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	<title>Micol Bruni*, Autore presso lafrecciaweb.it</title>
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		<title>La filosofia come vita. Pierfranco Bruni, Marilena Cavallo, Tonino Filomena in un viaggio nella filosofia:da Giordano Bruno fino al Novecento e oltre</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2025/02/14/la-filosofia-come-vita-pierfranco-bruni-marilena-cavallo-tonino-filomena-in-un-viaggio-nella-filosofiada-giordano-bruno-fino-al-novecento-e-oltre/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=la-filosofia-come-vita-pierfranco-bruni-marilena-cavallo-tonino-filomena-in-un-viaggio-nella-filosofiada-giordano-bruno-fino-al-novecento-e-oltre</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Micol Bruni*]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 14 Feb 2025 18:12:41 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p><img width="500" height="500" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/02/att.9lpcpnB-Cu56u94ecNuHBlYAtBXktydIXITp0GU9wP8-e1739556748811.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" /></p>
<p>Nel  recentissimo e corposo libro di Pierfranco Bruni, dal titolo: &#8220;Verso una filosofia. Da Sgalambro a Zambrano&#8221;,  Solfanelli editore, collana Athenaeum  si traccia un percorso “asistematico” che va da Maria&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em>Nel  recentissimo e corposo libro di Pierfranco Bruni, dal titolo: &#8220;Verso una filosofia. Da Sgalambro a Zambrano&#8221;,  Solfanelli editore, collana Athenaeum  si traccia un percorso “asistematico” che va da Maria Zambrano a Manlio Sgalambro toccando, tra gli altri,  filosofi e antropologi come Ida Magli e Augusto Del Noce. Non mancano Masullo, Severino, Camus, Schopenhauer e Nietzsche.</em></strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La filosofia del Novecento con radici che provengono dalla grecità. Spesso oggi si pone una domanda inerente il concetto di filosofia. Abbiamo ancora bisogno di filosofia? Il tema si pone con insistenza anche perché ormai la dimensione filosofica sta diventando sempre più un modello del pensiero che presenta elementi comparativi con i quali bisogna fare i conti sia in termini antropologici sia letterari sia politici.</p>
<p>Nel recentissimo e corposo libro di Pierfranco Bruni, dal titolo: &#8220;Verso una filosofia. Da Sgalambro a Zambrano&#8221;,  Solfanelli <img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignright wp-image-99510" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/02/versounafilosofia-210x300.jpg" alt="" width="301" height="429" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/02/versounafilosofia-210x300.jpg 210w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/02/versounafilosofia.jpg 400w" sizes="(max-width: 301px) 100vw, 301px" />editore, collana Athenaeum, pagine 280, per conto del Ministero della Cultura &#8211; Comitato Nazionale Celebrazioni di Manlio Sgalambro, sulla filosofia e per la filosofia, con scritti di Marilena Cavallo che sottolinea, in pagine incisive, il ruolo di Maria Zambrano in Italia e di Tonino Filomena che richiama i modelli tradizionalisti di impegno filosofico e storico, si traccia un percorso “asistematico” che va da Maria Zambrano a Manlio Sgalambro toccando, tra gli altri,  filosofi e antropologi come Ida Magli e Augusto Del Noce. Non mancano Masullo, Severino, Camus, Schopenhauer e Nietzsche.</p>
<p>Una domanda che si pone è questa: Cosa facevano i filosofi greci nella vita quotidiana? A cosa pensavano? A cambiare il mondo o a interpretarlo? “Filosofare” era un mestiere? Era pericoloso? E se Socrate, Senofonte, Platone, Aristotele, Epicuro e Lucrezio fossero nostri contemporanei, discuterebbero di Genoma e di intelligenza artificiale? Quindi ha senso discutere oggi di filosofia? Perché “tediare” ancora i nostri ragazzi con la filosofia se poi i filosofi vengono considerati dei perditempo?</p>
<p>In un’epoca in cui la filosofia corre il rischio di diventare un sapere sterile e lontano dalla realtà, Verso una filosofia &#8211; da Sgalambro a Zambrano ci ricorda che il pensiero è sempre un cammino, un percorso da intraprendere con onestà intellettuale e apertura emotiva. Sgalambro e Zambrano, in modi differenti ma complementari, ci invitano a pensare per cambiare, a riflettere per agire, a sentire per comprendere, superando le certezze del passato e accettando con coraggio la sfida del futuro ignoto, anche mettendo in discussione sé stessi e le proprie convinzioni.</p>
<p>In queste pagine non vi sono dunque risposte definitive o soluzioni preconfezionate e costruite ad hoc, al contrario, si offrono gli strumenti per un’autentica esperienza interiore di ricerca e di disvelamento. Il rapporto tra Sgalambro e Zambrano è segnato da un viaggio che passa attraverso i concetti di fenomenologia e di metafisica. Entrambi affrontati con la presenza di molti autori che diventano testimoni di un viaggio esemplare in cui l’incontro epistemologico assume, appunto, una dialettica tra fenomenologia e metafisica.</p>
<p>Pierfranco Bruni si distanzia dalla sistematizzazione di Kant e Hegel per entrare in un rapporto a incastro tra letteratura profonda, Dostoevskij è una costante, e un intreccio che chiama in causa personalità che nascono dalla filosofia e poi scrutano altri campi come la psicologia e  la sociologia  con Alberoni e Ferrarotti.</p>
<p>Un metodo a griglia, perché Bruni è convinto che la argomentazione non ha nulla a che fare con la tradizionale sistematicità. Uno sguardo singolare a tutto tondo sulla filosofia, ragionando da filosofo, dal Novecento all’epoca contemporanea. Un viaggio nella filosofia oltre il relativismo.</p>
<figure class="wp-block-image size-full is-resized"><strong><img decoding="async" class="size-medium wp-image-78717 alignleft" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/10/bruni-245x300.jpg" alt="" width="245" height="300" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/10/bruni-245x300.jpg 245w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/10/bruni.jpg 372w" sizes="(max-width: 245px) 100vw, 245px" />Pierfranco Bruni</strong> è nato in Calabria.<br />
Archeologo direttore del Ministero Beni Culturali, presidente del Centro Studi “Grisi” e già componente della Commissione UNESCO per la diffusione della cultura italiana all’estero.<br />
Nel 2024 Ospite d’onore per l’Italia per la poesia alla Fiera Internazionale di Francoforte e Rappresentante della cultura italiana alla Fiera del libro di Tunisi.<br />
Per il Ministero della Cultura è attualmente:</figure>
<p>• presidente Commissione Capitale italiana città del Libro 2024;</p>
<p>• presidente Comitato Nazionale Celebrazioni centenario Manlio Sgalambro;</p>
<p>• segretario unico comunicazione del Comitato Nazionale Celebrazioni Eleonora Duse.<br />
È inoltre presidente nazionale del progetto “Undulna Eleonora Duse”, presidente e coordinatore scientifico del progetto “Giacomo Casanova 300”.</p>
<p>Ha pubblicato libri di poesia, racconti e romanzi. Si è occupato di letteratura del Novecento con libri su Pavese, Pirandello, Alvaro, Grisi, D’Annunzio, Carlo Levi, Quasimodo, Ungaretti, Cardarelli, Gatto, Penna, Vittorini e la linea narrativa e poetica novecentesca che tratteggia le eredità omeriche e le dimensioni del sacro.<br />
Ha scritto saggi sulle problematiche relative alla cultura poetica della Magna Grecia e, tra l’altro, un libro su Fabrizio De André e il Mediterraneo (“Il cantico del sognatore mediterraneo”, giunto alla terza edizione), nel quale campeggia un percorso sulle matrici letterarie dei cantautori italiani, ovvero sul rapporto tra linguaggio poetico e musica. Un tema che costituisce un modello di ricerca sul quale Bruni lavora da molti anni.</p>
<p>@<strong>Riproduzione riservata</strong></p>
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		<title>Casanova. Un libertino non avrebbe mai pensato alla virtù</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Micol Bruni*]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 11 Feb 2025 11:34:29 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Storia, Arte, Cultura]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="678" height="330" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/02/Casanova.-Micol-bruni-678x330-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/02/Casanova.-Micol-bruni-678x330-1.jpg 678w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/02/Casanova.-Micol-bruni-678x330-1-300x146.jpg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/02/Casanova.-Micol-bruni-678x330-1-585x285.jpg 585w" sizes="(max-width: 678px) 100vw, 678px" /></p>
<p> “Gli avvenimenti più importanti della nostra vita sono indipendenti dalla nostra volontà. Siamo solo atomi pensanti che vanno dove li spinge il vento”.In Giacomo Casanova  c’è la grande esperienza dei&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="678" height="330" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/02/Casanova.-Micol-bruni-678x330-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/02/Casanova.-Micol-bruni-678x330-1.jpg 678w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/02/Casanova.-Micol-bruni-678x330-1-300x146.jpg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/02/Casanova.-Micol-bruni-678x330-1-585x285.jpg 585w" sizes="(max-width: 678px) 100vw, 678px" /></p><p><em> “Gli avvenimenti più importanti della nostra vita sono indipendenti dalla nostra volontà. Siamo solo atomi pensanti che vanno dove li spinge il vento”.In Giacomo Casanova  c’è la grande esperienza dei viandanti, il suo vivere da filosofo rende l&#8217;immagine del temperamento libertino innamorato della libertà e non del libertinaggio. Non fu mai un Don Giovanni. In Casanova la donna non è solo piacere. Cosa è stato realmente Giacomo Casanova nel costume e nella letteratura del Settecento? Un esaltatore della vita, dove l&#8217;azione si fonde al dialogo che diventa azione interiore.</em></p>
<p>Micol Bruni</p>
<p>Cosa è stato realmente Giacomo Casanova nel costume del Settecento? Ha rotto degli schemi precisi rispetto al secolo precedente e disegna già il superamento di un linguaggio che è quello del melodramma. Costume e lingua sono i due princìpi fondanti che innovano il suo Settecento anche rispetto a un’epoca che è quella dell’Illuminismo.<br />
Prima di tutto non fu un rivoluzionario dal punto di vista politico perché la sua formazione è ben definita nei suoi scritti teologici rivolto a un legame consolidato con la filosofia.<br />
Il suo vivere da filosofo, per usare le sue parole, e il morire da cristiano danno un immaginario preciso del suo temperamento che fu libertino ma anche un innamorato della libertà e non del libertinaggio. Non fu vicino a Voltaire. Non accarezzò il concetto di ragione e tanto meno di storia.<br />
Ma il suo tracciato si fece avvolgere dal sentimento tanto che anticipò, in parte, i valori del Romanticismo.<br />
Dirà: “Che cosa è un bacio? non è il desiderio ardente di aspirare una parte dell’essere amato?”. L’essere amato tra l’anima e il corpo. Molta leggenda è stata costruita intorno alla sua vita. Molta fantasia animò le sue stesse memorie.<br />
Cercò di coltivare un culto per l’amicizia ponendo sempre nell’altro un senso di fiducia tanto da fargli scrivere ne “Il duello” questo inciso: “Il vero amico non sa far nulla che ad intera soddisfazione dell’amico, e crede mal fatto tutto ciò che a qualcun altro sembrerebbe meglio fatto in diversa guisa. Il vero amico è ammirabile negli affari, ne’ quali interesse o gloria impedisce l’interamente spiegarsi. Facilissimo è il fargli vedere e capire ciò che non si vuole né mostrargli, né dirgli, ed a cagione di quella riserva non si offende, né s’impiega con meno calore di quello con cui si sarebbe impiegato, se l’amico con lui si fosse affatto spiegato, affidandosi alla di lui discrezione. Il vero amico in somma non può essere contento di sé medesimo che tanto quanto rende soddisfatto colui per il qual opera, non avendo altro interesse in ciò che fa, se non il solo dell’amico per cui s’impegna.<br />
Il falso amico, all’opposto, è sempre mal soddisfatto della maniera con cui è impiegato; abbonda di tacite riflessioni; si forma sempre qualche interesse personale nell’affare che gli viene appoggiato; ed ha sempre qualche segreta mira che non ardirebbe confessare. Quando fa d’uopo penetrare il senso sostanziale della cosa, l’eseguisce ad verbum, e, quando non conviene staccarsi in modo alcuno dalla parola, va ghiribizzando raffinamenti. Egli ha sempre o mal letto, o mal inteso, e con lui nessuno si è mai abbastanza spiegato”.<br />
Un tema che lo ha sempre affascinato anche se le delusioni non sono mancate. Certo, non fu un Conte di Montecristo. Fu qualcosa in più o qualcosa d’altro. Rimase sempre fedele a quelle radici che lo portarono a vivere la nostalgia per la sua città e per un amore conosciuto tra le calle e la laguna.<br />
Amò le donne perché amò profondamente l’amore e l’amore spesso sosteneva è anche, appunto, immaginazione. Ma che considerazioni aveva della donna? È subito detto nel suo “memoriale” in cui si racconta della sua vita: “Spesso ci lamentiamo delle donne che, sebbene siano innamorate e sicure di essere ricambiate, si rifiutano ai nostri desideri; siamo in torto. Se ci amano davvero, devono temere di perderci; in conseguenza, devono fare quanto è in loro potere per mantenere vivo il nostro desiderio di giungere a possederle. Se ci riusciamo, è certo che non le desideriamo più, dato che non si può desiderare ciò che si possiede già. Le donne hanno dunque ragione quando si rifiutano alle nostre offerte. Ma se i desideri dei due sessi sono uguali, perché non succede mai che un uomo si rifiuti a una donna che ama e che lo invita? Non ci può essere che un solo motivo: l’uomo innamorato che sa di essere amato da più importanza al piacere che conta di dare alla persona amata che a quello che la medesima persona può dargli nel godimento. Per questo motivo è impaziente di accontentarla. La donna, preoccupata del suo interesse, da maggiore importanza al piacere che riceverà che a quello che procurerà; questa la ragione per cui cerca di rimandare più che può, perché teme, concedendosi, di perdere ciò che più le sta a cuore: il proprio piacere. E’ un comportamento naturale proprio del sesso femminile, ed è l’unico movente della civetteria che si perdona volentieri alle donne, ma non si saprebbe mai scusare in un uomo. Infatti negli uomini si trova molto raramente”.<br />
La sua Henriette è nel suo cuore e resterà nella sua anima: “Che donna Henriette, che ho tanto amato! Quanto mi ha reso felice così felice!”. Perché in lui “L’amore è un folletto che vuole essere nutrito di risa e di giochi; ogni diverso alimento ne causa la consunzione”.<br />
Accanto al viaggio amoroso insiste la valenza dell’accadere che significa sostanzialmente destino. Così: “Tutto quello che ci succede di veramente importante in questo mondo avviene soltanto perché doveva succedere. Non siamo che atomi pensanti, che vanno dove li spinge il vento”. Tutto ciò che succede accadendo è nel tempo.<br />
Qui, nel tempo, bisogna farsene una ragione perché: “Sventurato il vecchio che non sa farsene una ragione, e che ignora che lo stesso sesso che ha sedotto da giovane lo disprezza non appena mostra di avere ancora delle pretese nonostante l’età lo abbia privato di tutto ciò che gli era necessario per piacere”.<br />
Ha veramente preso consapevolezza di ciò? Ma in lui c’è la grande esperienza dei viandanti perché sa bene che: “Gli avvenimenti più importanti della nostra vita sono indipendenti dalla nostra volontà. Siamo solo atomi pensanti che vanno dove li spinge il vento”.<br />
Credo che sia importante l’affermazione di Lydia Flem quando sottolinea: “Facendo della propria vita una storia, il veneziano compie una metamorfosi, una trasformazione interna. Attraverso questo ritorno a se stesso, questa tardiva consapevolezza delle azioni e delle emozioni, Casanova invecchiando trasforma l’istante in durata, l’estetica in etica e l’azione in saggezza”.<br />
È significativa anche l’affermazione di Piero Chiara nel dire: “Non è uno stile da letterato sedentario e misantropo, è uno stile da esaltatore della vita, che con la sua irrequietezza sembra prevedere l’europeo futuro. Nella letteratura italiana mancava allora non solo un buon romanzo in prosa, ma ancora l’idea di uno stile così veloce e denso di avvenimenti. L’azione si fonde al dialogo, il quale diventa azione interiore”.<br />
Siamo a “Storia della mia vita”. Il romanzo di una esistenza in cui si intrecciano avventure e destino. Non fu mai un Don Giovanni. In Casanova la donna non è solo piacere. È amore. Franco Cuomo ha detto magnificamente: “Casanova ama – perdutamente, irrimediabilmente ama – tutte le donne con cui ha a che fare; Dongiovanni le usa, invece, senza amarle, anzi disprezzandole. Casanova vorrebbe sposarle tutte, tenersele tutte per sempre, se non fossero loro ad abbandonarlo; Dongiovanni deve sfuggirle tutte, dato che nessuna lo abbandonerebbe mai”.<br />
Anche per questo il tempo della fine è soprattutto solitudine, esilio, nostalgia. Tanto da fargli dire: “La capacità di dimenticare nasce da debolezza e invece la capacità di rassegnarsi nasce da una forza che può essere ascritta tra le virtù”. Un libertino non avrebbe mai pensato e scritto ciò.</p>
<p>….</p>
<p>Photocover: Giacomo Casanova – Micol Bruni</p>
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		<title>Si parte sempre da Giovanni Gentile per annodare Sgalambro, Junger e Camus  nella pedagogia del pensiero forte</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Micol Bruni*]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 16 Apr 2024 09:21:43 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p><img width="2560" height="2560" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/04/0231A1D1-DCEC-48C2-A160-FEA647CE32C0-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/04/0231A1D1-DCEC-48C2-A160-FEA647CE32C0-scaled.jpeg 2560w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/04/0231A1D1-DCEC-48C2-A160-FEA647CE32C0-300x300.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/04/0231A1D1-DCEC-48C2-A160-FEA647CE32C0-1024x1024.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/04/0231A1D1-DCEC-48C2-A160-FEA647CE32C0-150x150.jpeg 150w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/04/0231A1D1-DCEC-48C2-A160-FEA647CE32C0-768x768.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/04/0231A1D1-DCEC-48C2-A160-FEA647CE32C0-1536x1536.jpeg 1536w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/04/0231A1D1-DCEC-48C2-A160-FEA647CE32C0-2048x2048.jpeg 2048w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/04/0231A1D1-DCEC-48C2-A160-FEA647CE32C0-1920x1920.jpeg 1920w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/04/0231A1D1-DCEC-48C2-A160-FEA647CE32C0-1170x1170.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/04/0231A1D1-DCEC-48C2-A160-FEA647CE32C0-585x585.jpeg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/04/0231A1D1-DCEC-48C2-A160-FEA647CE32C0-640x640.jpeg 640w" sizes="(max-width: 2560px) 100vw, 2560px" /></p>
<p>a cura di Micol Bruni Uno Stato etico può essere uno stato liberista o liberale? O è l&#8217;utopia che entra nella storia. Ci sono principi di fondo che trovano in&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>a cura di Micol Bruni <img decoding="async" class="alignright wp-image-86227 size-thumbnail" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/04/B295DF6C-6D5B-439B-B346-0001DB917CC1-150x150.jpeg" alt="" width="150" height="150" /></p>
<p>Uno Stato etico può essere uno stato liberista o liberale? O è l&#8217;utopia che entra nella storia. Ci sono principi di fondo che trovano in Kant una riflessione che va oltre una epistemologia della speculazione filosofica? Ciò che, comunque, resta fondamentale è un &#8220;gioco&#8221; tra il pensato e il pensare. Una forte epistemologia del pensiero che è manifestazione tra il logos e il divenire.<br />
Se Giovanni Gentile resta un punto di riferimento in una ermeneutica della fenomenologia dello spirito tutto ciò che giungerà dopo da Abbagnano in poi sarà stoicismo da idealismo e prassi. Gentile va oltre perché è l&#8217;etica che prende il sopravvento in un religioso modello spirituale in cui l&#8217;atto in divenire è una griglia nel tempo che sarà ripreso da Jaspers e Heidigger.<br />
Quale ruolo potrà avere Manlio Sgalambro in tutto ciò? È certo che anche in Sgalambro ha reciso ogni forma di Illuminismo anche se insiste un paganesimo metafisico. L&#8217;intreccio dell&#8217;atto del pensare con il pensiero pensato è fùnzione immanente. Permanente.<br />
Non solo Sgalambro attinge a Gentile come superamento di un sentiero debole. Tra i due si interfaccia Junger con il concetto asimmetrico del concetto di lavoro.<br />
Gentile ha sempre una marcia in più in quanto nel suo pensato-pensiero c&#8217;è la &#8220;morale&#8221;, ovvero una funzione pedagogica che diventa l&#8217;espressione dell&#8217;uomo come una epistemologia del conoscere nell&#8217;atto in divenire. L&#8217;età dello spirito non è una tecnica ermeneutica. È la coscienza della conoscenza.<br />
Se Junger dirà: Il Ribelle deve possedere due qualità. Non si lascia imporre la legge da nessuna forma di potere superiore né con i mezzi della propaganda né con la forza. Il Ribelle inoltre è molto determinato a difendersi non soltanto usando tecniche e idee del suo tempo, ma anche mantenendo vivo il contatto con quei poteri che, superiori alle forze temporali, non si esauriscono mai in puro movimento&#8221;, in modo &#8220;ostinato e contratio&#8221; trovare in Camus è nel suo uomo in rivolta la tentazione della trasformazione di un&#8217;etica in una morale.<br />
È Gentile che rende tutto filosofia: &#8220;Ma quello che diciamo praticamente morale, non è altro da quello che teoricamente diciamo filosofia. La distinzione deriva, a nostro modo di vedere, dal concepire astrattamente il bene, che è oggetto della morale, e la verità, che è oggetto della filosofia&#8221;. Forse è qui che Sgalambro che potenzia la sua potenza in volontà riagganciandosi naturalmente a Nietzsche.<br />
Se da un versante insiste il dolore dall&#8217;altro il tragico. È come se dicessimo un dimensione dell&#8217;ottimismo con Gentile e una visione del pessimismo con ciò che diventerà esistenziale. Alla base c&#8217;è il pensato gentiliano: &#8220;Il motivo di questa vera filosofia è che l&#8217;oggetto dello spirito, la verità è lo spirito stesso: l&#8217;immanenza, secondo la terminologia modernistica. Questo è appunto il principio della moderna filosofia da Cartesio in qua: e il Blondel ha creduto di dover partire di lì per rinnovare nell&#8217;apologetica quello che Tommaso esaltava come il modus antiquorum doctorum. Il metodo già l&#8217;aveva additato Agostino e, per dir la verità, prima di tutti Plotino&#8221;.<br />
Ancora una volta intorno a questa tradizione in divenire Sgalambro ha trovato uno scoglio. Ma resta un dato fondamentale. Il pensiero debole resta una etichetta. Ovvero senza il pendere forte non si dà filosofia. E si ritorna ancora a Giovanni Gentile. L&#8217;atto puro come rivelazione in una genesi che diventa struttura della società.  Si parte sempre da Giovanni Gentile per annodare Sgalambro, Junger e Camus  nella pedagogia del pensiero forte che lega la ricerca della libertà a quella della verità.@riproduzione riservata</p>
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<div dir="auto" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">*Già Cultrice di Storia del diritto Italiano, Università degli studi di Bari.</div>
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		<title>La presenza degli Albanesi e le Capitolazioni. Dalle origini a Costantino Mortati</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2023/08/01/la-presenza-degli-albanesi-e-le-capitolazioni-dalle-origini-a-costantino-mortati/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=la-presenza-degli-albanesi-e-le-capitolazioni-dalle-origini-a-costantino-mortati</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Micol Bruni*]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 01 Aug 2023 12:45:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Spettacolo]]></category>
		<category><![CDATA[Albanesi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1280" height="857" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/08/D72AB14C-9B80-4E6E-810C-3B0B7AE9B5CC.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/08/D72AB14C-9B80-4E6E-810C-3B0B7AE9B5CC.jpeg 1280w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/08/D72AB14C-9B80-4E6E-810C-3B0B7AE9B5CC-300x201.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/08/D72AB14C-9B80-4E6E-810C-3B0B7AE9B5CC-1024x686.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/08/D72AB14C-9B80-4E6E-810C-3B0B7AE9B5CC-768x514.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/08/D72AB14C-9B80-4E6E-810C-3B0B7AE9B5CC-1170x783.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/08/D72AB14C-9B80-4E6E-810C-3B0B7AE9B5CC-585x392.jpeg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/08/D72AB14C-9B80-4E6E-810C-3B0B7AE9B5CC-263x175.jpeg 263w" sizes="(max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /></p>
<p>di Micol Bruni Storica delle Minoranze La presenza di popoli stranieri sul territorio italiano creò sempre un processo non solo di natura storica ma anche giuridica. È proprio attraverso accordi&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2023/08/01/la-presenza-degli-albanesi-e-le-capitolazioni-dalle-origini-a-costantino-mortati/">La presenza degli Albanesi e le Capitolazioni. Dalle origini a Costantino Mortati</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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<p dir="auto" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">
La presenza di popoli stranieri sul territorio italiano creò sempre un processo non solo di natura storica ma anche giuridica.</p>
<p dir="auto" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">È proprio attraverso accordi giuridici che si stabilirono i presupposti di una convivenza che portò in fase successiva ad eventi di vera e propria integrazione. <br dir="auto" />La questione relativa alla venuta degli Italo-albanesi (venuta che ha varie fasi a partire addirittura dall’età medievale ma venne sancita ufficialmente successivamente) stabilì un rapporto che venne definito attraverso le capitolazioni. <br dir="auto" />Ed è su questo argomento che si sancirono i primi e veri legami tra gli Italo-albanesi e il regno di Napoli, ovvero i paesi che vivono all’interno del Regno di Napoli. <br dir="auto" />Fu una grande occasione anche storica perché c’è da precisare che la presenza degli Albanesi venne immediatamente registrata in un’area geografica ben definita che è, soprattutto,  quella dell’Italia meridionale. <br dir="auto" />È in questo territorio che i legami tra Albanesi e Italiani diedero vita a dei rapporti giuridici sottolineati dalle capitolazioni.<br dir="auto" />Il termine capitolazione deriva dal latino medievale capitulatione(m), derivato di capitolare cioè capitolare ovvero venire a patti con il nemico per la resa o meglio arrendersi secondo determinati patti.<br dir="auto" />Quando parliamo di capitolazione, ci riferiamo ad una parola utilizzata nel linguaggio diplomatico per indicare il privilegio accordato in passato da stati non europei (Turchia, stati barbareschi e musulmani, stati dell’estremo Oriente) agli europei operanti sul loro territorio.<br dir="auto" />La presenza di popolazioni etniche nei paesi europei e in alcuni paesi orientali ma, soprattutto, in quei paesi in cui vi era una arretratezza dal punto di vista economico e della legislazione religiosa, determinò la nascita del regime delle capitolazioni.<br dir="auto" />Tale regime permetteva il riconoscimento di alcuni privilegi (con il passare del tempo più estesi) successivamente mediante la concessione (unilaterale e revocabile) degli stessi da parte del sovrano, e infine mediante la stipulazione di veri e propri trattati internazionali che resero obbligatorie le capitolazioni. Un processo definito su basi giuridiche ma che aveva  una obbligatorietà di conoscenze storiche.<br dir="auto" />Pertanto, si può parlare di capitolazioni “internazionali”, pensando ai privilegi che venivano concessi allo straniero  nelle terre in cui venivano ospitati. Quali, ad esempio, il completo rispetto della persona e dei beni, l’inviolabilità del domicilio, la libertà di commercio, di transito e di religione , l’esenzione delle imposte.<br dir="auto" />    Inoltre lo straniero era sottratto alla giurisdizione delle autorità locali per vedersi sottoposto a quella del proprio console. <br dir="auto" />Veniva, quindi,  applicato l’antico principio della personalità della legge e non quello della territorialità. <br dir="auto" /><br dir="auto" />1.1 Le prime capitolazioni<br dir="auto" /><br dir="auto" />La data alla quale viene fatta risalire la prima capitolazione è il 1538. Sancita tra la Francia e la Turchia mentre regnavano Francesco I e  Solimano II. <br dir="auto" />Tale capitolazione, facendo da capostipite, anche se venne rinnovata nel 1740, diventò un modello per tutti quei trattati, che si ebbero successivamente.<br dir="auto" />Esse furono abolite in Giappone, con accordi bilaterali, nel XIX secolo, in Turchia col trattato di Losanna del 1923, in Persia dopo accordi bilaterali successivi alla prima guerra mondiale. L’abolizione in Italia risale al 1927 ed è accompagnata da una dichiarazione del ministero degli esteri persiano che regola, in maniera molto dettagliata, la posizione degli italiani nei processi civili e penali davanti ai tribunali locali. In Bulgaria, poco dopo il 1908 (con l’Italia, mediante la convenzione del 1910, riconfermata nel 1921), in Algeria nel 1830, a Cipro nel 1878 ecc. I Paesi che hanno abbandonato questo regime in epoche recenti sono la Cina (nel 1930) e l’Egitto (con la Convenzione di Montreux del 1937).<br dir="auto" />Le tracce di emigrazioni Albanesi in Italia risalgono a tempi molti lontani. Ciò fa presumere che le relazioni fra i due popoli siano antichissime, dovute a motivi di commercio, ma anche al fatto che nuclei di Albanesi in qualità di soldati seguirono condottieri romani. <br dir="auto" />La Calabria fu al centro di questi avvenimenti. Infatti Puglia e Calabria furono i primi territori ad ospitare gli Albanesi. <br dir="auto" /><br dir="auto" />1.2 Le capitolazioni in Calabria<br dir="auto" /><br dir="auto" />Si vogliono qui analizzare le capitolazione di alcuni paesi della Regione Calabria.<br dir="auto" />La Calabria del XV secolo presenta una organizzazione feudale la quale permette di inquadrare diverse figure come quelle dei contadini, dei pastori, dei legnaiuli, minatori e dei  piccoli commercianti. Al vertice vi sono alcune famiglie tra le quali i Sanseverino che costituiscono un raccordo tra il re e i vassalli. Al centro di questa piramide vi è la figura del barone. <br dir="auto" />Una figura che non conosce ancora lo splendore della corte e prima di essere un organo di trasmissione del potere politico centrale è un proprietario terriero, un feudatario, che vive tra i contadini, portando a volte anche il proprio aiuto. Con questo non si vuole tracciare un quadro idilliaco della situazione calabrese in quanto abusi baronali ve ne erano ma venivano attribuiti alla personalità del singolo uomo. Gli Albanesi emigrati non erano che contadini e soldati, distribuiti in casali, quasi arrampicati su aspre e selvose colline, lontani dai luoghi dove vi era la vita quotidiana. <br dir="auto" />Sulla base di fonti certe si possono stabilire quei rapporti di convivenza tra gli Albanesi e i territori italiani. <br dir="auto" />Infatti, alcuni documenti ci illuminano sulla condizione giuridica, economica e sociale delle comunità albanesi di Calabria, im­mediatamente dopo la loro immigrazione nella Regione.<br dir="auto" />Il primo, in ordine di tempo, è quello relativo alla capitolazione tra gli Albanesi del Casale di S. Demetrio e l’Archi­mandrita di S. Adriano del 3 Novembre 1471.<br dir="auto" />Il secondo riguarda i “Capitoli et ordinationi finiti et formati tra lo Reverendissimo Marino Tomacello de Neapoli episcopo di Cassano utile signore del Casale di Frassiniti e l’Albanesi di detto Casale sub anno Domini 1491”. <br dir="auto" />Un terzo documento riguarda i capitoli di Spezzano Albanese concessi dal principe Niccolò Bernardino Sanseverino prima nel 1572 e dopo nel 1581.<br dir="auto" />La riflessione si sofferma su queste tre testimonianze perché la presenza degli Albanesi è stata abbastanza consistente all’interno di queste comunità in quanto il lascito storico ha sempre costituito una tipologia di accordi sia sul piano giuridico, con una rilevanza contrattuale tra le parti, sia grazie a motivazioni storiche che hanno dimostrato un raccordo fondamentale dal punto di vista economico tra i territori citati e l’Albania stessa e anche perché ancora oggi si sottolinea una imponente determinazione nella tutela della cultura italo-albanese. Inoltre, la scelta è caduta su queste tre comunità perché le stesse costituiscono tre aree geografiche ben distinte e definite all’interno di un contesto territoriale che presenta, nonostante la massiccia italianizzazione, una caratterialità articolata di legami eterogenei anche dal punto di vista linguistico. <br dir="auto" />Non deve sembrare fuori luogo se la questione giuridica e quindi storica si è sempre registrata grazie ad una prima chiave di lettura che è quella della lingua. <br dir="auto" />In queste tre comunità, originariamente, la lingua era, prettamente, quella albanese e quindi è stata abbastanza forte la realtà identitaria portata da questi popoli in tre comunità della Calabria dentro il Regno di Napoli. <br dir="auto" />C’è da ricordare, inoltre, che la venuta degli Albanesi in queste tre comunità non è stata osteggiata e quindi il dialogo con i feudatari del luogo è stato abbastanza pacifico tanto che a San Demetrio è sorto uno dei Collegi di cultura Bizantina più importanti e a Frascineto la storia della letteratura albanese ha fatto registrare presenze notevoli, come a Spezzano Albanese nella storia parlamentare contemporanea si è potuto annoverare un padre costituente che ha sempre tutelato, proprio attraverso normative, che hanno dato vita alla recente giurisprudenza sulla salvaguardia delle minoranze linguistiche, la storia del popolo italo-albanese. Mi riferisco a Gennaro Cassiani, giurista e costituente insieme ad un altro giurista di origine italo-albanese qual è stato Costantino Mortati.<br dir="auto" />Le motivazioni di una scelta su queste tre comunità poggiano su queste deduzioni ma anche sul fatto che qui si sono registrati i primi atti capitolari che hanno permesso di avviare, nella legge, un forte processo di integrazione.<br dir="auto" />I legami tra Albanesi e Italiani d’ora in poi vengono giustificati ad una condivisione di legami giuridici, economici, storici.</p>
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<div dir="auto" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">*Micol Bruni Storica delle Minoranze</div>
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		<title>La cultura moderna e le minoranze storiche in Italia  tra dentità e tradizione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Micol Bruni*]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 23 Jul 2023 09:34:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storia, Arte, Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[cultura]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="200" height="200" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/07/micol.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/07/micol.jpg 200w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/07/micol-150x150.jpg 150w" sizes="(max-width: 200px) 100vw, 200px" /></p>
<p>La cultura delle minoranze non risiede nei processi culturali della modernità. È una cultura che è patrimonio di una tradizione. È necessario, quindi, riconsiderare il rapporto tra storia, territorio, testimonianza&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2023/07/23/la-cultura-moderna-e-le-minoranze-storiche-in-italia-tra-dentita-e-tradizione/">La cultura moderna e le minoranze storiche in Italia  tra dentità e tradizione</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="200" height="200" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/07/micol.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/07/micol.jpg 200w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/07/micol-150x150.jpg 150w" sizes="(max-width: 200px) 100vw, 200px" /></p><div id=":15y" class="ii gt">
<div id=":15x" class="a3s aiL ">
<p dir="auto"><em>La cultura delle minoranze non risiede nei processi culturali della modernità. È una cultura che è patrimonio di una tradizione. È necessario, quindi, riconsiderare il rapporto tra storia, territorio, testimonianza e sentire etico-esistenziale sulla base di una precisa normativa. La vera risorsa delle minoranze non sta nel rinchiudersi o nell&#8217;ancorarsi ad una memoria che resta solo tale ma nel sapersi confrontare con civiltà altre che si aprono a saperi diversificati.  </em></p>
<p dir="auto">La cultura moderna deve costantemente, oggi più che mai, confrontarsi con le presenze etniche che insistono sul territorio nazionale. Senza una profonda consapevolezza della cultura della tradizione le etnie storiche perdono la loro valenza sia etica che documentaria. Un dibattito tutto da riprendere e da sviluppare in una logica in cui il concetto di tradizione deve avere un suo senso.<br dir="auto" />Il dibattito, comunque, è aperto. Etnie storiche e modernità. È un confronto che muove da principi che sono di natura politica ed etica, oltre ad essere matrici di un conflitto tra ideologia della tradizione e interpretazioni progressiste. È una questione non solo di principi ma, si tratta, soprattutto, di un percorso formativo e istituzionale. Le minoranze etno-linguistiche sono parte integrante di quei processi etnici, che rappresentano delle realtà storico-culturali con una loro fisionomia e una loro funzione antropologica, che testimoniano istanze non innovative ma conservative. La storia delle minoranze etno-linguistiche è una storia che ha vissuto stagioni di grandi conflittualità e di confronti sul piano storico, ma anche di importanti fasi, in cui il senso dell&#8217;identità viene ad essere assorbito come modello di ereditarismo nella consapevolezza anche di una nobiltà e dignità culturale. La cultura popolare e i codici dell&#8217;appartenenza sono elementi fondamentali perché, grazie ad essi, la storia si intreccia con il mito, con fattori etnici, con elementi archeologici e artistici, con la ricerca sul campo mai completamente assente dall&#8217;atto giuridico che, proprio attraverso la sua istituzionalizzazione, difende il ruolo della tutela e dell&#8217;identità di una minoranza.<br dir="auto" />La cultura delle minoranze non risiede nei processi culturali della modernità. È una cultura che è patrimonio di una tradizione. È necessario, quindi, riconsiderare il rapporto tra storia, territorio, testimonianza e sentire etico-esistenziale sulla base di una precisa normativa. La modernità è fuori da ogni contatto con quella tradizione che custodisce non solo un bene materiale (ben poco visibile ormai) ma soprattutto immateriale.<br dir="auto" />Occorre un humus particolare. Bisogna avvertire e vivere l&#8217;essere di una diversità (in positivo, naturalmente) rispetto alla realtà della omologazione. La modernità omologa. Nell&#8217;età dell&#8217;utilitarismo tutto diventa mercato. Si è minoranza in quanto, tra l&#8217;altro, si è anche depositari di più culture e di più storie, come d&#8217;altronde, si può verificare tra le etnie linguistiche storiche presenti in Italia e sancite dalla Legge n. 482/99. Occorrerebbe andare anche oltre quelle presenze minoritarie sancite dalla normativa e penetrare il territorio dal punto di vista sia linguistico che storico-antropologico.<br dir="auto" />L&#8217;appartenere ad una identità altra è vivere il tempo della spiritualità di una cultura. Il sentimento delle radici non solo si tramanda attraverso modelli di tradizione ma si partecipa, non soltanto con episodi che possono isolare ma con manifestazioni di cultura e di umanità che costituiscono espressione, certamente, antropologica ma, soprattutto, etica, religiosa, ontologica e di storia del diritto.<br dir="auto" />Le vere radici non sono nell&#8217;esposizione folcloristica ma nella impresa religiosa (e non mi riferisco soltanto a forme rituali e liturgiche che hanno una loro ricchezza imponente). L&#8217;appartenenza di un popolo diventa orizzonte di senso e orizzonte culturale grazie a quei legami che sono profondamente metafisici. La Costituzione italiana è molto precisa in merito a ciò.<br dir="auto" />Il tema delle minoranze etno-linguistiche si presenta, soprattutto oggi, con delle chiavi di lettura che offrono la possibilità di spaziare in contesti e temperie abbastanza eterogenee. Ci sono aspetti storici, antropologici, letterari, musicali, artistici, esistenziali che si inquadrano in una visione in cui il rapporto tra tradizione, cultura e identità (come modello di appartenenza e come riferimento geografico) diventa fondamentale e anche questo tessuto trova una regolamentazione giuridica.<br dir="auto" />Alcune minoranze (o meglio alcuni popoli che hanno trovato una loro sistemazione in Italia) si portano dietro dei codici sia linguistici che culturali (e quindi identitari) che risentono (e rimandano, quindi, ad una tradizione) di un legame (o di una matrice) con le civiltà sommerse che hanno interessato il Mediterraneo.<br dir="auto" />Ci sono minoranze che provengono dal mare e si sono stanziate (molte di queste) lontano dal mare. Ci sono minoranze che hanno una vocazione risalente ad una geografia interna ed hanno mantenuto questo contatto. Ma ci sono anche altre minoranze che si sono innestate su ceppi già esistenti. Si pensi ai Grecanici o agli Italo-albanesi o ai Ladini ma si potrebbero menzionare tutte quelle realtà di minoranza etno-linguistica (compresi quelli parlanti) sancite dalla normativa vigente. Una normativa aperta che sottolinea proprio come considerare le minoranze in Italia attraverso uno specchio giuridico senza il quale sarebbe stato difficile definire sia i processi storici che le impalcature che hanno portato alla tutela stessa.<br dir="auto" />Resta fermo un concetto che è quello del rapporto tra l&#8217;identità come difesa di un patrimonio e la tradizione che però non resta come rispetto del tempo vissuto ma si presenta sotto forma di una rivitalizzazione e di una affermazione giuridica vera e propria.<br dir="auto" />Perché la vera risorsa delle minoranze non sta nel rinchiudersi o nell&#8217;ancorarsi ad una memoria che resta solo tale ma nel sapersi confrontare con civiltà altre che si aprono a saperi diversificati. Questo non significa disperdere patrimoni di valori. Anzi ,vuol dire rafforzare una identità nelle identità sommerse che si confrontano.<br dir="auto" />Tradizioni, usi, costumi, lingua, arte non sono soltanto dei processi da valutare in termini culturali ma da penetrare sul piano di una sensibilità umana attraverso un apparato socio-giuridico. Il Mediterraneo ha visto e vede passaggi di popoli che trasmettono modelli di appartenenza. Non una appartenenza. Ma modelli che interagiscono con i vari Paesi frontalieri ma anche con quei Paesi interni che al Mediterraneo devono molta della loro storia.<br dir="auto" />Le etnie che sono presenti in Italia, anche quelle che hanno una radice nordica, non possono definirsi senza una valenza che ci spinge alla comprensione di snodi valoriali provenienti da realtà mediterranee.<br dir="auto" />LItalia è, nellambito di una visione geografica ampia, espressione di mediterraneità e si porta dietro una profonda esperienza che è quella dellidentità di un incrocio, appunto, tra Occidente ed Oriente. Il senso dellantico e la profondità delle radici non possono recidersi. Ecco perché la multiculturalità e la realtà multietnica hanno trovato in Italia sempre una sede di accoglienza articolata e straordinaria anche dal punto di vista emozionale. Se insistono presenze minoritarie che sono portatrici di etnie diversificate non è solamente una questione relativa alle nuove migrazioni o alle nuove diaspore ma lItalia è una terra che custodisce antiche etnie che si sono ben radicate sul territorio.<br dir="auto" />Questo radicamento non è una questione di ospitalità (come si potrebbe ospitare uno straniero) ma si tratta di un fenomeno che si è ben spalmato sul territorio stesso attraverso lentrare dentro una comunità. Pur mantenendo lappartenenza originaria hanno trovato nel Paese ospitante identità con le quali convivere e confrontarsi. E queste presenze minoritarie si sono integrate non abbandonando la cultura valoriale che rimanda costantemente a delle radici che pur essendo lontane nel tempo restano come riferimenti certi. Le culture di minoranza etno-linguistica hanno un patrimonio identitario non solo ricco di storia. Valori e simboli costituiscono un raccordo fondamentale che vive nellhumus di una appartenenza che richiama codici (e si richiama a) che sono la testimonianza di profondi radicamenti.<br dir="auto" />Le civiltà muoiono quando viene meno la relazione del linguaggio. Si autodistruggono. La perdita del linguaggio (che non è solo la lingua in sé) è la perdita, tra laltro, della manifestazione dei simboli. Le civiltà e i popoli durano e resistono alla modernità se hanno simboli da esprimere.<br dir="auto" />Esperienze a confronto, ovvero modelli che interagiscono anche su un piano formativo. Tutte le culture sono il prodotto di interazioni, di scambi, di influssi provenienti da altrove(1). Le etnie sono lesperienza di una memoria, che sottolinea identità, appartenenza, radicamento. Sono pertanto difesa di un patrimonio, che non è, soltanto, culturale ma anche etico, religioso, esistenziale e giuridico.<br dir="auto" />I popoli e le civiltà che precipitano nell&#8217;oblio sono quelli che non riescono più a rappresentarsi e che hanno smarrito le voci e gli echi di un passato che si recita proprio grazie a manifestazioni e a segni ricavati da una narrazione della lontananza. Si è consapevoli che il significato di un segno è il segno in cui esso deve venir tradotto(2).<br dir="auto" />Le etnie, riportando sulla scena una memoria che ricostruisce, non fanno altro che invitare il presente a non dimenticare, ovvero a non disperdere il ricordo. La comunanza di valori, di lingua, tradizione, profili culturali e territoriali determinano la valenza etnica. Ciò che resta dentro caratterizza una appartenenza. L&#8217;etnia, in fondo, è l&#8217;espressione di un appartenere. Una comunità alla cui base si focalizzano la lingua, la tradizione e quella memoria, che è ricostruzione ma è, soprattutto, superamento dell&#8217;oblio. Il riferimento resta, comunque, nella stesura di quegli atti giuridici che hanno permesso anche il varo della Legge n. 482/99, ovvero la norma sulla tutela della lingua.<br dir="auto" />Il caso della storia e della cultura in senso complessivo, italo-albanese, facciamo un esempio, si presterebbe ad una valutazione che non è da scandagliare solo in una dimensione antropologica o letteraria ma la verifica di un approfondimento sull&#8217;identità illirica creerebbe delle spinte intorno a processi che sono di natura etno-archeologica. Non bisognerebbe risalire alle prime presenze arberesh prendendo come testimonianze le storiche sette fasi migratorie ma indagare sul perché gli Albanesi trovano un riferimento identitario in quell&#8217;arco geografico che è l&#8217;Italia meridionale. QuellItalia meridionale che è stata anima e geografia della Magna Grecia. Il rapporto con il territorio è un rapporto tra la storia e i beneficiari di una cultura che ha una sua derivazione da una storia orale. Dato sottolineato anche dal punto di vista del diritto.<br dir="auto" />Le minoranze etno-linguistiche, in Italia, si testimoniano attraverso una varietà di caratteristiche, che presentano aspetti di ordine rituale, antropologico, storico, linguistico, appunto, geografico che danno vita alla cultura di un popolo. Ma è la lingua che permette di definire quei processi di civiltà che sono, sostanzialmente, dei veri e propri processi di identità.<br dir="auto" />L&#8217;Italia presenta, tuttora, una mappatura linguistica abbastanza variegata e si distingue per una concretezza dei linguaggi stessi usati o adottati nei diversi contesti territoriali. Nonostante tutto la difesa della lingua italiana ha una sua forza interiore che resiste agli urti delle esterne influenze. I dialetti non fanno altro che irrobustire la lingua nazionale nei confronti di linguaggi altri che provengono da realtà culturali limitrofe.<br dir="auto" />La cultura italiana, in fondo, è una cultura antica che custodisce un bagaglio ampio di sostrati identitari il cui valore dell&#8217;appartenenza nazionale è abbastanza profondo.<br dir="auto" />L&#8217;esempio delle comunità arberesh diffuse nelle sette Regioni d&#8217;Italia è un portato storico-culturale che passa inevitabilmente in un processo di difesa della cultura. Le minoranze storico, linguistiche e culturali (in senso più generale) sono  portatrici di istanze culturali, che arricchiscono l&#8217;identità unitaria in un processo storico di integrazioni multi-etniche ma che a loro volta si arricchiscono di valori consolidati sul territorio.<br dir="auto" />La forza delle minoranze sta proprio nella tutela del loro valore etnico. Un valore che si media nel tempo perché, come più volte si è detto, la storia delle minoranze non solo ha una sua diversificazione ma ha un suo radicamento con delle radici profonde attraverso la tutela.<br dir="auto" />L&#8217;Italia è riuscita ad accogliere questa presenza grazie a dei processi che hanno una loro robustezza nella testimonianza e, soprattutto, in un percorso giuridico che parte proprio dalle capitolazioni le quali costituiscono uno dei primi strumenti che permettono di definire giuridicamente i rapporti tra le comunità albanesi e il territorio ospitante. Sono state proprio le capitolazioni ad enucleare il dato giuridico che poi ha permesso di stabilire un rapporto fondamentale tra gli Albanesi e il territorio italiano.<br dir="auto" />Dalle regolamentazioni delle capitolazioni il dialogo tra comunità e territorio e popolo Albanese ha dato vita alla cultura arberesh ovvero alla cultura degli italo-albanesi.<br dir="auto" /><br dir="auto" />*Micol Bruni- Storica delle Minoranze<br dir="auto" /><br dir="auto" />(1) Fabietti, U., Lidentità etnica. Storia e critica di un concetto equivoco, La Nuova Italia Scientifica, Roma, 1995.<br dir="auto" />(2) Jakobson, R., Gli aspetti linguistici della traduzione in Saggi di linguistica generale, Feltrinelli, Milano, 1966.</p>
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		<title>Il popolo Arbereshe e il patrimonio culturale identitario</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Micol Bruni*]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 10 Jul 2023 04:25:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Storia, Arte, Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[cultura Arbëreshe]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="2560" height="2560" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/07/BD0C99BC-220B-4373-BA49-D9EB2C357569-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/07/BD0C99BC-220B-4373-BA49-D9EB2C357569-scaled.jpeg 2560w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/07/BD0C99BC-220B-4373-BA49-D9EB2C357569-300x300.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/07/BD0C99BC-220B-4373-BA49-D9EB2C357569-1024x1024.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/07/BD0C99BC-220B-4373-BA49-D9EB2C357569-150x150.jpeg 150w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/07/BD0C99BC-220B-4373-BA49-D9EB2C357569-768x768.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/07/BD0C99BC-220B-4373-BA49-D9EB2C357569-1536x1536.jpeg 1536w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/07/BD0C99BC-220B-4373-BA49-D9EB2C357569-2048x2048.jpeg 2048w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/07/BD0C99BC-220B-4373-BA49-D9EB2C357569-1920x1920.jpeg 1920w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/07/BD0C99BC-220B-4373-BA49-D9EB2C357569-1170x1170.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/07/BD0C99BC-220B-4373-BA49-D9EB2C357569-585x585.jpeg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/07/BD0C99BC-220B-4373-BA49-D9EB2C357569-640x640.jpeg 640w" sizes="(max-width: 2560px) 100vw, 2560px" /></p>
<p>I paesi che registrano usi, costumi, lingua, tradizione e storia arbereshe in Italia sono 50. In Puglia ce ne sono tre. Nella sola Calabria ci sono 33 comunità arbereshe. Un&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2023/07/10/il-popolo-arbereshe-e-il-patrimonio-culturale-identitario/">Il popolo Arbereshe e il patrimonio culturale identitario</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="2560" height="2560" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/07/BD0C99BC-220B-4373-BA49-D9EB2C357569-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/07/BD0C99BC-220B-4373-BA49-D9EB2C357569-scaled.jpeg 2560w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/07/BD0C99BC-220B-4373-BA49-D9EB2C357569-300x300.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/07/BD0C99BC-220B-4373-BA49-D9EB2C357569-1024x1024.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/07/BD0C99BC-220B-4373-BA49-D9EB2C357569-150x150.jpeg 150w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/07/BD0C99BC-220B-4373-BA49-D9EB2C357569-768x768.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/07/BD0C99BC-220B-4373-BA49-D9EB2C357569-1536x1536.jpeg 1536w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/07/BD0C99BC-220B-4373-BA49-D9EB2C357569-2048x2048.jpeg 2048w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/07/BD0C99BC-220B-4373-BA49-D9EB2C357569-1920x1920.jpeg 1920w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/07/BD0C99BC-220B-4373-BA49-D9EB2C357569-1170x1170.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/07/BD0C99BC-220B-4373-BA49-D9EB2C357569-585x585.jpeg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/07/BD0C99BC-220B-4373-BA49-D9EB2C357569-640x640.jpeg 640w" sizes="(max-width: 2560px) 100vw, 2560px" /></p><p>I <i>paesi che registrano usi, costumi, lingua, tradizione e storia arbereshe in Italia sono 50. In Puglia ce ne sono tre. Nella sola Calabria ci sono 33 comunità arbereshe. Un viaggio tra gli Arbereshe della Calabria è un viaggio che ci mette al centro di un rapporto tra Occidente ed Oriente.<br />
I beni culturali  di questi paesi, rappresentano una chiave di lettura per un processo non solo di conoscenza ma soprattutto di valorizzazione e di fruizione sia sul piano scientifico che didattico – pedagogico.</i></p>
<p>La storia del popolo arbereshe (italo &#8211; albanese) è una storia che trova nelle identità delle culture mediterranee una chiave di lettura fondamentale. Realtà meridionali che hanno sempre avuto contatto con il mare nonostante gli stanziamenti interni delle popolazioni arbereshe. In fondo gli albanesi, ieri come oggi, venivano e vengono dal mare. I paesi che registrano usi, costumi, lingua, tradizione e storia arbereshe in Italia sono 50. In Puglia ce ne sono tre. Nella sola Calabria ci sono 33 comunità arbereshe. I beni culturali, (il patrimonio culturale in senso più generale) di questi paesi, rappresentano una chiave di lettura per un processo non solo di conoscenza ma soprattutto di valorizzazione e di fruizione sia sul piano scientifico che didattico – pedagogico.</p>
<p><br dir="auto" />La conoscenza del loro patrimonio è conoscenza dei territori nei loro elementi di raccordo tra passato e presente e tra presente e sviluppo culturale. dalla tradizione ai processi informativi. Un percorso che interessa la loro identità e la loro antica e attuale presenza nei territori. Sono interessati Regioni come la Puglia, la Calabria, la Sicilia, La Basilicata, la Campania, il Molise, l’Abruzzo.<br dir="auto" />Ci sono beni culturali e testimonianze storiche che hanno un loro travaglio culturale marcato dovuto ad un intreccio non solo epocale che si portano dentro, ma soprattutto ad una consapevolezza che proviene da una interazione di civiltà. Soprattutto in alcune realtà meridionali questo sentire storico e civile è profondamente rimescolato da processi che sono etnici, antropologici, religiosi. Mi riferisco, dunque, ai beni culturali dei paesi (o delle comunità) arbereshe.<br dir="auto" />Non è che abbiano, questi beni (e guardo con interesse alle chiese, ai conventi, ai monasteri, alla realtà ambientale e paesaggistica dei paesi stessi), una loro strutturazione scollegata dalla storia monumentale e architettonica greco – bizantina tradizionale ma l’incontro tra la tradizione e la “modernità” greco – bizantina ha sviluppato una realtà storica che ha connotati orientali.<br dir="auto" />Una splendida visione del genere si registra a Civita. Ma penso anche a Farneta, ad alcuni ambienti di San Marzano di San Giuseppe, ad alcuni paesi della siciliana Piana. Penso al paesaggio – presepe di San Paolo in Basilicata o a Ururi. Cioè il bene culturale che si percepisce nella storia delle abitazioni diventa una manifestazione della vivibilità e quindi una manifestazione del quotidiano e mai un retaggio antropologico. Ed è un fatto positivo che incide su quattro aspetti. Uno sociologico. Uno storico. Uno artistico. Uno documentario.<br dir="auto" />Ma la storia di queste comunità è vissuta come decodificazione di un processo artistico. Infatti le chiese o i conventi (si pensi a San Demetrio con il suo Sant’Adriano e il suo Centro Studi o a Spezzano Albanese o alle comunità di Piana degli Albanesi) sono i contenitori non solo di un “apparato” storico e architettonico dalle radici o matrici Orientali ma costituiscono soprattutto l’immagine di una proiezione d’arte.<br dir="auto" />La Calabria è al centro di questo itinerario. Dalla provincia di Cosenza a quella di Crotone a quella di Catanzaro. Un itinerario che tocca il paesaggio e la cultura, i riti e le forme di tradizione. Un viaggio tra gli Arbereshe della Calabria è un viaggio che ci mette al centro di un rapporto tra Occidente ed Oriente. La chiesa dell’Assunta di Firmo è la tipica fotografia che mette insieme semplicità della struttura e culto delle civiltà albanofone. Mentre la cattedrale di Lungro è l’incontro tra il raffinato stile medio orientale e il desiderio di occidentalizzazione dell’arte. Una cultura di stampo prettamente bizantino. Il bizantino qui si svolge in un incrocio tra il romanico e il barocco.<br dir="auto" />Dalla semplicità della chiesa di Firmo alla esuberanza e sobrietà della cattedrale di Lungro. Dalla semplicità lineare di Macchia alle forme “barocche” di San Demetrio. Dal bizantinismo restaurato del campanile della chiesa di San Pietro e Paolo di Spezzano Albanese al decorativo piano di Barile. Agglomerati urbani che si dichiarano artisticamente attraverso una tradizione che ha come bene fondante il culto. I beni culturali, per la maggior parte, in questi paesi, sono beni di culto.<br dir="auto" />Mettiamo insieme queste due forme e il discorso che si faceva all’inizio ha una sua corposità storica e artistica. Si mantiene fede alla storia ma l’arte è qualcosa di più che si concilia con la fede. La storia invece con il culto. Le tre navate di questa cattedrale sono la dimostrazione di uno stile e di una forma che chiaramente caratterizzerà e si imporrà nella cultura di queste comunità. Le quali comunque rimangono fedeli, nella loro visione storico – artistica ad una identità illirica sia nello stile che nelle forme.<br dir="auto" />Per restare, ora, nell&#8217;antica Terra d&#8217;Otranto ci sono alcune sottolineature da cesellare. In Puglia, dunque, vi sono tre comunità Arbereshe (italo &#8211; albanese). Una in provincia di Taranto, San Marzano di San Giuseppe, e le altre due in provincia di Foggia: Chieuti e Casalvecchio di Puglia. Cultura popolare e identità etnico &#8211; linguistica, qui, si intrecciano. Un processo di civiltà che ha come fondamento storico il valore della tradizione. Sono territori che risultano interessati da una cultura &#8220;minoritaria&#8221; ma che hanno una grande valenza antropologica.<br dir="auto" />Va dato chiaramente anche uno sguardo a quei paesi della Puglia ionica che hanno perso la lingua e la tradizione Arbereshe. Hanno un&#8217;origine italo &#8211; albanese, infatti, alcuni paesi della provincia di Taranto, i quali si caratterizzavano per le forme di rito greco &#8211; ortodosso. Tra questi paesi si annoverano comunità come Carosino, Faggiano, Monteiasi, Montemesola, Monteparano, Roccaforzata, S. Crispieri, San Giorgio Jonico. Sono paesi che hanno perso la loro identità albanofona e le testimonianze risalenti ad una cultura Arbereshe sono ben poche.<br dir="auto" />Solo San Marzano di San Giuseppe ha mantenuto una tradizione Arbereshe che è, comunque, oramai, anch&#8217;essa ben diversa da un percorso culturale e religioso greco &#8211; ortodosso. La sua eredità italo &#8211; albanese ha una consistenza storica, che non va dispersa e va difesa perché è parte integrante di un processo culturale ed esistenziale.<br dir="auto" />San Marzano non può essere studiato soltanto dal punto di vista demo &#8211; antropologico. La realtà che presenta si inserisce in un quadro sistematico di recupero del bene culturale come espressione di un patrimonio da tutelare e da valorizzare. Ha sempre costituito un punto di riferimento e di aggregazione tra la Lucania, la Puglia, la Calabria e la Campania. In Campania c&#8217;è un solo paese Arbereshe. Si tratta di Greci, in provincia di Avellino. E&#8217; stato sino al 1860 provincia di Foggia.<br dir="auto" />Ancora oggi, San Marzano è il paese con il più alto numero di abitanti rispetto a tutti gli altri che coprono l&#8217;Arberia. La Calabria, invece, presente il più grosso numero di paesi Arbereshe. Ve ne sono ben 33. La Puglia, geograficamente, costituisce un territorio cerniera. Ieri (quando gli albanesi vennero in Italia, intorno al XV secolo) come oggi rappresenta un&#8217;area di frontiera. Queste comunità (San Marzano è un esempio) non sono solo una testimonianza storica ma tracciano un percorso identitario, attraverso il quale approfondire le radici e le ragioni di una diaspora. Il mondo albanese ci appartiene dentro questa immensa anima mediterranea.<br dir="auto" />La Puglia come la Calabria, in particolare, o la Basilicata o la Sicilia o il Molise le altre due Regioni difendono il patrimonio delle minoranze non dimenticando i valori dell’Unità e delle identità di una tradizione che racconta le sue diverse storie. Gli arbereshe sono storia, tradizione cultura. Il loro patrimonio si innesca in una visione ampia sul piano identitario. Resta, comunque, fondamentale il rapporto tra i paesi che tuttora praticano la lingua arbereshe e quei paesi che hanno perduto usi, tradizioni e costumi oltre che la stessa lingua.<br dir="auto" />Un rapporto che sottolinea segni particolari in quel patrimonio che non è solo culturale in sé ma è anche umano. In una tale dimensione la storia della letteratura (proprio in quel rapporto tra mondo albanese e mondo Arbereshe) potrà offrirci delle chiavi di lettura certamente significative. Sul piano istituzionale, comunque, la ricerca andrà, tra l&#8217;altro, ad approfondire anche le altre comunità minoritarie presenti in Italia proprio per tentare di stabilire delle comparazioni non solo storiche ma anche letterarie.<br dir="auto" /><br dir="auto" />Micol Bruni<br dir="auto" />*Storica delle minoranze etnolinguistiche. Già Cultore della materia Università degli Studi di Taranto – Bari</p>
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		<title>Kant e la ragione metafisica nicciana. Verso i 300 anni della nascita di Kant</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Micol Bruni*]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 08 Jul 2023 05:41:37 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p><img width="2560" height="2560" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/07/6D9ADAE1-CA91-4D5C-833B-7EB491034B06-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/07/6D9ADAE1-CA91-4D5C-833B-7EB491034B06-scaled.jpeg 2560w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/07/6D9ADAE1-CA91-4D5C-833B-7EB491034B06-300x300.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/07/6D9ADAE1-CA91-4D5C-833B-7EB491034B06-1024x1024.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/07/6D9ADAE1-CA91-4D5C-833B-7EB491034B06-150x150.jpeg 150w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/07/6D9ADAE1-CA91-4D5C-833B-7EB491034B06-768x768.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/07/6D9ADAE1-CA91-4D5C-833B-7EB491034B06-1536x1536.jpeg 1536w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/07/6D9ADAE1-CA91-4D5C-833B-7EB491034B06-2048x2048.jpeg 2048w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/07/6D9ADAE1-CA91-4D5C-833B-7EB491034B06-1920x1920.jpeg 1920w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/07/6D9ADAE1-CA91-4D5C-833B-7EB491034B06-1170x1170.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/07/6D9ADAE1-CA91-4D5C-833B-7EB491034B06-585x585.jpeg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/07/6D9ADAE1-CA91-4D5C-833B-7EB491034B06-640x640.jpeg 640w" sizes="(max-width: 2560px) 100vw, 2560px" /></p>
<p>Un tempo senza criticismo è un’epoca fallita. Le culture moderne tradiscono  Kant perchè non sanno più fare i conti con il tempo. Anche la politica necessita di un tempo. Quella&#8230;</p>
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<p>Infatti è proprio così. Lungo le vie della vecchia città di Konigsberg tutti volevano bene a quell’anziano uomo che nel corso delle sue lunghe passeggiate aveva un sorriso per tutte le persone che incontrava e che affascinava con la sua oratoria e la sua arguzia. A quell’anziano uomo che non regolava le lancette del suo orologio a quello della città ma il contrario, come sosteneva qualcuno bonariamente, in virtù di uno stile di vita estremamente regolato. Quel vecchio filosofo che tentò una impresa titanica, cercò di elaborare un nuovo modo di fare filosofia attraverso una vera rivoluzione copernicana nel modo di pensare l’uomo e l’universo.</p>
<p>Immanuel Kant nato, da una famiglia di origini modeste, a Konigsberg nel 1724 e morto nella stessa città in cui trascorse la sua vita nel 1804.<br dir="auto" />Sembra sia stata la madre, Anna, ad accorgersi delle doti intellettuali del figlio e tra il 1730 e il 1732 Kant frequentò la scuola dell’ospizio suburbano e compiuti otto anni, grazie all’aiuto finanziario di Franz Albert Schltz, direttore del Ginnasio Fridericianum, venne accolto nel collegio. Un collegio frutto dell’impegno pedagogico pietista nella Germania nordorientale.<br dir="auto" />I pietisti affondavano le loro radici nell’anabattismo e nel mennonismo dei secoli passati e spesso raggiungeva eccessi sorprendenti. In realtà, in seguito, Kant descriverà gli anni trascorsi al Fridericianum come una “schiavitù giovanile” e anche nei confronti dei suoi professori non aveva bei ricordi ma riusciva a menzionare unicamente il docente di latino in quanto gli riconosceva il merito di aver saputo affrontare i classici latini anche attraverso una interpretazione morale e letteraria non solo, quindi, meramente grammaticale. Kant trascorre otto anni al Fridericianum.<br dir="auto" />Nel 1737 viene colpito da una tragedia , ovvero la madre muore e come documentano i registri della parrocchia verrà sepolta la sera prima di Natale “povera” e in “silenzio” cioè priva di un accompagnamento religioso proprio ad indicare uno stato di pesante ristrettezza economica in cui versava la famiglia. Per non gravare sulla famiglia Kant si trasferì da un amico e si manteneva dando lezioni private.<br dir="auto" />Nel 1746 conclude gli studi presentando uno scritto intitolato « Pensieri sulla vera estimazione delle forze vive». Si tratta di un saggio dedicato a un problema della fisica ma che in realtà riguarda anche la filosofia. Infatti la definizione del calcolo della forza in base alla massa e alla velocità opprime da anni i discepoli della Méthode cartesiani e a quanti si rifanno al pensiero leibniziano al quale Kant dà ragione in riferimento alla forze vive ma si rivolge anche ai cartesiani quando parla di forze morte.<br dir="auto" />Nello stesso anno, il 1746, Kant viene colpito da un’altra tragedia, il padre muore e la sua salma scende nella tomba “povera” e in “silenzio” come quella della moglie. Perciò Kant per far fronte alle ormai disastrose condizioni economiche sceglie di diventare precettore privato presso le residenze degli aristocratici della campagna prussiana e sarà l’unica volta che lascerà la sua città. Nonostante il duro lavoro di precettore poco degno di ammirazione perché gli stessi venivano considerati né più né meno dei semplici domestici Kant riesce a mettere un po’ di soldi da parte e nel 1755 torna a Konigsberg e si accinge a pubblicare il suo primo lavoro importante: la Storia universale della natura e Teoria del cielo in cui Kant espone una teoria sull’origine del sistema solare.<br dir="auto" />Questo lavoro che si riallaccia nel contenuto delle idee tanto a Newton quanto a Copernico ha un destino sfortunato, l’editore fallisce e la tipografia viene sigillata. Tuttavia ormai Kant in tutta la Germania è ammirato e conosciuto con il nomignolo di “Illuminismo” in persona. Alcuni mesi dopo, in ottemperanza della legge prussiana che prevede almeno tre esami per poter esercitare il libero insegnamento Kant si abilita con una discussione sui “primi principi della nuova metafisica” ottenendo il titolo di Magister legis, cioè libero docente. Molto più importante per il professore è la possibilità di accedere al titolo di docente universitario che tarda però ad arrivare.<br dir="auto" />Negli anni che seguono Kant riesce ad assumere un ruolo di spicco nella vita cittadina e quando gli viene proposta la cattedra di arte poetica rifiuta sdegnosamente ma non si arrende e continua a presentare la domanda questa volta però alla facoltà di filosofia di Konigsberg e alla “Serenissima Potentissima Imperatrice e Sovrana di tutte le Russie”, Elisabetta, in quanto la città è stata occupata dai russi. L’occupazione dura quattro anni, dal 1758 al 1762,e invece di deprimere la città si rivela un volano tanto per l’economia quanto per la cultura.<br dir="auto" />Le pubblicazioni di Kant che vanno dal 1762 al 1764 consolidano la sua fama di studioso di metafisica e dopo la guerra dei sette anni il suo pensiero è discusso in tutta la Germania, tant’è che Federico II, di solito non disposto positivamente verso i filosofi tedeschi, indirizza al governatore della Prussia orientale un lettera in cui chiede l’avanzamento del professore Kant.<br dir="auto" />Kant, così, ottiene il posto di sottobibliotecario della biblioteca del castello in cui vi rimane per quattro anni. Nel 1770 ottiene la tanto sospirata e desiderata cattedra di filosofia e logica all’università di Konigsberg. Dopo un lungo decennio di silenzio, rimproverato da tutti, ma caratterizzato da una intensa attività mentale, Kant in una lettera indirizzata al suo ex allievo Markus Herz annuncia per Pasqua l’uscita della pubblicazione dal titolo « Critica della ragion pura».<br dir="auto" />Il testo uscì nel 1781, ma ci lavorava dal 1770, all’interno del quale si afferma che la conoscenza umana è nel suo complesso un contesto di giudizi che possono essere analitici o sintetici, rispettivamente al soggetto viene attribuita una qualità implicita o una qualità nuova non desumibile dal concetto di esso. L’opera venne considerata da Schopenhauer come il libro più importante scritto in Europa e Goethe dichiarò che leggere un pagina degli scritti di Kant è “come entrare in una stanza piena di luce”. Nel 1788 esce la « Critica della ragion pratica » in cui il filosofo determina la natura della legge morale e il genere di adesione che i principi pratici comportano.<br dir="auto" />Nel 1790 dà alla luce un’altra opera dal titolo « Critica del giudizio »con la quale completa la sistemazione filosofica del criticismo. Tratta, in quest’ultimo testo, delle nozioni del bello e della finalità. Nel frattempo Kant guadagna sempre più stima e ammirazione soprattutto dopo la partecipazione nel 1784 ad una delle questioni della Berlinische Monatsschrift, Che cos’è l’illuminismo? Domanda alla quale Kant rispose così: “l’illuminismo è l’uscita dell’uomo dallo stato di minorità che egli deve imputare a se stesso” ovvero, come sostiene Armando Massarenti, in Kant si ribadisce che “la libertà non è il semplice prodotto di una negazione del presente, ma il frutto tardo e difficile di una cruda contesa storica con chi detiene forza e autorità” (Armando Massarenti, in Kant Vita, pensiero, opere scelte, Il sole 24 ORE, 2006). Una definizione, quella di Kant, che ha fatto epoca e che portò al filosofo, due anni dopo, la carica di rettore dell’università di Konigsberg e venne eletto membro dell’Accademia delle scienze di Berlino. Anche se ormai vecchio, Kant continuava ad affascinare le giovani menti così come i suoi amici. La sua ultima lezione, tenutasi nel 1796, è documento di quanto il filosofo fosse amato ed apprezzato.<br dir="auto" />Negli ultimi anni dà alle stampe Il conflitto delle facoltà e l’Antropologia da un punto di vista pragmatico (1798). Il crollo fisico e mentale è però ormai imminente. Si ammala di polmonite ma, per dimostrare che la sua mente è ancora lucida, nel momento della visita del medico, si racconta che, per rivolgere un atto di gratitudine, si alzò nonostante la salute fragile, con lo stupore del dottore e bisbigliò “il senso di umanità non mi ha ancora abbandonato”.<br dir="auto" />Immanuel Kant muore il 12 febbraio del 1804, all’età di ottanta anni, dopo aver sussurrato “ Es ist Gut” cioè “Va bene così”.<br dir="auto" />Tra le tante opere di Kant, fra quelle citate, ho omesso, volutamente, di far riferimento al testo dal titolo « Per la pace perpetua » (1795), in quanto il lavoro che mi sono proposta di sviluppare si basa proprio sull’analisi di tale opera e quindi sulle tematiche da Kant analizzate sulle quali soffermerò la mia attenzione.<br dir="auto" />Kant affronta il problema della pace perpetua nella filosofia del diritto. Propone una soluzione che è prettamente giuridica. Tali tematiche non vengono analizzate unicamente in questo scritto ma Kant dedica altri testi a tale problema.<br dir="auto" />Ricordiamo infatti Principi metafisici della dottrina del diritto (1797), il saggio in cui Kant espone il primo abbozzo di filosofia della storia, Idea per una storia universale dal punto di vista cosmopolitico (1784), in cui viene affrontato il problema dei rapporti tra teoria e pratica, Sul detto comune “Ciò può esser giusto in teoria, ma non vale per la prassi” ( 1793).<br dir="auto" />Lo scritto « Per la pace perpetua »fu concepito in seguito alla notizia della pace di Basilea firmata tra la Repubblica Francese e la Prussia il 5 aprile 1795 ma indipendentemente dalle circostanze storiche trova la sua ragione in una concezione generale della storia, della società e del diritto.<br dir="auto" />Il progetto dell’opera kantiana non era un progetto a se stante ma aveva dei precedenti che lo stesso Kant riconobbe nell’opera dal titolo « Projet pour rendre la paix perpetuelle en Europe » (1713-1717) dell’abate di Saint-Pierre, fondato sul principio di un’alleanza perpetua tra gli Stati sovrani che si impegnano a sottomettere le loro controversie al giudizio di tutti gli altri Stati riuniti in assemblea permanente, e gli scritti di Rousseau composti tra il 1756 e il 1758 che vertevano su un’analisi critica dello stesso progetto. La discussione sul tema è affrontata da Kant nell’insolita forma del trattato internazionale.<br dir="auto" />Il filosofo costruisce il suo pensare sui concetti propri del giusnaturalismo che pone le basi sul concetto di stato di natura che è uno stato non giuridico o come lo chiama Kant di diritto provvisorio ma è uno stato di guerra permanente da cui l’umanità deve uscire. Come per Hobbes e gli altri giusnaturalisti anche per Kant il passaggio dallo stato di natura allo stato civile avviene attraverso un contratto originario (ricordiamo che Hobbes parlava in realtà di un patto sociale e distingueva il pactum unionis dal pactum subiectionis). Kant condivide due massime di Hobbes, la prima è che lo stato di natura è uno stato di guerra di tutti contro tutti (si ricorda il principio homo homini lupus), la seconda è che lo stato di natura in quanto stato di guerra è uno stato da cui l’uomo deve uscire.<br dir="auto" />Hobbes.<br dir="auto" />La differenza tra Kant e Hobbes sta nel fatto che per il primo l’uomo potrà uscire dallo stato di natura attraverso una norma morale (imperativo categorico), mentre per il secondo l’uomo uscirà dallo stato di natura attraverso una regola di prudenza (imperativo ipotetico). Quindi il progetto di Kant sta nella facoltà di far uscire gli uomini dallo stato permanente di guerra, e quindi dallo stato di natura, per poter creare uno stato di pace universale.<br dir="auto" />Kant ben presto comprende che tale progetto ha in realtà dei limiti e quindi per il superamento dello stato di guerra che sopravvive nei rapporti tra stati, e non più nei rapporti tra individui per effetto del patto di unione, è necessaria una unione di stati e soprattutto un’unione fra stati più civili che saranno di esempio agli altri attraverso una lega o una federazione permanente. Facendo sempre riferimento alla dottrina giusnaturalista la costituzione dello Stato richiederebbe o due patti (pactum societas con il quale gli individui rinunciano ai conflitti per dare inizio ad una collaborazione, e il pactum subiectionis con il quale si sottopongono ad un potere comune che sottometta la comunità) o un patto di unione come quello ipotizzato da Hobbes che riunisce le caratteristiche dei due patti sopra menzionati.<br dir="auto" />In realtà il progetto che Kant ha in mente è diverso. Mira alla realizzazione di un patto in cui gli Stati, pur accordandosi nel porre termine a tutte le guerre, non sottopongono la garanzia della efficacia di tale patto a un potere superiore. Quindi è di facile comprensione il motivo secondo cui questa idea non può essere accettata almeno per due motivi.<br dir="auto" />Il primo perché senza il controllo di un potere superiore ognuno degli Stati uniti in federazione può a piacimento uscire dal patto e perciò si resta nell’ambito del diritto provvisorio, non amato dallo stesso Kant.<br dir="auto" />Il secondo motivo è fondato sulla preoccupazione che uno Stato universale possa rivelarsi pericoloso per la libertà dando origine al dispotismo. L’idea di Stato dispotico era completamente contraria alla concezione di Stato che aveva Kant. Egli contrapponeva come forma buona di stato la Repubblica intesa come forma di governo in cui veniva attuato il principio della separazione dei poteri, in particolare la separazione del potere esecutivo dal potere legislativo.<br dir="auto" />Il progetto che Kant elaborò, nell’opera in questione, non è concepito come un’utopia, in quanto sostiene che la pace interna da cui sono nati gli stati e la pace esterna verso cui il diritto tende devono essere intesi come un dovere morale.<br dir="auto" />Le idee di Kant restano quanto mai attuali e perciò discutibili affinché vengano poste le basi per una discussione aperta nei confronti dei vari stati a noi vicini proprio perché si possa, non dico arrivare alla risoluzione del problema, ma almeno alla possibilità di poter discutere il problema della eliminazione della guerra attraverso sinergie tra stati che vengono considerati, oggi, civili.<br dir="auto" />Entrando nel vivo della questione è necessario sottolineare che Kant affronta la discussione attraverso la forma del trattato internazionale in quanto del trattato vuole avere le virtù attive e la veste funzionale. L’opera è così suddivisa : Sezione prima : “Contenente gli articoli preliminari per la pace perpetua tra gli Stati”; Sezione seconda : Contenente gli articoli definitivi per la pace perpetua tra gli stati”; Primo supplemento : “Garanzia della pace perpetua”; Secondo supplemento : “Articolo segreto per la pace perpetua”; Appendice : I “Sulla discordanza tra morale e politica in ordine alla pace perpetua” e II “Dell’accordo della politica con la morale secondo il concetto trascendente del diritto pubblico”.<br dir="auto" />Gli articoli preliminari sono sei e rappresentano “le condizioni necessarie a che vengano eliminate le principali ragioni di guerra tra gli Stati…” (Noberto Bobbio, Diritto e stato nel pensiero di Immanuel Kant, Torino, 1957, pp.272-273). Il primo articolo e gli ultimi due sono leges strictae, valgono senza tener conto delle circostanze e sono di applicazione immediata, gli altri sono leges latae tengono conto, cioè, delle circostanze e permettono che se ne differisca l’esecuzione.<br dir="auto" />In tutto questo rientra la considerazione di un mondo altro dentro la nozione di tempo. Un tempo espressivo, un tempo storico, un tempo metafisico. Da qui a Nietzsche il passo è obbligatorio e attraversa Hegel, Schopenauur e la filosofia post romantica sino a rivelarsi e svelarsi con Heidegger.</p>
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<div dir="auto">*Micol Bruni, studiosa di diritto e di filosofia. <br dir="auto" />Laureata in Giurisprudenza con una tesi dal titolo &#8220;Gli Arbereshe tra storia e diritto&#8221;. Studiosa degli aspetti storici delle comunità italo-albanesi, ha condotto ricerche riferite alla letteratura meridionale ed ai viaggiatori stranieri in Italia. Studiosa di filosofia, ha scritto saggi su Kant, Nietzsche, Gentile. Ha curato volumi dedicati ai Beni Culturali ed ha partecipato a studi monografici dedicati a Giuseppe Battista, Carlo Levi, Cesare Pavese, Sandro Penna. Ha pubblicato un volume dal titolo &#8220;Poesia e poeti nella metafora&#8221; (2007). Insieme al padre Pierfranco ha curato la stesura del testo pubblicato dalla Nemapress ed intitolato &#8220;Elio Vittorini &#8211; La sfida dello scrittore&#8221; (Collana Saggi, 2009). È Presidente dell&#8217;Istituto di Ricerca per l&#8217;Arte e la Letteratura (I.R.A.L.) ed ha curato, in qualità di presidente e coordinatrice scientifica, la pubblicazione di testi riguardanti la letteratura del Novecento con riferimento a Gabriele D&#8217;Annunzio. Ha partecipato a trasmissioni della RAI su temi inerenti la valorizzazione delle culture antropologiche.</div>
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<p><a class="a2a_button_facebook" href="https://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.lafrecciaweb.it%2F2023%2F07%2F08%2Fkant-e-la-ragione-metafisica-nicciana-verso-i-300-anni-della-nascita-di-kant%2F&amp;linkname=Kant%20e%20la%20ragione%20metafisica%20nicciana.%20Verso%20i%20300%20anni%20della%20nascita%20di%20Kant" title="Facebook" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_dd addtoany_share_save addtoany_share" href="https://www.addtoany.com/share#url=https%3A%2F%2Fwww.lafrecciaweb.it%2F2023%2F07%2F08%2Fkant-e-la-ragione-metafisica-nicciana-verso-i-300-anni-della-nascita-di-kant%2F&#038;title=Kant%20e%20la%20ragione%20metafisica%20nicciana.%20Verso%20i%20300%20anni%20della%20nascita%20di%20Kant" data-a2a-url="https://www.lafrecciaweb.it/2023/07/08/kant-e-la-ragione-metafisica-nicciana-verso-i-300-anni-della-nascita-di-kant/" data-a2a-title="Kant e la ragione metafisica nicciana. Verso i 300 anni della nascita di Kant"></a></p><p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2023/07/08/kant-e-la-ragione-metafisica-nicciana-verso-i-300-anni-della-nascita-di-kant/">Kant e la ragione metafisica nicciana. Verso i 300 anni della nascita di Kant</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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		<title>Le celebrazioni dei 150 anni di Manzoni coinvolgono tutte le Regioni d&#8217;Italia nel segno della Identita nazionale</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2023/01/13/le-celebrazioni-dei-150-anni-di-manzoni-coinvolgono-tutte-le-regioni-ditalia-nel-segno-della-identita-nazionale/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=le-celebrazioni-dei-150-anni-di-manzoni-coinvolgono-tutte-le-regioni-ditalia-nel-segno-della-identita-nazionale</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Micol Bruni*]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 13 Jan 2023 19:18:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Storia, Arte, Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[150 anni]]></category>
		<category><![CDATA[Alessandro Manzoni]]></category>
		<category><![CDATA[celebrazioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="2560" height="1706" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/01/8CDEADEE-35BA-4B94-9873-57AA7B286590-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/01/8CDEADEE-35BA-4B94-9873-57AA7B286590-scaled.jpeg 2560w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/01/8CDEADEE-35BA-4B94-9873-57AA7B286590-300x200.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/01/8CDEADEE-35BA-4B94-9873-57AA7B286590-1024x683.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/01/8CDEADEE-35BA-4B94-9873-57AA7B286590-768x512.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/01/8CDEADEE-35BA-4B94-9873-57AA7B286590-1536x1024.jpeg 1536w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/01/8CDEADEE-35BA-4B94-9873-57AA7B286590-2048x1365.jpeg 2048w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/01/8CDEADEE-35BA-4B94-9873-57AA7B286590-1920x1280.jpeg 1920w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/01/8CDEADEE-35BA-4B94-9873-57AA7B286590-1170x780.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/01/8CDEADEE-35BA-4B94-9873-57AA7B286590-585x390.jpeg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/01/8CDEADEE-35BA-4B94-9873-57AA7B286590-263x175.jpeg 263w" sizes="(max-width: 2560px) 100vw, 2560px" /></p>
<p>Il Progetto vedrà la pubblicazione di un volume che sarà edito dalla casa editrice Solfanelli e la realizzazione di alcuni convegni sia in Italia che all&#8217;Estero con il coinvolgimento dei&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2023/01/13/le-celebrazioni-dei-150-anni-di-manzoni-coinvolgono-tutte-le-regioni-ditalia-nel-segno-della-identita-nazionale/">Le celebrazioni dei 150 anni di Manzoni coinvolgono tutte le Regioni d&#8217;Italia nel segno della Identita nazionale</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="2560" height="1706" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/01/8CDEADEE-35BA-4B94-9873-57AA7B286590-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/01/8CDEADEE-35BA-4B94-9873-57AA7B286590-scaled.jpeg 2560w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/01/8CDEADEE-35BA-4B94-9873-57AA7B286590-300x200.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/01/8CDEADEE-35BA-4B94-9873-57AA7B286590-1024x683.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/01/8CDEADEE-35BA-4B94-9873-57AA7B286590-768x512.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/01/8CDEADEE-35BA-4B94-9873-57AA7B286590-1536x1024.jpeg 1536w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/01/8CDEADEE-35BA-4B94-9873-57AA7B286590-2048x1365.jpeg 2048w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/01/8CDEADEE-35BA-4B94-9873-57AA7B286590-1920x1280.jpeg 1920w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/01/8CDEADEE-35BA-4B94-9873-57AA7B286590-1170x780.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/01/8CDEADEE-35BA-4B94-9873-57AA7B286590-585x390.jpeg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/01/8CDEADEE-35BA-4B94-9873-57AA7B286590-263x175.jpeg 263w" sizes="(max-width: 2560px) 100vw, 2560px" /></p><p><i>Il Progetto vedrà la pubblicazione di un volume che sarà edito dalla casa editrice Solfanelli e la realizzazione di alcuni convegni sia in Italia che all&#8217;Estero con il coinvolgimento dei ministeri tra Istruzione e Cultura.Il primo appuntamento a Milano. Coordinamento scientifico del progetto  a cura di Pierfranco Bruni, (Sindacato  Libero Scrittori Italiani e Centro Studi Francesco Grisi).</i></p>
<p>Le celebrazioni dei 150 anni della scomparsa di Alessandro Manzoni arrivano in tutte le Regioni italiane tra ricerca, letteratura e culture comparate nel segno della Identita nazionale. Un segnale preciso nell&#8217;ambito soprattutto delle comparazioni con il mondo scolastico italiano ed europeo.</p>
<p dir="auto" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Infatti al progetto hanno aderito istituti scolastici superiori che vanno dalla Calabria al Molise, dall&#8217;Umbria alla Lombardia insieme ad altre strutture culturali e di ricerca di tutta Italia compreso la Agenzia Euro Mediterranea.</p>
<p dir="auto" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Docenti universitari, scuole, studiosi di letteratura, storici, ed esperti d&#8217;arte daranno una chiave di lettura nella interpretazione di un Manzoni non solo letterato, scrittore e italianista ma anche filosofo nel quadro della Identita italiana. Un quadro che presenta una articolata visione di uno scrittore che, dopo Dante, ha firmato il tracciato della lingua italiana sulla quale si continua a discutere proprio partendo dalla impostazione dello &#8220;sciacquare i panni in Arno&#8221;. <br dir="auto" />Il Progetto vedrà la pubblicazione di un volume che sarà edito dalla casa editrice Solfanelli e la realizzazione di alcuni convegni sia in Italia che all&#8217;Estero con il coinvolgimento dei ministeri tra Istruzione e Cultura. Il primo incontro di svolgerà a Milano per poi toccare luoghi e scuole tra licei e altri ordini scolastici. <br dir="auto" />Perché Manzoni? Perché,  oltre a dare un segnale preciso dell&#8217;importanza della classicità e della visione identitaria nella cultura italiana ed europea, è un preciso modello di partecipazione alle dialettiche di come si fa scuola tra istruzione, didattica e letteratura nelle problematiche culturali del nostro tempo. <br dir="auto" />Manzoni è tradizione nello studio delle lingue, ma è anche un attraversamento in un confronto diretto tra scientificità, dal punto di vista universitario, e metodologia didattica come ben hanno compreso gli Istituti scolastici e culturali del tarantino, di Cosenza, di Gubbio, di Perugia, di Milano, Luino, di Termoli e Molise, dell&#8217;Abruzzo, della Lombardia,  della Sicilia e gli esperti delle università e studiosi del Salento, di Milano, di Firenze, di Palermo, di Macerata, di Basilicata, del Lazio, di Puglia, di Perugia, di Pescara, di Torino ed altri in corso di collaborazione.</p>
<p dir="auto" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Il primo appuntamento del Progetto, che vede il coordinamento scientifico guidato da Pierfranco Bruni, (Sindacato  Libero Scrittori Italiani e Centro Studi Francesco Grisi) è fissato nel mese di aprile partendo da Milano. Dunque un Manzoni a 150 anni dalla scomparsa tra identità nazionale, filosofia, letteratura, arte e musica.</p>
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<p><a class="a2a_button_facebook" href="https://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.lafrecciaweb.it%2F2023%2F01%2F13%2Fle-celebrazioni-dei-150-anni-di-manzoni-coinvolgono-tutte-le-regioni-ditalia-nel-segno-della-identita-nazionale%2F&amp;linkname=Le%20celebrazioni%20dei%20150%20anni%20di%20Manzoni%20coinvolgono%20tutte%20le%20Regioni%20d%E2%80%99Italia%20nel%20segno%20della%20Identita%20nazionale" title="Facebook" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_dd addtoany_share_save addtoany_share" href="https://www.addtoany.com/share#url=https%3A%2F%2Fwww.lafrecciaweb.it%2F2023%2F01%2F13%2Fle-celebrazioni-dei-150-anni-di-manzoni-coinvolgono-tutte-le-regioni-ditalia-nel-segno-della-identita-nazionale%2F&#038;title=Le%20celebrazioni%20dei%20150%20anni%20di%20Manzoni%20coinvolgono%20tutte%20le%20Regioni%20d%E2%80%99Italia%20nel%20segno%20della%20Identita%20nazionale" data-a2a-url="https://www.lafrecciaweb.it/2023/01/13/le-celebrazioni-dei-150-anni-di-manzoni-coinvolgono-tutte-le-regioni-ditalia-nel-segno-della-identita-nazionale/" data-a2a-title="Le celebrazioni dei 150 anni di Manzoni coinvolgono tutte le Regioni d’Italia nel segno della Identita nazionale"></a></p><p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2023/01/13/le-celebrazioni-dei-150-anni-di-manzoni-coinvolgono-tutte-le-regioni-ditalia-nel-segno-della-identita-nazionale/">Le celebrazioni dei 150 anni di Manzoni coinvolgono tutte le Regioni d&#8217;Italia nel segno della Identita nazionale</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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		<title>Il &#8220;giurista&#8221; Dante per le colpe e le pene dell&#8217;uomo moderno tra Commedia e Monarchia</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2021/07/01/il-giurista-dante-per-le-colpe-e-le-pene-delluomo-moderno-tra-commedia-e-monarchia/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=il-giurista-dante-per-le-colpe-e-le-pene-delluomo-moderno-tra-commedia-e-monarchia</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Micol Bruni*]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 01 Jul 2021 03:43:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Storia, Arte, Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[dante]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="2560" height="2560" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/07/93653981-878C-4C7A-A01B-70A4EA632AAD-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/07/93653981-878C-4C7A-A01B-70A4EA632AAD-scaled.jpeg 2560w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/07/93653981-878C-4C7A-A01B-70A4EA632AAD-300x300.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/07/93653981-878C-4C7A-A01B-70A4EA632AAD-1024x1024.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/07/93653981-878C-4C7A-A01B-70A4EA632AAD-150x150.jpeg 150w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/07/93653981-878C-4C7A-A01B-70A4EA632AAD-768x768.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/07/93653981-878C-4C7A-A01B-70A4EA632AAD-1536x1536.jpeg 1536w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/07/93653981-878C-4C7A-A01B-70A4EA632AAD-2048x2048.jpeg 2048w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/07/93653981-878C-4C7A-A01B-70A4EA632AAD-1920x1920.jpeg 1920w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/07/93653981-878C-4C7A-A01B-70A4EA632AAD-1170x1170.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/07/93653981-878C-4C7A-A01B-70A4EA632AAD-585x585.jpeg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/07/93653981-878C-4C7A-A01B-70A4EA632AAD-640x640.jpeg 640w" sizes="(max-width: 2560px) 100vw, 2560px" /></p>
<p>Dante è una immensa biblioteca giuridica oltre che umanistico &#8211; filosofica. Non universale, ma disorganica tra studi profondi nella cultura orientale e la tradizione occidentale. Un Occidente che non aveva&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2021/07/01/il-giurista-dante-per-le-colpe-e-le-pene-delluomo-moderno-tra-commedia-e-monarchia/">Il &#8220;giurista&#8221; Dante per le colpe e le pene dell&#8217;uomo moderno tra Commedia e Monarchia</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="2560" height="2560" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/07/93653981-878C-4C7A-A01B-70A4EA632AAD-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/07/93653981-878C-4C7A-A01B-70A4EA632AAD-scaled.jpeg 2560w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/07/93653981-878C-4C7A-A01B-70A4EA632AAD-300x300.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/07/93653981-878C-4C7A-A01B-70A4EA632AAD-1024x1024.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/07/93653981-878C-4C7A-A01B-70A4EA632AAD-150x150.jpeg 150w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/07/93653981-878C-4C7A-A01B-70A4EA632AAD-768x768.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/07/93653981-878C-4C7A-A01B-70A4EA632AAD-1536x1536.jpeg 1536w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/07/93653981-878C-4C7A-A01B-70A4EA632AAD-2048x2048.jpeg 2048w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/07/93653981-878C-4C7A-A01B-70A4EA632AAD-1920x1920.jpeg 1920w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/07/93653981-878C-4C7A-A01B-70A4EA632AAD-1170x1170.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/07/93653981-878C-4C7A-A01B-70A4EA632AAD-585x585.jpeg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/07/93653981-878C-4C7A-A01B-70A4EA632AAD-640x640.jpeg 640w" sizes="(max-width: 2560px) 100vw, 2560px" /></p><div dir="auto" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">
<p>Dante è una immensa biblioteca giuridica oltre che umanistico &#8211; filosofica. Non universale, ma disorganica tra studi profondi nella cultura orientale e la tradizione occidentale. Un Occidente che non aveva ancora ben compreso la presenza persiana nella latinità. C&#8217;era più grecità che Seneca e occidente romano, nonostante l&#8217;insistenza del mondo cattolico e le sue contraddizioni con il sorgere delle eresie profonde e le Inquisizioni che cominciavano ad essere aggressive.Dante era un uomo libero che innovava pur restando legato ad una intelligenza conservatrice e a volte reazionaria. Nel suo impegno politico, che è stato molto intenso, era un conservatore. Poeta ma anche uomo di diritto. La &#8220;Commedia&#8221; non è soltanto poesia e filosofia. È anche la manifestazione di una particolare sottolineatura giuridica che si proietta in un concetto nuovo di processo giuridico attraverso l&#8217;idea di Giustizia. Il concetto di peccato è un tassello della visione di colpa. Le tre Cantiche  e i relativi gironi, cerchi e la rosa finale sono il risultato di un giudizio sui peccatori e le colpe da scontare. In Dante si vive il &#8220;processo&#8221;, il giudizio, la colpa e la responsabilità e la relativa riabilitazione. Dante divino o/e Dante profeta. Ma anche un Dante giuridico. Si tratta di un viaggio o la ricerca di un viaggio nel quale si supera ogni forma di teologia grazie alla filosofia. Una visione a volte anche escatologica in cui la figura cristologica è oltre le chiese,  ma resta un dato &#8220;giuridico&#8221; dal quale prendono corpo la misura e la visione di una giurisprudenza del diritto e delle responsabilità, mettendo a nudo, però, la motivazione della responsabilità. Il &#8220;Monarchia&#8221; resta un&#8217;opera centrale della quale prenderà il corpus sia Machiavelli che la distinzione sia storica che giuridica tra Stato e Chiesa. I &#8220;Patti lateranensi&#8221; del 1929,  e le riforme successive  sono uno scavo approfondito e appropriato di ciò che Dante scrisse nei suoi saggi ravennati dell&#8217;esilio.Il &#8220;Monarchia&#8221; è un testo propriamente di filosofia giuridica nel quale si vive il decifrato della &#8220;Commedia&#8221; sino alla interpretazione di Nardi e la interpretazione del Codice Rocco degli anni del Fascismo. La componente poetica di Dante è ben poca lettura rispetto al suo pensiero filosofico e giuridico complessivo. Giunge alla teologia dalla filosofia sull&#8217;uomo e sulle civiltà. Il concetto stesso di Patria ha una valenza identitaria profonda che si troverà in Leopardi,  ma anche nella epistemologica dimensione di Giovanni Gentile. La giuridicità della prassi non ha nulla a che fare sia con Kant che con la scuola razionale che da Voltaire giungerà alla &#8220;moderna&#8221; Scuola di Francoforte&#8221;. È la prassi giuridica che,  comunque, prende il sopravvento sulla ideologia della ragione. I due capisaldi restano sempre Ragione e Fede, come ben individuati da Benedetto XVI, l&#8217;unico e solo pontefice che capì e lesse seriamente Dante e la sua responsabilità etica, molto distante da Hegel.<br />
Da questo punto di vista Dante ha intrapreso un lungo e innovativo viaggio,  comunque, che parte prima di Dante e va molto oltre in un paesaggio di estetiche e metafisiche in cui il divino si intreccia con il mistico e il senso del profeta. Mistico e profeta era Averroè non agostostiniano ma forse neppure tomista. Bruno Nardi comprese subito che la filosofia nata nella &#8220;Vita nova&#8221; aveva radici nella scuola di Cavalcanti e Guininzelli, ma soprattutto in una &#8220;aritmetica giuridica&#8221; pitagorica, certamente, ma sicilianae federiciana e successivamente o immediatamente laibizziana. Dante era un &#8220;logico&#8221; non un fingitore poeta alla Pessoa. La &#8220;Commedia&#8221; è una logica dove ogni tassello non può essere mosso dal mosaico del &#8220;calcolo giuridico&#8221;. Anche per questo motivo si rivolge a Giochino da Fiore la cui formazione è in Oriente e resta il padre di una eresia anche politica.<br />
In Dante pur vivendo il paradosso, l&#8217;enigma e la metafora ciò che resterà nel paradigma del Rinascimento e nel Barocco sarà l&#8217;incisività della ciclicità recuperata da Vico. Il &#8220;ciclo&#8221; è la cifra di una giuridica attenzione del calcolo del tempo. Il &#8220;Convivio&#8221; testimonia appunto la nascita o rinascita della Meta &#8211; Fisica in una fisicità che si serve del riflesso, ovvero della conferma dello specchio che dovrebbe condurre alla verità. È giuridico il concetto di ricerca della verità oltre ad essere espressione filosofica. Insomma Dante fa muovere anche le stelle intorno al concetto di verità della natura e di calcolata misura tra il buio e la luce. Siamo a quel &#8220;giudizio universale&#8221; innovato da un magistrato e scrittore contemporaneo cimeli sardo  Satta. Dante è stato chiaramente un cristiano della tradizione,  ma molto distante dal &#8220;relativismo tradizionale&#8221; (purtroppo a volte anche giuridico) post medievale. Un conservatore (cristiano perché  fuori dalla ideologia della prassi) che non ha accettato le regole della teologia. Proprio per questi motivi ha rivoluzionato un Medioevo stilato sulla disputa delle Crociate. Non accettò la &#8220;distonia&#8221; delle Crociate perché troppo distante dal Medioevo autoritario sia imperiale che cattolico. Anche per questo venne ignorato dall&#8217;Ottocento e recuperato da Giovanni Gentile prima e Augusto Del Noce in epoca moderna. Non fu un profeta del Risorgimento. Fu un anticipatore della giuridicità problematica della Ragione di Stato ma con la forza della trasformazione dell&#8217;etica in pietà. Il poeta e il giurista del &#8220;Monarchia&#8221; sono nella affermazione della &#8220;Commedia&#8221;. Dante fu rivoluzionario?  È  certo che con Dante si apre l&#8217;Umanesimo non solo per una rottura che si crea tra teologia e filosofia, ma per una precisa posizione che assume a privilegio della filosofia. La filosofia rispetto al dato giuridico non ha regole. La contraddizione energetica è vitale. Il poeta filosofo che introduce una giuridica visione di colpa è una rivoluzione emblematica e decisiva per ciò che sarà poi il pre e post Risorgimento a partire da Cesare Beccaria. Beccaria, infatti, senza Dante non avrebbe capito il valore storico delle colpe e delle pene. Il politico che non perde mai il contatto con l&#8217;importanza della Ragione che si intreccia alla Fede. Sono questi due principi che sottolineano in Dante l&#8217;idea di Nazione.<br />
Il &#8220;De vulgari&#8221; nasce proprio dalla consapevolezza della identità organica di una lingua con l&#8217;obiettivo di un assetto geopolitico che ha bisogno di un immaginario, in quel contesto, giuridico identitario. La &#8220;Commedia&#8221; pone anche queste condizioni interpretative se la si vuole leggere nella sua interezza culturale. Una giuridicità che ha leggi precise. Negli anni dell&#8217;esilio e negli scritti da esiliato questi elementi diventano una prerogativa per una ricerca della verità su Dante e per Dante. Una filosofia del diritto per una enunciazione tra colpe e pene in un processo della riabilitazione dell&#8217;uomo. L&#8217;uomo nuovo è qui!</p>
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<p>Micol Bruni- storica e filosofa</p>
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