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		<title>A Los Angeles con Marilyn Monroe nel centenario della nascita e con una goccia di Chanel n. 5 sulla pelle</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Pierfranco Bruni saggista, antropologo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 01 Jun 2026 13:27:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
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		<category><![CDATA[Storia, Arte, Cultura]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1179" height="1683" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_3907.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_3907.jpeg 1179w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_3907-210x300.jpeg 210w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_3907-717x1024.jpeg 717w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_3907-768x1096.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_3907-1170x1670.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_3907-585x835.jpeg 585w" sizes="(max-width: 1179px) 100vw, 1179px" /></p>
<p>Los Angeles. Marilyn non è soltanto un mito. È emozione. È una giovinezza perduta in un tempo che non tornerà più. Resta tra i miei capelli una goccia di Chanel&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1179" height="1683" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_3907.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_3907.jpeg 1179w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_3907-210x300.jpeg 210w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_3907-717x1024.jpeg 717w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_3907-768x1096.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_3907-1170x1670.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_3907-585x835.jpeg 585w" sizes="(max-width: 1179px) 100vw, 1179px" /></p><p><em>Los Angeles. Marilyn non è soltanto un mito. È emozione. È una giovinezza perduta in un tempo che non tornerà più. Resta tra i miei capelli una goccia di Chanel n. 5. Un profumo che mi accompagna nelle sere di malinconia e di ricordi.</em></p>
<p>di Pierfranco Bruni</p>
<p>Centenario di Marilyn Monroe.<br />
Arrivo a Los Angeles. È il mese di giugno. Il primo giugno. Una città tra le più importanti in una California immensa che ha connotati italo – spagnoli. Luoghi molto catalani. E la sua storia racconta simboli di una lingua che ha la Spagna nel cuore. La prima cosa che mi chiedono, prima di entrare nel mio albergo, è se desidero visitare i luoghi del mito di Marilyn. Sono un po’ distratto. Sapevo di entrare nella città del mito ma non pensavo che la mia interprete avesse questa velocità.</p>
<p>Giungo a Los Angeles quasi frastornato. Cambiamenti di orari, turbolenze lungo la rotta, confuso e con le  orecchie che sembrano aver subito un tuffo nell’Oceano. Dico subito: “Certo, sono qui proprio per lei ma ho bisogno di cambiarmi d’abito. Marilyn non avrebbe gradito un ospite vestito senza eleganza. Datemi il tempo di indossare il mio vestito di lino bianco con la camicia verde e poi si parte e a domani pensiamo domani …”. Così siamo tutti contenti.</p>
<p>Qui è nata e morta Marilyn Monroe. Era nata il 1 giugno del 1926. Era un anno più grande di mia madre. Un mito nell’attraversamento delle notti immaginate alla ricerca di un sogno. E Marilyn è stato un sogno. Nel velo della sua gonna bianca alzata dal vento un  eros tutto tuffato in una seduzione capricciosa. Amava e moriva nel caldo torrido di una città che ha finestre aperte sui mediterranei. Ma sì.</p>
<p>Los Angeles non poteva che essere la città di Marilyn. La bionda mediterranea che si è fatta seppellire con la parrucca bionda che portava nel film Gli spostati e vestita con un abitino verde. Il biondo e il verde. Il sole e il mare. Avevo sette anni quando morì Marilyn Monroe.</p>
<p>Eppure ho un ricordo molto lieve. Me la ricordo nelle foto in bianco e nero dei settimanali che non mancavano mai in casa mia. Le prime pagine “sparate” con le immagini che riportano scene dei suoi film. La bellezza che si faceva seduzione. Sì, perché può esserci anche una bellezza che ha la sua sobrietà da statua. Ma Marilyn portava una bellezza sconvolgente. Marilyn era l’attrazione.</p>
<p>Sono trascorse stagioni e gli anni hanno consumato persino le rughe ma il fascino dei ricordi dentro il mistero restano a solcare ancora una leggenda. Meglio così. Era una estate di tanti anni fa e c’era un forte caldo. Allora come ora. La bella dai capelli biondi e dagli occhi penetranti. Il vento tra i suoi capelli e capelli come radici intrecciate nella terra. Chiedeva amore ma l’amore era un incubo. Un sogno vissuto sotto la luna. Una luna sul mare e le vele lontane in un viaggio senza attese.</p>
<p>Forse Marilyn non ha mai atteso. L’attesa non era dentro la sua vita. È morta nel sonno degli dei con la nudità dei silenzi. Già, è stata trovata completamente nuda. Ma la fisicità era uno stile. La sua eleganza negli sguardi tremanti. Diceva spesso: “Sapevo di appartenere al pubblico e al mondo non perchè avessi bellezza o talento, ma perché non ero mai appartenuta a nessuno”.La sua morte resta ancora un mistero? Forse sì o forse no. Ma Marilyn rincorre giovinezza sui prati verdi e tra le stanze della sua villa. Quanti amori e alla fine uno strazio senza più amore. Si raccontano storie e le storie diventano finzioni o illusioni. Il passo è breve. Tra la finzione e l’illusione c’è il sogno: il solo che smette di essere vero. Ma Marilyn è morta. Suicidio? Omicidio? Cosa ha deturpato la sua bellezza?</p>
<p>C’è chi dice che è stato un assassinio con tutte le regole commesso da Cosa Nostra. Ad ucciderla pare che sia stata una supposta contenente un potente narcotico. Il sonno degli dei che corre tra le vene e il sangue è un fiume che crede nell’impossibile. Marilyn dormiva nuda. E’ così che l’hanno trovata. Con gli occhi nella morte e la morte nel cuore. In quell’agosto torrido del 1962. Tra il quattro e il cinque di agosto. Pare che a scoprire il suo corpo inerte sia stata la sua governante.</p>
<p>E poi il medico. La porta era chiusa a chiave. E la chiave? C’è sempre un problema di chiave. Il medico al suo arrivo non fece altro che constatare l’avvenuta morte. Ci fu l’autopsia. Anche questa un mistero. Come tutte le cose di questo mondo quando non si riesce a trovare la chiave, quella giusta, si parla di mistero. Ebbene si. Non guasta questo mistero nella morte di una donna che in vita è stata sempre un mistero. Lasciamola nel suo mistero. Perchè svelarlo?</p>
<p>Era bella in quella allegria che si faceva inquietudine in cui la passione giocava con i giorni e il suo corpo un alito nel tempo che non invecchia. Marilyn non è invecchiata.</p>
<p>Gli incontri, i viaggi, le vacanze dalla parola, i riposi vengono rivissuti con un pathos inarrestabile che è humus del linguaggio. E restano i ricordi – sensazioni che guidano le nostre distrazioni, le nostre smemoratezze. E poi non ricordiamo più perché tutto diventa una sensazione come la musica.</p>
<p>È possibile vedere la musica? Sentiamo e ascoltiamo la musica vivendola, rivivendola e così il tempo che non c’è più noi lo percepiamo nell’alito di quelle alchimie che sono parte integranti della nostra memoria – sogno. Fuori dalla storia perché, in fondo, il tempo non sa che farsene della storia.</p>
<p>La figura di Marilyn diventa la metafora di una giovinezza, di generazioni che hanno sognato con lei il tempo intramontabile e, appunto, gli amori impossibili. La metafora che coniuga l’impareggiabile transito nelle stagioni del tempo con il desiderio di essere catturati e catturare quel destino di continuare ad amare il volto, gli occhi, il corpo di donne per le quali ci siamo sentiti leggeri nelle brughiere o nelle acque tagliate dalle gondole con gondolieri che non si abbandonano alle tristezze ma si lasciano rapire dalle ironie. Questi amori ci lasciano la quieta e la tempesta ed ecco perché continuano ad insistere nella nostra vita – letteratura.</p>
<p>È vero: chi muore giovane il tempo non lo raccoglie. E resta nella sua giovinezza a cantare l’amore e l’inquietudine, l’angoscia e la tristezza, la disperazione e il bisogno di credere ai sogni infiniti e di viverli nella fantasia che chiede sogni e colori.</p>
<p>Il bianco e il rosso erano i suoi colori tanto che sulla sua tomba a Westwood Village Memorial Park Cementery si sono alternati per anni, e forse ancora oggi, fasci di rose rosse e poi rose bianche.</p>
<p>E quel suo sorriso. Marilyn è la giovinezza che resta nel tempo che invecchia e ci invecchia. Ma il suo sorriso sulla sua bocca aveva la carezza della luna. Chi troppo ama troppo perde e i suoi sconvolgimenti si intrecciavano in un tempo che non conosceva quotidiano.</p>
<p>I suoi amori erano le inquietudini. I Kennedy. I fratelli. Tanto si è parlato. Forse adesso fanno girotondo e Marilyn li ha presi per mano per un inarrestabile giro giro girotondo. E con loro c’è pure quel Miller, lo scrittore, il drammaturgo che sposo’ Marilyn nel 1956. E danzano sulla sabbia della luna. Finalmente stanno insieme. Si sono ritrovati per non perdersi più.</p>
<p>Quanti mariti. Almeno tre. Il primo nel 1942. Marilyn aveva soltanto sedici anni. E poi nel 1954 il secondo marito. Era un campione di baseball: Joe Di Maggio. E poi Arthur. Quel Miller già famoso scrittore che tentò di inserire Marilyn nel mondo della cultura ma non ci riuscì. Era fatta di un’altra pasta. Si abbandonava ai sogni, alle fantasie e poi ai sonniferi.</p>
<p>La madre era pazza tanto che al primo matrimonio di Marilyn non le fu concesso di assistere alla cerimonia. Non si seppe mai il nome del padre. La sua paura era quella di fare la fine della signora Gladys Pearl Monroe, cioè la madre di Marilyn.</p>
<p>E poi i suoi desideri si trasformarono in angosce, in inquietudini, in tragedia. C’era sempre una grande inquietudine che covava nel cuore di Marilyn. Una allegria fatta di inquietudine. Come in fondo erano i suoi films. Così anche il suo ultimo film &#8220;Gli spostati&#8221; risalente al 1961, che la vede insieme a Clarke Gable, a Montgomery Clift, a Thelma Ritter. Un film in bianco e nero. Come era stato quello del 1952 dal titolo La tua bocca brucia. Marilyn cominciò la sua carriera posando per un calendario. Le sue foto più belle. La sua giovinezza senza segni. Il segno di un destino. Un viaggio bruciato sull’onda di una grande notorietà. Ma per Marilyn la vita fu passione? O suoi amori furono vera vita?</p>
<p>Mi sono chiesto, spesse volte, se Marilyn non fosse morta come è morta, che cosa sarebbe stato di lei? Sarebbe invecchiata e sul suo viso le tracce del tempo e sulle mani le rughe abbrunate che contano gli anni. Ma così non è stato. E continua a vivere. Con la sua allegria, con la sua calda giovinezza e con gli occhi che guardano il mare.</p>
<p>Con gli occhi belli e disperati che chiedono amore e sono luci in una storia che è divenuta un enigma. Ma senza il mistero, Marilyn sarebbe ancora un mito? Perché continuo a domandami ciò. Perché insisto?</p>
<p>Io sono a Los Angeles per fare altro e non solo per visitare l’America del sogno di Marilyn. Vi ritornerò per il 4 agosto. 1962 l&#8217;anno della sua morte terribile e dolce. &#8220;Verrà la morte e avrà I tuoi occhi&#8230;&#8221;. Agosto&#8230; mese che ricorda la mia infanzia al mare e la scomparsa di Cesare Pavese.  Il mio immenso poeta.</p>
<p>Marylin. Ho negli occhi sempre il suo viso e tra le parole trovo costantemente quelle della mia interprete di origini madrilene: “Qui anche la letteratura porta il nome del mito di Marilyn. Come farà a parlare di letteratura del Mediterraneo senza citare la famosa frase di Marilyn: ‘Perchè non porto biancheria intima? Mi danno così fastidio tutte quelle piegoline’. Lei è uno scrittore e conosce bene le parole ma lei ama la bellezza e i profumi e Marilyn, inconsapevolmente, è anche il suo vocabolario. Le ricordo un altro episodio. Lei in un suo libro cita un profumo. Conoscerà certamente il profumo di Marilyn perché un suo personaggio usa lo stesso profumo di Marilyn, ovvero Chanel n. 5. Marilyn sosteneva che per andare a letto indossa soltanto una goccia di Chanel n. 5. Coincidenze?”</p>
<p>Poi mi guardò e riprese: “Ma so anche che lei non crede alle coincidenze. Non dirò più nulla”. Mi affascina e mi intimidisce sapere che domani dovrò parlare della bellezza nella letteratura nella città di Marilyn. Ho recuperato alcune riflessioni che avevo annotato tra i miei appunti che parlano della bellezza e sapevo, comunque, che giungendo a Los Angeles non mi sarei potuto sottrarre all’alchimia di Marilyn. Trovi foglietti piegati: “Ho sognato la bellezza per lo più a occhi aperti. Ho sognato di diventare tanto bella da far voltare le persone che mi vedevano passare”.</p>
<p>E ancora: “Non voglio essere ricca, voglio essere bellissima”. Ecco perché non smise mai di dire che alla sua morte non doveva mancare il trucco sul suo viso. Aveva timore di invecchiare e di invecchiare cedendo al tempo la sua bellezza.</p>
<p>“Solo gli amori impossibili sono per sempre” scrisse a mo’ di dedica Nantas Salvalaggio al suo libro su Marilyn. Proprio vero. Sottoscrivo, qui da Los Angeles, questa stupenda dedica di uno dei miei pochi amici scrittori al quale ho voluto molto bene.</p>
<p>Resterò a Los Angeles qualche altro giorno per conferenze con gli italiani che vivono qui e per gli americani che hanno desiderio di capire la cultura italiana. Vi ritornerò presto. Qui è nato un mito avvolto tra la bellezza e la morte. Non riesco a ricordare in quale mio romanzo ho citato il profumo di Marilyn. Forse in “Quando fioriscono i rovi”. Già, in quel romanzo in cui la bellezza conosce solo il profumo della giovinezza. Il profumo delle rose rosse e delle rose bianche.</p>
<p>C’è una frase del film &#8220;A qualcuno piace caldo&#8221; del 1959 con Marilyn, Tony Curtis e Jack Lemmon per la regia di Billy Wilder che mi scava nella mente con una impressionante audacia. In un dialogo Zucchero (Marilyn) chiede a Josephine(Tony Curtis) : “Aspetta da molto?” e Josephine risponde: “Non importa quanto si aspetta, ma chi si aspetta”.</p>
<p>Malinconie che ci rapiscono ma che ci fanno fare i conti con noi stessi. E gli amori vissuti e abbandonati, alla fine, ci impongono di fare i conti. Sempre con il tempo. Irraggiungibile come le meteore nelle quali viviamo da giovani. Per uno scrittore diventa sempre più difficile ritrovarsi in questi conti, perché fare i conti, attraverso il racconto e le parole che spingono alla confessione, significa creare uno spazio in quel tempo di ieri e nel tempo della scrittura stessa. Ovvero tra il tempo nel quale si sono vissute le avventure di un esistere e il tempo nel quali ci si trova con le emozioni che dettano, in una indefinibile nostalgia, percorsi di esistenza vissuta.</p>
<p>Non finisce qui il mio viaggio tra le immensità di Los Angeles. Ma resta una città, una grande città. Andare nel tempo dei filamenti sfilacciati è, comunque, restare lungo il fiume della salvezza della memoria. E la letteratura, nella profezia dei solchi traccianti, ci salva perché restituisce brandelli di tempo nell’archetipo delle memorie.</p>
<p>Los Angeles. Marilyn non è soltanto un mito. È emozione. È una giovinezza perduta in un tempo che non tornerà più. Resta tra i miei capelli una goccia di Chanel n. 5. Un profumo che mi accompagna nelle sere di malinconia e di ricordi. Molti anche se cominciano a sfilacciarsi.</p>
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		<title>Addio a Zeudi Araya,  la ragazza dalla pelle di luna del cinema italiano degli anni 70</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 31 May 2026 07:31:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
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		<category><![CDATA[Zeudi Araya]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1382" height="1592" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/Screenshot-2026-05-31-alle-09.29.47.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/Screenshot-2026-05-31-alle-09.29.47.png 1382w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/Screenshot-2026-05-31-alle-09.29.47-260x300.png 260w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/Screenshot-2026-05-31-alle-09.29.47-889x1024.png 889w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/Screenshot-2026-05-31-alle-09.29.47-768x885.png 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/Screenshot-2026-05-31-alle-09.29.47-1170x1348.png 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/Screenshot-2026-05-31-alle-09.29.47-585x674.png 585w" sizes="(max-width: 1382px) 100vw, 1382px" /></p>
<p>Attrice, modella e produttrice, conquistò Cinecittà con fascino discreto, presenza magnetica e un’eleganza rimasta impressa nella memoria collettiva E&#8217; morta Zeudi Araya, attrice e produttrice cinematografica italo-eritrea tra i volti&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/05/31/addio-a-zeudi-araya-eleganza-e-mistero-del-cinema-italiano-degli-anni-settanta/">Addio a Zeudi Araya,  la ragazza dalla pelle di luna del cinema italiano degli anni 70</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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<p data-start="343" data-end="813">E&#8217; morta Zeudi Araya, attrice e produttrice cinematografica italo-eritrea tra i volti più riconoscibili del cinema italiano degli anni Settanta. A darne notizia è stato il figlio Michelangelo Spano, precisando che l’artista si è spenta domenica 24 maggio nella propria abitazione, dopo una lunga malattia. Aveva 75 anni. Le esequie si svolgeranno in forma strettamente privata, nel rispetto della riservatezza chiesta dalla famiglia.</p>
<p data-start="815" data-end="1403">Nata a Decamerè, in Eritrea, il 10 febbraio 1951, Zeudi Araya arrivò in Italia dopo aver vinto, giovanissima, il titolo di Miss Eritrea. Fu un approdo quasi casuale, legato inizialmente alla moda e alla pubblicità, a condurla verso Cinecittà. Il regista Luigi Scattini la notò e le affidò il ruolo che avrebbe segnato il suo ingresso nell’immaginario cinematografico nazionale: <em data-start="1193" data-end="1225">La ragazza dalla pelle di luna</em>, film del 1972 che la impose al pubblico per una presenza scenica magnetica, lontana dagli schemi consueti del divismo italiano dell’epoca.</p>
<p data-start="1405" data-end="1970">Da quel momento il suo nome rimase legato a una stagione precisa del cinema popolare italiano, attraversata da titoli come <em data-start="1528" data-end="1552">La ragazza fuoristrada</em>, <em data-start="1554" data-end="1564">Il corpo</em>, <em data-start="1566" data-end="1576">La preda</em> e, più tardi, <em data-start="1591" data-end="1651">Il signor Robinson, mostruosa storia d’amore e d’avventure</em>, accanto a Paolo Villaggio. Araya portò sullo schermo una femminilità intensa e composta, capace di superare la semplice etichetta di icona erotica: nei suoi ruoli convivevano fascino, distanza, misura e una naturale eleganza che ne fecero una figura immediatamente riconoscibile.</p>
<p data-start="1972" data-end="2558">La sua carriera si intrecciò poi con quella di Franco Cristaldi, uno dei grandi produttori del cinema italiano, che sposò nel 1983. Dopo la morte di Cristaldi, nel 1992, Araya si allontanò progressivamente dalla recitazione e proseguì il proprio rapporto con il cinema dietro le quinte, dedicandosi alla produzione per il grande e il piccolo schermo. Fu una scelta coerente con il suo profilo più riservato: meno esposizione pubblica, più lavoro nell’industria cinematografica, in una dimensione lontana dalla mondanità e dalle celebrazioni facili.</p>
<p data-start="2560" data-end="3119">Con Zeudi Araya scompare una figura che ha attraversato il cinema italiano lasciando un’immagine precisa: quella di una donna capace di trasformare la propria bellezza in linguaggio, presenza e memoria visiva. Non solo volto di un’epoca, ma interprete di un passaggio culturale in cui Cinecittà cercava nuovi corpi, nuovi immaginari, nuove forme di seduzione narrativa. La sua storia resta legata a quella stagione irripetibile in cui il cinema popolare italiano sapeva costruire miti improvvisi, destinati a durare molto più dei film che li avevano generati.</p>
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		<title>Cinquant’anni di “Primo Piano”: la storia di cinque giovani che cambiarono il modo di guardare il cinema all’Aquila</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Goffredo Palmerini]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 31 May 2026 06:16:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Storia, Arte, Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[cineclub]]></category>
		<category><![CDATA[Gabriele Lucci]]></category>
		<category><![CDATA[L’Aquila]]></category>
		<category><![CDATA[settima arte]]></category>
		<category><![CDATA[sistema cinema]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="650" height="440" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/cineclub.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/cineclub.png 650w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/cineclub-300x203.png 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/cineclub-585x396.png 585w" sizes="(max-width: 650px) 100vw, 650px" /></p>
<p>di Goffredo Palmerini L’AQUILA – Ieri pomeriggio, 30 maggio 2026, quando nell’Aula Magna del Centro Congressi “Luigi Zordan” dell’Università dell’Aquila si sono accese le luci per celebrare i cinquant’anni del&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>di<strong> Goffredo Palmerini</strong></p>
<p>L’AQUILA – Ieri pomeriggio, 30 maggio 2026, quando nell’Aula Magna del Centro Congressi “Luigi Zordan” dell’<strong>Università dell’Aquila </strong>si sono accese le luci per celebrare i cinquant’anni del <strong>Cineclub “Primo Piano”</strong>, non si è ricordato soltanto un anniversario. Si è riaperta una porta. Una porta che cinque giovani appassionati della settima arte, e dei grandi sogni, il 7 maggio del 1976 decisero di spalancare per la città, senza sapere che da lì sarebbe passato un pezzo importante della sua storia culturale non solo aquilana.</p>
<p>Dopo il saluto del Rettore magnifico<strong> Fabio Graziosi</strong>, a raccontare quella stagione pionieristica, stimolati dalle domande del</p>
<div id="attachment_124508" style="width: 547px" class="wp-caption alignright"><img fetchpriority="high" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-124508" class="wp-image-124508 " src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/Il-saluto-del-Rettore-dellateneo-Fabio-Graziosi-1024x512.jpg" alt="" width="537" height="269" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/Il-saluto-del-Rettore-dellateneo-Fabio-Graziosi-1024x512.jpg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/Il-saluto-del-Rettore-dellateneo-Fabio-Graziosi-300x150.jpg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/Il-saluto-del-Rettore-dellateneo-Fabio-Graziosi-768x384.jpg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/Il-saluto-del-Rettore-dellateneo-Fabio-Graziosi-1920x960.jpg 1920w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/Il-saluto-del-Rettore-dellateneo-Fabio-Graziosi-1170x585.jpg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/Il-saluto-del-Rettore-dellateneo-Fabio-Graziosi-585x293.jpg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/Il-saluto-del-Rettore-dellateneo-Fabio-Graziosi.jpg 1936w" sizes="(max-width: 537px) 100vw, 537px" /><p id="caption-attachment-124508" class="wp-caption-text">Il saluto del Rettore dell&#8217;ateneo Fabio Graziosi</p></div>
<p>caporedattore del quotidiano <em>il Centro</em> <strong>Domenico Ranieri</strong>, sono stati il professor <strong>Mirko Lino</strong>, docente di Cinema presso il Dipartimento di Scienze Umane dell’ateneo aquilano, il giornalista <strong>Giustino Parisse</strong>, e soprattutto loro: <strong>Luigi Giallonardo</strong>, <strong>Gabriele Lucci</strong>, <strong>Lucio Panella</strong> e <strong>Massimo Turco</strong>. I fondatori. I testimoni di un’epoca in cui il cinema non era solo uno schermo, ma un modo di stare al mondo. Notevoli gli spunti di analisi culturale di quella esperienza, con qualche proposta di attualizzazione a reimpostare un nuovo percorso con protagonisti di oggi.</p>
<p>Via San Marciano, centro storico dell’Aquila, tra Palazzo de Nardis e il lato sinistro dell’Episcopio. Un locale modesto, qualche sedia recuperata, un proiettore che sembra più un atto di fede che una macchina. È qui che nasce, 50 anni fa, il <strong>Cineclub “Primo Piano”</strong>. Non c’è nulla di eroico, almeno in apparenza. Solo cinque giovani che amano il cinema e che decidono di portare in città ciò che i circuiti commerciali ignorano: i film scomodi, i film invisibili, i film che chiedono allo spettatore di riflettere. Il Cineclub apre tutti i giorni, tre e talvolta quattro proiezioni quotidiane. La prima rassegna, <em>America amara</em>, è un viaggio nel lato oscuro del sogno americano. L’ultima, realizzata con il Goethe Institut, diventa la più completa retrospettiva italiana sul <em>Nuovo Cinema Tedesco</em>. In mezzo, centinaia di titoli che allargano lo sguardo di una generazione.</p>
<p>Il successo del Cineclub non passa inosservato. I gestori delle quattro sale cittadine (Olimpia, Rex, Imperiale, Massimo) lo guardano con sospetto, come un intruso che rompe equilibri consolidati. L’ostracismo è immediato. Ma in quegli anni di grande fermento culturale la città reagisce. <strong>Dacia Maraini</strong>, <strong>Marco Pannella</strong>, intellettuali, studenti, cinefili e semplici appassionati, tutti si stringono attorno a quei cinque ragazzi che hanno osato immaginare un cinema diverso. Il moto di solidarietà è forte, salva il Cineclub, e tuttavia non basta a garantirne la sopravvivenza. Nel 1979, dopo tre intensi anni di attività febbrile, “<strong>Primo Piano</strong>” chiude. Una chiusura che, col senno di poi, assomiglia più a una metamorfosi che a una fine ineluttabile e disperata. Da quell’esperienza, infatti, germoglia qualcosa che nessuno avrebbe potuto prevedere.</p>
<p>Da quel seme <strong>Gabriele Lucci</strong> avvia una stagione di straordinaria progettualità culturale che porterà negli anni a costituire un vero e proprio <strong>Sistema Cinema</strong>, la cui eco feconda supererà ben oltre i confini italiani. Nel 1981 nasce il <strong>Festival “Una Città in Cinema”</strong>, che porta all’Aquila registi, attori, critici, e un pubblico nuovo. Le stupende architetture del centro storico del capoluogo abruzzese diventano quinta di scena per le riprese di grandi autori della fotografia che rivelano i segreti della loro arte. Nello stesso anno prende vita l’<strong>Istituto Cinematografico dell’Aquila “La Lanterna Magica”</strong>, che diventerà un punto di riferimento nazionale per le sue attività, le rassegne cinematografiche, i seminari su innovazioni e sperimentazioni, gli incontri con i Maestri della settima arte.</p>
<div id="attachment_124509" style="width: 438px" class="wp-caption alignright"><img decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-124509" class="wp-image-124509" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/gabriele-lucci-300x188.jpg" alt="" width="428" height="268" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/gabriele-lucci-300x188.jpg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/gabriele-lucci-1024x640.jpg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/gabriele-lucci-768x480.jpg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/gabriele-lucci-585x366.jpg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/gabriele-lucci.jpg 1140w" sizes="(max-width: 428px) 100vw, 428px" /><p id="caption-attachment-124509" class="wp-caption-text">Gabriele Lucci</p></div>
<p>Nel 1995 arriva l’<strong>Accademia Internazionale per le Arti e le Scienze dell’Immagine</strong>, centro di alta formazione, fondata dall’Istituto Cinematografico, Comune dell’Aquila e Regione Abruzzo. Un luogo dove il cinema non si guarda soltanto, ma si studia, si crea, si vive. E soprattutto dove ci si forma, grazie ad insigni docenti nel campo umanistico e all’insegnamento offerto dai più grandi Maestri del cinema italiano ed internazionale. L’Aquila diventa così una Capitale dei Mestieri del cinema, formando nell’Accademia circa 150 giovani professionisti durante il ciclo degli studi, 3 anni di corso e 2 di specializzazione.</p>
<p>Nel 2001 nasce <strong>L’Aquila Film Commission</strong>, che consolida il rapporto tra la città e le produzioni cinematografiche, con buoni risultati sebbene con minime risorse a disposizione che solo attualmente, con la costituzione di Abruzzo Film Commission, hanno trovato una dimensione adeguata di finanziamento regionale. Insomma, da quel Cineclub si struttura un vero e proprio <strong>Sistema Cinema</strong>, capace di creare una <strong>Cineteca</strong> tra le più importanti d’Italia, una <strong>Mediateca</strong> specializzata nel settore cinematografico e un <strong>Museo dei Mestieri del Cinema</strong>. E di portare a L’Aquila ben <strong>21 Premi Oscar</strong>. Un risultato straordinario, se si pensa che tutto comincia da un piccolo locale e da cinque ragazzi che non avevano altro che passione e ostinazione.</p>
<p>A caldo, chi qui scrive trae una sua intima riflessione. “<strong>Primo Piano</strong>” non è stato solo un Cineclub. È stato un luogo dell’anima. Un laboratorio di visione critica, un presidio sociale, una palestra di cittadinanza culturale. Negli anni Settanta, quando il cinema era ancora un rito collettivo, quel piccolo spazio rappresentò un modo nuovo di stare insieme, di discutere, di crescere. Fu il primo tentativo strutturato di creare una presenza cinematografica quotidiana, capace di incidere sul territorio e di dialogare con le altre realtà culturali della città. Da lì nasce una consapevolezza che ancor oggi risuona: il cinema non è solo intrattenimento, ma <strong>identità, comunità, memoria</strong>.</p>
<p>Questa, dunque, è una ricorrenza che non fa solo memoria, ma parla al presente. Cinquanta anni dopo, il <strong>Cineclub “Primo Piano”</strong> ci interroga ancora. Come si costruisce oggi un luogo del pensiero? Dove si incontrano le comunità culturali? I social media sono strumenti oppure ostacoli? Quale il valore della libertà nella proposta culturale e quale il ruolo delle Istituzioni? Come si ripensano gli spazi urbani della cultura in un mondo che oscilla tra localismi e globalizzazione? Il Cineclub del 1976 ci ricorda che tutto può nascere da un’idea forte, da un gruppo di giovani determinati, da un luogo che diventa comunità. E che la cultura, quando è autentica, apre sempre una strada dove prima non c’era.<img decoding="async" class="alignright size-medium wp-image-124512" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/Gran-pubblico-nellAula-magna-dellUniversità-dellAquila-300x165.jpg" alt="" width="300" height="165" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/Gran-pubblico-nellAula-magna-dellUniversità-dellAquila-300x165.jpg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/Gran-pubblico-nellAula-magna-dellUniversità-dellAquila-1024x562.jpg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/Gran-pubblico-nellAula-magna-dellUniversità-dellAquila-768x422.jpg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/Gran-pubblico-nellAula-magna-dellUniversità-dellAquila-1170x642.jpg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/Gran-pubblico-nellAula-magna-dellUniversità-dellAquila-585x321.jpg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/Gran-pubblico-nellAula-magna-dellUniversità-dellAquila.jpg 1658w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
<p>Cinquant’anni dopo il <strong>Cineclub “Primo Piano”</strong> continua a parlare alla città. Non come un ricordo nostalgico, ma come un seme ancora fertile. <strong>L’Aquila</strong>, che negli ultimi decenni ha saputo costruire un’identità cinematografica unica in Italia &#8211; che le Istituzioni, dopo il terremoto del 2009, purtroppo non hanno saputo tutelare e preservare &#8211; deve molto a quei cinque giovani che nel 1976 decisero di aprire una porta. Da quella porta è passato un futuro che nessuno avrebbe potuto immaginare. E forse, proprio oggi, nel tempo difficile che stiamo vivendo, c’è bisogno di riaprirla ancora, quella porta, con nuovi protagonisti innamorati di futuro.</p>
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		<title>“APE REGINA” IL NUOVO THRILLER DIRETTO DA ALBERTO DE LUCA. LE RIPRESE A CATANIA</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 12 May 2026 14:43:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Ape regina]]></category>
		<category><![CDATA[film]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1080" height="599" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3584.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3584.jpeg 1080w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3584-300x166.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3584-1024x568.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3584-768x426.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3584-585x324.jpeg 585w" sizes="(max-width: 1080px) 100vw, 1080px" /></p>
<p>Protagoniste del film le attrici Lucia Sardo, Clio Buren e Viktorie Ignoto. A fine giugno prenderanno il via le riprese di “Ape Regina”, nuovo film thriller italiano diretto da Alberto&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/05/12/ape-regina-il-nuovo-thriller-diretto-da-alberto-de-luca-le-riprese-a-catania/">“APE REGINA” IL NUOVO THRILLER DIRETTO DA ALBERTO DE LUCA. LE RIPRESE A CATANIA</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Protagoniste del film le attrici <b data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Lucia Sardo,</b> <b data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Clio Buren e </b><b data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Viktorie Ignoto</b>.</p>
<p style="font-weight: 400;"><span data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">A fine giugno prenderanno il via le riprese di <em data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">“<strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Ape Regina</strong>”</em>, nuovo film thriller italiano diretto da <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Alberto De Luca</strong> e prodotto da <strong><em data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">MOVIESTART PRODUCTION S.R.L.</em></strong> di <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Roberto Siepi</strong>, in coproduzione con <strong><em data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Movie Cinema Italia srl</em></strong><em data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666"> e <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Emerald Horizon Films GmbH.</strong></em> Protagoniste del film le attrici <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Lucia Sardo,</strong> <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Clio Buren e </strong><strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Viktorie Ignoto</strong>. La sceneggiatura è firmata da <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Alessia Vegro</strong>.</span></p>
<div id="attachment_121725" style="width: 310px" class="wp-caption alignright"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-121725" class="size-medium wp-image-121725" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3585-300x209.jpeg" alt="" width="300" height="209" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3585-300x209.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3585-1024x715.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3585-768x536.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3585-1170x817.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3585-585x408.jpeg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3585.jpeg 1440w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /><p id="caption-attachment-121725" class="wp-caption-text">Lucia Sardo</p></div>
<p style="font-weight: 400;"><span data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Oltre ottocento persone hanno partecipato alle selezioni del cast, che  si sono svolte a Catania, presso l’Accademia “Ardizzone Gioeni”, alla presenza diretta del regista <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Alberto De Luca</strong> e del produttore <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Roberto Siepi</strong>, confermando, fin dalla fase di casting, la volontà della produzione di valorizzare il territorio e incontrare il tessuto artistico locale.</span></p>
<p style="font-weight: 400;"><em><span data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">“Ape Regina”</span></em><span data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666"> racconta la storia di <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Lea</strong>, 45enne cresciuta dallo zio Vanni alla scuola della vendetta e di un principio incrollabile: <em data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">“nessuno deve toccare quello che è tuo”</em>. Erede del giro di (mali) affari del padre, Lea ha saputo trasformare quella eredità in un vero e proprio impero, inimicandosi i boss locali e pestando i piedi alle persone sbagliate. Al suo fianco c’è il fratello minore <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Ricky</strong>, dedito più agli eccessi che ai business di famiglia ma che, alla soglia dell’età adulta, ambisce con crescente determinazione a ciò che sente spettargli di diritto in quanto uomo di casa: le chiavi del regno. Quando l’esuberante e misteriosa <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Agata</strong> irrompe nelle loro vite, gli equilibri si frantumano e niente sarà più come prima.</span></p>
<p style="font-weight: 400;"><span data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Le riprese si svolgeranno <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">interamente a Catania</strong>, in stretta collaborazione con la <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Film Commission Catania</strong>, che supporterà la produzione nella valorizzazione delle location urbane e nel coinvolgimento di professionisti e maestranze del territorio. La Sicilia, con le sue atmosfere sospese tra tradizione e modernità, farà da cornice perfetta alle dinamiche tese e contemporanee del thriller, restituendo un racconto visivamente potente e radicato nella realtà metropolitana isolana.</span></p>
<p style="font-weight: 400;"><span data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Il progetto è già destinato a una distribuzione di ampio respiro: <em data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">“Ape Regina”</em> approderà nei <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">circuiti cinematografici nazionali</strong> e sarà successivamente disponibile su <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">tutte le principali piattaforme streaming</strong>, garantendo una visibilità trasversale e un dialogo diretto con il pubblico italiano e internazionale.</span></p>
<p style="font-weight: 400;"><em><span data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">“Ape Regina è un thriller che indaga il potere, la lealtà familiare e l’identità, ambientato in una Sicilia che non fa da semplice sfondo, ma respira e reagisce come un vero e proprio personaggio”</span></em><span data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">, dichiara il regista <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Alberto De Luca</strong>. <em data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">“Abbiamo voluto costruire un racconto denso e contemporaneo, dove ogni scelta ha un peso e ogni relazione nasconde una trappola. Catania, con la sua energia visiva e le sue contraddizioni, è il luogo ideale per raccontare questa storia.”</em></span></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/05/12/ape-regina-il-nuovo-thriller-diretto-da-alberto-de-luca-le-riprese-a-catania/">“APE REGINA” IL NUOVO THRILLER DIRETTO DA ALBERTO DE LUCA. LE RIPRESE A CATANIA</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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		<title>Festival Internazionale della Cinematografia Sociale Tulipani di Seta Nera. A Giulio Scarpati il Premio alla Carriera</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2026/05/07/festival-internazionale-della-cinematografia-sociale-tulipani-di-seta-nera-a-giulio-scarpati-il-premio-alla-carriera/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=festival-internazionale-della-cinematografia-sociale-tulipani-di-seta-nera-a-giulio-scarpati-il-premio-alla-carriera</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 07 May 2026 08:04:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[cinema]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[19ª edizione]]></category>
		<category><![CDATA[Festival Internazionale della Cinematografia Sociale]]></category>
		<category><![CDATA[Giulio Scarpati]]></category>
		<category><![CDATA[premio alla carriera]]></category>
		<category><![CDATA[Tulipani di Seta Nera]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1709" height="2560" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3484-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3484-scaled.jpeg 1709w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3484-200x300.jpeg 200w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3484-684x1024.jpeg 684w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3484-768x1150.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3484-1025x1536.jpeg 1025w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3484-1367x2048.jpeg 1367w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3484-1920x2876.jpeg 1920w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3484-1170x1753.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3484-585x876.jpeg 585w" sizes="(max-width: 1709px) 100vw, 1709px" /></p>
<p>La consegna avverrà domenica 10 maggio al Gran Galà del Sociale, al The Space Cinema Moderno a Roma Roma, 7 maggio 2026 – Sarà Giulio Scarpati, uno dei volti più amati dal&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/05/07/festival-internazionale-della-cinematografia-sociale-tulipani-di-seta-nera-a-giulio-scarpati-il-premio-alla-carriera/">Festival Internazionale della Cinematografia Sociale Tulipani di Seta Nera. A Giulio Scarpati il Premio alla Carriera</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="font-weight: 400;"><strong>La consegna avverrà domenica 10 maggio al Gran Galà del Sociale, </strong><strong><span data-originalfontsize="10pt" data-originalcomputedfontsize="13.333333">al The Space Cinema Moderno a Roma</span></strong></p>
<p style="font-weight: 400;"><em><span data-originalfontsize="12pt" data-originalcomputedfontsize="16">Roma, 7 maggio </span></em><em><span data-originalfontsize="12pt" data-originalcomputedfontsize="16">2026</span></em> <span data-originalfontsize="12pt" data-originalcomputedfontsize="16">– Sarà <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Giulio Scarpati</strong>, uno dei volti più amati dal pubblico italiano, a ricevere il <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Premio alla Carriera</strong> nell’ambito del “Gran Galà del Sociale” del <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Festival Internazionale della Cinematografia Sociale <em data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Tulipani di Seta Nera</em></strong>. Il riconoscimento sarà consegnato domenica 10 maggio al The Space Cinema Moderno a Roma da Marco Scola Di Mambro, nipote di Ettore Scola, con cui l’attore ha collaborato nel film <em data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Mario, Maria e Mario</em>.</span></p>
<p style="font-weight: 400;"><span data-originalfontsize="12pt" data-originalcomputedfontsize="16">“Ricevere questo premio in un contesto così importante mi emoziona profondamente. È un riconoscimento che sento di condividere con tutte le persone e le storie che ho avuto il privilegio di incontrare lungo il mio cammino. Il mio lavoro è sempre stato guidato dal desiderio di raccontare l’umanità, nelle sue luci e nelle sue ombre. Ringrazio il Festival Tulipani di Seta Nera per questo abbraccio così autentico” – dichiara Scarpati.</span></p>
<p style="font-weight: 400;"><span data-originalfontsize="12pt" data-originalcomputedfontsize="16">Il Premio Sorriso Diverso alla Carriera celebra non solo un percorso artistico di grande rilievo, ma anche una visione coerente, capace di coniugare talento e impegno civile. Nel corso degli anni, Scarpati ha dato voce a personaggi intensi e autentici, entrando nell’immaginario collettivo e diventando un punto di riferimento nel racconto della società contemporanea. La sua presenza al Festival rappresenta un momento di particolare valore simbolico: un artista capace di interpretare storie coinvolgenti e riflessive, in sintonia con la missione della manifestazione.</span></p>
<p style="font-weight: 400;"><span data-originalfontsize="12pt" data-originalcomputedfontsize="16"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-121307 alignright" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3483-200x300.jpeg" alt="" width="200" height="300" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3483-200x300.jpeg 200w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3483-684x1024.jpeg 684w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3483-768x1150.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3483-1025x1536.jpeg 1025w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3483-1367x2048.jpeg 1367w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3483-1920x2876.jpeg 1920w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3483-1170x1753.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3483-585x876.jpeg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3483-scaled.jpeg 1709w" sizes="(max-width: 200px) 100vw, 200px" />“Giulio Scarpati è un’icona del cinema, della televisione e del teatro italiano, un attore straordinario che continua a godere di grande popolarità” – sottolinea Diego Righini, Presidente del Festival. “Premiarlo alla carriera significa rendere omaggio a un interprete che il grande pubblico ama anche per il ruolo del dottor Lele Martini in <em data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Un medico in famiglia</em>, ma che rappresenta molto di più. Scarpati ha attraversato il cinema d’autore, il teatro e la fiction con rigore e autenticità, collaborando con grandi registi e scegliendo sempre progetti capaci di restituire uno sguardo profondo sulla realtà”.</span></p>
<p style="font-weight: 400;"><span data-originalfontsize="12pt" data-originalcomputedfontsize="16">Il riconoscimento valorizza la sua capacità di muoversi tra linguaggi e generi con eleganza, mantenendo uno sguardo attento alle dinamiche umane. Dagli esordi teatrali con la Cooperativa Teatro G. alla consacrazione sul grande e piccolo schermo, Scarpati ha costruito un percorso solido e riconoscibile. Negli anni Novanta il suo talento si afferma con interpretazioni in film come <em data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">La Riffa</em> e <em data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Chiedi la luna</em>, fino alla collaborazione con Marco Tullio Giordana in <em data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Pasolini – un delitto italiano</em>, presentato alla Mostra Internazionale d&#8217;Arte Cinematografica di Venezia. Parallelamente a un costante impegno teatrale, raggiunge una grande popolarità nel 1998 con la serie <em data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Un medico in famiglia</em>, accanto a Lino Banfi.</span></p>
<p style="font-weight: 400;"><span data-originalfontsize="12pt" data-originalcomputedfontsize="16">Interprete versatile e sensibile, ha dato vita anche a figure di grande spessore civile, come <em data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Don Luigi Di Liegro</em> e <em data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Don Zeno Saltini</em>. Vincitore del David di Donatello per <em data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Il giudice ragazzino</em> e riconosciuto fin dagli esordi da Giorgio Strehler, si afferma come uno dei volti più autorevoli del panorama artistico italiano.</span></p>
<p style="font-weight: 400;"><span data-originalfontsize="12pt" data-originalcomputedfontsize="16">Il “Gran Galà del Sociale” si conferma così uno degli appuntamenti più attesi del panorama culturale nazionale, capace di valorizzare personalità che, attraverso il proprio lavoro, contribuiscono a costruire una narrazione più consapevole e attuale.</span></p>
<p style="font-weight: 400;"><span data-originalfontsize="12pt" data-originalcomputedfontsize="16">Presieduto da Diego Righini e realizzato dall’associazione di promozione sociale “Università Cerca Lavoro”, su idea di Paola Tassone, il Festival nasce con l’obiettivo di promuovere e diffondere una cultura dell’inclusione, della tutela dei diritti e della valorizzazione delle diversità.</span></p>
<p style="font-weight: 400;"><strong> </strong></p>
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		<title>Audrey Hepburn: “Breakfast at Tiffany’s” e la bellezza che nasce dal bisogno d’amore</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2026/05/05/audrey-hepburn-breakfast-at-tiffanys-e-la-bellezza-che-nasce-dal-bisogno-damore/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=audrey-hepburn-breakfast-at-tiffanys-e-la-bellezza-che-nasce-dal-bisogno-damore</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 05 May 2026 13:38:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[cinema]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Storia, Arte, Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Audrey Hepburn]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="488" height="381" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3469.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3469.jpeg 488w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3469-300x234.jpeg 300w" sizes="(max-width: 488px) 100vw, 488px" /></p>
<p>di Susanna Consolo Audrey Hepburn, icona senza tempo tra cinema e umanità: il ricordo di una leggenda che ha ridefinito la bellezza e il modo di raccontare la vita «Sono&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/05/05/audrey-hepburn-breakfast-at-tiffanys-e-la-bellezza-che-nasce-dal-bisogno-damore/">Audrey Hepburn: “Breakfast at Tiffany’s” e la bellezza che nasce dal bisogno d’amore</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><b>di Susanna Consolo</b></p>
<p><em>Audrey Hepburn, icona senza tempo tra cinema e umanità: il ricordo di una leggenda che ha ridefinito la bellezza e il modo di raccontare la vita</em></p>
<p>«Sono nata con un enorme bisogno di affetto e un terribile bisogno di darlo».<br />
In questa frase di <strong>Audrey Hepburn </strong>c’è già un’intera biografia, molto più di una carriera cinematografica: c’è una visione del mondo, una sensibilità, un destino umano che nel tempo si sarebbe tradotto in eleganza, discrezione e impegno.<br />
Nata il <strong>4 maggio 1929</strong> a Bruxelles, e scomparsa il <strong>20 gennaio 1993</strong> a Tolochenaz, in Svizzera, Audrey Hepburn resta una delle figure più luminose del cinema del Novecento, ma anche una delle più sottili nel modo di abitare la propria immagine pubblica.<br />
<strong>L’inizio di una leggenda: Hollywood</strong> e <strong>l’Oscar</strong><br />
Il suo ingresso nel cinema internazionale è fulminante. Nel 1953, con Roman Holiday di William Wyler, conquista l’Oscar come miglior attrice e diventa immediatamente un volto nuovo e diverso rispetto ai canoni hollywoodiani dell’epoca.<br />
Non soltanto una stella nascente ma un linguaggio estetico che cambia.<br />
Da quel momento inizia una stagione irripetibile, che la vede lavorare con alcuni dei grandi maestri del cinema internazionale.<br />
Negli anni successivi interpreta ruoli destinati a entrare nella storia della settima arte:<br />
<strong>Sabrina</strong> (1954) di Billy Wilder, che la consacra definitivamente nell’immaginario globale;<br />
<strong>Breakfast at Tiffany’s</strong> (1961) di Blake Edwards, dove il personaggio di Holly Golightly diventa un’icona culturale assoluta;<br />
<strong>My Fair Lady</strong> (1964) di George Cukor, raffinata trasposizione cinematografica del <strong>musical di Broadway</strong>.<br />
Tra anni Cinquanta e Sessanta, Audrey Hepburn diventa una delle attrici più riconoscibili al mondo, capace di unire leggerezza e profondità, eleganza e fragilità.</p>
<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-full"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-107946 alignnone" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/05/Audrey-Hepburn-.jpg" sizes="(max-width: 992px) 100vw, 992px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/05/Audrey-Hepburn-.jpg 992w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/05/Audrey-Hepburn--300x200.jpg 300w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/05/Audrey-Hepburn--768x513.jpg 768w" alt="" width="992" height="662" /></figure>
</div>
<p>Dietro la figura pubblica, però, c’è una personalità riservata, spesso lontana dai riflettori. Hepburn si definiva un’introversa, legata alla natura e ai gesti semplici della vita quotidiana: lunghe passeggiate, silenzio, contatto con gli animali.<br />
La sua idea di felicità non coincideva con il successo, ma con la presenza affettiva, con la possibilità di dare e ricevere amore.<br />
«Quando non hai nessuno per cui preparare una tazza di tè, quando nessuno ha bisogno di te, penso che la vita sia finita», amava dire, restituendo una dimensione profondamente umana del suo sentire.</p>
<div class="wp-block-image">
<figure class="alignright size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-107949 aligncenter" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/05/Audrey-Hepburn-1-1-1024x640.jpg" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/05/Audrey-Hepburn-1-1-1024x640.jpg 1024w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/05/Audrey-Hepburn-1-1-300x188.jpg 300w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/05/Audrey-Hepburn-1-1-768x480.jpg 768w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/05/Audrey-Hepburn-1-1-1536x960.jpg 1536w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/05/Audrey-Hepburn-1-1.jpg 1600w" alt="" width="1024" height="640" /></figure>
</div>
<p>Nel tempo, Audrey Hepburn ha contribuito a ridefinire il concetto stesso di bellezza, spostandolo dal piano estetico a quello interiore. La bellezza, per lei, non era nei vestiti o nella forma, ma nella capacità di prendersi cura degli altri.<br />
Una visione che ha attraversato anche il suo impegno concreto con l’UNICEF, a cui ha dedicato gli ultimi anni della sua vita, viaggiando nei Paesi più fragili del mondo per sostenere l’infanzia.<br />
Gli ultimi anni e l’eredità<br />
Negli ultimi anni si allontana progressivamente dal cinema, scegliendo una vita più impegnata sul piano umanitario. Muore nel 1993, lasciando un’eredità che non appartiene soltanto alla storia del cinema, ma a una vera e propria etica dello sguardo.</p>
<p>Oggi Audrey Hepburn resta un modo diverso di intendere la celebrità, tra presenza e sottrazione. Nel giorno della sua nascita il suo ricordo attraversa il presente con un’idea di fragilità, grazia e responsabilità verso gli altri.</p>
<p>@Riproduzione riservata</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>IL MONACO CHE VINSE L&#8217;APOCALISSE NELLA TOP FIVE FANTASY DI PRIME VIDEO ITALIA</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2026/04/13/il-monaco-che-vinse-lapocalisse-nella-top-five-fantasy-di-prime-video-italia/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=il-monaco-che-vinse-lapocalisse-nella-top-five-fantasy-di-prime-video-italia</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 13 Apr 2026 19:20:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Spettacolo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1179" height="1126" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/Foto-Top-Five-Fantasy-Prime.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/Foto-Top-Five-Fantasy-Prime.jpeg 1179w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/Foto-Top-Five-Fantasy-Prime-300x287.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/Foto-Top-Five-Fantasy-Prime-1024x978.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/Foto-Top-Five-Fantasy-Prime-768x733.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/Foto-Top-Five-Fantasy-Prime-1170x1117.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/Foto-Top-Five-Fantasy-Prime-585x559.jpeg 585w" sizes="(max-width: 1179px) 100vw, 1179px" /></p>
<p>  Un’opera meditativa che sfida i generi e conquista pubblico e critica. Il Monaco che vinse l’Apocalisse, scritto e diretto da Jordan River, entra ufficialmente nella Top Five dei film Fantasy sulla&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1179" height="1126" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/Foto-Top-Five-Fantasy-Prime.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/Foto-Top-Five-Fantasy-Prime.jpeg 1179w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/Foto-Top-Five-Fantasy-Prime-300x287.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/Foto-Top-Five-Fantasy-Prime-1024x978.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/Foto-Top-Five-Fantasy-Prime-768x733.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/Foto-Top-Five-Fantasy-Prime-1170x1117.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/Foto-Top-Five-Fantasy-Prime-585x559.jpeg 585w" sizes="(max-width: 1179px) 100vw, 1179px" /></p><p align="LEFT"><strong>  Un’opera meditativa che sfida i generi e conquista pubblico e critica.</strong></p>
<p>Il Monaco che vinse l’Apocalisse, scritto e diretto da Jordan River, entra ufficialmente nella <b>Top Five dei film Fantasy</b> sulla piattaforma, confermando il crescente interesse del pubblico italiano. Tra i film più visti in Italia su Prime Video si distingue un titolo Fantasy che, in realtà, abbraccia molteplici registri narrativi.</p>
<p>Il film, già tra i più visti all’estero su Prime Video, si caratterizza per un approccio meditativo e per <b>un’esperienza sensoriale </b>che supera i confini dell’intrattenimento tradizionale. La natura del protagonista, i temi affrontati e la pluralità dei registri stilistici hanno portato molti spettatori a definirlo un unicum nel panorama cinematografico contemporaneo.</p>
<p>Fin dalla sua uscita in sala, l’opera ha sfidato ogni tentativo di classificazione: c’è chi l’ha interpretata come<b> spiritual-action</b>, chi come <b>mystery,</b> chi come <b>fantasy</b>. Il recente posizionamento nella categoria Fantasy in Italia rappresenta una sorpresa significativa e un ulteriore riconoscimento della sua complessità narrativa.</p>
<p align="LEFT">
Gli spettatori hanno individuato numerosi rimandi cinematografici: Il nome della rosa, nella sua declinazione più contemporanea; le dimensioni oniriche e mistiche di Il Trono di Spade, Al di là dei sogni e The Sandman; le atmosfere estreme e contemplative di Revenant – Redivivo, richiamate in alcune sequenze ambientate sulla neve.</p>
<p>Il film sorprende anche per la sua particolare <b>temporalità interna</b>: una prima parte lenta e contemplativa, un ribaltamento narrativo nella seconda, un epilogo mistico e metafisico che intreccia viaggio interiore e profezia, nella terza, che chiude i tre livelli narrativi.</p>
<p><b>Vita, morte e redenzione</b> si intrecciano in un percorso che alterna oscurità e riverberi di luce. La drammaturgia lascia progressivamente spazio a una dimensione esegetica, dove la forza del pensiero e della parola diventa la vera energia che muove la storia.</p>
<p>Il successo del film conferma la potenza di una narrazione capace di dialogare con il presente attraverso una visione antica e profetica. “Questo risultato testimonia quanto il pubblico sia ancora disposto a lasciarsi interrogare da storie che uniscono epoche, linguaggi e coscienze”, hanno affermato dalla Distribuzione del film.</p>
<p>“<b>Il Monaco che vinse l’Apocalisse</b>” sarà ancora disponibile gratuitamente per tutti gli iscritti Prime Video: <a href="https://www.primevideo.com/-/it/detail/0OAJ9GTGXA31ZTRXZOMCBSSCEV/" target="_blank" rel="noopener" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?q=https://www.primevideo.com/-/it/detail/0OAJ9GTGXA31ZTRXZOMCBSSCEV/&amp;source=gmail&amp;ust=1776075478348000&amp;usg=AOvVaw0Fy_IJJs4YBqMDwpGQf654">https://www.primevideo.com/-/<wbr />it/detail/<wbr />0OAJ9GTGXA31ZTRXZOMCBSSCEV/</a>.</p>
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		<title>François Ozon porta L’Étranger di Camus sul grande schermo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Mimma Cucinotta]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Apr 2026 14:08:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Storia, Arte, Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Albert Camus]]></category>
		<category><![CDATA[Francois Ozon]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="678" height="381" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/IMG_3189.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/IMG_3189.jpeg 678w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/IMG_3189-300x169.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/IMG_3189-585x329.jpeg 585w" sizes="(max-width: 678px) 100vw, 678px" /></p>
<p>Una delle sfide più complesse del cinema contemporaneo: trasformare in immagini un capolavoro letterario del XX secolo. Presentato al Festival di Venezia, Lo Straniero (L’Étranger) rende universale la riflessione sull’esistenza&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Una delle sfide più complesse del cinema contemporaneo: trasformare in immagini un capolavoro letterario del XX secolo. Presentato al Festival di Venezia, Lo Straniero (L’Étranger) rende universale la riflessione sull’esistenza e l’Assurdo raccontando l’estraneità del protagonista del romanzo, Meursault. In sala dal 2 aprile 2026</em></p>
<p><em>Mimma Cucinotta </em></p>
<p>Con Lo Straniero (<strong>L’Étranger</strong>), il regista e sceneggiatore francese <strong>François Ozon</strong> (58 anni), tra i più versatili e prolifici degli ultimi decenni, autore di un cinema raffinato, talvolta ironico e sempre attento alla psicologia dei personaggi, affronta una delle sfide più complesse del cinema contemporaneo: trasformare in immagini un capolavoro letterario del XX secolo, rispettando  la densità filosofica di <strong>Albert Camus</strong>.</p>
<div class="wp-block-image">
<figure class="alignright size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-106212" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/04/1280px-Francois_Ozon_at_Berlinale_2022-1024x740.jpg" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/04/1280px-Francois_Ozon_at_Berlinale_2022-1024x740.jpg 1024w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/04/1280px-Francois_Ozon_at_Berlinale_2022-300x217.jpg 300w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/04/1280px-Francois_Ozon_at_Berlinale_2022-768x555.jpg 768w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/04/1280px-Francois_Ozon_at_Berlinale_2022.jpg 1280w" alt="" width="1024" height="740" /><figcaption class="wp-element-caption">François Ozon</figcaption></figure>
</div>
<p>Nel corso della sua carriera, Ozon ha firmato successi internazionali come Sotto la sabbia (2000), dramma psicologico sulla perdita e il distacco; 8 donne (2002), brillante musical/giallo comico; Swimming Pool (2003), thriller raffinato; Frantz (2016), intenso dramma storico; e Grazie a Dio (2019), potente denuncia sociale. Questi film testimoniano la sua capacità di spaziare tra generi diversi mantenendo uno sguardo profondo sulle fragilità e contraddizioni dell’animo umano.</p>
<p><strong>Il film Lo Straniero</strong> è arrivato nelle <strong>sale</strong> italiane il<strong> 2 aprile 2026, </strong>grazie a BIM Distribuzione e Lucky Red, dopo la presentazione in concorso alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia 2025, accolto con interesse dalla critica e dal pubblico.<br />
Il<strong> film trova la propria radice nel capolavoro di Camus, L’Étranger (1942),</strong> opera che ha segnato in modo indelebile la letteratura del Novecento.</p>
<div class="wp-block-image">
<figure class="alignright size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-83791" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2025/02/Albert-Camus-.jpg" sizes="(max-width: 323px) 100vw, 323px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2025/02/Albert-Camus-.jpg 323w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2025/02/Albert-Camus--300x253.jpg 300w" alt="" width="323" height="272" /><figcaption class="wp-element-caption">Albert Camus</figcaption></figure>
</div>
<p>Nato ad Algeri, Albert Camus visse in un contesto mediterraneo che influenzò profondamente il suo sguardo sul mondo, il senso della luce e della solitudine, e l’attenzione alla dimensione esistenziale dell’individuo.<br />
L’Étranger racconta la vicenda di <strong>Meursault</strong>, uomo che, di fronte agli eventi della vita e della morte, mostra un distacco emotivo radicale, un’estraneità alla società che lo circonda.</p>
<p>La narrazione si apre con la celebre frase: “<strong><em>Aujourd’hui, maman est morte</em></strong>.” (“Oggi è morta mamma”), sintesi perfetta della semplicità narrativa e del distacco del protagonista. Da questa base si dipanano le giornate di Meursault, gli incontri con Marie e Raymond Sintès, e l’omicidio di un uomo arabo sulla spiaggia, evento che porta al processo: ciò che viene giudicato non è tanto l’atto, quanto l’assenza di conformità alle regole sociali ed emotive.<br />
Camus costruisce un mondo in cui l’individuo si confronta con l’Assurdo, l’alienazione, la consapevolezza della finitudine e la solitudine esistenziale. La scrittura asciutta riflette la tensione tra vita e indifferenza, tra scelta e casualità, mentre il contesto coloniale suggerisce sottili tensioni sociali e razziali, mai esplicitamente moralizzanti.</p>
<p>I temi principali di L’Étranger — Assurdo, estraneità e coscienza della morte — trovano nel film di Ozon una traduzione visiva intensa. Il bianco e nero, la luce accecante del Mediterraneo e il ritmo lento delle inquadrature rendono percepibile l’indifferenza e la distanza emotiva di Meursault.<br />
Accanto alla narrativa, Camus sviluppò un’intensa produzione filosofica, tra cui Il mito di Sisifo (1942), dove articola compiutamente il concetto di Assurdo. La figura di Meursault diventa così un esperimento narrativo e manifesto filosofico, incarnando l’indifferenza e la necessità di vivere senza compromessi con le illusioni di senso imposte dalla società.<br />
Nel film François Ozon mantiene la struttura e i momenti chiave del romanzo, traducendo la densità filosofica in linguaggio cinematografico. La scelta del bianco e nero e della luce intensa del Mediterraneo restituisce visivamente il distacco emotivo e la solitudine di Meursault, mentre il ritmo lento e le pause narrative permettono allo spettatore di percepire la sua estraneità alla società.<br />
Il regista valorizza anche i personaggi marginali, come le figure arabe della vicenda, conferendo loro spessore e visibilità, e amplifica la dimensione storica dell’Algeria coloniale senza alterare la prospettiva del protagonista.</p>
<p>Il <strong>cast principale comprende</strong> Benjamin Voisin nei panni di Meursault, Rebecca Marder come Marie, e Pierre Lottin come Raymond, insieme a interpreti di supporto che rendono credibile l’intero mondo del film. Voisin imprime al protagonista una presenza enigmatica, costruita sull’abitare il silenzio e l’assenza, mentre Marie accentua il distacco attraverso vitalità e contrasto emotivo.</p>
<div class="wp-block-image">
<figure class="alignright size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-106216" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/04/Lo-Straniero-film-di-Ozon-dal-2-aprile-al-cinema.jpg" sizes="(max-width: 320px) 100vw, 320px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/04/Lo-Straniero-film-di-Ozon-dal-2-aprile-al-cinema.jpg 320w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/04/Lo-Straniero-film-di-Ozon-dal-2-aprile-al-cinema-210x300.jpg 210w" alt="" width="320" height="457" /></figure>
</div>
<p>Il film di François Ozon non si limita a raccontare la storia del romanzo, ma ne restituisce l’essenza. La prosa di Albert Camus diventa immagine. I temi dell’Assurdo, dell’estraneità e della morte emergono soprattutto attraverso luci, silenzi e scene, più che attraverso i dialoghi. La visione cinematografica offre una prospettiva contemporanea, mostrando come un classico possa essere riletto con sensibilità storica e sociale senza tradirne l’essenza. Lo Straniero parla così a spettatori e lettori insieme, ampliando la risonanza del romanzo e rendendo universali i temi della solitudine e dell’indifferenza.</p>
<div class="wp-block-image">
<figure class="alignright size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-106209" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/04/Lo-Straniero-di-Ozon-festival-cinema-Venezia--819x1024.jpg" sizes="(max-width: 819px) 100vw, 819px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/04/Lo-Straniero-di-Ozon-festival-cinema-Venezia--819x1024.jpg 819w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/04/Lo-Straniero-di-Ozon-festival-cinema-Venezia--240x300.jpg 240w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/04/Lo-Straniero-di-Ozon-festival-cinema-Venezia--768x960.jpg 768w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/04/Lo-Straniero-di-Ozon-festival-cinema-Venezia-.jpg 1080w" alt="" width="819" height="1024" /></figure>
</div>
<p>Lo Straniero ha avuto la sua prima mondiale in concorso alla <strong>82ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia</strong> il 2 settembre 2025, gareggiando per il Leone d’Oro. <strong>Successivamente</strong>, il <strong>film</strong> è stato presentato in <strong>altre rassegne dedicate</strong> al cinema francese, tra cui il <strong>Rendez‑Vous with French</strong> Cinema e il <strong>French Film Festival UK</strong>, con proiezioni speciali a <strong>Londra</strong> e <strong>Edimburgo</strong>, prima della distribuzione commerciale nelle sale cinematografiche. Queste tappe hanno permesso all’opera di ottenere un’esposizione internazionale significativa, confermando l’attenzione della critica oltre i confini francesi.<br />
Alcune recensioni hanno sottolineato l’effetto ipnotico delle immagini: il sole accecante, i colori intensi e la calma apparente amplificano la sensazione di straniamento del protagonista. L’adattamento è stato apprezzato per il giusto equilibrio tra fedeltà al romanzo e libertà cinematografica, riuscendo a trasmettere la voce di Meursault soprattutto attraverso sguardi e pause, più che con parole.<br />
Una parte della critica, pur apprezzandone la coerenza, intravede nella fedeltà al romanzo il rischio di limitarne la tensione narrativa.<br />
I riconoscimenti ottenuti attestano un consenso critico significativo: in Francia, Lo Straniero figura tra i migliori film dell’anno ai Premi Lumière.</p>
<p>@<strong>Riproduzione riservata</strong></p>
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		<title>L’Itaca di Nolan: un viaggio psicologico tra 600 chilometri di pellicola</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Annalisa Crupi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Apr 2026 17:26:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[cinema]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Storia, Arte, Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Itaca]]></category>
		<category><![CDATA[Nolan]]></category>
		<category><![CDATA[The Odyssey]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="259" height="194" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/IMG_3187.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" /></p>
<p>di Annalisa Crupi Il panorama cinematografico si interroga sul futuro dei grandi blockbuster, ma Christopher Nolan ha deciso di rispondere tornando alle radici della narrazione occidentale. Il suo prossimo progetto,&#8230;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="259" height="194" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/IMG_3187.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" /></p><p>di Annalisa Crupi</p>
<p>Il panorama cinematografico si interroga sul futuro dei grandi blockbuster, ma Christopher Nolan ha deciso di rispondere tornando alle radici della narrazione occidentale. Il suo prossimo progetto, intitolato semplicemente The Odyssey, non è più una voce di corridoio: è una realtà produttiva imponente, l’opera più costosa della sua carriera con un budget di 250 milioni di dollari e un’uscita fissata per il 17 luglio 2026.</p>
<p>Dimenticate le armature lucide e gli eroi intoccabili. Nolan, ispirandosi alla traduzione di Emily Wilson — celebre per aver restituito un Ulisse più scaltro, ambiguo e umano — ha imposto al set un rigore quasi militare. Per interpretare il re di Itaca, Matt Damon ha seguito una dieta ferocissima, scendendo a 76 chili per incarnare un uomo “asciutto e provato” da dieci anni di guerra e altrettanti di mare. La scelta del regista è stata netta: niente CGI per i mostri. Sono state preferite costruzioni meccaniche e trucchi prospettici, fedele a quella filosofia del “realismo tattile” che punta a far percepire allo spettatore il peso fisico degli ostacoli.</p>
<p>La forza del film risiede in un nucleo familiare frammentato. Anne Hathaway è una Penelope che non si limita ad aspettare, ma difende attivamente Itaca dal collasso politico. Accanto a lei, Tom Holland interpreta un Telemaco cresciuto nell’ombra di un padre diventato mito, il cui viaggio alla ricerca della verità sarà il motore emotivo della pellicola. Il cast stellare è completato da un Robert Pattinson nei panni del brutale Antinoo e da Zendaya, che darà volto a una versione strategica della dea Atena.</p>
<p>Sul piano tecnico, Nolan ha spinto il limite oltre ogni precedente. The Odyssey è il primo film della storia girato interamente con le nuove camere IMAX 70mm. Durante le riprese, effettuate tra le scogliere della Scozia, i deserti del Marocco e le coste della Sicilia, sono stati utilizzati oltre 600 chilometri di pellicola. La struttura narrativa non sarà lineare: il film intreccerà tre linee temporali — la ricerca di Telemaco, i flashback della guerra a Troia e il presente del ritorno — creando un labirinto dove il concetto di “casa” è un traguardo psicologico prima che geografico.</p>
<p>Con la colonna sonora di Ludwig Göransson pensata per aggredire i sensi più che per accompagnarli, The Odyssey si candida a essere l’evento cinematografico del decennio. Nolan non vuole solo raccontare un mito; vuole che il pubblico ne senta il sale sulle ferite e la polvere negli occhi. L’appuntamento è fissato: il 17 luglio 2026 Itaca sarà più vicina, ma raggiungerla non è mai stato così complesso.</p>
<p><strong>@Riproduzione Riservata</strong></p>
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		<title>&#8220;L’anima in pace” trionfa in Giappone: Premio della Giuria all’Hokkaido Film Festival</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Ilaria Buiarelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Apr 2026 09:21:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[cinema]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Spettacolo]]></category>
		<category><![CDATA[Ciro Formisano]]></category>
		<category><![CDATA[film]]></category>
		<category><![CDATA[Giappone]]></category>
		<category><![CDATA[Hokkaido Film Festival]]></category>
		<category><![CDATA[L'anima in pace]]></category>
		<category><![CDATA[Premio della Giuria]]></category>
		<category><![CDATA[spettacolo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="2048" height="1536" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/WhatsApp-Image-2026-04-01-at-10.03.44.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/WhatsApp-Image-2026-04-01-at-10.03.44.jpeg 2048w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/WhatsApp-Image-2026-04-01-at-10.03.44-300x225.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/WhatsApp-Image-2026-04-01-at-10.03.44-1024x768.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/WhatsApp-Image-2026-04-01-at-10.03.44-768x576.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/WhatsApp-Image-2026-04-01-at-10.03.44-1536x1152.jpeg 1536w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/WhatsApp-Image-2026-04-01-at-10.03.44-1920x1440.jpeg 1920w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/WhatsApp-Image-2026-04-01-at-10.03.44-1170x878.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/WhatsApp-Image-2026-04-01-at-10.03.44-585x439.jpeg 585w" sizes="(max-width: 2048px) 100vw, 2048px" /></p>
<p>Grande successo internazionale per il film diretto da Ciro Formisano  L’anima in pace, il film diretto da Ciro Formisano, conquista il Premio della Giuria alla seconda edizione dell’Hokkaido Film Festival&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="font-weight: 400;"><em><strong>Grande successo internazionale per il film diretto da Ciro Formisano </strong></em></p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>L’anima in pace</strong>, il film diretto da <strong>Ciro Formisano</strong>, conquista il <strong>Premio della Giuria</strong> alla seconda edizione dell’<strong>Hokkaido Film Festival in Giappone</strong> distinguendosi tra oltre 1500 titoli selezionati e risultando l’unico film non solo italiano, ma europeo in concorso.</p>
<p style="font-weight: 400;">A ritirare il prestigioso riconoscimento è stata la protagonista <strong>Livia Antonelli</strong>, visibilmente commossa.<img loading="lazy" decoding="async" class="alignright wp-image-119573 size-large" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/WhatsApp-Image-2026-04-01-at-10.04.02-768x1024.jpeg" alt="" width="768" height="1024" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/WhatsApp-Image-2026-04-01-at-10.04.02-768x1024.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/WhatsApp-Image-2026-04-01-at-10.04.02-225x300.jpeg 225w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/WhatsApp-Image-2026-04-01-at-10.04.02-1152x1536.jpeg 1152w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/WhatsApp-Image-2026-04-01-at-10.04.02-1170x1560.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/WhatsApp-Image-2026-04-01-at-10.04.02-585x780.jpeg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/WhatsApp-Image-2026-04-01-at-10.04.02.jpeg 1200w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /></p>
<p style="font-weight: 400;">Dopo aver intrapreso un lungo viaggio internazionale, L’anima in pace si conferma come una delle opere indipendenti italiane più apprezzate degli ultimi anni. Presentato in anteprima all’<strong>Ortigia Film Festival</strong> e uscito in alcune sale italiane nel gennaio 2024, il film ha poi viaggiato tra <strong>Brasile, India, IFFI Goa e sei festival francesi</strong>, vincendo anche il premio come<strong> Miglior Film al Villammare Film Festival</strong> e al<strong> Fano Film Festival</strong>.</p>
<p style="font-weight: 400;">Il film racconta la storia di Dora, una giovane rider che vive in una periferia romana difficile e marginale. Durante il periodo della pandemia, Dora si muove incessantemente tra le strade della città consegnando la spesa a domicilio, ma per sopravvivere è costretta anche a spacciare droga, cercando di far fronte a una situazione familiare complessa e dolorosa. Sua madre Lia, interpretata da <strong>Donatella Finocchiaro</strong>, è una donna fragile e irresponsabile, segnata da scelte sbagliate e da una vita disordinata, alla quale i servizi sociali hanno sottratto i figli più piccoli. Dora, schiacciata da un peso più grande della sua età, si assume il ruolo di adulta e lotta con determinazione per riottenere l’affidamento dei fratellini, spinta da un profondo senso di responsabilità e da un amore istintivo e viscerale.<img loading="lazy" decoding="async" class=" wp-image-119574 alignright" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/357466905_111836645299009_5679603177041471732_n-203x300.jpg" alt="" width="281" height="415" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/357466905_111836645299009_5679603177041471732_n-203x300.jpg 203w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/357466905_111836645299009_5679603177041471732_n-692x1024.jpg 692w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/357466905_111836645299009_5679603177041471732_n-768x1137.jpg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/357466905_111836645299009_5679603177041471732_n-1037x1536.jpg 1037w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/357466905_111836645299009_5679603177041471732_n-1170x1733.jpg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/357466905_111836645299009_5679603177041471732_n-585x866.jpg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/357466905_111836645299009_5679603177041471732_n.jpg 1383w" sizes="(max-width: 281px) 100vw, 281px" /></p>
<p style="font-weight: 400;">Il film si presenta come uno spaccato di pura autenticità, capace di restituire con crudezza e delicatezza allo stesso tempo il ritratto di una realtà spesso invisibile. È una storia di tenacia, di resistenza quotidiana e di desiderio di riscatto, in cui la protagonista cerca ostinatamente un varco di luce per concedersi, anche solo per un istante, la possibilità di essere felice. La macchina da presa segue Dora senza giudicarla, accompagnandola in un percorso fatto di cadute, scelte difficili e piccoli atti di coraggio che assumono un valore enorme.</p>
<p style="font-weight: 400;">Quando la sorte ti è avversa e tutto intorno sembra remare contro, il film suggerisce che non bisogna mollare. Anche immersa in cattive compagnie e circondata da influenze negative, Dora conserva una natura pura e una bontà profonda: un’anima gentile che, nonostante tutto, riesce a emergere. È proprio questa forza interiore a prendere il sopravvento, gridando con determinazione che una speranza esiste sempre, anche nei contesti più duri e disperati, e che la possibilità di un futuro diverso può nascere proprio dai luoghi e dalle vite che sembrano non averne più.</p>
<p style="font-weight: 400;">Accanto a <strong>Livia Antonelli</strong> e <strong>Donatella Finocchiaro</strong>, il film vede la partecipazione di <strong>Lorenzo Adorni, Daniela Poggi, Cinzia Susino</strong> e altri interpreti.</p>
<p style="font-weight: 400;">“<em>È la prima volta che un mio film arriva in Giappone</em>,” ha dichiarato il regista Ciro Formisano. “<em>Per me era già un grande traguardo essere stato selezionato, ma L’anima in pace è un film che conquista tutti con la sua semplicità, pur essendo un piccolo film, ma di grande forza e potenza narrativa</em>.”</p>
<p style="font-weight: 400;">Il film è disponibile in Italia su Prime Video.</p>
<p>@riproduzione riservata</p>
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