzato di là da venire, un amore naufragato per sempre, un malocchio da sconciare entro un piatto fondo colmo d’acqua, sopra la quale si lasciavano cadere alcune gocce d’olio, dal cui espandersi originava l’oracolo e la guarigione. Ricordo di una maga, in una cittadina delle Marche, che riuscì ad esalare l’anima, dopo lunga agonia, solo quando i parenti, avveduti, scoperchiarono un angolo del tetto della casa bassa.</p>
<p>Dissero che questo avvenne perché in realtà fosse una strega cattiva che aveva ridotto sul lastrico più di una famiglia. Ma <img decoding="async" class="alignright size-full wp-image-5913" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/05/100880742_10219863455789985_5229022343854030848_n.jpg" alt="" width="186" height="270" />ricordo anche di un mago, “<em>strollecu</em>” nel dialetto aquilano che storpia così il sostantivo “astrologo”, ritenuto da tutti un buono, che aiutava i bisognosi regalando ambi e terni di sicura uscita, come poi attestavano i fortunati vincitori. E quando sulla piazza grande si installava il baraccone della pesca, egli si poneva accanto agli amici per suggerire la cartella giusta che immancabilmente regalava giocattoli e chili di pasta per il divertimento dei più piccini e la fame saziata dei più grandi.</p>
<p>Gli oroscopi esistevano già, sin dalle più antiche civiltà, ma non erano così diffusi come lo sono oggi, tra gente di cultura e popolani che conoscono il proprio segno più ancora del nome di battesimo. In fondo siamo tutti alla ricerca del nostro futuro, basta che nessuno ci dica che la sventura è in agguato. Un dolce inganno che non fa male alcuno, capace di donare un attimo di consolazione felice.</p>
<p>L’uomo della gabbietta con il pappagallo e i foglietti multicolori, apparteneva in fondo alla specie del mago buono. Lo si vedeva immancabilmente nelle fiere di paese e di città, giunto per lo più, dalla vallata di Fiorenzuola d’Arda, dove il mestiere era nato, per vendere a chi avesse voluto, con il pianeta della fortuna, un po’ di felicità. Un cappellaccio in testa, barba incolta per il continuo girovagare, camicia bianca a collo di prete, ingiallita dal mancato ricambio, giacca e pantaloni consunti e spiegazzati dall’uso e dai giacigli di fortuna.</p>
<p>Poggiava la gabbia sul trespolo e aspettava la gente, spesso affiancato da un suonatore di fisarmonica che la richiamava. A crocchio fatto il venditore di pianeti sollecitava le richieste dei presenti: l’amore sta per giungere, diceva alle ragazze; la felicità sta per piovere sulla vostra casa, diceva rivolto agli uomini maturi, i figli vi daranno grandi soddisfazioni, diceva alle donne in età. E come una d’esse s’accostava, apriva la gabbietta, toccava il pappagallino con un dito e questi, a colpo sicuro, estraeva dal cassettino il pianeta giusto. Stessa cosa avveniva per le ragazze e i giovani e per gli uomini maturi: a ciascuno il suo foglietto colorato, a ciascuno la predizione felice, accompagnata dai numeri del lotto e da una schedina della Sisal che promettevano un terno e un tredici.</p>
<p>I maligni, per la verità, sostenevano che il trucco c’era e che il pappagallo indovinava il colore della categorie di persone, dal numero delle carezze che il venditore di fortuna faceva con un dito sul suo collo. L’ultima volta che vidi, ad una festa patronale di paese, il venditore di pianeti, sembrò quasi, da come era vecchio e stanco, che stesse per rinunciare per sempre al suo girovagare, segnando la fine dei sogni a buon mercato. Mentre la fiera scemava, a notte fonda, dopo i fuochi di artificio esplosi lontano, sulla campagna, l’uomo della fisarmonica suonava una canzone triste di Achille Togliani: “Non si compra la fortuna, per le vie della città, come l’onda al chiar di luna, la fortuna viene e poi va… Getta al vento il tuo pianeta… Non si compra la fortuna, non si compra la felicità&#8230;”.</p>
<p>Eppure io so quanta gente abbia fatto felice il venditore di pianeti, magari per un attimo solo, e soltanto dando animo ad una speranza in tempi migliori nei quali forse essa per prima, nel fondo del cuore, non credeva. Ma la felicità non è uno stato permanente, essa è fatta di istanti, che possono sommarsi o restare isolati. Scoprire di esserlo stati almeno una volta, anche questa è felicità. Magari centrata dal becco di un pappagallo portato in giro per il mondo da un venditore di fortuna, che aveva il cielo e quanto esso contiene nelle proprie mani.</p>
<p>&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;.</p>
<p><strong><img decoding="async" class="alignright" src="http://www.paeseitaliapress.it/img/articoli/11452902665671" alt="" width="400" height="271" />Mario Narducci </strong>è nato nel 1938 a L&#8217;Aquila. Giornalista professionista, ha lavorato per Il Resto del Carlino, La Gazzetta del Popolo, Avvenire e Il Popolo, seguendo per quest&#8217;ultimo, come vaticanista, i viaggi apostolici di <strong>Paolo VI</strong> nell&#8217;ultimo scorcio del pontificato e, per dieci anni, quelli di <strong>Giovanni Paolo II</strong>, poi raccontati nel volume, esaurito, <em><strong>Le ragioni dell&#8217;anima </strong></em>(Calderini, Bologna, 1989). Ha fondato e dirige <em><strong>Novanta9</strong></em>, periodico di lettere, arti e presenza culturale. E&#8217; presidente dell&#8217;<strong>Istituto di Abruzzesistica e Dialettologia </strong>e promotore del <strong>Premio L&#8217;Aquila</strong> intitolato ad <strong>Angelo Narducci</strong>, direttore storico del quotidiano Avvenire. E&#8217; componente di numerosi Premi letterari. Ha pubblicato tra l&#8217;altro i seguenti testi di poesia: <em><strong>La Ragazza di un mese</strong></em> (Ceti, Teramo), <em><strong>Se insiste la speranza</strong></em> (Cannarsa, Lanciano), <em><strong>Il deserto e i giorni</strong></em> (IAED, L&#8217;Aquila) con un contributo critico di Alda Merini, <em><strong>Le offese stagioni</strong></em> (Confronto, Fondi), <strong><em>Tempo di Passione</em></strong> (IAED, L&#8217;Aquila).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a class="a2a_button_facebook" href="https://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.lafrecciaweb.it%2F2020%2F05%2F26%2Fracconti-in-quarantena-il-venditore-di-pianeti%2F&amp;linkname=Racconti%20in%20quarantena%20%E2%80%93%20IL%20VENDITORE%20DI%20PIANETI" title="Facebook" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_dd addtoany_share_save addtoany_share" href="https://www.addtoany.com/share#url=https%3A%2F%2Fwww.lafrecciaweb.it%2F2020%2F05%2F26%2Fracconti-in-quarantena-il-venditore-di-pianeti%2F&#038;title=Racconti%20in%20quarantena%20%E2%80%93%20IL%20VENDITORE%20DI%20PIANETI" data-a2a-url="https://www.lafrecciaweb.it/2020/05/26/racconti-in-quarantena-il-venditore-di-pianeti/" data-a2a-title="Racconti in quarantena – IL VENDITORE DI PIANETI"></a></p><p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2020/05/26/racconti-in-quarantena-il-venditore-di-pianeti/">Racconti in quarantena – IL VENDITORE DI PIANETI</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">5911</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Racconti in quarantena – CENTO ANNI DI WOJTYLA</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2020/05/17/racconti-in-quarantena-cento-anni-di-wojtyla/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=racconti-in-quarantena-cento-anni-di-wojtyla</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mario Narducci]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 17 May 2020 19:23:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storia, Arte, Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Mario Narducci]]></category>
		<category><![CDATA[Racconti in quarantena – CENTO ANNI DI WOJTYLA]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.lafrecciaweb.it/?p=5756</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="512" height="288" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/05/5540CBE7-6AAF-453C-B008-4D5532E304D8.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/05/5540CBE7-6AAF-453C-B008-4D5532E304D8.png 512w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/05/5540CBE7-6AAF-453C-B008-4D5532E304D8-300x169.png 300w" sizes="(max-width: 512px) 100vw, 512px" /></p>
<p>A cura di Mario Narducci &#8211; Giornalista professionista, ha lavorato per Il Resto del Carlino, La Gazzetta del Popolo, Avvenire e Il Popolo, seguendo per quest&#8217;ultimo, come vaticanista, i viaggi&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2020/05/17/racconti-in-quarantena-cento-anni-di-wojtyla/">Racconti in quarantena – CENTO ANNI DI WOJTYLA</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><i>A cura di Mario Narducci &#8211; Giornalista professionista, ha lavorato per Il Resto del Carlino, La Gazzetta del Popolo, Avvenire e Il Popolo, seguendo per quest&#8217;ultimo, come vaticanista, i viaggi apostolici di Paolo VI nell&#8217;ultimo scorcio del pontificato e, per dieci anni, quelli di Giovanni Paolo II, poi raccontati nel volume, esaurito, Le ragioni dell&#8217;anima (Calderini, Bologna, 1989)</i></p>
<p>A raccontarla così, mentre si celebrano i cento anni della nascita, viene da sorridere pensando ad uno dei grandi scherzi che ogni tanto la Provvidenza si diverte a fare. Uno dei tre Papi che ha regnato più a lungo in tutta la storia della Chiesa, dopo San Pietro e Pio IX, ha rischiato infatti di non entrare nemmeno nel Conclave che lo avrebbe eletto. Era il <strong>14 ottobre del 1978</strong>. Il pomeriggio romano respirava ancora il fiato caldo della bella stagione e sul lungotevere si affacciavano i turisti a contemplare il fiume scorrere copioso fra i due argini, tra i barconi-ristoranti ancorati e in attesa delle cene al lume di candela di innamorati in cerca di segretezza.</p>
<p>In Vaticano i cardinali giunti a <strong>Roma</strong> da tutto il mondo per partecipare al secondo Conclave nel giro di pochi mesi, dopo il breve pontificato di <strong>Papa Luciani</strong>, si apprestavano ad entrare nella <strong>Cappella Sistina</strong>, che avrebbe chiuso i battenti alle loro spalle alle diciassette in punto, per eleggere il suo successore. Al <strong>cardinale Wojtyla</strong>, venuto da <strong>Cracovia</strong>, non parve vero di approfittare della giornata di sole per tornare pellegrino al Santuario mariano della Mentorella, oltre mille metri a picco su una rupe del versante orientale del <strong>Monte Guadagnolo</strong>, tra Tivoli e Palestrina. Lo faceva sempre quando capitava a Roma, tanto più avrebbe dovuto farlo allora, per chiedere alla Vergine delle Grazie il papa che alla Chiesa in quel momento serviva. Pranzo veloce con i Padri polacchi nel refettorio comune, quindi la discesa a bordo della vecchia utilitaria che appena imboccata la statale, prese a singhiozzare e si arrestò.</p>
<p>Qualche inutile tentativo per farla ripartire, poche centinaia di metri a piedi nelle scarpe grosse e sformate, brevi soste con il pollice alzato nel gergo degli autostoppisti, fino a che non si fermò un camionista a prenderlo a bordo, e deviando dal suo itinerario, alle preghiere del cardinale, andò a depositarlo a <strong>Piazza San Pietro</strong>, giusto in tempo per fargli guadagnare, trafelato e sudato, il portone della Sistina che gli si chiudeva alle spalle alla fatidica ingiunzione dell’<strong><em>Extra omnes</em></strong>: come a dire chi è fuori è fuori, chi è dentro è dentro. E lui fu davvero l’ultimo ad entrare.</p>
<p>Ne uscì all’imbrunire di due giorni dopo, vestito di bianco, la mozzetta rossa e la stola, per affacciarsi alla loggia della basilica, confessare la sua paura per il peso di tanto incarico, scusarsi quasi per essere venuto “di lontano”, per non parlare bene “la vostra, nostra lingua” e aggiungere un accattivante “se sbaglio mi corrigerete” che per i romani fu amore a prima vista. Aveva 58 anni. Era il primo Papa non italiano dopo quattro secoli e mezzo.</p>
<p>A scorrere anche velocemente la biografia, la sua vita appare tutta un romanzo. Che si dipana fra tragedie private (a poco più di vent’anni resta solo al mondo) e pubbliche, lotte per la libertà del suo popolo, impegno culturale nella clandestinità, duro lavoro nella cava della Solvay, scelta religiosa irremovibile, ascesa al sacerdozio, all’episcopato, al Pontificato, viaggi apostolici nel mondo intero, a quelli che lui chiamava i “santuari dell’uomo”; un poderoso magistero fatto di encicliche e discorsi innovativi, revisione di momenti storici della Chiesa segnati da comportamenti poco evangelici, progressi nell’ecumenismo e nel dialogo con i non credenti, lavoro incessante quale contributo ai mutamenti della geopolitica internazionale.</p>
<p>Fu il primo papa della storia a mettere piede in una <strong>Sinagoga</strong>, cancellando antichi rancori e contrapposizioni con gli ebrei che definì “fratelli maggiori” dei cristiani; il primo a vedere nei popoli terzomondiali il futuro del cristianesimo, il primo a parlare di “teologia del corpo” in oltre cento catechesi del mercoledì sull’amore sponsale, il primo a riunire ad <strong>Assisi </strong>le religioni del mondo per una preghiera comune, il primo a promuovere le giornate mondiali della gioventù. Il primo Papa a inginocchiarsi ai piedi dei martiri dei campi di sterminio a <strong>Czestochowa</strong> e a quelli di <strong>Hiroshima</strong> e <strong>Nagasaki</strong> rase al suolo dalla bomba atomica sul finire della seconda guerra mondiale. Io che lo seguivo per il mio giornale ero là, per testimoniarne i grido di dolore, l’anatema contro guerre e dittature, l’appello veemente perché certi orrori non si ripetessero più.</p>
<p>Il papa poeta, una delle voci più sensibili della poesia contemporanea (basta leggere “La bottega dell’orefice” e “Trittico romano” per rendersene conto), il papa che in gioventù era stato tra i fondatori del teatro jagellionico d&#8217;avanguardia, il papa sciatore che amava i suoi <strong>monti Tatra</strong>, come le <strong>Alpi </strong>e il <strong>Gran Sasso</strong>; che scendeva i torrenti con il kajaki; il papa che si affacciava al balcone dell’Episcopio di Cracovia per intrattenersi con parole e canti con i giovani che lo pregavano di restare, il Papa che dovunque andava, nel mondo, segnava la fine delle dittature, da quella di <strong>Marcos</strong> a quella di <strong>Pinochet</strong> a quella di <strong>Mobutu</strong> o di <strong>Jaruzelski</strong> nella sua Polonia, era anche il Papa che sollevava a sé i bambini lanciandoli in aria come un papà qualunque, che camminava sorretto da un anziano Fidel, a <strong>Cuba</strong>; che prendeva dolcemente per mano <strong>Madre Teresa di Calcutta</strong> per chinarsi sugli ultimi nei lebbrosari d’Africa e del Brasile e baciarne le piaghe fetide con dolcezza serafica.</p>
<p>Ricordo l’attentato di piazza san Pietro, i due colpi di pistola del turco <strong>Alì Agca </strong>che lo resero prossimo alla morte e che ne minarono per sempre la prestanza fisica. E quel proiettile portato quale ex voto a <strong>Fatima</strong>, l’anno dopo, insieme ad una rosa d’oro. Per tutti i ventisette anni di pontificato si portò dietro le stimmate di quell’attentato, fino alla <strong>Domenica delle Palme del 2005</strong>, quando comparve per l’ultima volta alla finestra di Piazza San Pietro senza poter dir parola, ché tutte gli restarono nella gola tracheotomizzata. “Lasciatemi andare” fece intendere a chi ancora una volta voleva ricoverarlo al Gemelli. E se ne andò il <strong>2 aprile</strong>, vigilia della festa della Misericordia che egli aveva voluto aggiungere nel calendario. Oltre due milioni di pellegrini pregarono davanti alla salma composta in <strong>San Pietro</strong> e un mare di folla partecipò ai funerali, tra capi di stato di tutto il mondo e il libro del Vangelo posato sulla triplice bara e il vento che ne sfogliava le pagine come la mano invisibile di Dio.</p>
<p><strong>Kaduna</strong>, secondo viaggio in Africa di <strong>Wojtyla</strong>. Messa solenne dell’addio. Il Papa Polacco si lascia andare e racconta un sogno. “Mi ritrovai alle porte del Paradiso e feci per entrare ma San Pietro mi fermò per chiedere chi fossi”. “Sono il papa”, risposi, ma San Pietro non volle credermi. “Sono in Nigeria, e ho incontrato i giovani a Onitsha”, nemmeno questa volta Pietro volle credermi. “E poi sono stato a Kaduna, nel Benin, nel Gabon e nella Guinea Equatoriale&#8230;” Anche questa volta san Pietro non volle credermi. Sconsolato, allora, gli dissi: “Guarda la mia veste bianca, come è sporca della polvere rossa delle strade che ho percorso”. Questa volta, finalmente, Pietro mi riconobbe. Perché il papa è prima di tutto un Apostolo che ha per casa il mondo.</p>
<p>Quel ragazzo che aveva per compagni di giochi i coetanei del <strong>ghetto di Varsavia</strong>, quel pontefice che ha testimoniato il Vangelo negli angoli più remoti del mondo, nacque cento anni fa ed oggi è Santo. E alla <strong>Jenca</strong>, alle falde del <strong>Gran Sasso aquilano</strong>, dove più volte da papa veniva a pregare e a riposare, gli è stato dedicato un <strong>Santuario</strong> che ricorda la Casa di Nazaret, tanto è piccolo. Ma è il primo al mondo.</p>
<p>&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;</p>
<p><strong><img decoding="async" src="data:image/jpeg;base64,/9j/4AAQSkZJRgABAQAAAQABAAD/2wCEAAkGBw0NDRANDQ0ICA4ICA0ICAgICBsICQgNIB0WIhYRExMkKCgsGCYlJxMVLTEtJikrLy4uFyA/RDMsNzQtLisBCgoKDg0OFQ8PDy0ZFRkrKy0rNy0rKysrNzctKys4NysrLS0tLTctNystKysrLS0rKy0rKy0tKysrLSsrKystLf/AABEIAQYAwAMBIgACEQEDEQH/xAAbAAACAgMBAAAAAAAAAAAAAAADBAUGAAECB//EAFUQAAECAwMFCQsJBQYFBAMAAAIBAwAEEhETIgUhMTJCIzNBUVJhYnHwBhRDU2NygYKRobFzg5KTorLBwtEko9Lh8Qc0RMPT4hV0s+PyJVRk8xY1Rf/EABoBAAIDAQEAAAAAAAAAAAAAAAIDAAEEBQb/xAAoEQACAgICAgEDBQEBAAAAAAAAAQIRAyESMQRBUQUyYRMiM3GBQiP/2gAMAwEAAhEDEQA/APKG8nOlnLt7Yeos1iAPXSEmbDNQJ2hRPbt+lDZSFLN6Jge6XeDrs0xfKiuL9nYGPKhGckiNaxIDhrMzMXJ469wAw54ZTJ4hMUCRgJtk4x6Kdb6UU8nyVw+CMKXBxLFTEgWp/WApk5ESwixG5R5g2W2xM/8ADK3lar8pWAflgZywnMXRV+C9wRTki1FiY5NaTYM/OOyHZNi8KgElmqOMP0iTWRaSgadfc3IMOTWmsQV1HU3jcinLWgqETkDG2kw7eiOP+HGuEnQ98PmlIL8nGlUaqoXzYXFFUys1dvqFonQGngzxzLlmiQyhk835lSBK9zH4RISHcwdmNz6EFKS9sKEWyHl2zdKgBMy/L6YdHI00RVEH1jiRZJHIAMLWJHVd3cOrKn4w/q0/CAU4jXimVIe5+aJav2YPn1/BIMnc7MbTrP2jizFLujtB9XGlQxTENcEpRYDxyK8Hc2e0+39Qv6wYe5wdp8/m20jrKWXu99Ms/wCfqBBMhZb78M0ukZuQFzXrrtWCpC7ZFZYyYMugEJmd44WvZxc0RhJmWLH3V6jPy5fCKyJYV9aAaDi9HSJHQjaaJyzjkisRINK74HnxRYB1uxVs5cZd8a+pB1pI7OWcLTiragco8cRWyBGmMbp1cDrcSLY2ZPT5cfvQtKpUr/U7Dxp/6f8APj96DfaFA8tNCL7J7RziXnuhlF/blq8G3g+zAMtb8z/zv4JBbf8A1Bfk/wABgZdIKK2MuPg1NVkVA7fsKEnCEpuoej90oLlWXM3aA1nKfzQImqZhB5DY/dgv+UVH7iVnXKaC8XV+WMCZrop8Je/GEASslHyhfEYEh3D1JeLJtuJWin2SVzWtA+Eb+MOBk+osX1gRxJjTYPhH9jxYxNNywj23yFyaih0IcmLSssI4RHt+sOC1BGWqtUYaRsdovoQhu+zZGNdCtzzQVtr6UGMOSP1kaaXowPJBpGI1hxJHJy48UMJGIkFyJRDZQyaDgLUIGPizWK/k/I/ebxkhYHwFsA5Ge2LuSYcWxEbNy46wwyE2hWTEpFU7rVwNfKF8IrjzQDaIHfDd213d3iVLVGxeJak9WLT3Tyhk0NOMWHLz3RUkSxFht3syOLjpjDYAQ4zoEGycDBXW6mgfTHUom6BAqahSDSy0nVyAKK9BJCyiV9V20QSZsSzjrheYfoO0dJ/YzQqpKWddMXxugFabsmJEqVf6aOtw8f8A+u+cH70Qgzagp2t13xlr7BLHX/GTue96A17a9vTbBVtMX6Jvuh15f/nB+CRn/wDQWrkfgMRE5lB96lVRkLp6/HdNpEROPmgqTE0bvfAizUf0IprQS7LG5T30HyY/H/dCcx/e8Otd/gURUxOzhGhlc1N73Q3CxzU0p1kYAfLtT4Rdaor2WFoCA6yGgTc3PxmkdmBpLd9TFVWCVcvHOn0Yr705NmQgrqmteCwkXT6IveRsnE00Aa5Huj7jnKiPSLirZIZOlqcdOLwh+LGHUQdrV/eOfyhhpqkae2aN08nBGaW2bYJJGwl8NVNHylsFAI0AdJ/6z+cEYdES/wAV9/4wsadAwW1G3JbpYYMUw3hxV+e2oQQE7fwlE4ksUuo4UIkFZhR5shiFp2LGkLuDVDF3V6kCMC1vrIiYVEa+1TaJasUrugyZdKpDqn96L6/p6J9kiIy3LXkuvQ/CHQe6M+VWrKOKdrI6FbLS5DBR0oxw4uA/kIYZyOdO2yOmhTStNpatUBREgwKma3SMG+ilssc9LCK1iAGu+Y7db0RAnNsodrkrQulVFypC57FSLISnnIxPBTX0LdER0pJ3sxU6AG0bDtwB2ayJ+sFaEAsmLLuEoow89W4OhxQuLfTog6zso0dAszJ2HQdDlYVddsHyZLXTJJTiDT8YjZeTdpqunv71f13C6vK6oqw1H8kgk/k+3PfB66/rBD7wULQdcOzNZXFONc6+csGJrAhWljtwWcUEAizdzWTwdmL2l58Qcu2PO4SLmT80XyVSo0D5yIX+zOQol3nzUkvnO92FTUwqqq57VFPVh7LeUHpd8H2pfvltvc3rvAdK8n02QqTvQ+CqmT75i0GL7G6fRFIWlpmqrCYfNxy9JGWN0zAsOBhxQbb6ObW61/khAkjHQ76j7CPt/SSwvfCtGhWOy6VDrQYKh1oQQHQxGwZjy5Xd/saw+i2HJV0XBwl85+UoFwCU97OrjaEoJLns6hfu4dRrDVC7jJdvCRArs7rpwkOHwd23+kBIxpL/AC/zCsCCXIdqjtyY07ebX1jdoORTLS2Bc7Xf8MBItqCukVOreeU8JA2zGr/LPwkLoaKut1B8/ufbriNmlwL0GyiQnMOHyl5Cs+OkuW2XwKGwexORaZQXyEiWFjXSJCZ17ngg82tJqPlI6yYn7Q38uPxh77MXoj1kPJTPujaSBeKnPYkeiTD6NIpnqhEeeXZVNY3PoLDOP5F82amMQFEUClfJybia+IxImmDtxRGslU75kpNfGAj6J6Z2p0ofJ8J7IlyWmXXoSP5YhCLMZdtETM/hlXuhIl8Ci4kkebJLnZVStllVtnBEjk6SOadlpULa5p+70alq5yXqS1fREUhLxr7YuH9mTdeUhcW39ikZh8OcrKfzwcuiQVuj0Y2AlABhgaGpFu7b8Y5bpIudVzwsQ3hMB/7qeG89Wo/yQzOnVtV7neNt+j/ygAiQi2+Im93q/wB8UBvjgqJCtPKVEO2zhpjK2+jckvRI5QUsw0/u4Rl5l8K6xZpbbJxvc1cNyz0xJi8LooYEBie6KYb25/ODMywlhgIvdMJpEJkfuzB00BxgwMzJvBbN0WU4lGxKUXmVdVYnp+bbmGtw73Ycb3TvhttLxzir4SSBnkqWYO9aAAd4HGwT9NMIzItSbKuzJgCW3iXfPs02aIc38CuPtjOSp+9TkEG5uMXm9kmZfOSJG3DTFN7nEfMieA6Ee3e4eYrwropVFRUWmnTbrRYTnqSILt4KG7xvxZj51tg582flJAOO9Bxaok6B2t0hZ9odYRgLUu+60TouMNleBdy5uKF5bz2Qg+M43rMGY/8AxH0fb/BfcsRwZI5FYxMHC9IkKlyN8heWnxIqSE6rzdAoVs2+lQti2eiOieETqEqxPc3Ahbi0N5pgZsiKmrWvCbc9kCnSwD8nB0SpBItXDd+UJM0R+WXdUPJ3bnk4KEdi8kv2lJysNEwY6+6f1jMlJ+0NfLjHOUTqeUoJkb+9NfKQ/wBmT0WLukWmUP1fiMUa3Mpa5HucXjulYM5UxATMjcHAHXFNYyZNrgJmZAd8DcFwFDaEpluLUiIl9+LmybNOfaGBud0rNKCITGYrdVOfn54j2sttialQ7jlSl7M2sq28eiFxQT6Jk26kMR8eUSmW1sk5leOVRv3RV2+6BpEW0Hs7l4iZuKOsqZdYmG3BEZwCfEG7HDFWAsW2rjtgooj2ytUrZbZm4+CLx/ZcFr0xxrLNsAfAiKSKvuGKUbiqiJbmHR1x6J/ZRLVC8VLedwQRy8xrYi4UTg1ree3mgpdEhplrdGrCOs5DrACIQKYEb0vJ7n+scpuhdGMb7N8AbstURGwRyznhDY8J0jBcxddlsNhNTQawd89ORcuHE+aJbPtQeWY2odQW28RRVjHFCD2WkTXGdAvKSJn8EVPfFcnHzmipKsBr1D2xTRUnFzcPDxLL5ayiJDQ0Pynk4XyZJEWIoNApeg8mlA4YjVmycnQQiMx8IDba3betrcGxEtlBu7T5uISTLdv+abJv1kW1PcRfRikXOPVFkmTdF0RFy4b5bGNyIBO66aBxWjYB8r+7Dc1YccaxYiXRbbzRZmGhIELXu9zcgT0u2RVU4g8J4uCUkLcBU5tqZFRdbbbcDfGz3wC6JccQmUWCljEwI3hc2DPdA4KrV1vT/KJB2REXa/m3w8ZwpAsqS5FK0hvr37OxXytNVnEmlYFPZbWgj+5NDVgLpxVspPEN67VhDdPwiRaZmip79MHjM7tvvW0AAbM3piG7qnLoFaEdfynblQ3HFLYjLJ9UQCkRYig+T3xadAyHCDl5ggSDmjEGCALKndI1yHvd+sb/APyJjkP+79YrNMbbSJbB4IgFZLo/Sji7Xo/SSLgiryA88ArhV6XqdqIAo+hwcmD/AHfAq0QEjKE8dFbLOFTrfO7Czrh1zI1P+KkPr4lu9JddZqMTJ7BYRZD6yLL/ANKw81StlTR87Z1JHo/9lgE208RDruCja3iWrm5H4rEVLZJZax0M1cVu9+2JvuddIb2kDx7pXdpraOH8Ij6JHsszhZyL7kNS7OGEJIahQfv/AHok5moGoxy7OjDSsE5O04R+c8n50AceIhWksWK7c8XA1MRqCoArrc3TwnmwRGtUdQQ3xzxlmaLUS/1UR8uo1IBjR4v+GLZkqVEsO9xWnmEdBXMdPg3M+qi63tgzEw+2I+GHlt4HIumU5fBK90LVOGnFFZkZcDJQd1fB6WzAkXWFUzivPDk3lO8JPzwKXEq9XtZAsNO0kPGE1Lav7Y36GH6elsn9mOAyw0RUmXexeWbVj6KrmX0KsSMjMXjd2WsHhIRm2qYrQSiGecARqIgAeWeBtz1ojkM3TrMqBbqbYDPq8JdG3tpgspKMDjuparl3CV/SsgrMo5Mu0N6vh3/F/wASxK+AZa7I41EnxqKsWKnHPQkUyYlL8lIy13LyL13UZMKTlzoEzbPf9s2x4SilNT7A+P8AoQ6FUZcj5M4HJo8qNFk4eVDaTzHT+rjRz7Hl/q4KxYkcl0o570HlHDJzzHJP6uBrPsck/d+sWQLZs6/nxtBTk9vZBbKl+5ojpAHtyYeZQdIck+3og7QCIrt1/Of+VkdMj4Ta/lHZDVi1/wDqe/MMQsXmTH6f4fjDuR8JpyfCY13O3apt6NltkRz44kGnCfk0ob49ETeSGBcB3Fibpx59z1l4+1MSrLToskgA01Dj3Pc3M/Am19mGJ46gEfKbp8YiJRwiFMd9ul3ubf6ZvRbEnMsaCqxb243m3OMc47N+KVqiGm5ekqgEMHqVxtMoVCjZ34CHg3A3P2xIuM4fMgVyJFhgExrjFjck62Qliwn1uXdvR7a0YdJFhHC3vbfi84+/WhB2Scb3QBo8o25WB+jZgL8++Oyz6m+cfFB2U8fwPOyzeEsG238pZo/WNnQNFI4X972NERH/ABHWwmyRt3e6boGeOpafqUBpM6KnGz6/5RNMC5RZJNnS6sGmXM0BYaxmccuITp3QfOeTGFtbNClqzmVW9O6vAYHwjjjlF2P6w5lwzybL3sqVZv7mwwe6Nvkuar+cS+S8nC2FNP8A3POhOZkAqXCbfjG/B5ujFiJNtg8nd0MnlCmWIq3H2CvAcYu23LFpLhXMtWbPnz8UeUZa7nBl5h5ql7cHCo8oPB7o9MayMw3WQjQZqLbb/RRNX254rvdYUym6iNbl3dv7mp3g8BcEMxvYjInRDSPc5JkyhEBmV3bmfL8FhFzIDFNV6bI3922FFf2lWFE7ozuMBGBb3wRqWnH3wZqE3iCYJxu7DG4Vuer0RofRnj2bLIYLquvfUJ+sYxkIbcTp0+Z/OG3TfBFK4oo3TG+N57EhCWy0V4iKGul2FHKWE/vtDnxSJ1C7dUGYbqsxYfKW7oXbNHLEtVjLV8G37kqh0S06/uONJmOVMfvfokBcaxeY5z8G1BSKrDgqw+ETVX8MWiOXcX1l45oC8/GzDoiEFkWoqtf7Hqxa+5Zupgy/+R4viQeKK02mJOm34viSLf3KqJSzo7TD+6eD0oNhFzrSX0YKPZH0LiF06Y6g743ulenTVyf90Sobo2gj4OFMrSlQ3giFTG6b3xaee3iSN5HnKtzLW8JRbwVYc/DrWwrLAdhnQZSjppofpw7OSg9CrtZi6oA2ziXF8pGbg0zdzTWjH2Bpwl/p6YjZsaqYkZpKcI9s+eACAwMy42IJKxplkHCVraBvwe5uUr+uKHronIUmwuDqHVccx+MbzZvvduEVbJJ1VneUHxaC7DWu4cyc42wwL1OG7vH3Ndxwl2ulEBOzddWLUqvPB9uaDO5QRqVBurE42La/hB8aRSlbJGc7q0adQmweMH0FsDbDBequYepatMWKVK8bqc1oomWt5AAorC67185KbPRhiz5HlHyASN1fk2Fo+MRlSVEioCUROWsni40okPg/s8PmrEzMNDVUMRuW5obqkdvssLTaYOmeLZYyb3iZsEVY7435QV0VRI5A/uoEI4rwm7zrIkw+iHcvyZzjxmJs0hubeng06E46oH3MyhFdMbQTb3yeFSX8pRs9GTXIF3SnYijr7mLfvitZMCqaD5f4Z4nO6M8Sj5T4JCfc/JboL1ZnxgDPHz2wMfZUtUWeUXBRVqP3m+agkmrUnOJQZC+UMcW9/wAP6wAHKT26d7coc2VUfgsHV2otbe9jXb+lDxRtEHW81u8O27zpGGGHb8pQ3W5pzU83OkEtpxU/Wc3szc0Dw/5mDr7ds0Qs4DDbyug5s9ekf6ccSXcdPkM4YFQHfTGo45ubZClqF7K/pRHOD6n/AFPOphOUmSYmUdHWYfFzz7Nnq4ICc+NP8mzxMP6nNfg9PVvEmvV+89UdnrWI2fyfSYzLOt4cG97fFaUw5rSVOBdJqS8ETZIJChCVYm2Lm6eEBdBGXPyUgqNef/0+DlbK2cOwnPD3swtNOiIlp2+EeV2TWhhhBqCq8x0OOOeLzfHFZA53I2K8ZUGC8I223ub/ABYdnmTgQbViNZymTe4EQVA5ufm9Hm54RKA6GRonkaEsNOp+8zZ4G4AlSRat34Tt5sKMTTlGG7Mce+fxQjPTp+fXvbbbdHrdHahfEasrHpmbEdXpNt+dp+AxVst5UEQpva6P9y/GODN0hUjweLDqioOEV0tOC/3Tg1l0feg1CgHkb2WLIsw7OktQ0NV4A6KVJp58UWdJBhtKRAMbe6YNnpRH9z0qLTSUjyW24cyg/hoAt0f3w+QMZpPZogtC+TJMXZpSxmMq3dhXyl04dnNTF8kWaW4rPc9K3SefvkWpSpbikSTfQlOndgsUHL+ViEDxeTYDpLFry/M2MKUeb5VIlMRL5T5Mi7DF4lyYM5cYistlO7YMCCtwKe9KN7PPiq5Obig/c5OAIK6+QMUNzTm6csispEdpbDiPuuTX/BC78rV6m3GtoyJ7AZWIjRX9hxwrjReHZTbh0jrDnh3ucrEAoJm09gzQOT+MCyvKmV0LUqyxcN7o+2+R9/dKlVsDNwJHWS2nWrFIbkm3NSivh1cywHQdJ9lufEuTQJ/vODWTzu3CJQqXV+HBoH7P9OBl1Ktn95vg6O2f2cKir8n4vkerm4ur0clos6pEdow8/U5qrM4/7vTHDpZkLU9m6f07cCIRezl39nh7deLTo1WVD8ODt20RCAUq2ce53nq/Dt6FireGJaYIqFLzvhs/ZWIlIyeTLpHb+kwvnL/D0vuJyjeySN0uXkjW3ufI0oQ25qsVnMiQn3Ud17siYtDLAFbd5LzT7inKOJwDQlmbhXPnXTmiC7ico3E5RVhmm7v1uDT6yeskXLujyS3OSZsEOJtS70PxD3JIuK3hjVglzgc/z8P6WZ/DKBO5fnpkaHZk5bWxsWsMP251qszki8efntisTIG0q5zAj2wNQvBXpIuJPbDEnNEFrTo1iDl24we53fmrsrDZCJBtzLHhAzX7HS6PXoWG7MtL0ZkvuqfYsB2t5q83S4sB+mzYtSwbNOiPTZVWH2Efllvm327xs/GedyVTRYuildOc18XygxRiEqwc3tz+IdleyWx7XkbJQSsu0DQ4QYG88vYmd7rt08aWcSJESQLZCd0jN3JqQ+DbL3pZ+aPP50BBEIthxpxzzRIbavtRf+7p2mXEP/dTYt/JimdfyxSMoN5qSHMbd25jRu8thctsZVRT+S9yp4AbHxd529McyTNRdI90iA7ipsjtl3VxydO6WZn2l1S+yieiLZkcNrxe5+8kjFNUa8cialWaRh9RKnWjcoFQwRwIr0Ru2VHutOlpRLVw3kUB1RMlKmi8c3PxbfR9CU5ovndi3Wy4NVGAnPZnjz6VWoKh7cMN8etis/o7QSLZ/P19v6wNU2fq8H2YKnbdPT/OBkmLV7e+NJmCk4ItVnqsN7pufFp0RX0y+S+AZ+1FlY1Qr1bzdG+jh90ScxIytYCLUnvfAwn2oFpEsM6OfYPwd5nr+l7vW4Lc6+riHWu7yjt5v9M1LT4Fi7cFmLt7IVJcK1Fyd01LvV/i/TjIiHRLtfWae3o+GiODUsOL5Pc+3azqgipV9X2pHq+7wxpUp1a8G5/Ket+sQgrlFcFPLc+nYpL2/HgjlSJHKGtTV2xJ283hhEwjneRL99HqPpWOsF/LNNqQqijrAeCPXcmv37AOj/i27PJ1rp99UeQokegdwU9XLnLl/hXO+WPTs9Vo/ahvhzqXH5F/V/H5YlNf8lR/tByN3pODMDvc9uh+Lbd4Yr7TpNkhiVBB4QO3oi8/2lZVln2glmnQfdYf3SjdG26a01uOyKA07Vh5FW6R0jzS6GAaCZdAaWwGam2pd9i7obYIlsFwS2UVauqpU0WR7qa4S2K+R4N1NMeE5NQxmmTFszEJ+Xbcbb8JaQrSPPht5qUj3eZGoqS6HfDfVtelIkVsqTPM+7eZrnGmsG4N2e3PT7KYr0+Nil2c58+jRD2VXr2ecc193P3JSkLT44k1KQ8pufq2+yMydtv8mryI8eC+EKSk0cm+E2gkYAFxOgGfclsWrnsXP6Fj0jucIXUIgKsTqcCjwgrnSPPW2xKwae36RM/2cz/e77kkdoCf7XJeauZR9C0+yAyxtWDinTo9Ok3tkoZmIjZjgciQacqGM3od7ITKjFVuHwd3Hmk1K3MwbWzvjEetziYV8nFA7ppEjoMSBk2XxQH3N7btWxauaLxS4yCyQ5RINwdNIn/l82nt8YWMaV/y6/zbXbrg4Ss426+MxTTKOHJqDK2hfIo20latSYbdO0kcttYhEvnPKWdrI3GEx5Ny5fmer2t6UNz893urRUV7hd755sKzq7JfwetDb71DzQlQd/Li223eJtU2aYGXRESzxU63jNizV7CXAnDosVBWIyp5fza9LFVZhW0rfbmXPay+NI9uLr7c2axdU2qe3btySIYSVYsfjK7uv4dsPs2vbY6+2b9eFTRTrcg/ZG7OTRUGofhHPfi1bYhBKbLdfk27O3FxerwaEHZC809ux8QLZ7M0dNORyczuTPa+BFRwQRuyyOnDMWnBAjCtu7coOi8G21RLmwx0WeCNDAQlxkmac2JZIOPyiAdWlOke5wXJcqTp0Dt7Z722KbRFxWRj4Z/M3vpxKyDJAFwG/wA1T335MdKN1cSU1Fz2IucY7ilpM8LKDUnF+gE/hsJre8nftEue247bmIudVp6kGPS8i90gzUukzTiu90DxdiWKMeW5XeErGgrNtjbzBflwl+Cc3WsSncQ8QtZQaLVDJDs438siiPvRz7KROlbBUeUkkJyOJ0fk/jT/ALoNNpi/1N756dC+yNZMTdl1N78ZdweZDa1/GfHEMIxfaafN/lr4pCrYfu/vW8rnxaYBONmJtzDNt9JneBn38doC60+MNJrcjoXl4efaq9aMTlfWbHBzwbVmROi99zuWwnZVFArK2/oFyS50WLHKDgjyfueEpS2cqMJaavphxjOZ0CQgp2WaVIgT10VbES1bofdaDd6AtneMU0OP4JSbIqVpA9paSq6ozSxu6RpU9WWKbWK7lKXFSMTdCW3Dvix+27czWoIZrSVV0RLOzROsTZIxed6SrUvNsPEjaSsxatRAaW1pq2cyrnzZ6d3QZYOYdzmZtsNjLsVpu90miqxEQs3Dni44K2wXmfSIs2x1RGgQc23FC8tzqWmFXwIS1XPdDiBby/J+Hc0bP8uaBk1n/wBO37q2UxoECMjjdxlvjZXdHN2KHnMitGYk6b5j4Nvq6WmE5mWLXETwObDdGLg86JGUYKaaCrH4S7BvdHLOrggWQk3u2nt2XRohJrZGr/t+xO3XpdmB2auDdK/V2fo83usTDFZrn/Tt/ODIaAe3bm6+rgjZ4RxXm9+MrbbLT29GjNHQIK4i7Fh5/f8A1gOUahaWr5P29ub9ak6jYzFHlNRXsg3Az28uO2W47QYOqWDmjjTls91ixpJfgxpIZRM0BYSyCC5AWPS0CAd13IDedPbPHd9IA4+ddGfrgUzMi0JtAQPuP/3ubvK23M9tIcpLc6rw5vSrN5QKo2hLC5vlDaVucKCRabObRCwmXJjt4Psi38HifNV55qK9g3KV5Hvh/JCkAvU0UzUuMu4fUQl8RGNysgRYjwD5iVw8SUjSOBIR5HkxrjE3/Tvps+Sy5VSXSOclBiMqdvX8Xxe+Dvjnw4y+US841p5WrGZITCZeUu/cPv1k9sdvptf5iG36w5obi+xHL85/+8/7FUAs2Hlaln3tmOhC8WgsY/3h/TeU28nnX7q9cFSnawUduD1s8HyaG5Xpaz+6eUp0D5ubP1ksMMoOblicA2WsBH+2SlB3ZtuiNqjm1amx9rLaJpgLjwUzB3YUzTclMHRZ+yzxJbUNi6hbrnS1MYw1NLhSm+qvBuKMblWlCAeNFG1OKGZKWEKzMABx9+8fYC27qsFSLT53NiWKoJS1QbKM64SYta7CXcCXtu5uhLG3CFURbaRHTZEcI7NR+pguxs2kWGnS6QfV10QFtdnB/p+aKxYIK68+o9vb+kkad/8As2+HZ5KQR0eTWe6XnI7e2AktOzh6fMkUWAd8WA6/lF3PhTEsTncyYtGonuJf4SvwlukevhT0xCgmerHT0MfrFDUwyJCtOw34PBiTOlQ++3NEJQ++menAf2+Da5tbtmRbk4q9a88Jp69X9STrVl0uTeU/p24P6rCmrqYPX4bfVTq/nFlBQXpdu33fRCGWDpC78pz1hZ/PtxyAEQ2ljAvCezt/LQsNlQqnUQdhLz202dWYR/DNZCc0qgzd9Ox888F/oJsYJZbGgTNy64KIxyH2e4gqRjirZZHF0umNqtmeFX5hc425oi2XKorYBqREjUjJbK8ABg98SDQA3qCALEYjhN2mq1gcOjMgdlUNlOdd6MuLDhi2+CUu7GiPngD6roDT9yObU0osdJALsbPaDZFQkZzlRu7vzlqlw9tWHH0LVqxeD/2ivqwDI29KRUb+7vm96xYer35uaGlGrWrPc/6U8qOxD7UeE8n+WX9kVlR0Wmc6Agm82D92ihuSkiFT6PvJE8alqDq3ZYA19GbDtavB+ER81Kg6CgaKgPLaYItinmsH04ohTdmJM0B1xyZlDtBp57fZYuATXgRVzWrBiCwyqkCnUQTVbm5+QFKcPStWq30QwqlZiwbmWPxdq2RGoeCoKA+bT9dCfmSH5dRJKRoqDc3N05y414xiENqBFtYd7b9mt0dWATClqiVH2/curBJt8hQiGjeyc10botWzCSa2YtHZFJaZqKg62dz1+vZpz9KIQKo0itX7vB60Bd0VYz1m3Nj1quqGDpIlEcFdPk+SiQA06VA+lv7PbWiizbCYdX/t29LZ1rIfACpXD4O74HLvP9mxLeK2EGEKqoR7eckSjCYatSjwni+jmz7VqxCGTOjW/d9tP5vRCpLh1aC3z8cPP244bcasGodjc/fs/a4P0Xdxycf+Z7NXtZbmWLKFgTN/B1/pT2pVYV7E6dXHd8vR/OLG+zSBF5PdPNTt9pMy22xCMNLr8J7otfP/AOUY/LlpI7v0TDyyOfxoEiZ/Mjb7qAmf6EY+tnDCJCp8qOatnqpPivycuzVUCHPDISSwYZWCtIVxlLsRbHgjZMcCRI9650ghMROQX6RGJLr0o4IDDQUTAgKRsmBJM0WpAyw6NZCWpnFrXhJ7TJcPpLR+iw+Q6Nv959L0cOlNEc5Masa1dRwvB8/x4M/xWGSZWrFg+cXg6/VXTbi547GPcUeE8pVlmvyLKm2Ory+2rtdfsjlxtDaVpUB0HgoIECpTXhHto09b6NDVy690cvNz5uHVt6/hGEzbaNPZNnj5ObT7IaZyopXJOCypp3q85bLzJto5coqDa0RcSogoi9fDEtLTIiQGOOtwfBrunZC0cChZDczJg4Cg6N6jzdpgbllY+3Tq2LFWYJ6SeBlzdmnv7m9oTQqUqicOjh9sCQsOUQrBCEwwNi5R4Ny3k8GzHCGbuKmsm6bs+pc/nWqQ516o7yc4OYSLfHMFbe+FwYusvaXOkdOy91iEvk9ION27OdPRbELGJB4VCqndAcu3NO58RduSsDOnZ6PhFDh2beeNOTChZQNY4W7xtii8KwbcS21e70aIepbpGnbb1+rorEIiLaEhLW/d/d/SJSWMSEeV9D7XP+WFCYUdX5vH5ye3DzQ5LFYI7F3Vrt+jDELYRahS23wn8PFZyk9kaQsVvLJQXqSr9NHw4MjIjKAZQWxpehgT4fm7Z7YiYfoGxIyMjm+X9yPU/Qv45f2AYbVwrVWDE+DWZAr89bYyMjKd5G5adUlsIRTzc0OqiRuMgJBroCpZ0jpS4YyMgQhOYKlc3ayOmXbYyMg0L9khkt21CThQ1Ak2SRbFXN6Pj6DqY2DhW1w0z175nXW7LnVeqNxkdvD9i/o8D5v8+T+2GE7Ut4PfmVU0aOBfbHCu2lTYtiqo2VaBSyxOfWReu3jjUZDTICfPPZxe/Mi5uLMqelIjsoSoTjaMFUBKoG27bnaJEWxUXqTtwZGRCiLyK6rtQFSpsuLLuPWa5cBInPwxYWHb9owNTUkcVsj5VgIqF1541GQIQmM1cijTiuGJJUiNolqkqKqZ11UzJbZxQxJ5QGtGqawJblo6LtxV5SpatPUixkZE9FIbfdtUUpAM1DdCWUWKUDbLSuze00c2FbI1GRAj/9k=" alt="" />Mario Narducci </strong>è nato nel 1938 a L&#8217;Aquila. Giornalista professionista, ha lavorato per Il Resto del Carlino, La Gazzetta del Popolo, Avvenire e Il Popolo, seguendo per quest&#8217;ultimo, come vaticanista, i viaggi apostolici di <strong>Paolo VI</strong> nell&#8217;ultimo scorcio del pontificato e, per dieci anni, quelli di <strong>Giovanni Paolo II</strong>, poi raccontati nel volume, esaurito, <em><strong>Le ragioni dell&#8217;anima </strong></em>(Calderini, Bologna, 1989). Ha fondato e dirige <em><strong>Novanta9</strong></em>, periodico di lettere, arti e presenza culturale. E&#8217; presidente dell&#8217;<strong>Istituto di Abruzzesistica e Dialettologia </strong>e promotore del <strong>Premio L&#8217;Aquila</strong> intitolato ad <strong>Angelo Narducci</strong>, direttore storico del quotidiano Avvenire. E&#8217; componente di numerosi Premi letterari. Ha pubblicato tra l&#8217;altro i seguenti testi di poesia: <em><strong>La Ragazza di un mese</strong></em> (Ceti, Teramo), <em><strong>Se insiste la speranza</strong></em> (Cannarsa, Lanciano), <em><strong>Il deserto e i giorni</strong></em> (IAED, L&#8217;Aquila) con un contributo critico di Alda Merini, <em><strong>Le offese stagioni</strong></em> (Confronto, Fondi), <strong><em>Tempo di Passione</em></strong> (IAED, L&#8217;Aquila).</p>
<p><a class="a2a_button_facebook" href="https://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.lafrecciaweb.it%2F2020%2F05%2F17%2Fracconti-in-quarantena-cento-anni-di-wojtyla%2F&amp;linkname=Racconti%20in%20quarantena%20%E2%80%93%20CENTO%20ANNI%20DI%20WOJTYLA" title="Facebook" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_dd addtoany_share_save addtoany_share" href="https://www.addtoany.com/share#url=https%3A%2F%2Fwww.lafrecciaweb.it%2F2020%2F05%2F17%2Fracconti-in-quarantena-cento-anni-di-wojtyla%2F&#038;title=Racconti%20in%20quarantena%20%E2%80%93%20CENTO%20ANNI%20DI%20WOJTYLA" data-a2a-url="https://www.lafrecciaweb.it/2020/05/17/racconti-in-quarantena-cento-anni-di-wojtyla/" data-a2a-title="Racconti in quarantena – CENTO ANNI DI WOJTYLA"></a></p><p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2020/05/17/racconti-in-quarantena-cento-anni-di-wojtyla/">Racconti in quarantena – CENTO ANNI DI WOJTYLA</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">5756</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Racconti in quarantena: IL VENDITORE DI PALLONCINI</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2020/05/13/racconti-in-quarantena-il-venditore-di-palloncini/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=racconti-in-quarantena-il-venditore-di-palloncini</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mario Narducci]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 13 May 2020 17:18:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storia, Arte, Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Mario Narducci racconti in quarantena]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.lafrecciaweb.it/?p=5671</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="592" height="356" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/05/4BAC9A76-6523-47A9-A414-750972702314.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/05/4BAC9A76-6523-47A9-A414-750972702314.png 592w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/05/4BAC9A76-6523-47A9-A414-750972702314-300x180.png 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/05/4BAC9A76-6523-47A9-A414-750972702314-585x352.png 585w" sizes="(max-width: 592px) 100vw, 592px" /></p>
<p>Se c’era la piazza, ci sarebbe stato anche lui. Lui c’era a prescindere: della gente, delle domeniche, delle feste, e dei colombi che s’alzavano in volo al suo lento passare&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2020/05/13/racconti-in-quarantena-il-venditore-di-palloncini/">Racconti in quarantena: IL VENDITORE DI PALLONCINI</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Se c’era la piazza, ci sarebbe stato anche lui. Lui c’era a prescindere: della gente, delle domeniche, delle feste, e dei colombi che s’alzavano in volo al suo lento passare da un lastrone all’altro, con un nugolo di palloncini colorati assicurati ad una mano da una selva di fili, e la miriade di girelle che era un miracolo a vedergliele tutte nell’altra mano. Se ne stava lì dal primo pomeriggio, spuntato non si sa da quale via del centro, e scompariva a sera, per ritornarci nel mistero delle ombre che calavano di botto. Se poco poco tardava, la piazza appariva desolatamente vuota, anche se c’erano ragazzi a correre sotto lo sguardo vigile di mamma e papà. Ma se c’era, la piazza appariva gremita, anche senza nessuno.<br />
Perché lui era la piazza, come l’edificio con i merli a lato della Chiesa, sulla terrazza del quale, nelle solennità, si tirava la tombola popolare; come gli uomini di bronzo del D’Antino al centro delle due fontane; come lo storico <strong>Bar Nurzia</strong> dalle cui vetrine lo si poteva tenere d’occhio. Lo conoscevano tutti con il nomignolo di “<strong>Collega</strong>”: non si sa perché, non si sa di chi. Sicuramente era stato il collega di qualcuno, magari in un’altra vita che s’era lasciata alle spalle non si sa quale secolo prima. Perché <strong>Collega</strong> appariva carico d’anni come Matusalemme, pur senza invecchiare mai. Si diceva fosse venuto di lontano, forse da un paese della <strong>Ciociaria</strong>, in un anno imprecisato che doveva affondare i suoi giorni nella fantasia immemore della gente, che lui salutava con gentilezza come un cavaliere d’altri tempi che al posto dell’alabarda e della mazza teneva girelle e palloncini e in luogo dell’elmo con la feritoia teneva un cappellaccio a tese larghe che quasi gli coprivano le spalle ingiacchettate strette come da cotta ferrata.</p>
<p>Con la sua mercanzia di colori e di vento, <strong>Collega </strong>si portava, strategicamente, là dove intravvedeva fanciulli e ragazzi gridare al cielo la loro verde età. Allora la sua voce d’angolo acquisiva toni suadenti mentre lanciava il suo singolare spot pubblicitario: “<em>mettete a piagne </em>(mettiti a piangere)<em> che mammina te lo compra</em>”, ripetuto all’infinito, come un disco con la punta ferma sul solco, fino a che una girella o un palloncino non passavano dalla sua mano a quella dei bambini acquietati. Aveva i piedi piatti ma non lo dava a vedere. Sotto il nugolo di palloncini lui sembrava volare come una mongolfiera, e le girelle al tenue alitare dei fiati, sembrava gli dessero la spinta anche se vento non c’era.</p>
<p>“<em>Mettete a piagne che mammina te lo compra</em>”. La piazza se ne riempiva come fosse la sola voce a levarsi, anche nelle domeniche quando ad essa si aggiungeva il traballare del piccolo motore che tostava, spandendo odore soave, le noccioline americane (che brutta sensazione, oggi, a sentirle chiamare arachidi) della banca venuta da fuori, e lo sfrigolio dello stecchino lungo che si gonfiava, in punta, profumando di dolcezza l’aria, della calda e vaporosa bambagia di zucchero filato. Lui era sempre il re della piazza. Anche quando i ragazzi sedevano irrequieti davanti al teatrino dei burattini dei <strong>fratelli Ferraiolo</strong>, a lato della fontana alta, e sembravano averlo dimenticato.</p>
<p>Volando sotto i palloncini, allora, <strong>Collega </strong>si posizionava anch’egli davanti al teatrino, per ridere con i ragazzi alle gesta di Pulcinella, tra languori amorosi e bastonate della moglie Zeza, e fughe affarraginate all’arrivo dei carabinieri. Calato il siparietto di tela rosso, Collega discretamente si allontanava, per permettere ai teatranti la vendita dei burattini, esposti in bella vista sotto il palchetto. Fuori stagione, quando in città s’accorciavano i giorni e il sole anzitempo ammoriva, mentre la piazza si svuotava di altri venditori di trastulli e dolciumi e il teatrino dei burattini scendeva al Sud in cerca di piazze ancora calde di sole, <strong>Collega</strong> restava là, con la sua mercanzia povera fatta d’aria e di nulla aspettando famiglie sempre più rade, solo un po’ immalinconito, non per i ricavi scarsi, ma per l’ansia di trattenere in gola la cantilena che lo aveva reso famigliare: “<em>Mettete a piagne che mammina te lo compra</em>”.</p>
<p>Una segreta, insistente speranza mi colse nei giorni primi del mio ritorno all’Aquila: quella di portare i miei figli in Piazza perché godessero dello spettacolo del venditore dei palloncini, gentile come un cavaliere d’altri tempi, che viveva solo per regalare sorrisi ai ragazzini irrequieti. Trovammo solo, era luglio, la banca dello zucchero filato e delle noccioline americane (cui si era aggiunta, alla moda, quella delle <em>crepes</em> alla nutella) e il teatrino dei fratelli Ferraiolo con le sedie quasi tutte sgombre, ché i ragazzi ormai gli preferivano film e giochi davanti al televisore. <strong>Collega</strong> non c’era. Se n’era volato via, un giorno, con la sua mongolfiera di palloncini colorati spinta dal vento delle girelle, e s’era perso per sempre. Il venditore di sogni aveva raggiunto finalmente la sua casa vera, da qualche parte del cielo, sopra qualche nuvola bianca che, da allora, non si tramuta mai in pioggia per tenerselo stretto.</p>
<p>&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;</p>
<p><strong><img decoding="async" src="data:image/jpeg;base64,/9j/4AAQSkZJRgABAQAAAQABAAD/2wCEAAkGBw0NDRANDQ0ICA4ICA0ICAgICBsICQgNIB0WIhYRExMkKCgsGCYlJxMVLTEtJikrLy4uFyA/RDMsNzQtLisBCgoKDg0OFQ8PDy0ZFRkrKy0rNy0rKysrNzctKys4NysrLS0tLTctNystKysrLS0rKy0rKy0tKysrLSsrKystLf/AABEIAQYAwAMBIgACEQEDEQH/xAAbAAACAgMBAAAAAAAAAAAAAAADBAUGAAECB//EAFUQAAECAwMFCQsJBQYFBAMAAAIBAwAEEhETIgUhMTJCIzNBUVJhYnHwBhRDU2NygYKRobFzg5KTorLBwtEko9Lh8Qc0RMPT4hV0s+PyJVRk8xY1Rf/EABoBAAIDAQEAAAAAAAAAAAAAAAIDAAEEBQb/xAAoEQACAgICAgEDBQEBAAAAAAAAAQIRAyESMQRBUQUyYRMiM3GBQiP/2gAMAwEAAhEDEQA/APKG8nOlnLt7Yeos1iAPXSEmbDNQJ2hRPbt+lDZSFLN6Jge6XeDrs0xfKiuL9nYGPKhGckiNaxIDhrMzMXJ469wAw54ZTJ4hMUCRgJtk4x6Kdb6UU8nyVw+CMKXBxLFTEgWp/WApk5ESwixG5R5g2W2xM/8ADK3lar8pWAflgZywnMXRV+C9wRTki1FiY5NaTYM/OOyHZNi8KgElmqOMP0iTWRaSgadfc3IMOTWmsQV1HU3jcinLWgqETkDG2kw7eiOP+HGuEnQ98PmlIL8nGlUaqoXzYXFFUys1dvqFonQGngzxzLlmiQyhk835lSBK9zH4RISHcwdmNz6EFKS9sKEWyHl2zdKgBMy/L6YdHI00RVEH1jiRZJHIAMLWJHVd3cOrKn4w/q0/CAU4jXimVIe5+aJav2YPn1/BIMnc7MbTrP2jizFLujtB9XGlQxTENcEpRYDxyK8Hc2e0+39Qv6wYe5wdp8/m20jrKWXu99Ms/wCfqBBMhZb78M0ukZuQFzXrrtWCpC7ZFZYyYMugEJmd44WvZxc0RhJmWLH3V6jPy5fCKyJYV9aAaDi9HSJHQjaaJyzjkisRINK74HnxRYB1uxVs5cZd8a+pB1pI7OWcLTiragco8cRWyBGmMbp1cDrcSLY2ZPT5cfvQtKpUr/U7Dxp/6f8APj96DfaFA8tNCL7J7RziXnuhlF/blq8G3g+zAMtb8z/zv4JBbf8A1Bfk/wABgZdIKK2MuPg1NVkVA7fsKEnCEpuoej90oLlWXM3aA1nKfzQImqZhB5DY/dgv+UVH7iVnXKaC8XV+WMCZrop8Je/GEASslHyhfEYEh3D1JeLJtuJWin2SVzWtA+Eb+MOBk+osX1gRxJjTYPhH9jxYxNNywj23yFyaih0IcmLSssI4RHt+sOC1BGWqtUYaRsdovoQhu+zZGNdCtzzQVtr6UGMOSP1kaaXowPJBpGI1hxJHJy48UMJGIkFyJRDZQyaDgLUIGPizWK/k/I/ebxkhYHwFsA5Ge2LuSYcWxEbNy46wwyE2hWTEpFU7rVwNfKF8IrjzQDaIHfDd213d3iVLVGxeJak9WLT3Tyhk0NOMWHLz3RUkSxFht3syOLjpjDYAQ4zoEGycDBXW6mgfTHUom6BAqahSDSy0nVyAKK9BJCyiV9V20QSZsSzjrheYfoO0dJ/YzQqpKWddMXxugFabsmJEqVf6aOtw8f8A+u+cH70Qgzagp2t13xlr7BLHX/GTue96A17a9vTbBVtMX6Jvuh15f/nB+CRn/wDQWrkfgMRE5lB96lVRkLp6/HdNpEROPmgqTE0bvfAizUf0IprQS7LG5T30HyY/H/dCcx/e8Otd/gURUxOzhGhlc1N73Q3CxzU0p1kYAfLtT4Rdaor2WFoCA6yGgTc3PxmkdmBpLd9TFVWCVcvHOn0Yr705NmQgrqmteCwkXT6IveRsnE00Aa5Huj7jnKiPSLirZIZOlqcdOLwh+LGHUQdrV/eOfyhhpqkae2aN08nBGaW2bYJJGwl8NVNHylsFAI0AdJ/6z+cEYdES/wAV9/4wsadAwW1G3JbpYYMUw3hxV+e2oQQE7fwlE4ksUuo4UIkFZhR5shiFp2LGkLuDVDF3V6kCMC1vrIiYVEa+1TaJasUrugyZdKpDqn96L6/p6J9kiIy3LXkuvQ/CHQe6M+VWrKOKdrI6FbLS5DBR0oxw4uA/kIYZyOdO2yOmhTStNpatUBREgwKma3SMG+ilssc9LCK1iAGu+Y7db0RAnNsodrkrQulVFypC57FSLISnnIxPBTX0LdER0pJ3sxU6AG0bDtwB2ayJ+sFaEAsmLLuEoow89W4OhxQuLfTog6zso0dAszJ2HQdDlYVddsHyZLXTJJTiDT8YjZeTdpqunv71f13C6vK6oqw1H8kgk/k+3PfB66/rBD7wULQdcOzNZXFONc6+csGJrAhWljtwWcUEAizdzWTwdmL2l58Qcu2PO4SLmT80XyVSo0D5yIX+zOQol3nzUkvnO92FTUwqqq57VFPVh7LeUHpd8H2pfvltvc3rvAdK8n02QqTvQ+CqmT75i0GL7G6fRFIWlpmqrCYfNxy9JGWN0zAsOBhxQbb6ObW61/khAkjHQ76j7CPt/SSwvfCtGhWOy6VDrQYKh1oQQHQxGwZjy5Xd/saw+i2HJV0XBwl85+UoFwCU97OrjaEoJLns6hfu4dRrDVC7jJdvCRArs7rpwkOHwd23+kBIxpL/AC/zCsCCXIdqjtyY07ebX1jdoORTLS2Bc7Xf8MBItqCukVOreeU8JA2zGr/LPwkLoaKut1B8/ufbriNmlwL0GyiQnMOHyl5Cs+OkuW2XwKGwexORaZQXyEiWFjXSJCZ17ngg82tJqPlI6yYn7Q38uPxh77MXoj1kPJTPujaSBeKnPYkeiTD6NIpnqhEeeXZVNY3PoLDOP5F82amMQFEUClfJybia+IxImmDtxRGslU75kpNfGAj6J6Z2p0ofJ8J7IlyWmXXoSP5YhCLMZdtETM/hlXuhIl8Ci4kkebJLnZVStllVtnBEjk6SOadlpULa5p+70alq5yXqS1fREUhLxr7YuH9mTdeUhcW39ikZh8OcrKfzwcuiQVuj0Y2AlABhgaGpFu7b8Y5bpIudVzwsQ3hMB/7qeG89Wo/yQzOnVtV7neNt+j/ygAiQi2+Im93q/wB8UBvjgqJCtPKVEO2zhpjK2+jckvRI5QUsw0/u4Rl5l8K6xZpbbJxvc1cNyz0xJi8LooYEBie6KYb25/ODMywlhgIvdMJpEJkfuzB00BxgwMzJvBbN0WU4lGxKUXmVdVYnp+bbmGtw73Ycb3TvhttLxzir4SSBnkqWYO9aAAd4HGwT9NMIzItSbKuzJgCW3iXfPs02aIc38CuPtjOSp+9TkEG5uMXm9kmZfOSJG3DTFN7nEfMieA6Ee3e4eYrwropVFRUWmnTbrRYTnqSILt4KG7xvxZj51tg582flJAOO9Bxaok6B2t0hZ9odYRgLUu+60TouMNleBdy5uKF5bz2Qg+M43rMGY/8AxH0fb/BfcsRwZI5FYxMHC9IkKlyN8heWnxIqSE6rzdAoVs2+lQti2eiOieETqEqxPc3Ahbi0N5pgZsiKmrWvCbc9kCnSwD8nB0SpBItXDd+UJM0R+WXdUPJ3bnk4KEdi8kv2lJysNEwY6+6f1jMlJ+0NfLjHOUTqeUoJkb+9NfKQ/wBmT0WLukWmUP1fiMUa3Mpa5HucXjulYM5UxATMjcHAHXFNYyZNrgJmZAd8DcFwFDaEpluLUiIl9+LmybNOfaGBud0rNKCITGYrdVOfn54j2sttialQ7jlSl7M2sq28eiFxQT6Jk26kMR8eUSmW1sk5leOVRv3RV2+6BpEW0Hs7l4iZuKOsqZdYmG3BEZwCfEG7HDFWAsW2rjtgooj2ytUrZbZm4+CLx/ZcFr0xxrLNsAfAiKSKvuGKUbiqiJbmHR1x6J/ZRLVC8VLedwQRy8xrYi4UTg1ree3mgpdEhplrdGrCOs5DrACIQKYEb0vJ7n+scpuhdGMb7N8AbstURGwRyznhDY8J0jBcxddlsNhNTQawd89ORcuHE+aJbPtQeWY2odQW28RRVjHFCD2WkTXGdAvKSJn8EVPfFcnHzmipKsBr1D2xTRUnFzcPDxLL5ayiJDQ0Pynk4XyZJEWIoNApeg8mlA4YjVmycnQQiMx8IDba3betrcGxEtlBu7T5uISTLdv+abJv1kW1PcRfRikXOPVFkmTdF0RFy4b5bGNyIBO66aBxWjYB8r+7Dc1YccaxYiXRbbzRZmGhIELXu9zcgT0u2RVU4g8J4uCUkLcBU5tqZFRdbbbcDfGz3wC6JccQmUWCljEwI3hc2DPdA4KrV1vT/KJB2REXa/m3w8ZwpAsqS5FK0hvr37OxXytNVnEmlYFPZbWgj+5NDVgLpxVspPEN67VhDdPwiRaZmip79MHjM7tvvW0AAbM3piG7qnLoFaEdfynblQ3HFLYjLJ9UQCkRYig+T3xadAyHCDl5ggSDmjEGCALKndI1yHvd+sb/APyJjkP+79YrNMbbSJbB4IgFZLo/Sji7Xo/SSLgiryA88ArhV6XqdqIAo+hwcmD/AHfAq0QEjKE8dFbLOFTrfO7Czrh1zI1P+KkPr4lu9JddZqMTJ7BYRZD6yLL/ANKw81StlTR87Z1JHo/9lgE208RDruCja3iWrm5H4rEVLZJZax0M1cVu9+2JvuddIb2kDx7pXdpraOH8Ij6JHsszhZyL7kNS7OGEJIahQfv/AHok5moGoxy7OjDSsE5O04R+c8n50AceIhWksWK7c8XA1MRqCoArrc3TwnmwRGtUdQQ3xzxlmaLUS/1UR8uo1IBjR4v+GLZkqVEsO9xWnmEdBXMdPg3M+qi63tgzEw+2I+GHlt4HIumU5fBK90LVOGnFFZkZcDJQd1fB6WzAkXWFUzivPDk3lO8JPzwKXEq9XtZAsNO0kPGE1Lav7Y36GH6elsn9mOAyw0RUmXexeWbVj6KrmX0KsSMjMXjd2WsHhIRm2qYrQSiGecARqIgAeWeBtz1ojkM3TrMqBbqbYDPq8JdG3tpgspKMDjuparl3CV/SsgrMo5Mu0N6vh3/F/wASxK+AZa7I41EnxqKsWKnHPQkUyYlL8lIy13LyL13UZMKTlzoEzbPf9s2x4SilNT7A+P8AoQ6FUZcj5M4HJo8qNFk4eVDaTzHT+rjRz7Hl/q4KxYkcl0o570HlHDJzzHJP6uBrPsck/d+sWQLZs6/nxtBTk9vZBbKl+5ojpAHtyYeZQdIck+3og7QCIrt1/Of+VkdMj4Ta/lHZDVi1/wDqe/MMQsXmTH6f4fjDuR8JpyfCY13O3apt6NltkRz44kGnCfk0ob49ETeSGBcB3Fibpx59z1l4+1MSrLToskgA01Dj3Pc3M/Am19mGJ46gEfKbp8YiJRwiFMd9ul3ubf6ZvRbEnMsaCqxb243m3OMc47N+KVqiGm5ekqgEMHqVxtMoVCjZ34CHg3A3P2xIuM4fMgVyJFhgExrjFjck62Qliwn1uXdvR7a0YdJFhHC3vbfi84+/WhB2Scb3QBo8o25WB+jZgL8++Oyz6m+cfFB2U8fwPOyzeEsG238pZo/WNnQNFI4X972NERH/ABHWwmyRt3e6boGeOpafqUBpM6KnGz6/5RNMC5RZJNnS6sGmXM0BYaxmccuITp3QfOeTGFtbNClqzmVW9O6vAYHwjjjlF2P6w5lwzybL3sqVZv7mwwe6Nvkuar+cS+S8nC2FNP8A3POhOZkAqXCbfjG/B5ujFiJNtg8nd0MnlCmWIq3H2CvAcYu23LFpLhXMtWbPnz8UeUZa7nBl5h5ql7cHCo8oPB7o9MayMw3WQjQZqLbb/RRNX254rvdYUym6iNbl3dv7mp3g8BcEMxvYjInRDSPc5JkyhEBmV3bmfL8FhFzIDFNV6bI3922FFf2lWFE7ozuMBGBb3wRqWnH3wZqE3iCYJxu7DG4Vuer0RofRnj2bLIYLquvfUJ+sYxkIbcTp0+Z/OG3TfBFK4oo3TG+N57EhCWy0V4iKGul2FHKWE/vtDnxSJ1C7dUGYbqsxYfKW7oXbNHLEtVjLV8G37kqh0S06/uONJmOVMfvfokBcaxeY5z8G1BSKrDgqw+ETVX8MWiOXcX1l45oC8/GzDoiEFkWoqtf7Hqxa+5Zupgy/+R4viQeKK02mJOm34viSLf3KqJSzo7TD+6eD0oNhFzrSX0YKPZH0LiF06Y6g743ulenTVyf90Sobo2gj4OFMrSlQ3giFTG6b3xaee3iSN5HnKtzLW8JRbwVYc/DrWwrLAdhnQZSjppofpw7OSg9CrtZi6oA2ziXF8pGbg0zdzTWjH2Bpwl/p6YjZsaqYkZpKcI9s+eACAwMy42IJKxplkHCVraBvwe5uUr+uKHronIUmwuDqHVccx+MbzZvvduEVbJJ1VneUHxaC7DWu4cyc42wwL1OG7vH3Ndxwl2ulEBOzddWLUqvPB9uaDO5QRqVBurE42La/hB8aRSlbJGc7q0adQmweMH0FsDbDBequYepatMWKVK8bqc1oomWt5AAorC67185KbPRhiz5HlHyASN1fk2Fo+MRlSVEioCUROWsni40okPg/s8PmrEzMNDVUMRuW5obqkdvssLTaYOmeLZYyb3iZsEVY7435QV0VRI5A/uoEI4rwm7zrIkw+iHcvyZzjxmJs0hubeng06E46oH3MyhFdMbQTb3yeFSX8pRs9GTXIF3SnYijr7mLfvitZMCqaD5f4Z4nO6M8Sj5T4JCfc/JboL1ZnxgDPHz2wMfZUtUWeUXBRVqP3m+agkmrUnOJQZC+UMcW9/wAP6wAHKT26d7coc2VUfgsHV2otbe9jXb+lDxRtEHW81u8O27zpGGGHb8pQ3W5pzU83OkEtpxU/Wc3szc0Dw/5mDr7ds0Qs4DDbyug5s9ekf6ccSXcdPkM4YFQHfTGo45ubZClqF7K/pRHOD6n/AFPOphOUmSYmUdHWYfFzz7Nnq4ICc+NP8mzxMP6nNfg9PVvEmvV+89UdnrWI2fyfSYzLOt4cG97fFaUw5rSVOBdJqS8ETZIJChCVYm2Lm6eEBdBGXPyUgqNef/0+DlbK2cOwnPD3swtNOiIlp2+EeV2TWhhhBqCq8x0OOOeLzfHFZA53I2K8ZUGC8I223ub/ABYdnmTgQbViNZymTe4EQVA5ufm9Hm54RKA6GRonkaEsNOp+8zZ4G4AlSRat34Tt5sKMTTlGG7Mce+fxQjPTp+fXvbbbdHrdHahfEasrHpmbEdXpNt+dp+AxVst5UEQpva6P9y/GODN0hUjweLDqioOEV0tOC/3Tg1l0feg1CgHkb2WLIsw7OktQ0NV4A6KVJp58UWdJBhtKRAMbe6YNnpRH9z0qLTSUjyW24cyg/hoAt0f3w+QMZpPZogtC+TJMXZpSxmMq3dhXyl04dnNTF8kWaW4rPc9K3SefvkWpSpbikSTfQlOndgsUHL+ViEDxeTYDpLFry/M2MKUeb5VIlMRL5T5Mi7DF4lyYM5cYistlO7YMCCtwKe9KN7PPiq5Obig/c5OAIK6+QMUNzTm6csispEdpbDiPuuTX/BC78rV6m3GtoyJ7AZWIjRX9hxwrjReHZTbh0jrDnh3ucrEAoJm09gzQOT+MCyvKmV0LUqyxcN7o+2+R9/dKlVsDNwJHWS2nWrFIbkm3NSivh1cywHQdJ9lufEuTQJ/vODWTzu3CJQqXV+HBoH7P9OBl1Ktn95vg6O2f2cKir8n4vkerm4ur0clos6pEdow8/U5qrM4/7vTHDpZkLU9m6f07cCIRezl39nh7deLTo1WVD8ODt20RCAUq2ce53nq/Dt6FireGJaYIqFLzvhs/ZWIlIyeTLpHb+kwvnL/D0vuJyjeySN0uXkjW3ufI0oQ25qsVnMiQn3Ud17siYtDLAFbd5LzT7inKOJwDQlmbhXPnXTmiC7ico3E5RVhmm7v1uDT6yeskXLujyS3OSZsEOJtS70PxD3JIuK3hjVglzgc/z8P6WZ/DKBO5fnpkaHZk5bWxsWsMP251qszki8efntisTIG0q5zAj2wNQvBXpIuJPbDEnNEFrTo1iDl24we53fmrsrDZCJBtzLHhAzX7HS6PXoWG7MtL0ZkvuqfYsB2t5q83S4sB+mzYtSwbNOiPTZVWH2Efllvm327xs/GedyVTRYuildOc18XygxRiEqwc3tz+IdleyWx7XkbJQSsu0DQ4QYG88vYmd7rt08aWcSJESQLZCd0jN3JqQ+DbL3pZ+aPP50BBEIthxpxzzRIbavtRf+7p2mXEP/dTYt/JimdfyxSMoN5qSHMbd25jRu8thctsZVRT+S9yp4AbHxd529McyTNRdI90iA7ipsjtl3VxydO6WZn2l1S+yieiLZkcNrxe5+8kjFNUa8cialWaRh9RKnWjcoFQwRwIr0Ru2VHutOlpRLVw3kUB1RMlKmi8c3PxbfR9CU5ovndi3Wy4NVGAnPZnjz6VWoKh7cMN8etis/o7QSLZ/P19v6wNU2fq8H2YKnbdPT/OBkmLV7e+NJmCk4ItVnqsN7pufFp0RX0y+S+AZ+1FlY1Qr1bzdG+jh90ScxIytYCLUnvfAwn2oFpEsM6OfYPwd5nr+l7vW4Lc6+riHWu7yjt5v9M1LT4Fi7cFmLt7IVJcK1Fyd01LvV/i/TjIiHRLtfWae3o+GiODUsOL5Pc+3azqgipV9X2pHq+7wxpUp1a8G5/Ket+sQgrlFcFPLc+nYpL2/HgjlSJHKGtTV2xJ283hhEwjneRL99HqPpWOsF/LNNqQqijrAeCPXcmv37AOj/i27PJ1rp99UeQokegdwU9XLnLl/hXO+WPTs9Vo/ahvhzqXH5F/V/H5YlNf8lR/tByN3pODMDvc9uh+Lbd4Yr7TpNkhiVBB4QO3oi8/2lZVln2glmnQfdYf3SjdG26a01uOyKA07Vh5FW6R0jzS6GAaCZdAaWwGam2pd9i7obYIlsFwS2UVauqpU0WR7qa4S2K+R4N1NMeE5NQxmmTFszEJ+Xbcbb8JaQrSPPht5qUj3eZGoqS6HfDfVtelIkVsqTPM+7eZrnGmsG4N2e3PT7KYr0+Nil2c58+jRD2VXr2ecc193P3JSkLT44k1KQ8pufq2+yMydtv8mryI8eC+EKSk0cm+E2gkYAFxOgGfclsWrnsXP6Fj0jucIXUIgKsTqcCjwgrnSPPW2xKwae36RM/2cz/e77kkdoCf7XJeauZR9C0+yAyxtWDinTo9Ok3tkoZmIjZjgciQacqGM3od7ITKjFVuHwd3Hmk1K3MwbWzvjEetziYV8nFA7ppEjoMSBk2XxQH3N7btWxauaLxS4yCyQ5RINwdNIn/l82nt8YWMaV/y6/zbXbrg4Ss426+MxTTKOHJqDK2hfIo20latSYbdO0kcttYhEvnPKWdrI3GEx5Ny5fmer2t6UNz893urRUV7hd755sKzq7JfwetDb71DzQlQd/Li223eJtU2aYGXRESzxU63jNizV7CXAnDosVBWIyp5fza9LFVZhW0rfbmXPay+NI9uLr7c2axdU2qe3btySIYSVYsfjK7uv4dsPs2vbY6+2b9eFTRTrcg/ZG7OTRUGofhHPfi1bYhBKbLdfk27O3FxerwaEHZC809ux8QLZ7M0dNORyczuTPa+BFRwQRuyyOnDMWnBAjCtu7coOi8G21RLmwx0WeCNDAQlxkmac2JZIOPyiAdWlOke5wXJcqTp0Dt7Z722KbRFxWRj4Z/M3vpxKyDJAFwG/wA1T335MdKN1cSU1Fz2IucY7ilpM8LKDUnF+gE/hsJre8nftEue247bmIudVp6kGPS8i90gzUukzTiu90DxdiWKMeW5XeErGgrNtjbzBflwl+Cc3WsSncQ8QtZQaLVDJDs438siiPvRz7KROlbBUeUkkJyOJ0fk/jT/ALoNNpi/1N756dC+yNZMTdl1N78ZdweZDa1/GfHEMIxfaafN/lr4pCrYfu/vW8rnxaYBONmJtzDNt9JneBn38doC60+MNJrcjoXl4efaq9aMTlfWbHBzwbVmROi99zuWwnZVFArK2/oFyS50WLHKDgjyfueEpS2cqMJaavphxjOZ0CQgp2WaVIgT10VbES1bofdaDd6AtneMU0OP4JSbIqVpA9paSq6ozSxu6RpU9WWKbWK7lKXFSMTdCW3Dvix+27czWoIZrSVV0RLOzROsTZIxed6SrUvNsPEjaSsxatRAaW1pq2cyrnzZ6d3QZYOYdzmZtsNjLsVpu90miqxEQs3Dni44K2wXmfSIs2x1RGgQc23FC8tzqWmFXwIS1XPdDiBby/J+Hc0bP8uaBk1n/wBO37q2UxoECMjjdxlvjZXdHN2KHnMitGYk6b5j4Nvq6WmE5mWLXETwObDdGLg86JGUYKaaCrH4S7BvdHLOrggWQk3u2nt2XRohJrZGr/t+xO3XpdmB2auDdK/V2fo83usTDFZrn/Tt/ODIaAe3bm6+rgjZ4RxXm9+MrbbLT29GjNHQIK4i7Fh5/f8A1gOUahaWr5P29ub9ak6jYzFHlNRXsg3Az28uO2W47QYOqWDmjjTls91ixpJfgxpIZRM0BYSyCC5AWPS0CAd13IDedPbPHd9IA4+ddGfrgUzMi0JtAQPuP/3ubvK23M9tIcpLc6rw5vSrN5QKo2hLC5vlDaVucKCRabObRCwmXJjt4Psi38HifNV55qK9g3KV5Hvh/JCkAvU0UzUuMu4fUQl8RGNysgRYjwD5iVw8SUjSOBIR5HkxrjE3/Tvps+Sy5VSXSOclBiMqdvX8Xxe+Dvjnw4y+US841p5WrGZITCZeUu/cPv1k9sdvptf5iG36w5obi+xHL85/+8/7FUAs2Hlaln3tmOhC8WgsY/3h/TeU28nnX7q9cFSnawUduD1s8HyaG5Xpaz+6eUp0D5ubP1ksMMoOblicA2WsBH+2SlB3ZtuiNqjm1amx9rLaJpgLjwUzB3YUzTclMHRZ+yzxJbUNi6hbrnS1MYw1NLhSm+qvBuKMblWlCAeNFG1OKGZKWEKzMABx9+8fYC27qsFSLT53NiWKoJS1QbKM64SYta7CXcCXtu5uhLG3CFURbaRHTZEcI7NR+pguxs2kWGnS6QfV10QFtdnB/p+aKxYIK68+o9vb+kkad/8As2+HZ5KQR0eTWe6XnI7e2AktOzh6fMkUWAd8WA6/lF3PhTEsTncyYtGonuJf4SvwlukevhT0xCgmerHT0MfrFDUwyJCtOw34PBiTOlQ++3NEJQ++menAf2+Da5tbtmRbk4q9a88Jp69X9STrVl0uTeU/p24P6rCmrqYPX4bfVTq/nFlBQXpdu33fRCGWDpC78pz1hZ/PtxyAEQ2ljAvCezt/LQsNlQqnUQdhLz202dWYR/DNZCc0qgzd9Ox888F/oJsYJZbGgTNy64KIxyH2e4gqRjirZZHF0umNqtmeFX5hc425oi2XKorYBqREjUjJbK8ABg98SDQA3qCALEYjhN2mq1gcOjMgdlUNlOdd6MuLDhi2+CUu7GiPngD6roDT9yObU0osdJALsbPaDZFQkZzlRu7vzlqlw9tWHH0LVqxeD/2ivqwDI29KRUb+7vm96xYer35uaGlGrWrPc/6U8qOxD7UeE8n+WX9kVlR0Wmc6Agm82D92ihuSkiFT6PvJE8alqDq3ZYA19GbDtavB+ER81Kg6CgaKgPLaYItinmsH04ohTdmJM0B1xyZlDtBp57fZYuATXgRVzWrBiCwyqkCnUQTVbm5+QFKcPStWq30QwqlZiwbmWPxdq2RGoeCoKA+bT9dCfmSH5dRJKRoqDc3N05y414xiENqBFtYd7b9mt0dWATClqiVH2/curBJt8hQiGjeyc10botWzCSa2YtHZFJaZqKg62dz1+vZpz9KIQKo0itX7vB60Bd0VYz1m3Nj1quqGDpIlEcFdPk+SiQA06VA+lv7PbWiizbCYdX/t29LZ1rIfACpXD4O74HLvP9mxLeK2EGEKqoR7eckSjCYatSjwni+jmz7VqxCGTOjW/d9tP5vRCpLh1aC3z8cPP244bcasGodjc/fs/a4P0Xdxycf+Z7NXtZbmWLKFgTN/B1/pT2pVYV7E6dXHd8vR/OLG+zSBF5PdPNTt9pMy22xCMNLr8J7otfP/AOUY/LlpI7v0TDyyOfxoEiZ/Mjb7qAmf6EY+tnDCJCp8qOatnqpPivycuzVUCHPDISSwYZWCtIVxlLsRbHgjZMcCRI9650ghMROQX6RGJLr0o4IDDQUTAgKRsmBJM0WpAyw6NZCWpnFrXhJ7TJcPpLR+iw+Q6Nv959L0cOlNEc5Masa1dRwvB8/x4M/xWGSZWrFg+cXg6/VXTbi547GPcUeE8pVlmvyLKm2Ory+2rtdfsjlxtDaVpUB0HgoIECpTXhHto09b6NDVy690cvNz5uHVt6/hGEzbaNPZNnj5ObT7IaZyopXJOCypp3q85bLzJto5coqDa0RcSogoi9fDEtLTIiQGOOtwfBrunZC0cChZDczJg4Cg6N6jzdpgbllY+3Tq2LFWYJ6SeBlzdmnv7m9oTQqUqicOjh9sCQsOUQrBCEwwNi5R4Ny3k8GzHCGbuKmsm6bs+pc/nWqQ516o7yc4OYSLfHMFbe+FwYusvaXOkdOy91iEvk9ION27OdPRbELGJB4VCqndAcu3NO58RduSsDOnZ6PhFDh2beeNOTChZQNY4W7xtii8KwbcS21e70aIepbpGnbb1+rorEIiLaEhLW/d/d/SJSWMSEeV9D7XP+WFCYUdX5vH5ye3DzQ5LFYI7F3Vrt+jDELYRahS23wn8PFZyk9kaQsVvLJQXqSr9NHw4MjIjKAZQWxpehgT4fm7Z7YiYfoGxIyMjm+X9yPU/Qv45f2AYbVwrVWDE+DWZAr89bYyMjKd5G5adUlsIRTzc0OqiRuMgJBroCpZ0jpS4YyMgQhOYKlc3ayOmXbYyMg0L9khkt21CThQ1Ak2SRbFXN6Pj6DqY2DhW1w0z175nXW7LnVeqNxkdvD9i/o8D5v8+T+2GE7Ut4PfmVU0aOBfbHCu2lTYtiqo2VaBSyxOfWReu3jjUZDTICfPPZxe/Mi5uLMqelIjsoSoTjaMFUBKoG27bnaJEWxUXqTtwZGRCiLyK6rtQFSpsuLLuPWa5cBInPwxYWHb9owNTUkcVsj5VgIqF1541GQIQmM1cijTiuGJJUiNolqkqKqZ11UzJbZxQxJ5QGtGqawJblo6LtxV5SpatPUixkZE9FIbfdtUUpAM1DdCWUWKUDbLSuze00c2FbI1GRAj/9k=" alt="" />Mario Narducci </strong>è nato nel 1938 a L&#8217;Aquila. Giornalista professionista, ha lavorato per Il Resto del Carlino, La Gazzetta del Popolo, Avvenire e Il Popolo, seguendo per quest&#8217;ultimo, come vaticanista, i viaggi apostolici di <strong>Paolo VI</strong> nell&#8217;ultimo scorcio del pontificato e, per dieci anni, quelli di <strong>Giovanni Paolo II</strong>, poi raccontati nel volume, esaurito, <em><strong>Le ragioni dell&#8217;anima </strong></em>(Calderini, Bologna, 1989). Ha fondato e dirige <em><strong>Novanta9</strong></em>, periodico di lettere, arti e presenza culturale. E&#8217; presidente dell&#8217;<strong>Istituto di Abruzzesistica e Dialettologia </strong>e promotore del <strong>Premio L&#8217;Aquila</strong> intitolato ad <strong>Angelo Narducci</strong>, direttore storico del quotidiano Avvenire. E&#8217; componente di numerosi Premi letterari. Ha pubblicato tra l&#8217;altro i seguenti testi di poesia: <em><strong>La Ragazza di un mese</strong></em> (Ceti, Teramo), <em><strong>Se insiste la speranza</strong></em> (Cannarsa, Lanciano), <em><strong>Il deserto e i giorni</strong></em> (IAED, L&#8217;Aquila) con un contributo critico di Alda Merini, <em><strong>Le offese stagioni</strong></em> (Confronto, Fondi), <strong><em>Tempo di Passione</em></strong> (IAED, L&#8217;Aquila).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a class="a2a_button_facebook" href="https://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.lafrecciaweb.it%2F2020%2F05%2F13%2Fracconti-in-quarantena-il-venditore-di-palloncini%2F&amp;linkname=Racconti%20in%20quarantena%3A%20IL%20VENDITORE%20DI%20PALLONCINI" title="Facebook" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_dd addtoany_share_save addtoany_share" href="https://www.addtoany.com/share#url=https%3A%2F%2Fwww.lafrecciaweb.it%2F2020%2F05%2F13%2Fracconti-in-quarantena-il-venditore-di-palloncini%2F&#038;title=Racconti%20in%20quarantena%3A%20IL%20VENDITORE%20DI%20PALLONCINI" data-a2a-url="https://www.lafrecciaweb.it/2020/05/13/racconti-in-quarantena-il-venditore-di-palloncini/" data-a2a-title="Racconti in quarantena: IL VENDITORE DI PALLONCINI"></a></p><p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2020/05/13/racconti-in-quarantena-il-venditore-di-palloncini/">Racconti in quarantena: IL VENDITORE DI PALLONCINI</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">5671</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Racconti in quarantena – QUELLE DI SANT’ANNA</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2020/05/07/racconti-in-quarantena-quelle-di-santanna/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=racconti-in-quarantena-quelle-di-santanna</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mario Narducci]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 07 May 2020 20:12:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storia, Arte, Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Mario Narducci racconti in quarantena]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.lafrecciaweb.it/?p=5604</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="469" height="354" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/05/D691CEFD-DAAB-446B-9C11-7F0CE9ADE3C7.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/05/D691CEFD-DAAB-446B-9C11-7F0CE9ADE3C7.png 469w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/05/D691CEFD-DAAB-446B-9C11-7F0CE9ADE3C7-300x226.png 300w" sizes="(max-width: 469px) 100vw, 469px" /></p>
<p>L’AQUILA &#8211; Il giovane ricco le aveva sconvolto l’anima. Improvvisamente le si aprirono gli occhi e l’orizzonte divenne sconfinato, più di quello che aveva davanti, spalancando la finestra della sua&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2020/05/07/racconti-in-quarantena-quelle-di-santanna/">Racconti in quarantena – QUELLE DI SANT’ANNA</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="469" height="354" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/05/D691CEFD-DAAB-446B-9C11-7F0CE9ADE3C7.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/05/D691CEFD-DAAB-446B-9C11-7F0CE9ADE3C7.png 469w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/05/D691CEFD-DAAB-446B-9C11-7F0CE9ADE3C7-300x226.png 300w" sizes="(max-width: 469px) 100vw, 469px" /></p><p class="s7"><span class="s8"><span class="bumpedFont15">L’AQUILA &#8211; </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">Il giovane ricco le aveva sconvolto l’anima. Improvvisamente le si aprirono gli occhi e l’orizzonte divenne sconfinato, più di quello che aveva davanti, spalancando la finestra della sua casa a Belvedere, disteso, da basso, con una vertigine da perdimento, oltre la strada per Roma. Aveva aperto il Vangelo a caso, come faceva spesso per bere qualche goccia di spiritualità. Ne usciva rinfrancata e proseguiva le mansioni del giorno, tra studio e faccende di casa, senza scotimenti di sorta. Lei del resto non aveva problemi, né sul piano della fede (la sua famiglia era molto pia) né su quello sociale (era benestante, con un padre ingegnere affermato e una madre di alto lignaggio). </span></span></p>
<p class="s7">
<p class="s7"><span class="s8"><span class="bumpedFont15">Era l’ultima di dodici figli e la più coccolata. Davanti a sé aveva un avvenire tranquillo, da dipanare nella normalità di stagioni senza problemi di sorta. Era molto religiosa, questo sì, dedica alle pratiche di pietà con un trasporto magari singolare, ma niente di più. Anche sua madre lo era stata sin da piccola e lo era ancora, da ritrovarsi immersa in opere di carità verso i bisognosi. </span></span><span class="s9"><span class="bumpedFont15">Maria</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15"> probabilmente avrebbe avuto davanti un identico avvenire: sposa e madre e dedizione alle opere di bene. Ma qualcosa dentro la frenava. Un&#8217;ansia misteriosa da magone, l&#8217;attesa inspiegabile dell&#8217;ignoto. Era attorno ai trent’anni e nessun impegno sul piano sentimentale. E sì che di pretendenti ne avrebbe avuti a bizzeffe, solo se un po’ fosse stata come le altre giovani di buona famiglia del tempo, intente a confezionare corredi aspettando un marito di riguardo.</span></span></p>
<p class="s7">
<p class="s7"><span class="s8"><span class="bumpedFont15">Lei vestiva di nero, adulta prima del tempo. La gonna gonfia di crinolina leggera, il corpetto stretto in vita come le donne di Scanno e chiuso al collo con merletto bianco, i capelli divisi al mezzo e raccolti in cerchio da una treccia. Sguardo penetrante e sereno, come se mai nube giungesse ad offuscarlo. Finché accadde l’irreparabile, secondo il sentire del mondo. Aprì dunque il Vangelo e lesse del giovane ricco che si presentò un giorno davanti al Nazareno: “Signore, che devo fare per ottenere la vita eterna?” “Osserva i comandamenti” </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">gli</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15"> rispose Gesù. “Li ho sempre osservati”, fece di rimando il giovane, forsanche compiaciuto. E Gesù: “Allora, se vuoi essere perfetto, va’, vendi tutto quello che hai, danne il ricavato ai poveri e poi vieni e seguimi”. Una proposta, un programma, che al giovane parvero ostacolo insormontabile. Non se la sentiva di rinunciare a tutto. E allora abbassò gli occhi per non incrociare più quelli di Cristo, voltò le spalle e se ne andò deluso, senza ascoltare il commento di Gesù agli apostoli: “Quanto è difficile per un ricco entrare nel regno dei cieli. E’ assai più facile che un cammello passi per la cruna di un ago”. Non era la condanna della ricchezza, ma la dichiarazione della povertà come privilegio e della ricchezza come cosa da restituire ai poveri che ne furono espropriati.</span></span></p>
<p class="s7"><span class="s8"><span class="bumpedFont15">Maria incominciò a dedicarsi subito ai bisognosi, senza sapere ancora quale fosse la sua strada. S’era intorno alla metà del secolo decimonono, nella pienezza dei moti rivoluzionari e anticlericali che costrinsero il Vescovo dell’Aquila </span></span><span class="s9"><span class="bumpedFont15">Mons</span></span><span class="s9"><span class="bumpedFont15">. Filippi</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15"> all’esilio. Quando tornò trovò una realtà sociale in grave degrado. Ragazze di strada da recuperare. Una si</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">t</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">uazione sanitaria che escludeva i poveri, bambini abbandonati. Intuendone le grandi potenzialità, Filippi chiese aiuto a </span></span><span class="s9"><span class="bumpedFont15">Maria Ferrari</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15"> assegnandole la direzione della </span></span><span class="s9"><span class="bumpedFont15">Pia C</span></span><span class="s9"><span class="bumpedFont15">asa Sant’Anna</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15"> per il recupero delle disagiate. Arrivarono le prime compagne, signorine di buona famiglia come lei desiderose di votarsi al bene altrui. </span></span></p>
<p class="s7">
<p class="s7"><span class="s8"><span class="bumpedFont15">Nasceva </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">a </span></span><span class="s9"><span class="bumpedFont15">L’Aquila</span></span> <span class="s8"><span class="bumpedFont15">la prima forma di volontariato, prendeva vita la prima assistenza sanitaria domiciliare. Non c’era via, non c’era vicolo dell</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">a città</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15"> e della periferia più abbandonata che non fosse battuto da quelle pie donne, parche di cibo e di sonno e votate completamente agli altri, in gesti d&#8217;amore sconfinato. “Avevo fame e mi avete dato da mangiare, sete e mi avete dato da bere, ero nudo e mi avete vestito, malato, carcerato e siete venuti a trovarmi&#8230;” “Ogni volta che avete fatto questo agli ultimi del mondo, lo avete fatto a me”. “E’ sull’amore che sarete giudicati”.</span></span></p>
<p class="s7">
<blockquote>
<p class="s7"><span class="s8"><span class="bumpedFont15">Le pie donne conducevano vita religiosa senza essere consacrate ancora. Alla morte della madre di Maria, si trasferiscono a Belvedere, nella casa ereditata dalla fondatrice. Hanno la consolazione di poter custodire in una </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">cappelletta</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15"> le specie Eucaristiche davanti alle quali sostano in preghiera nel tempo libero che lascia loro la carità. Consumata dalle fatiche, dopo tre anni di infermità, </span></span><span class="s9"><span class="bumpedFont15">Maria Ferrari</span></span> <span class="s8"><span class="bumpedFont15">si spe</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">nse</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15"> a 72 anni, senza che il suo Istituto a</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">vesse</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">avuto riconoscimento alcuno. E</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">ra</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15"> l’undici febbraio del 1896, festa della Madonna di Lourdes che da allora le </span></span><span class="s9"><span class="bumpedFont15">Suore Ferrari</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15"> celebreranno con solennità insieme a quella del Sacro Cuore cui è dedicato l’Istituto, che entrerà ufficialmente nella Chiesa solo nel 1918. Due ann</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">i fa le F</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">iglie di </span></span><span class="s9"><span class="bumpedFont15">Maria Ferrari</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15"> hanno celebrato il loro primo centenario.</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">Sparse in tutto il mondo, le </span></span><span class="s9"><span class="bumpedFont15">Suore Zelatrici del Sacro Cuore</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15"> &#8211;</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15"> questo il loro nome per esteso</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15"> &#8211;</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15"> continuano a testimoniare la potenza dello spendersi per gli altri in gratuità, concretizzando quello che fu il suo programma racchiuso in un motto di grande suggestione: “Tutto per amore”.</span></span></p>
</blockquote>
<p><a class="a2a_button_facebook" href="https://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.lafrecciaweb.it%2F2020%2F05%2F07%2Fracconti-in-quarantena-quelle-di-santanna%2F&amp;linkname=Racconti%20in%20quarantena%20%E2%80%93%20QUELLE%20DI%20SANT%E2%80%99ANNA" title="Facebook" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_dd addtoany_share_save addtoany_share" href="https://www.addtoany.com/share#url=https%3A%2F%2Fwww.lafrecciaweb.it%2F2020%2F05%2F07%2Fracconti-in-quarantena-quelle-di-santanna%2F&#038;title=Racconti%20in%20quarantena%20%E2%80%93%20QUELLE%20DI%20SANT%E2%80%99ANNA" data-a2a-url="https://www.lafrecciaweb.it/2020/05/07/racconti-in-quarantena-quelle-di-santanna/" data-a2a-title="Racconti in quarantena – QUELLE DI SANT’ANNA"></a></p><p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2020/05/07/racconti-in-quarantena-quelle-di-santanna/">Racconti in quarantena – QUELLE DI SANT’ANNA</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">5604</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Racconti in quarantena – FORTUNATO MILLEPROFUMI</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2020/05/05/racconti-in-quarantena-fortunato-milleprofumi/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=racconti-in-quarantena-fortunato-milleprofumi</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mario Narducci]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 05 May 2020 16:54:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storia, Arte, Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Mario Narducci racconti in quarantena]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.lafrecciaweb.it/?p=5580</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="510" height="340" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/05/2B693EFD-5019-481E-9AA2-61832D75B850.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/05/2B693EFD-5019-481E-9AA2-61832D75B850.jpeg 510w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/05/2B693EFD-5019-481E-9AA2-61832D75B850-300x200.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/05/2B693EFD-5019-481E-9AA2-61832D75B850-263x175.jpeg 263w" sizes="(max-width: 510px) 100vw, 510px" /></p>
<p>Milleprofumi si muoveva con l’alba. Si chiudeva alle spalle l’uscio di un monolocale che guardava le 99 Cannelle, varcava l’attigua Porta Rivera ed era nell’orto, uno dei tanti che affiancava&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2020/05/05/racconti-in-quarantena-fortunato-milleprofumi/">Racconti in quarantena – FORTUNATO MILLEPROFUMI</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p class="s9"><span class="s7"><span class="bumpedFont15">Milleprofumi</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15"> si muoveva con l’alba. Si chiudeva alle spalle l’uscio di un monolocale che guardava le </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">99 Cannelle</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">, varcava l’attigua </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">Porta Rivera</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15"> ed era nell’orto, uno dei tanti che affiancava la ferrovia, prima che la strada curvasse verso </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">Roio</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15"> e lo raggiungesse tutta in salita, tra tornanti panoramici sulla Città che si svegliava. Era il tempo che gli orti della Rivera, fertili </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">anche per le vicine acque dell’</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">Aterno</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15"> e sempre verdi, rifornivano in buona parte il mercato di </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">Piazza del Duomo</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">, dove per trovare ortaggi di casa, bastava dirigersi a colpo sicuro nella striscia laterale del mercato, prospiciente la </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">Chiesa delle Anime Sante</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">. </span></span></p>
<p class="s9"><span class="s7"><span class="bumpedFont15"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright size-thumbnail wp-image-5583" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/05/001300A4-E0BF-4276-8823-9C27952F593A-150x150.jpeg" alt="" width="150" height="150" />Fortunato </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">Milleprofumi</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15"> riempiva con sapienza il carrettino delle sue verdure, disponeva ordinatamente i numerosi odori e con la calma e il portamento d’anca che gli erano propri si inerpicava per la salita erta che solo permetteva riposo allo slargo piano dei </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">Cappuccini di Santa Chiara</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">. Coperto l’ultimo tratto che incrocia </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">Via XX Settembre</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">, si immetteva nella piazzetta di </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">Fontesecco</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15"> e, costeggiando le Magistrali dal lato piccolo, guadagnava </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">Piazzetta San Biagio</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15"> per raggiungere finalmente </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">Piazza Duomo</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">, dove ferveva tutto un brulichio di bancherelle che si fermavano al posto stabilito, come formiche finalmente acquietate.</span></span></p>
<p class="s9"><span class="s7"><span class="bumpedFont15">Fortunato </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">Milleprofumi</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15"> s’asciugava con un ampio fazzoletto a fiori il sudore copioso della salita, si disponeva nella striscia delle ortolane provenienti dai paesi limitrofi con analoga mercanzia, riordinava verdure e odori, faceva capolino di preghiere veloci alle </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">Anime Sante</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">, e al braccio di altri venditori, acquietati anch’essi, guadagnava il bar più vicino per il meritato caffè. Chiacchierine suonavano a questo punto le campane per annunciare la prima messa e il sole levato. Le banche dei </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">fruttar</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">ò</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">li</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15"> erano belle e allineate.</span></span></p>
<p class="s9"><span class="s8"><span class="bumpedFont15">I furgoncini degli alimentari avevano aperto i teloni come ali d’aquila in tutta la loro estensione, tra odori penetranti di sottaceti, aringhe e baccalà; il </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">porchettaro</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15"> aveva incominciato a servire i primi panini caldi </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">caldi</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15"> agli stessi ambulanti bisognosi di colazione robusta; era apparsa la distesa di conche e rame vario a piedi piazza mentre dal lato destro, guardante la </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">Cattedrale</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">, le bancherelle di vestiti e d’intimo avevano messo in mostra la loro mercanzia e l’edicola incominciava la vendita di giornali, dopo il richiamo dello strillone che vendeva anche di suo, solleticando la curiosità della gente con una frase rimasta al mezzo come un sospiro tronco: “</span></span><span class="s10"><span class="bumpedFont15">E’ successo</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">”&#8230; Che cosa, poi, dovevi comprare il giornale per saperlo.</span></span> <span class="s8"><span class="bumpedFont15">Era L’Aquila del</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15"> dopo guerra, ma anche la stessa Città che ci ha rubato le ore del mattino fino a quando il </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">terremoto del 2009</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15"> non scacciò gli ambulanti per trasferirli nell’arida e incolore Piazza d’Armi, dove c’è di tutto, ma si fa fatica a ritrovarne l’anima.</span></span></p>
<p class="s9"><span class="s7"><span class="bumpedFont15">Fortunato </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">Milleprofumi</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15"> era una delle tante anime del </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">Mercato del Duomo</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15"> e forse tra le più caratteristiche. Gentile di voce e nel portamento, sapeva adunare attorno alla banca, che era la sua profumeria, le donne degli acquisti che non trovavano solo verdure, ma tutta una infinità di odori come erbetta, sedano, rosmarino, mentuccia, timo che nell’orto della </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">Riv</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">è</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">ra</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15"> curava con particolare attenzione da farne il richiamo principale della sua banca piccola. E’ questa particolarità, si intende, che gli aveva guadagnato il soprannome di </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">Milleprofumi</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">, al quale teneva come a un trofeo da esibire nel salotto buono. Come la ressa scemava un poco, </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">Milleprofumi</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15"> sedeva su uno sgabello precario, tirava fuori da una sacca di </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">tela bianca un gomitolo di lana e gli dava sotto coi ferri per confezionare qualche capo, fosse un maglione o un paio di calzettoni per l’inverno.</span></span></p>
<p class="s9"><span class="s8"><span class="bumpedFont15">Alla scena più esilarante del suo stare in piazza, si poteva assistere quando acco</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">stavano la sua banca donne e gi</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">ovanottoni simultaneamente. Se era la donna a chiedere: “</span></span><span class="s11"><span class="bumpedFont15">C</span></span><span class="s11"><span class="bumpedFont15">he profumi porti </span></span><span class="s11"><span class="bumpedFont15">oj</span></span> <span class="s8"><span class="bumpedFont15">(oggi), </span></span><span class="s11"><span class="bumpedFont15">Fortunà</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">”, egli rispondeva falsamente </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">ischizzinito</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15"> con un “</span></span><span class="s11"><span class="bumpedFont15">V</span></span><span class="s11"><span class="bumpedFont15">attene via, </span></span><span class="s11"><span class="bumpedFont15">puttano</span></span><span class="s11"><span class="bumpedFont15">’</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15"> “, che aveva tutto il sapore di una carezza e che come tale veniva percepita ridendo. Quindi le attenzioni erano rivolte tutte al baldo giovanotto: “</span></span><span class="s11"><span class="bumpedFont15">G</span></span><span class="s11"><span class="bumpedFont15">uarda  se quanti profumi tengo</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15"> (ho), </span></span><span class="s11"><span class="bumpedFont15">capa, capa</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15"> (scegli, scegli) </span></span><span class="s11"><span class="bumpedFont15">Stellozzu</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">”. E tutto finiva lì, perché </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">Fortunato </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">Milleprofumi</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15"> era sempre abbondantemente nei limiti della galanteria, prestata tutt’al più al doppio senso, come lo erano del resto tutti nei suoi confronti, in una Città aperta al diverso, anche in tempi in cui le cosiddette battaglie di civiltà erano ancora di là da venire.</span></span></p>
<p class="s9"><span class="s8"><span class="bumpedFont15">Intorno alle quattordici le banche incominciavano a sciamare</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">,</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15"> mentre arrivavano squadre di netturbini a ripulire ogni cosa con le ramazze lunghe. </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">Fortunato</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15"> allora ridiscendeva verso gli orti della </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">Riv</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">è</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">ra</span></span> <span class="s8"><span class="bumpedFont15">con il carrettino alleggerito e riprendeva la cura del suo</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15"> orto</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">, perché l’indomani la città profumasse ancora tutta della freschezza delle sue verdure e dei suoi odori, cui lui teneva più di un prato in fiore. E che lo esaltavano assai più di due gocce di Chanel.</span></span></p>
<p><a class="a2a_button_facebook" href="https://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.lafrecciaweb.it%2F2020%2F05%2F05%2Fracconti-in-quarantena-fortunato-milleprofumi%2F&amp;linkname=Racconti%20in%20quarantena%20%E2%80%93%20FORTUNATO%20MILLEPROFUMI" title="Facebook" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_dd addtoany_share_save addtoany_share" href="https://www.addtoany.com/share#url=https%3A%2F%2Fwww.lafrecciaweb.it%2F2020%2F05%2F05%2Fracconti-in-quarantena-fortunato-milleprofumi%2F&#038;title=Racconti%20in%20quarantena%20%E2%80%93%20FORTUNATO%20MILLEPROFUMI" data-a2a-url="https://www.lafrecciaweb.it/2020/05/05/racconti-in-quarantena-fortunato-milleprofumi/" data-a2a-title="Racconti in quarantena – FORTUNATO MILLEPROFUMI"></a></p><p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2020/05/05/racconti-in-quarantena-fortunato-milleprofumi/">Racconti in quarantena – FORTUNATO MILLEPROFUMI</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">5580</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Racconti in quarantena – MASTRU  PEPPE PAZZO&#8217;</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2020/05/02/racconti-in-quarantena-mastru-peppe-pazzo/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=racconti-in-quarantena-mastru-peppe-pazzo</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mario Narducci]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 02 May 2020 06:50:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storia, Arte, Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Mario Narducci]]></category>
		<category><![CDATA[racconti in quarantena]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.lafrecciaweb.it/?p=5534</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="2560" height="968" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/05/B0884AC2-D383-48FA-B97B-93B96D29245D-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/05/B0884AC2-D383-48FA-B97B-93B96D29245D-scaled.jpeg 2560w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/05/B0884AC2-D383-48FA-B97B-93B96D29245D-300x113.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/05/B0884AC2-D383-48FA-B97B-93B96D29245D-1024x387.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/05/B0884AC2-D383-48FA-B97B-93B96D29245D-768x290.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/05/B0884AC2-D383-48FA-B97B-93B96D29245D-1536x581.jpeg 1536w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/05/B0884AC2-D383-48FA-B97B-93B96D29245D-2048x774.jpeg 2048w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/05/B0884AC2-D383-48FA-B97B-93B96D29245D-1170x442.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/05/B0884AC2-D383-48FA-B97B-93B96D29245D-1920x726.jpeg 1920w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/05/B0884AC2-D383-48FA-B97B-93B96D29245D-585x221.jpeg 585w" sizes="(max-width: 2560px) 100vw, 2560px" /></p>
<p>La prima cosa che si avvertiva di lui, era il calpestio pesante degli scarponi chiodati e sciabordanti, che si trascinavano dietro stringhe luride, mai allacciate per inettitudine più che per&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2020/05/02/racconti-in-quarantena-mastru-peppe-pazzo/">Racconti in quarantena – MASTRU  PEPPE PAZZO&#8217;</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p class="s8" style="text-align: left;"><span class="s5"><span class="bumpedFont15">La prima cosa che si avvertiva di lui, era il calpestio pesante degli scarponi chiodati e sciabordanti, che si trascinavano dietro stringhe luride, mai allacciate per inettitudine più che per comodità, insieme a una muta di ragazzi che gli facevano allegramente il verso. Era un rumore secco e strisciante, effetto di un passo pesante e traballante per dimestichezza di vino. Con quel passo e con quell’odore addosso, come un orso marsicano, egli aveva marcato il proprio territorio, circoscritto nel </span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">quarto di Santa Giusta</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">, con puntate a </span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">Piazza del Duomo</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">, al </span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">Grand</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15"> Hotel</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15"> e a </span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">Via Venti Settembre</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">, come per dire: questa è casa mia.<img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-5539 alignleft" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/05/1C909864-B710-4537-AB5B-EDA779C3F4B9-300x200.jpeg" alt="" width="222" height="148" /></span></span></p>
<p class="s8" style="text-align: center;"><span class="s5"><span class="bumpedFont15">Ed in realtà altra casa sembrava non avere, se non quella che lo vedeva, assai di rado, nella bottega del fratello maniscalco a reggere le zampe delle bestie da ferrare. Perché </span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">Mastru</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15"> Peppe</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">, che mutuava un titolo improprio, visto che egli era solo un garzone di bottega, un lavoro ce l’aveva, anche se <img loading="lazy" decoding="async" class="alignright  wp-image-5542" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/05/F1AC82F3-846F-4D67-957B-CB7FE75A2886-300x225.jpeg" alt="" width="238" height="179" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/05/F1AC82F3-846F-4D67-957B-CB7FE75A2886-300x225.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/05/F1AC82F3-846F-4D67-957B-CB7FE75A2886-585x438.jpeg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/05/F1AC82F3-846F-4D67-957B-CB7FE75A2886.jpeg 640w" sizes="(max-width: 238px) 100vw, 238px" />l’occupazione sua principale era quella di fare il giro delle cantine, con un fiasco in mano che svuotava e riempiva a piacimento, fino a che qualche anima buona non lo riportava all’ovile. Tra sbornie e smaltimenti, </span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">Mastru</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">Peppe</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15"> trascorreva i suoi giorni, passando dal vino al vino senza soluzione di continuità, come una giostra che si arresta appena il tempo di scaricare e ricaricare i cavalli fermi e dondolanti. Per riprendersi almeno un po’ dalle sbornie, </span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">Mastru</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15"> Peppe</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15"> si ubriacava d’acqua al pilone della fontana addossata al lato destro della facciata di Santa Giusta, poi si allontanava giurando a se stesso di andare in latteria, mentre in realtà andava a riempire nuovamente il fiasco di vino che, con arguzia non comune, chiamava “latte bruciato” con l’intenzione di rassicurare chi lo commiserava.</span></span></p>
<p class="s8"><span class="s5"><span class="bumpedFont15">Il risultato era che tra latte bruciato e vino, l’abbondante sorsata d’acqua al fontanile non gli era mai sufficiente a ristabilirlo in un minimo d’e</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">quilibrio. Donde l’aggiunta di </span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">Pazzo&#8217;</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15"> al nome che ne dichiarava il lavoro. Il fiasco era il suo compagno pe</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">rmanente, u</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">na bustina grigioverde sempre calcata sul capo, con le bande laterali sulle orecchie come un cocker, un pastrano d’inverno, la sola </span></span><span class="s10"><span class="bumpedFont15">parnanza</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15"> di cuoio unta e bisunta nella buona stagione, </span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">Mastru</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15"> Peppe</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15"> vagava entro il recinto del suo territorio nella tranquillità che gli assicuravano tutti coloro che lo conoscevano e per i quali era diventato più che un famigliare, anche se da tenere non proprio in dimestichezza</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">.</span></span></p>
<p class="s8"><span class="s5"><span class="bumpedFont15">Era il tempo in cui al </span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">Grand</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15"> Hotel dell’Aquila</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15"> s’erano stabiliti gli occupanti americani che si vedevano a spasso per la città in compagnia di signorine compiacenti dalla gonna sopra al ginocchio, la blusa svolazzante e i sandali altissimi di sughero.</span></span> <span class="s5"><span class="bumpedFont15">Era anche il tempo in cui il comando alleato, per agevolare la circolazione di moneta in un momento di lira inesistente, aveva diffuso le </span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">Am</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">-lire</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">, una moneta stampata con carta di poco pregio, che dopo qualche passaggio di mano si sciupava fino a lacerarsi. </span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">Mastru</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15"> Peppe</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15"> aveva escogitato un metodo tutto suo per venirne in possesso. Si avvicinava alla gente e biascicando per vino profferiva la sua formula magica: </span></span><span class="s11"><span class="bumpedFont15">Té</span></span> <span class="s11"><span class="bumpedFont15">gnende</span></span> <span class="s11"><span class="bumpedFont15">ruttu</span></span><span class="s11"><span class="bumpedFont15">?</span></span> <span class="s5"><span class="bumpedFont15">(Hai niente rotto? &#8211; in senso figurato </span></span><span class="s10"><span class="bumpedFont15">Hai qualche spicciolo?).</span></span></p>
<p class="s8"><span class="s5"><span class="bumpedFont15">Una richiesta che non andava delusa</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">,</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15"> tanto che a sera poteva contare sempre su un discreto gruzzolo. Accadde una mattina, sul tardi, che rivolgesse la stessa domanda a una signora al braccio di un facoltoso romano all’Aquila per diporto, il quale prese la richiesta per offesa grave alla moglie e lo portò in Pretura. Non ci volle molto al magistrato per rendersi conto di che pasta fosse l’imputato e dell’equivoco che s’era generato. Anche la coppia di romani comprese e dovette farsi forza per non profanare l’aula con grasse risate. L’udienza si chiuse con la raccomandazione a </span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">Mastru</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15"> Peppe</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15"> di non ripetere mai più l’espressione equivoca. </span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">Mastru</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15"> Peppe</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15"> assentì, voltò le spalle al magistrato e strascinando gli scarponi chiodati si avviò verso l’uscita. Prima di guadagnarla, tuttavia, si girò verso il banco dei giudicanti, tese la mano senza pudore alcuno e dalla sua bocca partì la domanda inesorabile tra una risata generale che rischiò di tirar giù il soffitto: “</span></span><span class="s10"><span class="bumpedFont15">Signor </span></span><span class="s10"><span class="bumpedFont15">Preto</span></span><span class="s10"><span class="bumpedFont15">’, </span></span><span class="s10"><span class="bumpedFont15">t</span></span><span class="s10"><span class="bumpedFont15">é</span></span><span class="s10"><span class="bumpedFont15">gnente</span></span> <span class="s10"><span class="bumpedFont15">ruttu</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">?”</span></span></p>
<p class="s8"><span class="s5"><span class="bumpedFont15">Quando tornai all’Aquila, dopo anni di “esilio”</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">,</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15"> tra i primi luoghi della mia infanzia che andai a riscoprire ci fu, manco a dirlo, la </span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">Piazzetta di Santa Giusta</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15"> con il pilone rettangolare addossato alla facciata della chiesa. Quante volte, nei giorni di calura, avevo atteso che se ne distaccasse </span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">Mastru</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15"> Peppe</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">, nelle sue rade sbornie d’acqua, per salirvi cauto e abbeverarmi alla cannella tra una partita e l’altra di </span></span><span class="s11"><span class="bumpedFont15">Zirè</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">, sotto il muro della canonica di </span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">don Ernesto</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">. Ma </span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">Mastru</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15"> Peppe</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15"> non comparve, come non comparve più nel resto del suo territorio marcato a scarponi e a vino. Anche la bottega di maniscalco era diventata un buco cieco, né c’erano più ragazzi nella piazzetta occupata da auto in sosta. Con </span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">Mastru</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15"> Peppe</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15"> era scomparso tutto un mondo</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">,</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15"> le cui tracce nessuno mai dovrebbe mettersi a cercare. Perché il cuore frantuma nel saperlo sparito per sempre.</span></span></p>
<p><a class="a2a_button_facebook" href="https://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.lafrecciaweb.it%2F2020%2F05%2F02%2Fracconti-in-quarantena-mastru-peppe-pazzo%2F&amp;linkname=Racconti%20in%20quarantena%20%E2%80%93%20MASTRU%20%20PEPPE%20PAZZO%E2%80%99" title="Facebook" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_dd addtoany_share_save addtoany_share" href="https://www.addtoany.com/share#url=https%3A%2F%2Fwww.lafrecciaweb.it%2F2020%2F05%2F02%2Fracconti-in-quarantena-mastru-peppe-pazzo%2F&#038;title=Racconti%20in%20quarantena%20%E2%80%93%20MASTRU%20%20PEPPE%20PAZZO%E2%80%99" data-a2a-url="https://www.lafrecciaweb.it/2020/05/02/racconti-in-quarantena-mastru-peppe-pazzo/" data-a2a-title="Racconti in quarantena – MASTRU  PEPPE PAZZO’"></a></p><p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2020/05/02/racconti-in-quarantena-mastru-peppe-pazzo/">Racconti in quarantena – MASTRU  PEPPE PAZZO&#8217;</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">5534</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Racconti in quarantena &#8211; LA DONNA SENZA NOME</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2020/04/18/racconti-in-quarantena-la-donna-senza-nome/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=racconti-in-quarantena-la-donna-senza-nome</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mario Narducci]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 18 Apr 2020 20:13:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scienza]]></category>
		<category><![CDATA[Racconti in quarantena Mario Narducci]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.lafrecciaweb.it/?p=5369</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1000" height="680" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/04/CAC97220-B18C-47AB-AAEF-7CD888375EF2.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/04/CAC97220-B18C-47AB-AAEF-7CD888375EF2.jpeg 1000w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/04/CAC97220-B18C-47AB-AAEF-7CD888375EF2-300x204.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/04/CAC97220-B18C-47AB-AAEF-7CD888375EF2-768x522.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/04/CAC97220-B18C-47AB-AAEF-7CD888375EF2-585x398.jpeg 585w" sizes="(max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></p>
<p>La donna delle borse di plastica rigonfie da scoppiare, saliva lenta da via della Croce Rossa, il naso paonazzo già di prima mattina. Vestiva anche d’inverno un paio di fouseaux&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2020/04/18/racconti-in-quarantena-la-donna-senza-nome/">Racconti in quarantena &#8211; LA DONNA SENZA NOME</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1000" height="680" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/04/CAC97220-B18C-47AB-AAEF-7CD888375EF2.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/04/CAC97220-B18C-47AB-AAEF-7CD888375EF2.jpeg 1000w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/04/CAC97220-B18C-47AB-AAEF-7CD888375EF2-300x204.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/04/CAC97220-B18C-47AB-AAEF-7CD888375EF2-768x522.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/04/CAC97220-B18C-47AB-AAEF-7CD888375EF2-585x398.jpeg 585w" sizes="(max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></p><p class="s8"><span class="s5"><span class="bumpedFont15">La donna delle borse di plastica rigonfie da scoppiare, saliva lenta da via della Croce Rossa, il naso paonazzo già di prima mattina. Vestiva anche d’inverno un paio di </span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">fouseaux</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15"> dei quali mal si riconosceva il colore originale che avrebbe potuto oscillare tra il giallo e il rosa chiaro; il capo sempre nudo, sotto il sole o la pioggia, i capelli ispidi che non conoscevano spazzola o pettine; una maglietta slabbrata e stinta, nella stagione buona, quando calzava un paio di infradito ormai approssimativi, o scarpe da tennis che denunciavano molte stagioni, quando arrivava il freddo. </span></span></p>
<p class="s8"><span class="s5"><span class="bumpedFont15">Nessuno conosceva il suo nome. Sbucava tra il disinteresse generale da qualche buco oscuro dell’immediata periferia, procedeva solitaria verso il centro, oscillando da destra a sinistra sui fianchi bassi, il broncio permanente sul volto indurito dalle sventure, riluttante a rispondere al saluto di qualche anima buona, pronta a lanciare strali d’ostilità se si sentiva osservata. La donna senza nome era entrata da decenni a far parte della variegata e minore umanità cittadina. Era diventata come una fontanella o una panchina del centro, che se ci sono te ne avvedi appena, ma se mancano, distrattamente ti chiedi che fine abbiano fatto. Dire che fosse amata è sicuramente eccessivo. Anche gli affetti minimi hanno bisogno di qualche corrispondenza. E lei era un riccio inarcato pronto a scagliare aculei, sia pure contro il vento. Una sorta di autodifesa non si sa da chi, per lei che era restia ad ogni cenno di benevolenza altrui.</span></span></p>
<p class="s8"><span class="s5"><span class="bumpedFont15">Saliva verso il centro, dunque, le borse di plastica colme di tutti i suoi poveri averi: un giubbotto raggomitolato che indossava solo d’inverno, capi di vestiario raggrinziti e tenuti a forza nel fragile contenitore, cianfrusaglie raccolte per strada, in qualche cassonetto, quando si fermava a riprender fiato. Sembrava avesse calibrato anche i pesi per non oscillare maggiormente su un fianco più che sull’altro. Quando s’arrestava posava a terra le due borse, si guardava sospettosa attorno pronta a rifiutare ogni sorriso, e riprendeva la strada che l’avrebbe portata in Piazza Duomo, dove gironzolava tra le bancarelle della frutta, accettando magari qualche regalia. </span></span></p>
<p class="s8"><span class="s5"><span class="bumpedFont15">Se c’era il sole si dilungava anche nel suo peregrinare; poi raggiungeva il bar aperto accanto alla Cattedrale, dove l’anima buona del proprietario le porgeva un caffè, che lei sorbiva avidamente in silenzio, come in silenzio se ne andava, senza accennare neppure a un grazie perché lei era così, povera di tutto, anche di parole. L’ultima visita era alla Caritas, all’ingresso della curia vescovile. Qui svuotava le sue borse delle cose inutili, le riempiva di nuovi capi di vestiario e di alimenti, sostituiva magari la maglietta lercia con una tutta nuova e accennava a pavoneggiarsi, passandosi le mani sui fianchi e sul seno inesistente, finalmente accennando a un sorriso che durava un attimo e non più, subito riconquistando il suo ghigno ostile.</span></span></p>
<p class="s8"><span class="s5"><span class="bumpedFont15">Di tutt’altra pasta era la donna senza nome, di quella dell’altro povero di spirito e di cose che incrociava spesso in Piazza, ciascuno all’altro indifferente. Lui pure veniva non si sa da dove, ma aveva sempre un sorriso chiaro sul volto. I ragazzi l’attorniavano per ridere insieme ai </span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">suoi giochi di prestigio, quando, l’ombrello appeso sulla schiena dal collo della camicia, faceva sparire ed apparire una sigaretta tra le dita veloci, per poi riporla sull’orecchio, alla maniera dei vecchi falegnami con la matita piatta. </span></span></p>
<p class="s8"><span class="s5"><span class="bumpedFont15">Anche lui senza nome, vestiva lindo e pinto, curato non si sa da chi, e profumato di tutto punto. Appariva dal nulla e nel nulla si dileguava, perso dietro fantasie che mai a nessuno è stato dato conoscere.</span></span> <span class="s5"><span class="bumpedFont15">Furono in pochi a chiedersi che fine avesse fatto la donna senza nome, l’estate che non la videro più in Piazza, e al bar del Duomo per il consueto caffè. Perché se una caratteristica hanno i poveri, è quella che li rende simili alle stelle, che se la notte è tersa brillano tanto che le puoi toccare, ma se nube le copre, non ti viene nemmeno da pensare dove si siano nascoste.</span></span></p>
<p><a class="a2a_button_facebook" href="https://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.lafrecciaweb.it%2F2020%2F04%2F18%2Fracconti-in-quarantena-la-donna-senza-nome%2F&amp;linkname=Racconti%20in%20quarantena%20%E2%80%93%20LA%20DONNA%20SENZA%20NOME" title="Facebook" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_dd addtoany_share_save addtoany_share" href="https://www.addtoany.com/share#url=https%3A%2F%2Fwww.lafrecciaweb.it%2F2020%2F04%2F18%2Fracconti-in-quarantena-la-donna-senza-nome%2F&#038;title=Racconti%20in%20quarantena%20%E2%80%93%20LA%20DONNA%20SENZA%20NOME" data-a2a-url="https://www.lafrecciaweb.it/2020/04/18/racconti-in-quarantena-la-donna-senza-nome/" data-a2a-title="Racconti in quarantena – LA DONNA SENZA NOME"></a></p><p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2020/04/18/racconti-in-quarantena-la-donna-senza-nome/">Racconti in quarantena &#8211; LA DONNA SENZA NOME</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">5369</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Racconti in quarantena – BETTINA</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2020/04/14/racconti-in-quarantena-bettina/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=racconti-in-quarantena-bettina</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mario Narducci]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 Apr 2020 04:09:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storia, Arte, Cultura]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.lafrecciaweb.it/?p=5277</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="270" height="215" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/04/F8CC219F-11FC-4ED5-9DB1-FB2B71CA1489.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" /></p>
<p>Fosse stata ancora tra noi e se la Cattedrale fosse già stata ricostruita dopo il terremoto del 2009 che distrusse L&#8217;Aquila; e se la pandemia non ci avesse costretti tutti&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2020/04/14/racconti-in-quarantena-bettina/">Racconti in quarantena – BETTINA</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="270" height="215" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/04/F8CC219F-11FC-4ED5-9DB1-FB2B71CA1489.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" /></p><p>Fosse stata ancora tra noi e se la Cattedrale fosse già stata ricostruita dopo il terremoto del 2009 che distrusse L&#8217;Aquila; e se la pandemia non ci avesse costretti tutti in casa, anche al termine di questa Quaresima fatta di città deserte e restrizioni, Bettina l’avremmo incontrata di sicuro là, alle cerimonie in Duomo della Settimana Santa che sfocia nel giubilo pasquale, magari a cantare l’exultet con la corale di Sant’Antonio di cui faceva parte. L’avremmo allora vista in prima fila, piccola e rotondetta, fasciata per l’occasione in un completino nero, i capelli a caschetto, la voce inconfondibile anche nella coralità dei fiati.</p>
<p>Bettina era come il prezzemolo, l’avresti della onnipresente, ma solo un po’ meno del Padreterno che è in cielo, in terra e in ogni luogo, mentre Bettina era in ogni luogo soltanto. Se glielo facevi notare si schermiva con il suo perenne sorriso, mai pieno perché si portava addosso le pene di una vita che con lei non era stata benigna. In qualunque Chiesa capitassi per una liturgia particolare, lei era là. Partecipavi ad un evento istituzionale e la incontravi. Il calendario invitava da qualche parte a un appuntamento culturale, e la vedevi apparire con la sua aria che stava al mezzo tra il soddisfatto e lo scusate tanto.</p>
<p>Lei era come quei fiori dei tigli che stanno nei viali e che a tempo giusto ti raggiungono con il profumo intenso e gli sbuffi di ovatta che penetrano in ogni dove, per le narici e fin dentro i vestiti. La gente la chiamava per nome come una persona di casa, non lesinando attenzioni e confidenze, anche se lei non aveva mai imparato a scrivere, pur avendo appreso dalla vita a far di conto. Aveva infatti, la saggezza delle stagioni, e il candore di chi mai si è prestato, anche se inconsciamente, ai marchingegni astrusi della malizia. Non sapeva quale fosse e dove fosse il male. Tutto ciò che la circondava e la toccava era pulito per lei: “omnia munda mundi” (tutte le cose sono pure per il puro), anche se non sapeva di latino.</p>
<p>L’autobus gran turismo viaggiava quell’anno, verso la Spagna per una gita organizzata che ci avrebbe condotto dalla Catalogna all’Andalusia. Il rollio del bus fu sovrastato da una voce alta e appena arrochita che si trascinò dietro il coro dei gitanti in un’allegra canzone popolare a doppio senso: “&#8230;era lì che voleva volare, l’uccellino della comare”. Non vedevo a chi appartenesse quella voce, che sparse allegria a piene mani, come semente rara. Fino a che apparve lei, che per tutti gli anni che è stata tra noi, sempre dopo la voce giungeva: la voce che era stata il grande dono della sua vita.</p>
<p>Bettina per anni e anni si era portato dietro un grande dolore, del quale le rimase ombra per sempre: abbandonata dai genitori appena nata, non seppe mai chi furono anche se non smise mai di pensarli, cercarli no, che era cosa assai più grande di lei. Cresciuta in un istituto, se ne affrancò appena possibile, quando trovò occupazione come lavorante nell’ospedale cittadino. La ricordano ancora, laboriosa, attenta, servizievole, allegra. Nonostante un aspetto fisico che non le rendeva giustizia.</p>
<p>“Per anni e anni, confidò un giorno a mia moglie, mi sono chiesta perché: perché i miei genitori mi abbiano abbandonato, perché sono così piccola, sgraziata, perché sono sola, poi ho pensato alle sofferenze di Gesù, e me ne sono fatta una ragione. Mi voglio anche bene come sono, perché mi vedo amata dagli altri per quello che sono”. Un anno prese posto nel mio scompartimento, sul treno bianco che ci portava a Lourdes. Lei andava come volontaria dell’Unitalsi e le maggiori attenzioni le prestava ad altri svantaggiati ospiti di case famiglia, con i quali era pienamente in sintonia perché della stessa innocenza. Quando pregava, davanti alla Grotta di Massabielle, sembrava parlasse davvero con la Vergine apparsa a Bernadette.<br />
A tavola ritornava l’allegra ragazza che era, attenta agli altri e curata nella persona. Vestiva come una bambola, abitini lindi con trine e ricami alle bluse e agli immancabili jeans, se c’era il sole un cappello di paglia, perfino le scarpe, sovente da tennis e dai colori pastello, “sbrilluccicavano” di perline che lei stessa applicava. Procedeva a piccoli passi, con l’andatura a saltelli dei minimi. Profumava di lavanda e di fiori, come la casetta piccola piccola che le era stata assegnata dopo il terremoto e alla quale un giorno l’accompagnai in auto. Viveva da sola. La casa era il suo rifugio, ma la sua vita era fuori, dovunque la portassero gli eventi, tra la gente che l’amava, le gite, nel coro dove a voce spiegata proclamava la sua libertà.</p>
<p>Una brutta caduta la condusse in ospedale e se la portò via il giorno di Natale, senza darle il tempo di fare in casa il piccolo presepe e di baciare il Bambino in Chiesa nella notte Santa. I giornali scrissero che aveva ottant’anni. Ma era soltanto Bettina.</p>
<p><a class="a2a_button_facebook" href="https://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.lafrecciaweb.it%2F2020%2F04%2F14%2Fracconti-in-quarantena-bettina%2F&amp;linkname=Racconti%20in%20quarantena%20%E2%80%93%20BETTINA" title="Facebook" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_dd addtoany_share_save addtoany_share" href="https://www.addtoany.com/share#url=https%3A%2F%2Fwww.lafrecciaweb.it%2F2020%2F04%2F14%2Fracconti-in-quarantena-bettina%2F&#038;title=Racconti%20in%20quarantena%20%E2%80%93%20BETTINA" data-a2a-url="https://www.lafrecciaweb.it/2020/04/14/racconti-in-quarantena-bettina/" data-a2a-title="Racconti in quarantena – BETTINA"></a></p><p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2020/04/14/racconti-in-quarantena-bettina/">Racconti in quarantena – BETTINA</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">5277</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Racconti in quarantena &#8211; LA PASQUA DI POMPEO</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2020/04/12/racconti-in-quarantena-la-pasqua-di-pompeo/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=racconti-in-quarantena-la-pasqua-di-pompeo</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mario Narducci]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 12 Apr 2020 12:51:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storia, Arte, Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Mario Narducci racconti in quarantena]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.lafrecciaweb.it/?p=5254</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="640" height="480" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/03/10E31D8A-3C62-4D2E-B445-339E5BFA1000.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/03/10E31D8A-3C62-4D2E-B445-339E5BFA1000.jpeg 640w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/03/10E31D8A-3C62-4D2E-B445-339E5BFA1000-300x225.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/03/10E31D8A-3C62-4D2E-B445-339E5BFA1000-585x439.jpeg 585w" sizes="(max-width: 640px) 100vw, 640px" /></p>
<p>A Pasqua Pompeo appariva emaciato come un anacoreta della Tebaide. Una canna nel deserto come Giovanni Battista, anche se non vestiva di pelli mai conciate. Un Simone Stilita consumato da&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2020/04/12/racconti-in-quarantena-la-pasqua-di-pompeo/">Racconti in quarantena &#8211; LA PASQUA DI POMPEO</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="640" height="480" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/03/10E31D8A-3C62-4D2E-B445-339E5BFA1000.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/03/10E31D8A-3C62-4D2E-B445-339E5BFA1000.jpeg 640w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/03/10E31D8A-3C62-4D2E-B445-339E5BFA1000-300x225.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/03/10E31D8A-3C62-4D2E-B445-339E5BFA1000-585x439.jpeg 585w" sizes="(max-width: 640px) 100vw, 640px" /></p><p class="s8"><span class="s5"><span class="bumpedFont15">A Pasqua </span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">Pompeo</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15"> appariva emaciato come un anacoreta della Tebaide. Una canna nel deserto come Giovanni Battista, anche se non vestiva di pelli mai conciate. Un Simone Stilita consumato da penitenze e digiuni sopra una colonna del deserto, dove trascorse gli ultimi anni di vita, standosene solitario al cospetto di Dio.</span></span></p>
<p class="s8"><span class="s5"><span class="bumpedFont15">Quando sopraggiungeva la Quaresima, Pompeo abbandonava ogni cosa che gli si era appiccicata addosso e che gli era entrata nel cuore tutto il resto dell’anno, e si poneva in piena nudità dell’anima al cospetto del suo Signore, come un bambino vivace che dopo i giochi di strada ritorna a casa e si abbandona tra le braccia della madre che lo rimette a nuovo.</span></span></p>
<p class="s8"><span class="s5"><span class="bumpedFont15">Era un bell’uomo, Pompeo. Alto, portamento nobile, capelli neri alla </span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">mascagna</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15"> tenuti incollati da una mano generosa di brillantina, parola affabile e faconda, con tonalità accortamente variate tra il suadente e il brillante, tanto quanto bastava ad assicurargli l’ammirazione di una vasta platea femminile. Del resto lui non era insensibile al loro fascino, che usò nella prima giovinezza, per godere di una vita che, per altri versi, non sempre gli si era mostrata generosa.</span></span></p>
<p class="s8"><span class="s5"><span class="bumpedFont15">Era diventato una sorta di gigolò. Erano sue le sale da ballo più in voga e i tabarin, dove si concedeva nelle danze del momento alle signore-bene. Ampi giri di valzer, tanghi appassionati, sognanti swing, frenetici charleston. Luci sparate, penombre, </span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">séparée</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">, sassofoni vibranti di passione. Anche da adulto, pur se diventato altro da quel che era stato, Pompeo si apriva a un lieve, passeggero sorriso, mentre i piedi tentavano inconsciamente gli antichi ritmi che lo avevano reso famoso.</span></span></p>
<p class="s8"><span class="s5"><span class="bumpedFont15">Ma accadde che quel mondo non gli bastasse più. Avvertì il bisogno di altra aria, di altre avventure. Sentiva che il suo cuore non era fatto per una vita ordinaria, forse anche brillante, ma cadenzata da una noiosa ripetitività. Volle mutarla allora radicalmente e si ritrovò tra le fila della </span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">Legione Straniera</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15"> in un Forte d’Africa, compagno di ergastolani e gente della peggiore specie che aveva scelto, spesso costretta, l’avventura pur di sfuggire a precarietà e condanne maggiori.</span></span></p>
<p class="s8"><span class="s5"><span class="bumpedFont15">L’entusiasmo degli inizi se lo portò dietro per tutta la vita, tatuato su un polso: due mani che si stringono e la linea del sole con tanto di raggi, per sfondo. Un marchio che gli ricordava quel che era stato e quel che voleva essere, dopo una fuga rocambolesca che tra mille pericoli e con il pensiero alla madre in pena, lo riportò a </span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">Urbino</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">, capoluogo del Montefeltro, dove tutto parlava di </span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">Raffaello</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15"> e del </span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">Duca Federico</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15"> e poi di </span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">Carlo Bo</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15"> e della sua Università, e dove trovò finalmente quiete e lavoro come bidello in una scuola media.</span></span></p>
<p class="s8"><span class="s5"><span class="bumpedFont15">Non disse mai come gli accadde di ritrovarsi in ginocchio, un giorno, nel confessionale di </span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">Padre Pio</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">, a San Giovanni Rotondo. Disse però che quando si alzò, il gigolò e il legionario d’Africa erano spariti per sempre, per lasciare il posto all’uomo pietoso e di fede, che prese a frequentare gli ospedali per aiutare i bisognosi, e la Chiesa dove si recava ogni giorno per le pratiche di pietà, prolungate a casa in una stanzetta adibita a cappella, con tanto di inginocchiatoio (che un affezionato nipote mi regalò e che tengo come reliquia) e quadri devoti dipinti egregiamente da lui stesso. Non per questo aveva perduto amicizie e carattere </span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">allegro, che sovente lo portavano in allegria davanti a una tavola imbandita, arricchita da copiose bevute che lui non disdegnava. </span></span></p>
<p class="s8"><span class="s5"><span class="bumpedFont15">Di quelle tavole presi a far parte anch’io, che di </span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">Pompeo</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">avevo più di vent’anni in meno e che lo seguivo nelle opere in favore degli anziani dell’ospizio, organizzate dalla “Società del Soldo”. Pompeo era diventato un uomo dalla fede solida. Quando pregava diventava estraneo al resto del mondo. Mi scopro anche a sorridere se penso che qualche volta facesse anche miracoli piccoli piccoli, come quell’estate che ce ne andammo due giorni nel convento dei Cappuccini di </span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">Urbania</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">, quando passeggiando lungo il viale che conduceva all’edicola della Madonna, zittì uno sciame d’api che ci ronzava intorno e che come d’incanto sparì.</span></span></p>
<p class="s8"><span class="s5"><span class="bumpedFont15">Al sopraggiungere della Quaresima egli sembrava ritirarsi in un suo personale deserto. Si obbligava a un digiuno di quaranta giorni e non toccava più né carne né vino. Era inflessibile. Ritirato in casa vestiva il saio bigio di terziario conventuale che si era fatto confezionare su misura, con tanto di cappuccio e cordiglio ai fianchi. Una volta che mi invitò, si mostrò con quell’abito, e sembrava solenne come un predicatore antico in atto di pronunciare quaresimali dal pulpito.</span></span></p>
<p class="s8"><span class="s5"><span class="bumpedFont15">Era un </span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">Venerdì Santo</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15"> quando, scarnito dal digiuno, passò per </span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">Valbona</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15"> davanti alla cantina privata di mio suocero che travasava il vino in bottiglie. Si offerse di aiutarlo. Era primo pomeriggio. </span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">Urbino </span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">respirava primavera in un cielo tepido e senza nuvole. Respinse per tutto il tempo ogni invito a gustarne almeno un goccio, non fosse altro per darne un giudizio. E quando al tramonto ebbero terminato il travaso, mi confessò che quella era stata la sua vera Quaresima, perché mai gli era costato così tanto stare così vicino al vino, farselo scorrere tra le mani, avvertirne l’aroma, senza toccarlo.</span></span></p>
<p class="s8"><span class="s5"><span class="bumpedFont15">Ero tornato all’</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">Aquila</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15"> con la famiglia, quando un giorno mi giunse l’addolorante notizia della sua scomparsa. Mi dissero che s’era fatto seppellire vestito di bigello, come il </span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">Beato </span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">Pelingotto</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15"> nell’urna di una Cappella a San Francesco. E mi pare di vederlo, ogni volta che vado a </span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">Urbino</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15"> e mi soffermo davanti al Beato. E mi rivedo, terminata la Quaresima, a mangiare con lui e la mia famiglia una “</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">crescia</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15"> sfoglia” o “</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">sal</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">formag</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">” a un tavolo d’osteria, con tanto di vino e gassosa per i bambini, che ancora oggi, diventati adulti, ad ogni Quaresima mi chiedono sorridendo: “papà, ti ricordi Pompeo”?</span></span></p>
<p><a class="a2a_button_facebook" href="https://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.lafrecciaweb.it%2F2020%2F04%2F12%2Fracconti-in-quarantena-la-pasqua-di-pompeo%2F&amp;linkname=Racconti%20in%20quarantena%20%E2%80%93%20LA%20PASQUA%20DI%20POMPEO" title="Facebook" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_dd addtoany_share_save addtoany_share" href="https://www.addtoany.com/share#url=https%3A%2F%2Fwww.lafrecciaweb.it%2F2020%2F04%2F12%2Fracconti-in-quarantena-la-pasqua-di-pompeo%2F&#038;title=Racconti%20in%20quarantena%20%E2%80%93%20LA%20PASQUA%20DI%20POMPEO" data-a2a-url="https://www.lafrecciaweb.it/2020/04/12/racconti-in-quarantena-la-pasqua-di-pompeo/" data-a2a-title="Racconti in quarantena – LA PASQUA DI POMPEO"></a></p><p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2020/04/12/racconti-in-quarantena-la-pasqua-di-pompeo/">Racconti in quarantena &#8211; LA PASQUA DI POMPEO</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">5254</post-id>	</item>
	</channel>
</rss>
