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	<title>Ambiente Archivi - lafrecciaweb.it</title>
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		<title>Amianto, vittoria storica per un finanziere di mare: la Cassazione riconosce Apicella vittima del dovere</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Apr 2026 11:02:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
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		<category><![CDATA[Amianto Ona Osservatorio Nazionale Amianto]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="898" height="827" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/amianto-cartello-danger.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/amianto-cartello-danger.jpg 898w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/amianto-cartello-danger-300x276.jpg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/amianto-cartello-danger-768x707.jpg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/amianto-cartello-danger-585x539.jpg 585w" sizes="(max-width: 898px) 100vw, 898px" /></p>
<p>Una vita in mare, una battaglia vinta: riconosciuti risarcimenti e vitalizi per circa 390mila euro Un uomo, una divisa, una vita passata in mare. E una battaglia lunga anni per&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/04/23/amianto-vittoria-storica-per-un-finanziere-di-mare-la-cassazione-riconosce-apicella-vittima-del-dovere/">Amianto, vittoria storica per un finanziere di mare: la Cassazione riconosce Apicella vittima del dovere</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="font-weight: 400;"><strong>Una vita in mare, una battaglia vinta: riconosciuti risarcimenti e vitalizi per circa 390mila euro</strong></p>
<p style="font-weight: 400;">Un uomo, una divisa, una vita passata in mare. E una battaglia lunga anni per vedere riconosciuta una verità: la <strong>malattia contratta non è stata una fatalità</strong>, ma <strong>il prezzo del servizio</strong>.  Oggi <strong>quella verità è definitiva</strong>.</p>
<p style="font-weight: 400;">Dopo <strong>tre gradi di giudizio</strong>, la <strong>Corte di Cassazione</strong> ha chiuso il <strong>caso di Claudio Apicella</strong>, che <strong>ha 78 anni e vive a Porto Santo Stefano</strong> (GR), confermando in <strong>via definitiva</strong> il <strong>riconoscimento dello status di vittima del dovere</strong> per l’ex <strong>finanziere di mare</strong>, <strong>esposto all’amianto</strong> durante il servizio <strong>sulle unità navali di Taranto</strong>, <strong>Palermo</strong> e <strong>Porto Santo Stefano</strong> della <strong>Guardia di Finanza</strong>. Una decisione che <strong>non riguarda solo lui</strong>, ma apre una <strong>strada concreta</strong> per <strong>centinaia di militari </strong>che per <strong>anni hanno lavorato a bordo di navi</strong> e motovedette della GDF senza piena consapevolezza dei <strong>risc</strong></p>
<div id="attachment_120651" style="width: 248px" class="wp-caption alignright"><img fetchpriority="high" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-120651" class="size-medium wp-image-120651" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/CLAUDIO-APICELLA-238x300.jpg" alt="" width="238" height="300" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/CLAUDIO-APICELLA-238x300.jpg 238w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/CLAUDIO-APICELLA-812x1024.jpg 812w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/CLAUDIO-APICELLA-768x968.jpg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/CLAUDIO-APICELLA-585x737.jpg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/CLAUDIO-APICELLA.jpg 895w" sizes="(max-width: 238px) 100vw, 238px" /><p id="caption-attachment-120651" class="wp-caption-text">Claudio Apicella</p></div>
<p style="font-weight: 400;"><strong>hi legati alla presenza di amianto</strong>.</p>
<p style="font-weight: 400;">La battaglia giudiziaria di Apicella si è chiusa con una vittoria piena. Il <strong>Tribunale di Grosseto</strong> aveva riconosciuto il diritto allo status di vittima del dovere e ai benefici previsti dalla legge. La <strong>Corte d’Appello di Firenze</strong> aveva confermato quel riconoscimento. Ora <strong>la Corte di Cassazione</strong> ha <strong>respinto definitivamente il ricorso</strong> dei Ministeri dell’Economia e dell’Interno, rendendo <strong>irrevocabile la decisione</strong>. I giudici <strong>hanno ritenuto pienamente attendibili</strong> gli <strong>accertamenti tecnici</strong>: la malattia – <strong>placche pleuriche e asbestosi</strong> – è stata <strong>causata dall’esposizione alla fibra killer durante il servizio.</strong> “<em>Si tratta di un precedente unico e di valore storico: il primo caso di un finanziere di mare riconosciuto vittima del dovere per esposizione all’amianto</em>”, commenta l’Avv. <strong>Ezio Bonanni</strong>, presidente dell’<strong>Osservatorio Nazionale Amianto</strong> e difensore dell’uomo, che sottolinea &#8211; “<em>Questa decisione rafforza la tutela di tutti gli appartenenti alle Forze armate e di polizia impiegati in contesti operativi ad alto rischio e apre una strada concreta per chi ha vissuto le stesse condizioni</em>”.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Il prezzo del servizio &#8211; </strong>Per <strong>oltre trent’anni</strong> il militare ha lavorato come <strong>motorista e direttore di macchina</strong> in <strong>ambienti chiusi</strong>, <strong>vani motore</strong>, <strong>tubazioni</strong>, <strong>coibentazioni</strong>: luoghi dove l’amianto era presente in modo diffuso e spesso invisibile<strong>. Le sentenze hanno riconosciuto che quel servizio</strong> – svolto anche in <strong>attività operative di contrasto al contrabbando</strong>, al <strong>traffico di droga e all’immigrazione clandestina</strong> – lo ha esposto a un rischio concreto e prolungato, con <strong>conseguenze permanenti sulla salute</strong>.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Una battaglia lunga e non scontata &#8211; </strong>Quella di Claudio Apicella non è stata una vittoria immediata. Nonostante il riconoscimento già in primo grado, <strong>le amministrazioni competenti hanno proseguito il contenzioso nei successivi gradi di giudizio</strong>, costringendo il militare ad <strong>affrontare una lunga battaglia legale durata anni</strong>. Un percorso complesso, segnato non solo dalla <strong>difficoltà di far valere i propri diritti</strong>, ma anche <strong>dall’amarezza di non vedere riconosciuta</strong>, sin da subito, <strong>la propria condizione da parte delle stesse istituzioni che aveva servito per una vita</strong>.</p>
<p style="font-weight: 400;">Ad Apicella <strong>dovranno essere riconosciuti tutti i benefici economici previsti per le vittime del dovere</strong>, compresi gli arretrati maturati a partire dal 2015. Tra assegni vitalizi e somme spettanti, <strong>il riconoscimento economico supera complessivamente</strong> i <strong>390.000 euro</strong>. Un risultato che rappresenta <strong>non solo un ristoro economico</strong>, ma soprattutto il<strong> riconoscimento di un danno subito nello svolgimento del proprio servizio</strong>. Oggi questa decisione apre una strada: per chi ha servito, per chi si è ammalato, per chi ancora attende giustizia.</p>
<p style="font-weight: 400;">L’ONA offre servizio di consulenza legale e medica gratuita tramite il numero verde 800 034 294 e il sito <a href="http://www.osservatorioamianto.it/" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?q=http://www.osservatorioamianto.it&amp;source=gmail&amp;ust=1777018795453000&amp;usg=AOvVaw2dla--g1TiBEYeky3iXfmZ">www.osservatorioamianto.it</a>.</p>
<p style="font-weight: 400;">
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		<title>Amianto nella Marina: il Ministero della Difesa condannato due volte per la morte di un militare</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Apr 2026 18:08:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1024" height="683" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/02/amianto-lavoro.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/02/amianto-lavoro.jpg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/02/amianto-lavoro-300x200.jpg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/02/amianto-lavoro-768x512.jpg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/02/amianto-lavoro-585x390.jpg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/02/amianto-lavoro-263x175.jpg 263w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p>
<p>Prima il Tribunale civile di Roma, poi il TAR del Lazio: risarcimenti per oltre un milione. La Cassazione riapre anche il caso dell’orfana esclusa   17 aprile 2026 – Due&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/04/17/amianto-nella-marina-il-ministero-della-difesa-condannato-due-volte-per-la-morte-di-un-militare/">Amianto nella Marina: il Ministero della Difesa condannato due volte per la morte di un militare</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1024" height="683" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/02/amianto-lavoro.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/02/amianto-lavoro.jpg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/02/amianto-lavoro-300x200.jpg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/02/amianto-lavoro-768x512.jpg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/02/amianto-lavoro-585x390.jpg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/02/amianto-lavoro-263x175.jpg 263w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p><p style="font-weight: 400;"><strong><span data-originalfontsize="12pt" data-originalcomputedfontsize="16">Prima il Tribunale civile di Roma, poi il TAR del Lazio: risarcimenti per oltre un milione. La Cassazione riapre anche il caso dell’orfana esclusa</span></strong></p>
<p style="font-weight: 400;"><strong> </strong></p>
<p style="font-weight: 400;"><span data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">17 aprile 2026 – <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Due condanne</strong>, <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">due giudici diversi</strong>, <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">una sola responsabilità</strong>: quella del <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Ministero della Difesa</strong> per la morte di un <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">militare esposto all’amianto durante il servizio nella Marina Militare</strong>.</span></p>
<p style="font-weight: 400;"><span data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">È un <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">passaggio giuridico rilevante</strong>quello che emerge dalle recenti decisioni che riguardano la vicenda di C.C., <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">sottocapo nocchiere deceduto il 19 agosto 2015 per mesotelioma pleurico</strong>, una patologia strettamente correlata all’esposizione alla fibra killer. Una <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">doppia condanna per la stessa vicenda</strong> che vede il <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Ministero della Difesa</strong> <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">rispondere due volte per la sua morte</strong>.</span></p>
<p style="font-weight: 400;"><span data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Dopo la <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">prima sentenza del Tribunale civile di Roma</strong>, che ha riconosciuto <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">oltre un milione di euro di risarcimento ai familiari</strong> – la vedova e due figlie – è intervenuto anche <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">il TAR del Lazio</strong>, che <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">ha disposto un ulteriore risarcimento pari a 168mila euro</strong>, <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">rafforzando così il quadro delle responsabilità dell’Amministrazione</strong>.</span></p>
<p style="font-weight: 400;"><span data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Il caso rappresenta un passaggio significativo nella giurisprudenza sull’amianto nelle Forze armate, <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">evidenziando come la stessa vicenda</strong>possa <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">dar luogo a diversi livelli di responsabilità</strong>, civile e amministrativa.</span></p>
<p style="font-weight: 400;"><span data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Parallelamente, la <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Corte di Cassazione</strong>ha <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">riaperto il contenzioso relativo a una delle figlie della vittima</strong>, <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">non fiscalmente a carico</strong>, e disponendo un <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">nuovo esame della causa presso la Corte d’Appello di Brescia</strong> dove la donna vive.</span></p>
<p style="font-weight: 400;"><span data-originalfontsize="12pt" data-originalcomputedfontsize="16">Il militare <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">aveva prestato servizio nella Marina Militare tra il 1966 e il 1971</strong>, <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">imbarcato su unità navali di vecchia generazione</strong>. Per cinque anni <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">ha vissuto e lavorato in ambienti saturi di amianto</strong>: nei locali motori, nei corridoi, nelle condotte e negli spazi comuni. Fibre invisibili, respirate giorno e notte, senza alcuna protezione.</span></p>
<p style="font-weight: 400;"><span data-originalfontsize="12pt" data-originalcomputedfontsize="16">La pericolosità dell’amianto era già nota, ma <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">nessuna misura era stata adottata per tutelare la salute del personale</strong>. Solo nel 2018, tre anni dopo la sua morte, è arrivato il riconoscimento della causa di servizio, poi confermato nel 2019.</span></p>
<p style="font-weight: 400;"><span data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">“<em data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Ricordo C.C. gravemente malato. Era molto scettico sulla possibilità di ottenere giustizia contro il Ministero della Difesa. Si sentiva tradito come uomo, come cittadino e come militare. Sapeva di dover morire</em>”, racconta <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Ezio Bonanni</strong>, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto e legale della famiglia &#8211; “<em data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">L’ultima telefonata, poco prima della sua morte, è qualcosa che non si dimentica: la voce era spezzata, segnata dalla mancanza di ossigeno. Dopo la sua scomparsa, ho visto lo sconforto della vedova e delle figlie. Una disperazione totale. Oggi, dopo anni di battaglie, possiamo dire di aver raggiunto risultati importanti</em>”. “<em data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Questa doppia condanna</em> – aggiunge &#8211; <em data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">rappresenta un punto fermo nell’accertamento delle responsabilità e nel riconoscimento dei diritti delle vittime dell’amianto</em>”.</span></p>
<p style="font-weight: 400;"><span data-originalfontsize="12pt" data-originalcomputedfontsize="16">L’Osservatorio Nazionale Amianto è impegnato nella tutela delle vittime e dei loro familiari tramite il sito </span><a href="http://www.osservatorioamianto.it/" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?q=http://www.osservatorioamianto.it/&amp;source=gmail&amp;ust=1776497225721000&amp;usg=AOvVaw3cADyT_pz5MU74AgRRXV5a"><strong><span data-originalfontsize="12pt" data-originalcomputedfontsize="16">www.osservatorioamianto.it</span></strong></a><strong> </strong><span data-originalfontsize="12pt" data-originalcomputedfontsize="16">e il numero verde <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">800 034 294</strong>.</span></p>
<p style="font-weight: 400;">
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		<title>Fede, speranza e ambiente</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maria Sole Stancampiano]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 Apr 2026 18:52:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[ecologia]]></category>
		<category><![CDATA[Fede]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="678" height="381" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/Abbazia-in-primo-piano-678x381-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/Abbazia-in-primo-piano-678x381-1.jpg 678w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/Abbazia-in-primo-piano-678x381-1-300x169.jpg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/Abbazia-in-primo-piano-678x381-1-585x329.jpg 585w" sizes="(max-width: 678px) 100vw, 678px" /></p>
<p>Cristiani per l’ecologia e la sostenibilità. A Palermo riparte la sfida della “Laudato Si’” con un corso di Alta Formazione. La lezione inaugurale all’Abbazia benedettina di San Martino delle Scale&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/04/10/fede-speranza-e-ambiente/">Fede, speranza e ambiente</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="678" height="381" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/Abbazia-in-primo-piano-678x381-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/Abbazia-in-primo-piano-678x381-1.jpg 678w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/Abbazia-in-primo-piano-678x381-1-300x169.jpg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/Abbazia-in-primo-piano-678x381-1-585x329.jpg 585w" sizes="(max-width: 678px) 100vw, 678px" /></p><p><em>Cristiani per l’ecologia e la sostenibilità. A Palermo riparte la sfida della “Laudato Si’” con un corso di Alta Formazione. La lezione inaugurale all’Abbazia benedettina di San Martino delle Scale</em></p>
<p>L’11 aprile prende il via la seconda edizione del corso di Alta Formazione in Ecologia Integrale in un luogo così suggestivo come l’Abbazia di San Martino delle Scale. Il corso è promosso dalla Fondazione Giuseppe Benedetto Dusmet in collaborazione con la Pontificia Università Gregoriana. Un progetto che unisce riflessione spirituale, ricerca scientifica e impegno civile, ispirandosi all’enciclica <strong>Laudato Si’ </strong>di Papa Francesco.</p>
<p>Fino al 27 maggio, studiosi, professionisti e cittadini potranno immergersi in un itinerario che intreccia teoria e pratica. Il programma prevede quattro incontri in presenza e undici moduli online, per un totale di sedici appuntamenti dedicati ai temi più urgenti del nostro tempo: energia, clima, salute, biodiversità, agricoltura e giustizia ambientale.</p>
<p>L’obiettivo è formare figure capaci di leggere la crisi globale in chiave integrale, coniugando sviluppo economico, equità sociale e tutela del creato.</p>
<p>L’apertura ufficiale sarà presieduta dall’Arcivescovo di Palermo Corrado Lorefice e dall’Abate Don Vittorio Rizzone. Ospite d’onore Suor Alessandra Smerilli, Segretario del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale, che offrirà una <em>lectio magistralis</em> sul valore dello sviluppo umano nella prospettiva dell’ecologia integrale.</p>
<p>Grande rilievo avrà anche il dialogo interreligioso: rappresentanti delle tradizioni cristiana, islamica ed ebraica si confronteranno su un terreno comune, quello della responsabilità condivisa verso la “casa comune”.</p>
<p>Il corso è gratuito e accessibile anche online, grazie alle registrazioni disponibili in modalità asincrona sulla piattaforma della Gregoriana. È rivolto a studenti, operatori pastorali, professionisti e cittadini interessati. Gli iscritti agli ordini professionali potranno ottenere crediti formativi dai rispettivi ordini.</p>
<p>Con questa iniziativa, la Fondazione Dusmet e la Gregoriana rilanciano un messaggio di speranza e responsabilità condivisa: solo unendo competenze, etica e spiritualità sarà possibile custodire il futuro del pianeta.</p>
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		<title>Cassazione, svolta sull’amianto nell’Aeronautica Militare: ribaltata interpretazione della Difesa, diritti anche per due orfani di una vittima del dovere di Napoli</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2026/04/09/cassazione-svolta-sullamianto-nellaeronautica-militare-ribaltata-interpretazione-della-difesa-diritti-anche-per-due-orfani-di-una-vittima-del-dovere-di-napoli/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=cassazione-svolta-sullamianto-nellaeronautica-militare-ribaltata-interpretazione-della-difesa-diritti-anche-per-due-orfani-di-una-vittima-del-dovere-di-napoli</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Gestione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Apr 2026 16:32:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[Salute e Benessere]]></category>
		<category><![CDATA[Amianto Ona Osservatorio Nazionale Amianto]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="898" height="827" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/10/amianto-cartello-danger.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/10/amianto-cartello-danger.jpg 898w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/10/amianto-cartello-danger-300x276.jpg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/10/amianto-cartello-danger-768x707.jpg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/10/amianto-cartello-danger-585x539.jpg 585w" sizes="(max-width: 898px) 100vw, 898px" /></p>
<p>Riaperto il caso di un maresciallo morto per mesotelioma: una decisione che può cambiare il destino di centinaia di famiglie 9 aprile 2026 – Una decisione della Corte di Cassazione&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/04/09/cassazione-svolta-sullamianto-nellaeronautica-militare-ribaltata-interpretazione-della-difesa-diritti-anche-per-due-orfani-di-una-vittima-del-dovere-di-napoli/">Cassazione, svolta sull’amianto nell’Aeronautica Militare: ribaltata interpretazione della Difesa, diritti anche per due orfani di una vittima del dovere di Napoli</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="898" height="827" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/10/amianto-cartello-danger.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/10/amianto-cartello-danger.jpg 898w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/10/amianto-cartello-danger-300x276.jpg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/10/amianto-cartello-danger-768x707.jpg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/10/amianto-cartello-danger-585x539.jpg 585w" sizes="(max-width: 898px) 100vw, 898px" /></p><p><strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Riaperto il caso di un maresciallo morto per mesotelioma: una decisione che può cambiare il destino di centinaia di famiglie</strong></p>
<p data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">9 aprile 2026 – Una <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">decisione della Corte di Cassazione</strong> <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">riapre il caso degli orfani di una vittima del dovere esposta all’amianto</strong> e segna un passaggio rilevante nell’interpretazione dei diritti previdenziali dei familiari. Gli Ermellini <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">hanno stabilito che i benefici previsti per le vittime del dovere spettano anche ai figli non fiscalmente a carico</strong>, <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">ribaltando l’interpretazione finora adottata dal Ministero della Difesa</strong>.</p>
<p data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Il caso riguarda un <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">1° Maresciallo dell’Aeronautica Militare di Napoli</strong> che <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">per oltre 38 anni</strong> ha prestato servizio presso diverse basi dell’Aeronautica Militare – <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Capodichino </strong>(Napoli), <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Pratica di Mare</strong> (Roma), <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Gioia del Colle</strong>(Bari) e <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Grazzanise</strong> (Caserta) – svolgendo attività di <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">manutenzione degli aeromobili esposto quotidianamente all’amianto</strong>. È <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">morto nel 2015 per mesotelioma</strong>, lasciando la moglie e due figli.</p>
<p data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16"><strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Solo nel 2021</strong> l’Aeronautica Militare <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">ha riconosciuto il militare come vittima del dovere</strong>, erogando le prestazioni alla vedova, poi scomparsa nel 2023 dopo anni di gravi sofferenze fisiche e psicologiche. Diversa, invece, <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">la posizione assunta</strong> <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">nei confronti dei figli M.M. e M.M.</strong>, <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">entrambi di Napoli</strong>, ai quali <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">il Ministero della Difesa ha negato il riconoscimento dei benefici</strong>, ritenendoli non superstiti in quanto <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">non fiscalmente a carico del padre al momento del decesso</strong>.</p>
<p data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Una <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">scelta contestata dai due orfani</strong>, che <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">hanno avviato un articolato contenzioso</strong>: da un lato le <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">azioni risarcitorie per i danni subiti dal loro congiunto</strong>e per il <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">danno da lutto</strong>; dall’altro la <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">richiesta di accesso alle prestazioni previdenziali previste per le vittime del dovere</strong>.</p>
<p data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Ragioni che <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">hanno trovato ora pieno riconoscimento nella pronuncia della Corte di Cassazione</strong>, che con la sentenza pubblicata notificata due giorni fa, ha <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">affermato un principio</strong> di diritto destinato a <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">incidere su numerosi casi analoghi</strong>, e che rappresenta anche un importante riconoscimento dell’azione legale condotta dall’avvocato <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Ezio Bonanni</strong>, presidente dell’<strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Osservatorio Nazionale Amianto</strong>. «<em data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Questa decisione rappresenta un passaggio di grande rilievo</em> – dichiara – <em data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">perché riconosce un principio di diritto che amplia la tutela dei familiari, includendo anche gli orfani non a carico fiscale. Il giudizio dovrà essere riassunto davanti alla Corte d’Appello di Napoli, che dovrà attenersi ai principi stabiliti dalla Suprema Corte e pronunciarsi anche sugli arretrati maturati dal 2015. La richiesta economica è significativa: circa 150mila euro per ciascun orfano, per un importo complessivo di circa 300mila euro</em>”.</p>
<p data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Ma <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">il valore della decisione va oltre il singolo caso</strong>. La pronuncia interviene infatti su una <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">questione che riguarda numerosi procedimenti analoghi</strong> e contribuisce a <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">ridefinire l’accesso ai benefici per i familiari delle vittime del dovere</strong>. E riporta al centro dell’attenzione anche <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">il tema dell’esposizione all’amianto nell’Aeronautica Militare</strong>: un ambito <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">a lungo ritenuto marginale</strong>, ma che, alla luce delle evidenze emerse, si è rivelato invece <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">segnato da casi di malattia e decessi legati ai lunghi tempi di latenza delle patologie asbesto-correlate</strong>. Una decisione che <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">non riapre solo partite giudiziarie</strong>, ma soprattutto <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">restituisce prospettive di riconoscimento e tutela a centinaia di famiglie</strong>ancora in attesa di giustizia.</p>
<p data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">L&#8217;ONA offre servizio di consulenza legale e medica gratuita tramite il numero verde 800 034 294 e il sito <a href="http://www.osservatorioamianto.it/" target="_blank" rel="noopener noreferrer noreferrer noreferrer noreferrer noreferrer" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?q=http://www.osservatorioamianto.it&amp;source=gmail&amp;ust=1775823419369000&amp;usg=AOvVaw2XOpN9GcCdrTK8m5bPa2Eu" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">www.osservatorioamianto.it</a>.</p>
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		<title>Acqua negli edifici: legionella pneumophila e prevenzione sostenibile per l&#8217;ambiente</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2026/04/03/acqua-negli-edifici-legionella-pneumophila-e-prevenzione-sostenibile-per-lambiente/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=acqua-negli-edifici-legionella-pneumophila-e-prevenzione-sostenibile-per-lambiente</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gestione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 03 Apr 2026 06:53:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Salute e Benessere]]></category>
		<category><![CDATA[Acqua]]></category>
		<category><![CDATA[Epidemiologia]]></category>
		<category><![CDATA[Legionellosi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1536" height="1024" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/ChatGPT-Image-3-apr-2026-08_59_54.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/ChatGPT-Image-3-apr-2026-08_59_54.png 1536w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/ChatGPT-Image-3-apr-2026-08_59_54-300x200.png 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/ChatGPT-Image-3-apr-2026-08_59_54-1024x683.png 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/ChatGPT-Image-3-apr-2026-08_59_54-768x512.png 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/ChatGPT-Image-3-apr-2026-08_59_54-1170x780.png 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/ChatGPT-Image-3-apr-2026-08_59_54-585x390.png 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/ChatGPT-Image-3-apr-2026-08_59_54-263x175.png 263w" sizes="(max-width: 1536px) 100vw, 1536px" /></p>
<p>L’acqua è vita, ma anche un ecosistema complesso che richiede equilibrio e consapevolezza. Tra i microrganismi che la abitano, Legionella pneumophila rappresenta una potenziale minaccia per la salute, soprattutto negli&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="css-p7hmfs">
<p class="mb-12 text-[1.125rem] leading-[160%] font-normal text-black __className_8e2447"><strong><em>L’acqua è vita, ma anche un ecosistema complesso che richiede equilibrio e consapevolezza. Tra i microrganismi che la abitano, Legionella pneumophila rappresenta una potenziale minaccia per la salute, soprattutto negli ambienti indoor. Oggi, grazie a nuove evidenze scientifiche e a un approccio normativo più mirato, è possibile prevenire i rischi in modo efficace e sostenibile, coniugando tutela della salute pubblica e rispetto dell’ambiente in una visione integrata di “One Health”</em></strong></p>
</div>
<div class="flex flex-col gap-6 md:flex-row md:items-center">
<div class="css-p7hmfs">
<p style="font-weight: 400;"><strong><em>di Vincenzo Romano Spica</em></strong></p>
<p style="font-weight: 400;">L’<b><strong>acqua</strong></b> è un bene inestimabile alla base della vita sul pianeta e della salute di ogni essere umano. Anzi, ogni forma di vita, dai microscopici batteri ai grandi cetacei, dai fiori dei campi agli alberi della foresta tropicale, sono –“siamo”- fatti soprattutto di acqua (60-80%). Il nostro stesso satellite in cui viviamo e fatto più di acqua che di terra! Non a caso, <b><strong>Jeremy Rifkin</strong></b> propone modificare il nome del Pianeta Terra in “Pianeta Acqua”.</p>
<p style="font-weight: 400;">La <b><strong>biodiversità</strong></b> di animali e piante che vediamo nei diversi ambienti naturali, dipende dalla biodiversità di invisibili microflore presenti nell&#8217;acqua: il loro microbiota. La nostra salute dipende dalla salute degli ecosistemi, in una prospettiva unica e interconnessa di &#8220;One Health&#8221;. Tra questi microrganismi innocui ed anzi benefici, ve ne sono raramente alcuni patogeni, da cui dobbiamo difenderci. Tuttavia, sarebbe assurdo e anzi dannoso pretendere di disporre di acqua senza microbi, ossia sterile e senza vita. Con il progresso tecnologico e l’estendersi dell’urbanizzazione, il tema acqua, ha iniziato a riguardare anche le nostre case, gli edifici in cui lavoriamo o in cui svolgiamo attività ricreative, ludiche o sportive. Dal rubinetto di un bar alla doccia di un albergo, dalle fontane di stazioni e aeroporti agli impianti idrici di industrie specializzate, l’acqua “gira” tra le mura in cui abitiamo, tra tubature e serbatoi. La sua forza vitale si mantiene anche in ambienti indoor, alimentando una biodiversità che il più delle volte è invisibile, ma sempre presente. Tra le numerosissime specie di microrganismi acquatici, alcune, in condizioni particolari possono anche divenire patogene, e pericolose soprattutto per soggetti fragili. Tra queste <b><strong><em>Legionella pneumophila</em></strong></b>, un batterio acquatico spesso alla ribalta sui media, in quanto attraverso aerosol può in rari situazioni essere inalato e determinare una polmonite grave che prende il nome di<b><strong> Malattia dei Legionari</strong></b>: dalla prima epidemia che colpì un raduno di veterani in un albergo di Filadelfia, in USA, nel 1976.</p>
<p style="font-weight: 400;">L’emergere della Legionella pneumophila come principale responsabile della Malattia del Legionario o Legionellosi, ha portato scienziati e decisori a rivedere le modalità di sorveglianza e gestione degli impianti idrici. Una recente analisi costi-benefici condotta dal Laboratorio di Epidemiologia dellUniversità di Roma &#8220;Foro Italico&#8221; (Romano Spica et al, Water 2024), in collaborazione con ricercatori europei, mostra perché concentrare l’attenzione proprio su <em>L. pneumophila</em> rappresenti non solo una scelta più efficace per la tutela della salute pubblica, ma anche più efficiente dal punto di vista economico e più sostenibile per l&#8217;ambiente.</p>
<p>Il <b><strong>nuovo decreto italiano</strong></b> sulla gestione della acqua negli edifici (DL18-23) include misure per la prevenzione della Legionellosi, in linea con la revisione della<b><strong> Direttiva europea 2020/2184</strong></b> sulla qualità delle acque destinate al consumo umano. Questi documenti segnano un importante passo avanti nella regolazione della sicurezza idrica nei diversi ambienti di vita.</p>
<p><em>Legionella pneumophila</em> è inserita come parametro di sorveglianza nella routine dei controlli, accanto al gruppo più ampio delle altre decine di specie di Legionelle, che appartengono a questa famiglia di batteri acquatici. Il decreto riconosce che il controllo di <em>L. pneumophila</em> è fondamentale per prevenire la Legionellosi, imponendo test sistematici e regolari in una vasta gamma di impianti, tra cui strutture pubbliche, sanitarie, ricreative, turistiche, ambienti di lavoro, impianti sportivi o per la riabilitazione.</p>
<p>Questa scelta risponde direttamente all’evidenza clinica: <em>L. pneumophila </em>è responsabile della grande maggioranza dei casi e dei focolai di Legionellosi, come confermato da dati dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS) e del Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC).</p>
<p>Allo stesso tempo, le altre specie (spp) di Legionella restano parte del quadro normativo italiano, in particolare nell’ambito delle valutazioni del rischio. Il controllo delle varie Legionelle spp. resta fondamentale specie in ambienti complessi o ad alto rischio, come ospedali, anche se il modello sperimentale utilizzato suggerisce chiaramente come <em>L. pneumophila</em> resti il parametro più rilevante e critico per la sorveglianza e tutela della salute.</p>
<p>Questo cambiamento riflette un allineamento razionale tra regolazione, rischio e risorse. La ricerca dimostra che, concentrando il monitoring e le azioni di controllo su <em>L. pneumophila</em>, è possibile:</p>
<p>&#8211; Migliorare e mirare la rilevanza preventiva degli effetti del monitoraggio ambientale su ampia scala.</p>
<p>&#8211; Ridurre costi superflui legati a bonifiche non necessarie o derivanti da controlli troppo generici.</p>
<p>&#8211; Intervenire più tempestivamente e in modo meno dispersivo, grazie a soglie più chiare e protocolli di risposta noti da tempo.</p>
<p>In sintesi, nella complessa biodiversità delle acque destinate al consumo umano, controllare la principale causa specifica della malattia è una scelta efficace ed efficiente, importante sia dal punto di vista di sanità pubblica che economico, come in una prospettiva di sostenibilità ambientale.</p>
<h2 style="font-weight: 900;"><b><strong><em>Estate, stagione a rischio: attenzione nel settore turistico e occupazionale</em></strong></b></h2>
<p><img decoding="async" class="aligncenter wp-image-119696 size-large" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/ChatGPT-Image-3-apr-2026-09_08_12-1024x683.png" alt="" width="1024" height="683" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/ChatGPT-Image-3-apr-2026-09_08_12-1024x683.png 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/ChatGPT-Image-3-apr-2026-09_08_12-300x200.png 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/ChatGPT-Image-3-apr-2026-09_08_12-768x512.png 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/ChatGPT-Image-3-apr-2026-09_08_12-1170x780.png 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/ChatGPT-Image-3-apr-2026-09_08_12-585x390.png 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/ChatGPT-Image-3-apr-2026-09_08_12-263x175.png 263w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/ChatGPT-Image-3-apr-2026-09_08_12.png 1536w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p>
<p>Con l’arrivo dell’estate e della stagione balneare, aumenta il rischio di focolai di Legionella, che preferisce crescere in acqua calda-tiepida. I cambiamenti climatici potrebbero favorire questo pericolo, anche se al momento le evidenze sono ancora limitate e contraddittorie. In infrastrutture turistiche, come docce di hotel, torri di raffreddamento, spogliatoi di piscine e vasche idromassaggio il numero di utilizzatori più elevato aumenta i rischi di infezione, specie in soggetti fragili. Chiusure prolungate o intermittenti -come avvenne durante la pandemia- sono particolarmente pericolose per favorire un&#8217;eccessiva proliferazione microbica, legata al ristagno e riscaldamento dell&#8217;acqua.</p>
<p>La prevenzione si basa sulla <b><strong>sorveglianza</strong></b>, su controlli periodici dell&#8217;acqua, e sulla disinfezione mirata.</p>
<p>Un altro ambito in cui il controllo del rischio Legionellosi sta acquisendo rilevanza è il riutilizzo di acque reflue in agricoltura, industrie e vari altri ambiti. Nei Paesi Bassi, ad esempio, avanzati programmi di riuso delle acque hanno iniziato a integrare sistemi di monitoraggio di <em>L. pneumophila </em>negli scarichi, anche a seguito di alcuni focolai di malattia, ripetutisi nell’ultimo decennio.</p>
<p>Questi esempi evidenziano come la consapevolezza sull’importanza di <em>L. pneumophila</em> stia crescendo, non solo come parametro per la sicurezza dell’acqua di rubinetto, ma anche come elemento chiave nella più ampia economia circolare dell’acqua.</p>
<h2 style="font-weight: 900;"><em>Il nuovo approccio normativo italiano: un modello a due livelli</em></h2>
<p>Il nuovo decreto italiano introduce protocolli per la prevenzione, e in alcune situazioni considera attuabile un modello di controllo a due livelli:</p>
<p>&#8211; Test di routine su <em>L. pneumophila</em>, basati sul suo ruolo dominante nella malattia, per una prevenzione continua e mirata;</p>
<p>&#8211; Test contestuali su <em>Legionella spp</em>. in presenza di fattori di rischio specifici, come impianti complessi o contaminazioni pregresse – in particolare negli ospedali- e|o quando presenti situazioni di fragilità e vulnerabilità.</p>
<p>Questo modello bilanciato permette azioni mirate senza rinunciare alla flessibilità, assicurando strategie proporzionate al rischio effettivo.</p>
<p>Questo approccio intelligente alla sorveglianza rappresenta un modello per altri Paesi. Anziché eseguire un monitoring ampio e in modo generico e reagire più lentamente, è infatti possibile.</p>
<p>&#8211; Concentrarsi sul patogeno principale e sugli ambienti che causano malattia e che può essere anche letale;</p>
<p>&#8211; Rilevare i problemi più precocemente grazie a indicatori clinicamente significativi, agili e diretti;</p>
<p>&#8211; Allineare le misure di risposta ai rischi sanitari effettivi, puntando a coprire la maggior parte delle situazioni ottimizzando l&#8217;uso delle risorse.</p>
<p>Tali considerazioni aprono ad una evoluzione pragmatica delle politiche sanitarie suggerendo risultati importanti per la salute pubblica, senza sovraccaricare operatori coinvolti in analisi di laboratorio o interventi di bonifica su reti idriche di edifici contaminati da specie considerate non particolarmente virulente o patogene.</p>
<h2 style="font-weight: 900;"><em>L’Italia guida con l’evidenza scientifica ed il buon senso</em></h2>
<p>Con l’introduzione formale di L. pneumophila come parametro di routine, pur mantenendo <em>Legionella spp</em>. nel quadro di rischio più ampio, il nuovo decreto italiano rappresenta un approccio sfumato e basato su prove. Nel contesto dell’attuazione della<b><strong> Direttiva Acque Potabili in tutta Europa</strong></b>, questo modello – in cui <em>L. pneumophila </em>è centrale ma non esclusiva – può ispirare altri Paesi a sviluppare sistemi di monitoraggio più intelligenti, sicuri e sostenibili.</p>
<p>Legionella insegna come la<b><strong> biodiversità dell&#8217;acqua </strong></b>possa comprendere anche microrganismi potenzialmente pericolosi, ma che fanno parte dell&#8217;ecosistema e abitano gli ambienti acquatici da molto prima di quando l&#8217;uomo abbia iniziato a costruire città e incanalato l&#8217;acqua negli impianti idrici degli edifici. Sarebbe irrealistico pensare di poter eliminare Legionella dalle acque, e controproducente per l&#8217;ambiente e per l&#8217;uomo immettere grandi quantità di biocidi pensando di annullare il rischio, imponendo la bonifica su larga scala di edifici in cui la presenza di una qualsiasi specie di Legionella fosse identificata. Focalizzare prioritariamente sul principale patogeno sembra poter essere una soluzione piu appropriata e sostenibile anche in una prospettiva di <b><strong>One Health</strong></b>, in cui la tutela della salute umana si coniughi con il rispetto dell&#8217;ambiente e di altri esseri viventi, intesi come parte di un unico ecosistema, parte costitutiva del &#8220;Pianeta Acqua&#8221;.</p>
<p>Guarda l&#8217;intervista al Prof. <b><strong>Vincenzo Romano Spica</strong></b><br />
<em>Ordinario di Igiene e Sanità Pubblica, Direttore Laboratorio di Epidemiologia e Biotecnologie, Università degli Studi di Roma &#8220;Foro Italico&#8221;<br />
</em> <a href="https://youtu.be/_VBD045CNaA">https://youtu.be/_VBD045CNaA</a></p>
</div>
<p>Fonte:</p>
<div class="css-p7hmfs">
<p class="text-[1.125rem] leading-[160%] font-bold text-[#1F7F44] __className_8e2447">ANTER Magazine</p>
</div>
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		<item>
		<title>La Sfida dei Sistemi WEC per il Recupero delle Spiagge e la Sovranità Green</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2026/03/22/la-sfida-dei-sistemi-wec-per-il-recupero-delle-spiagge-e-la-sovranita-green/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=la-sfida-dei-sistemi-wec-per-il-recupero-delle-spiagge-e-la-sovranita-green</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 22 Mar 2026 11:19:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Tecnologia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="678" height="381" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/03/Catturaggio-678x381-1.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/03/Catturaggio-678x381-1.png 678w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/03/Catturaggio-678x381-1-300x169.png 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/03/Catturaggio-678x381-1-585x329.png 585w" sizes="(max-width: 678px) 100vw, 678px" /></p>
<p>Catturare l’energia delle onde è una sfida complessa, ma i modelli oceanici atlantici ci dicono che è possibile. Tecnologie come CETO, CorPower e LIMPET integrano difesa costiera e produzione energetica.&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p data-pm-slice="1 1 []"><em>Catturare l’energia delle onde è una sfida complessa, ma i modelli oceanici atlantici ci dicono che è possibile. Tecnologie come CETO, CorPower e LIMPET integrano difesa costiera e produzione energetica. Ingegneria e algoritmi sostituiscono le barriere passive con soluzioni dinamiche e resilienti. Una strategia che unisce sicurezza territoriale e transizione sostenibile.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>di Ing. Giovanni Bonanno</p>
<p>Il tempo delle risorse esauribili è scaduto, ma quello della natura non smette di presentarci il conto. Dopo che eventi estremi come il ciclone Harry hanno snaturato i nostri litorali, divorando decenni di costa in poche ore, la sfida non è più solo resistere, ma evolvere. La risposta non risiede in barriere passive, ma nello sfruttamento di quella stessa forza che ci ha colpito: l’energia del moto ondoso.</p>
<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" class="wp-image-105211" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/03/gio1-1024x723.jpg" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/03/gio1-1024x723.jpg 1024w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/03/gio1-300x212.jpg 300w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/03/gio1-768x542.jpg 768w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/03/gio1.jpg 1474w" alt="" width="1024" height="723" /></figure>
<p>La transizione verso fonti rinnovabili — sole, vento, biomasse — trova oggi nel mare una nuova frontiera tecnologica. Gli studi più recenti, supportati dal Centro Servizi Multisettoriale e Tecnologico dell’Università di Ingegneria di Brescia, hanno aperto la strada ai moderni sistemi WEC (Wave Energy Converter). Non si tratta di semplici macchine, ma di sistemi progettati per sopravvivere all’apocalisse marittima.<br />
A differenza delle vecchie infrastrutture che opponevano una resistenza rigida alla furia del mare, i WEC utilizzano strategie di “difesa attiva”. Sistemi come il CETO o il CorPower Ocean (C4) adottano la tattica della sommersione: durante le tempeste, si inabissano letteralmente, riducendo le sollecitazioni strutturali. Altri utilizzano la modalità “Storm Survival”, algoritmi intelligenti che attivano il detuning (disintonizzazione), rendendo il dispositivo “trasparente” alla forza dell’urto, proprio come le pale eoliche si orientano per non spezzarsi sotto raffiche estreme.</p>
<p>Per la conformazione specifica delle nostre coste, dove il dislivello tra il piano stradale e l’arenile è marcato, la soluzione più promettente è il sistema LIMPET. Si tratta di un collettore a colonna d’acqua oscillante (OWC), una tecnologia già collaudata con successo nell’isola scozzese di Islay. Immaginate una centrale a turbina ad aria compressa, integrata sotto le nostre piazze o i nostri slarghi affacciati sul mare: una struttura di cemento capace di catturare il fronte ondoso sottocosta e trasformarlo in energia elettrica pulita, immettendola direttamente in rete.</p>
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-105212" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/03/gio3-1024x723.jpg" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/03/gio3-1024x723.jpg 1024w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/03/gio3-300x212.jpg 300w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/03/gio3-768x542.jpg 768w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/03/gio3.jpg 1474w" alt="" width="1024" height="723" /></figure>
<p>A ulteriore protezione delle coste, l’intervento ingegneristico può e deve scendere nel dettaglio del rilevato stradale prossimo all’arenile. Conformando opportunamente le strutture costiere e creando parapetti sagomati, è possibile ridurre drasticamente l’impatto delle onde anomale, evitando l’allagamento sistematico di marciapiedi e carreggiate stradali. Si tratta di sistemi già largamente impiegati con successo che, integrati alla produzione energetica, garantiscono una mitigazione reale dell’impatto dei cicloni.</p>
<p>Catturare l’energia delle onde è una sfida complessa, ma i modelli oceanici atlantici ci dicono che è possibile. È tempo di smettere di guardare al mare solo come a una minaccia da cui difendersi e iniziare a vederlo come il più potente alleato per la nostra sicurezza energetica e costiera. La tecnologia esiste, i dati sono pronti; ora serve la visione per tradurli in realtà.</p>
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		<title>Il Vuoto del Tempo: quel miliardo di anni che la Terra ha deciso di scordare</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2026/03/19/il-vuoto-del-tempo-quel-miliardo-di-anni-che-la-terra-ha-deciso-di-scordare/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=il-vuoto-del-tempo-quel-miliardo-di-anni-che-la-terra-ha-deciso-di-scordare</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Domenica Puleio]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 19 Mar 2026 19:36:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Scienza]]></category>
		<category><![CDATA[Tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[“Great Unconformity”]]></category>
		<category><![CDATA[terra]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1536" height="1024" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/03/ChatGPT-Image-19-mar-2026-20_36_01.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/03/ChatGPT-Image-19-mar-2026-20_36_01.png 1536w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/03/ChatGPT-Image-19-mar-2026-20_36_01-300x200.png 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/03/ChatGPT-Image-19-mar-2026-20_36_01-1024x683.png 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/03/ChatGPT-Image-19-mar-2026-20_36_01-768x512.png 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/03/ChatGPT-Image-19-mar-2026-20_36_01-1170x780.png 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/03/ChatGPT-Image-19-mar-2026-20_36_01-585x390.png 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/03/ChatGPT-Image-19-mar-2026-20_36_01-263x175.png 263w" sizes="(max-width: 1536px) 100vw, 1536px" /></p>
<p>Immaginate di sfogliare l’autobiografia del nostro pianeta e scoprire che qualcuno ha strappato brutalmente metà delle pagine. Non un capitolo, ma un intero miliardo di anni di storia svanito nel&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/03/19/il-vuoto-del-tempo-quel-miliardo-di-anni-che-la-terra-ha-deciso-di-scordare/">Il Vuoto del Tempo: quel miliardo di anni che la Terra ha deciso di scordare</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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<p>Fino a ieri la teoria dominante puntava il dito contro l’erosione glaciale della “Snowball Earth”. Ma i nuovi dati geocronologici pubblicati su PNAS ribaltano la prospettiva, individuando il colpevole nel supercontinente Columbia (o Nuna). Due miliardi di anni fa, la collisione tra i cratoni Laurentia, Baltica e Siberia non ha solo sollevato catene montuose himalayane, ma ha innescato un sollevamento tettonico talmente massiccio da esporre la crosta terrestre a un’erosione chimica e meccanica senza precedenti. La Terra non ha “perso” tempo; lo ha letteralmente digerito, trasportando miliardi di tonnellate di sedimenti negli oceani e saturandoli di nutrienti minerali. Senza questo “furto” temporale, probabilmente non avremmo avuto l’apporto di fosforo e calcio necessario all’esplosione della vita complessa.</p>
<p>Mentre la scienza decifra questo passato cancellato, l’umanità sta già tentando di saccheggiarne il futuro abissale. In queste ore, a Kingston, i delegati dell’International Seabed Authority (ISA) stanno definendo i codici minerari per la zona Clarion-Clipperton (CCZ), una piana di 4,5 milioni di km² tra le Hawaii e il Messico. I dati sono da capogiro: a 4.000 metri di profondità, i noduli polimetallici contengono circa 21 miliardi di tonnellate di minerali critici. Una torta da 16.000 miliardi di dollari che fa gola ai giganti della transizione energetica, ma che pone un interrogativo geologico brutale: possiamo permetterci di arare fondali che hanno impiegato milioni di anni per stabilizzarsi nel buio assoluto?</p>
<p>Viene in mente la lezione di Piero Angela, che amava usare la metafora dell’orologio per ricordarci la nostra statura nel cosmo: se la storia della Terra durasse 24 ore, l’uomo farebbe la sua comparsa solo nell’ultimo minuto, e la civiltà industriale occuperebbe appena un decimo di secondo. Quel miliardo di anni scomparso nella “Great Unconformity” è una voragine che ridimensiona ogni nostra ambizione di dominio.</p>
<p>La geologia ci consegna una lezione di umiltà: le montagne sono onde di pietra che svaniscono nel respiro dei millenni. La Terra può cancellare un miliardo di anni di storia senza battere ciglio. Eppure, in quel decimo di secondo che chiamiamo progresso, abbiamo la pretesa di gestire risorse che non abbiamo ancora finito di mappare. Siamo polvere che cammina su strati di tempo incalcolabili, convinti di essere i proprietari di un libro di cui abbiamo appena imparato a leggere l’indice.</p>
<p><strong>@Riproduzione riservata</strong></p>
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		<title>Ex Ilva, Cassazione riapre il capitolo risarcimenti: nuovo esame per lavoratori e INPS</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2026/02/13/ex-ilva-cassazione-riapre-il-capitolo-risarcimenti-nuovo-esame-per-lavoratori-e-inps/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=ex-ilva-cassazione-riapre-il-capitolo-risarcimenti-nuovo-esame-per-lavoratori-e-inps</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 13 Feb 2026 19:01:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Salute e Benessere]]></category>
		<category><![CDATA[Amianto Ona Osservatorio Nazionale Amianto]]></category>
		<category><![CDATA[corte di Cassazione]]></category>
		<category><![CDATA[Ex Ilva di Taranto]]></category>
		<category><![CDATA[risarcimenti per decine di ex lavoratori e per l’INPS]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="898" height="827" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/02/IMG_0131.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/02/IMG_0131.jpeg 898w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/02/IMG_0131-300x276.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/02/IMG_0131-768x707.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/02/IMG_0131-585x539.jpeg 585w" sizes="(max-width: 898px) 100vw, 898px" /></p>
<p>Una decisione che riaccende le speranze di decine di ex dipendenti e per l’ente previdenziale dopo anni di contenzioso 13 febbraio 2026 &#8211; La Corte di Cassazione riapre il capitolo&#8230;</p>
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<p style="font-weight: 400;"><span data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">13 febbraio 2026 &#8211; La <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Corte di Cassazione riapre il capitolo dei risarcimenti</strong> legati alla <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">vicenda ex Ilva di Taranto</strong>. Con una decisione pubblicata ieri, <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">i giudici hanno annullato in parte la sentenza della Corte d’Appello di Lecce</strong> e disposto un <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">nuovo esame delle richieste presentate da decine di ex lavoratori della Nuova Siet e dall’INPS</strong>.</span></p>
<p style="font-weight: 400;"><span data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Il <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">punto centrale chiarito dalla Suprema Corte</strong> è che, in sede civile, <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">il giudice non deve limitarsi a verificare l’esistenza di un reato</strong>, ma <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">deve valutare in autonomia</strong> <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">se i fatti abbiano provocato un danno risarcibile</strong>.</span></p>
<p style="font-weight: 400;"><strong><span data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">La vicenda: cosa è successo e cosa cambia &#8211; </span></strong><span data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">La controversia nasce dal passaggio di attività tra la società Nuova Siet e Ilva e dalla successiva riassunzione di una parte dei lavoratori con condizioni economiche e contrattuali differenti rispetto a quelle precedenti. Da questa situazione ha preso avvio un <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">lungo contenzioso giudiziario che, negli anni, ha coinvolto decine di ex dipendenti e l’INPS</strong>, <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">chiamato in causa anche per i profili contributivi e previdenziali</strong>.</span></p>
<p style="font-weight: 400;"><strong><span data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Sul piano penale</span></strong><span data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">, i reati ipotizzati sono stati <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">dichiarati prescritti</strong>. Il procedimento è quindi proseguito <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">davanti al giudice civile</strong>, chiamato a <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">stabilire se i lavoratori avessero comunque diritto a un risarcimento per i danni economici e contributivi subiti</strong>.</span></p>
<p style="font-weight: 400;"><strong><span data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">La Corte d’Appello di Lecce aveva inizialmente respinto gran parte delle richieste</span></strong><span data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">, ritenendo in alcuni casi <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">insussistenti i presupposti giuridici</strong> e in altri <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">dichiarando i ricorsi inammissibili</strong> per motivi procedurali.</span></p>
<p style="font-weight: 400;"><strong><span data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Le posizioni riaperte </span></strong><span data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">&#8211; </span><span data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Con la recente decisione, però, <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">la Corte di Cassazione ha parzialmente annullato quella sentenza</strong> e disposto un <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">nuovo esame delle domande</strong> e <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">ha accolto numerosi ricorsi</strong> presentati dai lavoratori e dall’INPS, <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">riaprendo così diverse posizioni</strong> che dovranno essere riesaminate. Restano escluse solo alcune pratiche dichiarate inammissibili.</span></p>
<p style="font-weight: 400;"><span data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">«<em data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Questa decisione rappresenta una svolta e rappresenta un passaggio significativo per decine di ex dipendenti coinvolti nella lunga vicenda industriale e giudiziaria legata allo stabilimento siderurgico di Taranto</em> – sottolinea l’Avv. <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Ezio Bonanni</strong>, presidente dell’<strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Osservatorio Nazionale Amianto</strong> e componente del collegio legale</span><span data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666"> unitamente agli </span><strong><span data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Avv.ti Simona Scarpati e Giovanni Gentile</span></strong><span data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">, e dal compianto collega <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Pietro Dalena</strong> – <em data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">perché riaccende la speranza del riconoscimento dei propri diritti. È un passaggio che riporta al centro le persone, dopo anni di attese e rinvii. Sarà ora la Corte d’Appello di Lecce, in nuova composizione, a riesaminare l’intera vicenda alla luce dei principi indicati dalla Cassazione</em>».</span></p>
<p style="font-weight: 400;"><span data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Per informazioni e assistenza ONA:</span><span data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Numero verde 800 034 294 – </span><a href="http://www.osservatorioamianto.it/" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?q=http://www.osservatorioamianto.it&amp;source=gmail&amp;ust=1771060554152000&amp;usg=AOvVaw202aBNVD2KRTIO6eFDAGR0"><span data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">www.osservatorioamianto.it</span></a></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>VITTIME DEL DOVERE, STOP ALLA DISCRIMINAZIONE ORFANI NON A CARICO FISCALE: CORTE D&#8217;APPELLO DI PALERMO DÀ RAGIONE A FABIO BARONE</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2026/01/23/vittime-del-dovere-stop-alla-discriminazione-orfani-non-a-carico-fiscale-corte-dappello-di-palermo-da-ragione-a-fabio-barone/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=vittime-del-dovere-stop-alla-discriminazione-orfani-non-a-carico-fiscale-corte-dappello-di-palermo-da-ragione-a-fabio-barone</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 23 Jan 2026 15:39:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Salute e Benessere]]></category>
		<category><![CDATA[Osservatorio nazionale amianto]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="898" height="827" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/01/IMG_0131-1.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/01/IMG_0131-1.jpeg 898w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/01/IMG_0131-1-300x276.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/01/IMG_0131-1-768x707.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/01/IMG_0131-1-585x539.jpeg 585w" sizes="(max-width: 898px) 100vw, 898px" /></p>
<p>Applicato il principio delle Sezioni Unite: stop alla discriminazione degli orfani non a carico fiscale Palermo, 22 gennaio 2026 – Importante decisione della Corte d’Appello di Palermo in materia di&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/01/23/vittime-del-dovere-stop-alla-discriminazione-orfani-non-a-carico-fiscale-corte-dappello-di-palermo-da-ragione-a-fabio-barone/">VITTIME DEL DOVERE, STOP ALLA DISCRIMINAZIONE ORFANI NON A CARICO FISCALE: CORTE D&#8217;APPELLO DI PALERMO DÀ RAGIONE A FABIO BARONE</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="898" height="827" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/01/IMG_0131-1.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/01/IMG_0131-1.jpeg 898w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/01/IMG_0131-1-300x276.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/01/IMG_0131-1-768x707.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/01/IMG_0131-1-585x539.jpeg 585w" sizes="(max-width: 898px) 100vw, 898px" /></p><p style="font-weight: 400;"><strong><span data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Applicato il principio delle Sezioni Unite: stop alla discriminazione degli orfani non a carico fiscale</span></strong></p>
<p style="font-weight: 400;"><span data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Palermo, 22 gennaio 2026 – Importante decisione della <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Corte d’Appello di Palermo</strong> in materia di <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">tutela dei familiari delle vittime del dovere</strong>. Con una sentenza pronunciata il 22 gennaio 2026, la Sezione lavoro ha accolto l’appello di <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Fabio Barone</strong>,<strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666"> figlio della Vittima del Dovere</strong> <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Biagio Barone</strong>, <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">deceduto per un carcinoma renale</strong> causato <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">dall’esposizione a sostanze cancerogene</strong> e tossico nocive, riconoscendo il <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">diritto ai benefici previsti dalla legge</strong> anche <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">in assenza del requisito del carico fiscale</strong> e condannato il <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Ministeri della Difesa</strong> e <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">dell’Interno</strong> a <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">riconoscere le provvidenze economiche </strong>spettanti agli orfani di vittime del dovere, superando una <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">interpretazione restrittiva che per anni ha escluso numerosi familiari da tali tutele</strong>.</span></p>
<p style="font-weight: 400;"><span data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">La vicenda giudiziaria – </span><span data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Barone, <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">trapanese</strong> di 34 anni, <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">rimasto orfano a 27</strong>, aveva chiesto il <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">riconoscimento dei benefici </strong>previsti dalla normativa speciale <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">a tutela dei familiari dei servitori dello Stato deceduti in servizio</strong>. La sua <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">domanda era stata inizialmente respinta</strong> sul presupposto che <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">non fosse fiscalmente a carico del padre</strong> al <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">momento del decesso</strong>. La <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Corte d’Appello di Palermo</strong> ha <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">riformato la sentenza</strong> di primo grado<strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666"> del Tribunale di Trapani</strong> riconoscendo che <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">la condizione del carico fiscale non può essere utilizzata per negare diritti che la legge riconosce agli orfani in quanto tali</strong>.</span></p>
<p style="font-weight: 400;"><span data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Nel dispositivo, <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">la Corte ha stabilito</strong> il diritto di Fabio Barone all’<strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">assegno vitalizio mensile di 500 euro</strong>, con decorrenza dal novembre 2019; il riconoscimento degli <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">ulteriori benefici economici e previdenziali</strong> previsti per gli orfani di vittime del dovere; l’obbligo per il Ministero dell’Interno di <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">aggiornare la graduatoria unica nazionale</strong>, inserendo il suo nominativo.</span></p>
<p style="font-weight: 400;"><strong><span data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Il richiamo alla Cassazione: fine delle discriminazioni</span></strong></p>
<p style="font-weight: 400;"><span data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">La decisione della Corte d’Appello <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">si inserisce nel solco tracciato dalla storica pronuncia</strong> delle <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Corte di Cassazione – Sezioni Unite del 30 dicembre 2025</strong>, che ha posto fine a un contrasto giurisprudenziale durato anni. Con quella sentenza, <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">la Cassazione ha chiarito un principio fondamentale</strong>: <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">gli orfani delle vittime del dovere hanno diritto all’assegno vitalizio anche se economicamente autonomi e non a carico fiscale</strong>, a partire dal 1° gennaio 2008. <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Una interpretazione definitiva</strong> che <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">ha eliminato una discriminazione ingiustificata</strong> e ha reso uniforme l’applicazione della legge su tutto il territorio nazionale.</span></p>
<p style="font-weight: 400;"><span data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">«<em data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Questa sentenza</em> <em data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">rappresenta una vittoria di giustizia e di civiltà.</em> – dichiara l’avv. <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Ezio Bonanni</strong>, legale di Barone e <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto e Vittime del Dovere</strong> – <em data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Per anni i Ministeri hanno opposto un muro contro gli orfani non fiscalmente a carico, negando diritti riconosciuti dalla legge. Oggi, grazie all’intervento delle Sezioni Unite e alla decisione della Corte d’Appello di Palermo, questa discriminazione viene finalmente superata</em>. </span><em><span data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Confidiamo che il Ministro Crosetto voglia dare seguito alla decisione della Magistratura, superando definitivamente una lettura discriminatoria che ha penalizzato gli orfani di vittime del dovere e restituendo dignità alla memoria dei servitori dello Stato</span></em><span data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">».</span></p>
<p style="font-weight: 400;"><span data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">La pronuncia apre la strada al riconoscimento dei benefici per <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">tutti gli orfani</strong>, indipendentemente dalla loro condizione economica al momento della morte del genitore. </span></p>
<p style="font-weight: 400;"><span data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Tutti gli orfani e i loro familiari possono ora richiedere l’assistenza gratuita dell’ONA tramite il numero verde 800 034 294 e il sito <a href="http://www.osservatorioamianto.it/" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?q=http://www.osservatorioamianto.it/&amp;source=gmail&amp;ust=1769245343920000&amp;usg=AOvVaw1VV5Y6Y9W9U36y01irFW66" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">www.osservatorioamianto.it</a>.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Sicilia, il conto del “dopo Harry”: oltre mezzo miliardo stimato e una costa da ricucire</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesco Mazzarella]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 21 Jan 2026 20:38:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Ciclone Harry]]></category>
		<category><![CDATA[condizioni climatiche]]></category>
		<category><![CDATA[Sicilia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="678" height="381" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/01/IMG_2154.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/01/IMG_2154.jpeg 678w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/01/IMG_2154-300x169.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/01/IMG_2154-585x329.jpeg 585w" sizes="(max-width: 678px) 100vw, 678px" /></p>
<p>Tra voragini, lungomari distrutti e collegamenti interrotti, l’Isola misura i danni in milioni mentre la Regione prepara gli atti per l’emergenza nazionale. La vera sfida, adesso, è trasformare la ricostruzione&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/01/21/sicilia-il-conto-del-dopo-harry-oltre-mezzo-miliardo-stimato-e-una-costa-da-ricucire/">Sicilia, il conto del “dopo Harry”: oltre mezzo miliardo stimato e una costa da ricucire</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="678" height="381" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/01/IMG_2154.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/01/IMG_2154.jpeg 678w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/01/IMG_2154-300x169.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/01/IMG_2154-585x329.jpeg 585w" sizes="(max-width: 678px) 100vw, 678px" /></p><p><em>Tra voragini, lungomari distrutti e collegamenti interrotti, l’Isola misura i danni in milioni mentre la Regione prepara gli atti per l’emergenza nazionale. La vera sfida, adesso, è trasformare la ricostruzione in prevenzione</em></p>
<p>La Sicilia sta facendo i conti con il “dopo Harry” mentre le mareggiate si ritirano e resta, sulla linea di battigia, una geografia nuova: tratti di lungomare strappati via, voragini nell’asfalto, sottoservizi scoperti, impianti turistici compromessi, case e negozi allagati, collegamenti ferroviari e stradali interrotti. Tra il 19 e il 21 gennaio 2026 il ciclone Harry ha colpito con particolare violenza la fascia ionica e parte della Sicilia orientale; oggi, mercoledì 21 gennaio, i numeri cominciano a consolidarsi in una prima stima che, nelle dichiarazioni istituzionali, si aggira già nell’ordine di “oltre mezzo miliardo”.</p>
<p>Il punto, però, non è soltanto la cifra – che in questa fase è inevitabilmente provvisoria – ma ciò che compone quella cifra. Dentro ci sono infrastrutture pubbliche (strade, ferrovie, porti, reti idriche ed elettriche), patrimonio privato (abitazioni, condomìni, magazzini, negozi), economia della costa (turismo, balneazione, ristorazione, piccole imprese di servizio) e, in parallelo, l’entroterra agricolo che ha pagato vento e pioggia con serre danneggiate, coperture divelte, tetti scoperchiati. È un mosaico di danni “a strati”: i primi sono subito visibili e misurabili; gli altri – quelli indiretti – emergono nei giorni successivi, quando si sommano chiusure forzate, lavoro perso, catene logistiche spezzate.</p>
<p>Le immagini che arrivano dal litorale tra Messina e Catania dicono una cosa semplice e dura: l’acqua non è arrivata “dentro” la costa, in molti tratti la costa è diventata acqua. A Letojanni, nel Messinese, si parla di un primo conteggio tecnico superiore ai 10 milioni di euro: per circa 300 metri risultano distrutti muretto di protezione e sede stradale del lungomare, e le voragini avrebbero danneggiato in modo serio i sottoservizi – rete idrica, elettrica e del gas. Non è solo una strada da rifare: è un sistema di servizi da ricostruire sotto pressione, con tempi e costi inevitabilmente più alti.</p>
<p>Poco più a nord e a sud, nello stesso corridoio costiero, le cronache raccontano piattaforme sulla spiaggia e strutture leggere divelte, ristoranti e ritrovi danneggiati, tratti di litoranea cancellati o resi impraticabili. A Santa Teresa di Riva, Roccalumera, Mazzeo e nell’area taorminese la “conta” si somma alla gestione dell’emergenza: strade invase da sabbia e detriti, accessi alle spiagge compromessi, interventi ripetuti per liberare tombini e sottopassi, ripristinare i primi servizi essenziali. In alcuni centri, la giornata dopo la tempesta è fatta di sopralluoghi e ordinanze, più che di normalità.</p>
<p>Nel Catanese, la scena più ricorrente è quella del mare che supera i limiti e risale: onde e burrasca sul lungomare, tratti della carreggiata e della pista ciclabile interessati da cedimenti, allagamenti nelle zone più esposte. Il sindaco di Catania, Enrico Trantino, ha parlato della necessità di avviare la procedura per lo stato di calamità naturale e di una prima stima “su decine di milioni di euro” di danni, precisando che il conteggio definitivo richiederà tempo e verifiche.</p>
<p>C’è poi la partita dei collegamenti, che in Sicilia non è mai un dettaglio. Una delle notizie più allarmanti riguarda la linea ferroviaria tra Messina e Catania: i resoconti parlano di danni in più punti e, nel tratto di Scaletta Zanclea, di binari sospesi nel vuoto per alcuni metri. È un’immagine potente, ma è anche una diagnosi: lì non basta “ripulire”, serve ripristinare sicurezza e stabilità del sedime, con interventi che richiedono progettazione e tempi non banali. Ogni interruzione, in un territorio dove le alternative non sono infinite, diventa immediatamente costo sociale ed economico.</p>
<p>Sul versante istituzionale, la Regione ha messo in chiaro due priorità: gestione dell’emergenza e preparazione degli atti per chiedere al governo nazionale lo stato di emergenza. Renato Schifani, dopo le ore più critiche, ha ringraziato Protezione civile, volontari e amministrazioni locali, rivendicando che l’allerta e l’azione sul campo hanno contribuito a evitare vittime; contemporaneamente, ha richiamato la gravità dei danni su “oltre 100 chilometri di litorale ionico” e l’ordine di grandezza di “oltre mezzo miliardo” già nelle prime valutazioni.</p>
<p>Dentro quel mezzo miliardo convivono, inevitabilmente, più prospettive: politica, tecnica, economica. E qui è utile fare chiarezza. Una stima regionale tende a includere soprattutto costi di ripristino e messa in sicurezza di infrastrutture e impianti. Le stime settoriali aggiungono perdite economiche: chiusure forzate, merci rovinate, impianti compromessi, giornate di lavoro perse, prenotazioni cancellate. Confcommercio Sicilia, ad esempio, ha rilanciato una valutazione dei “danni diretti e documentabili” nell’ordine di mezzo miliardo, sottolineando l’impatto su commercio, turismo, servizi e artigianato.</p>
<p>Il turismo balneare, in Sicilia, vive di equilibri fragili: erosione costiera, manutenzione ordinaria spesso insufficiente, investimenti concentrati su pochi mesi. Harry ha reso questo fragile evidente. Le cronache parlano di stabilimenti turistici e balneari gravemente danneggiati o “spazzati via” lungo tratti di litorale, di accessi alle spiagge compromessi, di infrastrutture leggere distrutte. E quando saltano servizi e viabilità, salta anche la stagione: non tanto perché “mancano le sdraio”, ma perché manca la continuità di un territorio che deve essere raggiungibile, sicuro, funzionante.</p>
<p>Accanto alla costa, l’agricoltura ha pagato un prezzo che spesso finisce in coda alle notizie, ma nei territori significa reddito e sopravvivenza. Coldiretti ha avviato un monitoraggio dei danni: dal vento che abbatte serre e coperture, alle aziende agroittiche colpite, fino alla viabilità interna in tilt in varie aree dell’isola. È un fronte meno “fotografabile” del lungomare divelto, ma economicamente delicatissimo: una serra distrutta non è solo un danno strutturale, è una filiera che si interrompe, con effetti che arrivano settimane dopo.</p>
<p>Nel Siracusano e in altri tratti dell’interno, le cronache parlano anche di frane, smottamenti e alberi caduti su strade provinciali, con interventi ripetuti e chiusure temporanee. Presi uno a uno, questi episodi potrebbero sembrare “ordinari” in un inverno instabile; sommati, diventano un indicatore di resilienza territoriale: quante strade alternative esistono? Quanto rapidamente si ripristina un collegamento? Quanta manutenzione era già arretrata prima del ciclone?</p>
<p>Anche il dato meteorologico, pur non essendo il centro della cronaca economica, aiuta a capire perché i danni siano così elevati: si è parlato di mareggiate eccezionali e onde molto alte – in alcuni resoconti oltre i 10 metri – capaci di erodere in poche ore ciò che normalmente si consuma in anni. Quando un evento di questo tipo colpisce una costa già fragile, con tratti urbanizzati a ridosso del mare e opere di difesa non sempre adeguate, il risultato è una “spesa concentrata”: il territorio incassa insieme, in pochi giorni, ciò che non ha potuto prevenire in tempo.</p>
<p>Ecco perché la cifra “mezzo miliardo” non è un titolo ad effetto: è un indicatore di scala. Dice che l’impatto supera la capacità di risposta ordinaria di comuni e regione e richiede un salto di livello, amministrativo e finanziario. Ma proprio per questo, la fase che si apre adesso è la più delicata: quella in cui l’emergenza rischia di trasformarsi in un cantiere infinito. La Sicilia, in passato, ha già conosciuto la differenza tra “riparare” e “mettere in sicurezza”. Riparare rimette in piedi ciò che c’era; mettere in sicurezza riduce la probabilità che la prossima mareggiata produca lo stesso identico conto.</p>
<p>Le domande operative sono già sul tavolo, e dovrebbero guidare anche la discussione sui “milioni”. Prima: come si certificano i danni in modo uniforme, comune per comune, per non perdere tempo e non lasciare indietro chi non ha uffici tecnici strutturati? Seconda: quali interventi sono immediatamente cantierabili (messa in sicurezza, ripristino sottoservizi, protezioni provvisorie) e quali richiedono progettazione complessa (tratti ferroviari, consolidamenti, opere di difesa costiera)? Terza: come si protegge l’economia quotidiana, quella delle piccole attività che non possono permettersi settimane di stop? In mezzo a queste domande c’è uno snodo politico-amministrativo: la giunta regionale straordinaria convocata per giovedì 22 gennaio a Palazzo d’Orléans, che segna il passaggio dalla notte del soccorso ai mesi della ricostruzione.</p>
<p>Un altro elemento che emerge dalle cronache è la disomogeneità dell’impatto: l’Isola non è stata colpita “in modo uguale”. Nelle ricostruzioni giornalistiche si evidenzia che il previsto “colpo di coda” sul Nord-Ovest non si è materializzato come temuto e che Palermo e Trapani sono state sostanzialmente graziate rispetto agli scenari più pesanti, mentre l’urto si è concentrato lungo il corridoio ionico e sull’area orientale. Questo non riduce la gravità complessiva; la rende più chiara. Perché significa che i danni si addensano dove costa, viabilità e urbanizzazione sono più esposte e più ravvicinate.</p>
<p>L’emergenza, nelle ore più dure, ha avuto anche un volto umano e amministrativo: famiglie evacuate in alcune zone costiere, scuole chiuse in diversi comuni, servizi pubblici a singhiozzo. In vari centri dell’area ionica si sono sommati allagamenti e danni a strade e abitazioni, e in alcune zone si sono registrate criticità su luce e acqua. È la dimensione che spesso non entra subito nelle stime economiche, ma che pesa sulla vita quotidiana: quando mancano energia e servizi, si ferma tutto, e ogni giorno perso diventa costo aggiuntivo.</p>
<p>Nel frattempo, attorno ai numeri, si muove anche la politica. In queste ore si parla di emendamenti e proposte di stanziamento, come la richiesta di 100 milioni a favore dei Comuni danneggiati avanzata in sede regionale da esponenti del M5S. È un dibattito legittimo, ma qui la qualità sta nei criteri: dove vanno le risorse, con quale priorità, con quali vincoli di rendicontazione, e con quale equilibrio tra ristori e prevenzione. Perché un ristoro ripara una perdita; una prevenzione riduce la probabilità che la perdita si ripresenti identica alla prossima tempesta.</p>
<p>Il tema delle opere costiere è, infatti, la cartina di tornasole. Le mareggiate hanno colpito lungomari e litoranee, ma hanno messo sotto stress anche reti idriche, elettriche e del gas che corrono sotto l’asfalto, spesso in prossimità del mare. Quando un sottoservizio viene lesionato, non basta riasfaltare: bisogna intervenire sotto, coordinare gestori diversi, garantire sicurezza, e nel frattempo gestire disagi prolungati. È per questo che i “milioni” non sono soltanto il costo della ricostruzione visibile: sono il costo della complessità tecnica e amministrativa.</p>
<p>E poi c’è la mobilità, che tocca anche l’economia “di terra”. La ferrovia Catania–Messina non è solo un servizio per pendolari: è un asse per studenti universitari, lavoratori, turismo interno. Quando si interrompe, la pressione si riversa sulle strade già provate, e il costo sale: carburante, tempi, stress, ritardi. Nel breve periodo è una questione di viabilità; nel medio periodo è un fattore economico, perché influenza la capacità di un territorio di restare connesso.</p>
<p>È per questo che, oggi, parlare di “milioni di danni” non deve ridursi a una cifra tonda. I 10 milioni stimati per il solo lungomare di Letojanni sono un esempio: un comune che da solo non ha margini per un intervento di questa scala, soprattutto se deve anche sostenere le spese ordinarie e gestire altri danni diffusi. Allo stesso modo, “decine di milioni” per Catania – se confermati dalle perizie – implicano procedure complesse, perché riguardano un capoluogo con reti e infrastrutture stratificate e con un’interfaccia diretta tra città e mare.</p>
<p>La vera sfida, dunque, è evitare che il dopo Harry diventi un inventario sterile. Servono mappe pubbliche dei danni, cronoprogrammi, responsabilità chiare tra comuni, Città metropolitane, Regione, gestori di reti, RFI, autorità portuali, e una cabina di regia che non viva di comunicati, ma di verifiche periodiche. È anche un tema di fiducia: quando i cittadini vedono cantieri che durano anni e promesse che si sfilacciano, la frattura non è solo nell’asfalto, è nel rapporto tra comunità e istituzioni.</p>
<p>In questo senso, la notizia più importante non è soltanto che i danni “possono arrivare” a mezzo miliardo: è che, per una volta, il sistema ha dimostrato che l’allerta può salvare vite, ma adesso deve dimostrare che la ricostruzione può salvare futuro. Harry ha offerto una tregua sul fronte umano, evitando una tragedia; ma ha aperto un conto economico e infrastrutturale che, se non governato, rischia di trasformarsi in una nuova forma di fragilità permanente.</p>
<p>Ecco perché, mentre si stimano i milioni, vale la pena trattenere una lezione operativa: l’emergenza non finisce quando smette di piovere. Finisce quando il territorio torna sicuro, quando i servizi tornano stabili, quando le imprese possono lavorare senza paura del prossimo vento, quando una strada e una ferrovia non sono solo riparate, ma rese meno vulnerabili. Il dopo Harry, in Sicilia, sarà il banco di prova non solo della capacità di spesa, ma della qualità delle scelte.</p>
<p>E se c’è un punto da cui ripartire, è il legame tra persone e luoghi: perché una comunità che si organizza, segnala, controlla e partecipa è la prima vera opera di difesa costiera.</p>
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