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	<title>cinema Archivi - lafrecciaweb.it</title>
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	<title>cinema Archivi - lafrecciaweb.it</title>
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		<title>Keanu Reeves, l’uomo che ha scelto di restare normale nell’epoca delle superstar</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Mimma Cucinotta]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 29 Jun 2026 05:37:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[cinema]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="605" height="317" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_4377.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_4377.jpeg 605w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_4377-300x157.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_4377-585x307.jpeg 585w" sizes="(max-width: 605px) 100vw, 605px" /></p>
<p>Tornato nel 2026 sul grande schermo con Outcome, sullo sfondo dei successi di Matrix e John Wick a una vita lontana dagli eccessi di Hollywood: a sessantun anni Keanu Reeves&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Tornato nel 2026 sul grande schermo con Outcome, sullo sfondo dei successi di Matrix e John Wick a una vita lontana dagli eccessi di Hollywood: a sessantun anni Keanu Reeves continua a conquistare il pubblico con una carriera densa e una quotidianità sorprendentemente semplice, che ha fatto della riservatezza il suo tratto più iconico</em></p>
<p>di <em>Mimma Cucinotta </em></p>
<p>Non è un nuovo film a riportare <strong>Keanu Reeves</strong> al centro dell’attenzione. Né un red carpet o una campagna pubblicitaria. A renderlo ancora oggi uno degli attori più amati del mondo è qualcosa di molto più raro, la sua capacità di sottrarsi ai meccanismi dello star system senza mai scomparire davvero.</p>
<p>A sessantun anni, Reeves continua a dividersi tra il cinema, la musica con i Dogstar e una vita sorprendentemente lontana dagli eccessi che spesso accompagnano Hollywood.</p>
<div class="wp-block-image">
<figure class="alignright size-large is-resized"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="wp-image-110830" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/06/outcome-keanuReeves--1024x640.jpg" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/06/outcome-keanuReeves--1024x640.jpg 1024w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/06/outcome-keanuReeves--300x188.jpg 300w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/06/outcome-keanuReeves--768x480.jpg 768w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/06/outcome-keanuReeves-.jpg 1280w" alt="" width="1024" height="640" /></figure>
</div>
<p>Nel 2026 è tornato sul grande schermo con <strong>Outcome</strong>, la commedia nera diretta da Jonah Hill, nella quale interpreta la star del cinema Reef Hawk, costretta a fare i conti con il proprio passato dopo un tentativo di ricatto. Un ruolo che, per certi versi, riflette il tema dell’identità pubblica e privata, da sempre al centro della sua carriera.</p>
<p>Lo si incontra ai concerti della sua band con il basso tra le mani, lo si vede spostarsi in motocicletta, parlare con i fan senza barriere, concedersi una pausa seduto su una panchina come una persona qualunque. Un’immagine che negli anni è diventata certamente un simbolo. Eppure dietro questa apparente semplicità c’è una storia personale segnata da sfide, cambiamenti e prove difficili. Nato a <strong>Beirut</strong> il 2 settembre 1964, figlio di una costumista inglese e di un geologo americano dalle origini hawaiane, cinesi e portoghesi, Keanu Reeves ha attraversato un’infanzia fatta di continui trasferimenti, assenze e cambiamenti. Forse è anche per questo che non ha mai cercato rifugio nello sfarzo, preferendo costruire un’esistenza riservata. La sua carriera è un susseguirsi di personaggi entrati nell’immaginario collettivo: dal ribelle Scott Favor in <em>Belli e dannati</em>(1991) all’agente dell’FBI Johnny Utah in <em>Point Break – Punto di rottura</em> (1991), dal tormentato Jonathan Harker in <em>Dracula di Bram Stoker</em> (1992) al principe Siddhartha in <em>Piccolo Buddha</em> (1993), fino al poliziotto Jack Traven in <em>Speed</em> (1994) e all’avvocato Kevin Lomax ne <em>L’avvocato del diavolo</em>(1997). Poi sono arrivati Neo con <em>Matrix</em> (1999), destinato a cambiare per sempre il cinema di fantascienza, e John Wick, protagonista dell’omonima saga iniziata nel 2014, che ha rilanciato la sua carriera trasformandolo in un’icona anche per le nuove generazioni.</p>
<p>Ma sarebbe riduttivo raccontare Keanu Reeves soltanto attraverso i suoi film. La sua vita privata è stata segnata da momenti profondamente dolorosi. <strong>Jennifer Syme</strong> fu la sua compagna tra la fine degli anni Novanta e il 2000. Nel 1999 la coppia attendeva una figlia, che nacque morta all’ottavo mese di gravidanza. Quel dolore segnò profondamente entrambi. La relazione si interruppe poco dopo, pur mantenendo un legame affettivo. Nel <strong>2001</strong> Jennifer Syme <strong>morì</strong> in un incidente stradale a Los Angeles. <strong>River Phoenix </strong>fu uno dei più cari amici di Keanu Reeves e anche un collega molto stimato. I due avevano <strong>recitato insieme nel film Belli e dannat</strong>i e avevano instaurato un rapporto di profonda amicizia. La morte di River Phoenix, avvenuta nel 1993 per overdose a soli 23 anni, colpì molto Reeves, che negli anni successivi lo ha ricordato sempre con grande affetto e rispetto.</p>
<div class="wp-block-image">
<figure class="alignright size-large is-resized"><img decoding="async" class="wp-image-110834" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/06/Keanu-Reeves-Alexandra-Grant--1024x578.jpg" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/06/Keanu-Reeves-Alexandra-Grant--1024x578.jpg 1024w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/06/Keanu-Reeves-Alexandra-Grant--300x169.jpg 300w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/06/Keanu-Reeves-Alexandra-Grant--768x433.jpg 768w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/06/Keanu-Reeves-Alexandra-Grant-.jpg 1200w" alt="" width="1024" height="578" /></figure>
</div>
<p>Da alcuni anni condivide la propria vita con l’artista <strong>Alexandra Grant</strong>, un rapporto nato da una lunga amicizia costruito in serenità. Eventi che lo hanno reso ancora più riservato. Nel tempo, però, questo modo di essere si è accompagnato a gesti di riconoscenza e solidarietà. Ha devoluto parte del compenso percepito per la trilogia di The Matrix ai reparti degli effetti speciali e dei costumi, ha sostenuto in forma riservata la ricerca sul cancro e gli ospedali pediatrici attraverso una propria fondazione e si è distinto per il rispetto e l’attenzione con cui ha sempre trattato collaboratori e fan, preferendo lasciare che fossero i fatti a raccontarlo. Keanu Reeves è dunque divenuto negli anni un personaggio quasi controcorrente: schivo, riservato, generoso, poco interessato all’ostentazione. Qualità che il pubblico apprezza tanto quanto il suo talento.</p>
<p>Nell’epoca attuale in cui la celebrità sembra spesso misurarsi in milioni di follower, Reeves dimostra che il carisma può nascere ed essere mantenuto anche dalla affermazione della riservatezza come stile di vita.</p>
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<p>Ed è forse questo il segreto della sua longevità artistica. Ovvero non aver mai inseguito il mito della star, ma quello dell’uomo normale. Ed è probabilmente per questo che, dopo oltre quarant’anni di carriera, Keanu Reeves continua a occupare un posto speciale nell’immaginario del pubblico. Proprio per essersi sottratto alla ostentazione della celebrità, ed aver scelto la coerenza con cui ha interpretato sé stesso.</p>
<p>@Riproduzione riservata</p>
<div class="mh-meta entry-meta"></div>
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		<title>MODA IN LUCE 1955-1975:  ROMA FRA GLAMOUR E INNOVAZIONE INDUSTRIALE</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 25 Jun 2026 16:21:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[cinema]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Moda]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1033" height="1476" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/1033-1476-max.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/1033-1476-max.jpg 1033w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/1033-1476-max-210x300.jpg 210w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/1033-1476-max-717x1024.jpg 717w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/1033-1476-max-768x1097.jpg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/1033-1476-max-585x836.jpg 585w" sizes="(max-width: 1033px) 100vw, 1033px" /></p>
<p>Dal 26 giugno al 15 novembre 2026 presso i Musei Capitolini,  Centrale Montemartini un Viaggio dentro un mito: quando Roma divenne capitale mondiale della moda. Tra cinema, stile, immaginario, la mostra&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/06/25/moda-in-luce-1955-1975-roma-fra-glamour-e-innovazione-industriale/">MODA IN LUCE 1955-1975:  ROMA FRA GLAMOUR E INNOVAZIONE INDUSTRIALE</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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<p><em><strong>Dal 26 giugno al 15 novembre 2026 presso i Musei Capitolini,  Centrale Montemartini un Viaggio dentro un mito: quando Roma divenne capitale mondiale della moda. Tra cinema, stile, immaginario, la mostra fotografica e multimediale presentata da Archivio Luce Cinecittà: i grandi stilisti, i marchi immortali, i divi dello schermo e dell’haute couture. In 150 fotografie, filmati e abiti originali, un’esplosione di creatività che ancora oggi influenza il pianeta</strong></em></p>
<p style="font-weight: 400;"><em>Roma, 25 giugno 2026</em> – L’età contemporanea ha reso possibile un’esperienza inedita per il pubblico: assistere alla nascita di nuovi miti. Una grande mostra a Roma offre ora l’occasione di rivivere uno di questi momenti in cui storia, documento e leggenda si uniscono: l’epoca in cui la Capitale d’Italia divenne la Capitale della moda e centro di riferimento per il cinema, la televisione e il gusto. È il racconto di come si è affermato in tutto il mondo un marchio originale e inimitabile che, da allora, porta il nome di “Made in Italy”.</p>
<p style="font-weight: 400;">Ospitata ai <strong>Musei Capitolini, Centrale Montemartini </strong><u>dal 26 giugno al 15 novembre 2026</u>,<strong> </strong>la mostra fotografica, multimediale e di capolavori sartoriali <strong><em>Moda in Luce 1955-1975 – Roma fra glamour e innovazione industriale</em></strong> fa rivivere una stagione di esplosione di idee, nomi, marchi, creatività, industria, un portato di beni materiali e immateriali, un “big bang” dell’immaginario della moda che riverbera ancora oggi il suo successo, il fascino, la magia delle sue forme. L’iniziativa, organizzata da <strong>Archivio Luce Cinecittà </strong>con il Ministero della Cultura<strong>, </strong>e curata da <strong>Fabiana Giacomotti</strong>, è promossa da<strong> Roma Capitale, Assessorato alla Cultura e al Coordinamento delle iniziative riconducibili alla Giornata della Memoria, Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali</strong>. Servizi museali: <strong>Zètema Progetto Cultura</strong>.</p>
<p style="font-weight: 400;">La mostra rappresenta il “secondo capitolo” dell’esposizione <em>Moda in Luce 1925–1955. Alle origini del Made in Italy</em>, ospitata presso il Museo della Moda e del Costume di Palazzo Pitti a Firenze. <strong>La mostra romana, interamente nuova</strong> per opere, allestimento e temi, prosegue il racconto di un mito, nel passaggio alla sua consacrazione ed esplosione.</p>
<p style="font-weight: 400;">
<p style="font-weight: 400;"><strong><u>IL CONTESTO</u></strong></p>
<p style="font-weight: 400;">All’inizio degli anni Cinquanta l’Italia sta cambiando alla velocità della luce e sta entrando nel boom e nella modernità. Corre su nuove infrastrutture, autostrade, mezzi. Su professioni nuove, e nuovi abiti sociali. Due campi in particolare segnano visibilmente questo sisma storico: <strong>la moda e il cinema</strong>. Roma ne è il grande vivace contenitore e contenuto.</p>
<p style="font-weight: 400;">A Roma si trova Cinecittà, la città del cinema che, dopo l’epocale rivoluzione del Neorealismo italiano, si sta trasformando nella “Hollywood sul Tevere”: la città dove le major statunitensi e lo star system trovano la sede distaccata del sogno americano. Il risultato è prorompente: quella italiana diventerà la cinematografia con il maggior numero di premi Oscar vinti, dopo gli Stati Uniti.</p>
<p style="font-weight: 400;">Nella moda avviene qualcosa di analogo. Un mondo di sartorie, di piccole botteghe, di atelier, che ha studiato alla scuola di Parigi e sui tavoli di ricamo e libri d’arte italiana, si trova proiettato sulla vetta di passerelle, riviste e clienti del mondo, in America, Europa, Russia, Giappone. L’haute couture dagli anni Cinquanta, e fino a noi, deve conoscere tra le sue lingue quella del Made in Italy.</p>
<p style="font-weight: 400;">Da Roma, l’Italia riesce in due miracoli inattesi: dimostra che a Cinecittà si possono fare film come in America e che l’haute couture può sfilare per via Veneto. È un viaggio lungo, che l’esposizione alla Centrale Montemartini mostra al vivo.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong><u>LA MOSTRA</u></strong></p>
<p style="font-weight: 400;"><strong> </strong>Protagonista di <em>Moda in Luce 1955-1975 – Roma fra glamour e innovazione industriale<strong> </strong></em>è il patrimonio di memoria, fotografie, filmati dell’Archivio storico Luce. Fondamento della conoscenza del XX secolo italiano ed europeo, bene tutelato dell’Unesco, l’Archivio Luce rappresenta una ricchissima fonte di testimonianze sulla moda e lo spettacolo. Il Luce immortala la moda nel momento in cui Roma ne diventa riferimento, tra gli anni Cinquanta e la metà dei Settanta. Una stagione straordinaria in cui la sinergia tra moda, cinema, industria e creatività ha permesso all&#8217;Italia di esercitare un profondo influsso culturale a livello internazionale, ridefinendo i canoni del gusto e dello stile.</p>
<p style="font-weight: 400;">Il <strong>percorso espositivo </strong>immerge i visitatori dentro <strong>150 fotografie d’epoca</strong>, per la gran parte del Luce, <strong>cinque postazioni video</strong> con filmati spesso rari e fino a oggi non disponibili al pubblico, <strong>oggetti, documenti, tessuti</strong> e <strong>27 abiti originali, e nella maggior parte inediti</strong>, creati da nomi leggendari<strong> </strong>come <strong>Valentino Garavani</strong>,<strong> Karl Lagerfeld per Fendi</strong>,<strong> Federico Forquet</strong>,<strong> Sorelle Fontana</strong>, <strong>Giovanna Caracciolo-Carosa</strong>,<strong> Valentina Visconti</strong>,<strong> Irene Galitzine</strong>, <strong>Fernanda Gattinoni</strong> e ancora<strong> Roberto Capucci</strong>,<strong> Maria Antonelli</strong>,<strong> Patrick de Barentzen</strong>,<strong> Renato Balestra</strong>,<strong> André Laug</strong>,<strong> Emilio Federico Schuberth</strong>,<strong> Gabriellasport</strong>,<strong> Antonio De Luca</strong>,<strong> Angelo Litrico</strong>,<strong> Domenico e Agostino Caraceni</strong>,<strong> Pino Lancetti</strong>,<strong> Laura Biagiotti</strong>.</p>
<p style="font-weight: 400;">Opere d’arte di grande valore storico ed estetico, provenienti dagli archivi delle maison, incluse Mantero Seta, Taroni e il gruppo Ermenegildo Zegna, sartorie cinematografiche storiche come Farani, musei quali il Boncompagni Ludovisi, da cui proviene anche un sontuoso completo da sera appartenuto a Franca Bettoja, che dialoga con capi coevi indossati da nomi quali Silvana Mangano, e ancora il CIAC-Centro internazionale Arti e Costume di Venezia. Rilevante il prestito della più importante collezione privata italiana, di proprietà di un protagonista del cinema italiano, <strong>Massimo Cantini Parrini</strong>, costumista di fama internazionale, più volte candidato al premio Oscar e vincitore di innumerevoli premi,<strong> </strong>che mostra l’estensione di un talento costruito sulla conoscenza profonda della storia dell’arte e del costume.</p>
<p style="font-weight: 400;">Organizzato nello stile e nei colori come un’elegante sartoria romana degli anni Cinquanta e Sessanta, il progetto dell’architetto Dario Dalla Lana si conclude in una<strong> sala-biblioteca</strong> che presenta una selezione di preziosi campionari tessili di proprietà degli archivi di Mantero Seta, Taroni e il gruppo Ermenegildo Zegna, oltre a volumi e riviste rare, di proprietà della curatrice, studiosa del costume e dell’editoria di moda dai suoi albori. Impreziosiscono il percorso inviti, memorabilia e un <em>album amicorum</em>, appartenuto ad Angelo Litrico, che include disegni e dediche dei più importanti sarti e artisti dell’epoca, da Emilio Pucci a Valentino e Novella Parigini.</p>
<p style="font-weight: 400;">Un viaggio multimediale e fisico nell’immaginario, tra storia, stile, costume, società e sogno, una macchina del tempo che ci trasporta nel mito: quando Roma e l’Italia hanno spiegato al mondo come vestire, e come vivere.</p>
<p style="font-weight: 400;">Le immagini raccontano sfilate, atelier, reportages, interviste, jet-set, lavoro e glamour, artigianato e arte. A fianco, il cinema che fa di Roma un tempio, e fornisce alla moda sogno e corpi. Quelli di: <strong>Sophia Loren</strong>,<strong> Audrey Hepburn</strong>,<strong> Liz Taylor</strong>,<strong> Lucia Bosè</strong>,<strong> Kirk Douglas</strong>,<strong> Charlton Heston</strong>,<strong> Sean Connery</strong>,<strong> Elsa Martinelli</strong>,<strong> Anita Ekberg</strong>,<strong> Anna</strong></p>
<div id="attachment_125514" style="width: 310px" class="wp-caption alignright"><img decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-125514" class="size-medium wp-image-125514" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/2300-2268-max-300x296.jpg" alt="" width="300" height="296" /><p id="caption-attachment-125514" class="wp-caption-text">Anita Ekberg alla prima del film &#8216;La Dolce vita&#8217;, Roma, 1960</p></div>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Magnani</strong>,<strong> Ingrid Bergman</strong>,<strong> Gabriele Ferzetti</strong>,<strong> Rod Steiger</strong>.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong> </strong>Ci sono i momenti fondativi. <strong>La prima sfilata di Valentino</strong>, anno di grazia<strong> 1959</strong>. Il matrimonio di <strong>Tyrone Power e Linda Christian</strong>, del 1949, atto ufficiale di nascita della “dolce vita”, lei in abito Sorelle Fontana, lo sposo in Caraceni. <strong>Gattinoni reinventa lo stile impero</strong> per il film <em>Guerra e pace</em> con la musa perfetta <strong>Audrey Hepburn</strong>, e accoglie nel suo atelier perfino le due più grandi attrici del tempo (se non di sempre) in competizione drammatica per Roberto Rossellini: <strong>Anna Magnani e Ingrid Bergman</strong>. E fissa il corpo “a cuore” di Anita Ekberg, nella scena di seduzione più iconica della storia del cinema, <strong>il bagno nella Fontana di Trevi de <em>La dolce vita</em></strong>. Angelo <strong>Litrico</strong> veste la <strong>Guerra Fredda</strong>, creando gli abiti sia per Nikita Krusciov sia per Dwight Eisenhower. Federico Forquet dà al mondo l’abito toga e il <strong>pijama palazzo di Galitzine</strong>. <strong>Lucia Bosè</strong>, la Miss Italia che ha battuto sul podio “la Lollo” e Silvana Mangano, è la musa di Sarli, e incarna le inquietudini del capolavoro di Antonioni, <em>Cronaca di un amore</em> (per la critica, il primo film della modernità cinematografica), e le speranze de <em>Le ragazze di Piazza di Spagna</em>. Ci sono le grandi première cinematografiche, tra tutte al Fiamma <strong>la prima de <em>La dolce vita</em> di Fellini, 1960</strong>, da cui il paese si vide trasformato. Compaiono i “teddy boys”, prima crepa dell’insoddisfazione giovane che deflagrerà <strong>nel Sessantotto</strong>. Ma la moda italiana aveva già fatto la sua rivoluzione. Ha preso la sacralità dell’Alta Moda di Parigi, e l’ha portata a donne, e uomini, che stavano cambiando. Ha reso l’abito più mobile, dinamico, liberando il movimento dei corpi. Ha vestito persone che si aprivano al mondo, al lavoro, ad altre aspirazioni. Linee meno rigide, più fresche – ma perfette – significavano un <strong>nuovo accesso alla modernità</strong>. La donna, che fosse una regina Savoia o Windsor, diva dello schermo o futura aspirante professionista, non era più un quadro glorioso a due dimensioni, ma un corpo di fascino e pensiero. Così per l’uomo. L’Alta Moda restava alta, ma non più irraggiungibile, era un cielo cui a tutti, anche solo vedendolo in un film, era permesso aspirare.</p>
<p style="font-weight: 400;">E con intelligenza i grandi sarti, oramai divenuti per nome stilisti, accolsero anche <strong>la sfida del prêt-à-porter</strong>, di una moda che vada incontro al giorno, al quotidiano, che contempla il pratico senza perdere lo stile.</p>
<p style="font-weight: 400;">Sullo sfondo, ma protagonista sempre, Roma e i suoi luoghi. La città eterna che sa adattarsi al tempo. Ogni luogo diventa passerella, scena per geometrie nuove su spazi antichi come il marmo.</p>
<p style="font-weight: 400;">In questo scenario già molto ricco, due aree tematiche presentano approfondimenti particolari. La storia della<strong> Snia-Viscosa</strong>, epopea romana del tessuto artificiale. Storia industriale, di fabbriche, chimica, lavoratrici, che nella mostra vive di <strong>documenti d’archivio rari</strong>, uno spaccato di rilevanza sociale e politica.</p>
<p style="font-weight: 400;">La seconda approfondisce la figura di <strong>Palma Bucarelli</strong>, storica critica e direttrice della Galleria Nazionale d’Arte Moderna, che tesse un nesso strettissimo tra moda e arte, incarnando un modello insuperabile di eleganza, stile e rigore intellettuale.</p>
<div id="attachment_125515" style="width: 306px" class="wp-caption alignright"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-125515" class="wp-image-125515 size-medium" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/2300-2333-max-296x300.jpg" alt="" width="296" height="300" /><p id="caption-attachment-125515" class="wp-caption-text">Valentino Garavani con una modella nel backstage della sua prima sfilata</p></div>
<p style="font-weight: 400;">E arte sono questi abiti. Da un capo imperdibile come <strong>l’abito Fiesta di Valentino</strong>, dalla sua prima sfilata del 1959, il modello 77 che <strong>per la prima volta sfoggiò il rosso</strong> divenuto bandiera dell’imperatore della moda. O <strong>il pijama palazzo di Galitzine</strong>, del 1963, segno indelebile di cinema indosso a Claudia Cardinale ne <em>La pantera rosa</em> di Blake Edwards. Ancora di Galitzine la avveniristica <strong>tuta di tessuto spalmato effetto pelle presentata a Capri</strong> nel 1967, o l’abito da cocktail del 1953 delle Sorelle Fontana. L’iconico abito corto <strong>di Andrè Laug del 1968</strong> e, sempre del 1968, quello da sera di <strong>Capucci</strong>, arte da portare come tante sue creazioni. Il genio di<strong> Karl Lagerfeld</strong> nel completo soprabito e gonna per Fendi del 1973. <strong>L’abito da sera dipinto di Schuberth del 1952</strong> di floreale compostezza, e quello scenografico di <strong>Lancetti </strong>del 1975, mentre <strong>Litrico e Caraceni</strong> fissano per l’uomo un segno che a settant’anni di distanza fa ancora scuola e nessuna piega.</p>
<p style="font-weight: 400;">Un movimento di idee e di puro artigianato che si racconta sia a chi ha vissuto quell’epoca, sia agli appassionati di moda, design e storia del gusto. Ma la mostra si rivolge anche, e soprattutto, alle nuove generazioni che guardano con interesse alle tendenze contemporanee e alle nuove professioni del fashion, dal design alla consulenza d’immagine. È a loro che parla questa storia della moda a Roma. Una straordinaria eredità creativa che continua a influenzare il gusto e le passerelle contemporanee, dimostrando l’assoluta attualità di una stagione che non ha mai smesso di ispirare.</p>
<p style="font-weight: 400;">Accompagna <em>Moda in Luce 1955-1975. Roma fra glamour e innovazione industriale</em> il catalogo, edito da Silvana Editoriale, a cura di Fabiana Giacomotti.</p>
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		<title>A Los Angeles con Marilyn Monroe nel centenario della nascita e con una goccia di Chanel n. 5 sulla pelle</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Pierfranco Bruni saggista, antropologo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 01 Jun 2026 13:27:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Storia, Arte, Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[centenario nascita]]></category>
		<category><![CDATA[Marilyn]]></category>
		<category><![CDATA[Marilyn Monroe]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1179" height="1683" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_3907.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_3907.jpeg 1179w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_3907-210x300.jpeg 210w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_3907-717x1024.jpeg 717w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_3907-768x1096.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_3907-1170x1670.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_3907-585x835.jpeg 585w" sizes="(max-width: 1179px) 100vw, 1179px" /></p>
<p>Los Angeles. Marilyn non è soltanto un mito. È emozione. È una giovinezza perduta in un tempo che non tornerà più. Resta tra i miei capelli una goccia di Chanel&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1179" height="1683" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_3907.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_3907.jpeg 1179w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_3907-210x300.jpeg 210w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_3907-717x1024.jpeg 717w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_3907-768x1096.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_3907-1170x1670.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_3907-585x835.jpeg 585w" sizes="(max-width: 1179px) 100vw, 1179px" /></p><p><em>Los Angeles. Marilyn non è soltanto un mito. È emozione. È una giovinezza perduta in un tempo che non tornerà più. Resta tra i miei capelli una goccia di Chanel n. 5. Un profumo che mi accompagna nelle sere di malinconia e di ricordi.</em></p>
<p>di Pierfranco Bruni</p>
<p>Centenario di Marilyn Monroe.<br />
Arrivo a Los Angeles. È il mese di giugno. Il primo giugno. Una città tra le più importanti in una California immensa che ha connotati italo – spagnoli. Luoghi molto catalani. E la sua storia racconta simboli di una lingua che ha la Spagna nel cuore. La prima cosa che mi chiedono, prima di entrare nel mio albergo, è se desidero visitare i luoghi del mito di Marilyn. Sono un po’ distratto. Sapevo di entrare nella città del mito ma non pensavo che la mia interprete avesse questa velocità.</p>
<p>Giungo a Los Angeles quasi frastornato. Cambiamenti di orari, turbolenze lungo la rotta, confuso e con le  orecchie che sembrano aver subito un tuffo nell’Oceano. Dico subito: “Certo, sono qui proprio per lei ma ho bisogno di cambiarmi d’abito. Marilyn non avrebbe gradito un ospite vestito senza eleganza. Datemi il tempo di indossare il mio vestito di lino bianco con la camicia verde e poi si parte e a domani pensiamo domani …”. Così siamo tutti contenti.</p>
<p>Qui è nata e morta Marilyn Monroe. Era nata il 1 giugno del 1926. Era un anno più grande di mia madre. Un mito nell’attraversamento delle notti immaginate alla ricerca di un sogno. E Marilyn è stato un sogno. Nel velo della sua gonna bianca alzata dal vento un  eros tutto tuffato in una seduzione capricciosa. Amava e moriva nel caldo torrido di una città che ha finestre aperte sui mediterranei. Ma sì.</p>
<p>Los Angeles non poteva che essere la città di Marilyn. La bionda mediterranea che si è fatta seppellire con la parrucca bionda che portava nel film Gli spostati e vestita con un abitino verde. Il biondo e il verde. Il sole e il mare. Avevo sette anni quando morì Marilyn Monroe.</p>
<p>Eppure ho un ricordo molto lieve. Me la ricordo nelle foto in bianco e nero dei settimanali che non mancavano mai in casa mia. Le prime pagine “sparate” con le immagini che riportano scene dei suoi film. La bellezza che si faceva seduzione. Sì, perché può esserci anche una bellezza che ha la sua sobrietà da statua. Ma Marilyn portava una bellezza sconvolgente. Marilyn era l’attrazione.</p>
<p>Sono trascorse stagioni e gli anni hanno consumato persino le rughe ma il fascino dei ricordi dentro il mistero restano a solcare ancora una leggenda. Meglio così. Era una estate di tanti anni fa e c’era un forte caldo. Allora come ora. La bella dai capelli biondi e dagli occhi penetranti. Il vento tra i suoi capelli e capelli come radici intrecciate nella terra. Chiedeva amore ma l’amore era un incubo. Un sogno vissuto sotto la luna. Una luna sul mare e le vele lontane in un viaggio senza attese.</p>
<p>Forse Marilyn non ha mai atteso. L’attesa non era dentro la sua vita. È morta nel sonno degli dei con la nudità dei silenzi. Già, è stata trovata completamente nuda. Ma la fisicità era uno stile. La sua eleganza negli sguardi tremanti. Diceva spesso: “Sapevo di appartenere al pubblico e al mondo non perchè avessi bellezza o talento, ma perché non ero mai appartenuta a nessuno”.La sua morte resta ancora un mistero? Forse sì o forse no. Ma Marilyn rincorre giovinezza sui prati verdi e tra le stanze della sua villa. Quanti amori e alla fine uno strazio senza più amore. Si raccontano storie e le storie diventano finzioni o illusioni. Il passo è breve. Tra la finzione e l’illusione c’è il sogno: il solo che smette di essere vero. Ma Marilyn è morta. Suicidio? Omicidio? Cosa ha deturpato la sua bellezza?</p>
<p>C’è chi dice che è stato un assassinio con tutte le regole commesso da Cosa Nostra. Ad ucciderla pare che sia stata una supposta contenente un potente narcotico. Il sonno degli dei che corre tra le vene e il sangue è un fiume che crede nell’impossibile. Marilyn dormiva nuda. E’ così che l’hanno trovata. Con gli occhi nella morte e la morte nel cuore. In quell’agosto torrido del 1962. Tra il quattro e il cinque di agosto. Pare che a scoprire il suo corpo inerte sia stata la sua governante.</p>
<p>E poi il medico. La porta era chiusa a chiave. E la chiave? C’è sempre un problema di chiave. Il medico al suo arrivo non fece altro che constatare l’avvenuta morte. Ci fu l’autopsia. Anche questa un mistero. Come tutte le cose di questo mondo quando non si riesce a trovare la chiave, quella giusta, si parla di mistero. Ebbene si. Non guasta questo mistero nella morte di una donna che in vita è stata sempre un mistero. Lasciamola nel suo mistero. Perchè svelarlo?</p>
<p>Era bella in quella allegria che si faceva inquietudine in cui la passione giocava con i giorni e il suo corpo un alito nel tempo che non invecchia. Marilyn non è invecchiata.</p>
<p>Gli incontri, i viaggi, le vacanze dalla parola, i riposi vengono rivissuti con un pathos inarrestabile che è humus del linguaggio. E restano i ricordi – sensazioni che guidano le nostre distrazioni, le nostre smemoratezze. E poi non ricordiamo più perché tutto diventa una sensazione come la musica.</p>
<p>È possibile vedere la musica? Sentiamo e ascoltiamo la musica vivendola, rivivendola e così il tempo che non c’è più noi lo percepiamo nell’alito di quelle alchimie che sono parte integranti della nostra memoria – sogno. Fuori dalla storia perché, in fondo, il tempo non sa che farsene della storia.</p>
<p>La figura di Marilyn diventa la metafora di una giovinezza, di generazioni che hanno sognato con lei il tempo intramontabile e, appunto, gli amori impossibili. La metafora che coniuga l’impareggiabile transito nelle stagioni del tempo con il desiderio di essere catturati e catturare quel destino di continuare ad amare il volto, gli occhi, il corpo di donne per le quali ci siamo sentiti leggeri nelle brughiere o nelle acque tagliate dalle gondole con gondolieri che non si abbandonano alle tristezze ma si lasciano rapire dalle ironie. Questi amori ci lasciano la quieta e la tempesta ed ecco perché continuano ad insistere nella nostra vita – letteratura.</p>
<p>È vero: chi muore giovane il tempo non lo raccoglie. E resta nella sua giovinezza a cantare l’amore e l’inquietudine, l’angoscia e la tristezza, la disperazione e il bisogno di credere ai sogni infiniti e di viverli nella fantasia che chiede sogni e colori.</p>
<p>Il bianco e il rosso erano i suoi colori tanto che sulla sua tomba a Westwood Village Memorial Park Cementery si sono alternati per anni, e forse ancora oggi, fasci di rose rosse e poi rose bianche.</p>
<p>E quel suo sorriso. Marilyn è la giovinezza che resta nel tempo che invecchia e ci invecchia. Ma il suo sorriso sulla sua bocca aveva la carezza della luna. Chi troppo ama troppo perde e i suoi sconvolgimenti si intrecciavano in un tempo che non conosceva quotidiano.</p>
<p>I suoi amori erano le inquietudini. I Kennedy. I fratelli. Tanto si è parlato. Forse adesso fanno girotondo e Marilyn li ha presi per mano per un inarrestabile giro giro girotondo. E con loro c’è pure quel Miller, lo scrittore, il drammaturgo che sposo’ Marilyn nel 1956. E danzano sulla sabbia della luna. Finalmente stanno insieme. Si sono ritrovati per non perdersi più.</p>
<p>Quanti mariti. Almeno tre. Il primo nel 1942. Marilyn aveva soltanto sedici anni. E poi nel 1954 il secondo marito. Era un campione di baseball: Joe Di Maggio. E poi Arthur. Quel Miller già famoso scrittore che tentò di inserire Marilyn nel mondo della cultura ma non ci riuscì. Era fatta di un’altra pasta. Si abbandonava ai sogni, alle fantasie e poi ai sonniferi.</p>
<p>La madre era pazza tanto che al primo matrimonio di Marilyn non le fu concesso di assistere alla cerimonia. Non si seppe mai il nome del padre. La sua paura era quella di fare la fine della signora Gladys Pearl Monroe, cioè la madre di Marilyn.</p>
<p>E poi i suoi desideri si trasformarono in angosce, in inquietudini, in tragedia. C’era sempre una grande inquietudine che covava nel cuore di Marilyn. Una allegria fatta di inquietudine. Come in fondo erano i suoi films. Così anche il suo ultimo film &#8220;Gli spostati&#8221; risalente al 1961, che la vede insieme a Clarke Gable, a Montgomery Clift, a Thelma Ritter. Un film in bianco e nero. Come era stato quello del 1952 dal titolo La tua bocca brucia. Marilyn cominciò la sua carriera posando per un calendario. Le sue foto più belle. La sua giovinezza senza segni. Il segno di un destino. Un viaggio bruciato sull’onda di una grande notorietà. Ma per Marilyn la vita fu passione? O suoi amori furono vera vita?</p>
<p>Mi sono chiesto, spesse volte, se Marilyn non fosse morta come è morta, che cosa sarebbe stato di lei? Sarebbe invecchiata e sul suo viso le tracce del tempo e sulle mani le rughe abbrunate che contano gli anni. Ma così non è stato. E continua a vivere. Con la sua allegria, con la sua calda giovinezza e con gli occhi che guardano il mare.</p>
<p>Con gli occhi belli e disperati che chiedono amore e sono luci in una storia che è divenuta un enigma. Ma senza il mistero, Marilyn sarebbe ancora un mito? Perché continuo a domandami ciò. Perché insisto?</p>
<p>Io sono a Los Angeles per fare altro e non solo per visitare l’America del sogno di Marilyn. Vi ritornerò per il 4 agosto. 1962 l&#8217;anno della sua morte terribile e dolce. &#8220;Verrà la morte e avrà I tuoi occhi&#8230;&#8221;. Agosto&#8230; mese che ricorda la mia infanzia al mare e la scomparsa di Cesare Pavese.  Il mio immenso poeta.</p>
<p>Marylin. Ho negli occhi sempre il suo viso e tra le parole trovo costantemente quelle della mia interprete di origini madrilene: “Qui anche la letteratura porta il nome del mito di Marilyn. Come farà a parlare di letteratura del Mediterraneo senza citare la famosa frase di Marilyn: ‘Perchè non porto biancheria intima? Mi danno così fastidio tutte quelle piegoline’. Lei è uno scrittore e conosce bene le parole ma lei ama la bellezza e i profumi e Marilyn, inconsapevolmente, è anche il suo vocabolario. Le ricordo un altro episodio. Lei in un suo libro cita un profumo. Conoscerà certamente il profumo di Marilyn perché un suo personaggio usa lo stesso profumo di Marilyn, ovvero Chanel n. 5. Marilyn sosteneva che per andare a letto indossa soltanto una goccia di Chanel n. 5. Coincidenze?”</p>
<p>Poi mi guardò e riprese: “Ma so anche che lei non crede alle coincidenze. Non dirò più nulla”. Mi affascina e mi intimidisce sapere che domani dovrò parlare della bellezza nella letteratura nella città di Marilyn. Ho recuperato alcune riflessioni che avevo annotato tra i miei appunti che parlano della bellezza e sapevo, comunque, che giungendo a Los Angeles non mi sarei potuto sottrarre all’alchimia di Marilyn. Trovi foglietti piegati: “Ho sognato la bellezza per lo più a occhi aperti. Ho sognato di diventare tanto bella da far voltare le persone che mi vedevano passare”.</p>
<p>E ancora: “Non voglio essere ricca, voglio essere bellissima”. Ecco perché non smise mai di dire che alla sua morte non doveva mancare il trucco sul suo viso. Aveva timore di invecchiare e di invecchiare cedendo al tempo la sua bellezza.</p>
<p>“Solo gli amori impossibili sono per sempre” scrisse a mo’ di dedica Nantas Salvalaggio al suo libro su Marilyn. Proprio vero. Sottoscrivo, qui da Los Angeles, questa stupenda dedica di uno dei miei pochi amici scrittori al quale ho voluto molto bene.</p>
<p>Resterò a Los Angeles qualche altro giorno per conferenze con gli italiani che vivono qui e per gli americani che hanno desiderio di capire la cultura italiana. Vi ritornerò presto. Qui è nato un mito avvolto tra la bellezza e la morte. Non riesco a ricordare in quale mio romanzo ho citato il profumo di Marilyn. Forse in “Quando fioriscono i rovi”. Già, in quel romanzo in cui la bellezza conosce solo il profumo della giovinezza. Il profumo delle rose rosse e delle rose bianche.</p>
<p>C’è una frase del film &#8220;A qualcuno piace caldo&#8221; del 1959 con Marilyn, Tony Curtis e Jack Lemmon per la regia di Billy Wilder che mi scava nella mente con una impressionante audacia. In un dialogo Zucchero (Marilyn) chiede a Josephine(Tony Curtis) : “Aspetta da molto?” e Josephine risponde: “Non importa quanto si aspetta, ma chi si aspetta”.</p>
<p>Malinconie che ci rapiscono ma che ci fanno fare i conti con noi stessi. E gli amori vissuti e abbandonati, alla fine, ci impongono di fare i conti. Sempre con il tempo. Irraggiungibile come le meteore nelle quali viviamo da giovani. Per uno scrittore diventa sempre più difficile ritrovarsi in questi conti, perché fare i conti, attraverso il racconto e le parole che spingono alla confessione, significa creare uno spazio in quel tempo di ieri e nel tempo della scrittura stessa. Ovvero tra il tempo nel quale si sono vissute le avventure di un esistere e il tempo nel quali ci si trova con le emozioni che dettano, in una indefinibile nostalgia, percorsi di esistenza vissuta.</p>
<p>Non finisce qui il mio viaggio tra le immensità di Los Angeles. Ma resta una città, una grande città. Andare nel tempo dei filamenti sfilacciati è, comunque, restare lungo il fiume della salvezza della memoria. E la letteratura, nella profezia dei solchi traccianti, ci salva perché restituisce brandelli di tempo nell’archetipo delle memorie.</p>
<p>Los Angeles. Marilyn non è soltanto un mito. È emozione. È una giovinezza perduta in un tempo che non tornerà più. Resta tra i miei capelli una goccia di Chanel n. 5. Un profumo che mi accompagna nelle sere di malinconia e di ricordi. Molti anche se cominciano a sfilacciarsi.</p>
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		<title>Addio a Zeudi Araya,  la ragazza dalla pelle di luna del cinema italiano degli anni 70</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 31 May 2026 07:31:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Zeudi Araya]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1382" height="1592" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/Screenshot-2026-05-31-alle-09.29.47.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/Screenshot-2026-05-31-alle-09.29.47.png 1382w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/Screenshot-2026-05-31-alle-09.29.47-260x300.png 260w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/Screenshot-2026-05-31-alle-09.29.47-889x1024.png 889w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/Screenshot-2026-05-31-alle-09.29.47-768x885.png 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/Screenshot-2026-05-31-alle-09.29.47-1170x1348.png 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/Screenshot-2026-05-31-alle-09.29.47-585x674.png 585w" sizes="(max-width: 1382px) 100vw, 1382px" /></p>
<p>Attrice, modella e produttrice, conquistò Cinecittà con fascino discreto, presenza magnetica e un’eleganza rimasta impressa nella memoria collettiva E&#8217; morta Zeudi Araya, attrice e produttrice cinematografica italo-eritrea tra i volti&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/05/31/addio-a-zeudi-araya-eleganza-e-mistero-del-cinema-italiano-degli-anni-settanta/">Addio a Zeudi Araya,  la ragazza dalla pelle di luna del cinema italiano degli anni 70</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1382" height="1592" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/Screenshot-2026-05-31-alle-09.29.47.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/Screenshot-2026-05-31-alle-09.29.47.png 1382w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/Screenshot-2026-05-31-alle-09.29.47-260x300.png 260w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/Screenshot-2026-05-31-alle-09.29.47-889x1024.png 889w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/Screenshot-2026-05-31-alle-09.29.47-768x885.png 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/Screenshot-2026-05-31-alle-09.29.47-1170x1348.png 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/Screenshot-2026-05-31-alle-09.29.47-585x674.png 585w" sizes="(max-width: 1382px) 100vw, 1382px" /></p><p><strong><em>Attrice, modella e produttrice, conquistò Cinecittà con fascino discreto, presenza magnetica e un’eleganza rimasta impressa nella memoria collettiva</em></strong></p>
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<p data-start="343" data-end="813">E&#8217; morta Zeudi Araya, attrice e produttrice cinematografica italo-eritrea tra i volti più riconoscibili del cinema italiano degli anni Settanta. A darne notizia è stato il figlio Michelangelo Spano, precisando che l’artista si è spenta domenica 24 maggio nella propria abitazione, dopo una lunga malattia. Aveva 75 anni. Le esequie si svolgeranno in forma strettamente privata, nel rispetto della riservatezza chiesta dalla famiglia.</p>
<p data-start="815" data-end="1403">Nata a Decamerè, in Eritrea, il 10 febbraio 1951, Zeudi Araya arrivò in Italia dopo aver vinto, giovanissima, il titolo di Miss Eritrea. Fu un approdo quasi casuale, legato inizialmente alla moda e alla pubblicità, a condurla verso Cinecittà. Il regista Luigi Scattini la notò e le affidò il ruolo che avrebbe segnato il suo ingresso nell’immaginario cinematografico nazionale: <em data-start="1193" data-end="1225">La ragazza dalla pelle di luna</em>, film del 1972 che la impose al pubblico per una presenza scenica magnetica, lontana dagli schemi consueti del divismo italiano dell’epoca.</p>
<p data-start="1405" data-end="1970">Da quel momento il suo nome rimase legato a una stagione precisa del cinema popolare italiano, attraversata da titoli come <em data-start="1528" data-end="1552">La ragazza fuoristrada</em>, <em data-start="1554" data-end="1564">Il corpo</em>, <em data-start="1566" data-end="1576">La preda</em> e, più tardi, <em data-start="1591" data-end="1651">Il signor Robinson, mostruosa storia d’amore e d’avventure</em>, accanto a Paolo Villaggio. Araya portò sullo schermo una femminilità intensa e composta, capace di superare la semplice etichetta di icona erotica: nei suoi ruoli convivevano fascino, distanza, misura e una naturale eleganza che ne fecero una figura immediatamente riconoscibile.</p>
<p data-start="1972" data-end="2558">La sua carriera si intrecciò poi con quella di Franco Cristaldi, uno dei grandi produttori del cinema italiano, che sposò nel 1983. Dopo la morte di Cristaldi, nel 1992, Araya si allontanò progressivamente dalla recitazione e proseguì il proprio rapporto con il cinema dietro le quinte, dedicandosi alla produzione per il grande e il piccolo schermo. Fu una scelta coerente con il suo profilo più riservato: meno esposizione pubblica, più lavoro nell’industria cinematografica, in una dimensione lontana dalla mondanità e dalle celebrazioni facili.</p>
<p data-start="2560" data-end="3119">Con Zeudi Araya scompare una figura che ha attraversato il cinema italiano lasciando un’immagine precisa: quella di una donna capace di trasformare la propria bellezza in linguaggio, presenza e memoria visiva. Non solo volto di un’epoca, ma interprete di un passaggio culturale in cui Cinecittà cercava nuovi corpi, nuovi immaginari, nuove forme di seduzione narrativa. La sua storia resta legata a quella stagione irripetibile in cui il cinema popolare italiano sapeva costruire miti improvvisi, destinati a durare molto più dei film che li avevano generati.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/05/31/addio-a-zeudi-araya-eleganza-e-mistero-del-cinema-italiano-degli-anni-settanta/">Addio a Zeudi Araya,  la ragazza dalla pelle di luna del cinema italiano degli anni 70</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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		<title>Cinquant’anni di “Primo Piano”: la storia di cinque giovani che cambiarono il modo di guardare il cinema all’Aquila</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2026/05/31/cinquantanni-di-primo-piano-la-storia-di-cinque-giovani-che-cambiarono-il-modo-di-guardare-il-cinema-allaquila/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=cinquantanni-di-primo-piano-la-storia-di-cinque-giovani-che-cambiarono-il-modo-di-guardare-il-cinema-allaquila</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Goffredo Palmerini]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 31 May 2026 06:16:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Storia, Arte, Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[cineclub]]></category>
		<category><![CDATA[Gabriele Lucci]]></category>
		<category><![CDATA[L’Aquila]]></category>
		<category><![CDATA[settima arte]]></category>
		<category><![CDATA[sistema cinema]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="650" height="440" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/cineclub.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/cineclub.png 650w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/cineclub-300x203.png 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/cineclub-585x396.png 585w" sizes="(max-width: 650px) 100vw, 650px" /></p>
<p>di Goffredo Palmerini L’AQUILA – Ieri pomeriggio, 30 maggio 2026, quando nell’Aula Magna del Centro Congressi “Luigi Zordan” dell’Università dell’Aquila si sono accese le luci per celebrare i cinquant’anni del&#8230;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di<strong> Goffredo Palmerini</strong></p>
<p>L’AQUILA – Ieri pomeriggio, 30 maggio 2026, quando nell’Aula Magna del Centro Congressi “Luigi Zordan” dell’<strong>Università dell’Aquila </strong>si sono accese le luci per celebrare i cinquant’anni del <strong>Cineclub “Primo Piano”</strong>, non si è ricordato soltanto un anniversario. Si è riaperta una porta. Una porta che cinque giovani appassionati della settima arte, e dei grandi sogni, il 7 maggio del 1976 decisero di spalancare per la città, senza sapere che da lì sarebbe passato un pezzo importante della sua storia culturale non solo aquilana.</p>
<p>Dopo il saluto del Rettore magnifico<strong> Fabio Graziosi</strong>, a raccontare quella stagione pionieristica, stimolati dalle domande del</p>
<div id="attachment_124508" style="width: 547px" class="wp-caption alignright"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-124508" class="wp-image-124508 " src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/Il-saluto-del-Rettore-dellateneo-Fabio-Graziosi-1024x512.jpg" alt="" width="537" height="269" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/Il-saluto-del-Rettore-dellateneo-Fabio-Graziosi-1024x512.jpg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/Il-saluto-del-Rettore-dellateneo-Fabio-Graziosi-300x150.jpg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/Il-saluto-del-Rettore-dellateneo-Fabio-Graziosi-768x384.jpg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/Il-saluto-del-Rettore-dellateneo-Fabio-Graziosi-1920x960.jpg 1920w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/Il-saluto-del-Rettore-dellateneo-Fabio-Graziosi-1170x585.jpg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/Il-saluto-del-Rettore-dellateneo-Fabio-Graziosi-585x293.jpg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/Il-saluto-del-Rettore-dellateneo-Fabio-Graziosi.jpg 1936w" sizes="(max-width: 537px) 100vw, 537px" /><p id="caption-attachment-124508" class="wp-caption-text">Il saluto del Rettore dell&#8217;ateneo Fabio Graziosi</p></div>
<p>caporedattore del quotidiano <em>il Centro</em> <strong>Domenico Ranieri</strong>, sono stati il professor <strong>Mirko Lino</strong>, docente di Cinema presso il Dipartimento di Scienze Umane dell’ateneo aquilano, il giornalista <strong>Giustino Parisse</strong>, e soprattutto loro: <strong>Luigi Giallonardo</strong>, <strong>Gabriele Lucci</strong>, <strong>Lucio Panella</strong> e <strong>Massimo Turco</strong>. I fondatori. I testimoni di un’epoca in cui il cinema non era solo uno schermo, ma un modo di stare al mondo. Notevoli gli spunti di analisi culturale di quella esperienza, con qualche proposta di attualizzazione a reimpostare un nuovo percorso con protagonisti di oggi.</p>
<p>Via San Marciano, centro storico dell’Aquila, tra Palazzo de Nardis e il lato sinistro dell’Episcopio. Un locale modesto, qualche sedia recuperata, un proiettore che sembra più un atto di fede che una macchina. È qui che nasce, 50 anni fa, il <strong>Cineclub “Primo Piano”</strong>. Non c’è nulla di eroico, almeno in apparenza. Solo cinque giovani che amano il cinema e che decidono di portare in città ciò che i circuiti commerciali ignorano: i film scomodi, i film invisibili, i film che chiedono allo spettatore di riflettere. Il Cineclub apre tutti i giorni, tre e talvolta quattro proiezioni quotidiane. La prima rassegna, <em>America amara</em>, è un viaggio nel lato oscuro del sogno americano. L’ultima, realizzata con il Goethe Institut, diventa la più completa retrospettiva italiana sul <em>Nuovo Cinema Tedesco</em>. In mezzo, centinaia di titoli che allargano lo sguardo di una generazione.</p>
<p>Il successo del Cineclub non passa inosservato. I gestori delle quattro sale cittadine (Olimpia, Rex, Imperiale, Massimo) lo guardano con sospetto, come un intruso che rompe equilibri consolidati. L’ostracismo è immediato. Ma in quegli anni di grande fermento culturale la città reagisce. <strong>Dacia Maraini</strong>, <strong>Marco Pannella</strong>, intellettuali, studenti, cinefili e semplici appassionati, tutti si stringono attorno a quei cinque ragazzi che hanno osato immaginare un cinema diverso. Il moto di solidarietà è forte, salva il Cineclub, e tuttavia non basta a garantirne la sopravvivenza. Nel 1979, dopo tre intensi anni di attività febbrile, “<strong>Primo Piano</strong>” chiude. Una chiusura che, col senno di poi, assomiglia più a una metamorfosi che a una fine ineluttabile e disperata. Da quell’esperienza, infatti, germoglia qualcosa che nessuno avrebbe potuto prevedere.</p>
<p>Da quel seme <strong>Gabriele Lucci</strong> avvia una stagione di straordinaria progettualità culturale che porterà negli anni a costituire un vero e proprio <strong>Sistema Cinema</strong>, la cui eco feconda supererà ben oltre i confini italiani. Nel 1981 nasce il <strong>Festival “Una Città in Cinema”</strong>, che porta all’Aquila registi, attori, critici, e un pubblico nuovo. Le stupende architetture del centro storico del capoluogo abruzzese diventano quinta di scena per le riprese di grandi autori della fotografia che rivelano i segreti della loro arte. Nello stesso anno prende vita l’<strong>Istituto Cinematografico dell’Aquila “La Lanterna Magica”</strong>, che diventerà un punto di riferimento nazionale per le sue attività, le rassegne cinematografiche, i seminari su innovazioni e sperimentazioni, gli incontri con i Maestri della settima arte.</p>
<div id="attachment_124509" style="width: 438px" class="wp-caption alignright"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-124509" class="wp-image-124509" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/gabriele-lucci-300x188.jpg" alt="" width="428" height="268" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/gabriele-lucci-300x188.jpg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/gabriele-lucci-1024x640.jpg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/gabriele-lucci-768x480.jpg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/gabriele-lucci-585x366.jpg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/gabriele-lucci.jpg 1140w" sizes="(max-width: 428px) 100vw, 428px" /><p id="caption-attachment-124509" class="wp-caption-text">Gabriele Lucci</p></div>
<p>Nel 1995 arriva l’<strong>Accademia Internazionale per le Arti e le Scienze dell’Immagine</strong>, centro di alta formazione, fondata dall’Istituto Cinematografico, Comune dell’Aquila e Regione Abruzzo. Un luogo dove il cinema non si guarda soltanto, ma si studia, si crea, si vive. E soprattutto dove ci si forma, grazie ad insigni docenti nel campo umanistico e all’insegnamento offerto dai più grandi Maestri del cinema italiano ed internazionale. L’Aquila diventa così una Capitale dei Mestieri del cinema, formando nell’Accademia circa 150 giovani professionisti durante il ciclo degli studi, 3 anni di corso e 2 di specializzazione.</p>
<p>Nel 2001 nasce <strong>L’Aquila Film Commission</strong>, che consolida il rapporto tra la città e le produzioni cinematografiche, con buoni risultati sebbene con minime risorse a disposizione che solo attualmente, con la costituzione di Abruzzo Film Commission, hanno trovato una dimensione adeguata di finanziamento regionale. Insomma, da quel Cineclub si struttura un vero e proprio <strong>Sistema Cinema</strong>, capace di creare una <strong>Cineteca</strong> tra le più importanti d’Italia, una <strong>Mediateca</strong> specializzata nel settore cinematografico e un <strong>Museo dei Mestieri del Cinema</strong>. E di portare a L’Aquila ben <strong>21 Premi Oscar</strong>. Un risultato straordinario, se si pensa che tutto comincia da un piccolo locale e da cinque ragazzi che non avevano altro che passione e ostinazione.</p>
<p>A caldo, chi qui scrive trae una sua intima riflessione. “<strong>Primo Piano</strong>” non è stato solo un Cineclub. È stato un luogo dell’anima. Un laboratorio di visione critica, un presidio sociale, una palestra di cittadinanza culturale. Negli anni Settanta, quando il cinema era ancora un rito collettivo, quel piccolo spazio rappresentò un modo nuovo di stare insieme, di discutere, di crescere. Fu il primo tentativo strutturato di creare una presenza cinematografica quotidiana, capace di incidere sul territorio e di dialogare con le altre realtà culturali della città. Da lì nasce una consapevolezza che ancor oggi risuona: il cinema non è solo intrattenimento, ma <strong>identità, comunità, memoria</strong>.</p>
<p>Questa, dunque, è una ricorrenza che non fa solo memoria, ma parla al presente. Cinquanta anni dopo, il <strong>Cineclub “Primo Piano”</strong> ci interroga ancora. Come si costruisce oggi un luogo del pensiero? Dove si incontrano le comunità culturali? I social media sono strumenti oppure ostacoli? Quale il valore della libertà nella proposta culturale e quale il ruolo delle Istituzioni? Come si ripensano gli spazi urbani della cultura in un mondo che oscilla tra localismi e globalizzazione? Il Cineclub del 1976 ci ricorda che tutto può nascere da un’idea forte, da un gruppo di giovani determinati, da un luogo che diventa comunità. E che la cultura, quando è autentica, apre sempre una strada dove prima non c’era.<img loading="lazy" decoding="async" class="alignright size-medium wp-image-124512" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/Gran-pubblico-nellAula-magna-dellUniversità-dellAquila-300x165.jpg" alt="" width="300" height="165" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/Gran-pubblico-nellAula-magna-dellUniversità-dellAquila-300x165.jpg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/Gran-pubblico-nellAula-magna-dellUniversità-dellAquila-1024x562.jpg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/Gran-pubblico-nellAula-magna-dellUniversità-dellAquila-768x422.jpg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/Gran-pubblico-nellAula-magna-dellUniversità-dellAquila-1170x642.jpg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/Gran-pubblico-nellAula-magna-dellUniversità-dellAquila-585x321.jpg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/Gran-pubblico-nellAula-magna-dellUniversità-dellAquila.jpg 1658w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
<p>Cinquant’anni dopo il <strong>Cineclub “Primo Piano”</strong> continua a parlare alla città. Non come un ricordo nostalgico, ma come un seme ancora fertile. <strong>L’Aquila</strong>, che negli ultimi decenni ha saputo costruire un’identità cinematografica unica in Italia &#8211; che le Istituzioni, dopo il terremoto del 2009, purtroppo non hanno saputo tutelare e preservare &#8211; deve molto a quei cinque giovani che nel 1976 decisero di aprire una porta. Da quella porta è passato un futuro che nessuno avrebbe potuto immaginare. E forse, proprio oggi, nel tempo difficile che stiamo vivendo, c’è bisogno di riaprirla ancora, quella porta, con nuovi protagonisti innamorati di futuro.</p>
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<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/05/31/cinquantanni-di-primo-piano-la-storia-di-cinque-giovani-che-cambiarono-il-modo-di-guardare-il-cinema-allaquila/">Cinquant’anni di “Primo Piano”: la storia di cinque giovani che cambiarono il modo di guardare il cinema all’Aquila</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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		<title>“APE REGINA” IL NUOVO THRILLER DIRETTO DA ALBERTO DE LUCA. LE RIPRESE A CATANIA</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2026/05/12/ape-regina-il-nuovo-thriller-diretto-da-alberto-de-luca-le-riprese-a-catania/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=ape-regina-il-nuovo-thriller-diretto-da-alberto-de-luca-le-riprese-a-catania</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 12 May 2026 14:43:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Ape regina]]></category>
		<category><![CDATA[film]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1080" height="599" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3584.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3584.jpeg 1080w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3584-300x166.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3584-1024x568.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3584-768x426.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3584-585x324.jpeg 585w" sizes="(max-width: 1080px) 100vw, 1080px" /></p>
<p>Protagoniste del film le attrici Lucia Sardo, Clio Buren e Viktorie Ignoto. A fine giugno prenderanno il via le riprese di “Ape Regina”, nuovo film thriller italiano diretto da Alberto&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/05/12/ape-regina-il-nuovo-thriller-diretto-da-alberto-de-luca-le-riprese-a-catania/">“APE REGINA” IL NUOVO THRILLER DIRETTO DA ALBERTO DE LUCA. LE RIPRESE A CATANIA</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Protagoniste del film le attrici <b data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Lucia Sardo,</b> <b data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Clio Buren e </b><b data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Viktorie Ignoto</b>.</p>
<p style="font-weight: 400;"><span data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">A fine giugno prenderanno il via le riprese di <em data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">“<strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Ape Regina</strong>”</em>, nuovo film thriller italiano diretto da <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Alberto De Luca</strong> e prodotto da <strong><em data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">MOVIESTART PRODUCTION S.R.L.</em></strong> di <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Roberto Siepi</strong>, in coproduzione con <strong><em data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Movie Cinema Italia srl</em></strong><em data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666"> e <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Emerald Horizon Films GmbH.</strong></em> Protagoniste del film le attrici <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Lucia Sardo,</strong> <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Clio Buren e </strong><strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Viktorie Ignoto</strong>. La sceneggiatura è firmata da <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Alessia Vegro</strong>.</span></p>
<div id="attachment_121725" style="width: 310px" class="wp-caption alignright"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-121725" class="size-medium wp-image-121725" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3585-300x209.jpeg" alt="" width="300" height="209" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3585-300x209.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3585-1024x715.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3585-768x536.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3585-1170x817.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3585-585x408.jpeg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3585.jpeg 1440w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /><p id="caption-attachment-121725" class="wp-caption-text">Lucia Sardo</p></div>
<p style="font-weight: 400;"><span data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Oltre ottocento persone hanno partecipato alle selezioni del cast, che  si sono svolte a Catania, presso l’Accademia “Ardizzone Gioeni”, alla presenza diretta del regista <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Alberto De Luca</strong> e del produttore <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Roberto Siepi</strong>, confermando, fin dalla fase di casting, la volontà della produzione di valorizzare il territorio e incontrare il tessuto artistico locale.</span></p>
<p style="font-weight: 400;"><em><span data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">“Ape Regina”</span></em><span data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666"> racconta la storia di <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Lea</strong>, 45enne cresciuta dallo zio Vanni alla scuola della vendetta e di un principio incrollabile: <em data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">“nessuno deve toccare quello che è tuo”</em>. Erede del giro di (mali) affari del padre, Lea ha saputo trasformare quella eredità in un vero e proprio impero, inimicandosi i boss locali e pestando i piedi alle persone sbagliate. Al suo fianco c’è il fratello minore <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Ricky</strong>, dedito più agli eccessi che ai business di famiglia ma che, alla soglia dell’età adulta, ambisce con crescente determinazione a ciò che sente spettargli di diritto in quanto uomo di casa: le chiavi del regno. Quando l’esuberante e misteriosa <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Agata</strong> irrompe nelle loro vite, gli equilibri si frantumano e niente sarà più come prima.</span></p>
<p style="font-weight: 400;"><span data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Le riprese si svolgeranno <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">interamente a Catania</strong>, in stretta collaborazione con la <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Film Commission Catania</strong>, che supporterà la produzione nella valorizzazione delle location urbane e nel coinvolgimento di professionisti e maestranze del territorio. La Sicilia, con le sue atmosfere sospese tra tradizione e modernità, farà da cornice perfetta alle dinamiche tese e contemporanee del thriller, restituendo un racconto visivamente potente e radicato nella realtà metropolitana isolana.</span></p>
<p style="font-weight: 400;"><span data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Il progetto è già destinato a una distribuzione di ampio respiro: <em data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">“Ape Regina”</em> approderà nei <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">circuiti cinematografici nazionali</strong> e sarà successivamente disponibile su <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">tutte le principali piattaforme streaming</strong>, garantendo una visibilità trasversale e un dialogo diretto con il pubblico italiano e internazionale.</span></p>
<p style="font-weight: 400;"><em><span data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">“Ape Regina è un thriller che indaga il potere, la lealtà familiare e l’identità, ambientato in una Sicilia che non fa da semplice sfondo, ma respira e reagisce come un vero e proprio personaggio”</span></em><span data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">, dichiara il regista <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Alberto De Luca</strong>. <em data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.666666">“Abbiamo voluto costruire un racconto denso e contemporaneo, dove ogni scelta ha un peso e ogni relazione nasconde una trappola. Catania, con la sua energia visiva e le sue contraddizioni, è il luogo ideale per raccontare questa storia.”</em></span></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/05/12/ape-regina-il-nuovo-thriller-diretto-da-alberto-de-luca-le-riprese-a-catania/">“APE REGINA” IL NUOVO THRILLER DIRETTO DA ALBERTO DE LUCA. LE RIPRESE A CATANIA</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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		<title>Festival Internazionale della Cinematografia Sociale Tulipani di Seta Nera. A Giulio Scarpati il Premio alla Carriera</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2026/05/07/festival-internazionale-della-cinematografia-sociale-tulipani-di-seta-nera-a-giulio-scarpati-il-premio-alla-carriera/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=festival-internazionale-della-cinematografia-sociale-tulipani-di-seta-nera-a-giulio-scarpati-il-premio-alla-carriera</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 07 May 2026 08:04:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[cinema]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[19ª edizione]]></category>
		<category><![CDATA[Festival Internazionale della Cinematografia Sociale]]></category>
		<category><![CDATA[Giulio Scarpati]]></category>
		<category><![CDATA[premio alla carriera]]></category>
		<category><![CDATA[Tulipani di Seta Nera]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1709" height="2560" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3484-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3484-scaled.jpeg 1709w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3484-200x300.jpeg 200w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3484-684x1024.jpeg 684w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3484-768x1150.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3484-1025x1536.jpeg 1025w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3484-1367x2048.jpeg 1367w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3484-1920x2876.jpeg 1920w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3484-1170x1753.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3484-585x876.jpeg 585w" sizes="(max-width: 1709px) 100vw, 1709px" /></p>
<p>La consegna avverrà domenica 10 maggio al Gran Galà del Sociale, al The Space Cinema Moderno a Roma Roma, 7 maggio 2026 – Sarà Giulio Scarpati, uno dei volti più amati dal&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/05/07/festival-internazionale-della-cinematografia-sociale-tulipani-di-seta-nera-a-giulio-scarpati-il-premio-alla-carriera/">Festival Internazionale della Cinematografia Sociale Tulipani di Seta Nera. A Giulio Scarpati il Premio alla Carriera</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="font-weight: 400;"><strong>La consegna avverrà domenica 10 maggio al Gran Galà del Sociale, </strong><strong><span data-originalfontsize="10pt" data-originalcomputedfontsize="13.333333">al The Space Cinema Moderno a Roma</span></strong></p>
<p style="font-weight: 400;"><em><span data-originalfontsize="12pt" data-originalcomputedfontsize="16">Roma, 7 maggio </span></em><em><span data-originalfontsize="12pt" data-originalcomputedfontsize="16">2026</span></em> <span data-originalfontsize="12pt" data-originalcomputedfontsize="16">– Sarà <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Giulio Scarpati</strong>, uno dei volti più amati dal pubblico italiano, a ricevere il <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Premio alla Carriera</strong> nell’ambito del “Gran Galà del Sociale” del <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Festival Internazionale della Cinematografia Sociale <em data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Tulipani di Seta Nera</em></strong>. Il riconoscimento sarà consegnato domenica 10 maggio al The Space Cinema Moderno a Roma da Marco Scola Di Mambro, nipote di Ettore Scola, con cui l’attore ha collaborato nel film <em data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Mario, Maria e Mario</em>.</span></p>
<p style="font-weight: 400;"><span data-originalfontsize="12pt" data-originalcomputedfontsize="16">“Ricevere questo premio in un contesto così importante mi emoziona profondamente. È un riconoscimento che sento di condividere con tutte le persone e le storie che ho avuto il privilegio di incontrare lungo il mio cammino. Il mio lavoro è sempre stato guidato dal desiderio di raccontare l’umanità, nelle sue luci e nelle sue ombre. Ringrazio il Festival Tulipani di Seta Nera per questo abbraccio così autentico” – dichiara Scarpati.</span></p>
<p style="font-weight: 400;"><span data-originalfontsize="12pt" data-originalcomputedfontsize="16">Il Premio Sorriso Diverso alla Carriera celebra non solo un percorso artistico di grande rilievo, ma anche una visione coerente, capace di coniugare talento e impegno civile. Nel corso degli anni, Scarpati ha dato voce a personaggi intensi e autentici, entrando nell’immaginario collettivo e diventando un punto di riferimento nel racconto della società contemporanea. La sua presenza al Festival rappresenta un momento di particolare valore simbolico: un artista capace di interpretare storie coinvolgenti e riflessive, in sintonia con la missione della manifestazione.</span></p>
<p style="font-weight: 400;"><span data-originalfontsize="12pt" data-originalcomputedfontsize="16"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-121307 alignright" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3483-200x300.jpeg" alt="" width="200" height="300" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3483-200x300.jpeg 200w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3483-684x1024.jpeg 684w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3483-768x1150.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3483-1025x1536.jpeg 1025w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3483-1367x2048.jpeg 1367w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3483-1920x2876.jpeg 1920w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3483-1170x1753.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3483-585x876.jpeg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3483-scaled.jpeg 1709w" sizes="(max-width: 200px) 100vw, 200px" />“Giulio Scarpati è un’icona del cinema, della televisione e del teatro italiano, un attore straordinario che continua a godere di grande popolarità” – sottolinea Diego Righini, Presidente del Festival. “Premiarlo alla carriera significa rendere omaggio a un interprete che il grande pubblico ama anche per il ruolo del dottor Lele Martini in <em data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Un medico in famiglia</em>, ma che rappresenta molto di più. Scarpati ha attraversato il cinema d’autore, il teatro e la fiction con rigore e autenticità, collaborando con grandi registi e scegliendo sempre progetti capaci di restituire uno sguardo profondo sulla realtà”.</span></p>
<p style="font-weight: 400;"><span data-originalfontsize="12pt" data-originalcomputedfontsize="16">Il riconoscimento valorizza la sua capacità di muoversi tra linguaggi e generi con eleganza, mantenendo uno sguardo attento alle dinamiche umane. Dagli esordi teatrali con la Cooperativa Teatro G. alla consacrazione sul grande e piccolo schermo, Scarpati ha costruito un percorso solido e riconoscibile. Negli anni Novanta il suo talento si afferma con interpretazioni in film come <em data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">La Riffa</em> e <em data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Chiedi la luna</em>, fino alla collaborazione con Marco Tullio Giordana in <em data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Pasolini – un delitto italiano</em>, presentato alla Mostra Internazionale d&#8217;Arte Cinematografica di Venezia. Parallelamente a un costante impegno teatrale, raggiunge una grande popolarità nel 1998 con la serie <em data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Un medico in famiglia</em>, accanto a Lino Banfi.</span></p>
<p style="font-weight: 400;"><span data-originalfontsize="12pt" data-originalcomputedfontsize="16">Interprete versatile e sensibile, ha dato vita anche a figure di grande spessore civile, come <em data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Don Luigi Di Liegro</em> e <em data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Don Zeno Saltini</em>. Vincitore del David di Donatello per <em data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Il giudice ragazzino</em> e riconosciuto fin dagli esordi da Giorgio Strehler, si afferma come uno dei volti più autorevoli del panorama artistico italiano.</span></p>
<p style="font-weight: 400;"><span data-originalfontsize="12pt" data-originalcomputedfontsize="16">Il “Gran Galà del Sociale” si conferma così uno degli appuntamenti più attesi del panorama culturale nazionale, capace di valorizzare personalità che, attraverso il proprio lavoro, contribuiscono a costruire una narrazione più consapevole e attuale.</span></p>
<p style="font-weight: 400;"><span data-originalfontsize="12pt" data-originalcomputedfontsize="16">Presieduto da Diego Righini e realizzato dall’associazione di promozione sociale “Università Cerca Lavoro”, su idea di Paola Tassone, il Festival nasce con l’obiettivo di promuovere e diffondere una cultura dell’inclusione, della tutela dei diritti e della valorizzazione delle diversità.</span></p>
<p style="font-weight: 400;"><strong> </strong></p>
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		<title>Audrey Hepburn: “Breakfast at Tiffany’s” e la bellezza che nasce dal bisogno d’amore</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2026/05/05/audrey-hepburn-breakfast-at-tiffanys-e-la-bellezza-che-nasce-dal-bisogno-damore/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=audrey-hepburn-breakfast-at-tiffanys-e-la-bellezza-che-nasce-dal-bisogno-damore</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 05 May 2026 13:38:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[cinema]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Storia, Arte, Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Audrey Hepburn]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="488" height="381" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3469.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3469.jpeg 488w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3469-300x234.jpeg 300w" sizes="(max-width: 488px) 100vw, 488px" /></p>
<p>di Susanna Consolo Audrey Hepburn, icona senza tempo tra cinema e umanità: il ricordo di una leggenda che ha ridefinito la bellezza e il modo di raccontare la vita «Sono&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/05/05/audrey-hepburn-breakfast-at-tiffanys-e-la-bellezza-che-nasce-dal-bisogno-damore/">Audrey Hepburn: “Breakfast at Tiffany’s” e la bellezza che nasce dal bisogno d’amore</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><b>di Susanna Consolo</b></p>
<p><em>Audrey Hepburn, icona senza tempo tra cinema e umanità: il ricordo di una leggenda che ha ridefinito la bellezza e il modo di raccontare la vita</em></p>
<p>«Sono nata con un enorme bisogno di affetto e un terribile bisogno di darlo».<br />
In questa frase di <strong>Audrey Hepburn </strong>c’è già un’intera biografia, molto più di una carriera cinematografica: c’è una visione del mondo, una sensibilità, un destino umano che nel tempo si sarebbe tradotto in eleganza, discrezione e impegno.<br />
Nata il <strong>4 maggio 1929</strong> a Bruxelles, e scomparsa il <strong>20 gennaio 1993</strong> a Tolochenaz, in Svizzera, Audrey Hepburn resta una delle figure più luminose del cinema del Novecento, ma anche una delle più sottili nel modo di abitare la propria immagine pubblica.<br />
<strong>L’inizio di una leggenda: Hollywood</strong> e <strong>l’Oscar</strong><br />
Il suo ingresso nel cinema internazionale è fulminante. Nel 1953, con Roman Holiday di William Wyler, conquista l’Oscar come miglior attrice e diventa immediatamente un volto nuovo e diverso rispetto ai canoni hollywoodiani dell’epoca.<br />
Non soltanto una stella nascente ma un linguaggio estetico che cambia.<br />
Da quel momento inizia una stagione irripetibile, che la vede lavorare con alcuni dei grandi maestri del cinema internazionale.<br />
Negli anni successivi interpreta ruoli destinati a entrare nella storia della settima arte:<br />
<strong>Sabrina</strong> (1954) di Billy Wilder, che la consacra definitivamente nell’immaginario globale;<br />
<strong>Breakfast at Tiffany’s</strong> (1961) di Blake Edwards, dove il personaggio di Holly Golightly diventa un’icona culturale assoluta;<br />
<strong>My Fair Lady</strong> (1964) di George Cukor, raffinata trasposizione cinematografica del <strong>musical di Broadway</strong>.<br />
Tra anni Cinquanta e Sessanta, Audrey Hepburn diventa una delle attrici più riconoscibili al mondo, capace di unire leggerezza e profondità, eleganza e fragilità.</p>
<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-full"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-107946 alignnone" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/05/Audrey-Hepburn-.jpg" sizes="(max-width: 992px) 100vw, 992px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/05/Audrey-Hepburn-.jpg 992w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/05/Audrey-Hepburn--300x200.jpg 300w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/05/Audrey-Hepburn--768x513.jpg 768w" alt="" width="992" height="662" /></figure>
</div>
<p>Dietro la figura pubblica, però, c’è una personalità riservata, spesso lontana dai riflettori. Hepburn si definiva un’introversa, legata alla natura e ai gesti semplici della vita quotidiana: lunghe passeggiate, silenzio, contatto con gli animali.<br />
La sua idea di felicità non coincideva con il successo, ma con la presenza affettiva, con la possibilità di dare e ricevere amore.<br />
«Quando non hai nessuno per cui preparare una tazza di tè, quando nessuno ha bisogno di te, penso che la vita sia finita», amava dire, restituendo una dimensione profondamente umana del suo sentire.</p>
<div class="wp-block-image">
<figure class="alignright size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-107949 aligncenter" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/05/Audrey-Hepburn-1-1-1024x640.jpg" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/05/Audrey-Hepburn-1-1-1024x640.jpg 1024w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/05/Audrey-Hepburn-1-1-300x188.jpg 300w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/05/Audrey-Hepburn-1-1-768x480.jpg 768w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/05/Audrey-Hepburn-1-1-1536x960.jpg 1536w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/05/Audrey-Hepburn-1-1.jpg 1600w" alt="" width="1024" height="640" /></figure>
</div>
<p>Nel tempo, Audrey Hepburn ha contribuito a ridefinire il concetto stesso di bellezza, spostandolo dal piano estetico a quello interiore. La bellezza, per lei, non era nei vestiti o nella forma, ma nella capacità di prendersi cura degli altri.<br />
Una visione che ha attraversato anche il suo impegno concreto con l’UNICEF, a cui ha dedicato gli ultimi anni della sua vita, viaggiando nei Paesi più fragili del mondo per sostenere l’infanzia.<br />
Gli ultimi anni e l’eredità<br />
Negli ultimi anni si allontana progressivamente dal cinema, scegliendo una vita più impegnata sul piano umanitario. Muore nel 1993, lasciando un’eredità che non appartiene soltanto alla storia del cinema, ma a una vera e propria etica dello sguardo.</p>
<p>Oggi Audrey Hepburn resta un modo diverso di intendere la celebrità, tra presenza e sottrazione. Nel giorno della sua nascita il suo ricordo attraversa il presente con un’idea di fragilità, grazia e responsabilità verso gli altri.</p>
<p>@Riproduzione riservata</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>IL MONACO CHE VINSE L&#8217;APOCALISSE NELLA TOP FIVE FANTASY DI PRIME VIDEO ITALIA</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2026/04/13/il-monaco-che-vinse-lapocalisse-nella-top-five-fantasy-di-prime-video-italia/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=il-monaco-che-vinse-lapocalisse-nella-top-five-fantasy-di-prime-video-italia</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 13 Apr 2026 19:20:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Spettacolo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1179" height="1126" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/Foto-Top-Five-Fantasy-Prime.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/Foto-Top-Five-Fantasy-Prime.jpeg 1179w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/Foto-Top-Five-Fantasy-Prime-300x287.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/Foto-Top-Five-Fantasy-Prime-1024x978.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/Foto-Top-Five-Fantasy-Prime-768x733.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/Foto-Top-Five-Fantasy-Prime-1170x1117.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/Foto-Top-Five-Fantasy-Prime-585x559.jpeg 585w" sizes="(max-width: 1179px) 100vw, 1179px" /></p>
<p>  Un’opera meditativa che sfida i generi e conquista pubblico e critica. Il Monaco che vinse l’Apocalisse, scritto e diretto da Jordan River, entra ufficialmente nella Top Five dei film Fantasy sulla&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1179" height="1126" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/Foto-Top-Five-Fantasy-Prime.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/Foto-Top-Five-Fantasy-Prime.jpeg 1179w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/Foto-Top-Five-Fantasy-Prime-300x287.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/Foto-Top-Five-Fantasy-Prime-1024x978.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/Foto-Top-Five-Fantasy-Prime-768x733.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/Foto-Top-Five-Fantasy-Prime-1170x1117.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/Foto-Top-Five-Fantasy-Prime-585x559.jpeg 585w" sizes="(max-width: 1179px) 100vw, 1179px" /></p><p align="LEFT"><strong>  Un’opera meditativa che sfida i generi e conquista pubblico e critica.</strong></p>
<p>Il Monaco che vinse l’Apocalisse, scritto e diretto da Jordan River, entra ufficialmente nella <b>Top Five dei film Fantasy</b> sulla piattaforma, confermando il crescente interesse del pubblico italiano. Tra i film più visti in Italia su Prime Video si distingue un titolo Fantasy che, in realtà, abbraccia molteplici registri narrativi.</p>
<p>Il film, già tra i più visti all’estero su Prime Video, si caratterizza per un approccio meditativo e per <b>un’esperienza sensoriale </b>che supera i confini dell’intrattenimento tradizionale. La natura del protagonista, i temi affrontati e la pluralità dei registri stilistici hanno portato molti spettatori a definirlo un unicum nel panorama cinematografico contemporaneo.</p>
<p>Fin dalla sua uscita in sala, l’opera ha sfidato ogni tentativo di classificazione: c’è chi l’ha interpretata come<b> spiritual-action</b>, chi come <b>mystery,</b> chi come <b>fantasy</b>. Il recente posizionamento nella categoria Fantasy in Italia rappresenta una sorpresa significativa e un ulteriore riconoscimento della sua complessità narrativa.</p>
<p align="LEFT">
Gli spettatori hanno individuato numerosi rimandi cinematografici: Il nome della rosa, nella sua declinazione più contemporanea; le dimensioni oniriche e mistiche di Il Trono di Spade, Al di là dei sogni e The Sandman; le atmosfere estreme e contemplative di Revenant – Redivivo, richiamate in alcune sequenze ambientate sulla neve.</p>
<p>Il film sorprende anche per la sua particolare <b>temporalità interna</b>: una prima parte lenta e contemplativa, un ribaltamento narrativo nella seconda, un epilogo mistico e metafisico che intreccia viaggio interiore e profezia, nella terza, che chiude i tre livelli narrativi.</p>
<p><b>Vita, morte e redenzione</b> si intrecciano in un percorso che alterna oscurità e riverberi di luce. La drammaturgia lascia progressivamente spazio a una dimensione esegetica, dove la forza del pensiero e della parola diventa la vera energia che muove la storia.</p>
<p>Il successo del film conferma la potenza di una narrazione capace di dialogare con il presente attraverso una visione antica e profetica. “Questo risultato testimonia quanto il pubblico sia ancora disposto a lasciarsi interrogare da storie che uniscono epoche, linguaggi e coscienze”, hanno affermato dalla Distribuzione del film.</p>
<p>“<b>Il Monaco che vinse l’Apocalisse</b>” sarà ancora disponibile gratuitamente per tutti gli iscritti Prime Video: <a href="https://www.primevideo.com/-/it/detail/0OAJ9GTGXA31ZTRXZOMCBSSCEV/" target="_blank" rel="noopener" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?q=https://www.primevideo.com/-/it/detail/0OAJ9GTGXA31ZTRXZOMCBSSCEV/&amp;source=gmail&amp;ust=1776075478348000&amp;usg=AOvVaw0Fy_IJJs4YBqMDwpGQf654">https://www.primevideo.com/-/<wbr />it/detail/<wbr />0OAJ9GTGXA31ZTRXZOMCBSSCEV/</a>.</p>
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		<title>François Ozon porta L’Étranger di Camus sul grande schermo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Mimma Cucinotta]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Apr 2026 14:08:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Storia, Arte, Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Albert Camus]]></category>
		<category><![CDATA[Francois Ozon]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="678" height="381" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/IMG_3189.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/IMG_3189.jpeg 678w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/IMG_3189-300x169.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/IMG_3189-585x329.jpeg 585w" sizes="(max-width: 678px) 100vw, 678px" /></p>
<p>Una delle sfide più complesse del cinema contemporaneo: trasformare in immagini un capolavoro letterario del XX secolo. Presentato al Festival di Venezia, Lo Straniero (L’Étranger) rende universale la riflessione sull’esistenza&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Una delle sfide più complesse del cinema contemporaneo: trasformare in immagini un capolavoro letterario del XX secolo. Presentato al Festival di Venezia, Lo Straniero (L’Étranger) rende universale la riflessione sull’esistenza e l’Assurdo raccontando l’estraneità del protagonista del romanzo, Meursault. In sala dal 2 aprile 2026</em></p>
<p><em>Mimma Cucinotta </em></p>
<p>Con Lo Straniero (<strong>L’Étranger</strong>), il regista e sceneggiatore francese <strong>François Ozon</strong> (58 anni), tra i più versatili e prolifici degli ultimi decenni, autore di un cinema raffinato, talvolta ironico e sempre attento alla psicologia dei personaggi, affronta una delle sfide più complesse del cinema contemporaneo: trasformare in immagini un capolavoro letterario del XX secolo, rispettando  la densità filosofica di <strong>Albert Camus</strong>.</p>
<div class="wp-block-image">
<figure class="alignright size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-106212" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/04/1280px-Francois_Ozon_at_Berlinale_2022-1024x740.jpg" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/04/1280px-Francois_Ozon_at_Berlinale_2022-1024x740.jpg 1024w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/04/1280px-Francois_Ozon_at_Berlinale_2022-300x217.jpg 300w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/04/1280px-Francois_Ozon_at_Berlinale_2022-768x555.jpg 768w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/04/1280px-Francois_Ozon_at_Berlinale_2022.jpg 1280w" alt="" width="1024" height="740" /><figcaption class="wp-element-caption">François Ozon</figcaption></figure>
</div>
<p>Nel corso della sua carriera, Ozon ha firmato successi internazionali come Sotto la sabbia (2000), dramma psicologico sulla perdita e il distacco; 8 donne (2002), brillante musical/giallo comico; Swimming Pool (2003), thriller raffinato; Frantz (2016), intenso dramma storico; e Grazie a Dio (2019), potente denuncia sociale. Questi film testimoniano la sua capacità di spaziare tra generi diversi mantenendo uno sguardo profondo sulle fragilità e contraddizioni dell’animo umano.</p>
<p><strong>Il film Lo Straniero</strong> è arrivato nelle <strong>sale</strong> italiane il<strong> 2 aprile 2026, </strong>grazie a BIM Distribuzione e Lucky Red, dopo la presentazione in concorso alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia 2025, accolto con interesse dalla critica e dal pubblico.<br />
Il<strong> film trova la propria radice nel capolavoro di Camus, L’Étranger (1942),</strong> opera che ha segnato in modo indelebile la letteratura del Novecento.</p>
<div class="wp-block-image">
<figure class="alignright size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-83791" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2025/02/Albert-Camus-.jpg" sizes="(max-width: 323px) 100vw, 323px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2025/02/Albert-Camus-.jpg 323w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2025/02/Albert-Camus--300x253.jpg 300w" alt="" width="323" height="272" /><figcaption class="wp-element-caption">Albert Camus</figcaption></figure>
</div>
<p>Nato ad Algeri, Albert Camus visse in un contesto mediterraneo che influenzò profondamente il suo sguardo sul mondo, il senso della luce e della solitudine, e l’attenzione alla dimensione esistenziale dell’individuo.<br />
L’Étranger racconta la vicenda di <strong>Meursault</strong>, uomo che, di fronte agli eventi della vita e della morte, mostra un distacco emotivo radicale, un’estraneità alla società che lo circonda.</p>
<p>La narrazione si apre con la celebre frase: “<strong><em>Aujourd’hui, maman est morte</em></strong>.” (“Oggi è morta mamma”), sintesi perfetta della semplicità narrativa e del distacco del protagonista. Da questa base si dipanano le giornate di Meursault, gli incontri con Marie e Raymond Sintès, e l’omicidio di un uomo arabo sulla spiaggia, evento che porta al processo: ciò che viene giudicato non è tanto l’atto, quanto l’assenza di conformità alle regole sociali ed emotive.<br />
Camus costruisce un mondo in cui l’individuo si confronta con l’Assurdo, l’alienazione, la consapevolezza della finitudine e la solitudine esistenziale. La scrittura asciutta riflette la tensione tra vita e indifferenza, tra scelta e casualità, mentre il contesto coloniale suggerisce sottili tensioni sociali e razziali, mai esplicitamente moralizzanti.</p>
<p>I temi principali di L’Étranger — Assurdo, estraneità e coscienza della morte — trovano nel film di Ozon una traduzione visiva intensa. Il bianco e nero, la luce accecante del Mediterraneo e il ritmo lento delle inquadrature rendono percepibile l’indifferenza e la distanza emotiva di Meursault.<br />
Accanto alla narrativa, Camus sviluppò un’intensa produzione filosofica, tra cui Il mito di Sisifo (1942), dove articola compiutamente il concetto di Assurdo. La figura di Meursault diventa così un esperimento narrativo e manifesto filosofico, incarnando l’indifferenza e la necessità di vivere senza compromessi con le illusioni di senso imposte dalla società.<br />
Nel film François Ozon mantiene la struttura e i momenti chiave del romanzo, traducendo la densità filosofica in linguaggio cinematografico. La scelta del bianco e nero e della luce intensa del Mediterraneo restituisce visivamente il distacco emotivo e la solitudine di Meursault, mentre il ritmo lento e le pause narrative permettono allo spettatore di percepire la sua estraneità alla società.<br />
Il regista valorizza anche i personaggi marginali, come le figure arabe della vicenda, conferendo loro spessore e visibilità, e amplifica la dimensione storica dell’Algeria coloniale senza alterare la prospettiva del protagonista.</p>
<p>Il <strong>cast principale comprende</strong> Benjamin Voisin nei panni di Meursault, Rebecca Marder come Marie, e Pierre Lottin come Raymond, insieme a interpreti di supporto che rendono credibile l’intero mondo del film. Voisin imprime al protagonista una presenza enigmatica, costruita sull’abitare il silenzio e l’assenza, mentre Marie accentua il distacco attraverso vitalità e contrasto emotivo.</p>
<div class="wp-block-image">
<figure class="alignright size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-106216" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/04/Lo-Straniero-film-di-Ozon-dal-2-aprile-al-cinema.jpg" sizes="(max-width: 320px) 100vw, 320px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/04/Lo-Straniero-film-di-Ozon-dal-2-aprile-al-cinema.jpg 320w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/04/Lo-Straniero-film-di-Ozon-dal-2-aprile-al-cinema-210x300.jpg 210w" alt="" width="320" height="457" /></figure>
</div>
<p>Il film di François Ozon non si limita a raccontare la storia del romanzo, ma ne restituisce l’essenza. La prosa di Albert Camus diventa immagine. I temi dell’Assurdo, dell’estraneità e della morte emergono soprattutto attraverso luci, silenzi e scene, più che attraverso i dialoghi. La visione cinematografica offre una prospettiva contemporanea, mostrando come un classico possa essere riletto con sensibilità storica e sociale senza tradirne l’essenza. Lo Straniero parla così a spettatori e lettori insieme, ampliando la risonanza del romanzo e rendendo universali i temi della solitudine e dell’indifferenza.</p>
<div class="wp-block-image">
<figure class="alignright size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-106209" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/04/Lo-Straniero-di-Ozon-festival-cinema-Venezia--819x1024.jpg" sizes="(max-width: 819px) 100vw, 819px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/04/Lo-Straniero-di-Ozon-festival-cinema-Venezia--819x1024.jpg 819w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/04/Lo-Straniero-di-Ozon-festival-cinema-Venezia--240x300.jpg 240w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/04/Lo-Straniero-di-Ozon-festival-cinema-Venezia--768x960.jpg 768w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/04/Lo-Straniero-di-Ozon-festival-cinema-Venezia-.jpg 1080w" alt="" width="819" height="1024" /></figure>
</div>
<p>Lo Straniero ha avuto la sua prima mondiale in concorso alla <strong>82ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia</strong> il 2 settembre 2025, gareggiando per il Leone d’Oro. <strong>Successivamente</strong>, il <strong>film</strong> è stato presentato in <strong>altre rassegne dedicate</strong> al cinema francese, tra cui il <strong>Rendez‑Vous with French</strong> Cinema e il <strong>French Film Festival UK</strong>, con proiezioni speciali a <strong>Londra</strong> e <strong>Edimburgo</strong>, prima della distribuzione commerciale nelle sale cinematografiche. Queste tappe hanno permesso all’opera di ottenere un’esposizione internazionale significativa, confermando l’attenzione della critica oltre i confini francesi.<br />
Alcune recensioni hanno sottolineato l’effetto ipnotico delle immagini: il sole accecante, i colori intensi e la calma apparente amplificano la sensazione di straniamento del protagonista. L’adattamento è stato apprezzato per il giusto equilibrio tra fedeltà al romanzo e libertà cinematografica, riuscendo a trasmettere la voce di Meursault soprattutto attraverso sguardi e pause, più che con parole.<br />
Una parte della critica, pur apprezzandone la coerenza, intravede nella fedeltà al romanzo il rischio di limitarne la tensione narrativa.<br />
I riconoscimenti ottenuti attestano un consenso critico significativo: in Francia, Lo Straniero figura tra i migliori film dell’anno ai Premi Lumière.</p>
<p>@<strong>Riproduzione riservata</strong></p>
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